villa romana Tellaro

Alla scoperta della Villa romana del Tellaro

Tra campi coltivati e strade polverose, un cartello indica che sulla strada per Noto, in provincia di Siracusa, vi è una villa romana che prende il nome dall’omonimo fiume Tellaro. Questo complesso, scoperto nel 1971 durante scavi illegali, risulta gravemente danneggiato in quanto, durante il XVIII secolo, vi si impiantò sopra una fattoria che ne distrusse irrimediabilmente alcuni ambienti e danneggiò gravemente le strutture murarie antiche.

Sul lato sud dell’edificio, sono visibili solo le fondazioni ma è stato possibile identificare un ambiente absidato con un tratto di portico antistante pavimentato e decorato con mosaici policromi geometrici. Il lungo e difficile lavoro di esplorazione è durato oltre 20 anni e ha permesso di portare alla luce solo la parte centrale della villa romana che conserva ancora oggi splendidi apparati musivi.

Mosaico dalla Villa Romana del Tellaro. Foto: Paolo Mighetto

Quello venuto alla luce è un peristilio di circa 20 metri circondato da un portico largo 3,70 metri su cui si affacciano sui lati nord e sud diversi ambienti. La pavimentazione, in antico, era arricchita da mosaici policromi con scene figurate e motivi geometrici e gli ambienti situati a nord possono ancora oggi essere apprezzati per le magnifiche decorazioni. Il tappeto di tessere rappresenta corone di alloro che incorniciano medaglioni decorati da motivi geometrici. Il mosaico, che a differenza degli altri non è stato staccato per il restauro, conserva ancora delle chiazze di colore scuro causate da un incendio che colpì la villa romana nel V secolo d.C. Alcune irregolarità che si possono notare sulla superficie del pavimento sono dovute all’incendio e al crollo del tetto oltre che ai terremoti che si sono verificati nel corso dei secoli.

Mosaico dalla Villa Romana del Tellaro. Foto: Alessandra Randazzo

Nel portico è presente una scena parecchio lacunosa con recupero e pesatura del corpo di Ettore nella parte centrale. Visibili anche le figure di Ulisse, Achille e Diomede da una parte e i Troiani con Priamo dall’altra. Tutti presenziano alla pesatura del corpo di Ettore - di cui si conservano solo le estremità inferiori - posto evidentemente su un piatto della bilancia, cui faceva da contrappeso l’altro piatto con gli ori del riscatto. Tutta la scena è incorniciata da una larga fascia con girali che avvolgono figure di animali.

Contiguo da ovest è un altro ambiente con porzioni lacunose di mosaici pavimentali policromi che presentano quattro festoni che si dipartono da altrettanti crateri posti agli angoli dell’ambiente. Le aree delimitate dai festoni sono interessate da scene con un satiro e una menade danzanti presso un’ara tenendo in mano strumenti musicali. La stanza è la più piccola tra quelle del lato nord del portico. L’emblema al centro è perduto ma è probabile che fosse raffigurato Dioniso alla cui corte appartengono Satiri e Menadi. In prossimità dei quattro angoli della scena perduta centrale, vi sono delle rappresentazioni di maschere.

Mosaico dalla Villa Romana del Tellaro. Foto: Paolo Mighetto

Una terza area presenta invece scene di caccia che sono liberamente ispirate senza seguire profili schematici. Al di sotto c’è una scena di banchetto all’aria aperta con al centro gli invitati. Il mosaico, come quello degli ambienti precedenti, è stato staccato, restaurato in laboratorio e riposizionato. Al centro una figura femminile, interpretata come la personificazione dell’Africa, è seduta su una roccia ed è circondata da alberi; intorno a lei si svolgono le scene di una battuta di caccia. Da notare come l’artista si sia ispirato ad un certo realismo creando i riflessi dell’acqua intorno alle gambe degli uomini e alle zampe degli animali mentre guadano il fiume. Nel registro inferiore, il momento concitato della caccia si placa con un banchetto, con i cavalli ormai legati agli alberi e le prede imbandite in piatti gustosi. Solo i servi si affollano intorno agli invitati versando acqua per le mani o vino e continuando a preparare porzioni di cibo. Il senso del movimento, la libertà delle figure nello spazio e la vivace policromia sono sicuramente gli elementi di spicco di questo straordinario mosaico

I mosaici si datano al IV secolo d.C. e alla mente non possono non richiamare quelli più famosi della Villa del Casale di Piazza Armerina e alcuni provenienti  da alcuni centri dell’Africa Proconsolare.

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Mosaico dalla Villa Romana del Tellaro. Foto: Paolo Mighetto

I saggi di scavo eseguiti all’esterno della masseria fanno ritenere che la villa romana avesse un’estensione sicuramente maggiore di quella identificata attualmente. Gli scavi fino ad ora eseguiti inoltre non hanno restituito materiale di uso comune della villa del Tellaro e le cause oltre che nella stratificazione “moderna” possono essere ricondotte anche al disastroso incendio che colpì la villa. Solo alcuni frammenti di ceramiche, soprattutto anfore rinvenute in ambienti di deposito e monete su pavimenti e nei livelli inferiori hanno permesso di fissare la cronologia della villa intorno alla metà del IV secolo d.C., e di collocare  di conseguenza anche lo stile dei mosaici. I dati acquisiti in questi anni fanno emergere che la villa aveva l’esposizione principale verso nord/ nord-est, in una posizione di riparo dai venti africani e con un dominio sul fiume Tellaro e sui fertili campi che vi erano intorno.

La villa signorile del Tallero, come quella romana scoperta a Patti Marina nel messinese e a Piazza Armerina, si configura quindi come un grande latifondo autosufficiente rispetto ai centri urbani e posizionato in punto strategico dell’isola. La ricchezza del complesso, la cui eco è ancora visibile nei preziosi mosaici ritrovati, contribuisce in maniera significativa allo studio e alla conoscenza dell’assetto socio – economico della Sicilia in età tardo antica.

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Mosaico dalla Villa Romana del Tellaro. Foto: Paolo Mighetto

Roma: Rolf Nowotny al Museo Canonica per il ciclo espositivo Fortezzuola

Rolf Nowotny

al Museo Canonica per il ciclo espositivo Fortezzuola

L’artista danese rivisita il concetto classico di ritratto attraverso “maschere” eseguite con mezzi e soluzioni tecniche differenti

A cura di Pier Paolo Pancotto

Museo Pietro Canonica a Villa Borghese

22 settembre – 28 ottobre 2018

Inaugurazione venerdì 21 settembre 2018 ore 14.00-15.30

Con la mostra di Rolf Nowotny, la prima personale dell’artista presso una pubblica istituzione in Italia, prosegue al Museo Pietro Canonica di Villa Borghese il ciclo espositivo dal titolo Fortezzuola, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali di Zètema progetto Cultura.

Il progetto Fortezzuola, ideato e a cura di Pier Paolo Pancotto, riflette sul rapporto tra protagonisti dell’arte contemporanea internazionale e l’Italia, offrendo al pubblico l’opportunità, per la prima volta, di apprezzare la produzione di esponenti particolarmente rappresentativi della creatività odierna ma scarsamente presenti, se non del tutto assenti, nella scena espositiva pubblica italiana. Ancora oggi molti artisti stranieri si confrontano con il contesto storico e culturale italiano, rinnovando un’antica tradizione e reinterpretandone canoni e modalità esecutive. Ciascun autore è chiamato a realizzare un intervento originale concepito espressamente per le sale del museo, in stretta relazione alle loro caratteristiche storiche e strutturali.

In sintonia con queste linee guida generali, Rolf Nowotny, dopo aver soggiornato a più riprese a Roma, ha concepito un progetto ispirato al contesto storico e culturale del Museo Canonica che articola il suo percorso creativo attraverso installazioni, composizioni plastiche, grafiche e sonore. A far loro da comune denominatore, una riflessione sull’idea di scultura e il significato che tale sistema espressivo, attorno a cui Pietro Canonica ha incentrato larga parte della sua produzione, possiede oggi. A tale scopo l’artista si concentra sul tema del volto umano dando luogo a una serie di “maschere” eseguite con mezzi e soluzioni tecniche differenti – plastica, resina, metallo, residui naturali – apportando modificazioni morfologiche più o meno evidenti (nel colore, nelle misure, nelle componenti identitarie…) e presentandole in soluzioni alternative a quelle tradizionali: a terra, legate tra loro, rivolte verso il suolo, mescolate a oggetti d’uso comune. Nowotny rivisita così il concetto classico di ritratto offrendo una personale chiave di lettura sul valore semantico che questo genere espressivo, così rilevante nel percorso professionale di Canonica, assume nell’odierno contesto sociale.

Piccole figure dal sapore selvaggio, quasi primitivo, compaiono nelle vetrine offrendo un altro punto di vista sul tema delle proporzioni e della riproducibilità in scultura. A esse si sommano alcune installazioni ambientali e sonore con le quali egli “incornicia” idealmente le opere appartenenti alla collezione permanente e le sale del museo modificandone la percezione visiva e, di conseguenza, quella interpretativa. In tal modo, egli rilegge in soluzione diacronica e trasversale epoche e storie che si sedimentano nella Fortezzuola, dall’età romana, rappresentata dalla raccolta archeologica, al XIX-XX secolo, identificato emblematicamente nella vita e nel lavoro di Canonica.

Le opere appena citate (concepite tutte per l’occasione e datate 2018) sono disposte in numero e soluzione variabile sui diversi piani del museo e si integrano a quelle appartenenti alla collezione permanente enfatizzando così il dialogo virtuale con la produzione di Pietro Canonica. Come Martin Soto Climent, Alfredo Aceto / Claire Tabouret, Tillman Kaiser, Claire Fontaine, Ciprian Mureşan, Nick Devereux, Benjamin Hirte / Chadwick Rantanen, Denis Savary, Şerban Savu, anche Rolf Nowotny dà luogo a un percorso visivo site specific sviluppato mantenendo un atteggiamento quasi “performativo” (operando di giorno in giorno all’interno del museo, abbandonandosi alle suggestioni del luogo) il cui esito finale sarà noto solo al termine della sua realizzazione, vale a dire a ridosso della data di inaugurazione della mostra.

 Rolf Nowotny (Copenhagen, 1975; vive e lavora a Copenhagen), Mostre personali (selezione): Christian Andersen, Copenhagen (2016; 2013; 2010), Tranen, Copenhagen (2015); Fauna, Copenhagen (2015); Ditte Gantriis & Rolf Nowotny, Die Raum, Berlin (2014); Antechamber, Copenhagen (2012); Overgaden, Copenhagen (2011). Mostre collettive (selezione): iwillmedievalfutureyou, Kunsthal, Aarhus (2018; 2016);Nordic Biennial for Contemporary Art, Moss (2017); Sculpture Odense, Odense (2017); Artists’ Books, Growing Wildly, Den Frie Centre of Contemporary Art, Copenhagen (2016); Shapes in the making, Konsthall, Lund (2013); Sandly Island, Nomas Foundation, Roma (2013);Ground, Kunstmuseum, Sorø (2013); Spatium, KUMU Art Museum, Tallinn (2012).

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Egitto: restaurata la Maschera di Tutankhamun, emergono dettagli di costruzione

17 Dicembre 2015

Una nuova scoperta nella Maschera dorata del Faraone Tutankhamun

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Una grandiosa conferenza stampa è stata tenuta ieri al Museo Egizio per annunciare i risultati del processo di restauro della celebre Maschera del Faraone Tutankhamun. Il Ministro delle Antichità, dott. Mamdouh Eldamaty che è anche a capo del team scientifico responsabile per il restauro della maschera dopo un falso restauro (NdT: "false restauration" in Inglese) lo scorso Agosto, ha dichiarato che la Maschera sarà esibita a partire da oggi 17 Dicembre 2015 nel suo luogo originale nel Museo.
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Il processo di restauro ha rivelato, ha aggiunto Eldamaty, una nuova scoperta archeologica relativa alla tecnica originale utilizzata nel produrre la Maschera: un tubo d'oro è stato ritrovato all'interno della barba reale che è stata utilizzata per installarla nella Maschera. Un altro segreto è stato rivelato: il materiale originale utilizzato per fissare la barba reale dentro la maschera era cera d'api, lo stesso materiale utilizzato in questo processo.
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Eldamaty ha anche aggiunto che uno studio scientifico è in preparazione ora e che un libro sarà presto pubblicato, affrontando l'intero processo di restauro e gli studi scientifici dettagliati relativi al capolavoro del Faraone D'Oro.
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Nella sua presentazione, il professor Christian Ekmann, a capo del team scientifico tedesco, ha mostrato la tecnica meccanica utilizzata per rimuovere la resina utilizzata nel falso restauro, affermando che strumenti in legno sono stati utilizzati al fine di non graffiare la maschera d'oro. Ha anche enfatizzato che nessun solvente chimico è stato utilizzato per rimuovere la colla "epossidica" e separare la barba reale dalla Maschera. Dopo, la barba è stata nuovamente fissata utilizzando cera d'api, lo stesso materiale utilizzato dagli Antichi Egizi, di modo che possa essere facile rimuoverla in futuro.
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Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities, Ufficio Stampa: scritto da Eman Hossni. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto del Ministero delle Antichità Egizie.
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Sviluppi precedenti della vicenda: 12, 3, 4
16 – 17 Dicembre 2015

Rassegna Stampa

Link: National GeographicThe History Blog; Live Science; Discovery NewsGuardian; Daily Mail; Telegraph; EuronewsAl Arabiya; Times of Israel; XinhuaCTV NewsCBC.ca


La maschera d'oro di Tutankhamun torna nella sua vetrina

10 Dicembre 2015

La maschera d'oro di Tutankhamun torna nella sua vetrina

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Finalmente la celebre maschera del Faraone bambino è esibita nel suo luogo originale all'interno del Museo Egizio di Piazza Tahrir, dopo che il team di restauratori ha completato tutte le operazioni richieste di restauro e ricerca che sono durate 8 settimane.
Una conferenza stampa si terrà il prossimo mercoledì 16 Dicembre 2015, per annunciare tutti i dettagli riguardanti la maschera e il processo di restauro. Sarà condotta dal dott. Eldamaty, Ministro delle Antichità, e saranno presenti il prof. dott. Stephan Seidlmayer, Direttore dell'Istituto Archeologico Tedesco del Cairo, il dott. Christian Ekmann, a capo del team di restauratori tedeschi ed egiziani e l'Ambasciatore Tedesco in Egitto.
Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities, Ufficio Stampa: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Eman Hossni. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto del Ministero delle Antichità Egizie.
Sviluppi precedenti della vicenda: 1, 2, 3


Siberia: maschere funerarie della Cultura Tashtyk da Shestakovo

20 Ottobre 2015
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Frammenti di maschere mortuarie in gesso della Cultura Tashtyk si sono scoperti a Shestakovo nella valle del fiume Yenisei, nell'Oblast' di Kemerovo in Siberia.
Il ritrovamento è stato effettuato all'interno di una cripta con trenta sepolture: i resti, cremati, daterebbero tra il secondo secolo a. C. e il sesto d. C. Bambini non cremati fino a cinque anni erano invece sepolti al di fuori della cripta. I tratti del gruppo sono all'apparenza europei.
Link: The Siberian Times; Daily Mail
L'Oblast' di Kemerovo, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Russia edcp location map.svg (by Uwe Dedering)).
 


Il restauro della maschera di Tutankhamun

20 - 22 Ottobre 2015
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La barba della maschera di Tutankhamun sarà nuovamente oggetto di restauri, in seguito alle vicende dei mesi scorsi. Questi potrebbero durare un mese o due, a causa delle caratteristiche della colla. Nel frattempo è stata di nuovo, anche se per un brevissimo periodo, tra i reperti esibiti dal Museo Egizio del Cairo.
Il restauratore Christian Eckmann è stato intervistato da Ahram Online, anche sul soggetto dei fori per orecchini che sarebbero sulla maschera (e quindi sulle teorie di Nicholas Reeves), affermando però semplicemente la necessità di ricerche in merito. L'occasione del restauro è stata colta per ulteriori studi sul reperto.
https://twitter.com/Cairotoday/status/656542049483759616

Link: Ahram Online 1, 2; BBC News; Daily MailIndependent; The History BlogCBS; NBCInternational Business Times.
Maschera funeraria di Tutankhamun, foto di Bjørn Christian Tørrissen (Own work by uploader, http://bjornfree.com/galleries.html ) da Wikipedia, CC BY-SA 3.0, caricata da Uspn.


Bulgaria: maschera di satiro dall'emporion di Pistiros

20 Settembre 2015
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Una maschera di satiro è stata rinvenuta nell'emporio greco di Pistiros, presso la città bulgara di Vetren, nella municipalità di Septemvri del distretto di Pazardzhik, situato nella parte meridionale della Bulgaria.
L'emporion era un insediamento avente natura commerciale, nel caso in questione fondato dai mercanti greci dell'isola di Taso nel quinto secolo a. C., che vide il suo apice sotto il Regno degli Odrisi, per essere distrutto attorno al 279-278 dai Celti.
Sintesi da Archaeology in Bulgaria.
La provincia di Pazardzhik in Bulgaria, di NordNordWest, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Пакко.