L’inchiostro metallico era già usato nei papiri greci del III sec. a.C.

L’inchiostro metallico era già usato nei papiri greci del III sec. a.C.

Un team scientifico internazionale annuncia un’eclatante «scoperta» sui papiri ercolanesi che retrodata l’uso di inchiostro metallico al I sec. a.C. ma già precedenti analisi  pubblicate nel 1990 ne avevano attestato l’impiego in papiri del III sec. a.C.

P. Syrac. 534, papiro greco del II sec. a.C., conservato nel Museo del Papiro “Corrado Basile”. Particolare.
P. Syrac. 534, papiro greco del II sec. a.C., conservato nel Museo del Papiro “Corrado Basile”. Particolare.

Recentemente è stata divulgata la notizia che un gruppo di ricerca internazionale, che sta conducendo un progetto sui papiri ercolanesi, ha scoperto che «l’inchiostro metallico era usato diversi secoli prima di quanto si ritenesse in precedenza», affermando tra l’altro che «finora si pensava che prima del IV-V secolo d.C. il metallo non fosse presente nell’inchiostro dei papiri greco-romani», spingendo «a un livello mai raggiunto la nostra conoscenza degli inchiostri del periodo classico dell’antichità …». La ‘scoperta’ è stata divulgata con grande clamore attraverso i mezzi di comunicazione, conferenze varie ed è stata inoltre pubblicata nel 2016 in Proceedings of the National Academy of Science.

P. Syrac. 235, papiro demotico del III-II sec. a.C., conservato nel Museo del Papiro “Corrado Basile”. Particolare.
P. Syrac. 235, papiro demotico del III-II sec. a.C., conservato nel Museo del Papiro “Corrado Basile”. Particolare.

Questa eclatante ‘scoperta’ annunciata dal team di ricerca internazionale è, a mio avviso, una ‘non scoperta’: non retrodata affatto l’uso dell’inchiostro metallico di quattro secoli, fissandolo al I sec. a.C., in quanto già nel 1990 era stata individuata la presenza di metalli in papiri greci del III sec. a.C. Infatti, già nel 1990 sono stati pubblicati, nella rivista Revue d’Égyptologie, i risultati di interessanti analisi condotte per accertare il tipo di inchiostro usato nei testi greci e demotici datati al 252-98 a.C. della collezione del Musée du Louvre, impiegando il metodo di analisi non distruttivo PIXE. Le analisi hanno determinato che i testi demotici erano scritti con inchiostro al carbone e che tutti i testi greci, tranne uno, erano scritti con inchiostro metallico, con percentuali varianti di rame, piombo, ferro, zinco ecc. Ed ancora, in un altro studio sugli inchiostri nei papiri del Louvre, apparso sempre nel 1990, è stato evidenziato che, «per quanto riguarda gli inchiostri contenenti metalli, la varietà della loro composizione è stata sorprendente … Abbiamo trovato altri metalli … in particolare zinco e piombo, talvolta in quantità impressionante …». Pertanto, sorprende l’affermazione del team internazionale di ricerca, ancor di più se si considera che i risultati delle analisi condotte oltre venticinque anni addietro, che – ripeto - hanno portato ad individuare la presenza di metalli negli inchiostri di papiri del III sec. a.C., sono noti e sono stati anche citati, tra i tanti nel volume Ancient Egyptian Materials and Technology nel 2000 ed anche da me nella seconda edizione del volume I papiri carbonizzati di Ercolano, pubblicato nel 2015.

D’altronde, come si ricorderà, lo scorso anno il team internazionale aveva diffuso anche un’altra notizia, pubblicata tra l’altro in Nature Communications nel 2015, riguardante l’individuazione di una tecnica non invasiva che avrebbe consentito la lettura dei testi ercolanesi senza la necessità di srotolare i papiri, basandosi soprattutto sul fatto che l’inchiostro utilizzato era a base di carbone. Non tutti i papiri ercolanesi, però, possono essere stati scritti con inchiostri ottenuti dai pigmenti nero fumo o carbone di legna polverizzato, come ho già scritto in proposito nella mia pubblicazione del 2015 sopracitata, nella quale sono citati anche i sorprendenti e già noti risultati analitici condotti sul gruppo di papiri greci e demotici datati dal III al I sec. a.C. e pubblicati nel 1990, che attestavano l’impiego di inchiostro metallico. Inoltre, per quanto riguarda i papiri ercolanesi - ma vale anche per i papiri di tutte le epoche – a mio avviso è illusorio pensare di individuare la «ricetta precisa» (così era stata presentata) dell’inchiostro a base di carbone usato nei papiri ercolanesi e ciò per una serie di ragioni. È noto che, trattandosi di una preparazione artigianale, sia la procedura di fabbricazione degli inchiostri sia le proporzioni dei componenti erano variabili; pertanto i risultati della ricerca resterebbero limitati al singolo papiro esaminato.

Com'è noto, l'uso dell'inchiostro metallico era associato all'utilizzo della penna di canna e l'inchiostro al carbone alla penna di giunco.

Per riassumere, lo scorso anno abbiamo assistito alla scoperta di inchiostro al carbone nei papiri ercolanesi a seguito di analisi su due campioni papiracei; quest’anno, dopo l’uscita della mia pubblicazione del 2015 (ma sarà pura coincidenza), viene annunciata la scoperta della presenza di metalli negli inchiostri, a seguito di analisi eseguite (pare) sempre sugli stessi campioni.

Voglio ricordare, infine, che nelle ricerche pubblicate dal team internazionale si fa riferimento anche alla temperatura di 320 °C subita dai papiri ercolanesi, senza citare che tale valore era già stato da me determinato e pubblicato (una prima sintesi pubblicata nel 1991, poi la pubblicazione I papiri carbonizzati di Ercolano del 1994 con la seconda edizione del 2015, ed ancora altri articoli).

Oggi, assistiamo ad annunci eclatanti di scoperte, frutto di collaborazioni internazionali (CNR italiano, CNR francese, Università di Grenoble, Università di Gand, Belgio, ecc.), «che dischiudono nuove prospettive di ricerca in ambito archeologico», ignorando quanto altri hanno fatto in precedenza.

Siracusa, 19 giugno 2016

Corrado Basile

Fondatore del Museo del Papiro

Museo del Papiro “Corrado Basile”
Istituto Internazionale del Papiro
ex convento di Sant'Agostino in Ortigia
Via Nizza n. 14 - 96100 Siracusa
Tel./Fax 0931 22100
www.museodelpapiro.it


Alaska: due manufatti di metallo eurasiatico precedente il contatto con gli Europei

8 Giugno 2016
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Due manufatti in bronzo piombato, ritrovati nell'Alaska nord occidentale, costituirebbero la prima prova dell'arrivo nel Nord America preistorico di metalli provenienti dall'Asia.

Sulla base della tradizione orale e di altri ritrovamenti, la scoperta non costituirebbe una sorpresa. Si tratterebbe di una lega prodotta da qualche parte in Eurasia, e quindi scambiata in Siberia e poi - attraverso lo stretto di Bering - presso gli Inuit ancestrali, anche noti come cultura Thule, in Alaska.

In particolare, i due reperti di rame in lega con stagno e piombo (bronzi piombati, appunto), fanno parte di un ritrovamento di sei manufatti da scavi presso il sito di Capo Espenberg, nella penisola di Seward in Alaska. Qui vi erano le case dei Thule. I manufatti risalgono al Tardo Periodo Preistorico (che per l'area indica il 1100-1300 d. C.) e predatano dunque il contatto continuato con gli Europei, che risale invece al diciottesimo secolo.

Reperti in metallo non sono qui ritrovati facilmente, poiché venivano utilizzati fino ad essere completamente consumati: non sono dunque facilmente preservati. I due manufatti sono un grano cilindrico e una parte di una cintura. Un frammento di cuoio legato a quest'ultima è stato datato a 500-800 anni fa col radiocarbonio, ma il metallo potrebbe essere anche più antico. Gli altri quattro reperti metallici sono: un amo in rame, un ago in rame, un frammento di foglio in rame e un'esca per la pesca in osso con occhi in ferro. I manufatti sono presentati in un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science.

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Bulgaria: un pendente da Solnitsata il più antico gioiello in oro europeo

24 Novembre 2015
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Un pendente in oro da Solnitsata, datato a 6300 anni fa, è il più antico gioiello in oro lavorato europeo. Del peso di 2 grammi, è fatto di oro a 23-24 carati.
Solnitsata, che col suo nome fa riferimento al sale che era lì lavorato già in epoca preistorica, è ritenuto il più antico insediamento europeo. Si trova nei pressi della città di Provadia, nella provincia bulgara di Varna.
Oltre al gioiello in oro, si sono ritrovate centinaia di altri reperti. La necropoli di Solnitsata è datata al 4300 a. C., e cioè al Tardo Calcolitico, ma il prof. Vasil Nikolov ritiene che il pendente possa essere di duecento-trecento anni precedente.
Sintesi e traduzione da: Archaeology in Bulgaria
Link ulteriori: The History Blog
La provincia di Varna in Bulgaria, di NordNordWest, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Пакко.
 


Austria: attività minerarie dell'Età del Bronzo a Montafon

9 - 10 Novembre 2015
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Le attività minerarie sulle Alpi sarebbero molto più antiche di quanto finora ritenuto, e risalirebbero all'Età del Bronzo. La ricerca, che è ora un libro, ha avuto luogo nell'area di Montafon (e in particolare presso Bartholomäberg), nello stato austriaco più occidentale: Vorarlberg.
Si tratta di una delle attività minerarie più antiche in area montagnosa, per l'Europa.
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Spagna: prime tracce di inquinamento da metalli pesanti

21 - 22 Settembre 2015
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Alcune delle prime testimonianze di inquinamento da metalli pesanti dovute ad attività umane provengono dalla Spagna. Gli studiosi hanno preso in considerazione quattro siti che presentavano alti livelli di concentrazione: la Grotta di Gorham e la Grotta Vanguard presso Gibilterra, El Pirulejo nella Spagna meridionale e Gran Dolina nella Sierra di Atapuerca.
Nel primo caso, rame, piombo, nickel e zinco sono stati ritrovati presso focolai Neanderthal. Nel secondo erano dovuti al fuoco, mentre nel terzo erano connessi all'utilizzo della galena come pigmento o materia prima per grani di collane. Nell'ultimo caso invece si è trattato di prodotti animali e non dovuti perciò ad attività umane.
Nonostante le alte concentrazioni (nel primo caso si rientra tra gli standard moderni di "terreno contaminato"), i luoghi non dovettero costituire una minaccia per gli Homo Sapiens, e ne dimostrano un'esposizione di lungo periodo.
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Il ferro norvegese contribuì all'Età del Ferro in Europa

8 Luglio 2015
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La produzione del ferro cominciò in Asia minore 3500 anni fa, e in Norvegia da almeno 2300 anni. Il professor Arne Espelund, grazie a un approccio multidisciplinare, ha esaminato le scorie antiche e più in generale la produzione ferrea nel Trøndelag norvegese e nella provincia svedese di  Jämtland.
Sarebbe stata una produzione apparentemente razionale, senza rituali, in grandi quantità, che utilizzava lavoratori specializzati e produceva metallo di ottima qualità, dal 300 a. C. e fino al collasso nel 600 d. C. L'innovazione sarebbe venuta da Oriente, forse dalla Georgia.
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