Un nuovo codice precolombiano dal retro del Codice Selden

18 Agosto 2016

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Un nuovo codice precolombiano sarebbe emerso, grazie all'imaging iperspettrale, dietro uno strato di gesso e malta sul retro del Codice Selden. La scoperta è stata presentata sul Journal of Archaeological Science: Reports. Già dagli anni cinquanta si sospettava che il codice fosse in realtà un palinsesto, e furono effettuati test invasivi che scoprirono una vaga immagine che poteva accennare a un codice nascosto.

Il Codice Selden è uno dei cinque manoscritti a essere sopravvissuti per i Mixtechi (attuale regione di Oaxaca in Messico), ed è collocato presso la Biblioteca Bodleiana ad Oxford. I codici costituiscono una delle forme più importanti di manufatti per l'area, sebbene purtroppo molto rari: ne sono sopravvissuti meno di venti per il Messico precolombiano e per il primo periodo coloniale.

Finora non si erano utilizzati altri metodi non invasivi per esaminare il manufatto: le pitture organiche utilizzate assorbono i raggi X, escludendo così quella tecnologia. Dopo quattro o cinque anni di tentativi, gli studiosi sono riusciti a rivelare numerose immagini senza danneggiare il reperto, molto vulnerabile. Quanto ritrovato non coinciderebbe con quanto negli altri manoscritti Mixtechi, e la scoperta potrebbe rivelarsi inestimabile per la nostra valutazione dei resti archeologici del Messico meridionale.

Un individuo in particolare comparirebbe con frequenza, ed è rappresentato con una corda contorta e un pugnale di selce. Sarebbe presente pure in altri codici, il Codice Bodley (nella collezione Bodleiana) e il Codice Zouche-Nuttall (nel British Museum). Ulteriori analisi si renderebbero però necessarie per una conferma.

La tecnica dell'imaging iperspettrale fu in origine utilizzata dagli astrofisici per studiare il colore delle stelle, ma è ora utilizzato dai ricercatori per rivelare immagini e testi nascosti e identificare sostanze e pigmenti sconosciuti.

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