Venezia: la mostra"Futuruins" fino al 24 marzo 2019 a Palazzo Fortuny

Oltre 250 opere di cui 80 dal Museo Statale Ermitage, dall’antichità all’arte contemporanea, per riflettere sul senso e sui significati delle rovine;  sulla costruzione del futuro, attraverso la consapevolezza dell’imprescindibile legame con il passato.
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Dalla collaborazione tra la Città di Venezia, la Fondazione Musei Civici di Venezia e il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo – rafforzata dagli accordi siglati negli scorsi anni e dalla presenza di “Ermitage Italia” nella città lagunare – è nato su proposta di Dimitri Ozerkov il progetto espositivo “Futuruins” che, fino al 24 marzo, sarà allestito a Palazzo Fortuny.
Curata da Daniela Ferretti e Dimitri Ozerkov con Dario Dalla Lana,
la mostra riflette sul tema della rovina: allegoria dell’inesorabile scorrere del tempo, sempre incerta e mutevole, contesa com’è tra passato e futuro, vita e morte, distruzione e creazione, tra Natura e Cultura.
L’estetica delle rovine è elemento cruciale nella storia della civiltà occidentale.
La rovina simboleggia la presenza del passato ma contemporaneamente contiene in sé la potenzialità del frammento: un lacerto che ci arriva dall’antichità, ricoperto dalla patina del tempo, per i suoi risvolti culturali
e simbolici diventa anche valida “pietra di fondazione” per costruire il futuro.

Essa viene dal passato, conferisce ricchezza di senso al presente, dona consapevolezza ai progetti futuri. La rovina ci ricorda anche la forza simbolica della pietra, insita nella sua durezza e peso, tanto più in contrapposizione alla fragilità e alla debolezza del corpo umano.
Di quest’ultimo alla fine rimane una “rovina” anch’essa minerale: lo scheletro. “Ruderizzazione” e disfacimento del corpo sono analoghi.
Pensiamo al mito di Deucalione e Pirra, che dalle pietre crearono la loro discendenza; e pensiamo a Prometeo che con un impasto di terra e acqua creò i primi uomini. Le pietre sono formate da Gea, la Terra, e, nati da pietre, i mortali alla Terra ritorneranno.

Le oltre 250 opere provenienti dai Musei Civici veneziani e dal Museo Statale Ermitage, oltre che da collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali, illustrano i molteplici significati assunti dalle rovine attraverso i secoli: dai resti architettonici e scultorei delle civiltà greco–romana, egizia,
assiro-babilonese e siriana, all’arte contemporanea che guarda alle rovine fisiche e morali della società attuale. Rovine delle sue architetture, di città e periferie, ma anche di uomini e idee, frutto del tempo, dell’incuria,
della degenerazione, di tragedie naturali o politiche come guerre e terrorismo.

Tale percorso contemporaneo si apre con la straordinaria installazione ambientale di Anne et Patrick Poirier, seguita dalle opere di Acconci Studio, Olivio Barbieri, Botto & Bruno, Alberto Burri, Sara Campesan,
Ludovica Carbotta, Ugo Carmeni, Lawrence Carroll, Giulia Cenci, Giacomo Costa, Roberto Crippa, Lynn Davis, Giorgio de Chirico, Federico de Leonardis, Marco Del Re, Pietri, Jean Dubuffet, Tomas Ewald, Cleo Fariselli, Kay Fingerle, Maria Friberg, Paola De Pietri, Jean Dubuffet, Tomas Ewald, Luigi Ghirri, Gioberto Noro, John Gossage, Thomas Hirschhorn, Anselm Kiefer, Francesco Jodice, Wolfgang Laib, Hiroyuki Masuyama, Jonatah Manno, Mirco Marchelli, Steve McCurry, Ennio Morlotti, Sarah Moon, Margherita Muriti, Claudio Parmiggiani, Lorenzo Passi, Fabrizio Prevedello, Dmitri Prigov, Judit Reigl, Christian Retschlag, David Rickard, Mimmo Rotella, Anri Sala, Alberto Savinio ed Elisa Sighicelli.

In linea con la tradizione delle mostre al Fortuny, sono presenti anche una serie di lavori appositamente ideati per “Futuruins” che offrono nuovi stimoli alla riflessione sul presente: le opere di Franco Guerzoni, Christian Fogarolli, Giuseppe Amato, Renato Leotta e Renata De Bonis. Quest’ultima, con Sounds after Caspar David Friedrich. The Dreamer, ha voluto captare i suoni odierni del luogo immortalato dal grande artista tedesco nel celeberrimo dipinto de Il sognatore, uno dei capolavori giunti da Ermitage per questa mostra e vera icona del gusto ottocentesco per le rovine.
Tra i due poli temporali della mostra, ci sono capolavori trasversali – dipinti, sculture, arti applicate, opere grafiche – a suggerire i grandi temi trattati.
Numerosi sono stati selezionati nelle raccolte veneziane – dalle meduse di Arturo Martini e Franz von Stuck ai ruderi notturni e infuocati di Ippolito Caffi e alle ceramiche urbinati con i temi della genesi e della morte – altri provengono da musei e collezioni private e più di 80 sono le opere prestate dal
Museo Statale Ermitage, con lavori, tra gli altri, di Albrecht Dürer, Monsù Desiderio, Giovanni Paolo Pannini, Jacopo e Francesco Bassano, Parmigianino, Veronese, Jacob van Oost il Vecchio, Arturo Nathan, Alessandro Algardi.


La necessità di lavorare sui concetti evocati delle rovine è evidente anche alla luce della storia recente, caratterizzata da guerre in cui spicca l’aspetto iconico e simbolico (il crollo delle Torri gemelle, la devastazione del museo di Baghdad, Palmira…) e dai sempre più estremi cambiamenti climatici del nostro pianeta. Le rovine possono essere un’eredità gravosa, un monito paralizzante, un memento mori che ci ricorda che tutto è vanità; oppure, al contrario, la loro presenza può essere uno stimolo a riscoprirne
il messaggio, rinnovando la loro capacità di generare senso.
È grazie alla loro presenza, come ci ricorda Salvatore Settis, che possono avvenire i rinascimenti. Ma è necessario sapere ascoltare la loro voce e quella di chi le ha già interrogate, decodificarle tramite la riflessione e lo studio.
Sulla scorta di una rinnovata consapevolezza, l’io presente potrà così progettare, aprirsi al futuro, confrontarsi con l’alterità.
Il catalogo della mostra, a cura di Daniela Ferretti con Dario Dalla Lana e Davide Daninos, contiene un saggio di Dimitri Ozerkov e, ad affiancare la sequenza delle immagini, una selezione di citazioni: spunti per offrire differenti chiavi di lettura al tema, incrociando letteratura, storia dell’arte, archeologia, pittura, scultura, architettura, filosofia.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Parte la mostra “Venezia e San Pietroburgo. Artisti, principi e mercanti”

Venezia e San Pietroburgo. Artisti, principi e mercanti mostre Mestre Centro Culturale Candiani

Oltre 70 opere dall’Ermitage di cui 20 dipinti dei grandi maestri veneti,
dal Cinquecento al Settecento, tornano in laguna dopo secoli.
In dialogo con disegni e dipinti provenienti dalle collezioni civiche veneziane
rivelano “cortocircuiti” collezionistici tra Venezia e San Pietroburgo.

Da Veronese a Tiziano, fino a Tiepolo, Canaletto e Guardi.
Opere mai esposte prima d’ora in Italia
e talvolta mai uscite dall’Ermitage in mostra a Mestre,
tra cui due inediti Carlevarjs e una singolare opera tarda di Jacopo Tintoretto.

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C’è un filo rosso che da oltre tre secoli lega Venezia a San Pietroburgo, due città riflesse nell’acqua che guardandosi si riconoscevano l’una nell’altra.
Una trama fatta di architetti, musicisti, artisti, principi, mercanti, ambasciatori e di centinaia e centinaia d’opere d’arte che seguendo vie e vicende diverse, hanno lasciato negli anni la città lagunare e i territori della Serenissimaper raggiungere le terre russe e la magica città nata dal sogno di Pietro il Grande.
Oggi il Museo Statale Ermitage custodisce una delle più ricche collezioni di arte veneziana al mondo e la formazione di questa raccolta è uno fra i più avvincenti capitoli della storia del collezionismo, capace ancora di sorprenderci con nuove scoperte e straordinari ritrovamenti.

A riannodare i fili della relazione tra le due città, a raccontare le mille storie sottese in queste raccolte, a riportare - sia pure temporaneamente - nella terra natia alcuni dei capolavori veneti emigrati in Russia, giunge un’emozionante mostra resa possibile grazie agli importanti accordi di collaborazione siglati da alcuni anni tra le due città e costruita congiuntamente dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dal Museo Statale Ermitage, con la collaborazione di Ermitage Italia.

“Venezia e San Pietroburgo. Artisti, principi e mercanti”, curata da Irina Artemieva e Alberto Craievich con la direzione scientifica di Gabriella Belli (allestita a Mestre nel Centro Culturale Candiani dal 18 dicembre al 24 marzo 2019) documenta, grazie a 70 tra dipinti e disegni di grandi maestri veneti dal Cinquecento al Settecento provenienti dall’Ermitage - in alcuni casi mai esposti prima e qui in dialogo con opere delle collezioni civiche veneziane -, non solo i percorsi che hanno condotto l’arte della Serenissima nel museo russo, ma anche inediti intrecci culturali tra le raccolte delle due città.

Veri e propri cortocircuiti del collezionismo e forse del destino.
È il caso degli album Beurdeley, di proprietà del Museo di San Pietroburgo, e Gatteri del Gabinetto disegni e stampe del Museo Correr: ossia i più bei quaderni di disegni su carta azzurra di Giambattista e Giandomenico Tiepolo. In questa occasione, per la prima volta, alcuni fogli dei due quaderni saranno esposti insieme.
Oppure è il caso dei dipinti di Pietro Longhi appartenuti a Giovanni Grimani, divisi tra l’Ermitage e i Musei Civici di Venezia e ora riuniti nella mostra di Mestre.

Un altro parallelismo proposto è quello fra le due più importanti collezioni di grafica dell’artista veneziano Pietro Antonio Novelli, eccelso soprattutto in questo genere, ma in Russia stimato anche come pittore.
Quasi tutti i disegni di Pietro Antonio Novelli (Venezia, 1729 - 1804) conservati all’Ermitage (novantatré su novantacinque) provengono dalla celebre collezione dei principi Jussupov.  Dopo la chiusura del Museo di Palazzo Jussupov nel 1925 l’intero patrimonio d’arte pervenne all’Ermitage, facendo confluire anche quella che era la più vasta raccolta privata di grafica, con oltre 2500 opere di importanti e diversi artisti.

Fu il Settecento il secolo d’oro della passione russa per l’arte veneziana,
quando San Pietroburgo divenne una delle mete più ricercate dagli artisti soprattutto veneti, mentre singolari personaggi si fecero promotori e mediatori degli acquisti della casa imperiale e di tanti membri della nobiltà russa.

A testimoniare tutto ciò vi è la straordinaria selezione in mostra di oltre venti dipinti dei maggiori artisti veneti dal XVI al XVIII secolo – da Tiziano, Tintoretto e Veronese, a Canaletto, Tiepolo, Guardi, Bellotto - ognuno dei quali riassume, nella propria vicenda, un episodio specifico nella formazione della raccolta veneziana del museo russo.

Alcuni dipinti sono notissimi, come la Veduta di San Giovanni dei Battuti a Murano di Canaletto o la Veduta di San Giorgio Maggiore con la punta della Giudecca di Francesco Guardi, quest’ultima acquistata proprio dal Principe Jussupov, amico dell’artista; altri, invece, sono recenti scoperte nelle sterminate collezioni dell’Ermitage, che vengono presentate al pubblico e agli studiosi per la prima volta, come due inediti Capricci di Luca Carlevarijs (Capriccio con l’Ercole FarneseCapriccio con il Ponte rotto) qui affiancati all’opera analoga di Ca’ Rezzonico, entrambi procurati alla zarina da Anton Psaro “Capitano luogotenente della flotta” e inviato russo a Malta.

Una novità assoluta anche la singolare coperta di Spinetta opera di
Jacopo Tintoretto
, già segnalata dal Ridolfi, alla metà del Seicento, in collezione Barbarigo. Il soggetto – Perseo e le Muse – non fu scelto a caso giacché il dipinto decorava uno strumento musicale, e cioè un
clavicordio. “Liberato dai numerosi strati di precedenti verniciature e ritocchi, questo lavoro della maturità – scrive Irina Artemieva - dimostra l’eccezionale maestria compositiva di Tintoretto unita all’esecuzione virtuosistica dei particolari (...) Nel cinquecentesimo anniversario dalla
nascita del maestro veneziano, abbiamo ritenuto opportuno mostrare al pubblico per la prima volta un lavoro tanto raro e insolito”.

La mostra si chiude con un omaggio a San Pietroburgo e a uno dei suoi artefici principali: quell’architetto tanto amato da Caterina II che fu il bergamasco Giacomo Quarenghi. Appassionata di architettura e di giardini, in possesso di una personale raccolta di disegni architettonici, Caterina II arrivò a definire Quarenghi il “suo” architetto. Tra i numerosi edifici e interventi realizzati nella città sulla Neva ricordiamo il Teatro dell’Ermitage, la progettazione degli interni di rappresentanza del Palazzo d’Inverno, come la Sala grande del trono e la cosiddetta Loggia di Raffaello. Tra i disegni esposti, quelli relativi al Palazzo della Borsa e al Palazzo di Alessandro a Zarskoe Selo.
Alcuni suoi disegni presenti in mostra provengono, inoltre, dal poco noto album del Gabinetto dei disegni e delle stampe del Museo Correr.

ARTISTI, PRINCIPI, MERCANTI...
E CAPOLAVORI DELL'ARTE VENETA.

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Dunque dipinti giunti di rado in Italia e alcuni mai usciti dalle sale dell’Ermitage;dipinti che ci raccontano di mille personaggi e intrecci che animavano la vita della città sulla Neva nel XVIII secolo.
Le vie di San Pietroburgo e gli ambienti della corte imperiale e del suo entourage furono infatti frequentati da artisti e personaggi, avventurieri e pionieri, partiti dalla laguna per raggiungere la capitale del Nord, come Bartolomeo Tarsia pittore e scenografo - tra i primissimi veneziani ad accettare di operare al servizio del governo Russo - Francesco Algarotti, Baldassare Galuppi, Giacomo Casanova, i pittori Pietro Rotari, Francesco Fontebasso e Andrea Urbani.
Le residenze imperiali extraurbane di Petergof, Zarskoe Selo, Oranienbaum furono arricchite dai lavori di maestri veneti invitati da Caterina II a decorarne le sale, come Jacopo Guarana, Giambattista Pittoni, Domenico Maggiotto, Francesco Zugno, Gaspare Diziani, Francesco Fontebasso.

Oltre a questo genere di contatti con alcuni artisti viventi, si continuò comunque ad acquistare le opere dei maestri veneziani dei secoli passati: il loro confluire nelle collezioni russe fu vivacemente promosso sia dall’intraprendenza dei rappresentanti della locale colonia italiana, che da
ingegnosi commercianti alla scoperta di quel nuovo mercato.
Musicisti, attori, architetti residenti a San Pietroburgo – pensiamo a
Domenico Dall’Oglio, illustre violinista dell’orchestra imperiale, o ai noti architetti Rastrelli e Quarenghi – portavano spesso, dai loro soggiorni in patria, quadri da rivendere agli aristocratici russi. Tra gli avventurieri e mercanti va segnalato il degno successore del console Smith: John Udney, che i contemporanei descrivono come un uomo avido e propenso ai più equivoci metodi pur di impadronirsi delle opere desiderate.
Poi ci furono il Marchese Pano Maruzzi e il pittore inglese Thomas Jenkins, conosciuto in Italia anche come intenditore di antichità.

Con tutti Caterina II ebbe un atteggiamento abbastanza sprezzante,
anche in considerazione della sua apertura alla nuova moda e al gusto neoclassico; ciononostante Udney riuscì a piazzare ben sessanta dipinti di cui i migliori sono ancora all’Ermitage, come Venere e Marte di Paris Bordon qui esposto.

Tra le opere acquistate a Venezia da Maruzzi nel 1767 figuravano il San Sebastiano e Santa Irene di Antonio Molinari e il Tarquinio e Lucrezia di Palma il Giovane inclusi in mostra. Il primo fu inizialmente ceduto all’ex favorito della sovrana Grigorij Orlov.

Tra le conquiste più significative di Caterina la Grande va ricordata anche l’eccezionale raccolta di opere del Bellotto, parte della galleria dei quadri del conte Brühl acquistata a Dresda. Di Bellotto – artista che non raggiunse mai San Pietroburgo, pur avendo accettato l’invito della zarina, decidendo di fermarsi a Varsavia - viene proposto a Mestre un vero capolavoro: la Veduta di Pirna dalla riva destra dell’Elba, sopra la città.

Anche Pietro Antonio Novelli piaceva alla zarina.
Il rigido clima della Moscovia lo indusse a non recarvisi, ma egualmente ottenne una commissione specifica per la realizzazione di un dipinto a soggetto libero che fu particolarmente apprezzato (“La Famiglia di Enea”).

La ricerca di opere dei grandi artisti del Rinascimento non rappresentò certo un problema per la corte russa: grazie al collaudato sistema su cui si fondavano gli acquisti delle grandi collezioni d’arte celebri in tutta Europa – quali Brühl, Crozat o Walpole – Caterina riuscì ad ottenere alcune eccellenti testimonianze del Rinascimento veneziano. Senz’altro più difficile fu entrare in possesso di opere di Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese.
I rappresentanti dell’antica aristocrazia – i principi Jussupov e Kurakin – e la nuova nobiltà, il conte Stroganov e il principe Bezborodko, si impegnarono allora ad acquistare, in quel periodo, le rare tele disponibili sul mercato di quei sommi artisti veneziani come la Diana di Veronese.

Alla fine del Settecento il mercato veneziano, complice le difficoltà di molte famiglie dell’antico patriziato, è particolarmente vivace.
I principali agenti in città in quel momento sono inglesi o russi. Tra le figure più interessanti vi è il mercante di antichità Nicola Leonelli che già durante il regno di Caterina II risiedette a San Pietroburgo. Vi ritornò nel 1800 portando con sé autentiche meraviglie come il “Banchetto di Cleopatra” di Giambattista Tiepolo acquistato poi dall’imperatore Paolo I e inserito dal Brenna nel soffitto di una delle sale della nuova residenza reale, il castello Michajlovskij (di san Michele). Alla morte del Leonelli, avvenuta nella città russa nel 1817, le numerose tele che gli appartenevano si sparsero nelle collezioni private cittadine per confluire in un secondo momento e seguendo diversi percorsi nelle collezioni dell’Ermitage. Tra queste, due delle opere esposte: l’Endimione dormiente di Pietro Liberi e la rara veduta muranese di Canaletto.

Infine un altro evento fu determinante per l’arricchimento delle collezioni d’arte veneziana dell’Ermitage: l’acquisto integrale nel 1850 della famosa e spesso contesa collezione Barbarigo - di Palazzo Barbarigo della Terrazza sul Canal Grande - su disposizione di Nicola I: l’unico affare di questo genere deciso dalla corte russa dopo gli acquisti operati a suo tempo da Caterina II.

“Fu un evento che suscitò molto scalpore sia a Venezia che a San Pietroburgo” nota Artemieva. Per Venezia significò la perdita dell’ultima grande collezione privata di pittura, in possesso di un’unica famiglia per quasi trecento anni.
A San Pietroburgo, una volta giunta, molti dipinti provocarono delusione - a causa soprattutto del cattivo stato di conservazione - con la conseguenza della loro successiva vendita all’asta o trasferimento dall’Ermitage
ad altri musei.

Negli ultimi anni all’Ermitage è stata eseguita con sistematicità un gran lavoro di ricerca e pulizia delle opere dei più importanti artisti, un tempo presenti nella collezione Barbarigo. Tra questi, oltre al Tintoretto già citato, è di grande interesse poter ammirare, commissionato dai fratelli Barbarigo a Matteo Ponzone, il Ritratto di Carlo Ridolfi: l’autore del “Le maraviglie dell’arte, ovvero le vite degli illustri pittori veneti e dello Stato”, e il primo ad aver compilato l’inventario della nobile collezione nel 1627.

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Presentato il programma 2018 della Fondazione Musei Civici di Venezia 

Fondazione Musei Civici di Venezia
Presentato il programma 2018 

Valorizzazione delle collezioni permanenti, attività di ricerca e studio nei Musei, celebrazione della grande arte veneziana: da John Ruskin al Cinquecento di Tintoretto.

È stato presentato oggi (ieri, n.d.r.) alla Triennale di Milano il programma 2018 della Fondazione Musei Civici di Venezia alla presenza di Mariacristina Gribaudi e Gabriella Belli, presidente e direttore della Fondazione.

È un calendario ricchissimo - tra mostre, eventi temporanei, attività di approfondimento e valorizzazione - quello messo a punto per il 2018 dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il Consiglio di Amministrazione presieduto da Mariacristina Gribaudi, la direzione di Gabriella Belli, i curatori e i vari responsabili del sistema museale veneziano.

In linea con le strategie portate avanti negli ultimi anni si confermano da parte della Fondazione Muve le collaborazioni scientifiche con le più importanti istituzioni culturali e museali a livello nazionale e internazionale e la valorizzazione dei siti e dello straordinario patrimonio cittadino gestito per conto del Comune di Venezia.

L’impegno espositivo della Fondazione quest’anno si concentrerà dunque su alcuni importanti fronti quali la valorizzazione e la conoscenza delle collezioni permanenti e dei loro protagonisti, i risultati dell’intensa attività di ricerca e di studio svolta dai musei civici e la celebrazione della grande arte veneziana, dei suoi maestri e dei suoi “cantori”.

Con l’avvio del restauro completo dell’area espositiva temporanea del Museo Correr, nell’ambito di un complessivo programma di riordinamento, ampliamento e valorizzazione del museo di Piazza San Marco che la Fondazione sta da tempo conducendo – il progetto del “Grande Correr” - e che già ha prodotto il recupero della straordinaria collezione canoviana e degli ambienti degli Appartamenti Imperiali d’Austria del Palazzo Reale, in collaborazione con i Comitati Francesi per la Salvaguardia di Venezia e Venice Foundation , saranno le altre sedi dei Musei Civici ad accogliere nel corso dell’anno gli eventi temporanei – ben 27 – tra mostre e grandi appuntamenti.

Fiore all’occhiello per il 2018 saranno le proposte espositive a Palazzo Ducale , fascinoso luogo simbolo del ‘potere’ della Serenissima, con due straordinari appuntamenti che si avvalgono di prestigiose collaborazioni scientifiche e importanti prestiti internazionali.

La nuova stagione dei Musei Civici si inaugura con un grande tributo a John Ruskin “pittore” e al suo famoso libro Le pietre di Venezia (10 marzo - 10 giugno), opera che ha contribuito in modo determinante alla creazione del mito romantico della città, ma anche alla salvezza di molti suoi monumenti gotici, a cominciare proprio da quel palazzo dei Dogi che ospita l’esposizione. Personaggio centrale nel panorama artistico internazionale del XIX secolo, scrittore, pittore e critico d’arte, Ruskin (1819-1900) ebbe un legame fortissimo con la città lagunare, alla quale dedicò la sua opera letteraria più nota, che rappresenta uno studio della sua architettura e un inno alla bellezza, unicità e fragilità della città.

Capace di influenzare fortemente l’estetica del tempo con la sua interpretazione dell’arte e dell’architettura, Ruskin ‘torna’ quindi a Venezia, dove lo accoglieranno la sequenza di sale e loggiati tante volte raffigurati nei suoi taccuini, acquarelli, rilievi architettonici, calchi in gesso, albumine, platinotipi, in una scenografia curata da Pier Luigi Pizzi della Venezia gotica e bizantina, medievale e anticlassica che egli tanto amava. Con la direzione scientifica di Gabriella Belli e a cura di Anna Ottani Cavina la mostra - prima presentazione a tutto campo, in Italia, dell’opera dell’artista, si articola attorno a cento opere, con tutti prestiti internazionali.

Appuntamento a settembre con l’attesissima esposizione realizzata per festeggiare il cinquecentenario della nascita di Jacopo Tintoretto , artista celeberrimo, tra i giganti della pittura europea del XVI secolo e, indubbiamente, quello che più ha “segnato” Venezia con il marchio inconfondibile del suo genio.

A cura di Robert Echols e Frederick Ilchman, con la direzione scientifica di Gabriella Belli, in co-produzione con la National Gallery of Art di Washington e in collaborazione con le Gallerie dell’Accademia, con il sostegno di Save Venice Inc. il progetto - al quale hanno contribuito storici dell’arte di fama internazionale - giunge a ottant’anni dall’ultima esposizione veneziana dedicata al grande artista (1937), vedrà arrivare dall’America, ma anche dai principali musei europei - la National Gallery, la Royal Collection, il Victoria and Albert Museum, la Courtauld Gallery, il Prado, il Louvre, la Gemäldegalerie Kunsthistorisches Museum di Vienna - straordinari capolavori del maestro, attraverso i quali sarà possibile rileggere in maniera più approfondita la sua opera, grazie anche ai più recenti studi e ad alcuni fondamentali restauri.

Un grande evento espositivo che si sviluppa in due appuntamenti concomitanti, uno a Palazzo Ducale, dove troverà spazio la stupefacente vitalità creativa del Tintoretto ‘maturo’ e l’altro alle Gallerie dell’Accademia di Venezia , in cui invece si esporranno i lavori legati alla precoce affermazione giovanile, in un percorso integrato di straordinari capolavori provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private del mondo. Accanto ai musei partecipano all’anno tintorettiano anche le scuole grandi di San Rocco e San Marco , con originali iniziative espositive, editoriali e convegnistiche e la Curia Patriarcale, con le molte chiese che ancora oggi conservano preziose opere del grande maestro.

Testo e immagine da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Fondazione Musei Civici di Venezia: nota stampa furto mostra Al Thani

Venezia, 5 gennaio 2018

In merito al furto verificatosi  a Palazzo Ducale, nell’ambito della mostra “Tesori dei Moghul e dei Maharaja. La Collezione Al Thani”, la Fondazione Musei Civici di Venezia intende esprimere la sua piena fiducia nel lavoro degli inquirenti.

In questi giorni, i vertici e lo staff della Fondazione hanno operato attente verifiche al proprio interno e - come confermato anche dalla Questura – è  possibile  affermare che tutte le procedure attuate per la mostra a Palazzo Ducale, in termini organizzativi e di sicurezza, hanno rispettato i protocolli definiti per il progetto con i partner e con Questura di Venezia, in rapporto all'importanza delle opere esposte.

La Fondazione Musei Civici di Venezia è altresì in stretto rapporto con la Fondazione Al Thani per fornire tutto il supporto necessario all'adempimento delle conseguenti procedure e per una gestione positiva della situazione.

Consapevoli dell’importanza e della delicatezza della vicenda, eventuali novità verranno comunicate tempestivamente alla stampa in accordo con gli inquirenti.

Testo e immagine da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Venezia: chiusura anticipata Mostra Al Thani causa furto

La Fondazione Musei Civici di Venezia conferma la notizia sul furto di due oggetti della collezione Al Thani ospitati nella mostra a Palazzo Ducale. Gli oggetti in questione sono di recente fattura e di valore marginale rispetto agli altri gioielli di maggiore valore storico esposti.
I preziosi erano custoditi in una vetrina di sicurezza, facente parte dell’allestimento, progettato dalla Fondazione Al Thani e già utilizzato in alcune tappe precedenti dell’esposizione.
Grazie al tempestivo intervento dell'apparato di sicurezza operante all'interno delle sale espositive, e la cui definizione è stata condivisa fin dall’inizio con la Questura di Venezia, la Fondazione Musei Civici è stata in grado di fornire alle forze dell'ordine tutti gli elementi necessari per una rapida soluzione dell'indagine in corso.
Per agevolare queste operazioni la mostra è stata chiusa pochi minuti dopo l’accaduto, anticipando la chiusura definitiva prevista nella stessa giornata.
Testo e immagine da Ufficio Stampa Villaggio Globale International

Venezia: Musei Civici estate 2016

Un'estate da godere ai Musei Civici di Venezia.

Tantissime proposte e suggestioni tra mostre e percorsi.
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Ultimo weekend di “Musei al Chiaro di luna” per il Correr e la mostra su Caffi. L'apertura serale nei fine settimana prosegue invece per Palazzo Ducale, fino a metà ottobre, Ca' Pesaro aperto eccezionalmente per Ferragosto nonostante la festività cada di lunedì, giorno di chiusura settimanale del Museo.

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