Una passeggiata in Magna Grecia al Museo Archeologico di Napoli

Un’apertura attesa da oltre venti anni e dedicata al Professor Enzo Lippolis scomparso nel 2018: il Museo Archeologico di Napoli ha finalmente una sezione dedicata alla Magna Grecia. La collezione chiusa dal 1996 non ha nulla da invidiare alle più conosciute sezioni dedicate all’epigrafia o all’Egitto, ma anzi rappresenta un unicum nel panorama museale internazionale con oltre 400 opere che raccontano la storia, gli usi e i costumi dei popoli che hanno abitato il sud d’Italia dall’VIII secolo a.C. e fino alla conquista romana.

Cratere a volute apulo a figure rosse_da Altamura

Il progetto di allestimento pone in risalto le dinamiche insediative e di interazione culturale che hanno creato nel corso del tempo l’identità della Magna Grecia, in un ideale percorso a ritroso nel tempo vengono delineati i diversi fenomeni di articolazione e strutturazione sociopolitica, economica e territoriale conseguenti l’arrivo dei Greci sulle coste dell’Italia meridionale e l’innesco dei rapporti tra le singole poleis e le popolazione indigene preesistenti sul territorio.

Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

La narrazione ci porta alle fasi più antiche della colonizzazione greca in Occidente con alcuni reperti provenienti dall’emporion di Pithekoussai e di Cuma, databili tra la seconda metà dell’VIII e gli inizi del VII secolo a.C. che illustrano in maniera chiara i primi contatti tra Greci ed indigeni campani, senza trascurare l’universo mitico e religioso delle città magnogreche, l’architettura sacra e la ricostruzione dei culti locali, fondamentali strumenti di coesione tra genti.

Il percorso continua con una sala dedicata al banchetto nel mondo magnogreco e greco in epoca arcaica e classica. Attraverso una selezione accurata di splendidi vasi attici figurati, si intende restituire un’idea del pasto conviviale comune, delle pratiche e degli usi nell’incontro tra allogeni e autoctoni.

Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Nelle sale successive si passa all’analisi della formazione delle genti italiche che hanno colonizzato alcune parti del sud Italia tra cui campani, sanniti, lucani e apuli che hanno lasciato importanti e preziose tracce sul territorio e testimonianze concrete attraverso la loro arte figurativa. Tra questi, significativi sono i materiali provenienti da Ruvo, Canosa e Paestum. Celebri sono le lastre dipinte rinvenute nella Tomba delle Danzatrici scoperte nella cittadina pugliese il 15 novembre 1833. La scena di danza funebre si snoda sulle pareti di una tomba che si data tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C., e costituisce ad oggi una delle più alte attestazioni della pittura antica nel sud Italia. Tra gli acquisti apuli della casata borbonica anche paramenti per cavalli, crateri a mascheroni provenienti dall’ipogeo del Vaso di Dario di Canosa e altri vasi colossali la cui funzione era solo quella di rappresentare le famiglie aristocratiche nel momento della morte. Uno di questi è il Cratere di Altamura (metà IV secolo a.C.), uno dei più monumentali vasi apuli pervenutoci dal mondo antico e recentemente restaurato dallo staff del Getty Museum, è decorato da una rara ed emblematica raffigurazione del mondo degli Inferi con la dimora di Ade e Persefone insieme ad altri personaggi mitici dell’oltretomba.

Magna Grecia
Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Culmine della collezione il territorio della Campania pre-romana. Tra i contesti esposti vi trovano dimora reperti provenienti da Nola e Cales (l’odierna Calvi Risorta nel casertano) che già dal I millennio a.C. rappresentarono luoghi di snodo tra le aree dell’Italia centrale e meridionale dalla costa tirrenica verso quella adriatica. Tra le opere inserite nel percorso, l’Hydria Vivenzio, uno dei vasi più celebri che il mondo antico ci abbia mai restituito. Acquistato nel 1818 per la somma di 10.000 ducati, l’opera è attribuita al Pittore di Kleophrades e ci restituisce una appassionata rappresentazione della guerra di Troia con lo stupro di Cassandra e la sanguinosa morte di Priamo.

Ogni sala è dedicata inoltre ai grandi studiosi del mondo magnogreco tra cui Paolo Orsi, Umberto Zanotti Bianco e Giovanni Pugliese Carratelli che hanno saputo intrecciare la preziosa storia archeologica del sud con il riscatto del Mezzogiorno.

Magna Grecia
Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Ma le meraviglie non finiscono qui. Le 14 sale del Museo attigue al salone della Meridiana in cui sono ospitati i reperti della sezione Magna Grecia sono impreziosite da pregiati sectilia a motivi geometrici di età romana, messi in opera nella prima metà dell’800 e sottoposti a continui lavori di restauro e pulizia che ne hanno ridato la vivacità dei colori e delle diverse qualità di marmo. Tra tutti, spicca il pavimento circolare in opus sectile proveniente dal Belvedere della Villa dei Papiri di Ercolano che crea un modernissimo gioco prospettico.

Magna Grecia
Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Non è possibile camminare con le scarpe sulle superfici musive e per questo è obbligatorio indossare degli appositi copri scarpe dal costo di 1.50 euro che saranno devoluti per la costante pulizia e manutenzione dei sectilia. I pavimenti sono una traccia significativa della ulteriore ricchezza del Real Museo Borbonico e cominciarono ad entrare nelle collezioni Farnese a partire dal 1826 quando man mano prendevano avvio gli scavi nelle aree vesuviane. E proprio da splendide ville pompeiane, ercolanesi, stabiane provengono questi immensi tesori.

Dama di Sibari

“Restituiamo oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli una parte fondamentale della sua identità - dichiara il Direttore Paolo Giulierini - il riallestimento dopo 20 anni della collezione Magna Grecia, tra le più ricche e celebri al mondo, è l’esito di un vasto piano di interventi per il riassetto dell’ala occidentale dell’edificio destinata ad accogliere le testimonianze dell’epoca preromana. Nelle sale del primo piano che ospitano il percorso espositivo, un’esperienza unica attende il visitatore, che potrà letteralmente ‘passeggiare nella storia’. Lo farà camminando, con le opportune precauzioni, sui magnifici pavimenti a mosaico provenienti da Villa dei Papiri di Ercolano, da edifici di Pompei, Stabiae, dalla villa imperiale di Capri, finalmente recuperati e riportanti alla loro magnificenza. La storia dei greci in Occidente, e quella dei popoli italici con i quali vennero a contatto, torna quindi a passare per il MANN, e mi piace immaginare questa ‘nuova’ sezione come un affascinante ‘portale della conoscenza’ che da Napoli conduca, e sempre più invogli, alla scoperta degli antichi tesori del Mezzogiorno d’Italia’’.


Gli Assiri all’ombra del Vesuvio: la nuova imperdibile mostra del MANN di Napoli

Dallo scorso 3 luglio, e fino al 16 settembre, l’antica Assiria è in mostra nelle sale del Museo Archeologico MANN di Napoli. “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” punta simbolicamente i riflettori sulla regione che rappresentava la fascia territoriale dell’alto Tigri in corrispondenza della parte settentrionale dell’odierno Iraq, e sarà anche l’occasione per riflettere su un'area molto sensibile del Medio Oriente (Siria, Iraq e Iran), che per la posizione strategica e la presenza di petrolio ha subito guerre, devastazione di musei e distruzione di siti archeologici.

Credits foto: Giorgio Albano. Allestimento mostra Assiri e sezione tecnologica

Il progetto scientifico, promosso dal MANN e dall’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, e realizzato con il contributo della Regione Campania e dell’Ismeo (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente), presenta oltre quarantacinque reperti, provenienti, tra l’altro, da British Museum, Ashmolean Museum, Musei Vaticani, Museo Barracco, Musei Civici di Como e Musei Reali di Torino: fulcro dell’allestimento, i calchi ottocenteschi, appartenenti alle collezioni del MANN e non esposti da molti anni.

Articolata in tre sale (dalla 90 alla 93, in prossimità della Meridiana), la mostra accompagnerà i visitatori a scoprire, in un iter circolare, i tre palazzi che furono il centro del potere e della cultura degli Assiri: si parte dalla ricostruzione del palazzo di Nimrud, in cui erano collocati i rilievi originari di cui il MANN presenta i calchi; si passa, poi, a Ninive, per affrontare i temi dell’imperialismo e della guerra contro gli Arabi e contro l’Elam; infine, si “entra”, simbolicamente, nelle sale del palazzo di Korsabad, dove viene presentata la testa di Sargon II, proveniente dai Musei Reali di Torino, per esaltare, appunto, il motivo del potere del sovrano.

Credits foto: Giorgio Albano. Allestimento mostra Assiri e sezione tecnologica

L’intera mostra, inoltre, è concepita come percorso multisensoriale: la vista è messa in gioco non solo dall’osservazione delle opere presentate, ma anche dai filmati immersivi e dalle ricostruzioni realizzate con la tecnica del videomapping; l’udito è coinvolto dalle musiche composte da Antonio Fresa per l’ambiente immersivo; la percezione tattile è garantita dalla stampa di oggetti in 3D, a disposizione non solo degli utenti con disabilità visiva, ma di tutti i visitatori; l’olfatto è stimolato dai diffusori di fragranze che, nella terza sala del percorso espositivo, ricreano i profumi di un giardino assiro; il gusto, infine, è legato ai prodotti alla liquirizia, pianta che quel popolo usava a a scopi medicinali (previste degustazioni in mostra).

Peculiarità di “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” è la presenza di un’innovativa dotazione tecnologica, il cui coordinamento progettuale è stato affidato al prof. Ludovico Solima (Università della Campania “Luigi Vanvitelli”). Per la prima volta al MANN è stato creato, infatti, un ambiente immersivo, destinato successivamente a diventare uno spazio multimediale permanente del Museo: in questa stanza verranno proiettati in successione tre diversi filmati, realizzati da Capware (regia: Marco Capasso/musiche originali: Antonio Fresa) per approfondire i contenuti scientifici della mostra.

Da metà luglio, nel quadro della convenzione siglata tra il MANN ed il Consorzio UnicoCampania, sarà messo in vendita il TIC (Ticket Integrato Campania) con grafica personalizzata Assiri: il TIC, una volta validato, consentirà lo sconto di due euro in biglietteria per visitare l’esposizione ed il Museo.

Credits foto: Giorgio Albano. Allestimento mostra Assiri e sezione tecnologica

Il Direttore del Museo, dott. Paolo Giulierini e il Direttore del Consorzio, dott. Gaetano Ratto hanno firmato un accordo destinato
a rendere i servizi di trasporto pubblico ancora più funzionali alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio.
In particolare, il Consorzio metterà a disposizione i propri titoli di viaggio per “pubblicizzare” alcune delle mostre più importanti in programma presso il MANN (già conclusa la promozione dell’esposizione su Canova, in pubblicazione il ticket integrato sugli Assiri ed in cantiere quello su “Thalassa”), offrendo, così, un capillare strumento di informazione delle iniziative del Museo.
I due Enti, poi, si sono impegnati a prevedere – nell’immediato futuro - la possibilità di realizzare una card che integri l’abbonamento al trasporto pubblico locale e l’ “OpenMann”: in tal modo si consentirà agli utenti di beneficiare, con l’acquisto di un unico supporto elettronico, sia dell’utilizzo del trasporto pubblico che degli accessi illimitati al Museo inclusi nell’OpenMann.
Da parte sua, il MANN ha deciso di garantire particolari vantaggi agli utenti UNICOCAMPANIA, innanzitutto consentendo l’ingresso alla tariffa ridotta di 7.5 euro agli over 25 anni possessori di abbonamento annuale in corso di validità; inoltre, gli abbonati annuali Unicocampania potranno usufruire di uno sconto del 10 % sugli acquisti nei bookshop del Museo. Previsti, infine, eventi e visite guidate ad hoc per i possessori di abbonamenti UNICO.


Conferita la laurea honoris causa in archeologia ad Alberto Angela

Preparazione, carisma e fascino. Alberto Angela continua a ricevere riconoscimenti non solo per le sue trasmissioni di successo ma anche da prestigiose istituzioni universitarie che lo premiano per il rigore scientifico con cui conduce i suoi programmi culturali. E la prestigiosa laurea magistrale honoris causa in Archeologia non poteva non arrivare da Napoli, una delle città del cuore e dall’Università Suor Orsola Benincasa perché “la missione di Angela è sempre stata quella di rendere presente e ‘nostro’ il passato, perché l’archeologia non è un magazzino di materiali, ma è un metodo a tutto campo, un radar permanente, che intercetta storie e senso”.

Alberto Angela con la Commissione di Laurea

“Un appassionato studioso e raffinato narratore del nostro passato, rievocatore di voci e anime appartenuti ai grandi tesori della nostra antichità” come lo definisce il Rettore del Suor Orsola, Lucio d’Alessandro, nell’introduzione della solenne cerimonia ospitata dalla Sala degli Angeli, uno dei gioielli del patrimonio storico e artistico della cittadella monastica di Suor Orsola e dei suoi oltre cinque secoli di storia e di storie. Queste le motivazioni che hanno indotto l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, primo Ateneo italiano ad avviare un percorso formativo sulla conservazione e la valorizzazione dei beni culturali a rilasciare il prestigioso titolo al Dott.Angela.

“Il nostro Ateneo, impegnato, tra i suoi molti settori di elezione, proprio nei beni culturali e nella comunicazione - evidenzia d’Alessandro - ha voluto riconoscere al conduttore di trasmissioni televisive, costruite su una rigorosa ricognizione e indagine documentale, così come allo scrittore di rilevanti monografie dedicate alle civiltà antiche, il merito di aver apportato un importante contributo scientifico e pedagogico attraverso un sapiente lavoro di interconnessione tra la conoscenza e i nuovi metodi della sua trasmissione”.

Alberto Angela con Antonio De Simone

E dal canto suo non si può non riconoscere il forte legame che proprio il presentatore ha con la città di Napoli che più volte è stata protagonista sulle reti nazionali con il suo ricco museo archeologico o con i siti vesuviani appassionatamente raccontati in notturna. E a ricordare il lavoro di Alberto Angela è proprio un caro amico e maestro, l’archeologo Antonio De Simone che lavora con lui da ben 25 anni nella realizzazione di testi dall’alto contenuto scientifico. “La lezione del rigore scientifico con cui Alberto Angela lavora ai suoi prodotti televisivi divulgativi cogliendo esattamente l’essenza gnoseologica della valorizzazione dei beni culturali: conoscere e far conoscere, prendendo per mano qualsiasi tipo di pubblico e portandolo in viaggio negli abissi della storia e quindi della coscienza, perché un cammino nella storia è in sostanza un cammino all’interno dell’uomo e della sua stessa natura”.

La firma di Alberto Angela nel libro delle Lauree honoris causa

In una sala gremita e tra gli applausi fragorosi di docenti e studenti, Angela ha poi tenuto una lectio di ringraziamento dove ha raccontato la sua esperienza sia da studioso che da presentatore, sancendo ancora una volta e in maniera indissolubile il suo forte legame e non solo natio con il nostro Bel Paese, luogo straordinariamente ricco di storia e di cultura e perché no, proprio il più bello del mondo non per retorica ma per evidenze storiche e certificazioni UNESCO.  Un paese che dopo la laurea avrebbe potuto lasciare per raccogliere numerose offerte di lavoro che arrivavano dagli Stati Uniti, racconta Angela, ma che ha scelto “di non abbandonare perché ha troppi tesori da raccontare”. Un racconto dell’antico che guarda, però, sempre al futuro, spiega Angela, perché crede davvero che “il futuro trovi le sue radici e i suoi stimoli nel passato, nell’identità culturale dei popoli”. E allora la scelta che lo ha reso famoso, quella della divulgazione al grande pubblico della televisione, “è stata la scelta dell’amplificatore più ampio possibile per raccontare la storia del nostro Paese che solo attraverso la conoscenza può essere più unito e più forte per le importanti sfide da vincere per il futuro”.


Vaso attico a figure nere (VI sec. a. C.)

Per le Universiadi il MANN inaugura la mostra "Paideia"

Il MANN scende in campo per le Universiadi e lo fa inaugurando una nuova mostra dal titolo “Paideia. Giovani e sport nell'antichità",  che aprirà i battenti a breve  anche con lo spettacolo "Patrizio VS Oliva" che ripercorrerà la biografia dell'Ambassador della manifestazione internazionale, il campione olimpionico e mondiale di pugilato Patrizio Oliva.

In programma dal 1° luglio - vernissage alle 17 - sino al 4 novembre prossimo nella Sala dei Tirannicidi saranno presentati al pubblico venticinque reperti, provenienti, in particolare, dai ricchissimi depositi del Museo e non esposti da oltre vent’anni, insieme ad alcune opere del Getty Museum di Los Angeles.

Tra i reperti in mostra ci saranno anfore panatenaiche che nell’Antica Grecia erano il premio dei vincitori nelle gare e contenevano preziosi unguenti, vasi con raffigurazioni di discipline sportive, affreschi provenienti dalle città vesuviane con rappresentazioni di lotte o corse con i carri, sculture di atleti e iscrizioni provenienti dall’antica Neapolis. All’interno del Museo, inoltre, grazie alla presenza di cartelloni speciali, sarà possibile approfondire alcune tematiche relative al mondo dello sport nell’antichità.

Statua di Diadumeno di Napoli Antica (I sec. d.C.)

L’atleta, rappresentato come un kouros giovane e nel fiore della sua vigoria mentale e fisica, aveva un ruolo molto importante nella società e varie sono le raffigurazioni e le discipline che l’arte ci ha restituito per questo genere figurativo. Tra le discipline più praticate sappiamo che ci sono la lotta e il pugilato e non mancano alcune competizioni tipiche della Napoli antica come la corsa con le fiaccole. Inoltre anche le donne potevano essere atlete ma per lo più gareggiavano nell’ambito di cerimonie religiose ed in santuari dedicati alle divinità femminili.

Benvenuta Universiade! Il Museo Archeologico Nazionale si appresta a vivere da protagonista un evento indimenticabile per Napoli e per l'Italia-  dichiara il direttore del MANN, Paolo Giulierini-  Negli ultimi mesi abbiamo  lavorato  in grande sinergia  con l'organizzazione di Napoli 2019- Summer Universiade e con la Regione Campania e oggi siamo orgogliosi ed emozionati: custodiremo la fiaccola, qui nel cuore della città che fu dei giochi Isolimpici, dove da sempre lo sport fa parte della vita. E apriremo le nostre porte ai giovani atleti  di 170 paesi, certi che si sentiranno a casa. In omaggio ai valori dell'Universiade abbiamo pensato a 'Paideia', una mostra preziosa, con reperti 'invisibili' da tempo, dai vasi figurati ai mosaici,  e prestiti importanti.  Ma come è noto sono tante le testimonianze  dello sport nell'antichità nelle nostre collezioni che a luglio si arricchiranno con la 'Magna Grecia'. Vi aspettiamo, il mondo è invitato”.

Vaso attico a figure nere (VI sec. a. C.)
Vaso attico a figure nere (VI sec. a. C.)

Momento simbolico del gemellaggio con la grande manifestazione sportiva internazionale, sarà il passaggio al MANN della Torcia dell’Universiade: la Torcia, icona di pace, unione e fratellanza, giungerà al Museo Archeologico Nazionale nella serata di martedì 2 luglio, per “dormire” (è questo il termine utilizzato, quasi per indicare la personificazione ed il valore affettivo della fiaccola) al MANN dopo un lungo viaggio nella penisola, le cui tappe emblematiche sono state la partenza torinese e la benedizione in piazza San Pietro da parte di Papa Francesco.

Infine, per vivere a pieno il legame tra sport e cultura, visitando le collezioni museali e l’esposizione “Paideia”, dal 1° al 20 luglio il Museo Archeologico Nazionale di Napoli garantirà ingresso gratuito agli accreditati (delegati, atleti, giornalisti) e volontari Universiade; i possessori di un ticket della manifestazione avranno accesso al MANN ad un costo simbolico di 2 euro.


Da Pompei all'Ermitage. Al via la mostra "Dei, uomini, eroi"

Sarà inaugurata il 18 aprile, la nuova mostra “Dei, Uomini, Eroi” al Museo Statale Ermitage, organizzata dal prestigioso museo russo in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei e il Museo Archeologico di Napoli. L’esposizione nasce grazie ad un accordo siglato nel 2017 tra le tre istituzioni, e vedrà esposti in un percorso che racconta la tragica distruzione di Pompei con quasi 200 opere tra affreschi, statue, mosaici e oggetti del quotidiano dell’epoca, capolavori unici e testimoni diretti della catastrofe che colpì la Campania e le città sotto l’ombra del Vesuvio nel 79 d.C.

Le sezioni tematiche pensate in questa grande mostra allestita nella sala del Menage del Piccolo Ermitage (un palazzo a due piani eretto accanto al Palazzo d’Inverno, antica residenza imperiale dei Romanov, e al Nuovo Ermitage, il primo palazzo in Russia a venire espressamente costruito per ospitare le collezioni del Museo), sono diverse e toccano diversi aspetti del quotidiano di una città in cui abitanti e situazioni si sono cristallizzati in un momento ben preciso.

Bacco e Arianna Pompei - Casa di Marco Fabio Rufo vetro cameo - cm 25,5x39,5 Pompei - Parco Archeologico

Ricordiamo, per chi non lo sapesse, come una città intera con case, edifici, vie, negozi, templi, botteghe, abitanti, animali e oggetti venne riscoperta, cristallizzata, a partire dal 1748 grazie agli scavi archeologici intrapresi dai Borbone e che continuano ancora oggi a rivelare nuovi e inediti dati sulla storia della città.

Per la parte italiana, il progetto espositivo è curato da Paola Rubino De Ritis, Valeria Sampaolo e Luana Toniolo, con la direzione scientifica di Paolo Giulierini direttore del MANN, Massimo Osanna, Professore ordinario presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e Alfonsina Russo, Direttrice ad interim del Parco Archeologico di Pompei; per il Museo Ermitage è curata dalla stessa Dott.ssa Anna Trofimova e Andrey Zuznecov. L’esposizione si avvale del supporto organizzativo di Villaggio Globale International, della collaborazione di Ermitage Italia, dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo, ed è accompagnata nel nostro Paese da catalogo Electa, con contributi di Luigi Gallo, Massimo Osanna, Federica Rossi, Valeria Sampaolo, Luana Toniolo e Anna Trofimova.

Dioniso e Arianna a Nasso Pompei - Casa del Bracciale d’oro affresco - cm 216x129 Pompei - Parco Archeologico

In mostra, Gli splendidi affreschi con “Zeus in trono” dalla Casa dei Dioscuri e “Achille e Briseide” dalla Casa del Poeta Tragico (MANN), il “Dioniso e Arianna” e “Alessandro e Rossane” dalla Casa del Bracciale d’Oro, “Eracle e Deianira” e “Giunone ed Ebe” dalle ville di Stabia - tutte dal Parco Archeologico di Pompei -  e ancora l’eccezionale tarsia in marmo con “Scena dionisiaca” riemersa dalla Casa dei Capitelli colorati, conservata nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, raccontano le gesta di divinità e eroi rappresentandoli, secondo l’uso del tempo, da soli o con gli attributi che ne rendono immediata l’identificazione. L’usanza di ornare i giardini con raffigurazioni di divinità è testimoniata da statue come quelle provenienti dalla Villa A di Oplontis - la piccola e raffinata Venere realizzata verso la fine del I secolo a. C., che ancora conserva labili tracce di colore, o la statua di Nike - mentre i rilievi neoattici in mostra, inseriti a Pompei lungo le pareti delle abitazioni, ricordano la moda del tempo e l’interesse dei proprietari per le opere della Grecia.

Diversi e numerosi sono gli oggetti d'uso comune riemersi a Pompei come i crateri in bronzo, le suppellettili in vetro e ceramica, le pentole e padelle, che sono stati selezionati per la mostra di San Pietroburgo e suddivisi per tipologia e materiali, consentendo così di ricostruire le usanze, i commerci, le attività artigianali, quelle quotidiane e quelle della tavola.

Oscillum decorato su entrambe le facce Pompei - Casa degli Amorini dorati marmo - cm 41,5x45 Pompei - Parco Archeologico

Tra i reperti, un braciere dalle terme Stabiane ormai in disuso, uno scalda liquidi in bronzo dalla Villa di Arianna di Stabia, con rubinetto a testa di leone e tre cigni ad ali spiegate sul bordo del fornello, alti candelabri per illuminare i triclini o un cratere come quello di Giulio Polibio, ageminato con effetti policromi; così come la bellissima cassaforte in ferro e bronzo con complessi e ingegneristici sistemi di chiusura, posta solitamente nell’atrio, lì dove il padrone di casa presentava se stesso, e - ancora - tavoli di marmo riccamente decorati (bellissimo quello prestato dal Parco Archeologico di Pompei con due animali fantastici) illustrano tanti aspetti degli usi pompeiani.

Il rilievo del capomastro (structor) Diogenes mostrerà gli strumenti utilizzati per le attività edili - un filo a piombo, una cazzuola, una mazza a taglio ortogonale, uno scalpello e un archipendolo – e i 4 affreschi dai praedia della ricca pompeiana Giulia Felice offriranno uno sguardo emozionante sui piccoli, grandi fatti che si svolgevano nel foro, in una giornata di mercato (le nundinae): “Vendita di vasellame”, “Vendita di tessuti”, “Lettura di editto”, “Punizione dello scolaro”.

 

Vaso blu dal Museo Archeologico di Napoli

Da Napoli, invece, oggetti di grande raffinatezza e prestiti eccezionali come l’assoluto unicum del “Vaso blu”, capolavoro in vetro blu e cammeo che costituisce una delle opere iconiche del MANN (scoperto dai Borbone nella necropoli di Pompei nel 1837) e i pannelli in vetro cammeo di “Arianna” e di “Dioniso e Arianna” dal Parco Archeologico di Pompei.

Non si potevano infine dimenticare le sezioni dedicate a due grandi passioni del mondo antico: il teatro e i giochi gladiatori.

Arredi in marmo per i giardini delle case pompeiane recanti a rilievo raffigurazioni teatrali, così come le matrici in gesso di maschere selezionate per l’occasione testimoniano la passione degli abitanti di Pompei per il teatro, mentre affreschi, elmi e cnemides in bronzo, decorati con scene mitologiche che raccontano a loro volta di Dei ed Eroi - riaffiorati dalle ceneri del tempo – ricorderanno ai visitatori dell’Ermitage l’importanza e la diffusione nel mondo romano dei giochi gladiatori, tanto amati dal popolo, e faranno sognare le meraviglie conservate in Italia nelle due prestigiose sedi campane.

 

 

 


Il docu-film "Canova" ti invita al MANN di Napoli

L'arte sublime di Antonio Canova, raccontata nel film “Canova” di Magnitudo Film, vi attende al MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 29 marzo al 30 giugno 2019 nella grande mostra “Canova e l'Antico” promossa dal Mibac- MANN con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.

Un invito particolare è stato riservato a tutti gli spettatori del docu-film “Canova”, che sarà proiettato in oltre 250 sale italiane, per tre giorni, dal 18 al 20 marzo 2019 (l’elenco delle sale aderenti è disponibile sul sito Magnitudo Filmwww.magnitudofilm.com/in-cinemas/).
Basterà conservare il ticket del cinema e mostrarlo alla biglietteria del Museo (Piazza Museo 19, Napoli) per ottenere una riduzione del 50% (biglietto intero euro 15, speciale “Canova al cinema” euro 7.50). L'offerta, valida per l'intero periodo della mostra, non è applicabile agli acquisti on line.

Curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova e organizzata da Villaggio Globale International, la mostra riunisce al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, più di 110 lavori del grande artista e 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, in dialogo con opere e collezioni del MANN, tempio della classicità.

Con il docu-film “Canova” di Magnitudo Film, sesto titolo della stagione “L’arte al cinema” distribuita in Italia da Magnitudo Film con CHILI, si ripercorre la storia, che a Venezia ha visto nascere il talento di Canova, passando per Francia, Inghilterra, Russia e soprattutto Roma, ma senza lasciare mai Possagno, paese natale dello scultore.

Le tecniche di ripresa 8K HDR rivelano dettagli poco conosciuti, raccontati dalla voce di chi conosce perfettamente i suoi capolavori del maestro, Vittorio Sgarbi, Presidente dalla Fondazione Canova di Possagno e Mario Guderzo, Direttore Museo e Gipsoteca Antonio Canova di Possagno.

“Il 2019 sarà l’anno delle celebrazioni canoviane, con questo progetto cinematografico abbiamo voluto omaggiare il genio assoluto del Neoclassicismo: invitiamo tutti, prima al cinema e poi al MANN in un viaggio alla scoperta di Canova, l’ultimo grande artista italiano di livello mondiale che è riuscito ad imprimere nel marmo l’immagine dei grandi potenti della sua epoca, dai Borghese, a Napoleone agli Zar di Russia” dichiara Francesco Invernizzi, amministratore delegato di Magnitudo Film.

Prestiti internazionali connotano l’appuntamento: al MANN:  tra questi, il nucleo eccezionale di ben sei marmi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo - L’ Amorino AlatoL’Ebe, La Danzatrice con le mani sui fianchiAmore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celeberrima e rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie - ma si potrà ammirare anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev e l’Apollo che s’incorona del Getty Museum di Los Angeles.
A questi si aggiungono, tra i capolavori in marmo riuniti ora nel Salone della Meridiana, la bellissima Maddalena penitente da Genova, il Paride dal Museo Civico di Asolo, la Stele Mellerio, vertice ineguagliabile di rarefazione formale e di pathos.

La mostra ha il sostegno della Regione Campania, i patrocini del Comune di Napoli, della Gypsotheca-Museo Antonio Canova di Possagno e del Museo Civico di Bassano del Grappa ed è stata realizzata con la collaborazione di Ermitage Italia. Nell’ambito della collaborazione con l’Istituzione di Possagno, sarà la possibilità di ammirare tutte insieme e dopo un attento restauro, le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista.
Straordinaria la presenza di alcuni delicatissimi grandi gessi come l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante, restaurato quest’ultimo per l’occasione e già in Palazzo Papafava a Padova - entrambi da collezioni private - o il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno (paese natale di Canova) che ha concesso, con grande generosità, prestiti davvero significativi. Fondamentale anche il supporto della Soprintendenza ABAPdell’area metropolitana di Venezia e delle province di Belluno, Padova e Treviso.


Canova e l'Antico: La mostra-evento in arrivo al MANN di Napoli

Napoli si prepara a celebrare, dal 28 marzo al 30 giugno 2019, l’arte di Antonio Canova, con una mostra-evento al MANN-Museo Archeologico Nazionale, copromossa dal Mibac-Museo Archeologico Nazionale di Napoli con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo nell’ambito dell’importante protocollo di collaborazione che lega le due Istituzioni.

Curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova, e organizzata da Villaggio Globale International, la mostra riunirà al Museo Archeologico Nazionale di Napoli più di 110 lavori del grande artista, tra cui 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, in dialogo con opere collezioni del MANN, in parte inserite nel percorso espositivo, in parte segnalate nelle sale museali.

Proprio il confronto, per analogia e opposizione, fra opere di Canova e opere classiche, costituisce l’assoluta novità di questa mostra, evidenziando un rapporto unico tra l’artista e l’arte antica.

Canova si rifiutò sempre di realizzare copie di sculture antiche, reputandolo lavoro indegno di un artista creatore. Il suo colloquio con il mondo classico era profondo e incideva su istanze cruciali, prima fra tutte la volontà di far rinascere l’Antico nel Moderno e di plasmare il Moderno attraverso il filtro dell’Antico: istanze creative, appunto, nel senso pieno del termine.

“Perché Canova ha tanto senso? Perché sentiamo così profondamente la mostra dell’ “ultimo degli antichi e il primo dei moderni”, fra gli artisti del ‘700? La risposta è nella mostra proposta dal MANN, che dimostra non solo l’eccellenza del Museo che la ospita, ormai fra le più importanti istituzioni culturali europee, e lo straordinario intuito del suo direttore che riesce a tessere una fitta rete di rapporti interni e internazionali: negli ultimi mesi con la Cina, oggi con l’Ermitage di San Pietroburgo. Soprattutto, però, la mostra prova l’universalità “politica” dell’arte e la sua perenne contemporaneità.” Queste le parole del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, cui si aggiungono quelle del direttore del MANN, Paolo Giulierini: “Se la scoperta di Ercolano e Pompei sono alla base della nascita del Neoclassicismo la figura di Canova ne è, forse, la massima espressione artistica. Riflettere poi sul fatto che “il moderno Fidia” trasse ispirazione dal patrimonio antico di Napoli, anche in termini di statuaria, e ricevette numerose commesse tanto da consentirci, oggi, di poter proporre un “itinerario canoviano”, fornisce la risposta al perché di una mostra di Canova all’Archeologico di Napoli”.

Oltre alla possibilità di confrontare opere come il Teseo vincitore del Minotauro di Canova con l’Ares Ludovisi, di cui è in mostra il gesso prestato dall’Accademia di Belle Arti di Napoli (che Canova ammirò per la prima volta nel 1780) e il bronzo del Mercurio seduto, oppure le danzatrici di Ercolano con le danzatrici canoviane, ad arricchire ulteriormente una mostra di questo calibro si aggiungono il catalogo Electa - ricco di saggi e schede con raffronti fra opere canoviane e opere antiche -, la serie illustrata, ideata per i giovani frequentatori del MANN, edita sempre da Electa, con protagonista il giovane Nico, questa volta alla scoperta di Canova (autori: Blasco Pisapia e Valentina Moscon) ed un’avventura che farà approdare Antonio Canova nel fantastico mondo di Topolino: il settimanale della Panini Editore pubblicherà infatti ( in edicola il 1° maggio) la storia a fumetti “Topolinio Canova e la scintilla poetica”. Un’avventura nel filone educational, scritta e disegnata da Blasco Pisapia, per rivivere il viaggio napoletano di Topolino Canova e del suo amico e collega Pippin.

Infine, al MANN innovazione multimediale e fascinazione dei racconti immersivi si intrecciano per dare vita a due installazioni immersive ad alto contenuto scientifico e di grande potenza emotiva, prodotte da Cose Belle d’Italia Media Entertainment e proposte in questa speciale occasione. 

C+ by Magister è una nuova declinazione di Magister Canova, progetto espositivo presentato nel 2018 a Venezia, nato da un rigoroso lavoro di ricerca a cura di Mario Guderzo (Direttore della Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno, Membro del Comitato per l’Edizione Nazionale delle Opere di Antonio Canova, e del Comitato Scientifico del CAM) e Giuliano Pisani  (filologo classico e storico dell’arte, Accademico Galileiano, Membro del Comitato dei Garanti per la promozione della Cultura Classica del MIUR), e dal comitato scientifico composto da Giuseppe Pavanello (Professore Ordinario di Storia dell’Arte Moderna), Steffi Roettgen (Professore Emerito all’Università Ludwig - Maximilians di Monaco), Johannes Myssok (Vice Rettore dell’Accademia Kunstakademie di Düsseldorf) e Andrea Bellieni (curatore del Museo Correr di Venezia) che hanno lavorato in stretta collaborazione con la direzione artistica ed esecutiva di Luca Mazzieri e Alessandra Costantini e con la supervisione creativa di Renato Saporito.

Magister, invece, è l’innovativo format espositivo ideato e prodotto da Cose Belle d’Italia Media Entertainment con l’obiettivo di promuovere la bellezza attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale italiano, rivitalizzandolo in chiave contemporanea. Il format – con un programma aperto all’internazionalizzazione - consente ai visitatori di compiere un percorso di alto profilo scientifico nel quale allestimento, conoscenza e spettacolo si fondono per creare un’esperienza unica. Tra i progetti realizzati e presentati in anteprima alla Scuola Grande della Misericordia di Venezia: Magister Giotto (2017) e Magister Canova (2018), percorsi installativi di forte impatto scenografico, nati dall’approfondimento critico di Comitati Scientifici di spessore internazionale.


San Vincenzo al Volturno: dagli scavi emerge un vaso del IX sec.

Il MANN in campo per la valorizzazione del patrimonio archeologico di età medievale. 

La campagna di scavo a San Vincenzo al Volturno del 2018 ha esplorato il cuore del monastero molisano, ovvero l’area dell’enorme chiostro centrale costruito alla fine dell’VIII secolo e riedificato tra la conclusione del X e gli inizi dell’XI, dopo la distruzione nell’881 ad opera degli Arabi.

In questa sezione, dove si continuerà a scavare anche nell’anno in corso, sono state rinvenute tracce di attività produttive risalenti all’XI secolo, elemento tipico della vita dei grandi monasteri medievali.

Dalle indagini archeologiche, inoltre, è emerso un oggetto sinora unico nel suo genere: si tratta di una grande olla in ceramica, databile al IX sec., sulla cui superficie esterna sono state graffite le figure di tre individui in abito monastico, circondati da lettere e stelle; all’interno del vaso erano stati collocati, apparentemente in maniera intenzionale, dei frammenti di ceramica di forma oblunga. Difficile allo stato attuale dare un’interpretazione definitiva di questo curioso ritrovamento, sul cui significato gli studi sono ancora in corso. Tuttavia, è stata avvalorata l’ipotesi per cui l’olla possa essere stata usata come urna per consultazioni interne alla comunità monastica. Se questa idea fosse confermata, si tratterebbe del primo oggetto di questo tipo mai rinvenuto in ambito archeologico.

Tenuto conto del valore straordinario dell’opera, il laboratorio del MANN (sezione ceramica), ha curato il restauro del repertoche sarà collocato al Museo Archeologico Nazionale di Venafro.
Alla presentazione degli scavi a San Vincenzo al Volturno, dopo i saluti di Paolo Giulierini (Direttore del MANN), Leandro Ventura (Direttore Polo Museale del Molise), Vincenzo Cotugno (Assessore alla Cultura della Regione Molise) e Lucio D’Alessandro (Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa), previsti gli interventi di Federico Marazzi (Docente di Archeologia cristiane medievale/ Università Suor Orsola Benincasa), Daniele Ferraiuolo, Luigi Di Cosmo Nicodemo Abate (Laboratorio di Archeologia Tardo Antica e Medievale/Unisob) e Maria Teresa Operetto (Laboratorio di restauro del MANN).

A questo appassionante orizzonte di ritrovamenti archeologici si collega, per incidens, il volume degli atti del convegno tenutosi in occasione dell’apertura a Napoli della mostra sui Longobardi. 
La silloge raccoglie una serie di approfondimenti su temi toccati dall’esposizione ed affrontati solo parzialmente nel catalogo: dalla complessa storia della presenza dei reperti longobardi nei musei italiani all’analisi della collocazione geopolitica dell’Italia fra VI e VII secolo, dalla funzione della moneta nel contesto economico medievale al problema della connotazione “etnica” degli oggetti rinvenuti nelle tombe delle prime generazioni successive all’invasione longobarda nella nostra penisola.

Il volume, pubblicato in collaborazione fra il MANN e l’Università di Siena nel quadro del progetto PRIN “Archeologia al Futuro”, con l’apporto della casa editrice molisana Volturnia (da tempo impegnata nella pubblicazione delle ricerche su San Vincenzo al Volturno e l’archeologia altomedievale italiana), è stato presentato dai curatori Paolo Giulierini, Marco Valenti (docente di Archeologia cristiana e medievale/Università di Siena) e Federico Marazzi.
 
''Per la prima volta in Italia un grande Museo statale è coinvolto in un progetto di ricerca archeologica sul campo - spiega Paolo Giulierini, direttore del MANN - accade dalla scorsa estate a San Vincenzo al Volturno e siamo orgogliosi di presentare a Napoli i primi eccellenti risultati. E' importante ricordare che dopo aver ospitato 'I Longobardi', il MANN ha scelto proprio il prestigioso sito molisano, nella mostra ampiamente rappresentato, per sperimentare la fruttuosa sinergia con il Suor Orsola, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise,  il  Polo Museale del Molise. Per completare questa giornata tutta dedicata alla ricerca e aperta al pubblico, abbiamo voluto presentare  gli atti del convegno sui Longobardi, in collaborazione con l’Università di Siena”.
 


Il MANN accessibile: presentazione dei progetti per un Museo sempre più inclusivo

Il Museo, etimologicamente, è tempio delle Muse; per gli operatori culturali, che veicolano la bellezza del nostro patrimonio, il Museo deve essere, in primis, la casa di tutti.

Se ne parlerà lunedì prossimo, dalle 15 nella sala conferenze dell'Archeologico, durante la presentazione del progetto "Museo accessibile: nuovi percorsi di inclusione al MANN", a cura del prof. Ludovico Solima (Università della Campania "Luigi Vanvitelli"): nel delineare le attività messe in campo nel più ampio  contesto del "PON Cultura e sviluppo/FESR 2014-2020", saranno affrontate le diverse linee di ricerca seguite dall'Archeologico per rendere le proprie collezioni fruibili ad una vasta (ed eterogenea) platea di visitatori.

Due le direttrici lungo le quali si sono sviluppate indagini ed expertise coinvolte in queste due azioni del progetto: il Museo e le persone con disabilità cognitive; i modelli di interculturalità dedicati ai "nuovi italiani".

Grazie alla sinergia con la Fondazione Foqus, innanzitutto, si è partiti dalla disamina delle best practices museali dedicate ai cosiddetti "pubblici speciali", in particolare i giovani e gli adulti affetti da disabilità cognitive: dai modelli esaminati, afferenti a diverse aree geografiche europee ed extraeuropee, è emerso che, molto spesso, le istituzioni culturali dedicano percorsi specifici di visita, distinti da quelli tradizionali, per tali soggetti .

La scommessa della ricerca portata innanzi dall'Archeologico e dalla Fondazione Foqus risiede nello spostare, di fatto, il punto di osservazione: tramite itinerari didattici mirati, che utilizzano nuovi sussidi e particolari strategie di comunicazione, si crea un percorso culturale non soltanto accessibile per visitatori autistici, ma fruibile da tutti i tipi di pubblico; il trait d'union, così, è dato dall'efficacia degli strumenti di comunicazione applicati alla diffusione del messaggio culturale.

Durante l'evento, saranno Renato Quaglia (Direttore Foqus), Rachele Furfaro (Presidente Foqus), Fabrizio Rocco e Sara Mancini (coordinatori centro Argo) a tracciare le direttrici lungo le quali si è sviluppato il progetto "SoStare al MANN".

Ancora, un ulteriore momento di approfondimento sulle distinte sfaccettature del concetto di accessibilità sarà rappresentatdal modello di interculturalità dedicato ai "nuovi italiani", in particolare alle comunità cinesi che risiedono nel nostro territorio: Francesca Amirante (storica dell'arte e Presidente di Progetto Museo) ha realizzato, infatti, un testo didattico, che sarà presentato in conferenza, dedicato a bimbi e ragazzi orientali; lungi dall'essere un mero percorso di traduzione delle sezioni descrittive delle collezioni del MANN, il lavoro del gruppo di lavoro coordinato dalla Amirante è, piuttosto, un iter di condivisione dei contenuti culturali ed artistici del Museo.

Accanto al percorso didattico di Amirante, sarà illustrata anche una tabella di periodizzazione incrociata che consentirà, a tutti i turisti cinesi in visita al MANN, di accostare fasi di storia greco-romana a momenti di storia dell'antichità orientale. Insieme a Francesca Amirante, parteciperanno alla tavola rotonda Caterina De Vivo (archeologa, Progetto Museo), Chiara Visconti (Università degli Studi di Napoli "L'Orientale") e Gennaro Reder (coordinamento editoriale Akab).

 "Non amo l'espressione grande pubblico, perché indica una gerarchia tra i nostri visitatori. Mi piace pensare, piuttosto, ad un Museo che sia punto di riferimento costante ed aperto per i cittadini di tutto il mondo", commenta il Direttore del MANN, Paolo Giulierini.

"Oggi più che mai il concetto di accessibilità ha declinazioni diverse, che richiedono, in ogni caso, la condivisione e la partecipazione attiva da parte dei destinatari del messaggio culturale: soltanto così è possibile valorizzare in modo efficace il nostro patrimonio", dichiara il responsabile scientifico dei progetti sull'accessibilità dell'Archeologico, il prof. Ludovico Solima.