Museo delle Culture MUDEC Banksy

Milano: dal 21 novembre la mostra “A visual protest. The art of Banksy”

MuDeC

Dal 21 novembre “A visual protest. The art of Banksy”.

Per la prima volta l’arte dello street artist entra in un museo pubblico italiano In programma fino al 14 aprile 2019.

Museo delle Culture MUDEC BanksyMilano, 20 novembre 2018 – Apre domani al MuDeC la prima mostra mai dedicata a Banksy in un museo pubblico italiano. Banksy, artista e writer inglese la cui identità rimane tuttora nascosta, è considerato uno dei più noti rappresentanti della street art contemporanea e i suoi lavori esprimono sempre, in chiave satirica e provocatoria, posizioni politiche o etiche, in grado di interpretare o influenzare il pensiero collettivo. La sua protesta visuale, insieme all’alone di mistero che circonda la sua figura, hanno conquistato un pubblico ampio e trasversale, costituito in grande maggioranza dai giovani.

Sarà una mostra non autorizzata dall’artista, come tutte quelle a lui dedicate prima d’ora, in quanto Banksy continua a difendere il proprio anonimato e la propria indipendenza dal “sistema”.

“A Visual Protest. The Art of Banksy”, in programma al MuDeC fino al 14 aprile 2019, è un progetto espositivo curato da Gianni Mercurio che raccoglie circa 80 lavori tra dipinti, litografie, serigrafie e print numerati (edizioni limitate a opera dell’artista), corredati di oggetti, fotografie e video, circa 60 copertine di vinili e cd da lui disegnati e una quarantina di memorabilia (adesivi, stampe, magazine, fanzine, flyer promozionali) che raccontano attraverso uno sguardo retrospettivo l’opera e il pensiero di Banksy.

Il percorso risponde alla mission del Museo, che intende fornire a un pubblico più ampio possibile le chiavi di lettura per comprendere (e apprezzare) una forma di espressione artistica capace di attraversare in maniera trasversale tutte le culture contemporanee, dove si è affermata come tecnica in grado di affrontare i grandi temi del presente.

La mostra, promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE - che ne è anche il produttore - e ideata da Madeinart, rientra nel più ampio progetto scientifico concepito dal MuDeC dal titolo “Geografie del futuro”, un racconto sul “sapere geografico” inteso come approfondimento sui territori e sulle culture che li abitano, letto attraverso la lente di diverse discipline di studio (storiche, sociali, fisiche, antropologiche, ecc). In particolare, con Banksy la relazione con la geografia si connota di tratti sociali: la relazione con il paesaggio umano nel quale Banksy si esprime, spesso in zone di conflitto, l’attitudine sperimentale e l’interesse verso la teoria della “psicogeografia” di matrice situazionista, secondo cui lo spazio di azione dell’artista è il territorio.

"Voglio sottolineare la sempre più profonda sintonia tra lo staff del Mudec e quello del partner privato 24ORE Cultura, che ha come effetti la realizzazione di progetti espositivi in reciproca e profonda coerenza, e l'autorevolezza dell'impianto curatoriale, di grande qualità e rigore scientifico - ha affermato l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Questa esposizione è infatti l'approdo del progetto scientifico del MuDeC dal titolo 'Geografie del futuro', che propone una riflessione sulle articolazioni sociali del presente e del futuro e comprende anche le due mostre già aperte al pubblico 'Capitani coraggiosi' e 'Se a parlare non resta che il fiume'".

Il MuDeC, dal 27 novembre fino al 15 gennaio 2019, proporrà una campagna di comunicazione legata alla mostra che prevede l’affissione in giro per la città di 660 manifesti (140x200 cm) per dare la possibilità, agli artisti che vorranno esprimersi, di trasformare il manifesto in un’opera. Ogni 15 giorni verranno affissi 220 manifesti, pronti a ospitare le creazioni degli artisti. Poi, come da regolamento comunale, i manifesti verranno sostituiti per dare spazio alle nuove creatività; lo stesso destino, del resto, che subiscono le opere di alcuni street artist, godute solo da poche persone prima della loro cancellazione, strappo, distruzione o furto.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Introduzione

Dopo aver varcato un’ideale “soglia” che evoca un mondo industriale e metropolitano, il visitatore si imbatte nella prima sezione introduttiva: il mondo di Banksy prima di Banksy. Il Situazionismo, le proteste del maggio 1968 e iwriter di New York degli anni ’70 e ’80 furono i “movimenti” che, con una forma di protesta visiva attraverso la fusione di parole e immagini e con un’attitudine all’azione sono per Banksy espliciti riferimenti per modalità espressive o per “affinità elettive”. Del movimento situazionista degli anni ’50 e ’60 (con radici nel marxismo, nell’anarchismo e nelle avanguardie artistiche del Novecento) Banksy condivide l’attitudine sperimentale, l’attenzione alle realtà urbane, la teoria della “psicogeografia” (secondo la quale lo spazio di azione dell’artista è il territorio), l’aspetto performativo, ma soprattutto il “détournement”, cioè quella forma di plagio in cui sia la fonte che il significato dell’opera originale vengono sovvertiti per creare un nuovo lavoro.

Come gli street artist della sua generazione, Banksy accentua il contenuto dei messaggi politici e sociali in maniera esplicita, spostando il messaggio dalla forma al contenuto. Questi aspetti emergono come fondanti dell’arte di Banksy nel corpus di opere presentate in mostra, e costituiscono il cuore centrale dell’allestimento, che è suddiviso per temi.

Il tema della ribellione

Banksy sostiene che se il potere esercita la propria egemonia culturale in televisione, cinema, pubblicità, chiese, scuole e musei, lo street artist trova nella strada il luogo ideale nel quale mettere in atto una contro-egemonia. Lo fa con una serie di tecniche artistiche create ad hoc, veloci, seriali e riproducibili, come ad esempio l’idea e la pratica della serialità o del “détournement. Attraverso la lettura dei lavori sono quindi illustrate le strategie, il senso e gli obiettivi dei suoi messaggi e la sua cifra stilistica, lo stencil, affinato da Banksy con il duplice scopo di poter eseguire i lavori illegali con una notevole velocità e allo stesso tempo renderli più elaborati.

In mostra anche i suoi famosissimi ratti, che assumono per lui una dimensione metaforica: “Esistono senza permesso”, dichiara. “Sono odiati, braccati e perseguitati. Vivono in una tranquilla disperazione nella sporcizia. Eppure sono in grado di mettere in ginocchio l’intera civiltà”. Nei lavori di Banksy i ratti diventano vandali armati di vernice e pennelli, borghesi con l’ombrello e abiti impeccabili, scassinatori, rapper, operai, sabotatori. I ratti sono il paradigma dei writer: come i ratti popolano fogne, cunicoli, aree degradate e abbandonate delle metropoli moderne, così i graffitisti si muovono nottetempo in luoghi analoghi per marchiare muri, vagoni, cancelli e serrande con i loro spray, stando bene attenti a non incappare nelle grinfie delle forze dell’ordine sempre in agguato.

Il tema dei “giochi” di guerra

Gran parte dei soggetti di Banksy è contro la guerra. Più che un impegno politico, la sua è una guerra culturale contro la guerra e contro le logiche che la producono. Tra queste, Banksy inquadra nei propri lavori la religione, l’industria bellica e lo sfruttamento del territorio.

Il tema del consumismo

I lavori di Banksy sul tema del consumismo prendono di mira il capitalismo e in particolare il mercato dell’arte, i cui consumatori sono spesso privi della capacità critica necessaria per comprenderla. Il consumo è principio e fine di una dinamica sociale che rende l’individuo sempre più incline all’acquisizione di beni materiali e all’ossessione del possesso: una dinamica basata su un’aspettativa di felicità che viene sempre disattesa ma che crea dipendenza, come mostrano le figure ammantate che si inginocchiano davanti a un cartello che recita “Oggi fine dei saldi”, in venerante attesa di una nuova stagione di sconti.

Un documentario, a cura di Butterfly e David Chaumet e appositamente realizzato per la mostra, racconta al pubblico la figura di Banksy: venti minuti di vita vissuta tra le periferie, gli spazi urbani e i riflettori – non voluti – delle più prestigiose case d’asta e degli spazi espositivi di mezzo mondo.

Banksy si è cimentato anche nella produzione di cover di vinili e cd per importanti gruppi artistici musicali contemporanei: in mostra circa 60 copertine di dischi che spaziano dalla musica elettronica sperimentale all’hip hop, dalle grandi band internazionali dell’elettronica, come i Durty Funker, al British hip-hop di Blak Twang, fino ai dischi dei Blur e alla contraffazione di un disco di Paris Hilton. Un corner dedicato a questa produzione poco conosciuta di Banksy offre la possibilità al visitatore di fermarsi ad ascoltare alcune selezioni di brani da questi dischi.

Le opere sono integrate da una quarantina di memorabilia di e sull’artista tra litografie, flyer promozionali, cartoline, fanzine, magazine e giornali vari, cartoline e biglietti raccontano in maniera insolita e poco vista la storia dell’artista e il suo mondo.

Infine uno spazio multimediale a cura dello studio Storyville chiude il percorso raccontando i luoghi del mondo in cui Banksy ha operato, lasciando allo spazio pubblico i suoi murales: alcuni lavori sono tuttora esistenti, molti altri sono scomparsi per incuria o sono stati rimossi dalla mano dell’uomo. Da questo lavoro meticoloso di mappatura emerge come il genius loci sia un aspetto fondamentale nel lavoro dell’artista: molti murales nascono infatti anche semplicemente in funzione dei luoghi in cui sono realizzati. Anche per questo motivo, e in linea con i principi di fruizione delle opere dell’artista, si è scelto di non presentare in mostra lavori che potessero essere sottratti illegittimamente da spazi pubblici, ma solo opere di collezionisti privati di provenienza e autenticità certificata.

INFORMAZIONI     

02/88.46.37.24 | www.mudec.it

BIGLIETTI   

Intero € 14,00 | Ridotto € 12,00

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

www.ticket24ore.it | Tel. +39 0254917

Come da Comune di Milano.


Paul Klee primitivismo MUDEC Milano

Milano: mostra “Paul Klee. Alle origini dell’arte” al MUDEC

Cultura

Mudec, una mostra racconta il viaggio di Paul Klee "Alle origini dell’arte"

Milano, 30 ottobre 2018 – Apre al pubblico, nelle sale del MuDeC-Museo delle Culture, la mostra “Paul Klee. Alle origini dell’arte”. L'esposizione, a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch, presenta un’ampia selezione di opere di Klee scelte sulla base della ricerca “primitivista” che animò la sua intera produzione artistica.

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE che ne è anche il produttore, la mostra, aperta fino al 3 marzo 2019 presenta  un centinaio di opere dell’autore, provenienti da importanti musei e collezioni private europee, e conta su un'importante collaborazione del Zentrum Paul Klee di Berna.

“La collaborazione tra Amministrazione Comunale e 24 Ore Cultura ha sviluppato una strategia di programmazione al MuDeC che interseca, con grande attenzione alla qualità della ricerca scientifica e curatoriale, l'attività espositiva e la valorizzazione della preziosa collezione permanente del Museo - dichiara l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno - . La centralità del MuDeC nella rete di collaborazioni internazionali assicura anche il contributo di istituzioni artistiche e culturali di tutto il mondo, per progetti espositivi di respiro sempre più ampio, e di grande bellezza“.

Il concetto di “primitivismo” in Klee assume connotazioni diverse rispetto a quelle comunemente utilizzate a proposito delle avanguardie storiche. L’interesse per tutto quanto, in arte, è “selvaggio” e “primitivo” si desta in Klee in coincidenza con il suo primo viaggio in Italia e la scoperta dell’arte paleocristiana a Roma, tra l’autunno del 1901 e la primavera del 1902.

In seguito al viaggio in Italia Klee si considererà un “epigono”: vale a dire ultimo nato, erede tardivo di un’illustre civiltà giunta al tramonto. E questa conclusione non lo abbandonerà mai in seguito, spingendolo a trasformare, come lui stesso racconta nei suoi diari, la delusione in “stile”.

Klee viene presentato sia attraverso le sue opere astratte e policrome, conosciute e amate dal grande pubblico, sia attraverso i suoi meno noti lavori caricaturali; al tempo stesso, puntuali ricerche sulle fonti, sui repertori iconografici e formali e sui documenti testuali danno conto della complessità del sostrato culturale dell’artista, della vastità della sua produzione e dell’ampiezza delle tecniche da lui utilizzate.

Le sezioni in cui verrà suddivisa la mostra racconteranno il suo processo di formazione artistica. Dalla caricatura al periodo in cui Klee si definisce anche “illustratore cosmico”; a un primitivismo di tipo “epigrafico”, la cui sezione di riferimento non a caso verrà intitolata “alfabeti e geroglifiche d’invenzione”. Una sezione sarà dedicata al teatrino di marionette che Klee aveva costruito per il figlio Felix, a testimonianza del suo interesse per l’espressività infantile e quindi per le origini primordiali dell’arte che l’autore, coerentemente con il suo tempo, riteneva dovessero cercarsi nelle espressioni artistiche di alcune popolazioni di interesse etnografico. Insieme a esemplari di marionette verrà presentata una selezione delle opere etnografiche del MuDeC. I manufatti extraeuropei, lungi dal fornire un elemento di comparazione diretta con i lavori di Klee, riferiscono di come l’artista si sia avvicinato, abbia corrisposto con l’universo fantastico, antropologico e stilistico delle arti extraeuropee.
Infine, la sezione dedicata a “policromie e astrazione” designa un diverso insieme di opere, caratterizzate, oltreché dal rigoroso disegno geometrico per lo più associato a motivi architettonici, dalla trasparenza di differenti velature di colore.

INFO
SEDE ESPOSITIVA: MUDEC – Museo delle Culture di Milano (Via Tortona, 56)
ORARI: Lun 14.30 ‐19.30 | Mar, Mer, Ven, Dom 09.30 ‐ 19.30 | Gio, Sab 9.30‐22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
BIGLIETTI: Intero € 14,00 | Ridotto € 12,00
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: www.ticket24ore.it | Tel. +39 0254917

 

 

Come da Comune di Milano.


Milano: aprono al pubblico le mostre di Frida Kahlo al MUDEC

MUDEC

Dal 1 febbraio aprono al pubblico le mostre di Frida Kahlo

“Frida Kahlo. Oltre il mito”, la grande antologica sull’artista messicana più famosa e acclamata al mondo, e “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo”, saranno allestite negli spazi del MUDEC fino al 3 giugno 2018.

Milano, 31 gennaio 2018 – Aprono al pubblico da domani, giovedì 1° febbraio, “Frida Kahlo. Oltre il mito”, la grande antologica sull’artista messicana più famosa e acclamata al mondo, e “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo”, allestite fino al 3 giugno 2018 negli spazi del MUDEC.

Promossa dal Comune di Milano e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, “Frida Kahlo. Oltre il mito” porta in Italia più di cento opere tra dipinti (una cinquantina), disegni e fotografie. Frutto di sei anni di studi e ricerche, ha l’obiettivo di delineare una nuova chiave di lettura dell’artista, evitando ricostruzioni forzate, interpretazioni sistematiche o letture biografiche semplificatrici.

La mostra riunisce in un’unica sede espositiva, per la prima volta in Italia e dopo quindici anni dall’ultima volta, tutte le opere provenienti dal Museo “Dolores Olmedo” di Città del Messico e dalla “Jacques and Natasha Gelman Collection”, le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo, insieme a prestiti di diversi musei internazionali che permetteranno di ammirare alcuni dei capolavori dell’artista messicana mai visti nel nostro Paese (tra questi il Phoenix Art Museum, il Madison Museum of Contemporary Art e la Buffalo Albright-Knox Art Gallery).

“Frida Kahlo. Oltre il mito” intende superare la visione semplicistica del lavoro dell’artista messicana, derivata dall’intreccio inestricabile tra la sua vita e la sua opera, dimostrando che per un’analisi seria e approfondita della sua poetica è necessario spingersi al di là dei limiti della sua biografia superando il mito consolidato e alimentato dalle mode degli ultimi decenni.

Afferma Diego Sileo, curatore della mostra, conservatore del PAC e storico dell’arte specializzato in arte contemporanea latinoamericana: “Per quanto possa sembrare paradossale, è proprio il gran numero di eventi espositivi dedicati a Frida Kahlo che ha portato ad ideare questo nuovo progetto perché - contrariamente a quanto appare - la leggenda che si è creata attorno alla vita dell’artista è spesso servita solo ad offuscare l’effettiva conoscenza della sua poetica. Fino ad oggi la maggior parte delle mostre su Frida Kahlo si sono infatti limitate ad analizzare, con una certa morbosità, i suoi oscuri traumi familiari, la sua tormentata relazione con Diego Rivera, il suo desiderio frustrato di essere madre, e la sua tragica lotta contro la malattia. Nel migliore dei casi la sua pittura è stata interpretata come un semplice riflesso delle sue vicissitudini personali o, nell’ambito di una sorta di psicoanalisi amatoriale, come un sintomo dei suoi conflitti e disequilibri interni. L’opera si è vista quindi radicalmente rimpiazzata dalla vita e l’artista irrimediabilmente ingoiata dal mito”.

Il percorso espositivo rivela come Frida Kahlo nasconda ancora molti segreti e propone - attraverso fonti e documenti inediti ritrovati nel 2007 nell’archivio di Casa Azul (dimora dell’artista a Città del Messico) e da altri importanti archivi, qui presenti per la prima volta, con materiali sorprendenti e rivoluzionari (archivio di Isolda Kahlo, archivio di Miguel N. Lira, archivio di Alejandro Gomez Arias) - nuove chiavi di lettura della sua produzione.

I temi portanti della sua ispirazione artistica - come la ricerca costante della propria identità di donna e di artista, l’affermazione della “messicanità”, la sofferenza fisica, la sua leggendaria forma di resilienza - si riflettono nel progetto d’allestimento della mostra, che si sviluppa attraverso quattro sezioni: Donna, Terra, Politica e Dolore.

Nelle due lunghe vetrine curve che si affacciano sulla nuvola centrale del MUDEC, in perfetto dialogo con la mostra “Frida Kahlo. Oltre il mito”, si snoda il percorso dedicato a “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo”, visitabile gratuitamente.

Carolina Orsini, conservatore delle Raccolte Extraeuropee del Museo, e Davide Domenici, antropologo specialista di archeologia e storia dell’America indigena, hanno allestito una mostra-approfondimento che esplora appunto l’archeologia messicana attraverso un racconto fatto di oggetti archeologici ed etnografici di area mesoamericana provenienti dalla collezione permanente del MUDEC, in grado di dimostrare come il mondo indigeno e il passato precolombiano abbiano costituito elementi fondamentali della pratica artistica dell’artista messicana.

Sculture azteche, figurine fittili teotihuacane e ceramiche del Messico occidentale costituirono infatti per Frida Kahlo un lessico al tempo stesso identitario ed estetico, un patrimonio di forme e significati che permise all’artista di esprimere quella “messicanità” che - come si nota nella parallela mostra “Oltre il mito” - costituì uno dei temi portanti della sua opera e di quella vera e propria performance artistica che fu la sua vita.

La mostra si articola in una serie di sezioni dedicate al ruolo che il mondo indigeno e la riscoperta archeologica del suo passato precolombiano ebbero nella costruzione della nazione post-rivoluzionaria; al collezionismo di oggetti archeologici da parte di Frida Kahlo e Diego Rivera e alla loro riscoperta dell’estetica precolombiana; e alla “costruzione” dell’immagine di Frida Kahlo mediante il frequente uso, documentato da foto storiche, di abiti etnici e di antichi gioielli di giada.

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Milano: è dedicato all’Egitto l’autunno del Museo delle Culture

MUDEC

È dedicato all’Egitto l’autunno del Museo delle Culture

Una grande mostra dedicata al Faraone Amenofi II e all’età dell’oro dell’antico Egitto, una ”Egypt Room” per raccontare la storia dei rapporti tra Milano e l’Egitto e il concorso video “Dal Nilo al Naviglio”.

Milano, 12 settembre 2017 – Il MUDEC torna a raccontare la Storia e le sue trasformazioni, le culture antiche e le civiltà native, le migrazioni dei popoli e gli scambi culturali, i viaggi di celebri esploratori e le grandi scoperte archeologiche.

Da domani e fino al 7 gennaio, la mostra “Egitto. La straordinaria scoperta del Faraone Amenofi II”, narra al visitatore il racconto della vita e della figura del faraone Amenofi II, vissuto tra il 1427 e il 1401 a.C. durante la XVIII dinastia (1550 – 1295 a.C.), sovrano di una corte sfarzosa e protagonista di un’epoca storica straordinariamente ricca. La mostra si propone l’intento di raccontare al pubblico una doppia ‘riscoperta’: quella della figura storica del faraone Amenofi II, spesso ingiustamente oscurata dalla fama del padre Thutmosi III; e la ‘riscoperta’ archeologica del grande ritrovamento nella Valle dei Re della tomba di Amenofi II, ricostruita in scala 1:1 nelle sale del Museo delle Culture.

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, l’esposizione è curata dagli egittologi Patrizia Piacentini e Christian Orsenigo ed espone reperti provenienti dalle più importanti collezioni egizie diffuse in tutto il mondo: dal Museo Egizio del Cairo al Rijksmuseum van Oudheden di Leida, dal Kunsthistorisches Museum di Vienna al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Da queste realtà museali e anche da collezioni private provengono statue, stele, armi, oggetti della vita quotidiana, corredi funerari e mummie. L’apparato multimediale e scenografico presente nelle sale della mostra, infine, evoca le atmosfere dei paesaggi egiziani del II millennio a.C., trasforma l’esposizione in un’esperienza immersiva.

Importante il contributo dato alla mostra dalla Raccolta Egizia del Comune di Milano, che arricchisce il percorso espositivo della mostra con oltre venti opere, tra cui alcuni sarcofagi, e da segnalare lo svolgersi in contemporanea presso il Civico Museo Archeologico di Corso Magenta della mostra "Milano in Egitto. Gli scavi di Achille Vogliano nel Fayum", prorogata fino ad aprile 2018, complementare alla mostra del Mudec poiché presenta il volto multietnico e multiculturale dell'Egitto tardo (epoca greco-romana), felice incontro tra la millenaria cultura egizia e il mondo classico.

Sia la mostra presso il Museo Archeologico che la collaborazione con il Mudec sono state pensate in occasione della chiusura temporanea per ristrutturazione delle sale del Museo Egizio del Castello, che riapriranno al pubblico con un allestimento completamente rinnovato nell'estate dell'anno prossimo.

Ad allargare lo sguardo sulla cultura egiziana, e sui rapporti tra la nostra città e la comunità egiziana – la più popolosa del mondo arabo a Milano con oltre 40mila persone – ha pensato lo staff del Museo delle Culture insieme all’ufficio Reti e Cooperazione Culturale del Comune, in collaborazione con le associazioni rappresentative delle comunità internazionali presenti a Milano.

Dopo la prima edizione, nel 2015, dedicata ad Eritrea/Etiopia e la seconda alla comunità cinese e a “Un secolo di Cinesi a Milano”, il focus di Milano Città Mondo#03, ospitato nello spazio Khaled al Asaad, sarà dedicato all’Egitto.

Il progetto, coordinato da un comitato scientifico di esperti, si inaugura con una “Egypt Room” che, dal 13 settembre al 7 gennaio 2018, racconterà la storia dei rapporti tra la città di Milano e l’Egitto attraverso interviste a testimoni diretti dell’oggi e del passato, fotografie, filmati e suoni, attentamente orchestrati nell’opera video di Prospekt Phographers.

A partire da ottobre, poi, saranno proposti incontri di narrativa e poesia, fiabe egiziane per bambini, laboratori di cucina e spezie, film, dibattiti su temi sociali e civili di attualità e momenti di apprendimento delle sonorità della lingua araba e del vocabolario di base – “l’arabo in 150 parole” che verrà promosso in brevi appuntamenti settimanali. E ancora lezioni di calligrafia o disegni corporali con la henna e altro ancora. Non mancherà la scena underground italo-egiziana, la musica, un focus sulle arti visive e un concorso video promosso da Docucity, Documentare La Città' (Università degli Studi di Milano) in collaborazione con CTU (Unimi) che ha per titolo “Dal Nilo al Naviglio” e prende il via dal 12 settembre con la pubblicazione del bando. La scadenza per la partecipazione è il 20 novembre.

La visione pubblica dei filmati selezionati e la premiazione si svolgeranno al Mudec nel mese di gennaio 2018.

Il calendario delle iniziative che compongono il public program di Milano Città Mondo #03 Egitto sarà disponibile online e in versione cartacea a partire dal mese di ottobre e le attività, tutte ad ingresso libero, si svolgeranno fino ai primi mesi del 2018.

Come da Comune di Milano.


Milano: collezione etnografica permanente del Mudec, gratuita fino a fine anno

Cultura

La collezione etnografica permanente del Mudec resta gratuita fino a fine anno

Milano, 31 agosto 2017 - Visto il grande successo dell’offerta complessiva del Mudec dalla sua apertura, il Comune di Milano ha deciso di mantenere le medesime modalità di accesso al museo rinnovando la gratuità del biglietto d’ingresso alla propria collezione permanente, cuore e identità del Museo delle culture milanese. Sarà possibile visitare gratuitamente le quattro sale della Collezione Permanente al primo piano del Museo ancora fino al 31 dicembre 2017.

La decisione di continuare a rendere accessibile a tutti gratuitamente questo patrimonio artistico-etnografico di estremo valore e importanza per la città di Milano è coerente con il messaggio di spirito di apertura verso la comunità che il Comune ha voluto dare fin dall’inizio, nel 2015, quando i molti nuclei delle Raccolte che compongono la Collezione del Mudec diventarono un percorso espositivo ricco di oltre 200 oggetti, organico e ragionato, che propone una collezione etnografica completamente restaurata.

Negli anni, alla collezione permanente si sono affiancate mostre temporanee che hanno valorizzato ulteriormente il patrimonio museale. Anche per l’autunno 2017 la programmazione del Mudec darà ampio spazio a una parte della collezione permanente solitamente conservata nei depositi museali.

Grazie infatti alla mostra “Eravamo cacciatori di teste. Riti, vita e arte delle popolazioni Asmat” nello spazio “Focus” saranno esposti al pubblico gli oggetti e le opere d’arte provenienti dalla provincia Papua dell’Indonesia appartenenti alla collezione Leigheb-Fiore, acquisita dal Mudec nel 2015, e quelli della collezione Fardella-Azzaroli, in comodato presso il Museo.

Inoltre una selezione di opere, provenienti da tutto il mondo e recentemente donate o acquisite dal Comune, sarà esposta in un nuovo spazio dedicato ai mecenati del museo. Entrambe le esposizioni inaugureranno martedì 26 settembre e saranno aperte al pubblico dal 27 settembre.

Motivo in più, per chi non l’avesse ancora fatto, di visitare le civiche raccolte etnografiche del Mudec, patrimonio della Città di Milano, e di conoscere un momento così importante e unico della storia del collezionismo meneghino.

Come da Comune di Milano.


Milano: abitare il museo, pratiche di protagonismo culturale dei cittadini

Mudec POP

Abitare il museo, pratiche di protagonismo culturale dei cittadini

Milano, 26 maggio 2017 - Nell’ambito del progetto MUDEC POP (popoli, oggetti, partecipazione), co-finanziato da Fondazione Cariplo, l’associazione Città Mondo in partenariato con ABCittà - società cooperativa sociale ONLUS - e Direzione Cultura del Comune di Milano, presentano Abitare il museo, un palinsesto di eventi culturali al Mudec - Museo delle culture di Milano - in programma il 27 Maggio, il 23 e 24 Giugno 2017.

Gli eventi previsti per sabato 27 maggio.

Biblioteca vivente
I libri della Biblioteca Vivente sono “libri umani”, consapevoli di appartenere a gruppi di solito minoritari soggetti a stereotipi e/o pregiudizi che si rendono disponibili a raccontare episodi della propria storia biografica ad altri, per aggredire i tanti, troppi, pregiudizi che circolano ormai indisturbati e normalizzati attorno a stranieri, immigrazione, culture.

Sulla Scena
Performance con illustrazione della storia del Jazz attraverso l'etnografia delle sue percussioni: dall'Africa all'America Centrale e del Sud (Brasile, Argentina) all’Europa, si susseguiranno tipiche percussioni e brani jazz che le utilizzano. Si terminerà con il pianoforte, come strumento percussivo Europeo. Il tutto accompagnerà la conferenza che introdurrà gli aspetti etnografici delle percussioni, con proiezione di immagini e, tramite l'esibizione di alcuni tra gli strumenti musicali pertinenti provenienti dalle collezioni del MUDEC.

Social Mudec
Propone contenuti culturali fruibili tramite le nuove tecnologie, elaborando i significati e i simboli del patrimonio del Museo e delle culture presenti a Milano. Dalle 14:00 si assisterà alle installazioni dell’Albero della spiritualità, di Breakout - la logica dell’essere umano, delle Social Flags, dei tailleur, dei costumi andini e amazzonici, alla proiezione dei video “Our World e Color Muud”, alla distribuzione dei segnalibri Mudecchiamo e infine all’angolo origami. Dalle 18:00 alle 18.30: Abrazo cultural - Abbraccio delle culture.

Come da Comune di Milano.


Milano diventa “Dino-polis” con mostre e percorsi dedicati all’evoluzione dei dinosauri

Cultura

Milano diventa “Dino-polis” con mostre e percorsi dedicati all’evoluzione dei dinosauri al Mudec e al Museo civico di storia naturale

Milano, 21 marzo 2017 – Dopo la mostra Homo Sapiens, Il Mudec Museo delle culture prosegue il racconto del tempo precedente la storia dell’uomo con il progetto “Dino-polis”, che coinvolge anche il Museo civico di Storia Naturale in una importante esposizione scientifica sull’evoluzione dei dinosauri, dalle origini fino alla loro estinzione.

La storia grandi sauri viene illustrata, sia dal punto di vista naturalistico che da quello antropologico, attraverso due diverse esposizioni al Mudec: “Dinosauri. Giganti dall’Argentina”, che racconterà ai visitatori l’intera storia dell’evoluzione dei dinosauri attraverso preziosi reperti provenienti dall’Argentina; “Rex and the city. I sauri e noi”, allestita nello spazio Focus, che darà ai visitatori la possibilità di riflettere sulla figura del dinosauro nell’immaginario culturale collettivo, nel corso dei secoli.

Entrambe aperte al pubblico dal 22 marzo al 9 luglio, le mostre sono allestite al primo piano del Museo.

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Al Mudec due mostre su Kandinskij e storia della comunità cinese a Milano

Cultura

Da domani (N.d.R.: oggi) al Mudec due mostre raccontano un inedito Kandinskij e la storia della comunità cinese a Milano dal 1906

“Kandinskij, il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione”, dal 15 marzo al 9 luglio nelle sale espositive al primo piano, e “Chinamen. Un secolo di cinesi a Milano” dal 15 marzo al 17 aprile nello spazio Khaled alAsaad.

Milano, 14 marzo 2017 – Da domani il Mudec apre le porte dei suoi spazi espositivi temporanei a due nuove mostre, molto diverse tra loro ma entrambe tese alla valorizzazione dell’importanza dei contributi culturali provenienti da ogni parte del mondo per la nascita di nuovi linguaggi e per la crescita di comunità culturalmente più ricche e aperte al dialogo.

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Milano, MUDEC: presentate prime mostre e attività autunnali

Cultura

Mudec, presentate oggi (ieri, NdR) le prime mostre e attività dell’autunno

Del Corno: “Un programma importante e perfettamente coerente con lo spirito che anima l’attività del Mudec, dedicato alla conoscenza e al dialogo tra tutte le culture del mondo”. ‘Homo Sapiens’ racconta la nuova storia dell’evoluzione umana e ‘Salone Ducale’ stupisce con l’intreccio creativo tra tradizione maori e materiali ultramoderni

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Milano, 29 settembre 2016 – “L’avvio dell’autunno del MUDEC, il Museo che Milano ha dedicato alla conoscenza e al dialogo tra tutte le culture del mondo, propone un programma importante e perfettamente coerente con lo spirito che anima l’attività di questo centro di ricerca multidisciplinare, reso vivo e stabile attraverso la presenza e le attività del Forum e dell’Associazione Città Mondo che riunisce centinaia di associazioni rappresentative delle numerosissime comunità internazionali che abitano la nostra città – così l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno commentando la presentazione delle mostre autunnali del MUDEC.

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Milano: un anno per visitare gratuitamente la collezione permanente del Mudec

Mudec

Ancora un anno per visitare gratuitamente la collezione permanente del museo

Mostre, focus, workshop gratuiti con artisti e nuovi progetti per confermare l’identità di luogo di incontro di tutte le culture del mondo. Dal 28 ottobre 2015, 90mila persone hanno già visitato la Collezione Permanente; staccati complessivamente 420mila biglietti tra Collezione e mostre

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Milano, 3 agosto 2016 – La Collezione Permanente del Mudec, il Museo delle Culture inaugurato lo scorso 27 ottobre, potrà essere visitata con ingresso gratuito fino al 31 agosto 2017. La Giunta ha infatti deciso di prorogare la gratuità dell’ingresso per un altro anno, dopo il successo della sperimentazione per i primi dieci mesi di vita del Mudec.

La Collezione Permanente, che presenta una selezione del patrimonio etno-antropologico delle raccolte civiche, rappresenta il cuore del Museo con una selezione di oltre 200 preziose testimonianze di culture provenienti da medio ed estremo Oriente, America meridionale e centrale, Africa occidentale e centrale, Sud Est asiatico e Oceania, coprendo un arco cronologico che va dal 2000 a.C. (Perù preispanico) al Novecento.

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