Andrea Padova per "Passione e impeto" di Palermo Classica winter

PALERMO CLASSICA winter

PASSIONE E IMPETO | Rachmaninov  Tchaikovsky  Liszt

Domenica 17 febbraio | Andrea Padova

Si ritorna al pianoforte solista con l’italiano Andrea Padova – indicato nel 2008 dalla rivista Insound come “una delle figure più interessanti del panorama pianistico contemporaneo - pronto a misurarsi con le trascrizioni di Liszt da Wagner e Verdi. Il concerto del pianista italiano è in programma per Palermo Classica, stasera (domenica 17 febbraio) alle 19 nella chiesa di San Mattia ai Crociferi, alla Kalsa.

Tutto dedicato a Liszt il programma di Andrea Padova che abbandona seppur momentaneamente l’amatissimo Bach: che parte dalla convinzione che al compositore ungherese ci lega di fatto il suo grandissimo amore per Wagner, visto che con le sue trascrizioni pianistiche è riuscito a divulgare la grandezza di  opere comeTannhauser, Lohegrin e Olandese volante. In questo caso, Padova  avvia il concerto con un omaggio al melodramma, con “Reminiscenze” sul “Simon Boccanegra” di Verdi. La leggerezza dimenticata nella vecchiaia del “Valzer Obliée n.1”, il peso del sogno si sciolgono tra i giochi d'acqua a Villa d'Este e sfociano nella prima delle “12 Rapsodie Ungheresi per pianoforte”; vero riflesso di contrasti emotivi. Andrea Padova è attualmente impegnato nell’incisione in cd e dvd dell’Integrale delle Sonate per pianoforte di Mozart (Limen). Biglietto: 14,50 euro.

 

Programma concerto

 

Wagner/Liszt

Il sogno di Elsa  (dal Lohengrin)

Il Canto delle filatrici (dall'Olandese Volante)

Oh, Mia Dolce Stella della Sera  (dal Tannhäuser)

Ballata (dall'Olandese Volante)

Verdi/Liszt

Reminiscenze dal Boccanegra

Liszt

Valzer Dimenticato No. 1, S. 215

La Lugubre Gondola (2nd version) S. 134

Anni di pellegrinaggio, Terzo Anno:  No. 4 "Giochi D'Acqua a Villa d'Este"

Rapsodia Ungherese No. 1

 

Andrea Padova

Andrea Padova si è imposto all’attenzione della critica vincendo nel 1995 il “J.S.Bach Internationaler Klavierwettbewerb”. Da allora ha tenuto concerti in tutto il mondo, dalla Scala di Milano alla Carnegie Hall di New York, dal Gasteig di Monaco di Baviera alla Tokyo Opera City Concert Hall. E’ considerato uno dei più innovativi interpreti delle opere di Bach; ha in repertorio oltre 60 concerti per pianoforte e orchestra, dall’integrale dei concerti di Bach al Novecento; e ha lavorato intensamente come interprete nel campo della musica contemporanea con compositori come Pierre Boulez (Festival d’Avignon – Radio France, 1988) e Leonard Bernstein (Orchestra Nazionale di S. Cecilia, 1989). Del suo cd dedicato alle “Variazioni Goldberg” di Bach (Stradivarius, 2015), il Washington Post scrive che “trasmette il senso di superare con successo i limiti delle possibilità umane”. Nel 2005 il suo disco dedicato a composizioni di Ferruccio Busoni ha ottenuto riconoscimenti, tra gli altri, di “Gramophone”. E’ attualmente impegnato nell’incisione in cd e dvd dell’Integrale delle Sonate per pianoforte di Mozart (Limen).

E’ docente di pianoforte e pianoforte storico nel Conservatorio “Boito” di Parma. Spesso invitato a tenere master class in Europa, Stati Uniti e Giappone, è stato presidente o membro delle giurie dei Concorsi Internazionali Pianistici “Bach”” (Würzburg), “Thalberg” (Napoli) “Porrino” (Cagliari) “Liszt-Zanfi” (Parma) Coppa Pianisti di Osimo.

 

Andrea PadovaPROSSIMI CONCERTI. Il prossimo appuntamento di Palermo Classica sarà tra una settimana, domenica 24 febbraio, alle 19 con un recital del duo formato dal pianista Onofrio Gallina e dal contralto russo Oksana Lazareva. Eseguiranno lieder di Rachmaninov e di Tchaikovsky

 

I biglietti (da 8 a 14,50 euro; abbonamenti da 50 euro) si acquistano presso l'Accademia Palermo Classica in via Paolo Paternostro, 94; online sul circuito CiaoTickets.com; la sera stessa del concerto alla chiesa di San Mattia dei Crociferi. Info: 091.332208 | 366.4226337 | www.palermoclassica.it.

 

 

PROGRAMMA WINTER SEASON PALERMO CLASSICA 2018/2019

 

17 febbraio, ore 19

Andrea Padova, piano

 

Wagner/Liszt

Il sogno di Elsa  (dal Lohengrin)

Il Canto delle filatrici (dall'Olandese Volante)

Oh, Mia Dolce Stella della Sera  (dal Tannhäuser)

Ballata (dall'Olandese Volante)

Verdi/Liszt

Reminiscenze dal Boccanegra

Liszt

Valzer Dimenticato No. 1, S. 215

La Lugubre Gondola (2nd version) S. 134

Anni di pellegrinaggio, Terzo Anno:  No. 4 "Giochi D'Acqua a Villa d'Este"

Rapsodia Ungherese No. 1

 

24 febbraio, ore 19

Onofrio Gallina, piano

Oksana Lazareva, contralto

 

Rachmanivov

Lila  Op. 21 No. 5

Le Margherite  Op. 38 No. 3

La Notte è Triste  Op. 26 No. 12

Le Acque Primaverili Op. 14 No.11

Lei è Più Bella del Giorno Op. 14v No. 9

Nel Silenzio della Notte  Op. 4 No. 3

Oh, Non Cantare, Bellezza Op. 4 n. 4

Tchaikovsky

Perchè? Op. 28 No.3

Splendevano miti le stelle Per Noi Op. 60 No. 12

Solo Chi Conosce la Nostalgia Op. 6 No. 6

Serenata di Don Giovanni Op. 38 No. 1

Aspetta Ancora Op. 16 No. 2

Pianto della sposa

Non una Parola, Amico Mio Op. 6 No. 2

 

3 marzo, ore 19

Kristina Miller, piano

 

Tchaikovsky

Sonata in Sol maggiore per pianoforte Op. 37

Rachmaninov

Momenti musicali Op. 16 No. 3&4

Polka di V.R.

Tchaikovsky

Valzer Sentimentale, Op. 51 No. 6

Liszt

Rapsodia Ungherese No. 2, S. 244 (con cadenza di Rachmaninov)

 

10 marzo, ore 19

Franck Laurent-Grandpré,  piano

 

F.-Grandpré

Estratti di Sagrada Familia

Wagner/Liszt

Morte d'Amore (da Tristano e Isotta)

Tchaikovsky

Le Stagioni No. 6 "Giugno"

Le Stagioni No. 12 "Dicembre"

Rachmaninov

Preludio Op. 3 No. 2

10 preludi Op. 23

Dom 17/03/2019

Tchaikovsky

Le Stagioni Op. 37

Rachmaninov

Elegia Op. 3 No. 1

Liszt

Venezia e Napoli, S. 162

Parafrasi sul Rigoletto di Verdi

Reminescenze dal Don Giovanni di Mozart

Marton Kiss,piano

 

24 marzo, ore 19

Stéphanie Elbaz, piano

 

Tchaikovsky

Romanza Op. 19

Le Stagioni Op. 37 No. 4"Aprile"

Rachmaninov

Preludio in Si bemolle Maggiore Op. 23 No. 2

Momento Musicale No. 1 Op. 16

Preludio Op. 3 No. 2

Momenti musicali Op. 16 No. 4

Preludio Op. 23 No. 5

Verdi/Liszt

Parafrasi dal Rigoletto S. 434

Schubert/Liszt

Margherita all'Arcolaio  S. 558 No. 8

Liszt

Campanella (Grandi studi di Paganini S. 141 No. 3)

Mendelssohn/Liszt

Sulle Ali del Canto, S. 547

Liszt

Rapsodia Ungherese No. 2

 

31 marzo, ore 19

Anna Kurasawa, piano

 

Tchaikovsky

Album per Infanti  Op. 39

Liszt

Rapsodia Spagnola S. 254

Rachmaninov

Quadri-studio Op. 39 No.1,2,3,4,5,9

 

7 aprile, ore 19

Primavera Shima, piano

 

Rachmaninov

Variazioni Corelli Op. 42

Liszt

Ballata No. 2

Tchaikovsky

Dumka

Wagner/Liszt

Tannhauser

 

Testo e immagini da Ufficio stampa Palermo Classica


"Selinunte: Music from Myths" con Salvo Ferrara al Museo Salinas

Un luogo dell’anima. Che da un lato abbraccia la storia

e dall’altro saluta la città.

SELINUNTE: MUSIC FROM MYTHS

È una grande emozione per me essere qui, al cospetto del più importante complesso scultoreo dei Greci d’Occidente, un luogo che possiede un’identità storica, che ci rappresenta come popolo e risale a 5 secoli prima della venuta di Cristo. Un luogo importante per Palermo e la Sicilia. Un luogo, come il Museo Salinas, definito dal Corriere della Sera “uno tra i 10 musei più belli del mondo accanto al British Museum di Londra e al Pergamon museum di Berlino”. (Salvo Ferrara, Compositore)

Le Metope di Selinunte, dopo 2.500 anni, continuano ad ispirare: il musicista Salvo Ferrara si è esibito l’8 febbraio 2019 in “Selinunte: Music from Myths”, progetto realizzato in coproduzione col Museo Salinas. Nella Sala delle Metope al cospetto del più importante complesso scultoreo dei Greci d’Occidente l’ensemble ha eseguito otto brani che compongono “Selinunte: Music from Myths”, formata da un quartetto d’archi, dallo stesso Salvo Ferrara al pianoforte/synths/sequencers, e da un polistrumentista ai fiati. La scelta dell’organico è funzionale al conseguimento del miglior risultato in termini di sound e resa del mood.

LA CONNESSIONE ARTISTICA: SUONO – OPERA D’ARTE

Queste connessioni artistiche, già esplorate più di un secolo fa dal musicista polacco Karol Szymanowsky che, nel 1915, dedicò alle metope una composizione per pianoforte, vengono oggi riproposte – per la prima volta - in chiave contemporanea grazie alla sensibilità creativa di Salvo Ferrara e grazie alla visione dell’istituzione museale, orientata verso un’offerta culturale che privilegia la commistione dei linguaggi e il dialogo tra l’uomo e l’opera d’arte” (Francesca Spatafora, Direttore del Museo Salinas)

I componenti del quartetto Modern Time Ensemble

Salvo Ferrara: Pianoforte, Sintetizzatore

Fabio Ferrara: 1st Violin

Pippo Di Chiara: 2nd Violin, Keyboard

Gaspare D'amato: Viola

Andrea Rigano: Cello

Agostino Cirrito: Sax, Akay Ewi

Cristiano Nasta: sound, live set-up programming

BRANI

Il lineup proposto alterna momenti evocativi ad episodi ritmicamente incalzanti: i brani, proposti senza soluzione di continuità, saranno intervallati da un leit motiv (Ghost) dalle tinte tipicamente modern classic.

In Hera e Selinus, si ritrovano tutte le caratteristiche sopra descritte: nuclei di limpida sobrietà vengono progressivamente dilatati e ricodificati per essere condotti in un ambiente sonoro decisamente contemporaneo; Kore è l’intreccio incalzante di un pattern esposto ora dallo strumento elettronico, ora dal quartetto d’archi in un crescendo che conduce ad un finale inatteso; Leftovers è un brano minimal, dall’atmosfera ipnotica sostenuta delicatamente da cellule ritmiche ambient; Restart è un episodio lirico ma allo stesso tempo pervaso da tensione, la cui melodia viene esaltata dalla timbrica suggestiva dell’ewi; Solid Roots cattura con i suoi richiami etnici ed il tempo composto, sulla base di una armonia ardita ma allo stesso tempo spiccatamente arcaica; Calypso condensa in tre differenti momenti la complessità compositiva e esecutiva attraverso una intro, una parte centrale elegiaca ed un finale travolgente che conclude l’ascolto.

Salvo Ferrara - INSPIRED BY MYTHS

Il concept è incentrato sul tema del rapporto fra suoni e mitologia, fra percezione uditiva e suggestione visiva, estendendo il concetto di classicità in un approccio creativo aperto alle moderne tecnologie di audio produzione.

Il prodotto finale si colloca all’interno del movimento, affermatosi da qualche anno nel nord Europa, noto come “post-modern”, i cui esponenti di spicco (es. Olafur Arnalds e Nils Frahm) hanno determinato un profondo mutamento culturale rendendo “pop” ciò che pochi anni prima era considerato nicchia.

Salvo Ferrara pone fuori da schemi preordinati il materiale sonoro oggetto della propria scrittura, nell’intento di superare la definizione di “genere”; le composizioni sono frutto di un processo compositivo che prende origine da armonie e melodie nate sulla tastiera del pianoforte, per poi evolversi grazie all’apporto degli strumenti ad arco e delle suggestioni sonore generate dall’utilizzo dei moderni campionatori. Un contenuto musicale lontano da accademiche dimostrazioni di puro tecnicismo ma, allo stesso tempo, compiutamente classico e contemporaneo.

Il suono che ne scaturisce rappresenta il segno peculiare della “laicizzazione” dell’ispirazione classica dell’autore: se l’impronta, nella sua cellula compositiva, è chiaramente orchestrale, in effetti il suo sviluppo viene sostenuto da inconsuete soluzioni timbriche e ritmiche nelle quali arpeggiatori di stampo ambient si sovrappongono a fraseggi dettati dagli archi, pads dal sapore “cinematic” fanno da sfondo a larghe melodie cantate dall’ewi (electronic wind instrument), matrici pianistiche minimaliste si animano grazie all’apporto di drum machines.

Lo spettacolo musicale, muovendo dall’ambito del cosiddetto movimento post-modern supera i confini della definizione di “genere” e il puro tecnicismo dell’esercizio di nicchia virando verso una dimensione autenticamente “pop”.

Lo spettatore sarà accompagnato dalle emozioni di momenti evocativi che si alterneranno ad episodi ritmicamente incalzanti caratterizzati da timbriche “crossover”, grazie all’impiego di apparecchiature elettroniche e strumenti acustici.

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Salvo Ferrara è un compositore di formazione classica ma di ispirazione crossover/post modern che da alcuni anni scrive musica per immagini, collaborando con prestigiose istituzioni culturali, registi e documentaristi di fama internazionale. Il suo percorso ha anche visto la pubblicazione di un CD (“WSK The Series”, tratto dall’omonimo lavoro cinematografico) che ha dato vita a WSK Music Experience, un evento emozionante in cui sono alternate proiezioni e interviste col gran finale del concerto live. Scopri qui Wsk Music Experience.

Guarda il live Concert di Salvo Ferrara a Palazzo Sambuca: 

Salvo intende e vive la musica come strumento per la condivisione di esperienze che diano luogo a progetti culturalmente innovativi, grazie al valore aggiunto dato dall’incontro fra creativi che operano in contesti artisticamente diversi. Scopri qui le sue colonne sonore.

Ascolta Stories of timeless women” per la MuseumWeek 2016

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Selinunte: music from the myths Museo Archeologico “Antonino Salinas” Palermo Salvo Ferrara


"Passione e impeto" per Palermo Classica winter: Rachmaninov, Tchaikovsky, Liszt

PALERMO CLASSICA winter

PASSIONE E IMPETO | Rachmaninov  Tchaikovsky  Liszt

Domenica 10 febbraio | Ilya Maximov

Palermo Classica winter Ilya Maximov
Julia Wesely
Piano solista a Palermo Classica con un giovane virtuoso russo che ha già al suo attivo la vittoria al prestigioso concorso Viotti.

Ilya Maximov si esibirà infatti domenica prossima (10 febbraio), alle 19 all’ex oratorio di San Mattia ai Crociferi, nel cuore della Kalsa. Maximov – che ha vinto una delle più prestigiose competizioni pianistiche al mondo, il concorso pianistico internazionale G.B. Viotti di Vercelli - si dedicherà a  Liszt e Rachmaninov. Il concerto si aprirà con i vagheggiamenti nostalgici di Liszt, che trae spunto dal mal du vivre e dai tormenti interiori del giovane Oberman, protagonista dell’omonimo romanzo dello scrittore francese Senancour. I pensieri diventano preghiera, e Liszt usa la musica per rievocare la tragica scomparsa di tre amici, sulle note dei “Funérailles”. Nella seconda parte del concerto, il giovane pianista russo si cala nei toni scuri e vigorosi di Rachmaninov e nella grande “Sonata Op. 36 No. 2”Biglietto: 14,50 euro.

 

Il concerto

 

F. Liszt

 Anni di Pellegrinaggio, Primo Anno, Svizzera, S. 160:

No. 6 "Valle d' Obermann"

Armonie Poetiche e Religiose III, S 173:

No. 7 "Funerali"

 

S. Rachmaninov

Quadri-Studio Op. 33:

No. 4 in Re Minore – Moderato

No. 8 in Sol Minore – Moderato

Sonata Op. 36 No. 2 (Ed. 1931)

I. Allegro agitato – Meno mosso

II. Non allegro – Lento – Più mosso

III. Allegro molto – Poco meno mosso – Presto 

 

Ilya Maximov copre un vasto repertorio che va dai primi classici ai compositori moderni, ma la musica per pianoforte russa ha sempre avuto un posto speciale nella sua carriera concertistica. Ha suonato nelle più importanti sale da concerto e festival in Europa, Asia e America; si è esibito alla Carnegie Hall di New York, alla Chamber Hall of Berlin Philharmonie, al Concertgebouw ad Amsterdam, al Palau de la Música a Barcellona e a quello di Valencia, alla Real Academia de Bellas Artes a Madrid, alla Salle Cortot a Parigi, a Osaka e Tokyo, Singapore, L'Avana. Si esibisce regolarmente come solista e con diverse orchestre come la Royal Scottish National Orchestra, il Teatro Carlo Felice Orchestra, la Wuhan Symphonic Orchestra, la Singapore Youth Symphonic Orchestra, l'Orchestra Simfònica del Valles, l'orchestra sinfonica dello stato degli Urali, l'Havana National Symphonic Orchestra, l'Hilton Head Symphony Orchestra. Ha collaborato con direttori come Justus Franz, James P Liu, Misha Katz, Dmitry Yablonsky, Darrell Ang e James Ross. Ilya Maximov si è diplomato al Conservatorio Superior del Liceu di Barcellona, al Royal College of Music di Londra e alla Universitat Mozarteum di Salisburgo (dove oggi isnegna), e ha studiato con famosi pianisti e pedagoghi come Stanislav Pochekin, Dmitri Alexeev e Pavel Gililov. www.ilyamaximov.com

 

PROSSIMI CONCERTI. Il prossimo appuntamento di Palermo Classica uscirà dal ciclo abituale e sarà un vero esperimento: venerdì 15 febbraio alle 21, la cantante Giuliana Di Liberto affronterà brani  rock - dai Pink Floyd ai Coldplay, dai Radiohead a Sting, dai Queen ai Muse, fino a David Bowie – accompagnata da quintetto d’archi e pianoforte.Domenica 17 febbraio, alle 19, si ritorna al pianoforte solista con l’italiano Andrea Padova – indicato nel 2008 dalla rivista Insound come “una delle figure più interessanti del panorama pianistico contemporaneo - pronto a misurarsi con le trascrizioni di Liszt da Wagner e Verdi.

I biglietti (da 8 a 14,50 euro; abbonamenti da 50 euro) si acquistano presso l'Accademia Palermo Classica in via Paolo Paternostro, 94; online sul circuito CiaoTickets.com; la sera stessa del concerto alla chiesa di San Mattia dei Crociferi. Info: 091.332208 | 366.4226337 | www.palermoclassica.it.

 Testo e immagini da Ufficio stampa Palermo Classica


pietra piuma silenzio Giornata della memoria Giorno della memoria

La pietra e la piuma. Noterelle ondivaghe sul tema del silenzio

Dove le parole finiscono

inizia la musica.

Heinrich Heine

La pietra e la piuma.

Noterelle ondivaghe sul tema del silenzio.

Divagazioni disorganiche e incoerenti da leggere a bassa voce.

Di fronte al candore lattiginoso di questa pagina bianca provo un certo sgomento. Mi accingo a scrivere parole - nere, fitte, rassicuranti - per lasciare un segno, una traccia, un’ombra. Lo spazio bianco è silenzioso e gelido, non invita ad entrare ma a restare sulla soglia. Attendere un tempo infinito. Desistere. Arretrare arrendevolmente di fronte all’impossibilità di coglierne pienamente il senso. Nel mio immaginario cromatico, l’inferno è una stanza vuota, le pareti bianche, le finestre cieche. Impossibile uscire, impossibile pensare, impossibile respirare. Il bianco mi paralizza. È una cicatrice, uno squarcio che non si rimargina e resta lì, a urlare in silenzio il suo candore. È uno spazio apparentemente innocente, come la neve che occulta il sangue rappreso sotto la sua coltre avvolgente. Come le foreste, che crescono indifferenti, affondando le radici nel marcio delle ossa. Che fine fa il bianco quando si scioglie la neve?

Campo di concentramento di Dachau, Kommandatur. Foto di Michael RoseCC BY-SA 3.0

C’era il sole quella mattina di luglio a Dachau. Un sole abbacinante che tingeva di oro i sassi del piazzale del campo. Tanti piccoli sassolini rotondi che rilucevano come coriandoli, riflettendo bagliori blasfemi. Un chiacchiericcio in sottofondo, risate mostruose di scolaresche in gita, telefonini per scattare fotografie di gruppo. Un cielo azzurro senza vergogna. Un campo di sterminio è un luogo paradossalmente affascinante. Immerso nel silenzio, abbracciato dai boschi. Costruito con criteri razionali, quasi armoniosi. Non c’è niente fuori posto, ogni cosa ha la sua funzione, logica e aberrante al tempo stesso. Ciascun elemento architettonico esprime austerità e rigore. A dominare l’immaginario geometrico il parallelepipedo: baracche, uffici, lunghi viali tra un blocco e l’altro. Le camere a gas sono defilate, per non rovinare il paesaggio con l’opprimente sentore di morte misto al puzzo di veleno per topi. I forni nelle immediate adiacenze, per velocizzare la metamorfosi in cenere. Ordine, disciplina, nessuna stortura evidente. Se non fosse per quel tacito e immane sfregio che aleggia silenzioso sulle nostre coscienze e che fatichiamo ad accantonare perché non appartiene più, ormai, solo al passato. Ritorna, riemerge, galleggia. Ma nessuno ha il coraggio di chiamarlo col suo nome. Perifrasi, lunghi giri di parole per evitare quelle giuste, quelle vere, quelle che feriscono come schegge di vetro conficcate nella carne. È il pudore degli spettatori, dei sopravvissuti, degli ignari eredi di colpe altrui.

"Grave of many thousand unknown." Foto di Alexandre GilbertCC BY-SA 4.0

Le parole sono pietre. Concrete, materiche, pesanti. Talvolta aguzze. Nella loro scabra nudità esprimono un potenziale abnorme, sottinteso nello scarto tra significante e significato, che si traduce in atto quando sono chiamate a creare, o ricreare, il mondo. Ma anche le pietre hanno un limite. Il loro peso è di ostacolo al volo. Si affacciano sulla soglia dello spazio bianco e restano sospese, immobili. Avvizziscono in attesa di un senso, che si sfilaccia sempre più di fronte all’esperienza estrema del male. Eppure innumerevoli sono le testimonianze che hanno descritto il lager, restituendoci il suo orrore senza fine in modo che potesse concretizzarsi ai nostri occhi per non dimenticare. Parole comuni, nude, secche come rami. Parole quotidiane, non particolarmente alate né leggere, radunate insieme per raccontare l’indicibile. Senza orpelli, senza infingimenti. Parole-corpi, parole-cadaveri. Parole morte che implorano memoria. Ma la memoria è labile e il tempo ingoia ogni cosa in un enorme sbadiglio universale.

A che servono più le parole? Feticci dell’intelletto, macerie della coscienza. Detriti trascinati via dalla corrente. Lingua spezzata quella che non può più infrangere il silenzio, violare il biancore di un foglio immacolato. Lingua che si muta in suono, che si appropria di un altro codice, di un altro alfabeto, di nuovi segni per colmare la voragine. Musica che, sola, valica lo spazio bianco tentando una ricomposizione del mondo. E se le parole si sono spogliate delle loro vesti più lussuose, rinunciando ad effetti speciali e a parrucche audaci, anche il linguaggio musicale si converte ad un regime di austerità sostanziale e formale, abbandonando un sentiero melodico ormai abusato e percorrendo strade secondarie, sterrate e irte di vicoli ciechi. I due blocchi etico-musicali rilevati da Adorno nella Filosofia della musica moderna non sono che la semplificazione (apparente) di ciò che resta dell’arte dopo lo squarcio mostruoso della seconda guerra mondiale. Auschwitz rappresenta il punto di non ritorno, ma anche il punto di partenza per una nuova sperimentazione dagli esiti assolutamente inattesi. Due mondi distinti, Strawinsky e Schöenberg: da un lato l’universo sonoro totalitario che schiaccia e reprime l’individuo, limitando le sue libertà, dall’altro la solitudine dell’uomo inerme che deve confrontarsi con “tutta la tenebra e la colpa del mondo”. E nel mezzo, un linguaggio musicale che risorge dalle sue stesse ceneri e crea nuove combinazioni, nuove possibilità. Si fa largo la deframmentazione melodica, l’uso della dissonanza sospesa, irrisolta; l’incedere seriale, la variazione ritmica, l’estremizzazione degli effetti dinamici. Ogni elemento strutturale esprime l’esigenza di ricostruzione, la ricerca di un equilibrio perduto che non potrà mai essere ritrovato e di cui, nel mondo dei sopravvissuti alla Storia, non resta che qualche traccia luminosa e minima da utilizzare come portafortuna.

Invito alla prima del Quatuor pour la fin du Temps, realizzato da un detenuto dello Stalag di Görlitz. Foto di Badinguet 42CC BY-SA 4.0

Lo spazio bianco è il silenzio di una pagina vuota, di una pausa di semibreve su cui aleggia un punto coronato. Sospensione ad libitum, senza fine. Silenzio denso di presagi e di occasioni perdute, di omissioni e pudori. Silenzio che è bocca spalancata avida di sangue. Ma anche bocca ammutolita di fronte alla possibilità, pur remota, di redenzione. La sequenza del Quatuor pour la fin du Temps di Olivier Messiaen appare dominata da un’idea sinestetica in cui si fa labile il confine tra suono e colore, luce e riflesso. Scandita in otto episodi musicali, che ripercorrono le tappe di un viaggio metafisico verso altezze siderali, si apre con la liturgia del cristallo: «Entre 3 et 4 heures du matin, le réveil des oiseaux: un merle ou un rossignol soliste improvise, entouré de poussières sonores, d’un halo de trilles perdus très haut dans les arbres. Transposez cela sur le plan religieux: vous aurez le silence harmonieux du ciel»1. Improvvisi bagliori luminosi, piume leggere che si librano in volo, un senso di leggerezza che si proietta verso il cielo. Suoni trasparenti, impalpabili, che scivolano tra le dita, oltrepassando i limiti della battuta, irrefrenabili, liquidi. Il ritmo sincopato, singhiozzante, tenuto a bada dal pianoforte sorregge il canto del violoncello, che si intreccia disarmonico con il violino e il clarinetto. Quartetto anomalo di destini che si incrociano nello Stalag VIII A di Görlitz, dove nel 1941, davanti a un pubblico di prigionieri del campo di lavoro, si tiene la prima esecuzione dell’opera, rielaborata e in parte composta durante la prigionia e adattata all’organico disponibile. La Préface di Messiaen contiene numerosissime indicazioni: scelte stilistiche, musicali, filosofiche, teologiche; citazioni a cui l’autore si è ispirato nel comporre e progettare la struttura dell’opera. Ciò che colpisce è la presenza di indicazioni cromatiche, visive, immaginifiche ben lontane dalla mera disquisizione tecnico-compositiva. Ancora una volta ritorna l’immagine della pietra, con la sua concretezza materica. «Musique de pierre, formidable granit sonore; irrésistible mouvement d’acier, d’énormes blocs de fureur pourpre, d’ivresse glacée»2. Il suono prende forma di acciaio, di granito, di ghiaccio. Il furore si colora di rosso vivo, il canto si eleva ad altezze inimmaginabili: il clarinetto, l’uomo che cerca il suo paradiso, si invola; il pianoforte tenta invano di bloccarne l’ascesa, gli archi si tendono nello sforzo di sfuggire alla tirannia del ritmo incalzante che straripa, inonda, travolge. E ancora gli uccelli, con le loro piume leggere, traccia infinitesimale, frammento di vetro trasparente. Ma c’è qualcosa di più potente della musica ed è l’assenza, l’anello che non tiene, la tessera mancante che non permette di completare il mosaico: quello che emerge dall’analisi della partitura è la sua struttura lipogrammatica. Ci sono note che non vengono suonate mai, neppure mai scritte. Una contrainte metaforica, determinata dalla contingenza (nel campo mancavano determinate chiavi e c’era penuria di corde per cui gli strumenti erano necessariamente ‘monchi’), che diviene emblema del mondo contemporaneo. Il lipogramma è qualcosa di perduto, mancante, assente. È la cicatrice, il buco, la voragine. È il silenzio bianco di una pagina su cui nessuno ha ancora osato scrivere.

pietra piuma silenzio Giornata della memoria Giorno della memoria
Foto di cocoparisienne

1 O. Messiaen, Préface au Quatuor pour la fin du temps, 1941. «Tra le tre e le quattro del mattino, il risveglio degli uccelli: un merlo o un usignolo solista improvvisa, circondato da polveri sonore, da un alone di trilli perduti tra le alte fronde degli alberi. Spostandosi sul piano religioso si otterrà il silenzio armonioso del cielo». (traduzione mia).

2 Ivi, «Musica di pietra, formidabile granito sonoro; irresistibile movimento d’acciaio, di enormi blocchi di furore porpora, di ebbrezza ghiacciata». (traduzione mia).


Iniziative a Milano per il Giorno della memoria

Milano è memoria

Pietre d’inciampo, performance teatrali e momenti di studio, in occasione del Giorno della memoria

In piazza Beccaria il ricordo del vigile Vacchini. Scavuzzo: “Raccontiamo la storia di chi ha scelto di opporsi all'odio e alla violenza in uno dei momenti più duri attraversati dal nostro Paese”. Domenica bandiere a mezz’asta.

Milano, 25 gennaio 2019 – Luigi Vacchini. È il ghisa milanese assassinato nel lager nazista di Ebensee, Austria, il primo aprile del ’44. A lui è dedicata la pietra d’inciampo di piazza Beccaria 19, davanti al Comando della Polizia locale di Milano, la cui cerimonia di posa si è tenuta oggi alla presenza della vicesindaco Anna Scavuzzo, del comandante della Polizia locale Marco Ciacci, dell'artista Gunter Demnig e della senatrice a vita Liliana Segre.

Un momento che rientra tra gli eventi di “Milano è memoria”, la piattaforma degli appuntamenti sulla memoria del Comune di Milano, che quest’anno conta quattro progetti sulla memoria: trenta nuove Pietre d’inciampo in memoria dei cittadini milanesi uccisi nei campi di sterminio nazisti, la cui posa è iniziata ieri e proseguirà nei prossimi giorni; il progetto Free, FREE - Non c’è futuro senza memoria | no FutuRE without RemembrancE, che verrà inaugurato domani, sabato 26 gennaio (n.d.r. oggi), dalle 16 in Darsena alla presenza della vicesindaco Scavuzzo, con l’installazione di una grande bolla all’interno della quale si terranno reading e performance teatrali; il palinsesto di appuntamenti del 27 gennaio, Giorno della memoria e infine il ciclo di tre incontri organizzati da Comune di Milano e Università degli Studi di Milano dal titolo “Milano 1919: il tempo dello sbandamento e la nascita del Fascismo”.

“Le iniziative di Milano è memoria e le trenta pietre d’inciampo che posiamo quest'anno – ha detto la vicesindaco Anna Scavuzzo - sono parte di un percorso importante che ricorda e racconta la storia di persone che hanno scelto di opporsi all'odio e alla violenza in uno dei momenti più duri attraversati dal nostro Paese, persone che hanno fatto la differenza opponendosi all'indifferenza e affermando con coraggio il rispetto per la dignità umana. Oggi al Comando della Polizia locale ricordiamo un collega, il vigile Luigi Vacchini, a cui rendiamo omaggio per la scelta che ha compiuto, per l'esempio che ha dato e per i valori che continuiamo a fare nostri nel lavoro e nella vita di ogni giorno”.

Domenica 27 gennaio, Giorno della memoria, le bandiere europea, italiana e la bandiera del Comune di Milano saranno esposte a mezz’asta su tutti gli edifici pubblici della città, in omaggio alle vittime dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.

Da oggi al 29 gennaio sul Geoportale del Comune sarà possibile vedere la mappa del censimento degli ebrei a Milano del 1938, oggetto di un recente ritrovamento presso la Cittadella degli archivi del Comune di Milano e di una mostra in Triennale.

La posa della Pietra d’Inciampo dedicata al vigile Luigi Vacchini

Come da Comune di Milano.

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Palazzina Liberty in musica

Speciale "Giorno della memoria", 27 gennaio 2019

Milano, 23 gennaio 2019 – Palazzina Liberty in musica celebra il Giorno della memoria, domenica 27 gennaio 2019, con due concerti tematici e un incontro aperto al pubblico. Il programma si aprirà alle ore 10:45 con “Le signore dell’orchestra. Memorie di una musicista ad Auschwitz”, concerto-spettacolo interamente al femminile a cura di Milano classica e Associazione culturale Le cameriste ambrosiane in collaborazione con Equivoci musicali; interpreti il mezzosoprano Rachel O’ Brien e Le cameriste ambrosiane, accompagnate dalla voce recitante di Silvia Giulia Mendola.

Protagonista della narrazione in musica è l’Orchestra femminile di Auschwitz, l’ensemble di 47 donne deportate, creato nel 1943 ad Auschwitz-Birkenau per ordine delle SS; le deportate avevano il compito di intrattenere gli ufficiali nazisti, accogliere i nuovi prigionieri e accompagnare le detenute al lavoro.

Al cuore della trama è il vissuto di due straordinarie signore dell’orchestra: la direttrice Alma Rosè (1906 – 1944), violinista austriaca di origine ebraica, nipote di Gustav Mahler, deceduta nel campo per malattia, e Fania Fénélon (1908 – 1983), pseudonimo di Fanja Goldstein, pianista, compositrice e cantante di cabaret, nata in Francia da padre ebreo e miracolosamente sopravvissuta fino alla liberazione nel campo di Bergen-Belsen nel 1945, realizzando così il sogno di “sopravvivere e ricordare per far sapere al mondo”.

Come da Comune di Milano.


Pausa Museo: “L'Arpeggione di Franz Schubert, un simbolo della musica romantica”

Pausa Museo: martedì 20 il concerto a cura di Roma Tre Orchestra “L'Arpeggione di Franz Schubert, un simbolo della musica romantica”

La rassegna continua fino al 20 dicembre con intermezzi musicali o teatrali gratuiti nei musei dalle 12.30 alle 14, in collaborazione con le principali istituzioni cittadine

Roma, 19 novembre 2018 – Torna domani, martedì 20 novembre dalle 12.30 alle 14Pausa Museo con un nuovo appuntamento interamente dedicato alla musica classica curato da Roma Tre Orchestra. Al Museo Napoleonico i giovani musicisti Alessandro Guaitolini (violoncello) e Filippo Tenisci (pianoforte) si cimenteranno nel concertoL’Arpeggione di Franz Schubert, un simbolo della musica romantica. In programma la Sonata in la minore per arpeggione e pianoforte D. 821 del compositore austriaco.

Pausa Museo prosegue fino al 20 dicembre, ogni martedì e giovedì, con intermezzi musicali o teatrali, in pausa pranzo, nei piccoli musei ad ingresso gratuito come il Museo Napoleonico, il Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese e il Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina. Si svolge in collaborazione con Casa del Jazz per Fondazione Musica per RomaRoma Tre Orchestra e Teatro di Roma, che realizzeranno pillole di intrattenimento della durata di 25 minuti ciascuna, in programma alle ore 12.30, alle 13 e alle 13.30.

 

La manifestazione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura e realizzato grazie alle piccole donazioni in denaro effettuate dai visitatori, tramite gli appositi raccoglitori situati negli 8 Musei Civici gratuiti.

 

PROGRAMMA

  

MARTEDÌ 20 NOVEMBRE

MUSEO NAPOLEONICO

L'Arpeggione di Franz Schubert, un simbolo della musica romantica

  1. Schubert:Sonata in la minore per arpeggione e pianoforte D. 821

Con Alessandro Guaitolini, violoncello; Filippo Tenisci, pianoforte

A cura di ROMA TRE ORCHESTRA

 

GIOVEDÌ 22 NOVEMBRE

MUSEO PIETRO CANONICA A VILLA BORGHESE

Campanile in due battute

Minispettacoli su testi di Achille Campanile con accompagnamento musicale

A cura del TEATRO DI ROMA

 

MARTEDÌ 27 NOVEMBRE

MUSEO NAPOLEONICO

Scott Joplin: classica o jazz?

Selezione di celebri pagine di Scott Joplin

Con Michele Tozzetti, pianoforte

A cura di ROMA TRE ORCHESTRA

 

GIOVEDÌ 29 NOVEMBRE

MUSEO CARLO BILOTTI – ARANCIERA DI VILLA BORGHESE

Con Enrico Zanisi, pianoforte

A cura di CASA DEL JAZZ per FONDAZIONE MUSICA PER ROMA

 

MARTEDÌ 4 DICEMBRE

MUSEO NAPOLEONICO 

Matteo Bodini Vincenzo Lioy

Duetto di violoncelli

A cura di ROMA TRE ORCHESTRA

 

GIOVEDÌ 6 DICEMBRE

MUSEO CARLO BILOTTI – ARANCIERA DI VILLA BORGHESE

Ennio Flaiano

Minispettacoli su testi di Ennio Flaiano con accompagnamento musicale.

A cura del TEATRO DI ROMA

MARTEDÌ 11 DICEMBRE

MUSEO NAPOLEONICO

Due fiati all’Opera

Trascrizioni brillanti e fantasie da celebri melodie d’opera italiane

Con Francesca Bruno, flauto; Paolo Lamagna, fagotto

A cura di ROMA TRE ORCHESTRA

 

GIOVEDÌ 13 DICEMBRE

MUSEO CARLO BILOTTI – ARANCIERA DI VILLA BORGHESE

Con Riccardo Fassi, pianoforte
A cura di CASA DEL JAZZ per FONDAZIONE MUSICA PER ROMA

 

MARTEDÌ 18 DICEMBRE

MUSEO NAPOLEONICO

Con Roberto Tarenzi, pianoforte
A cura di CASA DEL JAZZ per FONDAZIONE MUSICA PER ROMA

 

GIOVEDÌ 20 DICEMBRE

MUSEO CARLO BILOTTI – ARANCIERA DI VILLA BORGHESE

Ennio Flaiano

Minispettacoli su testi di Ennio Flaiano con accompagnamento musicale.

A cura del TEATRO DI ROMA

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Teatro Dal Verme Milano Concerto di Santa Cecilia

23 novembre: il Concerto di Santa Cecilia a Milano

Teatro Dal Verme

23 novembre: il Concerto di Santa Cecilia

Lo spettacolo avrà inizio alle ore 21. L’ingresso in sala sarà consentito a partire dalle ore 20:15

Milano, 16 novembre 2018 – Anche quest'anno il Teatro Dal Verme apre le sue porte, ospitando venerdì 23 novembre, alle ore 21 il tradizionale concerto di Santa Cecilia, patrona della musica e dei musicisti, intitolato "Dall’epopea della Grande guerra al Novecento italiano".

L’appuntamento dell’edizione 2018 è inserito nel palinsesto “Novecento italiano”. Due i temi della serata: la commemorazione della fine del primo conflitto mondiale e l’omaggio al repertorio colto italiano del XX secolo.

Sul palco si alterneranno i direttori d’orchestra Colonnello Leonardo Laserra Ingrosso, il 1° Luogotenente Orchestrale Antonio Macciomei e il Maresciallo Capo Andrea Bagnolo alla guida della Civica orchestra di fiati di Milano in un’unica formazione insieme alla Fanfara del Comando Ia Regione Area e alla Fanfara del 3° Reggimento Carabinieri “Lombardia” .

In programma brani del periodo della Grande guerra e musiche di Nino Rota e Ottorino Respighi.

Ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti disponibili.

Come da Comune di Milano.


Museo Carlo Bilotti Roma Pausa Museo

Pausa Museo: giovedì 15 “Campanile in due battute” a Roma

Pausa Museo: giovedì 15 “Campanile in due battute”, spettacoli su testi di Achille Campanile a cura del Teatro di Roma

La rassegna continua fino al 20 dicembre con intermezzi musicali o teatrali gratuiti nei musei dalle 12.30 alle 14, in collaborazione con le principali istituzioni cittadine

Museo Carlo Bilotti Roma Pausa MuseoRoma, 14 novembre 2018 – Nuovo appuntamento di Pausa Museo, domani giovedì 15 novembre dalle 12.30 alle 14 con lo spettacolo Campanile in due battute. Curato dal Teatro di Roma andrà in scena all’interno del Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese un omaggio ai testi di Achille Campanile con accompagnamento musicale.

Pausa Museo prosegue fino al 20 dicembre, ogni martedì e giovedì, con intermezzi musicali o teatrali, in pausa pranzo, nei piccoli musei ad ingresso gratuito come il Museo Napoleonico, il Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese e il Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina. Si svolge in collaborazione con Casa del Jazz per Fondazione Musica per RomaRoma Tre Orchestra e Teatro di Roma, che realizzeranno pillole di intrattenimento della durata di 25 minuti ciascuna, in programma alle ore 12.30, alle 13 e alle 13.30.

 La manifestazione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura e realizzato grazie alle piccole donazioni in denaro effettuate dai visitatori, tramite gli appositi raccoglitori situati negli 8 Musei Civici gratuiti.

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Pausa Museo Musei in Comune Musei Civici Roma

Pausa museo: concerto “Ritratto d’autore: Domenico Scarlatti” a cura di Roma Tre Orchestra

Nuovo appuntamento con Pausa Museo. Martedì 13 il concerto “Ritratto d’autore: Domenico Scarlatti” a cura di Roma Tre Orchestra

La rassegna continua fino al 20 dicembre con intermezzi musicali o teatrali gratuiti nei musei dalle 12.30 alle 14, in collaborazione con le principali istituzioni cittadine

Roma, 12 novembre 2018 – Nell’ambito dell’iniziativa Pausa Museo, domani martedì 13 novembre dalle 12.30 alle 14 andrà in scena un nuovo appuntamento gratuito con la musica classica di Roma Tre Orchestra. All’interno del Museo Napoleonico il pianista Thomas Corvaglia eseguirà una selezione di sonate per tastiera nel concerto Ritratto d’autore: Domenico Scarlatti

Pausa Museo prosegue fino al 20 dicembre, ogni martedì e giovedì, con intermezzi musicali o teatrali, in pausa pranzo, nei piccoli musei ad ingresso gratuito come il Museo Napoleonico, il Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese e il Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina. Si svolge in collaborazione con Casa del Jazz per Fondazione Musica per RomaRoma Tre Orchestra e Teatro di Roma, che realizzeranno pillole di intrattenimento della durata di 25 minuti ciascuna, in programma alle ore 12.30, alle 13 e alle 13.30.

 La manifestazione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura e realizzato grazie alle piccole donazioni in denaro effettuate dai visitatori, tramite gli appositi raccoglitori situati negli 8 Musei Civici gratuiti.

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Ruvo di Puglia #Ruvoeducationaltour2018

Alla scoperta di Ruvo di Puglia. Tra musica, sapori e storia

Il #Ruvoeducationaltour2018 comincia per me con un lungo viaggio in una terra che ho avuto il piacere già di visitare, ma che per la sua infinita bellezza ha sempre qualcosa da dare e da raccontare. Sono l’ultima ad arrivare e la prima a rientrare sotto una pioggia incessante che mi accompagna e non ci lascia per qualche giorno. Sicilia e Puglia, apparentemente vicine ma con parecchi km da percorrere in pullman, per raggiungere una meta che sai già che non ti deluderà.

Perché questo educational tour? Il progetto nasce dalla volontà di far conoscere il territorio attraverso una modalità già sperimentata non solo in Puglia ma anche in altre parti d’Italia e che ha riscosso un grande successo. Poter essere accolti nelle strutture del luogo, poter visitare e vivere la storia di questi piccoli centri, perdersi tra le vie e respirare la vita vera, quella ancora non contaminata, rende speciali e magici questi posti. La Puglia, fortunatamente, conserva ancora questa integrità e questo spirito verace e grezzo, autentico, brusco forse, ma che ti rimane dentro. Tutto è genuino, dal cibo, al vino, alle persone che ti accolgono.

A partecipare a questa esperienza sono stati dieci professionisti del settore turistico e culturale, un team quasi esclusivamente di donne, dalle esperienze diverse così come i caratteri che hanno saputo fare gruppo, scambiarsi idee, vite, confidenze e raccontare il proprio vissuto. Food blogger, travel blogger, giornalisti, in fondo le professioni sono state solo un collante per un’esperienza davvero favolosa, svoltasi dal 2 al 7 ottobre.

Nostra guida del cammin ruvese, l’archeologa Giovina Caldarola, curatrice del progetto assieme all’assessora alla Cultura con delega al Turismo, Monica Filograno, donna esperta che ama il suo lavoro e soprattutto crede fortemente nella valorizzazione del suo territorio.

Obiettivo, conoscere Ruvo, città d’arte e musica. Lo abbiamo fatto a partire da una manifestazione musicale, il “Ruvo Coro Festival” che si è tenuto nella cittadina pugliese con varie performance: Voci di Pace – Canterò per sempre l’Amore del Signore – IX edizione, in cui la musica corale, attraverso l’incontro e il dialogo fra le comunità del Mediterraneo diventa strumento di pace e valido messaggio per le nuove generazioni, e La voce delle cattedrali – I edizione, in quattro cori, nazionali ed internazionali, si sono esibite nelle più suggestive cattedrali romaniche della Puglia a cui si aggiunge Matera, dando voce ai luoghi emblema dell’architettura e della storia della Puglia. Un’esperienza sonora di grande fascino associata alla qualità del repertorio e dei cori ospiti.

Ma il tour ha avuto un sapore vario perché oltre alla musica siamo stati accompagnati alla scoperta del cibo della terra di Puglia che ci ha saziati meravigliosamente, così come si sono saziati i nostri occhi con le meraviglie storico artistiche della città.

Partiamo dalle aziende locali e dai ristoratori che ci hanno letteralmente sfamato tra una visita e l’altra. Non essendo il food il mio settore, mi sono lasciata ispirare e guidare da chi con sapienza e maestria ha cucinato per noi in questi giorni. La tavola pugliese certamente non è magra e non è light, in Puglia ahimè si mangia tanto e bene, e i sapori sono quelli di una volta, genuini, non artificiali, dove è facile ancora distinguere i gusti, inseguire la stagionalità dei prodotti e berci su un delizioso rosso di Troia che ha annaffiato le nostre tavolate. Ogni esperienza porta con sé un ricordo, i nomi che citerò non vogliono essere un mero elenco ma un grazie a tutti coloro che ci hanno permesso di portare a casa le specialità e farle conoscere anche oltre Ruvo e la Puglia. Casa dolce casa Ruvo di Puglia, gestito da Clementina e suo marito che ci hanno accolto con tutta la loro ospitalità e premura, il locale Mezzapagnotta dove Francesco e il suo staff ci hanno illustrato la loro cucina etnobotanica ricca di gusto, sofistica ma genuina che difficilmente si potrà dimenticare; Il Panificio Cascione con la sua squisita focaccia dove letteralmente si può mangiare sulla storia. Perché? Perché sotto il locale, custodita dal plexigas, si conserva un tratto della famosa via Traiana fatta costruire dall’imperatore tra il 108 e il 110 d.C. e che in passato collegava Benevento a Brindisi. Altre aziende che mi hanno incuriosito e non solo per i loro prodotti ma anche per la dedizione al lavoro, la passione e le notevoli quantità di nozioni che ci hanno accompagnato sono: la Pasticceria Berardi in cui abbiamo visto la realizzazione del famoso mandorlaccio, l’Oleificio Mazzone, dove abbiamo assaggiato uno degli oli più buoni e amari di sempre e l’Azienda Agricola Mazzone che ci ha fatto degustare i suoi vini esportati in tutto il mondo.

 

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Nella foto dalla nostra blogger a Ruvo di Puglia, Alessandra Randazzo, un particolare del celeberrimo cratere attico del Pittore di Talos: quello che ritrae l'automa in bronzo è uno dei pezzi forti del Museo Jatta. "Di Talo, alcuni dicono che apparteneva alla stirpe di bronzo, altri che era stato donato a Minosse da Efesto; perciò secondo alcuni era un uomo di bronzo, secondo altri un toro. Aveva una sola vena che, dal collo, si estendeva fino alla caviglia: al termine, era conficcato un chiodo di bronzo. Talo montava la guardia e tre volte al giorno faceva di corsa il giro dell'isola; vide perciò la nave Argo che si avvicinava, e si mise a scagliarle contro delle pietre. Medea lo fece morire con l'inganno" [...] Estratto da Apollodoro, Biblioteca, I, 9, 26, traduzione di Maria Grazia Ciani #ruvoeducationaltour2018 #ruvocittàdarte #weareinpuglia #wehostinpuglia #ruvo #ruvodipuglia #classicult #puglia #ig_puglia #igers_puglia #Talos #ceramica #pottery #arte #art #nonveniteinpuglia #weareinpuglia #apulia

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Potevamo pensare solo all’aspetto mangereccio? No. Ed ecco il nostro Virgilio, l’architetto Mario di Puppo che ci accompagna a scoprire la storia e i monumenti di Ruvo. Il tour culturale ha preso il via da un luogo che per me era un sogno. Per chi come me ha studiato materie archeologiche, il Museo Jatta rappresenta una sorta di parco giochi per gli amanti della ceramica antica. Qui infatti sono conservati alcuni tra i vasi più belli al mondo, esempio di ricchezza e perfezione artistica ma anche dell’elevato status raggiunto dall’antica città in un periodo storico che si perde nella memoria.

 

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La Cattedrale di Ruvo, dedicata a Santa Maria Assunta, costituisce uno splendido esempio di stile romanico pugliese a tendenza gotica. Costruita tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo, costituisce il cuore pulsante del centro storico di Ruvo di Puglia. Oggi tutti possono apprezzare la storia stratificata di questo luogo, grazie a un percorso archeologico sotterraneo che conduce dalla fase peucetica a quella romana coi suoi mosaici, e quindi a quella medievale per arrivare fino ai nostri giorni. Nelle foto di Alessandra Randazzo, la splendida facciata in pietra col portale centrale, decorato con diversi registri scultorei, e gli interni. Per chi volesse vedere qualcosa in più di questa straordinaria Cattedrale, oltre alla visita nella cittadina pugliese si segnala anche questo video realizzato col drone: https://www.youtube.com/watch?v=rMhb7nHub7U #ruvoeducationaltour2018 #ruvocittàdarte #weareinpuglia #wehostinpuglia #ruvo #ruvodipuglia #classicult #puglia #ig_puglia #igers_puglia #arte #art #nonveniteinpuglia #weareinpuglia #apulia

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Piacevolmente scopro che a Ruvo ci sono tanti luoghi storici che hanno molto ancora da raccontare, sono nascosti ma offrono un concentrato di emozioni che per chi come me ama la storia e l’archeologia è difficile contenere. Non a caso la Cattedrale ingloba i resti di un’antica domus romana collegata alla vicina grotta di San Cleto. Quest'ultima è volgarmente chiamata grotta ma è in realtà una cisterna di epoca romana della prima metà del II secolo d.C. che secondo la tradizione accoglieva le prime comunità cristiane dell’epoca di San Cleto (morto nel 92). L’area cultuale dell’edificio presenta due fonti battesimali e una statua del santo, scolpita direttamente nella pietra.

 

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La navata settentrionale della chiesa del Purgatorio a Ruvo di Puglia è stata costruita sulla grotta di San Cleto. Volgarmente chiamata grotta, si tratta in realtà di una cisterna di epoca romana della prima metà del II secolo d. C. La tradizione vuole che accogliesse i primi cristiani già all'epoca di San Cleto (morto nel 92). La tradizione vorrebbe pure Cleto come primo vescovo di Ruvo di Puglia, nominato dallo stesso Pietro, ma è implausibile. L'area cultuale dell'edificio presenta due fonti battesimali e una statua di San Cleto, scolpita direttamente nella pietra del secondo pilastro. Cleto o Anacleto, vescovo di Roma e papa, è santo patrono della cittadina pugliese. Nelle foto di Alessandra Randazzo, la nostra blogger in tour della Puglia, le immagini dalla suggestiva "grotta". #weareinpuglia #wehostinpuglia #ruvoeducationaltour2018 #ruvocittàdarte #classicult #Puglia #Apulia #ig_puglia#igers_puglia #nonveniteinpuglia #ruvo#ig_ruvo #igers_ruvo #cleto #cletus #santi #saints

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Passeggiando per le vie, inoltre, se si cammina con il naso all’insù è possibile scorgere alcuni palazzi antichi come Palazzo Caputi che abbiamo visitato, sede della Biblioteca cittadina, Palazzo Avitaja e Palazzo Melodia.

 

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"Nella nostra cultura di massa, assetata di immagini che appartengono a un Medioevo di maniera o del tutto fuori dal tempo storico [...] Castel del Monte ha, così, gradatamente ma inesorabilmente perso la sua identità di edificio castellare per acquisirne un'altra profondamente diversa ma ormai preponderante nell'immaginario collettivo: quella di tempio, cattedrale laica, edificio religioso, scrigno esoterico dai molteplici percorsi iniziatici, osservatorio astronomico, monumento sacro disegnato dal Sole o in stretta connessione con le piramidi egizie, addirittura un hammam, comunque assolutamente un "non castello", privo di tutte le caratteristiche tradizionalmente appannaggio delle strutture fortificate. Un Altro Castel del Monte, quindi, ricoperto dal velo del mito [...]" Massimiliano Ambruoso, Castel del Monte. Manuale storico di sopravvivenza, Bari, 2014, p. 17. Nelle foto di Alessandra Randazzo, la nostra blogger in missione in Puglia, si capisce bene come questo luogo straordinario abbia potuto colpire così profondamente l'immaginario moderno. #weareinpuglia #wehostinpuglia #ruvoeducationaltour2018 #Casteldelmonte #classicult #Andria #ig_andria #igers_andria #Puglia #Apulia #ig_puglia #igers_puglia #ruvocittàdarte #nonveniteinpuglia

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Non poteva mancare anche un’arrampicata sulla Torre dell’Orologio in cui è stato possibile ammirare il panorama della città e il suo territorio con una vista particolareggiata, dall’altopiano delle murge fino alla costa adriatica. E proprio dall’alto, forse uno dei monumenti simbolo, anzi, mi correggo, il simbolo dei monumenti pugliesi, Castel del Monte che abbiamo avuto l’immenso piacere di visitare. Sito patrimonio dell’umanità UNESCO, simbolo della Puglia imperiale, la cui sagoma si può ammirare anche a distanza di km e che nasconde miti e leggende legate ad un personaggio molto amato: Federico II.

Non sono mancate due gite fuori porta molto impegnative e suggestive. Il nostro tour ha previsto anche una bella camminata di parecchie ore nel Parco dell’Alta Murgia, dove, accompagnati da esperti, abbiamo potuto ammirare il paesaggio e la natura aspra di questa parte della Puglia e dove l’autunno ci ha permesso di ammirare i bellissimi colori degli alberi, le foglie ormai cadute e dai colori rosso-brunastri che tappezzavano e dipingevano i contorni della nostra passeggiata. La zona murgiana offre innumerevoli luoghi di produzione casearia e gastronomica, uno dei quali, la Masseria Coppa, ci ha ospitati sotto una fitta pioggia per rifocillarci dopo il tour naturalistico. Anche Trani, visitata in notturna, ha lasciato ricordi piacevoli. Da vedere, possibilmente di giorno per ammirarne a pieno la bellezza, la Cattedrale che appare come sospesa sul mare, maestosa e austera. Magistrale esempio di architettura romanica, costituita da tre chiese sovrapposte. Ma anche il waterfront portuale, tappa obbligata per vivere appieno la città, ricca di botteghe d’arte e locali che costituiscono il punto di ritrovo per i giovani e per i turisti.

Intelligentemente pensato, anche un momento di confronto presso La Capagrossa Coworking dove le aziende ma anche i partecipanti del tour e giovani esperti ruvesi, ci hanno illustrato una serie di attività e iniziative promozionali per il rilancio urbano della comunità locale. Con grande sorpresa scopro che Ruvo di Puglia ospita da diversi anni importanti manifestazioni che in diversi periodi dell’anno cercano di far confluire i turisti, ma anche altri pugliesi che con l’occasione arrivano in città per i vari eventi. Cito in particolare il Talos Festival che riconferma Ruvo come città di musica e di musicisti che nelle ultime edizioni è ritornato alle origini riscoprendo il forte legame che questa terra ha con l’arte nei suoi più diversi linguaggi, e Luci e Suoni d’Artista, giunto alla seconda edizione e che vede la città illuminarsi con le opere prodotte da designer, artisti e artigiani, imprese, associazioni e cittadini. Quest’anno il tema si ispirerà alla vertigine e all’equilibrio.

Questa esperienza, oltre che meravigliosa occasione di lavoro, ha rappresentato per me una bellissima opportunità di viaggio di contatti che nella forza della squadra ha avuto uno dei suoi punti cardine. E allora oltre agli organizzatori del #ruvoeducationaltour2018, Giovina Calderola e Monica Filograno, non posso non ringraziare le mie compagne di viaggio, Laura Gobbi, Annalisa Milione, Stefania Manfredi, Selene Scinicariello che hanno reso unico e indimenticabile questo viaggio.