rencontre Néandertal

À la rencontre de Néandertal

La IX edizione della "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea" aprirà con "À la rencontre de Néandertal", documentario prodotto da Fred Hilgemann Films per la regia di Rob Hope e Pascal Cuissot.
La proiezione, in anteprima nazionale, avrà luogo giovedì 17 ottobre alle 17.30 presso l'ex chiesa di S. Benedetto e S. Chiara, che da nove anni rappresenta il baricentro culturale del Comune di Licodia Eubea, grazie all'intervento di recupero dell'Archeoclub Licodia Eubea.

À la recontre de Néandertal

Incontrando i Neanderthal

rencontre Néandertal

Nazione: Francia

Regia: Rob Hope e Pascal Cuissot

Consulenza scientifica: Jean-Luc Locht, Ludovic Slimak

Durata: 52’

Anno: 2019

Produzione: Fred Hilgemann Films in coproduzione con Arte France, France Télévisions & Inrap

Sinossi:

I registi Rob Hope e Pascal Cuissot, specialisti della preistoria, ci portando indietro nel tempo, sulle tracce delle misteriose popolazioni nomadi dei Neanderthal, che vissero nell’Europa nord-occidentale per 300.000 anni, aggirandosi in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania e Inghilterra meridionale.

Grazie ai ritrovamenti archeologici ed antropologici delle loro tracce, è possibile oggi comprendere la profonda connessione con l’ambiente del primo popolo europeo.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • Festival du film d'archéologie - Amiens - Gaumont, settembre 2019

Informazioni regista:

Rob Hope, originario dell’area di confine tra Scozia e Inghilterra, vive oggi in Francia, dove lavora come regista di film documentari, specializzati in scienze naturali e archeologia (soprattutto preistoria). Ha già realizzato una dozzina di documentari di 52 minuti e anche dei cortometraggi documentari. Alcune delle sue opere hanno ricevuto premi con menzioni speciali all’interno di alcuni festival. Scrive anche articoli per riviste anglosassoni sugli stessi temi.

Informazioni casa di produzione: http://fredhilgemann.frr/ - https://www.inrap.fr

Scheda a cura di: Fabio Fancello

 

La IX edizione della "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea" aprirà con "À la rencontre de Néandertal"

È stato il clima a causare la scomparsa dei Neanderthal in Europa?

L’estinzione dei Neanderthal è un tema ancora dibattuto: c'è chi sostiene sia stato causato da una scarsa diversità genetica, chi dal clima, chi dall’avvento dell’Homo sapiens. I Neanderthal popolarono l'Eurasia ma scomparvero da gran parte dell'Europa attorno ai 40 mila anni fa.

Un nuovo studio, pubblicato su PNAS, sostiene ora che a determinare la scomparsa dell'Homo neanderthalensis in Europa siano stati periodi di clima freddo e secco. In corrispondenza di questi periodi si sarebbe verificata una riduzione della popolazione di Neanderthal, che avrebbe facilitato un turnover genetico in Europa, con la loro sostituzione da parte dei moderni umani.

Lo studio ha notato in particolare due periodi di freddo secco: il primo attorno a 44.000 anni fa, della durata di mille anni, e il secondo attorno ai 40.800 anni fa, della durata di seicento anni. Le rilevazioni sarebbero state effettuate in particolare nei Carpati, un'area importante per la diffusione dell'Homo sapiens in Europa.

Allo stress ecologico verificatosi durante questi periodi di espansione della steppa si sarebbero dunque meglio adattati i moderni umani. Michael Staubwasser dell'Università di Colonia, uno degli autori dello studio, rileva però che per i Neanderthal “non siamo in grado di dire se si spostarono o se morirono”.

Già in passato un nesso di casualità tra cicli climatici e sostituzione dei Neanderthal coi moderni umani. Ad esempio, uno studio pubblicato sul Journal of Human Evolution aveva rilevato stress nutrizionali per i Neanderthal durante i periodi di freddo estremo.

La discussione sul tema non sembra però destinata ad estinguersi: per quanto i dati rilevati da questo studio siano sicuramente importanti, non è neppure chiaro se la scomparsa degli uni e l'apparizione degli altri sia effettivamente avvenuta alle date indicate, come nota Katerina Harvati dell'Università di Tubinga.

Lo studio Impact of climate change on the transition of Neanderthals to modern humans in Europe, di Michael Staubwasser, Virgil Drăgușin, Bogdan P. Onac, Sergey Assonov, Vasile Ersek, Dirk L. Hoffmann, and Daniel Veres, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Link: PNAS; AP; SKY TG 24Haaretz.

Scheletro e ricostruzione di Neanderthal (La Ferrassie 1), dal Museo Nazionale della Natura e della Scienza a Tokyo. Foto di PhotaroCC BY-SA 3.0, da Wikipedia.


Un'adolescente con madre Neanderthal e padre Denisova

Fino a quarantamila anni fa, almeno due gruppi di ominidi abitavano l'Eurasia: i Neanderthal ad Occidente e i Denisovani ad Oriente. I due gruppi, attualmente estinti, si separarono circa 390 mila anni fa, costituendo i "parenti" più prossimi dei moderni umani attualmente viventi.

Credit: B. Viola, MPI f. Evolutionary Anthropology

Un nuovo studio, pubblicato su Nature, ha presentato il sequenziamento del genoma di un frammento osseo proveniente dalla Grotta di Denisova, presso i monti Altai in Siberia, dove fu ritrovato nel 2012.

"Sapevamo da precedenti studi che Neanderthal e Denisovani dovevano aver occasionalmente avuto figli insieme", afferma Viviane Sloan, ricercatrice presso l'Istituto Max Planck per l'Antropologia Evolutiva. "Ma non avrei mai pensato potessimo essere così fortunati da ritrovare effettivamente un discendente dei due gruppi."

Credit: T. Higham, University of Oxford

L'individuo (Denisova 11) al quale apparteneva il frammento in questione doveva avere attorno ai 13 anni, e visse 50 mila anni fa circa. L'adolescente aveva una madre Neanderthal e un padre Denisova, che a sua volta presentava però tracce della stirpe Neanderthal.

"Un aspetto interessante di questo genoma è che ci permette di comprendere elementi relativi alle due popolazioni: i Neanderthal da lato della madre e i Denisova dal lato del padre", spiega Fabrizio Mafessoni, anche lui dell'Istituto Max Planck.

Il padre proveniva da una popolazione alla quale appartenne anche un altro Denisova ritrovato nella grotta. La madre proveniva da una popolazione che era più vicina a quella dei Neanderthal che in seguito vissero in Europa, che non a quella dell'altro Neanderthal ritrovato nella stessa grotta. Importante anche l'aver verificato nell'osso la presenza di percentuali grosso modo eguali di DNA Neanderthal e Denisova.

Disegno della madre Neanderthal col padre Denisova e la giovinetta, presso la grotta. Credit: Petra Korlević

La scoperta è di grandissimo rilievo e segna una nuova tappa nella nostra comprensione dei rapporti intercorsi tra questi gruppi di antichi umani, suggerendo che potesse essere comune la commistione tra loro nel Tardo Pleistocene.

Svante Pääbo, Direttore del Dipartimento di Genetica Evolutiva dell'Istituto, conclude: "Neanderthal e Denisova non dovevano avere molte occasioni di incontrarsi. Ma quando lo facevano, devono essersi accoppiati frequentemente, molto più di quanto pensassimo in precedenza."

 

 

Lo studio The genome of the offspring of a Neandertal mother and a Denisovan father, opera di Viviane Slon, Fabrizio Mafessoni, Benjamin Vernot, Cesare de Filippo, Steffi Grote, Bence Viola, Mateja Hajdinjak, Stéphane Peyrégne, Sarah Nagel, Samantha Brown, Katerina Douka, Tom Higham, Maxim B. Kozlikin, Michael V. Shunkov, Anatoly P. Derevianko, Janet Kelso, Matthias Meyer, Kay Prüfer, Svante Pääbo, è stato pubblicato su Nature il 22 Agosto 2018.


Un vantaggio evolutivo dalla maggiore tolleranza a fumo e a fuoco?

2 Agosto 2016
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Un nuovo studio, pubblicato su Molecular Biology and Evolution, relaziona di una mutazione genetica che avrebbe aiutato i moderni umani ad adattarsi al fuoco e al fumo, costituendo probabilmente un vantaggio evolutivo rispetto ai Neanderthal.

La mutazione si trova solo nei moderni umani e permetterebbe un'accresciuta tolleranza ai composti tossici generati dal fumo e dal fuoco. Se si respira fumo, è ideale metabolizzarlo non troppo velocemente, al punto da sovraccaricare il sistema e causare tossicità a livello cellulare. L'ipotesi evolutiva è che l'esposizione dei Neanderthal a grandi quantità di queste tossine possa aver condotto a problemi respiratori, diminuità capacità riproduttiva per le donne e maggiore propensione dei preadolescenti a malattie respiratorie causate da virus.

Lo studio "Divergent Ah receptor ligand selectivity during hominin evolution", di Troy D. HubbardIain A. MurrayWilliam H. BissonAlexis P. SullivanAswathy SebastianGeorge H. PerryNina G. Jablonski e Gary H. Perdew, è stato pubblicato su Molecular Biology and Evolution.

Link: Molecular Biology and EvolutionEurekAlert! via Molecular Biology and Evolution (Oxford University Press).

Un fuoco, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Dirk Beyer.


Complessa storia genetica del Vicino Oriente all'alba dell'agricoltura

25 Luglio 2016

Il primo studio su larga scala dei genomi completi da resti umani nel Vicino Oriente, pubblicato su Nature, ha individuato tre popolazioni distinte di agricoltori, vissute all'alba dell'agricoltura, tra 12 e 8 mila anni fa.

Uno dei tre gruppi era già stato individuato in Anatolia (attuale Turchia), gli altri due invece sono descritti per la prima volta e provengono dall'Iran e dal Levante. Similmente a quanto evidenziato da un altro recentissimo studio, sembrerebbe che la diffusione dell'agricoltura sia legata al fatto che gruppi esistenti la inventarono o adottarono le tecnologie agricole. Non si sarebbe dunque trattato di sostituzione di popolazioni.

Ron Pinhasi dell'University College Dublin spiega che alcune delle prime pratiche agricole possono essere osservate nei Monti Zagros e nel Levante, in Giordania e Israele: si tratta di due confini della Mezzaluna Fertile. Con lo studio si voleva vedere se i primi agricoltori fossero geneticamente simili o se assomigliassero ai cacciatori raccoglitori che abitavano le aree in precedenza. Ne è risultato che gli attuali abitanti dell'Eurasia occidentale discendono da quattro gruppi principali: cacciatori raccoglitori dell'odierna Europa Occidentale, cacciatori raccoglitori dell'Europa orientale e della steppa russa, agricoltori dall'Iran e agricoltori dal Levante. Queste popolazioni, così diverse tra loro, costituiscono oggi la popolazione relativamente omogenea dell'Eurasia.

Nonostante i progressi tecnologici negli strumenti per lo studio del DNA antico, gli studiosi si sono ritrovati ad affrontare un problema: il clima caldo del Vicino Oriente aveva degradato molto del DNA nelle ossa dissotterrate. I ricercatori lo hanno superato estraendo il DNA dalle ossa dell'orecchio: qui esso è presente in percentuali fino a 100 volte superiori che in altre parti del corpo. Si sono inoltre utilizzate tecniche combinate per ricavare informazioni di alta qualità dai genomi di 44 abitanti del Vicino Oriente che vissero tra 14 mila e 3.400 anni fa.

Nei 5.000 anni successivi, i gruppi di agricoltori dal Vicino Oriente si mescolarono tra loro e coi cacciatori raccoglitori in Europa: al tempo dell'Età del Bronzo le popolazioni somigliavano a quelle attuali. Gli agricoltori dell'Anatolia si diffusero poi in Europa, mentre quelli del gruppo di Levante si mossero a sud in Africa Orientale, le popolazioni relazionate a quelle in Iran e Caucaso si spostarono nella steppa russa, e le popolazioni relazionate a quelle in Iran e ai cacciatori raccoglitori della steppa si diffusero nell'Asia Meridionale.

Pinhasi spiega che il Vicino Oriente era l'anello mancante per comprendere molte migrazioni umane. La ricerca fornisce pure indizi su una popolazione, ancora più antica e al momento a livello di ipotesi, visto che i resti relativi non sono ancora stati ritrovati: si tratta degli Eurasiatici di base (in Inglese: Basal Eurasians). Ogni singolo gruppo nel Vicino Oriente sembra avere antenati di questo tipo, fino al 50% nei gruppi più antichi. Sorprendentemente, gli Eurasiatici di base non avevano DNA proveniente da Neanderthal, al contrario degli altri gruppi non africani che hanno almeno un 2% dello stesso. Questo potrebbe spiegare perché gli Eurasiatici occidentali hanno meno DNA da Neanderthal degli abitanti dell'Estremo Oriente, anche se i Neanderthal vissero nell'Eurasia occidentale. Gli Eurasiatici di base potrebbero essere vissuti in aree del Vicino Oriente che non entrarono in contatto coi Neanderthal.

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Neanderthal in Germania: picco e poi estinzione improvvisa

21 Luglio 2016
Neanderthal

Attorno a 45 mila anni fa, i Neanderthal erano la principale specie umana in Europa, con diversi insediamenti in Germania. La scomparsa della specie avvenne però in modo alquanto improvviso: secondo il prof. Jürgen Richter (che ha effettuato un'analisi dei siti archeologici noti), le popolazioni di Neanderthal raggiunsero un picco solo per declinare rapidamente subito dopo.

I Neanderthal vissero nel Paleolitico Medio (tra 200 mila e 40 mila anni fa). Secondo il prof. Richter, più della metà dei siti in Germania possono essere datati a quest'epoca, più precisamente tra i 60 e i 43 mila anni fa. In particolare, appena 4 siti datano tra i 110 mila e i 70 mila anni fa, mentre 94 datano tra i 70 mila e i 43 mila anni fa. L'analisi indica pure che la popolazione in Germania era soggetta a fluttuazioni demografiche estreme, e che vi furono diverse migrazioni, incrementi e decrementi delle popolazioni, estinzioni in certe aree e il ripopolamento delle stesse con il ritorno di coloni.

Il perché dell'estinzione dei Neanderthal è ancora dibattuto: forse fu causato da una scarsa diversità genetica, forse dall'avvento dell'Homo sapiens.

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Prove di cannibalismo tra Neanderthal in Europa settentrionale

7 Luglio 2016

La collezione di ossa di Neanderthal dalla terza grotta di Goyet, con il coinvolgimento di almeno 5 individui. Quelle con asterisco daterebbero tra 40.500 e 45.500 anni fa. Credit: Asier Gómez-Olivencia et al.
La collezione di ossa di Neanderthal dalla terza grotta di Goyet, con il coinvolgimento di almeno 5 individui. Quelle con asterisco daterebbero tra 40.500 e 45.500 anni fa. Credit: Asier Gómez-Olivencia et al.

99 resti scheletrici appartenenti ad almeno 5 Neanderthal sono stati recuperati a Goyet, in Belgio.

I Neanderthal hanno mostrato grande variabilità nel comportamento rispetto ai propri morti. In alcuni siti questi venivano seppelliti (Chapelle-aux-Saints in Francia, Sima de las Palomas in Spagna), mentre altrove ne mangiavano la carne e ne rompevano le ossa per il midollo (Moula-Guercy, Les Pradelles in Francia; Zafarraya, El Sidrón in Spagna). A nord del 50° parallelo nord ci sono però pochissimi siti con resti di Neanderthal: a Feldhofer (in Germania) e a Spy (in Belgio) ci sarebbero prove che gli scheletri parziali ritrovati furono interrati.

Una nuova ricerca, pubblicata su Nature: Scientific Reports, relaziona oggi sul più grande ritrovamento di resti di Neanderthal in Nord Europa, avvenuto presso la "Troisième caverne" a Goyet, in Belgio. I resti sono appartenuti ad 4 adolescenti o adulti e a un bambino. Un terzo dei resti mostra segni dovuti a tagli, e molti portano invece i segni di colpi percussivi per l'estrazione del midollo. Il confronto coi resti animali (cavalli e renne) nella grotta suggerisce come in tutti i casi il consumo avvenne secondo modalità simili.

Diverse categorie di modificazioni antropogeniche su ossa di Neanderthal a Goye. Il Femore I è stato usato come percussore per modellare la pietra, mentre il Femore III mostra i segni di attività di macellazione, oltre ai segni di utilizzo per ritoccare i bordi di strumenti litici. Credit: Asier Gómez-Olivencia et al.
Diverse categorie di modificazioni antropogeniche su ossa di Neanderthal a Goye. Il Femore I è stato usato come percussore per modellare la pietra, mentre il Femore III mostra i segni di attività di macellazione, oltre ai segni di utilizzo per ritoccare i bordi di strumenti litici. Credit: Asier Gómez-Olivencia et al.

Cinque ossa di Neanderthal mostrano poi i segni dell'utilizzo come percussori per modellare la pietra. Vi sono già tre siti nei quali un comportamento del genere è già stato registrato: Krapina in Croazia, Les Pradelles e La Quina in Francia.

È stato pure possibile datare i resti, tra 40.500 e 45.500 anni fa, mentre l'estrazione del DNA mitocondriale ha avvicinato questi Neanderthal a quelli di Feldhofer, Vindija (Croazia) ed El Sidrón (in Spagna). La grande uniformità genetica mostra come la popolazione di Neanderthal in Europa dovesse essere piccola.

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Neanderthal, moderni umani e riproduzione

1 - 6 Giugno 2016
Neanderthal

Il genoma dei Neanderthal contiene mutazioni nocive che rendevano gli ominidi meno adatti alla riproduzione del 40% rispetto ai moderni umani. Questa la stima di un nuovo studio, pubblicato su Genetics.

I Neanderthal sono un affascinante argomento di studio per i genetisti, perché ci mostrano cosa avviene quando due gruppi umani si evolvono separatamente a lungo, per poi riunirsi. I Neanderthal erano una popolazione che rimase piccola, e tendeva a riprodursi all'interno del gruppo e con una minore diversità genetica rispetto ai moderni umani. L'accoppiamento tra parenti sembrerebbe essere stato comune. Le mutazioni nocive tendevano quindi a persistere, piuttosto che essere spazzate via.

Ai tempi del mescolamento tra moderni umani e Neanderthal, questi erano in un rapporto di dieci a uno: non stupisce quindi il ritrovare un 10% di genoma Neanderthal nei moderni umani al tempo del mescolamento. Molte delle mutazioni però si sono perse nel corso di poche generazioni: l'eredità genetica dei Neanderthal era dunque assai maggiore in passato.

L'aver ereditato del DNA dai Neanderthal è però avvenuto pagandone il prezzo: circa il 2% del DNA dei moderni umani non Africani proviene dai Neanderthal, e questo comporta una minore idoneità riproduttiva, stimata all'1%.

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Il cambiamento climatico contribuì alla fine dei Neanderthal

11 Maggio 2016
NeanderthalUn nuovo studio, pubblicato sul Journal of Human Evolution, ha verificato la presenza di stress nutrizionali per i Neanderthal, durante i periodi di freddo estremo. Gli autori suggeriscono perciò che il clima abbia influito sulla loro fine, 40 mila anni fa.
Durante i periodi più freddi, i segni sulle ossa indicano un maggior bisogno di consumare tutto il midollo, probabilmente segno di una diminuita disponibilità di cibo.
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Differenze tra Neanderthal e moderni umani nella dieta dell'Era Glaciale

27 Aprile 2016

Molare umano fossilizzato utilizzato nello studio. Credit: Sireen El Zaatari PLOS ONE e0153277
Molare umano fossilizzato utilizzato nello studio. Credit: Sireen El Zaatari PLOS ONE e0153277

Il clima fluttuante durante l'Era Glaciale alterava gli habitat: in questo contesto, moderni umani e Neanderthal avrebbero adattato differentemente la loro dieta.
Queste le conclusioni di un nuovo studio, pubblicato su PLOS One, che ha esaminato la microusura di molari fossilizzati (52 da Neanderthal e moderni umani del Paleolitico Superiore), al fine di esaminare gli aspetti della dieta degli ominidi dell'epoca, nell'Eurasia occidentale.
I Neanderthal si sarebbero adattati all'ambiente della fredda steppa, mangiando principalmente carne e utilizzando come supplemento alla dieta piante, semi, nocciole. I moderni umani, al contrario, mantennero nella loro dieta una porzione relativamente grande di cibo da vegetali, nonostante i lievi cambiamenti climatici. Sireen El Zaatari, tra gli autori dello studio, spiega che per farlo avranno utilizzato strumenti per estrarre gli elementi della loro dieta dall'ambiente.
Come nota conclusiva, lo studio non ci informa peraltro la competizione tra Neanderthal e moderni umani del Paleolitico Superiore, visto che gli individui esaminati non combaciano temporalmente. Nonostante questo, queste differenze comportamentali potrebbero aver contribuito al declino dei Neanderthal e alla sopravvivenza della nostra specie.
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