L'eredità dei Neanderthal nei tratti delle popolazioni eurasiatiche

11 Febbraio 2016

Il DNA dai Neanderthal influenza molti tratti fisici nelle popolazioni eurasiatiche. Credit: Michael Smeltzer, Vanderbilt University
Il DNA dai Neanderthal influenza molti tratti fisici nelle popolazioni eurasiatiche. Credit: Michael Smeltzer, Vanderbilt University

È noto, a partire dal 2010, che le popolazioni di origine eurasiatica possiedono una percentuale compresa tra l'1 e il 4% del loro DNA che è ereditata dai Neanderthal.
Un nuovo studio, pubblicato su Science, per la prima volta confronta il DNA neanderthaliano nei genomi di queste popolazioni, con le registrazioni cliniche relative. Si è concluso che questa eredità ancora oggi influenza la nostra moderna biologia, in maniera sottile ma molto significativa.
I tratti nei quali si riscontra un'influenza neanderthaliana. Credit: Deborah Brewington, Vanderbilt University
I tratti nei quali si riscontra un'influenza neanderthaliana. Credit: Deborah Brewington, Vanderbilt University

In particolare, risultano influenzati diversi tratti clinici nei moderni umani, con conseguenze per quanto riguarda malattie di carattere immunitario, dermatologico, neurologico, psichiatrico e riproduttivo. I ricercatori ritengono che alcune di queste associazioni possono aver costituito un vantaggio adattativo durante le migrazioni in ambienti non africani (40 mila anni fa), che presentavano patogeni e livelli di esposizione solare differenti. Ad ogni modo, molti di questi tratti potrebbero non essere più vantaggiosi oggi, nell'ambiente moderno nel quale viviamo.

Alcune ipotesi avanzate in studi precedenti sono state confermate: questa eredità tocca i cheratinociti, che aiutano a proteggere la pelle dai danni relativi alle radiazioni ultraviolette e altri patogeni, influenzando oggi il rischio di sviluppare cheratosi (lesioni causate dal sole). Tra le sorprese, si è rilevato come l'eredità neanderthaliana influenzi il rischio di dipendenza da nicotina, mentre il rischio di depressione viene toccato in parte positivamente, in parte negativamente. Anche la coagulazione del sangue è influenzata: se in passato una ferita che si chiude più rapidamente costituiva un vantaggio, oggi un'ipercoagulazione aumenta il rischio di infarti, di embolia polmonare e di complicazioni durante la gravidanza.
I ricercatori sottolineano poi il carattere innovativo dello studio, che costituisce una nuova modalità di investigazione per gli effetti nella recente evoluzione umana.
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Gli Arabi indigeni diretti discendenti delle popolazioni migranti "fuori dall'Africa"

4 Febbraio 2016
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Gli indigeni Arabi sarebbero i diretti discendenti delle popolazioni che migrarono "fuori dall'Africa", prima della colonizzazione di Europa e Asia da parte di altre popolazioni.
Questi i risultati di un nuovo studio che ha preso in esame 104 genomi completi di nativi della Penisola Arabica (dei quali 56 Beduini, ritenuti i migliori rappresentanti degli Arabi autoctoni), che sono stati poi confrontati con altri 1092 da popolazioni da tutto il mondo, nell'ambito del 1000 Genomes Project. Gli Arabi sono risultati un raggruppamento unico separato dalla popolazione africana iniziale, mentre Europei e Asiatici sono risultato di divergenze successive.
In precedenza, si era già ipotizzato che le migrazioni "fuori dall'Africa" fossero passate proprio dalla Penisola Arabica, tra 125.000 e 60.000 anni fa. Gli studiosi sottolineano come tutte le popolazioni (Arabi, Europei e Asiatici) siano riuscite indipendentemente a diventare egualmente sofisticate e avanzate. Oltre a questo, lo studio sottolinea l'importanza di effettuare ricerche mediche su popolazioni umane specifiche, caratterizzate da differenze genetiche: il diabete, ad esempio, colpisce il 22% della popolazione del Qatar.
[Dall'Abstract:] Una questione aperta nella storia delle migrazioni umane è quella dell'identità delle prime popolazioni eurasiatiche che hanno lasciato discendenti contemporanei. La Penisola Arabica fu il luogo iniziale delle migrazioni "fuori dall'Africa" che si verificarono tra 125.000 e 60.000 anni fa, conducendo all'ipotesi per la quale le prime popolazioni eurasiatiche si stabilirono nella penisola, con gli Arabi indigeni contemporanei come diretti discendenti di queste antiche popolazioni. Per valutare questa ipotesi, si sono sequenziati interi genomi di 104 nativi non imparentati della Penisola Araba (con alta copertura), comprendendo 56 di discendenza araba indigena (NdT: più precisamente, si tratta di 56 Beduini indigeni, ritenuti i migliori rappresentanti degli Arabi autoctoni). I genomi arabi indigeni definiscono un raggruppamento distinto da altri gruppi ancestrali, e questi genomi mostrano chiari segni distintivi dell'antico collo di bottiglia "fuori dall'Africa". Analogamente ad altre popolazioni del Medio Oriente, gli Arabi indigeni hanno livelli più elevati di mescolamento coi Neanderthal, in confronto agli Africani, ma livelli inferiori in rapporto ad Europei e Asiatici. Questi livelli di mescolamento con i Neanderthal sono coerenti con una prima divergenza di antenati arabi, successiva al collo di bottiglia "fuori dall'Africa", ma prima degli eventi principali di mescolamento coi Neanderthal in Europa e altre regioni dell'Eurasia. [...] Questi risultati collocano gli Arabi indigeni come i più lontani parenti di tutti gli altri contemporanei non Africani e identificano queste popolazioni come i primi discendenti delle prime popolazioni eurasiatiche che si stabilirono con le migrazioni "fuori dall'Africa".Leggere di più


Adattamento all'ambiente e mescolamento di antichi umani, Neanderthal e Denisovan

7 Gennaio 2016

Frequenza del DNA TLR analogo a quello dei Neanderthal, sulla base di un set di 1000 genomi. Dannemann et al./American Journal of Human Genetics 2016
Frequenza del DNA TLR analogo a quello dei Neanderthal, sulla base di un set di 1000 genomi. Dannemann et al./American Journal of Human Genetics 2016

Quando, in epoca preistorica, umani e Neanderthal si mescolarono in Europa, si determinarono modificazioni genetiche che hanno aumentato la nostra capacità di allontanare le infezioni, ma al contempo la nostra predisposizione alle allergie si sarebbe pure incrementata.
Due nuovi studi pubblicati sull'American Journal of Human Genetics hanno rilevato come il mescolamento degli antichi umani con i Neanderthal e i Denisovan abbia influenzato l'attuale diversità genetica. Si sottolinea pure quanto il movimento dei geni tra le specie sia stato importante per l'immunità innata nell'uomo.
Studi precedenti avevano sottolineato come percentuali fino al 6% del genoma umano in Eurasia derivassero da quello di quegli antichi ominidi come Neanderthal e Denisovan. Uno dei due nuovi studi ha esaminato il ruolo di questa parte del genoma in relazione al sistema immunitario, scoprendo pure che per certi geni relativi alle immunità innate pochi cambiamenti sarebbero intervenuti per lunghi periodi di tempo. Per altri, invece, a causa delle epidemie la selezione sarebbe stata più rilevante, emergendo alcune varianti. La maggior parte degli adattamenti si colloca tra i sei e i tredicimila anni fa.
In conclusione, l'importanza del mescolamento degli antichi umani con Neanderthal e Denisovan ha contribuito al nostro adattamento all'ambiente, sia riguardo la reazione agli agenti patogeni che nel metabolizzare i cibi.
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Iran: manufatti e resti del Paleolitico dalla Valle Sirvan

30 Dicembre 2015
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Strumenti litici del Paleolitico sono stati ritrovati nelle grotte e nei rifugi della Valle Sirvan, vicino il villaggio di Nav nella provincia iraniana del Kurdistan.
Appartenevano a cacciatori raccoglitori dell'Età della Pietra, che sarebbero vissuti nella Valle tra i quaranta e i dodici mila anni fa. I reperti, oltre a strumenti litici, comprendono ossa animali e i resti di un forno. 
Di particolare interesse il rifugio Marv, datato al Paleolitico Medio, con cacciatori e resti forse datati tra i settanta e i quaranta mila anni fa. Si trattava probabilmente di Neanderthal.
Link: MEHR News; The Iran ProjectIran Daily; Archaeology News Network.
La provincia del Kurdistan in Iran, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Nima Farid (Original work by Uwe Dering. Highlighted by Dr. Blofeld - Based on File:Iran location map.svg).
 


I Neanderthal a Baker's Hole dormivano all'addiaccio

14 Dicembre 2015
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Baker's Hole è un importante sito per il Paleolitico Medio, situato presso una vecchia cava di gesso vicino Northfleet, nel Kent. Studiosi dell'Università di Southampton ne stanno esaminando il clima passato (tra 250 e 200 mila anni fa) in relazione alle condizioni di vita dei Neanderthal.
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Questi, provenienti dall'Europa Settentrionale, non costruirono qui rifugi, né vissero in grotte. Dormivano molto probabilmente all'addiaccio, e la pelliccia era loro sufficiente. Strumenti litici, denti di mammut e altri fossili (di leoni, cervi giganti e orsi) furono ritrovati a Baker's Hole in passato.
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Differenze di sviluppo nel volto tra moderni umani e Neandertal

7 Dicembre 2015
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Un nuovo studio ha preso in esame i processi di sviluppo che differenziano le ossa del volto nei moderni umani da quelle nei Neanderthal.
I volti dei Neanderthal sono caratterizzati da un marcato prognatismo (cioè hanno un viso grande che tende a proiettarsi all'esterno, con riferimento alla relazione posizionale di mandibola e mascella), similmente ai loro antenati da Sima de los Huesos, e in maniera invece differente da quanto nei volti dei moderni umani, che sono più ritirati. La differenza nello sviluppo del volto sarebbe evidente a partire dai cinque anni di vita circa.
Secondo gli studiosi, si tratterebbe di un'importante scoperta per l'evoluzione, considerando che alcuni oggi propongono di considerare i Neanderthal come ancora appartenenti al ramo dei moderni umani. I risultati dello studio in questione invece suggerirebbero di no. Il prossimo obiettivo sarebbe quello di comprendere come i moderni umani acquisirono il loro diverso sviluppo nel volto.
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I Neanderthal di Saccopastore, i primi ad arrivare in Italia

3 - 4 Novembre 2015
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Nuova datazione per i resti di due Neanderthal ritrovati a Saccopastore, nella valle del fiume Aniene, e attualmente nella parte nord-orientale di Roma. Sulla base di una nuova analisi dei depositi sedimentari nei quali si trovavano i resti, questi ultimi risalirebbero a 250 mila anni fa: oltre 100 mila in più di quanto ritenuto finora.
È conseguentemente a quell'epoca che bisogna riferire l'arrivo dei primi Neanderthal in Italia, un arrivo che risulta ora contemporaneo a quello nell'Europa Centrale e Settentrionale. D'altra parte, per Fabrizio Marra gli utensili ritrovati presenterebbero caratteristiche ben più antiche di una datazione a 125 mila anni fa. I Neanderthal furono ritrovati nella cava di ghiaia di Saccopastore tra il 1929 e il 1935. Fino a pochi mesi fa, il Neanderthal più antico in Italia era quello dell'Uomo di Altamura, dalla caverna di origine carsica di Lamalunga, nell’Alta Murgia pugliese.
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I più antichi moderni umani in Cina riscrivono la storia della nostra specie

14 Ottobre 2015
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I resti dei moderni umani più antichi sono stati ritrovati in Cina: la scoperta è di grande importanza anche perché testimonia la migrazione fuori dall'Africa decine di migliaia di anni prima di quanto ritenuto.
Il ritrovamento comprende 47 denti datati tra gli 80 mila e fino a 120 mila anni fa, ritrovati nella Grotta di Fuyan presso la città di Daoxian nella provincia di Hunan nella Cina meridionale. La datazione non è stata effettuata in base al radiocarbonio, ma sulla base dell'analisi dei depositi: il pavimento in calcite ha sigillato i resti, come una tomba, e le stalagmiti al di sopra dello stesso sono state datate a 80 mila anni fa. I resti di animali ritrovati sono coerenti con la datazione.
Si tratta dei primi Homo Sapiens con morfologia moderna, al di fuori dell'Africa. I resti ritrovati nel Levante, a Qafzeh e Skhul in Israele, presenterebbero datazioni simili ma pure caratteristiche primitive, non pienamente moderne, e sarebbero considerate come un tentativo fallito di dispersione. Sarebbe stato dunque l'Oriente asiatico ad essere colonizzato per primo, tra i 30 e i 70 mila anni prima che l'Europa, dove la presenza dei primi moderni umani è attestata attorno ai 45 mila anni fa.
Questi dati cambiano quanto finora noto e aprono nuovi interrogativi sulla nostra specie e sulla dispersione umana fuori dall'Africa. Gli studiosi pensano che a quell'epoca i Neanderthal costituissero una barriera alla presenza dei moderni umani in Europa, fino al momento in cui il loro numero cominciò a diminuire.  Ovviamente non si esclude la possibilità di numerose migrazioni fuori dall'Africa, nel corso dei millenni. Il team di studiosi programma l'estrazione del DNA dai denti ritrovati a Daoxian.
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I Neanderthal deponevano davvero fiori sui loro defunti?

9 Ottobre 2015
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Negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, il ritrovamento di grandi quantità di polline presso una sepoltura di Neanderthal nella grotta di Shanidar, a nord di Erbil nel Kurdistan iracheno, fece ritenere a Josette Leroi-Gourhan che si trattasse di rituali funerari. A causa dell'instabilità della regione, non è stato possibile tornare ad esaminare la Grotta che in tempi recenti.
Un nuovo studio oggi mette in discussione quei risultati: il polline si starebbe ancora depositando nella Grotta, grazie al vento e agli insetti. La scoperta nulla toglie però a quanto già acquisito, e cioè alla grande attenzione che i Neanderthal ponevano nella cura dei loro morti.
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Spagna: prime tracce di inquinamento da metalli pesanti

21 - 22 Settembre 2015
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Alcune delle prime testimonianze di inquinamento da metalli pesanti dovute ad attività umane provengono dalla Spagna. Gli studiosi hanno preso in considerazione quattro siti che presentavano alti livelli di concentrazione: la Grotta di Gorham e la Grotta Vanguard presso Gibilterra, El Pirulejo nella Spagna meridionale e Gran Dolina nella Sierra di Atapuerca.
Nel primo caso, rame, piombo, nickel e zinco sono stati ritrovati presso focolai Neanderthal. Nel secondo erano dovuti al fuoco, mentre nel terzo erano connessi all'utilizzo della galena come pigmento o materia prima per grani di collane. Nell'ultimo caso invece si è trattato di prodotti animali e non dovuti perciò ad attività umane.
Nonostante le alte concentrazioni (nel primo caso si rientra tra gli standard moderni di "terreno contaminato"), i luoghi non dovettero costituire una minaccia per gli Homo Sapiens, e ne dimostrano un'esposizione di lungo periodo.
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