Buon compleanno Roma!

Probabilmente Roma è l’unica città del mondo latino per cui disponiamo un’ampia documentazione sia letteraria che archeologica e ciò giustifica anche l’ampio dibattito sull’origine della città. La tradizione ci trasmette due filoni di leggende, uno legato al ciclo troiano-latino incentrato sulla figura di Enea, capostipite del popolo romano e onorato forse già dal VI secolo a.C., mentre l’altro è legato ai gemelli Romolo e Remo che più propriamente rappresentano il mito di fondazione della città.

Questo insieme leggendario offre però alcuni punti cardine nella storia della fondazione, cioè il nome del fondatore, Romolo, il luogo della fondazione, il Palatino, la data, il 21 aprile del 753 a.C. Questa cronologia venne stabilita già in antico dall’erudito Varrone nel I secolo a.C., mentre il giorno 21 aprile si deve invece ai calcoli astrologici del suo amico Lucio Taruzio. Da questa data in poi derivava la cronologia romana, definita infatti con la locuzione latina Ab Urbe condita, ovvero “dalla fondazione della Città”, che contava gli anni a partire da tale presunta fondazione.

Romolo e Remo

Capitoline Museums [Public domain]
Secondo la leggenda, Rea Silvia, figlia di Numitore, si innamorò del dio Marte da cui ebbe due gemelli. Lo zio della ragazza, Amulio, impossessatosi illecitamente del trono di Alba Longa, fece rinchiudere la nipote in prigione e ordinò di gettare i bambini nelle acque del fiume Tevere, decretandone di fatto la morte certa. Amulio temeva infatti che, da adulti, i ragazzi potessero rovesciare il suo trono e impossessarsi della città, governando al suo posto. Il Tevere però in quei giorni era straripato facendo arrivare la cesta in cui erano stati collocati i bambini, sotto un anfratto del colle Palatino. Fortunatamente, passava di lì una lupa che si avvicinò a loro e cominciò a nutrirli e riscaldarli. Poco tempo dopo, un pastore di nome Faustolo, vide con stupore la lupa con i gemelli e decise di portare con sé i bambini per accudirli a casa. Il pastore li chiamò Romolo e Remo e li allevò come se fossero figli suoi. Diventati adulti, raccontò loro la vera storia e cioè che non erano figli suoi; saputa la verità, i giovani andarono ad uccidere Amulio e liberarono la madre Rea Silvia.

La storia continua e lo storico Livio nella sua opera Ab Urbe Condita, nel libro I cap. 7 dice: ” Così, affidata Alba a Numitore, Romolo e Remo furono presi dal desiderio di fondare una città in quei luoghi in cui erano stati esposti e allevati. Inoltre la popolazione di Albani e Latini era in eccesso. A questo si erano anche aggiunti i pastori. Tutti insieme certamente nutrivano la speranza che Alba Longa e Lavinio sarebbero state piccole nei confronti della città che stava per essere fondata. Su questi progetti si innestò poi un tarlo ereditato dagli avi, cioè la sete di potere, e di lì nacque una contesa fatale dopo un inizio abbastanza tranquillo. Siccome erano gemelli e il rispetto per la primogenitura non poteva funzionare come criterio elettivo, toccava agli dei che proteggevano quei luoghi indicare, attraverso gli auspici, chi avessero scelto per dare il nome alla nuova città e chi vi dovesse regnare dopo la fondazione. Così, per interpretare i segni augurali, Romolo scelse il Palatino e Remo l’Aventino. Il primo presagio, sei avvoltoi, si dice toccò a Remo. Dal momento che a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio era stato annunciato, i rispettivi gruppi avevano proclamato re l’uno e l’altro contemporaneamente. Gli uni sostenevano di aver diritto al potere in base alla priorità nel tempo, gli altri in base al numero degli uccelli visti. Ne nacque una discussione e dal rabbioso scontro a parole si passò al sangue: Remo, colpito nella mischia, cadde a terra. È più nota la versione secondo la quale Remo, per prendere in giro il fratello, avrebbe scavalcato le mura appena erette e quindi Romolo, al colmo dell’ira, l’avrebbe ammazzato aggiungendo queste parole di sfida: «Così, d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura.» In questo modo Romolo si impossessò da solo del potere e la città appena fondata prese il nome del suo fondatore.

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Dal punto di vista storico e archeologico è difficile pensare che Roma sia sorta dall’oggi al domani per una scelta individuale; la città, sorse piuttosto, attraverso un lento e lungo processo di organizzazione di villaggi sparsi sui singoli colli. Probabilmente alcuni villaggi situati sullo stesso colle Palatino possono essere considerati come il nucleo originario della futura Roma, la cui storia iniziò intorno all’VIII secolo a.C.

Sembra inoltre improbabile che Roma abbia preso il nome da un fondatore, Romolo, semmai è più probabile che l’esistenza di una città chiamata Roma fece immaginare un fondatore di nome Romolo, un eroe eponimo, così come era stato anche per le poleis greche. Ad oggi, nessuno studioso è in grado di stabilire l’origine del nome di Roma. Tra le varie ipotesi c’è quella che il nome derivi dalla parola ruma, mammella, intesa come collina, oppure da Rumon, il termine arcaico con cui si designava il fiume Tevere.

Gli scavi condotti a partire dal 1985 da Andrea Carandini ai piedi del Palatino, nel Foro, hanno messo in luce porzioni di mura, una fossa e uno spazio libero dietro le mura. Per Carandini non ci sono dubbi nel datare questi elementi all’ultimo quarto dell’VIII secolo a.C. e nell’interpretarli come testimonianza reale e non come gesto metaforico del solco di fondazione tracciato da Romolo. Scavare a Roma significa aggiungere sempre più tasselli alla storia millenaria e affascinante dell’Urbe, arricchendo sempre di più il dibattito sulle sue origini. In ogni scavo e ritrovamento c’è una verità ma, ad oggi, nessuna di queste porta ad una soluzione definitiva sul “mistero” della fondazione.

 


Vi mostriamo la Domus Transitoria. La prima magnifica reggia di Nerone

Doveva essere una reggia lussuosa e opulenta la prima abitazione di Nerone sul Palatino e finalmente ora sarà fruibile al pubblico. Il progetto si inserisce nel programma del Parco archeologico del Colosseo di restituire ai visitatori luoghi e percorsi da tempo inaccessibili. Inoltre, questa straordinaria apertura, contribuisce a definire un itinerario neroniano all’interno dell’area archeologica che si estenderà dal Colle Oppio al Palatino. Il visitatore potrà fare un’esperienza reale, circondato da ciò che resta della residenza e virtuale, attraverso le ricostruzioni in alta definizione di quelle che dovevano essere le straordinarie decorazioni pittoriche e marmoree della Domus Transitoria.

Padiglione centrale visto dalla fontana - ninfeo. Ricostruzione virtuale. Credits: Parco archeologico del Colosseo. Foto: Progetto Katatexilux

Svetonio racconta che l’impegno di Nerone nella costruzione di questa sua prima residenza fu un vero e proprio scandalo. Sul Palatino sono ancora visibili alcuni suggestivi ambienti: tra questi spicca uno spazio originariamente occupato da un ricco ninfeo con giochi d’acqua, un triclinio circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi che doveva fungere da luogo di riposo e svago dell’imperatore.

Fatta costruire per sé una casa che dal Palatino andava all’Esquilino, dapprima la chiamò Transitoria; poi, quando un incendio la distrusse, la fece ricostruire e la chiamò Aurea”. (G. Svetonio, Vita di Nerone, 31)

È possibile ammirare altre due stanze di cui restano tangibili i segni preziosi della decorazione con affreschi, stucchi e pavimenti marmorei. Una buona parte di reperti sono oggi conservati nel vicino Museo del Palatino, ma altri ritornano a Roma dopo ben 300 anni e grazie ad un importante accordo siglato qualche mese fa con il Museo archeologico di Napoli. Alcuni affreschi furono distaccati al momento della scoperta da un ambiente coperto con volta a botte, due fregi e delle formelle che i visitatori potranno riammirare grazie a questo importante prestito. Lo stile delle immagini ha suggerito l’attribuzione a Famulus o Fabullus, il pittore della Domus Aurea citato da Plinio.

Decorazione pittorica del Ninfeo della Domus Transitoria. Particolare della lunetta. Roma, Museo Palatino. Credits: Parco archeologico del Colosseo

Identificati erroneamente come i Bagni di Livia, nel settecento furono scoperti dai Farnese e letteralmente depredati vista la preziosità delle decorazioni, dei marmi e delle colonne che man mano venivano fuori dagli sterri. Una parte delle decorazioni vennero portate a Parma, altre furono disperse e altre furono trasferite nel 1728 dal duca di Beaufort nella sua residenza di Badminton per rivestire un’intera sala. Un secolo dopo, l’area venne nuovamente indagata, questa volta con criteri scientifici da Giacomo Boni.

Oggi, dopo importanti lavori di restauro e messa in sicurezza, viene offerto al pubblico un itinerario di visita unico, arricchito da un progetto multimediale che intende far rivivere lo splendore del I secolo d.C. Il percorso porterà il visitatore ad attraversare una delle due antiche scale d’accesso che si configurano come “parodoi”, accessi, ai lati della scaenae frons di un teatro fino ad arrivare in uno spazio anticamente scoperto e occupato da una fontana ornata da nicchie che si ripropone scenograficamente come una quinta teatrale arricchita da giochi d’acqua e zampilli. L’idea di Nerone era quella di stupire, anche con effetti scenografici strabilianti e l’acqua era onnipresente nell’edificio. Di fronte a quest’area, si apre poi un imponente triclinio estivo a padiglione, circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi. In questo spazio, una proiezione introduce alla storia della prima residenza di Nerone e del suo inserimento topografico nel complesso palaziale, la sua costruzione e il rapporto con la successiva Domus Aurea.

Volta decorata (Ambiente A3, alcova) Roma, Domus Transitoria. Credits: Parco archeologico del Colosseo

L’itinerario prosegue in uno spazio con una grande latrina con 50 posti. Uscendo da questa si potrà ammirare un’intera parete completamente in rosso che reca le tracce dell’originaria decorazione con foglie ed elementi vegetali tipici della pittura da giardino.

Il progetto di valorizzazione scientifica, che potenzia la comprensione del monumento agli occhi del pubblico, si costituisce ancora da un'apposita illuminazione studiata per differenziare gli spazi originariamente scoperti rispetto a quelli chiusi, e da tre installazioni multimediali. In particolare, una postazione consentirà di indossare un visore per la realtà virtuale con cui si osserverà una ricostruzione realistica del triclinio e del ninfeo.

La Domus cosiddetta Transitoria fu costruita prima dell’incendio del 64 d.C. e deriva il suo nome dal “passaggio” che creava tra i possessi imperiali sul Palatino e sull’Esquilino (giardini di Mecenate) e costituisce un primo esempio di dimora regia ispirata alle grandi residenze dei sovrani orientali e in particolare a quelle dei faraoni d’Egitto. La concezione del palazzo a padiglioni, intervallato da boschetti e con fontane, ninfei e laghi si rifà, tra l’altro, alla grande reggia dei Tolomei ad Alessandria d’Egitto, luogo ben noto dalle fonti letterarie come un gigantesco complesso che occupava gran parte della città e descritto dal poeta Latino Lucano con riferimenti alla luxuria orientale ripresa da Nerone e causa dei tanti mali per Roma e per il suo Impero.

Con le lacune derivanti dall'asportazione delle losanghe (Ambiente A2. Particolare della volta) Roma, Domus Transitoria. Credits: Parco Archeologico del Colosseo

La reggia di Nerone sarà visitabile dal venerdì al lunedì e rientra nel nuovo biglietto Foro – Palatino SUPER di 16 euro e valido un giorno. Nel biglietto è compreso l’accesso al Museo Palatino e al Criptoportico neroniano, alle case di Augusto e di Livia, all’Aula Isiaca con la Loggia Mattei, al Tempio di Romolo, a Santa Maria Antiqua con l’Oratorio dei Quaranta Martiri e alla rampa di Domiziano.

La riapertura al pubblico si accompagna anche di una pubblicazione edita da Electa in cui si esamina la topografia e l’architettura delle due regge neroniane (Domus Transitoria e Domus Aurea) e delle loro decorazioni pittoriche e in marmo, fino al resoconto degli interventi di restauro più recenti.

Info biglietto SUPER: https://www.electa.it/iniziative-speciali/s-u-p-e-r/

 


I Severi si raccontano in una grande mostra tra Colosseo, Palatino e Foro Romano

Celebrare la potenza imperiale attraverso imponenti opere architettoniche e sociali è una prerogativa abbastanza comune tra i personaggi della storia romana che a partire da Augusto, primo imperatore, hanno caratterizzato il governo dell’Urbe e poi dei territori conquistati. Strutture diversificate per contesto e opulenza che ancora oggi possono essere ammirate e che costituiscono anche una base per il contesto urbano attuale. Roma, in modo particolare, nel corso della sua storia, ha visto una stratificazione urbana non indifferente tanto che ben poco rimane di quello che doveva essere il lusso della residenza dell’Impero.

Severi Settimio Severo Roma Universalis. L'Impero e la dinastia venuta dall'Africa
COLOSSEO Roma Universalis. Foto C. Pescatori

Per chi organizza mostre, poi, ritagliare una fetta di storia e incorniciare un determinato periodo non è affatto semplice, soprattutto se a passare sotto l’attento giudizio di storici e archeologi è un’intera dinastia che per ben quaranta anni (193 – 235 d.C.) si è resa protagonista di uno degli ultimi grandi momenti dell’impero, portando a compimento opere politiche e sociali che ancora oggi fanno discutere e che sorprendono per l’estrema modernità. I Severi, con il loro capostipite Settimio Severo, impressionano per il messaggio di universalità che riescono a dare ai territori assoggettati, ricordando, cosa da tenere ben presente, che ormai il centro del potere si era spostato da Roma e che ora vede protagoniste le province e in particolare, sotto la dinastia venuta dall’Africa, centri particolarmente splendidi e fiorenti come Leptis Magna. Sotto il discusso Caracalla, addirittura, quello che era sempre stato un baluardo delle società antiche, cioè il diritto di cittadinanza, venne esteso a tutti gli abitanti liberi dell’Impero, garantendo e sancendo, di fatto, un’ingente integrazione tra le varie genti del Mediterraneo e dell’Europa e abolendo il divario che aveva sempre posto Roma al di sopra dei popoli vinti e assoggettati con la forza. Quello dei Severi è il periodo in cui l’Impero romano vive la sua dimensione più cosmopolita, dove i membri del senato e dell’ordine equestre vengono cooptati da ogni angolo del mondo vinto e in cui la mobilità di uomini e merci è garantita dall’assenza di frontiere.

Severi Settimio Severo Roma Universalis. L'Impero e la dinastia venuta dall'Africa
COLOSSEO Roma Universalis. Foto C. Pescatori

Il latino e il greco non sono solo le uniche lingue letterarie ma grazie ad un ramo della discendenza imperiale dei Severi, anche il siriaco comincia ad entrare prepotentemente nei documenti. Roma si arricchì di nuovi edifici e molti altri furono restaurati e alla stessa stregua, molte città dell’Impero in Africa, Egitto, Siria e province anatoliche, fiorirono e divennero grandi capitali. Numerosi sono i provvedimenti assunti a favore dell’esercito e delle legioni e con essa seguì una grande propaganda legata alle campagne militari in difesa dei confini dell’Impero da cui derivano ingenti bottini. Per consolidare il proprio potere, Severo si presenta come diretto discendente degli imperatori Antonini e nomina, prima del 195 d.C., il figlio Caracalla quale Cesare e suo erede, legittimando la nuova dinastia. La politica dinastica, dopo l’intermezzo del prefetto al pretorio Macrino cui si deve l’uccisione di Caracalla nel 217 d.C. viene ripresa dalle donne della dinastia, Giulia Mesa e Giulia Mamea, che riportano sul trono la porpora con Elagabalo (218 – 222 d.C.) e Alessandro Severo (222 – 235 d.C.).

Comincia con questi presupposti l’articolato percorso della mostra “Roma Universalis. La dinastia venuta dall’Africa”, promossa dal Parco archeologico del Colosseo in collaborazione con Electa Editore, ideata da Clementina Panella e curata con Alessandro D’Alessio e Rossella Rea.

Tre sono i luoghi coinvolti per narrare le vicende della dinastia dei Severi: Colosseo, Palatino e Foro Romano e attraverso le sezioni proposte si illustrano gli sviluppi storico – politici e l’evoluzione artistica e architettonica a Roma e nelle regioni dell’Impero.

Roma Universalis. L'Impero e la dinastia venuta dall'Africa Severi Settimio Severo
COLOSSEO Roma Universalis. Foto C. Pescatori

Il percorso di visita

Dal secondo ordine del Colosseo, circa trecento reperti archeologici provenienti da importanti musei italiani e stranieri ripercorrono la storia della dinastia attraverso una serie di ritratti, ricordando le origini della famiglia. Settimio Severo, il capostitipe della dinastia che da lui prenderà il nome di "Severi", proviene da Leptis Magna, in Libia, e con la moglie Iulia Domna da Emesa, Siria, nominata Augusta e donna di grande influenza politica, dà inizio all’ultima rilevante famiglia imperiale che regnò per quarant’anni su Roma. Tra i pezzi in mostra e di particolare prestigio, tre rilievi provenienti dai recenti scavi della metropolitana di Napoli appartenenti ad un arco onorario. Senza dimenticare i frammenti della Forma Urbis, mappa catastale di particolare rilievo per la topografia di Roma e che proprio con Settimio Severo viene ulteriormente ampliata. Inoltre, grande rilievo anche per l’artigianato, con i vetri finemente lavorati ad Alessandria d’Egitto e a Colonia, le ceramiche dalla Tunisia o gli argenti conservati al Metropolitan Museum of Art.

Roma Universalis. L'Impero e la dinastia venuta dall'Africa Severi Settimio Severo
FORO ROMANO Roma Universalis. Foto C. Pescatori

Dal Colosseo, che proprio durante l’età severiana conobbe importanti restauri, si giunge al Foro Romano dove tra il Tempio di Romolo e la Basilica di Massenzio si percorre il Vicus ad Carinas, tra i più antichi percorsi di Roma che fin dall’età repubblicana collegava il quartiere “delle Carine” sul colle Esquilino con il Foro. Nel Medioevo, la via più volte risistemata a causa della continua usura, era ridotta ad un impervio acciottolato che serviva come passaggio anche per la vicina basilica dei SS. Cosma e Damiano, sorta nel IV secolo d.C. Attraverso questo accesso, ci si può affacciare anche sul Templum Pacis di cui, dopo un lungo restauro, è visibile l’opus sectile pavimentale composto da marmi pregiati. L’intero edificio era dedicato alla cultura, un lusso possibile solo durante l’epoca di pace. Nel 192 d.C. un incendio distrusse quasi completamente l’edificio che venne ricostruito da Settimio Severo che ne ripropose la monumentalità originaria. In questa occasione fu collocata la Forma Urbis Romae di cui restano sul muro di facciata della basilica dei SS. Cosma e Damiano le impronte delle lastre di marmo su cui era incisa. Nel vicino Tempio di Romolo il visitatore potrà ammirare trentatré nuovi reperti scultorei trovati negli scavi presso le Terme di Elagabalo e tutti riutilizzati, in frammenti, come materiale edilizio all’interno di due fondazioni murarie pertinenti ad un edificio di VI-VII secolo d.C. Le opere formano un gruppo cronologicamente omogeneo compreso tra la metà circa del II secolo d.C. e il 220 d.C. e ci restituiscono un’interessante testimonianza della ritrattistica di età imperiale. Proseguendo nel percorso, famoso e imponente è l’Arco di Settimio Severo costruito nel 203 d.C. in onore dell’imperatore e dei suoi figli Caracalla e Geta, il cui nome venne poi abraso per damnatio memoriae. Il monumento è decorato con scene delle battaglie combattute contro gli Arabi e i Parti, mentre vittorie alate e divinità di fiumi sono scolpite nelle fasce laterali. Da monete sappiamo che originariamente l’arco era sormontato da una grande quadriga a sei cavalli.

Il terzo e ultimo percorso di visita prosegue sul Palatino attraverso i luoghi dei Severi che si estendono su circa due ettari, di cui i segni più imponenti rimasti sono le grandi arcate e terrazze, insieme allo Stadio con la sua straordinaria sala dei capitelli dal soffitto a cassettoni stuccato. Per la prima volta saranno visibili le vestigia di uno straordinario complesso architettonico: le cosiddette Terme di Elagabalo, venute alla luce in un angolo delle pendici del colle lambito dalla via Sacra che racconta una lunga storia di trasformazioni edilizie. Il nome “Terme di Elagabalo” deriva dalla confusione tra una notizia delle fonti scritte che attribuivano a questo imperatore un “lavacrum publicum […] in aedibus aulicis” e il ritrovamento negli sterri dell’Ottocento, nella zona più vicina all’Arco di Tito, di un piccolo impianto termale. In realtà le Terme appartengono ad un intervento del IV secolo d.C., mentre la costruzione in laterizio è attribuita ad epoca severiana. Le indagini archeologiche, iniziate nel 2007, hanno ricostruito le diverse fasi dell’edificio dall’età imperiale fino al periodo tardoantico, sia la complessa maglia insediativa dell’area nelle epoche precedenti.

Roma Universalis. L'Impero e la dinastia venuta dall'Africa Severi Settimio Severo
Ingresso al Complesso Severiano ©Electa Foto Luigi Spina

Nell’angolo sud-est del Palatino, visibile anche il cosiddetto “Complesso Severiano”, noto anche come Domus Severiana o Terme Severiane, un comparto monumentale a terrazze esteso tra le Arcate Severiane, parte integrante del complesso stesso, la via dei Cerchi e il settore centrale del colle a est dello Stadio. Queste strutture assumono la fisionomia di un grandioso Palazzo che si erge su 5 o 6 livelli, frutto di una stratificazione che portò a diverse fasi edilizie, ristrutturazioni, ampliamenti e varie modifiche d’uso.

Due sono le pubblicazioni edite da Electa. Un volume che racchiude numerosi contributi scientifici che ripercorre la storia della dinastia dei Severi senza tralasciare nessun aspetto, l’altro molto più maneggevole ideato come guida breve sia in italiano che in inglese che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della mostra e nel percorso tra Foro Romano e Palatino.

Severi Settimio Severo Roma Universalis. L'Impero e la dinastia venuta dall'Africa

Non è facile costruire una mostra così grande in un’area vasta nel cuore della Roma antica e soprattutto raccontare e far conoscere ad un pubblico variegato gli aspetti salienti di una dinastia di imperatori, i Severi, che hanno lasciato un’impronta forte e duratura in molti campi del sapere, della burocrazia e dell’arte, in un periodo che per Roma coincideva con l’avanzare del declino. “Roma Universalis. La dinastia venuta dall’Africa” offre un’opportunità di conoscenza unica nel suo genere sia per semplici appassionati sia per chi vuole approfondire una parte della storia romana che tutt’oggi non vanta di molte pubblicazioni ma in cui grandi trasformazioni sociali, culturali e religiose trovano una realizzazione “perfetta” e forse l’ultima prima del crollo dell’Impero e dell’avanzare dei barbari.

Info mostra Severi: https://www.electa.it/mostre/roma-universalis-limpero-e-la-dinastia-venuta-dallafrica/


Il grande parco monumentale di Roma antica: gli Horti Sallustiani

Con il nome di Horti, i Romani del periodo imperiale indicavano generalmente le grandi ville e i parchi all’interno delle città, costruiti secondo le modalità proprie delle ville di otium. Durante il periodo repubblicano, diversamente, con il termine hortus si intendeva un piccolo appezzamento di terra coltivato per le necessità della famiglia. Le modalità di costruzione di questi ampi spazi verdi non avevano come centralità gli ambienti destinati ai vari usi, ma l’elemento predominante era costituito proprio dalle piante, spesso foggiate in forme geometriche o animali e poi secondariamente dagli edifici. Mirabile esempio è la villa dell’imperatore Adriano a Tivoli costruita secondo questo modello.

Tra i primi giardini monumentali dell’Urbe si ricordano i numerosi horti di Cicerone di cui abbiamo eco nelle lettere ad Attico, quando l’Arpinate cercò di acquistare dei terreni per farvi costruire un sepolcro all’amata figlia Tullia morta nel 45 a.C. a Tusculum, o i famosi Horti di Cesare sulla sponda destra del Tevere lungo la via Portuense lasciati nel 44 a.C., anno della morte del dittatore, al popolo di Roma come eredità. Alcuni giardini cesariani si trovavano sul Quirinale, presso la porta Collina e furono acquistati, alla morte di Cesare, dallo storico Caio Sallustio Crispo, probabilmente con le enormi ricchezze accumulate in maniera illecita quando era governatore della Numidia e ancora oggi conosciuti con il nome di Horti Sallustiani.

Horti Sallustiani
Horti Sallustiani. Foto: Lalupa [Pubblico dominio]
Nato ad Amiternum, nella Sabina, il 1° ottobre dell’86 a.C. da famiglia facoltosa, compì i suoi studi probabilmente a Roma, dove i suoi interessi cominciarono ben presto a gravitare intorno alla carriera politica. Inizialmente si legò ai populares, fu tribuno della plebe nel 52 ma, poco dopo, per vendetta degli aristocratici, venne espulso dal senato nel 50 per indegnità morale. Dopo lo scoppio della guerra civile combatté appoggiando Cesare e fu così riammesso in senato dopo la vittoria di questo.

La sua carriera fu tutta in salita, tanto che nel 46 arrivò anche la nomina di pretore. Sconfitti i pompeiani in Africa, Cesare nominò Sallustio governatore della provincia di Africa nova, costituita per la maggior parte dal regno di Numidia sottratto a Giuba che aveva appoggiato i pompeiani. Il suo governo fu senza scrupoli. Al ritorno dalla provincia, venne colpito da un’accusa di malversazione e per evitargli un’altra espulsione dal senato Cesare gli consigliò di ritirarsi una volta per tutte dalla vita politica. Da questo momento Sallustio dedicherà la sua vita alla scrittura e in modo particolare alla storiografia. Morì nel 35 o nel 34 a.C. nella sua lussuosa residenza tra il Pincio e il Quirinale, proprio nei suoi Horti che da lui presero il nome.

Gaio Sallustio Crispo Horti Sallustiani
Sallustio Crispo in un'incisione ottocentesca, caricata da HeNRyKus [Pubblico dominio]
Non abbiamo notizie certe che riguardano il suo accumulo di ricchezze ma non vi è dubbio che queste contribuirono ad ampliare e ad abbellire la sua lussuosissima residenza. Gli ampliamenti ai vecchi giardini di Cesare riguardarono le aree a nord e ad est della villa, dove fu inglobato il tempio di Venere Ericina costruito nel 187 a.C. su modello del più famoso tempio dedicato alla dea nel sito siciliano di Erice. Probabilmente Venere era una delle dee protettrici degli Horti, come dimostra un altro luogo di culto dedicato alla dea della bellezza e dell’amore situato nella Valle Sallustiana e nume tutelare dello stesso Cesare che faceva risalire le origini leggendarie della sua famiglia proprio a Venere.

Alla morte dello storiografo, la villa andò in eredità al nipote Sallustio Crispo, ricordato dalle fonti come consigliere di Augusto e poi di Tiberio. Nel 21 d.C., dopo la morte di Crispo, i giardini entrarono a far parte dei possedimenti imperiali. La bellezza della residenza e la posizione favorevole fecero si che la villa spesso venne preferita dagli imperatori come residenza occasionale in alternativa alla residenza ufficiale sul colle Palatino. Tale preferenza era motivata anche da ragioni di sicurezza, in quanto la villa si trovava in prossimità dei Castra Pretoria, la caserma dove risiedevano le guardie personali dell’imperatore.

Tacito narra che Nerone, per fuggire dalle attenzioni della corte in occasione delle sue scorribande notturne tra i quartieri malfamati della città, si serviva spesso di questa residenza. Diversamente, con l’avvento dei Flavi e in particolare con Vespasiano, i grandi giardini del Quirinale vennero restituiti all’uso pubblico. L’imperatore si preoccupava infatti di aprire la grande villa ai cittadini dopo i lavori di restauro degli edifici a causa degli scontri tra le sue truppe e quelle di Vitellio, scontri avvenuti proprio in prossimità degli Horti Sallustiani.

Villa Adriana. Serapeo e Canopo. Foto MiBAC

Su esempio di Vespasiano, anche l’imperatore Nerva  preferì la residenza di Sallustio al palazzo imperiale sul Palatino, tanto da passarci gli ultimi anni della sua vita. Ancora una volta le fonti non ci aiutano e tacciono durante il periodo adrianeo sui lavori della villa, ma questa, quasi sicuramente, fu sottoposta ad una generale ristrutturazione, come dimostrano la tipologia degli edifici ancora oggi visibili. È in questo periodo che, seguendo anche l’inclinazione di Adriano per i progetti audaci e innovativi come la sua Villa a Tivoli, che si afferma il concetto di Parco monumentale con edifici distribuiti su una vasta area e adattati alla natura del terreno.

Dopo gli importanti interventi di Adriano, bisognerà giungere alla fine del III secolo d.C. con Aureliano per scoprire che gli Horti Sallustiani verranno inseriti nel progetto della nuova cinta muraria di cui si doterà Roma dopo i sopraggiunti problemi politici legati alla crisi dell’impero e alle incursioni barbariche. Fortunatamente, con un esito diverso rispetto ad altri giardini, quelli del Quirinale saranno risparmiati dai lavori per le nuove mura così che la struttura si preservò. Lo stesso imperatore Aureliano dimostrò per gli Horti un interesse particolare, tanto da farsi costruire un portico monumentale (Porticus Miliarensis), una sorta di maneggio lungo mille passi e decorato similmente ad un giardino dove l’imperatore era solito rilassarsi e montare a cavallo.

Trono Ludovisi. Foto: Marie-Lan Nguyen, Museo nazionale romano di palazzo Altemps [Pubblico dominio]
Inizierà con il sacco dei Goti, nel 410, il declino degli Horti Sallustiani così come degli altri grandi complessi monumentali dell’Urbe. I barbari, entrati dalla vicina porta Salaria, arrecheranno tanti di quei danni ai giardini che non potranno mai più essere avviati lavori di ristrutturazione. Ancora nel VI secolo, lo storico Procopio che abitò nella villa di Sallustio ricordava gli ingenti danni provocati dai saccheggi e gli edifici ormai in rovina, erano segni inequivocabili delle distruzioni passate.

Nonostante le varie menzioni nelle fonti storiche, molto si è discusso sulla effettiva estensione dei giardini, riconosciuti da tutti come il più grande parco monumentale della città di Roma. Nel periodo del suo massimo sviluppo, intorno al III secolo d.C., probabilmente l’area si estendeva dal Quirinale fino ad arrivare al Pincio, includendo anche la lunga valle che separava i due colli.  I numerosi plessi che erano sparsi nella villa, isolati o in gruppi, erano inseriti nell’ambiente circostante pur non costituendone la parte principale che ricordiamo essere stata costituita dal verde e dai numerosi alberi piantati. Tra le piante preferite vi erano i sempreverdi (bosso, cipresso, leccio) e molte siepi erano oggetto di vere e proprie realizzazioni scultoree dalla forma geometrica o fantastica. A completare la magnificenza generale, la presenza anche di numerose opere d’arte disseminate e raccolte nel tempo in ogni angolo dell’enorme villa.

Tra le opere di maggiore rilievo provenienti dagli Horti Sallustiani ricordiamo:

  • Il trono Ludovisi che ritrae la nascita di Venere e il ritorno di Persefone dall’Ade, oggi conservato al Museo Nazionale Romano;
  • La statua del Galata morente rinvenuta nel 1663 e oggi conservata ai Capitolini e il Galata suicida;
  • Fregi a girali d’acanto con sfingi databili alla prima età augustea, oggi alla Centrale Montemartini;
  • Lo splendido gruppo marmoreo con Oreste ed Elettra, opera dello scultore Menelaos con tracce di policromia originaria.

Roma Universalis. Un'anteprima della mostra organizzata tra Colosseo, Palatino e Foro Romano

In attesa di potervi raccontare nel dettaglio la mostra "ROMA UNIVERSALIS. L'impero e la dinastia venuta dall'Africa" organizzata dal Parco archeologico del Colosseo in collaborazione con Electa editore, vediamo di darvi qualche informazione in più sulle tematiche affrontate e il percorso espositivo.

Siamo tra II e III secolo d.C. e a governare a Roma vi era la dinastia dei Severi, imperatori venuti dall’Africa che regnarono in un periodo già di declino per la storia dell’Urbe ma che furono ugualmente in grado di dare un fondamentale apporto storico artistico e architettonico alla città e in molte parti dell’impero. La mostra, punta a far conoscere al grande pubblico uno degli ultimi periodi del grandioso impero romano, ormai diviso all’interno e in piena crisi politica e sociale ma ancora capace di dettare leggi importanti e di lasciare un’eredità forte e duratura in molti campi.

Busto di Caracalla, Napoli, Museo Archeologico Nazionale, ph. Luigi Spina

Il percorso espositivo è pensato in grande. Il nucleo narrativo della mostra prende avvio dalla galleria del II ordine del Colosseo, dove, dopo un’introduzione storica della dinastia e delle sue caratteristiche, viene tracciato un quadro economico e sociale dell’epoca profondamente plasmato da importanti riforme che dettate dagli imperatori della dinastia. Come non ricordare la Constitutio Antoniniana del 212 voluta da Caracalla che per la prima volta concedeva la cittadinanza romana a tutti, o quasi, gli abitanti dell'impero?

Il racconto si soffermerà poi sul rapporto tra i Severi e Roma, ricordiamo che Settimio Severo era nativo di Leptis Magna e non era “italico”,e proseguirà con l’esposizione di un preziosissimo documento per la topografia della città stessa: la Forma Urbis, documento marmoreo che arrivatoci rotto in poche centinaia di frammenti, rappresenta una piccola parte dell’intera pianta dell’Urbe. La Forma, di cui possediamo i frammenti, appartiene ad una nuova edizione voluta da Settimio Severo dopo il 203, data di inaugurazione del Settizonio raffigurato nella pianta e prima della morte dello stesso imperatore avvenuta nel 211.

L’ultima sezione si sofferma infine sulla produzione artistica dell’epoca e il percorso dal Colosseo si sposterà nell’area del Foro Romano e del Palatino, tra monumenti e luoghi cari ai Severi. Presso il Tempio di Romolo, sarà esposto per la prima volta al pubblico un ciclo statuario scoperto presso le Terme di Elagabalo composto da ritratti e busti di eccezionale qualità artistica.

Per la prima volta, sarà possibile ammirare lungo il percorso di visita le Terme di Elagabalo, il complesso del “Vicus ad Carinas” e i luoghi severiani sul Palatino come la Domus Augustana, la Domus Severiana, lo Stadio e infine la Vigna Barberini. Il tutto sarà raccontato grazie a pannelli grafici e filmati ricostruttivi.

In attesa della visita, ecco una piccola anteprima di quella che è la mostra ROMA UNIVERSALIS.

Qualche informazione:

A cura di
Clementina Panella, Rossella Rea, Alessandro d’Alessio

Promosso da
Parco Archeologico del Colosseo

Organizzata da
Electa

Catalogo
Electa

Sito mostra:

https://www.electa.it/mostre/roma-universalis-limpero-e-la-dinastia-venuta-dallafrica/


Nuovo biglietto Foro Romano - Palatino

Il Parco archeologico del Colosseo istituisce un nuovo biglietto per le aree del Foro Romano e del Palatino. Il ticket avrà un costo di 16 euro a cui si aggiungono 2 euro per la prenotazione on-line e avrà durata di un giorno.

Palatino. Casa di Augusto

Dall’11 marzo questo nuovo biglietto si aggiungerà a quello già esistente del costo di 12 euro che consente ad oggi un accesso al Colosseo e uno al Foro Romano nell’arco di due giorni. Questa novità nasce da una riflessione del Parco archeologico del Colosseo che nell’ultimo hanno ha avuto un ingente incremento dell’offerta delle aree fruibili al pubblico. Sono visitabili infatti le Terme di Elagabalo, il vicus ad Carinas, le Uccelliere Farnasiane, il percorso naturalistico lungo le Pendici meridionali del Palatino, oltre ai percorsi dedicati alla pittura romana e tardo – antica.

Nel costo del biglietto rimarrà compreso l’accesso al Museo Palatino, al Criptoportico neroniano, alle case di Augusto e di Livia, all’Aula Isiaca con la Loggia Mattei, al Tempio di Romolo, a Santa Maria Antiqua con l’oratorio dei Quaranta Martiri e alla rampa di Domiziano. Da aprile tornerà finalmente visitabile la Domus Transitoria, sede abitativa dell’imperatore Nerone prima della costruzione della Domus Aurea.


Storie dal Palatino. Novità dall'area archeologica centrale di Roma

Le Storie dal Palatino continuano nel loro affascinante percorso con nuove indagini nell’area archeologica centrale di Roma. Le attività, coordinate da Parco archeologico del Colosseo in collaborazione con l’ISAR e la Rice University di Houston, rientrano nell’ambito del progetto Signum Vortumni Project.

Interessanti le novità venute alla luce, che raccontano storie complesse e ampie, cronologicamente collocabili nell’arco di sei secoli: III a.C. – III d.C.

“È importante che manifestazioni del genere coinvolgano un ampio pubblico - dichiara Alfonsina Russo - direttrice del Parco archeologico del Colosseo. Vogliamo rendere partecipi e attivi, soprattutto gli studenti perché riteniamo che simili esperienze siano importanti per la loro formazione”.

Nell’area degli Horrea, il grande magazzino realizzato da Vipsanio Agrippa sotto il principato di Augusto, il colle era occupato da ricche dimore residenziali disposte su più livelli e di proprietà dell’elite dell’epoca. Da una di queste, sono emersi affreschi ed elementi di arredo particolarmente interessanti. Affreschi in II stile, simili a quelli della Casa dei Grifi, soffitti rivestiti in stucco e un mosaico a tessere bianche con inserti neri.

La scoperta più interessante sembra essere una statua in marmo raffigurante una sfinge, forse utilizzata come base di appoggio. Altri reperti sempre dello stesso edificio provengono invece da un pozzo non ancora scavato interamente e riempito di anfore tardo – repubblicane. Le ipotesi sono che ad un primo utilizzo per l’acqua, sia seguito quello di discarica per i rifiuti di casa.

Non da ultimo, gli scavi hanno rivelato per la prima volta anche il cantiere edilizio allestito proprio per la costruzione dei “grandi magazzini”.


Roma, 2016-1017: Interventi Programmati per il Giubileo della Misericordia

2016-1017 Interventi Programmati per il Giubileo della Misericordia - Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il MNR e l'Area Archeologica di Roma

Interventi Programmati SSCOL
Interventi Programmati SSCOL
Roma, 2 marzo 2016
Gli interventi programmati per il Giubileo della Misericordia sull’area archeologica centrale sono mirati a migliorare innanzi tutto la sicurezza, l’accessibilità e la fruizione dell’area archeologica centrale, in particolare del Colosseo e del Foro Romano e Palatino.
L’intera pianificazione non è funzionale soltanto a fronteggiare un’emergenza, ma è stata programmata come intervento strutturale per meglio valorizzare i siti archeologici e attrarre maggiori visitatori anche negli anni a venire.
Il Colosseo, che nel 2015 ha raggiunto la quota di 6,5 milioni di visitatori, è oramai vicino alla sua massima capacità di accoglienza. Un margine assai più ampio di aumento sarà invece sostenibile al Foro Romano e Palatino, che nei prossimi anni potrebbe diventare un nuovo polo di attrazione alla pari con l’anfiteatro Flavio.
Gli interventi presentati riguardano: servizi di biglietteria, ingressi e uscite dai monumenti, bookshop, bar, ristorazione, servizi igienici e misure di sicurezza. Sarà soprattutto l’apertura di aree, monumenti finora chiusi al pubblico e di un museo a permettere l’ampliamento e la differenziazione dei percorsi, unitamente alla accessibilità per tutti: il progetto è finalizzato al miglioramento dei servizi e a un conseguente e auspicabile aumento dei visitatori.
L’efficacia di questi interventi strutturali va misurata con il necessario aumento del personale di accoglienza, per permettere di tenere aperte le nuove aree messe a disposizione del pubblico. In tal senso è indicativo il successo riscontrato dall’inaugurazione della Rampa Imperiale di Domiziano dal giorno della sua apertura,
21 ottobre 2015. Quanto esposto è la prima fase di un piano strategico triennale mirato a una migliore valorizzazione dell’area archeologica centrale.

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Roma: aperta al pubblico la Rampa di Domiziano

20 - 21 Ottobre 2015
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Aperta al pubblico il 21 Ottobre a Roma la Rampa Imperiale di Domiziano, risalente alla seconda metà del primo secolo d. C. Collegava il Foro Romano al Palazzo Imperiale.
Delle sette salite originali sul Palatino se ne sono conservate quattro che costituiscono il percorso.

Link: Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il MNR e l'Area Archeologica di RomaRepubblica; Arte.it; Il Giornale dell'ArteAGIRoma Today; ANSAThe History BlogArchaeology News Network via The Associated Press


Roma: proseguono gli scavi presso il santuario delle Curiae Veteres

21 Luglio - 11 Agosto 2015
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Proseguono gli scavi presso l'antico santuario delle Curiae Veteres, tradizionalmente legato al culto di Romolo, mitico fondatore della città di Roma.
I lavori quest'anno hanno riguardato le fondamenta del santuario, datate al sesto secolo a. C. Fu però durante gli anni della Repubblica che il luogo subì i maggiori cambiamenti. In precedenza si sarebbe anche verificato un evento drammatico che modificò il paesaggio.
Il santuario, situato sul colle Palatino, avrebbe le sue radici nell'ottavo secolo a. C., per essere poi distrutto durante l'incendio del 64 d. C.
Link: The New York Times; Repubblica RomaArchaeology News Network.
I sette colli di Roma, da WikipediaCC0, caricato da Lalupa (L'utente che ha caricato in origine il file è stato MM di Wikipedia in italiano - Trasferito da it.wikipedia su Commons).