Venezia: la mostra"Futuruins" fino al 24 marzo 2019 a Palazzo Fortuny

Oltre 250 opere di cui 80 dal Museo Statale Ermitage, dall’antichità all’arte contemporanea, per riflettere sul senso e sui significati delle rovine;  sulla costruzione del futuro, attraverso la consapevolezza dell’imprescindibile legame con il passato.
-----------------------------------------------------------------

Dalla collaborazione tra la Città di Venezia, la Fondazione Musei Civici di Venezia e il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo – rafforzata dagli accordi siglati negli scorsi anni e dalla presenza di “Ermitage Italia” nella città lagunare – è nato su proposta di Dimitri Ozerkov il progetto espositivo “Futuruins” che, fino al 24 marzo, sarà allestito a Palazzo Fortuny.
Curata da Daniela Ferretti e Dimitri Ozerkov con Dario Dalla Lana,
la mostra riflette sul tema della rovina: allegoria dell’inesorabile scorrere del tempo, sempre incerta e mutevole, contesa com’è tra passato e futuro, vita e morte, distruzione e creazione, tra Natura e Cultura.
L’estetica delle rovine è elemento cruciale nella storia della civiltà occidentale.
La rovina simboleggia la presenza del passato ma contemporaneamente contiene in sé la potenzialità del frammento: un lacerto che ci arriva dall’antichità, ricoperto dalla patina del tempo, per i suoi risvolti culturali
e simbolici diventa anche valida “pietra di fondazione” per costruire il futuro.

Essa viene dal passato, conferisce ricchezza di senso al presente, dona consapevolezza ai progetti futuri. La rovina ci ricorda anche la forza simbolica della pietra, insita nella sua durezza e peso, tanto più in contrapposizione alla fragilità e alla debolezza del corpo umano.
Di quest’ultimo alla fine rimane una “rovina” anch’essa minerale: lo scheletro. “Ruderizzazione” e disfacimento del corpo sono analoghi.
Pensiamo al mito di Deucalione e Pirra, che dalle pietre crearono la loro discendenza; e pensiamo a Prometeo che con un impasto di terra e acqua creò i primi uomini. Le pietre sono formate da Gea, la Terra, e, nati da pietre, i mortali alla Terra ritorneranno.

Le oltre 250 opere provenienti dai Musei Civici veneziani e dal Museo Statale Ermitage, oltre che da collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali, illustrano i molteplici significati assunti dalle rovine attraverso i secoli: dai resti architettonici e scultorei delle civiltà greco–romana, egizia,
assiro-babilonese e siriana, all’arte contemporanea che guarda alle rovine fisiche e morali della società attuale. Rovine delle sue architetture, di città e periferie, ma anche di uomini e idee, frutto del tempo, dell’incuria,
della degenerazione, di tragedie naturali o politiche come guerre e terrorismo.

Tale percorso contemporaneo si apre con la straordinaria installazione ambientale di Anne et Patrick Poirier, seguita dalle opere di Acconci Studio, Olivio Barbieri, Botto & Bruno, Alberto Burri, Sara Campesan,
Ludovica Carbotta, Ugo Carmeni, Lawrence Carroll, Giulia Cenci, Giacomo Costa, Roberto Crippa, Lynn Davis, Giorgio de Chirico, Federico de Leonardis, Marco Del Re, Pietri, Jean Dubuffet, Tomas Ewald, Cleo Fariselli, Kay Fingerle, Maria Friberg, Paola De Pietri, Jean Dubuffet, Tomas Ewald, Luigi Ghirri, Gioberto Noro, John Gossage, Thomas Hirschhorn, Anselm Kiefer, Francesco Jodice, Wolfgang Laib, Hiroyuki Masuyama, Jonatah Manno, Mirco Marchelli, Steve McCurry, Ennio Morlotti, Sarah Moon, Margherita Muriti, Claudio Parmiggiani, Lorenzo Passi, Fabrizio Prevedello, Dmitri Prigov, Judit Reigl, Christian Retschlag, David Rickard, Mimmo Rotella, Anri Sala, Alberto Savinio ed Elisa Sighicelli.

In linea con la tradizione delle mostre al Fortuny, sono presenti anche una serie di lavori appositamente ideati per “Futuruins” che offrono nuovi stimoli alla riflessione sul presente: le opere di Franco Guerzoni, Christian Fogarolli, Giuseppe Amato, Renato Leotta e Renata De Bonis. Quest’ultima, con Sounds after Caspar David Friedrich. The Dreamer, ha voluto captare i suoni odierni del luogo immortalato dal grande artista tedesco nel celeberrimo dipinto de Il sognatore, uno dei capolavori giunti da Ermitage per questa mostra e vera icona del gusto ottocentesco per le rovine.
Tra i due poli temporali della mostra, ci sono capolavori trasversali – dipinti, sculture, arti applicate, opere grafiche – a suggerire i grandi temi trattati.
Numerosi sono stati selezionati nelle raccolte veneziane – dalle meduse di Arturo Martini e Franz von Stuck ai ruderi notturni e infuocati di Ippolito Caffi e alle ceramiche urbinati con i temi della genesi e della morte – altri provengono da musei e collezioni private e più di 80 sono le opere prestate dal
Museo Statale Ermitage, con lavori, tra gli altri, di Albrecht Dürer, Monsù Desiderio, Giovanni Paolo Pannini, Jacopo e Francesco Bassano, Parmigianino, Veronese, Jacob van Oost il Vecchio, Arturo Nathan, Alessandro Algardi.


La necessità di lavorare sui concetti evocati delle rovine è evidente anche alla luce della storia recente, caratterizzata da guerre in cui spicca l’aspetto iconico e simbolico (il crollo delle Torri gemelle, la devastazione del museo di Baghdad, Palmira…) e dai sempre più estremi cambiamenti climatici del nostro pianeta. Le rovine possono essere un’eredità gravosa, un monito paralizzante, un memento mori che ci ricorda che tutto è vanità; oppure, al contrario, la loro presenza può essere uno stimolo a riscoprirne
il messaggio, rinnovando la loro capacità di generare senso.
È grazie alla loro presenza, come ci ricorda Salvatore Settis, che possono avvenire i rinascimenti. Ma è necessario sapere ascoltare la loro voce e quella di chi le ha già interrogate, decodificarle tramite la riflessione e lo studio.
Sulla scorta di una rinnovata consapevolezza, l’io presente potrà così progettare, aprirsi al futuro, confrontarsi con l’alterità.
Il catalogo della mostra, a cura di Daniela Ferretti con Dario Dalla Lana e Davide Daninos, contiene un saggio di Dimitri Ozerkov e, ad affiancare la sequenza delle immagini, una selezione di citazioni: spunti per offrire differenti chiavi di lettura al tema, incrociando letteratura, storia dell’arte, archeologia, pittura, scultura, architettura, filosofia.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Venezia: premiata la mostra Proportio di Palazzo Fortuny

LA MOSTRA PROPORTIO DI PALAZZO FORTUNY PREMIATA
“BEST EXHIBITION OF THE YEAR”
Leading Culture Destinations Awards- Winners 2016
Londra, 30 settembre 2016

Venezia, lunedì 3 ottobre 2016.
7_installationviewpianonobilepalazzofortunyjeanpierregabriel
La mostra ‘Proportio’, allestita al Palazzo Fortuny di Venezia dal 9 maggio al 22 novembre 2015, è stata decretata ‘Best exhibition of the year 2015’ nell’ambito dei ‘Leading Culture Destinations Awards’ - gli ‘Oscar dei musei’ - la cui cerimonia di premiazione si è svolta venerdì scorso a Londra.

Organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dalla Fondazione Axel e May Vervoordt, l’esposizione - curata da Daniela Ferretti e Axel Vervoordt - ha esplorato secondo un approccio multi-disciplinare applicato all’arte, alla scienza, alla musica e all’architettura, l’onnipresenza delle ‘proporzioni universali’ o ‘divine proporzioni’, così come venivano definite in un trattato di Luca Pacioli illustrato da Leonardo e stampato a Venezia nel 1509.
Conclusasi con grande successo di critica e pubblico PROPORTIO ha completato la straordinaria serie di mostre Artempo (2007), In-finitum (2009), TRA (2011) e Tàpies. Lo Sguardo dell’artista (2013), riavviando un dialogo contemporaneo attorno alla conoscenza perduta della ‘proporzione’ attraverso opere espressamente commissionate sul tema ad artisti quali ad esempio Marina Abramovic, Massimo Bartolini, Michael Borremans, Francesco Candeloro, Marta Dell’Angelo, Maurizio Donzelli, Riccardo De Marchi e Izhar Patkin, i cui lavori sono stati esposti accanto a quelli di Carl André, Berlinde De Bruyckere, Luciano Fabro, Alberto Giacometti, Anish Kapoor, Ellsworth Kelly, Sol Lewitt, Agnes Martin, Fausto Melotti, Mario Merz, Ad Ryman e Bill Viola, oltre ad alcuni reperti egiziani, a una serie di dipinti architettonici degli antichi maestri olandesi, a uno splendido ritratto di Botticelli e una scultura monumentale di Antonio Canova.
Nuovo radar mondiale nell’ambito della cultura e del turismo, il ‘Leading Cultural Destination Award’ è stato creato per identificare gli ‘attori chiave’ tra i musei e istituzioni non-profit del mondo, mettendo in luce luoghi ed eventi che hanno una influenza particolare, sviluppando una visione creativa e costruttiva dell' arte, della cultura e del turismo.

7_codazziandellsworthkellypianonobilepalazzofortunyjeanpierre-gabriel

Leggere di più


Quand fondra la neige, où ira le blanc: Collezionismo contemporaneo a Palazzo Fortuny

QUAND FONDRA LA NEIGE, OU IRA LE BLANC
Collezionismo contemporaneo a Palazzo Fortuny
Opere dalla collezione Enea Righi
A cura di Eric Mèzil e Lorenzo Paini

 

Venezia, Palazzo Fortuny
4 giugno – 10 ottobre, 2016

image (6)La vocazione espositiva di Palazzo Fortuny è costantemente animata dalla volontà di muoversi lungo il percorso multidisciplinare che fu appannaggio dell’esperienza artistica di Mariano Fortuny. L’esplorazione di un tema come quello del collezionismo appare dunque perfettamente in linea con l’identità eclettica e misteriosa dello stesso Fortuny, attento e sofisticato collezionista.
Con la mostra “Quand fondra la neige, où ira le blanc” – titolo “prestato” da un’opera di Rémy Zaugg –, prende vita un articolato progetto espositivo, ideato da Daniela Ferretti, che intende tracciare il profilo di alcune delle personalità più rilevanti del collezionismo contemporaneo, e di conseguenza investigare come si è evoluta la figura del collezionista, dal Rinascimento a oggi.
Un tema di grande attualità, che vede come primo protagonista Enea Righi, imprenditore bolognese che in trent’anni – guidato dalla volontà di sostenere la produzione artistica – ha plasmato una delle più importanti collezioni d’arte contemporanea presenti nel nostro paese.
Eric Mézil e Lorenzo Paini, curatori della mostra – promossa dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e in programma dal 4 giugno al 10 ottobre 2016 –, hanno selezionato un nucleo di opere della collezione Righi partendo dalle specificità degli spazi e dalla storia di Palazzo Fortuny, definendo alcuni dei temi più significativi tra quelli che s’intrecciano nella collezione.
image (7)
Leggere di più