A Palazzo Morando gli abiti da star di Rosanna Schiaffino

Cultura

A Palazzo Morando gli abiti da star di Rosanna Schiaffino raccontano la sua vita privata e la sua carriera cinematografica

Abiti, tessuti, ricami, grandi firme e film si intrecciano con la vita privata dell’attrice in un racconto che si dipana dalla fine degli anni Cinquanta per arrivare al Duemila, ripercorrendo non solo le sue scelte in fatto di moda, ma anche la sua carriera di attrice, segnata da collaborazioni con registi come Rossellini, Lattuada, Rosi, Minnelli e tanti altri.

Milano, 30 dicembre 2018 – Palazzo Morando | Costume Moda Immagine presenta al pubblico il prezioso guardaroba dell’attrice Rosanna Schiaffino, recentemente entrato a far parte delle collezioni del Museo. Il progetto espositivo, promosso dal Comune di Milano-Cultura e curato da Enrica Morini e Ilaria De Palma, racconta attraverso gli abiti e la figura di Rosanna Schiaffino non solo i momenti più significativi della recente storia della moda, ma anche il modo di presentarsi al pubblico di una star del cinema degli anni ’60 e quello privato di una signora dell’alta società milanese degli anni ’80 e ’90.

In programma nelle sale del Palazzo fino al 29 settembre 2019, con ingresso libero, “Rosanna Schiaffino e la moda. Abiti da star” espone oltre quaranta abiti di alta moda e prêt-à-porter delle più importanti firme del secondo Novecento. Abiti, tessuti, ricami, grandi firme e film si intrecciano con la vita privata dell’attrice in un racconto che si dipana dalla fine degli anni Cinquanta per arrivare al Duemila, ripercorrendo non solo le sue scelte in fatto di moda, ma anche la sua carriera di attrice, segnata da collaborazioni con registi come Rossellini, Lattuada, Rosi, Minnelli e tanti altri. Fotografie di scena e di backstage, oltre che immagini tratte dai suoi album personali, messe generosamente a disposizione dalla famiglia, contribuiscono a ricrearne la figura.

Gli anni della Hollywood sul Tevere sono rappresentati dalle sartorie di alta moda fra le più importanti del periodo: da Federico Forquet, creatore del giacchino indossato da Rosanna Schiaffino in occasione delle sue nozze con Alfredo Bini, pigmalione dell’immagine della star, a Germana Marucelli, autrice tra gli altri di uno straordinario modello Totem completamente ricamato.

Negli anni Settanta è la novità del prêt-à-porter ad affascinare l’attrice, che nelle collezioni di Saint Laurent Rive Gauche sceglie capi iconici come lo smoking, la sahariana, fino ai caftani.

Il matrimonio con Giorgio Falk corrisponde al ritiro dalla scena e segna da un lato un ritorno alla haute couture e agli spettacolari modelli di Valentino e Gianfranco Ferré, dall’altro la scoperta del prêt-à-porter degli stilisti italiani, quello che rappresentò il periodo di maggior successo e creatività del Made in Italy.

La sezione cinema, curata da Elena Gipponi, è stata realizzata grazie al supporto dell’Università IULM.

Il catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, esplora il rapporto di Rosanna Schiaffino con la moda e la sua carriera cinematografica e costituisce una preziosa occasione per studiare tessili e ricami di un trentennio di grandi eccellenze industriali e artigianali italiane.

 

Come da Comune di Milano.


Giuseppe Scalarini mostre Milano

Milano: la mostra per celebrare il 70° anniversario della scomparsa di Giuseppe Scalarini

Cultura

Apre domani la mostra per celebrare il 70° anniversario della scomparsa di Giuseppe Scalarini

Allestita in tre diverse sedi, Palazzo Moriggia, Palazzo Morando, Unione Femminile Nazionale, è in programma dal 6 dicembre al 6 gennaio 2019

Milano, 5 dicembre 2018 – Da domani, giovedì 6 dicembre, tre diverse sedi espositive ospiteranno i disegni, le vignette e le pagine d’epoca di Giuseppe Scalarini, un omaggio al grande illustratore in occasione del 70° anniversario della sua scomparsa, avvenuta a Milano il 30 dicembre 1948.

Il progetto espositivo, promosso dal Comune di Milano-Cultura, ideato e realizzato dalla Fondazione Anna Kuliscioff in collaborazione con Unione Femminile Nazionale con il patrocinio di Regione Lombardia, rientra nel palinsesto “Novecento Italiano”, il programma promosso e coordinato dal Comune di Milano dedicato all’approfondimento delle manifestazioni creative che hanno caratterizzato il secolo scorso.

Il percorso, distribuito su tre sedi, presenta vignette e disegni del grande illustratore lombardo nella nuova formula di “raccolte” tematiche scelte tra i suoi lavori meno conosciuti. A Palazzo Moriggia|Museo del Risorgimento è possibile ammirare le raccolte “Il Bestiario”, “Marionette e burattini”, “Miniature”, “Prospettive”, “La Scuola” e “Il ‘Dante’ di Scalarini”. Palazzo Morando | Costume Moda Immagine presenta “La Milano di Giuseppe Scalarini”, che è la Milano del Duomo, del periodo bellico e del Sindaco Caldara, ma anche dei bozzetti pubblicitari inediti e sconosciuti per il “Panettone Alemagna”. Infine, l’Unione Femminile Nazionale ospita la raccolta “Le donne nella penna di Giuseppe Scalarini”.

Il cuore della mostra è Palazzo Moriggia, con la seguente scansione del percorso espositivo:

Il Bestiario: Scalarini era solito rappresentare le tematiche umane attraverso gli animali. I predatori diventano simboli di conquista, sopraffazione e violenza, così come gli animali domestici e mansueti diventano vittime di quella stessa violenza e avidità.

L’elemento umano e quello animale si fondono, creando forti suggestioni che portano il lettore a riflettere sugli eventi della quotidianità.

Dalle miniature al disegno: a partire da uno schizzo grande come un francobollo avviene la realizzazione di un disegno che, con la tecnica del collage e il continuo apporto di nuovi elementi, si amplia nella forma e nel contenuto.

La raccolta completa delle miniature comprende 302 fogli - circa 1800 disegni - che hanno avuto la funzione di promemoria per la redazione di altri disegni. Oltre alle “miniature” sono esposti gli originali e le pagine d’epoca a testimonianza dell’opera finita.

Marionette e burattini: Scalarini spesso utilizza la metafora della marionetta per illustrare la condizione in cui versa l’umanità, protagonista di un teatro manovrato da chi detiene il potere. Gli uomini, infatti, sono strumenti delle manovre politiche, economiche e sociali di chi governa.

La scuola: per Scalarini la scuola rappresenta un’istituzione importante e da difendere in quanto luogo di formazione. Ma la scuola è anche l’ambiente che meglio si presta alla raffigurazione sarcastica ed irriverente di un determinato momento storico-politico.

In questa raccolta particolare importanza è data al periodo degli anni trenta, quando Scalarini illustrava, utilizzando il tema della scuola, le strisce del “Corriere dei Piccoli”. In queste circostanze è stato costretto a modificare il suo tratto e a firmare con pseudonimi non potendo, per proibizione di Mussolini, usare la sua celebre firma a rebus.

Quasi nessuna delle strisce disegnate per il “Corriere dei Piccoli” è mai stata esposta al pubblico.

Le Prospettive: contrariamente a quanto affermato da alcuni commentatori, Scalarini possedeva una visione architettonica ben precisa, sicuramente derivata dalla sua formazione come disegnatore tecnico.

Le strade, con la loro prospettiva, accolgono importanti fenomeni politici e sociali; da un lato rappresentano la condizione umana, dall’altro comunicano un messaggio di speranza che si staglia all’orizzonte.

La mostra, aperta fino al 6 gennaio 2019 in tutte le sedi interessate, è a ingresso libero, mette a disposizione dei visitatori una guida gratuita e propone un programma di visite guidate dedicate alle scuole.

Biografia

Giuseppe Scalarini nasce a Mantova il 29 gennaio 1873. A quindici anni si diploma alle scuole tecniche, manifestando un precoce interesse per l’arte e il disegno. Tiene la prima mostra a Mantova nel 1890 e in questa occasione conosce il coetaneo, futuro socialista e capo del governo Ivanoe Bonomi, con cui fonda nel 1891 la Società Letteraria. Si trasferisce poi a Venezia, dove si iscrive al terzo corso dell’Accademia di Belle Arti. Tornato a Mantova, il primo novembre 1896 fonda con altri amici il “Merlin Cocai”, settimanale di impronta radicale e socialista. Si trasferisce poi a Bologna, per lavorare presso la litografia Wenk.

Il 1898 è l’anno dei moti di piazza per l’abolizione del dazio sul grano, che finiranno repressi a colpi di cannone dal generale Bava Beccaris.

Scalarini il primo maggio fonda “La Terra”, primo giornale socialista mantovano, insieme a Bonomi e Giovanni Zibordi. In seguito a disegni antimilitaristi e antigovernativi, scatta la condanna per reato contro lo Stato ed è costretto a rifugiarsi in prima in Austria, poi a Berlino, dove collabora con giornali satirici di prestigio, quali il “Fliegende Blätter” di Monaco e il “Lustige Blätter” di Berlino.

L’amnistia, seguita alla salita al trono di Vittorio Emanuele III, gli consente nel 1901 di tornare a Mantova dove conoscerà Carolina Pozzi, sua inseparabile compagna, che gli darà cinque figlie.

Continua a disegnare sul rifondato “Merlin Cocai”, del quale è proprietario e direttore.

Trasferitosi a Milano, il 22 ottobre 1911, in piena guerra di Libia, pubblica la sua prima vignetta sull’”Avanti!”, diretto da Claudio Treves.

Inizia così una collaborazione quotidiana che durerà fino al 10 gennaio 1926, anno delle famigerate “leggi eccezionali” censorie del regime fascista, producendo oltre 3700 inconfondibili vignette (di cui circa 3000 in prima pagina).

I bersagli, più che i singoli personaggi politici, sono temi universali e d’attualità: la guerra, la voracità del capitalismo, lo sfruttamento del proletariato, lo squadrismo fascista, la monarchia imbelle.

La sua attività satirica gli procura tra il 1911 e il 1922 svariati processi.

Pubblica diversi testi antibellici accompagnati da disegni: “La guerra nella caricatura” (1912), “Il processo della guerra” (1913), “La guerra davanti al tribunale della storia” (1920) e “Abbasso la guerra”(1923).

Giuseppe Scalarini è stato anche l’autore di più di 150 articoli, alcuni dei quali corredati da piccole vignette. Dal 1913 fino al 1926 la sua attività di elzevirista e giornalista si colloca sull’”Avanti!”, ma i suoi scritti compaiono anche su “L’Asino”, “Il Proletario”, “La Difesa delle Lavoratrici”,  il “Cuore”,  sugli “Almanacchi Socialisti” e su “Compagni per la propaganda socialista”.

Il 1921 è l’anno di maggior produzione artistica e Scalarini infatti collabora in contemporanea a una decina di testate, tra le quali, in particolare, la nuova serie de “l’Asino”.

Nel  novembre del 1926,  viene picchiato a Milano da una squadra di camicie nere.

L’aggressione gli procurerà la frattura della mandibola e una commozione cerebrale; appena uscito dall’ospedale, viene arrestato e trasferito davanti al Tribunale speciale che lo condanna a cinque anni di confino. Un confino che trascorrerà prima a Lampedusa, poi a Ustica, dove resta fino al novembre 1929, quando ritorna a Milano, restando comunque “sorvegliato speciale”.

Scalarini scriverà sull’esperienza del confino un diario, pubblicato postumo, dal titolo “Le mie isole” (Edizioni De Angeli, 1992).

Per ordine di Mussolini gli viene impedito di firmare “qualunque suo lavoro di qualsiasi genere”, divieto che non viene mai revocato.

Scalarini quindi si dà alla letteratura per l’infanzia, pubblicando nel 1933 “Le avventure di Miglio”, che esce a firma della figlia Virginia Chiabov. Disegna anche per il “Corriere dei piccoli”, il “Giornale dei Giochi” e la “Domenica del Corriere”.

Nuovamente arrestato nel luglio del 1940 viene prima internato nel campo di concentramento di Istonio (oggi Vasto) e trasferito poi a Bucchianico (Chieti)- Il 22 dicembre l’internamento viene revocato ma ripristinata la vigilanza. Nel 1943 sfugge all’arresto della polizia di Salò.

Nel dopoguerra riprende la collaborazione con l’”Avanti!” e lavora anche per “l’Umanità”, il “Codino Rosso” e il “Sempre Avanti!”. Muore a Milano il 30 dicembre 1948.

INFO

SEDI ESPOSITIVE E DATE

Palazzo Moriggia | Museo del Risorgimento – piano terra, spazi espositivi

via Borgonuovo 23, Milano

martedì – domenica, 9:00 -13:00 / 14:00 -17:30

Lunedì chiuso

Ingresso gratuito

Palazzo Morando|Costume Moda Immagine – primo piano

via Sant’Andrea 6, Milano

martedì – domenica, 9:00 -13:00 / 14:00 -17:30

Lunedì chiuso

Ingresso gratuito

Unione Femminile Nazionale

corso Porta Nuova 32, Milano

lunedì – sabato, 9:00 -13:00 / 14:00 -18:00

Domenica chiuso

Ingresso gratuito

 

Come da Comune di Milano.


Milano e il cinema Palazzo Morando mostre

"Milano e il Cinema": la mostra che racconta cento anni di storia cinematografica della città

Cultura

Palazzo Morando, apre oggi “Milano e il Cinema”, il racconto di cento anni di storia cinematografica in città

Milano, 7 novembre 2018 – Apre al pubblico oggi, giovedì 8 novembre, “Milano e il Cinema”, la mostra che indaga il rapporto tra il capoluogo lombardo e lo sviluppo dell’industria cinematografica durante il secolo scorso. L’esposizione è infatti inserita nel palinsesto “Novecento Italiano”, promosso e coordinato dal Comune di Milano, che propone un calendario di appuntamenti lungo tutto il 2018 per raccontare lo straordinario sviluppo del pensiero creativo che ha caratterizzato la nostra città nel ventesimo secolo.

Milano e il cinema Palazzo Morando mostrePromossa da Comune di Milano|Cultura-Direzione Musei Storici, organizzata da MilanoinMostra col patrocinio della Regione Lombardia e curata da Stefano Galli, “Milano e il Cinema” è in programma nelle sale espositive di Palazzo Morando|Costume Moda Immagine fino al 10 febbraio 2019.

Prima che il regime fascista concentrasse le grandi produzioni nelle nuove strutture romane di Cinecittà, quindi negli anni Dieci e Venti, Milano ha rappresentato il centro nevralgico delle prime sperimentazioni in Italia, luogo di fiorente innovazione e capitale della nascente industria cinematografica.Negli anni Trenta, la costruzione dei teatri di posa capitolini e il conseguente trasferimento a Roma delle attività produttive provocarono una perdita di centralità del capoluogo lombardo nell’ambito del processo produttivo. Occorre aspettare gli anni Cinquanta-Sessanta perché Milano si trasformi lentamente in set di innumerevoli pellicole che cercavano di cogliere nei cambiamenti repentini della città l’essenza stessa della modernità.

Da “Miracolo a Milano” a “Rocco e i suoi fratelli”, da “La Notte” a “Il posto”, si contarono a decine le produzioni che immortalarono le atmosfere cittadine e catturarono l’incanto e le contraddizioni di una metropoli che evolveva a ritmi vertiginosi.

Negli stessi anni Milano seppe convertirsi nel luogo ideale dove sviluppare due nuovi filoni produttivi legati alla cinematografia: quello pubblicitario, che avrà la sua più clamorosa espressione in “Carosello”, e quello industriale - che vedrà protagoniste aziende come Pirelli, Breda, Campari, Edison - teso a valorizzare le realtà imprenditoriali attraverso l’utilizzo del linguaggio cinematografico.

Dopo la stagione dei “poliziotteschi” degli anni Settanta, che proprio nel capoluogo lombardo troveranno il set ideale, gli ultimi decenni del Novecento vedranno proliferare la commedia in salsa meneghina con protagoniste figure entrate di diritto nell’immaginario di tutti.

“Milano e il Cinema” è il nuovo appuntamento espositivo a Palazzo Morando | Costume Moda Immagine iniziato con “Milano tra le due guerre. Alla scoperta della città dei Navigli attraverso le fotografie di Arnaldo Chierichetti” (2013) e proseguito con “Milano, città d’acqua” (2015) e “Milano, storia di una rinascita. 1943-1953 dai bombardamenti alla ricostruzione” (2016) e “Milano e la mala” (2017). Questa serie di iniziative racconta il capoluogo lombardoa partire dalla sua storia, dalla sua specificità, dalle sue vicende sociali, capaci di trasformare in modo radicale il volto della città.


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Milano: nel centenario del primo conflitto mondiale, una mostra racconta il contributo di Milano al Paese

Palazzo Morando

Nel centenario del primo conflitto mondiale, una mostra racconta il contributo di Milano al Paese

Milano, 20 marzo 2018 – Fino al 15 luglio, a Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, in via Sant’Andrea 6, una mostra storico-documentaria racconta, nel centenario della fine del primo conflitto mondiale, l’enorme impegno e il contributo che il Comune e i suoi cittadini offrirono al Paese in uno dei momenti più difficili della sua storia.

Allestita nelle sale espositive al piano terra del Palazzo, “Milano e la Prima Guerra Mondiale. Caporetto, la Vittoria, Wilson” – questo il titolo completo della mostra – è curata da Barbara Bracco ed è a ingresso gratuito.

“Il Novecento Italiano è stato un secolo di straordinaria complessità culturale e sociale – afferma l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. In particolare, il primo ventennio ha rappresentato per Milano una palestra di orgoglio, solidarietà, spirito di iniziativa e creatività, come dimostra questa mostra documentando gli sforzi e la generosità del Comune e dei milanesi nel difficile percorso della ripresa del primo dopoguerra. Un periodo in cui Milano era già perfettamente in grado di fare squadra tra pubblico e privato, in una logica di condivisione che costituisce da sempre la cifra della milanesità”.

Enti pubblici e privati hanno messo a disposizione archivi e collezioni, documenti e materiali fotografici, in parte inediti, per un itinerario espositivo che inizia con la rotta di Caporetto dell’ottobre 1917, prosegue fino alla vittoria il 4 novembre 1918 e si conclude con la visita del presidente americano Woodrow Wilson nel gennaio del 1919 quando, oltre alla complessa elaborazione del lutto, Milano dovette confrontarsi con i nuovi scenari politici nazionali e internazionali.

Dopo Caporetto, il fronte si fermò sulla linea del Piave ma Milano si trovò in prima linea nell’assistenza ai feriti e nella mobilitazione industriale, ambiti in cui fin dall’inizio del conflitto aveva prodigato il proprio contributo.

Lungo il percorso espositivo – tra manifesti, fotografie di angoli della città, di ospedali e di fabbriche – emerge l’immagine di una Milano in piena espansione industriale ed economica, con una popolazione che, alla vigilia della guerra, si avvia ai 700.000 abitanti. Un capoluogo in grado di proporre una nuova forma di solidarietà a partire dall’assistenza ai soldati: ospedali specializzati precursori della moderna ortopedia, centri e luoghi di incontro come le Case del soldato, punti di ristoro, case per i feriti e per le loro famiglie.

Lo sforzo – come sarà documentato – fu anche economico. Le spese effettive sostenute dal Comune di Milano passarono infatti, nel corso della guerra, da 61 milioni di lire nel 1914 a quasi 94 milioni nel 1918. Come sostenne il sindaco Emilio Caldara, il conflitto pesò complessivamente sulle casse civiche per quasi 85 milioni di lire.

Per far fronte all’accoglienza e all’assistenza degli emigranti italiani rimpatriati nell’estate 1914 e dei profughi, che subito dopo la rotta di Caporetto approdarono a Milano dalle zone invase dal “nemico” (in tutto oltre 100mila persone), la città e la giunta riformista del sindaco Caldara seppero guidare una sollecita ed efficiente sinergia tra istituzioni pubbliche e associazioni private.

Come da Comune di Milano.


Milano, storia di una rinascita

Municipio 1

Milano, storia di una rinascita

A Palazzo Morando, sabato 14 gennaio, alle ore 15 ripartono le conferenze di approfondimento della mostra con il contributo di Valentino Scrima. L'ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Milano, 10 gennaio 2017 - Nel corso del 1943 Milano subisce una serie di devastanti bombardamenti aerei. Dai tempi di Barbarossa la città non era più stata oggetto di una simile furia distruttrice, tanto che al termine del conflitto il suo volto appare irriconoscibile, il suo profilo alterato in modo irrevocabile. Vengono colpiti la Scala, Palazzo Marino, la Galleria, il Castello, i teatri, le chiese, le dimore nobiliari. I milanesi sfollano in massa verso la Brianza e i laghi. Ovunque distruzione e morte. Si calcola che ben più della metà del centro cittadino sia stato distrutto o irreparabilmente lesionato. I morti alla fine si conteranno a migliaia – oltre duecento soltanto i bimbi sepolti nella scuola Crispi di Gorla.

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Milano: mostra "Ricami di luce"

Palazzo Morando

“Ricami di luce” mette in mostra 200 anni di storia della moda attraverso la tecnica del ricamo con paillettes

Prosegue al piano terra dello stesso museo la mostra fotografica “Milano, storia di una rinascita. 1943–1953 dai bombardamenti alla ricostruzione”, in programma fino al 12 febbraio

Milano, 14 dicembre 2016 – Apre al pubblico domani, al primo piano di Palazzo Morando|Costume Moda Immagine in via Sant’Andra 6, la mostra “Ricami di luce. Paillettes nella moda di Palazzo Morando 1770-2004”, promossa da Comune di Milano|Cultura, Direzione Musei Storici e realizzata da Opera d’Arte, a cura di Gian Luca Bovenzi, Barbara De Dominicis e Ilaria De Palma.

L’esposizione propone per la prima volta un percorso centrato su una tecnica particolare: il ricamo con paillettes e lustrini. Un viaggio tra nobili metalli e luce che dal 15 dicembre sino al 2 luglio è possibile intraprendere nelle sale espositive di Palazzo Morando, dove si può ammirare l’evoluzione di questa particolare tecnica dal 1770 sino al 2004.

Le sale del primo piano accolgono circa venti abiti, molti dei quali inediti, che rappresentano una piccola ma preziosa selezione degli oltre 4000 pezzi della collezione civica di abiti conservati a Palazzo Morando.

Attraverso l’esposizione di abiti, femminili e maschili, è possibile ripercorrere la storia dei preziosi dischetti, della loro lavorazione - dall’utilizzo del metallo nei secoli passati, alle diverse e numerose varianti novecentesche (prima in gelatina animale, poi in cellulosa e in PVC o in materiali sintetici) – e di oltre duecento anni di storia della moda.

È infatti molto antica la consuetudine di decorare e impreziosire le vesti cucendovi sopra monete d’oro. Da questa tradizione nascono le paillettes che, almeno dal Trecento e con diversi nomi (magete, tremolanti, lustrini, bisantini, ecc), percorrono la storia della moda e del costume.

Ad aprire il percorso sono alcuni rari abiti settecenteschi che attestano il fantasioso e abbondante uso dei dischetti in metallo (soprattutto argento e argento dorato, ma anche rame) sia per la donna che per l’uomo. Un simbolo di ricchezza che, nell’abbigliamento maschile, viene lentamente abbandonato nel corso dell’Ottocento, per rimanere solo nei settori più tradizionali, come l’abbigliamento religioso, le uniforme civili e gli abiti di corte.

Quasi sparite nell’uomo, paillettes e lustrini saranno prerogativa soprattutto delle donne, impiegate negli abiti di corte – come dimostra la veste esposta che si dice appartenuta a Elisa Baiocchi, sorella di Napoleone – e per l’abbigliamento, rappresentato in mostra da una ventina di pezzi che ricoprono oltre un secolo: dalle ricche e opulente vesti “belle époque” alla misteriosa ed eterea ‘donna-serpente’ degli anni Venti, fino alla ‘donna-diva’ degli anni Cinquanta.

Paillettes che vengono rilette in chiave più dinamica, innovativa e fantasiosa negli anni Sessanta, le cui forme più veloci, meno costruite e artificiose, rimandano al nuovo modello sociale e a un nuovo modo, più ironico e leggero, di interpretare non solo le paillettes ma il ricamo in generale. Un gusto scenico e teatrale che continuerà anche negli anni Settanta e Ottanta, quando vengono sfruttate appieno le loro potenzialità decorative grazie alle continue scoperte e invenzioni relative ai materiali impiegati e al modo di applicarle sul tessuto. Ricerche che continuano fino ai nostri giorni, come dimostra il ricco abito di Roberto Cavalli che chiude l’esposizione.

L'esposizione è accompagnata dal catalogo Galaad Edizioni (Milano 2016).

Mentre prosegue al piano terra di Palazzo Morando la mostra fotografica “Milano, storia di una rinascita. 1943–1953 dai bombardamenti alla ricostruzione”, in programma fino al 12 febbraio.

RICAMI DI LUCE

Ingresso con biglietto del museo

Orari: da martedì a domenica, dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 14 alle 17:30

Come da Comune di Milano.

 


Milano: prorogata fino al 28 febbraio mostra “Adolfo Wildt (1868-1931). L’ultimo simbolista”

Mostre

Prorogata fino al 28 febbraio la mostra “Adolfo Wildt (1868-1931). L’ultimo simbolista” alla GAM

A Palazzo Morando ultimi giorni per la mostra “Milano, città d’acqua”

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Milano, 11 febbraio 2016 – È stata prorogata fino al 28 febbraio, in seguito al grande successo di pubblico e di critica, la mostra in corso alla GAM “Adolfo Wildt (1868-1931). L’ultimo simbolista”. Due settimane in più per offrire l’occasione al pubblico di visitare il prezioso percorso di oltre 55 opere dell’artista milanese, tra i protagonisti della scultura italiana del Novecento, provenienti dai più importanti musei italiani e internazionali.

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Mostra "L’immagine dei milanesi nella vita quotidiana (1790-1890)"

Cultura

L’immagine dei milanesi nella vita quotidiana (1790-1890)

A Palazzo Morando dal 17 dicembre al 21 febbraio, cento anni di raffigurazioni, usi e costumi del capoluogo lombardo

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Milano, 16 dicembre 2015 – Per “Biancoinverno”, palinsesto del periodo dell'Avvento e natalizio del Comune di Milano, Palazzo Morando|Costume Moda Immagine apre la mostra “L’immagine dei milanesi nella vita quotidiana (1790-1890)”.

Curata da Alberto Milano, la mostra è promossa da Comune di Milano|Cultura, Direzione Musei Storici e Associazione Memoria & Progetto, in collaborazione con Istituto Lombardo di Storia Contemporanea, ed è prodotta da d’Officina|fpe spa con allestimento di Tito Canella Architetti.

Dal 17 dicembre 2015 al 21 febbraio 2016, negli spazi espositivi al primo piano del Palazzo sono in mostra circa centocinquanta opere, in gran parte inedite, tra fogli satirici, caricature, vedute e piante della città, calendari, stampe per la decorazione della casa e pubblicità provenienti dalle Raccolte Civiche – Raccolta delle Stampe “A. Bertarelli”, Galleria d’Arte Moderna e Palazzo Moriggia|Museo del Risorgimento – e da raccolte private.

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Apre a Palazzo Morando la mostra dedicata a “Milano, città d’acqua”

Cultura

Apre oggi (NdR: 11 Novembre) a Palazzo Morando la mostra dedicata a “Milano, città d’acqua”

Il biglietto d’ingresso è comprensivo dell’audioguida, eccezionalmente introdotta da Linus, direttore di Radio DeeJay e una tra le più note e amate voci radiofoniche italiane.

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Milano, 11 novembre 2015 – Si inaugura oggi alle ore 19 a Palazzo Morando la mostra “Milano, città d’acqua”, in programma nelle sale espositive del Palazzo dal 12 novembre al 14 febbraio 2016.

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Milano, Mostre: Gioielli di gusto. Racconti fantastici tra ornamenti golosi

17 Settembre 2015

ExpoinCittà

Inaugurata a Palazzo Morando la mostra “Gioielli di gusto. Racconti fantastici tra ornamenti golosi”

Viaggio alla scoperta dei cibi che hanno ispirato le creazioni più straordinarie

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Milano, 17 settembre 2015 – Apre al pubblico dal 18 settembre all’8 dicembre 2015 a Palazzo Morando, nell’ambito del palinsesto di ExpoinCittà, la mostra “Gioielli di gusto. Racconti fantastici tra ornamenti golosi”, che sarà il punto di incontro fra i mondi del gioiello e del cibo. Saranno infatti esposti ben 200 affascinanti pezzi d’autore, in un fantastico mix di gioiello, bijoux e accessorio moda, per una riflessione, sia seria che surreale, sul rapporto tra cibo e ornamento.

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