Il 29 giugno inaugura Forum Pass: un unico grande percorso alla scoperta dei Fori

Sabato 29 giugno l’ingresso al Parco archeologico del Colosseo sarà gratuito in occasione della Festa dei SS Pietro e Paolo, patroni di Roma. L’apertura rientra in #IoVadoAlMuseo l’iniziativa del MIBAC che prevede 20 giorni di gratuità in tutti i monumenti, musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali italiani.

“Sarà una giornata di festa dedicata soprattutto ai cittadini romani” ha dichiarato il direttore del Parco archeologico del Colosseo,Alfonsina Russo che ha annunciato “non a caso, abbiamo scelto questa data per inaugurare un percorso inedito che consente per la prima volta di visitare l’area del Foro Romano-Palatino insieme ai Fori Imperiali. Si tratta di unico grande percorso nel cuore archeologico della Capitale: un’occasione ulteriore per immergersi senza soluzione di continuità e senza barriere architettoniche nella storia della Roma antica”.

Sabato 29 giugno il Parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con la Sovrintendenza capitolina ai beni culturali inaugura infatti Forum Pass – Alla scoperta dei Fori: il percorso che attraversa tutta l’area archeologica e che potrà essere compiuto sia partendo dall’accesso all’area di competenza capitolina, da Piazza della Madonna di Loreto, presso la Colonna Traiana, o da uno degli ingressi del Parco archeologico del Colosseo: Largo Corrado Ricci, Via Sacra – Arco di Tito, via di San Gregorio e via del Tulliano, davanti al Carcere Mamertino. Il Foro Romano, culla della civiltà occidentale e i Fori imperiali, simbolo del potere degli imperatori, tornano dunque a costituire un’unità topografica, recuperando il ruolo di ‘piazze’ vissute e non solo musealizzate.

L’ingresso sarà gratuito ancheLunedì 23 settembre Dies natalis Augusti; Venerdì 4 ottobre Giornata della pace della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse; Lunedì 4 novembre Festa dell’Unità nazionale; Giovedì 21 novembre Giornata mondiale della filosofia; Mercoledì 18 dicembre Giornata internazionale dei migranti.

Si ricorda che nei giorni di gratuità rimarranno chiusi al pubblico: i siti compresi all’interno del Percorso SUPER (Museo Palatino, Criptoportico Neroniano, Casa di Augusto, Casa di Livia, Loggia Mattei, Domus Transitoria, Santa Maria Antiqua con Oratorio dei Quaranta Martiri e Rampa Domizianea, Tempio di Romolo); i luoghi della mostra Roma Universalis e l’esposizione permanente del Museo del Colosseo.

Dal 30 giugno il nuovo biglietto Forum Pass sarà acquistabile sulle piattaforme ufficiali: www.parcocolosseo.it ewww.coopculture.it


Foro Romano e Fori Imperiali: al via ticket unico

D’ora in poi basterà un solo ticket per visitare il Foro Romano e i Fori Imperiali. Lo prevede il protocollo d’intesa illustrato dal Ministro per i Beni Culturali Alberto Bonisoli e dalla Sindaca di Roma Virginia Raggi.

Courtesy Parco archeologico del Colosseo

L’intesa, siglata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e dal Parco archeologico del Colosseo, inaugura una nuova stagione di fruizione dei beni culturali nella Capitale. Per la prima volta, da sabato 29 giugno, cittadini e turisti potranno scoprire un percorso inedito mai realizzato finora, frutto del lavoro avviato nei mesi scorsi dal Mibac, da Roma Capitale, dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e dal Parco archeologico del Colosseo. Il protocollo infatti dà il via a una fase sperimentale (fino al 31 dicembre 2019) di fruizione integrata dell’area archeologica del Colosseo, che dovrebbe entrare a regime dal 2020, consentendo per la prima volta l’apertura al pubblico dell’area del Foro Romano-Palatino insieme ai Fori Imperiali. 

 Con un unico ticket da 16 euro, valido per l’intera giornata, i visitatori potranno accedere al nuovo percorso che consentirà loro di attraversare 3 mila anni di storia. Il passaggio dei visitatori tra le due aree, della durata di circa due ore, avverrà nell’area compresa tra Curia Iulia, Foro di Nerva e Foro di Cesare, mentre il biglietto potrà essere acquistato sia nelle biglietterie del Foro Romano e del Palatino sia in quelle della Colonna Traiana. Per i giovani dai 18 ai 25 anni, il costo dei biglietto è 2 euro e rientra nel ‘pacchetto’ di agevolazioni introdotte dal ministero guidato da Alberto Bonisoli per incentivare i ragazzi e le ragazze a visitare i musei e i siti archeologici statali.

Courtesy Parco archeologico del Colosseo

 Unificando i Fori siamo riusciti a realizzare un percorso inedito che inaugura un nuovo modo di fruire e percepire il nostro patrimonio storico, artistico, archeologico e culturale migliorandone l’offerta - ha detto il ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli -. Ci siamo riusciti grazie al lavoro avviato in questi mesi con ciascuna delle Istituzioni coinvolte”.

 La sindaca di Roma Virginia Raggi ha aggiunto: “Oggi si scrive un pezzo di storia: i Fori sono finalmente uniti. Diamo la possibilità a cittadini e turisti di tutto il mondo di vivere un’esperienza unica visitando nello stesso tempo il Palatino, il Foro Romano, il Foro di Cesare e il Foro di Traiano. Nella Città Eterna si può vivere un’esperienza culturale che racchiude 3 mila anni di storia”. “Quello che l'Amministrazione di Roma Capitale di concerto con il Ministero dei Beni culturali - ha continuato - è riuscita a realizzare è un grande successo. Tenere separate aree archeologiche e luoghi culturali per diverse competenze istituzionali non funziona né per amministrare gli spazi né per la fruizione di cittadini e turisti”.

 Dal 29 giugno romani e turisti potranno finalmente visitare i Fori nella loro interezza perché il buonsenso - ha sottolineato il vicesindaco con delega alla Crescita culturale Luca Bergamo - e la collaborazione istituzionale hanno finalmente consentito di lavorare per l'interesse generale, superando un’antica divisione che vedeva da un lato l’area amministrata da Roma Capitale e dall’altra parte quella amministrata dal Ministero per i beni e le attività culturali”. “È un bellissimo passo in avanti - ha concluso - che mette a disposizione di chiunque una nuova prospettiva sull’area archeologica tra le più importanti del mondo”.


Dalla via Alessandrina emerge una testa in marmo

 

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L’Urbe continua a regalare meravigliose scoperte ed è proprio di queste ore il rinvenimento in via Alessandrina di una testa forse di Dioniso. Gli archeologi della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali del Comune di Roma, concessionari per conto del Paco Archeologico del Colosseo delle ricerche e delle indagini su questo tratto viario, hanno individuato, nascosta nella terra, una testa di marmo bianco databile ad epoca imperiale, probabilmente utilizzata in antico come materiale di reimpiego in un muro tardo – medievale che proprio gli archeologi stavano scavando.

Testa di Dioniso. Courtesy Sovrintenza Capitolina ai Beni Culturali
Testa di Dioniso. Courtesy Sovrintenza Capitolina ai Beni Culturali

Una volta estratta, la testa si è mostrata in tutta la sua bellezza. Il volto si caratterizza per le superfici lisce e morbide ed è leggermente inclinato, la bocca è semi aperta, gli occhi sono incavati, forse in antico erano riempiti di pasta vitrea e l’acconciatura è folta e ondulata. I capelli scendono sulle spalle e sono trattenuti da una benda da cui sporge un corimbo, cioè un’infiorescenza dell’edera. I tratti delicati, il volto giovane e femmineo fanno pensare al dio Dioniso e gli archeologi sono già a lavoro per poter attribuire con certezza il volto alla divinità. L’opera è stata già portata nei depositi e attende un primo intervento di pulitura dalle incrostazioni terrose che presto la riporteranno al suo antico splendore.

via dei Fori Imperiali. Courtesy Sovrintenza Capitolina ai Beni Culturali
via dei Fori Imperiali. Courtesy Sovrintenza Capitolina ai Beni Culturali

I lavori sulla via Alessandrina, grazie ad un contributo del Ministero della Cultura dello Stato dell’Azerbaijan che ha finanziato un'opera di mecenatismo per ben un milione di euro, porteranno all’eliminazione del tratto iniziale settentrionale della via. La rimozione di questo segmento stradale, per circa una trentina di metri di lunghezza, permetterà di mettere in comunicazione il settore centrale della piazza del Foro di Traiano con il portico orientale del complesso e l’emiciclo dei Mercati di Traiano. Quando i lavori saranno ultimati, si potrà godere e apprezzare l’originaria estensione del Foro in questo tratto e coglierne l’ampiezza da via dei Fori Imperiali sino alle pendici del Quirinale.


Torna alla luce la Sala della Sfinge nella Domus Aurea

Roma continua a regalarci emozioni e sorprese che stupiscono per bellezza e importanza. Archeologi, architetti e i restauratori del Parco archeologico del Colosseo, dopo 2000 anni, si sono imbattuti in una scoperta che ha lasciato tutti senza parole. Nella Domus Aurea, la ricca e splendida residenza urbana dell’imperatore Nerone, torna alla luce una sala a cui è stato dato il nome, per via delle decorazioni presenti, di Sala della Sfinge. I tecnici, durante dei lavori sulla volta dell’ambiente 72 dell’edificio, si sono imbattuti in una grande apertura all’altezza della copertura e qui, rischiarando la volta con luci artificiali, sono apparse decorazioni inedite. Al di sotto, per tutta l’altezza, la sala risulta interrata già in epoca romana. Le pitture  ricoprono l’intera volta a botte e risultano in buono stato di conservazione.

Vista d'insieme della Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Vista d'insieme della Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Sul fondo bianco si vedono riquadri tracciati di rosso, contornati da linee color ocra con fasce dorate punteggiate da elementi vegetali e altre fasce curvilinee anch’esse dorate e rabescate.

Figurina armata con pantera dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Figurina armata con pantera dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

La scoperta della Sala della Sfinge si inserisce nella strategia di ricerca scientifica che il Parco porta avanti ogni giorno contestualmente agli interventi di messa in sicurezza e restauro– ha spiegato Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo e ha concluso – rimasta nell’oscurità per quasi venti secoli, la Sala della Sfinge – così come l’abbiamo denominata – ci racconta le atmosfere degli anni del principato di Nerone”.

Centauro dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Centauro dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Emozionato anche il Funzionario responsabile della Domus Aurea Alessandro D’Alessio che commenta così l’evento: “Sogno e aspirazione ancestrale dell’archeologo (e non solo) – di matrice quantomeno letteraria, romanticamente immaginifica – la scoperta di un nuovo, sconosciuto ambiente antico, di uno spazio architettonico chiuso e “incontaminato” da mano e sguardi umani, splendidamente decorato e talvolta ricettacolo di oggetti preziosi, costituisce un evento che tanto raramente si verifica da appagarne appieno spirito di ricerca e sete di conoscenza. Alla Domus Aurea, ovvero in quel che oggi resta, sul Colle Oppio, dell’immensa residenza urbana che Nerone volle edificare dopo l’incendio del 64 d.C. (una tale circostanza potrebbe non destare particolare sorpresa, visto il numero delle sale e degli altri spazi noti e riccamente affrescati, che ammonta a oltre 150. Eppure la ventura e l’emozione di trovarsi di colpo, senza preavviso o indizio alcuno, davanti e dentro una stanza della Domus prima ignota, o di cui non v’era comunque memoria, rappresenta un’occasione anche qui straordinaria e appagante”.

Posizionamento su planimetria della nuova sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Posizionamento su planimetria della nuova sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Le figure che si stagliano sulla volta sono state dipinte in un’atmosfera rarefatta all’interno di eleganti riquadri: una nasce da un cespo vegetale armata di spada, faretra e scudo che combatte contro una pantera feroce; Centauri rampanti e figure di Pan, uno con lituo (bastone ricurvo), un altro con oggetti, forse strumenti musicali, fra le mani. All’esterno del perimetro, creature acquatiche stilizzate, reali o fantastiche, sembrano rincorrersi. Il tutto è attraversato da motivi vegetali: esili ghirlande e cespi che terminano in foglioline e steli di colore verde, giallo e rosso, festoni e forse frutti, compongono un paesaggio surreale popolato da uccellini ritratti in differenti pose.

Creature acquatiche dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Creature acquatiche dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Sulla lunetta di fondo della volta a botte, si staglia una tipica architettura immaginaria con le sue esili colonne su uno sfondo inesistente, sormontata da una patera d’oro da cui pende una mezza ghirlanda. Accanto, una muta e solitaria sfinge svetta sopra un elemento che fa pensare ad un bètilo (oggetto sacro di forma conica).

Le figure di carattere riempitivo, appaiono anche in altre sale e ambienti, come ad esempio nel Criptoportico 92.

Data appunto la posizione della stanza rispetto al più generale sistema planimetrico progettuale della Domus, sappiamo inoltre che questa decorazione neroniana venne stesa sulle superfici di un più antico ambiente, parte della sequenza di vani, solo in parte nota, che componevano un preesistente horreum (magazzino) di età claudia, e che vennero reinseriti, condizionandone il disegno in questo settore, nel padiglione dell’Oppio. Esso fu poi riempito e sepolto di terra probabilmente al tempo della costruzione delle Terme di Traiano, e in tale oscurità è rimasto per quasi venti secoli. La sua riscoperta, oggi, è una novità per noi e per il mondo” – continua D’Alessio.

Decorazione vegetale con uccellino dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Decorazione vegetale con uccellino dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Nella fase attuale dei lavori, non sono previsti interventi di rimozione degli strati di interramento poiché questi potrebbero attualmente creare problemi di stabilità alla struttura. L’intervento conservativo dei restauratori è stato necessariamente limitato ad una puntuale messa in sicurezza delle decorazioni emergenti allo scopo di impedirne l’infiltrazione al di sotto del livello dell’interro, dove non sarebbe stato possibile controllarne l’azione.

La Sala della Sfinge, non è rimasta tuttavia del tutto inedita a qualche curioso visitatore. All’interno dell’ambiente sono stati ritrovati dei frammenti ceramici volutamente posizionati e ritrovati in quella determinata stratigrafia. La grandiosa scoperta, oltre all’immenso valore artistico e archeologico, permette di aggiungere ulteriori dettagli alla conoscenza delle atmosfere degli anni ’60 del I secolo d.C. a Roma.

 

 

 


incendio alla Cattedrale di Notre Dame de Paris

La vicinanza delle istituzioni italiane per l'incendio alla Cattedrale di Notre Dame

Diverse istituzioni culturali italiane hanno espresso il loro dolore e la loro vicinanza, anche concreta, alla Francia per l'incendio che ha gravemente danneggiato la Cattedrale di Notre Dame de Paris, nella giornata del 15 aprile 2019. Articolo in aggiornamento.

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Vi mostriamo la Domus Transitoria. La prima magnifica reggia di Nerone

Doveva essere una reggia lussuosa e opulenta la prima abitazione di Nerone sul Palatino e finalmente ora sarà fruibile al pubblico. Il progetto si inserisce nel programma del Parco archeologico del Colosseo di restituire ai visitatori luoghi e percorsi da tempo inaccessibili. Inoltre, questa straordinaria apertura, contribuisce a definire un itinerario neroniano all’interno dell’area archeologica che si estenderà dal Colle Oppio al Palatino. Il visitatore potrà fare un’esperienza reale, circondato da ciò che resta della residenza e virtuale, attraverso le ricostruzioni in alta definizione di quelle che dovevano essere le straordinarie decorazioni pittoriche e marmoree della Domus Transitoria.

Padiglione centrale visto dalla fontana - ninfeo. Ricostruzione virtuale. Credits: Parco archeologico del Colosseo. Foto: Progetto Katatexilux

Svetonio racconta che l’impegno di Nerone nella costruzione di questa sua prima residenza fu un vero e proprio scandalo. Sul Palatino sono ancora visibili alcuni suggestivi ambienti: tra questi spicca uno spazio originariamente occupato da un ricco ninfeo con giochi d’acqua, un triclinio circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi che doveva fungere da luogo di riposo e svago dell’imperatore.

Fatta costruire per sé una casa che dal Palatino andava all’Esquilino, dapprima la chiamò Transitoria; poi, quando un incendio la distrusse, la fece ricostruire e la chiamò Aurea”. (G. Svetonio, Vita di Nerone, 31)

È possibile ammirare altre due stanze di cui restano tangibili i segni preziosi della decorazione con affreschi, stucchi e pavimenti marmorei. Una buona parte di reperti sono oggi conservati nel vicino Museo del Palatino, ma altri ritornano a Roma dopo ben 300 anni e grazie ad un importante accordo siglato qualche mese fa con il Museo archeologico di Napoli. Alcuni affreschi furono distaccati al momento della scoperta da un ambiente coperto con volta a botte, due fregi e delle formelle che i visitatori potranno riammirare grazie a questo importante prestito. Lo stile delle immagini ha suggerito l’attribuzione a Famulus o Fabullus, il pittore della Domus Aurea citato da Plinio.

Decorazione pittorica del Ninfeo della Domus Transitoria. Particolare della lunetta. Roma, Museo Palatino. Credits: Parco archeologico del Colosseo

Identificati erroneamente come i Bagni di Livia, nel settecento furono scoperti dai Farnese e letteralmente depredati vista la preziosità delle decorazioni, dei marmi e delle colonne che man mano venivano fuori dagli sterri. Una parte delle decorazioni vennero portate a Parma, altre furono disperse e altre furono trasferite nel 1728 dal duca di Beaufort nella sua residenza di Badminton per rivestire un’intera sala. Un secolo dopo, l’area venne nuovamente indagata, questa volta con criteri scientifici da Giacomo Boni.

Oggi, dopo importanti lavori di restauro e messa in sicurezza, viene offerto al pubblico un itinerario di visita unico, arricchito da un progetto multimediale che intende far rivivere lo splendore del I secolo d.C. Il percorso porterà il visitatore ad attraversare una delle due antiche scale d’accesso che si configurano come “parodoi”, accessi, ai lati della scaenae frons di un teatro fino ad arrivare in uno spazio anticamente scoperto e occupato da una fontana ornata da nicchie che si ripropone scenograficamente come una quinta teatrale arricchita da giochi d’acqua e zampilli. L’idea di Nerone era quella di stupire, anche con effetti scenografici strabilianti e l’acqua era onnipresente nell’edificio. Di fronte a quest’area, si apre poi un imponente triclinio estivo a padiglione, circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi. In questo spazio, una proiezione introduce alla storia della prima residenza di Nerone e del suo inserimento topografico nel complesso palaziale, la sua costruzione e il rapporto con la successiva Domus Aurea.

Volta decorata (Ambiente A3, alcova) Roma, Domus Transitoria. Credits: Parco archeologico del Colosseo

L’itinerario prosegue in uno spazio con una grande latrina con 50 posti. Uscendo da questa si potrà ammirare un’intera parete completamente in rosso che reca le tracce dell’originaria decorazione con foglie ed elementi vegetali tipici della pittura da giardino.

Il progetto di valorizzazione scientifica, che potenzia la comprensione del monumento agli occhi del pubblico, si costituisce ancora da un'apposita illuminazione studiata per differenziare gli spazi originariamente scoperti rispetto a quelli chiusi, e da tre installazioni multimediali. In particolare, una postazione consentirà di indossare un visore per la realtà virtuale con cui si osserverà una ricostruzione realistica del triclinio e del ninfeo.

La Domus cosiddetta Transitoria fu costruita prima dell’incendio del 64 d.C. e deriva il suo nome dal “passaggio” che creava tra i possessi imperiali sul Palatino e sull’Esquilino (giardini di Mecenate) e costituisce un primo esempio di dimora regia ispirata alle grandi residenze dei sovrani orientali e in particolare a quelle dei faraoni d’Egitto. La concezione del palazzo a padiglioni, intervallato da boschetti e con fontane, ninfei e laghi si rifà, tra l’altro, alla grande reggia dei Tolomei ad Alessandria d’Egitto, luogo ben noto dalle fonti letterarie come un gigantesco complesso che occupava gran parte della città e descritto dal poeta Latino Lucano con riferimenti alla luxuria orientale ripresa da Nerone e causa dei tanti mali per Roma e per il suo Impero.

Con le lacune derivanti dall'asportazione delle losanghe (Ambiente A2. Particolare della volta) Roma, Domus Transitoria. Credits: Parco Archeologico del Colosseo

La reggia di Nerone sarà visitabile dal venerdì al lunedì e rientra nel nuovo biglietto Foro – Palatino SUPER di 16 euro e valido un giorno. Nel biglietto è compreso l’accesso al Museo Palatino e al Criptoportico neroniano, alle case di Augusto e di Livia, all’Aula Isiaca con la Loggia Mattei, al Tempio di Romolo, a Santa Maria Antiqua con l’Oratorio dei Quaranta Martiri e alla rampa di Domiziano.

La riapertura al pubblico si accompagna anche di una pubblicazione edita da Electa in cui si esamina la topografia e l’architettura delle due regge neroniane (Domus Transitoria e Domus Aurea) e delle loro decorazioni pittoriche e in marmo, fino al resoconto degli interventi di restauro più recenti.

Info biglietto SUPER: https://www.electa.it/iniziative-speciali/s-u-p-e-r/

 


I giovedì del Parco Archeologico del Colosseo

Una battaglia ritrovata nelle acque delle Egadi, in ricordo di Sebastiano Tusa

Giovedì 4 aprile, alle ore 16.30, il Parco archeologico del Colosseo ricorda il Prof. Sebastiano Tusa, la cui recente e improvvisa scomparsa costituisce una grave perdita per il mondo della cultura.

Era atteso al Parco, nella Curia Iulia, proprio il prossimo 4 aprile per una conferenza, quale primo segno tangibile della collaborazione attivata nei mesi scorsi in vista dell’apertura della mostra Carthago. Il mito immortale, che sarà allestita nei luoghi del Parco a partire dal 27 settembre 2019 e del cui comitato scientifico Sebastiano Tusa faceva parte. Sarà Adriana Fresina, Soprintendente del mare della regione Sicilia, a ricordare le numerose ricerche condotte da Sebastiano Tusa nella sua carriera, illustrando al pubblico forse una delle più straordinarie: il ritrovamento delle navi restituite dalle acque delle Isole Egadi.

Biografia Sebastiano Tusa

Archeologo di origini palermitane, Sebastiano Tusa è stato docente in numerose università italiane: professore dal 2000 di Paletnologia presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ha ricoperto il ruolo di docente di Archeologia Subacquea per il corso di laurea in Archeologia navale dell’Università degli Studi di Bologna, presso la sede distaccata a Trapani. Per un anno, dal 2015 al 2016, è stato inoltre professore a contratto per l'Università Philipps di Morburgo. La sua attività di ricerca include la partecipazione e la direzione di numerose missioni archeologiche in Italia, Iraq, Iran, Pakistan, Libia, Turchia e Tunisia. Prima Soprintendente per i beni culturali e ambientali di Trapani, nel 2012 diviene Soprintendente del mare per la regione Sicilia. Da aprile 2018 ha ricoperto invece l’incarico di Assessore regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana. Tra le sue pubblicazioni si distaccano monografie, articoli e saggi scientifici che affrontano il tema dell’Archeologia subacquea, prediligendo la Sicilia come zona di analisi e ricerca.

L’iniziativa I giovedì del PArCo, ciclo di conferenze previste i giovedì pomeriggio nella splendida sede della Curia Iulia, promossa dal Parco archeologico del Colosseo, conferma la vocazione del monumento a spazio culturale vivo e per questo designato al dibattito, dedicato non solo a presentazioni di volumi, dialoghi tra specialisti e protagonisti del mondo della cultura, ma anche ad approfondimenti sulle mostre in corso e di progetti futuri, fornendo, al contempo, una pluralità di occasioni per rafforzare il legame della città con l’archeologia e confermare la strategia che il Parco archeologico del Colosseo, diretto da Alfonsina Russo, persegue con costanza.

Il primo appuntamento della rassegna si è tenuto il 14 febbraio con Aldo Schiavone, professore di Istituzioni di diritto romano, intervenuto sul tema La dinastia dei Severi e i suoi giuristi. Come nasce lo Stato in Occidente. È stata poi la volta di Francesca Ghedini, professore emerito di archeologia classica presso l’Università degli Studi di Padova, che ha approfondito il ruolo delle donne della dinastia dei Severi. Hanno fatto seguito Luisa Musso, professoressa di archeologia delle province romane presso l’Università di Roma Tre, e Matthias Bruno, archeologo, con un ulteriore intervento nell’ambito della mostra Roma Universalis.

L’impero e la dinastia venuta dall’Africa, illustrando i forti legami tra la dinastia dei Severi e la città di Leptis Magna e descrivendo i risultati dei recenti scavi condotti in Libia. L’incontro del 14 marzo con Rossella Rea, funzionario archeologo responsabile delle indagini al Templum Pacis, e Riccardo Santangeli Valenzani, professore di archeologia medievale e archeologia urbana di Roma presso l’Università di Roma Tre, ha indagato le trasformazioni del paesaggio urbano dall’antica topografia di Roma all’età moderna.

Moncef Ben Moussa, direttore dello sviluppo museografico presso l’Institut National du Patrimoine de Tunis, ha condotto il quinto appuntamento della rassegna, analizzando la politica museale tunisina.

La programmazione prosegue come da calendario seguente:

18 aprile
Ore 16.30
Il salotto culturale della contessa Ersilia Caetani Lovatelli
Paolo Sommella, linceo e professore emerito di topografia antica presso la Sapienza Università di Roma, parlerà del momento di transizione dalla Roma papale alla Capitale d’Italia, visto attraverso le presenze dei politici, degli artisti e degli studiosi al salotto letterario di Ersilia Caetani Lovatelli, archeologa e studiosa di storia e antichità romane, prima donna eletta membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei (1879)

9 maggio
Ore 16.30
Azedine Beschaouch, direttore del sito archeologico cambogiano Angkor Wat
(Titolo in definizione)

16 maggio
Ore 16.30
Adriano. Roma e Atene
Eugenio La Rocca, professore di archeologia classica presso l’Università la Sapienza di Roma, è stato Soprintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma, direttore degli scavi dei Fori Imperiali, e dal 2004 degli scavi nel palazzo della Provincia di Roma. I suoi principali lavori scientifici vertono sulla cultura figurativa di età greca e romana, sui rapporti tra arte ed ideologia politica, sulla topografia e sui monumenti di città ellenistiche e principalmente di Roma. In occasione de I giovedì del PArCo, presenterà al pubblico il volume curato da Andrea Carandini ed Emanuele Papi Adriano. Roma e Atene, edito da Utet: un ritratto bifronte dell’imperatore, il cui sguardo è stato in grado di coprire le distanze che separano Occidente e Oriente, in una sintesi forse irripetibile che non ha mai smesso di nutrire una civiltà, la nostra, radicata nella classicità adrianea.


I giovedì del PArColosseo. La politica museale in Tunisia

Giovedì 28 marzo si tiene il quinto incontro della rassegna I giovedì del PArCo: il ciclo di conferenze previste i giovedì pomeriggio nella splendida sede della Curia Iulia.

Ospite per l’occasione è Moncef Ben Moussa, già direttore del Museo nazionale del Bardo e attualmente alla
direzione dello sviluppo museografico presso l’Institut National du Patrimoine de Tunis, che alle ore 16.30
conduce un approfondimento sulla politica museale tunisina.

L’iniziativa, promossa dal Parco archeologico del Colosseo, conferma la vocazione della monumentale Curia
Iulia a spazio culturale vivo e per questo designato al dibattito, dedicato non solo a presentazioni di volumi,
dialoghi tra specialisti e protagonisti del mondo della cultura, ma anche ad approfondimenti sulle mostre in
corso e anticipazioni di progetti futuri, fornendo, al contempo, una pluralità di occasioni per rafforzare il
legame della città con l’archeologia e confermare la strategia che il Parco archeologico del Colosseo,
diretto da Alfonsina Russo, persegue con costanza.

Il primo appuntamento della rassegna si è tenuto il 14 febbraio con Aldo Schiavone, professore di
Istituzioni di diritto romano, intervenuto sul tema La dinastia dei Severi e i suoi giuristi. Come nasce lo
Stato in Occidente. È stata poi la volta di Francesca Ghedini, professore emerito di archeologia classica
presso l’Università degli Studi di Padova, che ha approfondito il ruolo delle donne della dinastia dei Severi.

Hanno fatto seguito Luisa Musso, professoressa di archeologia delle province romane presso l’Università
di Roma Tre, e Matthias Bruno, archeologo, con un ulteriore intervento nell’ambito della mostra Roma
Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa, illustrando i forti legami tra la dinastia dei Severi e
la città di Leptis Magna e descrivendo i risultati dei recenti scavi condotti in Libia.

L’incontro del 14 marzo con Rossella Rea, funzionario archeologo responsabile delle indagini al Templum Pacis, e Riccardo Santangeli Valenzani, professore di archeologia medievale e archeologia urbana di Roma presso
l’Università di Roma Tre, ha indagato le trasformazioni del paesaggio urbano dall’antica topografia di Roma
all’età moderna, soffermandosi sulla descrizione della Forma Urbis, mappa catastale in marmo voluta da
Settimio Severo.

La programmazione prosegue come da calendario seguente:
28 marzo
Ore 16.30
La politica museale in Tunisia
Moncef Ben Moussa, direttore dello sviluppo museografico presso l’Institut National du Patrimoine
de Tunis.

18 aprile
Ore 16.30
Il salotto culturale della contessa Ersilia Caetani Lovatelli
Paolo Sommella, linceo e professore emerito di topografia antica presso la Sapienza Università di Roma,
parlerà del momento di transizione dalla Roma papale alla Capitale d’Italia, visto attraverso le presenze dei
politici, degli artisti e degli studiosi al salotto letterario di Ersilia Caetani Lovatelli, archeologa e studiosa di
storia e antichità romane, prima donna eletta membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei (1879)


Roma Universalis. Un'anteprima della mostra organizzata tra Colosseo, Palatino e Foro Romano

In attesa di potervi raccontare nel dettaglio la mostra "ROMA UNIVERSALIS. L'impero e la dinastia venuta dall'Africa" organizzata dal Parco archeologico del Colosseo in collaborazione con Electa editore, vediamo di darvi qualche informazione in più sulle tematiche affrontate e il percorso espositivo.

Siamo tra II e III secolo d.C. e a governare a Roma vi era la dinastia dei Severi, imperatori venuti dall’Africa che regnarono in un periodo già di declino per la storia dell’Urbe ma che furono ugualmente in grado di dare un fondamentale apporto storico artistico e architettonico alla città e in molte parti dell’impero. La mostra, punta a far conoscere al grande pubblico uno degli ultimi periodi del grandioso impero romano, ormai diviso all’interno e in piena crisi politica e sociale ma ancora capace di dettare leggi importanti e di lasciare un’eredità forte e duratura in molti campi.

Busto di Caracalla, Napoli, Museo Archeologico Nazionale, ph. Luigi Spina

Il percorso espositivo è pensato in grande. Il nucleo narrativo della mostra prende avvio dalla galleria del II ordine del Colosseo, dove, dopo un’introduzione storica della dinastia e delle sue caratteristiche, viene tracciato un quadro economico e sociale dell’epoca profondamente plasmato da importanti riforme che dettate dagli imperatori della dinastia. Come non ricordare la Constitutio Antoniniana del 212 voluta da Caracalla che per la prima volta concedeva la cittadinanza romana a tutti, o quasi, gli abitanti dell'impero?

Il racconto si soffermerà poi sul rapporto tra i Severi e Roma, ricordiamo che Settimio Severo era nativo di Leptis Magna e non era “italico”,e proseguirà con l’esposizione di un preziosissimo documento per la topografia della città stessa: la Forma Urbis, documento marmoreo che arrivatoci rotto in poche centinaia di frammenti, rappresenta una piccola parte dell’intera pianta dell’Urbe. La Forma, di cui possediamo i frammenti, appartiene ad una nuova edizione voluta da Settimio Severo dopo il 203, data di inaugurazione del Settizonio raffigurato nella pianta e prima della morte dello stesso imperatore avvenuta nel 211.

L’ultima sezione si sofferma infine sulla produzione artistica dell’epoca e il percorso dal Colosseo si sposterà nell’area del Foro Romano e del Palatino, tra monumenti e luoghi cari ai Severi. Presso il Tempio di Romolo, sarà esposto per la prima volta al pubblico un ciclo statuario scoperto presso le Terme di Elagabalo composto da ritratti e busti di eccezionale qualità artistica.

Per la prima volta, sarà possibile ammirare lungo il percorso di visita le Terme di Elagabalo, il complesso del “Vicus ad Carinas” e i luoghi severiani sul Palatino come la Domus Augustana, la Domus Severiana, lo Stadio e infine la Vigna Barberini. Il tutto sarà raccontato grazie a pannelli grafici e filmati ricostruttivi.

In attesa della visita, ecco una piccola anteprima di quella che è la mostra ROMA UNIVERSALIS.

Qualche informazione:

A cura di
Clementina Panella, Rossella Rea, Alessandro d’Alessio

Promosso da
Parco Archeologico del Colosseo

Organizzata da
Electa

Catalogo
Electa

Sito mostra:

https://www.electa.it/mostre/roma-universalis-limpero-e-la-dinastia-venuta-dallafrica/


La mostra Tessere la speranza arriva a Lisbona

Per celebrare i 500 anni della “Chiesa degli Italiani” di Lisbona, la mostra itinerante Tessere la speranza varca i confini nazionali e approda nella capitale portoghese con un’edizione consacrata proprio alla Madonna di Loreto, alla quale la chiesa, fondata da mercanti italiani nel 1518, è dedicata. L’esposizione, organizzata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti in collaborazione con il Parco archeologico del Colosseo, l’Ambasciata d’Italia a Lisbona, l’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona e la Santa Casa della Misericórdia, sarà ospitata dal 16 marzo al 19 maggio 2019 nel Museo di São Roque di Lisbona.

La mostra da circa due anni presenta una selezione delle creazioni artistico-artigianali di straordinaria fattura realizzate per vestire i simulacri lignei presenti sugli altari di molte chiese italiane. Abiti che cambiano a seconda dei giorni del calendario liturgico e che si fanno ancora più ricchi e preziosi in occasione di particolari feste e ricorrenze, quando le statue vengono portate in processione per le vie dei paesi. Intere comunità si raccolgono infatti intorno ad esse, a partire dal delicato momento della vestizione, dimostrando la vitalità ancor oggi di un fenomeno artistico, religioso e antropologico che affonda le sue radici secoli orsono.

Il titolo dell’esposizione, Tessere la Speranza, richiama, quasi idealmente, il motivo del «tessere», dell’«intrecciare», e quello della «speranza», unendoli come in un insieme spirituale e immateriale.

Come ha evidenziato il soprintendente ad interim, arch. Stefano Gizzi, “Tessere la speranza vuol dire, allora, che per il tramite di un lavoro antico, quello del tessitore, che materialmente si esplica nel confezionare tessuti o nella preparazione di abiti, ma che concettualmente rimanda a una missione di tessere ed intrecciare legami, rapporti con gli uomini e col mondo, ci si apre verso un’altra dimensione, dove le aspettative desiderate dagli uomini appaiono come mete non più irraggiungibili”.

Ben nove abiti in mostra sono relativi alla Madonna di Loreto e provengono dalla provincia di Frosinone, in particolare dal monastero benedettino di Sant’Andrea di Arpino, dalle chiese di Santa Restituta di Sora, di San Barbato a Casalattico, di Santa Maria e di San Marcello a San Donato Val Comino e di Santo Stefano Protomartire - Santuario della Madonna di Loreto a Fontana Liri. Tutti centri afferenti alla Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, dove vi è sempre stata una forte devozione alla Madonna di Loreto fin dal XVI secolo.

L’evento è un esempio della virtuosa collaborazione tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sia a livello centrale sia a quello periferico, e quello degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso l’Ambasciata Italiana di Lisbona e l’Istituto Italiano di Cultura, che promuovono costantemente, oltre confine, il nostro patrimonio di conoscenze e di valori artistici.