I Paleoindiani pescavano salmone già 11.500 anni fa in Alaska

21 Settembre 2015
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Nel Nord America gli umani avrebbero cominciato a pescare salmone già nell'Era Glaciale. Queste le conclusioni alle quali è giunto uno studio che ha preso in esame il sito dell'Upward Sun River in Alaska, dove si sono ritrovate ossa di salmone keta (Oncorhynchus keta) datate a 11.500 anni fa. Il salmone è stato ritrovato anche in un focolare all'interno di una struttura abitativa.
Si tratta di una scoperta importante, perché si ritiene che i Paleoindiani praticassero soprattutto caccia grossa. Inoltre lo sfruttamento del salmone, quando questo risale la corrente per riprodursi, sarebbe avvenuto già verso la fine dell'Era Glaciale. Le ossa di pesce si presentano come una sfida per gli studiosi, perché a causa della loro dimensione e fragilità non si conservano bene e sono poco rappresentate negli studi.
La ricerca in questione è importante anche per comprendere le economie paleoindiane dell'epoca. Lo sfruttamento del salmone rimane importante, culturalmente ed economicamente, per i foraggiatori preistorici del Pacific Rim Settentrionale, con implicazioni riguardanti anche l'utilizzo del territorio e le espansioni. Tuttavia le origini di queste attività non sono note. Sulla base dei risultati ottenuti nello studio, si ritiene queste siano cominciate almeno nella fase terminale del Pleistocene.
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Stati Uniti: strumenti litici di diecimila anni fa da Seattle

11 - 13 Settembre 2015
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Strumenti litici di diecimila anni fa sono stati ritrovati a Seattle: quattromila reperti tra schegge in pietra, raschietti, punteruoli e punte di lancia. Il sito si trova sulle rive del Bear Creek, affluente del fiume Sammamish.
Le analisi iniziali sono state pubblicate dagli studiosi sul periodico PaleoAmerica.
Link: The Seattle Times; Archaeology News Network via Associated Press
Lo stato di Washington, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Usa edcp location map.svg (by Uwe Dedering). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  USA Hawaii location map.svg (by NordNordWest). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Canada location map.svg (by Yug).)


Caccia e imboscate da parte degli ominidi nella Rift Valley

15 Settembre 2015
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Un milione di anni fa circa, gli ominidi che abitavano la Rift Valley sfruttavano le caratteristiche del terreno per effettuare imboscate alle loro prede.
Un nuovo studio prende in esame la regione di Olorgesailie, celebre per l'inusuale quantità di fossili di ominidi e mammiferi. L'area è cambiata rispetto al passato: al tempo vi era una quantità elevata di nutrienti e un lago con acqua dolce: tra gli animali che la abitavano il babbuino gelada gigante, elefanti, ippopotami, iene maculate.
Tra gli strumenti litici ritrovati nella regione, ed utilizzati per la macellazione, vi è un gran numero di bifacciali dell'Acheuleano.
[Dall'Abstract:] Nella Rift Valley in Kenya, gli spostamenti degli animali sono influenzati da una combinazione di topografia e distribuzione dei nutrienti. Questi pattern sarebbero stati gli stessi nel passato, quando gli ominidi abitavano l'area. Si utilizza questo approccio per creare una ricostruzione del panorama di Olorgesailie, un sito chiave nella parte orientale del Rift, con prove abbondanti di macellazione di grandi mammiferi, avvenute tra  ~1.2 e ~0.5 Milioni di anni BP. La collocazione del sito in relazione ai percorsi limitati degli animali nell'area mostra che gli ominidi erano consapevoli dei movimenti degli animali e che utilizzavano la località per cacciare con imboscate nel periodo tra il Pleistocene Inferiore e il Pleistocene Medio. Queste caratteristiche spiegano l'importanza di Olorgesailie come località prediletta per le attività degli ominidi durante cambiamenti multipli nel clima e nelle condizioni ambientali locali, e fornisce conoscenze sulle abilità cognitive e di caccia dell'Homo erectus mentre indica che le loro attività presso il sito erano orientate alla caccia, piuttosto che al rovistare.

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Polonia: archeologi nella Grotta dell'Impiccato

14 Settembre 2015

Archeologi nella Grotta dell'Impiccato

Omero di un rinoceronte lanoso. Foto di M. Rudnicki
Omero di un rinoceronte lanoso. Foto di M. Rudnicki
Sepolture con resti scheletrici e cremati dalla metà del primo millennio, e i resti di rappresentanti della megafauna che vivevano durante l'ultima Era Glaciale in quello che è l'attuale territorio polacco, sono state scoperte dagli archeologi durante lo studio della Grotta dell'Impiccato vicino Kostkowice nel massiccio di Jastrzębnik sull'altopiano di Cracovia-Częstochowa.
"I morti le cui ossa sono state trovate nella grotta provenivano probabilmente dalle coste settentrionali del Mar Nero, come evidenziato dalla caratteristica composizione dei depositi collocati in prossimità" - ha spiegato il prof. Aleksander Bursche, coordinatore del progetto NCN Maestro "Migration Period in the Oder and Vistula basin" (Periodo di migrazione nel bacino dell'Oder e della Vistula), sotto il quale gli scavi sono stati condotti. "Potevano includere i rappresentanti di tribù germaniche orientali - Goti" - ha aggiunto lo scienziato.

Pendente in ambra, pendente in oro e un solido con occhiello. Foto di M. Rudnicki
Pendente in ambra, pendente in oro e un solido con occhiello. Foto di M. Rudnicki

All'interno della grotta, gli Archeologi hanno trovato i resti di almeno sei scheletri di questo periodo. Nelle loro vicinanze hanno scoperto pendenti in argento, oro e ambra, denarii e solidi romani, fibbie marroni e in argento e grani di vetro e ambra, così come numerosi frammenti di contenitori e torniti sulla ruota.
Pendenti in argento del quarto secolo, provenienti dal Mar Nero. Foto di M. Rudnicki
Pendenti in argento del quarto secolo, provenienti dal Mar Nero. Foto di M. Rudnicki

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Homo Naledi, un nuovo ominide dal Sud Africa

10 Settembre 2015
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Annunciata la scoperta di una nuova specie di ominide, l'Homo Naledi, in seguito al ritrovamento di 15 individui, per un totale di 1550 ossa. Si tratta del più grande ritrovamento di fossili di ominidi in Africa.
La scoperta è avvenuta presso la camera di Dinaledi, nel complesso di grotte Rising Star/Westminster vicino Krugersdorp, nella Municipalità distrettuale di West Rand in Sud Africa. Naledi significa appunto stella in Sesotho, il linguaggio locale sudafricano. Il sito è collocato nella cosiddetta Culla dell'Umanità, un'area che rientra nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità UNESCO.
Gli studiosi non posseggono ancora la datazione del sito, ma la si stima tra il Tardo Pliocene e il Primo Pleistocene, e quindi attorno ai 2,5 milioni di anni fa.
Anche per questo motivo è complicato assegnare questi resti alle specie conosciute di Homo, per le caratteristiche evidenziate dalle ossa. L'Homo Naledi presenta caratteristiche comuni a Homo habilis, Homo rudolfensis, Homo erectus e Homo sapiens, per quanto riguarda la morfologia craniale e mandibolare. Differisce però per la combinazione unica della morfologia della volta craniale, mascellare e mandibolare.
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Lo studio suggerisce che l'Homo naledi assomigli maggiormente all'Homo erectus, a causa della dimensione corporale e del cervello molto piccolo. La dimensione è stimata tra 560cc e 465cc circa, sovrapponibile piuttosto agli australopitechi, e nel genere Homo solo agli esemplari più piccoli di Homo habilis, a un solo esemplare di Homo erectus, e all'Homo floresiensis.
Come accennato, il gran numero di fossili è in effetti inusuale, e sembra che i corpi fossero intatti prima di cominciare a decomporsi. La camera non era accessibile ai non ominidi. Le prove preliminari sono coerenti con una disposizione deliberata in un luogo unico, da parte di una specie diversa dall'Homo sapiens, in data non nota. Si specula la possibilità di un comportamento rituale.

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Spagna: indicazioni sull'evoluzione dalla Sierra di Atapuerca

31 Agosto 2015
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Una ricerca che ha esaminato i fossili di 430 mila anni fa (Pleistocene Medio), provenienti dal sito di Sima de los Huesos, nella Sierra di Atapuerca nel Nord della Spagna.
L'evoluzione del corpo umano sarebbe passata da quattro stadi di evoluzione, sulla base di comportamenti arborei e bipedali. I fossili da Atapuerca rappresenterebbero il terzo stadio, simile a quello di membri precedenti (come l'Homo Erectus) e successivi ( come l'Homo Neanderthalensisdel genere: esclusivamente bipedale senza comportamenti arborei. Erano relativamente alti, con corpi muscolosi e con meno massa cerebrale rispetto a quella del corpo, in confronto ai Neanderthal e ai moderni umani. Alcuni tratti derivati dai Neanderthal, ai quali sono legati, sono pure presenti. Il processo evolutivo del nostro genere sarebbe stato perciò caratterizzato da poche o nessune modifiche evolutive nella forma del corpo per la maggior parte del tempo.
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Gli uomini responsabili dell'estinzione della megafauna

13 Agosto 2015
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Secondo un nuovo studio, i primi umani sarebbero stati responsabili del declino di una varietà di grandi bestie (chiamate anche megafauna) alla fine del Quaternario: la tigre dai denti a sciabola, il mammuth lanoso, il rinoceronte lanoso, l'armadillo gigante.
La maggior parte di questi grandi mammiferi fu spazzata via negli ultimi 80 mila anni, per estinguersi attorno ai 10 mila anni fa. La ricerca ha preso in considerazione ricostruzioni climatiche ad alta risoluzione, e anche se il cambiamento climatico avrebbe giocato un ruolo, la colonizzazione umana sarebbe stata causa trainante: la comparsa degli uomini coinciderebbe infatti con le estinzioni. In certe regioni, come l'Asia, nessuna delle due cause sarebbe però in grado di spiegare le estinzioni.
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Il nuovo studio si colloca nell'ambito della discussione sulle estinzioni relative alla megafauna nel Tardo Pleistocene, con il cambiamento climatico e l’impatto umano ad essere i fattori più spesso citati, con alcune eccezioni che possono essere attribuite con certezza a ciascuna delle due ipotesi.
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Il cambiamento climatico improvviso uccise i mammuth

23 - 24 Luglio 2015
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Si discute ancora sulle estinzioni relative alla megafauna nel Tardo Pleistocene, con il cambiamento climatico e l'impatto umano ad essere i fattori più spesso citati. In particolare, è il caso dei mammuth, estinti alla fine dell'Era Glaciale.
Secondo un nuovo studio, anche in assenza di umani si sarebbero verificate estinzioni di massa, relazionabili all'improvviso aumento delle temperature, aumento paragonabile a quello che stiamo vivendo oggi. Questo andò a modificare le precipitazioni e influì sulla vegetazione. Le estinzioni coincidono con questi brevi e improvvisi mutamenti, ma non si verificano nei periodi estremamente freddi. È importante notare che l'uomo giocò pur sempre un ruolo importante nella scomparsa di questi animali, dando il colpo di grazia a popolazioni già sotto stress.
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Il più antico omicidio risale a 430 mila anni fa

27 Maggio 2015
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Il più antico caso di omicidio risalirebbe a 430 mila anni fa, e riguarderebbe un individuo di età e sesso non ancora determinati, proveniente dal sito di Sima de los Huesos, nelle Montagne di Atapuerca. Questi i risultati di un nuovo studio pubblicato su PLOS One, che ha applicato le moderne tecniche forensi ad un cranio rinvenuto lì: le armi utilizzate potrebbero essere una lancia in legno o una bifacciale in pietra. Si tratterebbe di colpi ripetuti.
Il sito contiene anche altri resti, attribuibili ad almeno altri 28 individui: l'unico modo di raggiungerli è attraverso un pozzo verticale di tredici metri. Come siano giunti lì è un mistero, ma secondo Nohemi Sala, i corpi furono depositati lì da altri membri del gruppo sociale al quale appartenevano. Questa scoperta potrebbe essere la prova che già questi ominidi erano coinvolti in comportamenti cognitivi complessi e spiegare i corpi accumulati nella fossa.
[Dall'Abstract: ] Prove di violenza interpersonale sono state precedentemente documentate tra membri del genere Homo, nel Pleistocene, ma solo molto raramente questa è stata ipotizzata come modalità possibile della morte. Qui si riferisce della più antica prova di violenza interpersonale tra i fossili di ominidi. Il Cranio 17, recuperato dal sito del Medio Pleistocene Sima de los Huesos, mostra due chiare depressioni da frattura attorno al tempo della morte sull'osso frontale, interpretate come prodotte da due episodi traumatici determinati da una forza contundente localizzata. Il tipo di ferite, la localizzazione, la forte somiglianza  delle fratture in forma e dimensione, e i differenti orientamenti e le traiettorie implicite delle due fratture suggeriscono che furono prodotte con lo stesso oggetto in un conflitto interpersonale faccia a faccia. Dato che entrambi gli eventi traumatici furono probabilmente letali, la presenza di colpi multipli implica un'intenzione di uccidere. Questo ritrovamento mostra che la violenza interpersonale letale è un antico comportamento umano e ha implicazioni importanti per l'accumulo di corpi nel sito, supportandone un'origine antropica.
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Animali carnivori e ominidi: anche i Neanderthal potevano avere la peggio

15 - 18 Maggio 2015
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Nella storia dell'evoluzione umana, gli incontri anche violenti con gli animali carnivori sono sempre stati presenti con costanza. Un nuovo studio ha applicato i metodi della scienza forense a questi incontri, e in particolare ha determinato che i Neanderthal, notoriamente abili cacciatori, erano spesso anche vittime degli attacchi dei predatori.
[Dall'Abstract: ] L'interazione tra ominidi e carnivori è stata comune e costante durante l'evoluzione umana e ha generato pressioni reciproche e simili a quelle presenti nei moderni conflitti umano-carnivori a livello globale. Questa interazione attuale è alle volte violenta e può riflettersi in patologie scheletriche permanenti e altre modificazioni ossee. Nello studio in questione si sono portati avanti esami su 125 casi forensi di incontri pericolosi tra umani e carnivori. L'obiettivo è quello di dedurre i confronti diretti tra ominidi e carnivori durante il Pleistocene, tema importante per comprendere i cambiamenti comportamentali durante l'evoluzione umana. In aggiunta a ciò, il caso dei Neanderthal è esaminato per offrir prova di attacchi passati, utilizzando le osservazioni forensi. I risultati ottenuti presentano dei Neanderthal potenzialmente coinvolti in incontri pericolosi durante il Pleistocene, convalidando la metodologia utilizzata di affrontare gli attacchi passati da una prospettiva forense.
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