Le malattie dietro l'estinzione dei Neanderthal?

3 Aprile 2015
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Un nuovo studio ipotizza che a determinare l'estinzione dei Neanderthal siano state le malattie, portate in Europa dai moderni umani provenienti dall'Africa.
Quello dei Neanderthal non sarebbe stato però un sacrificio inutile: alcuni geni sarebbero rimasti nei moderni umani e contribuiscono alla nostra difesa dalle malattie.
[Dall'Abstract: ] I genomi di alta qualità provenienti dai Neanderthal dell'Altai e dai Denisovan stanno rivelando quali regioni del DNA degli ominidi arcaici sono permangono nel moderno genoma umano. Alcune di queste regioni sono associate ad una risposta alle infezioni e al sistema immunitario, suggerendo che alleli derivati dei Neanderthal, ritrovati nei moderni Europei ed abitanti dell'Estremo Oriente, possano essere associati con l'autoimmunità. Fonti indipendenti di prove fondate sul DNA permettono una rivalutazione della natura e della tempistica della prima transizione epidemiologica. Combinando prove dagli scheletri e di natura archeologica e genetica, ci si interroga se la prima transizione epidemiologica in Eurasia fosse così strettamente legata all'inizio dell'Olocene così come ritenuto precedentemente. Ci sono prove chiare per suggerire che questa transizione cominciò prima della comparsa dell'agricoltura  e che occorse su di una scala temporale di decine di migliaia di anni. Il trasferimento di patogeni tra specie umane potrebbe anche aver giocato un ruolo nell'estinzione dei Neanderthal.
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Diversificazione corporea e variazione spaziale e temporale nei primi Homo

26 - 27 Marzo 2015
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Si continua a parlare di evoluzione e di diversificazione nei primi Homo. Una nuova ricerca, pubblicata sul Journal of Human Evolution, evidenzia come il genere sia stato molto differenziato sin dalle sue origini, due milioni di anni fa.
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[Dall'Abstract: ] La stima della dimensione corporea dei primi membri del genere Homo (2,4 - 1,5 milioni di anni fa) è centrale nelle interpretazioni della loro biologia. C'è ampio consenso sul fatto che l'Homo ergaster possedesse una dimensione maggiore in confronto a quelle dell'Homo habilis e dell'Homo rudolfensis, e che questo può esser stato un fattore nella dispersione dell'Homo "fuori dall'Africa". Lo studio delle differenze tassonomiche nella dimensione corporea, comunque, è problematico, [...] e poco è noto della variazione geografica e cronologica di questa dimensione nei primi Homo. Nella ricerca, si investigano proprio queste ultime utilizzando un approccio privo di taxon, e considerando le prove per la variazione della dimensione da resti isolati e frammentari postcraniali. [...] I risultati dimostrano la variazione ma nessuna semplice tendenza temporale o geografica per l'evoluzione della dimensione del corpo nei primi Homo. [...] Le migrazioni verso l'Eurasia non erano quindi contingenti su corpi più grandi. Le significative differenze nella dimensione corporea tra i resti di Koobi Fora e Olduvai supportano le prove craniali di almeno due morfotipi coesistenti nel Primo Pleistocene nell'Africa Orientale.
Lo studio "Spatial and temporal variation of body size among early Homo", di Manuel Will, Jay T. Stock, è stato pubblicato su Journal of Human Evolution.
Link: Journal of Human EvolutionPast Horizons; Science Daily; Phys.org via University of Cambridge; Daily Mail
Ricostruzione facciale forense del ragazzo di Turkana/di Nariokotome (Homo ergaster), da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata e di Cicero Moraes.
Ragazzo di Turkana, Claire Houck (da New York City, USA - Turkana Boy), foto da WikipediaCC BY-SA 2.0, caricata da FunkMonk.
 
 


Già ventimila anni fa umani nelle foreste pluviali dello Sri Lanka

13 Marzo 2015
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Un team di ricerca internazionale ha esaminato i denti di 26 individui dallo Sri Lanka, arrivando alla conclusione che la loro dieta fosse basata sui prodotti della foresta pluviale tropicale. In precedenza si riteneva che l'occupazione delle foreste pluviali fosse avvenuta solo nel primo Olocene, 8 mila anni fa circa, ipotizzando difficoltà nel vivere nell'ambiente. Lo studio sottolinea però che ci sarebbero indizi per ipotizzare molto prima una presenza umana in queste foreste, addirittura 45 mila anni fa.
[Dall'Abstract: ] L'occupazione umana degli habitat delle foreste pluviali tropicali lo si pensa essere principalmente un fenomeno dell'Olocene. Anche se i dati archeologici e paleoambientali suggerivano un foraggiamento delle foreste pluviali nel periodo precedente l'Olocene, il fare affidamento da parte dei primi umani sulle risorse delle foreste pluviali non è stato dimostrato direttamente. Nello studio si sono analizzati gli smalti dentali umani e animali da quattro siti del tardo Pleistocene fino all'Olocene, nello Sri Lanka. I risultati mostrano che i foraggiatori umani hanno fatto affidamento alle risorse della foresta pluviale almeno a partire da 20.000 anni fa circa, con una distinta preferenza per la foresta pluviale semiaperta e per i bordi della foresta pluviale. La relazione dell'Homo sapiens con le foreste del Sud dell'Asia è perciò di lunga data, una conclusione che indica la profondità temporale dell'affidamento antropogenico e dell'influenza su questi habitat.
Lo studio "Direct evidence for human reliance on rainforest resources in late Pleistocene Sri Lanka", di Patrick RobertsNimal PereraOshan WedageSiran DeraniyagalaJude PereraSaman EregamaAndrew GledhillMichael D. PetragliaJulia A. Lee-Thorp, è stato pubblicato su Science.
Link: Science; University of Oxford; The Daily Mail
Vista aerea, Sri Lanka, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Rapa123.
 


Il Messak Settafet, un tappeto di strumenti in pietra preistorico

11 Marzo 2015
Un vasto "tappeto" di strumenti litici, risorsa cruciale per gli uomini dell'Età della Pietra, si trova nel Messak Settafet, massiccio pietroso nel deserto del Sahara, che ha una lunghezza totale di 350 km per 60 di ampiezza media. Un campionamento ha rivelato lì 75 manufatti in media per metro quadro.
journal.pone.0116482.g001
[Dall'Abstract:] Gli esseri umani hanno avuto un grande impatto sull'ambiente, in modo particolarmente intenso nell'ultimo millennio, ma evidente già dallo sviluppo della produzione di cibo e connesso incremento della densità di popolazione negli ultimi diecimila anni. L'uso del fuoco e l'eccessivo sfruttamento di grandi mammiferi ha anche avuto un impatto sull'ecologia mondiale, arrivando persino a centomila anni fa o più. Nello studio si tratta un altro tra i primi cambiamenti antropogenici. L'utilizzo di strumenti litici, che data a 2,5 milioni di anni fa, e la seguente evoluzione di una linea dipendente dalla tecnologia, che richiedeva l'utilizzo di quantità di rocce molto grandi. Ad ogni modo, misure dell'impatto dell'impiego della pietra da parte degli ominidi sono rare e inerentemente difficili. Il Messak Settafet, un massiccio pietroso nel Sahara Centrale (Libia), è disseminato di strumenti litici del Pleistocene su scala senza precedenti, ed è a tutti gli effetti un paesaggio modificato dall'uomo. Dal campionamento risultano mediamente 75 strumenti litici per metro quadro e macerie frammentate sono elemento dominante del paesaggio. Il tipo di strumenti litici, dall'Acheuleano alla Media Età della Pietra (Middle Stone Age), indica una manifattura per oltre il mezzo milione di anni o più.
journal.pone.0116482.g002
Lo studio "Lithic Landscapes: Early Human Impact from Stone Tool Production on the Central Saharan Environment", di Robert A. Foley e Marta Mirazón Lahr, è stato pubblicato su PLOS One.
Link: PLOS One; University of Cambridge; Science DailyPast Horizons

Fig 1. Location of Messak.

a) The Messak is located in the Libyan Central Sahara (Fazzan); b) the Messak is a massif of sandstone that lies between two sand seas, the Awbari to the north, and Murzuq, to the south (source: Google Earth); c) view of the Messak from the south, close to the town of Jarma with excavations of the Garamantes Royal Cemetery by DJ Mattingly and team in the foreground. Sources: Images: Elevation map of Africa from Nasa (http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog​/PIA04964), detailed map of Fazzan adapted from Wikimedia Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/File:L​ibya_Topography.png); photo of Messak by M Mirazon Lahr. Da PLOS One, © 2015 Foley, Lahr, Creative Commons Attribution License.

Fig 2. The Messak landscape.

The Messak is almost entirely without soil or superficial sediments, other than recent Aeolian deposits from the adjacent sand seas (a). The surface is made up of broken rocks (b, c, d), many of which have been humanly modified. In some cases (c), the removal of rocks has led to small depressions that can become small puddles or ponds. Sources: photos by authors. Da PLOS One, © 2015 Foley, Lahr, Creative Commons Attribution License.
 


La comparsa dei cani, spinta di 15 mila anni avanti

6 Febbraio 2015
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Rimane controverso se i cani furono addomesticati durante il Pleistocene, quando gli umani erano cacciatori raccoglitori, o più tardi, durante il Neolitico, quando questi cominciarono a formare insediamenti stabili e a praticare l'agricoltura.
Alcuni recenti ritrovamenti riguardavano teschi fossili classificati come cani, ma alcuni studi genetici si interrogavano sulla validità di queste classificazioni. Un nuovo studio confronta in 3D le morfologie dei crani ritrovati con quelle dei lupi e dei moderni cani, per arrivare alla conclusione definitiva che si tratta di lupi.
Lo studio "3D morphometric analysis of fossil canid skulls contradicts the suggested domestication of dogs during the late Paleolithic", di Abby Grace DrakeMichael Coquerelle & Guillaume Colombeau, è stato pubblicato su Scientific Reports.
 
Link: Scientific Reports; Skidmore CollegeArchaeology News Network
Figure 4: PCA plot of 36 form space coordinates. (a) 3D plot of PC1, PC2 and PC3, (b) 3D morphs of extremes along PC 1, PC 2 and PC 3. 95% Confidence interval ellipsoids of modern dogs, Alaskan wolves, and European wolves are outlined. Unclassified specimens are labelled separately in this and other figures. A 3D version of this figure is available as Supplementary Figure S1. Da Scientific Reports, © 2015, Rights Managed by Nature Publishing Group, CC - BY http://creativecommons.org/


Taiwan: fossile umano potrebbe appartenere a una nuova specie primitiva

27 Gennaio 2015
Un antico fossile della specie Homo è stato ritrovato sul fondale marino di Taiwan, e secondo uno studio potrebbe trattarsi di una nuova specie. Il reperto, una mandibola appartenuta a un individuo denominato Penghu 1, rivela una sopravvivenza sorprendentemente tarda (meno di 450 ma più probabilmente 190-10 migliaia di anni fa).
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Perù: importanti novità da Pucuncho e Inca Wasi

23-25 Ottobre 2014
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Due scoperte distinte sono state fatte sulle Ande: la prima riguarda il bacino del Pucuncho, a 4,500 metri sul livello del mare, dove una squadra dell'Università del Maine ha ritrovato prove della presenza umana nel Pleistocene, oltre 12 mila anni fa. Si tratterebbe della presenza umana più antica a quelle altezze: si ipotizza quindi che la presenza umana possa essere più antica o frutto di un adattamento più rapido. I siti interessati sono quello del Cuncaicha e del Pucuncho.
La seconda scoperta viene dal sito  Inca Wasi nella regione di Huancavelica, dove ci si è resi conto di una pietra dai 13 angoli, che batte il precedente della famosa Pietra dei 12 angoli. 
Link: Latino Daily News; Perú - Ministerio de Cultura; NPR; Peruvian Times
Inca Wasi, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, di e caricata da 199515sesar.


Pre-Neanderthaliani in Normandia

9-14 Ottobre 2014
journal.pone.0104111.g002
Un team di archeologi dell'INRAP ha ritrovato i resti di uno scheletro di un Pre-Neanderthaliano, a Tourville-la-Rivière, in Normandia. Fossili umani del Pleistocene medio sono molto rari nell'Europa Nord-Occidentale: in questo caso c'è la scoperta di tre lunghe ossa dello stesso arto sinistro superiore, nel sito a cielo aperto di Tourville-la-Rivière nella valle della Senna, nel nord della Francia.
La datazione delle ossa è di 183,000 a 236,000 anni fa (effettuata su un dente animale), e sono attribuibili alla discendenza dei Neanderthal, sulla base delle analisi metrica e antropologica. L'individuo avrebbe sofferto di entesopatia, dovuta a movimenti ripetitivi (forse lanciare).
Voir toutes les ressources audiovisuelles de l'Inrap
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Gli interrogativi delle pitture rupestri da Maros, datate a 40 mila anni fa

8 Ottobre 2014
Le pitture rupestri provenienti da Maros, nell'isola indonesiana di Sulawesi, sarebbero molto più antiche di quanto ritenuto finora (10000 anni fa) e risalirebbero almeno a 39900 anni fa, secondo uno studio pubblicato su Nature.

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