Conferita la laurea honoris causa in archeologia ad Alberto Angela

Preparazione, carisma e fascino. Alberto Angela continua a ricevere riconoscimenti non solo per le sue trasmissioni di successo ma anche da prestigiose istituzioni universitarie che lo premiano per il rigore scientifico con cui conduce i suoi programmi culturali. E la prestigiosa laurea magistrale honoris causa in Archeologia non poteva non arrivare da Napoli, una delle città del cuore e dall’Università Suor Orsola Benincasa perché “la missione di Angela è sempre stata quella di rendere presente e ‘nostro’ il passato, perché l’archeologia non è un magazzino di materiali, ma è un metodo a tutto campo, un radar permanente, che intercetta storie e senso”.

Alberto Angela con la Commissione di Laurea

“Un appassionato studioso e raffinato narratore del nostro passato, rievocatore di voci e anime appartenuti ai grandi tesori della nostra antichità” come lo definisce il Rettore del Suor Orsola, Lucio d’Alessandro, nell’introduzione della solenne cerimonia ospitata dalla Sala degli Angeli, uno dei gioielli del patrimonio storico e artistico della cittadella monastica di Suor Orsola e dei suoi oltre cinque secoli di storia e di storie. Queste le motivazioni che hanno indotto l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, primo Ateneo italiano ad avviare un percorso formativo sulla conservazione e la valorizzazione dei beni culturali a rilasciare il prestigioso titolo al Dott.Angela.

“Il nostro Ateneo, impegnato, tra i suoi molti settori di elezione, proprio nei beni culturali e nella comunicazione - evidenzia d’Alessandro - ha voluto riconoscere al conduttore di trasmissioni televisive, costruite su una rigorosa ricognizione e indagine documentale, così come allo scrittore di rilevanti monografie dedicate alle civiltà antiche, il merito di aver apportato un importante contributo scientifico e pedagogico attraverso un sapiente lavoro di interconnessione tra la conoscenza e i nuovi metodi della sua trasmissione”.

Alberto Angela con Antonio De Simone

E dal canto suo non si può non riconoscere il forte legame che proprio il presentatore ha con la città di Napoli che più volte è stata protagonista sulle reti nazionali con il suo ricco museo archeologico o con i siti vesuviani appassionatamente raccontati in notturna. E a ricordare il lavoro di Alberto Angela è proprio un caro amico e maestro, l’archeologo Antonio De Simone che lavora con lui da ben 25 anni nella realizzazione di testi dall’alto contenuto scientifico. “La lezione del rigore scientifico con cui Alberto Angela lavora ai suoi prodotti televisivi divulgativi cogliendo esattamente l’essenza gnoseologica della valorizzazione dei beni culturali: conoscere e far conoscere, prendendo per mano qualsiasi tipo di pubblico e portandolo in viaggio negli abissi della storia e quindi della coscienza, perché un cammino nella storia è in sostanza un cammino all’interno dell’uomo e della sua stessa natura”.

La firma di Alberto Angela nel libro delle Lauree honoris causa

In una sala gremita e tra gli applausi fragorosi di docenti e studenti, Angela ha poi tenuto una lectio di ringraziamento dove ha raccontato la sua esperienza sia da studioso che da presentatore, sancendo ancora una volta e in maniera indissolubile il suo forte legame e non solo natio con il nostro Bel Paese, luogo straordinariamente ricco di storia e di cultura e perché no, proprio il più bello del mondo non per retorica ma per evidenze storiche e certificazioni UNESCO.  Un paese che dopo la laurea avrebbe potuto lasciare per raccogliere numerose offerte di lavoro che arrivavano dagli Stati Uniti, racconta Angela, ma che ha scelto “di non abbandonare perché ha troppi tesori da raccontare”. Un racconto dell’antico che guarda, però, sempre al futuro, spiega Angela, perché crede davvero che “il futuro trovi le sue radici e i suoi stimoli nel passato, nell’identità culturale dei popoli”. E allora la scelta che lo ha reso famoso, quella della divulgazione al grande pubblico della televisione, “è stata la scelta dell’amplificatore più ampio possibile per raccontare la storia del nostro Paese che solo attraverso la conoscenza può essere più unito e più forte per le importanti sfide da vincere per il futuro”.


"Con il Vesuvio sotto i piedi" di Marisa de’ Spagnolis

Con il Vesuvio sotto i piedi; le avventure di una archeologa vissuta negli scavi di Pompei è un libro di memorie dell’archeologa Marisa de’ Spagnolis, edito in formato digitale nel 2015.

L’autrice racconta i suoi dieci anni di vita tra Pompei e la Valle del Sarno, accompagnando il lettore alla scoperta del territorio e dei ritrovamenti avvenuti tra gli anni ’80 e ’90, quando era funzionaria della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno.

Ogni capitolo è dedicato a un luogo e a una scoperta diversa: il territorio pompeiano con Villa Vesuvio e i monumenti funerari dei Lucrezi Valenti; la Valle del Sarno con il santuario della dea Mefitis e la necropoli protostorica; Scafati con la Villa di Popidius Narcissus Maior e, soprattutto, Nocera, protagonista di una serie di straordinari ritrovamenti come il Tempio della Fortuna, le iscrizioni ebraiche, la necropoli monumentale di Pizzone. Non mancano le notizie sulla città di Pompei, all’epoca interessata dagli scavi nella Casa della Gemma e nella Casa dei Casti Amanti.

Marisa de’ Spagnolis ha il pregio di raccontare con chiarezza e sensibilità i risultati delle indagini archeologiche: particolarmente toccante è il resoconto del cantiere di scavo nella Villa di Popidius Narcissus Maior a Scafati, dove i resti dell’uva raccolta nei pressi del torcularium, perfettamente conservati a distanza di secoli, testimoniano con immediatezza una vendemmia interrotta a metà dall’eruzione del Vesuvio.

L’autrice narra con altrettanta sensibilità anche gli aspetti personali del periodo trascorso nel territorio pompeiano: il trasferimento da Roma a Pompei al seguito del marito, il nuovo incarico alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, i tentativi di intimidazione da parte della camorra ma, soprattutto, i ricordi delle tante persone incontrate: operai, funzionari, guardiani e vicini di casa, protagonisti di una Pompei ormai molto diversa.

Marisa de’ Spagnolis
Pompei. Foto ad opera di Jose Pimenta, da Pixabay

Geronimo Stilton e il sito UNESCO "Aree Archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata"

​​Al via le iniziative rivolte ai più piccoli nei siti archeologici vesuviani
Geronimo Stilton

GERONIMO STILTON

presenta

la guida e le mappe per ragazzi

del SITO UNESCO 829

“AREE ARCHEOLOGICHE DI POMPEI,

ERCOLANO E TORRE ANNUNZIATA”

                                                

 Giovedì 13 giugno ore 10,30

Teatro Piccolo degli scavi di Pompei

Ingresso Piazza Esedra

A un anno di distanza dalla sua prima visita  e dopo un intenso lavoro al fianco degli alunni di 12 istituti comprensivi di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, Trecase e Napoli, torna agli scavi di Pompei Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo, per presentare le nuove mappe e la guida del sito Unesco 829 “Aree archeologiche di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, dedicate ai più piccoli e ai ragazzi.

Giovedì 13 giugno presso il Teatro Piccolo degli scavi di Pompei sarà presentato il risultato finale delle attività.

Interverranno:

-        Il Direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei, Alfonsina Russo

-        il prof. Massimo Osanna assieme al Direttore del Grande Progetto Pompei, Generale  Mauro Cipolletta;

-        il Direttore del Parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano;

-        Laura Acampora del Segretariato generale del Ministero per i beni e le attività culturali -  Servizio I, Ufficio Unesco del Mibac;

-        Elena Pagliuca dell'Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli-sito Unesco;

-        Rachele Geraci di Atlantyca​, Responsabile eventi culturali e relazioni con le Istituzioni;

-         e, naturalmente, Geronimo Stilton, protagonista e autore della serie editoriale pubblicata in Italia da Edizioni Piemme e in altre 49 lingue nel mondo e dei cartoni animati in onda su RAI,  qui presente in pelliccia e baffi assieme agli alunni e professori delle classi partecipanti al progetto.

Le mappe saranno in distribuzione presso gli ingressi dei tre siti, assieme alla guida che sarà distribuita in questa prima fase gratuitamente.

L’ingresso all’evento di presentazione è aperto ai visitatori, fino ad esaurimento posti (max. 150).

 

Geronimo Stilton è stato  testimonial d’eccezione del progetto educativo  “Itinerario didattico formativo tra i siti di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, Napoli” rivolto ai giovani cittadini del sito UNESCO, finanziato con i fondi della L. 77/2006 (legge per “misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “Lista del patrimonio mondiale” posti sottola la tutela dell’UNESCO).  Il progetto -  svoltosi in collaborazione con l'Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli-sito Unesco - ha avuto l’obiettivo di aumentare la consapevolezza e la sensibilità dei più giovani nei confronti del patrimonio culturale mondiale, anche attraverso l’osservazione delle tecniche di conservazione e valorizzazione.

L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Atlantyca Entertainment, l’azienda milanese che gestisce i diritti editoriali internazionali, di animazione e di licensing del personaggio Geronimo Stilton.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale
via Viale Villa Regina - 80041 Boscoreale (Napoli)

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Il pioniere dell'archeologia pompeiana: Giuseppe Fiorelli

L’8 giugno, in occasione della data di ricorrenza del compleanno di Giuseppe Fiorelli, l’ingresso al Parco archeologico di Pompei sarà gratuito grazie all’iniziativa promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali: “Io vado al Museo”. Fiorelli fu una delle personalità più importanti nel mondo dell'archeologia pompeiana, soprattutto durate il periodo dell’Unità d’Italia. Già dal 1860 l’archeologo napoletano era stato chiamato a dirigere gli scavi succedendo ad Alexandre Dumas, per pochi mesi alla guida delle antichità napoletane dopo la presa della città da parte di Garibaldi.

Giuseppe Fiorelli
Giuseppe Fiorelli

Fiorelli si dedicò con impegno e dedizione al suo incarico riprendendo le attività di scavo a Pompei con metodi totalmente innovativi sia nella fase manuale vera e propria sia nel restauro, tanto che il periodo della sua direzione rappresenta uno dei momenti sicuramente più felici dell’archeologia italiana. A lui si deve la suddivisione di Pompei in nove regiones ulteriormente ripartite in insulae, e l’introduzione nello scavo del metodo stratigrafico, facendo così partire i lavori di scavo dall’alto degli edifici e non più dal fianco come si era fatto fino ad allora. In questa maniera non andavano a perdersi informazioni importantissime come la dinamica dei crolli dei tetti degli edifici e delle abitazioni e si andavano ad acquisire dati che poi sarebbero serviti a ripristinare le volumetrie architettoniche nella successiva fase di restauro.

Giorgio Sommer [Public domain]
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Fiorelli fu inoltre inventore della tecnica dei calchi in gesso che permise di recuperare elementi della vita della città e informazioni eccezionali su piante, animali e individui. Con del gesso si andavano a riempire le cavità lasciate nella cenere compattata restituendo quelle che un tempo erano persone colte negli ultimi istanti di vita, ma anche complementi di arredo, strutture, infissi, porte, mobili e vari oggetti di cui altrimenti non ne avremmo più traccia. Questo procedimento fu applicato anche alle cavità lasciate dalle radici decomposte che ha permesso di riconoscere piante e di ripristinare coltivazioni, giardini con alberi da frutto, fiori e orti. Con Fiorelli, inoltre, si afferma un nuovo modo di concepire il restauro che porterà a lasciare le pitture degli affreschi in situ e ad un maggior rispetto dell’aspetto originario degli edifici scavati, evitando drastiche ricostruzioni su di essi. Per quanto positiva l’intenzione e senza una dovuta manutenzione ordinaria, molti reperti purtroppo sono andati incontro al deterioramento.

Plastico di Pompei, Museo archeologico di Napoli. Foto di Alessandra Randazzo
Plastico di Pompei, Museo archeologico di Napoli. Foto di Alessandra Randazzo

Sotto la sua guida e di Tascone, tra il 1870 e il 1885, venne realizzata la grande pianta generale di Pompei che successivamente avrà aggiornamenti e nuovi inserimenti cui si abbinò il dettagliatissimo Plastico di Pompei in scala 1:100 ancora oggi visibile al Museo Archeologico di Napoli. Sistematica fu anche la sua attività di documentazione degli scavi che culminò tra il  1860-64 nella pubblicazione "Pompeianorum Antiquarium Historia" nella quale furono raccolte tutte le testimonianze degli scavi borbonici condotti dal 1748 al 1860. Dal 1861 in poi Fiorelli cominciò a pubblicare con fare divulgativo il “Giornale degli Scavi” con il quale si dava notizia a livello nazionale delle attività in corso. A coronamento di tutta questa grandiosa attività scientifica, fu creata a Pompei la “Scuola di Archeologia”, concepita per ospitare giovani archeologi provenienti da ogni parte d’Europa.  La sua sede era nella Regio VI, Insula Occidentalis 27, in un edificio moderno fatto costruire appositamente e che oggi ospita il Laboratorio delle ricerche applicate del Parco archeologico di Pompei.

A Fiorelli si devono inoltre interventi di scavo nella Regio VII, a completamento dei vecchi scavi borbonici, e delle insulae fiancheggianti la via Stabiana, gli edifici adiacenti la porta di Stabia e Porta Marina. Tra i complessi più importanti venuti alla luce si ricordano la Casa di Sirico, la Casa del Citarista, Porta Marina, il vicolo del Lupanare, la casa di M. Lucretius e il Tempio di Apollo.


Osanna

Torna Massimo Osanna alla guida del Parco Archeologico di Pompei

Osanna si, Osanna no, Osanna forse. Finalmente si sciolgono le riserve sul nuovo direttore del Parco Archeologico di Pompei e il ministro Alberto Bonisoli riconferma il professore lucano nonostante le perplessità degli ultimi giorni. Ieri infatti aveva dichiarato a margine della riunione della commissione di studio sul design a proposito della nomina del direttore di Pompei che stava facendo una selezione di persone - “una selezione che faccio guardando i curriculum, li incontro, e quando voglio capire di più li incontro un’altra volta”. A sorpresa oggi l’annuncio ufficiale.

Osanna
Osanna. Courtesy Parco Archeologico di Pompei

Massimo Osanna ricopriva questo ruolo già dal 4 gennaio 2016, mentre dal 2014 al 2016 ha ricoperto l’incarico di Soprintendente Speciale delle aree di Pompei e dei siti di Ercolano e Stabia. Dal 2015 è professore ordinario di Archeologia classica presso la Federico II di Napoli ed è stato Direttore per un decennio della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Matera.

In questi anni e grazie al Grande Progetto Pompei, molti sono stati i risultati positivi ottenuti dal team guidato da Osanna, risultati che sicuramente hanno proiettato il sito campano sull’Olimpo dei media mondiali.  Per un sito così complesso l’attenzione dovrà essere sempre massima, ma il capitolo crolli è una parentesi chiusa da tempo. Ora bisognerà programmare la manutenzione ordinaria, risolvere il problema custodi, problema che più volte Osanna aveva posto all'attenzione ma che un direttore non può risolvere perché competenza Mibac e perché no, avviare nuovamente quel programma di studio e ricerche nella Regio V che in questi mesi ha fatto sognare curiosi e studiosi grazie alle nuove scoperte.


Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Amministrare Pompei. Tra vita politica ed elezioni

Dai numerosi documenti a nostra disposizione possiamo intuire quanto la politica appassionasse anche gli antichi Romani. Molte informazioni, ancora una volta, ci giungono da un sito campano che costituisce per gli studiosi moderni un pozzo prezioso di informazioni a 360 gradi: Pompei. Ma cosa sappiamo della vita politica pompeiana?

Prima dell’80 a.C. le informazioni sono molto scarse. Sappiamo che all’epoca delle guerre sannitiche la città faceva parte della lega delle città campane con a capo Nuceria (Nocera) e che questa lega prese parte agli scontri contro Annibale come alleata di Roma. Relativamente alla forma di governo si sa solo che le città sannite erano rette da un magistrato supremo chiamato meddix tuticus a cui spettava l’amministrazione della giustizia.

Solo dal II secolo a.C. in poi la documentazione epigrafica ci consente di sapere che la città era retta da magistrati eletti annualmente e da un consiglio formato da ex magistrati. Ma tra il 91 a.C. e l’89 a.C., dopo la cosiddetta guerra sociale combattuta contro Roma insieme ai soci italici per ottenere la cittadinanza, la situazione mutò nuovamente.

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Pompei venne conquistata dalle truppe romane e divenne un municipium. I Pompeiani avevano tutti gli obblighi dei cittadini romani – per esempio fiscali e militari – ma non i diritti. Roma però lasciò una certa autonomia amministrativa locale affidata ad un collegio di quattro magistrati (quattuoviri), accanto ai quali vi era un questore. Nell’80 a.C. le cose però cambiarono. Silla fonda la Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum e gli scenari politici crearono una serie di problemi soprattutto nell’amministrazione che ancora oggi vengono discussi. Il vecchio e il nuovo riuscirono a convivere con qualche modifica e ai quattuoviri municipali si sostituirono due coppie di duoviri. La più importante, quella costituita dai duoviri iure dicundo venne preposta all’amministrazione della giustizia. A questi duoviri spettava inoltre il compito di convocare e presiedere le assemblee che eleggevano i magistrati e il consiglio cittadino (ordo decuriorum) composto dagli ex magistrati. L’altra coppia di duoviri, definiti (duoviri viis aedibus sacris publicis procurandis) si occupava della cura delle vie, degli edifici sacri e pubblici, dei mercati e dell’ordine pubblico. Dopo gli anni 45 – 40 a.C. i duoviri vennero chiamati aediles (edili). Ogni cinque anni, al posto dei duoviri iure dicundo venivano eletti dei duoviri detti quinquennales a cui spettava il compito di censire i cittadini e aggiornare le liste del censo. A questi magistrati, paragonabili per funzioni ai censori romani, spettava inoltre l’aggiornamento dell’albo dei decurioni e bandire i comportamenti considerati poco consoni rispetto alla moralità pubblica.

Iscrizioni in via dell'Abbondanza, Pompei. See page for author [Public domain]
Iscrizioni in via dell'Abbondanza, Pompei. See page for author [Public domain]
Ogni anno, quindi, i cittadini erano impegnati con le votazioni e la campagna elettorale animava la città. Chi votare, il partito da seguire, i candidati dell’opposizione, meriti e demeriti venivano infatti discussi in quasi tutti i luoghi di Pompei, dalle strade alle tabernae. Un’eco della vita politica dell’antica città ci è rimasto anche nei numerosi manifesti elettorali variamente sparsi in diversi luoghi che invitavano i cittadini a votare questo o quel candidato.

 

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Il termine “candidato” deriva proprio da una speciale toga bianca, candida, che nel periodo pre -elettorale indossavano i vari aspiranti al potere. Differentemente dai nostri manifesti elettorali fatti di carta, quelli di Pompei e delle antiche città romane venivano scritti direttamente sui muri. I “programmata”, questo il loro nome, venivano infatti dipinti sui muri di case o di edifici, non essendoci all’epoca spazi appositi destinati alla propaganda elettorale. I muri scelti venivano quindi predisposti ad ospitare le scritte grazie ad un’imbiancatura a calce affidata ad un dealbator, che di notte a lume di lucerna era aiutato da un lanternarius. I manifesti elettorali non erano opera del candidato, ma questo aveva cura di fare una buona campagna elettorale cercando con ogni mezzo di rendersi popolare, di cercare seguaci, anche con delle donazioni e di curare soprattutto le pubbliche relazioni.

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Quando il politico doveva incontrare i suoi elettori, portava sempre con sé uno schiavo, chiamato nomenclator, che aveva lo specifico ruolo di ricordare al padrone i nomi dei personaggi che incontrava o che lo salutavano. Una curiosità è che a firmare i manifesti elettorali non erano i candidati ma… amici, familiari e parenti e anche le corporazioni cittadine! Abbiamo diverse testimonianze sparse per la città. I fullones (lavandai) chiedevano di votare per Olconio Prisco come duoviro e la scritta la si può leggere all’ingresso della fullonica di Stephanus. Gli aurifices, ovvero gli orefici, chiedevano invece di sostenere Caio Cuspio Pansa all’edilità sul muro dell’edificio di Eumachia e i venditori di focacce parteggiano invece per Trebio Valente come edile. Cosa c’era scritto in un manifesto? Di regola, dopo il nome del candidato e l’indicazione della magistratura a cui questo aspirava, si scriveva una formula breve che conteneva una sorta di invito a votarlo, un esempio è l’abbreviazione OVF (Oro Vos Faciatis, “vi prego di farlo, di votarlo”).

Inoltre, come buona regola per un politico, era opportuno che questo fosse lontano da scandali e pettegolezzi e che la sua immagine fosse quanto più “candida” possibile, come la sua veste. Quindi nei manifesti non era raro trovare un elenco di sue virtù come Dignum Rei Publicae, virumbonum, dignissimus, probissimus o optimus. A Pompei possiamo imbatterci in due tipologie di programmata: gli antiquissima e i recentiora. I primi risalenti al periodo precedente la fondazione della colonia (quindi prima dell’80 a.C.), mentre gli altri sono quelli che si datano agli ultimi 17 anni della vita della città. Anche se le donne non avevano diritto di voto, le pompeiane seguivano con molta passione la politica e capeggiavano animatamente per le varie fazioni. Dei 2.500 “manifesti” elettorali trovati, molti sono firmati da donne: in tutto 52 a sostegno di 28 candidati.

Non sempre le preferenze vertevano sulle qualità del candidato, piuttosto lo si seguiva per popolarità. Asellina che vendeva bevande nel suo thermopolium su via dell’Abbondanza, ospitava sul muro del suo esercizio un manifesto elettorale dove invitava a votare per Caio Lolio Fusco, candidato come “duoviro edibus sacris publicis procurandis”; con lei, a parteggiare per questo politico anche le Aselline, cioè le sue lavoranti.

Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Iscrizioni elettorali sono state ritrovate anche nei recenti scavi della Regio V e i candidati sono abbastanza noti in città:

Helvium Sabinum

Aedilem d(ignum) r(ei) p(ublicae)

v(irum) b(onum) o(ro) v(os) f(aciatis)

“Vi prego di eleggere Elvio Sabino edile, degno dello stato, uomo buono”.

Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

L(ucium) Albucium aed(ilem)

Gli Albucii, famiglia in vista della città, dovevano essere i proprietari della Casa delle Nozze d’Argento, abbastanza vicina al luogo di ritrovamento dell’iscrizione. Particolare che salta subito agli occhi, lo strato di pittura bianca su cui sono stati realizzati i “programmata”, steso forse dal dealbator  per coprire altre scritte elettorali e per assicurare una regolare superficie scrittoria.

 

 


Presentazione Il Tesoro più grande all'Antiquarium di Pompei

Giovedì 23 Maggio presso la Terrazza dell’Antiquarium del Parco Archeologico di Pompei si terrà la presentazione del volume “Il tesoro più grande. Come gli italiani pensano, tutelano e valorizzano il patrimonio culturale”, pubblicato dalla Fondazione Enzo Hruby.

La Fondazione Enzo Hruby, impegnata per sostenere la protezione dei beni culturali italiani e per diffondere la cultura della sicurezza, ha voluto approfondire un argomento che non è mai stato sviscerato a fondo prima d’ora, ovvero il rapporto tra gli italiani e lo straordinario patrimonio nazionale. Per farlo ha commissionato all’Istituto Astra Ricerche un’indagine demoscopica svolta attraverso 1.051 interviste condotte su un campione di italiani dai 15 ai 65 anni. Attraverso questa ricerca, partendo da cosa è davvero ‘tesoro’ per i cittadini, si arriva a valutarne il valore (personale, sociale, economico) per poi affrontare il tema della conservazione e della tutela dei beni.

A partire da questa ricerca è scaturita l’iniziativa editoriale oggetto della presentazione che si svolge a Pompei, dove sono analizzati i risultati dell’indagine demoscopica e dove sono presenti i contributi, le proposte e le testimonianze di alcuni dei maggiori esponenti del mondo dei beni culturali.

Il volume, introdotto dalla prefazione di Franco Bernabè, Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, è curato da Salvatore Vitellino e contiene i contributi di Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Evelina Christillin, Presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, Tiziana Maffei, Presidente di ICOM ItaliaCarlo Hruby, Vice Presidente della Fondazione Enzo Hruby, Andrea Erri,  Direttore generale della Fondazione Teatro La Fenice, Pierluigi Vercesi, inviato speciale del "Corriere della sera" e Luca Nannipieri, critico d’arte
 
Alla presentazione del prossimo 23 maggio a Pompei portano un saluto istituzionale Alfonsina Russo, Direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei, e il Gen. B. Mauro Cipolletta, Direttore Generale del Grande Progetto Pompei; introduce i lavori il Gen. B. Fabrizio Parrulli, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale; intervengono Massimo Osanna, Professore di Archeologia Classica dell’Università Federico II di Napoli e Carlo Hruby; modera l’incontro Luca Nannipieri.

In occasione della presentazione a Pompei il volume verrà offerto in omaggio a tutti i partecipanti. Successivamente sarà possibile richiederlo alla Fondazione Hruby, con un’erogazione liberale che verrà destinata al sostegno delle attività della Fondazione per la protezione del patrimonio culturale italiano.

Ingresso libero con conferma obbligatoria scrivendo all’indirizzo mail [email protected] o telefonando al numero 02.38036625.


Oplontis

È “Festa dei Musei” nei siti archeologici vesuviani

Il 18 maggio, nell’ambito dell’iniziativa  promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali le aree archeologiche di Pompei, la Villa San Marco a Stabia, la Villa di Poppea ad Oplontis e l’Antiquarium di Boscoreale saranno aperti in via straordinaria per la “Notte Europea dei Musei”, dalle 20,30 alle 22,30 (chiusura biglietterie alle ore 22) con ingresso a 1 euro (gratuito a Stabia e per i minori di 18 anni, come da normativa vigente).

Stabia di notte

Doppia opportunità per i visitatori di  POMPEI  che potranno accedere sia dall’ingresso di Piazza Anfiteatro sia da Porta Marina con il pagamento di un biglietto unico per i due itinerari. Da Piazza Anfiteatro sarà possibile visitare presso la Palestra Grande l’allestimento dei reperti provenienti dalla località Moregine,  una scelta di reperti organici dell’area vesuviana e la mostra “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei”, dove sono esposti, in un elegante percorso di stili e civiltà,  monili  provenienti  da  Delos  e  dalle  altre  Cicladi,  accanto a gioielli rinvenuti nei siti archeologici vesuviani.

Vanity
Vanity

Entrando da Porta Marina, si potrà  accedere all’Antiquarium, edificio dell’’800 che ospita mostre temporanee quali “Alla ricerca di Stabiae” “Tesori sotto i lapilli”, oltre alla mostra permanente al piano terra “Sacra Pompeiana”, dedicata ai santuari urbani ed extraurbani. La visita si concluderà in alcuni ambienti della Villa Imperiale dove sono allestiti ricostruzioni di arredi e oggetti d’uso.

A STABIA, sarà visitabile la villa  San Marco (I sec. a.C. – I sec. d.C.), tra le più grandi ville romane residenziali della zona, con una superficie di 11.000 mq, illuminata per l’occasione.

Oplontis
Oplontis

Ad OPLONTIS è prevista l’apertura della  Villa di Poppea, tra i più splendidi esempi di villa dell’aristocrazia romana, attribuita a Poppea Sabina, moglie dell’imperatore Nerone.

Mentre all’Antiquarium di BOSCOREALE oltre alla visita del museoè proposta  la novità della mostra “Il villaggio protostorico di Longola” dedicata all’antico insediamento perifluviale attivo dalla media Età del Bronzo fino al VI sec. a.C.,  unico per l’ Italia meridionale e rinvenuto casualmente nel 2000 durante i lavori per l’impianto di depurazione di Poggiomarino-Striano. La mostra espone reperti connessi alle principali attività produttive, e non solo, dell’abitato di Longola, tra cui per la prima volta sono esposte al pubblico due piroghe monossili rinvenute nell’area della darsena del villaggio, e alcuni esemplari di mangiatoie per animali e ruote di carro, viva testimonianza della vita quotidiana degli abitanti.


Thermopolio di Vetutio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Mercuralia. Le feste in onore di Mercurio

Il 15 maggio nell’antica Roma si festeggiavano i Mercuralia, celebrazioni in onore del dio Mercurio. Presso i Romani era identificato come dio del guadagno e del commercio, tanto che il suo nome può essere messo in relazione con le voci latine merx mercari. Fu associato al dio greco Ermes, figlio di Zeus e Maia e nipote di Atlante che con la sua accortezza e abilità sapeva condurre ogni cosa a buon fine.

Thermopolio di Vetutio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Thermopolium di Vetuzio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Fra le varie attribuzioni, a Mercurio era sacro il commercio ed era ispiratore di quel guizzo che faceva diventare le attività prospere anche tramite mezzi non sempre leciti. Nella religione romana fu facile quindi identificare il dio latino del commercio con l’Ermes greco, ovviamente con tutte le attribuzioni annesse. La festa in suo onore, i Mercuralia, venivano celebrate sin dai tempi antichi dai mercanti romani alle idi di maggio, giorno 15, e prevedevano abbondanti offerte d’incenso. I mercanti si radunavano presso una fontana a lui dedicata, non troppo lontana da Porta Capena. In molti casi, non essendo perfettamente puri a causa delle attività poco lecite e degli imbrogli, dopo essersi purificati e avendo indosso solo una tunica, si recavano alla fonte. Lì prendevano l’acqua con delle anfore purificate che portavano poi a casa per aspergere il capo e la mercanzia, sperando in un aumento del guadagno; questi gesti erano poi accompagnati da preghiere e invocazioni varie. Alle idi di maggio del 495 a. C., fu dedicato al dio Mercurio un tempio presso il Circo Massimo e fu istituito il collegio dei mercanti romani (mercuriales).

Thermopolio di Vetutio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Thermopolium di Vetuzio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

A Pompei, nel thermopolium di Vetuzio Placido (I,8,8) è ben documentata la presenza di Mercurio. L’attività è una delle meglio conservate e una delle più rappresentative dell’intera città antica che, come tutte le attività commerciali di questo tipo, era molto comune lungo le principali arterie stradali. L’alto profitto di questo thermopolium è testimoniato dal ritrovamento di quasi tre chili di monete (1237 quadranti e 374 assi) in uno dei doli inseriti nel bancone. Sulla parete sud dell’edificio si trova l’edicola di un larario, con colonne e timpano in stucco e Mercurio raffigurato al centro assieme a Dioniso e a serpenti agatodemoni nella parte inferiore e ritratto con borsa e bastone alato (caduceo), suoi tipici attributi.


Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Da Pompei alle Cicladi. In mostra storie di gioielli e vanità

Una nuova mostra è stata inaugurata presso il Parco archeologico di Pompei dal titolo: “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei” che ha come tema conduttore il piacere effimero e il lusso esibito attraverso gli oggetti preziosi e raffinati del piacere femminile. A confronto, in un percorso articolato nel portico ovest della Palestra Grande degli scavi, monili provenienti dall'area cicladica e oggetti preziosi dai vari siti della Campania, con al centro Pompei. Gemme, collane, bracciali, orecchini, fibule, anelli e armille in oro, argento, bronzo, pasta vitrea, ambra, corallo, delineano un rapporto  di evoluzione e continuità tra le fabbriche greche e quelle italiche attraverso quella culla comune di idee, scambi e genti che è il Mediterraneo.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Gli oggetti preziosi in sé non sono solo simbolo di una bellezza effimera, ma attraverso i luoghi di produzione e le modalità di rinvenimento raccontano storie, commerci e viaggi che gli stessi materiali  fanno al di fuori delle rotte canoniche. E in più storie ancora più tragiche che vengono raccontate attraverso i monili provenienti dai luoghi devastati dalla terribile eruzione del Vesuvio ritrovati non all’interno di necropoli ma ancora addosso agli ultimi proprietari, sicuri di portare con se tesori di inestimabile valore ma di fronte alla morte improvvisa ultimi testimoni di vanità.

Mostra Vanity. Foto Paolo Mighetto
Mostra Vanity. Foto Paolo Mighetto

Come non ricordare tra le raffinate testimonianze presenti in mostra la preziosa armilla proveniente da Moregine con all’interno un’incisione assai particolare: “DOMINUS ANCILLAE SUAE”, “il padrone alla sua schiava”, un bracciale d’oro dalla testa di serpente, dono speciale di un padrone alla sua schiava, o il Bracciale d’oro che da il nome anche alla casa in cui fu rinvenuto, dall’incredibile peso di 610 grammi e trovato ancora indosso alla vittima. Il monile è caratterizzato, nella parte terminale, da due teste di serpenti con occhi impreziositi da pietre che reggono tra le fauci un disco con la raffigurazione della dea Selene, la luna, rappresentata come fanciulla con capo coronato da una mezzaluna circondata da sette stelle mentre solleva le braccia per trattenere un velo rigonfio. Da Pompei oltre ai gioielli, provengono numerosi oggetti da toletta afferenti alla sfera femminile e strumenti fondamentali per la bellezza e la cura del corpo. Di particolare pregio anche amuleti intagliati o incisi in forma di divinità, talora di provenienza orientale, come Diana e Iside e gli orecchini, probabilmente il più tipico ornamento femminile indossato dalle bambine sin dall’infanzia, indipendentemente dal ceto sociale d’ appartenenza.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Da Ercolano provengono numerosi gioielli in mostra che danno l’idea della ricchezza che anche questa città doveva avere prima della distruzione del Vesuvio. Come a Pompei, anche qui i gioielli sono stati spesso ritrovati accanto ai corpi delle vittime, sia indossati casualmente sia come prezioso bottino da portare durante la fuga.

La mostra, progettata da Kois Associated Architects, segue un percorso espositivo cronologico che parte dalla tarda età del Bronzo in area Cicladica fino all’eruzione del 79 d.C., e geografico (le Cicladi, la Campania e Pompei). L’allestimento che risulta d’impatto e particolarmente elegante, vive del contrasto tra il materiale di colore scuro con cui sono state realizzate le teche e che rimandano alla tragicità dell’eruzione e del contrasto con il luccichio brillante degli oggetti in mostra. Ad animare inoltre il percorso, volti e figure da affreschi pompeiani, reinterpretati e presentati in chiave contemporanea, pop.

"Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei" è un’iniziativa che nasce dalla collaborazione tra il Parco archeologico di Pompei e l’Eforia delle Cicladi, finalizzata alla più ampia realizzazione di programmi comuni di studio, ricerca, promozione e ampliamento della conoscenza delle rispettive realtà archeologiche, in passato strettamente collegate.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

“A conferma degli stretti legami tra le diverse aree del Mediterraneo – dichiara Massimo Osanna, curatore della mostra – i gioielli provenienti da Delos e dalle altre Cicladi saranno esposti accanto a gioielli coevi provenienti principalmente da Pompei, e, in alcuni casi, da altri siti rilevanti dell’area campana, con due approfondimenti, agli opposti estremi cronologici, sulle Cicladi e sulla loro straordinaria civiltà preistorica, e, per l’età romana, su Pompei e sugli altri siti vesuviani, nei quali la distruzione del 79 d.C. ha determinato la conservazione di uno straordinario assortimento di gioielli, eccezionale dal punto di vista quantitativo e ritenuto pressoché unico nel mondo antico. La mostra si estenderà in una delle aree più suggestive di Pompei, già da tempo destinata a diventare contenitore espositivo, una teca nella teca, all’interno di uno dei monumenti simbolo della città romana: il portico occidentale della Palestra Grande, appositamente chiuso per l’occasione, con un apprestamento che potrà essere adoperato anche per successive esposizioni.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

“I gioielli provenienti da Delos e in generale dalle Cicladi – aggiunge Demetrios Athanasoulis, Eforo delle Cicladi e co-curatore della mostra – offrono una panoramica più variegata dal punto di vista della cronologia e dei contesti di provenienza (necropoli, abitati, santuari). Tra i gioielli greci, eccezionali sono quelli provenienti da Delos, in particolare dall’abitato, risalenti a un periodo in cui strettissimi erano i rapporti commerciali e culturali tra l’area campana e l’isola cicladica, porto franco frequentato da mercanti di tutto il Mediterraneo, con una massiccia presenza di negotiatores italici”.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Pompei e Delos – dichiara il Direttore ad interim Alfonsina Russo - oltre all’eccezionale stato di conservazione che li contraddistingue e alla grande importanza dell’architettura pubblica e residenziale, hanno vissuto, analogamente, “un’epoca d’oro” intorno al II secolo a.C. Il benessere e la prosperità, testimoniati dai numerosi oggetti preziosi esposti, sono appunto l’espressione di un’economia in espansione che accomunava entrambe le realtà, tra loro connesse. Se da un lato Delos ha avuto stretti rapporti con l’Italia e in particolare con la Campania, dall’altro il territorio pompeiano ha costituito un contesto in cui il mondo greco e quello romano si sono intrecciati in un dialogo unico.”

La mostra è visitabile dal 10 maggio al 5 agosto 2019 presso la Palestra Grande degli scavi di Pompei, portico ovest.