Sorprese in Regio V. A Pompei continuano ad emergere preziosi tasselli per la storia della città

Mettiamo da parte per un attimo la famosa iscrizione a carboncino datata 17 ottobre anno (?) che sta dividendo web e pompeianisti e parliamo di due splendide domus che man mano stanno mostrando il loro antico splendore: la casa di Giove e la casa con Giardino, entrambe situate nella Regio V in corso di scavo a Pompei.

Dai lapilli emergono pitture vivaci, megalografie, suppellettili, mosaici e ancora una volta preziose informazioni che aggiungono tasselli alla storia della città e all’eruzione del 79 d.C.

La Casa di Giove. Immagine Pompeii sites

La casa di Giove, così chiamata dopo il ritrovamento di un affresco raffigurante il padre degli dei nel larario del giardino, fu parzialmente scavata nell’Ottocento e al momento dell’eruzione era in corso di ristrutturazione.

Diversi sono i cunicoli rinvenuti e praticati in passato dagli scavatori borbonici per recuperare vasellame e oggetti preziosi che purtroppo hanno compromesso anche irrimediabilmente la struttura della casa. Gli archeologi moderni, però, seguendo una precisa metodologia stratigrafica sono riusciti a recuperare preziose informazioni sui metodi di scavo antichi e darne nuove sugli strati ancora integri, arrivando fino ai livelli pavimentali che hanno riservato grandiose scoperte e in alcuni casi anche ricca suppellettile fittile e metallica.

Lo scavo ha restituito la struttura di una dimora con atrio centrale, circondato da ambienti decorati con ingresso lungo il Vicolo dei Balconi e sul fondo uno spazio aperto su cui si affacciano tre ambienti. La particolarità di alcuni ambienti e dell’atrio sta, con stupore, nella ricca decorazione in I stile pompeiano (II secolo a.C.) con riquadri in stucco imitanti lastre marmoree policrome e cornici con modanature dentellate. È probabile che il proprietario non abbia cambiato appositamente la tipologia decorativa mantenendo volutamente il primo stile che via via era stato sostituito in altre dimore da pitture più moderne.

La pavimentazione spesso in semplice signino, in due ambienti è impreziosita da eccezionali riquadri a mosaico rettangolari di grande qualità artistica e con raffigurazione che non hanno, fino ad ora, precisi confronti e che, ad un primo esame, sembrano riferirsi a miti poco rappresentati, forse di carattere astrologico.

Anche tracce di un incendio sono state pervenute in un ambiente confinante con la vicina casa delle Nozze d’Argento, già largamente indagato in epoche passate. Il fuoco aveva annerito la parete affrescata e aveva distrutto elementi di arredo, tra cui probabilmente un letto e la relativa stoffa. Ancora una volta un prezioso reperto vista la rarità di ritrovamenti di tessuti a Pompei.

La Casa con Giardino. Immagine Pompeii sites

Ma è la Casa con Giardino ad aver incuriosito più di tutti proprio per l’iscrizione rinvenuta sulla parete di un ambiente. Ma cosa c’è scritto esattamente? Sappiamo che si tratta di un’iscrizione a carboncino il cui testo è stato tradotto ed interpretato, vista la difficoltà paleografica, dall’epigrafista e pompeianista Antonio Varone.

XVI (ante) K (alendas) Nov (embres) in[d]ulsit pro masuri esurit[ioni]

“Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”

Secondo quanto riportato, questa data sarebbe la “prova” che l’eruzione avvenne in autunno perché, trattandosi di carboncino, fragile ed evanescente, questo non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, ed è quindi probabile che la scritta sia stata realizzata una settimana prima della presunta data dell’eruzione che si sposta così ad ottobre. Prima di poterci esporre sulla scoperta che rimane comunque grandiosa, aspettiamo ulteriori analisi scientifiche ma ci sentiamo di dire che al massimo questo elemento verrebbe a costituire un ulteriore indizio di un filone di studi che dura da anni e che ha visto in tempi recenti la direttrice degli scavi di Pompei, Grete Stefani, apportare nuove e interessanti tesi a favore della datazione autunnale, tesi che nasce da un’attenta analisi dei testi antichi e quindi da una ricerca filologica degli autori che parlano dell’eruzione del 79 d.C. e di una approfondita analisi archeologica sui siti vesuviani colpiti dall’evento, in cui i reperti botanici e la frutta di carattere autunnale (melegrane, fichi secchi, vendemmia, noci, pigne) hanno particolare rilievo.

La Casa con Giardino prende il nome dal ritrovamento di un ampio spazio aperto con portico, all’interno del quale sono state rinvenute tracce vegetali che, dopo accurate analisi paleobotaniche, stanno fornendo un quadro completo delle specie presenti nel giardino al momento dell’eruzione. Anche questo edificio fu interessato da scavi antichi, i cunicoli lo confermerebbero, tuttavia la maggior parte degli ambienti e degli apparati decorativi si sono mantenuti in buone condizioni e presentano tracce di lavori in corso al momento dell’eruzione.

L’ingresso principale dell’abitazione si affacciava su vicolo dei Balconi. Lo stretto ingresso immetteva su un atrio, a sua volta comunicante con un portico aperto sul giardino e sostenuto da colonne in muratura poggianti su una zoccolatura riccamente decorata da affreschi su fondo nero raffiguranti piante fiorite.

In una stanza con apertura sul portico e che a differenza di altre ha resistito alla prima fase dell’eruzione (quella con la caduta dei lapilli), per poi essere distrutta e riempita dal materiale piroclastico, sono stati rinvenuti i resti scheletrici di cinque fuggiaschi che evidentemente avevano cercato riparo nella stanza più interna della casa. Le indagini, ancora in corso, hanno rivelato la presenza di fori sulle pareti, cunicoli forse antecedenti alle ricerche ufficiali del 1748 che hanno causato uno sconvolgimento degli scheletri intercettati.

Portico e pareti di affaccio sull’atrio presentano una ricca decorazione. In particolare, una stanza ha restituito al centro della parete un quadretto con scena idilliaco sacrale in un ambiente boschivo. L’ambiente adiacente, invece, era decorato con megalografie. In una si riconosce Venere con una figura maschile (Paride o Adone) e con Eros, mentre in un altro riquadro la dea della bellezza e dell’amore è raffigurata mentre pesca insieme ad Eros. Sempre in questo ambiente vi è anche un raffinato ritratto femminile, forse la domina della casa.

Come già fatto presente, l’abitazione si trovava in fase di ristrutturazione al momento dell’eruzione e questo si può spiegare con il fatto che, accanto a stanze con pareti e soffitti affrescati, vi erano alcuni ambienti con pareti semplicemente intonacate e addirittura prive di pavimento, come l’atrio e il corridoio d’ingresso.

Non solo l’iscrizione a carboncino, ma diversi sono i graffiti trovati sulle pareti dell’atrio e del corridoio d’ingresso, alcuni di carattere osceno, altri con disegni stilizzati, tra cui alcuni volti. In buone condizioni si sono mantenuti anche disegni tracciati con calce e gesso, tra cui uno raffigurante un volto umano caricaturale di profilo e con carbone altri volti umani.

Scavi ricchi di suppellettili, oggetti di uso quotidiano a testimonianza della vita che scorreva tranquilla prima dell’imminente tragedia. Dalla Casa con il Giardino provengono due oionochoai in bronzo con anse figurate e piccoli inserti in argento e un braciere in ferro rinvenuto nel portico. Più cospicua la suppellettile rinvenuta all’interno della Casa di Giove, concentrata in due stanze. Nell’ambiente decorato in I stile, il pavimento era completamente coperto di vasi fittili e bronzei di varia tipologia, probabilmente lì riposti a causa dei lavori di ristrutturazione degli ambienti di casa.

Le indagini in corso coprono una superficie di oltre 1000 metri quadrati, nella zona chiamata “cuneo”, posta tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. A tutti gli effetti uno dei più grandi interventi di scavo in aree non ancora indagate, dal dopoguerra. Il cantiere rientra nel progetto di intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo di tutta una parte di area non scavata della città vesuviana che si estende per circa 22 ettari. I lavori porteranno alla messa in sicurezza di oltre 2.5 km di muri antichi, mentre i fronti di scavo delle Regiones I-III-IV-V-IX saranno oggetto di interventi per mitigare il rischio idrogeologico, consentendo così un adeguato drenaggio del suolo, problema che ha sempre afflitto la città durante le piogge e riducendo così la spinta del terreno sui muri antichi.

Gli interventi globali dureranno circa due anni per un costo complessivo di 8,5 milioni di euro e rientrano nei lavori del Grande Progetto Pompei.

Tutte le foto dalla Soprintendenza Parco Archeologico di Pompei


Incontri di archeologia: da giovedì 25 ottobre, riparte il ciclo di conferenze al MANN

Un filo rosso che lega i momenti di approfondimento scientifico alle grandi mostre in programma al MANN; un’incursione costante nel contemporaneo per raccontare quanto sia perennemente viva la civiltà antica.

Si colora di presente e dinamismo la rassegna “Incontri d’archeologia” che, per la programmazione 2018/2019, giunge alla ventiquattresima edizione: come da tradizione, ogni giovedì, alle 16, gli studiosi di arte classica (e non solo) potranno trovare nell’Archeologico un felice spazio di confronto, partecipando all’ “operatività culturale” del Museo negli ambiti di tutela e valorizzazione del patrimonio.

Oltre venti appuntamenti, dunque, programmati a cura del Servizio Educativo del Museo (responsabile: Lucia Emilio), saranno calendarizzati dal 25 ottobre 2018 al 29 maggio  2019 in Sala Conferenzesi partirà giovedì prossimo, dopo il saluto introduttivo del Direttore Paolo Giulierini, con l’intervento di Adele Campanelli dedicato al “Silenzio dei resti archeologici”.

Proseguirà l’8 novembre Alessandra Pagliano con un focus di approfondimento su “Le ore del sole”, esposizione prevista al Museo sino al 31 gennaio, mentre Dario Del Bufalo, la settimana successiva (15 novembre), analizzerà una delle meraviglie delle nostre collezioni, la Tazza Farnese, con particolare riferimento alle antiche tecniche di incisione delle agate; ancora, in significativo rapporto con le recenti scoperte scientifiche di matrice pompeiana, Gianni Ricciardi, giovedì 29 novembre, esporrà nuove considerazioni vulcanologiche e interpretative inerenti all’eruzione del 79 d.C.

Tre gli incontri di dicembre: giovedì 6 alle 16, Mario Grimaldi tratterà de “Il mondo degli eroi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, legandosi all’esperienza della mostra “MANNHERO”, che, nella sezione archeologica, ha permesso di esporre, per la prima volta, decine di reperti appartenenti ai depositi museali; a seguire, nello stesso pomeriggio alle 17.30, atmosfere natalizie nella conferenza “Presepe continuum”, per ritrovare somiglianze tra le figure delle nostre opere ed i personaggi del presepe classico napoletano. Fra teatro ed arte, ancora, si dipanerà l’analisi di Giovanni Greco che, il 20 dicembre, tratterà del dramma satiresco di Sofocle.

Si riprenderà il 17 gennaio con lo sguardo attento di Rosaria Ciardiello sulla Villa di Cicerone nelle collezioni del MANN; la settimana successiva, Gaetano Di Pasquale, docente presso il Dipartimento di Agraria dell’Università “Federico II” di Napoli, inaugurerà il percorso “Archeobotanica”, vera e propria “rassegna nella rassegna”, sviluppata in diverse date (24 gennaio, 21 febbraio e 21 marzo) per raccontare quanto il mondo della natura abbia influenzato non soltanto la creazione artistica degli antichi, ma anche la ricerca dei moderni archeologi.

Passioni ed emozioni saranno protagoniste degli incontri di febbraio: giovedì 7, Stella Pisapia si soffermerà sui pavimenti di Pompei che “raccontano storie di uomini”; il pomeriggio di San Valentino, Maria Lucia Giacco, naturalmente, seguirà un “Percorso sull’amore”.

Ancora analisi delle collezioni del MANN, con particolare riferimento ai tessuti, nell’incontro a cura di Luisa Melillo, in programma il 7 marzo; archeologia subacquea e ville tra Campania e Lazio, invece, saranno protagoniste dell’analisi di Michele Stefanile (14 marzo).

Aprile sarà il mese “consacrato” alle grandi mostre in programma al MANN: se Giuseppe Pavanello, giovedì 4, si soffermerà sul rapporto tra Canova ed il mondo classico, Simonetta Graziani anticiperà, l’11 aprile, i temi del progetto espositivo dedicato agli “Assiri all’ombra del Vesuvio”.

Sarà targato Université de Nantes, ancora, l’incontro con Ludi Chazalon del 18 aprile, dedicato a “Visualizzare la violenza dei miti nella ceramica attica”.

Archeologia e territorio negli incontri di maggio: Pierfrancesco Talamo si occuperà de “La piana campana durante la preistoria” (8 maggio), Valentina Cosentino racconterà la necropoli di Capua antica (15 maggio), Giovanna Greco estenderà lo sguardo allo spazio globale, al “tema delle migrazioni e alle storie avventurose dei Greci in Occidente” (29 maggio).

“Un appuntamento tradizionale del MANN diviene un’occasione per parlare in modo innovativo della ricerca archeologica, legata strettamente all’attività museale. Il coinvolgimento di diversi istituti e studiosi nell’allestimento del programma conferma la qualità della strada culturale intrapresa”, commenta il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini.

La partecipazione agli “Incontri di Archeologia” è gratuita, previa prenotazione presso il Servizio Educativo del MANN (dal lunedì al venerdì/ore 9-15/ tel: 0814422328 e 0814422329).


Un maestoso larario riemerge tra i lapilli della Regio V a Pompei

Alle nuove scoperte non ci si abitua mai e da quando il cantiere della Regio V ha preso avvio, Pompei ci regala sempre qualche tassello in più della sua storia. Ad emergere questa volta, dopo secoli, è un ricco larario in un ambiente ancora in corso di scavo in una casa già indagata ad inizio Novecento.

Per confronti, il larario sicuramente risulta essere uno dei più belli fino ad ora visti nella città vesuviana, se non per i temi abbastanza classici, per l'eleganza e la raffinatezza delle pitture. Al centro di una parete con natura lussureggiante si trova l'edicola sacra con la raffigurazione del Lari, dei protettori della domus e, al di sotto, due grandi serpenti agatodemoni, portatori di prosperità e di buon auspicio.

Lo spettatore antico e moderno trova davanti a se un continuo gioco tra illusione e realtà, tra natura dipinta e rigoglio vegetale, che doveva trovare un richiamo nella presenza di un'aiuola sottostante il larario con un pavone dipinto che sembra calpestare il giardino paradisiaco.

Un altro parallelismo tra gioco illusionistico e realtà è creato dalla presenza di un'arula fittizia dipinta con uova e pigna e un'arula vera in pietra ritrovata nel giardinetto e sulla quale vi sono tracce di bruciato di quelle offerte che gli abitanti della casa avevano dedicato agli dei protettori, garanti di prosperità e benessere.

Sulla parete opposta, invece, vi è raffigurata una scena di caccia su fondo rosso con un bestiario molto vario dove spiccano animali di colore chiaro che circondano un cinghiale nero, quasi un'allusione allo scontro tra bene e male.

Sicuramente la destinazione dell'ambiente è di tipo cultuale, anche se ancora da definire sono gli spazi, considerata anche la presenza di elementi insoliti come la vasca bordata dal giardinetto, posta al centro dell'ambiente e lo spazio soppalcato ancora da scavare.

Questi straordinari ritrovamenti che continuano a regalare grandi emozioni, rientrano nel più vasto intervento di manutenzione, quello della messa in sicurezza dei  fronti di scavo – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna - che sta interessando i circa 3 km di fronti  che delimitano l’ area non scavata di Pompei. Un intervento fondamentale in una delle aree più  a rischio del sito, mai prima trattata complessivamente e che oggi grazie all’operazione di riprofilamento dei fronti, che ha lo scopo di ridurre la pressione del terreno sulle aree già scavate, ci sta anche consentendo di portare alla luce ambienti intatti con splendide decorazioni.”

Foto dall'Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale, per gentile concessione di Ciro Fusco


“Nerone e le Imperatrici”, visita spettacolarizzata alla Villa di Poppea

“Nerone e le Imperatrici”, visita spettacolarizzata alla Villa di Poppea

Musica, danza e performance per raccontare gli amori di Nerone

www.campaniabynight.it

Quattro serate evento agli scavi di Oplontis a Torre Annunziata, nella Villa di Poppea, seconda moglie dell'Imperatore Nerone. Il progetto, finanziato dalla Regione Campania e curato dalla SCABEC in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei e il Comune di Torre Annunziata, propone per le prime due settimane di ottobre un appuntamento speciale, con la visita nella villa Imperiale illuminata e "animata" dallo spettacolo prodotto da Casa del Contemporaneo / Le Nuvole dal titolo "Nerone e le Imperatrici", con testo e regia di Rosario Sparno.

Foto di Luigi Maffettone

 Lo spettacolo porterà i visitatori alla scoperta di uno dei siti più affascinanti e preziosi dell'area archeologica vesuviana, con musica, danza e recitazione, alla scoperta di storie e miti di duemila anni fa. Il percorso si apre con una breve introduzione al sito e alla sua storia, per poi svilupparsi all'interno della Villa con gli attori che si muoveranno seguiti dal pubblico nelle antiche stanze e nei giardini, fino alla suggestiva piscina.

La villa di Poppea, inserita tra i beni che l'UNESCO ha definito "Patrimonio dell'Umanità", è una grandiosa costruzione residenziale della metà del I secolo a.C., ampliata in età imperiale e attribuita a Poppaea Sabina, seconda moglie dell'imperatore Nerone.

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Stanotte a Pompei. Con Alberto Angela in viaggio nel 79 d.C.

“Stanotte a…” è un programma TV macina ascolti. Gli Angela, si sa, ormai sono un marchio di garanzia per qualità e professionalità e i complessi meccanismi televisivi hanno sempre premiato con fedeltà i programmi in cui padre e figlio sono stati protagonisti. Ma quando l’accoppiata riguarda Alberto Angela e Pompei, le aspettative sono nettamente superiori. Il divulgatore più amato della TV e il sito archeologico più bello e famoso al mondo sbarcano in prima serata su RAI1 con uno speciale tutto dedicato alla tragedia del 79 d.C. Nasce così Stanotte a Pompei.

Pitture antiche, mosaici, tesori, corpi bloccati nell’ultimo istante di vita. Pompei e gli altri siti vesuviani raccontano storie e la notte amplifica sensazioni ed emozioni. Tutto sembra dormire, il tempo si blocca ed ecco che inizia il viaggio. Siamo nel 79 d.C., la notte prima dell’eruzione. Il programma seguirà la storia della tragedia, gli abitanti, gli attimi concitati e lo smarrimento per un evento ignoto. Le telecamere RAI percorreranno le strade di Pompei, di Ercolano, con le sue meravigliose terme ancora intatte, di Stabia e Oplontis con le faraoniche ville affacciate sul Golfo di Napoli. Ad accompagnare Alberto Angela e i telespettatori saranno via via ospiti illustri e soprattutto il testimone della tragedia, Plinio il Giovane, che ha raccontato della morte dello zio Plinio il Vecchio e di come invece lui si sia salvato. A farne rivivere la testimonianza sarà Giancarlo Giannini, una presenza costante nelle avventure notturne di “Stanotte a…”.

Alberto Angela: “Per oltre vent'anni abbiamo filmato di notte nei luoghi storici più importanti del mondo. È l'unico momento possibile per filmare le sale vuote o i reperti preziosi fuori dalle vetrine perché non ci sono visitatori. Ma di notte questi ambienti cambiano volto. Siete solo voi davanti ai capolavori immersi nel silenzio. L’ambiente si trasforma e sembra quasi mostrarvi e offrirvi i suoi tesori in un'atmosfera di intimità. Ho sempre voluto trasmettere e regalare questa atmosfera che ho respirato ai telespettatori. Così negli anni mi è venuta l'idea di questo programma. Immaginate: uscito l'ultimo visitatore, il direttore vi consegna le chiavi di un sito storico che è "vostro" per tutta la notte fino all'alba. Solo voi e i capolavori della genialità dell'uomo nei secoli. Passo dopo passo il passato vi svela i suoi segreti facendo riemergere cio’ che era dimenticato da millenni...

Le sorprese però non mancano. Alla conferenza stampa di lancio presso il Museo Archeologico di Napoli, Angela spiega una grandiosa scoperta. Una bottiglia di vetro quasi piena di quello che sembra olio d’oliva è stata trovata nei depositi immensi del MANN, durante le riprese televisive RAI effettuate qualche mese fa per il programma. Attualmente, l’eccezionale reperto è oggetto di studi approfonditi, proprio per l’eccezionale caratteristica. Non contiene infatti tracce labili di olio o residui, bensì, rispetto ad altri ritrovamenti in zone vesuviane, la bottiglia contiene un importante quantitativo di liquido biancastro e solidificato, quello che, secondo gli esperti, può essere appunto una sostanza grassa e non vino come si era ipotizzato in un primo momento. Entusiasta anche il direttore del MANN Paolo Giulierini perché proprio grazie a trasmissioni come questa si riesce ad incentivare la ricerca. E presto altri reperti saranno oggetto di approfondite analisi grazie ad una collaborazione con il dipartimento di Agraria dell'Università Federico II di Napoli nell'ambito di una convenzione quinquennale.

Foto Ufficio Stampa RAI

Il Parco Archeologico di Pompei partecipa alle Giornate Europee del Patrimonio

 PARCO ARCHEOLOGICO POMPEI

                   Giornate Europee del Patrimonio – 22 e 23 settembre 2018

                                      

Le Giornate Europee del Patrimonio rappresentano il più importante appuntamento che riunisce tutti i popoli dell’Europa nel segno della cultura. Il tema individuato in sede europea per il 2018 è “Anno europeo del patrimonio culturale: L’Arte di condividere”.

I siti archeologici dell’area vesuviana che fanno capo al Parco Archeologico di Pompei partecipano all’iniziativa con l’apertura di luoghi normalmente non aperti nelle mattine dei giorni indicati o con aperture straordinarie ed esponendo reperti che normalmente non sono visibili. I visitatori, di molteplici nazionalità, che costituiscono la platea di fruitori dei Beni Archeologici della Campania, insieme agli abitanti del territorio, potranno usufruire di questa occasione per vedere luoghi e reperti in numero maggiore rispetto al patrimonio archeologico già fruibile.

Il biglietto avrà il costo ordinario di € 15 per Pompei, € 7 cumulativo per Boscoreale e Oplontis.

Nel dettaglio, agli Scavi di Pompei, oltre alle aree normalmente aperte al pubblico, i giorni 22 e 23 settembre saranno visitabili, dalle ore 9,40 alle ore 13,40 i seguenti edifici, di solito non aperti la mattina: Casa di Trittolemo;    Casa di Octavius Quartio; Casa della Fontana piccola; Casa dell’Orso ferito;      Casa del triclinio all’aperto;    Fullonica di Stephanus; Casa del Menandro.

Saranno inoltre  eccezionalmente aperte solo la mattina del 22 e del 23 settembre 2018 i seguenti edifici: Casa delle Pareti Rosse; Casa di Marco Lucrezio Frontone; Termopolio di Vetuzio Placido.

All’Antiquarium di Boscoreale sarà possibile visitare, dopo l’esposizione museale, il cantiere di Villa Regina a Boscoreale dalle ore 9,30 alle ore 12,30. La visita si svolgerà a piccoli gruppi, accompagnati dagli addetti ai lavori che illustreranno gli interventi di restauro in corso.

A Torre Annunziata, alla Villa di Poppea di Oplontis, oltre alla normale visita, sarà possibile ammirare la statua di marmo raffigurante di Venere che si slaccia il sandalo rinvenuta in un ambiente della ricca dimora.

A Castellammare di Stabia, dalle 9,30 alle 12,30, oltre alla normale visita alle ville di S. Marco e Arianna, sarà possibile vedere a Villa S. Marco alcuni pannelli ad affresco rinvenuti in frammenti durante lo scavo, eccezionalmente esposti per l’occasione.

Nella serata del 22 settembre, al costo di € 1, sarà invece possibile visitare i siti archeologici del Parco Archeologico di Pompei con il seguente programma e con il seguente orario (dalle ore 20,30 alle ore 23,00 con ultimo ingresso alle ore 22,30):

Scavi di Pompei – percorso notturno con ingresso da Porta Marina e visita del Foro con edifici adiacenti e Antiquarium;

Scavi di Oplontis – percorso notturno alla Villa di Poppea;

Antiquarium di Boscoreale – apertura delle sale del museo e delle sale delle mostre temporanee con esposizione “work in progress”;

Infine, con ingresso gratuito:

Castellammare di Stabia, Villa S. Marco - apertura notturna del sito con lettura delle lettere di Plinio il Giovane sull’eruzione del 79 d.C.

Testo e immagine da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei


L'eruzione del 79 d.C. sui social media oggi

Pierre-Henri de Valenciennes, Eruzione del Vesuvio del 24 Agosto dell’anno 79 d.C. sotto il regno di Tito (1813), Olio su tela, Toulose, Museé des Augustins

Il 24 agosto del 79 d.C. è la data in cui, dall’esito di un’analisi filologica di un passo della lettera di Plinio il Giovane a Tacito, si colloca convenzionalmente l’eruzione del Vesuvio che portò alla devastazione di tutta l'area circumvesuviana. 

Per ricordare quel fatidico giorno, i social network del parco archeologico di Pompei hanno fatto rivivere ai propri utenti i terribili istanti dell’eruzione, attraverso una sequenza di immagini fortemente evocative ed il racconto di Plinio il Giovane contenuto nelle sue famose epistole.
Stratigrafia eruzione

I canali social del Parco, in continua crescita di numeri ed interazione, rappresentano la  piattaforma principale per la promozione e la quotidiana comunicazione di notizie e curiosità che riguardano  Pompei e i siti vesuviani di Oplontis, Stabiae e Boscoreale, luoghi che oggi, a centinaia di anni dalla loro scoperta, ancora riservano importantissime novità grazie ai recenti e sensazionali rinvenimenti che continuano ad affiorare dai lapilli di quella tragica eruzione.
Karl Brjullov L’ultimo giorno di Pompei olio su tavola San Pietroburgo Hermitage
Testo e immagini da UFFICIO STAMPA
Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscorealeweb: www.pompeiisites.org
FaceBook: https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/
Twitter: https://twitter.com/pompeii_sites
https://www.instagram.com/pompeii_parco_archeologico/
YouTube: https://www.youtube.com/c/PompeiiSites79dc

 

Thomas Burke, Plinio il Giovane rimproverato, Incisione a colori su rame ispirata ad un dipinto di Angelika Kauffmann del 1785

L'eruzione del 79 d.C. #accaddeoggi

La tradizione filologica che si basa soprattutto sulle lettere di Plinio il Giovane a Tacito, colloca l’eruzione del Vesuvio il 24 agosto del 79 d.C.

La “montagna” si era svegliata, nonostante varie avvisaglie non colte ne annunciassero da tempo una ripresa attività. Una pioggia di materiale piroclastico ricopre il cielo di Pompei e degli altri siti vesuviani, che di lì a poco subiranno la stessa tragica fine. Molti morirono già durante le prime fasi dell’eruzione. Pomici e lapilli in accumulo fecero crollare i tetti delle abitazioni, si svilupparono incendi e solo pochi riuscirono a fuggire, Quanti si erano attardati a prestare soccorso ad amici o parenti, o a raccogliere gli effetti personali, furono travolti da una nube tossica che li asfissiò in una crudele agonia causata dal micidiale mix di cenere vulcanica mista ai gas. Pochi giorni dopo il disastro, i sopravvissuti e forse molti sciacalli, cercarono di recuperare quanto possibile, ma il pericoli crolli spesso rivelò difficile l’impresa. Oggi a destare curiosità e frenesia è l’attendibilità della fonte Plinio, non pervenutaci in originale ma solo in tradizione medievale e quindi spesso “guasta”. Punto di dibattito è il mese che, nei codici medievali che riportano la lettera di Plinio il Giovane, slitta alle calende di novembre, facendo ipotizzare quindi ad un’eruzione autunnale. A districare l’arcano ci può venire in aiuto solo il dato archeologico che tuttavia, non tende ad escludere nessuna delle due ipotesi. Un altro storico antico, Cassio Dione, parlando dell’eruzione dice che «In quel tempo accaddero delle cose orribili nella Campania, che sono veramente meravigliose. Infatti nell’autunno si accese repentinamente un grande incendio…» . Il ritrovamento di bacche di alloro, castagne, noci, fichi secchi e una grande quantità di melagrane farebbero propendere per un’eruzione autunnale, così come la vendemmia già ultimata in una villa rustica di Boscoreale. Nel cortile dell’edificio, i dolia per il mosto, erano giù chiusi e sigillati, segno che la vendemmia era già avvenuta. C’è da dire però che funziona anche la tesi dell’eruzione estiva. I dolia interrati e le anfore chiuse e pronte al commercio avrebbero potuto contenere, invece del vino, altre sostanze, oppure vini non destinati alla tavola o vini a lungo invecchiamento. Così come la frutta secca potrebbe essere stata una giacenza dalla scorsa stagione; le noci potrebbero essere state raccolte verdi e consumate fresche e non secche, e le melagrane raccolte verdi in modo da rallentarne il processo di maturazione per poi usarle per preparati medici oltre che per consumo alimentare. Anche la botanica propenderebbe per una datazione estiva; come prova, sono state trovate oltre duecento specie erbacee, arbustive e arboree di cui si sarebbero conservati sia i pollini, sia parte di fusti e foglie. Non sembra ci siano motivi, poi, per modificare il testo di Plinio, tanto più che questi, descrivendo le attività dello zio il giorno dell’eruzione, ricorda tra l’altro che dopo pranzo aveva fatto un bagno di sole e poi d’acqua fredda, attività che, come riporta un’altra lettera (Epist., III 5, 10-11) sono tipiche della stagione estiva. Inoltre, il viaggio per mare di Plinio il Vecchio, compiuto con le navi partendo da Miseno nel pomeriggio e approdando a Stabiae verso il tramonto, dopo aver tentato di raggiungere Ercolano, ben si addice ad una tipica giornata estiva e non ad una corta di un mese autunnale.

In attesa di dati, chissà poi se scopriremo mai il mese dell'eruzione, questi bellissimi versi di Marziale ci riportano indietro nel tempo... quello che Pompei era, quello che Pompei è stata dopo la tragedia.

“Ecco il Vesuvio, che ieri ancora era verde delle ombre di pampini: qui celebre uva spremuta dal torchio aveva colmato i tini.
Questa giogaia Bacco amò più dei colli di Nisa: su questo monte ieri ancora i Satiri eseguirono il girotondo.
Qui c’era la città di Venere, a lei più gradita di Sparta;
qui c’era la città che ripeteva nel nome la gloria di Ercole.
Tutto giace sommerso dalle fiamme e dall’oscura cenere:
gli dei avrebbero voluto che un tale scempio non fosse stato loro permesso”
Marziale Ep. IV, 44

Testo e foto: Alessandra Randazzo


Pompei: un affresco di Priapo dagli scavi della Regio V

L’affresco di un Priapo, come quello della nota casa dei Vettii, emerge dagli scavi della Regio V

È l’ingresso di una dimora di pregio lungo via del Vesuvio, riccamente decorata

Un dimora di pregio su via del Vesuvio con stanze elegantemente decorate e all’ingresso un  Priapo affrescato, in atto di pesare il membro su una bilancia, sono  emersi nel corso dei lavori di riprofilatura dei versanti della Regio V che affacciano sulla via di Vesuvio, nell’ambito del cantiere dei nuovi scavi.

Le operazioni in corso rientrano nel più ampio intervento di messa in sicurezza dei  fronti di scavo, che delimitano i 22 ettari di  area non scavata di Pompei, previsto dal Grande Progetto Pompei e che interesserà circa 3 km di fronti.

La figura di Priapo, a Pompei ben conosciuto per la raffigurazione che campeggia all’ingresso della casa dei Vettii, oggi appare per la seconda volta in questa domus poco distante. Dio della mitologia greca e romana, era secondo buona parte delle fonti, figlio di Afrodite e di Dionisio. (Leggende minori lo vogliono invece figlio di Afrodite e di Ermes o Ares, o Adone o Zeus). Era, gelosa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, si vendicò con Priapo e gli diede un aspetto grottesco, con enormi organi genitali.

Il fallo, così spesso raffigurato in affreschi e mosaici dell’epoca, era ritenuto origine della vita, e per gli antichi romani un simbolo apotropaico, utilizzato contro il malocchio o per auspicare fertilità, benessere, buon commercio e ricchezza.

Non è un caso, difatti, che poco oltre un altro fallo in tufo grigio dipinto è emerso, lungo la strada, su una parete del vicolo dei balconi.

La domus lungo via del Vesuvio che sta venendo alla luce, sta rivelando oltre all’affresco del Priapo posto all’ingresso (fauces),  anche  diversi ambienti dalla decorazione pregiata, tra i quali  una parete con un volto di donna entro un clipeo e una stanza da letto (cubicolo) decorata con una raffinatissima cornice superiore e con  due quadretti (pinakes) nella parte mediana, l’uno con paesaggio marino, l’altro con una natura morta, affiancati da animaletti miniaturistici.

Sempre lungo la via del Vesuvio, procedendo verso sud è stata, invece, messa in luce la parte superiore di una fontana/ninfeo, con la facciata rivolta verso l’interno dell’insula, dove probabilmente si apriva un giardino. La superficie finora esposta (parte superiore delle colonne, parte superiore della nicchia e frontone) è rivestita di tessere vitree e conchiglie, che formano complessi motivi decorativi. Al di sopra di una delle colonne è raffigurato un volatile.

La tutela a Pompei, condotta correttamente e sistematicamente porta a straordinari rinvenimenti.- dichiara il Direttore Generale, Massimo Osanna – “ Ricerca, conoscenza (e dunque scavo), tutela e conservazione sono aspetti tutti strettamente connessi e non si possono portare avanti se non in maniera sistemica. Via di Vesuvio (da cui provengono i nuovi affreschi ), via delle nozze d'argento e via dei balconi, dove in questo momento si concentrano i lavori di messa in sicurezza, sono stati in passato oggetto di crolli ripetuti e perdita di materia archeologica (come il volto di Priapo). Interventi non sistematici fatti a posteriori, quando ormai il danno era avvenuto, hanno tamponato momentaneamente le criticità senza risolverle. Il progetto attuale è invece un imponente intervento caratterizzato da sistematicità e rigore metodologico che risolverà le criticità nel complesso, riprofilando i fronti di scavo per tutta la loro estensione. Le forze messe in campo annoverano per la prima volta a Pompei una nutrita equipè interdisciplinare di professionisti, che vede all'azione quotidianamente archeologi, architetti, ingegneri, geologi e vulcanologi, restauratori. Il team di archeologi inoltre è composto da specialisti nello scavo stratigrafico, paleobotanici, archeozoologi, antropologi fisici, insomma tutte le professionalità che permettono di portare avanti un cantiere di archeologia globale. Per gli affreschi inoltre sono stati coinvolti i professionisti dell'ISCR”

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei


Nuovi scavi e ricerche a Pompei, in collaborazione con Università italiane e straniere

NUOVI SCAVI E RICERCHE A POMPEI IN COLLABORAZIONE CON UNIVERSITÀ ITALIANE E STRANIERE

A Pompei proseguono le attività di ricerca e di studio condotte in collaborazione con università italiane e straniere in città e nel suburbio.

Oltre al grande cantiere dei nuovi  scavi della Regio V, sono in corso indagini in aree già alla luce, allo scopo di approfondire la conoscenza delle fasi più antiche della città e acquisire ulteriori elementi relativi alla storia degli spazi urbani, al loro impiego nel tempo e alla influenza sulla vita sociale ed economica della città. Una conoscenza che è alla base della tutela e della salvaguardia del sito.

Dal Foro Triangolare al Tempio di Esculapio, dalle fulloniche della Regio VI alla Necropoli di Porta Sarno, dalle botteghe di via dell’abbondanza nell’Insula VII, alla Casa del Leone presso l’Insula Occidentalis sono diverse le campagne di studio condotte dal Parco archeologico in collaborazione con l’Università Federico II o le concessioni come quelle dell’Università degli Studi di Genova,  l’École Française de Rome e l’Università di Rouen, la Universidad Europea de Valencia sotto la supervisione del Parco, nonché l’attività di scavo presso il sito di Civita Giuliana con il supporto della Procura della Repubblica di Torre Annunziata.

Nell’area del Foro Triangolare, si è da poco concluso il progetto di scavi in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, avviato nel 2016, volto a definire le diverse fasi edilizie del circuito murario urbano in questo settore della città e a stabilirne le relazioni con il vicino portico occidentale e con il cosiddetto Tempio Dorico.

Le indagini di scavo del 2017 avevano portato alla luce due tratti murari posti in prossimità della Schola (tomba a esedra): il primo, una porzione di muro in grandi blocchi di tufo, rinvenuto dal Maiuri, l’altro un muro in opera incerta. Le indagini hanno analizzato il rapporto tra i due tratti murari rintracciati, per chiarirne la cronologia e contribuire a definire lo sviluppo delle mura urbane in questo tratto e la loro strutturazione nel corso del tempo. È molto probabile che questo settore del Foro Triangolare fosse interessato tra III e II secolo a.C. dalla presenza di un imponente sistema difensivo costituito da una struttura a doppia cortina e nucleo interno.

Nell’ambito dello stesso progetto è stato condotto e concluso lo scavo al Tempio di Esculapio (Asclepio in greco), posto  nel Quartiere dei Teatri, all’incrocio tra via di Stabia e la cosiddetta via del Tempio di Iside, allo scopo di riesaminare la struttura dell’edificio per ricostruirne le fasi edilizie, dalla sua costruzione all’eruzione del 79 d.C.

Per molto tempo, l’attribuzione di questo luogo di culto è stata controversa. Si riteneva che il tempio fosse dedicato a Giove Meilichio, divinità ctonia e funeraria, il cui culto difficilmente trova spazio all’interno delle città. Studi recenti tendono ad attribuire la titolarità del culto al dio della medicina e della guarigione, Asclepio. Attribuzione già sostenuta da J. J. Winckelmann sulla base del rinvenimento di due statuette (secondo lo studioso, raffiguranti Asclepio stesso e Salus), e rafforzata dal rinvenimento di una cassetta contenente strumenti chirurgici e decorata da un rilievo in bronzo raffigurante il dio.

L’evoluzione delle installazioni produttive e le produzioni tessili e dell’antica Pompei, sono, invece, oggetto del programma di ricerca“Spazi urbani di produzione e storia delle tecniche a Pompei e Delo”  condotto dall’École Française de Rome e dall’Università di Rouen sulle fulloniche e su una bottega della Regio VI, con l’obiettivo di  comprendere il funzionamento dell’economia urbana attraverso le attività produttive di due città antiche.

Presso la  necropoli di Porta Sarno, invece, durante uno scavo di emergenza del 1998-99  furono scoperte alcune tombe sannitiche e due recinti funerari romani. Quest’estate si è avviata la prima campagna del progetto di studio e indagine scientifica , oggetto della convenzione con il  Colegio de Doctores y Licenciados de Valencia, la Universidad Europea de Valencia e l’Institut Valencià de restauració I Conservació sotto la direzione di R. Albiach e L. Alapont,  finalizzata al restauro dei monumenti funerari e alla documentazione fotogrammetrica e planimetrica della necropoli.

Gli scavi archeologici in alcune botteghe di Via dell'Abbondanza (in corrispondenza della Regio VII, Insula 14,) condotti dall’Università degli studi di Genova (coordinamento equipe universitaria prof. Silvia Pallecchi), hanno permesso il recupero di varie tipologie di materiali (ceramica, intonaci, metalli, reperti faunistici, malacofauna, monete, carporesti), utili per la comprensione di questi spazi e della loro articolazione in un periodo compreso tra il II sec. a.C. ed il 79 d.C. Lo studio, attualmente in corso, dei reperti qui ritrovati è preziosa fonte di informazione sugli aspetti della vita quotidiana, degli usi e costumi degli abitanti di Pompei.

Presso l’Insula Occidentalis, un nuovo tratto del peristilio della Casa del Leone (VI 17, 25), è emerso nel corso delle recenti  indagini condotte dal Parco, in collaborazione con l’ Università di Napoli Federico II, (coordinatore dell’equipe universitaria Prof. Luigi Cicala). L’area del peristilio, posta su uno dei terrazzamenti inferiori del complesso abitativo era, difatti, stata  reinterrata dopo gli scavi borbonici. Oggi lo studio di tali ambienti è fondamentale, anche  in funzione del progetto di musealizzazione del soprastante Laboratorio di Ricerche Applicate.

Nel suburbio settentrionale dell’antica Pompei, in località Civita Giuliana, infine, il Parco Archeologico di Pompei ha ripreso gli scavi nell’area di una grande villa rustica oggetto di cunicoli clandestini intercettati dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Gli scavi negli scorsi mesi hanno portato in luce cinque ambienti pertinenti al quartiere servile della villa. È stato possibile realizzare i calchi di due letti e per la prima volta, il calco integro di un cavallo, rinvenuto con gli elementi della bardatura nella stalla di fronte a una mangiatoia. L’intervento, da poco avviato in un’ottica di tutela del territorio, mira a completare lo scavo della stalla dove è stato rinvenuto l’equino, riportando in luce tutto l’ambiente e le murature perimetrali.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei