Archeologia dei siti di centinaia di anni fa, creati da primati

22 Luglio 2016
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Un intero settore della ricerca archeologica potrebbe aprirsi, secondo il dott. Huw Barton della Scuola di Archeologia e Storia Antica dell'Università di Leicester.

Scimmie cappuccino e scimpanzé, infatti, avrebbero creato siti con i propri strumenti utilizzati al fine di schiacciare noci. Questi sarebbero stati scoperti nel Parco Nazionale della Serra da Capivara in Brasile, o in altri siti in Costa d'Avorio, e possono datare fino a quasi 4.300 anni fa.

Sulla base di questi recenti ritrovamenti, sarebbe dunque possibile estendere la nostra nozione di archeologia, includendo i resti materiali dei nostri parenti più prossimi viventi. Le prime prove relative all'utilizzo di strumenti da parte di ominidi datano a 3,3 milioni di anni fa, e i primi siti archeologici in Tanzania datano a più di 2 milioni di anni fa: questi ultimi sono pile di pietre e ossa animali rotte. L'utilizzo percussivo di pietre è stato verificato presso i siti archeologici di scimpanzé e scimmie cappuccino, mentre la creazione di bordi taglienti non è mai stata osservata fuori dalla cattività.

Sia le scimmie cappuccino che gli scimpanzé dimostrano però la capacità di programmare e prevedere, trasportando strumenti e materie prime nei luoghi dove serviranno in futuro: anche a 200 metri di distanza. Il dott. Barton conclude che ancora una volta la scienza ha cercato di separarci eccessivamente dalle famiglie biologiche delle quali facciamo parte.

Link: ThinkAlphaGalileo via University of Leicester

Cebo striato (o cebo barbuto, Sapaju libidinosus), foto di Tfalotico, da WikipediaCC BY-SA 3.0.


L'antico scimpanzé ‘Adamo’ visse oltre un milione di anni fa

25 Febbraio 2016

L'antico scimpanzé ‘Adamo’ visse oltre un milione di anni fa - rivela una nuova ricerca

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Ricercatori dell'Università di Leicester confrontano le geneaologie umane maschili e femminili con quelle dei nostri più vicini parenti animali.

  • I ricercatori hanno determinato le sequenze di DNA dai cromosomi Y dei nostri più vicini parenti animali - scimpanzé, bonobo, gorilla e orangutan
  • L'‘Adamo’ umano data a circa 200.000 anni fa e l'‘Adamo’ gorilla a circa 100.000 anni fa
  • I gorilla mostrano un albero genealogico del cromosoma Y meno profondo di quello degli umani, riflettendo la struttura delle società di gorilla, caratterizzata da maschi alfa
  • Gli scimpanzé mostrano l'esistenza di un'ascendenza molto profonda nei loro cromosomi Y - l'antenato comune (lo scimpanzé ‘Adamo’) visse oltre un milione di anni fa, ed è oltre cinque volte più antico dell' ‘Adamo’ umano

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Secondo i genetisti dell'Università di Leicester, gli scimpanzé hanno un antico antenato comune – o ‘Adamo’ genetico - che visse oltre un milione di anni fa.
In uno studio, finanziato dal Wellcome Trust e pubblicato sul periodico Genome Research, il team di ricerca guidato dal professor Mark Jobling del Dipartimento di Genetica dell'Università di Leicester ha determinato le sequenze di DNA di gran parte del cromosoma Y, passato esclusivamente di padre in figlio, in un insieme composto da scimpanzé, bonobo, gorilla e orangutan.
Lo studio ha pure guardato al DNA mitocondriale (mtDNA), passato dalla madre alla prole, nello stesso insieme di animali.
Questo ha permesso la costruzione di alberi genealogici che possono essere confrontati tra specie e sottospecie – e aiutano i ricercatori a scoprire che l'‘Adamo’ genetico per gli scimpanzé visse ben un milione di anni fa.
La dott.ssa Pille Hallast del Dipartimento di Genetica, autrice principale dell'articolo scientifico, ha spiegato: “L'antenato dell'albero genealogico del cromosoma Y è talvolta chiamato ‘Adamo del cromosoma Y’. Possiamo confrontare le epoche degli ‘Adamo’ delle specie. Per gli umani l'età è di circa 200 mila anni, mentre per i gorilla è di solo 100 mila anni circa. Grazie ai due scimpanzé nel campione, Tommy and Moritz, gli scimpanzé hanno un ‘Adamo’ incredibilmente antico, che visse oltre un milione di anni fa.
“L'albero del cromosoma Y per i gorilla è molto poco profondo, il che calza a pennello con l'idea che siano molti pochi maschi (maschi alfa) a dare origine alla prole all'interno dei gruppi. Al contrario, gli alberi per gli scimpanzé e i bonobo sono molto profondi, il che si adatta all'idea che l'accoppiamento tra maschi e femmine avvenga più indiscriminatamente.”
Il professor Mark Jobling del Dipartimento di Genetica dell'Università di Leicester, a capo del progetto, ha aggiunto: “È interessante confrontare le forme degli alberi genealogici degli umani con quelle dei nostri parenti tra le grandi scimmie. Considerando sia l'albero del cromosoma Y che quello del DNA mitocondriale, gli umani rassomigliano più ai gorilla che agli scimpanzé.
“Questo suggerisce che per tutto il lungo periodo dell'evoluzione umana, la nostra scelta di partner non è stata libera per tutti, e che più probabilmente gli umani, nell'arco della nostra storia evolutiva come specie, hanno praticato un sistema poliginico – nel quale pochi uomini hanno accesso alla maggior parte delle donne, e molti uomini non hanno accesso per niente. Questo è più simile al sistema dei gorilla che a quello di accoppiamento ‘multimaschio-multifemmina’ degli scimpanzé.
[gview file="http://www.classicult.it/wp-content/uploads/2016/02/PressReleaseFig_250216.pdf"]
Traduzione dalla University of Leicester. L’Università di Leicester non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.
Lo studio "Great-ape Y Chromosome and mitochondrial DNA phylogenies reflect subspecies structure and patterns of mating and dispersal", di Pille HallastPierpaolo Maisano DelserChiara BatiniDaniel ZadikMariano RocchiWerner SchemppChris Tyler-Smith e Mark A. Jobling, è stato pubblicato su Genome Research.
Gorilla nel loro habitat, foto di TKnoxB from Chemainus, BC, Canada - Flickr, da WikipediaCC BY 2.0.
Scimpanzé comune dallo Zoo di Lipsia, foto di Thomas Lersch, da WikipediaCC BY 2.5, caricata da Tole de.


Dallo spinarello alla conquista della posizione eretta

7 Gennaio 2016
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Uno studio sullo spinarello, piccolo pesce della famiglia Gasterosteidae, ha condotto all'identificazione di una regione genomica legata a cambiamenti nei pollici umani e ai piedi, e quindi alla posizione eretta.
I cambiamenti della dimensione e nella forma delle ossa definiscono le caratteristiche dei vertebrati. Negli spinarelli, la regione oggetto della ricerca è deputata alle dimensioni dell'armatura ossea. Questo pesce è notevole per essersi evoluto in maniera diversa, adattandosi a diversi ambienti, e a fare la differenza è stata pure la diversa struttura ossea.
La stessa regione nell'uomo svolge una funzione regolatoria che è possibile apprezzare nella differenza nei piedi degli scimpanzé e dell'uomo. Un cambiamento nell'espressione del gene tra umani e primati potrebbe averci dunque dato una spinta in più verso la conquista della posizione eretta.
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Comunicazione e linguaggio: è una questione di turni

15 Dicembre 2015
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Quando dialoghiamo, facciamo evidentemente a turno.  Gli intervalli tra una risposta e l'altra sono però sorprendentemente brevi: appena 200ms, da confrontarsi con i 600ms necessari per preparare la parola. Ciò implica una sostanziale sovrapposizione tra ascolto e comprensione da una parte e preparazione della risposta e produzione del linguaggio dall'altra.
Una caratteristica che, secondo la nuova ricerca che ha affrontato l'argomento, inizierebbe a svilupparsi già da neonati, e sarebbe derivata dai primati, in particolare dalle grandi scimmie (Hominidae). Questi utilizzerebbero un sistema di gesti a turni alternati e avrebbero un canale vocale, sebbene meno complesso del nostro.
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Dormire meno, dormire meglio

14 Dicembre 2015
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Dormire meno, dormire meglio. Queste, secondo un nuovo studio, opera di ricercatori della Duke University, sarebbero le tendenze evolutive che hanno caratterizzato la nostra specie rispetto ad altri mammiferi.
Rispetto alle centinaia di mammiferi (tra i quali si contano 21 primati) presi in considerazione dall'esperimento, il sonno nei moderni umani sarebbe più efficiente. Le sette ore di sonno mediamente richieste si confrontano con le 14-17 del macaco nemestrino e del microcebo murino. L'efficienza si misurerebbe nel raggiungimento di stadi più profondi del sonno che durano più a lungo rispetto alle altre specie.
Lo studio propone una spiegazione: l'efficienza sarebbe determinata dalle pressioni derivanti da predatori e conflitti all'interno del gruppo, oltre che da benefici derivanti dall'interazione sociale. Il sonno più profondo avrebbe poi avuto anche conseguenze positive per le abilità cognitive.
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I bonobo e l'utilizzo di strumenti preagricoli

30 Novembre 2015
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Un nuovo studio ha documentato l'utilizzo di strumenti preagricoli sofisticati da parte dei bonobo (Pan paniscus), caratteristica finora considerata una prerogativa di ominidi e appartenenti al genere Homo.
Un nuovo studio ha esaminato diverse caratteristiche culturali pre-umane e del genere Homo, in relazione a bonobo e scimpanzé. I bonobo sono stati spesso considerati meno sofisticati proprio rispetto agli scimpanzé: questi ultimi sono stati visti utilizzare martelli e incudini per rompere noci, o utilizzare rami al fine di farne lance. Il nuovo studio ha invece documentato attività di utilizzo di strumenti preagricoli, rottura di ossa e utilizzo di lance come arma per i bonobo. Oltre a questo, alcuni esperimenti prevedevano una pianificazione, da parte di questi primati, per raggiungere il cibo.

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Anche le scimmie riconoscono le strutture base del linguaggio

17 Novembre 2015
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Riconoscere le strutture base del linguaggio non è una prerogativa dei soli moderni umani: questa la conclusione alla quale è giunta una nuova ricerca.
Lo studio ha effettuato un esperimento su umani e scimmie: ad entrambi i gruppi erano presentate sequenze di suoni in un ordine "legale" o "illegale" (nel senso che gli individui potevano aspettarsela o meno a quel modo). Durante l'esperimento è stata effettuata una scansione dei cervelli dei partecipanti, che ha dimostrato che si producevano risposte simili delle attività cerebrali in regioni corrispondenti, per i due gruppi.
La funzione della regione frontale del cervello, una delle aree coinvolte nell'elaborazione dell'ordine delle parole in una frase, sarebbe dunque condivisa nei primati, rivelandone le origini evolutive.
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Cambiamenti nella dieta di ominidi e cercopitechi nel Pliocene

14 Settembre 2015
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Milioni di anni fa, i nostri antenati si spostarono dagli alberi e dai cespugli alla terra, per la loro ricerca di cibo. Grazie all'analisi di denti fossili ritrovati in Etiopia, un nuovo studio evidenzia come questo cambiamento avvenne 3,8 milioni di anni fa, e cioè 400 mila anni fa prima di quanto previsto. L'allargamento della dieta è successivo alle modifiche della morfologia dentaria che distinguono gli Australopitechi dagli Ardipitechi.
I fossili del Pliocene, tra 2,6 e 5,3 milioni di anni fa, dimostrano per quell'epoca che i nostri antenati spendevano sempre più tempo su due piedi. È importante correlare le due transizioni, per comprendere come l'evoluzione ci abbia portato ad essere bipedi e terrestri.
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Sulle nostre spalle il peso dell'evoluzione

8 Settembre 2015
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Quale fu e a quando risale l'antenato comune tra primati e primi umani? (NdT: Last common ancestor, LCA) La domanda è di cruciale importanza, e la risposta continua a sfuggirci, anche a causa del diradamento dei fossili.
Un nuovo studio, però, dimostra che indizi importanti per rispondere possono risiedere nella spalla. Gli umani cominciarono a differenziarsi dai primati del genere Pan (scimpanzé e bonobo) tra i 6 e i 7 milioni di anni fa circa, ma altri tratti sono simili all'orangutan o persino alle scimmie. C'è perciò incertezza, ma lo studio in questione dimostra che, almeno per quanto riguarda la spalla, la nostra è più simile a quella di scimpanzé e gorilla. L'evoluzione si sarebbe completata per arrivare alla moderna configurazione e funzionalità, col genere Homo.
Lo studio, che ha utilizzato misurazioni 3D per giungere alla conclusione, suggerisce pure una transizione graduale dei nostri antenati, da una vita arborea e una maggiore tendenza ad arrampicarsi, a una vita più "terrestre" e con maggiore utilizzo di strumenti.
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L'antica ossessione degli uomini per il cibo cotto

5 Giugno 2015

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Le tante trasmissioni televisive che si occupano di cibo e cucina sono oltremodo popolari in moltissimi luoghi al mondo. D'altra parte, siamo l'unica specie a far crescere il nostro cibo e a cucinarlo. Alcuni antropologi (come Richard Wrangham) hanno addirittura ipotizzato che si cominciò a cucinare addirittura 2 milioni di anni fa. Le prime prove vengono però dal Kenya, da Chesowanja (1,7 milioni di anni fa, ma ci sono contestazioni), e più di recente dalla grotta Wonderwork nel Sud Africa (1 milione di anni fa). Tuttavia l'utilizzo regolare e controllato del fuoco potrebbe essere anche di molto successivo.

Uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B ha preso in esame il problema. Cucinare richiede un insieme di sofisticate abilità cognitive, incluse la capacità di ragionamento causale, l'autocontrollo e la programmazione in anticipo.  Si tratta di caratteristiche che possiedono solo gli umani? Lo studio ha perciò dimostrato che gli scimpanzè preferiscono il cibo cotto, che comprendono la trasformazione avvenuta e sono in grado di generalizzare il rapporto causale, che sono disposti a pagare un prezzo in termini di tempo per ottenere cibi cotti, che sono disposti a cedere cibi crudi per trasformarli, e infine che possono trasportare o conservare cibo crudo fino alla prossima opportunità di cucinarlo.

Tutte queste considerazioni spingono perciò gli studiosi ad ammettere la possibilità che molte capacità necessarie al fine di cucinare erano possedute dai nostri antenati ominidi e primati, e che l'attività può aver preceduto la scoperta del fuoco.

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