Tempio della Concordia

Parchi Archeologici siciliani. Arrivano i nuovi direttori

Il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci ha firmato i decreti di nomina dei direttori dei Parchi archeologici regionali che così diventano subito operativi e funzionanti. Un assetto nuovo e completo che rappresenta la ferma volontà di cambiamento nei beni culturali siciliani. Si dà così piena attuazione alla legge 20 del 2000, rimasta inattuata per due decenni.

"Ho voluto dare un segnale di immediata operatività - sottolinea il governatore della Sicilia Musumeci - mettendo in atto una rotazione dei dirigenti nell'ottica che tutta l'amministrazione, a partire dal sottoscritto, non deve considerare la propria posizione come un fatto consolidato e garantito nel tempo. E' giusto e opportuno che movimenti sul territorio portino linfa vitale ai nostri luoghi della cultura, proprio nel segno del movimento delle esperienze e delle conoscenze. Abbiamo il dovere di dare efficienza e accoglienza ai siciliani e ai milioni di visitatori che accedono ai nostri luoghi di cultura".

Tempio della Concordia
Tempio della Concordia

Questo l'elenco dei nuovi direttori dei Parchi archeologici: Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria: Bernardo Agrò; Lilibeo - Marsala: Enrico Caruso; Tindari: Caterina Di Giacomo; Leontinoi: Lorenzo Guzzardi; Isole Eolie: Rosario Vilardo; Camarina e Cava D'Ispica: Giovanni Di Stefano; Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro: Calogero Rizzuto; Solunto, Himera e Jato: Francesca Spatafora; Gela: Salvatore Gueli; Morgantina e Villa del Casale di Enna: Vera Greco; Naxos e Taormina: Gabriella Tigano; Catania e della Valle dell'Aci: Gioconda Lamagna. A Segesta rimane confermata Rossella Giglio. Per la Valle dei Templi di Agrigento è stato designato Roberto Sciarratta. I direttori saranno supportati da soprintendenti e da funzionari regionali che sostituiranno, in qualità di commissari, i comitati tecnico-scientifici fino alla loro formazione.

Gli incarichi assegnati hanno dato vita a una vasta rotazione di dirigenti e ad alcune nomine ex novo. Roberto Sciarratta passa dall'unità operativa della Progettazione del Parco di Agrigento alla direzione dello stesso. Bernardo Agrò passa dall'unità operativa per i Beni storico-artistici della Soprintendenza di Agrigento alla direzione del Parco di Selinunte, fino a oggi retto da Enrico Caruso che andrà a dirigere il Parco di Lilibeo - Marsala. Calogero Rizzuto e Salvatore Gueli lasciano rispettivamente le Soprintendenze di Ragusa e Caltanissetta per il Parco di Siracusa e il Parco di Gela. Gioconda Lamagna passa dal Polo di Catania al Parco di Catania e Valle dell'Aci. Già dirigente dell'unità Beni archeologici della Soprintendenza di Messina, Gabriella Tigano va a dirigere il Parco di Naxos e Taormina, sostituendo Vera Greco che passa al Parco di Morgantina e della Villa del Casale. Lascia il Museo di Messina Caterina di Giacomo che va al Parco di Tindari, mentre Francesca Spatafora dal Polo museale di Palermo passa al Parco archeologico di Himera, Solunto e Jato. Dalla Galleria regionale di Palazzo Bellomo di Siracusa, Lorenzo Guzzardi va al Parco di Leontinoi. Infine Rosario Vilardo e Giovanni Di Stefano passano rispettivamente dal Polo museale delle Eolie e dal Polo museale di Ragusa al Parco archeologico delle Isole Eolie e al Parco archeologico di Camarina e Cava D'Ispica.

"Intendo imprimere - aggiunge il presidente della Regione Musumeci - una svolta con risorse straordinarie, oltre a quelle che affluiranno sui territori dagli introiti dei Parchi, sia nelle aree archeologiche più note che nei siti minori ancora non sufficientemente valorizzati o addirittura sconosciuti. L'impegno del governo sarà quello di assicurare una efficace gestione ordinaria che deve assicurare un elevato standard di servizi: strade di accesso, manutenzioni, segnaletica, servizi igienici e vigilanza. Parimenti, lo sforzo dovrà riguardare anche la fruizione dei siti con il potenziamento e l'estensione in tutti i Parchi dei servizi aggiuntivi con nuovi bookshop, biglietterie online, guide multimediali e sistemi di musealizzazione all'avanguardia. Sarà una progressiva rivoluzione nella conduzione del nostro patrimonio culturale, che nel 2018 ha registrato un trend positivo di visite, dato confermato in questi primi mesi del 2019".

 


COSTRUIRE PER GLI DEI. Il cantiere nel mondo classico Valle dei Templi Agrigenti

Agrigento: mostra "Costruire per gli Dei. Il cantiere nel mondo classico"

COSTRUIRE PER GLI DEI

Il cantiere nel mondo classico

Valle dei Templi | AGRIGENTO

12 giugno | 30 settembre

COSTRUIRE PER GLI DEI. Il cantiere nel mondo classico Valle dei Templi AgrigentiCOME SI COSTRUIVANO I TEMPLI ANTICHI? Come era possibile trasportare massi squadrati da diverse tonnellate e issarli a diverse decine di metri di altezza? Quanti operai servivano per costruire un tempio?

Una mostra dal grande valore didattico e documentario ricostruisce i cantieri allestiti per edificare i grandi templi dorici della Valle dei Templi di Agrigento. Sono riproposte - in un itinerario che si addentra nella Valle - in scala 1:1, le principali macchine edili costruite nel tempo, con ingegnosi meccanismi di semplicità disarmante. Ripercorrendo le descrizioni delle fonti antiche, da quelle di Diodoro Siculo per il complesso dell'Olympeion, rivive così l’arte del costruire dell’antica Akragas, la “più bella città dei mortali” di pindarica memoria, i cui abitanti secondo le parole riferite a Empedocle “costruivano come se dovessero vivere in eterno e banchettavano come se dovessero morire all’indomani”. 

La mostra “COSTRUIRE PER GLI DEI. Il cantiere nel mondo classico”, prodotta e organizzata da MondoMostre in collaborazione con il Polo Culturale di Agrigento e il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi e promossa dalla Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, si inaugurava ieri (venerdì 7 giugno) nella Valle dei Templi di Agrigento alla presenza del dirigente generale del Dipartimento dei Beni Culturali, Sergio Alessandro, del presidente del Consiglio del Parco della Valle dei Templi Bernardo Campo e del direttore del Parco e del Polo archeologico di Agrigento, Giuseppe Parello.

"COSTRUIRE PER GLI DEI" è curata dall’architetto Alessandro Carlino, storico dell’architettura che da anni studia i templi dorici siciliani, e nasce da un’idea del direttore del Parco della Valle dei Templi, Giuseppe Parello.

La mostra - per i primi quattro giorni - sarà offerta gratuitamente a chi visiterà la Valle dei Templi con il nomale biglietto di ingresso. Da mercoledì 12 giugno (apertura ufficiale) si pagherà un piccolo sovrapprezzo di 2 euro, sempre sul biglietto abituale.

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«È in Sicilia che si trova la chiave di tutto» […] «La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra … chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita». (J.W.Goethe, “Viaggio in Italia”, 1817)

COSTRUIRE PER GLI DEI. Il cantiere nel mondo classico Valle dei Templi Agrigenti

Tutto parte da Vitruvio e dal suo De Architectura: l’unico grande trattato di architettura, scritto alla fine del I a.C. giunto fino noi pressoché integro, che spieghi stili, decorazioni, sistemi di costruzione delle basiliche, delle terme, dei teatri. E dei templi, tramandati dalla tradizione ellenistica. Dalle preziose notizie racchiuse nei dieci libri, si conoscono i materiali e le tecniche costruttive delle murature, intonaci, stucchi, mosaici. Si scopre l'uso dei colori: i templi greci, che appaiono ai nostri occhi, monocromatici, erano in origine, riccamente colorati. Questo ed altro, molto altro, si scopre leggendo Vitruvio. Ma quali erano le reali tecniche di costruzione dei templi, quali le macchine impiegate per spostare enormi blocchi di pietra, quanti gli operai coinvolti e quanto a lungo durava una costruzione?

Una mostra dal grande valore didattico e documentario che ricostruisce i cantieri allestiti per edificare i grandi templi dorici che possiamo ammirare ancor oggi nella Valle dei Templi di Agrigento. Ripercorrendo le descrizioni delle fonti antiche a partire, ad esempio, da quelle fatte da Diodoro Siculo per il complesso dell'Olympeion, rivive l’arte del costruire dell’antica Akragas, la “più bella città dei mortali” di pindarica memoria, i cui abitanti secondo le parole riferite a Empedocle “costruivano come se dovessero vivere in eterno e banchettavano come se dovessero morire all’indomani”.

La mostraCOSTRUIRE PER GLI DEI. Il cantiere nel mondo classico”, prodotta e organizzata da MondoMostre in collaborazione con il Polo Culturale di Agrigento e il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi e promossa dalla Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, si inaugura nella Valle dei Templi di Agrigento, con apertura al pubblico dal 12 giugno fino al 30 novembre 2019. Forte di un comitato scientifico di grande rilievo, la mostra è curata dall’architetto Alessandro Carlino, storico dell’architettura che da anni studia i templi dorici siciliani, e nasce da un’idea del direttore del Parco della Valle dei Templi, Giuseppe Parello.

Del Comitato Scientifico fanno parte Stefano De Caro, dal 2011 direttore generale dell’ICCROM, già direttore generale delle Antichità nel Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, esperto archeologo di fama internazionale, Heinz Jurgen Beste responsabile scientifico dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, che con Umberto Baruffaldi ha ricostruito con esattezza filologica il prototipo di uno dei 28 montacarichi per il sollevamento delle belve nel Colosseo. Federico Rausa, docente di archeologia classica alla Federico II di Napoli, Carmelo Bennardo, direttore tecnico del Parco archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, che da vent’anni guida i restauri ai monumenti del Parco. Il direttore Giuseppe Parello e con il contributo di Manolis Korres, architetto e studioso greco che ha firmato il progetto di restauro dell'Acropoli e che ha studiato le tecniche di costruzione e i materiali usati per edificare il Partenone.

La mostra nasce con l’obiettivo dichiarato di coinvolgere il pubblico nella comprensione delle tecniche e dei processi che furono compiuti anticamente per erigere i templi della Valle attraverso la ricostruzione in scala 1:1 di un vero e proprio cantiere. Lungo la via sacra della Valle dei Templi sono state ricostruite – a grandezza naturale – alcune “macchine” tra cui una gru (alta 12 metri, riprodotta in scala reale), carri e slitte per il trasporto del materiale lapideo; esposti modelli di templi, strumenti di misura come il corobate (strumento romano usato per misurare la pendenza del terreno) o la groma (a piombo, serviva per tracciare sul territorio i frazionamenti, le zone, le strade).

Dal MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) sono giunti (e vengono esposti nell’Auditorium Lizzi del Museo Archeologico “Pietro Griffo” di Agrigento) cinque compassi originali di epoca romana, a testimonianza di una continuità dell’utilizzo di macchine e strumenti nel mondo classico, mentre dal Tempio E di Selinunte provengono tre blocchi architettonici (geison, taenia e triglifo) con ampie porzioni di intonaco policromo, che spiegano appunto come in epoca greca i templi fossero riccamente decorati. La querelle sul colore dei templi coinvolse, sin dagli inizi dell’Ottocento e in concomitanza dei sempre più numerosi viaggi nel sud Italia e in Grecia, intere generazioni di studiosi. Ad Agrigento e Selinunte, questi moderni ‘architetti-archeologi’ scoprirono i resti dell’originaria policromia e, sulla base di precisi rilievi e approfonditi studi, ipotizzarono l’aspetto delle architetture classiche così come dovevano apparire all’apice del loro splendore.

A testimonianza di questo ricco momento di studi verranno esposte le ricostruzioni Jakob Ignaz Hittorff pubblicate nel 1827 (provenienti da una collezione privata), e l’opera di Domenico Lo Faso Pietrasanta duca di Serradifalco, Le antichità della Sicilia esposte ed illustrate, proveniente dalla Biblioteca Comunale “barone Antonio Mendola” di Favara che conserva una ricca collezione di volumi dedicati all’architettura classica.

Il percorso espositivo si arricchisce di una serie di scatti, dei templi e della valle, dell’artista palermitano Francesco Ferla, impegnato nella realizzazione di esposizioni internazionali dedicate alla valorizzazione del patrimonio architettonico siciliano.

La grande CASA DEGLI DEI, era sempre orientata verso il sorgere del sole, doveva poggiare su basi solidissime, per cui si scavava il terreno fino a trovare il piano di roccia. Intorno vi era sempre un portico ombroso (peristasi) per le cerimonie sacre. La statua della divinità era celata all’interno del naos (o cella) – dove potevano accedere solo i sacerdoti -, preceduta da un vestibolo (pronao) e conclusa dalla parte della fronte posteriore (opistòdomo), dove si conservavano gli arredi rituali e i preziosi doni votivi.

Le macchine e i reperti della mostra COSTRUIRE PER GLI DEI permettono di avanzare ipotesi accreditate e scientifiche, sui metodi di costruzione dei templi, utilizzati in tutto il Mediterraneo. Per scoprire sostanzialmente che i metodi erano simili ad oggi, anche se meno raffinati e senza l’uso, ovviamente, di tecnologia. Ma ci si muoveva per intuizione, provando e riprovando fino a che non si raggiungevano i risultati desiderati.

LE CAVE Se si era fortunati, i luoghi di estrazione dei materiali da costruzione erano nei pressi del tempio che si doveva costruire, come nel caso dell’antica Akragas, dove i monumenti principali furono realizzati con pietra locale, una calcarenite molto “tenera”, facilmente lavorabile, proveniente da cave nelle immediate vicinanze della città.

I banchi di pietra venivano intaccati tramite piccoli utensili metallici (scalpelli e mazzette, scalpelline, piccozze, asce …) per formare un taglio in cui si inserivano dei cunei (spesso in legno che, bagnati, si gonfiavano e spezzavano la pietra), battuti fino al distacco del blocco. Per le colonne, si scavava una trincea attorno al perimetro del tamburo da cavare e successivamente si procedeva al distacco dal banco roccioso: una tecnica che proveniva dall’antico Egitto e che rimase inalterata fino in epoca romana. Gli elementi da costruzione estratti dalle cave, già sbozzati, erano pronti per il viaggio verso il cantiere che avveniva tramite slitte, carri o, se di grandi dimensioni, con macchine costruite per l’occasione.

LA SLITTA Un mezzo funzionale e versatile, già utilizzato nelle civiltà egizie e mesopotamiche, era la slitta, composta da assi di legno incastrate tra loro, con le estremità rivolte all’insù per agevolare il movimento. Un mezzo estremamente leggero, progettato per essere smontato e trasportato su carri dal cantiere alla cava, dove veniva rimontata e riutilizzata per i trasporti successivi. Le slitte, una volta caricate del materiale da costruzione da trasportare, venivano trainate da buoi e scivolavano su rulli o assi di legno, a seconda del tipo di carico. Per governare la slitta, la si imbrigliava con funi collegate ad argani che ne regolavano la velocità o a perni di legno incastrati ai lati della strada su cui si avvolgevano le funi che frenavano lo scivolamento e ne aumentavano la stabilità.

IL CARRO. Era di gran lunga il mezzo di trasporto meccanico più usato nella civiltà greca; un mezzo solido e funzionale che si prestava ai più disparati utilizzi, dal trasporto delle merci a quello degli elementi costruttivi di medie dimensioni. Nonostante la sua robustezza e affidabilità, era però difficilmente governabile nei tratti in pendenza; trainato da buoi, veniva quindi usato soprattutto su percorsi pianeggianti. Nel corso degli anni, è stato però dotato di diversi accorgimenti che lo hanno reso più funzionale: l’innovazione più importante è stata senz’altro l’avantreno semovente per utilizzarlo su percorsi più impervi.

IL TEMPIO LIGNEO. Il tempio dorico è la traduzione in pietra del suo antenato più antico costruito in legno. Bisogna ricordare la verità estetica alla base del lavoro di artisti, architetti, committenti e anche dal grande pubblico: alle spalle delle monumentali forme dei templi dorici, ci furono antiche strutture realizzate in legno. Ogni elemento edile trovava corrispondenza e ispirazione in natura, secondo l’estetica greca dal rigoroso principio della “mìmesis". Così come il pittore o lo scultore potevano realizzare opere belle e “giuste” soltanto imitando le forme naturali, anche l’architetto, doveva trarre ispirazione dalle strutture delle antichissime costruzioni lignee, “naturali”. Le ricerche condotte hanno portato ad elaborare un modello di tempio ligneo basato sia su testimonianze letterarie e documentazioni iconografiche originali, sia su considerazioni tecniche oggettive.

IL TRASPORTO. Per il trasporto dei grossi blocchi monolitici che costituivano la struttura del tempio, venivano impiegate delle semplici ma ingegnose macchine. Come la macchina di Metagene, impiegata per il trasporto di architravi o gradoni: una ruota lignea dentro la quale inserire i blocchi che potevano così rotolare trainati da uomini, animali o carri dalla cava fino alla fabbrica. Per il trasporto dei rocchi cilindrici che andavano poi a comporre la colonna del tempio, veniva invece impiegata la macchina di Chersifrone. Il sistema si basava sul rotolamento del fusto stesso, intelaiato con travi di legno connesse all’asse di rotazione del tamburo.

LE COLONNE. Le colonne e le loro porzioni cilindriche (rocchi o tamburi) erano collocate sullo stilòbate (dal greco: stilos = colonna e batis = base). Le scanalature (di norma 16 o 20) che ornavano la superficie esterna, venivano eseguite dopo che tutti gli elementi erano stati assemblati alla perfezione. Al di sopra dei capitelli delle colonne veniva poggiato l’architrave, costituito da grandi parallelepipedi. I perni di giunzione erano in legno o in piombo e servivano per allineare le colonne ed evitare che i rocchi ruotassero sul proprio asse.

IL CANTIERE. Il cantiere greco è sempre stato un luogo di sperimentazione ingegneristica e meccanica. I blocchi di calcarenite, estratti nelle cave, arrivavano in cantiere su slitte o carri, ma rimaneva da risolvere il problema del sollevamento. Venne così inventata una macchina formata da lunghe travi di legno fissate al terreno e unite alle estremità a formare un triangolo. In testa a questa struttura erano fissate carrucole che mediante delle corde, consentivano di sollevare elementi molto pesanti fino alla quota desiderata. Nasceva così la gru (o capra) il cui funzionamento era semplice ma ingegnoso perché, non solo consentiva di sollevare elementi assai pesanti, ma permetteva, mediante un sistema di pulegge, di diminuire lo sforzo necessario. Un’altra macchina utilizzata per il sollevamento dei blocchi in cantiere, descritta da Vitruvio come “assai ingegnosa e comoda”, era il “polyspastos”, gru fissa composta da una singola trave lignea fissata al terreno.

LA GRANDE GRU. La grande gru non veniva utilizzata fissandola direttamente al terreno come avveniva per le più macchine piccole, ma era collocata su grossi tronchi, che avevano la funzione di veri e propri binari, su cui la macchina poteva scorrere, in modo tale da non dover essere smontata continuamente. Il sistema di sollevamento utilizzava un argano che era collocato in orizzontale tra le travi principali della gru, ed era azionato da lunghe leve (manovelle). La gru, riprodotta in scala reale per la mostra, è composta da aste convergenti realizzate con travi di legno che misurano 12 metri e hanno una sezione di 35 x 45 cm. Il modello deriva dalle fonti letterarie classiche, Vitruvio in particolare, e dalle fonti iconografiche note, ma è anche debitore delle varie ipotesi ricostruttive dell’architetto greco Manolis Korres.

LE MAESTRANZE E I TEMPI. Alla realizzazione dei templi lavoravano un numero considerevole di persone con specifici compiti, che formavano delle vere e proprie squadre specializzate nella costruzione di edifici monumentali. Questi gruppi detti "officine", si spostavano di città in città per innalzare i grandi santuari degli dei olimpici. Ci volevano anche decenni per completare un tempio e, in alcuni casi, come nel colossale tempio di Zeus Olimpio ad Agrigento, forse non bastò un secolo per portarlo a termine.

COME NASCEVA IL TEMPIO

GLI STILI ARCHITETTONICI. In architettura i greci distinguevano tre caratteri costruttivi, e altrettanti stili: il dorico, forte come un atleta o un guerriero; lo ionico, bello come una matrona; il corinzio, prezioso e gracile come una fanciulla. Sopra i geometrici capitelli dorici posava la trabeazione col fregio a trìglifi e mètope. Mentre i due ordini “femminili” presentavano basi sotto i fusti delle colonne, il dorico “maschile” era l’unico a esserne privo: scalzo come i ginnasti o i combattenti.

La fondazione

Una volta stabilito il progetto del tempio, veniva creato il piano di appoggio più profondo, perfettamente orizzontale e collaudato con il sistema egizio: venivano scavati dei canaletti nella roccia e, se il lavoro era stato eseguito a regola d’arte, l’acqua doveva restare in equilibrio.

Il colonnato

Le porzioni cilindriche (rocchi o tamburi) delle colonne venivano rifinite con precisione in cantiere, poste le une sulle altre ed assicurate tramite perni lignei. Le scanalature venivano eseguite una volta che tutti gli elementi erano stati assemblati alla perfezione.

La copertura

Se la pietra era il materiale principale nella costruzione del tempio, gran parte della copertura era in legno, sotto il manto di tegole laterizie. Le grandi travi erano composte da più strati che venivano assemblati con chiodi e funi. Le fornaci per i laterizi si trovavano nelle immediate vicinanze del tempio e seguivano le necessità del cantiere.

La decorazione

Il fregio e il cornicione erano le parti più decorate della trabeazione. I trìglifi rettangolari erano blu, alternati alle mètope dipinte di rosso. Al di sopra dei trìglifi, nel cornicione, venivano intagliati i mùtuli e le gocce, che venivano dorate per evidenziarne la forma che ricordava gli antichi chiodi lignei. Infine, le tegole in terracotta verniciata della copertura.

Unità di misura

Le unità di misura utilizzate in Grecia derivano dai sistemi in uso nel vicino Oriente e in Egitto già nel secondo millennio a.C. e come questi erano basate su misure naturali. In particolare, facevano riferimento alle parti del corpo umano: il piede, il braccio o la falange di un dito e sui loro rapporti. Lo stesso criterio valeva per le misure di superficie: l’estensione di un terreno veniva, ad esempio, calcolata in funzione della quantità di frumento occorrente per la sua semina.

Il modulo

Il modulo era l'unità di base utilizzata per la costruzione del tempio e corrispondeva al raggio della colonna. Tutte le parti del tempio erano proporzionate in base a questa unità.

Nel tempio della Concordia ad Agrigento, ad esempio, il modulo è pari a 2 piedi e un quarto (diametro = 4 piedi e mezzo), con il piede che misura circa 32 cm. Nello stesso tempio, il fusto della colonna misura 8 moduli e il capitello un modulo, dunque la colonna intera è alta 9 moduli (4 diametri e mezzo). L’architrave, il fregio e tutte le altre parti del tempio rispondono a questo sistema di misura, che guidava i costruttori durante tutte le fasi di realizzazione.

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SCHEDA TECNICA

Titolo: Costruire per gli dei.

Il cantiere nel mondo classico

Curata da: Alessandro Carlino

Ideata da: Giuseppe Parello

Prodotta e organizzata da: MondoMostre

In collaborazione con: Polo Culturale di Agrigento e il ParcoArcheologico e Paesaggistico della Valle dei Templi

Date: dal 12 giugno al 30 novembre 2019

Promossa da: Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana

Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana

Orari: Parco della Valle dei Templi (AG)

dal 12 giugno al 12 luglio

tutti i giorni 08.30 - 20.00

dal 13 luglio al 15 settembre

dal lunedì al venerdì 08.30 - 23.00

sabato e domenica 08.30 – 24.00

dal 16 settembre al 30 novembre 08.30 - 20.00 (ultimo ingresso ore 19,00)

Sala Lizzi del Museo Archeologico Regionale"Pietro Griffo" (AG)

dal 12 giugno al 30 novembre 9.00 - 19.30

Biglietti: Parco della Valle dei Templi

2 + biglietto ordinario, cumulativo e ridotto di ingresso al Parco

Ingresso Gratuito:

  • per le categorie previste dalla circolare dipartimentale n.1 del 20/01/2017;

  • per la Sezione introduttiva della mostra presso Sala Lizzi

del Museo Archeologico Regionale"Pietro Griffo";

  • per i possessori di abbonamento al Parco Valle dei Templi;

  • per tutti nelle prime domeniche di ogni mese

 

 


Settimana delle Culture al via, con cento luoghi e 270 eventi

La Settimana delle Culture | PALERMO | 11>19 maggio

 

ANTEPRIMA 10 MAGGIO: gli arredi in legno dei detenuti dell’Ucciardone.

La mostra di trash art alla Biblioteca Regionale. Ironiche collezioni quotidiane a Palazzo Mirto. Un'installazione immersiva e sonora all’Origlione.

La parola alle circoscrizioni.

 

Cento luoghi e 270 eventi – 55 mostre, 45 spettacoli, 53 incontri, 15 proiezioni, e 25 altri appuntamenti diversi: La Settimana delle Culture compone un cartellone a 360 gradi che accoglie arte internazionale, teatro, musica, convegni, presentazioni, visite guidate.

Il programma - messo a punto da Bernardo Tortorici di Raffadali - si srotolerà da sabato prossimo (11 maggio) a domenica 19, preceduto da una folta anteprima. E infatti già venerdì prossimo (10 maggio), l’attrice Liliana Paganini proporrà “È tempo di guerra”, al carcere Pagliarelli, quattro monologhi divertenti su un’impossibile guerra del futuro.

Carcere Ucciardone, i lavori dei detenuti: gli sgabelli

E sul filo rosso dell’impegno sociale si muove anche una mostra particolare ospitata a Palazzo RISO, che raccoglie i coloratissimi oggetti ed arredi in legno, realizzati dai detenuti del carcere Ucciardone. Si tratta di un vero e proprio percorso di recupero che parte da oggetti destinati al macero: arredi, sgabelli, tavoli utilizzati per anni nelle celle. I detenuti hanno lavorato, dipingendo, ricostruendo, seguendo le antiche tecniche di pittura dei carretti siciliani, ma inserendo il proprio gusto personale, i sogni, le idee, i ricordi. I laboratori sono stati guidati dal tutor Vincenzo Merlo. Sono nati così arredi, tavoli e i famosi sgabelli colorati, molto pop: uno è stato donato a papa Francesco e uno all’arcivescovo monsignor Corrado Lorefice.

Mostra collettiva "Rifiuti": Daniele Albanese, Organico

Alla Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, alle 17, si inaugura “Rifiuti”, collettiva di oltre 60 artisti che rileggono, ciascuno a suo modo, il concetto di trash art. A cura di Anna Maria Ruta, organizzata  dall’Associazione Settimana delle Culture con la collaborazione dell’Assessorato Regionale dei Beni culturali e dell’I.S. – Dipartimento dei Beni Culturali.

Il Trash nasce dalla cultura consumistica della nostra società portata a sprecare, a gettar via, a sostituire continuamente, a rifare e ricostruire. Fare arte in questo modo significa quindi, saper scegliere tecniche ed esaltare materiali poveri, di scarto e tuttavia portatori di profondi significati. Creando per loro una nuova possibilità di vita e di recupero. Nascono così nuove creazioni, cariche di significato, con un loro intrinseco valore simbolico e con un loro impatto emotivo su chi li guarda.

Settimana delle Culture
Mostra collettiva "Rifiuti": Daniela Balsamo, Allegoria della verità svelata dal tempo

In mostra tele, sculture e installazioni di Totò Aleo, Barbara Arrigo, Daniela Balsamo, Antonella Ludovica Barba, Calogero Barba, Doriam Battaglia, MoMò Calascibetta, Francesco Caltagirone, Simona Cavaglieri, Luigi Citarrella, Carmela Corsitto, Sato Crisà, Antonio Curcio, Pietro D’Aguanno, Nicolò D'AlessandroFrancesca Di ChiaraJuan Esperanza, Franco Fazzio, Raimondo Ferlito, Toti Garraffa, Lillo Giuliana, Anna Kennel, Michele Lambo, Carlo LauricellaGiovanna Lentini, Giovanni Leto, Paolo Madonia, Danilo Maniscalco, Miguel Angel Marcos Martin, Francesco MiceliAntonio Fester Nuccio, Enza Maria Orestano, Liliana Paganini, Francesca Pagliaro, Giusva Natalia PecorainoMartina Pecoraino, Calogero Piro, Giuseppina Riggi, Iolanda Russo, Salvatore Salamone, Umberto Signa, Nicoletta Signorelli, Franco Spena, Giusto Sucato (omaggio a), Enzo Tomasello, Raffaella Torrisi, Bice Triolo, MarilùViviano. Accademia di Belle Arti di Palermo: Francesco Gennaro, Maria Grazia Jacuzzi, Arianna Modica, Benedetto Musso, Alberto Orilia, Roberto Orlando, Carolina Palumbo, Rossella Poidomani. La collettiva sarà visitabile fino al 30 maggio, ogni giorno dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 19. Ingresso libero.

Settimana delle Culture
Adalberto Abbate, Family Connection, Museo Palazzo Mirto

Palazzo Mirto ospita invece “Family Connection”, mostra originale pensata da Adalberto Abbate: le collezioni “quotidiane” della borghesia a confronto con le wunderkammer nobiliari. Inaugurazione: 10 maggio alle 18,30

Servizi da tè, porcellane, immagini sacre, ricordi di viaggio e di guerra, si insinuano tra le collezioni storiche del palazzo, innescando un dialogo stravagante, tra interferenze e contraddizioni. Gli oggetti, accumulati secondo il gusto di Stefano Lotà e Giuseppa Raia, nonni di Adalberto Abbate, riflettono la loro avventura comune, raccontandone aspirazioni, desideri e ricordi. Ornamenti di gattopardiana memoria slittano dai saloni dell’alta nobiltà feudale ai salotti della piccola borghesia proletaria, generando un cortocircuito non facile da sanare. Perché  un oggetto in plastica si distingue a fatica da uno in avorio o in pregiata ceramica; una bottiglia in vetro antico è kitsch quanto un dopobarba a forma di Marlin prodotto in serie. Sono oggetti che racchiudono una potenza narrativa ed emotiva, un universo visivo, familiare e amico. Visitabile fino al 30 giugno, da martedì a sabato dalle 9 alle 18, domenica e festivi fino alle 13.  Biglietto: 6 euro. Cumulativo con Oratorio dei Bianchi e Abatellis: 10 euro.

Chiude la giornata, alle 21, un’installazione video “immersiva” di Dario Denso Andriolo“Audiȇbant” dialoga e demistifica l’antico affresco ritrovato del Novelli nella chiesa di San Giovanni dell’Origlione. Il frastuono di una strada, l’affastellarsi di voci e di suoni, lo schiamazzo di un mercato, compongono un pattern sonoro, ora accelerato ora rallentato, che sostiene e genera una precisa risposta visiva. Video mapping, modulazioni acustiche e sculture di luce avvolgono lo spazio facendoci scivolare in una dimensione sensoriale pervasiva, ipnotica e profondamente glitchy. L’interferenza, il rumore, la sovrapposizione di stimoli, invitano a riflettere sulla scarsa capacità di ascolto e sulla difficoltà di assimilare informazioni, caratteristiche di un’epoca digitale, sempre più interconnessa ma anche assente e deconcentrata. Il progetto è sostenuto da Amici dei Musei Siciliani e Italia Nostra, a cura di Maria Luisa Montaperto. Le proiezioni si svolgeranno dalle 21 alle 22, ogni sera fino al 19 maggio.  Dario Denso Andriolo non è nuovo a questi interventi che dialogano con il classico, i suoi lavori intrecciano scultura, grafica, design, audio e multimedialità, dando vita a installazioni dal forte impatto visivo.

L’inaugurazione vera e propria della Settimana delle Culture sarà sabato 11 maggio alle 11 in Sala delle Lapidi a Palazzo delle Aquile. Saranno presenti il sindaco Leoluca Orlando, il Rettore Fabrizio Micari, l'assessore alle Culture Adham Dawasha, il presidente del Consiglio Comunale Salvatore Orlando, il presidente  della Commissione Cultura del Consiglio Comunale Francesco Bertolino e il presidente del festival, Bernardo Tortorici di Raffadali

E qui ci sarà la prima sorpresa: verrà raccontata la storia molto particolare e misteriosa di una tela ritrovata e studiata da Maria Antonietta Spadaro, che verrà restaurata (a cantiere aperto) dalla Settimana delle Culture. Si tratta di un ritratto di Marie-Thérèse Charlotte de France, la primogenita di Luigi XVI e Maria Antonietta, l’unica della famiglia reale a scampare alla morte durante la Rivoluzione Francese. La tela potrebbe essere giunta a Palermo con gli arredi e i tesori del reali Borbone Ferdinando e Carolina in fuga da Napoli… E molto altro.

La parola ai cittadini. La voce delle Circoscrizioni

La Settimana delle Culture si apre al racconto dei quartieri, spesso dimenticati o abbandonati a se stessi. Un programma composito, attento alle diverse realtà e comunità che lavorano sul posto, in stretto contatto con le associazioni. Ogni quartiere ha una sua “faccia”, abitudini e tipologie differenti, come diversi sono i problemi; è legato al centro storico o si allunga nelle periferie. Il festival li racconti, offrendo a ciascuno una vetrina.

“Siamo riusciti ad immaginare una sorta di contaminazione che dal centro storico arriva alle periferie. E’ un modo per coinvolgere le circoscrizioni – spiega Francesco Bertolino a nome dell’intera V Commissione consiliare Cultura - : un tavolo comune da cui sono nati i progetti che sono poi stati inseriti nel calendario”.

Dalla Loggia a Brancaccio a Ballarò. Si inizia l’11 e 12 maggio, in piazza XIII Vittime (quartiere della Loggia) con “Storie di piazza, la parola ai cittadini”, installazione e allestimento di lenzuoli sui balconi e alle finestre delle case, call per tutti i bambini delle scuole, per artisti, cittadini che vogliano raccontare storie che appartengono al quartiere. Performance di artisti, attori, scrittori e giornalisti dai balconi delle case della zona, mostre fotografiche. E in questo ambito, domenica alle 12, a San Mamiliano, concerto del coro di Voci Bianche del Conservatorio diretto da Antonio Sottile. Martedì 14 , per #vivereballarò, sarà inaugurata la mostra di pittura “Colori e sapori di Ballarò” foto di Salvatore Di Piazza nella chiesa di san Giovanni Decollato.

 Sempre sabato, dalle 9,30 alle 12,30, nel quartiere di Brancaccio, una mostra fotografica di Aldo Sessa al Mulino del Sale. Saranno aperti alle visitePonte dell’Ammiraglio, la chiesa San Giovanni dei Lebbrosi, la casa-museo di padre Puglisi, il Mulino del Sale, Direzione Didattica Orestano, la biblioteca comunale di Brancaccio, il castello e il parco di Maredolce. Dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, ecco l’Infiorata di Ballarò: i ragazzi delle scuole medie realizzeranno dei pannelli fioriti per le botteghe del mercato. Attività anche all’Istituto di Padre Messina dove si parlerà di salute pubblica e verranno inaugurate le mostre: “Ars et labor” che raccoglie gli oggetti di uso quotidiano della Casa Lavoro e Preghiera degli orfani e abbandonati; e “L’Africa diPalermo. Padre Messina e la città tra ‘800 e ‘900”, scatti della città tra i due secoli, a cura di Erminia Scaglia; “Di là di Sant’Erasmo”, lavori degli alunni dell’  I.C.G. Di Vittorio.

Alle 11 a San Domenico, “People of Vucciria – Emmaus”, un’installazione racconta il progetto di analisi e riscoperta delle identità della Vucciria, a cura del Rettore dei Domenicani fr. Sergio Catalano OP, Federico Urso, Comitato Vucciria, Centro Astalli. Lo stesso giorno, alle 18 nella chiesa dei SS. Euno e Giuliano, “Terra vacua”, gli atti storici dell’antico complesso urbano di piazza Magione a confronto con la documentazione fotografica sui recenti restauri della chiesa.

Sempre in collaborazione con le circoscrizioni cittadine, domenica 12 maggio, a Villa Niscemi, la mostra fotografica “Una famiglia, tutti i colori” dell’ Associazione nazionale "Mamme per la pelle"; dall’ 11 al 18 maggio, performance e passeggiate di Teatro del Fuoco da Elementi creativi. Palazzo Ziino ospiterà, dal 18 maggio, una retrospettiva su Clotilde Rinella e piazzetta Bagnasco, sempre il 18, un concerto della band Foratiempo, ensemble che racchiude artisti di Campiofiorito, Corleone a colloquio con la Bottega delle Percussioni. All’Educandato Maria Adelaide, un reading su “Oltre le ferite: storie di donne, di violenza e di rinascita” con incursioni del gruppo di danza Arabesque.

Visite e passeggiate

Scoprire la città. Di sopra e di sotto. Scendendo nei rifugi e salendo su un aereo. Entrando nei palazzi nobiliari e nei piccoli musei-gioiello. Affidandosi a chi lo fa già una volta l’anno e raccoglie centinaia di migliaia di visitatori: Le Vie dei Tesori ha costruito per La Settimana delle Culture una piccola ma generosa anteprima di quello che sarà il festival vero e proprio ad ottobre. Otto luoghi scelti dal bouquet di 130 siti proprio del festival, e due passeggiate che dalle falde di Montepellegrino saliranno al Santuario. Otto luoghi: dai profumi del caffè Morettino al gusto pungente dell’anice Tutone; si rintracceranno alla palazzina dei Quattro Pizzi all’Arenella, le visioni di Vincenzo Florio; e nei salotti di Palazzo De Gregorio, si sbirceranno gli amori dell’ammiraglio nelson e di lady Hamilton; dai depositi della GAM si tireranno fuori dei tesori, e c’è chi vorrà scendere nei rifugi antiaerei sotto Palazzo delle Aquile. E per i più avventurosi, c’è il giro in Piper.  Le due passeggiate si inerpicheranno lungo la cosiddetta Scala Vecchia. Info e prenotazioni: www.leviedeitesori.com

E ancora, per gli amanti del turismo bellico, si visiteranno (dalle 9 alle 19) le Casamatte della Seconda Guerra Mondiale dentro il Porto (a cura di Palermo Pillbox Finders) e le postazioni militari di Isola delle Femmine. si visiterà il carcere Ucciardone (www.associazioneclio.it). Apre le porte per la prima volta in assoluto, Palazzo Celestre nella Giornata nazionale ADSI “Cortili aperti”; visitabili la Camera dello Scirocco di Villa Naselli (visite alle 10/12/16. info: 366.2248879) e la necropoli punica del III secolo prima di Cristo, a Fondo Raffo (info 329.6509941); si scoprirà la Palermo “verde” attraverso piante e giardini (info: 340.2256603), e i percorsi dei Beati Paoli e si cercherà di rintracciare un’inedita “mano” di Ernesto Basile a San Domenico. Le borgate: visita guidate a Sferracavallo (info: 329.6509941) a Vergine Maria, alle Catacombe di Villagrazia di Carini (e a Palermo, Porta d’Ossuna e S.Michele Arcangelo. Info 327.9849519/320.8361431– [email protected]). Per le visite organizzate dal Club Unesco: 392.1690243. Per le lezioni di yoga nei luoghi d'arte: 333.8605399. Tutte le passeggiate sono su prenotazione e richiedono un contributo. Info suwww.lasettimanadelleculture.it


Molte delle mostre che saranno inaugurate all’interno del programma, proseguiranno al di là della Settimana delle Culture. La maggioranza degli eventi è ad ingresso libero, prevedono un contributo alcune mostre, gli spettacoli e le visite guidate (da prenotare direttamente ai link delle associazioni che le propongono).

Info su www.lasettimanadelleculture.it


Associazione Settimana delle Culture

Presidente | Bernardo Tortorici di Raffadali

Consiglio Direttivo | Simona Chines, Giorgio Filippone, Danilo Lo Piccolo, Salvo Viola

Comitato Scientifico | Gioacchino Barbera, Enza Cilia, Giacomo Fanale, Fosca Miceli, Massimiliano Marafon Pecoraro, Clara Monroy, Anna Maria Ruta, M. Antonietta Spadaro

Presidente Onorario | Gabriella Renier Filippone

Testo e immagini da Ufficio stampa La Settimana delle Culture


Completato il trasferimento dei reperti provenienti dalla necropoli di Himera

Lo scorso 2 maggio è stato completato il trasferimento alla Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo di oltre 20.000 reperti, rinvenuti presso la necropoli di Himera, colonia greca fondata nel VII secolo a. C. e situata lungo il tracciato del raddoppio ferroviario Fiumetorto-Cefalù Ogliastrillo (sulla linea Palermo-Messina), in esercizio dal dicembre 2017.

Il Tempio della Vittoria a Himera. Foto di Clemensfranz, CC BY 2.5

Himera fu edificata al centro di un ampio golfo, tra i promontori di Cefalù e Termini Imerese, in prossimità della foce del fiume Imera Settentrionale. Come documentato dagli impianti urbanistici risalenti alla prima metà del VI secolo a.C., la città ebbe un rapido sviluppo edilizio e demografico. Distrutta intorno alla fine del V secolo, in seguito ad uno degli innumerevoli scontri con i Cartaginesi, parte della sua popolazione si disperse nelle campagne, mentre altri presero parte, insieme agli stessi Cartaginesi, alla fondazione di Thermai Himeraiai (Termini Imerese). Tuttavia, i resti di abitazioni erette sugli strati di distruzione della città dimostrano che una piccola parte della popolazione continuò, probabilmente, a vivere nel sito della polis. In seguito, il sito fu abitato in Età Romana e Medievale.

Lo scavo, tra i più importanti in Europa, ha restituito oltre 9.000 sepolture con relativi corredi funerari, consentendo degli studi più approfonditi sulla popolazione della città, anche dal punto di vista antropologico.

La consegna alla Soprintendenza ha portato la maggior parte dei reperti all’ “Albergo delle Povere” di Palermo, mentre i restanti sono stati distribuiti fra i siti archeologici di Solunto e della stessa Himera.

Un importante investimento complessivo di circa 17 milioni di Euro, frutto della decennale collaborazione fra Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo Ferrovie dello Stato) e Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo, e dell’impegno del compianto assessore regionale ai Beni Culturali Sebastiano Tusa, ha consentito il finanziamento della campagna di scavo, avviata nel 2008 e conclusasi nel 2010, dei lavori di catalogazione e gli interventi di restauro.

necropoli Himera
Foto © Gruppo FS Italiane 2018

I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia

Mostra “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”

Sarà inaugurata il 24 maggio a Baia, alle ore 11, la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”, all’interno del Museo archeologico dei Campi Flegrei.
L’esposizione, con allestimento e curatela realizzati da Teichos, racconta la stagione di nascita dell’archeologia subacquea in Italia, nell’area Flegrea ed in Sicilia, e per quest’ultima dai suoi esordi fino alle più importanti esperienze istituzionali: la costituzione della Soprintendenza del Mare da parte di Sebastiano Tusa.

Un percorso, supportato da allestimenti multimediali e sensoriali, con l’utilizzo di materiali video e fotografici, provenienti dagli archivi delle Soprintendenze del ministero per i Beni e le attività culturali, dagli istituti specializzati, dagli archivi privati, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Un’esplorazione dagli anni ’50, tra condizioni e circostanze che hanno determinato la nascita dell’archeologia subacquea come disciplina, evidenziandone ruoli e protagonisti.
Una preview che anticipa, essendone complemento necessario, il progetto “Thalassa. Meraviglie dei Mari della Magna Grecia e del Mediterraneo”, mostra che sarà inaugurata al MANN-Museo archeologico Nazionale di Napoli, nel Salone della Meridiana il 25 settembre prossimo.
Articolata per sezioni, Thalassa racconta attraverso i reperti e le immagini l’evoluzione dell’archeologia subacquea fin dall’iniziale processo di formazione del suo statuto scientifico. Spiega attraverso i relitti via via ritrovati, anche in relazione allo sviluppo delle tecnologie, l’affascinante individuazione dei flussi migratori e delle relazioni lungo le coste, le relazioni tra popoli, tra punti di partenza e di arrivo, la loro localizzazione nelle diverse aree geografiche; conduce il visitatore, con un salto nel tempo, circa 60 milioni di anni, tra i segreti del mare Mediterraneo, nelle città-porto, mete del commercio sin dall’antichità e luoghi di racconto dei processi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte dell’uomo.
Un Progetto promosso dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, con il MANN, l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, e Teichos, anche in forza di un protocollo da essi sottoscritto per sviluppare, nel prossimo triennio, una serie di attività culturali, di ricerca, divulgazione e informazione.
Al progetto, agli eventi collegati e a questa preview, realizzata nella curatela e nell’allestimento secondo i suoi indirizzi, ha lavorato con passione il compianto Sebastiano Tusa, assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana.
Thalassa è il suo testamento scientifico. Questo appuntamento costituisce il primo grande omaggio e riconoscimento sentito, che viene rivolto alla memoria di un grande studioso, un grande archeologo e soprattutto un grande uomo.
Evento Facebook qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo da Soprintendenza del Mare e Parco Archeologico dei Campi Flegrei

I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia


Il relitto di Marausa in mostra a Marsala in ricordo di Sebastiano Tusa

Con grande partecipazione ed emozione, ieri, presso il Museo archeologico Lilibeo di Marsala è stato inaugurato il nuovo allestimento espositivo della nave romana di Marausa. Oltre al grandissimo valore per l’evento in sé, l’omaggio per questo grande lavoro è stato tutto per il compianto professor Sebastiano Tusa, recentemente scomparso in maniera tragica nel disastro aereo in Etiopia, che in prima persona aveva fortemente creduto a questo progetto.

Relitto di Marausa. Crediti: Regione Siciliana

"Si realizza oggi - ha sottolineato il governatore Musumeci - uno dei tanti sogni di Sebastiano Tusa. Un progetto da lui fortemente voluto e per il quale ha messo in campo le sue energie e la sua passione. La fatalità ha voluto che per pochi giorni non fosse lui stesso a inaugurare ciò per cui si era tanto impegnato. Oggi viene onorata la sua memoria e viene consegnata alla storia una delle tante eredità culturali e umane che ci ha lasciato".

"Il relitto di Marausa - come spiegò il professor Sebastiano Tusa - contribuisce ad approfondire le conoscenze sulle intense relazioni commerciali tra la Sicilia e l'Africa in epoca tardo-romana, offrendo un quadro di integrazione economica soprattutto nell'ambito della produzione agricola". Il completamento del più ampio percorso espositivo del Museo Lilibeo di Marsala, prevede oltre alla Nave di Marausa, la nave punica e i relitti medievali di Lido Signorino.

Carico della nave di Marausa. Crediti: Regione Siciliana

L’allestimento propone una ricostruzione fedele del relitto e presenta la parte destra dello scafo in assetto di navigazione, mentre la parte sinistra fa vedere lo scafo così come fu ritrovato sott’acqua. Il relitto di Marausa fu individuato dai subacquei Tony di Bono e Dario D’Amico a circa 2 metri di profondità e a 150 m di distanza dalla costa. Dopo un primo intervento di restauro effettuato nel 2000, la nave divenne oggetto di scavo archeologico subacqueo nel 2011 a cura della Soprintendenza del Mare guidata da Sebastiano Tusa.

Recupero subacqueo nave di Marausa. Crediti: Regione Siciliana

L’intervento ha messo in luce l’intero scafo e numerosi reperti di carico che oggi sono esposti. Per una perfetta conservazione, il relitto venne successivamente recuperato integralmente e inviato a Salerno per il trattamento conservativo effettuato presso il laboratorio “Legni e segni della memoria”. Sul cantiere subacqueo, al momento del recupero e novità per questo tipo di interventi, la presenza dei tecnici che successivamente hanno realizzato il restauro. Nel momento in cui le parti lignee dello scafo sono uscite dall’acqua, subito sono state prese in consegna dagli esperti per effettuare dei trattamenti in loco.

L'imbarcazione di Marausa, larga circa 8 metri e lunga 16, rientra nelle strutture realizzate con la tecnica di costruzione a guscio portante. Il carico rinvenuto all’interno dello scafo era costituito da varie tipologie di anfore africane chiuse con tappi in sughero e contenti frutta secca (pinoli, nocciole, mandorle, pesche, fichi secchi), olive e probabilmente anche vino e salsa di pesce, il famosissimo garum, come testimonierebbe la presenza di un tipo di resina all’interno delle anfore da trasporto.

Ricostruzione 3D nave di Marausa. Crediti: Regione Siciliana

Ad impreziosire il percorso espositivo, un ricco apparato multimediale, un sistema di realtà aumentata e pannelli didattico – illustrativi. Il visitatore, grazie alla moderna tecnologia, potrà fare un viaggio 3D alla scoperta delle varie parti della nave accuratamente ricostruite e immaginarne lo splendore così come doveva essere in antico mentre solcava il mare. Una postazione con schermo touch, inoltre, consentirà di visionare le fasi di vita della Nave di Marausa, dal periodo della sua navigazione nel III secolo d.C. fino all’affondamento, al momento della sua ’individuazione nel fondale marino, alle varie fasi di recupero e scavo subacqueo e al restauro e succesiva musealizzazione.

Il lido di Marausa, in antico, era ubicato in una posizione strategica in prossimità della città di Trapani e doveva rientrare in un circuito ampio di scambi commerciali con le isole Egadi (Favignana – Levanzo – Marettimo) e la costa che va da Marsala a Trapani.


A Marsala in esposizione la nave romana

Vede la luce uno dei più importanti progetti culturali al quale ha lavorato l'assessore regionale ai Beni Culturali Sebastiano Tusa, a circa un mese dalla tragica scomparsa dell'archeologo. Sarà inaugurato infatti sabato alle 10,30 presso il Museo archeologico Lilibeo di Marsala, l'allestimento espositivo della Nave romana di Marausa. A tagliare il nastro sarà il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

L'evento rappresenta un momento di straordinaria importanza nel panorama culturale mediterraneo grazie alla valenza storico-archeologica del relitto della nave oneraria romana, rinvenuta nel 1999 nei fondali di Marausa. Il sito, posto tra Trapani e Marsala alla foce del fiume Birgi, costituiva nell'antichità un approdo strategico come dimostra il carico di bordo rinvenuto.

Sebastiano Tusa. Foto: Regione Siciliana

"Il relitto di Marausa - come spiegò il professor Sebastiano Tusa - contribuisce ad approfondire le conoscenze sulle intense relazioni commerciali tra la Sicilia e l'Africa in epoca tardo-romana, offrendo un quadro di integrazione economica soprattutto nell'ambito della produzione agricola". Il completamento del più ampio percorso espositivo del Museo Lilibeo di Marsala, prevede oltre alla Nave di Marausa, la nave punica e i relitti medievali di Lido Signorino.

L'allestimento dell'esposizione propone una fedele ricostruzione del relitto, e presenta la parte destra dello scafo in assetto di navigazione, mentre la parte sinistra fa vedere lo scafo così come è stato ritrovato sott'acqua. La nuova sala che viene adesso inaugurata, comprende le testimonianze più significative degli elementi costruttivi, delle dotazioni di bordo e del carico; un ricco apparato multimediale, un sistema di realtà aumentata e panelli didattico- illustrativi completano l'esposizione.

Sabato alle 10,30 si terrà la conferenza stampa, mentre alle 11,30 ci sarà l'inaugurazione. Insieme al governatore siciliano Nello Musumeci, interverranno Sergio Alessandro, dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali; Luigi Biondo, direttore del Polo di Trapani e Marsala per i siti culturali; Adriana Fresina, soprintendente del Mare.
Il Museo rimarrà aperto, con ingresso gratuito, per tutta la giornata di sabato e la domenica mattina, quando è prevista una visita guidata alle ore 10.30.


Completato il sistema Parchi archeologici in Sicilia

Si completa, dopo diciannove anni, il sistema dei Parchi archeologici in Sicilia previsto dalla legge regionale 20 del 2000. Il presidente della Regione Nello Musumeci ha firmato i decreti per l'istituzione delle ultime otto strutture: Gela; Catania e Valle dell'Aci; Isole Eolie; Tindari; Himera, Solunto e Monte Iato; Kamarina e Cava D'Ispica; Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro; Lilibeo. Previsto, inoltre, l'accorpamento di "Morgantina e Villa Romana del Casale" e di "Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria".

Il progetto dei Parchi, fra gli obiettivi prioritari del governo regionale, era stato ideato e curato, fin nei minimi dettagli, dal compianto assessore Sebastiano Tusa, che aveva peraltro proposto degli accorpamenti minimi per impedire che alcuni siti archeologici finissero nell'abbandono a causa di esigue entrate dovute a un minore afflusso di visitatori. E sempre Tusa aveva firmato i decreti per l'istituzione del Parco archeologico della Villa Romana del Casale e, il 7 marzo scorso, del Parco archeologico di Leontinoi, con quello che fu il suo ultimo atto amministrativo.
«Dopo quasi un ventennio - evidenzia il governatore Musumeci - il mio Governo dà attuazione completa alla legge siciliana sui Parchi archeologici. Con questi decreti si dà protagonismo alle realtà locali, si responsabilizzano le classi dirigenti e si consente la tanto auspicata loro autonomia finanziaria».

Foto: Regione Siciliana

L'istituzione dei Parchi archeologici - che sono complessivamente 14 - ha come effetto che i proventi dei biglietti di ingresso restino nelle casse degli enti stessi e, quindi, con la possibilità di essere impiegati per la conservazione e la valorizzazione dei siti archeologici. Risorse, dunque, che rimangono sui territori, tutti rappresentati nei Comitati tecnico-scientifici da parte dei sindaci dei Comuni interessati. E' chiaro che all'interno dei Parchi potranno essere promosse iniziative finalizzate ad attrarre nuovi visitatori per non mummificare luoghi per troppo tempo fuori dai circuiti ufficiali dei beni culturali.
Con l'istituzione degli otto nuovi Parchi, e l'aggregazione di Pantelleria al Parco di Selinunte e di Morgantina al Parco della Villa del Casale, si conclude l'attuazione del sistema dei Parchi archeologici, una delle mission più significative del Governo Musumeci.

PARCHI GIA' ESISTENTI:

1) Parco archeologico di Agrigento
2) Parco archeologico di Naxos e Taormina
3) Parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa (a cui si accorpa Pantelleria)

PARCHI ISTITUITI DAL GOVERNO MUSUMECI:

1) Parco archeologico di Segesta
2) Parco archeologico della Villa Romana del Casale (a cui si accorpa Morgantina)
3) Parco archeologico di Leontinoi
4) Parco archeologico di Tindari
5) Parco archeologico di Gela
6) Parco archeologico di Catania e Valle dell'Aci
7) Parco archeologico delle Isole Eolie
8) Parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Jato
9) Parco archeologico di Kamarina e Cava D'Ispica
10) Parco archeologico di Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro
11) Parco archeologico di Lilibeo


Donne gratis nei musei siciliani per l'8 marzo

Musei gratis per le donne in Sicilia l'8 marzo. L'iniziativa, promossa dalla Regione, prevede l'ingresso libero in tutti i siti culturali dell'Isola. Per l'occasione, dal competente assessorato verranno organizzate anche mostre, visite guidate, eventi e iniziative a tema, mirati a sottolineare il rilievo culturale della Festa dedicata al gentil sesso.

Fra gli eventi programmati, al museo di Messina l'iniziativa "Posto occupato", progetto nazionale dedicato alle vittime della violenza di genere. Davanti al dipinto "La strage degli innocenti", del messinese Alonzo Rodriguez, verrà riservato un "posto occupato" per portare all'attenzione dei visitatori gli episodi di violenza proprio davanti a un prezioso quadro che descrive il fatto evangelico narrato dal pittore dove una donna arriva fino all'estremo sacrificio per proteggere i propri figli.

«Quello della violenza sulle donne - sottolinea il presidente della Regione Nello Musumeci - è un tema sul quale il mio governo non si vuole ricordare solo l'8 marzo, come se fosse solo un obbligo di calendario. Ecco perché, al di là delle iniziative messe in campo per questa giornata, abbiamo nel corso delle scorse settimane, attraverso l'assessorato alla Famiglia, finanziato trentuno nuovi sportelli d'ascolto per vittime di violenza e ventisei "Borse-lavoro". L'idea è quella di creare, da un lato, una rete capillare in tutta l'Isola per aiutare tantissime donne a compiere un gesto, quello della denuncia, al quale troppo spesso rinunciano proprio per mancanza di strutture adeguate, in grado di raccogliere il loro profondo disagio e, dall'altro, favorire il loro inserimento occupazionale in enti socio-assistenziali dell'Isola. Un'opportunità con l'obiettivo di sostenere un percorso mirato alla loro autonomia economica».

Tornando all'8 marzo, a Palazzo Abatellis, a Palermo, è in programma un evento che parla di restauro e di restauratrici: una scultura del Rinascimento presentata al pubblico dopo il restauro. Al 'Paolo Orsi' di Siracusa si terrà la manifestazione "Profili di donna", letture drammatizzate a cura dell'Accademia d'arte del dramma antico.
La Soprintendenza di Catania organizza, invece, "La donna nell'arte. Le arti per le donne", un momento per ricordare le conquiste sociali, economiche e politiche, ma anche le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono oggetto in tutte le parti del mondo.

Il Salinas di Palermo proporrà le giornate di studi "L'archeologia delle donne in Italia dal XX secolo al futuro", una serie di tavoli tematici dedicati alle donne in archeologia.

«Anche queste iniziative, assieme all'ingresso gratuito la prima domenica del mese e l'istituzione della tessera di fidelizzazione dei musei - dichiara l'assessore dei Beni culturali Sebastiano Tusa - costituiscono parte della campagna di sensibilizzazione messa in atto dal mio assessorato. Parlare di donne sotto la lente dell'arte, rappresenta la cifra dell'attenzione che la Regione Siciliana riserva al mondo femminile in questo particolare momento di recrudescenza del fenomeno della violenza. Fatti di cronaca - aggiunge Tusa - ci ricordano che siamo ancora lontani dal superamento di una questione del nostro tempo che sembra gettarci indietro verso il baratro dell'inciviltà. Il governo Musumeci vuole con le sue iniziative programmate per l'8 marzo in tutta l'Isola, dare senso e visibilità all'apporto della cultura per vincere una battaglia che deve vedere tutti i siciliani partecipi e protagonisti».


Sicilia. Dopo dieci anni ripartono importanti scavi archeologici

Buone notizie per l’archeologia siciliana. Dopo dieci anni ripartono nell’isola numerose campagne di scavo e di restauro in alcuni dei siti archeologici cosiddetti minori e non per importanza. La Regione Siciliana ha infatti finanziato ben otto cantieri che saranno attivi nelle province di Palermo, Catania, Agrigento, Messina, Trapani, Enna e Ragusa per un totale di 500 mila euro d’investimenti.

L’inverno, si sa, non è un periodo eccellente per cominciare campagna di scavo, allora, non appena le condizioni metereologiche lo permetteranno, si darà il via a tutti i lavori di scavo, manutenzione, restauro e conservazione che rientrano in questo grande progetto di rilancio per la Sicilia, grazie anche alla creazione di percorsi di visita ben strutturati che porteranno sicuramente enormi vantaggi a tutti coloro che da sempre scelgono la bella isola per approfondirne la storia e la sua millenaria cultura.

Le province scelte non sono casuali, le attività sono appositamente mirate vero zone che fino ad ora hanno ricevuto poche attenzioni e la cui magnificenza archeologica non è da meno rispetto ad altre zone più famose. Queste zone riceveranno finanziamenti per la ricerca e l’inclusione nei grandi circuiti del turismo archeologico.  Tra gli obiettivi dell’Assessorato ai Beni Culturali che vede Sebastiano Tusa alla dirigenza, c’è sicuramente quello di dare lustro al grande passato della regione attraverso programmi di studio già avviati e strutturati che consentiranno alla terra siciliana di riportare in patria molti studiosi e curiosi che sono andati via e garantendo sempre quella tradizione scientifica indispensabile per lo studio del nostro passato.

«Negli ultimi anni - aggiunge l'assessore Sebastiano Tusa - le attività di ricerca e di scavo archeologico in Sicilia sono state condotte principalmente dalle Università italiane e straniere. Le professionalità e le capacità dell'assessorato dei Beni culturali sono state, a causa di una inaccettabile miopia politica, mortificate e relegate a un semplice esercizio di controllo e sorveglianza. Non è pensabile che le Soprintendenze siciliane, strutture dotate di eccellenti archeologi e tecnici, non avessero la possibilità di continuare attività che ci hanno reso famosi nel mondo».

Sicilia Sebastiano Tusa

Conosciamo nel dettaglio le zone interessate da questo grande intervento di rilancio.

A Palermo, all'interno del complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti, riprendono i lavori per lo studio e la comprensione dell'edificio preesistente e la realizzazione di nuove modalità di fruizione

A Ramacca, in provincia di Catania, partirà la pulitura dei mosaici, il ripristino, restauro e la messa in sicurezza della Villa romana con le terme annesse di contrada Castellitto. Si tratta di un sito archeologico  in aperta campagna e in passato spesso oggetto di saccheggi. La necessità è quella di mettere sotto controllo l’area e tutelare i resti archeologici.  E sempre nel territorio etneo, in contrada Rocchicella-Palikè, riprenderanno  i lavori di ripristino, dopo le alluvioni delle ultime settimane, operazioni di scavo e rilievo delle presenze archeologiche.

A Sant'Angelo Muxaro - in località "Monte Mpisu" - nell'agrigentino, si completerà lo scavo della necropoli e grazie all'utilizzo di droni verrà realizzato un documentario divulgativo.  Il sito, già oggetto di indagini e ricerche durante gli anni ’70, ospitava capanne circolari in uso per tutta l’età neolitica e necropoli con tombe a pozzetto. Ripresa dei lavori anche a "Monte Castello", dove le strutture del castello medievale si sono impiantate su strati preistorici e greci e la cui straordinaria stratificazione archeologica è documentata dal Neolitico fino all'età rinascimentale, con ritrovamenti di preziosi materiali tra cui ori, pietre pregiate, monete, metalli, ceramiche a lustro.

A Pantelleria, in provincia di Trapani, partirà lo scavo, il rilievo e lo studio di Mursia, il villaggio preistorico costituito da capanne e con la necropoli costituita dai Sesi con uno studio specialistico anche sugli inumati e gli eventuali corredi funerari annessi. E una grande risistemazione dell’area archeologica per la fruizione.

In contrada Gerace, nell'ennese, all'interno della Villa romana scoperta venticinque anni fa e costituita da una dozzina di ambienti dotati di pregevoli pavimenti mosaicati, sono previsti, in una prima fase, il restauro conservativo dei mosaici già messi in luce, la copertura provvisoria degli ambienti, la pulizia dell'intera area, nonché la realizzazione di percorsi di visita e supporti didattici. La Villa - costruita nel tardo IV secolo d.C. da Philippianus, al cui nome si riferiscono i bolli rinvenuti su ben 99 laterizi - presenta mosaici policromi con tessere di colore rosso, viola, giallo, stilisticamente molto simili a quelli della Villa del Casale di Piazza Armerina. Presenti anche le terme che smettono di essere utilizzate dopo il disastroso incendio che le colpì nel V secolo.

Nel ragusano, a Giarratana, in una villa romana di notevole estensione e databile al III secolo d. C, verranno effettuati lavori di scavo su aree non ancora messe completamente in luce per evidenziarne i pavimenti musivi. Precedenti attività avevano portato allo scavo del peristilio di cui si conoscono anche sette ambienti. Inoltre, verrà resa fruibile l’area con la sistemazione di passerelle e supporti didattici. In passato gli archeologi avevano ritrovato pregevoli mosaici geometrici policromi con schemi decorativi simili a quelli di Piazza Armerina, di Patti e a quelli del nord Africa.

A Milazzo, in provincia di Messina, infine, partiranno nuovi scavi archeologici nella necropoli greca dell'antica Mylai (VI-IV secolo avanti Cristo). I lavori saranno finalizzati all'esplorazione completa dell'area e al recupero accurato dei corredi per la musealizzazione dei reperti nell'Antiquarium archeologico. Lavori di sbancamento effettuati nel passato nella città mamertina, finalizzati alla realizzazione di un parcheggio, hanno riportato alla luce un lembo dell'ampia necropoli greca (VI-IV secolo avanti Cristo) dell'antica Mylai. Sono state messe in luce centinaia di sepolture databili dal VI al IV secolo a.C. e vari segmenti della viabilità interna. Le sepolture hanno sempre restituito oggetti di corredo di eccezionale interesse, sia di produzione locale che di importazione. Ceramica attica a figure nere, manufatti anche di pregio, ceramica calcidese a bande, ceramica da fuoco e da trasporto sono solo alcuni dei reperti recuperati.