Due neonati, stazionamento in Beringia e popolamento delle Americhe

26 Ottobre 2015
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La Beringia, il ponte di terra che univa Siberia e Alaska, diede vita ai primi coloni dell'Emisfero Occidentale, anche se la caratterizzazione genetica di quelle popolazioni è sempre rimasta oscura. Ora si è decifrato il materiale genetico da due neonati di 11.500 anni fa, seppelliti insieme nel campo di Upward Sun River in Alaska. Questi sono successivi la fine della colonizzazione di pochi millenni appena.
I dati rilevati nello studio suggeriscono una maggiore diversità genetica nella prima Beringia rispetto ad oggi, e supporterebbero il modello della fermata in Beringia (Beringian standstill model), per il quale i Nativi Americani discenderebbero da popolazioni asiatiche che si sarebbero fermate in Beringia per un massimo di diecimila anni, per poi spostarsi rapidamente nelle Americhe attorno ai 15 mila anni fa almeno.
In otto siti esaminati si sono ritrovate poi tutte le principali discendenze di Nativi Americani, che indicano la presenza di questi nella prima popolazione in Beringia.
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I più antichi moderni umani in Cina riscrivono la storia della nostra specie

14 Ottobre 2015
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I resti dei moderni umani più antichi sono stati ritrovati in Cina: la scoperta è di grande importanza anche perché testimonia la migrazione fuori dall'Africa decine di migliaia di anni prima di quanto ritenuto.
Il ritrovamento comprende 47 denti datati tra gli 80 mila e fino a 120 mila anni fa, ritrovati nella Grotta di Fuyan presso la città di Daoxian nella provincia di Hunan nella Cina meridionale. La datazione non è stata effettuata in base al radiocarbonio, ma sulla base dell'analisi dei depositi: il pavimento in calcite ha sigillato i resti, come una tomba, e le stalagmiti al di sopra dello stesso sono state datate a 80 mila anni fa. I resti di animali ritrovati sono coerenti con la datazione.
Si tratta dei primi Homo Sapiens con morfologia moderna, al di fuori dell'Africa. I resti ritrovati nel Levante, a Qafzeh e Skhul in Israele, presenterebbero datazioni simili ma pure caratteristiche primitive, non pienamente moderne, e sarebbero considerate come un tentativo fallito di dispersione. Sarebbe stato dunque l'Oriente asiatico ad essere colonizzato per primo, tra i 30 e i 70 mila anni prima che l'Europa, dove la presenza dei primi moderni umani è attestata attorno ai 45 mila anni fa.
Questi dati cambiano quanto finora noto e aprono nuovi interrogativi sulla nostra specie e sulla dispersione umana fuori dall'Africa. Gli studiosi pensano che a quell'epoca i Neanderthal costituissero una barriera alla presenza dei moderni umani in Europa, fino al momento in cui il loro numero cominciò a diminuire.  Ovviamente non si esclude la possibilità di numerose migrazioni fuori dall'Africa, nel corso dei millenni. Il team di studiosi programma l'estrazione del DNA dai denti ritrovati a Daoxian.
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Stati Uniti: strumenti litici di diecimila anni fa da Seattle

11 - 13 Settembre 2015
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Strumenti litici di diecimila anni fa sono stati ritrovati a Seattle: quattromila reperti tra schegge in pietra, raschietti, punteruoli e punte di lancia. Il sito si trova sulle rive del Bear Creek, affluente del fiume Sammamish.
Le analisi iniziali sono state pubblicate dagli studiosi sul periodico PaleoAmerica.
Link: The Seattle Times; Archaeology News Network via Associated Press
Lo stato di Washington, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Usa edcp location map.svg (by Uwe Dedering). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  USA Hawaii location map.svg (by NordNordWest). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Canada location map.svg (by Yug).)


Il bisonte: re della foresta o specie in fuga?

11 - 27 Febbraio 2015

Bisonte europeo. Foto di R. Kowalczyk
Bisonte europeo. Foto di R. Kowalczyk

In tempi preistorici il bisonte preferiva abitare in spazi aperti, non solo foreste - questo quanto provato da scienziati polacchi e tedeschi, dopo aver analizzato i resti ossei del più antico bisonte europeo (bison bonasus) e di altri grandi ungulati come l'alce, la renna e l'estinto uro. La scoperta è importante per la conservazione e la gestione delle moderne popolazioni della specie, precedentemente ristabilite negli ambienti forestali. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nella rivista online PLOS One.
Rafał Kowalczyk ed Emilia Hofman-Kamińska dal Mammal Research Institute PAS, misurano e prendono campioni dal teschio di un bisonte nello Zoological Museum dell'Università di Lund. Foto di T. Kamiński
Rafał Kowalczyk ed Emilia Hofman-Kamińska dal Mammal Research Institute PAS, misurano e prendono campioni dal teschio di un bisonte nello Zoological Museum dell'Università di Lund. Foto di T. Kamiński

L'analisi dimostra che i bisonti preferivano spazi aperti, e che la loro dieta era mista e comprendeva vegetazione erbosa, rami di alberi e cespugli, e licheni. Dopo l'estinzione in Europa, avvenuta nel ventesimo secolo, le popolazioni selvagge sono state ristabilite a partire da esemplari preservati in mandrie chiuse. La popolazione mondiale allo stato brado ammonta al momento a tremila unità, distribuite nelle aree forestali dell'Europa Centrale e Orientale.
Il Prof. Kowalczyk, uno degli autori dello studio, spiega che ci sono segni, tuttavia, che mostrano che l'ambiente forestale non è ottimale per i bisonti: in inverno infatti questo non riesce a produrre cibo a sufficienza per le popolazioni dei grandi erbivori. Per sopravvivere durante gli inverni più nevosi e rigidi, l'animale ha bisogno dell'aiuto dell'uomo, o di trasferirsi in aree aperte, dove causa danni alle coltivazioni agricole. Spazi aperti come pascoli e valli fluviali producono invece grandi quantità di cibo durante l'anno, garantendo la sopravvivenza del bisonte anche senza l'intervento dell'uomo. Tuttavia, la maggior parte dei programmi di conservazione parte dall'assunto che l'animale sia adattato a vivere nelle foreste, al contrario del bisonte americano. Il professore nota che il problema andrebbe invece ricercato nel passato: era davvero la foresta l'ambiente preferito dell'animale, o era quello un ambiente dove questo era costretto a vivere, a causa della scomparsa dell'habitat o dell'occupazione umana dello stesso, a fini agricoli?
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Il bisonte è il più grande mammifero selvaggio in Europa. Foto di R. Kowalczyk

[Dall'Abstract:] Secondo il concetto di specie rifugiata, la crescente sostituzione della steppa da parte delle foreste dopo l'ultima glaciazione e la pressione umana hanno forzato il bisonte europeo (Bison bonasus) - il più grande mammifero terrestre d'Europa - a spostarsi nelle foreste come habitat rifugio. La conseguente diminuita salute e la densità della popolazione hanno condotto a una graduale estinzione della specie. La comprensione dell'ecologia precedente la condizione di fuga può aiutare nella sua conservazione e a garantire la sua sopravvivenza a lungo termine. [...] Lo studio ha esaminato i resti del bisonte europeo e di altri grandi erbivori, come gli uri (Bos primigenius), le alci (Alces alces) e le renne (Rangifer tarandus), dal primo Olocene dell'Europa del Nord, per ricostruire la loro dieta abituale e i pattern di utilizzo dell'habitat in condizioni di bassa influenza umana. [...] I risultati mostrano che i grandi ungulati evitavano la competizione selezionando habitat diversi e differenti fonti di cibo, all'interno di ambienti simili. Anche se il bisonte del primo Olocene e il bisonte della steppa del Tardo Pleistocene utilizzavano habitat aperti, le loro diete erano diverse in modo significativo. Analisi ulteriori dimostrano che le moderne popolazioni di bisonte europeo utilizzano gli habitat delle foreste molto più del bisonte del primo Olocene, supportando la tesi dello status di specie rifugiata.
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Lo studio "European Bison as a Refugee Species? Evidence from Isotopic Data on Early Holocene Bison and Other Large Herbivores in Northern Europe", di Hervé Bocherens, Emilia Hofman-Kamińska,  Dorothée G. Drucker, Ulrich Schmölcke, Rafał Kowalczyk, è stato pubblicato su PLOS One.
Bisonti che si nutrono nelle aree aperte ai bordi della Foresta di Bialowieża. Foto di T. Kamiński
Bisonti che si nutrono nelle aree aperte ai bordi della Foresta di Bialowieża. Foto di T. Kamiński

Link: PLOS One; PAP - Science & Scholarship in Poland
Foto da PAP, come da didascalia, con l'eccezione della Figura 1, che mostra la localizzazione dei resti ossei analizzati del Primo Olocene per le specie di Bison bonasus, Bos primigenius, Alces alces e Rangifer tarandus, nel Nord Europa. Da PLOS One, © 2015 Bocherens et al, Creative Commons Attribution License.


Preistoria: le migrazioni umane dall'Africa in Arabia sulla base del clima

26 Gennaio - 21 Febbraio 2015
Una nuova ricerca presenta dei possibili varchi temporali per la migrazione umana dall'Africa verso l'Arabia nel tardo Pleistocene. Durante questi periodi di tempo, la situazione climatica in Arabia mostrava un incremento delle precipitazioni, maggiore disponibilità di acqua dolce e sviluppo regionale della vegetazione.
Attualmente, vi sono due teorie al riguardo: una suppone la migrazione dall'Africa verso l'Asia meridionale attraverso l'Arabia, tra i 50 mila e i 60 mila anni fa; l'altra considera una dispersione verso l'Arabia di molto precedente, tra i 75 mila e i 130 mila anni fa, in fasi successive.
Lo studio "Alluvial fan records from southeast Arabia reveal multiple windows for human dispersal", di Ash PartonAndrew R. FarrantMelanie J. LengMatt W. TelferHuw S. GroucuttMichael D. Petraglia Adrian G. Parker, è stato pubblicato su Geology.
Link: Geology; The Geological Society of AmericaPast Horizons; Science Daily; The Daily Mail


La grande diversità genetica dell'Homo Sapiens in Africa

19 Febbraio 2015
I frammenti di un teschio risalente a 22 mila anni fa, e proveniente da Lukenya Hill, in Kenya, dimostrano come gli Homo Sapiens presenti in Africa in quell'epoca potessero essere anche estremamente diversi.
Teschi di questo tipo per il Tardo Pleistocene sono rari, perché poche sepolture di quell'epoca sono emerse. Quello in questione dimostra una diversità originale che si è andata perdendo. Ancora oggi i moderni Africani hanno una diversità genetica maggiore che in altre popolazioni.
Lo studio "Late Pleistocene age and archaeological context for the hominin calvaria from GvJm-22 (Lukenya Hill, Kenya)", di Christian A. TryonIsabelle CrevecoeurJ. Tyler Faith,Ravid EkshtainJoelle NivensDavid PattersonEmma N. Mbua, e Fred Spoor, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States.
Link: Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States; Live Science