L’istantaneo e impulsivo rituale di Simone Mussat Sartor

Simone Mussat Sartor ci accompagna all’interno dei suoi tre progetti esposti dalla galleria Alberto Peola (Torino) al The Phair di Torino: Ss129, Cloud (2018) e Gambe (2011-in corso). I tre lavori riverberano in pieno lo spirito del fotografo che lui stesso pone tra virgolette. Lo strumento utilizzato è sempre un iPhone, che, di fatto, a centottant’anni dalla nascita della fotografia (complici in positivo anche le Polaroid) è ormai diventato il simbolo della fotografia istantanea e ‘a portata di tutti’.

La sua arte è istintiva, impulsiva, con scatti spesso in movimento. Le sequenze riprodotte si agganciano ad altre sequenze con ciclicità e continuità, il cui atto ripetuto per l’artista torinese classe 1972 porta a contrassegnare la fotografia come un rituale.

Fotografo solo con il telefono. Non sono un fotografo, non saprei neanche usarla una macchina fotografica; utilizzo uno strumento che ormai è fotografico a tutti gli effetti, con un’inquadratura più o meno simile perché non mi interessa l’ossessione del cavalletto.

Nel progetto Same Place Project (lo stesso luogo, nel quale confluiscono Ss129 e Cloud) utilizzo la fotografia come mezzo per comunicare un concetto, un mio punto di vista, ovvero quello di rimanere sullo stesso posto, che può essere una stessa piazza, una stessa strada o una stessa città e, attraverso lo strumento fotografico, mostrare come passa il tempo, come cambiano le situazioni e quello che succede: non sono io a muovermi ma ciò che sta attorno”.

Simone Mussat Sartor Same Place Project
Simone Mussat Sartor. Cloud (2018). Same Place Project. 25 fotografie, cm 108x133

 

 

Ss129: 90 cancelli in ripresi frontalmente dalla stessa statale, dietro ai quali si aprono strade sterrate, uniti in una ripetitività sempre diversa che permette di cogliere dettagli altrimenti non percepibili.

Ss129 è una statale sarda che unisce Nuoro a Oristano, nella quale io ho fotografato un centinaio di cancelli che hanno come sfondo il mare, le montagne, il cielo e svariati paesaggi perché mi interessa mostrare un aspetto non sempre così evidente; quello, ad esempio, di una strada statale lungo la quale lo sguardo di chi guida solitamente non percepisce un paesaggio differente”.

Simone Mussat Sartor Same Place Project
Simone Mussat Sartor. Cloud (2018). Same Place Project. 25 fotografie, cm 108x133

Cloud: Copenaghen, Louisiana Museum of Modern Art. L’opera è una “nuvola” nera di microfoni, riprodotta in 25 scatti fotografici, attorno alla quale si muovono solo i passi dei visitatori accompagnati dal variare della luce.

L’opera è di un’artista indiana; questo ammasso di microfoni l’ho trovato molto interessante come figura e mi sono fermato due ore a fare una serie di fotografie, come molte volte mi capita.

In questo caso l’opera, stando immobile, interagisce sia con il tempo ma anche con lo spazio e con le persone che si muovono attorno ad essa”.

Simone Mussat Sartor Same Place Project
Simone Mussat Sartor. Gambe (2011-on going). Fotografia, cm 26,5x26,5

Gambe: un’enciclopedia tutt’ora in continuo aggiornamento di gambe di donne in movimento riprese quasi sempre nell’atto di allungare il passo. Ritagli affiancati in formato quadrato che generano un senso di movimento e istantaneità a chi li osserva; quasi un’opera futurista. Dalla piccola cittadina Torinese al mondo intero.

Gambe è progetto iniziato per me da quando esiste l’iPhone, ovvero dal 2008. Ho iniziato come mi capita spesso per caso a fotografare gambe in giro per Torino, la città in cui vivo. Adesso ho 4000 scatti di archivio di gambe fotografate ovunque in ogni parte del mondo.

Trovo molto interessante l’aspetto ‘democratico’ delle gambe: non c’entra niente la bellezza tout court che noi conosciamo bene perché delle gambe che camminano sono sempre belle. Ed è questo il motore generatore che mi spinge a fare questa cosa, un po’ voyeuristica forse, ma alla fine il mio è un omaggio”.

Presso la Galleria Alberto Peola Arte Contemporanea (Via della Rocca 29, Torino – www.albertopeola.com) fino al 18 maggio è visitabile la mostra Memorie private di Simone Mussat Sartor, venti abbinamenti di tre istantanee che hanno come soggetti invariabili Zoe, Nina e Phoebe – 10, 17 e 7 anni, le figlie dell’autore. A cura di Marco Rainò.


Fo.To. – Fotografia a Torino: un mese e quasi cento mostre fotografiche

Sulle prime pagine del programma di Fo.To., novantuno numerini rossi sulla pianta di Torino accompagnano dal 3 maggio fino al 16 giugno un pubblico di amatori, appassionati ma anche di professionisti e collezionisti, verso un itinerario di mostre fotografiche che si snoda dal centro alle periferie, dalle grandi fondazioni alle piccole associazioni, passando per biblioteche e studi fotografici indipendenti (il fitto palinsesto è consultabile al link: www.fotografi-a-torino.it).

Fo.To. fotografia Torino
Giuseppe Scellato, Vezo, gli ultimi pescatori nomadi del Madagascar (Phlibero Aps)

La kermessenon vuole essere un progetto esclusivo, di un unico curatore, ma di tanti. È un progetto di forte valenza ‘anarchica’; in questa rassegna non ci sono persone che stabiliscono cosa sia o cosa non sia la fotografia” commenta Andrea Busto, direttore del Museo Ettore Fico, organizzatore del progetto.

Dopo il grande successo della prima edizione (100.000 visitatori per 81 sedi), quest’anno sono 91 le realtà coinvolte nell’ecclettico progetto.

Michele Pellegrino, Persone (Spazio Don Chisciotte)

Fo.To. vuole proprio contraddistinguersi per la sua volontà di dare voce a qualunque realtà che si occupi di fotografia, creando così una rete cittadina all’interno della quale sono annodate mostre indipendenti per orari, tematiche e allestimenti (e una Notte Bianca, l’11 maggio, con aperture straordinarie fino a tarda ora)

A trent’anni dalla Biennale Internazionale di Fotografia a Torino, Fo.To. offre un interessante spunto di riflessione su cosa sia la fotografia di oggi. Le ‘cinquanta sfumature di grigio’ esistono ancora, così come i canoni della Fotografia; tuttavia la fotografia oggi è anche Instagram, perché, in fondo, ognuno di noi ha in tasca una macchina fotografica che può anche telefonare.

Valeria Sangiorgi, Narrazioni (CSA Farm Gallery)

Un forte passo verso l’’emancipazione’ dall’appuntamento autunnale di Contemporary Art Torino Piemonte, soprattutto con l’inaugurazione dell’innovativa The Phair (Photography-fair - fiera della fotografia), in scena all’ex Borsa Valori.

Andrea Busto, Direttore del Museo Ettore Fico, ha anche risposto ad alcune domande per ClassiCult.

Come nasce l’idea ‘anarchica’ di Fo.To.?

L’idea nasce fondamentalmente dal fatto che la fotografia permette l’utilizzo di mezzi espressivi molto diversi. Di conseguenza, ci sono anche modi di intendere la fotografia, pensieri diversi di leggere la fotografia, di realizzarla, di fare critica e di esporla. Per cui mi è sembrato questo un modo completamente “libero” che non mi sembrava il caso di incastrare all’interno di alcun paletto, decidendo quindi di lasciare un programma libero, una proposta libera. È diventata così una kermesse, un festival, una rassegna, chiamiamolo come lo si vuole, ma libero. Ed è per questo che la risposta è stata enorme: 91 partecipazioni in città, che per me è un gran successo. E Vedendo la qualità delle fotografie esposte, ci sono anche delle mostre di altissimo livello.

Talvolta si rischia con il passare degli anni e l’affluenza maggiore di alterare lo spirito delle prime edizioni. Qualche anticipazione sulle rassegne future?

Un progetto vincente è un progetto che si evolve, quindi sicuramente ci saranno delle novità per l’anno prossimo, non posso ancora anticiparle, ma ci sono dei progetti molto forti, anche di internazionalizzare questa kermesse, quindi non lasciarla soltanto a Torino ma farla uscire. Questa settimana ho degli appuntamenti con dei curatori di altre fiere, kermesse e altri festival, non solo europei ma anche extraeuropei.

Fo.To. fotografia Torino
Lina Fucà, Daniele Gaglianone, Paolo Leonardo, Solo da bambini (Fondazione Merz)