Concluso restauro del Chiostro del Capitolo della Certosa di Calci [Gallery]

CONCLUSO IL RESTAURO DEL CHIOSTRO DEL CAPITOLO DELLA CERTOSA DI CALCI (PI) ”LUOGO DEL CUORE” DEL FAI

Il Chiostro dopo il restauro ©CertosadiCalci-MiBACT

Sono terminati i lavori di restauro che hanno interessato le superfici decorate e gli elementi lapidei del Chiostro del Capitolo della Certosa di Calci, bene classificato al secondo posto nella settima edizione de “I Luoghi del Cuore”. Grazie all’impegno della Delegazione FAI di Pisa, che ha spinto l’idea di candidare la Certosa al censimento e ha sollecitato la nascita del Comitato per salvare la Certosa - costituitosi per l’occasione e diventato poi associazione permanente di volontariato dedicata al monumento, come Amici della Certosa - 92.259 persone nel 2014 hanno infatti dimostrato il legame e l’attenzione nei confronti della Certosa di Calci votandola al censimento dei luoghi italiani da non dimenticare promosso dal FAI – Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

Grazie a questo importante risultato la Certosa ha potuto beneficiare di un contributo di 50.000 euro che, in accordo con il Polo Museale della Toscana, è stato destinato al recupero del quattrocentesco Chiostro del Capitolo. La straordinaria mobilitazione attivata grazie al censimento, come sempre più spesso accade con “I Luoghi del Cuore”, ha innescato un processo virtuoso di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, favorendo il successivo stanziamento da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo di due finanziamenti per il recupero delle coperture del complesso su progetto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Pisa e Livorno, a cui seguirà un secondo lotto di lavori per un importo di 2.100.000 euro.

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Il contributo “I Luoghi del Cuore” ha permesso il recupero globale del Chiostro del Capitolo, che costituisce un luogo fondamentale di ogni visita in Certosa, perché punto di collegamento fra il chiostro grande e il refettorio. Fondata nel 1366 con il contributo decisivo di molti benefattori, la Certosa ha avuto nei secoli un ruolo determinante nell’economia del territorio, nel quale governava ampi terreni coltivabili offrendo lavoro ad artigiani, contadini, allevatori e a schiere di muratori, falegnami, fabbri, stuccatori, pittori e architetti.
Il Chiostro del Capitolo è il più antico dei tre chiostri della Certosa: fu costruito intorno al 1471 da Lorenzo di Salvatore di Settignano, a cui si devono anche le due finestre a croce che si aprono nella parete della Cappella del Colloquio; nel 1608 fu dotato, al centro dello spazio claustrale, del pozzo di forma ottagonale con un architrave retto da due colonne e sormontato da una croce, opera del carrarino Orazio Bergamini.

L’intervento più affascinante ha riguardato il ritrovamento, sotto alcuni strati di coloriture, di quanto resta degli affreschi che decoravano la perduta Cappella della Annunziata, realizzata agli inizi del Settecento nel braccio sud del chiostro e decorata, a opera del pittore fiorentino Pietro Giarrè intorno al 1775, con figure di Profeti dipinte a chiaroscuro, di angeli nelle volte e finte cornici sulle pareti dai tenui colori rosati. Nel 1914, con l’intento di riportare il chiostro al suo assetto originario, furono demolite le tamponature – ovvero le murature costruite a chiusura dello spazio esistente - tra le colonne dove erano presenti due profeti del Giarrè, riaperte le arcate e ‘nascoste’, sotto vari strati di colore, le decorazioni rimaste nelle volte e sulla parete verso il refettorio.
Una volta effettuato il descialbo, cioè l’asportazione dei vari strati di colore che nel tempo erano stati soprammessi, la superficie pittorica è stata oggetto di consolidamento, di stuccature e micro stuccature delle lesioni, di un’accurata pulitura oltre che di interventi di ritocco puntuale sulle figure e di armonizzazione delle coloriture sulle zone dove il disegno della decorazione non era più chiaramente leggibile. Grazie a saggi stratigrafici è stata inoltre ritrovata l’originale cromia delle superfici non decorate delle pareti e delle volte; sono stati effettuati interventi di consolidamento e stuccatura, soprattutto delle volte dove maggiore era il degrado, e l’intero chiostro è stato restituito a una lettura che ha messo in evidenza l’eleganza della sua architettura. I capitelli e le colonne in pietra, grazie alla pulitura, hanno riacquistato la loro tonalità originale e messo in risalto anche la sostituzione novecentesca di alcuni elementi. L’intervento è stato eseguito dalla Ditta Laura Lucioli di Firenze. È stato infine possibile estendere il restauro anche alla pavimentazione dello spazio del chiostro scoperto, in mattonelle di cotto solcato da scolatoi in pietra, e al pozzo in marmo che nel 1681 fu innalzato sulla cisterna a opera di Orazio Bergamini. Inoltre le superfici in marmo, interessate da estese formazioni di alghe, sono state disinfestate e trattate con biocida mentre sono state revisionate o sostituite le stuccature risalenti a restauri pregressi. È stato infine necessario provvedere alla sostituzione delle sfere sommitali il cui stato di degrado è risultato particolarmente grave. L’intervento è stato effettuato dalla Ditta Massimo Moretti di Lucca.

Il censimento “I Luoghi del Cuore”
Dar voce alle segnalazioni dei beni più amati in Italia per assicurarne il futuro è lo scopo de I Luoghi del Cuore, il censimento promosso dal FAI in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Il progetto, lanciato nel 2003, si svolge ogni due anni e si propone di coinvolgere concretamente tutta la popolazione e di contribuire alla sensibilizzazione sul valore del nostro Patrimonio. Attraverso il censimento, il FAI sollecita le istituzioni locali e nazionali competenti affinché mettano a disposizione le forze per salvaguardare i luoghi cari ai cittadini; ma il censimento è anche il mezzo per intervenire direttamente, laddove possibile, nel recupero di alcuni beni votati. I Luoghi del Cuore, dal 2003 a oggi, ha permesso di varare interventi a favore di 92 luoghi grazie alla fattiva collaborazione tra FAI e istituzioni. Ancora più numerosi sono gli effetti virtuosi innescati dell’iniziativa, che hanno portato al recupero di beni grazie alla mobilitazione di pubbliche amministrazioni e privati cittadini.
A novembre 2016 si è conclusa l’ottava edizione del censimento e il 24 febbraio 2017 ne sono stati annunciati i risultati. Nel mese di novembre 2017 sono stati annunciati i 24 luoghi selezionati nell’ambito delle Linee Guida che saranno oggetto di intervento.
Per informazioni: www.iluoghidelcuore.it

Certosa di Calci (PI), 20 gennaio 2018.

Il FAI è una Fondazione nazionale senza scopo di lucro nata nel 1975 per promuovere una cultura di rispetto della natura, dell’arte e delle tradizioni d’Italia e tutelare un patrimonio che è parte delle nostre radici e della nostra identità. Da oltre trent’anni il FAI ha salvato, restaurato e aperto al pubblico importanti testimonianze del patrimonio artistico e naturalistico italiano grazie al generoso aiuto di moltissimi cittadini e aziende.

In linea con il principio di responsabilità sociale, Intesa Sanpaolo condivide con il FAI i valori del progetto “I Luoghi del Cuore” volto alla piena valorizzazione e a un compiuto apprezzamento della bellezza e dell’unicità del nostro Paese attraverso la sensibilizzazione degli italiani sul valore del loro patrimonio artistico e ambientale.

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone; tutte le foto ©CertosadiCalci-MiBACT


Recuperata bolla papale "Singularis Romanorum Pontificum"

Firenze: i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale recuperano una bolla papale emessa nel 1822 da Papa Pio VII rubata a Massa (MS) presso l’Archivio Diocesano

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze hanno recuperato una bolla papale intitolata «Singularis Romanorum Pontificum» con cui, nel febbraio 1822, veniva eretta la Diocesi di Massa Ducale, rubata dagli archivi Diocesani di Massa in epoca imprecisata. Il valore del bene, trentadue pagine in pergamena e sigillo plumbeo, è stimato in quindicimila euro.
Nel febbraio 2016, il Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Massa denunciava al Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze che, a seguito d’inventario, riscontrava l’ammanco del pregevole documento.
L’Archivio storico Diocesano massese è custode di numerosi atti provenienti da:
- Vescovo e Curia Vescovile (dal 1822);
- Capitolo della Cattedrale (dal 1629);
- archivi storici delle Parrocchie di Massa e Carrara.
A seguito della denuncia, sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa, sono state condotte mirate indagini negli ambienti antiquari e tra gli appassionati del settore, attività che hanno consentito di rintracciare la bolla papale presso un collezionista residente nella provincia di La Spezia che, nel 1996, l’aveva acquistata in buona fede a Genova presso una nota libreria antiquaria.
Sono in corso ulteriori attività investigative per ricostruire i passaggi della Bolla Papale, dal momento del furto sino al suo ritrovamento.
La riconsegna del bene è avvenuta alle ore 11.00 di sabato 18 febbraio 2017 presso la Curia Vescovile di Massa, via Francesco Maria Zoppi n.14, alla presenza del Vescovo, S.E. Mons. Giovanni Santucci, e delle Autorità locali.
Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone

Arcidosso: inaugurazione del Museo di Arte e Cultura Orientale

Cultura è Evoluzione

Inaugurazione del

Museo di Arte e Cultura Orientale

Comune di Arcidosso

Sabato 10 Dicembre 2016

Dalle ore 9,30

Castello Aldobrandesco

Palazzo della Cancelleria

Piazza del Castello, 1

Arcidosso (GR)

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Mostra "Arturo Dazzi 1881-1966, Roma - Carrara - Forte dei Marmi"

ARTURO DAZZI 1881 - 1966

Roma - Carrara - Forte dei Marmi
a cura di Anna Vittoria Laghi

Musei di Villa Torlonia, Casino dei Principi, Roma
16 ottobre 2016 – 29 gennaio 2017

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A cinquant’anni dalla scomparsa di Arturo Dazzi (1881-1966), la Fondazione Villa Bertelli, il Comune di Forte dei Marmi e il Comune di Carrara organizzano una mostra dedicata allo scultore toscano, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Fregiata della Medaglia del Presidente della Repubblica, con il patrocinio del Senato della Repubblica, del MIUR – Ministero dell’Istruzione e della Ricerca, del MIBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Toscana, l’esposizione prenderà il via il prossimo 16 ottobre 2016 e si terrà nel Casino dei Principi di Villa Torlonia, a Roma, fino al 29 gennaio 2017.

La mostra “Arturo Dazzi 1881 - 1966, Roma - Carrara - Forte dei Marmi, curata da Anna Vittoria Laghi, racconta l’artista attraverso i legami privilegiati che instaura e coltiva nell’arco della sua vita con tre città italiane: Carrara, città natale e della formazione, Roma alla quale l’artista dovrà popolarità e successo e Forte dei Marmi, il buen retiro dove l’esponente di spicco del nuovo classicismo scultoreo del ‘900, lavorerà ad alcune tra le sue più importanti opere monumentali e dove, infine, si scoprirà pittore ( “La Versilia che mi fece diventare pittore”, aveva scritto Dazzi nell’auto-presentazione della Quadriennale Romana del 1935).

Tra le tre città, sarà dunque proprio la Capitale ad ospitare la mostra con cui la Fondazione Villa Bertelli desidera riportare all’attenzione nazionale una collezione di opere oggi custodite in Toscana e parte della produzione più intima e privata di Dazzi.

Il Casino dei Principi di Villa Torlonia aprirà le porte a circa 60 opere dell’artista, tra sculture, gessi, dipinti e disegni: alcune provenienti da Carrara dalle collezioni dell’Accademia di Belle Arti e da quella della Fondazione Cassa di Risparmio, altre in prestito dagli eredi Dazzi. Il nucleo principale dell’esposizione, invece, è di proprietà del Comune di Forte dei Marmi, a cui le opere sono state donate nel 1987 dalla vedova Dazzi.

A Roma sono molte le opere di Dazzi che si conservano già in collezioni pubbliche e private o si ammirano per la città: dal gruppo bronzeo de I Costruttori del 1907 alla statua del Cardinal De Luca al Palazzaccio, arrivando alla Stele a Marconi, il grande obelisco dell’Eur, passando prima però per una serie di opere eseguite fra il 1922 e il 1930, tra cui Antonella, Sogno di Bimba e Cavallino, in esposizione alla GNAM e alla GAM.

Fino al 29 gennaio 2017, tra le opere esposte nei Musei di Villa Torlonia, direttamente dalla Donazione Dazzi di Forte dei Marmi, sarà possibile ammirare il gesso dell’Adolescente, scultura esposta alla mostra sull’arte italiana a Berna del 1938, che ritrae una fanciulla nuda a figura intera: una Venere Pudica interpretata con la più sincera e genuina umanità in un modellato tenero e sensuale che diviene oggi immagine simbolo della mostra. A questo gesso si affianca il modello originale del Cavallino, la celebre scultura che Dazzi espose nella Biennale di Venezia del 1928 nella sala a lui dedicata e che rappresenta in maniera esemplare la grande capacità di ritrarre “le bellezze della natura” con una sorprendente perfezione anatomica. Il pubblico romano, inoltre, potrà per la prima volta godere di parte di quei modelli e di quei disegni preparatori della Stele, ultima e grandiosa opera che Dazzi realizzerà scegliendo, nonostante l’età, di reinventarsi un nuovo linguaggio, scabro, moderno ed essenziale.

L’esposizione, “unica nel suo genere”, come sottolinea la curatrice, ripercorre le tappe della vita dell’artista attraverso opere e documenti che escono per la prima volta dalle loro sedi. Disposti e organizzati secondo un percorso cronologico, le sculture, i modelli e i bozzetti in gesso, le lettere, gli articoli, i dipinti e i disegni disvelano con uno sguardo inedito il ‘dietro le quinte’ dell’universo di Dazzi.

La mostra Arturo Dazzi 1881 - 1966, Roma - Carrara - Forte dei Marmi”, che farà parte del programma annuale di attività didattiche della Sovrintendenza Capitolina, è corredata di catalogo, edito Franche Tirature, con il testo critico di Anna Vittoria Laghi e i contributi di Claudio Casini e Brigida Mascitti.

Testo e immagine da Ufficio Stampa Zètema - Progetto Cultura


27 agosto 2017. Velathri: dal tramonto all’alba, una notte etrusca

27 agosto 2017. VELATHRI: dal tramonto all’alba, una notte etrusca.
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In concomitanza con le Celebrazioni Etrusche in tutta la Toscana, una notte intera per rivivere - tra l’Acropoli e il Museo Etrusco Guarnacci - attraverso degustazioni, presentazioni, scene teatralizzate e didattiche, la storia trimillenaria di Volterra.

La notte di sabato 27 agosto verrà raccontata una nuova storia, la storia della città di Volterra al tempo in cui era chiamata Velathri: il palcoscenico sarà quello dell’Acropoli, dove verranno rappresentate alcun scene e riti etruschi e, soprattutto, il Museo Etrusco Guarnacci che, per l’occasione, si trasformerà in un enorme libro di storia da sfogliare, ascoltare e gustare.

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La dea Uni in uno dei più lunghi testi etruschi a Poggio Colla

24 Agosto 2016

Le superfici della stele hanno già rivelato riferimenti alla dea Uni e al dio Tina. Credit: Mugello Valley Project
Le superfici della stele hanno già rivelato riferimenti alla dea Uni e al dio Tina. Credit: Mugello Valley Project

Gli Archeologi all'opera nella Valle del Mugello stanno traducendo un'iscrizione etrusca da una stele ritrovata a Poggio Colla, e datata al sesto secolo prima dell'era volgare. La stele ha rivelato i nomi della dea Uni e del dio Tina, divinità suprema degli Etruschi, corrispondente a Zeus e Giove. La scoperta indicherebbe Uni come divinità tutelare, venerata presso il santuario di Poggio Colla. Uni è una dea della fertilità e forse una dea madre in questa località.

Il riferimento si trova in una delle più lunghe iscrizioni in lingua etrusca: la stele era parte del muro del tempio. Qui si sono ritrovati altri reperti, tra i quali un frammento ceramico con la più antica scena di nascita per l'arte europea, che rinforza l'interpretazione del culto della fertilità presso Poggio Colla.

La stele, parzialmente ripulita, riporta uno dei testi più lunghi in lingua etrusca. Credit: Mugello Valley Project
La stele, parzialmente ripulita, riporta uno dei testi più lunghi in lingua etrusca. Credit: Mugello Valley Project

Gli studiosi all'opera qui, il prof. Adriano Maggiani e il prof. Gregory Warden, esprimono rispettivamente le ipotesi che la stele abbia carattere dedicatorio, o che possa rappresentare le leggi del santuario e prescrizioni relative alle cerimonie che ebbero luogo qui. Se ne riparlerà con maggiore certezza una volta ricostruito completamente il testo, che consta di 120 caratteri e più. Ci si attende pure di ritrovare parole non ancora note.

I testi etruschi sono rari, poiché si utilizzavano libri in lino e tavolette di cera; quelli che ci sono pervenuti sono quindi in gran parte brevi e di carattere funerario, in quanto provenienti da tombe. La stele costituirebbe quindi una delle più importanti scoperte degli ultimi decenni nell'ambito degli studi sugli Etruschi.

Gli Archeologi all'opera nella Valle del Mugello riferiranno della scoperta durante una mostra a Firenze, il 27 Agosto: "Scrittura e culto a Poggio Colla, un santuario etrusco nel Mugello" e in un articolo a venire, da pubblicarsi sulla rivista Etruscan Studies. A Firenze si mostrerà un ologramma della stele, poiché i lavori di conservazione sulla stessa proseguono.

Link: EurekAlert! via Southern Methodist University.


Percorsi estivi per Bargello e Cappelle Medicee

Bargello e Cappelle Medicee: ecco i percorsi estivi alla scoperta dei musei

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In occasione delle aperture pomeridiane estive del Museo Nazionale del Bargello e del Museo delle Cappelle medicee al pubblico viene offerto un ulteriore motivo per visitarli la prima volta o tornarci nuovamente.
Nel corso di mesi luglio, nelle giornate di giovedì, venerdì e sabato è possibile prender parte a particolari percorsi di visita, illustrati dagli operatori dei servizi educativi alle ore 15 in lingua inglese e alle ore 16 in lingua italiana, a parte i giovedì di luglio al Museo delle Cappelle medicee che li vedranno posticipati alle ore 18 in lingua inglese e alle ore 19 in quella italiana, data in quel mese l'apertura prolungata del museo fino alle 20.
Gli itinerari propongono aspetti insoliti e meno conosciuti al grande pubblico delle collezioni dei due musei, rivolgendosi agli adulti, ma anche a famiglie con figli minori. La partecipazione a tali percorsi è gratuita, basterà presentarsi muniti del biglietto d'ingresso al museo al meeting point di inizio dei percorsi nei pressi della biglietteria, dove sarà presente l'operatore didattico.
Al Museo Nazionale del Bargello si scopriranno antiche fontane composte da bellissime sculture, opere di artisti eccellenti, le prestigiose collezioni di oggetti di arte decorativa, fino ad avvicinarsi all'arte del ritratto nelle sue variegate forme espressive fra Quattro e Cinquecento.
Al Museo delle Cappelle Medicee, illustrando la Cappella dei Principi, si parlerà dell'arte decorativa fiorentina del commesso in pietre dure, mentre nella Sagrestia nuova di Michelangelo si affronterà in particolare il rapporto tra progettazione architettonica e decorazione scultorea.

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Sciopero generale 3 Maggio: aperture garantite musei Polo Regionale Toscana

Sciopero generale del 3 maggio: le aperture garantite dei musei del Polo Regionale della Toscana

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In seguito alla proclamazione di uno sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private per l’intera giornata di martedì 3 maggio 2016 per il territorio della regione Toscana - indetto dai tre sindacati CGIL, CISL, UIL – e all’emanazione del “Protocollo di Intesa” stipulato tra le organizzazioni sindacali, le rappresentanze sindacali di base e l’Amministrazione per dare attuazione all’Accordo Collettivo Nazionale in materia di norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali in caso di sciopero, i normali orari di apertura dei musei afferenti al Polo Regionale della Toscana potrebbero subire variazioni.

Crocifissione dell’Angelico: in San Marco si presenta la storia del restauro

Crocifissione dell’Angelico: in San Marco si presenta la storia del restauro

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Martedì 19 aprile 2016, alle ore 16 nella Biblioteca monumentale di Michelozzo del Museo di San Marco, sarà presentato il volume La Crocifissione dell’Angelico a San Marco quarant’anni dopo l’intervento della salvezza. Indagini, restauri, riflessioni, curato
da Magnolia Scudieri.
Il libro costituisce il primo numero del 2016 della collana “Quaderni dell’Ufficio e Laboratorio Restauri di Firenze” e, oltre alla curatrice, Stefano Casciu (Direttore del Polo Museale Regionale della Toscana) e a Marilena Tamassia (Direttrice del Museo di San Marco), all’incontro interverranno tra gli altri Cristina Acidini (già Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino) e Simonetta Brandolini d’Adda (Presidente della Fondazione non
profit Friends of Florence); a Marco Ciatti (Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di restauro) il compito di concludere la presentazione.
Il volume intende segnare la continuità di un’attività editoriale, da tempo avviata dalla Soprintendenza e ora proseguita dagli Istituti del Mibact che l’hanno sostituita, tesa a rendere noti in modo agile ad un vasto pubblico gli esiti di interventi conservativi di particolare significato, condotti per la conservazione, la conoscenza e la valorizzazione del nostro patrimonio artistico.
In questo caso non si è voluto presentare solo il risultato, bensì avvicinare il lettore alle problematiche che contraddistinguevano l’opera e farlo entrare nella quotidianità del procedimento seguito, nelle analisi, nelle indagini, nelle verifiche, nelle valutazioni critiche
che hanno guidato l’operatività.
Tale modo di procedere, sempre importante per il coinvolgimento sempre più pieno dei lettori nella dimensione conoscitiva delle opere d’arte, era indispensabile per la Crocifissione dell’Angelico , non solo per lo straordinario valore artistico dell’opera, ma
per la testimonianza che questo affresco rappresenta nella storia del restauro.
La Crocifissione è stata infatti oggetto quarant’anni fa di uno storico intervento che la salvò dal grave degrado allora in atto. Su questo affresco fu applicato un nuovo metodo di restauro, quello detto dell’ammonio-bario, messo a punto dal restauratore Dino Dini e dal
chimico Enzo Ferroni , che consentì di salvarlo lasciandolo sulla sua parete, e che sarà poi diffuso ovunque per la conservazione degli affreschi.
L’ingresso alla presentazione è libero, fino a esaurimento dei posti disponibili.
Firenze, 13 aprile 2016
fonte dati:
POLO MUSEALE REGIONALE DELLA TOSCANA
Lungarno Anna Maria Luisa de’ Medici 4 - 50122 FIRENZE

 

Documentazione: Comunicato
Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Crocifissione con i santi, foto da WikipediaPubblico dominio (www.wga.hu).

Una lastra in arenaria con lettere etrusche incise, da Poggio Cola

29 Marzo 2016

La stele etrusca è stata ritrovata tra le fondamenta di un tempio, dove era rimasta per 2.500 anni. Credit: Mugello Valley Project
La stele etrusca è stata ritrovata tra le fondamenta di un tempio, dove era rimasta per 2.500 anni. Credit: Mugello Valley Project

Una lastra in arenaria del sesto secolo prima dell'era volgare è stata ritrovata tra le fondamenta di un tempio monumentale etrusco a Poggio Cola. Il sito si trova nella Valle del Mugello, a nord est di Firenze.
La lastra, del peso di 220 kg circa, è alta 1,20 cm circa e larga circa 60 cm. La pietra, probabilmente di provenienza locale, si presenta raschiata e scheggiata, con un lato reso rosso, forse dal fuoco.
 
La lastra, del peso di oltre 200 kg e alta un metro e 20 cm circa, contiene 70 lettere leggibili. Credit: Mugello Valley Project
La lastra, del peso di oltre 200 kg e alta un metro e 20 cm circa, contiene almeno 70 lettere leggibili e segni di punteggiatura. Credit: Mugello Valley Project

Presenta almeno 70 lettere leggibili e segni di punteggiatura: non trattandosi di un testo funerario, si ritiene possa contenere nuove parole. Il ritrovamento di un manufatto etrusco di carattere religioso è un fatto raro, e si spera che la lastra possa fornire informazioni sulla venerazione di un dio o di una dea. Gli Etruschi usavano infatti per la scrittura materiale deperibile, come lino o tavolette di cera.
La lastra sarebbe stata collegata alle prime manifestazioni di sacralità presso il santuario, e dimostrerebbe l'esistenza di un culto stabile almeno dal Tardo Periodo Arcaico (525-480 prima dell'era volgare). Sarebbe stata riutilizzata nelle fondamenta di una struttura di poco successiva.
La lastra mentre viene esaminata Credit: Mugello Valley Project
La lastra mentre viene esaminata Credit: Mugello Valley Project

Link: EurekAlert! via Southern Methodist University