Carabinieri TPC recuperano beni sottratti in Italia ed esportati negli USA

I CARABINIERI TUTELA PATRIMONIO CULTURALE E l’HSI-ICE STATUNITENSE RECUPERANO BENI SOTTRATTI IN ITALIA ED ESPORTATI NEGLI USA

Il 19 Aprile, a Boston (USA), alle 10 -ora locale-, presso la Boston Public Library, alla presenza del Sindaco di Boston, dott. Marty Wash, del Console Generale d’Italia a Boston, dott. Nicola De Santis, e di Beth Prindle, Head of Special Collections della Boston Public Library, si è svolta la cerimonia di restituzione al Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, di:
- due manoscritti, di importante valore storico culturale, del XIV e XV sec., denominati “Mariegola della Scuola Grande di Santa Maria di Valverde della Misericordia” e “Mariegola della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista”, entrambi rubati nel 1949 dal l’Archivio di Stato di Venezia. La “mariegola” che in latino “matricula” o, ancora, definita “Regola Madre” è quel libro in cui venivano raccolte le leggi sistematiche di alcune corporazioni di arti e anche di luoghi di culto, statuti di confraternite religiose o di corporazioni laiche.
Nel 1950, furono individuati e processati i responsabili del furto, ma i beni non furono recuperati.
Solo nel 2013, la “Mariegola della Scuola Grande di Santa Maria di Valverde della Misericordia” e una pagina miniata appartenente alla “Mariegola della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista” sono state individuate tra le collezioni della Boston Public Library. In forza di una Commissione di Rogatoria internazionale inviata agli USA dall’Autorità Giudiziaria di Venezia, i beni sono stati sequestrati dall’Homeland Security Investigations (HSI) - Immigration and Customs Enforcement (ICE) e la Boston Public Library ha rinunciato al possesso agevolandone, così, la restituzione all’Italia.
- un pregiato volume della fine del XVI sec., asportato dalla biblioteca arcivescovile “L. Torres” di Monreale (Palermo), scritto da Bernardino Telesio, con la firma del Cardinale Ludovico II de Torres, Arcivescovo di Monreale dal 1588 fino alla sua morte avvenuta nel 1609 (i libri personali dell'Arcivescovo portavano la sua firma in prima pagina. Tutta la sua collezione è stata donata alla libreria intitolata in suo onore ed era protetta da una bolla di Papa Clemente VIII del 1593).
Il libro, segnalato come rubato in circostanze sconosciute e localizzato nel catalogo della Boston Public Library dal Direttore della biblioteca arcivescovile di Monreale, era stato legittimamente acquistato dall’istituzione statunitense nel 1980. Informata delle prove raccolte dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale a sostegno dell’identificazione del volume acquisito per quello rubato a Monreale, la Boston Public Library ha spontaneamente rinunciato alla proprietà del bene, consegnandolo all’HSI-ICE per la restituzione al Governo italiano.
- 198 monete di origine romana, nella maggior parte risalenti al periodo dell'imperatore Costantino I (337 d.C. circa).
Nel 2014, l’Ufficiale di collegamento dell’HSI-ICE a Roma ha informato il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di una spedizione sospetta giunta dagli Emirati Arabi Uniti a una persona di Cincinnati, nota a quel Servizio per precedenti legati al traffico di beni culturali.
Grazie agli accertamenti condotti congiuntamente dall’HSI-ICE e dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, è stato possibile dimostrare che le 198 monete romane, oggetto della spedizione, di recente, erano state scavate clandestinamente in Italia e illecitamente esportate.
I beni, pertanto, sono stati sequestrati dalle Autorità statunitensi per violazioni in materia di importazione e commercializzazione di beni culturali rubati.
Durante la cerimonia, l'Agente Speciale dell’HSI-ICE di Boston Matthew Etre, ha tenuto a precisare come “Il furto di antichità culturali impoverisce una nazione della sua storia, la sua gente del loro orgoglio e identità privandola di quei riferimenti storici fondamentali che un paese può consegnare alle generazioni future”.
Questo importante evento è l’ulteriore dimostrazione della straordinaria collaborazione tra Homeland Security Investigations, Immigration and Customs Enforcement e il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.
Roma, 19 aprile 2017

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Il sale, elemento di successo dell'agricoltura a Chaco Canyon

3 Ottobre 2016

Rovine a Chaco Canyon. Credit: Kenneth Barnett Tankersley
Rovine a Chaco Canyon. Credit: Kenneth Barnett Tankersley

Un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science: Reports, ha dimostrato che - contrariamente a quanto finora ritenuto - la diversità di sali nelle acque e nel suolo sarebbe stata benefica e non nociva per la coltivazione del mais nell'antico New Mexico.

Precedenti studi avevano ritenuto che le tecniche di gestione delle acque presso i Pueblo Ancestrali durante periodi di siccità avrebbero determinato livelli tossici di salinità dell'acqua. Il nuovo studio rileva invece come il mix di solfato di calcio, insieme ai minerali vulcanici già presenti nell'area, avrebbe contribuito ad incrementare la fertilità del suolo al fine della coltivazione del mais.

Kenneth Barnett Tankersley dell'Università di Cincinnati spiega che - con un elevato livello di certezza - i Pueblo Ancestrali non abbandonarono Chaco Canyon a causa dei sali.

I Pueblo Ancestrali fiorirono in quest'area dal nono al dodicesimo secolo: pur riferendosi ad essa come a un'oasi, subirono diverse gravi siccità.

Il Chaco Wash. Credit: Kenneth Barnett Tankersley
Il Chaco Wash. Credit: Kenneth Barnett Tankersley

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Consumo di pesce nella dieta dei primi abitanti dell'Alaska

29 Agosto 2016
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Un nuovo studio, pubblicato su PNAS, ha evidenziato come il consumo di pesci d'acqua dolce fosse importante per i primi abitanti dell'Alaska, nella Beringia dell'Era Glaciale.

Lo studio ha preso in considerazione 17 focolari presso il fiume Tanana, in Alaska. Lo studio ha quindi ritrovato le prime prove di utilizzo di salmone anadromo nelle Americhe, almeno 11.800 anni fa, e che il pesce fosse parte delle diete indigene 11.500 anni fa.

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Nuove interpretazioni per il Mound 72 a Cahokia

5 Agosto 2016

Credit, Graphic: Julie Mahon
Credit, Graphic: Julie Mahon

Un nuovo studio, pubblicato su American Antiquity, ha preso in esame il Mound 72 (Tumulo 72) a Cahokia, confutando alcune precedenti interpretazioni. In particolare, la zona centrale con la sepoltura che si riteneva un monumento al potere maschile (nota come "beaded burial", sepoltura imperlata) presenterebbe invece tanto uomini quanto donne di alto rango.

Il tumulo fu scoperto nel 1967 da Melvin Fowler: contiene 5 fosse comuni (ognuna contenente da 20 a 50 corpi), con dozzine di altri corpi pure seppelliti individualmente o in gruppi, anche direttamente sopra le fosse comuni, per un totale di 270 corpi. Tutte le sepolture sarebbero da datarsi tra il 1000 e il 1200, all'apice della potenza di Cahokia: alcune sarebbero da riferirsi ad individui di alto rango.

Credit, Graphic: Julie Mahon
Credit, Graphic: Julie Mahon

Le interpretazioni di Fowler - relativamente a questi tumuli -divennero allora il modello sul quale tutti gli altri studiosi dell'area si basarono per comprendere lo status, i simbolismi e il ruolo dei sessi. La nuova ricerca rileva come alcune di queste interpretazioni si basassero su informazioni incomplete o erronee, in particolare per la sepoltura centrale di cui sopra. Le due figure centrali non sarebbero due maschi di alto rango circondati dai loro servi, ma un uomo e una donna; inoltre gli individui in totale sarebbero 12 e non 6. La disposizione dei reperti - a formare un uccello - fu riferita alla cultura guerriera maschile; quella che si trova a Cahokia, però, non sarebbe solo una nobiltà esclusivamente maschile, ma che vede la presenza di esponenti dei due sessi, con importanti ruoli per entrambi.

Il simbolismo al Mound 72 sarebbe perciò da riferirsi alla rigenerazione, alla fertilità e all'agricoltura, coerentemente con quanto già noto circa simbolismo e religione a Cahokia. All'arrivo di Spagnoli e Francesi qui, questi ritrovarono una società nella quale tanto gli uomini quanto le donne potevano avere uno status importante.


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Boom di popolazioni prima della domesticazione delle piante in Nord America

2 Agosto 2016

L'area coperta dallo studio. Credit: Elic Weitzel, University of Utah.
L'area coperta dallo studio. Credit: Elic Weitzel, University of Utah.

Un nuovo studio, pubblicato su Royal Society Open Science, è giunto alla conclusione che - cinquemila anni fa nella parte orientale del Nord America - la domesticazione delle piante, per ricavarne cibo, fu in ultima analisi determinata da un boom demografico con conseguente scarsità di fonti selvatiche di cibo.

Uno degli autori dello studio, l'antropologo Elic Weitzel, ha sottolineato come per la maggior parte della storia umana, le persone siano vissute grazie a fonti di cibo selvatiche: è solo di recente che si è avuto questo cambiamento.

La ricerca ha preso in esame le datazioni al radiocarbonio di manufatti provenienti da siti archeologici dell'area, esaminando non le economie agricole pienamente sviluppate, ma il precedente passo riguardante la domesticazione. Le prime piante ad essere domesticate qui furono zucche, girasoli, Iva annua, chenopodium berlandieri. Solo le prime due rimangono importanti oggi, anche se lo è pure la quinoa, alla quale l'ultima è relazionabile. Anche dopo le domesticazioni, queste popolazioni continuarono le loro attività di caccia e foraggiamento.

Almeno 11 eventi di domesticazione sono stati identificati nella storia dell'uomo, partendo da quella del frumento nella Mezzaluna Fertile, 11.500 anni fa. Quello relativo al Nord America orientale sarebbe il nono, e si verificò 5.000 anni fa in conseguenza del boom di popolazione verificatosi tra 6.900 e 5.200 anni fa. In questo modo, permisero l'emergere delle civilizzazioni nell'area. L'inizio della sedentarietà determina un'espansione delle comunità e di una serie di cambiamenti sociali.

A lungo, sono state due le teorie sugli esordi dell'agricoltura. Per la prima, la crescita delle popolazioni e scarsità di cibo determinarono la necessità di far crescere le colture per le quali già si svolgevano attività di foraggiamento. Per la seconda, le attività di sperimentazione cominciarono in tempi di abbondanza, quando queste non erano ancora immediatamente necessarie.

Gli antropologi dell'Università dello Utah, Brian Codding ed Elic Weitzel. Credit: University of Utah
Gli antropologi dell'Università dello Utah, Brian Codding ed Elic Weitzel. Credit: University of Utah

Lo studio "Population growth as a driver of initial domestication in Eastern North America", di Elic M. Weitzel, Brian F. Codding, è stato pubblicato su Royal Society Open Science.
Link: Royal Society Open ScienceEurekAlert! via University of Utah


Sostenibilità della raccolta delle ostriche nella Baia di Chesapeake

23 Maggio 2016

Deposito di ostriche dei Nativi Americani. Credit: Torben Rick
Deposito di ostriche dei Nativi Americani. Credit: Torben Rick

Le ostriche giocano un ruolo importante, influenzando la qualità delle acque, l'habitat di costruzione negli estuari, e fornendo cibo a umani e fauna. A causa della pesca intensiva, dell'inquinamento, delle malattie e del peggioramento dell'habitat, però, nella Baia di Chesapeake la loro presenza è diminuita in maniera drammatica.
Un nuovo studio, pubblicato su PNAS, ha preso in considerazione la raccolta delle ostriche nell'area su una scala millenaria, al fine di rivelare un modello sostenibile per il futuro. Si sono presi in considerazione diversi intervalli temporali: il Pleistocene (780-13 mila anni fa), l'occupazione preistorica da parte dei Nativi (3.200-400 anni fa), il periodo storico (400-50 anni fa) e i tempi moderni (dal 2000 al 2014). Ne è risultato che lo sfruttamento da parte dei Nativi Americani sarebbe stato in gran parte sostenibile, con una variabilità limitata per quanto riguarda abbondanza e dimensione delle ostriche. Allora però vi sarebbe stata una densità inferiore della presenza umana, e la raccolta sarebbe stata più intensa durante alcuni periodi e meno in altri.
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Il sito di Page-Ladson e l'occupazione della Florida, 14.550 anni fa

13 Maggio 2016

La professoressa Jessi Halligan con ossa e strumenti litici dal sito di Page-Ladson. Credits: Bruce Palmer/Florida State University
La professoressa Jessi Halligan con ossa e strumenti litici dal sito di Page-Ladson. Credits: Bruce Palmer/Florida State University

La scoperta di strumenti litici insieme a ossa di mastodonte, nel sito di Page-Ladson, nei pressi del fiume Aucilla e vicino Tallahassee in Florida, dimostra che la colonizzazione della parte sud orientale degli Stati Uniti avvenne 1500 anni prima di quanto ritenuto.
Il sito di Page-Ladson è collocato a 30 piedi di profondità nel fiume, ed è ora il più antico in quella parte degli U.S.A., risalendo a 14.550 anni prima del tempo presente. C'è un gruppo di siti in Nord America che data attorno ai 13.200 anni fa, ma solo cinque tra Nord e Sud America sono più antichi.
Il sito, collocato nella tenuta della famiglia Ladson, fu portato all'attenzione degli archeologi dal sommozzatore Buddy Page negli anni ottanta. Fino agli anni '90 si ritrovarono strumenti litici e ossa di mastodonte in uno strato di 14 mila anni fa, ma si ritenne la datazione discutibile. Tra il 2012 e il 2014 si ritrovarono ossa di animali estinti e altri strumenti litici, tra i quali una bifacciale. Con le ultime tecniche di datazione al radiocarbonio, tutti i reperti sono stati datati a 14.550 anni prima del tempo presente. In precedenza si riteneva che i cacciatori Clovis avessero colonizzato queste zone, 13.200 anni fa.
I solchi sulle zanne testimonierebbero l'attività di rimozione delle stesse dal teschio dell'animale, come conseguenza di attività umana. Il sito proverebbe pure che uomini e megafauna coesistettero per duemila anni, e che quindi i primi non causarono immediatamente l'estinzione dei secondi, che si verificò attorno ai 12.600 anni calibrati prima del tempo presente.

Lo studio "Pre-Clovis occupation 14,550 years ago at the Page-Ladson site, Florida, and the peopling of the Americas", di Jessi J. HalliganMichael R. WatersAngelina PerrottiIvy J. OwensJoshua M. FeinbergMark D. BourneBrendan FenertyBarbara WinsboroughDavid CarlsonDaniel C. FisherThomas W. Stafford Jr e James S. Dunbar, è stato pubblicato su Nature: Science Advances.
Link: Nature: Science Advances; EurekAlert! via Florida State University; EurekAlert! via University of Michigan.


Le culture della solitudine negli Stati Uniti

4 Maggio 2016
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"Cultures of Solitude" (Culture della solitudine) è il nuovo progetto di ricerca della dott.ssa Ina Bergmann, prof.ssa associata in studi americani all'Università Julius-Maximilians di Würzburg. Il progetto si sofferma su solitudine e isolamento come espressione estrema dei valori americani di libertà e individualismo.
In particolare, la dott.ssa Bergmann si è occupata della rappresentazione di eremiti e reclusi nella letteratura e nella cultura. Particolarmente interessante il caso di tale Robert, eremita del Massachussets, la cui storia è raccontata in rari scritti del diciottesimo e diciannovesimo secolo. Dopo aver perso la propria libertà con l'inganno, Robert divenne schiavo e fu separato dalla famiglia. La disperazione e la sofferenza lo spinsero quindi a scegliere la solitudine, e Robert divenne un eremita.
La dott.ssa intende ora incorporare storie come questa in un nuovo libro, A Cultural History of Solitude in the USA, coprendo anche altri aspetti come la critica della società e dei consumi, e il desiderio di libertà, di un nuovo stile di vita e di rapporto con l'ambiente.
Link: EurekAlert! via Julius-Maximilians-Universität Würzburg, JMU.
San Serafino di Sarov (1754/9-1833), uno dei più noti monaci russi della Chiesa Ortodossa, mentre divide il suo pasto con un orso. Da WikipediaPubblico Dominio (Fragment of a lythography Way to Sarov. 1903. From http://days.pravoslavie.ru/Images/ii1968&16.htm).


Mound Key, un'isola artificiale in Florida

28 Aprile 2016

Due studenti presso lo scavo. Credit: Victor Thompson/University of Georgia
Due studenti presso lo scavo. Credit: Victor Thompson/University of Georgia

Nella parte sud occidentale della Florida si trova un'isola di origine artificiale, Mound Key, che era la capitale del Regno dei Calusa, ancora al tempo dell'arrivo degli Spagnoli.
L'isola è stata oggetto di uno studio, pubblicato su PLOS One, nel quale si spiega la capacità dei Calusa di adattare le acque costiere della Florida, di modo da supportare una grande popolazione. Mound Key fu costruita su un cumulo di conchiglie, ossa e altri rifiuti.
Il fatto che i più antichi di questi resti siano stati ritrovati anche sopra quelli più recenti, fa ritenere gli studiosi che i Calusa rimettessero mano a quest'isola artificiale, rimodellandola sulla base delle loro esigenze.
Immagine LiDAR che mostra la porzione centrale dell'Isola Mound Key. Credit: Victor Thompson/University of Georgia
Immagine LiDAR che mostra la porzione centrale dell'Isola Mound Key. Credit: Victor Thompson/University of Georgia

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Informazioni genetiche ricavate dal tartaro

28 Marzo 2016
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Il tartaro, che è una forma di placca batterica indurita, negli ultimi anni si è rivelato essere un'importante fonte di informazioni genetiche riguardo dieta e microbi. Gli antropologi dell'Università dell'Oklahoma sono ora riusciti a dimostrare che è possibile ricavare DNA umano antico da questa fonte.
Appena 25 milligrammi per individuo sono necessari per le analisi. Gli studiosi sono giunti a queste conclusioni dopo aver estratto il DNA da sei individui in un cimitero Oneota di 700 anni fa, presso le fattorie di Norris, ricostruendo così il DNA mitocondriale (trasmesso dal lato materno).
Quella Oneota fu una cultura di nativi americani vissuti tra l'anno mille e il 1650, che declinò rapidamente con l'arrivo degli Europei.
Link: EurekAlert! Via University of Oklahoma
Culture del Mississipi e connesse, di Herb Roe, da WikipediaCC BY-SA 3.0.