Notre-Dame: una testimonianza che non è possibile cancellare

Nel pomeriggio di lunedì 15 aprile la cattedrale di Notre-Dame ha preso fuoco, è crollata la guglia all’incrocio del transetto, sono crollate tutte le volte a crociera e sono perdute le capriate lignee. Indipendentemente dalle notizie ricevute, ciascuno ha attribuito all’evento un valore e un significato diverso. Al netto delle molte polemiche, infatti, Notre-Dame dimostra di non essere soltanto una chiesa, quindi un simbolo cristiano: per alcuni è il simbolo della Francia; per altri il rifugio di Quasimodo e Esmeralda; altri ancora piangono la scomparsa del luogo dove hanno trascorso il viaggio di nozze; molti parlano di una grande perdita per la cultura o si rammaricano di non averla mai visitata. Questo significa che la cattedrale ha un grosso valore, che esistono molte persone intenzionate a conservare la sua testimonianza, e che per questo nessun incendio può essere così grave. D’altronde questa cattedrale è sopravvissuta fino ad oggi, nonostante tutto.

In rosso, le parti distrutte della Cattedrale di Notre-Dame. Opera di Umbricht, CC BY-SA 4.0

Una chiesa, mille volti.

Notre-Dame è una delle più famose cattedrali gotiche francesi, ma chi l’ha costruita non l’ha mai saputo. Perché “gotico” è un termine dispregiativo inventato nel Cinquecento, quando va di moda la cultura classica e si dà del “barbaro” a chi ha costruto chiese “gotiche”, così poco equilibrate. Quindi, a qualche secolo, dalla sua costruzione, la cattedrale non si credeva così “bella” come la vediamo noi oggi. Dietro all’architettura gotica, in realtà, c’è ben poco di “selvaggio”, perché l’idea di costruire edifici verticali va a braccetto con la diffusione della filosofia scolastica e con l’amore per la logica che la caratterizza. Uno degli intellettuali che ha contribuito a definire le istanze del gotico è Suger, abate di Saint Denis, un uomo colto e dignitario di corte, che scrive sull’importanza della luce come manifestazione e simbolo del divino. Quindi è ovvio che nelle chiese, secondo lui, debba esserci molta luce, perché è lì che si deve manifestare la presenza di Dio.

Per far entrare la luce è necessario ridurre un po' lo spessore delle mura, che nelle chiese precedenti (da noi chiamate romaniche) era molto grosso. Ovviamente, poi, vanno inserite delle vetrate, colorate come noi le conosciamo, che creino giochi di luce all’interno dell’edificio. Certo è che, riducendo lo spessore delle mura e togliendo gran parte dei mattoni per metterci vetro, bisognerà trovare un sistema di sostegno che sostiuisca le maestose pareti romaniche. Si risolve con una modalità di sostegno “esterna”, cioè il peso del tetto è scaricato su sostegni che si trovano fuori dalle mura, non sotto di esse: gli archi rampanti, che si vedono da fuori come tante zampe che sembrano uscire dal corpo della chiesa. Questo funziona anche grazie all’uso del nuovo arco acuto, che non non ha bisogno di grossi pilastri. Gli archi rampanti permettono di sostenere il peso non coprendo le finestre, e quindi fanno entrare la luce; guglie, pinnacoli e tutte le cose alte e verticali che si vedono da fuori, sono in realtà strutture che servono a caricare di peso questi archi esterni, e contribuiscono a sostenere il peso dell’edificio. Più la chiesa è alta (e si cerca di farle più alte possibili) più servono sostegni esterni, e quindi le chiese prendono quell’aspetto particolare che conosciamo. Notre-Dame è la prima chiesa in cui le pareti non sono portanti, infatti, entrando, non si vedono giganteschi pilastri, ma colonne che risultano piuttosto sottili se paragonate all’altezza dell’edificio. Perciò questa cattedarale viene considerata la prima chiesa in stile gotico compiuto, anche se in Saint Denis si erano già sperimentate queste tecniche.

Però, come detto, lo stile gotico non è sempre amato nel corso dei secoli, e nel Seicento si comincia a modificare l’interno della chiesa: viene tolto il pontile che separa la parte riservata al clero e si fa un restauro importante perché il re consacra la Francia alla Madonna, e Notre-Dame è la chiesa simbolo di questa decisione. In seguito, gli ecclesiastici che curano la chiesa chiedono più luce, e vengono così eliminate le vetrate colorate, in favore di vetri trasparenti. Si toglie anche la colonna dell’entrata centrale, perché così diventa più semplice far passare le processioni. Poco importa se su quella colonna (detta troumeau) c’erano fior di sculture.

Se la chiesa è simbolo di decisioni reali, per i rivoluzionari del 1789 è un simbolo da modificarre, quindi la saccheggiano di tutto quanto è di proprietà reale e ne fanno il Tempio della Ragione. Le sculture della facciata vengono scambiate per ritratti di re, e sono tutte eliminate; crolla la guglia centrale (la stessa che ha preso fuoco lunedì) e non c’è più il valore simbolico della luce divina, perché la divinità dei rivouzionari è la ragione. La ragione che porta libertà e uguaglianza, ideali per cui molti rivoluzionari hanno sacrificato la propria vita: la distruzione della chiesa non è quindi conseguenza dell’odio per l’edificio, ma dell’alta considerazione in cui viene tenuta, perché lì, e non altrove, si decide di fondare il nuovo culto della libertà. Ciò che i rivoluzionari volevano era spogliare la cattedrale, che sentivano come propria, dai suoi abiti clericali e regali.

Anche Napoleone le concede lo stesso onore, e cerca di riportarla al suo uso religioso: si fa incoronare al suo interno e copre i danni delle pareti con drappi e bandiere. In quel momento, comunque, la chiesa non è quella che conosciamo: ha vetrate bianche, intonaco bianco, decorazioni barocche: un insieme variegato di stili decorativi, che testimoniano il succedersi delle generazioni che hanno vissuto quegli spazi.

Con la Restaurazione, poi, c’è una rinascita dell’interesse per il Medioevo: ogni nazione cerca le proprie origini, il “certificato” della propria identità, e le cerca in quel periodo storico. Noi oggi sappiamo che in realtà il Medioevo, più che un momento di cristallizzazione delle varie identità culturali, fu un periodo di grandi scambi, un momento in cui si è costruita la cultura che chiamiamo occidentale, e Notre-Dame lo dimostra, essendo punto di partenza di uno stile architettonico che avrà risonanze in tutta Europa.

A metà Ottocento si ha bisogno di molto denaro per recuperare la cattedrale, le capitali europee ormai sono moderne, e si pensa perciò di abbatterla, ma questa idea suscita lo sdegno degli intellettuali, che si battono per conservarla. Primo fra tutti Victor Hugo, che a questo scopo scriverà Notre-Dame de Paris. Hugo crea quello che oggi definiremmo un caso mediatico: i cittadini non vogliono distruggere la chiesa che dopo il libro, sentono ancor di più come propria. Ancora oggi, dopo l’incendio, tantissime immagini sui social fanno riferimento alla storia di Esmeralda e Quasimodo.

Si decide per il restauro, che però non è mai cosa semplice. Bisogna decidere come procedere: si vuole ricostruire tutto com’era nel XII secolo, facendo finta che non sia successo niente e quindi nascondendo l’effetto di secoli di storia (per esempio della Rivoluzione)? Oppure bisogna lasciare, che siano visibili i segni del passare del tempo, come monito per l’uomo e come marchio visibile della storia? Oppure si vuole ricostruire con gusto contemporaneo, segnalando le diverse fasi per poter così identificare i limiti dell’intervento?

L’incarico viene affidato, con molte polemiche, a Viollet Le Duc, uno di quelli che sostiene il “restauro in stile” e cioè il mettersi nei panni dell’artista, immedesimarsi in lui e ricostruire quello che è andato perduto. L’idea è quella di ripristinare la chiesa per come era nel suo primo giorno di vita, il momento perfetto, in cui Notre-Dame era completa. Pazienza se questo avrebbe cancellato secoli di storia.

Le Duc non è uno sprovveduto, classifica e studia tantissimi particolari dell’architettura gotica e ricostruisce la guglia caduta durante la Rivoluzione, rimette a posto le statue nei portali, cancella le decorazioni barocche del Seicento, e sopra le due torri vuole costruire due alte guglie, su modello di altre chiese medievali francesi. Quelle, poi, non si faranno.

Qualche decennio dopo, Haussmann provvede al rinnovamento urbanistico di Parigi: niente più vicoli stretti e niente più spazi per “corti dei miracoli” e barricate rivoluzionarie. Davanti alla cattedrale si apre la piazza e di fatto si perde l’effetto sopresa che le grandi chiese cittadine dovevano suscitare in quei fedeli che, girato l’angolo di un vicolo buio, trovavano davanti a sé la maestosa casa di Dio.

Originalità e testimonianza

Questo breve percorso storico per dire che un edificio distrutto non è un edificio scomparso, e che il concetto di “originalità” è molto complesso. Nessuna testimonianza storica è persa se qualcuno se ne prende cura, e il patrimonio culturale è proprio quell’insieme di beni di cui le comunità si prendono cura. Così lo descrive la Convenzione di Faro, sottoscritta nel 2007 dal Consiglio d’Europa. Notre-Dame è stata spesso modificata, aggiornata, sistemata, perché qualcuno ha sempre voluto conservarla.

E questo “qualcuno” sono persone provenienti da tutto il mondo, non per niente la cattedrale è considerata dall’UNESCO come parte del Patrimonio dell’Umanità, significa che rappresenta un momento importante per la cultura mondiale, non solo francese. Perciò è ancora oggi soggetta a interventi di restauro, svolti per limitare i danni del dramma di questo secolo: lo smog, che danneggia anche numerose opere d’arte. La cattedrale è uno dei luoghi più vistati della Francia ed è normale che ogni intervento di restauro o pulitura (come quello fatto per il Giubileo del 2000) sia interessato da polemiche e dibattiti anche sul piano politico: tutto questo è sintomo del fatto che sul monumento c’è un forte interesse da parte della comunità. I lavori di Disney e di Cocciante sul libro di Victor Hugo hanno contribuito a tenere vivo l’amore per l’edifico, facendolo entrare nel cuore anche di tanti visitatori.

La guglia, poco prima del collasso. Foto di Antoninnnnn, CC BY-SA 4.0

Al di là delle polemiche, però, è importante non perdere il valore documentario della chiesa, il motivo, cioè per cui contribuisce alla nostra crescita culturale. Nel momento di sconforto generale, insomma, bisogna scegliere qual è la “nostra” Notre-Dame. Non possiamo avere la chiesa “originale” medievale, perché già è persa da tempo; non possiamo avere la cattedrale di Quasimodo, perché quella è in realtà di Victor Hugo, è non c’è più nemmeno lei; non possiamo avere il Tempio della Ragione né la chiesa con decorazioni barocche che piaceva agli uomini del Seicento. Non possiamo averne nessuna, ma possiamo, allo stesso tempo, averle tutte, perché lo stesso edificio ci parla di tutte le sue “vite passate”. Dopo questo incendio, quando sarà ricostruita nella maniera in cui si deciderà di ricostruirla, Notre-Dame riprenderà in qualche modo il suo ruolo di testimonianza all’interno del suo territorio e avrà una storia in più da raccontare, e quella storia è la nostra, di oggi.

 

Notre-Dame
La cattedrale di Notre-Dame all'indomani dell'incendio. Foto di Louis H. G., CC BY-SA 4.0
Notre-Dame
La cattedrale di Notre-Dame, prima dell'incendio del 15 aprile 2019. Foto di Steven G. Johnson, CC BY-SA 3.0

L'università di Udine individua il sito di Gaugamela nel Kurdistan Iracheno

Una battaglia che ha cambiato la storia e un sito che per secoli è rimasto sconosciuto.

Nel Kurdistan Iracheno, luogo rimasto inesplorato per decenni a causa della complessa situazione politica, la missione archeologica dell’Università di Udine guidata dal professor Daniele Morandi Bonacossi avrebbe identificato il sito della storica battaglia di  Gaugamela con l’attuale Gomel.

Veduta di siti archeologici scoperti dalla Missione Archeologica dell’Università di Udine nel Kurdistan settentrionale.

“Land  of Niniveh”, la missione italiana che è presente in quest’area dal 2012 ed è composta da vari specialisti (archeologi, topografi, restauratori, archeobotanici, palinologi, esperti GIS), grazie all’utilizzo di nuove tecnologie sapientemente sostenute da un attento studio delle fonti antiche, filologia, GIS, remote sensing e lavoro sul campo, ha messo in evidenza prove scientifiche sufficienti per individuare il luogo in cui Alessandro Magno sconfisse l’esercito persiano.

Obiettivo della spedizione archeologica, composta ogni anno da 25 persone tra varie figure specializzate, è indagare la trasformazione del territorio dal Paleolitico fino al periodo islamico grazie ad una concessione di ricerca che copre  un’area di 3.000 kmq, una delle più ampie mai rilasciate in Iraq e che ha consentito al team di scoprire e mappare ben 1100 siti archeologici. Grazie alla fotogrammetria e alle riprese con drone, allo studio del materiale ceramico e agli scavi stratigrafici, il team friulano ha ricostruito la storia dell’insediamento e della demografia della regione che risulta essere una delle zone della Mesopotamia con più alto tasso di densità di siti archeologici.

Daniele Morandi Bonacossi sul campo presso il sito neo-assiro di Chamarash, sulla sponda orientale del lago artificiale di Eski Mosul

La mappatura dei siti è stata utile oltre che per la ricerca, anche per la tutela del patrimonio archeologico locale. L’inventario aggiornato è stato messo a disposizione delle autorità locali che sono così in grado di monitorare la situazione e proteggere i monumenti da vandalismi e altri danni causati dallo sviluppo urbano o dai lavori dell’agricoltura.

Ma le ricerche del team del Prof. Morandi si sono spinte ben oltre e hanno individuato il sito di una delle battaglie più importanti della storia antica, quella di Gaugamela (1° ottobre 331), dove la vittoria di Alessandro il macedone contro Dario III di Persia spianò la strada alla conquista delle grandi città achemenidi: Babilonia, Susa e poi Persepoli e Pesargade.

Operation 1, lavoro all’interno della tomba a camera rinvenuta durante gli scavi del 2018 nella necropoli di Tell Gomel, sito archeologico al centro della piana di Navkur (Kurdistan iracheno)

«La prova regina è lo studio filologico del toponimo del sito che scaviamo – spiega Morandi Bonacossi - oggi Gomel, derivante per corruzione dal nome di epoca medievale (IX sec. d.C.) Gogemal, che a sua volta è una storpiatura del nome greco di Gaugamela. La dizione greca deriva dal nome del sito di epoca assira Gammagara/Gamgamara, che troviamo in un’iscrizione cuneiforme celebrativa dell’epoca del re assiro Sennacherib (704-681 a.C.). A ulteriore conferma, le nostre ricerche archeologiche hanno dimostrato che il sito di Gomel che stiamo scavando era solo un piccolissimo villaggio rurale poco prima dell’arrivo di Alessandro in Oriente, ma fu rifondato proprio alla fine del IV secolo, contemporaneamente alla battaglia e da quel momento si sviluppò come un sito esteso e importante. Infine, nelle vallate montuose circostanti, troviamo una serie di monumenti rupestri con rilievi che potrebbero essere riconducibili alla presenza di Alessandro Magno. Due di questi potrebbero rappresentare proprio il condottiero a cavallo ed essere considerati monumenti celebrativi della vittoria di Gaugamela.  Un rilievo si trova in una valletta della montagna che domina il sito di Gomel, forse la montagna che, secondo le fonti, dopo la battaglia fu ribattezzata Monte Nikatorion, “il monte della vittoria”, mentre il secondo rilievo è ubicato a 20 chilometri di distanza dalla piana che abbiamo individuato come il campo di battaglia, in un sito dove già i re assiri avevano scolpito i loro volti».

Il progetto è importante oltre che per la valenza scientifica, anche per la cooperazione internazionale che porta avanti. Il Kurdistan, infatti, è una regione dell’Iraq confederato che, negli ultimi 40 anni è stata destabilizzata dalla guerra. Le missioni archeologiche che vi operano sentono come dovere morale contribuire al capacity building della regione, cioè alla formazione del personale locale nel campo della ricerca archeologica, della tutela, del restauro, della conservazione e della valorizzazione. Per questa ragione, grazie all’appoggio del Ministero Affari Esteri e cooperazione internazionale e dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, la missione dell’Università di Udine ha lanciato un programma di formazione del personale della Direzione delle Antichità del Kurdistan nelle tecniche di scavo, restauro, disegno dei materiali, antropologia e geoarcheologia, elaborando anche manuali didattici in curdo e ha donato un laboratorio di restauro archeologico al Museo Nazionale di Duhok , che, attualmente, è l’unico museo del Kurdistan a disporre di un laboratorio con due giovani formate per condurre le operazioni basilari di restauro.

Dettaglio di un blocco dell’acquedotto di Jerwan con iscrizione cuneiforme

Sempre nell’ottica della cooperazione, importante è il lavoro di tutela e valorizzazione che si sta facendo per il sistema d’irrigazione costruito dal re assiro Sennacherib nel 700 a.C. per portare l’acqua a Ninive e dintorni. Una rete di canali lunga 250 chilometri dotata di acquedotti (i primi acquedotti in pietra della storia), dighe, sbarramenti, argini, e una serie di monumentali rilievi rupestri fatti scolpire dal sovrano sulle montagne nel punto in cui veniva deviato il corso naturale dell’acqua. Un patrimonio culturale straordinario, unico, esposto agli agenti atmosferici, al vandalismo e distruzioni di ogni tipo, che la missione sta proteggendo anche attraverso l’elaborazione di un progetto che avrà come finalità la costituzione di un parco archeologico e l’inserimento nella lista dei beni UNESCO.

Secondo recenti studi, il Rilievo del Cavaliere sarebbe un rifacimento di età ellenistica di un precedente monumento assiro del complesso di Khinnis, realizzato per celebrare la grande vittoria ottenuta nel 331 a.C. da Alessandro Magno nella vicina Gaugam

«Ricerca, tutela, valorizzazione, formazione, restauri e cooperazione internazionale al centro di un progetto, dove l’archeologia diventa anche strumento di diplomazia culturale – come ha sottolineato Andrea Zannini, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio culturale -  e con cui l'Università degli studi di Udine si conferma un Ateneo di assoluto rilievo internazionale per quanto riguarda l'archeologia del Vicino Oriente antico e il Dipartimento di Studi umanistici un dipartimento di eccellenza Ricerca sul campo, valorizzazione e protezione del patrimonio culturale costituiscono obiettivi inscindibili anche per ricostruire il tessuto sociale e civile di questi Paesi martoriati dalle guerre».


Ercolano si trasforma in set fotografico per Gucci

Pubblicati gli scatti della campagna fotografica della collezione Gucci Pre-Fall 2019. (https://www.gqitalia.it/moda/gallery/gucci-immagini-collezione-uomo-donna-autunno-inverno-2019-2020) eseguiti, qualche mese fa, tra le antiche dimore, le strade, gli scorci del Parco Archeologico di Ercolano scelti non come scenario ma come ambientazione per la campagna fotografica. Il progetto, frutto della collaborazione tra Gucci e il regista e fotografo Harmony Korine per una pubblicazione in edizione limitata, ha visto il Parco Archeologico di Ercolano protagonista degli scatti fotografici d’artista.

Dopo le iniziative di restauro e conservazione della Casa che includono collaborazioni con la DIA-Art Foundation di New York City, i Cloisters all'Abbazia di Westminster a Londra, la Galleria Palatina a Palazzo Pitti a Firenze, la Biblioteca Angelica a Roma e la necropoli romana di Les Alyscamps a Arles, questo nuovo progetto insieme alle immagini di Harmony Korine, continua l'impegno di Gucci a sostenere e promuovere il patrimonio culturale in tutto il mondo.

Il Parco Archeologico di Ercolano assieme a quello di Pompei, antiche città romane entrambe dichiarate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, sono stati individuati dal direttore creativo Alessandro Michele che crede fermamente nella funzione essenziale del passato per immaginare e perseguire il futuro, e quindi non può essere dimenticato né trascurato.

La presenza di Gucci, e dei grandi talenti professionali cui ricorre, consente di mettere in dialogo eccellenze italiane di due settori solo apparentemente sconnessi gli uni dagli altri, ma invece percorsi da uno stesso lunghissimo filo rosso di memoria e tradizioni artigianali-  dichiara il Direttore Francesco Sirano-  Questa iniziativa avrà effetti benefici non solo contribuendo economicamente a potenziare l’attività di conservazione e valorizzazione del Parco, ma soprattutto aiuterà il sito archeologico di Ercolano ad ampliare gli orizzonti entro i quali viene conosciuto ed apprezzato anche al pubblico che segue attraverso la moda l’impegno di promozione culturale di Gucci.”

 


Matera 2019

Matera 2019. Quello che c'è da sapere sugli eventi in città

La Basilicata è una regione incantevole, dove il tempo sembra talvolta essersi congelato, e con scenari davvero atipici rispetto alle omologate società globalizzate. Matera rappresenta un luogo dal fascino particolare e ineguagliabile. Celebre come la città dei Sassi, è tra i più antichi centri abitati tuttora popolati, nonché dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1993. Proprio per quest’anno la città è stata insignita del titolo di Capitale Europea della Cultura, e la sua vita sarà quindi ravvivata con molteplici eventi ad esso collegati: Windows Alchimia archetipica, Laboratorio di sartoria, Ars excavandi, Mater(i)a P(i)etra, Social Light – Laboratori di autocostruzione, L’Anima del Gotico Mediterraneo, I segni del legno, Padiglioni invisibili, Matera Alberga – Arte Accogliente concernente opere di Alfredo Pirri, Dario Carmentano, Filippo Riniolo e Giuseppe Stampone.

La Cattedrale di Matera. Foto credits by Luca Lancieri

“Windows Alchimia archetipica” è una mostra riflessiva su Matera che da terra simbolo del pane giunge ad archetipo della Terra, suo principale elemento alchemico richiamato anche dall’etimologia del nome. Inserita nel Progetto Festival Terra del Pane insieme ad altre undici finestre sul futuro dell’arte, coinvolge gli artisti Nicola Bevacqua, Maria Luigia Gioffrè e Tommaso Palaia. La collettiva curata da Simona Caramia sarà visibile gratuitamente presso la Fondazione Sassi da sabato 26 gennaio a mercoledì 20 febbraio (ore 10:00 – 13:00, 16:00 – 19:00).

“Laboratorio di sartoria” è un workshop finalizzato al compimento di un lavoro sartoriale di gruppo: studenti, sarte e migranti svolgono con il maestro Ibrahim Savane una trama di stoffe simbolo di un intreccio di storie. Inserito nel Passaporto per Matera 2019, prevede molteplici incontri saltuari alla Silent Academy dal primo febbraio all’otto marzo (ore 11:00 – 13:00, 15:00 – 17:00).

“Ars excavandi” è un evento di apertura che propone un percorso iniziatico in un ambiente ipogeo, mostrandone la correlazione con le città future o extraterrestri. Curato da Pietro Laureano presso il Museo Archeologico Nazionale, procede dal Paleolitico all’odierno esaminando le attività artistiche e di scavo che nel tempo hanno prodotto scenari, architetture e civiltà. È una rilettura dell’arte ipogea attraverso una visione contemporanea, alla scoperta dei misteri del mondo sotterraneo: da Matera agli ambienti rupestri più illustri, dal primo scavo effettuato al prototipo di bio-architettura futura, il passato si congiunge al presente mediante strumenti multimediali di realtà aumentata che attualizzano le civiltà arcaiche. Disponibile dal 20 gennaio al 31 luglio (9:00 – 20:00).

“Mater(i)a P(i)etra” si fonda sull’analogia tra le due città di Matera e Petra, ambedue sorte dalla roccia al di là delle evidenti differenze storico-culturali che le contraddistinguono. La località montana del Medio Oriente viene accostata al comune lucano dal fotografo e regista Carlos Solito, mediante trenta coppie di scatti. Immergendosi nei due centri plasmati dalla roccia, che un tempo accoglievano culture rupestri e forme industriose di canalizzazione sotterranea, se ne rievoca la comune arcaica beltà. È visitabile presso Palazzo Lanfranchi dal 20 gennaio al 17 marzo (ore 9:00 – 20:00; mercoledì 11:00 – 20:00).

Palazzo Lanfranchi, Piazzetta Pascoli. Foto credits by Luca Lancieri

“Social Light – Laboratori di autocostruzione” è un progetto che riflette sulla continuità luminosa mediante delle bag light, borse luminose che vengono lì costruite fornendo una reinterpretazione del concetto di buio e luce. Vi saranno singoli appuntamenti mensili i prossimi 23 febbraio, 23 marzo e 20 aprile (ore 17:00 – 18,30) alla Open Design School.

“L’Anima del Gotico Mediterraneo” si fonda su testimonianze fotografiche di Luis Agustìn, Aurelio Vallespin e Ricardo Santonja appartenenti al Dipartimento di Architettura dell’Università di Saragozza: l’obiettivo è promuovere lo scambio culturale e accademico tra le varie nazioni europee, individuandone i fattori architettonici comuni durante il Trecento e il Quattrocento. È un itinerario fotografico alla scoperta del gotico mediterraneo, che si svolgerà sino al 3 marzo 2019 (ore 9:00 – 20:00) nel Museo di Palazzo Lanfranchi.

“I segni del legno” indaga l’artigianato attraverso il legno ed il tufo, connettendo passato e presente con riproduzioni di segni naturali su tronchi d’albero o con sgabelli modernamente ripensati per una riattualizzazione di elementi tipici della tradizione storico-culturale. Prodotti ideati da Luca Colacicco che riaccendono la memoria storica di elementi che la modernità rischia di far cadere nell’oblio. È visitabile gratuitamente fino al 14 febbraio 2019 (ore 19:00 – 21:00) presso lo Studio Arti Visive.

“Padiglioni invisibili” prevede la rifunzionalizzazione di aree ipogee nei Rioni Sassi, consentendo così di recuperare elementi del territorio restituendoli al pubblico mediante eventi ed esposizioni. Visite guidate mostreranno un antico sistema di cisterne della fine del Cinquecento, seguite da una successione di talk che faranno comprendere quest’internità celata, mentre Yona Friedman utilizzerà la propria arte fondata sulle idee di località e sostenibilità per coinvolgere il pubblico nel luogo. L’evento avverrà a Palazzo Viceconte dal 30 marzo al 25 maggio 2019 (10:00 – 13:00, 16:00 – 19:00).

Matera e il torrente Gravina. Foto credits by Luca Lancieri

“Matera Alberga – Arte Accogliente” concerne un’installazione artistica ideata da Alfredo Pirri, riguardante l’accoglienza e la convivenza parimenti alle altre opere del progetto diffuse in vari alberghi della città. Opere d’arte contemporanea che congiungono culture rupestri ed attuali, come quella di Pirri nell’Hotel Corte San Pietro che adopera una cisterna relazionandola ad uno strumento di connessione tra interno ed esterno, con cui il pubblico può interagire. Altra installazione d’arte contemporanea è “Fonte del tempo” di Dario Carmentano, che riflette sulla presenza di cisterne nelle abitazioni dei Sassi pur in assenza di sorgenti in loco. Nella zona della Madonna dell’Idris, che accoglie l’opera nell’Hotel Le Dimore dell’Idris, l’idea della vasca-fonte comune propone una percezione temporale differente, innescando un’esperienza condivisa da cui esula il concetto di “fuori”. Un’ulteriore installazione è quella doppia di Filippo Riniolo presso la Locanda di San Martino Hotel e Thermae: quella esterna si fonda sulla connessione acustica alla discussa politica, mentre quella interna espone la teoria che vede Pitagora alla base dell’edificazione equilibrata delle case in tufo. Inoltre l’installazione “Double face” di Giuseppe Stampone esposta all’Hotel del Campo è la serigrafia di un disegno a penna su un lightbox che appare come un’insegna, collegamento tra memoria ed attualità: una comparazione tra i Sassi e il cemento, tra ambito privato e pubblico, attraverso una mappa spazio-temporale che trasforma la sequenzialità in un eterno presente. Le installazioni saranno accessibili gratuitamente sino al 31 dicembre 2022 (ore 11:00 – 21:00).

Originali gli eventi giornalieri sino ad oggi svolti, tra i quali menzioniamo: Capoluoghi d’Italia…dedicato a Matera, con proiezione in anteprima nazionale del programma tv su Matera realizzato da TV 2000, La Lucania e il “giallo”! basato sull’incontro con gli scrittori ed artisti Raffaele Marra, Luigi Pipitone, Pasquale Rimoli ed Antonio Orlando, Cena con delitto caratterizzato dalle ricette di Lolita Lobosco ed il Concerto Musicale Gospel dell’Isernia Gospel Choir.

Il programma è in continuo aggiornamento, per valorizzare questa incantevole città offrendo una considerevole offerta, multiforme e non priva di interesse per tutti coloro che vi accoreranno.

Matera 2019
Matera, panorama notturno. Foto credits by Luca Lancieri

Per maggiori informazioni, consultare il sito ufficiale di Matera 2019 (che si ringrazia) e Matera 2019 Events.


Presentazione dello studio sperimentale sull'area circostante la Villa Adriana a Tivoli

Il giorno 14 febbraio presso Palazzo Patrizi Clementi a Roma, sede della Soprintendenza, sarà presentato lo studio sperimentale dal titolo “Valutazione del costo del recupero ambientale e paesaggistico del territorio. Il caso dell’area circostante la Villa Adriana a Tivoli”.

La ricerca è stata ideata dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale de La Sapienza e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l'Etruria meridionale per poter approfondire lo studio sul costo e la percezione della società riguardo i beni culturali e ambientali, con particolare attenzione al processo di urbanizzazione che ha pesantemente interessato il paesaggio urbano della penisola italiana.

Caso esemplare è la situazione urbanistica di Villa Adriana, sito archeologico riconosciuto patrimonio dell'umanità da parte dell’UNESCO posizionato nel comune di Tivoli.  Il ricco programma prevede, dopo le introduzioni del Soprintendente Margherita Eichberg, di Raffaella Strati, Funzionario Architetto Responsabile per il Comune di Tivoli (SABAP-RM-MET) e di Fulvio Pellegrini, docente di Economia Aziendale, Bilancio e Business Plan, Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione, Dipartimento CORIS Sapienza-Università di Roma, l' Illustrazione del piano comunicativo inerente il recupero ambientale a cura di Maria Antonietta Cuccia e Monica Giacché, cultrici della materia in Economia Aziendale, Bilancio e Business Plan, Sapienza-Università di Roma e la presentazione dello studio sull'analisi e la valutazione del caso di Villa Adriana a cura di Valentina Cafini e Andrea Gamberonci, Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d'Impresa-Dipartimento CORIS, Sapienza-Università di Roma.


"SplendOri". In mostra il lusso di Ercolano

Il Parco archeologico di Ercolano lancia nuovi progetti e anticipa un ricco programma di mostre che caratterizzerà il 2019.  Si comincia a dicembre con il programma espositivo “ERCOLANO 1738 – 2018 TALENTO PASSATO E PRESENTE” attraverso il quale si comincerà a dare rilievo ai preziosi tesori recuperati dagli scavi novecenteschi e destinati al museo del sito. Tre saranno le tappe che accompagneranno i visitatori a scoprire le bellezze di Herculaneum, ognuna con diverse peculiarità: il lusso, la lavorazione del legno e il piacere della tavola.

“Esporre all’attenzione dei visitatori l’interessantissimo materiale archeologico conservato nei depositi, e sinora illustrato in modo episodico, – dichiara il Direttore Francesco Sirano– lo ritengo un obiettivo imprescindibile della mia direzione, accanto alla conservazione programmata. Con queste mostre intendiamo porre le basi per la definitiva esposizione nel museo del sito di tutti i reperti che dal 1927 in poi Amedeo Maiuri volle che restassero qui e non confluissero più nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Con queste mostre parte un processo museografico che non resterà confinato ai laboratori ma coinvolgerà il pubblico come parte attiva della costruzione di un museo che garantisca un’effettiva esperienza di conoscenza. È necessario colmare in tempi rapidi una terribile lacuna nell’esperienza di visita del sito e interrompere il silenzio che dura da oltre 40 anni: il pubblico deve potere ascoltare proprio nell’area archeologica il racconto proveniente dai numerosissimi oggetti d’uso comune: arredi, ornamenti personali e strumenti di lavoro, decorazioni, mobili in vario materiale, dell’incredibile mole di reperti organici proveniente direttamente dalle case, dalle strade, dalle mense degli antichi ercolanesi.

Finalmente dobbiamo portare a compimento lavori, studi, restauri condotti per decenni dall’amministrazione dello Stato con tanto sacrificio e passione da parte di tanti colleghi e studiosi e, non da ultimo, con notevole investimento finanziario. Sullo sfondo il dialogo intenso e l’ultra decennale collaborazione con la Fondazione Packard con il cui Presidente, Dr. David Packard, si stanno valutando possibili scenari di cooperazione e partenariato proprio per imprimere una definitiva svolta storica per il Parco e il suo Museo”.

La prima mostra dal titolo “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” si propone di esporre oggetti preziosi e monili raccontandoli sotto il profilo religioso, ideologico, sociale, culturale e non solo per il valore intrinseco degli oggetto. L’ambientazione nel quale verrà ricreata l’atmosfera sarà quella delle domus, delle botteghe e della spiaggia, laddove furono ritrovati gli abitanti della città in fuga dall’eruzione del 79 d.C. e con addosso gli splendidi oggetti.

I temi della ricchezza, del valore ideologico e sociale, troveranno dimora presso l’Antiquarium del Parco Archeologico che sarà aperto al pubblico dopo i lavori di messa in sicurezza e di adeguamento dei locali alla sicurezza dei reperti. “Abbiamo seguito una strategia di risparmio economico ed è stato utilizzato tutto quanto nei decenni scorsi era già stato realizzato o acquistato: ad esempio le vetrine che avranno solo degli adattamenti”, dichiara Sirano.

Dopo la mostra sugli ori, nel 2019, il Parco Archeologico di Ercolano ha in programma altri due eventi con sedi diffuse sul territorio (la Villa Campolieto e la Reggia di Portici) che approfondiranno i temi dell’arte lignea e dell’alimentazione.

“Esibizioni che - dichiara il Direttore - si arricchiranno anche di valori simbolici e dimostreranno, attraverso la concreta prassi amministrativa e tecnico organizzativa, come sia possibile e necessario che, all’interno della buffer zone del sito UNESCO di Herculaneum, tutte le istituzioni e le realtà culturali ed economiche sane concorrano a ‘fare sistema’ per restituire a questo territorio centralità culturale e qualità della vita che lo hanno caratterizzato per secoli”.


Ruvo di Puglia #Ruvoeducationaltour2018

Alla scoperta di Ruvo di Puglia. Tra musica, sapori e storia

Il #Ruvoeducationaltour2018 comincia per me con un lungo viaggio in una terra che ho avuto il piacere già di visitare, ma che per la sua infinita bellezza ha sempre qualcosa da dare e da raccontare. Sono l’ultima ad arrivare e la prima a rientrare sotto una pioggia incessante che mi accompagna e non ci lascia per qualche giorno. Sicilia e Puglia, apparentemente vicine ma con parecchi km da percorrere in pullman, per raggiungere una meta che sai già che non ti deluderà.

Perché questo educational tour? Il progetto nasce dalla volontà di far conoscere il territorio attraverso una modalità già sperimentata non solo in Puglia ma anche in altre parti d’Italia e che ha riscosso un grande successo. Poter essere accolti nelle strutture del luogo, poter visitare e vivere la storia di questi piccoli centri, perdersi tra le vie e respirare la vita vera, quella ancora non contaminata, rende speciali e magici questi posti. La Puglia, fortunatamente, conserva ancora questa integrità e questo spirito verace e grezzo, autentico, brusco forse, ma che ti rimane dentro. Tutto è genuino, dal cibo, al vino, alle persone che ti accolgono.

A partecipare a questa esperienza sono stati dieci professionisti del settore turistico e culturale, un team quasi esclusivamente di donne, dalle esperienze diverse così come i caratteri che hanno saputo fare gruppo, scambiarsi idee, vite, confidenze e raccontare il proprio vissuto. Food blogger, travel blogger, giornalisti, in fondo le professioni sono state solo un collante per un’esperienza davvero favolosa, svoltasi dal 2 al 7 ottobre.

Nostra guida del cammin ruvese, l’archeologa Giovina Caldarola, curatrice del progetto assieme all’assessora alla Cultura con delega al Turismo, Monica Filograno, donna esperta che ama il suo lavoro e soprattutto crede fortemente nella valorizzazione del suo territorio.

Obiettivo, conoscere Ruvo, città d’arte e musica. Lo abbiamo fatto a partire da una manifestazione musicale, il “Ruvo Coro Festival” che si è tenuto nella cittadina pugliese con varie performance: Voci di Pace – Canterò per sempre l’Amore del Signore – IX edizione, in cui la musica corale, attraverso l’incontro e il dialogo fra le comunità del Mediterraneo diventa strumento di pace e valido messaggio per le nuove generazioni, e La voce delle cattedrali – I edizione, in quattro cori, nazionali ed internazionali, si sono esibite nelle più suggestive cattedrali romaniche della Puglia a cui si aggiunge Matera, dando voce ai luoghi emblema dell’architettura e della storia della Puglia. Un’esperienza sonora di grande fascino associata alla qualità del repertorio e dei cori ospiti.

Ma il tour ha avuto un sapore vario perché oltre alla musica siamo stati accompagnati alla scoperta del cibo della terra di Puglia che ci ha saziati meravigliosamente, così come si sono saziati i nostri occhi con le meraviglie storico artistiche della città.

Partiamo dalle aziende locali e dai ristoratori che ci hanno letteralmente sfamato tra una visita e l’altra. Non essendo il food il mio settore, mi sono lasciata ispirare e guidare da chi con sapienza e maestria ha cucinato per noi in questi giorni. La tavola pugliese certamente non è magra e non è light, in Puglia ahimè si mangia tanto e bene, e i sapori sono quelli di una volta, genuini, non artificiali, dove è facile ancora distinguere i gusti, inseguire la stagionalità dei prodotti e berci su un delizioso rosso di Troia che ha annaffiato le nostre tavolate. Ogni esperienza porta con sé un ricordo, i nomi che citerò non vogliono essere un mero elenco ma un grazie a tutti coloro che ci hanno permesso di portare a casa le specialità e farle conoscere anche oltre Ruvo e la Puglia. Casa dolce casa Ruvo di Puglia, gestito da Clementina e suo marito che ci hanno accolto con tutta la loro ospitalità e premura, il locale Mezzapagnotta dove Francesco e il suo staff ci hanno illustrato la loro cucina etnobotanica ricca di gusto, sofistica ma genuina che difficilmente si potrà dimenticare; Il Panificio Cascione con la sua squisita focaccia dove letteralmente si può mangiare sulla storia. Perché? Perché sotto il locale, custodita dal plexigas, si conserva un tratto della famosa via Traiana fatta costruire dall’imperatore tra il 108 e il 110 d.C. e che in passato collegava Benevento a Brindisi. Altre aziende che mi hanno incuriosito e non solo per i loro prodotti ma anche per la dedizione al lavoro, la passione e le notevoli quantità di nozioni che ci hanno accompagnato sono: la Pasticceria Berardi in cui abbiamo visto la realizzazione del famoso mandorlaccio, l’Oleificio Mazzone, dove abbiamo assaggiato uno degli oli più buoni e amari di sempre e l’Azienda Agricola Mazzone che ci ha fatto degustare i suoi vini esportati in tutto il mondo.

 

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Nella foto dalla nostra blogger a Ruvo di Puglia, Alessandra Randazzo, un particolare del celeberrimo cratere attico del Pittore di Talos: quello che ritrae l'automa in bronzo è uno dei pezzi forti del Museo Jatta. "Di Talo, alcuni dicono che apparteneva alla stirpe di bronzo, altri che era stato donato a Minosse da Efesto; perciò secondo alcuni era un uomo di bronzo, secondo altri un toro. Aveva una sola vena che, dal collo, si estendeva fino alla caviglia: al termine, era conficcato un chiodo di bronzo. Talo montava la guardia e tre volte al giorno faceva di corsa il giro dell'isola; vide perciò la nave Argo che si avvicinava, e si mise a scagliarle contro delle pietre. Medea lo fece morire con l'inganno" [...] Estratto da Apollodoro, Biblioteca, I, 9, 26, traduzione di Maria Grazia Ciani #ruvoeducationaltour2018 #ruvocittàdarte #weareinpuglia #wehostinpuglia #ruvo #ruvodipuglia #classicult #puglia #ig_puglia #igers_puglia #Talos #ceramica #pottery #arte #art #nonveniteinpuglia #weareinpuglia #apulia

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Potevamo pensare solo all’aspetto mangereccio? No. Ed ecco il nostro Virgilio, l’architetto Mario di Puppo che ci accompagna a scoprire la storia e i monumenti di Ruvo. Il tour culturale ha preso il via da un luogo che per me era un sogno. Per chi come me ha studiato materie archeologiche, il Museo Jatta rappresenta una sorta di parco giochi per gli amanti della ceramica antica. Qui infatti sono conservati alcuni tra i vasi più belli al mondo, esempio di ricchezza e perfezione artistica ma anche dell’elevato status raggiunto dall’antica città in un periodo storico che si perde nella memoria.

 

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La Cattedrale di Ruvo, dedicata a Santa Maria Assunta, costituisce uno splendido esempio di stile romanico pugliese a tendenza gotica. Costruita tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo, costituisce il cuore pulsante del centro storico di Ruvo di Puglia. Oggi tutti possono apprezzare la storia stratificata di questo luogo, grazie a un percorso archeologico sotterraneo che conduce dalla fase peucetica a quella romana coi suoi mosaici, e quindi a quella medievale per arrivare fino ai nostri giorni. Nelle foto di Alessandra Randazzo, la splendida facciata in pietra col portale centrale, decorato con diversi registri scultorei, e gli interni. Per chi volesse vedere qualcosa in più di questa straordinaria Cattedrale, oltre alla visita nella cittadina pugliese si segnala anche questo video realizzato col drone: https://www.youtube.com/watch?v=rMhb7nHub7U #ruvoeducationaltour2018 #ruvocittàdarte #weareinpuglia #wehostinpuglia #ruvo #ruvodipuglia #classicult #puglia #ig_puglia #igers_puglia #arte #art #nonveniteinpuglia #weareinpuglia #apulia

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Piacevolmente scopro che a Ruvo ci sono tanti luoghi storici che hanno molto ancora da raccontare, sono nascosti ma offrono un concentrato di emozioni che per chi come me ama la storia e l’archeologia è difficile contenere. Non a caso la Cattedrale ingloba i resti di un’antica domus romana collegata alla vicina grotta di San Cleto. Quest'ultima è volgarmente chiamata grotta ma è in realtà una cisterna di epoca romana della prima metà del II secolo d.C. che secondo la tradizione accoglieva le prime comunità cristiane dell’epoca di San Cleto (morto nel 92). L’area cultuale dell’edificio presenta due fonti battesimali e una statua del santo, scolpita direttamente nella pietra.

 

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La navata settentrionale della chiesa del Purgatorio a Ruvo di Puglia è stata costruita sulla grotta di San Cleto. Volgarmente chiamata grotta, si tratta in realtà di una cisterna di epoca romana della prima metà del II secolo d. C. La tradizione vuole che accogliesse i primi cristiani già all'epoca di San Cleto (morto nel 92). La tradizione vorrebbe pure Cleto come primo vescovo di Ruvo di Puglia, nominato dallo stesso Pietro, ma è implausibile. L'area cultuale dell'edificio presenta due fonti battesimali e una statua di San Cleto, scolpita direttamente nella pietra del secondo pilastro. Cleto o Anacleto, vescovo di Roma e papa, è santo patrono della cittadina pugliese. Nelle foto di Alessandra Randazzo, la nostra blogger in tour della Puglia, le immagini dalla suggestiva "grotta". #weareinpuglia #wehostinpuglia #ruvoeducationaltour2018 #ruvocittàdarte #classicult #Puglia #Apulia #ig_puglia#igers_puglia #nonveniteinpuglia #ruvo#ig_ruvo #igers_ruvo #cleto #cletus #santi #saints

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Passeggiando per le vie, inoltre, se si cammina con il naso all’insù è possibile scorgere alcuni palazzi antichi come Palazzo Caputi che abbiamo visitato, sede della Biblioteca cittadina, Palazzo Avitaja e Palazzo Melodia.

 

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"Nella nostra cultura di massa, assetata di immagini che appartengono a un Medioevo di maniera o del tutto fuori dal tempo storico [...] Castel del Monte ha, così, gradatamente ma inesorabilmente perso la sua identità di edificio castellare per acquisirne un'altra profondamente diversa ma ormai preponderante nell'immaginario collettivo: quella di tempio, cattedrale laica, edificio religioso, scrigno esoterico dai molteplici percorsi iniziatici, osservatorio astronomico, monumento sacro disegnato dal Sole o in stretta connessione con le piramidi egizie, addirittura un hammam, comunque assolutamente un "non castello", privo di tutte le caratteristiche tradizionalmente appannaggio delle strutture fortificate. Un Altro Castel del Monte, quindi, ricoperto dal velo del mito [...]" Massimiliano Ambruoso, Castel del Monte. Manuale storico di sopravvivenza, Bari, 2014, p. 17. Nelle foto di Alessandra Randazzo, la nostra blogger in missione in Puglia, si capisce bene come questo luogo straordinario abbia potuto colpire così profondamente l'immaginario moderno. #weareinpuglia #wehostinpuglia #ruvoeducationaltour2018 #Casteldelmonte #classicult #Andria #ig_andria #igers_andria #Puglia #Apulia #ig_puglia #igers_puglia #ruvocittàdarte #nonveniteinpuglia

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Non poteva mancare anche un’arrampicata sulla Torre dell’Orologio in cui è stato possibile ammirare il panorama della città e il suo territorio con una vista particolareggiata, dall’altopiano delle murge fino alla costa adriatica. E proprio dall’alto, forse uno dei monumenti simbolo, anzi, mi correggo, il simbolo dei monumenti pugliesi, Castel del Monte che abbiamo avuto l’immenso piacere di visitare. Sito patrimonio dell’umanità UNESCO, simbolo della Puglia imperiale, la cui sagoma si può ammirare anche a distanza di km e che nasconde miti e leggende legate ad un personaggio molto amato: Federico II.

Non sono mancate due gite fuori porta molto impegnative e suggestive. Il nostro tour ha previsto anche una bella camminata di parecchie ore nel Parco dell’Alta Murgia, dove, accompagnati da esperti, abbiamo potuto ammirare il paesaggio e la natura aspra di questa parte della Puglia e dove l’autunno ci ha permesso di ammirare i bellissimi colori degli alberi, le foglie ormai cadute e dai colori rosso-brunastri che tappezzavano e dipingevano i contorni della nostra passeggiata. La zona murgiana offre innumerevoli luoghi di produzione casearia e gastronomica, uno dei quali, la Masseria Coppa, ci ha ospitati sotto una fitta pioggia per rifocillarci dopo il tour naturalistico. Anche Trani, visitata in notturna, ha lasciato ricordi piacevoli. Da vedere, possibilmente di giorno per ammirarne a pieno la bellezza, la Cattedrale che appare come sospesa sul mare, maestosa e austera. Magistrale esempio di architettura romanica, costituita da tre chiese sovrapposte. Ma anche il waterfront portuale, tappa obbligata per vivere appieno la città, ricca di botteghe d’arte e locali che costituiscono il punto di ritrovo per i giovani e per i turisti.

Intelligentemente pensato, anche un momento di confronto presso La Capagrossa Coworking dove le aziende ma anche i partecipanti del tour e giovani esperti ruvesi, ci hanno illustrato una serie di attività e iniziative promozionali per il rilancio urbano della comunità locale. Con grande sorpresa scopro che Ruvo di Puglia ospita da diversi anni importanti manifestazioni che in diversi periodi dell’anno cercano di far confluire i turisti, ma anche altri pugliesi che con l’occasione arrivano in città per i vari eventi. Cito in particolare il Talos Festival che riconferma Ruvo come città di musica e di musicisti che nelle ultime edizioni è ritornato alle origini riscoprendo il forte legame che questa terra ha con l’arte nei suoi più diversi linguaggi, e Luci e Suoni d’Artista, giunto alla seconda edizione e che vede la città illuminarsi con le opere prodotte da designer, artisti e artigiani, imprese, associazioni e cittadini. Quest’anno il tema si ispirerà alla vertigine e all’equilibrio.

Questa esperienza, oltre che meravigliosa occasione di lavoro, ha rappresentato per me una bellissima opportunità di viaggio di contatti che nella forza della squadra ha avuto uno dei suoi punti cardine. E allora oltre agli organizzatori del #ruvoeducationaltour2018, Giovina Calderola e Monica Filograno, non posso non ringraziare le mie compagne di viaggio, Laura Gobbi, Annalisa Milione, Stefania Manfredi, Selene Scinicariello che hanno reso unico e indimenticabile questo viaggio.


BMTA XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico Paestum

Al via la XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico a Paestum

Alla XXI BMTA, dal 15 al 18 novembre a Paestum

(tra Parco Archeologico e Centro Espositivo Savoy Hotel),

i 20 anni dei siti Unesco di Paestum e Troia, la Grotta di Chauvet,

il sito cambogiano di Angkor, il gemellaggio tra Paestum e Palmira,

la Mostra ArcheoVirtual sul digitale nei Musei Archeologici italiani,

il Premio alla scoperta archeologica dell’anno intitolato a Khaled al-Asaad

BMTA XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico PaestumLa XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico si svolgerà da giovedì 15 a domenica 18 novembre 2018 a Paestum: per migliorare i servizi a espositori e visitatori, per la XXI edizione la location per il Salone Espositivo e il Programma Conferenze sarà il Centro Espositivo del Savoy Hotel, a soli 2 km dal Parco Archeologico, dal Museo e dalla Basilica, dove avranno luogo le altre sezioni (ArcheoExperience, ArcheoLavoro, la Mostra ArcheoVirtual, le Visite Guidate, il Workshop ENIT e AIDIT).

Un format di successo testimoniato dalle prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali UNESCO e UNWTO oltre che da 12.000 visitatori, 120 espositori di cui 25 Paesi esteri, circa 50 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 120 operatori dell’offerta, 100 giornalisti accreditati.

Paestum celebrerà il 20° Anniversario dell’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO dell’area archeologica (alla presenza di Irina Bokova già Direttore Generale UNESCO e Mounir Bouchenaki Consigliere Speciale del Direttore Generale UNESCO) così come Troia, presente con Rüstem Aslan Responsabile dell’area archeologica.

Protagonisti, inoltre, saranno la Grotta di Chauvet, a rappresentare il grande successo della Preistoria in Francia, con la Conservatrice Marie Bardisa e il sito di Angkor con Azedine Beschaouch Segretario Scientifico dell’ICC-Angkor, il Comitato Internazionale di Coordinamento per la Salvaguardia e lo Sviluppo. Poi, le presenze prestigiose per le loro grandi scoperte, quali Paolo Matthiae, che portò alla luce l’antica città di Ebla in Siria, e Dan Bahat, per decenni l’archeologo ufficiale di Gerusalemme.

Il dialogo interculturale avrà i suoi appuntamenti di punta nel gemellaggio tra Paestum e Palmira e nell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” (alla 4a edizione) che premierà la “piccola Pompei francese” di Vienne quale scoperta archeologica più significativa del 2017 alla presenza di Omar archeologo e figlio di Khaled al-Asaad.

ArcheoVirtual, Mostra e Workshop internazionali dedicati alle tecnologie multimediali, interattive e virtuali in collaborazione con CNR ITABC Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali, presenterà lo stato dell’arte del digitale nei musei archeologici a cura della Direzione Generale Musei del MiBAC.

Il Direttore Ugo Picarelli: “Da quest’anno cercheremo di valorizzare le destinazioni turistico-archeologiche quali fattori di sviluppo locale e di promozione dei territori, oltre che di rendere merito agli archeologi che prestano la loro opera di studio dell’antichità al servizio dei viaggiatori attuali e futuri. Inoltre, la BMTA continuerà a dedicare particolare attenzione al sito di Palmira, che tornerà fruibile dal 2019 come da poco annunciato dai media, con la presenza di una delegazione dalla Siria, tra cui il Governatore di Homs. Per quanto riguarda l’aspetto economico, nel rispetto del nome Borsa, il Workshop si arricchirà dei buyer nazionali, che si aggiungono a quelli europei selezionati dall’ENIT, con la partecipazione degli associati dell’AIDIT Associazione Italiana Distribuzione Turistica di Federturismo Confindustria”.

Nel Salone previsti espositori provenienti da diverse regioni italiane: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia. Inoltre, a livello internazionale, da segnalare la presenza di Etiopia e Perù e il forte interesse della penisola balcanica con Albania, Croazia, Montenegro, Serbia, Slovenia.

Numerose le sezioni speciali: ArcheoExperience con i Laboratori di Archeologia Sperimentale per la divulgazione delle tecniche utilizzate nell’antichità per realizzare i manufatti di uso quotidiano; ArcheoIncontri conferenze stampa e presentazioni di progetti culturali e di sviluppo territoriale; ArcheoLavoro orientamento post diploma e post laurea con la presentazione dell’offerta formativa, a cura delle Università, e delle figure professionali; ArcheoStartUp in cui si presentano nuove imprese culturali e progetti innovativi nel turismo culturale e nella valorizzazione dei beni archeologici; Incontri con i Protagonisti, quali noti archeologi e divulgatori della TV; Premio “Antonella Fiammenghi” alla migliore tesi di laurea sul turismo archeologico; Premio “Paestum Archeologia” a coloro che contribuiscono alla valorizzazione del patrimonio culturale; visite guidate ed educational per giornalisti.

La BMTA si conferma, quindi, un evento originale nel suo genere: sede dell’unico Salone Espositivo al mondo delle destinazioni turistico-archeologiche; luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale e alla valorizzazione; occasione di incontro per gli addetti ai lavori, gli operatori turistici e culturali, i viaggiatori, gli appassionati; opportunità di business con il Workshop tra la domanda, rappresentata da buyer esteri selezionati dall’ENIT e nazionali dell’AIDIT, e l’offerta del turismo culturale e archeologico.

Istituzioni, Enti, Paesi Esteri, Regioni, Organizzazioni di Categoria, Associazioni Professionali e Culturali, Aziende e Consorzi Turistici saranno presenti nel Salone Espositivo, per vivere da protagonisti quattro giorni straordinari in occasione della XXI edizione dal 15 al 18 novembre 2018.

PROGRAMMA PRELIMINARE

XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

BMTA XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico PaestumGIOVEDÌ 15 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 10.00 - 12.00

CONFERENZA DI APERTURA

indirizzi di saluto

Ciro Miniero Vescovo di Vallo della Lucania

Francesco Palumbo Sindaco di Capaccio Paestum

Gabriel Zuchtriegel Direttore del Parco Archeologico di Paestum

Tommaso Pellegrino Presidente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

Mounir Bouchenaki Consigliere Speciale del Direttore Generale UNESCO

coordina

Ugo Picarelli Fondatore e Direttore della Borsa

intervengono

Corrado Matera Assessore Sviluppo e Promozione del Turismo della Regione Campania

Andrea Prete Vice Presidente Vicario di Unioncamere e Presidente Camera di Commercio di Salerno

sono stati invitati a concludere

Vincenzo De Luca Presidente della Regione Campania

Giovanni Panebianco Segretario Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

*****

GIOVEDÌ 15 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 12.00 - 14.00

BUONE PRATICHE DI ORIENTAMENTO E ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO PER LA PROMOZIONE DEL TURISMO CULTURALE

a cura della Direzione Generale Ufficio Scolastico Regionale per la Campania MIUR

introducono

Luisa Franzese Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale per la Campania MIUR

Corrado Matera Assessore Sviluppo e Promozione del Turismo della Regione Campania

partecipano

i Dirigenti Scolastici delle Scuole Secondarie Superiori

*****

GIOVEDÌ 15 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 15.00 - 17.00

SEDUTA PUBBLICA DELLE COMMISSIONI CONGIUNTE DEGLI ASSESSORI AL TURISMO E DEGLI ASSESSORI AI BENI E ALLE ATTIVITÀ CULTURALI DELLA CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME CON I PRESIDENTI DELLE CAMERE DI COMMERCIO

Le Regioni e le nuove Camere di commercio insieme per la valorizzazione dei beni culturali e la promozione del turismo”

a cura della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e di Unioncamere

indirizzo di saluto

Corrado Matera Assessore Sviluppo e Promozione del Turismo Regione Campania

intervento introduttivo

Roberto Di Vincenzo Presidente IS.NA.R.T. Istituto Nazionale Ricerche Turistiche

ne discutono

Tiziana Gibelli Coordinatore Commissione Beni e Attività culturali della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e Assessore alla cultura e allo sport Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Giovanni Lolli Coordinatore Commissione Turismo e industria alberghiera della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e Vice Presidente Regione Abruzzo

Andrea Prete Vice Presidente Vicario di Unioncamere

intervengono

Giorgio Palmucci Presidente Associazione Italiana Confindustria Alberghi

Costanzo Iaccarino Vice Presidente Nazionale Federalberghi

Angelo Tortorelli Presidente Associazione Mirabilia Network

è stato invitato a concludere

Gian Marco Centinaio Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo

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VENERDÌ 16 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 10.00 - 12.00

CONFERENZA DI CELEBRAZIONE DEL 20° ANNIVERSARIO DELL’ISCRIZIONE DI PAESTUM NELLA LISTA DEL PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITÀ DELL’UNESCO (1998-2018)

indirizzi di saluto

Francesco Palumbo Sindaco di Capaccio Paestum

Gabriel Zuchtriegel Direttore del Parco Archeologico di Paestum

Tommaso Pellegrino Presidente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

Francesca Casule Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Salerno e Avellino

partecipano il Presidente della Provincia, il Soprintendente Archeologico di Sa, Av, Bn, il Direttore del Museo Archeologico, il Soprintendente Regionale per i Beni Culturali, il Direttore del World Heritage Centre, l’Ambasciatore Rappresentante permanente d’Italia presso l’UNESCO protagonisti della candidatura e del riconoscimento nel 1998:

Alfonso Andria, Giuliana Tocco, Marina Cipriani, Stefano De Caro, Mounir Bouchenaki, Francesco Caruso

interviene

Irina Bokova già Direttore Generale UNESCO

concludono

Corrado Matera Assessore Sviluppo e Promozione del Turismo della Regione Campania

Salvatore Micillo Sottosegretario all’Ambiente e alla Tutela del Territorio e del Mare

a seguire consegna del Premio “Paestum Archeologia” a

Irina Bokova già Direttore Generale UNESCO

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VENERDÌ 16 NOVEMBRE

Sala Velia ore 11.30 - 13.30

IL PATRIMONIO CULTURALE IN AFRICA ORIENTALE.

LA FARNESINA E LE RICERCHE ITALIANE IN ETIOPIA ED ERITREA

a cura della Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

introduce e coordina

Ettore Janulardo Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese MAECI

intervengono

Andrea Manzo Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”

Rosalia Gallotti “Sapienza” Università di Roma
Giuseppe Domenico Schirripa “Sapienza” Università di Roma

Lorenzo Rook Università degli Studi di Firenze

Alessia Nava “Sapienza” Università di Roma

Serena Massa Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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VENERDÌ 16 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 16.00 - 18.00

IL DIALOGO INTERCULTURALE VALORE UNIVERSALE DELLE IDENTITÁ E DEL PATRIMONIO CULTURALE

#pernondimenticare il Museo del Bardo, 18 marzo 2015 e #unite4heritage for Palmyra

indirizzo di saluto

Esma Cakir Presidente Associazione Stampa Estera in Italia

coordina

Stefania Battistini Giornalista Tg1 Rai

intervengono

Moncef Ben Moussa Direttore per lo Sviluppo dei Musei INP Istituto Nazionale del Patrimonio - Tunisia, già Direttore del Museo del Bardo di Tunisi

Irina Bokova già Direttore Generale UNESCO

Mounir Bouchenaki Consigliere Speciale del Direttore Generale Unesco

Silvia Costa Commissione Cultura e Istruzione del Parlamento Europeo

Mariarita Sgarlata Consigliere del Ministro per i Beni e le Attività Culturali per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale

a seguire consegna del Premio “Paestum Archeologia” a

Paolo Verri Direttore Generale Fondazione Matera-Basilicata 2019

CERIMONIA DI GEMELLAGGIO TRA CAPACCIO PAESTUM E PALMYRA

coordina

Ugo Picarelli Fondatore e Direttore della Borsa

interviene

Paolo Matthiae Archeologo e Direttore Missione archeologica in Siria “Sapienza” Università di Roma

partecipano

Talal al-Barazi Governatore di Homs - Siria

Mouhamed Al Khaddour Chairman of the Board of the Federation of the Syrian Chambers of Tourism

Francesco Palumbo Sindaco di Capaccio Paestum

Mohamad Saleh Ultimo Direttore per il Turismo di Palmira

CERIMONIA DI CONSEGNA DELL’INTERNATIONAL ARCHAEOLOGICAL DISCOVERY AWARD “KHALED AL-ASAAD”

in collaborazione con Archeo

coordina

Andreas M. Steiner Direttore di Archeo

partecipa

Omar Asaad Archeologo e figlio di Khaled al-Asaad

ritira il Premio per la scoperta della “piccola Pompei” a Vienne (Francia)

Benjamin Clément Responsabile degli scavi

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VENERDÌ 16 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 18.00 - 19.30

INCONTRO CON I BUYER ESTERI SELEZIONATI DALL’ENIT E NAZIONALI DELL’AIDIT

in collaborazione con ENIT, AIDIT di Federturismo e Trenitalia

introduce

Corrado Matera Assessore Sviluppo e Promozione del Turismo della Regione Campania

partecipano

Gianni Bastianelli Direttore Esecutivo ENIT

Domenico Pellegrino Presidente AIDIT Federturismo Confindustria

Maria Annunziata Giaconia Direttore Divisione Passeggeri Regionale Trenitalia

Paolo Attanasio Direttore Divisione Passeggeri Long Haul Trenitalia

in occasione dell’Incontro, la Divisione Passeggeri Regionale presenta il Travel Book

UNESCO - 32 siti italiani da raggiungere comodamente in treno”

è stato invitato a concludere

Luigi Fiorentino Capo di Gabinetto del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo

a seguire consegna del Premio “Paestum Archeologia” a

Gianfranco Battisti Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A.

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 15.00 - 16.00

INCONTRI CON I PROTAGONISTI “GERUSALEMME E IL TURISMO ARCHEOLOGICO”

in collaborazione con l’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo

conduce

Andreas M. Steiner Direttore di Archeo

interviene

Dan Bahat Archeologo degli scavi di Gerusalemme, del Tunnel e di Masada

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 16.00 - 16.45

INCONTRI CON I PROTAGONISTI “IL COLOSSEO INCONTRA ANGKOR WAT”

conduce

Paolo Conti Giornalista del Corriere della Sera

intervengono

Azedine Beschaouch Segretario Scientifico ICC-Angkor Comitato Internazionale di Coordinamento per la Salvaguardia e lo Sviluppo, Cambogia

Alfonsina Russo Direttore Parco Archeologico del Colosseo

a seguire consegna del Premio “Paestum Archeologia” a

Sackona Phoeurng Ministro della Cultura del Regno di Cambogia

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Cerere ore 16.00 - 19.00

WORKSHOP ARCHEOVIRTUAL “ARCHEOLOGIA E DIGITALE: LO STATO DELL’ARTE”

in collaborazione con CNR ITABC Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali e la Direzione Generale Musei del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

introduce

Augusto Palombini Direttore Scientifico ArcheoVirtual

modera

Cinzia Dal Maso Giornalista

conclude

Gianluca Vacca Sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Velia ore 16.30 - 18.00

PATRIMONI VIVENTI. LA PARTECIPAZIONE DELLE COMUNITÀ LOCALI
a cura del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali – Ravello

intervengono

Alfonso Andria Presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali – Ravello
Francesco Caruso già Rappresentante permanente d’Italia presso l’UNESCO
Fabio Pollice Ordinario di Geografia Economico-Politica e Direttore del Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo Università del Salento

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 16.45 - 18.00

INCONTRI CON I PROTAGONISTI

TROIA. STORIA DI UNA CITTÀ DAL MITO ALL’ARCHEOLOGIA”

in collaborazione con l’Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di Turchia

indirizzo di saluto

Serra Aytun Direttrice Ufficio Cultura e Informazioni Ambasciata di Turchia

conduce

Andreas M. Steiner Direttore di Archeo

interviene

Rüstem Aslan Direttore degli Scavi di Troia e Docente di Archeologia Çanakkale Onsekiz Mart University - Turchia

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 18.00 - 18.45

INCONTRI CON I PROTAGONISTI “L’ARTE DELLA PREISTORIA PER IL TURISMO ARCHEOLOGICO: LA FRANCIA E LE SUE GROTTE”

conduce

Silvestro Serra Direttore di Touring

interviene

Marie Bardisa Conservatrice Grotta di Chauvet

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 18.45 - 19.30

INCONTRI CON I PROTAGONISTI “PALMIRA DOPO LA CRISI”

intervengono

Talal al-Barazi Governatore di Homs - Siria

Mouhamed Al Khaddour Chairman of the Board of the Federation of the Syrian Chambers of Tourism

Mohamad Saleh Ultimo Direttore per il Turismo di Palmira


“Nerone e le Imperatrici”, visita spettacolarizzata alla Villa di Poppea

“Nerone e le Imperatrici”, visita spettacolarizzata alla Villa di Poppea

Musica, danza e performance per raccontare gli amori di Nerone

www.campaniabynight.it

Quattro serate evento agli scavi di Oplontis a Torre Annunziata, nella Villa di Poppea, seconda moglie dell'Imperatore Nerone. Il progetto, finanziato dalla Regione Campania e curato dalla SCABEC in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei e il Comune di Torre Annunziata, propone per le prime due settimane di ottobre un appuntamento speciale, con la visita nella villa Imperiale illuminata e "animata" dallo spettacolo prodotto da Casa del Contemporaneo / Le Nuvole dal titolo "Nerone e le Imperatrici", con testo e regia di Rosario Sparno.

Foto di Luigi Maffettone

 Lo spettacolo porterà i visitatori alla scoperta di uno dei siti più affascinanti e preziosi dell'area archeologica vesuviana, con musica, danza e recitazione, alla scoperta di storie e miti di duemila anni fa. Il percorso si apre con una breve introduzione al sito e alla sua storia, per poi svilupparsi all'interno della Villa con gli attori che si muoveranno seguiti dal pubblico nelle antiche stanze e nei giardini, fino alla suggestiva piscina.

La villa di Poppea, inserita tra i beni che l'UNESCO ha definito "Patrimonio dell'Umanità", è una grandiosa costruzione residenziale della metà del I secolo a.C., ampliata in età imperiale e attribuita a Poppaea Sabina, seconda moglie dell'imperatore Nerone.

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Torna a splendere la Tomba degli Scudi di Tarquinia

Torna a splendere la Tomba degli Scudi, gioiello del 340 a.C. e una delle più grandi tombe gentilizie di Tarquinia del primo ellenismo. I lavori di restauro, cominciati nell’estate 2016 e realizzati da Maria Cristina Tomasetti e Chiara Arrighi sotto la supervisione della Soprintendenza, hanno permesso il recupero dell’apparato pittorico ancora esistente della camera centrale dell’ipogeo e di riportare alla luce figure, iscrizioni e dettagli finora invisibili. Qui erano sepolti illustri personaggi gentilizi, raffigurati idealmente sulle pareti della camera centrale.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2018)

La prima coppia, composta da un uomo semisdraiato su una kline e una  donna seduta ai suoi piedi, è identificabile con Larth Velcha, fondatore della tomba e Velia Seithiti, sua sposa. Accanto ai coniugi stanno Velthur Velcha, padre del fondatore e la sposa Ravnthu Arpthnai. Quest’ultima coppia è raffigurata sulla parete sinistra dell’ipogeo in atteggiamento regale. Ulteriori decorazioni che impreziosiscono e rendono quasi unico questo luogo si trovano sulla parete d’ingresso, dove sono raffigurate scene di corteo che alludono al viaggio eterno di Larth Velcha, scortato da littori e la cui presenza sottolinea lo status gentilizio e la carica di magistrato ricoperta dal personaggio durante la sua vita.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale

Un fregio di armi è presente nella camera di fondo, in cui vi sono rappresentati gli scudi che danno il nome alla tomba che forse sottolineano l’importanza del campo militare nella vita della famiglia. La decorazione, tipica dei sepolcreti gentilizi etruschi di età ellenistica vuole così celebrare le virtù e il rango della famiglia Velcha, immortalando il momento della morte e il viaggio verso l’oltretomba e il banchetto a cui idealmente partecipano tutti i membri della gens.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2018)

Tutto ciò è stato possibile grazie ai voti ricevuti online sul sito web del FAI, nella sezione Luoghi del Cuore, dove la tomba è stata votata da oltre 5000 persone. Il prezioso gesto d’amore ha permesso così la rivalutazione e il recupero di un luogo importante per il mondo etrusco che però da anni versava in uno stato precario e nel dimenticatoio. I voti sono serviti quindi per poter partecipare al bando per la selezione degli interventi che la Fondazione, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, promuove dopo ogni edizione del censimento e ha permesso così di ricevere 24.500 euro per il restauro degli apparati decorativi della camera centrale.

Le problematiche riscontrate dai restauratori riguardavano soprattutto l’intonaco, molto friabile, che tendeva a staccarsi a causa di numerose problematiche legate all’alterazione del microclima. Su tutta la superficie erano presenti patine bianche di diversa natura e consistenza, oltre che chiazze di umidità e chiazze dovute alla formazione di funghi. L’intervento, inoltre, è stato realizzato in modalità “cantiere aperto”, dando così la possibilità, tramite visite guidate a cura della delegazione FAI di Viterbo, di poter assistere in diretta ai lavori di recupero.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2018)

I prossimi passi, una volta concluso il recupero della camera centrale, porteranno al completamento del restauro con interventi sul soffitto, sulla camera di fondo – quella decorata con gli scudi da cui la tomba prende il nome – e su due piccoli ambienti laterali, privi di decorazioni. Intanto la collaborazione tra FAI e Soprintendenza continuerà grazie alla volontà, da entrambe le parti, di rendere fruibile periodicamente questo eccezionale luogo di arte, situato al di fuori del perimetro di visita della Necropoli dei Monterozzi.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2016)

Le tombe della Necropoli di Tarquinia, dal 2004 dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, rappresentano un documento eccezionale ed unico per il mondo etrusco, capaci di fornirci informazioni preziose sulla vita quotidiana e sul rapporto che questa civiltà aveva con il mondo ultraterreno.

Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2016)
Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2016)
Foto Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (2016)