Dal Prado al Museo di San Marco, l'Annunciazione di Robert Campin in dialogo col Beato Angelico

Il Museo di San Marco, scrigno prezioso delle opere del Beato Angelico, dal prossimo 26 settembre e fino al 6 gennaio 2020 espone un’opera d’arte proveniente dal Museo del Prado con la mostra, a cura di Marilena Tamassia,  L’Annunciazione di Robert Campin. Un illustre ospite dal Museo del Prado per i 150 anni del Museo di San Marco.

Il Museo madrileno ha festeggiato quest’anno i 200 anni dalla fondazione con la prestigiosa mostra  Fra Angelico and the rise of the Florentine Renaissanceche si è inaugurata il 28 maggio scorso.

A questa mostra il Museo di San Marco e il Polo Museale della Toscana hanno generosamente contribuito con alcuni prestiti importanti di opere dell’Angelico e di Masaccio. In cambio di questa collaborazione e per la concomitante celebrazione dei 150 anni dalla fondazione del Museo di San Marco, il Prado, pur avendo sospeso quest'anno i prestiti, ha concesso in via del tutto eccezionale al museo fiorentino l’Annunciazione di Robert Campin, che viene esposta a confronto con le opere del Beato Angelico.

L’opera è stata posta infatti accanto al tabernacolo con l’Annunciazione e Adorazione dei Magi di Beato Angelico, proveniente dalla Basilica di Santa Maria Novella, a intessere un dialogo serrato tra due mondi diversi, ma dai risultati altissimi.

Il pittore e frate domenicano Beato Angelico, aperto a catturare tutte le ricerche artistiche più avanzate in chiave rinascimentale dal mondo artistico fiorentino, ha tuttavia spesso guardato con vivo interesse al mondo fiammingo, tanto diverso, analitico e smagliante nella brillantezza dei colori a olio.

Le due opere si possono più o meno datare allo stesso periodo: intorno al 1425 il tabernacolo dell'Angelico e tra il 1425 e il 1430 il dipinto di Campin. Sia Beato Angelico che Robert Campin hanno aperto la strada a nuovi linguaggi figurativi, che si distaccavano dal mondo tardogotico ancora fiorente.

 E’ un’occasione unica per vedere affiancate queste due diverse rappresentazioni del tema dell’Annunciazione. Il Rinascimento fiorentino declinato dal Beato Angelico esprime l’interesse per lo spazio scalato in profondità, dipinto con colori luminosi e celestiali; la cultura fiamminga di Robert Campin esprime una narrazione analitica, meticolosa, attenta ai dettagli e resa brillante dai colori della pittura a olio.

Due visioni dell’arte che si completano nel comune amore per la pittura.

Le iniziative per la celebrazione dei 150 anni del Museo di San Marco proseguiranno con la ricollocazione e la presentazione del restauro di due opere del Beato Angelico:  il 5 ottobre il "Giudizio Universale" restaurato grazie ai contributi del Rotary Firenze Certosa e di altri sponsor privati e il 15 ottobre la "Pala di San Marco" restaurata dall'Opificio delle Pietre Dure, inoltre a fine ottobre alcune celle del museo ospiteranno un'inedita installazione di arte contemporanea.


graffiti Venezia Università Ca' Foscari

Otto secoli di antichi graffiti veneziani da catalogare

L’ateneo veneziano lancia un progetto di catalogazione digitale e studio

CA’ FOSCARI MAPPA GLI ANTICHI GRAFFITI VENEZIANI

LA STORIA DEI PRIMI VISITATORI IN 8 SECOLI

Circa 5000 i graffiti tra XII e XX secolo

graffiti Venezia Università Ca' FoscariL’Università Ca’ Foscari sta dando il via ad una originale ricerca, nell’ambito dei progetti pilota di Venice Time Machine già avviati dal Dipartimento di Studi Umanistici, per mappare e catalogare per la prima volta oltre 5000 graffiti che vanno dal XII al XX secolo

Si tratta di disegni, simboli, scritte e persino giochi come la tria che figurano su colonne, muri, pareti di palazzi e chiese a Venezia, edifici pubblici e privati che testimoniano la volontà nei secoli di “lasciare un segno”, di dire qualcosa a chi passa e guarda. È la storia di otto secoli di passaggi e queste tracce lasciate nel tempo sulla città sono di mercanti, turisti, marinai, persone che a vario titolo sono transitate per la città e che hanno scritto, inciso, graffiato, disegnato, dipinto e lasciato indelebile impronta della propria storia.

Da qui è nato il progetto di catalogazione digitale di questo enorme patrimonio un po’ fuori dagli schemi, ma di grande interesse culturale e sociale, avviato dalla professoressa Flavia De Rubeis, ordinaria di Paleografia latina presso il Dipartimento di Studi Umanistici e coordinatrice del progetto ”Tourists in Venice across the centuries”.

Il progetto prevede la “schedatura” digitale dei graffiti più importanti, e la creazione di una banca dati che ne riporti l’immagine oltre che la localizzazione e altre notizie sulla provenienza e l’inquadramento storico. Oltre a questo, è in programma la realizzazione di un’app che consentirà a turisti e curiosi di oggi di scoprire questi tesori nascosti in città e di seguire itinerari alternativi di visita.

“Gran parte di questi graffiti non è mai stata studiata o pubblicata, ed è la prima volta – spiega la professoressa De Rubeis - che viene dato il via ad una campagna di studio a tappeto inclusiva di tutti i graffiti, editi e inediti. Sono pochi gli studi che si sono occupati di queste scritture e comunque non con l’obiettivo di dare una visione d’insieme della città su una cronologia così estesa; si tratta in genere di studi che hanno svolto ricerche e pubblicato graffiti di contesti specifici. Ma non è questo l’ottica del progetto che considera tutta  Venezia come un libro aperto, dove le testimonianze graffite partono dal XII secolo e arrivano fino ad oggi, con l’idea di considerare questo corpus come una fonte alternativa rispetto alla storia conosciuta di Venezia, e alle fonti tradizionalmente considerate, il tutto con lo scopo di contribuire ad una diversa visione della città”.

L’approccio digitale consentirà di ridisegnare e rendere maggiormente leggibili i segni a volte difficilmente distinguibili, o perché molto rovinati, o perché o sovrapposti uno all’altro. Sarà possibile isolarli con software appositi, rendendoli fruibili singolarmente attraverso l’app che potrà anche suggerire itinerari veneziani tematici diversi da quelli più battuti attraverso una geolocalizzazione GIS.

E allora ecco le scritte incise nelle celle delle Prigioni di Palazzo Ducale, e le figure di Santi a cui probabilmente gli sventurati reclusi nei “pozzi” rivolgevano una preghiera, o in Piazza San Marco vicino alla Biblioteca Marciana e alla Libreria Sansoviniana i graffiti sulle colonne inneggianti ai dogi, che riportano la scritta W Marco Giustiniani (1684). Le scritte devozionali sulla facciata della Basilica di San Marco, o ancora la curiosa incisione di un ratto che figura sul fusto di una colonna bianca di Calle del Traghetto a San Felice e che riporta la data del 1644. Iniziali, lettere, simboli, testimonianza di un passaggio di merci e commercianti da paesi lontani. E ancora, il Lorenzo Bianchi che lascia nella seconda metà del XIX secolo una firma in ogni luogo visitato.

graffiti Venezia Università Ca' FoscariSplendidi e numerosi sono i graffiti editi delle navi veneziane, galee o cocche o gondole, che ritroviamo soprattutto sul portale della Scuola Grande di San Marco, accanto all’Ospedale civile, quasi un trattato visuale della marineria veneziana in età moderna, nonché la controversa figura di un omino con il cuore in mano che ha avuto nei secoli diverse interpretazioni. Ancora navi, questa volta inedite, compaiono sulle colonne della Ca’ d’Oro, insieme a due raffigurazioni dei preziosi corni ducali.

E questa storia parallela che viene scritta sulla pietra invece che sulle pergamene si ritrova anche nelle isole, a Murano nella Chiesa di San Donato, a Torcello con scritte devozionali sulle colonne, croci, nomi, stemmi, ritratti, animali.

Insomma, una umanità che dopo secoli torna a parlare e a fare parlare di sé, forse dando voce anche a chi viveva ai margini della grande storia.

Sui monumenti si intrecciano lingue, scritture di ogni tipo come rune, armeno, greco, e poi ancora simboli che vanno decifrati, tradotti, spiegati per capirne la suggestione e ricostruire come se fosse ancora viva davanti ai nostri occhi la vicenda di chi li ha incisi.

Per questo il progetto prevede anche la collaborazione dei docenti del Dipartimento di Studi Umanistici che potranno contribuire all’analisi sul linguaggio e aiutare nella comprensione dei significati, ampliando la valenza socioculturale della ricerca, e di una ricercatrice del Science and Technology in Archaeology and Culture Research Center -STARC- The Cyprus Institute alla quale si deve la campagna di rilievi della Basilica di San Marco.

Questo studio, che concluderà in un anno la sua fase pilota, si inserisce nella nuova corrente di ricerca che è lo studio dei graffiti che ha cominciato recentemente a svilupparsi. In questo caso avrà a disposizione un grande terreno di studio, con un arco temporale amplissimo, che va dal 1100 a Banksy e un luogo circoscritto, Venezia che si rivela però potenzialmente senza confini.

Testo e immagini dall'Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo, Università Ca' Foscari Venezia


Leonardo e Dürer: "incontro" a Venezia. Video intervista con Giovanni Maria Fara

Aggiungiamo un tassello all’immenso mosaico dell’eredità di Leonardo Da Vinci a 500 anni dalla morte, esplorandone l'influenza su un altro grande della cultura e dell’arte rinascimentale, l’incisore tedesco Albrecht Dürer.

I due maestri probabilmente non si incontrarono mai, ma diversi indizi rivelano che Dürer conobbe direttamente opere di Leonardo e ne fu affascinato al punto da riprodurle, fatto unico nella produzione artistica del grande incisore tedesco. E il luogo principe di questo incontro artistico fu la Venezia di inizio Cinquecentocome ci spiega per la rubrica #fattixconoscere Giovanni Maria Fara, professore di Storia dell'arte moderna a Ca' Foscari.

L'intervista è stata realizzata a Palazzo Sturm, dove i Musei Civici di Bassano del Grappa hanno aperto la mostra "Albrecht Dürer. La collezione Remondini", aperta dal 20 aprile al 30 settembre 2019.

Leonardo da Vinci hand
Leonardo da Vinci - presumed self-portrait - WGA12798, red chalk on paper, 333x213 mm, Royal Library of Turin.

Testo da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Università Ca' Foscari Venezia

Concerto Mediterraneo al Teatro Ca' Foscari

Martedì 30 aprile ore 20.30 al Teatro Ca’ Foscari a Santa Marta

CONCERTO MEDITERRANEO AL TEATRO CA’ FOSCARI

UN VIAGGIO ATTRAVERSO IL MARE E LE SUE TERRE

Opera musicale di Giacomo Cuticchio

 

VENEZIA – Evento speciale, martedì 30 aprile, al Teatro Ca’ Foscari a Santa Marta: il Concerto Mediterraneo di Giacomo Cuticchio, 14 strumentisti sul palco per un’opera musicale dedicata al mare e alle sue terre.

L’opera è dedicata a chi non è riuscito ad oltrepassare il Mar Mediterraneo e raccoglie suoni, caratteri e suggestioni tipici della Sicilia, madre e culla di svariate civiltà.

Spettacolo a ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Le prenotazioni sono aperte all'indirizzo  [email protected]

La suite per fiati, legni, ottoni ed archi vede come strumento protagonista il pianoforte e si sviluppa in tre quadri.

Nel primo tempo - in tre movimenti: Audace, Largo, Vivace - viene eseguito l’omonimo piano concerto dal quale prende nome l’intero spettacolo.

Le suggestioni dell'epica mediterranea, che caratterizza la ricerca di Cuticchio, ci conducono al secondo quadro. Una Suite di cinque movimenti intitolata Rosa dei Venti.

Con il terzo quadro, Rapsodia Fantastica, si conclude il concerto. Si tratta di un omaggio che Cuticchio ha voluto dedicare al proprio mestiere di oprante-puparo, che lo ha formato sin dalla prima infanzia e che lo ha fortemente influenzato anche nella vita musicale. Qui si alternano le agilità dei fiati e le profondità morbide e rugose dei legni con gli ottoni guerrieri e gli archi leggiadri, in un persistente cimento tra aperture solistiche e colore orchestrale.

Il pianoforte di Giacomo prende parte all’Opera come strumento portante e concertante dell’intero album, così come l’antico pianino a cilindro cui la tradizione assegna il ruolo di commentatore musicale degli spettacoli del Teatro dei Pupi, quel pianino che Giacomo suonava da bambino agli inizi del suo apprendistato di puparo e musicista.

Giacomo Cuticchio, nato a Palermo nel 1982, è compositore, pianista ed erede di una delle più robuste e vitali tradizioni teatrali siciliane. Figlio e nipote di maestri pupari, la sua formazione d’artista ha luogo nella cornice di estremo rigore e attenzione che caratterizza l’attività teatrale di famiglia. L’inclinazione per la musica del piccolo Giacomo ha trovato fertilissima terra tra i suoni del pianino, che tradizionalmente scandisce e commenta le vicende dei paladini di Francia, e lo  straordinario e prezioso esercizio della vocalità propria dell’Opra e del cunto. Il casuale incontro con la musica di Philip Glass e la sempre viva attenzione per la musica antica, rinascimentale e barocca, hanno indicato a un ancor giovanissimo Giacomo il sentiero a lui congeniale, ponendosi a ideali cardini di una ricerca sulle radici della musica, per tantissimi versi analoga agli sforzi del padre Mimmo, di innovazione dell’Opra a partire dalla sue fondamenta.

Alla base dello straordinario intuito di Giacomo Cuticchio per il suono e per la sua drammaturgia è possibile rintracciare, con una certa sicurezza, la prassi del cunto, di cui il padre Mimmo è l’ultimo degli autentici eredi: come nel cunto, attraverso l’alterazione ritmica del respiro, la parola si fa canto, liberando la propria anima sonora, così, con la medesima naturalezza, nella musica di Giacomo i suoni diventano tangibile, udibile forma. La tradizione in cui Giacomo Cuticchio è nato si lega con le grandi esperienze della modernità musicale, lungo il crinale sottilissimo tra il respiro e la parola, tra il suono e il suono organizzato, tra un senno costantemente smarrito e ritrovato al suono di un antico pianino. Al ritmo di un’esistenza umana ancora possibile. [Gianluca Cangemi]

PROGRAMMA

Concerto Mediterraneo: [30’]

  1. Audace
  2. Largo

III. Vivace

Suite Rosa dei Venti: [30’]

  1. Arya
  2. Tramontana

III. Levante

  1. Scirocco
  2. Maestrale

Rapsodia Fantastica: [18’]

  1. Incanto
  2. Autoritratto di Astolfo

III. Finale

ORGANICO

Flauto traverso ALESSANDRO LO GIUDICE

Sax soprano NICOLA MOGAVERO

Fagotto FILIPPO BARRACATO

Tromba 1ª GIOVANNI RE

Tromba 2ª SERGIO CALTAGIRONE

Trombone FABIO PIRO

Tuba DAVIDE LEONE

Pianoforte GIACOMO CUTICCHIO

Violino 1° MARCO BADAMI

Violino 2° FILIPPO DI MAGGIO

Viola MASSIMO CANTONE

Violoncello PAOLO PELLEGRINO

Contrabbasso WALTER ROCCARO

Direttore SALVATORE BARBERI

Università Ca' Foscari Venezia

Testo da Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo, Università Ca' Foscari Venezia

L’Università Ca’ Foscari a Venezia, foto di Stefano Remo, daWikipediaCC BY-SA 3.0.


Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000) Ca' Foscari Venezia

Venezia: incontro di studi “Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000)”

INCONTRO DI STUDI A CA’FOSCARI SU “IL PIACERE DEL MALE”

  

Incontro di studi su “Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000)”

Aula Baratto, 15 aprile 20019, ore 15.30

in occasione della pubblicazione dell’opera edita nella collana Studi di letterature comparate “I Libri dell’Associazione Sigismondo Malatesta”, 2 voll., Pacini Editore, Pisa 2018

Il Dipartimento di studi linguistici e culturali comparati dell’Università Ca’ Foscari organizza l’incontro di studi su “Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000)” lunedì 15 aprile alle ore 15.30

Le letterature occidentali fin dalle origini hanno rappresentato l’antitesi tra bene e male in forme diverse, sia nella tradizione biblica che in quella pagana: vizi-virtù, giustizia-ingiustizia, ecc.

A partire dalla fine del Cinquecento tra questi due valori si instaura progressivamente una relazione non più antitetica ma ossimorica e complementare, quella de Il Piacere del Male, di cui per fare esempi famosi si possono citare lo Iago di Shakespeare e il fascinoso Satana del Paradiso perduto di Milton. Una relazione che capovolge la gerarchia tra vizi e virtù rispetto alla tradizione e inaugura una simbiosi che rivendica la duplicità della natura umana, il fascino della seduzione e della perversione.

Un complesso e ampio progetto dell’Associazione Sigismondo Malatesta, ideato e diretto da Paolo Amalfitano, ha indagato con il concorso di sessantadue studiosi delle diverse letterature occidentali questo difficile e paradossale rapporto dal Cinquecento fino ai giorni nostri, attraverso personaggi, testi e autori che ne hanno segnato le metamorfosi: Don Giovanni, Dracula, Swift, Sade, Byron, Poe, Baudelaire, Kafka, Nabokov, Bulgakov, Siti.

De Il Piacere del Male e dei saggi contenuti nei due volumi recentemente pubblicati discuteranno con il curatore Paolo Amalfitano, lunedì 15 aprile alle 15.30, presso l’Aula Baratto a Ca’ Foscari, alcuni illustri studiosi: Mariolina Bertini, Arturo Cattaneo, Stefano Ercolino. Introduce e presiede Flavio Gregori.

Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000) Ca' Foscari Venezia

Il Piacere del Male

Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000)

Il Piacere del Male” è un Progetto Malatestiano, ideato e diretto da Paolo Amalfitano, che affronta un argomento le cui radici sono, com’è noto, molto antiche. La ricerca prende le mosse, con alcune indagini retrospettive, da un momento tra sedicesimo e diciassettesimo secolo che segna nelle letterature occidentali una sorta di turning point nella millenaria rappresentazione del bene e del male in cui a quest’antitesi, prima pagana ma soprattutto cristiana, si sostituisce progressivamente un ossimoro: Il Piacere del Male. Una figura che istituisce una relazione capovolta tra vizi e virtù, in cui si rivendica la duplicità della natura umana, si presenta la deviazione dalla norma riconosciuta come un momento di libertà e si propugna, fino al mito decadente della bellezza scissa dalla morale, un ideale, per lo più tragico del piacere, fino agli estremi novecenteschi in cui il bene, ormai cancellato, si manifesta forse solo nel ritorno del “vecchio” ed espulso senso di colpa.

Il Progetto, articolato in cinque gruppi di ricerca, ha dato vita nel 2014 a cinque seminari, coordinati ciascuno da un responsabile scientifico: sul ’500 e ante, Sergio Zatti (Università di Pisa); sul ’600, Loretta Innocenti (Università Ca’Foscari Venezia); sul ’700, Paolo Amalfitano (Università di Napoli “L’Orientale”); sull’800, Luca Pietromarchi (Università di Roma Tre); sul ’900, Stefano Brugnolo (Università di Pisa).

Paolo Amalfitano

Apertura dei lavori

Luis Fernando Beneduzi

Vice Direttore del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati

Loretta Innocenti

Università Ca’ Foscari Venezia

Presiede e introduce

Flavio Gregori

Università Ca’ Foscari Venezia

Intervengono

Mariolina Bertini

Università di Parma

Arturo Cattaneo

Università Cattolica del Sacro Cuore Milano

Stefano Ercolino

Università Ca’ Foscari Venezia

Sarà presente il curatore

Paolo Amalfitano

Università di Napoli “L’Orientale”

 

Testi e immagine da ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo, Università Ca' Foscari Venezia


Incroci di civiltà 2019

Jonathan Coe inaugura la dodicesima edizione di Incroci di Civiltà

JONATHAN COE INAUGURA

INCROCI DI CIVILTÀ

FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LETTERATURA

A VENEZIA

Mercoledì 3 aprile alle ore 17.30 al Teatro Goldoni di Venezia

la dodicesima edizione del Festival

Incroci di civiltà 2019VENEZIA - Sarà lo scrittore inglese Jonathan Coe l’autore di La casa del sonnoLa banda dei brocchi, Circolo Chiuso, La pioggia prima che cada e, più recentemente, di quello che è considerato il libro emblema della Brexit, Middle England ad inaugurare al Teatro Carlo Goldoni mercoledì 3 aprile alle ore 17.30 la dodicesima edizione di Incroci di civiltà, il Festival internazionale di letteratura a Venezia, ideato e organizzato dall’Università Ca’ Foscari Venezia – in collaborazione con Fondazione di VeneziaComune di Venezia all’interno del programma ‘le Città in Festa’ e Città Metropolitana di Venezia, con la partnership di BAUER Venezia, Fondazione Musei Civici Venezia  e Marsilio.

 L’inaugurazionemercoledì 3 aprile alle ore 17.30, al Teatro Carlo Goldoni, vedrà la consegna del Premio BAUER – Ca’ Foscari a Jonathan Coe che dialogherà con Flavio Gregori. I temi saranno quelli di Middle England (Feltrinelli), suo ultimo romanzo appena tradotto che descrive la parabola che ha portato l’Inghilterra alla Brexit e lo smarrimento della classe media di fronte a questo nuovo ordine di cose. L’inaugurazione vedrà anche la consegna del Premio BAUER – Giovani alla scrittrice cilena Paulina Flores, autrice giovanissima insignita del premio Bolaño con il suo libro di esordio Che vergogna (Marsilio).

Sempre nello spirito del Festival, anche in questa dodicesima edizione autori prestigiosi e scrittori emergenti verranno accostati in un susseguirsi di presentazioni, dibattiti, riflessioni in cui protagonista è la letteratura in tutte le lingue del mondo. Un palcoscenico che offrirà al vasto pubblico di lettori appassionati una prospettiva privilegiata sulla letteratura contemporanea mondiale.

Dal 3 al 6 aprile 2019 si incontreranno a Venezia ventotto scrittori provenienti da diciannove Paesi: Gran Bretagna, Cina, Russia, Islanda, Germania, Italia, Spagna, Messico, Giamaica, Francia, Stati Uniti, Lituania, Sudafrica, Australia, Svezia, Cile, Svizzera, Iran, Norvegia.

Tanti ospiti, notissimi e appena affacciatisi sul panorama letterario internazionale, tante tematiche in un incrocio di vite, opinioni e culture come nella tradizione di questo festival internazionale.

Università Ca’ Foscari, Marsilio Editori e Fondazione di Venezia annunceranno inoltre, durante l’inaugurazione, l’istituzione del Premio Manuzio dedicato a Cesare De Michelis la cui prima edizione coinciderà con Incroci di Civiltà 2020. Il premio andrà di anno in anno a quegli editori internazionali che si sono distinti per aver saputo interpretare al meglio con progetti editoriali innovativi lo spirito di confronto e dialogo tra culture che sta alla base di Incroci.

PRENOTAZIONI

Tutti gli appuntamenti di Incroci sono a ingresso libero con prenotazione obbligatoria online su www.incrocidicivilta.org

 

COLLABORAZIONI

Anche per l’edizione 2019, il Festival Incroci di civiltà si giova di una ricca rete di collaborazioni:

 

Partner BAUER Venezia / Fondazione Musei Civici Venezia / Marsilio.

Con il sostegno di Beit Venezia. Casa della cultura ebraica / Center for the Humanities and Social Change / Centro Tedesco di Studi Veneziani / Collegio Internazionale Ca’ Foscari / Consolato generale degli Stati Uniti d’America a Milano / Consolato generale di Svizzera a Milano - Consolato di Svizzera a Venezia / Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati / Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea / Fondazione Querini Stampalia / Fondazione svizzera per la Cultura Pro Helvetia / Grafiche Veneziane / Icelandic Literature Center / Il Volta Pagina / Istituto Confucio Venezia / LEI–Center for Women’s Leadership / L’Incaricata del Governo Federale di Germania per la Cultura e i Media / Lithuanian Culture Institute / NORLA–Norwegian Literature Abroad / Palazzo Grassi–Punta della dogana / Poetry Vicenza / San Servolo s.r.l. / Science Gallery Venice / Società Dante Alighieri / Swedish Arts Council / TBA21-Academy / T Fondaco dei Tedeschi–DFS / University of Warwick / Waterlines–Residenze letterarie e artistiche a Venezia.

In collaborazione con Casa di Reclusione Femminile della Giudecca / Closer–Associazione Culturale / Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali / EDT / Fondazione

Il Campiello / Giangiacomo Feltrinelli Editore / Giulio Einaudi editore / Iperborea / Laboratorio sulla Traduzione delle Lingue Orientali / lineadacqua, "Ristorante Riviera".

Librerie partner Cafoscarina / Libreria MarcoPolo / Libreria

Studium / Punto Einaudi Venezia.

Organizzazione Fondazione Università Ca’ Foscari Venezia.

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Università Ca’ Foscari Venezia


Università Ca' Foscari Venezia

Con il progetto "Smath", l'arte entra nelle imprese venete

CON IL PROGETTO “SMATH”, L’ARTE ENTRA NELLE IMPRESE VENETE

Giovedì 28 marzo, ore 15.30, a Ca’ Foscari Challenge School Il lancio del progetto europeo con il workshop “Creare atmosfere creative”. A confronto sei donne, imprenditrici e operatrici culturali, che già esplorano le potenzialità della contaminazione tra arte e impresa.

VENEZIA – Si proietta in Europa – e si fa replicabile e adattabile ad altri territori e Paesi - il modello di interazione tra arte e impresa ideato e sviluppato in questi ultimi anni da Ca’ Foscari (art&business), nella convinzione che la creatività e la cultura possano rendere le aziende più competitive e innovative. Accadrà grazie al progetto europeo “Smath” (Smart Atmospheres of social and financial innovation for innovative clustering of creative industries in Med area) – ne è capofila la Regione del Veneto assieme al Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia - che verrà presentato in un “Info Day” con il workshop intitolato “Creare atmosfere creative”, giovedì 28 marzo, dalle ore 15.30, all’aula Cancelletto di Ca’ Foscari Challenge School (Venezia-Marghera-Venezia, Via della Libertà, 12).

L’ambizioso obiettivo è dare vita in sette diverse regioni europee a “nidi creativi” in cui artisti e imprenditori progetteranno insieme nuovi servizi e prodotti, con una logica di innovazione sociale, per trasformare il sistema di relazioni tra cultura e impresa. «Da alcuni anni il Laboratorio di Management dell’Arte e della Cultura di Ca’ Foscari (MacLab) ha indirizzato la propria ricerca sulla connessione tra arte e impresa - spiega Fabrizio Panozzo, docente del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia e responsabile scientifico del progetto -, codificando un vero e proprio modello di “art&business” per mettere in interazione e dialogo il lavoro dell’artista con quello dell’impresa, modello che grazie a questo progetto ora sperimentiamo in modo più ampio qui in Veneto ed estendiamo anche ad altri Paesi».

Il workshop di lancio del progetto è strutturato in un confronto tra cinque imprenditrici unite da uno spiccato interesse per l’arte e altrettante operatrici culturali che già hanno ideato e realizzato interventi artistici insieme ad aziende del territorio o nelle loro sedi produttive. Dopo i saluti di Roberta Lesini, direttrice esecutiva di Ca’ Foscari Challenge School, a presentare “Smath” saranno Maria Teresa De Gregorio, direttore della Direzione Beni, Attività Culturali e Sport della Regione del Veneto, e Fabrizio Panozzo, docente del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Spazio poi alle testimonianze dal mondo dell’impresa con Lucia Cuman di Stl Design&Tecnologia, Mariacristina Gribaudi di Keyline spa e Fondazione Musei civici di Venezia, Maria Graziati di F/Art, Agnese Lunardelli di Lunardelli e Nadia Ugolini di Ugolini srl, e agli interventi delle operatrici culturali Viviana Carlet di Lago Film Fest, Laura Gallon di Arte Laguna Prize, Cristina Palumbo di Echidna Cultura, Giovanna Maroccolo di Neo e dell’artista Anna Piratti.

“Smath” è un progetto di cooperazione internazionale, finanziato dal programma Interreg Med 2014-2020, che unisce dieci attori diversi, tra acceleratori d’impresa, governi regionali, istituti culturali e agenzie per lo sviluppo locale in diversi Paesi del Mediterraneo: le regioni del Veneto, del Friuli Venezia Giulia, della Provenza/Costa Azzurra, le aree metropolitane di Barcellona, Zagabria e Atene e Maribor in Slovenia. Anche la nostra Regione dunque grazie al progetto, con un finanziamento di 490mila euro su un totale di 2 milioni destinati al progetto complessivo, sarà terra fertile per dare vita ad atmosfere creative e smart in cui respirare e riscoprire i benefici della connessione tra la sfera della produzione artistico-culturale e quella imprenditoriale già attenta alla creatività, con un’attenzione particolare ai temi del turismo sostenibile, la coesione sociale e la rigenerazione urbana. Per il Veneto il progetto si concretizza in un percorso articolato – guidato da docenti e ricercatori di Ca’ Foscari - di seminari formativi, sessioni progettuali, laboratori, eventi pubblici di presentazione, servizi di assistenza e accompagnamento, che culminerà nel 2020 con la realizzazione di sei residenze artistiche in altrettante aziende.

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Alessandro Melis nominato curatore Mostra Internazionale di Architettura di Venezia del 2020

Sarà Alessandro Melis il curatore del Padiglione Italia alla 17. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia del 2020”. Lo rende noto il Ministro per i beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli che fa sapere come il nome di Melis sia stato individuato al termine di una procedura di selezione a cui sono stati invitati a partecipare cinque nomi rappresentativi del panorama nazionale. Il progetto è stato scelto dal Ministro nell'ambito dell’istruttoria effettuata dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanea e Periferie urbane.

Credits La Biennale.org

Tra le proposte presentate, tutte molto attente ad esplorare le tendenze attuali di crescita e di sviluppo delle aree urbane italiane, tenendo in considerazione i grandi mutamenti ai quali stiamo assistendo, è stato selezionato il progetto di Alessandro Melis che presenta una riflessione sulle urgenze dell’architettura in Italia, e suggerisce prospettive future per le periferie italiane ed opportunità per la ridefinizione del ruolo strategico e multidisciplinare dell’architettura.

'Il progetto Comunità Resilienti di Alessandro Melis - ha detto Bonisoli - affronta temi di grande urgenza come il cambiamento climatico e la resilienza delle comunità. Si tratta di un percorso di mostra molto divulgativo e coinvolgente, il Padiglione Italia sarà un’occasione per riflettere su come rispondere positivamente in futuro alla pressione sociale ed ambientale attualmente in atto.”

Alessandro Melis, Cagliari (1969), architetto di formazione, è oggi Direttore della Cluster for Sustainable Cities, e fondatore del Media Hub, il primo open lab della University of Portsmouth, nato con l’obiettivo di studiare l’innovazione tecnologica nel campo della progettazione climatica ed ambientale.

I suoi temi di ricerca riguardano l’innovazione nel campo della sostenibilità ambientale, della resilienza e della rigenerazione del tessuto urbano, sui quali è stato curatore e key speaker in numerose conferenze e simposi presso istituzioni come il MoMA a New York, e la China Academy of Art.

Tra le innovazioni di carattere accademico per cui è riconosciuto: l’introduzione in architettura dei cosiddetti “Hybrid tecahing methods” (High Education Fellowship 2018) e l’integrazione di BIM, computazione, e fluidodinamica nella progettazione climatica. Attualmente coordina progetti di ricerca internazionali sulla resilienza in architettura, finanziati da fondi di ricerca internazionali sulla pianificazione urbana attraverso il nexus cibo-energia-acqua e sul riciclo della plastica come strumento di ripensamento infrastrutturale della città del futuro.

La selezione dei curatori è stata eseguita tenendo conto delle esperienze maturate in campo nazionale e internazionale, garantendo la presenza di giovani ed affermati curatori.​


Università Ca' Foscari Venezia lingua giapponese

Da Venezia una novità per l'apprendimento della lingua giapponese

Ca’ Foscari deposita la prima domanda di brevetto nata dalla ricerca sulla glottodidattica e le tecnologie, sviluppata all’interno di un dipartimento di lingue

 NOVITÀ PER L’APPRENDIMENTO DEL GIAPPONESE:

BREVETTO PER LO STUDIO, LA COMPRENSIONE E LA TRASCRIZIONE  DELLA LINGUA GIAPPONESE NELL’E-LEARNING

 Sistema e metodo per l’unione di morfemi in unità lessicali, con trascrizione in hiragana e caratteri latini

lingua giapponese Università Ca' Foscari Venezia Alessandro Mantelli Marcella Mariotti VENEZIA – I ricercatori Alessandro Mantelli e Marcella Mariotti dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dipartimento di Studi sull'Asia e sull'Africa Mediterranea, hanno depositato una domanda di brevetto dopo due anni di intenso lavoro nella progettazione e sperimentazione di nuovi strumenti applicabili all’insegnamento online della lingua giapponese.

La loro invenzione, la creazione di unità lessicali lunghe LUW (Long Unit Word) e la loro trascrizione automatica in hiragana e caratteri latini, rappresenta una significativa rivoluzione in qualsiasi contesto di trascrizione automatica della lingua giapponese, in ogni parte del mondo.

L’innovazione facilita la comprensione del testo giapponese, automatizza il processo di unione dei morfemi, la trascrizione in alfabeti fonetici e la traslitterazione in caratteri latini. Il suo utilizzo è indicato per piattaforme E-learning per la glottodidattica del giapponese, nei sistemi automatici di traduzione e di lettura vocale del testo di tutti i motori di ricerca.

LA DOMANDA DI BREVETTO

La lingua giapponese scritta fa uso di tre principali tipi di caratteri: due alfabeti fonetici, hiragana e katakana, e i sinogrammi (kanji, caratteri di origine cinese). Sia i bambini in Giappone che i discenti stranieri iniziano a leggere e scrivere da hiragana e katakana, apprendendo poco alla volta anche i kanji corrispondenti.

Pertanto, per soddisfare discenti con competenze linguistiche differenti, sarebbe necessario preparare più versioni del medesimo testo: testo solo in hiragana, testo in hiragana katakana e testo standard “misto (kana kanji majiri)” comprendente hiraganakatakana e kanji. Questo rappresenterebbe uno sforzo notevole a chi si occupa dell’inserimento dei testi giapponesi in qualsiasi piattaforma informatica preposta alla glottodidattica, e che dovrebbe scrivere manualmente ogni parola nei tre modi diversi.

Inoltre, il giapponese scritto non prevede spazi. Questo comporta un ulteriore impegno da parte dei discenti stranieri che riscontrano quindi difficoltà a identificare i confini di parola e le regole grammaticali che si applicano alle parti del discorso.

Il metodo per la glottodidattica della lingua giapponese, oggetto della domanda di brevetto, consiste in un sistema che permette la creazione di unità lessicali lunghe LUW (Long Unit Word), partendo dalla suddivisione automatica di un testo giapponese in morfemi. Per unità lessicali lunghe si intendono unità lessicali più grandi dei morfemi, utili dal punto di vista dell’insegnamento della lingua in quanto più semplici da identificare a prima vista all’interno del testo.

L’utilizzo delle LUW permette la deduzione intuitiva della relativa funzione grammaticale dell’unità lessicale e quindi facilita la comprensione del testo giapponese.

La soluzione proposta presenta inoltre per ogni LUW creata, una corretta trascrizione nell’alfabeto fonetico hiragana e la rispettiva traslitterazione in caratteri latini, entrambe automatiche, sulla base delle principali regole fonologiche della lingua giapponese. Il metodo è stato depositato come Computer Implemented Invention, in quanto la sua applicazione è alla base di una piattaforma online per lo studio della lingua giapponese.

“I sistemi di parsing (analisi sintattica) open source esistenti dividono il testo giapponese e la sua trascrizione latina in morfemi – spiegano i ricercatori. - Risulta così spaccata la parte in hiragana che rende la funzione grammaticale, ad esempio, di un verbo.

Sono sistemi inutilizzabili nella glottodidattica, utili solo per analisi della lingua, che riportano errori nelle trascrizioni di numeri e di gruppi di kanji uguali, che però necessitano di letture diverse a seconda del testo che precede e segue”.

Il sistema brevettato è per ora utilizzato in JALEA (JApanese LEArning system), innovativo e ampio progetto ipermediale creato dagli stessi ricercatori – accessibile per il momento alla comunità cafoscarina - volto a facilitare l'apprendimento della lingua giapponese.

La domanda di brevetto rappresenta un traguardo importante sia per gli inventori sia per Ca’ Foscari che può vantare di essere l’unica università titolare di una domanda di brevetto nata dalla ricerca congiunta sull’uso delle tecnologie e la glottodidattica, sviluppata all’interno di un dipartimento di lingue.

Testo e immagine da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Time Machine: come liberare i big data del passato

LIBERARE I BIG DATA DEL PASSATO: CA’ FOSCARI NELLA ‘MACCHINA DEL TEMPO’ EUROPEA

L’ateneo nel progetto scelto dalla Commissione europea per sviluppare le future iniziative di ricerca su larga scala

Time MachineVENEZIA - La Commissione europea ha scelto Time Machine tra le sei proposte di iniziative di ricerca su larga scala da sviluppare strategicamente nei prossimi 10 anni. L’Università Ca’ Foscari Venezia è tra i 33 partner europei di questa iniziativa, coordinata dall‘Ecole Polytechnique Federale de Lausanne, che punta ad estrarre e utilizzare i big data del passato. I team di università, organizzazioni e imprese ha ora a disposizione un milione di euro per preparare nel dettaglio il progetto. Time Machine progetterà e metterà a disposizione nuove ed avanzate tecnologie di digitalizzazione e di intelligenza artificiale per esplorare il vasto patrimonio culturale europeo, garantendo l’accessibilità a informazioni che supporteranno futuri avanzamenti scientifici e tecnologici.

“L’Università Ca' Foscari è parte del network di istituzioni scientifiche, costituito da 33 partner e più di 200 altri enti e istituzioni coinvolti, finanziato dalla Commissione Europea per il progetto “Time Machine” nell’ambito del programma quadro Horizon2020 – dichiara il Rettore Michele Bugliesi - Il progetto permetterà alle ricercatrici e ai ricercatori di costruire e quindi di consentire l’accesso aperto a un patrimonio digitale sulla storia del passato conservato negli archivi, nei musei e nelle biblioteche di tutto il mondo. È un risultato di particolare rilievo per la ricerca di Ca’ Foscari in un campo, quello delle digital humanities, che vede il nostro Ateneo in prima linea con i propri gruppi scientifici e i finanziamenti di eccellenza già acquisiti dal MIUR, il finanziamento del Patto di Venezia con l’Università Iuav di Venezia e la partenship con l’Istituto Italiano di tecnologia”.

https://www.instagram.com/p/Bud_gCzlf_v/

Venice Time Machine

Venezia sarà protagonista, con una speciale ‘macchina del tempo’. Ca’Foscari, infatti, ha saputo negli anni costruire un polo di conoscenze trasversali nell’ambito di beni culturali e una solida rete di legami con le istituzioni locali depositari di questi beni come archivi, musei e biblioteche. Il suo ruolo fondamentale nella Venice Time Machine sarà sfruttare al meglio le conoscenze archivistiche, della storia del libro, dell’archeologia, della storia e storia dell’arte del paleografia, epigrafia e la lingua veneta per lavorare fianco a fianco con ingegneri, fisici, chimici, informatici e progettare una piattaforma multi-funzionale che potrebbe avere interessanti ricadute economiche sui settori di smart tourism, creative industries e GLAM (Galleries, Libraries, Archives, Museums).

“L'idea dietro la Venice Time Machine - spiega Dorit Raines, professoressa di Archivistica e coordinatrice scientifica del progetto per Ca’ Foscari -  è che estraendo milioni, miliardi di dati autenticati e inseriti in piattaforme interoperabili, interrogabili e ad accesso libero, saremmo in grado di porre nuove domande soprattutto riguardo a strutture e narrazioni invisibili che raccontano la storia di Venezia da una prospettiva diversa o che ci fanno comprendere sia a livello micro e macro i processi economici, sociali e culturali che hanno contribuito a plasmare Venezia così com'è oggi”.

Uno dei più avanzati sistemi di intelligenza artificiale

Time Machine creerà tecnologie avanzate di intelligenza artificiale per dare significato alla massa di informazioni contenute nei complessi archivi storici. Questo renderà possibile la trasformazione di dati frammentati in conoscenza utile per il settore industriale. Si parla di contenuti che spaziano dai manoscritti industriali e oggetti storici a smartphone e immagini satellitari. In sostanza, una grande infrastruttura di calcolo e digitalizzazione mapperà l’intera evoluzione sociale, culturale e geografica dell’Europa. Considerando la scala e la complessità senza precedenti dei dati, la tecnologia di Time Machine avrà anche il potenziale per creare un forte vantaggio competitivo per l’Europa nella corsa allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

https://twitter.com/TimeMachineEU/status/1100081816998998017

Un’alleanza unica e un network di città

Time machine promuove un’alleanza europea unica nel suo genere, che comprende le maggiori organizzazioni accademiche e di ricerca, le istituzioni per la salvaguardia del patrimonio culturale e aziende private che colgano l’enorme potenziale della digitalizzazione e i percorsi scientifici e tecnologici che possono essere aperti attraverso il sistema informativo che verrà sviluppato, basato sui Big Data del passato. In aggiunta alle 33 istituzioni centrali che verranno finanziate dalla Commissione Europea, più di 200 organizzazioni di 33 paesi parteciperanno alle iniziative, comprese 7 biblioteche nazionali (Austria, Belgio, Francia, Israele, Paesi Bassi, Spagna, Svizzera), 19 archivi di stato (Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Ungheria, Lituania, Malta, Norvegia, Polonia, Romania, Slovenia, Spagna, Slovacchia, Svezia e Svizzera), musei di fama internazionale (Louvre, Rijkmuseum), 95 istituzioni accademiche e di ricerca, 30 aziende europee e 18 enti pubblici.

Time Machine è anche un network di città in continua crescita. Il progetto si basa su un modello di “franchise”, che riunisce studiosi, organizzazioni per il patrimonio culturale, enti pubblici e gruppi di volontari attorno a specifici progetti integrati, incentrati su temi riguardanti la città. La partecipazione di un gran numero di volontari a queste iniziative locali di Time Machine, è un altro elemento chiave per assicurare la sostenibilità a lungo termine del progetto. Al momento si stanno sviluppando Time Machine locali a Venezia, Amsterdam, Parigi, Gerusalemme, Budapest, Regensburg, Norimberga, Dresda, Antwerp, Ghent, Bruges, Napoli, Utrecht, Limburg e molte altre. Nei prossimi 12 mesi, Time Machine crescerà come una grande comunità fatta di comunità, che condivideranno tutte una piattaforma standardizzata, con strumenti più efficaci.

Il percorso

All’inizio del 2016, la Commissione Europea, tenne una consultazione pubblica della comunità ricercatrice al fine di raccogliere idee sulle sfide della scienza e della tecnologia, da affrontare nelle future edizioni di FET Flagships. A fine 2016, il Commissario Oettinger organizzò una tavola rotonda con alti rappresentanti degli Stati Membri, dell’industria e del mondo accademico. Vennero individuate le 3 macro-aree nelle quali agire con gli interventi delle FET Flagships: “ICT e società connessa”, “Salute e scienze della vita” e “Energia, ambiente e cambiamento climatico”. Come risultato di questa decisione, nell’ottobre 2017 è stata lanciata una call per azioni preparatorie riguardanti future iniziative di ricerca, come parte del programma operativo di  Horizon 2020 FET 2018. Su 33 proposte ricevute, 6 sono state selezionate per essere attuate, dopo un processo di doppia valutazione da parte di esperti indipendenti di alto livello.
Le 33 istituzioni che riceveranno parte del finanziamento del valore totale di 1 milione di euro per sviluppare Time Machine:

  1. Ecole Polytechnique Federale De Lausanne
  2. Technische Universitaet Wien
  3. International Centre For Archival Research
  4. Koninklijke Nederlandse Akademie Van Wetenschappen
  5. Naver France
  6. Universiteit Utrecht
  7. Friedrich-alexander-universitaet Erlangen Nuernberg
  8. Ecole Nationale Des Chartes
  9. Alma Mater Studiorum - Università Di Bologna
  10. Institut National De L'information Geographique Et Forestiere
  11. Universiteit Van Amsterdam
  12. Uniwersytet Warszawski
  13. Universite Du Luxembourg
  14. Bar-ilan University
  15. Universita Ca' Foscari Venezia
  16. Universiteit Antwerpen
  17. Qidenus Group Gmbh
  18. Technische Universiteit Delft
  19. Centre National De La Recherche Scientifique
  20. Stichting Nederlands Instituut Voor Beeld En Geluid
  21. Fiz Karlsruhe- Leibniz-institut Fur Informations Infrastruktur Gmbh
  22. Fraunhofer Gesellschaft Zur Foerderung Der Angewandten Forschung E.V.
  23. Universiteit Gent
  24. Technische Universitaet Dresden
  25. Technische Universitat Dortmund
  26. Oesterreichische Nationalbibliothek
  27. Iconem
  28. Instytut Chemii Bioorganicznej Polskiej Akademii Nauk
  29. Picturae Bv
  30. Centre De Visió Per Computador
  31. Europeana Foundation
  32. Indra
  33. Ubisoft

Link del Progetto Time Machine

Sito ufficiale: https://timemachine.eu/

Twitter: @TimeMachineEU

Instagram: @timemachineeu

 

Foto Pixabay di Gkenius

Testo da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia