Quando il paesaggio forma l'architettura

Da quanto si dica, si narri, o si dipinga, Napoli supera tutto: la riva, la baia, il golfo, il Vesuvio, la città, le vicine campagne, i castelli, le passeggiate… Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i sensi!

(Johann Wolfgang Goethe)

Volete perdere i sensi anche voi come Goethe? Open House Napoli ve ne offre l’occasione e il prossimo weekend del 26 e 27 ottobre sarà possibile scoprire 100 luoghi nascosti, privati, sempre unici e normalmente non accessibili. È coinvolta tutta Napoli, dai centri alle periferie, e gli oltre 400 volontari guideranno i visitatori in un’esperienza unica e inedita, del tutto gratuita. Per il programma completo basta visitare il sito di Open House Napoli www.openhousenapoli.org dove, per ogni luogo da scoprire, sono indicati gli orari, l’accessibilità, la possibilità di portare gli amici animali o l’eventuale necessità di prenotazione.

Ebbene, tra questi luoghi abbiamo deciso di sceglierne alcuni che Goethe non può, di certo, aver visto - e capiremo il perché - ma che sembrano fatti apposta per fare perdere i sensi per la potenza del paesaggio che li circonda e non solo.

Casa Glo - la Gloriette. Foto: Open House Napoli

Siamo a Posillipo, sulla collina a picco sul Golfo dove la vista, prima di perdersi, spazia su Capri e Sorrento. Via Petrarca è la via a mezza costa che taglia la collina di Posillipo e in corrispondenza del civico 50, sulla sinistra venendo da Mergellina, una serie di tornanti scende ripida verso la costa; dopo un centinaio di metri si raggiunge Casa Glo-La Gloriette.

Ci sono luoghi in cui l’architettura è fatta di sensazioni visive e anche di valori civici e morali; non solo fatta di mattoni e cemento ma anche e soprattutto di pensiero e di storia, anche di storia recente e di cronaca e La Gloriette è uno di questi luoghi. Un luogo in cui è passata la storia quotidiana di un riscatto civile e il segno della vittoria della civiltà sulla barbarie della camorra. Per questo motivo non sono le linee e gli spazi di un edificio ampio, ma cupo e imprigionato tra mura e sistemi di difesa che gli anni non migliorano, quelle che trasformano in architettura un’edilizia corrente; non sono i vezzi di una ricchezza volgare e sciatta a fare l’architettura ma piuttosto le idee di una società civile che è riuscita nell’impresa di trasformare un edificio in un luogo dello spirito grazie alle attività e alle molteplici abilità di persone che la nostra società sbagliata chiama disabili. E in questo luogo, grazie a loro e alle attività del Centro polivalente La Gloriette - un servizio della Cooperativa Sociale L'Orsa Maggiore che accoglie persone vulnerabili con problemi di autonomia -, si esce da quelle mura cieche, da quelle recinzioni di guerra, da quella volgarità esibita, si trasfigura tutto e qui il paesaggio meraviglioso e struggente del Golfo usa i nostri occhi come porte per colpire l’anima e quasi farci svenire per l’emozione.

Casa Glo - la Gloriette. Foto: Open House Napoli

La gloriette era, nell’architettura storica, una struttura leggera per il belvedere ornata di piante, una parte del parco di una villa da dove godere il panorama, un luogo dello spirito dove dedicarsi al riposo e alla poesia. Scomparsa la struttura originaria ne è rimasto il toponimo finché, negli anni Ottanta, un boss del narcotraffico se ne appropriò facendone la residenza bunker per sé e per la propria famiglia: protetta da alti muri ciechi con feritoie per la difesa armata, schermata verso l’esterno da rampicanti di cui restano i graticci metallici di sostegno, difesa con recinzioni più adatte a una fortezza, la casa esprime ancora oggi la paura dei suoi proprietari per il mondo esterno e per il mondo civile; i volontari di Open House Napoli sapranno descrivervi questa paura anche attraverso la descrizione della follia che governa l’inquietante lastra di pietra incisa che orna la parete di un salone. La casa dimostra, in sostanza, la negazione per la straordinaria bellezza del paesaggio che la circonda, ma proprio questo paesaggio è quello che si è poi dimostrato vincente e questo paesaggio, insieme ai valori del riscatto sociale, è riuscito a disegnare una vera architettura.

Casa Glo - la Gloriette. Foto: Open House Napoli

Lo Stato ha impiegato quasi 35 anni per restituire La Gloriette alla società civile e oggi, la visita che ci offre Open House Napoli, è un’opportunità unica di scoperta di una parte della città che è tornata ad essere un luogo dello spirito dove il pensiero civile riporta alla luce splendida del sole di Napoli un’architettura celata, rapita e restituita alla collettività.

Info visita:

Via Francesco Petrarca, 50, 80123 Napoli NA

Sabato 10:00 > 11:00 | 11:00 > 12:00 | 12:00 > 13:00
Durata: 60 minuti

Numero di persone per visita: 50
Accessibilità disabili: totale
Bambini: sì
Animali: no
L’ingresso è su prenotazione

https://www.openhousenapoli.org/location/location.php?l=24

A Casa Glo-La Gloriette abbiamo scoperto come l’edilizia si faccia architettura attraverso la rinascita civile e il paesaggio; a poca distanza da lì, riprendendo Via Petrarca e raggiungendo il civico 38, sempre sulla sinistra in direzione di Marechiaro, Open House ci fa scoprire un’altra sorpresa: questa volta una vera e propria architettura pensata, disegnata e costruita per fondere il linguaggio materico con il paesaggio circostante: si tratta di Casa Bianca.

CASA BIANCA - STUDIO PICA CIAMARRA ASSOCIATI. Foto: Open House Napoli

A partire da un vecchio casolare di famiglia immerso tra le frasche della collina, ormai degradato a edilizia priva di qualsiasi carattere espressivo, l’architetto Massimo Pica Ciamarra, nel 1964, nel doppio ruolo di committente e progettista, affronta il tema della casa e lo declina in un complesso multiforme e sfaccettato, poliedrico ma al tempo stesso fortemente unitario che recupera in parte la disposizione dell’edificio preesistente inglobandone alcuni elementi peculiari come la torre dei colombi, ambienti voltati, vecchi muri e, soprattutto e facendolo diventare il centro propulsore di tutto il complesso, un grande albero di noce centenario.

Il paesaggio è anche in questo luogo il protagonista che costruisce l’architettura e la stessa architettura prende corpo e matericità per formare un nuovo paesaggio che dialoga con gli scorci che, dall’interno delle abitazioni e attraverso i percorsi, i camminamenti, gli affacci, creano fluenti canali di paesaggio che esaltano la relazione organica tra esterno ed interno, tra casa e contesto circostante.

CASA BIANCA - STUDIO PICA CIAMARRA ASSOCIATI. Foto: Open House Napoli

La maestria dell’architetto sta nell’aver creato un cardine spaziale nella corte comune che ha a sua volta il suo fulcro nel vecchio noce; è, questo, un luogo collettivo che favorisce l’incontro e il confronto -quasi una riduzione in scala delle piazze del centro di Napoli- e da questo si irradiano tutti i percorsi che collegano i tre edifici, di cui uno, triangolare e a un solo piano, ospitava lo studio dell’architetto. La Casa Bianca si dispone su più livelli adeguandosi alla forma del terreno e le terrazze digradano verso l’orizzonte, come se anch’esse fossero attratte dallo spettacolo naturale dell’intorno; il paesaggio entra nelle abitazioni attraverso grandi vetrate e la luce brillante diventa un arredo fisso cangiante e multiforme, capace di inondare e trasformare gli spazi di abitazione. Lo stesso progettista ci può fare da guida nella descrizione: è un paesaggio architettonico multiforme e variegato: ora prolungato e disteso in volumi lavorati, tagliati, svuotati, giustapposti e comunque segnati dalle grandi aperture, ora raggrumato in anditi raccolti, in piccole logge, passaggi “segreti”.

Info visita:

Via Francesco Petrarca, 38, 80123 Napoli NA

Sabato 10:00 > 11:00 | 11:00 > 12:00 | 12:00 > 13:00 | 13:00 > 14:00 | 14:00 > 15:00

Durata: 60 minuti

Numero di persone per visita: 20
Accessibilità disabili: si
Bambini: sì
Animali: no
L’ingresso è su prenotazione

https://www.openhousenapoli.org/location/location.php?l=83

C’è un altro luogo, e non è certo l’ultimo, tra quelli proposti da Open House Napoli nelle giornate del 26 e 27 ottobre, che possiamo raggiungere prima di scendere a Mergellina e tornando sui nostri passi; superiamo, sulla destra, l’ingresso della spettacolare Villa Doria d’Angri e imbocchiamo via Orazio: sulla destra, posta al di sotto del livello stradale e stretta tra la mezza costa, via Caracciolo, la fontana del Sebeto e il mare, si affaccia la Villa Oro di Luigi Cosenza e Bernard Rudofsky.

Gli schizzi dell’architetto conservati all’archivio Luigi Cosenza (1905-1984) ci immergono negli anni Trenta e, ancora una volta, nell’emozione del paesaggio del golfo in cui spicca un Vesuvio ancora fumante. A questo link per poterlo vedere: (https://www.archivioluigicosenza.it/it/6/villa-oro-napoli-1934-1937)

Villa Oro. Foto Open House Napoli

Mentre Cosenza collabora con le prestigiose riviste Domus e Casabella e avvia la collaborazione con l’architetto viennese Bernard Rudofky, dopo aver progettato il Mercato Ittico di piazza Duca degli Abruzzi, si avvicina al razionalismo europeo e nelle due case unifamiliari di Villa Oro e Villa Savarese, vicine tra loro a Posillipo, crea un linguaggio architettonico che all’oggettivismo mescola i caratteri dell’architettura mediterranea.

La villa è costruita su un costone di tufo esposto a mezzogiorno sulle meraviglie di via Caracciolo, Castel dell'Ovo, il Vesuvio, la penisola sorrentina e Capri. L’edificio si innalza su tre livelli che giocano tra spazi coperti e aree scoperte, riuscendo ad occupare il lotto di terreno stretto e lungo con un' alternanza di aperture verso il mare e schermature di protezione dal sole che creano giochi di ombre scure e profonde.

Villa Oro. Foto Open House Napoli

Sul basamento tufaceo e costruiti di blocchi dello stesso materiale sono realizzati gli ambienti tecnici, dei servizi, due camere, un bar e una taverna, mentre al livello intermedio si aprono gli ambienti di rappresentanza e al livello superiore, con volumi bianchi concatenati, erano disposte le camere da letto. I volumi presentano facciate bianche e tese, prive della retorica del Regime e più vicine, invece, ad un razionalismo europeo che si sposa perfettamente con il contesto e con il tema della villa sul mare.

Arredo e mobili, insieme al grande pavimento centrale in maiolica sul quale è disegnato il golfo di Napoli, rappresentano un ulteriore contributo alla qualità del progetto.

Villa Oro. Foto Open House Napoli

Luigi Cosenza elaborò il progetto di Villa Oro trascorrendo più di un anno, nel 1934, sull’isola di Procida e, affacciandosi sulle terrazze della villa, si comprende immediatamente quanto l’emozione del paesaggio del Golfo sia entrato intimamente a formare di sé un’architettura unica, raffinata e pienamente partenopea.

Info visita:

Via Orazio, 27, 80122 Napoli NA
Sabato 10:00 > 11:00 | 11:00 > 12:00 | 16:00 > 17:00 |

Domenica 10:00 > 11:00 | 11:00 > 12:00

Durata: 60 minuti

Numero di persone per visita: 10
Accessibilità disabili: no
Bambini: no
Animali: no
L’ingresso è su prenotazione

https://www.openhousenapoli.org/location/location.php?l=81

 

 

 


Nuceria Alfaterna: antiche glorie e moderne disillusioni

«Urbem inexpugnabilibus muris cinctam.»
«Città cinta da mura inespugnabili.»
(Valerio Massimo, Factorum et dictorum memorabilium libri IX, IX, 6)

Nocera Superiore - 13/10/2019
L'attuale comune di Nocera Superiore, insieme a parte del limitrofo comune di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, ha ospitato nel passato le glorie di un'antica città. Nuvkrinum prima, Nuceria Alfaterna in un secondo momento, fu fondata dai Sarrasti attorno al IX sec. a.C. e successivamente colonizzata dagli Etruschi nel VII sec. a.C. Dopo la loro disfatta nella battaglia di Cuma del 474 a.C., fu conquistata dai Sanniti che ne mantenerono il possesso per i tre secoli successivi, fino a quando la dilagante potenza romana nel III sec. a.C. la sottomise alla fine delle guerre puniche (216 a.C.). Questi ultimi la resero, nel corso dei secoli a venire, una florida e vitale colonia, nota in età augustea con l'appellativo di Constantia e dedita soprattutto alle attività agricole e commerciali.

L'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e le mutate direttrici viarie dell'Impero Romano segnarono per Nuceria una fase di progressivo declino; questo non le impedì tuttavia di diventare sede vescovile a partire dal III sec. d.C., grazie all'opera del vescovo Prisco, ed in epoca bizantina di concepire e realizzare lo splendido Battistero di S. Maria Maggiore.

Nuceria Alfaterna

L'antica città di Nuceria, in cui in epoca romana si parlava il greco in segno di distinzione, si sviluppava nei tempi di massimo splendore su una superficie superiore a quella della vicina Pompei. I rapporti tra i due insediamenti non furono sempre idilliaci, come ricorda un passo degli Annali di Tacito, il quale descrive una furiosa lite tra nocerini e pompeiani presso l'anfiteatro di Pompei nel 59 d.C., a seguito del quale lo stesso edificio fu chiuso per ben dieci anni dall'imperatore Nerone.

Era provvista di un foro, di terme, case, teatri ed un anfiteatro, recentemente riscoperto al di sotto di un moderno quartiere residenziale; purtroppo molte di queste costruzioni oggi versano in uno stato di profondo e desolante abbandono.

Strano il destino delle due città: Pompei distrutta dalla furia del vulcano in passato e riscoperta in modo capillare e nella sua massima bellezza nei tempi moderni; Nuceria Alfaterna risparmiata dal Vesuvio ma sepolta negli ultimi decenni da uno strato spesso di noncuranza e desolante abbandono...

Il Teatro ellenistico-romano, venuto alla luce in località Pareti e ormai invaso dalla vegetazione, Le Terme del Foro nelle immediate vicinanze del Battistero abbandonate (pur se rinchiuse in uno spazio verde cittadino) sono solo due piccolissimi esempi di una tendenza frequente nell'amministrazione della cosa pubblica, cioè il valorizzare i beni massicciamente visitati, in quanto fonte di reddito, mentre si lasciano nell'incuria quelli che potenzialmente potrebbero crearlo, il reddito, ma che abbisognano di investimenti e manutenzioni che forse si ritiene non ripaghino gli sforzi.

Nuceria Alfaterna

 

Tutte le foto sono di Camillo Sorrentino

Nuceria Alfaterna


Tornano leggibili alcuni papiri di Ercolano

Gioiello architettonico unico nel suo genere per bellezza e splendore, la Villa dei Papiri di Ercolano non sfuggì al tremendo destino di distruzione che colpì le città vesuviane nel 79 d.C.

Appartenuta ad un ricco personaggio della famiglia dei Pisoni, Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Giulio Cesare, fu costruita nel 60 a.C. a picco sul mare e da cui era possibile ammirare un paesaggio straordinario. Fu salotto di importanti intellettuali e filosofi e per la collezione di statue e sculture ritrovate durante gli scavi ha un immenso valore artistico e culturale. Ma ad impressionare maggiormente anche i circa 1800 papiri raccolti nella biblioteca della villa e contenenti in gran parte testi in greco del filosofo epicureo Filodemo di Gadara. La villa prende il nome proprio da questi ritrovamenti, scampati alla distruzione e carbonizzati, che riportavano scritti riguardanti l'etica, l'eloquenza, l'amore, la pazzia e redatti anche in lingua latina.

Scanning the papyrus. Foto: Cnr

Per molti secoli, diversi studiosi hanno cercato, vista la delicatissima modalità di conservazione e la fragilità dei reperti, di poterne leggere il contenuto, spesso con risultati alquanto disastrosi proprio per la fragilità del materiale. Adesso, questa impresa, grazie a tecnologie non invasive messe a sistema da un team internazionale guidato da Graziano Ranocchi dell’Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee del Consiglio nazionale delle ricerche, sembra possibile. Il gruppo di lavoro sembra essere arrivato a decifrare un testo greco nascosto sul verso della celebre Storia dell’Accademia (PHerc. 1691/1021) di Filodemo di Gadara (110 – 40 a.C.), rotolo che è sfuggito alla distruzione e che doveva essere parte di un’opera più ampia intitolata Rassegna dei Filosofi, la più antica storia della filosofia greca in nostro possesso.

La ricerca è stata pubblicata su Science Advances ed è frutto di un team di esperti specializzati in vari settori e che hanno coinvolto il personale di Iliesi e Nanotec del Cnr, del Cnrs/Museo di Storia Naturale di Parigi e il Dipartimento di fisica della Sapienza di Roma.

Scanning the papyrus. Foto: Cnr

“L’utilizzo dell’hyperspectral imaging che lavora con spettro infrarosso ad onda corta (swir, 970-2500 nm), associato a principal components analysis, ha rivelato per la prima volta diverse parti di testo greco”, ha dichiarato Graziano Ranocchia. “Le indagini effettuate sul rotolo papiraceo PHerc. 1691/1021, hanno svelato resti di ampie colonne appartenenti al medesimo testo vergato sul recto, destinate ad essere successivamente inglobate nella versione finale del libro”. Molto spesso i rotoli greco-egizi, venivano riutilizzati anche nel verso. “Dei 1840 papiri greco-ercolanesi, catalogati e custoditi presso l’Officina dei Papiri della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli, solo otto sembrano avere questa caratteristica”, aggiunge il ricercatore. “La tecnica utilizzata riesce a penetrare in profondità negli strati di materiale, diversamente dalla fotografia a infrarossi a 950 nanometri finora messa in campo per questo tipo di studi”.

Unopened papyrus from Herculaneum. Foto: Cnr

“La lettura di centinaia di rotoli preservati a Ercolano dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e appartenenti all’unica biblioteca antica in nostro possesso, sono stati scoperti a metà del Settecento; questa straordinaria collezione ci trasmette opere inedite di illustri filosofi greci come Epicuro e Crisippo, solo in parte riportate alla luce, in grado di rivoluzionare le nostre conoscenze nel campo della filosofia antica e della letteratura classica”, conclude Ranocchia.

Ricerca pubblicata in Science Advances. Qui il link: https://advances.sciencemag.org/content/5/10/eaav8936


A Napoli arriva Andy Warhol

Un’esposizione interamente dedicata al mito di Andy Warhol giunge alla Basilica di Pietrasanta di Napoli che, dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020 con oltre 200 opere scelte, regala al pubblico una visione completa della produzione artistica del genio americano che ha rivoluzionato il concetto di opera d’arte a partire dal secondo dopoguerra.
Immortali icone e ritratti, polaroid e acetati, disegni e il mondo della musica, il brand e l’Italia: nel capoluogo campano arriva - in sette sezioni - quel mondo Pop che ha segnato l’ascesa di Warhol come l’artista che ha stravolto in maniera radicale qualunque definizione estetica precedente, attraverso miti dello Star System e del merchandising come le intramontabili Campbell’s Soup, il ritratto serigrafato di Marilyn derivato da un fotogramma di Gene Korman, le celebri serigrafie di Mao del 1972 e il famosissimo Flowers del 1964.
Andy Warhol, Flowers, 1964, acrilico e serigrafia su tela, 20.3x20.3 cm
In oltre 200 opere il percorso artistico e privato di un uomo eclettico che ha segnato l’arte a tutto tondo, trasformando visioni e concetti, fermando nell’immaginario collettivo volti, colori e scene e regalando all’Arte tutta, un aspetto nuovo.

Questa esposizione si avvale del patrocinio del Comune di Napoli, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, sotto l'egida dell'Arcidiocesi di Napoli e in sintonia con la sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia meridionale, Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia, con la Rettoria della Basilica di S. Maria Maggiore alla Pietrasanta e con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale ONLUS.

Marilyn, 1967, serigrafia su carta, 91,4x91,4 cm

Accanto a opere che raccontano la scena americana del ‘900, nelle sale della Pietrasanta anche lavori che rivelano il rapporto di Warhol con l’Italia e un focus dedicato alla città di Napoli col suo Vesuvius del 1985 e il Ritratto di Beuys, realizzato nel 1980 in occasione della mostra tenutasi presso la Galleria Amelio.
Presenti in mostra i suoi immancabili ritratti di grandi personaggi, figure storiche che il suo genio e la sua arte hanno trasformato in leggende contemporanee: i volti di Man Ray, Keith Haring, Edvard Munch, Lenin, Giorgio Armani e un rarissimo ritratto della Monna Lisa realizzato con inchiostro serigrafico su pergamena nel 1978.
E ancora Liz, la serie Ladies and Gentlemen e i suoi Self portrait, per poi passare al legame con il mondo della moda e della comunicazione.

Ad arricchire l’esposizione una sezione di disegni che accoglie alcuni rari esempi degli anni ‘50 derivanti dalla fase pre pop di Andy Warhol come raffigurazioni di anelli, orecchini e gemme provenienti dal suo primo lavoro di illustratore, poco conosciuta dal grande pubblico. Ampio spazio è dedicato ancora al rapporto tra Warhol e il mondo della musica: insieme ad alcune delle più memorabili cover progettate e realizzate come The Velvet Undreground & Nico, sono esposti i ritratti di Mick Jagger, Miguel Bosè, Billy Squier.
Foto di Tommaso Vitielo per Arthemisia
Fondamentali per la comprensione del modus operandi “warholiano” sono le polaroid e gli acetati fotografici utilizzati per la successiva realizzazione dei ritratti: esposte icone del mondo del cinema come Arnold Schwarznegger, Silvester Stallone, Alba Clemente; del mondo musicale quali Grace Jones, Mick Jagger, Ron Wood, Stevie Wonder. Dall’ambito moda non mancheranno Gianni Versace, Valentino, Jean Paul Gaultier e ultimi ma non meno importanti i celebri Self Portrait dalla parrucca color argento.

La mostra Andy Warhol è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia con Eugenio Falcioni in collaborazione con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus e Art Motors ed è curata da Matteo Bellenghi.

La mostra ANDY WARHOL vede come sponsor Generali Italia.
L’iniziativa è sostenuta da Generali Valore Cultura, il programma per promuove l’arte e la cultura su tutto il territorio italiano e avvicinare un pubblico vasto e trasversale - famiglie, giovani, clienti e dipendenti - al mondo dell’arte attraverso l’ingresso agevolato a mostre, spettacoli teatrali, eventi e attività di divulgazione artistico-culturali con lo scopo di creare valore condiviso.

Foto di Tommaso Vitielo per Arthemisia

Charity partner della mostra è Susan G. Komen Italia: l’esposizione aderisce alla campagna di sensibilizzazione La Prevenzione è il nostro capolavoro e si inserisce nel progetto L’arte della Solidarietà, realizzato da Arthemisia insieme a Komen Italia, organizzazione in prima linea nella lotta ai tumori del seno e nella tutela della salute femminile.

La raccolta fondi promossa con questa mostra consentirà alla Komen Italia di realizzare, con la sua “Carovana della Prevenzione” almeno 4 giornate di Promozione della Salute Femminile nel quartiere di Ponticelli, nella zona di Castel Capuano ed in altre aree dove la prevenzione arriva con più difficoltà. In ciascuna giornata, organizzata in collaborazione con il Comune di Napoli e la Fondazione di Comunità del Centro Storico di Napoli, le tre unità mobili della Komen Italia offriranno esami clinico-strumentali gratuiti per la diagnosi precoce delle principali patologie oncologiche femminili, oltreché eventi educativi e di sensibilizzazione alla prevenzione per la popolazione generale.

Dopo i lavori di restauro torna fruibile Villa Regina a Boscoreale

Dopo importanti lavori di restauro e messa in sicurezza, riapre Villa Regina a Boscoreale. Il complesso fu scoperto nel 1977, a seguito di alcuni lavori edilizi, e poi portata in luce grazie a numerose campagne di scavo concluse nel 1980. Villa Regina, ad oggi, costituisce l’unica villa rustica interamente visitabile delle numerose fattorie produttive presenti sul territorio pompeiano. Il cortile scoperto ospita la cella vinaria dove sono stati trovati diciotto dolia che servivano per la conservazione del vino.

Villa Regina

L’attività principale della villa era proprio la produzione del vino. Vari sono gli ambienti pregiati della villa: il triclinio con pareti decorate in III e IV stile pompeiano, la cucina, in disuso al momento dell’eruzione con forno in muratura e focolare al centro della stanza, un vano di servizio con cisterna per la conservazione dell’acqua, un granaio per il fieno, la conservazione di cereali e legumi. Di particolare bellezza anche il torcularium con i calchi del torchio ligneo ed i fori e pozzetti per l’ancoraggio al suolo, la vasca di premitura e il contenitore per la premitura e la raccolta del mosto.

Villa Regina

La villa presentava anche un secondo piano, databile nel suo impianto originario al I secolo a.C. e ampliato successivamente in fase augustea e poi giulio-claudia. In una stradina adiacente alla villa furono trovati i solchi lasciati dalle ruote di un carro da trasporto (plaustrum), mentre il piano di calpestio dell’area circostante la villa che si data al 79 d.C. conserva le tracce  delle antiche coltivazioni da cui poi sono stati eseguiti i calchi delle radici di vite.

Un bell’esempio di stratigrafia è possibile essere visionata lungo le pareti dello scavo che mostra la successione dei depositi piroclastici che si sono alternati durante la catastrofica eruzione del 79 d.C.

Villa Regina

Con l’apertura al pubblico della villa, dal 20 settembre 2019, avranno inizio anche le visite guidate serali nell’ambito di Campania by night, progetto di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale campano promosso dalla Regione Campania, ideato e curato da Scabec. Le visite guidate in programma ogni giovedì dal 19 al 24 ottobre a partire dalle ore 19 prevedono un percorso guidate sia alla Villa che all’Antiquarium di Boscoreale che raccoglie propriamente reperti del territorio in epoca romana e alcuni reperti provenienti dalla scavo della villa.

Villa Regina

Tutte le informazioni su costi, orari e prenotazioni su www.campaniabynight.it

L’accesso alla Villa e all’Antiquarium sarà, inoltre, possibile il venerdì e il sabato sera, dalle 20,30 alle 23 (ultimo ingresso fino alle 22,45)    fino al 12 ottobre, al costo di 2€, nell’ambito dei progetti di valorizzazione del Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo.


Amuleti e monili le ultime scoperte dalla Regio V di Pompei

La Regio V di Pompei continua a raccontarci l’immensa ricchezza della città vesuviana e lo fa grazie ad una nuova scoperta fatta di oggetti portafortuna e protezione contro le forze negative.

Sorprende infatti l’ultimo ritrovamento fatto di materiali legati alla sfera femminile e al mondo della superstizione. Amuleti, gemme ed elementi decorativi erano contenuti all’interno di una cassa in legno in un ambiente secondario della Casa con il Giardino dove, qualche mese fa, era stata rinvenuta l’iscrizione che darebbe ulteriori prove all’eruzione autunnale del Vesuvio nel 79 d.C.

Cesare Abbate. Parco Archeologico di Pompei

I monili appartenevano probabilmente ad una delle donne della casa, non sappiamo se alla matrona o ad una schiava, ma sappiamo che certamente rimasero seppelliti sotto la cenere così come la sua proprietaria. La traccia della cassa in legno le cui cerniere bronzee si sono ben conservate all’interno dello strato vulcanico, a differenza della parte lignea che si è decomposta, è stata individuata accanto all’impronta di un’altra cassa o mobile nell’angolo di uno degli ambienti di servizio dell’abitazione, probabilmente utilizzato come deposito.

Sul fondo dell’impronta, sono stati ritrovati i numerosi oggetti, tra cui due specchi, diversi vaghi di collane, elementi decorativi in vari materiali, un unguentario vitreo, amuleti fallici, due frammenti di una spiga e una figura umana entrambi in ambra e dal grande valore apotropaico. Diversi pezzi si distinguono per la foggia preziosa e la ricchezza del materiale. Tra le paste vitree straordinarie sono quelle con incise la testa di Dioniso e un satiro danzante o tra le gemme emergono per bellezza una ametista con figura femminile e una corniola con figura di artigiano.

Cesare Abbate. Parco Archeologico di Pompei

Alcuni oggetti sono stati ritrovati anche in altri ambienti della casa, alcuni presso l’atrio dove si trovavano sepolti anche i resti scheletrici di donne e bambini sconvolti dagli scavi clandestini di epoca borbonica probabilmente finalizzati al recupero di preziosi all’interno delle stanze. Solo un anello in ferro e un amuleto in faience sono stati risparmiati dalle violazioni e dal saccheggio.

“Si tratta di oggetti della vita quotidiana del mondo femminile e sono straordinari perché raccontano microstorie, biografie degli abitanti della città che tentarono di sfuggire all’eruzione. – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna - Nella stessa casa, abbiamo scoperto una stanza con dieci vittime, tra cui donne e bambini, di cui stiamo cercando di stabilire le relazioni di parentela e ricomporre la biografia del gruppo familiare, attraverso le analisi sul DNA. E chissà che la cassetta di preziosi non appartenesse a una di queste vittime. Particolarmente interessante è l’iconografia ricorrente degli oggetti e amuleti, che invocano la fortuna, la fertilità e la protezione contro la mala sorte. E dunque i numerosi pendenti a forma di piccoli falli, o la spiga, il pugno chiuso, il teschio, la figura di Arpocrate, gli scarabei. Simboli e iconografie che sono ora in corso di studio per comprenderne significato e funzione”.

Cesare Abbate. Parco Archeologico di Pompei

Le straordinarie condizioni dei reperti hanno permesso ai restauratori del Parco Archeologico di Pompei di lavorare abbastanza celermente sugli oggetti così da volerne ben presto un’esposzione all’interno della Palestra Grande degli scavi. Gli oggetti prenderanno il posto dei gioielli precedentemente esposti nella mostra VANITY e daranno da sfondo ad un’altra grandiosa esposizione sulla ricchezza e la suggestione dei nuovi scavi nella Regio V di Pompei.


Gli Assiri all’ombra del Vesuvio: la nuova imperdibile mostra del MANN di Napoli

Dallo scorso 3 luglio, e fino al 16 settembre, l’antica Assiria è in mostra nelle sale del Museo Archeologico MANN di Napoli. “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” punta simbolicamente i riflettori sulla regione che rappresentava la fascia territoriale dell’alto Tigri in corrispondenza della parte settentrionale dell’odierno Iraq, e sarà anche l’occasione per riflettere su un'area molto sensibile del Medio Oriente (Siria, Iraq e Iran), che per la posizione strategica e la presenza di petrolio ha subito guerre, devastazione di musei e distruzione di siti archeologici.

Credits foto: Giorgio Albano. Allestimento mostra Assiri e sezione tecnologica

Il progetto scientifico, promosso dal MANN e dall’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, e realizzato con il contributo della Regione Campania e dell’Ismeo (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente), presenta oltre quarantacinque reperti, provenienti, tra l’altro, da British Museum, Ashmolean Museum, Musei Vaticani, Museo Barracco, Musei Civici di Como e Musei Reali di Torino: fulcro dell’allestimento, i calchi ottocenteschi, appartenenti alle collezioni del MANN e non esposti da molti anni.

Articolata in tre sale (dalla 90 alla 93, in prossimità della Meridiana), la mostra accompagnerà i visitatori a scoprire, in un iter circolare, i tre palazzi che furono il centro del potere e della cultura degli Assiri: si parte dalla ricostruzione del palazzo di Nimrud, in cui erano collocati i rilievi originari di cui il MANN presenta i calchi; si passa, poi, a Ninive, per affrontare i temi dell’imperialismo e della guerra contro gli Arabi e contro l’Elam; infine, si “entra”, simbolicamente, nelle sale del palazzo di Korsabad, dove viene presentata la testa di Sargon II, proveniente dai Musei Reali di Torino, per esaltare, appunto, il motivo del potere del sovrano.

Credits foto: Giorgio Albano. Allestimento mostra Assiri e sezione tecnologica

L’intera mostra, inoltre, è concepita come percorso multisensoriale: la vista è messa in gioco non solo dall’osservazione delle opere presentate, ma anche dai filmati immersivi e dalle ricostruzioni realizzate con la tecnica del videomapping; l’udito è coinvolto dalle musiche composte da Antonio Fresa per l’ambiente immersivo; la percezione tattile è garantita dalla stampa di oggetti in 3D, a disposizione non solo degli utenti con disabilità visiva, ma di tutti i visitatori; l’olfatto è stimolato dai diffusori di fragranze che, nella terza sala del percorso espositivo, ricreano i profumi di un giardino assiro; il gusto, infine, è legato ai prodotti alla liquirizia, pianta che quel popolo usava a a scopi medicinali (previste degustazioni in mostra).

Peculiarità di “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” è la presenza di un’innovativa dotazione tecnologica, il cui coordinamento progettuale è stato affidato al prof. Ludovico Solima (Università della Campania “Luigi Vanvitelli”). Per la prima volta al MANN è stato creato, infatti, un ambiente immersivo, destinato successivamente a diventare uno spazio multimediale permanente del Museo: in questa stanza verranno proiettati in successione tre diversi filmati, realizzati da Capware (regia: Marco Capasso/musiche originali: Antonio Fresa) per approfondire i contenuti scientifici della mostra.

Da metà luglio, nel quadro della convenzione siglata tra il MANN ed il Consorzio UnicoCampania, sarà messo in vendita il TIC (Ticket Integrato Campania) con grafica personalizzata Assiri: il TIC, una volta validato, consentirà lo sconto di due euro in biglietteria per visitare l’esposizione ed il Museo.

Credits foto: Giorgio Albano. Allestimento mostra Assiri e sezione tecnologica

Il Direttore del Museo, dott. Paolo Giulierini e il Direttore del Consorzio, dott. Gaetano Ratto hanno firmato un accordo destinato
a rendere i servizi di trasporto pubblico ancora più funzionali alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio.
In particolare, il Consorzio metterà a disposizione i propri titoli di viaggio per “pubblicizzare” alcune delle mostre più importanti in programma presso il MANN (già conclusa la promozione dell’esposizione su Canova, in pubblicazione il ticket integrato sugli Assiri ed in cantiere quello su “Thalassa”), offrendo, così, un capillare strumento di informazione delle iniziative del Museo.
I due Enti, poi, si sono impegnati a prevedere – nell’immediato futuro - la possibilità di realizzare una card che integri l’abbonamento al trasporto pubblico locale e l’ “OpenMann”: in tal modo si consentirà agli utenti di beneficiare, con l’acquisto di un unico supporto elettronico, sia dell’utilizzo del trasporto pubblico che degli accessi illimitati al Museo inclusi nell’OpenMann.
Da parte sua, il MANN ha deciso di garantire particolari vantaggi agli utenti UNICOCAMPANIA, innanzitutto consentendo l’ingresso alla tariffa ridotta di 7.5 euro agli over 25 anni possessori di abbonamento annuale in corso di validità; inoltre, gli abbonati annuali Unicocampania potranno usufruire di uno sconto del 10 % sugli acquisti nei bookshop del Museo. Previsti, infine, eventi e visite guidate ad hoc per i possessori di abbonamenti UNICO.


"Con il Vesuvio sotto i piedi" di Marisa de’ Spagnolis

Con il Vesuvio sotto i piedi; le avventure di una archeologa vissuta negli scavi di Pompei è un libro di memorie dell’archeologa Marisa de’ Spagnolis, edito in formato digitale nel 2015.

L’autrice racconta i suoi dieci anni di vita tra Pompei e la Valle del Sarno, accompagnando il lettore alla scoperta del territorio e dei ritrovamenti avvenuti tra gli anni ’80 e ’90, quando era funzionaria della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno.

Ogni capitolo è dedicato a un luogo e a una scoperta diversa: il territorio pompeiano con Villa Vesuvio e i monumenti funerari dei Lucrezi Valenti; la Valle del Sarno con il santuario della dea Mefitis e la necropoli protostorica; Scafati con la Villa di Popidius Narcissus Maior e, soprattutto, Nocera, protagonista di una serie di straordinari ritrovamenti come il Tempio della Fortuna, le iscrizioni ebraiche, la necropoli monumentale di Pizzone. Non mancano le notizie sulla città di Pompei, all’epoca interessata dagli scavi nella Casa della Gemma e nella Casa dei Casti Amanti.

Marisa de’ Spagnolis ha il pregio di raccontare con chiarezza e sensibilità i risultati delle indagini archeologiche: particolarmente toccante è il resoconto del cantiere di scavo nella Villa di Popidius Narcissus Maior a Scafati, dove i resti dell’uva raccolta nei pressi del torcularium, perfettamente conservati a distanza di secoli, testimoniano con immediatezza una vendemmia interrotta a metà dall’eruzione del Vesuvio.

L’autrice narra con altrettanta sensibilità anche gli aspetti personali del periodo trascorso nel territorio pompeiano: il trasferimento da Roma a Pompei al seguito del marito, il nuovo incarico alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, i tentativi di intimidazione da parte della camorra ma, soprattutto, i ricordi delle tante persone incontrate: operai, funzionari, guardiani e vicini di casa, protagonisti di una Pompei ormai molto diversa.

Marisa de’ Spagnolis
Pompei. Foto ad opera di Jose Pimenta, da Pixabay

Esplosioni d'artista al Parco archeologico di Pompei

Un’esplosione di polvere da sparo e fumi colorati nell’Anfiteatro di Pompei per ripercorrere la dinamica tragica e, al tempo stesso, vitale dell’eruzione del Vesuvio, in un viaggio poetico senza tempo che racconta la distruzione e la rinascita a nuova vita di Pompei.

E’ l’evento unico dell’artista Cai Guong-Qiang che oggi 21 febbraio alle ore 15 nell’Anfiteatro ha dato luogo all’“Explosion Studio”: un’esplosione artistica che, attraverso le sue fasi, ha riproposto non soltanto la tragedia che sconvolse Pompei ma anche la sua fortunosa scoperta, in grado di riportare alla luce eccezionali testimonianze storiche ed archeologiche.

Le opere create dall’esplosione artistica saranno “scavate” e poi trasferite al Museo Archeologico Nazionale di Napoli) per l’inaugurazione, prevista il 22 febbraio alle ore 16.30. Fino al 20 Maggio 2019, disseminati negli spazi museali (dalla Collezione Farnese alla sezione affreschi, dall’atrio ai mosaici), i lavori di Cai Guo-Qiang racconteranno il legame indissolubile tra passato e presente, cultura orientale ed occidentale. La mostra è curata da Jérôme Neutres, il progetto è ospitato dal Parco Archeologico di Pompei e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la realizzazione di In the Volcano è stata possibile grazie al supporto organizzativo della Fondazione Morra.

L’artista Cai Guo-Qiang prosegue, con questa poliedrica esperienza creativa, la sua attività in Italia, dopo il successo della performance con fuochi d'artificio a Firenze (City of Flowers in the Sky) e della personale Flora Commedia: Cai Guo-Qiang agli Uffizi, nell’ambito del più ampio progetto Viaggio di un Uomo nella Storia dell’Arte Occidentale di Cai Guo-Qiang.

Explosion Studio - Anfiteatro di Pompei
Un unicum, per le infinite suggestioni del luogo, sarà l’esplosione all’Anfiteatro di Pompei: al centro dell'arena, tele di diverse dimensioni e copie di oggetti legati alla vita quotidiana di Pompei, ma anche riproduzioni di sculture del MANN (Venere Callipigia, Ercole ed Atlante farnese, busto di Pseudo-Seneca) saranno collocati su una tela di 32 metri per 6, supportata da una
piattaforma.

“Pompei è un luogo del contemporaneo. Riprendo questo pensiero di Massimo Osanna, a cui si deve la promozione di questo progetto, che trovo quanto mai significativo, – dichiara la Direttrice ad interim del Parco Archeologico di Pompei, Alfonsina Russo - Pompei, sospesa nel tempo, ha da sempre catturato l’immaginazione e lo spirito creativo di artisti di ogni epoca, ricordandoci che quel tragico evento del 79 d.C. si è impresso nella memoria collettiva per l’eternità, non solo per la sua storia e testimonianza unica di un’epoca, ma anche per il profondo senso di fragilità e di impotenza a cui ci rimanda costantemente”.

Inventando la pittura per esplosione, Cai Guo-Qiang ha avviato una delle opere più singolari, che sconvolge i generi rendendo ogni dipinto una performance e che rinnova la dialettica di distruzione e creazione così importante nella modernità artistica. Una problematica artistica che collega il destino di Pompei, e questa antinomia di un vulcano distruttivo che è stato anche paradossalmente il miglior conservatore del patrimonio romano.

Nella celebre lettera sulla distruzione di Pompei nell’anno 79, Plinio il giovane racconta come “la vetta del monte Vesuvio brillava in diversi punti con ampie fiamme e grandi colonne di fuoco il cui rossore e splendore erano ravvivati dall’oscurità della notte”. Sembra la narrazione della performance pirotecnica di Cai Guo-Qiang nell’anfiteatro di Pompei, ai piedi del Vesuvio, uno spettacolo che è il fondamento e l’incubatore delle opere presentate in questa esposizione.

Ogni opera di Cai è, nella sua concezione e realizzazione, come un fuoco d’artificio su tela e diventa così il racconto di una catastrofe orchestrata dall’artista per trovare il nuovo. “Tutti sanno accendere un fuoco, ma sapere quando e come estinguerlo, questo è il lavoro dell’artista”, spiega Cai Guo-Qiang che, come un Prometeo contemporaneo, incarna l’essenza stessa della figura dell’artista, il quale è ancora un corriere di questo fuoco simbolo della creazione. Padroneggiare il fuoco è anche dominare una materia pericolosa. Il grande artista è colui che si assume dei rischi, come se sfidasse la morte.

L’arte per Cai Guo-Qiang è come un’arte marziale. Dialogare con Pompei per Cai Guo-Qiang significa anche investire una città di immagini e del suo immaginario, compresa una pansessualità che attraversa le fantasie di un artista per il quale “creare un’opera assomiglia all’atto erotico”.

L’incontro tra queste opere separate da duemila anni formula inoltre un’inquietante sinergia plastica: il mosaico non è infatti una forma creata dall’esplosione delle tessere di marmo per dar vita ad una composizione nucleare? Il segreto della pittura a polvere da sparo di Cai Guo-Qiang si trova forse nel cuore del Vesuvio.


Il 5 febbraio del 62 d.C. un terremoto colpisce Pompei e la costa vesuviana

Il 5 febbraio del 62  o 63 d.C., un disastroso terremoto colpì le città di Pompei ed Ercolano e molti altri centri della costa vesuviana.

L’episodio e i disastrosi effetti del sisma vengono narrati da Seneca nel sesto libro delle Questioni Naturali (VI, 1, 1-2) e dedicati all’amico Lucilio che era proprio nativo di Pompei e possedeva una villa fuori città e da Tacito nel XV libro degli Annales.

O Lucilio, che sei il migliore fra gli uomini, abbiamo sentito dire che Pompei, frequentata città della Campania, dove si incontrano da una parte le coste di Sorrento e di Stabia e dall’altra quelle di Ercolano, e circondano con una ridente insenatura il mare che si ritrae dal largo, è sprofondata a causa di un terremoto che ha devastato tutte le regioni adiacenti, e che ciò è avvenuto proprio nei giorni invernali, che i nostri antenati garantivano essere al sicuro da un pericolo del genere. Questo terremoto si è verificato alle None di febbraio, durante il consolato di Regolo e di Virginio, e ha devastato con gravi distruzioni la Campania, regione che non era mai stata al sicuro da questa calamità e che ne era sempre uscita indenne, anche se tante volte morta di paura: infatti, anche una parte della città di Ercolano è crollata e anche ciò che è rimasto in piedi è pericolante, e la colonia di Nocera, pur non avendo subito gravi danni, ha comunque motivo di lamentarsi; anche Napoli ha subito perdite, molte fra le proprietà private, nessuna fra quelle pubbliche, essendo stata toccata leggermente dall’enorme disgrazia: in effetti, alcune ville sono crollate, altre qua e là hanno tremato senza essere danneggiate”.

Tac. Ann. 15, 22, 2-23, 1: Isdem consulibus ( Consoli ordinari dell'anno 62 d.C. P. Marius e L. Afinius, precedentemente menzionati in Tac. Ann. 14, 48, 1.) gymnasium ictu fulminis conflagravit, effigiesque in eo Neronis ad informe aes liquefacta, et motu terrae celebre Campaniae oppidum Pompei magna ex parte proruit: defunctaque virgo Vestalis Laelia, in cuius locum Cornelia ex familia Cossorum capta est. Memmio Regulo et Verginio Rufo consulibus natam sibi ex Poppaea filiam Nero ultra mortale gaudium
accepit appellavit Augustam …

Bassorilievo raffigurante gli effetti del terremoto del 62 d.C. sugli edifici del Foro. Larario dalla Casa di Cecilio Giocondo.
Calco in gesso, Museo della Civiltà Romana.
Credits wikimedia commons

Sono tanti i monumenti gravemente danneggiati a Pompei, e molti lavori di ristrutturazione, come quelli che interessarono il tempio di Venere e il Capitolium, non vennero mai ultimati. Il tempio di Iside venne ristrutturato grazie ai finanziamenti di Numerius Popidius Celsinus, una bambino di sei anni, dietro al quale si nascondeva la benevolentia del padre Numerius Popidius Ampliatus, ricco liberto e sacerdote della Fortuna Augusta che, grazie a questo gesto, voleva spianare al figlio la carriera verso il Consiglio dei decurioni, accesso a lui stesso negato perché nato “non libero”. Altri lavori interessarono tutta l’area del Foro, gravemente danneggiata, dove vennero ricostruiti il tempio dei Lari Pubblici e quello del Genio di Vespasiano. “Il terremoto segnò dal punto di vista sociale, il definitivo crescere di una nuova classe emergente formata da liberti e da una nuova classe imprenditoriale che basava la sua ricchezza sui capitali liquidi e non sui possedimenti terrieri, la quale aveva notevolmente trasformato Pompei nel suo tessuto abitativo” (da Pompei e il Vesuvio: scienza, conoscenza ed esperienza). Quando l’eruzione del 79 d.C. colpì e distrusse Pompei, la città era ancora in piena opera di ristrutturazione di tutti gli edifici danneggiati i cui lavori non furono mai terminati e che ancora oggi sono visibili nella stratigrafia degli scavi.

Studi recenti riportano come data del terremoto il 63 d.C. Coma mai?

I consoli citati da Seneca sono quelli del 63 d.C., mentre Tacito fissa la data all'anno prima. Quale datazione seguire?

Sen. N.Q. 6, 1, 2: Nonis Februariis hic fuit motus Regulo et Verginio consulibus,
qui Campaniam, numquam securam huius mali, indemnem tamen et totiens defunctam metu, totam magna strage vastavit.

Per un approfondimento sulla questione vi suggeriamo questo articolo di Eliodoro Savino che spiega gli intrecci e gli studi sulla corretta datazione del terribile evento.

https://www.iris.unina.it/retrieve/handle/11588/373882/6266/Savino%2C%20Nerone%2C%20Pompei%20e%20il%20terremoto%20del%2063.pdf