Gli Assiri all’ombra del Vesuvio: la nuova imperdibile mostra del MANN di Napoli

Dallo scorso 3 luglio, e fino al 16 settembre, l’antica Assiria è in mostra nelle sale del Museo Archeologico MANN di Napoli. “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” punta simbolicamente i riflettori sulla regione che rappresentava la fascia territoriale dell’alto Tigri in corrispondenza della parte settentrionale dell’odierno Iraq, e sarà anche l’occasione per riflettere su un'area molto sensibile del Medio Oriente (Siria, Iraq e Iran), che per la posizione strategica e la presenza di petrolio ha subito guerre, devastazione di musei e distruzione di siti archeologici.

Credits foto: Giorgio Albano. Allestimento mostra Assiri e sezione tecnologica

Il progetto scientifico, promosso dal MANN e dall’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, e realizzato con il contributo della Regione Campania e dell’Ismeo (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente), presenta oltre quarantacinque reperti, provenienti, tra l’altro, da British Museum, Ashmolean Museum, Musei Vaticani, Museo Barracco, Musei Civici di Como e Musei Reali di Torino: fulcro dell’allestimento, i calchi ottocenteschi, appartenenti alle collezioni del MANN e non esposti da molti anni.

Articolata in tre sale (dalla 90 alla 93, in prossimità della Meridiana), la mostra accompagnerà i visitatori a scoprire, in un iter circolare, i tre palazzi che furono il centro del potere e della cultura degli Assiri: si parte dalla ricostruzione del palazzo di Nimrud, in cui erano collocati i rilievi originari di cui il MANN presenta i calchi; si passa, poi, a Ninive, per affrontare i temi dell’imperialismo e della guerra contro gli Arabi e contro l’Elam; infine, si “entra”, simbolicamente, nelle sale del palazzo di Korsabad, dove viene presentata la testa di Sargon II, proveniente dai Musei Reali di Torino, per esaltare, appunto, il motivo del potere del sovrano.

Credits foto: Giorgio Albano. Allestimento mostra Assiri e sezione tecnologica

L’intera mostra, inoltre, è concepita come percorso multisensoriale: la vista è messa in gioco non solo dall’osservazione delle opere presentate, ma anche dai filmati immersivi e dalle ricostruzioni realizzate con la tecnica del videomapping; l’udito è coinvolto dalle musiche composte da Antonio Fresa per l’ambiente immersivo; la percezione tattile è garantita dalla stampa di oggetti in 3D, a disposizione non solo degli utenti con disabilità visiva, ma di tutti i visitatori; l’olfatto è stimolato dai diffusori di fragranze che, nella terza sala del percorso espositivo, ricreano i profumi di un giardino assiro; il gusto, infine, è legato ai prodotti alla liquirizia, pianta che quel popolo usava a a scopi medicinali (previste degustazioni in mostra).

Peculiarità di “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” è la presenza di un’innovativa dotazione tecnologica, il cui coordinamento progettuale è stato affidato al prof. Ludovico Solima (Università della Campania “Luigi Vanvitelli”). Per la prima volta al MANN è stato creato, infatti, un ambiente immersivo, destinato successivamente a diventare uno spazio multimediale permanente del Museo: in questa stanza verranno proiettati in successione tre diversi filmati, realizzati da Capware (regia: Marco Capasso/musiche originali: Antonio Fresa) per approfondire i contenuti scientifici della mostra.

Da metà luglio, nel quadro della convenzione siglata tra il MANN ed il Consorzio UnicoCampania, sarà messo in vendita il TIC (Ticket Integrato Campania) con grafica personalizzata Assiri: il TIC, una volta validato, consentirà lo sconto di due euro in biglietteria per visitare l’esposizione ed il Museo.

Credits foto: Giorgio Albano. Allestimento mostra Assiri e sezione tecnologica

Il Direttore del Museo, dott. Paolo Giulierini e il Direttore del Consorzio, dott. Gaetano Ratto hanno firmato un accordo destinato
a rendere i servizi di trasporto pubblico ancora più funzionali alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio.
In particolare, il Consorzio metterà a disposizione i propri titoli di viaggio per “pubblicizzare” alcune delle mostre più importanti in programma presso il MANN (già conclusa la promozione dell’esposizione su Canova, in pubblicazione il ticket integrato sugli Assiri ed in cantiere quello su “Thalassa”), offrendo, così, un capillare strumento di informazione delle iniziative del Museo.
I due Enti, poi, si sono impegnati a prevedere – nell’immediato futuro - la possibilità di realizzare una card che integri l’abbonamento al trasporto pubblico locale e l’ “OpenMann”: in tal modo si consentirà agli utenti di beneficiare, con l’acquisto di un unico supporto elettronico, sia dell’utilizzo del trasporto pubblico che degli accessi illimitati al Museo inclusi nell’OpenMann.
Da parte sua, il MANN ha deciso di garantire particolari vantaggi agli utenti UNICOCAMPANIA, innanzitutto consentendo l’ingresso alla tariffa ridotta di 7.5 euro agli over 25 anni possessori di abbonamento annuale in corso di validità; inoltre, gli abbonati annuali Unicocampania potranno usufruire di uno sconto del 10 % sugli acquisti nei bookshop del Museo. Previsti, infine, eventi e visite guidate ad hoc per i possessori di abbonamenti UNICO.


"Con il Vesuvio sotto i piedi" di Marisa de’ Spagnolis

Con il Vesuvio sotto i piedi; le avventure di una archeologa vissuta negli scavi di Pompei è un libro di memorie dell’archeologa Marisa de’ Spagnolis, edito in formato digitale nel 2015.

L’autrice racconta i suoi dieci anni di vita tra Pompei e la Valle del Sarno, accompagnando il lettore alla scoperta del territorio e dei ritrovamenti avvenuti tra gli anni ’80 e ’90, quando era funzionaria della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno.

Ogni capitolo è dedicato a un luogo e a una scoperta diversa: il territorio pompeiano con Villa Vesuvio e i monumenti funerari dei Lucrezi Valenti; la Valle del Sarno con il santuario della dea Mefitis e la necropoli protostorica; Scafati con la Villa di Popidius Narcissus Maior e, soprattutto, Nocera, protagonista di una serie di straordinari ritrovamenti come il Tempio della Fortuna, le iscrizioni ebraiche, la necropoli monumentale di Pizzone. Non mancano le notizie sulla città di Pompei, all’epoca interessata dagli scavi nella Casa della Gemma e nella Casa dei Casti Amanti.

Marisa de’ Spagnolis ha il pregio di raccontare con chiarezza e sensibilità i risultati delle indagini archeologiche: particolarmente toccante è il resoconto del cantiere di scavo nella Villa di Popidius Narcissus Maior a Scafati, dove i resti dell’uva raccolta nei pressi del torcularium, perfettamente conservati a distanza di secoli, testimoniano con immediatezza una vendemmia interrotta a metà dall’eruzione del Vesuvio.

L’autrice narra con altrettanta sensibilità anche gli aspetti personali del periodo trascorso nel territorio pompeiano: il trasferimento da Roma a Pompei al seguito del marito, il nuovo incarico alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, i tentativi di intimidazione da parte della camorra ma, soprattutto, i ricordi delle tante persone incontrate: operai, funzionari, guardiani e vicini di casa, protagonisti di una Pompei ormai molto diversa.

Marisa de’ Spagnolis
Pompei. Foto ad opera di Jose Pimenta, da Pixabay

Esplosioni d'artista al Parco archeologico di Pompei

Un’esplosione di polvere da sparo e fumi colorati nell’Anfiteatro di Pompei per ripercorrere la dinamica tragica e, al tempo stesso, vitale dell’eruzione del Vesuvio, in un viaggio poetico senza tempo che racconta la distruzione e la rinascita a nuova vita di Pompei.

E’ l’evento unico dell’artista Cai Guong-Qiang che oggi 21 febbraio alle ore 15 nell’Anfiteatro ha dato luogo all’“Explosion Studio”: un’esplosione artistica che, attraverso le sue fasi, ha riproposto non soltanto la tragedia che sconvolse Pompei ma anche la sua fortunosa scoperta, in grado di riportare alla luce eccezionali testimonianze storiche ed archeologiche.

Le opere create dall’esplosione artistica saranno “scavate” e poi trasferite al Museo Archeologico Nazionale di Napoli) per l’inaugurazione, prevista il 22 febbraio alle ore 16.30. Fino al 20 Maggio 2019, disseminati negli spazi museali (dalla Collezione Farnese alla sezione affreschi, dall’atrio ai mosaici), i lavori di Cai Guo-Qiang racconteranno il legame indissolubile tra passato e presente, cultura orientale ed occidentale. La mostra è curata da Jérôme Neutres, il progetto è ospitato dal Parco Archeologico di Pompei e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la realizzazione di In the Volcano è stata possibile grazie al supporto organizzativo della Fondazione Morra.

L’artista Cai Guo-Qiang prosegue, con questa poliedrica esperienza creativa, la sua attività in Italia, dopo il successo della performance con fuochi d'artificio a Firenze (City of Flowers in the Sky) e della personale Flora Commedia: Cai Guo-Qiang agli Uffizi, nell’ambito del più ampio progetto Viaggio di un Uomo nella Storia dell’Arte Occidentale di Cai Guo-Qiang.

Explosion Studio - Anfiteatro di Pompei
Un unicum, per le infinite suggestioni del luogo, sarà l’esplosione all’Anfiteatro di Pompei: al centro dell'arena, tele di diverse dimensioni e copie di oggetti legati alla vita quotidiana di Pompei, ma anche riproduzioni di sculture del MANN (Venere Callipigia, Ercole ed Atlante farnese, busto di Pseudo-Seneca) saranno collocati su una tela di 32 metri per 6, supportata da una
piattaforma.

“Pompei è un luogo del contemporaneo. Riprendo questo pensiero di Massimo Osanna, a cui si deve la promozione di questo progetto, che trovo quanto mai significativo, – dichiara la Direttrice ad interim del Parco Archeologico di Pompei, Alfonsina Russo - Pompei, sospesa nel tempo, ha da sempre catturato l’immaginazione e lo spirito creativo di artisti di ogni epoca, ricordandoci che quel tragico evento del 79 d.C. si è impresso nella memoria collettiva per l’eternità, non solo per la sua storia e testimonianza unica di un’epoca, ma anche per il profondo senso di fragilità e di impotenza a cui ci rimanda costantemente”.

Inventando la pittura per esplosione, Cai Guo-Qiang ha avviato una delle opere più singolari, che sconvolge i generi rendendo ogni dipinto una performance e che rinnova la dialettica di distruzione e creazione così importante nella modernità artistica. Una problematica artistica che collega il destino di Pompei, e questa antinomia di un vulcano distruttivo che è stato anche paradossalmente il miglior conservatore del patrimonio romano.

Nella celebre lettera sulla distruzione di Pompei nell’anno 79, Plinio il giovane racconta come “la vetta del monte Vesuvio brillava in diversi punti con ampie fiamme e grandi colonne di fuoco il cui rossore e splendore erano ravvivati dall’oscurità della notte”. Sembra la narrazione della performance pirotecnica di Cai Guo-Qiang nell’anfiteatro di Pompei, ai piedi del Vesuvio, uno spettacolo che è il fondamento e l’incubatore delle opere presentate in questa esposizione.

Ogni opera di Cai è, nella sua concezione e realizzazione, come un fuoco d’artificio su tela e diventa così il racconto di una catastrofe orchestrata dall’artista per trovare il nuovo. “Tutti sanno accendere un fuoco, ma sapere quando e come estinguerlo, questo è il lavoro dell’artista”, spiega Cai Guo-Qiang che, come un Prometeo contemporaneo, incarna l’essenza stessa della figura dell’artista, il quale è ancora un corriere di questo fuoco simbolo della creazione. Padroneggiare il fuoco è anche dominare una materia pericolosa. Il grande artista è colui che si assume dei rischi, come se sfidasse la morte.

L’arte per Cai Guo-Qiang è come un’arte marziale. Dialogare con Pompei per Cai Guo-Qiang significa anche investire una città di immagini e del suo immaginario, compresa una pansessualità che attraversa le fantasie di un artista per il quale “creare un’opera assomiglia all’atto erotico”.

L’incontro tra queste opere separate da duemila anni formula inoltre un’inquietante sinergia plastica: il mosaico non è infatti una forma creata dall’esplosione delle tessere di marmo per dar vita ad una composizione nucleare? Il segreto della pittura a polvere da sparo di Cai Guo-Qiang si trova forse nel cuore del Vesuvio.


Il 5 febbraio del 62 d.C. un terremoto colpisce Pompei e la costa vesuviana

Il 5 febbraio del 62  o 63 d.C., un disastroso terremoto colpì le città di Pompei ed Ercolano e molti altri centri della costa vesuviana.

L’episodio e i disastrosi effetti del sisma vengono narrati da Seneca nel sesto libro delle Questioni Naturali (VI, 1, 1-2) e dedicati all’amico Lucilio che era proprio nativo di Pompei e possedeva una villa fuori città e da Tacito nel XV libro degli Annales.

O Lucilio, che sei il migliore fra gli uomini, abbiamo sentito dire che Pompei, frequentata città della Campania, dove si incontrano da una parte le coste di Sorrento e di Stabia e dall’altra quelle di Ercolano, e circondano con una ridente insenatura il mare che si ritrae dal largo, è sprofondata a causa di un terremoto che ha devastato tutte le regioni adiacenti, e che ciò è avvenuto proprio nei giorni invernali, che i nostri antenati garantivano essere al sicuro da un pericolo del genere. Questo terremoto si è verificato alle None di febbraio, durante il consolato di Regolo e di Virginio, e ha devastato con gravi distruzioni la Campania, regione che non era mai stata al sicuro da questa calamità e che ne era sempre uscita indenne, anche se tante volte morta di paura: infatti, anche una parte della città di Ercolano è crollata e anche ciò che è rimasto in piedi è pericolante, e la colonia di Nocera, pur non avendo subito gravi danni, ha comunque motivo di lamentarsi; anche Napoli ha subito perdite, molte fra le proprietà private, nessuna fra quelle pubbliche, essendo stata toccata leggermente dall’enorme disgrazia: in effetti, alcune ville sono crollate, altre qua e là hanno tremato senza essere danneggiate”.

Tac. Ann. 15, 22, 2-23, 1: Isdem consulibus ( Consoli ordinari dell'anno 62 d.C. P. Marius e L. Afinius, precedentemente menzionati in Tac. Ann. 14, 48, 1.) gymnasium ictu fulminis conflagravit, effigiesque in eo Neronis ad informe aes liquefacta, et motu terrae celebre Campaniae oppidum Pompei magna ex parte proruit: defunctaque virgo Vestalis Laelia, in cuius locum Cornelia ex familia Cossorum capta est. Memmio Regulo et Verginio Rufo consulibus natam sibi ex Poppaea filiam Nero ultra mortale gaudium
accepit appellavit Augustam …

Bassorilievo raffigurante gli effetti del terremoto del 62 d.C. sugli edifici del Foro. Larario dalla Casa di Cecilio Giocondo.
Calco in gesso, Museo della Civiltà Romana.
Credits wikimedia commons

Sono tanti i monumenti gravemente danneggiati a Pompei, e molti lavori di ristrutturazione, come quelli che interessarono il tempio di Venere e il Capitolium, non vennero mai ultimati. Il tempio di Iside venne ristrutturato grazie ai finanziamenti di Numerius Popidius Celsinus, una bambino di sei anni, dietro al quale si nascondeva la benevolentia del padre Numerius Popidius Ampliatus, ricco liberto e sacerdote della Fortuna Augusta che, grazie a questo gesto, voleva spianare al figlio la carriera verso il Consiglio dei decurioni, accesso a lui stesso negato perché nato “non libero”. Altri lavori interessarono tutta l’area del Foro, gravemente danneggiata, dove vennero ricostruiti il tempio dei Lari Pubblici e quello del Genio di Vespasiano. “Il terremoto segnò dal punto di vista sociale, il definitivo crescere di una nuova classe emergente formata da liberti e da una nuova classe imprenditoriale che basava la sua ricchezza sui capitali liquidi e non sui possedimenti terrieri, la quale aveva notevolmente trasformato Pompei nel suo tessuto abitativo” (da Pompei e il Vesuvio: scienza, conoscenza ed esperienza). Quando l’eruzione del 79 d.C. colpì e distrusse Pompei, la città era ancora in piena opera di ristrutturazione di tutti gli edifici danneggiati i cui lavori non furono mai terminati e che ancora oggi sono visibili nella stratigrafia degli scavi.

Studi recenti riportano come data del terremoto il 63 d.C. Coma mai?

I consoli citati da Seneca sono quelli del 63 d.C., mentre Tacito fissa la data all'anno prima. Quale datazione seguire?

Sen. N.Q. 6, 1, 2: Nonis Februariis hic fuit motus Regulo et Verginio consulibus,
qui Campaniam, numquam securam huius mali, indemnem tamen et totiens defunctam metu, totam magna strage vastavit.

Per un approfondimento sulla questione vi suggeriamo questo articolo di Eliodoro Savino che spiega gli intrecci e gli studi sulla corretta datazione del terribile evento.

https://www.iris.unina.it/retrieve/handle/11588/373882/6266/Savino%2C%20Nerone%2C%20Pompei%20e%20il%20terremoto%20del%2063.pdf

 


ErcolanoVesuvioCard tra archeologia, natura ed arte

Un circuito innovativo per una offerta culturale multidisciplinare. Si chiama ErcolanoVesuvio Card, il nuovo prodotto realizzato dalla SCABEC per la Regione Campania sulla piattaforma di Campania>Artecard. Un pass che facilita e accompagna i visitatori, italiani e stranieri, alla scoperta di un'area con un'estensione di circa 30 km quadrati e con un'incredibile concentrazione di attrattori culturali, messi per la prima volta in rete fra loro.

La Card viene presentata in un evento rivolto ad operatori, albergatori e esercenti dell'area interessata e che vede la partecipazione di tutti i partner coinvolti. Intervengono con Teresa Armato, vice presidente della SCABEC società della Regione Campania, il sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto, il Presidente dell'Ente Parco nazionale del Vesuvio Agostino Casillo, il Presidente Fondazione Ville Vesuviane Gianluca Del Mastro, il Direttore del Parco Archeologico di Ercolano Francesco Sirano e il Presidente della Fondazione Cives Museo MAV Luigi Vicinanza. L'evento si è conclude con l'esibizione del pianista Francesco Caramiello, cittadino illustre di Ercolano e con una degustazione di prodotti tipici dell'area vesuviana.

Dal Vesuvio alle Ville settecentesche del Miglio d'Oro, dall'archeologia degli Scavi di Ercolano al primo innovativo Museo tecnologico di archeologia virtuale: la città di Ercolano è la porta d'ingresso per conoscere l'intera area vesuviana. La Card offre anche sconti e agevolazioni sul trasporto che collega la stazione di Ercolano con l’accesso al Gran Cono del Vesuvio e a ciascuno dei siti inclusi nell’itinerario.

Sono già inseriti nel circuito i primi quattro grandi attrattori: il Parco Archeologico di Ercolano, Villa Campolieto e la Fondazione Ente Ville Vesuviane, il MAV Museo Archeologico Virtuale e la Fondazione Cives, l'Ente Parco Nazionale del Vesuvio.

"L'ErcolanoVesuvio Card non è solo uno strumento di valorizzazione dei singoli siti - sottolinea Teresa Armato, vice Presidente della Scabec -, ma anche un modo per iniziare a ragionare nei termini di distretto culturale, mettendo in rete tutti i soggetti coinvolti e facendo in modo che si promuovano e dialoghino fra loro. Una fase sperimentale che dopo Ercolano potrà essere replicata anche in altri territori con un'analoga concertazione di attrattori".

ErcolanoVesuvio Card costa 22 euro e dura 3 giorni e permette l’accesso ai quattro siti in convenzione: 1 ingresso al Parco del Vesuvio, 1 ingresso al parco archeologico di Ercolano, 1 ingresso al MAV e 1 ingresso a Villa Campolieto.


Vita e morte nella Regio V di Pompei. Individuati sei scheletri nella "Casa del Giardino"

Vita e morte nella Regio V di Pompei. Tasselli di storia che come un puzzle ci danno una visione sempre più ampia di un lato della città ancora inedita ma che man mano ci svelano ulteriori particolari tragici degli ultimi istanti di vita degli abitanti. In una stanza, la più remota della "Casa del Giardino", gli archeologi hanno ritrovato i resti sconnessi di almeno sei individui, rifugiatisi nel posto più sicuro, dalla furia del Vesuvio.

Una morte orrenda, che non ha risparmiato nessuno, colpiti dal flusso piroclastico della seconda fase dell’eruzione e saccheggiati post 79 d.C. da tombaroli che già in epoca moderna e prima degli scavi borbonici del 1748 si erano addentrati tramite cunicoli scavati appositamente alla ricerca di oggetti di valore.

Ritrovamenti sconnessi e scheletri ritrovati in più punti dell’ambiente; un cranio di un individuo schiacciato dalle tegole del tetto e accanto arti superiori e inferiori di un altro individuo con ancora addosso oggetti sfuggiti al saccheggio, tra cui un anello ancora alle dita. Questi pompeiani, forse gli abitanti della domus, avevano cercato rifugio, ma da lì non sono più usciti, investiti dal flusso piroclastico che travolse gli ambienti della casa e fece crollare il tetto e la parte superiore del muro dell’ambiente.

La presenza di più cunicoli precedenti il 1748 ha comunque permesso agli archeologi che stanno lavorando alla Regio V di documentare con grande dettaglio la storia di un’epoca di scavo completamente differente dal metodo stratigrafico moderno, nell’approccio e soprattutto nelle finalità.


Regio V Pompei Casa Giardino Giove

Sorprese in Regio V. A Pompei continuano ad emergere preziosi tasselli per la storia della città

Mettiamo da parte per un attimo la famosa iscrizione a carboncino datata 17 ottobre anno (?) che sta dividendo web e pompeianisti e parliamo di due splendide domus che man mano stanno mostrando il loro antico splendore: la casa di Giove e la casa con Giardino, entrambe situate nella Regio V in corso di scavo a Pompei.

Dai lapilli emergono pitture vivaci, megalografie, suppellettili, mosaici e ancora una volta preziose informazioni che aggiungono tasselli alla storia della città e all’eruzione del 79 d.C.

Regio V Pompei
La Casa di Giove. Immagine Pompeii sites

La casa di Giove, così chiamata dopo il ritrovamento di un affresco raffigurante il padre degli dei nel larario del giardino, fu parzialmente scavata nell’Ottocento e al momento dell’eruzione era in corso di ristrutturazione.

Diversi sono i cunicoli rinvenuti e praticati in passato dagli scavatori borbonici per recuperare vasellame e oggetti preziosi che purtroppo hanno compromesso anche irrimediabilmente la struttura della casa. Gli archeologi moderni, però, seguendo una precisa metodologia stratigrafica sono riusciti a recuperare preziose informazioni sui metodi di scavo antichi e darne nuove sugli strati ancora integri, arrivando fino ai livelli pavimentali che hanno riservato grandiose scoperte e in alcuni casi anche ricca suppellettile fittile e metallica.

Lo scavo ha restituito la struttura di una dimora con atrio centrale, circondato da ambienti decorati con ingresso lungo il Vicolo dei Balconi e sul fondo uno spazio aperto su cui si affacciano tre ambienti. La particolarità di alcuni ambienti e dell’atrio sta, con stupore, nella ricca decorazione in I stile pompeiano (II secolo a.C.) con riquadri in stucco imitanti lastre marmoree policrome e cornici con modanature dentellate. È probabile che il proprietario non abbia cambiato appositamente la tipologia decorativa mantenendo volutamente il primo stile che via via era stato sostituito in altre dimore da pitture più moderne.

Regio V PompeiLa pavimentazione spesso in semplice signino, in due ambienti è impreziosita da eccezionali riquadri a mosaico rettangolari di grande qualità artistica e con raffigurazione che non hanno, fino ad ora, precisi confronti e che, ad un primo esame, sembrano riferirsi a miti poco rappresentati, forse di carattere astrologico.

Regio V PompeiAnche tracce di un incendio sono state pervenute in un ambiente confinante con la vicina casa delle Nozze d’Argento, già largamente indagato in epoche passate. Il fuoco aveva annerito la parete affrescata e aveva distrutto elementi di arredo, tra cui probabilmente un letto e la relativa stoffa. Ancora una volta un prezioso reperto vista la rarità di ritrovamenti di tessuti a Pompei.

Regio V Pompei
La Casa con Giardino. Immagine Pompeii sites

Ma è la Casa con Giardino ad aver incuriosito più di tutti proprio per l’iscrizione rinvenuta sulla parete di un ambiente. Ma cosa c’è scritto esattamente? Sappiamo che si tratta di un’iscrizione a carboncino il cui testo è stato tradotto ed interpretato, vista la difficoltà paleografica, dall’epigrafista e pompeianista Antonio Varone.

XVI (ante) K (alendas) Nov (embres) in[d]ulsit pro masuri esurit[ioni]

“Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”

Regio V PompeiSecondo quanto riportato, questa data sarebbe la “prova” che l’eruzione avvenne in autunno perché, trattandosi di carboncino, fragile ed evanescente, questo non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, ed è quindi probabile che la scritta sia stata realizzata una settimana prima della presunta data dell’eruzione che si sposta così ad ottobre. Prima di poterci esporre sulla scoperta che rimane comunque grandiosa, aspettiamo ulteriori analisi scientifiche ma ci sentiamo di dire che al massimo questo elemento verrebbe a costituire un ulteriore indizio di un filone di studi che dura da anni e che ha visto in tempi recenti la direttrice degli scavi di Pompei, Grete Stefani, apportare nuove e interessanti tesi a favore della datazione autunnale, tesi che nasce da un’attenta analisi dei testi antichi e quindi da una ricerca filologica degli autori che parlano dell’eruzione del 79 d.C. e di una approfondita analisi archeologica sui siti vesuviani colpiti dall’evento, in cui i reperti botanici e la frutta di carattere autunnale (melegrane, fichi secchi, vendemmia, noci, pigne) hanno particolare rilievo.

La Casa con Giardino prende il nome dal ritrovamento di un ampio spazio aperto con portico, all’interno del quale sono state rinvenute tracce vegetali che, dopo accurate analisi paleobotaniche, stanno fornendo un quadro completo delle specie presenti nel giardino al momento dell’eruzione. Anche questo edificio fu interessato da scavi antichi, i cunicoli lo confermerebbero, tuttavia la maggior parte degli ambienti e degli apparati decorativi si sono mantenuti in buone condizioni e presentano tracce di lavori in corso al momento dell’eruzione.

L’ingresso principale dell’abitazione si affacciava su vicolo dei Balconi. Lo stretto ingresso immetteva su un atrio, a sua volta comunicante con un portico aperto sul giardino e sostenuto da colonne in muratura poggianti su una zoccolatura riccamente decorata da affreschi su fondo nero raffiguranti piante fiorite.

In una stanza con apertura sul portico e che a differenza di altre ha resistito alla prima fase dell’eruzione (quella con la caduta dei lapilli), per poi essere distrutta e riempita dal materiale piroclastico, sono stati rinvenuti i resti scheletrici di cinque fuggiaschi che evidentemente avevano cercato riparo nella stanza più interna della casa. Le indagini, ancora in corso, hanno rivelato la presenza di fori sulle pareti, cunicoli forse antecedenti alle ricerche ufficiali del 1748 che hanno causato uno sconvolgimento degli scheletri intercettati.

Regio V PompeiPortico e pareti di affaccio sull’atrio presentano una ricca decorazione. In particolare, una stanza ha restituito al centro della parete un quadretto con scena idilliaco sacrale in un ambiente boschivo. L’ambiente adiacente, invece, era decorato con megalografie. In una si riconosce Venere con una figura maschile (Paride o Adone) e con Eros, mentre in un altro riquadro la dea della bellezza e dell’amore è raffigurata mentre pesca insieme ad Eros. Sempre in questo ambiente vi è anche un raffinato ritratto femminile, forse la domina della casa.

Regio V PompeiCome già fatto presente, l’abitazione si trovava in fase di ristrutturazione al momento dell’eruzione e questo si può spiegare con il fatto che, accanto a stanze con pareti e soffitti affrescati, vi erano alcuni ambienti con pareti semplicemente intonacate e addirittura prive di pavimento, come l’atrio e il corridoio d’ingresso.

Non solo l’iscrizione a carboncino, ma diversi sono i graffiti trovati sulle pareti dell’atrio e del corridoio d’ingresso, alcuni di carattere osceno, altri con disegni stilizzati, tra cui alcuni volti. In buone condizioni si sono mantenuti anche disegni tracciati con calce e gesso, tra cui uno raffigurante un volto umano caricaturale di profilo e con carbone altri volti umani.

Regio V PompeiScavi ricchi di suppellettili, oggetti di uso quotidiano a testimonianza della vita che scorreva tranquilla prima dell’imminente tragedia. Dalla Casa con il Giardino provengono due oionochoai in bronzo con anse figurate e piccoli inserti in argento e un braciere in ferro rinvenuto nel portico. Più cospicua la suppellettile rinvenuta all’interno della Casa di Giove, concentrata in due stanze. Nell’ambiente decorato in I stile, il pavimento era completamente coperto di vasi fittili e bronzei di varia tipologia, probabilmente lì riposti a causa dei lavori di ristrutturazione degli ambienti di casa.

Le indagini in corso coprono una superficie di oltre 1000 metri quadrati, nella zona chiamata “cuneo”, posta tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. A tutti gli effetti uno dei più grandi interventi di scavo in aree non ancora indagate, dal dopoguerra. Il cantiere rientra nel progetto di intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo di tutta una parte di area non scavata della città vesuviana che si estende per circa 22 ettari. I lavori porteranno alla messa in sicurezza di oltre 2.5 km di muri antichi, mentre i fronti di scavo delle Regiones I-III-IV-V-IX saranno oggetto di interventi per mitigare il rischio idrogeologico, consentendo così un adeguato drenaggio del suolo, problema che ha sempre afflitto la città durante le piogge e riducendo così la spinta del terreno sui muri antichi.

Regio V PompeiGli interventi globali dureranno circa due anni per un costo complessivo di 8,5 milioni di euro e rientrano nei lavori del Grande Progetto Pompei.

Tutte le foto dalla Soprintendenza Parco Archeologico di Pompei


Cities on volcanoes. Delegazione di vulcanologi al Parco di Ercolano

Protagonisti i vulcani. Dal 2 al 7 settembre una nuova occasione di dialogo interdisciplinare al Parco Archeologico di Ercolano. Il decimo congresso Cities on Volcanoes (COV 10), evento internazionale che richiama a Napoli più di 1000 vulcanologi provenienti d tutto il mondo offre l’opportunità di promuovere un collegamento tra comunità scientifica vulcanologica con chi si occupa della pianificazione territoriale e della gestione delle emergenze, con l’obiettivo di costruire un luogo di confronto e integrazione di esperienze tra le città sui vulcani.

E a Ercolano si parla del rapporto tra i vulcani e l’archeologia, tra il Vesuvio e il territorio che dal 79 d.C reca per sempre i segni dell’interazione insieme simbiotica e disastrosa con questo grande elemento paesaggistico.
Il direttore del Parco Archeologico di Ercolano non manca di segnalare come questa partecipazione sia particolarmente pregnante per il Parco Archeologico di Ercolano che si prepara a celebrare nel 2019 l’anniversario dell’eruzione con manifestazioni ed eventi.

L’occasione è il ritorno a Napoli del congresso vent’anni dopo la prima edizione che fu organizzata a Roma e Napoli che, da allora si tiene ogni due anni, sempre in una località esposta al rischio vulcanico.
Il programma scientifico del congresso prevede quattro giorni di lavori in sessioni parallele, e una giornata di studi sul terreno, nel corso della quale i partecipanti avranno l’occasione di visitare i diversi vulcani campani e di coglierne le complesse relazioni con il territorio; e mercoledì 5 settembre tocca al Parco Archeologico di Ercolano l’opportunità di ospitare i vulcanologi e offrire spunti di osservazione, riflessione, indagine.

La Città Metropolitana di Napoli, con più di 3 milioni di persone e una densità di popolazione di circa 2,700 abitanti/km2, è la Città sui Vulcani per eccellenza. Con due vulcani esplosivi attivi, Vesuvio e Campi Flegrei, e l’isola vulcanica di Ischia, l’area napoletana è una delle regioni caratterizzate dal rischio vulcanico più alto al mondo.
L’evento è organizzato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile (DPC), la Regione Campania, il Comune di Napoli, il Parco Nazionale del Vesuvio, l’Università di Napoli “Federico II” e l’Associazione Nazionale di Vulcanologia, e sotto l’egida dell’Associazione Internazionale di Vulcanologia IAVCEI (International Association of Volcanology and Chemistry of Earth Interiors).


L'eruzione del 79 d.C. sui social media oggi

Pierre-Henri de Valenciennes, Eruzione del Vesuvio del 24 Agosto dell’anno 79 d.C. sotto il regno di Tito (1813), Olio su tela, Toulose, Museé des Augustins

Il 24 agosto del 79 d.C. è la data in cui, dall’esito di un’analisi filologica di un passo della lettera di Plinio il Giovane a Tacito, si colloca convenzionalmente l’eruzione del Vesuvio che portò alla devastazione di tutta l'area circumvesuviana. 

Per ricordare quel fatidico giorno, i social network del parco archeologico di Pompei hanno fatto rivivere ai propri utenti i terribili istanti dell’eruzione, attraverso una sequenza di immagini fortemente evocative ed il racconto di Plinio il Giovane contenuto nelle sue famose epistole.
Stratigrafia eruzione

I canali social del Parco, in continua crescita di numeri ed interazione, rappresentano la  piattaforma principale per la promozione e la quotidiana comunicazione di notizie e curiosità che riguardano  Pompei e i siti vesuviani di Oplontis, Stabiae e Boscoreale, luoghi che oggi, a centinaia di anni dalla loro scoperta, ancora riservano importantissime novità grazie ai recenti e sensazionali rinvenimenti che continuano ad affiorare dai lapilli di quella tragica eruzione.
Karl Brjullov L’ultimo giorno di Pompei olio su tavola San Pietroburgo Hermitage
Testo e immagini da UFFICIO STAMPA
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Thomas Burke, Plinio il Giovane rimproverato, Incisione a colori su rame ispirata ad un dipinto di Angelika Kauffmann del 1785

L'eruzione del 79 d.C. #accaddeoggi

La tradizione filologica che si basa soprattutto sulle lettere di Plinio il Giovane a Tacito, colloca l’eruzione del Vesuvio il 24 agosto del 79 d.C.

La “montagna” si era svegliata, nonostante varie avvisaglie non colte ne annunciassero da tempo una ripresa attività. Una pioggia di materiale piroclastico ricopre il cielo di Pompei e degli altri siti vesuviani, che di lì a poco subiranno la stessa tragica fine. Molti morirono già durante le prime fasi dell’eruzione. Pomici e lapilli in accumulo fecero crollare i tetti delle abitazioni, si svilupparono incendi e solo pochi riuscirono a fuggire, Quanti si erano attardati a prestare soccorso ad amici o parenti, o a raccogliere gli effetti personali, furono travolti da una nube tossica che li asfissiò in una crudele agonia causata dal micidiale mix di cenere vulcanica mista ai gas. Pochi giorni dopo il disastro, i sopravvissuti e forse molti sciacalli, cercarono di recuperare quanto possibile, ma il pericoli crolli spesso rivelò difficile l’impresa. Oggi a destare curiosità e frenesia è l’attendibilità della fonte Plinio, non pervenutaci in originale ma solo in tradizione medievale e quindi spesso “guasta”. Punto di dibattito è il mese che, nei codici medievali che riportano la lettera di Plinio il Giovane, slitta alle calende di novembre, facendo ipotizzare quindi ad un’eruzione autunnale. A districare l’arcano ci può venire in aiuto solo il dato archeologico che tuttavia, non tende ad escludere nessuna delle due ipotesi. Un altro storico antico, Cassio Dione, parlando dell’eruzione dice che «In quel tempo accaddero delle cose orribili nella Campania, che sono veramente meravigliose. Infatti nell’autunno si accese repentinamente un grande incendio…» . Il ritrovamento di bacche di alloro, castagne, noci, fichi secchi e una grande quantità di melagrane farebbero propendere per un’eruzione autunnale, così come la vendemmia già ultimata in una villa rustica di Boscoreale. Nel cortile dell’edificio, i dolia per il mosto, erano giù chiusi e sigillati, segno che la vendemmia era già avvenuta. C’è da dire però che funziona anche la tesi dell’eruzione estiva. I dolia interrati e le anfore chiuse e pronte al commercio avrebbero potuto contenere, invece del vino, altre sostanze, oppure vini non destinati alla tavola o vini a lungo invecchiamento. Così come la frutta secca potrebbe essere stata una giacenza dalla scorsa stagione; le noci potrebbero essere state raccolte verdi e consumate fresche e non secche, e le melagrane raccolte verdi in modo da rallentarne il processo di maturazione per poi usarle per preparati medici oltre che per consumo alimentare. Anche la botanica propenderebbe per una datazione estiva; come prova, sono state trovate oltre duecento specie erbacee, arbustive e arboree di cui si sarebbero conservati sia i pollini, sia parte di fusti e foglie. Non sembra ci siano motivi, poi, per modificare il testo di Plinio, tanto più che questi, descrivendo le attività dello zio il giorno dell’eruzione, ricorda tra l’altro che dopo pranzo aveva fatto un bagno di sole e poi d’acqua fredda, attività che, come riporta un’altra lettera (Epist., III 5, 10-11) sono tipiche della stagione estiva. Inoltre, il viaggio per mare di Plinio il Vecchio, compiuto con le navi partendo da Miseno nel pomeriggio e approdando a Stabiae verso il tramonto, dopo aver tentato di raggiungere Ercolano, ben si addice ad una tipica giornata estiva e non ad una corta di un mese autunnale.

In attesa di dati, chissà poi se scopriremo mai il mese dell'eruzione, questi bellissimi versi di Marziale ci riportano indietro nel tempo... quello che Pompei era, quello che Pompei è stata dopo la tragedia.

“Ecco il Vesuvio, che ieri ancora era verde delle ombre di pampini: qui celebre uva spremuta dal torchio aveva colmato i tini.
Questa giogaia Bacco amò più dei colli di Nisa: su questo monte ieri ancora i Satiri eseguirono il girotondo.
Qui c’era la città di Venere, a lei più gradita di Sparta;
qui c’era la città che ripeteva nel nome la gloria di Ercole.
Tutto giace sommerso dalle fiamme e dall’oscura cenere:
gli dei avrebbero voluto che un tale scempio non fosse stato loro permesso”
Marziale Ep. IV, 44

Testo e foto: Alessandra Randazzo