24 Marzo 2016
journal.pcbi.1004807.g005
Negli umani, il passaggio nasale modifica l’aria inalata (in termini di temperatura e umidità) in modo da renderla simile a quella nei polmoni. Eppure, secondo un nuovo studio, pubblicato su PLOS Computational Biology, lo farebbe in maniera peggiore rispetto ad altri primati, come scimpanzé e macachi, ma pure rispetto ad altri ominidi come gli australopitechi, caratterizzati da nasi piatti.
I nostri antenati del genere Homo si diversificarono tra Pliocene e Pleistocene, con una differenziazione tra coloro che aveva nasi piatti, e quelli che invece li avevano prominenti (nel genere Homo si verifica pure un appiattimento del volto). Questi cambiamenti nelle regioni del naso e della faringe avrebbero contribuito alla maniera di sopravvivere alle fluttuazioni climatiche, da parte dei membri del genere Homo dal volto appiattito, prima che questi si spostassero “fuori dall’Africa” e verso l’Europa, agli inizi del Pleistocene. Questi umani sarebbero stati più deboli in questo, eppure sopravvissero al clima fluttuante nel Pliocene e Pleistocene.

Lo studio “Impaired Air Conditioning within the Nasal Cavity in Flat-Faced Homo”, di Takeshi Nishimura, Futoshi Mori, Sho Hanida, Kiyoshi Kumahata, Shigeru Ishikawa, Kaouthar Samarat, Takako Miyabe-Nishiwaki, Misato Hayashi, Masaki Tomonaga, Juri Suzuki, Tetsuro Matsuzawa, Teruo Matsuzawa, è stato pubblicato su PLOS One.
Link: PLOS Computational Biology; EurekAlert! via Public Library of Science
Fig 5. Distribuzione della frazione di massa acquosa nel passaggio nasale. Condizioni: A) caldo e umido; B) freddo e asciutto; C) caldo e asciutto;  of the water mass fraction in the nasal passage. (A) Warm and wet; (B) cold and dry; and (C) hot and dry conditions. D) I valori più bassi per ogni livello sono registrati ad indicare la prestazione. Da PLOS Computational Biology, © 2016 Nishimura et al., CC BY 4.0.