17 Giugno 2016
Amazing_Zanzibar_Sunset_(15)

Ricercatori hanno studiato i manufatti nella Grotta di Kuumvi, a Zanzibar, giungendo alla conclusione che strumenti ossei erano usati per la caccia, includendo punte di freccia avvelenate.

Queste le conclusioni dello studio pubblicato su Azania: Archaeological Research in Africa, che suggerisce che la tecnologia riguardante l’utilizzo dell’osso fosse un elemento centrale per gli abitanti della Grotta di Kuumvi, 13 mila anni fa. Altri studi hanno dimostrato che questa tecnologia è in uso da 60 mila anni fa: la maggior parte delle prove in merito provengono però dall’Africa meridionale, ma i ritrovamenti presso la Grotta di Kuumvi dimostrano che fu adottata anche in Africa Orientale.

I ricercatori hanno preso in esame sette manufatti ossei, cinque punte di proiettile in osso, un punteruolo osseo e un tubo osseo dentellato. Gli studiosi sono giunti alla conclusione che si trattasse di punte di freccia avvelenate per la loro forma sottile e corta, e per il ritrovamento di carbonella dalla pianta Mkunazi, il cui frutto contiene veleno.


Lo studio “Poison arrows and bone utensils in late Pleistocene eastern Africa: evidence from Kuumbi Cave, Zanzibar”, di Michelle C. Langley, Mary E. Prendergast, Ceri Shipton, Eréndira M. Quintana Morales, Alison Crowther & Nicole Boivin, è stato pubblicato su Azania: Archaeological Research in Africa, di Taylor & Francis. Leggi l’intero articolo online: http://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/0067270X.2016.1173302
Link: Azania: Archaeological Research in Africa; AlphaGalileo via Taylor & Francis
Tramonto a Zanzibar, foto di Rasheed hamis (Own work), da WikipediaCC BY-SA 4.0.