L'inaridimento del Sahara fu più rapido e disomogeneo di quanto ritenuto

31 Dicembre 2014 - 9 Febbraio 2015
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L'inaridimento del Sahara, col passaggio da un clima relativamente umido a uno estremamente asciutto, sarebbe avvenuto in modo meno omogeneo e anche più rapido di quanto si ritenesse finora. Non è ancora chiaro quanto avvenuto durante questa transizione.
[Dall'abstract:] Il termine del Periodo Africano Umido nel nord est dell'Africa, durante il primo Olocene, è stato caratterizzato da uno spostamento verso sud della fascia delle piogge e dalla scomparsa del Sahara verde. Questo periodo è anche caratterizzato dall'inizio della produzione di cibo da parte delle popolazioni di cacciatori raccoglitori, e quindi può fornire informazioni critiche sulla relazione tra uomo e ambiente. Vi sono però differenze anche notevoli nei tempi e nei modi della transizione da umido ad asciutto, alla fine del Periodo Africano Umido. [...] Il degradare dell'ambiente nell'Africa nord orientale è stato più repentino e sarebbe avvenuto prima di quanto finora ritenuto, e potrebbe aver accelerato il processo di domesticazione al fine di assicurare risorse di cibo sostenibili per le popolazioni africane del Neolitico.
I cambiamenti possono fornire risposte, dunque, e la rapida desertificazione potrebbe aver dato impulso a sviluppi umani e, ad esempio, aver contribuito al sorgere delle prime dinastie dell'Egitto faraonico.
Lo studio "Asynchronous Changes in Vegetation, Runoff and Erosion in the Nile River Watershed during the Holocene", di Cécile L. Blanchet, Martin Frank, Stefan Schouten, è stato pubblicato su PLOS One.
Link: PLOS One; Past Horizons
Figure 2. Changes in precipitation, vegetation and erosion dynamics in the Nile watershed during the Holocene. Da PLOS One, © 2014 Blanchet et al., Creative Commons Attribution License.


Scozia: indizi di tiro con l'arco vicino Inverness

4 Febbraio 2015
Nuovi manufatti da una sepoltura datata a 4000 - 4500 anni fa, nelle Highland scozzesi, presso Drumnadrochit, vicino Inverness. Fra questi, frammenti di vasi e una protezione per il tiro con l'arco.
Link: Highland News


Popolazioni di mammut decimate 30 mila anni fa circa

12 Dicembre 2014 - 8 Febbraio 2015
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Uno studio da parte dei ricercatori dell'Università di Tübingen, insieme a quelli del  Senckenberg Nature Research Society, evidenzia un declino nella popolazione di mammut lanosi, attorno ai 30 mila anni fa, nonostante le stabili condizioni di clima e di cibo. Il cambiamento sarebbe perciò da imputare alla caccia da parte degli umani.
[Dall'abstract:] Il mammut lanoso (Mammuthus Primigenius) era una specie chiave, oltre che emblematica, del cosiddetto ecosistema della steppa del mammut, da collocarsi tra i 110.000 e i 12.000 anni fa. Il suo contributo alla sussistenza umana durante il periodo Gravettiano, come fonte di materie prime, è documentato nel sud ovest della Francia e nel sud ovest della Germania, con alcune prove della sua caccia nella seconda regione. Peraltro, la diversità genetica decrescente e indicatori crescenti di stress nutrizionale mettono in evidenza un probabile declino del megaerbivoro. [...] (Sulla base del tracciamento multi-isotopo,) Quindi ipotizziamo che durante i periodi Aurignaziano e Gravettiano, la nicchia ecologica del mammut fosse intatta, ma non occupata intensivamente da questi, a causa di un declino nella popolazione, da spiegarsi possibilmente con la pressione umana attraverso la caccia.
Lo studio "Tracking possible decline of woolly mammoth during the Gravettian in Dordogne (France) and the Ach Valley (Germany) using multi-isotope tracking (13C, 14C, 15N, 34S, 18O)", di Dorothée G. Drucker, Carole Vercoutère, Laurent Chiotti, Roland Nespoulet, Laurent Crépin, Nicholas J. Conard, Susanne C. Münzel, Thomas Higham, Johannes van der Plicht, Martina Lázničková-Galetová, Hervé Bocherens, è stato pubblicato su Quaternary International
Link: Quaternary International; Universitat Tübingen 1, 2Past Horizons
Mammut lanoso, modello dal Royal BC Museum, a Victoria (Canada), foto di Flying Puffinda WikipediaCC BY-SA 2.0, caricata da FunkMonk.
 


Il declino dei retrovirus endogeni

2 - 7 Febbraio 2015
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Un team di ricercatori internazionali ha provato che i livelli di DNA virale presenti negli umani sono in declino da quattro milioni di anni circa. Il fenomeno sarebbe da vedersi in relazione all'utilizzo di strumenti e armi durante la caccia e i conflitti, e non, ad esempio, di morsi.
[Dall'abstract] I retrovirus endogeni (ERV) sono retrovirus che nel corso dell'evoluzione si sono integrati nella linea germinale fino a diventare, prima o poi, parte del genoma ospite. Diversi elementi suggerivano un declino nel tasso di integrazione degli ERV nel genoma umano e in quello degli ominidi, un declino di quattro volte negli ultimi dieci milioni di anni.
Lo studio "The decline of human endogenous retroviruses: extinction and survival", di Gkikas Magiorkinis, Daniel Blanco-Melo e Robert Belshaw, è stato pubblicato su Retrovirology.
Link: Retrovirology; Past Horizons
Dendrogramma di varie classi di retrovirus endogeni ( Classes_of_ERVs.jpg: Jern P, Sperber GO, Blomberg J derivative work: Fgrammen (talk)), da WikipediaCC BY 2.0, caricata da Cph3992
 


Ritrovato nuovo "vangelo" di 1500 anni fa

3 Febbraio 2015
Un nuovo "vangelo" in lingua copta è stato ritrovato all'interno di un testo del quinto - sesto secolo d. C. Non si tratta però di un vangelo nel senso al quale siamo abituati: non troviamo infatti una narrazione della vita e della morte di Gesù Cristo, ma 37 oracoli, che secondo Anne Lujendijk, avevano scopo divinatorio. Il testo ha anche un titolo, il "Vangelo dei lotti di Maria" (Gospel of the Lots of Mary).
Link: Live Science; Daily Mail


I Neanderthal scomparvero in Spagna prima che nel resto dell'Europa

4 - 6 Febbraio 2015
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I Neanderthal sarebbero scomparsi dalla Spagna attorno tra i 45 mila e i 43 mila anni fa, e quindi prima che nel resto dell'Europa, dove invece scomparvero tra i 41 mila e i 39 mila anni fa.
Un nuovo studio permette una lettura regionalista dei dati, e sottolinea come le ultime prove solide della presenza neanderthaliana nella Penisola Iberica siano da ritrovarsi a El Salt, attorno a 43 mila anni fa. Datazioni più recenti, relative ad altri siti, sarebbero invece meno robuste, dubbie, o caratterizzate da scarso materiale litico che può perciò dirci poco.
Lo studio "New evidence of early Neanderthal disappearance in the Iberian Peninsula", di Bertila Galván, Cristo M. Hernández, Carolina Mallol, Norbert Mercier, Ainara Sistiaga, Vicente Soler, è stato pubblicato sul Journal of Human Evolution.
Link: Journal of Human Evolution; Sinc.es; Past Horizons
Ricostruzione della testa del fossile Shanidar 1, un maschio di Neanderthal che visse circa 70.000 anni fa (John Gurche 2010). Ricostruzione di John Gurche; fotografia di Tim Evanson (http://www.flickr.com/photos/[email protected]/7283199754/), da WikipediaCC BY-SA 2.0, caricata da Tim1965.


Dispersione umana ed evoluzione dei linguaggi

30 Gennaio 2015
Uno studio proveniente dai biologi dell'Università di Stanford mette in luce, nel più grande tentativo mai provato di confrontare dati genetici e linguistici, come le caratteristiche linguistiche siano fortemente relazionate alla dispersione geografica delle popolazioni.
[Dall'Abstract] I dati linguistici sono spesso combinati con quelli genetici al fine di ottenere inferenze sulla popolazione storica. Poco è comunque noto, al riguardo  della storia demografica, se questa genera pattern nei dati linguistici, che sono simili a quelli genetici su scala globale. Nello studio si esaminano gli insiemi di dati più ampi disponibili, sia dei fonemi che delle popolazioni genotipate. Simili assi di differenziazione geografica possono essere desunti dai dati genetici e dagli inventari di fonemi; ad ogni modo l'isolamento geografico non porta alla perdita di fonemi. I risultati mostrano che la migrazione all'interno di regioni geografiche modella l'evoluzione dei fonemi, anche se l'espansione umana al di fuori dell'Africa non ha lasciato un forte segno sui fonemi.
Lo studio "A comparison of worldwide phonemic and genetic variation in human populations", di Nicole CreanzaMerritt Ruhlen,Trevor J. PembertonNoah A. RosenbergMarcus W. Feldman, e Sohini Ramachandran, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States.
Link: Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States; Stanford.


Un'altra sepoltura del Batavia

4 Febbraio 2015
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Gli archeologi dell'Università dell'Australia Occidentale e del Museo dell'Australia Occidentale sono tornati su Beacon Island, esaminando i siti relativi al relitto del Batavia, la nave olandese resa famosa dall’ammutinamento e dal massacro che riguardò i sopravvissuti del naufragio avvenuto durante il viaggio inaugurale. La sepoltura (indisturbata) oggetto di scavo riguarda questa volta un adolescente.
Link: The University of Western Australia; Archaeology News Network
Tavola 3 dal Ongeluckige voyagie van 't schip Batavia (1647), da WikipediaPublic Domain, caricata da Hesperian.
 


Cina: venti sepolture nella provincia Shaanxi

5 Febbraio 2015
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Più di venti sepolture sono state dissotterrate presso il villaggio di Hejia, nella contea di Qishan, provincia dello Shaanxi. Le tombe risalgono al periodo della dinastia Zhou occidentale (dall'undicesimo secolo al 771 a.C. circa). Tra queste, spicca in particolare quella di un "rappresentante diplomatico della regina.
Link: China.org 1, 2, 3
La provincia Shaanxi, da WikipediaCC BY-SA 3.0, di e caricata da TUBS (This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this: China edcp location map.svg (by Uwe Dedering).)


Palse di Porcia - Sito Protostorico di S. Ruffina: la Soprintendenza fa il punto delle campagne di scavo 2010-2011 effettuate lungo la via Vespucci

6 Febbraio 2015

Palse di Porcia - Sito Protostorico di S. Ruffina: la Soprintendenza fa il punto delle campagne di scavo 2010-2011 effettuate lungo la via Vespucci.

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L’ignota porzione centrale del più ampio contesto insediativo protostorico di S. Ruffina, in località Palse di Porcia, rinvenuta a seguito di lavori di potenziamento della rete fognaria ed indagata in due campagne di scavo negli anni 2010-2011,  aveva restituito al patrimonio archeologico dello Stato ben 2866 reperti, documentando la presenza di un ampio abitato con una continuità di vita per un arco cronologico molto esteso, dal VI fino all’inizio del IV secolo a.C.