I relitti del Golfo del Messico e gli ecosistemi delle profondità marine

22 Febbraio 2016

Il ROV colleziona sedimenti per l'analisi microbiologica e geochimica (2014). Credit: BOEM
Il ROV colleziona sedimenti per l'analisi microbiologica e geochimica (2014). Credit: BOEM

Ci sono oltre duemila relitti nel Golfo del Messico, che coprono un arco di tempo di 500 anni: si va dalle navi degli esploratori spagnoli del sedicesimo secolo a quelle della Guerra Civile Americana e, passando per la Seconda Guerra Mondiale, arrivano ai nostri giorni.
Oltre ad avere una rilevanza storica e culturale, i relitti sono ormai parte dell'ecosistema nelle profondità degli oceani, formando una sorta di barriera corallina artificiale. La presenza di un relitto influenza pure la presenza dei microbi sul fondale.
Scansione laser 3D dell'U-166, che affondò durante la Seconda Guerra Mondiale nel Golfo del Messico. Credit: BOEM/C&C Technologies, Inc.
Scansione laser 3D dell'U-166, che affondò durante la Seconda Guerra Mondiale nel Golfo del Messico. Credit: BOEM/C&C Technologies, Inc.

Un nuovo studio ha esaminato gli effetti del disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, che ha riversato 4 milioni di barili di petroli in mare. Si sono così alterate le comunità di microbi, pure presenti in quegli ecosistemi formatisi presso gli antichi relitti. Lo studio si è anche occupato di proporre le modalità per monitorare gli effetti del riversamento. L'esposizione al petrolio comporta poi una corrosione più rapida del metallo dei relitti. Si sono pure rilevati più sedimenti attorno ad un U-Boot tedesco, ma si deve ancora comprendere se si tratta di un effetto naturale o legato al disastro. Il sottomarino è stato oggetto di osservazioni sin dalla scoperta, nel 2001.
Leila Hamdan, della George Mason University e Melanie Damour del Bureau of Ocean Energy Management, preparano il ROV (2014). Credit: BOEM/Dan Warren, C&C Technologies.
Leila Hamdan, della George Mason University e Melanie Damour del Bureau of Ocean Energy Management, preparano il ROV (2014). Credit: BOEM/Dan Warren, C&C Technologies.

Link: EurekAlert! via American Geophysical Union


Popolazioni eterogenee e dissenso causarono la fine di Cahokia?

23 Febbraio 2016

Resa artistica delle popolazioni di Cahokia. Credit: Cahokia Mounds State Historic Site
Resa artistica delle popolazioni di Cahokia. Credit: Cahokia Mounds State Historic Site

La fine di Cahokia, la cui storia si colloca nello stato americano dell’Illinois tra il 600 e il 1400 a. C. circa, viene fatta spesso risalire a problemi di carattere ambientale. Secondo i dottori Thomas E. Emerson e Kristin M. Hedman, guardando ai fattori ambientali non si troverebbe alcuna "pistola fumante".
Gli autori sospettano invece come responsabili i conflitti interni, causato da fazioni sociali, politiche, etniche e religiose. Nuove prove di carattere bioarcheologico, infatti, evidenzierebbero che fino a un terzo degli abitanti di Cahokia era rappresentato da immigranti con origini culturali, etniche e forse linguistiche differenti da quelle delle popolazioni locali. Una popolazione eterogenea, un fallimento nell'unificazione e il dissenso sarebbero dunque da vedersi come possibili cause della fine di Cahokia.
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2016: Il MAXXI si presenta con 17 nuove mostre

2016: IL MAXXI SI PRESENTA
17 nuove mostre tra impegno sociale, ricerca, qualità, condivisione e collaborazioni internazionali

Superstudio. 50 anni di Superarchitettura
Superstudio. 50 anni di Superarchitettura
DOPO L’INGRESSO DI ENEL, ANCHE LA REGIONE LAZIO CONFERMA L’ADESIONE ALLA FONDAZIONE MAXXI E MINI DIVENTA PARTNER DEI PUBLIC PROGRAMS DEL MUSEO
Shazia Sikander
Shazia Sikander
 tra i protagonisti:
JIMMIE DURHAM, PIER LUIGI NERVI, AMOS GITAI, WILLIAM KENTRIDGE, SUPERSTUDIO, SISLEJ XHAFA, SHAZIA SIKANDER, ALVARO SIZA
Extraordinary Visions
Extraordinary Visions
inoltre
l’omaggio per i 70 anni della Repubblica con la mostra fotografica EXTRAORDINARY VISIONS. ITALIA; L’ARCHITETTURA IN GIAPPONE; I GIOVANI TALENTI DI YAP E DEL PREMIO MAXXI
Genealogy of house architecture in Japan
Genealogy of house architecture in Japan
nel 2017:
I CAPOLAVORI DEL MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA DI TEHERAN
E IL FOCUS SU BEIRUT E IL LIBANO

Amos Gitai
Amos Gitai
Diciassette nuove mostre e quattro produzioni del museo “esportate” all’estero nel 2016; l’ingresso nel Consiglio di Amministrazione di un rappresentante di Enel (la Presidente Patrizia Grieco) e della Regione Lazio (Caterina Cardona), che conferma la sua adesione alla Fondazione MAXXI; la nuova collaborazione con MINI, partner del MAXXI per i Public Programs, i programmi di approfondimento delle mostre.
Questo, oggi, è il MAXXI, dopo un anno importante come il 2015 che ha visto la Collezione esposta in modo permanente e accessibile a tutti gratuitamente, anche grazie a Enel, primo socio fondatore privato della Fondazione MAXXI.
Il programma del 2016 – frutto del lavoro di squadra del direttore artistico Hou Hanru con lo staff del MAXXI Arte e del MAXXI Architettura diretto da Margherita Guccione - risponde a un’idea di museo aperto e protagonista del dibattito culturale, sociale e politico contemporaneo: dal focus sul bacino del Mediterraneo e sul Medioriente ai temi dell’immigrazione, dell’accoglienza, dell’urbanizzazione, della sostenibilità, raccontati attraverso mostre collettive e personali, progetti speciali, incontri.
Dice Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI: “Le pratiche artistiche sono laboratorio di futuro, di nuove visioni. E’ anche attraverso l’Arte che si possono gettare ponti e la creatività può e deve essere strumento di diplomazia culturale”.
Dice Hou Hanru, Direttore Artistico MAXXI “Il MAXXI vuole essere un moderno foro per l'espressione artistica e il confronto fra talenti creativi, italiani e internazionali. Un laboratorio per ideatori di progetti dal forte carattere immaginativo che si confrontano con le sfide della realtà di oggi”.
MAXXI nel mondo - Amos Gitai.
MAXXI nel mondo - Amos Gitai.

Benvenuto - Sislej Xhafa
Benvenuto - Sislej Xhafa

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
 


Chiusura temporanea di alcuni tratti degli scavi di Pompei

CHIUSURA TEMPORANEA DI ALCUNI TRATTI DEGLI SCAVI DI POMPEI

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Al fine di consentire la prosecuzione degli interventi del cantiere “Pompei per tutti. Percorsi per l'accessibilità e il superamento delle barriere architettoniche” (GPP N), previsti dal Grande Progetto Pompei sarà temporaneamente sospeso l’accesso ai seguenti tratti degli scavi:
• Via Stabiana, dall’incrocio con via dell’Abbondanza a quello con il vicolo del Menandro;
• Vicolo del Menandro, dall’incrocio con via Stabiana a quello con il vicolo del Citarista.
Nel periodo di chiusura del vicolo del Menandro, l’accesso all’omonima domus sarà garantito attraverso il transito dal vicolo del Citarista. La riapertura dei tratti degli scavi menzionati è prevista a partire dal 27 febbraio.
“Pompei per tutti” consiste in un percorso di visita facilitato che consentirà anche a persone con difficoltà motorie di visitare l’area archeologica attraverso un agevole itinerario turistico che si sviluppa per circa 1,5 km, dall’ingresso di Piazza Anfiteatro al Tempio di Venere, con accesso a diverse domus e edifici importanti del sito. Preliminarmente alla realizzazione dei nuovi percorsi si stanno effettuati scavi archeologici che stanno restituendo utili informazioni relative alla struttura degli antichi marciapiedi, dei portici del Foro e del santuario di Venere.
Pompei, 23 febbraio 2016
fonte dati:
Soprintendenza Pompei
via Villa dei Misteri, 2 80045 Pompei (NA)

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Le rovine di Pompei, foto di McLillo, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Nightscream.


Migrazioni di 1500 anni fa modellarono la Polonia e l'Europa moderna

22 Febbraio 2016

Le migrazioni delle popolazioni di 1500 anni fa modellarono l'Europa moderna

Foto: Fotolia
Foto: Fotolia
Le divisioni politiche contemporanee del continente europeo sono una delle conseguenze della vasta migrazione di persone avvenuta più di 1500 anni fa. Gli scienziati continuano a discutere sullo svolgimento di questo periodo di disordini nel territorio dell'odierna Polonia.
Secondo il prof. Andrzej Michałowski dell'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz a Poznań, un' inusuale mobilità dei gruppi umani è scritta nella nostra natura. "Questo desiderio di vagabondare, probabilmente ereditato dal primo antenato che viaggiò nel mondo, l'Homo erectus, ha modellato l'intera storia dell'umanità, a cominciare dal momento della prima apparizione della nostra specie (200.000 anni fa in Africa) fino ad oggi, con esodi di massa che possono essere osservati a partire dagli inizi del ventesimo secolo" - lo scienziato, specializzato nello studio delle invasioni barbariche (NdT: Migration Period in Inglese), così spiega la sequenza di eventi che durò dalla metà del quarto fino al settimo secolo d. C. in tutto il continente europeo. Il prof. Andrzej Michałowski ha sintetizzato l'argomento - dalla prospettiva degli scavi nella Grande Polonia - nell'articolo "Before, after or between", che è stato pubblicato nel periodico "Studia nad dawną Polską" (Studi sull'antica Polonia) (Volume 4), pubblicato dal Museo delle Origini dello Stato Polacco a Gniezno.
Il ricercatore si chiede perché il periodo dal quarto al settimo secolo sia diventato sinonimo di migrazioni di massa. Dal suo punto di vista, in precedenza in Europa popoli diversi si mescolarono tra loro, e le ondate migratorie non erano niente di speciale. Ad ogni modo, questi movimenti riguardarono il "barbaricum", le aree al di fuori del mondo della civiltà classica, e quindi non furono registrati dagli scrivani. La grande migrazione umana, che cominciò alla metà del quarto secolo, riguardò in maniera molto forte il vecchio ordine del continente.
"L'interruzione dell'ordine +eterno+ delle cose, che violò i confini dell'Impero e riversò in esso la massa umana che fino ad allora era stata respinta, e che non poté essere domata o battuta dallo stato, fu il momento che attirò un'attenzione speciale (...) che i cronisti ebbero per questi eventi fatidici per l'Impero" - così ha scritto il prof. Michałowski.
Il movimento di popolazione nel quarto secolo fu iniziato dall'espansione della tribù unne della steppa in Europa. I popoli incontrati soccombettero agli Unni, li combatterono o fuggirono ad occidente dopo aver perso lo scontro. Questo fu il caso dei Goti, che dopo la sconfitta chiesero aiuto e la possibilità di insediarsi all'interno dei confini dell'Impero Romano all'Imperatore Valente, alla qual cosa disse di sì. Ad ogni modo, a causa della fame e delle privazioni prevalenti tra loro, cominciarono una ribellione armata, l'apogeo della quale si vide alla battaglia di Adrianopoli contro l'esercito romano, nel 378. I Romani persero e l'Imperatore Valente cadde in battaglia. Questo momento simbolico è considerato come l'inizio delle invasioni barbariche. Altri popoli si riversarono nell'Europa occidentale, inclusi gli Alani, i Burgundi, i Marcomanni, gli Suebi e i Vandali - con gli ultimi che si spinsero fino in Nord Africa.
Gli archeologi polacchi hanno creduto a lungo che vi fosse una completa scomparsa di insediamenti tra il periodo delle Grandi Migrazioni e il Medio Evo - le aree dell'odierna Polonia si supponevano abbandonate, e solo dopo gli Slavi arrivarono dall'Oriente. Gli scavi relativi alla ricerca di recupero estensiva, effettuata negli ultimi decenni, hanno modificato questa immagine, e specialmente nel caso della Grande Polonia.
L'archeologo indica in particolare la scoperta a Konarzewo. Qui, gli archeologi hanno scoperto il più gran numero mai ritrovato di case su pali della Polonia,  il che smentisce l'affermazione che queste aree fossero abbandonate o abitate da comunità poco avanzate. Le abitazioni erano grandi e accompagnate da una ricca infrastruttura economica. Le strutture datano al quinto-sesto secolo. Sono associate ai rappresentanti della cultura Przeworsk. "Per tutta la sua esistenza, la cultura di Przeworsk fu indubbiamente un gruppo con un modello culturale germanico, il che non significa che dovesse essere formata esclusivamente da Germani" - nota il prof. Michalowski.
Il prof. Michałowski non può dare una risposta definita, su chi vivesse negli insediamenti che fiorirono nella Grande Polonia nei secoli dal quarto al sesto. La cultura materiale - e cioè gli oggetti ritrovati indicano un'influenza germanica, "ma non sappiamo con cosa si identificasse in realtà da un punto di vista etnico - probabilmente pensavano a loro stessi semplicemente come locali, nati qui, che volevano morire qui" - così conclude il ricercatore. Gli Slavi sarebbero comparsi in quella che è l'attuale Polonia nella seconda metà del sesto o nel settimo secolo.
Le conclusioni del prof. Michałowski sono supportate dai ritrovamenti del progetto di ricerca "Migration Period of Nations in the Oder and Vistula Basin" guidato dal prof. Aleksander Bursche. Si è scoperto che nell'area tra l'Oder e la Vistola gli insediamenti non erano completamente scomparsi nella metà del primo millennio. Secondo il team di ricerca, il popolo dalle tradizioni germaniche che visse nel territorio dell'odierna Polonia durante le invasioni barbariche si assimilò agli Slavi.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.
 

Tomba del Medio Regno scoperta a Giza

23 Febbraio 2016

Tomba del Medio Regno scoperta a Giza

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Il Ministro delle Antichità, dott. Mamdouh Eldamaty, ha annunciato la scoperta di una tomba del Medio Regno dall'Area Archeologica presso el-Lisht a Giza. La scoperta è stata effettuata durante i lavori di scavo della missione egizio-americana in quest'area, guidati da Mohammad Yusuf, Direttore dell'Area di Dahshur, e da Sara Parcak dell'Università dell'Alabama.
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Eldamaty ha evidenziato che i lavori della missione in Egitto, si collocano all'interno del quadro di un piano sviluppato dal Ministero delle Antichità per documentare e preservare i risultati degli scavi illegali che si diffusero dopo la Rivoluzione del 25 di Gennaio 2011.
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Da parte sua, il dott. Mahmoud Afify, a capo del Settore delle Antichità Egiziane, ha affermato che la tomba appena scoperta giace a sud della piramide del Faraone Sesostri I (anche Senusret I). La tomba è intagliata nella roccia e ha una rampa di mattoni di fango. Appartiene a un importante ufficiale vissuto durante il regno di Sesostri I (Dodicesima Dinastia). L'ufficiale aveva il titolo di "Detentore dei Sigilli Reali" (NdT: in Inglese "Royal Stamps Bearer").
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D'altra parte, Sara Parcak ha assicurato che la missione formerà diversi archeologi del Ministero delle Antichità sugli ultimi metodi di documentazione e preservazione, e pure sulle modalità di salvaguardia delle aree archeologiche per mezzo delle immagini satellitari, al fine di potenziare le loro capacità professionali.
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Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities, Ufficio Stampa: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Heman Hossni. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto del Ministero delle Antichità Egizie.
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I segni della conquista spagnola nei geni dei maschi di Panama

22 Febbraio 2016

I volti dei membri del team dello Smithsonian Tropical Research Institute testimoniano la diversità umana a Panama. Credit: Jorge Aleman, STRI
I volti dei membri del team dello Smithsonian Tropical Research Institute testimoniano la diversità umana a Panama. Credit: Jorge Aleman, STRI

Le conseguenze in America della conquista spagnola furono notevolissime. Le popolazioni di nativi furono colpite in maniera molto pesante, e molti uomini morirono nei conflitti. I coloni spagnoli spesso presero delle donne locali come mogli. Questo si riflette oggi, ad esempio, nella composizione genetica delle popolazioni panamensi, esaminato da un nuovo studio pubblicato su PLOS One.
Anche se vi è una forte differenziazione su base geografica, solo il 22% degli uomini ha un cromosoma Y derivante dai nativi, con il 60% dello stesso proveniente dall'Eurasia occidentale e dal Nord Africa. Il 6% di derivazione subsahariana si spiega col commercio coloniale degli schiavi. Nondimeno, il DNA mitocondriale (che si trasmette per via materna) rimane per la maggior parte di origine indigena.
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Dopo il 1519, gli Spagnoli colonizzarono soprattutto il lato del Pacifico del paese: qui un clima più asciutto favoriva l'agricoltura e l'allevamento. Gli indigeni invece trovarono rifugio nelle montagne più remote o nelle dense foreste tropicali dal lato del Mar dei Caraibi.

[Dall'Abstract:] Geologicamente, Panama appartiene al ponte di terra centroamericano tra America settentrionale e meridionale, attraversato dall'Homo sapiens più di 14 migliaia di anni fa. [...] Oggi, sette gruppi etnici indigeni spiegano il 12,3% della popolazione di Panama. Cinque parlano le lingue chibcha e sono caratterizzate da una bassa diversità genetica e un elevato livello di differenziazione. Inoltre, nessuna prova di una strutturazione differenziale tra geni ereditati per via di madre o padre è stata segnalata nei gruppi culturali istmici chibcha. Dati recenti hanno mostrato che l'83% del mtDNA (DNA mitocondriale) della popolazione generale ospite è di stirpe nativo americana.  Considerando il differenziale di mortalità maschile/femminile al tempo del contatto con gli Europei e i molteplici gradi di isolamento geografico e genetico nei successivi cinque secoli, ci si aspetta che la componente del cromosoma Y dei Nativi Americani vari lungo le diverse regioni geografiche e comunità panamensi. Per affrontare questo problema, si è investigata la variazione del cromosoma Y in 408 moderni maschi dalle nove province panamensi e in un territorio indigeno (la comarca di Kuna Yala). Diversamente dal mtDNA, la componente Nativo Americana del cromosoma Y (aplogruppo Q) supera il 50% solo in tre popolazioni che si affacciano sul Mar dei Caraibi: la comarca di Kuna Yala e la provincia di Bocas del Toro, dove le lingue chibcha sono parlate dalla maggioranza della popolazione, e la provincia di Colón dove vivono molti Kuna e popolazioni di stirpe mista indigena, africana e africana. In altri luoghi la componente dal Vecchio Mondo è dominante e rappresentata per la maggior parte da aplogruppi dell'Eurasia Occidentale, che segnalano il forte impatto genetico maschile degli invasori. L'input degli Africani subsahariani spiega il 5,9% degli aplotipi maschili. Questo riflette le conseguenze del commercio coloniale di schiavi nel Mar Atlantico e i più recenti influssi dalle Indie occidentali (di retaggio africano). Complessivamente, le scoperte dello studio rivelano un'evoluzione locale del gruppo genetico ancestrale maschile dei Nativi Americani, e una forte (ma geograficamente differenziata) predilezione unidirezionale su base sessuale nella formazione delle moderne popolazioni panamensi.
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Un tesoro di informazioni dai segni sulle terrecotte del Periodo Jōmon

21 Febbraio 2016
Le antiche terrecotte possono costituire un tesoro di informazioni per gli studiosi, visto che in passato contenevano cibo, liquidi o altri oggetti.

Frammenti di ceramiche oggetto dello studio. Credit: Prof. Hiroki Obata
Frammenti di ceramiche oggetto dello studio. Credit: Prof. Hiroki Obata

Col tempo ci si è resi conto però che i buchi, ritrovati sulla superficie dei frammenti ceramici e finora ignorati, erano il segno lasciato da semi, nocciole, insetti o gusci.
Dai dati provenienti dalle cavità lasciate da fagioli di soia e azuki è possibile stimare l'inizio delle coltivazioni nell'area, lo stile di vita, il raggio di propagazione delle piante. Frammenti ceramici che portano i segni della pianta egoma (o shiso, Perilla frutescens) provengono dal cumulo di Odake presso la Prefettura giapponese di Toyama e datano al primo Periodo Jōmon (5.300-3.500 a. C.). Quelli che portano i segni dello scarafaggio Periplaneta fuliginosa, provengono dal sito Motonobaru e datano al tardo Periodo Jōmon (2.500-1.300 a. C.). Questi scarafaggi sono menzionati nei lavori letterari successivi del diciottesimo secolo, ma evidentemente sono presenti nel Paese nipponico da molto tempo prima. L'anno precedente i ricercatori avevano presentato un lavoro relativo agli antichi segni lasciati dal punteruolo del mais (Sitophilus zeamais).
1) Immagine SEM di replica in silicone del punteruolo del mais; 2) Immagine SEM di replica in silicone di fagiolo di soia. Credit: Prof. Hiroki Obata
1) Immagine SEM di replica in silicone del punteruolo del mais; 2) Immagine SEM di replica in silicone di fagiolo di soia. Credit: Prof. Hiroki Obata

I ricercatori hanno prodotto una replica in silicone dei segni sulla superficie, che sono stati poi esaminati in dettaglio. Nel loro lavoro sono stati impiegati il microscopio elettronico a scansione, la tomografia computerizzata e i raggi X.
Immagine al microscopio elettronico a scansione di una replica al silicone di ovoteca di scarafaggio. Credit: Prof. Hiroki Obata
Immagine al microscopio elettronico a scansione di una replica al silicone di ovoteca di scarafaggio. Credit: Prof. Hiroki Obata

 
Link: EurekAlert! via Kumamoto University


Milano: Mudec, oltre 310 mila visitatori nel primo anno

Cultura

Mudec, oltre 310 mila visitatori nel primo anno

Del Corno: ”Il Museo delle Culture ha una straordinaria identità capace di far dialogare e mettere in rete le diverse espressioni culturali che abitano la nostra città”

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© Photo OskarDaRiz

Milano, 22 febbraio 2016 – A un anno dalla sua apertura, il MUDEC, il Museo delle Culture di via Tortona, ha già accolto 310mila i visitatori che hanno preso parte a tutte le attività del museo: dalle mostre al Fuori Salone, agli appuntamenti organizzati dal Forum delle Culture Città Mondo.
Oltre 27mila le persone che seguono il museo sui social network, di cui oltre 22mila su Facebook (www.facebook.com/mudec.museodelleculture), con oltre 90mila persone raggiunte in media alla settimana e più di 406mila visualizzazioni su twitter.

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Il vestito di Tarkhan, il più antico al mondo

15 - 17 Febbraio 2016
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Il vestito di Tarkhan, proveniente dal cimitero omonimo a 50 km a sud del Cairo, risale al 3482-3102 a. C., ed è quindi il più antico al mondo. Questi i risultati di nuove analisi al radiocarbonio: quelle precedenti avevano fornito risultati troppo ampi per essere significativi.
Il vestito di Tarkhan è una maglietta con collo a V in lino, ma pure nell'apparente semplicità mostra la cura e l'abilità di chi lo produsse. Fu ritrovato nella mastaba 2050 del cimitero di Tarkhan, e dunque associato alla Prima Dinastia. L'utilizzo del lino comune (Linum usitatissimum) in Egitto è noto da frammenti di epoca neolitica, e l'utilizzo di telai è noto per gli esordi del quarto millennio.
https://twitter.com/aliceestevenson/status/697755901860696066
Link: AntiquityUCL; The History Blog; Culture24; National Geographic.
Il Governatorato del Cairo, da Wikipedia (Karte: NordNordWest, Lizenz: Creative Commons by-sa-3.0 de).