Polo Museale della Calabria: ricco programma di eventi per il 1° Maggio

POLO MUSEALE DELLA CALABRIA

EVENTI

Festività 1° maggio 2016

Logo MiBACT 1° Maggio 2016

Il Polo Museale della Calabria, diretto da Angela Tecce, in occasione dell’apertura straordinaria indetta dal MiBACT per la festività del 1° maggio 2016, promuove un ricco programma di eventi e di attività nei luoghi della cultura statali di propria competenza.

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Università La Sapienza a Roma: eventi dal 2 al 6 Maggio

28 Aprile 2016
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Per la settimana prossima, si segnalano i seguenti eventi di carattere culturale presso l’Università La Sapienza a Roma (ove non indicato diversamente):
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Prima fase di apertura per il recupero dei monumenti di Palmira, in Siria

27 Aprile 2016

Archeologi polacchi recuperano i monumenti di Palmira, in Siria

La statua del leone dal tempio di Allat è in condizioni migliori di quanto precedentemente ritenuto dagli scienziati. Foto di Bartosz Markowski
La statua del leone dal tempio di Allat è in condizioni migliori di quanto precedentemente ritenuto dagli studiosi. Foto di Bartosz Markowski
I Polacchi dell'Università di Varsavia sono stati i primi archeologi stranieri a partecipare al recupero dei monumenti dalle rovine di Palmira in Siria - solo pochi giorni dopo la ricattura dallo Stato Islamico (IS). Hanno presentato i risultati del loro lavoro lo scorso mercoledì all'Università di Varsavia.
Gli archeologi dell'Università di Varsavia (UW) hanno lavorato a Palmira dal 7 al 17 Aprile. Sono andati dietro invito del Direttorato Generale per le Antichità e i Musei in Siria. Hanno presentato i risultati del loro lavoro durante una conferenza stampa a Varsavia.
"Siamo stati i primi specialisti esteri nel campo dell'archeologia e conservazione ad arrivare a Palmira poco dopo che fu ricatturata dallo Stato Islamico" - ha affermato in un'intervista a PAP il conservatore d'arte Bartosz Markowski, che era a Palmira con l'archeologo Robert Żukowski del Centro di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia.
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski

Per una settimana, gli archeologi polacchi hanno cercato tra le migliaia di frammenti dei monumenti che appartenevano al museo a Palmira, distrutti dalla guerra. Di circa duecento sculture e bassorilievi, sono stati in grado di ritrovare la maggior parte dei frammenti di circa 130 monumenti. "La qualità della loro conservazione futura dipende da queste azioni - se nel futuro vedremo a Palmira monumenti rotti, incompleti, ma originali, o loro ricostruzioni più o meno riuscite" - così ha affermato l'esperto.
Attualmente i monumenti sono ancora nel museo; sono pronti ad essere posti nelle scatole ed evacuati verso un luogo dove saranno oggetto di restauro.
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski

"Sfortunatamente, la maggior parte dei reperti nel museo sono stati distrutti - di circa duecento sculture collocate sul piano terra, solo quattro rimangono intatte. Lo scopo della nostra spedizione era quello di raccogliere quanti più frammenti possibile delle sculture danneggiate. Le loro parti erano mescolate alle macerie, ai vetri rotti e a pezzi di mobilio. L'edificio del museo è in condizioni terribili, è stato bombardato diverse volte. Il nostro obiettivo chiave era quello di selezionare i frammenti delle sculture, di modo che non fossero rimossi durante i lavori di riparazione" - ha affermato Markowski.
Robert Żukowski si fa strada sul piano terra del museo demolito, foto di Bartosz Markowski
Robert Żukowski si fa strada sul piano terra del museo demolito, foto di Bartosz Markowski
Coinvolti nel progetto sono stati pure i restauratori e archeologi siriani che hanno recuperato i mosaici distrutti durante il bombardamento e inventariato i reperti in magazzino.
Il conservatore polacco ha spiegato che il danno principale ai monumenti ha riguardato la rottura dei dettagli delle figure con martelli (i volti e le mani o le bocche degli animali ritratti nelle opere d'arte), che i fondamentalisti hanno distrutto per ragioni ideologiche. "Queste sono le raffigurazioni per le quali Palmira era famosa. Erano monumenti unici" - ha aggiunto Markowski.
I polacchi hanno pure condotto una ricognizione delle rovine dell'antica città. Hanno pre-stimato la scala della distruzione dei templi di Bel e Baalshamin e dell'Arco di Trionfo.
"Non sono un architetto, ma penso che ci sia moltissimo da recuperare. Le strutture sono cadute, ma i blocchi di costruzione sono ancora lì. Non cambia il fatto che la ricostruzione sarà un'enorme investimento - ha affermato Markowski. La loro condizione non cambierà nel futuro prossimo - un'azione urgente e immediata non è necessaria in questo caso - al contrario che per il museo, dove per le sculture c'erano molti frammenti rotti e mescolati. Era importante evitare la rimozione accidentale di frammenti di sculture insieme alle macerie".
Durante la permanenza degli esperti polacchi, è proseguita l'azione dei genieri russi che sminavano il sito di scavo.  Quest'area è tuttora inaccessibile a causa delle numerose bombe inesplose.
Markowski ha portato le buone notizie sul simbolo di Palmira - la statua del leone dal Tempio di Al-lāt, scoperta durante gli scavi polacchi, che per decenni è rimasta in piedi di fronte all'entrata del museo. Gli studiosi temevano che fosse completamente distrutta.
"Mi aspettavo che fosse stato fatto saltare in aria e polverizzato. Il leone, tuttavia, è ancora intatto, solo rovesciato, probabilmente con un bulldozer o con un'altra grande macchina. La struttura in cemento rinforzato che lo sosteneva, è rotta, ma gli elementi in pietra ad esso ancorato sono ancora uniti insieme. La bocca ha subito la maggior parte del danno. Sarà certamente possibile rimettere in piedi di nuovo la scultura e restaurarla, ma le tracce dei danni causati dalla crisi resteranno per sempre visibili" - ha affermato Markowski.
La vicina città araba contemporanea - Tadmor, che era una base per i turisti verso le antiche rovine, è deserta. "Case, hotel, negozi, souk - il mercato, i ristoranti - sono distrutti. Solo l'esercito siriano e quello russo sono stazionati nella città. Gli ex abitanti sono tornati solo per recuperare il resto dei loro possedimenti" - ha affermato Markowski.
"Abbiamo ricevuto parole di sincera gentilezza e inusuale felicità dai Siriani, che qualcuno fosse interessato al problema, che non erano rimasti soli. Hanno davvero apprezzato noi, Polacchi, specialmente ora" - Robert Żukowski ha così riferito ai reporter.
Markowski ha affermato che il ritorno a Palmira non è stato ancora programmato. "Dipende dalle autorità siriane e dalle autorità internazionali che prepareranno i progetti di conservazione. Quello che abbiamo fatto è un'apertura, un prologo alla preparazione di tali progetti" - Markowski ha spiegato ai reporter.
"Palmira non sarà mai più esattamente come la ricordavamo. Come consolazione, dobbiamo dire che non era così in tempi antichi - ciò è ovvio. Prima di tutto, finora abbiamo dissotterrato non più del 20 per cento dell'antica città. Il resto è ancora al sicuro sotto terra e nel futuro i nostri successori probabilmente arricchiranno le collezioni del museo a Palmira e mostreranno nuovi monumenti di questa antica civiltà" - così il precedente Direttore del Centro di Archeologia Mediterranea, prof. Michał Gawlikowski, durante la conferenza stampa.
La ricerca a Palmira cominciò col pioniere dell'archeologia polacca mediterranea, prof. Kazimierz Michalowski. La spedizione dal Centro di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia lavorò qui dal 1959 al 2011. In seguito, il lavoro è stato sospeso a causa dello scoppio del conflitto armato. I monumenti dell'antica città divennero un bersaglio dello Stato Islamico nel 2015. Palmira era nota principalmente per la sua architettura scenica e monumentale - lunghi colonnati e numerosi templi dedicati a varie divinità. La città divenne un Sito Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel 1980. Era un'importante attrazione turistica in Siria.
I Siriani presentarono una proposta ai Polacchi per il loro ritorno agli inizi di Aprile, durante la conferenza "I Polacchi nel Medio Oriente" all'Università di Varsavia.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Risultati dalla prima campagna di misurazioni nella Piramide romboidale

26 Aprile 2016

#‎ScanPyramids‬ – Risultati dalla prima campagna di misurazioni nella Piramide romboidale

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Martedì 26 Aprile, il team di #ScanPyramids ha presentato al Ministro delle Antichità, dott. Khaled El-Enany, al precedente Ministro delle Antichità, dott. Mamdouh Eldamaty e ai membri della Commissione Permanente delle Antichità Egiziane i risultati della prima missione muografica effettuata sulla Piramide romboidale.
Il principio di questa nuova tecnologia innovativa: ottenere una radiografia interna del monumento grazie ai muoni, particelle cosmiche che sono sempre presenti e che piovono naturalmente sulla terra e che sono in grado di penetrare qualsiasi materiale, molto in profondità. Nel Decembre 2015 una squadra dall'Università di Nagoya (Giappone) ha installato nella camera più bassa della piramide un'attrezzatura consistente in 40 lastre, che coprono un'area totale di 3,5 m². Ogni lastra contiene due pellicole sensibili ai muoni. L'attrezzatura è stata recuperata nel Gennaio 2016 dopo 40 giorni di esposizione – corrispondenti alla vita massima delle emulsioni chimiche alle condizioni di temperatura e umidità all'interno della piramide. Queste pellicole sono state poi sviluppate in un laboratorio dedicato, installato al Gran Museo Egizio (Grand Egyptian Museum - GEM), e spedite all'Università di Nagoya per le analisi.

Da queste lastre, più di 10 milioni di tracce di muoni sono state ricostruite, con un risultato spettacolare: per la prima volta, la struttura interna di una piramide è stata rivelata con le particelle dei muoni. Le immagini ottenute mostrano davvero la seconda camera della piramide, collocata grossolanamente a 18 metri sotto la più bassa, nella quale le lastre ad emulsione sono state installate. Le statistiche disponibili dai 40 giorni di esposizione non sono ancora sufficienti a rivelare precisamente i corridoi conosciuti. Ad ogni modo, varie simulazioni sono state effettuate collocando in modo casuale, all'interno del campo visivo, un'ipotetica camera di dimensioni simili o più grande di quella superiore. In confronto ai risultati ottenuti dal team giapponese, queste simulazioni potrebbero convalidare il fatto che non c'è una camera aggiuntiva di questa dimensione nei dintorni.
Questa scoperta scientifica convalida il principio della muografia applicata alle piramidi egizie. La tecnica convalidata alla Piramide romboidale è ora programmata per l'utilizzo in altre piramidi del Vecchio Regno. Oltre alle pellicole ad emulsione chimica dall'Università di Nagoya, altre tipologie di strumenti elettronici saranno spiegate. Al contrario delle emulsioni, non hanno limiti nel tempo di esposizione, e permetteranno ulteriormente l'analisi in tempo reale.
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Le particelle di muoni raggiungono permanentemente la terra a una velocità vicina a quella della luce e un flusso di circa 10.000 al m² per minuto. Si originano dalle interazioni dei raggi cosmici, creati nell'Universo con gli atomi dell'atmosfera superiore. Similarmente ai raggi X che possono penetrare il nostro corpo e dare accesso all'imaging delle ossa, queste particelle elementari, anche chiamate “elettroni pesanti”, possono attraversare centinaia di metri di pietra prima di essere assorbite. Rilevatori giudiziosamente collocati (ad  esempio, all'interno di una piramide, al di sotto di una camera potenziale e ignota) possono allora registrare tracce di particelle e discernere cavità (che i muoni attraversano praticamente senza interazioni) da regioni più dense nelle quali i muoni sono assorbiti o deviati. La sfida di tale misurazioni consiste nel costruire rilevatori estremamente precisi e nell'accumulare abbastanza dati (durante diversi giorni o mesi) per aumentare il contrasto.La tecnica della muografia è oggi frequentemente utilizzata in vulcanologia, in particolare dai team di ricerca dell'Università di Nagoya. All'interno della missione ScanPyramid, tre tipologie di rilevatori sono state sviluppate. L'Università di Nagoya utilizza rilevatori chimici basati su pellicole ad emulsione con argento. Il KEK ha costruito un'apparecchiatura elettronica che opera con plastica sensitiva ai muoni e scintillante. Tali strumenti permettono in particolare l'imaging all'interno dei reattori nucleari a Fukushima. Riguardo i telescopi del CEA che si è unito alla missione il 15 di Aprile, sono fatti di rilevatori gassosi fondati su un mix di argo. Al contrario delle emulsioni chimiche, gli strumenti elettronici (plastica o gas) permettono un vero imaging in real time.-------------------------------------------------------------------------------------

La missione #ScanPyramids (www.scanpyramids.org) è stata lanciata il 25 Ottobre 2015 sotto l'autorità del Ministero Egizio delle Antichità ed è guidata dalla Facoltà di Ingegneria, dell'Università del Cairo, e dall'Istituto HIP (Heritage, Innovation and Preservation Institute - www.hip.institute) di Parigi. Questo progetto mira ad effettuare scansioni, lungo l'arco di un anno, di alcune piramidi egizie: Khufu, Khafre, quella romboidale e le Piramidi Rosse. #ScanPyramids combina diverse tecniche di scansione invasive e non distruttive al fine di rilevare la presenza di qualsiasi struttura interna e cavità all'interno di antichi monumenti, il che può condurre a una migliore comprensione della loro struttura e dei processi e delle tecniche di costruzione. Questa missione sta usando, oggi, la termografia all'infrarosso, la tomografia ai muoni e le tecniche di ricostruzione 3D.
Diverse istituzioni scientifiche internazionali sono parte di #ScanPyramids: l'Università di Nagoya (Giappone), il KEK (High Energy Accelerator Research Organization – Tsukuba – Giappone) e il CEA (Commissione Francese sulle Energie Alternative e l'Energia Atomica – Saclay - Francia) per le tecniche ai muoni e l'Università di Laval (Quebec – Canada) per la termografia all'infrarosso.

VIDEO
www.vimeo.com/hipinstitute/muons
PICTURES
On request
COPYRIGHT
All rights of the project and its outputs, including Video, Pictures, News, and all Electronic Outputs are reserved to the Egyptian Ministry of Antiquities, HIP Institute and the Faculty of Engineering (Cairo University).
CONTACTS
Site officiel : http://www.hip.institute
#ScanPyramids: http://www.scanpyramids.org
Twitter account: @HIP_i_

Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities.
La piramide romboidale di Snefru a Dahshur, foto di Ivrienen (at English Wikipedia), da WikipediaCC BY 3.0.


Dopo 36 anni riapre al pubblico l'Antiquarium di Pompei

DOPO 36 ANNI RIAPRE AL PUBBLICO L'ANTIQUARIUM DI POMPEI
Presentazione, giovedì 28 ore 11.00 (ingresso Porta marina Superiore)

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Dopo 36 anni riapre al pubblico l'Antiquarium degli scavi di Pompei. Realizzato nel 1870 da Giuseppe Fiorelli, bombardato nel 1943, riallestito nel 1948 da Amedeo Maiuri e chiuso nel 1980 in seguito al terremoto, il 28 Aprile 2016  si inaugura nella sua nuova veste di visitor center e spazio museale.
Un luogo di accoglienza e conoscenza per approfondire la storia della città dalle sue origini al 79 d.C., attraverso nuovi allestimenti museali e multimediali, spazi dedicati alle mostre, percorsi di realtà virtuale immersiva per rivivere l’esperienza tragica dell’eruzione e la vita quotidiana dell’epoca, e un nuovo e moderno bookshop.
Negli spazi riservati alle mostre, l’esposizione permanente "Sacra Pompeiana" dedicata ai luoghi di culto della Pompei pre-romana e una mostra temporanea "Per grazia ricevuta. La devozione religiosa a Pompei antica e moderna", aperta fino al 27 novembre 2016, che approfondisce il tema del rapporto tra l'uomo e il divino. Un excursus dal mondo antico pagano a quello cristiano, attraverso anche un confronto di reperti provenienti dagli scavi e dal santuario della Beata Maria vergine del Santo Rosario di Pompei.
Il percorso espositivo dell’Antiquarium continua nella vicina Villa Imperiale, lussuoso edificio del I sec. D.C., mai prima aperto al pubblico, dove sono riproposte ricostruzioni di ambienti domestici dell’antica Pompei.

Esplosioni delle popolazioni maschili antiche legate a migrazioni e tecnologie

25 Aprile 2016
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Il più grande studio mai effettuato sulle variazioni genetiche globali riguardanti il cromosoma Y è stato pubblicato su Nature Genetics. Si sono presi in considerazione 1200 genomi da 26 popolazioni, coi dati generati dal 1000 Genomes Project.
Tutti sono correlati tra loro, e discendono da un unico antenato di 190 mila anni fa. L'albero sembrava più un cespuglio, però, con molti rami che si originavano nello stesso punto.
Si registra poi che, nel giro di poche generazioni, vi sarebbero stati aumenti esplosivi del numero di uomini con un certo tipo di cromosoma Y. Si tratta di un fenomeno registrato solo per gli uomini, e per pochi gruppi. I primi incrementi esplosivi si registrarono attorno a 50-55 mila anni fa in Asia ed Europa, e 15 mila anni fa nelle Americhe. Esplosioni vi furono poi tra i 4 e gli 8 mila anni fa, nell'Africa subsahariana, nell'Europa Occidentale, nell'Asia Meridionale e in quella Orientale. Le prime esplosioni sarebbero legate ai popolamenti dei continenti, mentre le seconde sarebbero più misteriose. La migliore spiegazione sarebbe da ricollegarsi ad avanzamenti tecnologici controllati da piccoli gruppi di uomini.
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Palermo: “InvadiAMO in 3D le grandi sculture del Salinas”

InvadiAMO in 3D le grandi sculture del Salinas

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Il 27 Aprile 2016 dalle ore 16.00 alle 18.30, presso la sede di Piazza Olivella, avranno luogo le Invasioni Digitali che quest’anno, su proposta di Laura Inzerillo della Scuola Politecnica Università degli Studi di Palermo - Dipartimento di Architettura (D’Arch), Corso di laurea in Ingegneria Ambiente e Territorio, sono denominate “InvadiAMO in 3D le grandi sculture del Salinas”. Coordina Elisa Bonacini (Ambassador per la Sicilia) che terrà alle ore 16, nella sala conferenza del Museo, un seminario propedeutico, aperto a tutti, dal titolo “Dalle Invasioni Digitali alle Invasioni Digitali in 3D”.

Il progetto didattico-sperimentale denominato #invasionidigitali3D vedrà coinvolti gli allievi ingegneri dell’Università palermitana. Si tratterà di un processo di co-creazione di contenuti digitali, con la partecipazione a seminari preparatori e la realizzazione di modelli 3D di opere e/o strutture architettoniche attraverso l’uso di smartphone e software open source di fotomodellazione tridimensionale. I modellini creati verranno messi a disposizione del Museo Salinas di Palermo per consentirne nuove forme di fruizione e valorizzazione.

Modelli 3D

Le Invasioni 3D dell’anno scorso – che hanno visto il Salinas primo Museo in Italia a sperimentare queste tecniche, con un "progetto pilota" all'interno della proposta nazionale #invasionidigitali (d’intesa con il Presidente dell'Associazione Invasioni Digitali Fabrizio Todisco e la Vicepresidente Marianna Marcucci) – hanno avuto un esito assolutamente positivo. Proprio per questo i risultati, considerati anche sotto il profilo dell’impatto emozionale, sono stati oggetto di un’indagine presentata in sedi scientifiche nazionali e internazionali (The Postgraduate Journal of the Ironbridge International Institute for Cultural Heritage University of Birmingham https://furnacejournal.files.wordpress.com/2015/09/bonacini.pdf

Zeus, II sec a.C. Foto Iole Carollo
Zeus, II sec a.C. Foto Iole Carollo

Il percorso da “invadere” si snoda all’interno della suggestiva cornice nella monumentale Casa dei Padri Filippini, dal 1866 sede del Museo Salinas - la più antica istituzione museale della Sicilia. Esso include: la statua arcaica d’arte fenicio-cipriota (VI sec a.C.) rivenuta nelle acque dello Stagnone di Marsala; il ciclo delle statue di età imperiale romana (I sec. d.C.) provenienti da un’area pubblica della città di Tindari (Agrippina maggiore, Zeus Ourios, sacerdote e togati) e la statua colossale di Zeus (II sec. a.C.) da Solunto, tutte recentemente restaurate. Inoltre sarà possibile per tutti i partecipanti fotografare e condividere i reperti esposti alla mostra “Nutrire la città. A tavola nella Palermo antica”. Per consentire a tutti i partecipanti di svolgere al meglio il proprio compito sarà distribuito il “Vademecum del perfetto Invasore Digitale”. L’ingresso è libero.

Agrippina, I sec. d.C. Foto Iole Carollo
Agrippina, I sec. d.C. Foto Iole Carollo

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Archeologi da Gliwice sulle tracce delle residenze medievali dei cavalieri

25 Aprile 2016

Archeologi da Gliwice sulle tracce delle residenze medievali dei cavalieri

Source: Fotolia
Source: Fotolia
Numerosi resti delle residenze dei cavalieri medievali sono state scoperti a Pniów e Stare Tarnowice, grazie all'uso di moderni metodi di ricerca da parte degli archeologi dal Museo a Gliwice.
In Alta Slesia, anche nell'area di Gliwice, ci sono dozzine di tumuli di terra che gli archeologi chiamano fortezze (NdT: hill fort in Inglese). Sono considerati resti di residenze in torri, costruite dai rappresentanti della nobiltà locale nel periodo che va dal tredicesimo al quindicesimo secolo.
Nel 2015, il Museo a Gliwice finanziò studi non invasivi dei tumuli situati a Pniów e Stare Tarnowice. Sono stati utilizzati gli ultimi metodi di ricerca della moderna archeologia, compresa un'apparecchiatura chiamata magnetometro. Permette di rilevare anomalie magnetiche sotterranee, che possono essere identificate con l'esistenza di resti archeologici, ad esempio fosse o strutture architettoniche.
Questo genere di lavoro spesso permette di effettuare rilevamenti nei siti archeologici prima degli scavi programmati. Permette di definire una più precisa ubicazione delle fosse durante i lavori di scavo, e quindi di ottenere una conoscenza più dettagliata dei resti esaminati.
"Siamo incappati in diverse anomalie che sono i resti di torri di cavalieri. A prescindere da queste, possiamo aspettarci i resti di terrapieni: fossati, palizzate, ma pure i cosiddetti strati culturali relativi all'utilizzo di torri, probabilmente contenenti frammenti di contenitori, armi, strumenti della vita quotidiana che ci permettono di datare questi resti. Con questa ricerca non invasiva, sappiamo esattamente dove guardare, dove scavare" - così ha riferito a PAP Radosław Zdaniewicz, archeologo dal Museo di Gliwice.
Gli archeologi di Gliwice hanno fatto domanda al conservatore provinciale per finanziare gli scavi.
Radosław Zdaniewicz ha spiegato che nel Medio Evo, le torri in legno erano i luoghi più comuni di residenza per i cavalieri e le loro famiglie, permettendo un controllo efficiente e la gestione delle proprietà. "I cavalieri ricevevano la terra dal principe, e su quella potevano costruire le loro residenze. In cambio, dovevano rispondere ad ogni chiamata del principe. Sfortunatamente, sappiamo poco dei cavalieri che potevano vivere vicino l'odierna Gliwice. Dai documenti relativi ai resti conosciamo solo il nome di Piotr de Tarnowitz, che visse a Tarnowice" - così l'archeologo.
Dalla fine del quindicesimo secolo, i manieri in legno erano spesso eretti sugli stessi tumuli, rimpiazzando le torri residenziali medievali.
I primi studi di verifica delle fortezze (NdT: hill fort in Inglese) vicino Gliwice sono stati effettuati nel 1970. I lavori successivi portati avanti dagli archeologi del Museo a Gliwice in luoghi che comprendono Kozłów gettano luce sull'aspetto di alcuni di questi resti, e i reperti scoperti nelle macerie permettono di ricostruire la vita quotidiana degli abitanti. Gli scienziati sperano che scoperte ancor più interessanti vengano dalle ricerche a Pniów e Stare Tarnowice.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Bari, nono Mercoledì con la storia: "Dalle sante alle streghe: le donne nel cinema sul Medioevo"

“Mercoledì con la storia”, VIII edizione
Raffaele LICINIO
Dalle sante alle streghe:
le donne nel cinema sul Medioevo

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Mercoledì 27 aprile 2016 alle ore 18 presso la Libreria Laterza di Bari, in occasione del nuovo incontro dell’ottavo ciclo dei Mercoledì con la storia, che ormai volge al termine, parleremo delle donne nel cinema sul Medioevo. A condurre la serata, con Raffaele Licinio, Vito Attolini, Tiziana Schiavarelli e Dante Marmone.
Come scrive lo stesso Licinio «il cinema – non solo il cinema – non ha il compito di riprodurre né l’intento di spiegare il Medioevo: al contrario, esso lo “reinventa”, lo ricrea ricostruendolo senza vincoli filologici e con una potenza immaginifica senza pari. È, il suo, un tempo “altro” e parallelo rispetto a quello storico, in grado però di sovrapporglisi e oscurarlo sino a risultare a sua volta, nell’immaginario della cultura di massa, il Medioevo “reale”» (Immagini del Medioevo nel cinema). Nel corso della nostra serata, in particolare, scopriremo come il cinema, sin dai tempi del muto, ha rappresentato le figure femminili vissute nel Medioevo: le donne che sono state proclamate sante e quelle che sono state condannate come streghe. Saranno proiettate scene di alcuni film sul tema, letti alcuni brani di commedie e interpretati alcuni personaggi dai nostri ospiti dell’Anonima G.R., Tiziana Schiavarelli e Dante Marmone, che in più occasioni hanno messo in scena nelle loro commedie donne in abiti medievali.
Ad attendervi non ci sarà una rassegna, ma una conversazione a più voci che mirerà a mettere in luce alcuni aspetti fondamentali del rapporto tra cinema e Medioevo e del modo in cui il cinema sin dai suoi esordi, attraverso le figure di personaggi femminili, ha interpretato il Medioevo. Le sorprese non mancheranno: in particolare una, che, forse, non tutti riusciranno a… vedere! Vi aspettiamo numerosi.
Raffaele Licinio è stato docente ordinario di Storia medievale nell’Università di Bari, dove ha diretto il Centro di Studi Normanno-Svevi. I suoi interessi di ricerca sul Mezzogiorno medievale si sono indirizzati principalmente sulla storia delle campagne, sull’incastellamento e su filoni tematici sino a qualche anno fa poco dibattuti dalla storiografia medievistica. Ha fondato, dirige e con numerosi collaboratori cura i siti www.storiamedievale.net, www.mondimedievali.net, www.cinemedioevo.net. Di recente ha curato l’edizione online dell’ebook Immagini del Medioevo nel cinema, vol. I, 2011 (www.cinemedioevo.net/classici/index.htm) e pubblicato con Franco Cardini Il naso del templare (Caratteri Mobili, Bari 2012).
Vito Attolini, critico cinematografico, ha pubblicato numerosi volumi, tra i quali Sotto il segno del film (Bari, 1983), Il cinema di Pietro Germi (Lecce, 1986), Dal romanzo al set (Bari, 1988) ed ha collaborato a volumi collettanei, quali Il cinema di Giuseppe De Santis (Lecce, 1982), Arthur Schnitzler e il suo tempo (Milano, 1983), Lo spazio letterario di Roma antica (Roma, 1991), Il cinema italiano degli anni Ottanta (Lecce, 1992). Collabora a riviste cinematografiche e ai «Quaderni medievali».
Dante Marmone è attore, regista teatrale e musicista. Nel 1974 ha fondato la compagnia teatrale Anonima G.R. (Gruppo Ricerche) proponendo una teatralità popolare e surreale. A fine anni novanta ha intrapreso anche l'attività di attore cinematografico e televisivo, impegnandosi, in ambito televisivo, anche come autore di alcuni programmi e sit-com che gli hanno dato una grande popolarità, come Catene, celebre sitcom su Telenorba.
Tiziana Schiavarelli è un'attrice e autrice barese. Ha iniziato la sua carriera d'attrice teatrale debuttando con la Compagnia “Anonima G.R.”, dalla quale, pur avendo avuto importanti percorsi personali nel cinema e nella televisione, non si è mai allontanata, dando vita a diverse caratterizzazioni comiche su personaggi femminili, spesso con una forte connotazione barese.
 
Testo dall’Ufficio Stampa Associazione Centro Studi Normanno Svevi


Attività casearie sulle Alpi cominciarono almeno 3000 anni fa

22 Aprile 2016
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La scoperta di grassi del latte su ceramiche può indicare attività casearie sulle Alpi già 3000 anni fa, secondo un nuovo studio, pubblicato su PLOS One.
Le attività casearie sono da sempre un'importante tradizione economica e culturale sulle Alpi, ma si sa poco di come si siano originate. Anche se solo pochi frammenti ceramici erano disponibili per le analisi, a causa delle condizioni di conservazione a tali altitudini, il recupero di grassi caseari da tre siti dell'Età del Ferro suggerisce che queste attività cominciarono almeno 3000 anni fa. Gli archeologi avevano già suggerito che le strutture in pietra comparse attorno a tremila anni fa sono associate con un'occupazione stagionale più intensa delle Alpi.
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