27mila scelgono mostre e musei milanesi per il ponte dell’Epifania

Cultura

In 27mila scelgono le mostre e musei milanesi per il lungo ponte dell’Epifania

Milano, 8 gennaio 2017- Grande affluenza di pubblico per i musei cittadini durante il ponte dell’Epifania. Sono stati quasi 27mila i visitatori, tra milanesi e turisti presenti in città, che hanno scelto di scoprire e apprezzare la ricca offerta culturale proposta da Milano in questi giorni di festa dal 6 all’8 gennaio.

Tra le preferenze dei visitatori troviamo i Musei civici: le più visitate le collezioni di archeologia, armi e strumenti musicali, del Castello Sforzesco con 3931 presenze in tre giorni. Al secondo posto con 2637 appassionati i diorami e i dinosauri del Museo di Storia Naturale. A seguire, con 2087 visitatori, i capolavori pittorici e scultorei del Museo del Novecento. Molto apprezzati, soprattutto dai più piccoli, al quarto posto, i colori e la simpatia dei pesci dell’Acquario civico con 1024 visitatori. Infine, successo anche per il Museo archeologico, Palazzo Morando, il Museo del Risorgimento e la Galleria d’Arte Moderna che insieme contano oltre 1000 presenze.

Grande successo anche per le mostre proposte da Palazzo Reale con oltre 15 mila visitatori. A guidare la classifica del gradimento con 5781 spettatori "Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Luoghi e volti del Giappone” la mostra che aiuta a comprendere quanto l’arte orientale influenzò il gusto estetico occidentale, 200 silografie policrome e libri illustrati firmati da tre degli artisti giapponesi più famosi. A seguire, con 5744 visitatori, Escher il maestro delle illusioni prospettiche. Una mostra che ricostruisce il percorso dell’incisore la cui cifra stilistica inconfondibile lo rese celebre in tutto il mondo. Al terzo posto, con 2949 appassionati d’arte, “Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco” un omaggio al grande maestro fiammingo che indaga i rapporti del pittore con l’Italia e con la tradizione artistica del nostro Paese. A chiudere, in 796 hanno apprezzato e ammirato le geometrie e le forme di Arnaldo Pomodoro, sempre a Palazzo Reale.

Come da Comune di Milano.


2016: tutti i numeri dei Musei Italiani

2016. TUTTI I NUMERI DEI #MUSEITALIANI

FRANCESCHINI: CON 44,5 MILIONI DI VISITATORI È NUOVO RECORD PER I MUSEI ITALIANI
"Riforma funziona: in 3 anni +6 milioni di biglietti e +45 milioni di incassi"

“I dati del 2016 – dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini - decretano un nuovo record per i musei italiani. I 44,5 milioni di ingressi nei luoghi della cultura statali hanno portato incassi per oltre 172 milioni di euro, con un incremento rispettivamente del 4% e del 12% rispetto al 2015 che corrispondono a 1,2milioni di visitatori in più e a maggiori incassi per 18,5 milioni di euro. Queste risorse preziose torneranno interamente ai musei secondo un sistema che premia le migliori gestioni e al contempo garantisce le piccole realtà. Si tratta del terzo anno consecutivo di crescita per i musei statali – prosegue il Ministro - che da 38 milioni di biglietti nel 2013 sono passati a 44,5 milioni nel 2016: 6 milioni di visitatori in più in un triennio che rappresentano un incremento del 15% nel periodo considerato e hanno portato a un aumento degli incassi pari a 45 milioni. Una crescita nella quale il Sud gioca un ruolo importante, con la Campania anche nel 2016 stabilmente al secondo posto nella classifica delle regioni con maggior numero di visitatori grazie agli oltre 8 milioni di ingressi registrati, un aumento del 14,2% sul 2015. La parte del leone – nota ancora il Ministro – la gioca senza dubbio il nostro patrimonio archeologico, se si considera che solo fra Colosseo, Foro Romano, Palatino. Museo Archeologico di Napoli, parco archeologico di Paestum e Scavi di Pompei nell’anno appena trascorso sono stati emessi circa 11 milioni di biglietti. Ma anche i musei hanno un ruolo importante, dal momento che circa la metà degli ingressi è concentrata nei musei autonomi”.
Leggere di più


Sisma Centro Italia: beni recuperati nel Reatino

SISMA CENTRO ITALIA, BENI RECUPERATI AD ACCUMOLI, COLLESPADA, CASSINO E CESA VENTRE NEL REATINO

Le squadre di recupero del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, coadiuvate dai vigili del fuoco, dai carabinieri del comando tutela patrimonio culturale, dal Corpo Forestale dello Stato e da volontari di protezione civile, hanno proceduto alla rimozione e al ricovero nel deposito di Cittaducale di diverse opere in edifici ecclesiastici lesionati dal sisma presenti in alcune frazioni di Accumoli nel reatino.

In particolare, dalla chiesa di San Lorenzo a Cassino sono stati prelevati quattro candelabri d’altare, un crocefisso, un tronetto eucaristico, due candelieri a tre braccia, un crocifisso ligneo da processione, un turibolo, due ostensori, un calice con patena, una croce processionale, due lampade pensili, tre carte gloria; dalla chiesa di San Lorenzo a Cesa Ventre sono stati rimossi due capitelli lignei, due colonne tortili lignee intagliate con racemi rampicanti dipinte e dorate, due carte gloria, un crocifisso, due calici e una patena, due reliquiari in lamina metallica meccata e alcuni oggetti liturgici; dalla chiesa della Misericordia a Accumoli sono stati recuperati tre brani di cornici lignee con intagli applicati e dipinti facenti parte del dossale dell’altare dell’Orbetto, una grande colonna tortile intagliata e dipinta, una piccola cariatide, due lastre del monumento sepolcrale in marmo del donatore dell’Orbetto; dalla chiesa di San Flaviano a Collespada sono stati estratti i dipinti su tela con l’Annunciazione tra San Francesco e San Carlo Borromeo di Flavio Francesco (sec. XVII), la Madonna in trono con bambino e i Santi Pietro e Paolo di Pietro Tosti (sec. XVIII), il dipinto su tavola con San Flaviano Vescovo, il tabernacolo ligneo, tre calici del XVIII secolo, due turiboli, il campanello, due secchielli per l’acqua benedetta, la croce stazionale, un grande crocifisso a parete, la croce processionale, una lampada pensile, il gruppo statuario di Sant’Antonio e il povero e la statua della Madonna di Lourdes, la Via Crucis in ceramica e la riproduzione della Madonna in trono con bambino e i Santi Domenico e Chiara.

Roma, 2 gennaio 2017
Ufficio Stampa MiBACT

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone

 


Milano: tradizione e nuove generazioni insieme per un grande concerto in Duomo

Cultura

Tradizione e nuove generazioni insieme per un grande concerto in Duomo

Appuntamento aperto a tutti venerdì 13 gennaio alle 19:30 in cattedrale con i Solisti veneti, Futurorchestra e “I Polli(ci)ni”

Milano, 4 gennaio 2017 - Passato e presente, tradizione e futuro, memoria e contemporaneità, il tutto nel segno di un monumento che ha attraversato lo scorrere dei secoli per essere punto di riferimento di una comunità e simbolo di Milano nel mondo. In un incontro di generazioni, con un dialogo fatto di musica, il Duomo torna ad ospitare il concerto offerto alla città dalla Veneranda fabbrica e dal Comune di Milano in occasione delle festività.

Leggere di più


Teatro del Lido di Ostia: appuntamenti da gennaio a marzo

Prosegue la stagione del

Teatro del Lido di Ostia

In programma tanti appuntamenti con mostre, teatro ragazzi, musica, danza, laboratori e prosa

Dopo il grande riscontro di pubblico dei primi mesi di programmazione, il Teatro del Lido di Ostia si prepara ad ospitare tanti nuovi appuntamenti con mostre, musica, spettacoli e laboratori per tutti.

Venerdì 6 gennaio dalle ore 16.30 sarà l’Allegra Banderuola ad aprire il nuovo anno regalando un pomeriggio di festa con la XIII edizione de La Befana vien di notte: un evento di teatro, musica e narrazione per le famiglie e i bambini di tutte le età, un villaggio fatato con tanti personaggi immaginari, buffi e stralunati.

Tra i numerosi appuntamenti con il teatro si segnalano sabato 14 gennaio Giuditta Cambieri in Nel silenzio basta un segno, un cabaret ‘diversamente comico’. Utilizzando la parola, la LIS (lingua dei segni italiana) e il linguaggio del corpo, l’artista supera la barriera della comunicazione tra non udenti e udenti e fa arrivare le sue riflessioni comiche a tutti contemporaneamente. Sabato 18 e domenica 19 febbraio in programma La Lettera di Paolo Nani, spettacolo che vanta più di 1.200 repliche in tutto il mondo.

Tornano sul palco gli spettacoli di danza: domenica 26 febbraio l’anteprima di R.OSA 10 esercizi per nuovi virtuosismi (regia, drammaturgia e coreografia di Silvia Gribaudi) e sabato 25 marzo ALDES con Trattato di Economia. (progetto, drammaturgia, regia Roberto Castello e Andrea Cosentino).

Il foyer continuerà ad ospitare mostre visitabili gratuitamente dal venerdì alla domenica dalle 16 alle 20. Da non perdere, dal 10 al 29 gennaio, Sei il mio nemico e ti faccio “Cuori”
videoinstallazione a cura di Alan Bianchi (BeeAnkee) su format di Betta Cianchini e VitainGrata mostra fotografica a cura di Pino Rampolla il cui tema comune è il Cuore, l’Amore e l’Odio, la Reclusione e la Libertà.

Ancora tanta musica dal NeoFolk d’autore con Trase di Sancto Ianne, alla musica classica a cura del Conservatorio O. Respighi di Latina e del Coro Femminile EOS.

In programma anche laboratori di teatro e arti visive, L’Attore e il suo doppio a cura di Teatrino Giullare incentrato sui rapporti teatrali tra parola, umano e artificiale (9 e 10 febbraio) e Come si illustra un libro a cura di Rita Petruccioli incentrato sull’illustrazione per l’editoria (venerdì 17 marzo).
Leggere di più


Gorizia: mostra "La legatoria Luigi Degli Esposti di Bologna"

"La legatoria Luigi Degli Esposti di Bologna. Dalle collezioni di Domenico Calò e Ferruccio Massa"

È dedicata alla produzione libraria di una delle legatorie che hanno fatto la storia della legatura italiana nel Novecento la prima mostra del nuovo anno della Biblioteca statale isontina di Gorizia dal titolo "La legatoria Luigi Degli Esposti di Bologna. Dalle collezioni di Domenico Calò e Ferruccio Massa", esposizione che apre sabato 14 gennaio, vernice alle 11, nella Galleria d'arte "Mario Di Iorio" di via Mameli 12.

Si tratta di un evento espositivo in quanto saranno messi in mostra, alcuni per la prima volta, oltre 80 volumi rari, di proprietà dei medici collezionisti goriziani, Domenico Calò e Ferruccio Massa. Libri realizzati anche a tiratura limitata e destinati a un mercato del lusso e dell'eccellenza editoriale, vestiti in materiali preziosi le cui copertine e rilegature, frutto di una sapienza artigianale unica, rivelano la doppia anima dell'azienda; artistica e commerciale di fascia altissima. Vere opere d'arte realizzate in piena pergamena, dalle copertine in pelle con decori a secco in oro, in madras e cuoio inciso ma anche in tela. I pezzi esposti, fior fiore delle tipo-litografie e delle case editrici italiane, offriranno una preziosa e ampia panoramica dell'attività della legatoria, che si svolse per quasi un secolo, dal 1899 al 1984. In particolare nelle due sale della Bsi si potranno ammirare rare edizioni di Carducci, Pascoli e D'Annunzio, ma anche un volume del 1933 dedicato all'Abbazia di Aquileia e il primo scritto pubblicato dallo storico dell'arte goriziano di fama internazionale Antonio Morassi. Non mancano opere ambientate in Friuli come "Meni e Mariuta", racconto della vicenda di un giovine di Moraro durante la Grande Guerra. Uno spazio particolare dell'esposizione è dedicato alla sezione per ragazzi e signorine con pagine abbellite da illustrazioni e disegni, accanto a commedie e saggi. Non poteva certamente mancare un'opera dedicata alla storia della medicina eccelsamente rappresentata da "Il volto di Ippocrate" dello storico e docente universitario triestino Arturo Castiglioni (1874 –1953). La mostra, patrocinata dell'Ordine dei Medici chirurghi e odontoiatri di Gorizia, è corredata da un catalogo, entrambi a cura del direttore della Bsi Marco Menato, che firma l'introduzione, con saggio critico di Massimo Gatta e testi dei collezionisti, edito da Libreria Antiquaria Drogheria 28 di Trieste. La realizzazione del quale è stata possibile grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia. La mostra resterà aperta con ingresso libero fino al 31 gennaio, da lunedì a venerdì dalle 10.30 alle 18.30, sabato fino alle 13.

 
Come da MiBACT, Redattrice Margherita Reguitti


Museo Salinas di Palermo: un case study di social museum... a porte chiuse

Il Museo Salinas di Palermo: un case study di social museum... a porte chiuse


Può un polveroso museo chiuso da 4 anni per restauri attrarre più visitatori di quando era aperto? Si può ottenere una straordinaria brand awareness partendo da una disastrosa web reputation e senza avere 1 cent di budget? E la Sicilia, il profondo Sud, può raggiungere un primato positivo, e per di più nel campo dell’innovazione sociale? Sì, è possibile! E questa anomalia potrebbe creare un cortocircuito capace di smuovere il dormiente settore della comunicazione culturale. 
IL CASE STUDY IN SINTESI
Sul numero 13 de Il Capitale Culturale. Studies on the Value of Cultural Heritage, semestrale pubblicato dall’Università di Macerata (https://riviste.unimc.it/index.php/cap-cult/article/view/1225) è stato pubblicato il paper di Elisa Bonacini (Università di Catania https://unict.academia.edu/ElisaBonacini) dall’esaustivo titolo “Museo Salinas: un case study di social museum… a porte chiuse”. Lo studio, la cui prossima uscita era stata annunciata dalla rivista scientifica Tafter Journal - Esperienze e Strumenti per Cultura e Territorio, è frutto di due anni di ricerca in cui sono state indagate le strategie di comunicazione adottate dal Museo palermitano sui social media, sottolineando la singolarità di un’istituzione che, chiusa per un restauro che rischiava di condannarla all’oblio, si è aperta al mondo attraverso le pratiche e i linguaggi della contemporaneità. “Chiusi per restauro, aperti per vocazione” è stato lo slogan che ha sintetizzato al meglio la campagna.
«Dall’analisi dei dati emerge come, nonostante una situazione di empasse, le belle parole dello slogan si sono tradotte in una solida, talvolta avanguardistica, attività di comunicazione nel nome della social innovation e della progettualità partecipata con la creazione di un brand riconoscibile e in cui riconoscersi, perfettamente sintetizzato nel pay-off #lestoriedituttinoi» dice Bonacini.
Un mix strategico di attività culturali e didattiche, mostre, spot visuali sui vari social network e l’adesione a campagne sociali di rilancio dei musei come le pioneristiche #invasionidigitali3D (https://furnacejournal.files.wordpress.com/2015/09/bonacini.pdf, i cui risultati sono diventati oggetto di studio in sedi scientifiche internazionali (come l’Università di Birminghman) hanno portato il Museo Salinas all’esterno, sugli schermi e nel cuore dei suoi follower.
È così che questa istituzione museale – la più antica della Sicilia – è riuscita a distinguersi nel generale clima di analfabetismo digitale in cui versa la maggior parte dei musei pubblici italiani. Le criticità evidenziate da queste istituzioni secondo l’ultimo rapporto di Civita, intitolato appunto “#SOCIALMUSEUMS” (co–curatore Luca De Biase, 2016), vale a dire la mancanza di fondi e l’assenza o peggio la svalutazione di personale qualificato, sono state invece colte come una sfida dagli artefici della rinascita del Salinas, il Direttore del Museo l’archeologa Francesca Spatafora e il social media manager Sandro Garrubbo, che cura le strategie di comunicazione. Ovviamente con il coinvolgimento attivo di quanti -  archeologi, tecnici, operatori che agiscono all’interno dell’Istituzione -  hanno creduto in questa mission e nel nuovo corso impresso alla vita stessa del Museo.
«Un salto nel buio» lo definisce il Direttore Spatafora, che avrebbe potuto esporre a critiche un museo di fatto chiuso, ma che con costanza ha dimostrato come «un museo davvero “aperto” non è fatto solo di sale e gallerie accessibili: deve piuttosto essere aperto ai suoi interlocutori, la città e il territorio, e attraverso le testimonianze del passato aiutarli a comprendere la storia per dare radici tenaci al futuro. Un museo che va tra la gente, nelle sale dell’aeroporto e nelle stanze di un carcere minorile, perché le opere d’arte sono mediatori linguistici e culturali straordinari. Una linea che seguiamo con ancora più convinzione da quando il Salinas è stato riaperto lo scorso luglio».
Grazie a un’abile azione di crisis management e tra sacrifici personali ed economici (come quelli del social media manager che paga di tasca propria la chiavetta per “dare voce” al Museo) il Salinas è riuscito a progettare e pianificare azioni comunicative efficaci. E per far passare un’istituzione culturale da una fase autoreferenziale a una autenticamente comunicativa, Garrubbo (precario non di ruolo, con esperienza nel campo della comunicazione e marketing) è partito da due premesse fondamentali:
«la prima, che la cultura non è un valore in sé ma – oggi più che mai – un valore relazionale; la seconda, che i nuovi mezzi di comunicazione sono efficaci solo se utilizzano linguaggi connessi con la contemporaneità. Inoltre, l’assenza di tutto (museo chiuso, linee telefoniche disabilitate, adsl inibita ai social) ci ha permesso di fare un’esperienza “da laboratorio” senza condizionamenti e di provare l’efficacia della rete anche senza rete».
Nasce così una community digitale, spiega Bonacini, in progressiva crescita basata su una relazione bi-direzionale tra museo e follower che da “seguaci” diventano protagonisti attivi di una collettività in cui ciascuno può attingere conoscenza e fornire il proprio contributo, in virtù di una concezione di social innovation che fa della “socialità” un elemento imprescindibile. La linea editoriale seguita è, infatti, quella dello storytelling: storie raccontate con un linguaggio chiaro e ironico, accessibile a tutti, in grado di creare empatia ed emozionare. Con questo stile persino una Netiquette può trasformarsi da decalogo formale in un ironico invito a seguire le buone maniere, se non si vuole “perdere la testa”  (https://www.facebook.com/Museo.Archeologico.Antonino.Salinas.Palermo/app/208195102528120/)
La portata di questo engagement in alcuni insights relativi alla copertura organica dei contenuti: video da 53.553 visualizzazioni, e post da 64.646 persone raggiunte. A quella digitale si accompagna una comunità reale, sottolinea il Direttore, fatta di persone che sposano la causa del Museo e contribuiscono alla sua crescita: il personale tutto e gli “amici del Museo”, che a vario titolo prestano il loro contributo gratuitamente. E i dati della fruizione confermano la validità della strategia e la premiano: «nel 2015 con un’area espositiva pari allo 0,3% della superficie totale, si è registrato un afflusso di 51.751 visitatori con cui sono stati già superati (+24%) i dati di affluenza relativi al 2008 (39.477 visitatori), ultimo anno in cui il Museo era ancora completamente fruibile» spiega Bonacini.
Un trend confermato con la riapertura (del solo piano terra), la prova del nove che in un afoso pomeriggio di fine luglio ha portato all’inaugurazione 2.000 “fan”. Le “buone pratiche” sono quindi fattibili e – continua Bonacini – «il Salinas potrebbe costituire un esempio virtuoso, per quanto perfettibile, in grado di far comprendere a livello politico e decisionale come nulla in questo campo possa essere lasciato al caso: né le professionalità che si occupano di programmazione culturale, né le modalità e le strategie stesse d’azione. Che sia la scintilla di un vero e proprio cortocircuito culturale? Ce lo auguriamo tutti, e per tutti».
Testo e immagine da Ufficio Stampa Museo Salinas - Palermo