Reperti di Campo della Fiera esposti al Museo di Orvieto

Allestita al Museo archeologico nazionale di Orvieto una sala con numerosi pezzi , in terracotta e bronzi, provenienti dagli scavi di Campo della Fiera. Ne hanno parlato nel corso di una conferenza stampa svoltasi al Museo archeologico nazionale di Orvieto la direttrice del museo Luana Cenciaioli, la direttrice degli scavi Simonetta Stopponi e l’archeologo Marco Cruciani. Si tratta di una selezione tra un migliaio di reperti che abbraccia il periodo etrusco, il romano e quello medioevale.

Come si sa, il sito archeologico di Campo della Fiera è stato identificato con l’antico “Fanum Voltumnae”, il santuario federale dedicato al dio Veltune (Voltumna o Vertumnus per i Romani) dove, come riportato dallo storico romano Tito Livio, si riunivano i rappresentanti delle dodici maggiori città etrusche. L’indagine archeologica avviata nel 2000 ha riguardato un vasto periodo che va dal VI sec. a.C. al XIV, cioè dal santuario etrusco alla chiesa di San Pietro “in vetere”. Trasformatosi successivamente in luogo di culto cristiano, il “Fanum Voltumnae” fu in epoca medievale adibito allo svolgimento di mercati stagionali.

Dopo lo straordinario successo in Lussemburgo della mostra “Il luogo celeste. Gli Etruschi e i loro dei. Il santuario federale di Orvieto”, dove sono stati presentati per la prima volta al mondo in modo organico circa 1300 pezzi provenienti dagli scavi orvietani, è stata annunciata per la primavera 2019 ad Orvieto una mostra di risonanza internazionale organizzata da Polo museale dell’Umbria, Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria e Comune di Orvieto.

 


Una nuova app per conoscere le pietre dell’antico Egitto

Alabastro, arenaria, granito, porfido, serpentinite, lapislazzuli sono solo alcuni dei 22 tipi di pietre presentati nella app “Stone. Pietre Egizie”.

Grazie a un team composto da geologi, egittologi, archeologi e informatici, il pubblico ha oggi a disposizione un nuovo strumento per conoscere i reperti della collezione del Museo Egizio in una chiave di lettura diversa.

Sono stati scelti 50 diversi reperti, disposti in 11 sale, selezionati per importanza storica, ma soprattutto per  tipologia del materiale lapideo col quale sono stati scolpiti  e lavorati.  A questi si aggiunge il prezioso “Papiro delle miniere”, la più antica carta geologica mai realizzata, che vanta oltre 3000 anni di storia,  risalente al Regno di Ramesse IV.

L’Egitto è un Paese di grande ricchezza dal punto di vista lapideo, che gli antichi Egizi hanno saputo sfruttare al meglio, lasciandoci reperti di straordinaria bellezza e testimonianze preziose della cultura materiale dell’epoca, oggi esposti nelle sale del museo torinese.

All’interno dell’app, il pubblico può scegliere tra più percorsi: concentrarsi sui capolavori, seguire il percorso cronologico, osservare le tipologie di roccia a livello macro e microscopico, conoscere le cave dalle quali i materiali venivano estratti, aiutati anche da un prezioso glossario che riporta i termini più specifici. La sezione dedicata alle curiosità offre contenuti su estrazione, studio e lavorazione e fornisce gli strumenti per indagare le rocce, oltre alla possibilità di osservare una statua della dea Sekhmet a 360 gradi, grazie alla scansione 3D.

L’applicazione, ideata dal Professor Alessandro Borghi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino e sviluppata dalla Dottoressa Denise Valentino laureata in Scienze  dei materiali per i beni culturali, è disponibile gratuitamente grazie al contributo finanziario della Fondazione CRT, nell’ambito dei progetti “Ricerca e Istruzione”.

La collaborazione tra il Dipartimento di Scienze della Terra e il Museo Egizio ha avuto inizio già alcuni anni fa, con l’apertura delle Gallerie della Cultura Materiale, un percorso parallelo all’allestimento permanente che ospita circa 20.000 reperti, suddivisi per materiale e tipologia, per il quale è stata realizzata una mappa a parete  che mostra la collocazione delle pietre in Egitto e dotata di alcuni campioni di materiali lapidei che i visitatori possono toccare per percepire le differenze tra grezzo e lavorato.

Questa applicazione va ad arricchire l’ offerta culturale che il Museo Egizio propone al pubblico, come risultato delle attività di studio e ricerca condotte sulla cultura materiale dell’antico Egitto, preziosa testimonianza dell’ingegno dell’uomo e del profondo legame con la terra in cui ha vissuto.

“Stone. Pietre Egizie” è scaricabile gratuitamente su Apple Store e Google Play.


Paestum: vibrazioni e cambiamenti climatici minacciano il tempio di Nettuno

Non ci si deve arrivare al sisma, che è un caso eccezionale - anche vibrazioni quasi impercepibili causate da un treno che passa a 1 km di distanza o persino da una tempesta forte incidono sul tempio di Nettuno, costruito 2500 anni fa dai coloni greci di Paestum e miracolosamente conservato fino alla punta del frontone. E il sospetto è che purtroppo negli ultimi tempi il deterioramento dello stato di conservazione del monumento si stia accelerando, anche a causa dei cambiamenti climatici e dell'intensificarsi di calamità naturali con forte incidenza sulla conservazione dei beni culturali. Si tratta di un tema "caldo" che è all'attenzione dei livelli più alti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, come conferma il sottosegretario con delega ai siti Unesco, Lucia Borgonzoni, la quale precisa che <<Il Mibac sta lavorando a un sistema integrato con il supporto di tecnologie avanzate per garantire una maggiore salvaguardia del patrimonio italiano>>.

<<Noi ci siamo spaventati - racconta il direttore del Parco Archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel - quando con i restauratori siamo saliti sul tempio per un intervento periodico di manutenzione e restauro: il degrado, rilevato pochi mesi prima con un drone, era molto avanzato in un breve arco di tempo; ora l'idea è di avviare un monitoraggio continuo per avere maggiore certezza>>.

Per farlo esiste già una soluzione, elaborata dal Dipartimento di Ingegneria Civile dell'Università di Salerno. <<Otto sensori di tecnologia avanzata posizionati sul monumento permetterebbero un monitoraggio continuo, una specie di TAC, che può essere consultato attraverso la rete in tempo reale - spiega il prof.Luigi Petti dell'Ateneo salernitano - Ciò consentirà di rilevare il comportamento del tempio ed elaborare un modello della struttura interna del monumento, onde prevenire eventuali fenomeni di deterioramento statico>>. Le principali informazioni sul comportamento del tempio di Nettuno saranno messe a disposizione di tutti gli utenti in rete in un'ottica di open data e di trasparenza nell'amministrazione del patrimonio archeologico.

Per attuare il progetto, i tecnici del Parco Archeologico e dell'Università hanno stimato costi pari a 110mila euro. <<Abbiamo avviato una raccolta fondi sul portale Art Bonus - annuncia il direttore Zuchtriegel - tutti possono aiutarci a monitorare il tempio di Nettuno, approfittando tra l'altro degli sgravi fiscali previsti dalla legge Art Bonus. Anche una piccola donazione rappresenta per noi un sostegno prezioso>>.

Il monitoraggio di Paestum si inserisce in un progetto più ampio, coordinato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e che vede come protagonista il Parco Archeologico del Colosseo, che sotto la guida della direttrice Alfonsina Russo sta mettendo a punto una strategia per la salvaguardia dei monumenti attraverso un articolato progetto di monitoraggio e di manutenzione programmata. In programma, tra l'altro, un convegno a Roma il prossimo 21 marzo su "Monitoraggio e manutenzione nelle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico ambientale" a cura del Parco Archeologico del Colosseo e una mostra su archeologia e cambiamenti climatici a Paestum, elaborata insieme agli scienziati della Fondazione "Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici", che sarà inaugurata il 17 settembre 2019.

<<Oggi la questione non è più se il cambiamento climatico c'è o non c'è - dice Zuchtriegel - Siamo ormai passati a una fase in cui la questione è come reagire a dei fenomeni che come tali forse non saranno nemmeno nuovi, ma che si stanno verificando con una rapidità inaudita rispetto al passato. Oggi è richiesto il nostro impegno concreto per far sì che i nostri nipoti e bisnipoti potranno ancora ammirare i templi di Paestum nel 2100. Purtroppo non sembra che ciò sia così scontato, guardando anche il recente studio dell'università di Kiel che parla di 42 su 49 siti Unesco analizzati intorno al Mediterraneo a rischio per i cambiamenti climatici in atto, tra cui i templi di Paestum>>.


Tre grandi riaperture al Parco Archeologico di Pompei

Sono tre gli edifici che domani saranno riaperti presso il Parco Archeologico di Pompei: il tempio di Iside, la Casa dell’Ancora e la Casa della Fontana Grande  restituiti al pubblico dopo interventi di restauro, manutenzione del verde e indagini archeologiche.

Nella casa della Fontana Grande, dopo lavori di restauro, si ripropone l’allestimento storico della fontana e la ricollocazione della copia della statuetta di puttino con delfino, secondo il progetto di museo diffuso già realizzato in altre domus di Pompei. La fontana all’epoca della scoperta, tra il 1826 e il 1827, era priva di elementi decorativi. A fine Ottocento -  inizi Novecento venne posizionata sulla base del centro della fontana una copia di un puttino scoperto nel 1880 nella casa degli archi. Tale sistemazione, che tuttavia non era quella originaria, fu ideata probabilmente in analogia con la vicina casa della Fontana Piccola che recava al centro della sua fontana un puttino con oca. L’allestimento ripropone questa storica sistemazione mantenuta per diversi decenni e restituisce un’immagine della casa così come doveva presentarsi prima dell’eruzione del 79 d.C. L’impianto originario risale alla prima metà del II secolo a.C., ma solo nel I secolo d.C. la grande fontana fu addossata al muro di fondo. Grazie ai lavori di restauro tornano alla bellezza originaria i mosaici e le conchiglie e le due maschere teatrali che la ornano.

Il tempio di Iside, dedicato all’antichissimo culto della dea egizia, grazie al progetto “Scavi e Ricerche”, ci restituisce preziose informazioni sui riti che si svolgevano all’interno dell'area. Da un saggio in particolare sono emerse infatti tracce di un sacrificio con offerte vegetali e animali che hanno ampliato la panoramiche di conoscenze sul santuario. Distrutto dal terremoto del 62 d.C., il tempio di Iside venne ristrutturato grazie ai finanziamenti di Numerius Popidius Celsinus, un bambino di sei anni, dietro al quale si nascondeva la benevolentia del padre Numerius Popidius Ampliatus, ricco liberto e sacerdote della Fortuna Augusta che, grazie a questo gesto, voleva spianare al figlio la carriera verso il Consiglio dei decurioni; accesso a lui stesso negato perché nato “non libero”. L’area presenta al centro di un cortile porticato, un tempio su alto podio, un altare, la fossa per le offerte e un purgatorium, piccolo edificio di raccolta dell’acqua che secondo la credenza proveniva direttamente dal Nilo. Alle spalle del tempio un’ampia sala era dedicata alle riunioni degli iniziati, il culto era di tipo misterico e non avevano accesso tutti.  Gli apparati decorativi, le sculture e gli arredi sono oggi esposti al Museo Archeologico di Napoli, ma è possibile immaginare il suo splendore antico grazie alla ricollocazione in situ di affreschi e statue.  Nell’ekklesiasterion il visitatore può acuisire informazioni sul culto isiaco grazie ad installazioni multimediali.

La casa dell’Ancora che prende il nome da un mosaico con ancora situato all’ingresso, apre i battenti dopo lunghi lavori di restauro finanziati grazie al Grande Progetto Pompei. L’abitazione, che presenta caratteristiche uniche nel panorama domestico pompeiano, ha visto una chiusura immediata dopo la precedente apertura nel 2016. Recenti lavori hanno interessato il ripristino del bel giardino del piano inferiore della casa grazie ad un intervento di manutenzione del verde.


Parte la mostra “Venezia e San Pietroburgo. Artisti, principi e mercanti”

Venezia e San Pietroburgo. Artisti, principi e mercanti mostre Mestre Centro Culturale Candiani

Oltre 70 opere dall’Ermitage di cui 20 dipinti dei grandi maestri veneti,
dal Cinquecento al Settecento, tornano in laguna dopo secoli.
In dialogo con disegni e dipinti provenienti dalle collezioni civiche veneziane
rivelano “cortocircuiti” collezionistici tra Venezia e San Pietroburgo.

Da Veronese a Tiziano, fino a Tiepolo, Canaletto e Guardi.
Opere mai esposte prima d’ora in Italia
e talvolta mai uscite dall’Ermitage in mostra a Mestre,
tra cui due inediti Carlevarjs e una singolare opera tarda di Jacopo Tintoretto.

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C’è un filo rosso che da oltre tre secoli lega Venezia a San Pietroburgo, due città riflesse nell’acqua che guardandosi si riconoscevano l’una nell’altra.
Una trama fatta di architetti, musicisti, artisti, principi, mercanti, ambasciatori e di centinaia e centinaia d’opere d’arte che seguendo vie e vicende diverse, hanno lasciato negli anni la città lagunare e i territori della Serenissimaper raggiungere le terre russe e la magica città nata dal sogno di Pietro il Grande.
Oggi il Museo Statale Ermitage custodisce una delle più ricche collezioni di arte veneziana al mondo e la formazione di questa raccolta è uno fra i più avvincenti capitoli della storia del collezionismo, capace ancora di sorprenderci con nuove scoperte e straordinari ritrovamenti.

A riannodare i fili della relazione tra le due città, a raccontare le mille storie sottese in queste raccolte, a riportare - sia pure temporaneamente - nella terra natia alcuni dei capolavori veneti emigrati in Russia, giunge un’emozionante mostra resa possibile grazie agli importanti accordi di collaborazione siglati da alcuni anni tra le due città e costruita congiuntamente dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dal Museo Statale Ermitage, con la collaborazione di Ermitage Italia.

“Venezia e San Pietroburgo. Artisti, principi e mercanti”, curata da Irina Artemieva e Alberto Craievich con la direzione scientifica di Gabriella Belli (allestita a Mestre nel Centro Culturale Candiani dal 18 dicembre al 24 marzo 2019) documenta, grazie a 70 tra dipinti e disegni di grandi maestri veneti dal Cinquecento al Settecento provenienti dall’Ermitage - in alcuni casi mai esposti prima e qui in dialogo con opere delle collezioni civiche veneziane -, non solo i percorsi che hanno condotto l’arte della Serenissima nel museo russo, ma anche inediti intrecci culturali tra le raccolte delle due città.

Veri e propri cortocircuiti del collezionismo e forse del destino.
È il caso degli album Beurdeley, di proprietà del Museo di San Pietroburgo, e Gatteri del Gabinetto disegni e stampe del Museo Correr: ossia i più bei quaderni di disegni su carta azzurra di Giambattista e Giandomenico Tiepolo. In questa occasione, per la prima volta, alcuni fogli dei due quaderni saranno esposti insieme.
Oppure è il caso dei dipinti di Pietro Longhi appartenuti a Giovanni Grimani, divisi tra l’Ermitage e i Musei Civici di Venezia e ora riuniti nella mostra di Mestre.

Un altro parallelismo proposto è quello fra le due più importanti collezioni di grafica dell’artista veneziano Pietro Antonio Novelli, eccelso soprattutto in questo genere, ma in Russia stimato anche come pittore.
Quasi tutti i disegni di Pietro Antonio Novelli (Venezia, 1729 - 1804) conservati all’Ermitage (novantatré su novantacinque) provengono dalla celebre collezione dei principi Jussupov.  Dopo la chiusura del Museo di Palazzo Jussupov nel 1925 l’intero patrimonio d’arte pervenne all’Ermitage, facendo confluire anche quella che era la più vasta raccolta privata di grafica, con oltre 2500 opere di importanti e diversi artisti.

Fu il Settecento il secolo d’oro della passione russa per l’arte veneziana,
quando San Pietroburgo divenne una delle mete più ricercate dagli artisti soprattutto veneti, mentre singolari personaggi si fecero promotori e mediatori degli acquisti della casa imperiale e di tanti membri della nobiltà russa.

A testimoniare tutto ciò vi è la straordinaria selezione in mostra di oltre venti dipinti dei maggiori artisti veneti dal XVI al XVIII secolo – da Tiziano, Tintoretto e Veronese, a Canaletto, Tiepolo, Guardi, Bellotto - ognuno dei quali riassume, nella propria vicenda, un episodio specifico nella formazione della raccolta veneziana del museo russo.

Alcuni dipinti sono notissimi, come la Veduta di San Giovanni dei Battuti a Murano di Canaletto o la Veduta di San Giorgio Maggiore con la punta della Giudecca di Francesco Guardi, quest’ultima acquistata proprio dal Principe Jussupov, amico dell’artista; altri, invece, sono recenti scoperte nelle sterminate collezioni dell’Ermitage, che vengono presentate al pubblico e agli studiosi per la prima volta, come due inediti Capricci di Luca Carlevarijs (Capriccio con l’Ercole FarneseCapriccio con il Ponte rotto) qui affiancati all’opera analoga di Ca’ Rezzonico, entrambi procurati alla zarina da Anton Psaro “Capitano luogotenente della flotta” e inviato russo a Malta.

Una novità assoluta anche la singolare coperta di Spinetta opera di
Jacopo Tintoretto
, già segnalata dal Ridolfi, alla metà del Seicento, in collezione Barbarigo. Il soggetto – Perseo e le Muse – non fu scelto a caso giacché il dipinto decorava uno strumento musicale, e cioè un
clavicordio. “Liberato dai numerosi strati di precedenti verniciature e ritocchi, questo lavoro della maturità – scrive Irina Artemieva - dimostra l’eccezionale maestria compositiva di Tintoretto unita all’esecuzione virtuosistica dei particolari (...) Nel cinquecentesimo anniversario dalla
nascita del maestro veneziano, abbiamo ritenuto opportuno mostrare al pubblico per la prima volta un lavoro tanto raro e insolito”.

La mostra si chiude con un omaggio a San Pietroburgo e a uno dei suoi artefici principali: quell’architetto tanto amato da Caterina II che fu il bergamasco Giacomo Quarenghi. Appassionata di architettura e di giardini, in possesso di una personale raccolta di disegni architettonici, Caterina II arrivò a definire Quarenghi il “suo” architetto. Tra i numerosi edifici e interventi realizzati nella città sulla Neva ricordiamo il Teatro dell’Ermitage, la progettazione degli interni di rappresentanza del Palazzo d’Inverno, come la Sala grande del trono e la cosiddetta Loggia di Raffaello. Tra i disegni esposti, quelli relativi al Palazzo della Borsa e al Palazzo di Alessandro a Zarskoe Selo.
Alcuni suoi disegni presenti in mostra provengono, inoltre, dal poco noto album del Gabinetto dei disegni e delle stampe del Museo Correr.

ARTISTI, PRINCIPI, MERCANTI...
E CAPOLAVORI DELL'ARTE VENETA.

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Dunque dipinti giunti di rado in Italia e alcuni mai usciti dalle sale dell’Ermitage;dipinti che ci raccontano di mille personaggi e intrecci che animavano la vita della città sulla Neva nel XVIII secolo.
Le vie di San Pietroburgo e gli ambienti della corte imperiale e del suo entourage furono infatti frequentati da artisti e personaggi, avventurieri e pionieri, partiti dalla laguna per raggiungere la capitale del Nord, come Bartolomeo Tarsia pittore e scenografo - tra i primissimi veneziani ad accettare di operare al servizio del governo Russo - Francesco Algarotti, Baldassare Galuppi, Giacomo Casanova, i pittori Pietro Rotari, Francesco Fontebasso e Andrea Urbani.
Le residenze imperiali extraurbane di Petergof, Zarskoe Selo, Oranienbaum furono arricchite dai lavori di maestri veneti invitati da Caterina II a decorarne le sale, come Jacopo Guarana, Giambattista Pittoni, Domenico Maggiotto, Francesco Zugno, Gaspare Diziani, Francesco Fontebasso.

Oltre a questo genere di contatti con alcuni artisti viventi, si continuò comunque ad acquistare le opere dei maestri veneziani dei secoli passati: il loro confluire nelle collezioni russe fu vivacemente promosso sia dall’intraprendenza dei rappresentanti della locale colonia italiana, che da
ingegnosi commercianti alla scoperta di quel nuovo mercato.
Musicisti, attori, architetti residenti a San Pietroburgo – pensiamo a
Domenico Dall’Oglio, illustre violinista dell’orchestra imperiale, o ai noti architetti Rastrelli e Quarenghi – portavano spesso, dai loro soggiorni in patria, quadri da rivendere agli aristocratici russi. Tra gli avventurieri e mercanti va segnalato il degno successore del console Smith: John Udney, che i contemporanei descrivono come un uomo avido e propenso ai più equivoci metodi pur di impadronirsi delle opere desiderate.
Poi ci furono il Marchese Pano Maruzzi e il pittore inglese Thomas Jenkins, conosciuto in Italia anche come intenditore di antichità.

Con tutti Caterina II ebbe un atteggiamento abbastanza sprezzante,
anche in considerazione della sua apertura alla nuova moda e al gusto neoclassico; ciononostante Udney riuscì a piazzare ben sessanta dipinti di cui i migliori sono ancora all’Ermitage, come Venere e Marte di Paris Bordon qui esposto.

Tra le opere acquistate a Venezia da Maruzzi nel 1767 figuravano il San Sebastiano e Santa Irene di Antonio Molinari e il Tarquinio e Lucrezia di Palma il Giovane inclusi in mostra. Il primo fu inizialmente ceduto all’ex favorito della sovrana Grigorij Orlov.

Tra le conquiste più significative di Caterina la Grande va ricordata anche l’eccezionale raccolta di opere del Bellotto, parte della galleria dei quadri del conte Brühl acquistata a Dresda. Di Bellotto – artista che non raggiunse mai San Pietroburgo, pur avendo accettato l’invito della zarina, decidendo di fermarsi a Varsavia - viene proposto a Mestre un vero capolavoro: la Veduta di Pirna dalla riva destra dell’Elba, sopra la città.

Anche Pietro Antonio Novelli piaceva alla zarina.
Il rigido clima della Moscovia lo indusse a non recarvisi, ma egualmente ottenne una commissione specifica per la realizzazione di un dipinto a soggetto libero che fu particolarmente apprezzato (“La Famiglia di Enea”).

La ricerca di opere dei grandi artisti del Rinascimento non rappresentò certo un problema per la corte russa: grazie al collaudato sistema su cui si fondavano gli acquisti delle grandi collezioni d’arte celebri in tutta Europa – quali Brühl, Crozat o Walpole – Caterina riuscì ad ottenere alcune eccellenti testimonianze del Rinascimento veneziano. Senz’altro più difficile fu entrare in possesso di opere di Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese.
I rappresentanti dell’antica aristocrazia – i principi Jussupov e Kurakin – e la nuova nobiltà, il conte Stroganov e il principe Bezborodko, si impegnarono allora ad acquistare, in quel periodo, le rare tele disponibili sul mercato di quei sommi artisti veneziani come la Diana di Veronese.

Alla fine del Settecento il mercato veneziano, complice le difficoltà di molte famiglie dell’antico patriziato, è particolarmente vivace.
I principali agenti in città in quel momento sono inglesi o russi. Tra le figure più interessanti vi è il mercante di antichità Nicola Leonelli che già durante il regno di Caterina II risiedette a San Pietroburgo. Vi ritornò nel 1800 portando con sé autentiche meraviglie come il “Banchetto di Cleopatra” di Giambattista Tiepolo acquistato poi dall’imperatore Paolo I e inserito dal Brenna nel soffitto di una delle sale della nuova residenza reale, il castello Michajlovskij (di san Michele). Alla morte del Leonelli, avvenuta nella città russa nel 1817, le numerose tele che gli appartenevano si sparsero nelle collezioni private cittadine per confluire in un secondo momento e seguendo diversi percorsi nelle collezioni dell’Ermitage. Tra queste, due delle opere esposte: l’Endimione dormiente di Pietro Liberi e la rara veduta muranese di Canaletto.

Infine un altro evento fu determinante per l’arricchimento delle collezioni d’arte veneziana dell’Ermitage: l’acquisto integrale nel 1850 della famosa e spesso contesa collezione Barbarigo - di Palazzo Barbarigo della Terrazza sul Canal Grande - su disposizione di Nicola I: l’unico affare di questo genere deciso dalla corte russa dopo gli acquisti operati a suo tempo da Caterina II.

“Fu un evento che suscitò molto scalpore sia a Venezia che a San Pietroburgo” nota Artemieva. Per Venezia significò la perdita dell’ultima grande collezione privata di pittura, in possesso di un’unica famiglia per quasi trecento anni.
A San Pietroburgo, una volta giunta, molti dipinti provocarono delusione - a causa soprattutto del cattivo stato di conservazione - con la conseguenza della loro successiva vendita all’asta o trasferimento dall’Ermitage
ad altri musei.

Negli ultimi anni all’Ermitage è stata eseguita con sistematicità un gran lavoro di ricerca e pulizia delle opere dei più importanti artisti, un tempo presenti nella collezione Barbarigo. Tra questi, oltre al Tintoretto già citato, è di grande interesse poter ammirare, commissionato dai fratelli Barbarigo a Matteo Ponzone, il Ritratto di Carlo Ridolfi: l’autore del “Le maraviglie dell’arte, ovvero le vite degli illustri pittori veneti e dello Stato”, e il primo ad aver compilato l’inventario della nobile collezione nel 1627.

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Natale nei Musei in festa a Roma: appuntamenti dal 22 dicembre al 6 gennaio

Natale nei Musei in festa

Mostre, spettacoli e giochi nei Musei in Comune dal 22 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019

 

A Natale i Musei Civici fanno festa con un ricco programma di mostre, eventi, spettacoli e attività didattiche promosso daRoma CapitaleAssessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dal 22 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019 e con l’apertura straordinaria dei Musei il 1° gennaio 2019.

Eccezionalmente, i Musei Capitolini, i Mercati di Traiano, il Museo dell’Ara Pacis, il Museo di Roma, il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, il Museo Napoleonico e il Museo di Roma in Trastevere saranno aperti il 1° gennaio 2019 dalle 14.00 alle 20.00 e l’area archeologica del Circo Massimo sarà aperta dalle 10.00 alle 16.00. I Musei Civici resteranno tutti chiusi il 25 dicembre mentre il 24 e il 31 dicembre saranno aperti i Musei Capitolini, i Mercati di Traiano e il Museo dell’Ara Pacis dalle 9.30 alle 14.00. Biglietto di ingresso a tariffazione ordinaria, gratuito per i possessori di MIC Card.

Domenica 6 gennaio 2019 ingresso gratuitoin occasione della prima domenica del mese, per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana per tutti i Musei e le mostre in programma, tranne le mostre Marcello Mastroianni, in corso al Museo dell’Ara Pacis e Il Sorpasso. Quando l’Italia si mise a correre, 1946-1961, in corso al Museo di Roma. Sarà inoltre aperto al pubblico gratuitamente il percorso di visita nell’area dei Fori Imperiali dalle ore 8.30 alle 16.30, con l’ultimo ingresso alle 15.30. L’apertura straordinaria prevede l’ingresso in prossimità della Colonna di Traiano e, dopo il percorso attraverso i Fori di Traiano e di Cesare, la prosecuzione attraverso il breve camminamento nel Foro di Nerva, che permette di accedere al Foro Romano mediante la passerella realizzata presso la Curia dalla Soprintendenza di Stato.

 Le tante MOSTRE da visitare nei musei durante le festività si aggiungono come sempre al grande patrimonio di collezioni permanenti dei Musei, a cominciare dalle due esposizioni in corso ai Musei CapitoliniLa Roma dei Re. Il racconto dell’archeologia I Papi dei Concili dell’era moderna. Arte, Storia, Religiosità e Cultura. Proseguendo con Balla a Villa BorgheseL’acqua di Talete. Opere di José Molina, le mostre al Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese, la prima incentrata sulle opere dipinte dall’artista nella villa e l’altra sulle origini del pensiero occidentale. Al Museo di Roma Paolo VI. Il Papa degli artisti, ripercorre la storia degli ultimi tre concili dell’età moderna che hanno determinato radicali cambiamenti nella storia della Chiesa. Nel chiostro della Galleria d’Arte Moderna di via Crispi, l’installazione etica di Antonio Fraddosio Le tute e l’acciaio, dedicata agli operai dell’Ilva e alla città di Taranto. Alla Casina delle Civette di Villa Torlonia Metamorfosi del quotidiano, il fascino dei materiali liberty e déco nella  collezione romana di Francesco Principali, raffinato collezionista di arti decorative del XX secolo. Al Casino dei Principi Discreto continuo - Alberto Bardi. Dipinti 1964/1984, una mostra che ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica.

Oltre a Lisetta Carmi. La bellezza della verità, al Museo di Roma in Trastevere è da vedere la mostra Vento, caldo, pioggia, tempesta. Istantanee di vita e ambiente nell’era dei cambiamenti climatici con la quale, attraverso un percorso di fotografie, Greenpeace racconta i cambiamenti climatici.

Al Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco e al Museo Ebraico di Roma, la mostra sull’archeologo e mercante d’arte Ludwig Pollak (Praga 1868 – Auschwitz 1943) ripercorre la storia professionale e personale del grande collezionista dalle sue origini nel ghetto di Praga, gli anni d'oro del collezionismo internazionale, alla tragica fine nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

Ai Mercati di Traiano Viaggio nel Colosseo - Magico fascino di un monumento, una mostra grafica sul fascino che “la magia” del Colosseo ha sempre esercitato sull’artista austriaco Gerhard Gutruf con una selezione delle sue opere, realizzate in tecniche e formati differenti. Io So(g)no. Sguardi dei minori stranieri non accompagnati sulla loro realtà e i loro sogni è la mostra fotografica al Museo delle Mura, rivolta a minori stranieri non accompagnati accolti a Roma.

Fino al 6 gennaio, i Musei faranno festa anche offrendo SPETTACOLI, CONCERTI E ATTIVITÀ per tutte le età e per ogni gusto.

 

Con Musei in gioco, i protagonisti delle feste di Natale saranno bambini e ragazzi di ogni età, dal 22 dicembre 2018 alla Befana 2019, che potranno scegliere tra le tante attività divertenti e formative organizzate per conoscere la storia di Roma e delle sue collezioni museali, in modo inusuale e giocoso: dall’originale caccia al tesoro del Museo delle Mura, il 22 dicembre e il 5 gennaio, alla speciale tombola allestita al Museo di Casal de’ Pazzi -  23 dicembre e 4 gennaio - con animali, piante e uomini del Pleistocene.

E ancora, il Museo dell’Ara Pacis il 4 gennaio proporrà prove di abilità e simpatici enigmi e al Museo Civico di Zoologia saranno molti i giorni dedicati al gioco - 22,23,27,28,29,30 dicembre e 2,3,4,5,6 gennaio -  in cui i piccoli partecipanti potranno interagire con reperti naturalistici negli incontri della ‘scienza divertente’ sulle orme di Babbo Natale e tra gli animali del ghiaccio.

Anche al Museo di Roma, il 23 dicembre i ragazzi “vestiranno i panni” dei personaggi dipinti nelle opere attraverso oggetti (vestiti e gioielli) indossati nell’opera scelta. Non mancheranno cruciverba, puzzle, caccia all’opera d’arte misteriosa al Casino dei Principi di Villa Torlonia il 27 dicembre e il 6 gennaio, un “Mercante in Fiera” rivisitato in chiave napoleonica (naturalmente al Museo Napoleonico), il 3 e il 5 gennaio.

Sabato 29 dicembre appuntamenti sia ai Musei Capitolini, con caccia all’opera e altri giochi di osservazione, sia alla Centrale Montemartini, dove melodie antiche e frastuoni moderni accompagneranno i bambini alla scoperta del museo.

Nelle giornate di festa 2, 3 e 4 gennaio al Museo Carlo Bilotti i piccoli visitatori saranno dotati di pastelli e altri materiali didattici per interagire con creatività con le opere del museo di Villa Borghese. Davanti alla colonna Traiana, inoltre, venerdì 28 dicembre i bambini potranno ascoltare la storia delle guerre fra Romani e Daci per poi visitare la mostra in corso ai Mercati di Traiano“Viaggio nel Colosseo. Magico fascino di un monumento”.

L’ampio programma per bambini e ragazzi fa parte di “Patrimonio in Comune. Conoscere è partecipare”, le iniziative didattiche per le scuole e per il pubblico sono promosse da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Tutti gli incontri sono gratuiti, ad eccezione delle attività del Museo Civico di Zoologia. Ingresso ai Musei è a pagamento, ove previsto, secondo la tariffazione vigente ed è completamente gratuito per i possessori della MIC Card.

I più giovani, sabato 22 dicembre al Museo Casal de’ Pazzi alle 11.00, si potranno cimentare con il laboratorio Uomini a confrontoper riconoscere i diversi tipi umani che hanno avuto un peso particolare nella storia dell’evoluzione. Con l’aiuto degli operatori e di modelli 3D, i ragazzi saranno guidati al riconoscimento di similitudini e differenze morfologiche per cercare confronti e individuare le specie di appartenenza, la loro posizione nel decorso evolutivo, e associare le varie specie ad aree geografiche ed ambienti. Inoltre dovranno descriverne i modi di vita.

Le avventure continuano nel pomeriggio con le Mystery Rooms per conoscere la storia e l’arte attraverso il gioco. Due gli appuntamenti: sabato 22 dicembre alle 15.00 e alle 16.30 al Museo Napoleonico con Album Bonaparte – Indagine nel passato, presente e…futuro di una famiglia, rivolto a un pubblico curioso, appassionato di storia e di mistero, che potrà esercitare la propria immaginazione muovendosi da un indizio all’altro. Dentro le vetrine, nelle librerie, ben nascosto dietro la magniloquenza dei ritratti ufficiali si nasconde, infatti, un universo di tracce, oggetti, disegni, doni, che parla della famiglia Bonaparte e delle relazioni misteriose che intercorsero tra i suoi membri. Si comincia con una sorta di seduta spiritica collettiva che rievoca la vita contenuta negli oggetti per poi muoversi tra le stanze entrando in relazione con la collezione del museo e tentare di ricomporre l’album di famiglia.

Tornano i misteri, i segreti e le avventure di Mistery Rooms anche domenica 23 dicembre, al Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco alle 10.30 e alle 14.00. Le mani sul museo – Concerto avventura per salvare il Museo Barracco si trasformerà, in corso d’opera, in una vicenda densa di mistero. Un custode scomparso, un funzionario pazzo ma, soprattutto, la perdita dell’unico fondamentale documento in grado di evitare la distruzione del Museo da parte di un’agguerrita multinazionale daranno il via a una vera e propria caccia al tesoro tra le sale del museo in cui i partecipanti andranno alla ricerca degli indizi utili al ritrovamento dell’importante documento.

Anche in una trincea di guerra a Natale può nascere Gesù e strappare ai soldati provati dai combattimenti un canto di pace e di speranza, che vada oltre il grido di rabbia e dolore espresso dalle canzoni nate dalla durezza dell’esperienza di guerra: alcuni di questi canti riecheggeranno il pomeriggio del 29 dicembre 2018, alle 16.00 al Museo della Repubblica romana e della memoria garibaldina, dove, in occasione delle iniziative conclusive di commemorazione della fine della Grande Guerra, è previsto il concerto Natale in trincea. Canti di pace e di guerra ad accompagnare l’esposizione del presepe di guerra visibile fino al 6 gennaio 2019.

Con ingresso ad 1 euro, tutti i fine settimana saranno come sempre arricchiti dai concerti e dagli incontri didattici della manifestazione Nel week end l’arte si anima. Per il fine settimana del 22 e 23 dicembre, la musica inizierà sabato 22 dicembre alle 20.30 ai Musei Capitolini con un concerto di Ambrogio Sparagna, a cura di Fondazione Musica per Roma, in Sala Pietro da Cortona. A seguire, Fermarono i Cieli, le Canzoncine spirituali di Sant'Alfonso Maria de’ Liguori, all’Esedra del Marco Aurelio alle 21.00, e in replica alle 22.45, con l’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica diretta da Ambrogio Sparagna e la partecipazione straordinaria di Peppe Servillo. A Palazzo Nuovo alle 21.45 Duo Pifferari, il virtuosismo e l'armonia delle zampogne di Marco Tomassi e Marco Iamele, liutai e musicisti tra i più apprezzati in Italia in questo genere. Con Marco Tomassi e Marco Iamele

In Sala Pietro da Cortona alle 22.15, Venite alla capanna, ninne nanne e novene di Natale della tradizione degli Appennini, proposte da Anna Rita Colaianni con accompagnamento di strumenti musicali dimenticati. Con i solisti dell’Orchestra Popolare Italiana.

Ancora musica al Museo Carlo Bilotti, domenica 23 dicembre alle 11.30  con Daniele Tittarelli e  Marco Acquarelli, due musicisti che affrontano un repertorio di brani originali, rivisitazioni e musica improvvisata. A cura di Casa del Jazz per Musica per Roma.

Nel fine settimana del 29 e 30 dicembre la manifestazione Nel week end l’arte si anima prevede, sabato 29 dicembre dalle 20.00 alle 24.00 concerti ai Musei Capitolini, con ingresso ad 1 euro, e, domenica 30 dicembre alle 11.30 al Museo Carlo Bilotti, ad ingresso gratuito, Musica al chiaro di luna con brani di C. Schumann e C. Debussy, a cura di Roma Tre Orchestra. Raffaello Galibardi al violino; Roberto Vecchio al violoncello e Guido Carpentiere al pianoforte.

Per il primo sabato e la prima domenica del 2019il e il 6 gennaio 2019, la manifestazione Nel week end l’arte si animaprevede il concerto Mozart – Gala ai Musei Capitolini, con ingresso ad 1 euro, dalle 20.00 alle 24.00, a cura di Roma Tre Orchestra.

La musica si sposterà dall’Esedra del Marco Aurelio (alle 20.15 e alle 23.00) - con una selezione di concerti solistici per flauto, fagotto, corno, violino e clarinetto - alla Sala Pietro da Cortona (alle 20.45) con arie dal Don Giovanni. Poi a Palazzo Nuovo (alle 21.30) con Quartetto con flauto in re maggiore K 285 e Quartetto con flauto in Do maggiore K 285b. Infine di nuovo in Sala Pietro da Cortona (alle 22.15) con Sonate per piano solo; W.A. Mozart: Sonate n° 11 in la maggiore K 331 e n° 12 in fa maggiore K 332.

Mentre domenica 6 gennaio al Museo di Roma alle 11.30 Steam Quartet incontra R30 – La musica da cinema per tutte le età:quartetto d’archi con musiche da film con un focus su film d’animazione Disney. A cura di Roma Tre Orchestra.

Per tutto il periodo festivo, inoltre, apertura straordinaria tutti i giorni - escluso il 24, 25, 31 dicembre e il 1° gennaio 2019 – deL’Ara com’eradalle 19.30 alle 23.00 (ultimo ingresso alle 22.00). Primo intervento sistematico di valorizzazione in realtà aumentata e virtuale del patrimonio culturale di Roma, il progetto multimediale permette di rivivere le storie e le vicende che l'altare monumentale dell’Ara Pacis ha conosciuto nel corso dei secoli.

Utilizzando particolari visori, elementi virtuali ed elementi reali si fondono direttamente nel campo visivo dei visitatori, trasportandoli in una visita immersiva e multisensoriale all’altare voluto da Augusto per celebrare la pace da lui imposta su uno dei più vasti imperi mai esistiti. Ingresso intero 12€ - ridotto 10€. Prenotazione consigliata allo 060608

 

 

Il programma è suscettibile di variazioni, per info e aggiornamenti 060608 (tutti i giorni 9.00 19.00)museiincomuneroma.it #nataleneimusei

Testo da Ufficio Stampa Zètema - Progetto Cultura


Nel week-end l’arte si anima: appuntamenti del 22 e 23 dicembre a Roma

Nel week-end l’arte si anima: una sera ai Capitolini in compagnia dell’Orchestra Popolare Italiana di Ambrogio Sparagna e la voce di Peppe Servillo

Nuova apertura serale dei Musei Capitolini con gli eventi curati dalla Fondazione Musica per Roma. Durante il fine settimana la musica jazz, i nuovi appuntamenti con le Mystery Rooms e laboratori gratuiti

Ambrogio Sparagna nel week-end l'arte si anima Roma Musei in Comune
Roma, Auditorium Parco della Musica 06 11 2016
Ottobrata Romana
Ambrogio Sparagna direzione, voce, organetti
Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica
Coro Popolare diretto da Anna Rita Colaianni
e la partecipazione di Luca Barbarossa voce, chitarra
Giorgio Onorato voce
©Musacchio / Ianniello / Pasqualini

Roma, 19 dicembre 2018 - Le festività natalizie sono alle porte e anche la manifestazione Nel week-end l’arte si anima si prepara a festeggiare con una nuova edizione ricca di musica e iniziative gratuite. Si partirà come consuetudine dall’apertura serale straordinaria dei Musei Capitolini, che sabato 22 dicembre dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso alle ore 23) inaugureranno la versione prenatalizia dell’evento promosso da Roma CapitaleAssessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con una serata in compagnia della Fondazione Musica per Roma e l’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica diretta da Ambrogio Sparagna.

Roma, Auditorium Parco della Musica 06 11 2016
Ottobrata Romana
Ambrogio Sparagna direzione, voce, organetti
Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica
Coro Popolare diretto da Anna Rita Colaianni
e la partecipazione di Luca Barbarossa voce, chitarra
Giorgio Onorato voce
©Musacchio / Ianniello / Pasqualini

 Al costo simbolico di un euro o gratuitamente per i possessori della MIC Card si potrà accedere al complesso museale di piazza del Campidoglio per ammirare la vasta collezione permanente, le opere presenti all’interno delle mostre temporanee La Roma dei Re. Il racconto dell’Archeologia e I Papi dei Concili dell’era moderna. Arte, Storia, Religiosità e Cultura e assistere alle diverse esibizioni in programma nell’Esedra di Marco Aurelio, nella Sala Pietro da Cortona e nel Palazzo Nuovo. Sarà lo stesso Ambrogio Sparagna, in versione solista, ad aprire la serata alle ore 20.30 nella sala centrale della Pinacoteca Capitolina. A seguire alle ore 21 (replica alle ore 22.45) ci si trasferirà nell’ampio spazio dell’Esedra di Marco Aurelio per assistere alla rappresentazione dal titolo Fermarono i Cieli. Le Canzoncine spirituali di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori con l’Orchestra al completo dei suoi componenti e la partecipazione straordinaria di Peppe Servillo.

Intorno alla metà del Settecento Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore dell’ordine dei Padri Redentoristi, cominciò ad accompagnare il suo lavoro pastorale fra i poveri del Regno di Napoli con la pratica di alcune canzoncine spirituali composte sia in dialetto che in italiano. Si trattava di canti dall’impianto semplice, alcune legate al ciclo delle festività natalizie (Tu scendi dalle stelleFermarono i cieli), altre alla devozione mariana, che traevano spunto melodico da temi popolari, con cui il missionario insegnava ai “lazzari” i fondamenti del cattolicesimo. Il successo di queste canzoncine spirituali favorì lo sviluppo in ambito popolare di un larghissimo repertorio di canti popolari religiosi che sono ancora largamente in uso in tutto il territorio nazionale. Lo spettacolo Fermarono i Cieli proporrà alcuni di questi canti religiosi popolari e altri appositamente composti da Ambrogio Sparagna, affidandoli all’interpretazione originalissima di Peppe Servillo e di un gruppo di strumenti popolari fra cui una zampogna gigante, un modello di straordinarie proporzioni (è alta quasi due metri) diffusasi nel regno di Napoli a partire dalla fine del settecento proprio allo scopo di accompagnare il repertorio tipico delle canzoncine spirituali.

A completare la serata, altri due appuntamenti con i canti natalizi eseguiti dall’Orchestra in versione ridotta. Alle ore 21.45, all’interno del Palazzo Nuovo, si potrà apprezzare il virtuosismo e l’armonia delle zampogne del Duo Pifferari composto da Marco Tomassi e Marco Iamele, liutai e musicisti tra i più apprezzati in Italia in questo genere mentre alle ore 22.15 si tornerà nuovamente in Sala Pietro da Cortona, all’interno della Pinacoteca, per l’esibizione Venite alla Capanna. Le ninne nanne e novene di Natale della tradizione degli Appennini saranno proposte dalla voce di Anna Rita Colaianni con l’accompagnamento di strumenti musicali dimenticati suonati dai solisti dell’Orchestra Popolare Italiana.

Il clima di festa introdotto dalla serata di apertura ai Musei Capitolini troverà il suo naturale prolungamento domenica 23 dicembrecon le note, questa volta jazz, del concerto gratuito curato dalla Casa del Jazz in programma alle ore 11.30 al Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese. Ad accompagnare i visitatori durante la mattinata al museo saranno il sax di Daniele Tittarelli e la chitarra di Marco Acquarelli, due musicisti che collaborano dalla fine degli anni ’90 e che proporranno per l’occasione un repertorio di brani originali, rivisitazioni di standards e musica completamente improvvisata.

Ma non sarà solo la musica ad attendere il pubblico del prossimo fine settimana. In programma alle ore 11 al Museo di Casal de’ Pazzi anche un nuovo laboratorio didattico a ingresso gratuito dal titolo Uomini a confronto. Dopo una iniziale visita al museo, i partecipanti all’attività laboratoriale potranno riconoscere i diversi tipi umani che hanno avuto un particolare peso nella storia dell’evoluzione. Attraverso il supporto degli operatori e attraverso modelli 3D di crani umani e/o riproduzioni di altre parti anatomiche, i ragazzi saranno guidati al riconoscimento di similitudini, differenze morfologiche e, tramite l’utilizzo di apposite tabelle, all’individuazione delle specie di appartenenza, della loro posizione nel decorso evolutivo e all’associazione delle varie specie ad aree geografiche e ambienti.

Anche il prossimo fine settimana si ripeteranno le fortunate avventure delle Mystery RoomsSabato 22 alle ore 15 e alle ore 16.30 al Museo Napoleonico andrà in scena la Mystery dal titolo Album Bonaparte. Indagine nel passato, presente e…futuro di una famiglia. Si andrà alla scoperta dei segreti nascosti della famiglia Bonaparte scovando, dentro le vetrine, nelle librerie, ben nascosto dietro la magniloquenza dei ritratti ufficiali, l’universo di tracce, oggetti, disegni, doni, che parlano della famiglia e delle relazioni misteriose che intercorsero tra i suoi membri. Si comincerà con una sorta di seduta spiritica collettiva che rievocherà la vita contenuta negli oggetti per poi muoversi tra le stanze entrando in relazione con la collezione del museo e tentare di ricomporre l’album di famiglia.

Domenica 23, invece, alle ore 10.30 e alle 14, sarà la volta del Museo di scultura antica Giovanni Barracco con Le mani sul museo. Concerto avventura per salvare il Museo Barracco. Un concerto che si trasformerà magicamente in un’avventura, alla ricerca della risoluzione di un fitto mistero che avvolge il Museo e ne minaccia l’esistenza. Un custode scomparso, un funzionario pazzo ma, soprattutto, la perdita dell’unico fondamentale documento in grado di evitare la distruzione del Museo da parte di un’agguerrita multinazionale daranno il via a una vera e propria caccia al tesoro tra le sale del museo in cui i partecipanti andranno alla ricerca degli indizi utili al ritrovamento dell’importante documento.

Nel week-end l’arte si anima è una manifestazione promossa da Roma CapitaleAssessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è realizzata in collaborazione con le principali istituzioni cittadine come Fondazione Musica per RomaTeatro di RomaTeatro dell’OperaAccademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Università Roma Tre e con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Prossimi appuntamenti: sabato 29 dicembre nuova apertura serale dei Musei Capitolini con gli eventi a cura di Fondazione Musica per Roma.

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Nasce il museo della battaglia di Himera

Con un accordo tra Regione Siciliana e Rete Ferroviaria italiana si avvierà la realizzazione del Museo della battaglia di Himera. Un grande museo nell’ex stazione ferroviaria  di Buonformello nel palermitano esporrà i reperti provenienti dagli scavi effettuati nell’area della città bassa. Il contributo di un privato si sta rivelando fondamentale per il proseguo degli scavi che stanno portando alla luce i resti della famosa battaglia combattuta tra Greci e Cartaginesi nel 480 a.C. nel territorio che oggi ricade vicino a Termini Imerese.

Ricostruzione Himera

Himera sorgeva infatti sulla costa tirrenica della Sicilia tra il fiume Torto e l’Himera settentrionale. La colonia aveva una “città bassa” situata sulla pianura verso la costa e una “città alta” situata sulla collina retrostante. Gli scavi del 2007 hanno evidenziato il posizionamento dell’accampamento cartaginese vicino alla zona costiera, lungo la riva orientale del fiume Torto e fino alla colline di fronte alle mura della città. Gli archeologi hanno messo in evidenza il campo di battaglia e i resti scheletrici di uomini e cavalli di entrambi gli schieramenti e in più hanno messo in evidenza i resti della città bassa e delle fortificazioni .

Resti scheletrici battaglia di Himera

La scoperta dei resti della battaglia di Himera avvalora il racconto di Diodoro Siculo che scriveva: “(Amilcare dopo lo sbarco a Palermo) si spinse con l’esercito contro Himera e la flotta lo fiancheggiava navigando. Quando giunse nei pressi della città, che abbiamo prima citato, vi pose due accampamenti, uno per l’esercito di terra ed uno per la forza navale. Tirò a secco tutte le navi da guerra e le circondò con un profondo fossato e con una palizzata di legno, fortificò l’accampamento dell’esercito di terra che aveva sistemato proprio di fronte alla città, e aveva prolungato dalla trincea navale fino alle colline sovrastanti”.

L’idea – spiega l’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa – è quella di realizzare una grande struttura secondo i criteri più aggiornati della museografia contemporanea. Creare un museo in prossimità del luogo della battaglia è una scelta precisa che, oltre a dare un senso ai luoghi teatro dello scontro, potrà essere volano di sviluppo per il territorio. I musei tematici, così come questo che abbiamo intenzione di realizzare – conclude l’assessore Tusa – costituiscono per i visitatori un valore aggiunto per la conoscenza del territorio e della storia che lo ha attraversato. Una musealizzazione moderna rappresenterà una nuova modalità di comunicare una storia antica che ha profondamente cambiato la nostra storia moderna”.

Il museo su Himera sarà il terzo realizzato in Sicilia che riguarderà una battaglia dopo quello di Favignana sullo scontro delle Egadi e quello di Catania sullo sbarco del ’43.

Aggiungiamo – sottolinea il presidente della Regione Nello Musumeci – un’altra perla all’enorme patrimonio storico-archeologico per il quale la Sicilia è diventata famosa nel mondo e meta di continui flussi turisti. La nostra storia, il nostro passato va continuamente valorizzato e reso sempre più fruibile. Salvaguardarne la memoria è un dovere anche perchè rappresenta sempre una occasione di sviluppo economico per la nostra Isola”.

Foto: Assessorato dei Beni culturali e dell'Identità siciliana


Paestum al chiaro di luna dal 21 al 31 dicembre 2018

“Paestum al chiaro di luna” è la proposta del Parco Archeologico di Paestum e della Fondazione “Giambattista Vico” di Vatolla per le festività natalizie: dal 21 al 31 dicembre 2018, all’imbrunire, visite al Santuario Meridionale. Se nelle più grandi città abbondano luminarie e addobbi, a Paestum si spengono le luci e si passeggia tra i templi illuminati dalla luce naturale notturna e dalle fiammelle di piccole lanterne portate in mano dai visitatori.

“La proposta di un’esperienza di visita al chiaro di luna restituisce la sacralità di un luogo magico come Paestum – dichiara Tiziana Maffei, presidente ICOM Italia – La scelta di non illuminare i templi dall’interno può apparire oggi controtendenza, ma in realtà rivela coraggio e coerenza non solo dal punto di vista ambientale. In quest’Italia schiacciata dall’inquinamento luminoso, purtroppo, la sapienza del passato nell’utilizzare la luce naturale a sostegno della sintassi architettonica, è stata letteralmente sopraffatta dal desiderio di vivere in ore notturne i luoghi della cultura. Dovremo cogliere l’iniziativa del Parco Archeologico di Paestum per aprire una riflessione sul ruolo della luce quale dispositivo museografico territoriale nella messa in scena notturna di architetture e paesaggi culturali”.

Oltre alle visite nell’area archeologica, sarà possibile ammirare nel museo il quadro "Paestum al chiaro di luna", dipinto da Antonio Coppola negli anni 1880/90, e concesso dalla fondazione Vico. “E’ con fierezza che la Fondazione “G. Vico” collabora con il Parco Archeologico di Paestum per la realizzazione di questa iniziativa – afferma il presidente Vincenzo Pepe – essa è un importante esempio di sinergia tra gli enti pubblici e gli altri soggetti “minori” impegnati sul territorio. Collaborare con il grande attrattore del Parco del Cilento è fondamentale per chi quotidianamente si occupa della promozione e valorizzazione del territorio cilentano. L’intento è utilizzare la fama di Paestum come volano per la conoscenza delle altre realtà locali che meritano altrettanta visibilità, proprio come i quadri del Grand Tour esposti nel museo Acropolis di Agropoli”.

Oltre allo scenario naturale, la visita sarà resa ancora più suggestiva dalle lanterne che i visitatori ritireranno presso l'ingresso di "Porta principale", di fronte al tempio di Nettuno.

“Il tentativo dell’esposizione – afferma il direttore Gabriel Zuchtriegel – è quello di rievocare il fascino del sito sotto il cielo notturno in un periodo in cui i monumenti ancora non si illuminavano con impianti a luce elettrica. Negli ultimi decenni è divenuto sempre più difficile rivivere tale esperienza, perciò abbiamo deciso di spegnere l'illuminazione esterna dei templi del santuario meridionale per permettere la visita "al chiaro di luna", con la sola illuminazione di lanterne”.

Info:

Paestum al chiaro di luna, visite all’imbrunire al santuario meridionale.

Inaugurazione 21 dicembre 2018, alle ore 17:00.

Tutti i giorni, all’imbrunire, dal 21 al 31 dicembre 2018, appuntamento al museo.

Iniziativa inclusa nel biglietto di ingresso al Parco, nel biglietto annuale Paestum Mia e nella card Adotta un blocco.


Dal 1° gennaio ticket gratuito al MANN per i soci ordinari ANA

Dal 1° gennaio 2019, gli archeologi soci ordinari dell’ANA (Associazione Nazionale Archeologi) avranno ingresso gratuito al MANN, esibendo la tessera d’iscrizione: è questo il presupposto della convenzione firmata dal Direttore del Museo Paolo Giulierini e dal Presidente ANA Salvo Barrano.
In un incontro, avvenuto stamattina al MANN ed organizzato con i vertici nazionali e regionali di ANA, Paolo Giulierini ha ribadito:
“E’ necessario dare un segnale forte: il più grande Museo Archeologico d’Italia riconosce agli specialisti una corsia adeguata nella fruizione, per studio o per diletto, del patrimonio archeologico del MANN”.
Alla base della convenzione, l’esigenza di favorire, anche in modo simbolico, la creazione di una koiné di esperti, prescindendo dall’inquadramento professionale ricoperto (archeologi ministeriali, in organico presso enti territoriali, liberi professionisti o attivi nel terzo settore): al momento, infatti, l’accesso gratuito ai Musei ed ai luoghi della cultura gestiti dal Mibac è garantito soltanto agli archeologi in ruolo al Ministero o agli studenti universitari, mentre gli archeologi liberi professionisti (componente maggioritaria della categoria) pagano il biglietto a prezzo intero.
“Per un archeologo professionista è fondamentale presidiare quotidianamente gli spazi del Museo, visitarne le collezioni, partecipare agli eventi, alle mostre e ai dibattiti.  Sono grato al Direttore Giulierini per aver accolto la nostra proposta e mostrato grande attenzione alla comunità professionale degli archeologi”, conclude il Presidente ANA Salvo Barrano.