Il documentario "Mother Fortress" di Maria Luisa Faenza alla Casa del Cinema

Alla Casa del Cinema la proiezione del documentario

Mother Fortress di Maria Luisa Faenza

La proiezione, in programma mercoledì 19 dicembre alle ore 17 sarà introdotta dal Prof. Paolo Matthiae, dal Sen. Raniero La Valle e dall’Abate Primate della Confederazione

Benedettina Gregory J. Polan

Roma, 18 dicembre 2018 – La Casa del Cinema di Roma è lieta di ospitare mercoledì 19 dicembre alle ore 17, la proiezione del documentario diretto da Maria Luisa Forenza Mother Fortress, unico film italiano in concorso per il Tertio Millennio Film Fest promosso dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. Il film approda a Villa Borghese dopo essere stato proiettato in prima mondiale il giorno 12 dicembre alle ore 16.30 nella sede della Filmoteca Vaticana. L’importante appuntamento sarà preceduto dal saluto del Direttore della Casa del CinemaGiorgio Gosetti e dall’incontro introduttivo con il Prof. Paolo Matthiae, il Sen. Raniero La Valle e lo statunitense Gregory J. Polan O.S.B., Abate Primate della Confederazione Benedettina. Dopo il film, invece, seguirà un dialogo con il pubblico e gli altri ospiti presenti in sala.

Mother Fortress racconta la storia della Madre Badessa Agnes, la quale assieme a monaci e monache di diversi continenti (Libano, Portogallo, Francia, Belgio, Cile, Venezuela, Colorado-USA), affronta gli effetti della guerra in Siria sul suo Monastero, situato ai piedi di montagne al confine con il Libano sulle cui alture Al-Qaeda e ISIS insidiosamente si nascondono.

Nonostante sia esso stesso bersaglio di attacchi terroristici, il monastero accoglie orfani, vedove, rifugiati (cristiani e sunniti), vittime di una guerra fratricida che dal 2011 ha prodotto caos e devastazione dal nord al sud della Siria. Organizzando un convoglio di ambulanze e camion, che percorrono strade controllate da cecchini dell’ISIS, Madre Agnes persegue la missione di fornire aiuti umanitari (cibo, vestiti, medicine) ai siriani impossibilitati ad espatriare.

Girato fra il 2014 e il 2017 in Siria, Svizzera e Italia, il film-documentario non racconta la guerra, bensì esplora la condizione umana in tempo di guerra. È un viaggio materiale e spirituale, una “storia d’amore” la cui destinazione finale sarà Roma.

Mother Fortress Maria Luisa Forenza Paolo Matthiae Casa del Cinema RomaNella ricerca personale sul “Tempo” come idea-guida delle riprese, il film tenta di cogliere tempo mitico, tempo cronologico, tempo liturgico okairos, colto nell’oscillazione fra realtà quantitativa e “dilatazione” del presente. Girato in condizioni di emergenza e pericolo incombente per possibili attacchi di Daesh, il film è anche un documento della vita quotidiana in Siria. Concepito a San Francisco il film Mother Fortress è il risultato di questo sforzo conoscitivo ed espressivo.

MOTHER FORTRESS  (78min)

Produzione: Damascena Film

Soggetto e Regia: Maria Luisa Forenza

Fotografia: Maria Luisa Forenza, Giulio Pietromarchi

Montaggio: Annalisa Forgione, Maria Luisa Forenza

Montaggio Suono ed Effetti: Marco Furlani

Missaggio Suono: Marcos Molina

Correzione Colore: Vincenzo Marinese

CASA DEL CINEMA

Spazio culturale di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale

Gestione Zètema Progetto Cultura

Direzione Giorgio Gosetti

in collaborazione con Rai; Rai Cinema 01 distribution

 

INDIRIZZO Largo Marcello Mastroianni, 1

INFO tel. 060608 www.casadelcinema.it www.060608.it

INGRESSO GRATUITO

Testo e immagini da Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura


Napoli: convegno "La Federico II per Pompei"

LA FEDERICO II PER POMPEI

Conoscenza, Scavo, Restauro e Valorizzazione

del Suburbio Occidentale

CONVEGNO DI STUDI

Mercoledì 19 DICEMBRE

Centro Congressi Partenope

Aula magna

(Via Partenope, 36 – Napoli)

Un convegno, segno della stretta collaborazione tra il Parco archeologico di Pompei e la Federico II - una sinergia e un confronto di studi e competenze importanti per la salvaguardia dei beni culturali -  sarà dedicato nell'appuntamento di mercoledì 19 dicembre presso il Centro Congressi Partenope dell’Università Federico II  al Suburbio Occidentale di Pompei e alla sua conoscenza, scavo, restauro e valorizzazione. 

La prima parte del convegno, relativa  all’Insula Occidentalis di Pompei, illustrerà le indagini archeologiche, geologiche, geofisiche  e le  ricerche di paleo-botanica finora condotte, finalizzate al monitoraggio e alla conoscenza dell’area che sono alla base della programmazione di tutti gli  interventi strutturali e di consolidamento, e a sua volta connesse all’ampliamento della fruizione di questa area suburbana di Pompei.

Nella seconda parte pomeridiana, il tema trattato sarà dedicato alle Terme suburbane di Pompei, già oggetto di un  Accordo Quadro tra l’Università Federico II, il Parco Archeologico di Pompei e la Fondazione Deloitte, per il progetto di ricerca “Pompei Accessibile”, finalizzato allo studio di soluzioni per il restauro, la valorizzazione e il miglioramento della fruizione del sito archeologico di Pompei, con particolare riferimento al complesso delle Terme Suburbane.

Con l’occasione saranno anche affrontati gli aspetti generali del restauro architettonico per le evidenze archeologiche, o di altri interventi strutturali nei siti archeologici , come ad esempio l’applicazione del vetro strutturale, o l’utilizzo di impiantistica e illuminotecnica   per una fruizione consapevole.

Testo e immagine da UFFICIO STAMPA
Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale
via Viale Villa Regina - 80041 Boscoreale (Napoli)

web: www.pompeiisites.org
FaceBook: https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/
Twitter: https://twitter.com/pompeii_sites
https://www.instagram.com/pompeii_parco_archeologico/
YouTube: https://www.youtube.com/c/PompeiiSites79dc


Gioielli e lusso inaugurano la prima grande mostra del Parco Archeologico di Ercolano

Tesori preziosi, gioielli, oggetti della vita quotidiana dell’antica Ercolano sono solo alcuni dei reperti esposti in “SplendOri. Il lusso negli ornamenti di Ercolano”, inaugurata oggi all’Antiquarium del Parco Archeologico che rivede la luce dopo anni di oblio.

La mostra, arricchita da un percorso espositivo vivace e interattivo, accompagnerà il visitatore in questo racconto approfondito sul modo di vivere degli abitanti della città vesuviana, alla scoperta del lusso nel suo valore intrinseco e sociale e dei contesti di rinvenimento degli oggetti. Le monete, le gemme, gli arredi, i gioielli, per una collezione che comprende circa 100 pezzi, provengono da contesti pubblici e privati, molti dei quali portati via dai proprietari durante la fuga dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e con loro ritrovati. Un cospicuo gruppo di reperti fu trovato nel corso degli scavi nell’antica spiaggia di Hercolaneum, lì dove molti non riuscirono a salvarsi e restituiscono uno spaccato di vita all’insegna del bello e anche del lusso, con una comunità che amava circondarsi di dettagli preziosi e raffinati.

“Gioielli, monete, gemme, arredi e strumenti preziosi per i banchetti delle occasioni speciali sarebbero solo "cose" per quanto preziose se non fossero inserite in un racconto – dichiara Francesco Sirano - che ne evoca il profondo significato sociale e le inserisce nel loro contesto di ritrovamento, di utilizzo e di produzione, se non tornassero nelle mani e sui colli dei loro proprietari. I materiali provengono da edifici pubblici, dalle domus e dalle botteghe dell'antica Herculaneum e restituiscono un'immagine vivida, complessa e felice di questa comunità.

Un cospicuo gruppo di reperti fu trovato nel corso degli scavi sull'antica spiaggia, dove come noto si era rifugiato con i propri averi e nell'abbigliamento confacente al rango di ciascuno, un folto gruppo di abitanti della sventurata città in attesa della missione di salvataggio che almeno per loro non andò a buon fine. Mi piace sottolineare i prestiti concessi dal MANN e dal Parco di Pompei, il corredo di gemme e strumenti da lavoro di una bottega di gioielliere e parte del tesoro in argento di Moregine, segno concreto della stretta collaborazione che ci vede uniti nei progetti culturali”. 

Non mancheranno momenti di interazione per il visitatore che sarà sempre più coinvolto nel percorso e nell’ultima sala potrà anche scattare selfie, indossando idealmente i gioielli e diventando, tramite gli scatti, ambasciatore del Parco archeologico di Ercolano nel mondo.

Saranno presenti anche dei laboratori artigianali con attività organizzate in collaborazione con il Tari e l’Istituto di Istruzione Superiore Francesco Degni di Torre del Greco per ampliare l’offerta di visita e dare così la possibilità di conoscere l’eccellenza campana nel settore di produzione e tradizione artigianale.

“La mostra pilota pone le basi per la definitiva esposizione nel museo del sito di tutti i reperti che dal 1927 in poi Amedeo Maiuri volle che restassero qui e non confluissero più nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Parte così un processo museografico – dichiara il Direttore Francesco Sirano - che non resterà confinato ai laboratori ma coinvolgerà il pubblico come parte attiva della costruzione di un museo che garantisca un’effettiva esperienza di conoscenza inclusiva e partecipata. Il processo nasce dalla volontà di colmare in tempi rapidi una terribile lacuna nell’esperienza di visita del sito e interrompere il silenzio che dura da oltre 40 anni: il pubblico deve potere ascoltare proprio nell’area archeologica il racconto proveniente dai numerosissimi oggetti d’uso comune: arredi, ornamenti personali e strumenti di lavoro, decorazioni, mobili in vario materiale, dell’incredibile mole di reperti organici proveniente direttamente dalle case, dalle strade, dalle mense degli antichi ercolanesi”.

“SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” sarà fruibile al pubblico a partire dal 20 dicembre 2018 e fino al 30 settembre 2019, inoltre diverse saranno le agevolazioni per chi vorrà visitare il Parco e la mostra. Il prezzo del biglietto rimarrà invariato per la durata dell’orario invernale al costo di 11 euro e particolari agevolazioni saranno previste per le giornate 21, 22, 28 e 29 dicembre con accesso alla mostra dalle 17, 00 alle 20, 00 con chiusura biglietteria alle ore 19, 00 e costo biglietto di 5,5 euro.

Dopo la mostra sugli ori, nel 2019, il Parco Archeologico di Ercolano ha in programma altri due eventi con sedi diffuse sul territorio (la Villa Campolieto e la Reggia di Portici) che approfondiranno i temi dell’arte lignea e dell’alimentazione.

Esibizioni che – dichiara il Direttore – si arricchiranno anche di valori simbolici e dimostreranno, attraverso la concreta prassi amministrativa e tecnico organizzativa, come sia possibile e necessario che, all’interno della buffer zone del sito UNESCO di Herculaneum, tutte le istituzioni e le realtà culturali ed economiche sane concorrano a ‘fare sistema’ per restituire a questo territorio centralità culturale e qualità della vita che lo hanno caratterizzato per secoli. 

Esporre all’attenzione dei visitatori l’interessantissimo materiale archeologico conservato nei depositi, e sinora illustrato in modo episodico, - dichiara il Direttore  - lo ritengo un obiettivo imprescindibile della mia direzione, accanto alla conservazione programmata. Con queste mostre intendiamo porre le basi per la definitiva esposizione nel museo del sito di tutti i reperti che dal 1927 in poi Amedeo Maiuri volle che restassero qui e non confluissero più nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Con queste mostre parte un processo museografico che non resterà confinato ai laboratori ma coinvolgerà il pubblico come parte attiva della costruzione di un museo che garantisca un’effettiva esperienza di conoscenza.

È necessario colmare in tempi rapidi una terribile lacuna nell’esperienza di visita del sito e interrompere il silenzio che dura da oltre 40 anni: il pubblico deve potere ascoltare proprio nell’area archeologica il racconto proveniente dai numerosissimi oggetti d’uso comune: arredi, ornamenti personali e strumenti di lavoro, decorazioni, mobili in vario materiale, dell’incredibile mole di reperti organici proveniente direttamente dalle case, dalle strade, dalle mense degli antichi ercolanesi.

Finalmente dobbiamo portare a compimento lavori, studi, restauri condotti per decenni dall’amministrazione dello Stato con tanto sacrificio e passione da parte di tanti colleghi e studiosi e, non da ultimo, con notevole investimento finanziario. Sullo sfondo il dialogo intenso e l’ultra decennale collaborazione con la Fondazione Packard con il cui Presidente, Dr. David Packard, si stanno valutando possibili scenari di cooperazione e partenariato proprio per imprimere una definitiva svolta storica per il Parco e il suo Museo. Adeguamenti impiantistici e per il risparmio energetico, limitate opere strutturali, nuova videosorveglianza e impianto anti - intrusione. Tutte opere che ci mettono a disposizione uno spazio di più di 400 mq coperto e climatizzato di cui il Parco ha impellente bisogno per compiere adeguatamente la propria missione”.

Foto: Paolo Mighetto


Una tomba della V dinastia eccezionalmente conservata a Saqqara

Una nuova importante scoperta presentata alla stampa in quel di  Saqqara. A mostrarsi in tutta la sua magnificenza la tomba del sacerdote Wah-t, vissuto al tempo di Neferirkara Kakai, terzo faraone della V dinastia che regnò durante la prima parte del venticinquesimo secolo a. C.

https://twitter.com/AntiquitiesOf/status/1074045868150583298

A colpire è innanzitutto il fatto che questa tomba sia rimasta indisturbata per oltre 4.400 anni: a permetterlo probabilmente la sua collocazione; lo stesso Ministro delle Antichità Egizie, Khaled Al Anani, ha poi sottolineato come la tomba risulti "eccezionalmente ben conservata".

https://twitter.com/AntiquitiesOf/status/1073950312837378048

La tomba, situata nella necropoli di Saqqara, presenta un' ampia camera rettangolare con le decorazioni parietali che conservano ancora  colori straordinari. Le iscrizioni in geroglifico, anche questi con colori ancora ben preservati, ci parlano dell'occupante e dei membri della sua famiglia: la moglie Wret Ptah e la madre Meret Min, i figli e altri parenti. Le scene raffigurate non si limitano alle offerte religiose e alla realizzazione del corredo funerario, ma riguardano anche scene della vita quotidiana, come spettacoli musicali, la caccia, la produzione di ceramiche e vino. Le numerose sculture, collocate in nicchie su due livelli, raffigurano sempre l'importante sacerdote e i membri della sua famiglia, oltre ad alcuni faraoni.

https://twitter.com/SRomatet/status/1073882807880089600

La missione archeologica era già giunta alla facciata di questa tomba a Novembre, ma non vi furono allora possibilità di ingresso; l'operazione è stata resa possibile solo dopo la rimozione dei detriti lì presenti. L'architrave con le sue iscrizioni in geroglifico mostra così i titoli dell'occupante che era sacerdote uab (cioè sacerdote puro), supervisore per il faraone Neferirkara Kakai e ispettore della barca sacra.

https://twitter.com/AntiquitiesOf/status/1073949130572087303

Si è accennato a questa tomba anche durante il recente annuncio della scoperta delle mummie animali presso la necropoli di Saqqara. Gli scavi della missione cominceranno oggi 16 dicembre e proseguiranno nei prossimi mesi. Le aspettative sono altissime e anche le scoperte, a cominciare dal sarcofago dell'occupante.

https://twitter.com/SibilleCartier/status/1073897190878265346

https://twitter.com/AntiquitiesOf/status/1074048565230665728

Link: BBC; Ahram online 1, 2; Euronews; Live ScienceNational GeographicDjedMedu; La Stampa; La Repubblica

necropoli di Saqqara Wah-t Neferirkara Kakai V dinastia Wret-Ptah Meret Min
Foto dell'ambasciatore francese Stéphane Romatet

La ricostruzione 3D del meraviglioso edificio Pumapunku da Tiwanaku

Gli Inca ritenevano che Tiwanaku (500-950 d. C.) fosse il luogo della creazione del mondo; le sue rovine rappresentano una sfida da un punto di vista archeologico, poiché il sito è stato intensamente depredato in epoca coloniale. Un edificio in particolare, noto come Pumapunku, era descritto come meraviglioso, per quanto incompiuto: entrate e finestre erano scolpite nei singoli blocchi di pietra. Senza paralleli nel mondo precolombiano, questa costruzione è stata a lungo considerata come una meraviglia architettonica e della tecnologia andina. Negli ultimi cinquecento anni l'edificio è stato depredato al punto che nessuno dei 150 blocchi che lo costituivano è rimasto nel suo luogo originale.

Modello 3d per l'antico sito di Tiwanaku. Credits: Dr Alexei Vranich, 2018

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista open source Heritage Science, ha ora riprodotto proprio una parte di Pumapunku, grazie alla stampa 3D.

Come spiega il dottor Alexei Vranich, "Una sfida importante qui è data dal fatto che la maggior parte delle pietre a Pumapunku sono troppo grandi da spostare, mentre le annotazioni prese sul campo da altri nelle precedenti ricerche ci offrono dati complessi e di notevole dimensione, che sono difficili da visualizzare. L'intento del nostro progetto era quello di tradurre quei dati in qualcosa che sia le mani che la mente potessero cogliere. La stampa di modelli 3D in miniatura della pietra ci ha permesso di maneggiare rapidamente e ristrutturare i blocchi per provare a ricreare la struttura." Vranich ritiene anche che la stampa 3D potrebbe essere utile per siti come Angkor Wat in Cambogia o per Palmira, vittima recente delle distruzioni dell'uomo.

La stampa 3D non si limita a mostrare possibili configurazioni del luogo, ma permette anche di intuirne gli scopi: le entrate erano disposte in modo da creare un effetto "specchio", l'impressione di guardare l'infinito. Per l'edificio Pumapunku di Tiwanaku gli autori hanno stampato modelli 3D relativi a un totale di 140 pezzi di andesite e 17 lastre di arenaria, sulla base delle misurazioni effettuate dagli studiosi nell'arco dell'ultimo secolo e mezzo.

Tiwanaku Tiahuanaco Tiahuanacu Pumapunku Bolivia precolombiano 3D
Modello 3d di Pumapunku. Credits: Dr Alexei Vranich, 2018

Lo studio Reconstructing ancient architecture at Tiwanaku, Bolivia: the potential and promise of 3D printing, di Alexei Vranich, è stato pubblicato su Heritage Science (2018 6:65); https://doi.org/10.1186/s40494-018-0231-0


Quinta edizione del Festival del Medioevo: "Donne, l'altro volto della Storia"

"Donne, l'altro volto della Storia"

sarà il tema della quinta edizione del Festival del Medioevo

in programma a Gubbio dal 25 al 29 settembre 2019

Festival del Medioevo 2019 Donne. L'altro volto della storia Medio Evo Gubbio UmbriaIldegarda, Christine de Pizan e le altre. “Donne, l'altro volto della Storia” sarà il tema della quinta edizione del Festival del Medioevo, in programma a Gubbio dal 25 al 29 settembre 2019.

Un viaggio intorno alla condizione femminile alla radice dei pregiudizi e degli stereotipi. La voce delle donne nella vita quotidiana e nei palazzi del potere: sante e regine, streghe e madonne, artiste e intellettuali, muse e medichesse. Sussurri e grida su vicende sconosciute, rimosse o dimenticate. Un lungo racconto tra l'arte e la letteratura, la politica e la filosofia.

Il Festival del Medioevo è giunto alla quinta edizione.

La manifestazione, centrata sulla divulgazione storica, incrocia il passato con i grandi temi del mondo contemporaneo e coinvolge autori provenienti da oltre venti università italiane e straniere: più di cento gli appuntamenti a ingresso libero con storici, scrittori, architetti, scienziati e giornalisti.

Molti altri eventi collaterali arricchiscono i cinque giorni dedicati all'Età di Mezzo: la "Fiera del libro medievale", con le grandi case editrici e gli editori specializzati; "Miniatori dal mondo", l'appuntamento durante il quale esperti calligrafi italiani e stranieri trasmettono le arti degli scriptoria medievali a studenti ed appassionati; la "Tolkien session", dedicata alla vita e alle opere del grande scrittore britannico autore del “Signore degli anelli”; le "Botteghe delle arti e dei mestieri", una mostra-mercato con prodotti dell'artigianato e "Il Medioevo dei bambini" con giochi, letture, animazioni, laboratori d’arte e corsi di disegno riservati ai più piccoli. E ancora, giochi di ruolo, esibizioni di rievocatori, recital, concerti di musica medievale e lezioni-spettacolo con approfondimenti culturali su alcuni temi legati alla storia contemporanea.

Il Festival del Medioevo, organizzato dalla Associazione Festival del Medioevo in collaborazione con il Comune di Gubbio, si avvale dei patrocini scientifici dell’ISIME, l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo e della SAMI, la Società degli Archeologi Medievisti Italiani e di quelli istituzionali del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Umbria.

Principali sostenitori delle edizioni precedenti, oltre al Comune di Gubbio, impegnato con risorse finanziarie, logistiche e di coordinamento per la partecipazione delle realtà associative cittadine, il GAL Alta Umbria, la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, la Camera di Commercio di Perugia e la Fondazione Giuseppe Mazzatinti, che rappresenta anche un partner attivo nel settore dell'educazione.

La RAI, con i canali tematici Rai Storia e RAI Radio3, è il principale media partner dell'evento culturale. Il mensile di approfondimento storico MedioEvocollabora con il Festival del Medioevo fin dalla prima edizione, insieme a Italia Medievale, portale web impegnato nella promozione del patrimonio storico e artistico del Medioevo italiano, Feudalesimo e Libertà, fenomeno social di goliardia e satira politica e MediaEvi, la pagina Facebook specializzata nell’analisi dei medievalismi.

Il sito web del Festival del Medioevo (www.festivaldelmedioevo.it) e la relativa pagina Facebook sono gli indirizzi online dedicati alla divulgazione storica del Medioevo più visitati in Italia.

(12 dicembre 2018)

Web: www.festivaldelmedioevo.it
Facebook: @FestivalDelMedioevo
Instagram: festival_medioevo
YouTube: Festival del Medioevo


Università La Sapienza Roma

Università La Sapienza a Roma: eventi dal 17 al 21 dicembre

Università La Sapienza Roma

Per la settimana prossima, si segnalano i seguenti eventi di carattere culturale presso l’Università La Sapienza a Roma (ove non indicato diversamente). Ai link relativi a ciascun evento è possibile approfondire.

Leggere di più


Un posto al sole e il lato oscuro del sogno americano

Quando fu proiettato nelle sale, nel 1951, A Place in the Sun di George Stevens, remake di An American Tragedy di Josef Van Stenberg del 1931, già riadattamento dell’omonimo romanzo del 1925 di Theodor Dreiser, ottenne un successo straordinario di pubblico e di critica (sei Oscar, un Golden Globe, un Nastro d’argento). Il film fu una delle prime grandi prove attoriali di Montgomery Clift e Elizabeth Taylor, giovani astri nascenti del cinema hollywoodiano.

Un posto al sole Elizabeth Taylor Montgomery Clift Shelley Winters George Stevens A place in the sun cinema
Poster del film

La pellicola portava sul grande schermo un intenso dramma (scabroso sotto certi aspetti per la pruderie americana d’inizio anni ’50) che vede come fulcro narrativo la figura di George Eastman (Montgomery Clift), un ragazzo povero di Kansas City, figlio di pastori metodisti, che va a cercare fortuna ad Ovest presso il ricco zio industriale. Accolto con diffidenza per le sue umili origini, George accetta una modesta mansione alla catena di montaggio. Qui, disobbedendo alle ferree regole della fabbrica, frequenta la giovane operaia Alice (un’efficacissima Shelley Winters) con la quale intraprende una relazione clandestina. Quando, però, lo zio di George, visti i suoi buoni modi e il suo spirito di abnegazione, decide di promuoverlo ad un ruolo di responsabilità, tutto nella vita del giovane è destinato a cambiare.

Il timido e impacciato ragazzo di provincia è ora ammesso alle feste dell’alta società americana. Qui incontra Angela Vickers (un’incantevole Liz Taylor), giovane e ricca rampolla, la cui vita privata è argomento di tutti i rotocalchi dell’epoca. Il loro è un amore a prima vista. L’ambizione e l’ingenua passione di George lo portano a coltivare una doppia relazione e il sogno di una scalata sociale.

George Eastman (Montgomery Clift) e Angela Vickers (Elizabeth Taylor)

Tuttavia, a far precipitare la situazione è la notizia della gravidanza di Alice. Esclusa l’opzione aborto (non vi sono medici disposti ad aiutare la giovane coppia), a George non resta che pianificare l’omicidio di Alice, sempre più irrequieta e indisposta a ritardare il loro matrimonio, che avrebbe significato per George la rovina: perdere la fiducia dello zio, perdere Angela, decisa a sposarlo ad ogni costo, e rinunciare così alle sue ambizioni. Pronto a farla finita, George conduce Alice in barca su un lago, ma nel momento fatale non ha il coraggio di uccidere la ragazza che, però, maldestramente, cade dalla barca dopo un litigio. Quando si decide ad intervenire per salvarle la vita, è già troppo tardi. Logorato dal senso di colpa e scoperto ben presto dalla polizia, George finisce in tribunale dove, nonostante l’accorata confessione, viene condannato alla sedia elettrica.

La vicenda drammatica di George riflette a pieno il titolo originale del romanzo (An American Tragedy): George è davvero un personaggio tragico perché diviso fra due mondi, quello ‘basso’ dell’umiltà e della povertà a cui lo aveva costretto la scelta di vita religiosa dei suoi genitori e a cui lo avrebbe costretto, ancora una volta, il matrimonio con Alice, e dall’altro il mondo ‘alto’, del benessere, del sogno americano, della promessa di migliorare la propria condizione, incarnato dall’irresistibile e sensuale Angela a cui un ragazzo come George non può in alcun modo dire di no.

George non è un cinico parvenu, disposto a tutto, persino all’omicidio, pur di realizzarsi, ma è una vittima ingenua di un ingranaggio più grande di lui, quell’ingranaggio alla cui base vi è la catena di montaggio dove nasce e fiorisce la relazione con la povera Alice. George così come Alice e la stessa Angela sono vittime di un ingranaggio che non contempla gli affetti, che non può essere ostacolato da essi (in questo il divieto dello zio di intrattenere relazioni con altri salariati della fabbrica è simbolico, oltre che decisivo nello sviluppo della vicenda). Il venir meno di George al divieto dello zio e ai divieti morali e religiosi della madre (che si era raccomandata con il figlio prima della sua partenza per l’Ovest) lo spinge verso il baratro. Nel momento in cui George viene promosso, cioè si allontana dalla catena di montaggio, l’amore naturale, genuino per Alice è inutile, se non controproducente, e perciò va soppresso in funzione di un ‘bene superiore’, che è reale e concreto al tempo stesso: George è davvero innamorato di Angela, è davvero disposto a tutto pur di sposarla e trovare così il suo ‘posto al sole’. È impossibile, dunque, scindere il sentimento amoroso dall’ambizione nella figura complessa e sfaccettata di George, magistralmente interpretato da un introspettivo Montgomery Clift (attore che, nei suoi film, insieme con Marlon Brando e James Dean, incarnò la ‘gioventù bruciata’ dell’America eisenhoweriana). I suoi silenzi e la sua enigmatica espressività, infatti, riescono in modo molto efficace a rendere la complessità di un personaggio solo in apparenza molto semplice e lineare.

Questo torbido triangolo rappresenta, ad una più profonda analisi, su un piano simbolico, il lato oscuro del sogno americano e porta alla luce una falla enorme nella sua narrazione ottimistica ed entusiastica: la scalata sociale è possibile, ma solo a determinate condizioni, solo a costo di enormi sacrifici, solo a costo di frenare anche i propri più naturali e genuini sentimenti. In questa duplice e contemporanea tensione verso l’‘alto’ e verso il ‘basso’, George resta schiacciato: ha voluto tutto e ha voluto troppo, proprio perché non aveva avuto niente.

Vittima di quella sperequazione sociale che sostanzia il sistema economico americano, la Giustizia, che vede in lui solo un bugiardo, lo condanna a morte come colpevole di un omicidio che non aveva commesso, ma che aveva intimamente desiderato (beffardo paradosso).

Quella di George è una fiaccola che brucia in fretta: tutta la sua vicenda umana si consuma senza che lui possa rendersene conto. Solo alla fine, solo dopo la visita di Angela in carcere, capisce di aver perso tutto fuorché l’unica cosa per cui aveva agito, cioè Angela, che gli giura amore eterno e a cui lui chiede di amarlo ‘per il tempo che gli rimane da vivere’. È questo l’unico bene vero che gli resta, l’ultima scintilla di quel sogno che era stato la sua rovina.


Recanati dà il via al progetto “Infinito Leopardi”

Infinito Leopardi Giacomo Leopardi L'infinito poesia letteratura RecanatiRecanati dà il via al progetto “Infinito Leopardi

21 dicembre 2018 - 19 maggio 2019
Inaugurazione 20 dicembre, ore 18

Poesia e arte insieme per le celebrazioni del bicentenario dalla stesura de L’Infinito: un evento lungo un anno tra mostre, spettacoli, conferenze, pubblicazioni, anche rivolte alle nuove generazioni, per sollecitare la necessità di tornare al “pensiero leopardiano”. Il cuore del progetto è rappresentato dall’esposizione straordinaria a Villa Colloredo Mels del manoscritto vissano del celebre componimento.

Un flusso continuo di eventi ed appuntamenti imperdibili e l’esposizione straordinaria a Villa Colloredo Mels del manoscritto vissano de L’Infinito a 200 anni dalla sua composizione. Così Recanati si prepara a celebrare il bicentenario dalla stesura di uno dei più celebri componimenti della storia della poesia firmato da Giacomo Leopardi.

“Infinito Leopardi” è un progetto promosso dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario de L’Infinito di Giacomo Leopardi, istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC), con la partecipazione di Regione Marche, Comune di Recanati, Centro Nazionale Studi Leopardiani, Casa Leopardi, Centro Mondiale della Poesia e della Cultura e Università degli Studi di Macerata. La programmazione rientra nel Piano strategico unitario della cultura messo in campo dalla Regione Marche per valorizzare al meglio il patrimonio culturale locale, che individua nel 2019 l’anno di Giacomo Leopardi sostenendo gli eventi ad esso collegati.

Si tratta di un progetto complesso sia per le diverse tematiche trattate sia per la durata temporale, un fatto straordinariamente unico intorno a cui realizzare un evento lungo un anno che tra mostre, spettacoli, conferenze, pubblicazioni, possa sollecitare la necessità di tornare a pensare all’infinito e alle infinite espressioni dell’uomo nella natura, tema portante e modernissimo del pensiero leopardiano.

L’arco temporale dell’intero anno dedicato all’Infinito sarà scandito in due momenti principali, corrispondenti alla realizzazione di mostre di diversa natura prodotte da Sistema Museo, la società che gestisce i musei civici recanatesi. La prima parte delle celebrazioni, dal 21 dicembre 2018 fino al 19 maggio 2019, vedrà la realizzazione di due sezioni espositive. La prima, a cura di Laura Melosi, direttrice della Cattedra Leopardiana presso l’Università degli Studi di Macerata, dal titolo “Infinità / Immensità. Il manoscritto”, vedrà la riscoperta del patrimonio leopardiano dei manoscritti di proprietà del Comune di Visso, attraverso la rilettura attenta di essi e la loro esposizione straordinaria a Villa Colloredo Mels insieme all’autografo de L’Infinito, cuore simbolico del progetto. Strumenti multimediali ne accompagnano la visione, la comprensione e consentono l’approfondimento della storia che lo ha condotto fino a noi. Un’operazione che permetterà di mettere a punto un modello espositivo a rotazione nelle sale del museo civico del corpus leopardiano di documenti, manoscritti e cimeli del poeta, appartenenti alla collezione del Comune di Recanati. Un percorso intrapreso nel dicembre 2017 attraverso un viaggio nelle sale di Villa Colloredo Mels alla riscoperta del patrimonio leopardiano che torna definitivamente, dopo molti anni, a disposizione di tutta la cittadinanza, dei turisti e degli studiosi.

Con “Mario Giacomelli. Giacomo Leopardi, L’Infinito, A Silvia”, a cura di Alessandro Giampaoli e Marco Andreani, si porta in mostra la sequenza fotografica al centro di uno dei capitoli più affascinanti e meno indagati della storia della fotografia italiana del dopoguerra e dei rapporti tra letteratura e fotografia. Saranno esposte A Silvia, il celebre foto-racconto ispirato all’omonima lirica di Leopardi, nella sua versione originale del ’64, di cui fino ad oggi si erano perse le tracce e in quella del 1988, insieme con la serie de L’Infinito per dare modo al pubblico di fare un confronto e avere uno spaccato della straordinaria evoluzione stilistica di Giacomelli nel corso degli anni.

Le celebrazioni continuano dal 30 giugno al 3 novembre 2019 con due mostre che ruotano intorno all’espressione dell’infinito nell’arte, “Infiniti” a cura di Emanuela Angiuli e “Finito, Non Finito, Infinito” a cura di Marcello Smarrelli, per un percorso sensazionale dall’epoca romantica a oggi.

Scandite attraverso l’allestimento delle mostre in programma, le celebrazioni saranno accompagnate da eventi collaterali curati da massimi esperti del panorama culturale italiano e internazionale con un’attenzione particolare per le nuove generazioni.

www.infinitorecanati.it

SCHEDA TECNICA

Titolo evento: Infinito Leopardi”

Sede: Recanati, Villa Colloredo Mels

Durata: 21 dicembre 2018 – 19 maggio 2019 / 30 giugno – 3 novembre 2019

Inaugurazione mostre: 20 dicembre 2018, ore 18

Promossa da: Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario de L’Infinito di Giacomo Leopardi, istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC)

In collaborazione con: Regione Marche, Comune di Recanati, Centro Nazionale Studi Leopardiani, Casa Leopardi, Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, Università degli Studi di Macerata

Organizzazione: Sistema Museo

Mostre a cura di: “Infinità / Immensità. Il manoscritto” Laura Melosi con la collaborazione di Lorenzo Abbate; “Mario Giacomelli. Giacomo Leopardi, L’Infinito, A Silvia”, Alessandro Giampaoli e Marco Andreani; “Infiniti” Emanuela Angiuli; “Finito, Non Finito, Infinito” Marcello Smarrelli

Orari di apertura: dal martedì alla domenica 10-13/15-18. Chiuso lunedì, 25 dicembre e 1 gennaio

Tariffe: biglietto unico mostra e circuito Recanati Musei intero 10 euro; ridotto 7 euro (gruppi minimo 15 persone, possessori di tessera FAI, Touring Club, Italia Nostra, Coop, Alleanza 3.0 e precedenti Adriatica, Bordest, Estense, gruppi accompagnati da guida turistica abilitata); ridotto 5 euro (Recanati Card, aderenti Campus l’Infinito, gruppi da 15 a 25 studenti); omaggio minori fino a 19 anni (singoli), soci Icom, giornalisti muniti di regolare tesserino, disabili e la persona che li accompagna. Con il biglietto di mostra si accede al circuito museale di Recanati: Musei Civici di Villa Colloredo Mels, Museo dell’Emigrazione Marchigiana, Museo “Beniamino Gigli”, Torre del Borgo.

Visite guidate: ogni sabato ore 17, su prenotazione

Info e prenotazioni: Villa Colloredo Mels 071 7570410 - [email protected]

www.infinitorecanati.it

#InfinitoLeopardi

 

Testi e immagini da Ufficio Stampa Sistema Museo


Al via la prima escape room culturale a Napoli

La prima ESCAPE ROOM culturale a Napoli

COMPLESSO MONUMENTALE SAN LORENZO MAGGIORE

Biblioteca Fra Landolfo Caracciolo

(Via dei Tribunali 316 Napoli)

La cultura in gioco

 Dal 13 dicembre

escape room culturale NapoliAtmosfere da “Il nome della rosa” per la prima Escape Room culturale  inaugurata a Napoli. Un frate francescano, il libro della Cronaca, una biblioteca antichissima in un luogo unico nel cuore di Napoli, enigmi da risolvere e segreti da svelare per conoscere la storia i misteri della città partenopea e districarsi in un labirinto virtuale, che mescola l’ antico con il moderno.

Si tratta di San Lorenzo  Escape ambientata nelle monumentali sale della Biblioteca di Fra Landolfo Caracciolo nel complesso monumentale di San Lorenzo Maggiore. Un’esperienza di gioco emozionale e intrigante basata su un racconto ispirato a fatti realmente accaduti a Napoli.

Dal 13 dicembre, grazie al progetto curato dall’ Associazione San Bonaventura Onlus, in collaborazione con i Frati Minori Conventuali,  sarà possibile giocare con la storia di Napoli e dei suoi personaggi attraverso un percorso tra i misteri di una città viva in cui le stratificazioni storiche coabitano con la modernità, e tenta, per la prima volta in Italia, di portare i Millennials in biblioteca.

Gruppi di adulti, ma anche ragazzi dai 13 anni in su - fino a un massimo di otto persone, su prenotazione - per giocare, dovranno provare a risolvere quattro enigmi, in tempo massimo di sessanta minuti.

Una moderna caccia al tesoro il cui scopo è quello di riuscire a venir fuori dalle diverse ambientazioni allestite nelle sale della biblioteca: per farlo si dovranno superare prove di elevato spessore culturale come datare una pergamena antica, riuscire a determinare un punto su una mappa consunta, o rispondere a degli indovinelli dopo essere riusciti a restaurare dei polverosi fogli.

Il tutto attraverso l’utilizzo di tavoli multimediali, realtà aumentata, ricostruzioni di ambienti in 3d, scaffali virtuali, documenti e manoscritti digitalizzati ad altissima risoluzione.

La trama del gioco si basa su personaggi che hanno avuto a che fare con la Biblioteca di San Lorenzo Maggiore come Boccaccio, Papa Sisto V, Masaniello, e Palatucci (lo Shindler italiano) e su episodi reali, in un viaggio nel tempo che dal 1300 passando per il 1500, al 1600 approda al secolo scorso.

La partecipazione alla San Lorenzo Escape prevede una donazione liberale a sostegno della campagna di sensibilizzazione “Una biblioteca digitale per l’Africa”

 “Tutti i ricavati – dichiara Carlo Caccavale Presidente dell’ Associazione San Bonaventura Onlus -  finanzieranno una biblioteca Francescana legata all’Università del Sacro Cuore in Zaire, consentendoci di portare la cultura da Napoli al cuore dell’Africa”

La storie, vere, (in italiano e inglese) sono sceneggiate e scritte da Laura Del Verme.

Il gioco, condotto dall’attore Peppe Barile, è arricchito da intriganti enigmi pensati da Daniele Ferraiuolo e Giovanni Russo.

Il percorso cinematografico, firmato da Marco Flaminio, è immersivo e coinvolgente e si arricchisce di soluzioni tecnologiche inconsuete: totem ed tavoli interattivi realizzati da Mario Tartaglia con la grafica di Melania Zappa, che guidano i giocatori verso l’uscita.

Studi recenti dimostrano che quando ci troviamo nel mondo dei giochi siamo più produttivi e ottimisti. L’arte del coinvolgimento diventa - come in questo progetto  - un modello di promozione dei beni culturali. – dichiara Laura Del Verme sceneggiatrice e scrittrice del gioco- Fin dal primo enigma, uscire dalla stanza non è più l’obiettivo principale. E’ la curiosità che spinge il giocatore a continuare.”

La storia della città di Napoli si disvela, dunque, in modo originale attraverso i segreti di una biblioteca antichissima. Azzardata la scelta di un luogo esclusivo, storicamente affascinante, con una scenografia reale e tangibile. Avvincente la possibilità di seguire il filo rosso della storia, giocando. E se oggi il centro storico di Napoli è così celebre e vivace, è anche grazie al suo immenso e sedimentato patrimonio di storie, molte delle quali sono ancora gelosamente conservate tra gli scaffali di una delle biblioteche più importanti della città.

Quello che qui viene messo in scena è l'origine di queste narrazioni pensate per far vivere in prima persona al pubblico esperienze dall'alto potenziale emozionale.

“La forza di Napoli è la cultura – aggiunge l’Assessore alla cultura e turismo del Comune di Napoli, Gaetano Daniele – Bisogna valorizzare le vocazioni storiche, le radici che ne hanno fatto una grande metropoli del Mediterraneo, un incrocio di civiltà, culture, e di incontri. E in tal senso la multimedialità può supportare la valorizzazione, soprattutto perché parla il linguaggio dei giovani”

 È un modo diverso di approcciare al turismo a Napoli attraverso un punto di vista innovativo e divulgativo e nuovi strumenti e tecnologie digitali – sottolinea Rossana Romano, Direttore Generale per le Politiche culturali e il turismo della Regione Campania- Il progetto sarà, tra l’altro. inserito nel uovo programma per la digitalizzazione di archivi e biblioteche della Regione Campania”

L’Associazione San Bonaventura Onlus si occupa dal 2014 di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico, museale e librario di enti pubblici e privati. Alle sue cure sono affidate oltre 50 tra Biblioteche e  Archivi. L’attenzione per la conservazione del bene culturale è unita a innovative formule di valorizzazione (installazioni multimediali con tecnologia 3d,scaffali, tavoli e mappe interattive), che ne consentono una fruizione al tempo didattica e ludica.

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