L’Art Nouveau e il trionfo della bellezza alla Reggia di Venaria

La mostra Art Nouveau – Il trionfo della bellezza, organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude in collaborazione con Arthemisia, inaugura la stagione delle nuove mostre del 2019 alla Reggia di Venaria.

Il 17 aprile, giorno di apertura della mostra al pubblico, suona come un richiamo ‘primaverile’ alla fioritura artistica che ha mutato il gusto estetico a cavallo tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, catturandoci ancora oggi.

Il suo nome deriva dalla Galerie Art Nouveau, inaugurata nel 1895 a Parigi da Siegfried Bing, un commerciante d’arte convinto del fatto che l’arte decorativa non dovesse più riciclare lo stile in voga nei secoli precedenti, ma rispondere in maniera adeguata ai grandi cambiamenti tecnologici, politici e sociali della Parigi post guerra franco-prussiana. La Parigi che scandiva il processo scientifico e tecnologico a suon di esposizioni universali, la Parigi della metropolitana e dei suoi eccentrici ingressi a “edicola” firmati Hector Guimard. La Ville Lumière che all’alba del nuovo secolo contava quasi 3 milioni di abitanti.

Gli artisti, perlopiù francesi, che abbracciavano questa nuova e straordinaria fioritura artistica, non a caso, finivano sempre lì, a Parigi, che divenne la capitale indiscussa dell’arte e che fece dell’Art Nouveau lo stile per eccellenza della modernità cittadina.

Questo nuovo stile, catturando la modernità della produzione industriale, seppe cavalcare mirabilmente l’onda della crescente disponibilità economica del nuovo ceto borghese, definendosi immediatamente un’arte commercializzabile e vendibile.

Le duecento opere in mostra si articolano in un percorso suddiviso per temi iconografici e sono suddivise in cinque settori che riflettono perfettamente quella che è stata un’epoca così ricca e sfaccettata.

Soggetti principi sono la natura e la donna.

Gli artisti dell’Art Nouveau sapranno infatti trasportare in maniera eccezionale la natura all’interno del contesto urbano; mobili, vetri, ceramiche e bronzi potevano creare un’oasi all’interno degli appartamenti della grande città. Non è più la natura degli impressionisti, è una natura interpretata in chiave lineare, dinamica, talvolta geometrica, o addirittura onirico-simbolica. Lo si osserva in maniera inequivocabile nella litografia a colori intitolata Les Paons di Alfredo Muller.

Alfredo Muller, Les Paons, 1903. Litografia a colori, 68,5x158 cm. Private collection, London

L’uomo e la natura sono un tutt’uno in questo particolare momento; da una serie di dipinti di Georges de Feure traspare come gli istinti animaleschi siano gli stessi degli umani.

Georges de Feure, Affiche pour la 5ᵉ exposition du Salon
des Cent, 1894. Litografia a colori, 65x42,7 cm.
Gretha Arwas Collection, Londra (UK)
© Arwas Archives

Sempre all’interno di un contesto naturale, viene sprigionata la figura femminile. Il dipinto La fille de Montmartre di Louise Lavrut ne è il manifesto; il dress reform movement, partito dagli USA, libera la donna da nastri e corsetti, emancipandola da ogni cosa che la possa anche lontanamente limitare. La donna che ora gioca a tennis e che si svincola dalla figura maschile è la stessa donna che nel quadro si reca, da sola, in un caffè di Montmartre e fuma.

Art Nouveau il trionfo della bellezza
Alphonse Mucha, Sarah Bernhardt, 1897. Litografia a colori, 58x40,7 cm. 
Gretha Arwas Collection, Londra (UK)
© Arwas Archives

Particolarmente interessante è la sezione dedicata a Sarah Bernhardt, una donna che, a detta della curatrice della mostra Katy Spurrel Avesse avuto tra le mani un profilo Instagram, conterebbe milioni di followers”. La divina Sarah incarna al meglio la nuova epoca: attrice, amata da artisti, romanzieri e capi di Stato, divenne presto imprenditrice di sé stessa, sfruttando la sua popolarità per farsi ritrarre praticamente dappertutto (anche grazie agli splendidi manifesti da lei commissionati ad Alphonse Mucha), fino ad essere richiesta per pubblicità di vestiti, biscotti, cosmetici e tutto ciò che si potesse ricollegare al suo nome.

Le nuove strategie di marketing ben si agganciano all’ultima sezione della mostra, che celebra l’arte grafica ospitando una serie di manifesti pubblicitari; le linee decorative dell’Art Nouveau si avviano a diventare mero prodotto commerciale, seriale, se non addirittura industriale.

Infine, a chiudere la mostra, un focus sull’Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna tenutasi a Torino nel 1902, la prima esposizione ad introdurre in Italia il tema dell’Art Nouveau, da cui nascerà lo stile Liberty, particolarmente legato alla cittadina piemontese. In questa sezione sono esposte alcune fotografie di Giuseppe dell’Aquila, accompagnate da una mappa dei luoghi del Liberty a Torino, tra architetture residenziali e industriali.


Il villaggio protostorico di Longola in mostra a Boscoreale

Presso l’Antiquarium di Boscoreale sarà possibile visitare la mostra “Il villaggio protostorico di Longola” allestita al piano superiore del museo e visitabile fino al 18 gennaio 2020.

Il sito di Longola, di cui recentemente è stato inaugurato il Parco Archeologico Naturalistico, fu scoperto casualmente nel 2000, durante i lavori per la realizzazione dell’impianto di depurazione di Poggiomarino – Striano. Lo scavo, condotto dall’ex Soprintendenza di Pompei oggi Parco Archeologico, ha messo in luce un insediamento frequentato dalla media età del Bronzo fino al VI secolo a.C. e unico sito perifluviale per tutta l’Italia meridionale.

Poggiomarino. Foto: Parco archeologico di Pompei

Le abitazioni erano costituite da capanne che sono state ricostruite in scala reale sugli isolotti in cui si trovavano originariamente. In particolare, è stato riprodotto un isolotto adibito per spazi abitativi, delimitato e circondato da palizzate di protezione dall’acqua. Qui erano presenti 5 capanne, due riprodotte e visitabili, mentre le altre sono state delimitate planimetricamente con filari di pietre calcaree così da restituire ai visitatori l’idea dell’estensione e dello spazio. Il tetto era a doppio spiovente e l’ingresso era su un lato, mentre lo spazio interno era diviso in due navate o più vani e un focolare era al centro dell’ambiente principale.

Longola. Foto: Parco archeologico di Pompei

Accanto all’isolotto con destinazione abitativa, altri tre isolotti riproducono l’area a destinazione artigianale, in quanto le attività si svolgevano in buona parte all’aperto soprattutto quelle legate alla lavorazione dell’ambra, della pasta vitrea, del bronzo e dell’osso. L’abitato, al centro della valle del Sarno, godeva di una posizione strategica ben collegata con la costa e i territori limitrofi. Inoltre, la vocazione di Longola quale centro produttivo e di scambi è facilmente intuibile dal suo stretto rapporto con le vie d’acqua, fluviali e costiere, percorse con imbarcazioni monossili di cui in mostra è possibile vederne qualche esemplare. Numerosi reperti lignei recuperati durante lo scavo del sito sono stati oggetto di delicatissimi lavori di restauro, necessari sia per lo studio che per l’attuale musealizzazione all’interno dell’Antiquarium di Boscoreale.

Reperti da Longola. Foto: Parco archeologico di Pompei

La mostra espone oggetti legati all’attività produttiva e non solo del sito di Longola. Vi sono reperti inerenti la lavorazione del legno, dell’osso e del metallo, ornamenti personali, pesi da telaio o oggetti di culto. E inoltre, per la prima volta esposte, due piroghe monossili rinvenute nell’area della darsena del villaggio, alcune mangiatoie per animali e ruote di carri, tutte testimonianze della vita del sito perifluviale e dei suoi abitanti. L’acqua ha permesso la straordinaria conservazione del materiale deperibile delle abitazioni, consentendo così di poter effettuare indagini dendocronologiche, archeobotaniche e archeozoologiche sui reperti e  rendendo Longola un sito assolutamente straordinario e unico.


Notre-Dame: una testimonianza che non è possibile cancellare

Nel pomeriggio di lunedì 15 aprile la cattedrale di Notre-Dame ha preso fuoco, è crollata la guglia all’incrocio del transetto, sono crollate tutte le volte a crociera e sono perdute le capriate lignee. Indipendentemente dalle notizie ricevute, ciascuno ha attribuito all’evento un valore e un significato diverso. Al netto delle molte polemiche, infatti, Notre-Dame dimostra di non essere soltanto una chiesa, quindi un simbolo cristiano: per alcuni è il simbolo della Francia; per altri il rifugio di Quasimodo e Esmeralda; altri ancora piangono la scomparsa del luogo dove hanno trascorso il viaggio di nozze; molti parlano di una grande perdita per la cultura o si rammaricano di non averla mai visitata. Questo significa che la cattedrale ha un grosso valore, che esistono molte persone intenzionate a conservare la sua testimonianza, e che per questo nessun incendio può essere così grave. D’altronde questa cattedrale è sopravvissuta fino ad oggi, nonostante tutto.

In rosso, le parti distrutte della Cattedrale di Notre-Dame. Opera di Umbricht, CC BY-SA 4.0

Una chiesa, mille volti.

Notre-Dame è una delle più famose cattedrali gotiche francesi, ma chi l’ha costruita non l’ha mai saputo. Perché “gotico” è un termine dispregiativo inventato nel Cinquecento, quando va di moda la cultura classica e si dà del “barbaro” a chi ha costruto chiese “gotiche”, così poco equilibrate. Quindi, a qualche secolo, dalla sua costruzione, la cattedrale non si credeva così “bella” come la vediamo noi oggi. Dietro all’architettura gotica, in realtà, c’è ben poco di “selvaggio”, perché l’idea di costruire edifici verticali va a braccetto con la diffusione della filosofia scolastica e con l’amore per la logica che la caratterizza. Uno degli intellettuali che ha contribuito a definire le istanze del gotico è Suger, abate di Saint Denis, un uomo colto e dignitario di corte, che scrive sull’importanza della luce come manifestazione e simbolo del divino. Quindi è ovvio che nelle chiese, secondo lui, debba esserci molta luce, perché è lì che si deve manifestare la presenza di Dio.

Per far entrare la luce è necessario ridurre un po' lo spessore delle mura, che nelle chiese precedenti (da noi chiamate romaniche) era molto grosso. Ovviamente, poi, vanno inserite delle vetrate, colorate come noi le conosciamo, che creino giochi di luce all’interno dell’edificio. Certo è che, riducendo lo spessore delle mura e togliendo gran parte dei mattoni per metterci vetro, bisognerà trovare un sistema di sostegno che sostiuisca le maestose pareti romaniche. Si risolve con una modalità di sostegno “esterna”, cioè il peso del tetto è scaricato su sostegni che si trovano fuori dalle mura, non sotto di esse: gli archi rampanti, che si vedono da fuori come tante zampe che sembrano uscire dal corpo della chiesa. Questo funziona anche grazie all’uso del nuovo arco acuto, che non non ha bisogno di grossi pilastri. Gli archi rampanti permettono di sostenere il peso non coprendo le finestre, e quindi fanno entrare la luce; guglie, pinnacoli e tutte le cose alte e verticali che si vedono da fuori, sono in realtà strutture che servono a caricare di peso questi archi esterni, e contribuiscono a sostenere il peso dell’edificio. Più la chiesa è alta (e si cerca di farle più alte possibili) più servono sostegni esterni, e quindi le chiese prendono quell’aspetto particolare che conosciamo. Notre-Dame è la prima chiesa in cui le pareti non sono portanti, infatti, entrando, non si vedono giganteschi pilastri, ma colonne che risultano piuttosto sottili se paragonate all’altezza dell’edificio. Perciò questa cattedarale viene considerata la prima chiesa in stile gotico compiuto, anche se in Saint Denis si erano già sperimentate queste tecniche.

Però, come detto, lo stile gotico non è sempre amato nel corso dei secoli, e nel Seicento si comincia a modificare l’interno della chiesa: viene tolto il pontile che separa la parte riservata al clero e si fa un restauro importante perché il re consacra la Francia alla Madonna, e Notre-Dame è la chiesa simbolo di questa decisione. In seguito, gli ecclesiastici che curano la chiesa chiedono più luce, e vengono così eliminate le vetrate colorate, in favore di vetri trasparenti. Si toglie anche la colonna dell’entrata centrale, perché così diventa più semplice far passare le processioni. Poco importa se su quella colonna (detta troumeau) c’erano fior di sculture.

Se la chiesa è simbolo di decisioni reali, per i rivoluzionari del 1789 è un simbolo da modificarre, quindi la saccheggiano di tutto quanto è di proprietà reale e ne fanno il Tempio della Ragione. Le sculture della facciata vengono scambiate per ritratti di re, e sono tutte eliminate; crolla la guglia centrale (la stessa che ha preso fuoco lunedì) e non c’è più il valore simbolico della luce divina, perché la divinità dei rivouzionari è la ragione. La ragione che porta libertà e uguaglianza, ideali per cui molti rivoluzionari hanno sacrificato la propria vita: la distruzione della chiesa non è quindi conseguenza dell’odio per l’edificio, ma dell’alta considerazione in cui viene tenuta, perché lì, e non altrove, si decide di fondare il nuovo culto della libertà. Ciò che i rivoluzionari volevano era spogliare la cattedrale, che sentivano come propria, dai suoi abiti clericali e regali.

Anche Napoleone le concede lo stesso onore, e cerca di riportarla al suo uso religioso: si fa incoronare al suo interno e copre i danni delle pareti con drappi e bandiere. In quel momento, comunque, la chiesa non è quella che conosciamo: ha vetrate bianche, intonaco bianco, decorazioni barocche: un insieme variegato di stili decorativi, che testimoniano il succedersi delle generazioni che hanno vissuto quegli spazi.

Con la Restaurazione, poi, c’è una rinascita dell’interesse per il Medioevo: ogni nazione cerca le proprie origini, il “certificato” della propria identità, e le cerca in quel periodo storico. Noi oggi sappiamo che in realtà il Medioevo, più che un momento di cristallizzazione delle varie identità culturali, fu un periodo di grandi scambi, un momento in cui si è costruita la cultura che chiamiamo occidentale, e Notre-Dame lo dimostra, essendo punto di partenza di uno stile architettonico che avrà risonanze in tutta Europa.

A metà Ottocento si ha bisogno di molto denaro per recuperare la cattedrale, le capitali europee ormai sono moderne, e si pensa perciò di abbatterla, ma questa idea suscita lo sdegno degli intellettuali, che si battono per conservarla. Primo fra tutti Victor Hugo, che a questo scopo scriverà Notre-Dame de Paris. Hugo crea quello che oggi definiremmo un caso mediatico: i cittadini non vogliono distruggere la chiesa che dopo il libro, sentono ancor di più come propria. Ancora oggi, dopo l’incendio, tantissime immagini sui social fanno riferimento alla storia di Esmeralda e Quasimodo.

Si decide per il restauro, che però non è mai cosa semplice. Bisogna decidere come procedere: si vuole ricostruire tutto com’era nel XII secolo, facendo finta che non sia successo niente e quindi nascondendo l’effetto di secoli di storia (per esempio della Rivoluzione)? Oppure bisogna lasciare, che siano visibili i segni del passare del tempo, come monito per l’uomo e come marchio visibile della storia? Oppure si vuole ricostruire con gusto contemporaneo, segnalando le diverse fasi per poter così identificare i limiti dell’intervento?

L’incarico viene affidato, con molte polemiche, a Viollet Le Duc, uno di quelli che sostiene il “restauro in stile” e cioè il mettersi nei panni dell’artista, immedesimarsi in lui e ricostruire quello che è andato perduto. L’idea è quella di ripristinare la chiesa per come era nel suo primo giorno di vita, il momento perfetto, in cui Notre-Dame era completa. Pazienza se questo avrebbe cancellato secoli di storia.

Le Duc non è uno sprovveduto, classifica e studia tantissimi particolari dell’architettura gotica e ricostruisce la guglia caduta durante la Rivoluzione, rimette a posto le statue nei portali, cancella le decorazioni barocche del Seicento, e sopra le due torri vuole costruire due alte guglie, su modello di altre chiese medievali francesi. Quelle, poi, non si faranno.

Qualche decennio dopo, Haussmann provvede al rinnovamento urbanistico di Parigi: niente più vicoli stretti e niente più spazi per “corti dei miracoli” e barricate rivoluzionarie. Davanti alla cattedrale si apre la piazza e di fatto si perde l’effetto sopresa che le grandi chiese cittadine dovevano suscitare in quei fedeli che, girato l’angolo di un vicolo buio, trovavano davanti a sé la maestosa casa di Dio.

Originalità e testimonianza

Questo breve percorso storico per dire che un edificio distrutto non è un edificio scomparso, e che il concetto di “originalità” è molto complesso. Nessuna testimonianza storica è persa se qualcuno se ne prende cura, e il patrimonio culturale è proprio quell’insieme di beni di cui le comunità si prendono cura. Così lo descrive la Convenzione di Faro, sottoscritta nel 2007 dal Consiglio d’Europa. Notre-Dame è stata spesso modificata, aggiornata, sistemata, perché qualcuno ha sempre voluto conservarla.

E questo “qualcuno” sono persone provenienti da tutto il mondo, non per niente la cattedrale è considerata dall’UNESCO come parte del Patrimonio dell’Umanità, significa che rappresenta un momento importante per la cultura mondiale, non solo francese. Perciò è ancora oggi soggetta a interventi di restauro, svolti per limitare i danni del dramma di questo secolo: lo smog, che danneggia anche numerose opere d’arte. La cattedrale è uno dei luoghi più vistati della Francia ed è normale che ogni intervento di restauro o pulitura (come quello fatto per il Giubileo del 2000) sia interessato da polemiche e dibattiti anche sul piano politico: tutto questo è sintomo del fatto che sul monumento c’è un forte interesse da parte della comunità. I lavori di Disney e di Cocciante sul libro di Victor Hugo hanno contribuito a tenere vivo l’amore per l’edifico, facendolo entrare nel cuore anche di tanti visitatori.

La guglia, poco prima del collasso. Foto di Antoninnnnn, CC BY-SA 4.0

Al di là delle polemiche, però, è importante non perdere il valore documentario della chiesa, il motivo, cioè per cui contribuisce alla nostra crescita culturale. Nel momento di sconforto generale, insomma, bisogna scegliere qual è la “nostra” Notre-Dame. Non possiamo avere la chiesa “originale” medievale, perché già è persa da tempo; non possiamo avere la cattedrale di Quasimodo, perché quella è in realtà di Victor Hugo, è non c’è più nemmeno lei; non possiamo avere il Tempio della Ragione né la chiesa con decorazioni barocche che piaceva agli uomini del Seicento. Non possiamo averne nessuna, ma possiamo, allo stesso tempo, averle tutte, perché lo stesso edificio ci parla di tutte le sue “vite passate”. Dopo questo incendio, quando sarà ricostruita nella maniera in cui si deciderà di ricostruirla, Notre-Dame riprenderà in qualche modo il suo ruolo di testimonianza all’interno del suo territorio e avrà una storia in più da raccontare, e quella storia è la nostra, di oggi.

 

Notre-Dame
La cattedrale di Notre-Dame all'indomani dell'incendio. Foto di Louis H. G., CC BY-SA 4.0
Notre-Dame
La cattedrale di Notre-Dame, prima dell'incendio del 15 aprile 2019. Foto di Steven G. Johnson, CC BY-SA 3.0

Villa Giulia

Gli eventi al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia per Aprile e primi di Maggio

Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Scopri i prossimi eventi a Villa Giulia - Aprile e primi di Maggio 2019 


Piazzale di Villa Giulia 9, Roma
Apertura: dal martedì alla domenica Orari: 9-20 (ultimo ingresso ore 19)
[email protected]beniculturali.it
Telefono: 063219698 


Anche durante le festività ETRU vi aspetta per scoprire i colori della Primavere a Villa Giulia. SEMPRE APERTI PER VOI, dalle 9 alle 20.


PRESENTAZIONE LIBRI

DIALOGHI DI ARCHEOLOGIA - 6° INCONTRO

Mercoledì 17 aprile 2019 ore 17.00
Sala della Fortuna

Per parlare dell’affascinante figura di Heinrich Schliemann che nel 1858 compie il suo primo viaggio in Italia da turista e uomo di affari. Quale è stato il rapporto tra lo studioso tedesco e l’Italia? Quali i suoi contatti con gli ambienti accademici nazionali, ma anche con personalità del mondo della politica e della cultura?
Di questo e di molto altro si discuterà con Massimo Cultraro (Primo Ricercatore CNR-IBAM), con noi per presentare il suo nuovo libro: “L’ultimo sogno dello scopritore di Troia. Heinrich Schliemann e il suo viaggio in Italia”. Ingresso in Sala della Fortuna libero e consentito fino ad esaurimento posti

CONFERENZA

"LE NOZZE, UNIONE DEL DIRITTO UMANO E DIVINO" (Modestino, Digesto 23,2,1)

Giovedì 18 aprile 2019 alle ore 17.00
Sala della Fortuna

In occasione della mostra “MÆTERNITÀ. Maternità e allattamento nell’Italia antica”, visitabile dal 23 marzo al 2 giugno nella Sala di Venere del Museo, ospitiamo la conferenza del prof. Arduino Maiuri dal titolo “Le nozze, unione del diritto umano e divino”.
A seguire visita guidata alla mostra con una delle curatrici.

Ingresso in Sala della fortuna è libero e consentito fino ad esaurimento posti.


LABORATORI DIDATTICI

ANIMALI DOMESTICI, BELVE E CREATURE ESOTICHE DEL MONDO ETRUSCO

Sabato 20 aprile 2019 ore 16.00
Sale espositive del Museo  

Quanti animali sai riconoscere?
Sabato 20 aprile alle 16 aspettiamo tutti i bambini per un super laboratorio didattico. In compagnia dell'archeologo e dello zoologo esploriamo tutte le specie animali rappresentate sugli oggetti esposti al Museo. Un percorso guidato in un mondo affascinante che ci ispirerà per plasmare poi con l'argilla il nostro piccolo animale.
Prenotazione obbligatoria entro le ore 16.00 di venerdì 19 aprile

BIRDWATCHING A VILLA GIULIA

Sabato 27 aprile 2019 ore 16.00

Uno zoologo ci guiderà con l'uso del binocolo, al riconoscimento delle diverse specie di uccelli dipinte sui soffitti affrescati della villa del Papa e di quelle che vivono nei giardini del Museo.
Prenotazione obbligatoria entro le ore 16.00 di venerdì 26 aprile

Costo del singolo laboratorio: 6 euro a bambino; 4 euro a partire dal secondo figlio.
E' possibile richiedere, previa prenotazione, una visita guidata per gli accompagnatori nello stesso orario dei laboratori didattici (al costo di 6 euro).

Per info e prenotazioni: tel. 06 8803562 - 333.9533862. E-mail: [email protected][email protected]


VISITA GUIDATA IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI DEL MUSEO

MUSE, ARTI E VIRTÙ: LE FIGURE ALLEGORICHE DI VILLA GIULIA. NUOVE LETTURE E NUOVE INTERPRETAZIONI 

Venerdì 26 aprile 2019 ore 16.30

Visita guidata a cura di Francesca Montuori.
Un  viaggio attraverso gli splendidi affreschi del Piano Nobile di Villa Giulia in esclusiva per gli Abbonati del Museo. La visita ci condurrà attraverso la lettura degli affreschi nelle sale del piano nobile di Villa Giulia, rivisti alla luce di nuovi studi iconografici: tre sale distinte ma tematicamente legate fra loro in cui prendono forma la natura e gli dèi.

Per info e prenotazioni [email protected]beniculturali.it 


Villa GiuliaVISITA GUIDATA IN ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI DEL MUSEO

RITI DI INIZIAZIONE E CERIMONIE DI PASSAGGIO NEL MONDO ETRUSCO

Venerdì 3 maggio 2019 ore 16,30

Visita guidata a cura di Alessia Argento.
Presso gli Etruschi, i momenti di passaggio più significativi della vita privata e della collettività erano accompagnati da riti e cerimonie religiose. Attraverso un percorso tematico, tenteremo di comprendere il funzionamento del sistema religioso e ideologico antico, fornendo una lettura interpretativa di alcune delle opere esposte al Museo.

Per info e prenotazioni [email protected]beniculturali.it


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QUESTA SETTIMANA L'OPERA DI #ETRUScopri"Bronzetto Nuragico di Vulci"

Per l'#Operadellasettimana il Direttore Valentino Nizzo presenta il bronzetto nuragico rinvenuto a Vulci nella Tomba dei Bronzetti Sardi presso la necropoli di Cavalupo. In questo video, oltre ad analizzare il contesto, si presentano le varie interpretazioni del bronzetto e i suoi rapporti con le statue monumentali rinvenute nel complesso di Mont'e Prama.


Nuovo Cinema Europa Casa del Cinema Roma

"Nuovo Cinema Europa" alla Casa del Cinema di Roma

NUOVO CINEMA EUROPA

Aspettando le elezioni del 26 maggio, l’Europa che vorremmo in una rassegna di tredici film alla Casa del Cinema

Dal 19 aprile al 1 maggio una lunga programmazione per raccontare la storia e l’idea di Europa attraverso alcune delle pellicole più significative

Nuovo Cinema Europa Casa del Cinema RomaRoma, 16 aprile 2019 – In occasione delle prossime elezioni europee del 26 maggio su tutto il territorio continentale, la Casa del Cinema, particolarmente attenta all’attualità e agli anniversari delle realtà culturali, politiche e sociali, presenta da venerdì 19 aprile a mercoledì 1 maggio, un ciclo di film che vedono al centro la storia, l’idea e la realizzazione dell’unità europea. Il ciclo propone posizioni ideologiche (Europa di Lars von Trier, che inaugura la rassegna), sarcastiche ed autoironiche (Quo Vado di Checco Zalone), metaforiche (L’appartamento spagnolo, di Cédric Klapisch), politiche come L’altro volto della speranza di Aki Kaurismaki o Io, Daniel Blake di Ken Loach che prende di mira proprio quella burocrazia dei palazzi europei così aspramente contestata anche nel nostro paese.

“La nostra funzione culturale – spiega Giorgio Gosetti, direttore della Casa del Cinema – viene in queste occasioni, particolarmente messa in risalto perché la cinematografia accompagna da sempre gli avvenimenti politici e storici sia attraverso film di genere drammatico sia con le commedie, i docudrama, le fiction. Un cinema di qualità, di intrattenimento e perfino comico a sostegno di quell’impegno europeo nel quale il nostro Paese ha rappresentato fin dalla nascita dell’Europa sovrannazionale, un punto di riferimento costante. Insomma, tredici film per raccontare un’altra idea dell’Europa diversa da quella della propaganda elettorale”.

Il giorno europeo o Festa dell'Europa si celebra il 9 maggio di ogni anno. Questa data ricorda il giorno del 1950 in cui vi fu la presentazione da parte di Robert Schuman del piano di cooperazione economica, ideato da Jean Monnet ed esposto nella Dichiarazione Schuman, che segna l'inizio del processo d'integrazione europea con l'obiettivo di una futura unione federale. La data coincide anche con il giorno che segna, de facto, la fine della Seconda guerra mondiale: il 9 maggio è infatti il giorno successivo alla firma della capitolazione nazista, quando furono catturati Hermann Göring e Vidkun Quisling. La Comunità Economica Europea adottò invece come "Giorno dell'Europa" il 9 maggio in occasione del vertice tenutosi a Milano nel 1985, in ricordo della proposta che Robert Schuman presentò il 9 maggio 1950 per la creazione di un nucleo economico europeo, a partire dalla messa in comune delle riserve di carbone e acciaio, come primo passo verso una futura Europa federale, ritenuta indispensabile al mantenimento della pace.

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Roma: mostre "David LaChapelle" e "Aftermodernism" alle Gallerie Mucciaccia

mercoledì 17 aprile, ore 18.00

inaugurano le mostre

 

DAVID LACHAPELLE
Galleria Mucciaccia
Largo della Fontanella di Borghese 89, Roma

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AFTERMODERNISM. A Perspective on Contemporary Art

Chapter 1. JAMES BUSBY - JUSTIN SAMSON

Mucciaccia Contemporary
Piazza Borghese 1/A,  Roma

 

Mercoledì 17 aprile 2019, alle ore 18.00, inaugurano due importanti mostre nei due spazi espositivi che animano da qualche anno piazza Borghese.

La Galleria Mucciaccia presenta il notissimo artista americano David LaChapelle in una mostra che celebra la sua carriera, dagli esordi agli ultimi lavori.

La galleria Mucciaccia Contemporary, invece, dà avvio a una nuova sfida, esponendo in Italia un inedito gruppo di artisti internazionali riuniti dal grande collezionista americano Hubert Neumann sotto la sigla AFTERMODERNISM: il primo capitolo di questa serie di mostre è dedicato a James Busby e Justin Samson.

Le due esposizioni, che hanno ricevuto il patrocinio dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, si propongono come vetrina sull’America odierna, una singolare analisi sull’evoluzione dell’arte contemporanea e sull’approccio del collezionismo attuale.

 

Galleria Mucciaccia
David LaChapelle

David LaChapelle Aftermodernism Gallerie MucciacciaTrentaquattro opere in mostra ripercorrono tutta la produzione del grande artista americano, a partire dagli anni Ottanta, quando si allontana dal mondo dei rotocalchi e della pubblicità per avvicinarsi all’arte, fino alle opere più recenti.

Atmosfere hawaiane, paesaggi inaspettati, figure mitologiche e suggestioni oniriche, popolano le opere di LaChapelle, in una mostra che procede a ritroso nel tempo: dagli ultimi lavori, New WorldLost and Found e Behold, suggestive foto scattate nel 2017 nell’incontaminata foresta pluviale delle Hawaii, dense di misticismo e spiritualità, a quelli meno recenti, realizzati a Los Angeles, come i due grandi pannelli della serie Aristocracy (2014), della monumentale Showtime at the Apocalypse (2013), il famoso ritratto di Natale della famiglia Kardashian, dei Landscape, delle floreali Earth Laughs in Flowers e di Rape of Africa (2009), un’opera provocatoria contro la violenza subita dal continente africano, che dà il titolo all’omonimo progetto presentato nel 2008.

Del 2007, l’anno di svolta della produzione di Lachapelle, è la serie The deluge e After the deluge, ispirato dalla visione della Cappella Sistina. Il riferimento al capolavoro michelangiolesco si mescola a quello di marchi della società dei consumi, generando una visione apocalittica con un finale dove oggetti, opere d’arte e persone appaiono sommerse dall’acqua, come in CathedralStatue e Awakened.

Concludono l’esposizione la serie di fotografie realizzate tra il 1984 e il 2009 che guardano al mondo dello spettacolo e delle star di Hollywood, come i tre ritratti di Michael Jackson che ne celebrano la beatificazione mediatica, quello hollywoodiano di Faye Dunaway in Day of the Locust (1996),Dynamic Nude e l’unica fotografia in bianco e nero scattata a New York: Good News for Modern Man del 1984.

Con l’occasione verrà pubblicato un libro con le immagini della mostra, edito da Carlo Cambi Editore.

David LaChapelle è oggi uno degli artisti più riconosciuti e apprezzati al mondo. Nato a Fairfield nel 1963, ha sposato uno stile post-Pop e per certi versi surrealista che lo rende unico al mondo.  Le opere di David LaChapelle sono presenti in numerose importanti collezioni pubbliche e private internazionali, ed esposte in vari musei, tra i quali il Musée D’Orsay di Parigi, il Brooklyn Museum di New York, il Museum of contemporary Art di Taipei, il Tel Aviv Museum of Art a Tel Aviv, il Los Angeles County Museum of Art (LACMA) a Los Angeles, The National Portrait Gallery di Londra, il Fotographfiska Museet di Stoccolma e The National Portrait Gallery a Washington DC.  David LaChapelle vive e lavora tra Los Angeles e l’isola hawaiana di Maui.

INFORMAZIONI:

Mostra: David LaChapelle

Mostra a cura di LaChapelle Studio e Galleria Mucciaccia

Sede: Galleria Mucciaccia, Largo della Fontanella Borghese 89, Roma

Inaugurazione: mercoledì 17 aprile 2019, ore 18.00

Apertura al pubblico: 18 aprile –18 giugno 2019

Orari: lunedì– sabato, 10.00 – 19.00; domenica chiusi

Informazioni: T. +39 06 69923801 | [email protected]| www.galleriamucciaccia.com

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Mucciaccia Contemporary

AFTERMODERNISM. A Perspective on Contemporary Art. Chapter 1. James Busby - Justin Samson

aftermodernism LaChapelle Gallerie MucciacciaLa Galleria Mucciaccia Contemporary apre al pubblico la mostra Aftermodernism. A Perspective on Contemporary Art. Chapter 1. James Busby - Justin Samson, a cura di Cesare Biasini Selvaggi.

Con dieci opere di James Busby (Rock Hill, SC, USA, 1973) e quindici di Justin Samson (Milford, CT, USA, 1979), il progetto espositivo intende presentare in Italia un nuovo gruppo di artisti internazionali (prevalentemente americani o residenti in USA, ma con una discreta presenza anche di europei) riuniti sotto la sigla AFTERMODERNISM, da parte di uno dei più grandi e singolari collezionisti del nostro tempo, Hubert Neumann. Ottantasettenne con una passione smodata per l’arte contemporanea ereditata dal padre Morton, Neumann possiede una raccolta di oltre 2.600 opere (molte delle quali capolavori) del Cubismo, Astrattismo europeo, Scultura d’avanguardia, Espressionismo Astratto americano, Pop Art e Graffitismo, di alcuni dei più importanti artisti del XX secolo. Tra questi Picasso, Léger, Miró, Kandinsky, Kline, Giacometti, Dubuffet, Rauschenberg, Lichtenstein, Haring, Basquiat, Koons, solo per citarne alcuni.

L’unico filo conduttore su cui si basa questa straordinaria collezione è la conoscenza diretta degli artisti. Dotato di un fiuto eccezionale come il padre, Neumann ha continuato a selezionare, all’albore dei loro esordi, artisti che sarebbero poi diventati di fama internazionale.

Negli ultimi anni la sua attenzione di collezionista si è focalizzata su un gruppo di artisti (per lo più generazione anni Settanta, Ottanta e Novanta), attualmente una quarantina in tutto, in cui Neumann ravvisa quella che per lui è una vera e propria nuova corrente artistica su cui investire, definita appunto AFTERMODERNISM, di cui James Busby e Justin Samson sono i primi esponenti a essere presentati in Italia.

Il catalogo in mostra, a cura di Cesare Biasini Selvaggi ed edito per i tipi di Carlo Cambi editore, rappresenta il primo di una serie che sarà dedicata agli artisti diAFTERMODERNISM.

James Busby è nato nel 1973 a Rock Hill (South Carolina) e vive e lavora a Chapin in South Carolina. Sue mostre si sono tenute in numerose gallerie e musei, ha partecipato a 40 mostre collettive negli Stati Uniti. Busby ha esposto inoltre in mostre a Londra, Parigi, Stoccolma e Instanblul. Ha partecipato a diverse fiere d’arte a Miami, Houston, Stoccolma, Istanbul e New York City, tra cui l'International Armory Show di New York, Untitled Art Fair, Scope NY e Untitled Art Fair, Miami.

Justin Samson è nato nel 1979 a Milford (Connecticut) e vive e lavora a New York. Nel 2003 consegue la laurea in Fine Arts presso la School of Visual Arts di New York.Samson ha collaborato con le gallerie John Connelly Presents e Kravets|Wehby Gallery ed è attualmente rappresentato dalla Neumann Wolfson Art. Gli sono state dedicate diverse mostre personali e collettive.

INFORMAZIONI:

Mostra: AFTERMODERNISM. A Perspective on Contemporary Art. Chapter 1. James Busby - Justin Samson

Curatore: Cesare Biasini Selvaggi

Sede: Mucciaccia Contemporary, piazza Borghese 1/A, Roma

Inaugurazione: mercoledì 17 aprile 2019, ore 18.00

Apertura al pubblico: 18 aprile – 29 giugno 2019

Orari: martedì – sabato, 10.30 – 19.00; domenica e lunedì chiusi

Informazioni: T. +39 06 68309404 | [email protected] | mucciacciacontemporary.com


Villa Arianna Stabia

Villa Arianna viene riconsegnata al pubblico

Villa Arianna StabiaVilla Arianna (Stabia) è stata restituita al pubblico. Un avvenimento "atteso sin da quando l'ondata di maltempo dello scorso ottobre aveva arrecato danni importanti alla struttura" - commenta il Sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino.

Villa Arianna StabiaNella mattinata di martedì 16 aprile, Alfonsina Russo, Direttrice ad interim, insieme a Mauro Cipolletta (Direttore Generale del Grande Progetto Pompei), Francesco Muscolino (Direttore degli scavi di Stabia) e Gaetano Cimmino ha illustrato gli interventi attuati durante la forzata chiusura al pubblico in atto dall’ottobre scorso. Quest’ultima ha rappresentato, tuttavia, una “buona” occasione per apportare alcuni interventi di decoro complessivo della Villa, unitamente alla realizzazione e al rifacimento di strumenti per l’accoglienza dei visitatori, oltre alla prioritaria riparazione della copertura dell’atrio.

Le vecchie recinzioni, ormai estremamente danneggiate, se non divelte in alcuni punti, sono state sostituite da una serie di staccionate che localizzano i percorsi di visita, delimitando gli spazi a monte della Villa per una lunghezza totale di circa cinquecento metri.

I lavori hanno interessato anche l’esterno della Villa, mediante il riposizionamento di nuovi cartelli segnaletici, nell’ottica di una fondamentale integrazione con il contesto territoriale e del primo passo verso un imprescindibile incremento della segnaletica stradale per raggiungere facilmente sia Villa Arianna che la vicina Villa San Marco.

Villa Arianna StabiaInfine, non da ultimo, si è provveduto a salvaguardare alcuni fronti non ancora scavati, in modo tale da preservare dai danni futuri il patrimonio di informazioni ancora da indagare.

Villa Arianna Stabia"La riapertura della villa è solo l'inizio di una progressiva riqualificazione" sottolinea la Direttrice ad interim, Alfonsina Russo.
Villa Arianna, così denominata per la presenza di un affresco a soggetto mitologico che raffigura Arianna lasciata sola da Teseo, sembra subire una sorte migliore della principessa cretese: non è stata abbandonata.

Immagini fornite dal Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale
via Viale Villa Regina - 80041 Boscoreale (Napoli)
tel.: +39 081 8575327 - [email protected]beniculturali.it

web: www.pompeiisites.org
FaceBook: https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/
Twitter: https://twitter.com/pompeii_sites
https://www.instagram.com/pompeii_parco_archeologico/
YouTube: https://www.youtube.com/c/PompeiiSites79dc

Villa Arianna Stabia


incendio alla Cattedrale di Notre Dame de Paris

La vicinanza delle istituzioni italiane per l'incendio alla Cattedrale di Notre Dame

Diverse istituzioni culturali italiane hanno espresso il loro dolore e la loro vicinanza, anche concreta, alla Francia per l'incendio che ha gravemente danneggiato la Cattedrale di Notre Dame de Paris, nella giornata del 15 aprile 2019. Articolo in aggiornamento.

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Premio Strega Europeo 2019 sesta edizione Torino

Il Premio Strega Europeo giunge alla sesta edizione

PREMIO STREGA EUROPEO 2019

SESTA EDIZIONE

Premio Strega Europeo 2019 sesta edizione TorinoIl Premio Strega Europeo, giunto alla sesta edizione, consolida la collaborazione con il Salone internazionale del libro di TorinoLe autrici e gli autori candidati presenteranno anche quest’anno al Salone i rispettivi libri in gara, ciascuno in un incontro individuale, tra venerdì 10 e domenica 12 maggio. La cerimonia di premiazione avrà luogo domenica 12 maggio alle ore 18.30 presso il Circolo dei Lettori.

 Il Premio Strega Europeo, nato nel 2014 in occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea per diffondere la conoscenza di alcune tra le voci più originali e profonde della narrativa contemporanea, è promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, dall’azienda Strega Alberti Benevento, dalla Casa delle Letterature di Roma e in collaborazione con BPER Banca.

Concorrono a ottenere il riconoscimento cinque romanzi recentemente tradotti in Italia, provenienti da diverse aree linguistiche e culturali, che hanno vinto nei Paesi europei in cui sono stati pubblicati un importante premio nazionale. È previsto inoltre un riconoscimento al traduttore del libro premiato, offerto dalla FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori).

I cinque libri candidati al Premio Strega Europeo 2019:

 

  • David DiopFratelli d’anima (Neri Pozza), traduzione di Giovanni Bogliolo

     Prix Goncourt des Lycéens 2018

 

  • Catherine DunneCome cade la luce (Guanda), traduzione di Ada Arduini

2018 Irish PEN Award

 

  • Robert MenasseLa capitale (Sellerio), traduzione di Marina Pugliano-Valentina Tortelli

Deutcher Buchpreis 2017

  • Ilja Leonard PfeijfferLa Superba (Nutrimenti), traduzione di Claudia Cozzi

Libris Literatuur Prijs 2014

  • Sasha Marianna SalzmannFuori di sé (Marsilio), traduzione di Fabio Cremonesi

Literaturpreis der Jürgen Ponto-Stiftung 2017

Il riconoscimento sarà assegnato da una giuria composta da scrittori vincitori e finalisti del Premio Strega  Laura Bosio, Giuseppe Catozzella, Teresa Ciabatti, Antonella Cilento, Maria Rosa Cutrufelli, Paolo Di Paolo, Mario Fortunato, Helena Janeczek, Paolo Giordano, Nicola Lagioia, Lia Levi, Dacia Maraini, Wanda Marasco, Paola Mastrocola, Melania G. Mazzucco, Edoardo Nesi, Valeria Parrella, Lorenzo Pavolini, Romana Petri, Domenico Starnone, Sandro Veronesi Andrea Vitali – a cui si aggiungono i responsabili della istituzioni che promuovono il premio.

I vincitori delle scorse edizioni:

2018    Fernando AramburuPatria (Guanda), tradotto da Bruno Arpaia

2017   Jenny ErpenbeckVoci del verbo andare (Sellerio), tradotto da Ada Vigliani

2016    Annie ErnauxGli anni (L’orma), tradotto da Lorenzo Flabbi

2015    Katja PetrovskajaForse Esther (Adelphi), tradotto da Ada Vigliani

2014    Marcos Giralt TorrenteIl tempo della vita (Elliot), tradotto da Pierpaolo Marchetti

Le schede dei libri, degli autori e dei traduttori sono disponibili su www.premiostrega.it/PSE.

    

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Testo da Ufficio stampa “d’&FAgency”


Giorgio Ceraudo L'arte e il paesaggio Catanzaro

Catanzaro: presentazione libro "L'arte e il paesaggio. Le belle contrade" di Giorgio Ceraudo

Presentazione volume

L’ARTE E IL PAESAGGIO

Le belle contrade

Salone del Palazzo della Provincia di Catanzaro

Catanzaro

Venerdì 26 aprile 2019 – Ore 17.00

Giorgio Ceraudo L'arte e il paesaggio Catanzaro

Venerdì 26 aprile 2019, alle ore 17.00, a Catanzaro, presso il Salone del Palazzo della Provincia, verrà presentato il volume di Giorgio Ceraudo dal titolo L’ARTE E IL PAESAGGIO Le belle contrade (Rubbettino Editore).

Interverranno all’iniziativa, moderata dallo scrivente, Ivan Cardamone, vicesindaco e assessore comunale alla cultura; Teresa Gualtieri, presidente nazionale federazione Club per l’Unesco; Francesco Cuteri, archeologo; Rosanna Caputo, storico d’arte e l’autore del volume.

Giorgio Ceraudo, architetto, già Soprintendente per i Beni Culturali della Calabria, ha presentato a Cosenza, Palazzo Arnone, il suo lavoro evidenziando i tanti lavori espletati durante la sua gestione riscuotendo attenzione e interesse.

Nell’incontro catanzarese si farà il punto sull’impegno profuso dall’arch. Ceraudo per dare centralità al Complesso monumentale del San Giovanni, al Palazzo Fazzari, al Palazzo Alemanni, al restauro e alla valorizzazione del Parco Archeologico e Museale della Roccelletta di Borgia e agli altri gioielli architettonici che contraddistinguono la città di Catanzaro e la sua provincia.

Non mancheranno, ancora, analisi e approfondimenti sui tanti tesori d’arte del catanzarese presentati in mostre di straordinaria valenza culturale: “Andrea Cefaly e la scuola di Cortale”; la mostra internazionale “Mattia Preti il Cavaliere Calabrese”, etc..

L’iniziativa metterà in primo piano le potenzialità che detiene la nostra Regione in un settore strategico, la cultura appunto, per uno sviluppo e una crescita economica e sociale non più rinviabile.

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