Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Amministrare Pompei. Tra vita politica ed elezioni

Dai numerosi documenti a nostra disposizione possiamo intuire quanto la politica appassionasse anche gli antichi Romani. Molte informazioni, ancora una volta, ci giungono da un sito campano che costituisce per gli studiosi moderni un pozzo prezioso di informazioni a 360 gradi: Pompei. Ma cosa sappiamo della vita politica pompeiana?

Prima dell’80 a.C. le informazioni sono molto scarse. Sappiamo che all’epoca delle guerre sannitiche la città faceva parte della lega delle città campane con a capo Nuceria (Nocera) e che questa lega prese parte agli scontri contro Annibale come alleata di Roma. Relativamente alla forma di governo si sa solo che le città sannite erano rette da un magistrato supremo chiamato meddix tuticus a cui spettava l’amministrazione della giustizia.

Solo dal II secolo a.C. in poi la documentazione epigrafica ci consente di sapere che la città era retta da magistrati eletti annualmente e da un consiglio formato da ex magistrati. Ma tra il 91 a.C. e l’89 a.C., dopo la cosiddetta guerra sociale combattuta contro Roma insieme ai soci italici per ottenere la cittadinanza, la situazione mutò nuovamente.

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Pompei venne conquistata dalle truppe romane e divenne un municipium. I Pompeiani avevano tutti gli obblighi dei cittadini romani – per esempio fiscali e militari – ma non i diritti. Roma però lasciò una certa autonomia amministrativa locale affidata ad un collegio di quattro magistrati (quattuoviri), accanto ai quali vi era un questore. Nell’80 a.C. le cose però cambiarono. Silla fonda la Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum e gli scenari politici crearono una serie di problemi soprattutto nell’amministrazione che ancora oggi vengono discussi. Il vecchio e il nuovo riuscirono a convivere con qualche modifica e ai quattuoviri municipali si sostituirono due coppie di duoviri. La più importante, quella costituita dai duoviri iure dicundo venne preposta all’amministrazione della giustizia. A questi duoviri spettava inoltre il compito di convocare e presiedere le assemblee che eleggevano i magistrati e il consiglio cittadino (ordo decuriorum) composto dagli ex magistrati. L’altra coppia di duoviri, definiti (duoviri viis aedibus sacris publicis procurandis) si occupava della cura delle vie, degli edifici sacri e pubblici, dei mercati e dell’ordine pubblico. Dopo gli anni 45 – 40 a.C. i duoviri vennero chiamati aediles (edili). Ogni cinque anni, al posto dei duoviri iure dicundo venivano eletti dei duoviri detti quinquennales a cui spettava il compito di censire i cittadini e aggiornare le liste del censo. A questi magistrati, paragonabili per funzioni ai censori romani, spettava inoltre l’aggiornamento dell’albo dei decurioni e bandire i comportamenti considerati poco consoni rispetto alla moralità pubblica.

Iscrizioni in via dell'Abbondanza, Pompei. See page for author [Public domain]
Iscrizioni in via dell'Abbondanza, Pompei. See page for author [Public domain]
Ogni anno, quindi, i cittadini erano impegnati con le votazioni e la campagna elettorale animava la città. Chi votare, il partito da seguire, i candidati dell’opposizione, meriti e demeriti venivano infatti discussi in quasi tutti i luoghi di Pompei, dalle strade alle tabernae. Un’eco della vita politica dell’antica città ci è rimasto anche nei numerosi manifesti elettorali variamente sparsi in diversi luoghi che invitavano i cittadini a votare questo o quel candidato.

 

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Il termine “candidato” deriva proprio da una speciale toga bianca, candida, che nel periodo pre -elettorale indossavano i vari aspiranti al potere. Differentemente dai nostri manifesti elettorali fatti di carta, quelli di Pompei e delle antiche città romane venivano scritti direttamente sui muri. I “programmata”, questo il loro nome, venivano infatti dipinti sui muri di case o di edifici, non essendoci all’epoca spazi appositi destinati alla propaganda elettorale. I muri scelti venivano quindi predisposti ad ospitare le scritte grazie ad un’imbiancatura a calce affidata ad un dealbator, che di notte a lume di lucerna era aiutato da un lanternarius. I manifesti elettorali non erano opera del candidato, ma questo aveva cura di fare una buona campagna elettorale cercando con ogni mezzo di rendersi popolare, di cercare seguaci, anche con delle donazioni e di curare soprattutto le pubbliche relazioni.

Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Iscrizioni elettorali a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Quando il politico doveva incontrare i suoi elettori, portava sempre con sé uno schiavo, chiamato nomenclator, che aveva lo specifico ruolo di ricordare al padrone i nomi dei personaggi che incontrava o che lo salutavano. Una curiosità è che a firmare i manifesti elettorali non erano i candidati ma… amici, familiari e parenti e anche le corporazioni cittadine! Abbiamo diverse testimonianze sparse per la città. I fullones (lavandai) chiedevano di votare per Olconio Prisco come duoviro e la scritta la si può leggere all’ingresso della fullonica di Stephanus. Gli aurifices, ovvero gli orefici, chiedevano invece di sostenere Caio Cuspio Pansa all’edilità sul muro dell’edificio di Eumachia e i venditori di focacce parteggiano invece per Trebio Valente come edile. Cosa c’era scritto in un manifesto? Di regola, dopo il nome del candidato e l’indicazione della magistratura a cui questo aspirava, si scriveva una formula breve che conteneva una sorta di invito a votarlo, un esempio è l’abbreviazione OVF (Oro Vos Faciatis, “vi prego di farlo, di votarlo”).

Inoltre, come buona regola per un politico, era opportuno che questo fosse lontano da scandali e pettegolezzi e che la sua immagine fosse quanto più “candida” possibile, come la sua veste. Quindi nei manifesti non era raro trovare un elenco di sue virtù come Dignum Rei Publicae, virumbonum, dignissimus, probissimus o optimus. A Pompei possiamo imbatterci in due tipologie di programmata: gli antiquissima e i recentiora. I primi risalenti al periodo precedente la fondazione della colonia (quindi prima dell’80 a.C.), mentre gli altri sono quelli che si datano agli ultimi 17 anni della vita della città. Anche se le donne non avevano diritto di voto, le pompeiane seguivano con molta passione la politica e capeggiavano animatamente per le varie fazioni. Dei 2.500 “manifesti” elettorali trovati, molti sono firmati da donne: in tutto 52 a sostegno di 28 candidati.

Non sempre le preferenze vertevano sulle qualità del candidato, piuttosto lo si seguiva per popolarità. Asellina che vendeva bevande nel suo thermopolium su via dell’Abbondanza, ospitava sul muro del suo esercizio un manifesto elettorale dove invitava a votare per Caio Lolio Fusco, candidato come “duoviro edibus sacris publicis procurandis”; con lei, a parteggiare per questo politico anche le Aselline, cioè le sue lavoranti.

Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Iscrizioni elettorali sono state ritrovate anche nei recenti scavi della Regio V e i candidati sono abbastanza noti in città:

Helvium Sabinum

Aedilem d(ignum) r(ei) p(ublicae)

v(irum) b(onum) o(ro) v(os) f(aciatis)

“Vi prego di eleggere Elvio Sabino edile, degno dello stato, uomo buono”.

Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Scavi Regio V di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

L(ucium) Albucium aed(ilem)

Gli Albucii, famiglia in vista della città, dovevano essere i proprietari della Casa delle Nozze d’Argento, abbastanza vicina al luogo di ritrovamento dell’iscrizione. Particolare che salta subito agli occhi, lo strato di pittura bianca su cui sono stati realizzati i “programmata”, steso forse dal dealbator  per coprire altre scritte elettorali e per assicurare una regolare superficie scrittoria.

 

 


Tra arte e storia, camminando nel Cimitero Monumentale del Verano a Roma

Pensare di svolgere un itinerario all’interno di un cimitero monumentale è qualcosa che molti reputano bizzarro. In realtà è nei luoghi più impensabili che si nascondono le storie più inaspettate. L’Associazione RomaVerso, insieme a Roma Slow Tour, ha progettato due itinerari tematici all’interno del Verano, uno incentrato sulla storia del cinema e l’altro sull’arte e l’architettura.

Cosa c’entra il cinema? Il Verano è il cimitero per eccellenza dei romani e qui riposano alcuni dei più grandi protagonisti del cinema italiano nonché le più famose icone della romanità. Questo ci ha permesso di delineare un percorso a tappe che parte dai primordi con le prime sperimentazioni a inizio '900, attraversa il cinema del Ventennio e poi il Neorealismo arrivando fino agli anni della mitica commedia all'italiana con Sordi, Manfredi, Mastroianni e Gasmann. Un percorso tra la storia, le epoche e gli stili, per riscoprire attraverso le loro opere e gli aneddoti i grandi che hanno saputo raccontare come eravamo.

Il prossimo itinerario cinematografico è previsto per giugno.

Cimitero Monumentale del Verano Roma

Il Verano è stato il primo cimitero di Roma; maltrattato, oggi in parte trascurato, custodisce le storie di migliaia di persone. È un tappeto di sepolture, cappelle, scale e viali che si intrecciano su più livelli. Come la città delle cui memorie è eterno custode, si è ampliato, è cresciuto più del previsto arrivando ad occupare un’estensione di circa 83 ettari.

Cimitero Monumentale del Verano Roma

La vita privata e le storie di famiglie più o meno note si intrecciano in modo indissolubile sotto i suoi portici, lungo il silenzio dei suoi viali alberati. Storia, letteratura, cinema, arte, uomini e donne illustri hanno trovato in questo luogo un giaciglio eterno dal quale continuano però a vivere nella Storia tramandata fino ai nostri giorni.

Nella sua area monumentale il Verano è denso di opere ottocentesche significative tanto da poterlo considerare un vero e proprio museo a cielo aperto. E come tale non è un semplice contenitore di oggetti narranti; lui stesso ha qualcosa da raccontare nel suo secolo e mezzo di vita.

Cimitero Monumentale del Verano RomaNato in seguito alle disposizioni napoleoniche (Editto di Saint Cloud del 1804), lo spostamento delle sepolture nel cimitero al di fuori delle mura cittadine ha incontrato iniziali resistenze da parte della popolazione e delle parrocchie nella difficile accettazione dell’allontanamento delle tombe dei propri cari (e, dunque, degli introiti derivanti dalle sepolture). Le esigenze sanitarie di una città in continua espansione costrinsero papa Pio IX alla svolta decisiva, soprattutto in seguito all’aggravarsi della situazione a causa di un’epidemia.

Il pontefice, attivo in un mirato e ben più ampio programma di rinnovamento urbanistico del volto di Roma, non scelse uno tra gli ultimi alla guida di questo cantiere che si rivelò sin da subito estremamente importante.

Cimitero Monumentale del Verano RomaSi deve a Virginio Vespignani (Roma 1808 – 1882) la progettazione dell’area più antica e monumentale, il Quadriportico e il Pincetto Vecchio che si affaccia sull’adiacente Basilica di S. Lorenzo fuori le Mura. Piccoli gioielli artistici si nascondono tra polvere e fiori secchi.

Un ingresso fortificato sul quale trovano posto le quattro grandi statue del Silenzio, della Carità, della Speranza e della Meditazione, segna il varco di accesso alla città dei morti.

Camminando al suo interno è impossibile non restare incuriositi da tantissimi tondi che costellano le sepolture; se ne contano circa 250: una vera e propria galleria di ritratti. Sembrano fotografie vista la perizia meticolosa nella resa dei dettagli, in realtà sono dipinti firmati Filippo Severati (Roma 1819-1892). Cos’hanno di speciale?

Sono esposti alle intemperie da 150 anni e, con poche eccezioni, restano intatti nella loro superficie. Severati è stata una scoperta interessante nelle ricerche per sviluppare questo itinerario. Sperimentatore tecnico, brevettò quella che lui stesso ha definito “pittura in smalto su lava”: i suoi ritratti sono così durevoli perché ha scelto di utilizzare un supporto lavico e pigmenti a base di ossidi stesi per velature e cotti a più riprese. Questo ha cristallizzato i materiali avvicinando questa innovativa tecnica più alla porcellana che alla tradizionale pittura.

Cimitero Monumentale del Verano RomaCon i suoi 194 monumenti funebri, il Quadriportico venne concepito sin da subito come un museo a cielo aperto. Qui le famiglie più prestigiose sceglievano di acquistare lo spazio di un’arcata per installare il proprio sepolcro con l’intento di perpetuare anche dopo la morte il ricordo del proprio status sociale.
Il cantiere del Verano diretto da Vespignani è riflesso della situazione culturale ed artistica romana nella seconda metà dell’Ottocento. Vi lavorarono scultori e pittori rientranti nella sua cerchia: predominano, dunque, il linguaggio accademico e neoclassico.

Tommaso Minardi

Quale specchio della situazione artistica del momento non rimane estraneo al Verano l’impiego di linguaggi in quel periodo solo agli esordi. Così, accanto alle sepolture a parete in pieno stile cinquecentesco si ritrovano, ad esempio, elementi classici fusi con quelli gotici in linea con il gusto eclettico che di lì a qualche anno esploderà.

Il mutare del linguaggio artistico non è solo sintomo di mode, gusti mutevoli e artisti sempre più cosmopoliti; riflette cambiamenti più profondi a cui l’arte, da sempre, ha dato voce.

Nel contesto cimiteriale l’iconografia degli angeli è piuttosto comune; sono lì, con la loro lunga tunica a suonare la tromba nel giorno del giudizio. Sono figure a cui, cristianamente parlando, i familiari affidano il proprio defunto; quei traghettatori che accompagnano nel viaggio verso l’aldilà, in vista della resurrezione. Incarnano fiducia, serenità e ottimismo.

Percorrendo il Quadriportico nel braccio lungo a destra incontriamo una figura che “stona” dal candore dominante di quest’area. Alata ma seduta su un sarcofago, con un libro aperto sulle gambe e il viso poggiato sulla mano: è tra le immagini più famose associate al Verano, l’Angelo della Notte di Giulio Monteverde.

Volge lo sguardo verso un luogo indefinito; sembra trovarsi in uno stato di sospeso abbandono, il suo volto trasmette dubbio e incertezza quasi preoccupazione. Chi è? L’epitaffio ci parla della personificazione della Poesia, arte amata dal proprietario del sepolcro, Primo Zonca che aveva scelto, ancora in vita, di affidare al celebre scultore la realizzazione del suo sepolcro. Cosa ne è degli angeli serafici e candidi?

Quest’opera riflette un importante cambiamento: la morte viene ora vista in un’ottica tipicamente decadente, come possibile effettiva fine di tutto, come perpetuo dubbio. Cambiano anche i connotati degli angeli: assumono caratteri femminili, vestono abiti succinti che sottolineano i corpi sinuosi.

Salendo al Pincetto giungiamo al Piazzale Circolare: in quest’area, risultato di un ampliamento successivo in cui il cantiere del Verano sarà guidato da Gioacchino Ersoch, si concentrano cappelle in forma di piccole architetture. Molti di questi edifici sono impreziositi dalla presenza di opere d’arte applicata, ovvero mosaici e vetrate artistiche. Duilio Cambellotti e Cesare Picchiarini sono nomi noti nel mondo romano delle arti applicate e sono il pretesto a questo punto del percorso per conoscere come avvenne la ripresa di queste antiche tecniche tra XIX e XX secolo e far notare come esse verranno utilizzate nel tentativo di dare impulso al mondo artistico della capitale che viveva un periodo di stallo e incertezza.

La parte finale del nostro percorso incontra alcuni protagonisti del dibattito post-unitario; Roma, divenuta capitale d’Italia, avverte l’esigenza di mostrare un nuovo volto che sia degno del ruolo politico e civile che ora riveste.
La volontà di mostrare il cambiamento e rompere con il passato dominio ecclesiastico incontra la ricerca di uno stile nazionale post-unitario che finalmente riesca a superare i regionalismi che da sempre contraddistinguono la penisola.

Tra le molte personalità coinvolte in questo dibattito architettonico troviamo Koch, Piacentini, mentre ne resterà estraneo Giuseppe Sacconi, impegnato nella monumentale realizzazione del suo Altare della Patria.

Il prossimo itinerario artistico è previsto per sabato 25 maggio ore 10.30. Per informazioni potete scrivere a [email protected] oppure [email protected]
In alternativa al link
http://www.romaslowtour.com/cimitero-verano/

Testo e foto a cura di Giulia Chellini, Ass.ne RomaVerso


Università La Sapienza Roma

Università La Sapienza a Roma: eventi dal 20 al 25 maggio

Università La Sapienza Roma

Per la settimana prossima, si segnalano i seguenti eventi di carattere culturale presso l’Università La Sapienza a Roma (ove non indicato diversamente). Ai link relativi a ciascun evento è possibile approfondire.

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Leonardo e Dürer: "incontro" a Venezia. Video intervista con Giovanni Maria Fara

Aggiungiamo un tassello all’immenso mosaico dell’eredità di Leonardo Da Vinci a 500 anni dalla morte, esplorandone l'influenza su un altro grande della cultura e dell’arte rinascimentale, l’incisore tedesco Albrecht Dürer.

I due maestri probabilmente non si incontrarono mai, ma diversi indizi rivelano che Dürer conobbe direttamente opere di Leonardo e ne fu affascinato al punto da riprodurle, fatto unico nella produzione artistica del grande incisore tedesco. E il luogo principe di questo incontro artistico fu la Venezia di inizio Cinquecentocome ci spiega per la rubrica #fattixconoscere Giovanni Maria Fara, professore di Storia dell'arte moderna a Ca' Foscari.

L'intervista è stata realizzata a Palazzo Sturm, dove i Musei Civici di Bassano del Grappa hanno aperto la mostra "Albrecht Dürer. La collezione Remondini", aperta dal 20 aprile al 30 settembre 2019.

Leonardo da Vinci hand
Leonardo da Vinci - presumed self-portrait - WGA12798, red chalk on paper, 333x213 mm, Royal Library of Turin.

Testo da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Notte dei musei

Notte Europea dei Musei al Parco Archeologico di Ercolano

Nell’ambito della Festa dei Musei 2019, il Parco Archeologico di Ercolano aderisce anche quest’anno alla quindicesima edizione della Notte Europea dei Musei che si terrà il 18 maggio 2019: manifestazione a carattere nazionale, patrocinata dal Consiglio d’Europa e da ICOM e che coinvolge migliaia di musei di 30 paesi di tutta Europa con lo scopo di promuovere l’identità culturale europea. Il tema proposto quest’anno dall’ICOM per la Giornata internazionale dei Musei (IMD) è “Musei come hub culturali: il futuro della tradizione”.

La sera del 18 maggio, a partire dalle ore 19.45 e fino alle ore 24.00 (ultimo ingresso da Corso resina alle ore 22.30) il Parco Archeologico di Ercolano sarà accessibile in una visita suggestiva al chiaro di luna con visite guidate, condotte da guide turistiche accompagnate dal personale di vigilanza del Parco, che guideranno nel Parco in un itinerario che toccherà i principali edifici del sito archeologico, con partenze ogni 10 minuti.

Notte dei musei

L’ingresso avverrà esclusivamente da Corso Resina, il biglietto avrà un costo simbolico di 1 € e potrà essere acquistato esclusivamente la sera del 18 maggio presso la biglietteria del Parco. La biglietteria sarà in funzione dalle ore 19,45 fino alle ore 23,00 con ultimo ingresso da Corso Resina alle 22,30. La Direzione si riserva per ragioni di sicurezza del monumento e salvaguardia dell’ordine pubblico di chiudere l’accesso anche prima dell’orario indicato.

Ripartono così le aperture serali del Parco Archeologico di Ercolano con una stagione densa di appuntamenti che renderemo noti prossimamente – dichiara il Direttore Sirano – Rinnoveremo la formula della visita in notturna, guide esperte multilingue, illuminazione artistica di grande effetto e con fantasiose sorprese che renderanno davvero unica quest’esperienza. Nostri partners saranno, oltre all’Herculaneum Conservation Project, la Regione Campania con SCABEC, il Comune di Ercolano, il MAV  e la Pro Loco Herculaneum”. Per la Notte dei Musei i visitatori avranno il piacere di visitare eccezionalmente aperti anche di notte la Mostra SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano, collezione di circa 100 preziosi monili e una scelta degli arredi delle case della città antica in esposizione presso l’Antiquarium del Parco e il Padiglione che custodisce la barca romana rinvenuta a Ercolano sull’antica spiaggia con una serie di oggetti collegati al mare e alle attività marinare.

 Per la serata saranno accessibili le aree di parcheggio degli Istituti scolastici Iovino e Rodinò e di Villa Favorita, ma non il parcheggio comunale di Via dei Papiri Ercolanesi.

Dal Parco i ringraziamenti per la collaborazione al Comando della Polizia Municipale, alla Protezione Civile, alle Forze dell’Ordine (Polizia e Carabinieri) e ai volontari della Pro Loco Herculaneum.


Presentazione Il Tesoro più grande all'Antiquarium di Pompei

Giovedì 23 Maggio presso la Terrazza dell’Antiquarium del Parco Archeologico di Pompei si terrà la presentazione del volume “Il tesoro più grande. Come gli italiani pensano, tutelano e valorizzano il patrimonio culturale”, pubblicato dalla Fondazione Enzo Hruby.

La Fondazione Enzo Hruby, impegnata per sostenere la protezione dei beni culturali italiani e per diffondere la cultura della sicurezza, ha voluto approfondire un argomento che non è mai stato sviscerato a fondo prima d’ora, ovvero il rapporto tra gli italiani e lo straordinario patrimonio nazionale. Per farlo ha commissionato all’Istituto Astra Ricerche un’indagine demoscopica svolta attraverso 1.051 interviste condotte su un campione di italiani dai 15 ai 65 anni. Attraverso questa ricerca, partendo da cosa è davvero ‘tesoro’ per i cittadini, si arriva a valutarne il valore (personale, sociale, economico) per poi affrontare il tema della conservazione e della tutela dei beni.

A partire da questa ricerca è scaturita l’iniziativa editoriale oggetto della presentazione che si svolge a Pompei, dove sono analizzati i risultati dell’indagine demoscopica e dove sono presenti i contributi, le proposte e le testimonianze di alcuni dei maggiori esponenti del mondo dei beni culturali.

Il volume, introdotto dalla prefazione di Franco Bernabè, Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, è curato da Salvatore Vitellino e contiene i contributi di Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Evelina Christillin, Presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, Tiziana Maffei, Presidente di ICOM ItaliaCarlo Hruby, Vice Presidente della Fondazione Enzo Hruby, Andrea Erri,  Direttore generale della Fondazione Teatro La Fenice, Pierluigi Vercesi, inviato speciale del "Corriere della sera" e Luca Nannipieri, critico d’arte
 
Alla presentazione del prossimo 23 maggio a Pompei portano un saluto istituzionale Alfonsina Russo, Direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei, e il Gen. B. Mauro Cipolletta, Direttore Generale del Grande Progetto Pompei; introduce i lavori il Gen. B. Fabrizio Parrulli, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale; intervengono Massimo Osanna, Professore di Archeologia Classica dell’Università Federico II di Napoli e Carlo Hruby; modera l’incontro Luca Nannipieri.

In occasione della presentazione a Pompei il volume verrà offerto in omaggio a tutti i partecipanti. Successivamente sarà possibile richiederlo alla Fondazione Hruby, con un’erogazione liberale che verrà destinata al sostegno delle attività della Fondazione per la protezione del patrimonio culturale italiano.

Ingresso libero con conferma obbligatoria scrivendo all’indirizzo mail [email protected] o telefonando al numero 02.38036625.


Oplontis

È “Festa dei Musei” nei siti archeologici vesuviani

Il 18 maggio, nell’ambito dell’iniziativa  promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali le aree archeologiche di Pompei, la Villa San Marco a Stabia, la Villa di Poppea ad Oplontis e l’Antiquarium di Boscoreale saranno aperti in via straordinaria per la “Notte Europea dei Musei”, dalle 20,30 alle 22,30 (chiusura biglietterie alle ore 22) con ingresso a 1 euro (gratuito a Stabia e per i minori di 18 anni, come da normativa vigente).

Stabia di notte

Doppia opportunità per i visitatori di  POMPEI  che potranno accedere sia dall’ingresso di Piazza Anfiteatro sia da Porta Marina con il pagamento di un biglietto unico per i due itinerari. Da Piazza Anfiteatro sarà possibile visitare presso la Palestra Grande l’allestimento dei reperti provenienti dalla località Moregine,  una scelta di reperti organici dell’area vesuviana e la mostra “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei”, dove sono esposti, in un elegante percorso di stili e civiltà,  monili  provenienti  da  Delos  e  dalle  altre  Cicladi,  accanto a gioielli rinvenuti nei siti archeologici vesuviani.

Vanity
Vanity

Entrando da Porta Marina, si potrà  accedere all’Antiquarium, edificio dell’’800 che ospita mostre temporanee quali “Alla ricerca di Stabiae” “Tesori sotto i lapilli”, oltre alla mostra permanente al piano terra “Sacra Pompeiana”, dedicata ai santuari urbani ed extraurbani. La visita si concluderà in alcuni ambienti della Villa Imperiale dove sono allestiti ricostruzioni di arredi e oggetti d’uso.

A STABIA, sarà visitabile la villa  San Marco (I sec. a.C. – I sec. d.C.), tra le più grandi ville romane residenziali della zona, con una superficie di 11.000 mq, illuminata per l’occasione.

Oplontis
Oplontis

Ad OPLONTIS è prevista l’apertura della  Villa di Poppea, tra i più splendidi esempi di villa dell’aristocrazia romana, attribuita a Poppea Sabina, moglie dell’imperatore Nerone.

Mentre all’Antiquarium di BOSCOREALE oltre alla visita del museoè proposta  la novità della mostra “Il villaggio protostorico di Longola” dedicata all’antico insediamento perifluviale attivo dalla media Età del Bronzo fino al VI sec. a.C.,  unico per l’ Italia meridionale e rinvenuto casualmente nel 2000 durante i lavori per l’impianto di depurazione di Poggiomarino-Striano. La mostra espone reperti connessi alle principali attività produttive, e non solo, dell’abitato di Longola, tra cui per la prima volta sono esposte al pubblico due piroghe monossili rinvenute nell’area della darsena del villaggio, e alcuni esemplari di mangiatoie per animali e ruote di carro, viva testimonianza della vita quotidiana degli abitanti.


Thermopolio di Vetutio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Mercuralia. Le feste in onore di Mercurio

Il 15 maggio nell’antica Roma si festeggiavano i Mercuralia, celebrazioni in onore del dio Mercurio. Presso i Romani era identificato come dio del guadagno e del commercio, tanto che il suo nome può essere messo in relazione con le voci latine merx mercari. Fu associato al dio greco Ermes, figlio di Zeus e Maia e nipote di Atlante che con la sua accortezza e abilità sapeva condurre ogni cosa a buon fine.

Thermopolio di Vetutio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Thermopolium di Vetuzio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Fra le varie attribuzioni, a Mercurio era sacro il commercio ed era ispiratore di quel guizzo che faceva diventare le attività prospere anche tramite mezzi non sempre leciti. Nella religione romana fu facile quindi identificare il dio latino del commercio con l’Ermes greco, ovviamente con tutte le attribuzioni annesse. La festa in suo onore, i Mercuralia, venivano celebrate sin dai tempi antichi dai mercanti romani alle idi di maggio, giorno 15, e prevedevano abbondanti offerte d’incenso. I mercanti si radunavano presso una fontana a lui dedicata, non troppo lontana da Porta Capena. In molti casi, non essendo perfettamente puri a causa delle attività poco lecite e degli imbrogli, dopo essersi purificati e avendo indosso solo una tunica, si recavano alla fonte. Lì prendevano l’acqua con delle anfore purificate che portavano poi a casa per aspergere il capo e la mercanzia, sperando in un aumento del guadagno; questi gesti erano poi accompagnati da preghiere e invocazioni varie. Alle idi di maggio del 495 a. C., fu dedicato al dio Mercurio un tempio presso il Circo Massimo e fu istituito il collegio dei mercanti romani (mercuriales).

Thermopolio di Vetutio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo
Thermopolium di Vetuzio Placido a Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

A Pompei, nel thermopolium di Vetuzio Placido (I,8,8) è ben documentata la presenza di Mercurio. L’attività è una delle meglio conservate e una delle più rappresentative dell’intera città antica che, come tutte le attività commerciali di questo tipo, era molto comune lungo le principali arterie stradali. L’alto profitto di questo thermopolium è testimoniato dal ritrovamento di quasi tre chili di monete (1237 quadranti e 374 assi) in uno dei doli inseriti nel bancone. Sulla parete sud dell’edificio si trova l’edicola di un larario, con colonne e timpano in stucco e Mercurio raffigurato al centro assieme a Dioniso e a serpenti agatodemoni nella parte inferiore e ritratto con borsa e bastone alato (caduceo), suoi tipici attributi.


Souvenir dall'impero. Ostia racconta le province romane

“A Ostia Antica il 15 maggio avremo l'onore di ospitar Sergio Rinaldi Tufi, splendida figura di studioso e docente al quale si deve il primo manuale completo e amatissimo sulle province romane” annuncia Mariarosaria Barbera, direttore del Parco archeologico di Ostia Antica. “Un affascinante racconto sugli scambi culturali e commerciali, i metodi per la conservazione e il trasporto delle merci, le tecniche di navigazione e le strutture dei porti antichi che Sergio Rinaldi Tufi illustrerà a chi avrà voglia di conoscere le nostre origini nel Mediterraneo”.

“Ostia era davvero in contatto quotidiano con tutto il bacino Mediterraneo” spiega Sergio Rinaldi Tufi, “e, in particolare, con le province dell'impero da cui sopraggiungevano merci di lusso, come i marmi provenienti soprattutto dell'Egitto, e di largo consumo, come l'olio, il vino e i cereali dell'Africa settentrionale romana, trasportati in anfore di cui si sono trovati a Ostia numerosissimi esemplari”.

Eccezionale testimonianza è quella delle 61 stationes a ridosso del teatro, nel Foro delle Corporazioni. Veri e propri uffici appartenenti alle compagnie di navigazione di ogni città costiera africana, araba, gallica o iberica: Sabratha, Cartagine, Alessandria, Cagliari, Narbonne e tante altre. Ancora se ne distinguono le insegne, con i mosaici che riportano il nome della città e del porto collegato con Roma e talvolta il 'ramo d'azienda', con effigi che alludono ai cereali, agli animali selvatici, ai prodotti traslati in anfora. “Una testimonianza dei rapporti stabili tra i popoli di tre continenti, di una spontanea multi-etnicità ostiense. Con una vitalità commerciale che riusciva a anticipare gli effetti della globalizzazione portando a Roma elefanti e tigri, marmi e specialità alimentari da ogni angolo dell'Africa Proconsolare, dell'Egitto o dell'Asia Minore” riflette Barbera.

“Sappiamo che Ostia è stata un centro di intensa attività commerciale, un grande porto al quale se ne affiancò un secondo nella fase imperiale, quello di Portus” racconta Sergio Rinaldi Tufi. “Le numerose località africane presenti nel Foro delle Corporazioni segnalano con chiarezza come la navigazione avvenisse soprattutto nel Mediterraneo meridionale, lungo la costa dell'Africa. Con una sola eccezione, quella dell'importantissima Gallia Narbonensis, la provincia corrispondente all'attuale Costa Azzurra e Provenza”.

L'appuntamento con Souvenir dall'impero, Ostia racconta le province romane, il 15 maggio dalle ore 17, consentirà di rivedere i porti antichi del Mediterraneo, di soffermarsi sui monumenti principali delle città menzionate nelle iscrizioni. “Il porto di Alessandria d'Egitto, ad esempio, uno dei più famosi del mondo antico; il porto di Cartagine, già un grande impianto prima delle guerre puniche, e poi della provincia romana che lo mantenne in uso. Per la Mauretania, corrispondente all'attuale Marocco e anche a parte dell'Algeria, vedremo esempi di stoccaggio delle derrate prima del trasporto, della partenza in direzione di Roma.

Percorreremo tutto il Mediterraneo, che i romani chiamavano Mare Nostrum giacché, da Gibilterra alla Siria, non c'era un metro di costa che non fosse romano” conclude il professore Rinaldi Tufi.

L'appuntamento fa parte del ciclo “Vediamoci a Ostia Antica, conversazioni di archeologia pubblica e di legalità”. Si svolge nell'Antiquarium degli scavi di Ostia antica, in viale dei Romagnoli 717, dalle ore 17,00, mercoledì 15 maggio 2019.

I partecipanti che prenoteranno un posto con una mail a [email protected] potranno accedere gratuitamente all'area archeologica dalle ore 16,15.