Scoperte archeologiche a Reggio Calabria

A Reggio Calabria dal 5 al 9 agosto lungo il tratto della Via Marina, nello specchio di mare compreso tra il monumento a Vittorio Emanuele e il Lido Comunale, si sono svolte attività di ricerca e documentazione di un giacimento di anfore antiche ad una profondità compresa tra i 40 e i 50 metri. Il giacimento è stato segnalato nel 2017 alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, dai signori Demetrio Serranò e Francesco Sesso. Pochi mesi dopo la segnalazione la stessa Soprintendenza ha richiesto la collaborazione della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia per una prima valutazione. A seguito di questo primo sopralluogo, del 25 maggio 2017, è stata riscontrata una varietà di reperti, dall’ampia forbice cronologica (IV sec. a.C.- V/VI sec. d.C.), riferibili a potenziali carichi anforici di più navi da trasporto.

A seguito delle nuove disposizioni ministeriali in ambito di Tutela, Salvaguardia, Conservazione e Valorizzazione del Patrimonio Archeologico Sommerso, esaminata la documentazione relativa al primo sopralluogo, il Segretariato Regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per la Calabria, in collaborazione con la Soprintendenza RC - VV ha deciso di programmare una più puntuale attività di perlustrazione con la direzione scientifica del funzionario archeologo subacqueo e la collaborazione del Nucleo dei Carabinieri Subacquei di Messina finalizzata alla definizione dei limiti del giacimento, alla sua documentazione e alle disposizioni di tutela più opportune.
Durante le attività, l’area marina è stata controllata da una motovedetta dei Carabinieri e si sono recati sul posto il Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri, il Comandante della Guardia Costiera e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.

Nel corso del nuovo sopralluogo si è constatato che in seguito alle correnti marine, il profilo del giacimento si era modificato rispetto a quanto documentato nel 2017. Sono emerse anfore integre, parzialmente integre o frammentate, precedentemente non visibili, si è riscontrata anche la presenza di materiale moderno, ma soprattutto sono stati individuati frammenti lignei, porzioni di fasciame, pertinenti ad almeno un relitto.

Allo stato attuale non è possibile fornire elementi più puntuali, soprattutto per quanto attiene l’inquadramento cronologico. In considerazione delle profondità saranno indispensabili nuove ispezioni. Questa prima attività ricognitiva, documentata in ogni singola fase, si è conclusa con la messa in sicurezza delle porzioni di fasciame affioranti, procedendo con una copertura delle stesse con geotessuto ed assicurandole, tutte intorno, da sacchetti di sabbia. Contestualmente a queste azioni dirette sui reperti si è proceduto con la richiesta alla Capitaneria di Porto dell’emanazione di Ordinanza Interdittiva dello specchio di acqua interessato alla pesca, ancoraggio attività subacquea e, più in generale, a tutte le attività che possano arrecare danno al sito archeologico sommerso.

Sono previste nuove ispezioni che avverranno dove ci saranno le segnalazioni. Inoltre, grazie al progetto MUSAS – Musei di Archeologia Subacquea, proposto e realizzato dall’ISCR - Istituto Superiore per la conservazione ed il restauro del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di cui il Segretariato Regionale è il referente per la Calabria, sono già programmate delle indagini nell’area marina protetta di Le Castella a Crotone e nell’area archeologica sommersa dell’antica Kaulon.
È questo un nuovo filone per l'attività del Segretariato Regionale MiBAC per la Calabria che si attendeva e adesso ci sono le condizioni normative e organizzative per portarlo avanti.

Il dott. Salvatore Patamia, Segretario Regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per la Calabria, ha espresso grande apprezzamento per l’impegno dei sommozzatori dei Carabinieri coordinati dal funzionario archeologo subacqueo Alessandra Ghelli dello stesso Segretariato e dal Maresciallo Ca. Domenico De Giorgio del Nucleo CC Subacquei di Messina, coadiuvato dal Mar. Ca. Raffaele Di Pietro, Brig. Ca. Cosimo Barnaba, Brig. Biagio Ferrante, Brig. Attilio Milana, V. B. Bruno Messineo, V. B. Raffaele Ortu; ha evidenziato, inoltre, l'impegno per le immagini fotografiche di superficie dell'Assistente Sergio Sergi del Segretariato Regionale.

Come nascono gli archeogioielli: intervista a Marilisa "MedeART"

Una ragazza siciliana, un'archeologa, amante della moda, della storia antica e dei gioielli. Un giorno durante i suoi viaggi studio tra musei decide di seguire le sue passioni e di creare bijoux artigianali e accessori moda ispirati al mondo classico. Ecco la storia di Marilisa Lo Pumo, in arte MedeART, che ci racconta come è iniziata la sua passione per i gioielli archeologici e il mondo antico.

Ci racconti la tua bio e la tua esperienza nel mondo dell’archeologia?

Un po’ come tutti i nati negli anni ’80, anche io sono una “vittima” dei documentari di Piero e Alberto Angela che, sin da piccola, guardavo insieme alla mia famiglia, lasciandomi suggestionare da racconti storici e ammaliare da stupende immagini d’arte e archeologia. Del resto, l’arte ha sempre fatto parte della mia vita: in famiglia siamo un po’ tutti artisti e musicisti, quindi, è stato naturale per me avvicinarmi dall’arte all’archeologia. A 19 anni, quindi, ho iniziato gli studi universitari presso il corso di laurea in Beni Culturali Archeologici dell’Università di Palermo, nella sede distaccata di Agrigento; da quel momento, è stato tutto un crescendo: vivere in quella che fu definita “la più bella città dei mortali”, vicino ad un santuario delle divinità ctonie e a pochi passi dalla Valle dei Templi, non poteva che accrescere la mia passione per l’archeologia e, in particolar modo, per quella siciliana. Le dinamiche dei rapporti instauratisi tra i Greci e gli Indigeni d’Italia meridionale e Sicilia nel periodo della colonizzazione greca, hanno stimolato la mia curiosità nel corso dei miei studi universitari, tanto da spingermi ad approfondire l’argomento, per ben due volte, nelle tesi delle lauree triennale e magistrale, conseguite con il Prof. N. Allegro. Nel frattempo, ho partecipato a varie campagne di scavo, a laboratori e a ricognizioni archeologiche, specialmente in territorio siciliano (ad Agrigento, Himera, Rocca Nadore, Case Bastione, ecc.) e ho conseguito l’attestato di guida Geopark di uno dei due geoparchi siciliani, il “Rocca di Cerere Geopark”. Subito dopo la laurea magistrale in Archeologia, sono entrata nel direttivo dell’associazione Hisn al-Giran, dedicandomi, per un anno intero, alla gestione e alla valorizzazione di un’area di interesse archeo-naturalistico, sita nel centro della Sicilia, a Calascibetta (Enna), il Villaggio Bizantino di Vallone Canalotto. Nel frattempo, creavo già archeogioielli.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Come nasce la passione per i gioielli e la voglia di crearli?

La passione per i gioielli artigianali, l’interesse per la moda e la voglia di creare, penso si possano considerare mie attitudini naturali, essendo cresciuta da una madre che cuciva abiti sartoriali, realizzava accessori, dipingeva e si dedicava ad artigianato e bricolage. L’idea di creare “archeogioielli”, però, credo mi sia venuta in mente nel 2011, durante un viaggio in Magna Grecia fatto con l’Università, mentre camminavo tra le sale del MArRC o del MARTA, incantata dalla bellezza e dall’importanza dei reperti in essi contenuti e, in particolare, man mano che andavo accumulando souvenirs acquistati nei vari bookshops museali. Desiderosa di portare con me non tanto un ricordo “turistico” dei luoghi visitati, quanto qualcosa da indossare, un monile magari, che rievocasse quanto ammirato e appreso, nel corso di quel viaggio-studio, mi domandavo come mai nessuno vendesse quelli che io poi chiamai “archeogioielli”. E non mi riferisco a costose riproduzioni fedeli di meravigliosi gioielli dell’antichità, di cui avevo già contemplato pregevoli e bellissimi esemplari, realizzati da maestri orafi italiani; io volevo qualcosa che, non solo fosse accessibile alle mie finanze di studentessa universitaria ma che, soprattutto, mi ricordasse la storia e i significati degli “oggetti” racchiusi in quei musei: le loro scene figurate, i motivi decorativi, i miti che raccontavano, i personaggi che rappresentavano e, soprattutto, la potenza simbolica che sprigionavano. Io desideravo qualcosa da portare sempre con me. Qualche anno dopo, esattamente nel 2014, con l’aiuto di mia madre, iniziai a creare i miei primi (sgangherati) monili a tema archeologico e artistico, pensando che potessero, forse, interessare anche ad altre donne amanti dell’archeologia e dell’arte. Mi rimboccai le maniche per apprendere pazienti tecniche artigianali, mai messe in pratica prima di allora, e per creare un prodotto bello, accattivante e di qualità. A poco a poco, però, rendendomi conto della curiosità che i miei archeogioielli destavano anche in coloro che non ne conoscevano assolutamente i contenuti (uomini e bambini compresi), il mio piccolo progetto di “archeofashion” assunse un fine più grande, divulgativo e didascalico. Fu in quel momento che nacque ufficialmente MedeART, un nuovo brand di gioielli artigianali e di accessori-moda di soggetto archeologico e artistico dalla valenza comunicativa e culturale.

A quali temi ti senti maggiormente legata?

Sicuramente ai temi mitico-religiosi di ambito greco-romano. Miti, dei, simboli di periodo classico, anche per formazione, direi che sono da sempre “il mio pane quotidiano”.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Preferisci il mondo greco o romano e perché?

Vivo nell’isola in cui per primi arrivarono i Greci e nel territorio, la provincia di Enna, in cui pare abbia avuto origine il mito di Demetra e Kore: la grecità è il mio mondo. Essendo siciliana, per me, l’archeologia greca assume anche un valore fortemente identitario.

Quali sono i gioielli maggiormente richiesti dalle tue clienti e con quali ispirazioni?

I gioielli con i soggetti pompeiani sono, indubbiamente, i più richiesti dalle archeologhe italiane e dalle amanti dell’arte. Per quanto riguarda l’arte moderna, invece, Van Gogh è, certamente, l’artista più amato.

Ci presenti le tue collezioni?

Da sempre cerco di variare, creando archeogioielli dedicati un po’ a tutto il repertorio archeologico da cui posso attingere, dando particolare attenzione all’archeologia del Mediterraneo. Oltre ai singoli pezzi, mi piace creare collezioni tematiche, dedicate ad una civiltà, ad un aspetto di essa, oppure ad una corrente artistica. Per quanto riguarda le collezioni di archeogioielli ho prodotto: “Romanitas”, con soggetti tratti dal repertorio figurativo pompeiano e più, in generale, romano; “Emblemata”, incentrata esclusivamente sui simboli; “Minoika” dedicata all’arte cretese e dell’isola di Thera; “Sicula Tempe”, un omaggio alla città da cui provengo e, la più recente, “Heroines”, ispirata al teatro greco antico. Ho anche realizzato collezioni di gioielli d’arte moderna e contemporanea dedicate a Klimt, all’Art Nouveau, al Neoclassicismo e alla Pop Art. Parallelamente, ho prodotto collezioni esclusive per bookshop museali e bazar turistici, come ad esempio, una linea di archeogioielli per CoopCulture, esposta al Museo Salinas di Palermo e al Chiostro del Duomo di Monreale e una collezione dedicata al Giardino della Kolymbethra per il Fondo Ambiente Italiano.

archeogioielli Medeart Marilisa Lo Pumo

Con quale brand di moda ti piacerebbe collaborare un giorno e che senti particolarmente vicino alle tue creazioni?

Wow, che domandona lusinghiera! Difficile rispondere, dato che penso che per collaborare con un brand di moda, dovrei prima studiare e imparare tante cose che, ovviamente, non so. Vengo da un mondo completamente diverso, fatto di bibliografie e pantaloni sporchi di terra, forse inconciliabile con quello delle passerelle e dei lustrini. Ma tutto è possibile, sognare si può…Quindi, azzardo che sarebbe bello collaborare con quei brand che, come me, soprattutto negli ultimi tempi, si sono lasciati ispirare dal mondo dell’arte e dell’archeologia per creare i loro prodotti. Sono tanti, oggi, gli stilisti di alta moda che hanno dedicato delle collezioni al mondo antico. Penso, ad esempio, a Chanel, a Valentino, a Versace e, ovviamente, ai miei conterranei Dolce & Gabbana, che nella loro ultima collezione credo si siano superati in quanto ad “archeofashion”.

Quale è stata la tua prima creazione?

Non ricordo bene. Credo un paio di orecchini con una scena figurata tratta da un vaso attico a figure rosse di V sec. a.C., con Eracle e Athena.

Nuovi progetti?

Da circa tre settimane, in collaborazione con la disegnatrice Giovanna Scordo, è uscita Heroines, la nostra nuova collezione. Un progetto a quattro mani che ci ha viste impegnate a lungo, per creare una linea di collane dedicate a cinque eroine del teatro antico: Alcesti, Antigone, Medea, Cassandra e Andromaca. Un omaggio a cinque donne del mito, a cinque mortali dalle storie immortali, icone e modello per il genere femminile. La collezione è disponibile sul nostro shop online MedeARTarcheofashion, aperto da pochissimo. Nei prossimi mesi, infatti, saremo impegnate ad arricchirlo con nuovi archeogioielli e gioielli d’arte di nuovissima ideazione.

 


L'Italia dopo la Ricostruzione, deve ricostruirsi!

Una delle domande che spesso venivano e, tutt’ora, vengono fatte ai nonni o ai genitori da parte di nipoti o figli è: come si viveva, in Italia, dopo la guerra? Come vi divertivate? Cosa facevate? Ci sono somiglianze con la nostra epoca?

Sono domande lecite, poste con quel pizzico di curiosità che anima i più piccoli alla ricerca di una identità o, almeno, desiderosi di capire la storia del nostro paese.

Aldo Cazzullo, inviato ed editorialista del Corriere della Sera, ha dedicato un libro alla tematica relativa alla Ricostruzione dell’Italia nel periodo post-bellico: Giuro che non avrò più fame (edito da Mondadori nel 2018). Un libro che, attraverso una scrittura lineare e concisa, racconta, con la tipicità della narrazione giornalistica, le sofferenze, i sacrifici e i divertimenti di chi, come nonni e genitori, hanno dovuto sopportare la fame, hanno combattuto per ridare all’Italia quella dignità lacerata e che hanno rischiato, anche, nell’investire in industrie che, ancora oggi, rappresentano i capisaldi dell’economia italiana.

Oggi, spesso, ci si lamenta di un cellulare retrogrado, di una linea internet poco veloce o di come ci si debba comportare e presentare sui diversi social, quasi fossimo alla ricerca di una perfezione che non esiste, non è esistita e non esisterà mai. Molti italiani restano inermi; il lavoro rappresenta un bene di prima qualità, ma, spesso, è denigrato. Molti ‘lavoretti’ non sono in linea con le nuove leve che pretendono la ‘pappa pronta’ e tanto, ma tanto riposo…

Milano, foto di anonimo, da SkyScraperCity - Milano Sparita, Pubblico Dominio

Questi discorsi, però, sono la diretta conseguenza di una mancata ricerca del passato italiano, quel passato recente che ha visto come protagonisti i nostri nonni e genitori. I giovani di un tempo, come racconta Cazzullo, non avevano tempo per lamentarsi, dovevano rimboccarsi le maniche e ricostruire l’Italia per le generazioni future. Se oggi il modus vivendi è sulla soglia della sufficienza e, alcune volte, la supera, lo si deve a chi, dal 1948 in poi, è sceso in campo per garantire quella libertà che per noi è un dato acquisito, per loro era un miraggio da rendere reale.

In ben dodici capitoli, Cazzullo esamina la situazione italiana post-bellica, prendendo in considerazione diverse tematiche: la politica, il cinema, gli imprenditori, lo sport. È esemplare come, il giornalista, spesso faccia un confronto tra gli anni post-bellici e i giorni nostri. È chiaro che i giovani del XXI secolo devono ritenersi fortunati o, almeno, devono riconoscere che la loro libertà è frutto di una lunga e dura conquista di chi, tra volontari e lavoratori d’ogni genere, ha dedicato la propria vita per instaurare quel diritto, sacro e inviolabile, insito nel concetto di democrazia.

Nel primissimo capitolo, Cazzullo si lascia ad una riflessione che suona icastica e che, spesso, non viene presa in considerazione da chi, nel continuo lamento, ritiene di vivere una vita di stenti «Avevamo 16 milioni di mine inesplose nei campi. Oggi abbiamo in tasca 65 milioni di telefonini, più di uno a testa, record mondiale. Solo un italiano su 50 possedeva un’automobile. Oggi sono 37 milioni, oltre uno su due. Tre famiglie su quattro non avevano il bagno in casa; per lavarsi dovevano uscire in cortile o sul balcone. L’Italia non esportava tecnologia, ma braccia: minatori in cambio di carbone». Questo confronto mette in mostra un differente modus vivendi che a noi risulta, ormai, quasi estraneo. Oggi l’Italia esporta menti e beni primari; gli italiani, oggi, piuttosto che scendere in piazza, si lamentano o, nel peggiore dei casi, fanno gran baccano sui social: la vita virtuale predomina su quella reale, si viaggia agli antipodi dei nostri antenati.

La politica italiana, dopo il 1945, doveva fare i conti con l’instaurazione del miglior governo possibile che garantisse stabilità e libertà ad un popolo in agonia: l’ombra del fascismo era ancora forte. La DC (Democrazia Cristiana) alle elezioni del 18 aprile 1948 vince sul Fronte Popolare, dopo una guerra politica combattuta con giornaletti, preghiere e persuasioni varie. Il partito di Alcide De Gasperi è al comando. Una nuova Italia sta crescendo.

La politica, o meglio, la guerra politica è solo uno degli ingredienti dell’Italia post-bellica. Oggi, a Natale, i regali che vanno per la maggiore sono: cellulari, viaggi, beni di lusso…ma i nostri nonni, invece, avevano regali? Certo, mandarini, fichi secchi, ceci e legumi vari: questi erano i regali. L’imperativo era far nutrire gli italiani. Lo stesso Cazzullo spiega che la tipologia di questi regali e l’ossessione per il cibo era dovuta alla volontà dei genitori di non far rivivere gli stessi stenti che loro stessi avevano vissuto durante il periodo bellico.

Si tornava a lavorare la terra; gli italiani, come dice Cazzullo, erano i ‘cinesi’ odierni: tanto lavoro e poco riposo.

Negli anni bellici e post-bellici si registrano una serie di personalità che hanno offerto all’Italia la possibilità di riscattarsi: Vittorio Valletta, Adriano Olivetti, Enrico Mattei, Luigi Einaudi, Lina Merlin.

Valletta è il precursore di Marchionne, è stato colui che ha portato in alto il nome della Fiat, lo stesso Cazzullo scrive «L’idea di Valletta è semplice: fare dell’Italia un Paese industriale, e della Fiat la prima industria d’Italia». Olivetti è, giustamente, definito da Cazzullo: lo Steve Jobs degli italiani. Il sogno di Olivetti è stato quello di «[…] dare all’Italia una cultura industriale moderna. Un progetto in cui far confluire cristianità e umanesimo, le scienze sociali e l’arte, la tecnologia e la bellezza». È stato l’ideatore della famosissima Lettera 22 con la quale miriadi di italiani hanno scritto libri, pensieri, tesi e lavori. Mattei è stato il pioniere dell’industria petrolifera italiana, fondando l’Eni nel 1952; ha permesso all’Italia di mettersi alla pari di USA, Inghilterra, Olanda nella lavorazione del petrolio. È stato, anche, il fondatore del quotidiano Il Giorno. Einaudi è stato il secondo presidente della Repubblica Italiana. La sua politica ha previsto delle riforme dal punto di vista economico, come afferma Cazzullo «[…] è il vero artefice della Ricostruzione sul fronte dello Stato». Ed, infine, la Merlin colei che ha permesso alle donne quel riscatto di cui necessitavano. Durante la guerra e nell’immediato dopoguerra, le donne non avevano alcun diritto. La Merlin si è battuta, dura e coriacea, per chiudere le case chiuse: le donne non erano merce e non dovevano essere schiavizzate. Si deve a lei, anche, se nel 2016 si è giunti al divieto di licenziare le donne prima del matrimonio o del parto (disegno di legge avanzato dalla Merlin nel 1951).

A contorno di queste figure, si possono citare personalità quali: Achille Lauro, comandante e politico; amato dai napoletani perché egli stesso si prodigò per la sua terra «Sono un uomo che non ha rubato niente, che ha sempre lavorato, che ha dato ai poveri, e che prima di morire vorrebbe vedere felice questa bella e amatissima Napoli». Giuseppe Dossetti, vicesegretario della DC che, ritiratosi, si dedicò alla vita religiosa. Giuseppe Di Vittorio, strenuo difensore del Meridione, fondatore, insieme a Achille Grandi (DC) e Emilio Canevari (PSI), della CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) che vanta di essere, tutt’oggi, il più antico sindacato italiano. Guglielmo Giannini, fondatore del partito dell’Uomo Qualunque che ebbe vita effimera, osteggiato dalla Democrazia Cristiana e da Confindustria di Angelo Costa.

Come si è detto, però, dopo il 1948 gli italiani si divertivano e si dilettavano col cinema ed anche con lo sport. Ancora oggi riecheggiano le gesta del Grande Torino, cui è stato dedicato un film nel 2005 con Beppe Fiorello. Una squadra formidabile, artefice di cinque scudetti consecutivi; i componenti del Grande Toro furono i protagonisti della Nazionale che vinse per due competizioni consecutive i mondiali di calcio (1934-1938). La strage di Superga ancora oggi è ricordata ed ha lasciato una lacerazione incolmabile negli sportivi di un tempo e in quelli tutt’ora in attività; Indro Montanelli, nel tratteggiare la bellezza del suo sguardo sugli atleti Granata, dice «Gli eroi sono sempre stati immortali, agli occhi di chi in essi crede. E così crederanno, i ragazzi, che il Torino non è morto; è soltanto in trasferta».

Oggi il calcio è, giustamente, ritenuto sport nazionale. Negli anni bellici e nel dopoguerra era il ciclismo lo sport di massa. Chi può dimenticare Fausto Coppi e Gino Bartali? Due sportivi che hanno regalato all’Italia numerose vittorie nei diversi tour e che hanno divertito gli appassionati del settore nei loro ‘rispettosi’ duelli su due ruote.

Anche il cinema poteva vantare personalità di spicco: Totò, Macario, Alberto Sordi, Anna Magnani, Renato Rascel…e registi del calibro di Roberto Rossellini e Federico Fellini. Un cinema privo degli effetti scenici che si possono osservare oggi, ma ricco di quella semplicità che permetteva a chi, dopo una giornata di duro lavoro, voleva rilassarsi dinanzi alla TV (non tutti potevano permettersela!).

Aldo Cazzullo durante una conferenza su Beniamino Andreatta svoltasi a Trento. Foto di Filippo Caranti, CC BY-SA 3.0

«Molti giovani non hanno fiducia nel loro Paese, e il loro Paese non ha fiducia in loro. L’Italia investe troppo poco nelle cose per cui è importante: la cultura, l’arte, la bellezza, lo spettacolo, la ricerca». Queste sono le parole di Aldo Cazzullo in uno dei capitoli del suo libro; oggi c’è un profondo scoraggiamento, gli italiani sembrano arrendevoli e chi non s’arrende fugge all’estero per realizzarsi, dimenticandosi di come, un tempo, i loro genitori o nonni reagirono dinanzi ad un’Italia distrutta dalla guerra. Questo dipende, anche, dalle troppe comodità cui si è avvezzi nell’era della tecnocrazia, Cazzullo afferma «Il tempo della rete è il tempo del narcisismo, della fatuità, dell’effimero: fashion blogger, inventori di videogame, scrittori di ministorie pubblicitarie per smartphone; start-up tutte uguali […] Tutto molto smart, cool, trendy. Nel frattempo però si sta perdendo il gusto del lavoro ben fatto, dei mestieri d’arte, del talento delle piccole cose […]». La tecnologia non va demonizzata, certo!, ma è necessario quell’est modus in rebus oraziano che cerchi, almeno, di spingere gli italiani a rimboccarsi le maniche e dare una svolta ad uno Stato in stallo: se le formidabili personalità del passato, genitori e nonni, sono riusciti a far riemergere un’Italia distrutta, vinta e indebolita, anche Noi, sulle orme dei nostri predecessori, siamo tenuti ad offrire un valido contributo affinché la crisi che sta piegando l’Italia da anni possa cessare e che l’Italia rialzi il capo una buona volta!

Aldo Cazzullo Ricostruzione Giuro che non avrò più fameBIBLIOGRAFIA:

Aldo Cazzullo, Giuro che non avrò più fame, Milano 2018.


Amuleti e monili le ultime scoperte dalla Regio V di Pompei

La Regio V di Pompei continua a raccontarci l’immensa ricchezza della città vesuviana e lo fa grazie ad una nuova scoperta fatta di oggetti portafortuna e protezione contro le forze negative.

Sorprende infatti l’ultimo ritrovamento fatto di materiali legati alla sfera femminile e al mondo della superstizione. Amuleti, gemme ed elementi decorativi erano contenuti all’interno di una cassa in legno in un ambiente secondario della Casa con il Giardino dove, qualche mese fa, era stata rinvenuta l’iscrizione che darebbe ulteriori prove all’eruzione autunnale del Vesuvio nel 79 d.C.

Cesare Abbate. Parco Archeologico di Pompei

I monili appartenevano probabilmente ad una delle donne della casa, non sappiamo se alla matrona o ad una schiava, ma sappiamo che certamente rimasero seppelliti sotto la cenere così come la sua proprietaria. La traccia della cassa in legno le cui cerniere bronzee si sono ben conservate all’interno dello strato vulcanico, a differenza della parte lignea che si è decomposta, è stata individuata accanto all’impronta di un’altra cassa o mobile nell’angolo di uno degli ambienti di servizio dell’abitazione, probabilmente utilizzato come deposito.

Sul fondo dell’impronta, sono stati ritrovati i numerosi oggetti, tra cui due specchi, diversi vaghi di collane, elementi decorativi in vari materiali, un unguentario vitreo, amuleti fallici, due frammenti di una spiga e una figura umana entrambi in ambra e dal grande valore apotropaico. Diversi pezzi si distinguono per la foggia preziosa e la ricchezza del materiale. Tra le paste vitree straordinarie sono quelle con incise la testa di Dioniso e un satiro danzante o tra le gemme emergono per bellezza una ametista con figura femminile e una corniola con figura di artigiano.

Cesare Abbate. Parco Archeologico di Pompei

Alcuni oggetti sono stati ritrovati anche in altri ambienti della casa, alcuni presso l’atrio dove si trovavano sepolti anche i resti scheletrici di donne e bambini sconvolti dagli scavi clandestini di epoca borbonica probabilmente finalizzati al recupero di preziosi all’interno delle stanze. Solo un anello in ferro e un amuleto in faience sono stati risparmiati dalle violazioni e dal saccheggio.

“Si tratta di oggetti della vita quotidiana del mondo femminile e sono straordinari perché raccontano microstorie, biografie degli abitanti della città che tentarono di sfuggire all’eruzione. – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna - Nella stessa casa, abbiamo scoperto una stanza con dieci vittime, tra cui donne e bambini, di cui stiamo cercando di stabilire le relazioni di parentela e ricomporre la biografia del gruppo familiare, attraverso le analisi sul DNA. E chissà che la cassetta di preziosi non appartenesse a una di queste vittime. Particolarmente interessante è l’iconografia ricorrente degli oggetti e amuleti, che invocano la fortuna, la fertilità e la protezione contro la mala sorte. E dunque i numerosi pendenti a forma di piccoli falli, o la spiga, il pugno chiuso, il teschio, la figura di Arpocrate, gli scarabei. Simboli e iconografie che sono ora in corso di studio per comprenderne significato e funzione”.

Cesare Abbate. Parco Archeologico di Pompei

Le straordinarie condizioni dei reperti hanno permesso ai restauratori del Parco Archeologico di Pompei di lavorare abbastanza celermente sugli oggetti così da volerne ben presto un’esposzione all’interno della Palestra Grande degli scavi. Gli oggetti prenderanno il posto dei gioielli precedentemente esposti nella mostra VANITY e daranno da sfondo ad un’altra grandiosa esposizione sulla ricchezza e la suggestione dei nuovi scavi nella Regio V di Pompei.


Noctes Stabianae VIlla San Marco

Dal 16 agosto, le "Noctes Stabianae". Passeggiate notturne a Villa San Marco

VILLA SAN MARCO
AL VIA LE PASSEGGIATE NOTTURNE
"Noctes Stabianae"
Da venerdì 16 agosto, tutti i venerdì e sabato fino al 21 settembre
dalle ore 20,30 alle 22,30 
INGRESSO GRATUITO
Noctes Stabianae VIlla San Marco
Passeggiate notturne a Villa San Marco a partire dal 16 agosto. Tutti i venerdì e sabato sera fino al 21 settembre sarà possibile visitare dalle 20,30 alle 22,30 (ultimo ingresso alle 22,00) la Villa San Marco, appositamente illuminata. Un itinerario suggestivo in una tra le più grandi ville romane residenziali, con i suoi 11mila mq, posta in posizione panoramica sulla collina di Varano, a Castellammare di Stabia.
Noctes Stabianae VIlla San Marco
L’iniziativa fa parte delle aperture serali promosse dal Ministero per i beni e le attività culturali, nell’ambito dei progetti di valorizzazione 2019. 
In programma, per la fine di agosto e settembre i percorsi notturni anche negli altri siti vesuviani del Parco Archeologico di Pompei.
L’ingresso  alla Villa è gratuito.
Testo e immagini da UFFICIO STAMPA Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale
Noctes Stabianae VIlla San Marco

Busto Settimio Severo

Il Busto ritrovato di Settimio Severo in mostra al Colosseo

Il Busto ritrovato di Settimio Severo in mostra al Colosseo

Grazie al recupero della Guardia di Finanza sarà visibile al pubblico fino al 25 agosto nell’ambito della mostra “Roma Universalis”

 

Roma, 8 agosto 2019. Lo straordinario busto di Settimio Severo, che da qualche settimana apre al II ordine del Colosseo la mostra temporanea “Roma Universalis”, viene finalmente restituito alla pubblica fruizione dopo essere stato protagonista di una incredibile vicenda.

Il ritratto dell'imperatore appartenente alla “dinastia venuta dall'Africa" è infatti l’esito di una operazione di recupero che risale al settembre del 2017 quando, al termine di un pedinamento, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma rinvengono il prezioso reperto all’interno del portabagagli di un SUV, avvolto in una coperta, nella centralissima piazza Esedra, tra decine di turisti incuriositi.

L’opera proveniva dall’area di Guidonia – Montecelio, comune della città metropolitana di Roma, e dopo il recupero è stata consegnata alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'Area Metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l'Etruria Meridionale, competente per il territorio, con la quale il Parco archeologico del Colosseo ha stabilito una collaborazione finalizzata al restauro  ma soprattutto alla sensibilizzazione sui reati contro il Patrimonio.

L’operazione che ha permesso il ritrovamento di questo reperto straordinario, è frutto del costante monitoraggio della circolazione delle opere d’arte, svolto dalle Fiamme Gialle ai fini della prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni economico-finanziarie, in stretta sinergia con il MiBAC. Nel peculiare settore dei beni appartenenti al patrimonio culturale dello Stato, l’attenzione della Guardia di Finanza si concentra sulle connesse movimentazioni finanziarie, considerato che il loro intrinseco valore le rende particolarmente appetibili per gli interessi della criminalità, alla continua ricerca di strumenti per riciclare i proventi delle attività illecite.

Busto Settimio SeveroL'opera rimarrà esposta al Colosseo fino al 25 agosto, quando l'intera mostra sarà disallestita e il reperto verrà restituito alla Soprintendenza, dove sarà custodito sino alla fine della vicenda giudiziaria di cui è tutt'oggi ancora protagonista.

Busto Settimio SeveroTesto e immagini dal Servizio Comunicazione, relazioni con il pubblico, la stampa, i social network e progetti speciali
Parco archeologico del Colosseo


Roma: nuove iniziative con la mostra “Antico Siam - Lo Splendore dei Regni Thai”

EUROMA2 e IL MUSEO DELLE CIVILTÀ

PRESENTANO

ANTICO SIAM – LO SPLENDORE DEI REGNI THAI

Un itinerario espositivo parallelo alla Mostra in corso presso il Museo delle Civiltà

 

Antico SiamRoma, venerdì 2 agosto 2019. Euroma2 torna a proporre iniziative di arte e cultura e, per il secondo anno consecutivo, spalanca le porte al mondo orientale con un evento d’eccezione, in collaborazione con il Museo delle Civiltà, che porterà il pubblico in un viaggio ideale nelle terre del Siam.  Euroma2  diventerà la cornice di un’ampia esposizione sulla misteriosa e affascinante storia della Thailandia, in concomitanza con la mostra “Antico Siam - Lo Splendore dei Regni Thai”, inaugurata lo scorso 18 maggio, presso il vicino Museo delle Civiltà - Salone delle Scienze del Museo preistorico etnografico "Luigi Pigorini".
Quest’anno ricorre il 150° anniversario del trattato solenne di amicizia e commercio, tra l’Italia e la Thailandia, il primo mai stabilito tra i due giovani Paesi. Il Trattato fu ratificato dalla Camera dei Deputati del Regno d’Italia nella seduta del 18 febbraio 1869. In virtù di questo accordo diplomatico, appare ancor più significativa la realizzazione di una mostra sull’archeologia e l’arte del Regno di Thailandia.
Il pubblico, durante la consueta passeggiata tra le vetrine, avrà modo di viaggiare con la mente e conoscere un’altra cultura, dalla storia tanto antica quanto intrigante, attraverso l’esposizione di immagini originali, presentate come secondo percorso alternativo a quello della mostra del Museo in Piazza G. Marconi.

Un modo per portare l’arte nei luoghi di svago e, allo stesso tempo, offrire al pubblico un’occasione imperdibile per assistere all’esposizione di immagini uniche.

L’iniziativa rientra in una serie di appuntamenti dedicati all’arte e alla cultura che il centro propone sia al pubblico che ai giovani del territorio, attraverso laboratori scolastici e progetti ad hoc, nonché nel più ampio ventaglio di iniziative a carattere sociale ed educativo come il “Progetto Young” dedicato all’educazione civica delle nuove generazioni, l’iniziativa “A spasso con Ettore, alla scoperta del Patrimonio Artistico del nostro Paese”, e tante altre attività ideate da Euroma2 per accrescere la conoscenza e stimolare l’interesse alla cultura.

Antico Siam
Grazie alla collaborazione tra Euroma2 e il Museo delle Civiltà, coloro che siano interessati a visitare la mostra “Antico Siam - Lo Splendore dei Regni Thai”, presso il Museo Preistorico Etnografico Pigorini in Piazza Guglielmo Marconi 14, usufruiranno di uno sconto del 50% sul prezzo del biglietto, presentando la Gift Card o la APP Euroma2 alla biglietteria del Museo.

EUROMA2 Via Cristoforo Colombo, angolo Viale dell'Oceano Pacifico (Roma)

Tel. +39 06 5262161 www.euroma2.it

Testo e immagini da Ufficio Stampa D&C ed Euroma2


Pandora III

Interpol ed Europol coordinano l'operazione "Pandora III"

OPERAZIONE “PANDORA III”

-Italia-

L’Italia ha partecipato all’operazione internazionale denominata “Pandora III”, coordinata centralmente da Interpol ed Europol e finalizzata a contrastare, simultaneamente in più Paesi, la commercializzazione di beni d’arte di provenienza illecita.

Nella settimana di azione coordinata, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con il supporto dell’Arma territoriale e in collaborazione con la Direzione Centrale Antifrode e Controlli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato ha:

  • effettuato 56 controlli ad aree terrestri d’interesse archeologico e monumentale;

  • verificato 108 esercizi antiquariali, case d’asta, gallerie, restauratori e trasportatori;

  • controllato 17 opere in transito presso porti, aeroporti e aree doganali;

  • contestato 3 violazioni amministrative;

  • identificato 116 persone;

  • denunciato 26 persone in stato di libertà;

  • verificato 329 beni nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, localizzando 17 opere su cui sono in corso indagini tese al recupero;

  • sequestrato 367 beni culturali per un valore complessivo di € 5.510.000, tra cui:

  • Roma: 2 capitelli corinzi lignei del XVIII secolo, parziale provento del furto commesso, nel marzo 2013 in danno della chiesa “San Martino” di Rocca Santa Maria (TE);

  • Ancona: 2 opere falsamente attribuite all’artista Michelangelo Pistoletto;

  • Jesi (AN), Falconara Marittima (AN), San Severino Marche (MC) e Matelica (MC): 2 dipinti raffiguranti “Annunciazione, Madonna con angelo”, parziale provento del furto commesso, nel marzo 2001, ai danni di un privato di San Silvestro Curatone (MN) e “Deposizione di Cristo”, parziale provento del furto, commesso nel giugno 1974, ai danni della Chiesa “Santa Maria Assunta” di Castel d’Arco (MN);

  • Rimini: rocchio di colonne in pietra di natura archeologica; elemento architettonico;

  • Galatone (LE): 70 monete in bronzo di natura archeologica; 17 oggetti archeologici in bronzo tra cui 2 anelli;

  • Firenze: statuetta egizia del VII secolo a.C., raffigurante “Ushabti in Faience”, provento del furto, commesso nel dicembre 1964, in danno del Museo Civico Archeologico di Modena

Pandora III
“Ushabti”, in faience, VI sec a.C.
  • Bologna: dipinto dal titolo “Half Dollar”, falsamente attribuito all’artista Franco Angeli;

  • Firenze: dipinto del XVII secolo, raffigurante “Natura morta”, provento del furto, commesso nel novembre 1988, in danno di un antiquario di Firenze;

  • Taormina (ME): 109 monete in bronzo di natura archeologica;

  • Perugia: opera grafica, raffigurante “Sacco e Rosso”, falsamente attribuita all’artista Alberto Burri;

  • Modena: 33 volumi dell’Enciclopedie ou dictionnaie raisonnè des sciences….. del XVIII secolo, scritta da Diderot e D’Alembert, asportati in data imprecisata ad un privato di Città di Castello (PG);

  • Grottammare (AP): dipinto del XVI secolo, raffigurante “Madonna con Bambino e Santi”, dell’artista Cesura Pompeo, provento del furto, commesso nel settembre 2013, in danno di privato di Ofena (AQ);

  • Bronzolo (BZ): dipinto senza titolo falsamente attribuito all’artista Gerardo Dottori;

  • Ochsenhausen (Germania): statua raffigurante “Sant’Agata”, asportata nel 1984 dalla chiesa di Commezzadura (TN)

Statua di Sant’Agata
  • Udine e Bronzolo (UD): 3 statue policrome appartenenti alla Civiltà Maya; dipinto falsamente attribuito all’artista Georges Mathieu.


Madonna con Bambino Pinturicchio

La “Madonna col Bambino” del Pinturicchio torna a Perugia dopo 30 anni

Pinturicchio torna a Perugia dopo 30 anni

 

L’opera “Madonna col Bambino” esposta fino a gennaio 2020 alla Galleria Nazionale dell’Umbria

PERUGIA, 9 AGOSTO 2019 – Torna a Perugia il dipinto su tavola “Madonna col Bambino”, trafugato nel 1990 e attribuito al Pinturicchio.

L’opera, che resterà esposta nella Galleria Nazionale dell’Umbria dal 10 agosto al 26 gennaio prossimo, è rientrata in Italia grazie all’efficace opera di diplomazia culturale condotta dal Ministero per i Beni e le attività culturali e all’attività investigativa dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio culturale.

Madonna col Bambino Pinturicchio"Questo ennesimo recupero mi rende particolarmente contento - ha detto in un video messaggio il Ministro Bonisoli - sia perché un altro frammento del nostro immenso patrimonio culturale è tornato nel nostro Paese, sia perché sarà possibile renderlo fruibile, per un periodo di tempo, ai cittadini e ai turisti che andranno a visitare la Galleria Nazionale dell’Umbria. L’evento di oggi sottolinea, ancora una volta, quanto sia importante che questo Paese porti avanti, nel modo più efficace, costante e determinato possibile, le iniziative di diplomazia culturale".

“Grazie alla diplomazia culturale – ha dichiarato il Ministro plenipotenziario Marco Ricci, intervenuto su delega del Ministro per i beni e le attività culturali Alberto Bonisoli - si restituiscono alle culture di appartenenza opere d’arte illecitamente sottratte, ma, altresì, si contribuisce a promuovere un mercato dell’arte internazionale basato su principi e valori etici universalmente accettati”.

Per il Generale di brigata Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale “ancora una volta, grazie alle preziose informazioni contenute nella Banca Dati dei Beni culturali illecitamente sottratti, anche a distanza di quasi trent’anni, è stato possibile individuare il dipinto rubato, che da oggi fa ufficialmente il suo ritorno”.

“Questo recupero - ha aggiunto il Generale Parrulli - dimostra, ancora una volta, da un lato il carattere sempre più transnazionale delle attività criminali in questo settore e dall’altro l’importanza dello scambio di informazioni, anche tra le Forze di polizia di diversi Paesi, come sistema consolidato di cooperazione internazionale per contrastare efficacemente i reati in danno del patrimonio culturale”.

Madonna col Bambino Pinturicchio
La Madonna col Bambino del Pinturicchio

Il Direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria Marco Pierini ha sottolineato: “Il Museo è il luogo dove le opere sottratte al territorio, un tempo con violenza, adesso per amorevole premura, trovano una nuova casa e assumono una funzione e un valore diversi”.

“È bello - ha concluso - che anche opere abituate da sempre a mostrarsi nell’intimità delle raccolte private possano godere di un pubblico più vasto, come accadrà per qualche mese alla splendida ‘Madonna col Bambino’ la cui pertinenza con la raccolta della Galleria Nazionale dell’Umbria è palesemente testimoniata dalle tante consorelle che la accolgono dalle pareti del museo”.

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Sala Stampa dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale


Rosvita

Una intellettuale a metà tra classico e innovazione poetica: Rosvita di Gandersheim

Rosvita
Rosvita di Gandersheim, immagine in Pubblico Dominio

Quando si esamina la letteratura latina classica ed, in ispecie, si studiano le commedie terenziane, risalta all’attenzione del lettore/studioso il legame che unisce Terenzio e Menandro, commediografo greco vissuto nel IV a.C. Il commediografo latino desume parecchio dal suo ‘vate’ greco, sia dal punto di vista strutturale che contenutistico; è innegabile, altresì, che Terenzio si ispiri a Menandro, ma è, anche, fondamentale sottolineare la vena innovativa delle sue commedie.

Se Menandro ha influenzato le commedie terenziane, Terenzio ha, a sua volta, influenzato gli autori postumi? La domanda ha ragion d’essere se si esamina la letteratura mediolatina ed, in ispecie, il profilo di Rosvita di Gandersheim.

Nata intorno al 935 d.C., Rosvita rappresenta, per la letteratura mediolatina, una intellettuale poliedrica e fortemente influenzata dalla più alta produzione letteraria latina classica e, anche, da quella a lei contemporanea. Ebbe modo di essere educata da Gerberga che, nel 959 d.C. divenne badessa di Gandersheim; si può ipotizzare, quindi, che più o meno negli stessi anni Rosvita fu canonichessa dello stesso monastero.

Gandersheim. Foto di Misburg3014, CC BY-SA 3.0

Il fatto che possedesse lo stesso nome di Rosvita I, badessa di Gandersheim tra il 919 e il 926 d.C., la mette in relazione di parentela con Ottone il Grande, per il quale scrive i Gesta Ottonis, elogiando le qualità e le gesta del re di Germania. E, in onore della casata degli Ottoni, la poetessa tedesca scrisse i Primordia, un racconto storico del monastero di Gandersheim fondato, con molta probabilità, dagli stessi Ottoni.

Rosvita
Rosvita di Gandesheim presenta il suo Gesta Ottonis all'Imperatore Ottone il Grande, sotto gli occhi della badessa Gerberga, in un'incisione di Albrecht Dürer (1501), Pubblico Dominio

Il legame di parentela con la casata reale ha permesso a Rosvita di poter accedere alla corte degli Ottoni e riceverne la migliore formazione intellettuale e artistica. A corte la monaca ebbe modo di perfezionare il suo latino e di apprendere quelle caratteristiche stilistiche tipiche delle sue opere: la prosa ritmata, l’uso di vocaboli rari, la creazione di neologismi ecc. A corte Rosvita non ebbe modo di apprendere solamente la lingua e quelle caratteristiche che saranno peculiari nelle sue opere, ma si legò a quegli intellettuali che, come lei, frequentavano la casata di Ottone il Grande, Raterio di Verona, per esempio (Raterio giocherà un ruolo fondamentale nelle ricercatezze stilistiche adoperate dalla monaca tedesca). E, probabilmente, a corte ebbe modo, anche, di partecipare alle letture delle commedie di Terenzio e lasciarsi affascinare. Leggendo le opere della monaca, l’influsso terenziano è indiscusso, anche se, come afferma Peter Dronke, nell’Introduzione al Dulcitius, «la portata e la natura del suo debito non sono facili da definire con esattezza. Il problema è dovuto in parte al fatto che […] Rosvita presenta il suo atteggiamento nei confronti di Terenzio in una maniera ingegnosamente fuorviante». In effetti, la poetessa tedesca, spesso, risulta volutamente oscura nelle sue opere motivo per cui, al di là delle difficoltà nel rintracciare gli influssi terenziani, ci si imbatte in testi che lasciano trapelare poco della sua vita (lo stesso Dronke ritiene che della biografia di Rosvita si riesce a ricostruire poco anche per la sua volontà di risultare enigmatica sia negli scritti, quali lettere e apologie, sia nei suoi drammi).

La carriera di Rosvita comincia con la stesura delle otto leggende legate a diversi santi: Basilio, Teofilo, Dionigi, Agnese e Gangolfo, ma l’importanza della poetessa tedesca all’interno della storia letteraria mediolatina è legata ai suoi drammi: Dulcitius, Calimachus, Abraham, Pafnutius e Sapientia (stando alla titolatura delle edizioni moderne dei drammi di Rosvita).

I drammi di Rosvita devono molto a Terenzio, soprattutto se si prendono in esame due caratteristiche principali che legano i due drammaturghi, seppur lontani nel tempo: la prima riguarda la struttura: Rosvita è solita usare lo scambio di battute rapido, gli a parte che chiariscono la trama del dramma, gli espedienti scenici che risolvono situazioni ambigue; la seconda caratteristica è legata maggiormente al contenuto: come Terenzio era solito inserire nelle sue commedie un personaggio maschile, fortemente irascibile, preso dalla mania del potere e della conquista ed uno femminile, inizialmente titubante, indifeso e disprezzato, per poi vincere sull’uomo grazie alla sua tenacia, anche Rosvita contrappone l’uomo ‘pretendente’ alla eroina/donna che, nel segno del Signore, riesce a mantenere la propria castità e integrità morale. Nei drammi della poetessa tedesca, spesso, le donne vengono messe a dura prova attraverso la tentazione e c’è chi riesce, nel nome della fede, a resistere e chi, al contrario, cede; le donne sono, anche, vittime delle persecuzioni pagane. Rosvita, seppur vissuta nel X d.C., non dimentica le difficoltà che i cristiani hanno dovuto sopportare pur di poter professare liberamente la religione di Cristo.

L’influenza di Terenzio su Rosvita non è a senso unico. La monaca tedesca dimostra di possedere, sì, una conoscenza approfondita delle commedie terenziane, conoscenza, come suddetto, ravvisabile nei suoi drammi, ma è altresì vero che Rosvita tende ad originalizzare il modello delle sue opere sceniche tanto da rendere i suoi drammi dei veri capisaldi della drammaturgia mediolatina.

Il contrasto uomo ‘pretendente’ e donna tenace, tipico anche delle commedie di Terenzio, in Rosvita risulta essere cristianizzato (la cristianizzazione degli autori pagani è tipica degli scrittori mediolatini che, avendo a modello, per esempio, Cicerone, Virgilio, Orazio ecc., non disdegnavano di avvicinarli ai propri ideali cristiani): la donna diviene un’eroina che, nel nome di Dio, riesce a difendersi dalle pretese dell’uomo pagano. Infatti i drammi di Rosvita, eccetto che nella Conversione del generale Gallicano, portano, come titoli, i nomi di donne votate alla castità: Martirio delle sante vergini Agape, Chionia e Irene (Dulcitius); Resurrezione di Drusiana e Callimaco (Calimachus); Caduta e ravvedimento di Maria, nipote di Abramo (Abraham); Conversione della prostituta Taide (Pafnutius); Martirio delle sante vergini Fede, Speranza e Carità (Sapientia).

Un’altra nota che risulta originale nei drammi di Rosvita è dettata dall’ordine metafisico estraneo a Terenzio. Come afferma Dronke «[…] numerose espressioni evocano il senso di un mondo invisibile, fatto di ordine e armonia, di immutabili proporzioni musicali e aritmetiche, al di là del mondo caotico, fatto di conflitto e crudeltà, penitenza e martirio».

Infine, un ultimo elemento caratteristico dei drammi di Rosvita è la fusione tragedia/commedia. Aristotele, nella Poetica, pone una netta cesura tra la tragedia, destinata ad impietosire e far riflettere gli spettatori, e la commedia, il cui fine prediletto è scatenare l’ilarità del pubblico. Rosvita fonde tragedia e commedia (allontanandosi, in questo caso, dal suo modello) a tal punto da creare un dramma misto tra compassione/riflessione e ridicolo (un esempio di questa mistione è ravvisabile nel Dulcitius dove, Dulcizio, fidato di Diocleziano e intenzionato a godere di Agape, Chionia e Irene, finisce per abbracciarsi a delle pentole e insozzarsi tutto il viso).

L’importanza delle opere di Rosvita e dei suoi drammi è fondamentale per la comprensione della drammaturgia durante il medioevo latino. Dopo una fase di ‘morte apparente’, Rosvita ridà lustro a quel genere che tanto era stato amato sia dai greci che dai romani. E come Terenzio è stato il modello della poetessa tedesca, la stessa Rosvita diverrà il modello degli scrittori a lei postumi. Infatti, dopo la morte di Rosvita, avvenuta intorno al 974 d.C., nel monastero di Hildesheim, un autore drammatico dello stesso monastero decise di drammatizzare la leggenda di S. Nicola avendo, come modello, i drammi di Rosvita, ormai divenuti famosi nell’Europa medievale.