Arriva Canova alla Galleria d'Arte Moderna di Milano

Dal 25 ottobre 2019, la Galleria d’Arte Moderna di Milano presenta la mostra Canova. I volti ideali, che ricostruisce la genesi e l’evoluzione della tipologia di busti femminili realizzati dallo scultore all’apice della sua carriera.

Curata da Omar Cucciniello e Paola Zatti, con la collaborazione di Fernando Mazzocca, l’esposizione è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Galleria d’Arte Moderna di Milano e dalla casa editrice Electa.

Antonio Canova
Busto di Beatrice, 1812
Gesso, cm 74 x 45 x 30
Gypsotheca e Museo Antonio Canova,
Possagno

Negli ultimi dodici anni della sua attività, quando è lo scultore vivente più famoso e più richiesto d’Europa, Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822) elabora una tipologia di busti che ha immediata fortuna tra i contemporanei, sia tra la committenza che tra la critica dell’epoca e che chiamò “teste ideali”. Un filone fortunatissimo di cui l’esposizione ricostruisce per la prima volta la genesi e l’evoluzione attraverso circa 30 opere, di cui oltre 20 di Canova, provenienti da musei internazionali.

Si tratta di una serie di volti esclusivamente femminili, molti dei quali realizzati senza commissione, nati forse con l’occasione di un ritratto idealizzato, quello di Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone. I volti non effigiano personaggi reali, ma indagano le infinite variazioni della bellezza femminile, basate sull’equilibrio perfetto tra l’idealizzazione, derivante dalla scultura classica e lo studio della natura. Sottoposti a sottili, raffinatissime variazioni nelle acconciature, nelle espressioni, nella resa virtuosistica del marmo, questi volti giungono a una progressiva semplificazione formale ed espressiva che trova il suo culmine nella Vestale.

Realizzata tra il e 1818 e il 1819, fu replicata in tre marmi: se il più noto è conservato proprio alla GAM di Milano, gli altri due sono alla Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona e al J. Paul Getty Museum di Los Angeles, e sono per la prima volta riuniti in occasione della mostra e messi a confronto in un dialogo inedito, al centro del percorso espositivo.

Immagine di copertina:

Antonio Canova
Vestale
1818-1819
marmo di Carrara
cm 58 x 31 x 23
Galleria d’Arte Moderna, Milano


Ancient Appia Landscapes. Nuove scoperte sul territorio dell'antica Nuceriola

L’Ancient Appia Landscapes (AAL) è un progetto che, grazie alla lungimiranza del team scientifico, in questi anni ha portato l’archeologia alla portata di tutti, uscendo dal rigido sistema accademico e fornendo, grazie ai social, un approccio alla materia molto fresco e fruibile. Questo non a discapito certamente della qualità della ricerca che c’è dietro il progetto e che vede sin dal 2011 l’Università degli Studi Salerno (Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale, cattedra di Archeologia dei Paesaggi) d’intesa con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, condurre indagini e ricerche archeologiche sul territorio ad est di Benevento.

Il progetto, seguendo i metodi propri dell’Archeologia del Paesaggio, punta al riconoscimento dei fenomeni ambientali, delle attività socio-economiche e produttive e alla ricostruzione delle dinamiche insediative e di popolamento dell’area di passaggio della via Appia compresa tra i territori dell’antica Beneventum ed Aeclanum. Il team, applicando un approccio multidisciplinare proprio della materia paesaggistica, indaga dal 2015 tramite survey e saggi stratigrafici di verifica, la località Masseria Grasso/Piano Cappella, con risultati assolutamente positivi per il recupero di informazioni storico-archeologiche di quest’area. Gli scavi infatti, realizzati su concessione del MIBAC, hanno messo in luce un porzione limitata dell’antico insediamento, ampio circa 8 ettari e con una continuità abitativa che è compresa tra il IV secolo a.C. e il periodo tardo antico. In particolare, due saggi hanno messo in luce un percorso viario in cui è riconoscibile una frequentazione che va dal IV secolo a.C. al V-VI d.C.

Crediti: Ancient Appia Landscapes

La misura, 5.6 metri, conferma l’ampiezza delle antiche strade consolari e quindi si può riconoscere nella porzione scavata uno degli assi della centuriazione di età triumvirale-augustea. Un ulteriore saggio ha invece evidenziato strutture pertinenti ad un complesso artigianale per la produzione di ceramica, un’area che si estende almeno per 300 mq con ambienti disposti attorno ad almeno due - tre fornaci. Gli abbondanti ritrovamenti di ceramica, di forme mal cotte o rotte come coppe, bicchieri e altro, lascia ipotizzare un utilizzo dell'attività tra età augustea-tiberiana e la metà del I secolo d.C.

Crediti: Ancient Appia Landscapes

Tante le informazioni raccolte, anche di una frequentazione che risale alla fine del IV secolo a.C. e tutte confermano l’ipotesi di identificazione della località Masseria Grasso con l'antico insediamento di Nucriola o Nuceriola, la statio nota dalla Tabula Peutingeriana al IV miglio della via Appia in uscita da Benevento che prosegue poi verso la successiva statio di Calor flumen che si trovava al X miglio, riconoscibile nei pressi di Ponte Rotto.

Il Progetto dell’Università degli Studi di Salerno non si limita solo a ricostruire il paesaggio antico ma, in linea con la “Convenzione Quadro del Consiglio d’Europa” si fa promotore di iniziative di rilancio culturale del territorio moderno che, poco valorizzato, è invece ricco di storia, archeologia e di memoria. Inoltre, grande obiettivo è quello di candidare l’Appia a Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e si spera che questo possa avvenire presto grazie alla condivisione dei contenuti e alla qualità delle ricerche condotte su questo grande e importante percorso viario.

 


Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna

A distanza di 20 anni dalle grandi mostre di Bologna e Venezia, il Museo Civico Archeologico di Bologna annuncia un ambizioso progetto espositivo dedicato alla civiltà etrusca, in cui saranno riuniti circa 1000 oggetti provenienti da 60 musei ed enti italiani e internazionali.

Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna è una mostra promossa e progettata da Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico, in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell’Università degli Studi di Bologna, e realizzata da Electa.

Testa di giovinetto da Fiesole 330 a.C. circa Firenze, Museo Archeologico Nazionale, Polo Museale della Toscana

L’esposizione, aperta dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020, vuole essere un affascinante viaggio nelle terre degli Etruschi tra archeologia e paesaggi sorprendenti e metterà in risalto le novità di scavo e di ricerca sulla storia di uno dei più importanti popoli dell'Italia antica. La metafora del viaggio darà forma e struttura all’esposizione, divisa in due grandi sezioni, caratterizzate da un allestimento evocativo. La prima offre un momento di preparazione al viaggio, facendo conoscere al visitatore i lineamenti principali della cultura e della storia del popolo etrusco, attraverso oggetti e contesti archeologici fortemente identificativi. Così preparato, il visitatore potrà affrontare la seconda sezione, dove si compie il viaggio vero e proprio nelle terre dei Rasna, come gli Etruschi chiamavano se stessi.

Acroterio configurato a guerriero da Cerveteri, Vigna Marini-Vitalini Copenhagen, Ny Carlsberg Glyptotek Credits @ The Ny Carlsberg Glyptotek Photographer: Ole Haupt

Un itinerario attraverso quei territori e centri di Lazio, Umbria e Toscana che già furono oggetto di attenzione, meraviglia e descrizione da parte dei viaggiatori del passato, come il diplomatico inglese George Dennis, che nel XIX secolo con il suo The Cities and Cemeteries of Etruria (1848) diede conto di cinque anni di viaggi che toccarono i siti archeologici allora conosciuti, in paesaggi profondamente diversi da come sono oggi. Il viaggio continua nei territori etruschi della valle Padana e della Campania, forse meno noti al grande pubblico ma importanti teatri di nuove scoperte archeologiche.

La mostra infine dialoga naturalmente con la ricchissima sezione etrusca del museo, che testimonia il ruolo di primo piano di Bologna etrusca, costituendo, quindi, l’ideale appendice al percorso di visita dell’esposizione temporanea. Il progetto scientifico è a cura di Laura Bentini, Anna Dore, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi, Laura Minarini (Istituzione Bologna Musei, Museo Civico Archeologico) e Elisabetta Govi, Giuseppe Sassatelli (Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell'Università degli Studi di Bologna).


Il Parco archeologico del Colosseo si connette con il pubblico grazie a una nuova rete wifi free

Il Parco archeologico del Colosseo è accessibile via web e gratuitamente a tutti gli utenti grazie alla predisposizione di quattro Hot Spot posizionati presso gli accessi ai principali monumenti: all’Arco di Tito, in Largo della Salara Vecchia, al Museo Palatino, e al Colosseo dove sono collocati presso il bookshop e su tutto il catino del II ordine.

L’infrastruttura tecnologica è stata realizzata da Telespazio, una joint venture tra Leonardo (67%) e Thales (33%), con il supporto del partner Noixa, ed è oggi operativa dopo un periodo di sperimentazione iniziato nel 2018. Il sistema si basa su una infrastruttura di comunicazione satellitare a bassa latenza con una dorsale wireless a 5Ghz e con aree hotspot per la distribuzione wifi con una capacità di 300mbit al secondo.

L’obiettivo del servizio è la copertura web capillare del Parco archeologico del Colosseo attraverso una rete poco invasiva e creare una rete IoT (Internet of Things) in grado di fornire servizi di connettività sia ai turisti che al personale dell’amministrazione del Parco, che potrà offrire contenuti informativi attraverso un’app dedicata.

Colosseo. Foto: Alessandra Randazzo

“Finalmente i 7 milioni e oltre di turisti provenienti da tutto il mondo possono interagire con il nostro patrimonio culturale, con i nostri social e servizi digitali senza alcun costo. E’ una grande conquista per tutto il Parco archeologico che può in questo modo aumentare le potenzialità di fruizione offerte al cittadino ed al visitatore, oltre che migliorare le modalità di funzionamento della sua stessa struttura” – afferma Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo – e prosegue “stiamo lavorando con passione sull’accessibilità fisica, cognitiva, economica, culturale e sociale; con l’accessibilità digitale oggi facciamo un ulteriore passo in avanti in un’ottica di innovazione, partecipazione e condivisione del Parco aperto a tutti”.

“Siamo molto orgogliosi di questa collaborazione con il Parco archeologico del Colosseo, che ha consentito a Telespazio di mettere a disposizione dei visitatori di uno dei siti storici e culturali più importanti al mondo la propria tecnologia satellitare – ha dichiarato Alessandro Caranci, responsabile della Linea di Business Satellite Communications di Telespazio –.  Telespazio da oltre 50 anni è un operatore attento alle nuove esigenze del mercato e offre servizi dedicati a un pubblico sempre più ampio”.


Caselle in Pittari

Riemerge a Caselle in Pittari un abitato del IV sec. a. C.

Riemerge a Caselle in Pittari un abitato del IV sec. a. C.

Si viveva in ampie case e si scriveva in greco e in osco

https://www.facebook.com/CaselleinPittariArcheologia/videos/498404513944810/

Nel luglio 2019 un’équipe dell’Università degli Studi di Salerno, coordinata da Antonia Serritella, ha condotto la terza campagna di scavo nel sito archeologico di Caselle in Pittari (SA), già individuato in loc. Laurelli agli inizi degli anni ’90 dall’allora Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno. Le indagini, in regime di concessione del MiBAC, si sono svolte in sinergia con i funzionari Anna Di Santo e Maria Tommasa Granese della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, diretta da Francesca Casule.

La soprintendente Francesca Casule

 

Allo scavo hanno partecipato con forte entusiasmo gli studenti della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici, della Magistrale in Archeologia e Culture Antiche e del Triennio in Beni Culturali  dell’Università degli Studi di Salerno. Un grande sostegno alla Missione Archeologica è stato offerto dall’Amministrazione Comunale, rappresentata dal sindaco Giampiero Nuzzo, e dall’intera comunità locale.

Le ricerche archeologiche, supportate da indagini geofisiche effettuate da Enzo Lapenna e Enzo Rizzo del CNR di Tito Scalo (PZ), hanno avuto l’obiettivo di approfondire le conoscenze dell’insediamento antico, attraverso l’acquisizione di dati utili alla ricostruzione dell’impianto generale dell’abitato e dello sviluppo planimetrico delle abitazioni.

L’insediamento si estende su un ampio pianoro, delimitato da due corsi d’acqua. Nel complesso sono state messe in evidenza cinque abitazioni di grandi dimensioni, ampie fra i quattrocento e i settecento metri quadri, e una piccola struttura. Gli edifici sono inseriti in un tessuto viario regolare costituito da almeno due grandi arterie stradali nord/sud, intersecate perpendicolarmente da assi viari più piccoli. Le case, in ottimo stato di conservazione, sono organizzate intorno a un cortile scoperto su cui si aprono ambienti di forma e dimensioni variabili. Allo stato attuale delle ricerche è possibile affermare che il sito sia sorto nel corso del IV sec. a.C. e abbandonato intorno alla fine del secolo successivo, probabilmente in relazione al nuovo assetto territoriale della valle del Bussento in età romana e alla fondazione sulla costa della colonia di Buxentum.

«Il dato più significativo – ha dichiarato Antonia Serritella, Direttore della Missione – è  senz’altro costituito dall’alto numero di frammenti ceramici che recano iscrizioni, relative a numerali e antroponimi resi in greco e in osco, lingua quest’ultima parlata dai LucaniTale dato, oltre a informarci sulla diffusa alfabetizzazione degli abitanti di questo centro antico, ci restituisce l’immagine di una comunità mista.»

Caselle in Pittari
area archeologica di Caselle in Pittari

Le attività del Caselle in Pittari Archeological Project possono essere seguite sulle piattaforme social:

Facebook https://www.facebook.com/CaselleinPittariArcheologia

Instagram https://www.caselleinpittari_archproject”.

Ulteriori informazioni sul sito web www.ambientesa.beniculturali.it

Testi e immagini dall'UFFICIO STAMPA Soprintendenza  ABAP di Salerno e Avellino. Foto di Giuseppe Caccetta Pellegrino e dell’équipe di scavo. Il trailer del documentario è stato realizzato da Giuseppe Jepis Rivello.


musica lirica Teatro Romano di Benevento

Ritorna la grande lirica al Teatro Romano di Benevento con direzione artistica di Vittorio Sgarbi

LA GRANDE LIRICA

AL TEATRO ROMANO DI BENEVENTO

DIREZIONE ARTISTICA DI VITTORIO SGARBI CON KATIA RICCIARELLI

3 APPUNTAMENTI CON LA GRANDE LIRICA NELL’AREA ARCHEOLOGICA

NASCE IL CIRCUITO MUSEALE DI BENEVENTO CON CAMPANIA<ARTECARD

Ritorna la grande lirica nel Teatro Romano di Benevento.

musica lirica Teatro Romano di Benevento Vittorio Sgarbi Katia RicciarelliIl piccolo gioiello d’archeologia del Sannio, dall’eccellente acustica, torna ad essere palcoscenico naturale per la lirica, con l’evento voluto e realizzato dalla Regione Campania, “Opera Lirica al Teatro Romano”. 

Diretta da Vittorio Sgarbi e con la presenza di artisti del calibro di Katia Ricciarelli, la rassegna è realizzata attraverso la Scabec in collaborazione con il MiBAC Polo Museale della Campania, il Comune di Benevento ed in stretta sinergia con la direzione archeologica dell’area.

Un nuovo tassello che si aggiunge a un più ampio progetto di valorizzazione che la Regione ha messo in atto anche con la collaborazione delle imprese e gli operatori del territorio, per creare occasioni di sviluppo del turismo culturale dell’area sannita.

Già durante l’anno la Scabec ha realizzato infatti una serie di percorsi culturali di trekking urbano e di visite notturne per scoprire i tanti tesori d’arte, architettura e archeologia che Benevento e i suoi dintorni custodiscono. È con questo appuntamento che nasce il circuito museale della città con sette siti che entrano da settembre nel più ampio sistema integrato di musei/trasporti campania<artecard: l’Area Archeologica del Teatro Romano di Benevento, l’Hortus Conclusus, l’Area Archeologica Arco del Sacramento, il Museo del Sannio, il Museo Ar-cos, il Museo dell’Arco di Traiano, il Museo Diocesano e percorso archeolog-ico Ipogeo.

Il suggestivo scenario del Teatro Romano renderà ancora più affascinanti gli appuntamenti in programma, e l’acustica formidabile dell’area archeologica permetterà agli spettatori presenti di apprezzare le sfumature, anche più intime, delle partiture musicali e delle performance canore.

Tre i titoli scelti dal direttore artistico che firma anche la regia dell’opera di Leoncavallo: Rigoletto in programma il 4 agosto per la regia di Katia Ricciarelli, Pagliacci l’11 agosto, e La Vedova Allegra 7 settembre con la regia di Flavio Trevisan.

Molteplici i temi in scena: amori, intrighi, drammi, satira politica. Le musiche sono estremamente orecchiabili ed alcuni passaggi celeberrimi faranno scattare certamente la standing ovation: le arie “La donna è mobile”(Rigoletto), “Vesti la Giubba. Ridi Pagliaccio” (Pagliacci) così come la marcia “È scabroso le donne studiar” (Vedova Allegra).

È possibile acquistare i biglietti del primo spettacolo al botteghino del Teatro Romano sabato dalle 13 alle 19 e domenica dalle 13 alle 21.

Posto unico 15 €, ridotto 5 €, per under 25 e possessori di campania>artecard.

Tutti gli spettacoli sono in vendita sul circuito online www.vivaticket.it.

Per tutte le informazioni visitare il sito www.teatrobenevento.it o contattare l’Ept di Benevento al numero 08241664383.

Scabec S.p.A.

Via Generale Orsini, 30

80132 Napoli – Italia                

+39 081 5624561

+ 39 3319551994

www.scabec.it

SCHEDE SPETTACOLI

RIGOLETTO

di Giuseppe Verdi libretto di Giuseppe Maria Piave

4 agosto ore 20.30

Teatro Romano di Benevento

Piazza Ponzio Telesino

www.teatrobenevento.it

BIGLIETTO INTERO: € 15

BIGLIETTO RIDOTTO: € 5 (under 25 anni e possessori di Campania>Artecard)

Coro Lirico Bitonto Opera Festival

Orchestra Tchaikovsky di Udmurtia

Direttore Leonardo Quadrini

Regia Katia Ricciarelli

Duca di Mantova - Zi Zhao Guo

Rigoletto - Maurizio Leoni

Gilda - Annamaria Sarra

Sparafucile - Gianvito Ribba

Maddalena - Valentina Dell’aversana

Giovanna - Maria Grazia Zingariello

Conte di Monterone - Giuseppe De Ruvo

Borsa - Giuseppe Maiorana

Conte di Ceprano - Paolo Visentin

Contessa - Elena Finelli

Un paggio della duchessa - Giulia Moura

Scenografo Damiano Pastoressa

Costumi Sartoria Arrigo Milano

Service Stones Lab

Rigoletto è un'opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratta dal dramma di Victor Hugo Le Roi s'amuse ("Il re si diverte"). Con Il trovatore(1853) e La traviata (1853) forma la cosiddetta "trilogia popolare" di Verdi.

Rigoletto è un’opera nella quale convivono diversi temi ispiratori: la decadenza lasciva del potere, la tensione interiore tra i privilegi ed i compromessi, il rapporto tra padre e figlia. Giuseppe Verdi, all’apice del suo successo, non disdegna quella che oggi definiremmo la satira politica. Un’ispirazione ben colta dalla regia di Katia Ricciarelli che del capolavoro verdiano propone un’interessante lettura al femminile.

Centrato sulla drammatica e originale figura di un buffone di corte, Rigoletto fu inizialmente oggetto della censura austriaca. La stessa sorte era toccata nel 1832 al dramma originario Le Roi s'amuse, bloccato dalla censura e riproposto solo 50 anni dopo la prima. Nel dramma di Hugo, che non piacque né al pubblico né alla critica, erano infatti descritte senza mezzi termini le dissolutezze della corte francese, con al centro il libertinaggio di Francesco I, re di Francia. Nell'opera si arrivò al compromesso di far svolgere l'azione alla corte di Mantova, a quel tempo non più esistente, trasformando il re di Francia nel duca di Mantova.

L’aria “La donna è mobile” nella quale il famigerato Duca di Mantova dimostra tutta la sua sfrontatezza indifferente agli altrui sentimenti è una delle più celebri ed amate della storia dell’Opera. Il grido di dolore di Rigoletto, scoperto il rapimento della figlia, “Cortigiani, vil razza dannata” è una potente denuncia della prepotenza di un sistema di potere del quale però lo stesso buffone di corte era una pedina.

PAGLIACCI

libretto e musica di Ruggero Leoncavallo

11 agosto ore 20.30

Teatro Romano di Benevento

Piazza Ponzio Telesino

www.teatrobenevento.it

BIGLIETTO INTERO: € 15

BIGLIETTO RIDOTTO: € 5 (under 25 anni e possessori di Campania>Artecard)

Direttore d’orchestra Leonardo Quadrini

Regia Vittorio Sgarbi

M° del coro Vincenza Baglivo

Light designer scenografie e costumi Sebastiano Romano

Coreografie Filippo Stabile

Nedda ( nella Commedia Colombina) Rossana Potenza

Canio Piero Giuliacci

Tonio Alberto Mastromarino

Beppe ( nella commedia Arlecchino) Silvano Paolillo

Silvio Carlo Provenzano

Orchestra Sinfonica di Udmurtia

Coro “Opera in Puglia”

Corpo di Ballo Createdanza

Insieme alla Cavalleria Rusticana di Mascagni, Pagliacci di Leoncavallo (spesso le due opere sono rappresentate insieme) rappresenta il capolavoro assoluto del verismo melodrammatico italiano. Le vicende fantastiche e metaforiche di re e regine, cavalieri e dame lasciano spazio alla realtà nei suoi tratti più violenti. Il dramma è ispirato ad una vicenda vissuta in prima persona dall’Autore. In scena, con accenti caravaggeschi, irrompono uomini e donne reali che esprimono passioni sconvolgenti. Il momento più alto di tensione emotiva è certamente la celeberrima aria “Vesti la giubba. Ridi Pagliaccio”. Canio ha appena scoperto il tradimento della moglie, nondimeno si prepara allo spettacolo perché l’attende il pubblico che ha voglia di ridere mentre lui vorrebbe morire. L’originale regia di Vittorio Sgarbi indaga su questo dramma interiore, esaltandone le pulsioni e coinvolgendo il pubblico in un’esperienza travolgente. Stando alle parole dello stesso compositore, l'opera si ispira a un delitto realmente accaduto a Montalto Uffugo, in Calabria, dove il compositore visse da bambino alcuni anni.  Secondo i documenti dell'epoca, il suo tutore, Gaetano Scavello, era in relazione con una donna del luogo, della quale era innamorato anche un certo Luigi D'Alessandro: questi, geloso della donna e insultato pubblicamente dal tutore di Leoncavallo, la notte del 5 marzo 1865 accoltellò Scavello all'uscita da un teatro, aiutato dal fratello Giovanni; la vittima morì poche ore dopo ma fece i nomi degli assassini, che furono condannati dal padre di Leoncavallo, magistrato a Montalto. Leoncavallo in seguito affermò che l'assassinio si svolse sotto i suoi occhi e che fu eseguito da un pagliaccio che aveva appena ucciso la propria moglie, poiché sosteneva di aver trovato tra i suoi vestiti un biglietto di Scavello.

LA VEDOVA ALLEGRA

di Franz Lehar Libretto Victor Leòn - Leo Stein

7 settembre ore 20.30

Teatro Romano di Benevento Piazza Ponzio Telesino

www.teatrobenevento.it

BIGLIETTO INTERO : € 15

BIGLIETTO RIDOTTO: € 5 (under 25 anni e possessori di Campania>Artecard)

COMPAGNIA ITALIANA DI OPERETTE

(prodotta da NANIA SPETTACOLO DI MARIA TERESA NANIA)

Regia Flavio Trevisan

Coreografie Monica Emmi

Costumi Eugenio Girardi

Direzione musicale Maurizio Bogliolo

Hanna Glawary: Clementina Regina

Njegus: Claudio Pinto

Conte Danilo Danilowitsch: Massimiliano Costantino

Barone Mirko Zeta: Riccardo Sarti

Baronessa Valencienne: Irene Geninatti Chiolero

Camille De Rossillon: Vincenzo Tremante

Prascowia Bogdanowitsch: Daniela d’Aragona

Conte Bogdanowitsch: Riccardo Ciabò

Cascada: Danilo Ramon Giannini

St-Brioche: Stefano Rufini

Corpo di ballo Ensemble Nania Spettacolo: Giada Lucarini, Martina Alessandro, Martina Coiro, Erika Pentima, Idiana Perrotta, Raffaella Siani

Direzione artistica: Maria Teresa Nania

Responsabile di sartoria: Angela Toso

Direttore di scena: Filippo Sivelli

Macchinista: Danilo Olivieri

Fonica: Massimo Di Bacco

Luci: Eros Ricci

Sartoria: Sorelle Ferroni

Programmazione tour: Claudio Corucci

La celebre operetta “La Vedova Allegra” è ambientata a Parigi, presso l’Ambasciata dell’immaginario Pontevedro. Ha per protagonista Hanna Glavary, vedova del ricco banchiere di corte. L’ambasciatore pontevedrino, il Barone Zeta, riceve l’ordine di combinare un matrimonio tra Hanna e un compatriota per farsì che la dote della ricca vedova resti nelle casse dello Stato. Il Barone Zeta, coadiuvato da Njegus segretario un po’ pasticcione, tenta di risolvere la situazione, innescando però una serie di equivoci comici trascinanti che condurranno nonostante tutto ad un lieto fine.

È uno spettacolo frizzante con divertenti incursioni coreografiche, imprevisti musicali e scenici rocamboleschi, l’attesissimo “È scabroso le donne studiar” inno spiritoso ai piaceri agrodolci dell’amore al ritmo di marcia. Un’allegoria leggera della vita di corte, del denaro, della seduzione.

TEATRO ROMANO DI BENEVENTO

Il Teatro Romano di Benevento fu eretto nel settore sud-occidentale della città presumibilmente sotto l’imperatore Traiano, ma inaugurato soltanto fra il 125 e il 128 d.C. da Adriano, al quale per l’occasione venne dedicata una statua con base recante l’epigrafe dedicatoria, quest’ultima visibile in corrispondenza del fronte scena.

L’edificio beneventano rappresenta il tipico modello di teatro diffuso dall’età augustea e per tutto il periodo imperiale: a differenza del teatro greco, edificato sempre sfruttando il pendio di una collina ove venivano ricavate le gradinate, quello di età romana si caratterizza per le strutture della cavea, ossia la platea semicircolare, che sorrette da archi e volte, formano una struttura chiusa che poteva essere coperta superiormente da teli (i cosiddetti velaria).

L’imponenza delle sue strutture è data dalle dimensioni: alto in origine circa 23 metri, è dotato di uno spazio orchestra di un diametro di circa 30 metri. La cavea, accessibile tramite corridoi e scalinate, misurava circa 98 metri di diametro, ma non si conserva nella sua interezza. Lo stesso fronte scena, ossia la struttura che rappresentava lo sfondo e che ospitava la scenografia, è parzialmente conservato. Tuttavia è possibile immaginare un edificio scenico piuttosto articolato, costituito da tre ordini e, nella porzione inferiore, da una grande nicchia centrale e da due “nicchioni” absidati ai lati, nei cui assi si aprivano la Porta Regia e due aperture minori. Destano molto interesse gli ambienti posti ai lati della scena, le cosiddette aulae: una di esse, posta a sinistra del fronte palco guardando la cavea, conserva ancora in parte il rivestimento in lastre marmoree policrome.

Costruito in opera cementizia con paramenti in blocchi di pietra calcarea e in laterizio, il teatro beneventano subì un importante restauro in età severiana, come testimonia un’epigrafe dedicata dalla città a Caracalla fra il 197 ed il 198 d.C.; in quella occasione l’intero fronte palco venne interessato da un significativo rifacimento.

Non è chiaro quando il monumento perse la funzione di struttura adibita agli spettacoli teatrali; le indagini archeologiche condotte negli ultimi anni hanno tuttavia appurato che il teatro ed una parte significativa del settore meridionale della città rimasero fuori dalla cinta muraria edificata nel IV secolo d.C. che rappresenta la testimonianza del restringimento del perimetro di Beneventum nella tarda antichità. Forse è a partire da questo periodo, e per tutto il medioevo, che l’edificio divenne sede di abitazioni che si impiantarono sulle strutture del complesso monumentale che venne altresì spogliato degli elementi lapidei, riutilizzati da altre costruzioni. La “parcellizzazione” e la presenza di case documentate da varie immagini risulta piuttosto evidente nelle cartografie di età moderna in particolare nella pianta urbana del Mazarini (1823), che pertanto rappresentano una testimonianza del riuso dell’edificio che continuò a vivere, ma con altre forme e funzioni. Inoltre le strutture del settore meridionale della cavea costituirono le fondazioni della chiesa di S. Maria della Verità edificata a partire dal 1782.

La “riscoperta” del teatro iniziò alla fine dell’Ottocento, quando l’architetto Almerico Meomartini effettuò a proprie spese i primi lavori di scavo riuscendo poi a realizzare una pianta piuttosto precisa dei resti nascosti dalle abitazioni. I lavori che, secondo i criteri dell’epoca, comportarono la demolizione delle strutture moderne continuarono negli anni Venti e Trenta del Novecento, per poi interrompersi a causa dei nefasti accadimenti della Seconda Guerra Mondiale: i numerosi bombardamenti devastarono gran parte del centro storico della città ma non colpirono il monumento. L’urgenza della ricostruzione e della salvaguardia dei beni culturali cittadini fece sì che l’area del teatro divenisse un vero e proprio deposito di statue, elementi lapidei, epigrafi provenienti dagli edifici danneggiati e distrutti dai bombardamenti. Gran parte di quei materiali sono ancora visibili fra le strutture e lo spazio retrostante la scena; in questo settore sono altresì conservati i resti frammentari di molte delle 56 colonne (di età romana) della cattedrale devastata dalle azioni belliche, cattedrale nella quale sono state reimpiegate solo le colonne rimaste integre e qualcuna di quelle meno danneggiate.

Dopo essere stato interessato da significativi restauri che interessarono le strutture e, in particolar modo, la cavea, il teatro fu restituito alla città ed alla sua originaria funzione: la rappresentazione dello spettacolo “Le donne al parlamento” di Aristofane, messo in scena il 26 giugno del 1957, rappresentò l’inizio di una nuova stagione del complesso monumentale beneventano.

campania>artecard

il pass si estende a Benevento

Campania>artecard è il sistema integrato musei/trasporti ideato nel 2002 dalla Regione Campania e coordinato dalla Scabec, Società Campana per i Beni Culturali, con l’obiettivo di potenziare la fruizione del patrimonio culturale della Campania.

Nato da un accordo della Regione Campania con il MiBAC, è il primo pass turistico di servizi integrati realizzato in Italia, a cui si sono ispirati in seguito altri progetti simili sia per i circuiti regionali che per le grandi città d'arte. Negli anni è passata da strumento di agevolazione dei servizi turistici a vera e propria piattaforma di servizi per la valorizzazione dei beni culturali su cui si attivano progetti specifici per la promozione e la fruizione del patrimonio regionale culturale.

Il Polo Museale della Campania, con la Provincia di Benevento, il Comune di Benevento e la Curia Arcivescovile hanno sottoscritto un protocollo per la rete del sistema museale cittadino. Il circuito museale di Benevento entra quindi nell’ampia offerta di Campania>Artecard, il più grande sistema di rete dei beni culturali della Regione Campania.

L’Area Archeologica del Teatro Romano di Benevento, l’Hortus Conclusus, l’Area Archeologica Arco del Sacramento, il Museo del Sannio, il Museo Arcos, il Museo dell’Arco di Traiano, il Museo Diocesano e percorso archeologico Ipogeo, sono i 7 siti della rete che, a partire dal mese di Settembre, saranno fruibili con Campania>Artecard nelle versioni del pass regionale e del pass 365. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.campaniartecard.it

TEsto e immagini da Ufficio Stampa SCABEC


Nemi: seminario “I riti di Artemide e Diana”

Il seminario “I riti di Artemide e Diana”, terzo incontro del ciclo “Artemide e Diana. Divinità a confronto” si rivolge al grande pubblico e si terrà a Nemi sabato 10 agosto, alle ore 17:30, presso la bellissima sede di palazzo Ruspoli, e aprirà la nuova edizione della manifestazione “Nemoralia. Le Idi di Diana” (10-17 agosto 2018), che vedrà avvicendarsi tra la città di Nemi e le sponde del lago concerti e rievocazioni storiche, visite guidate al santuario di Diana Nemorense e al Museo delle Navi Romane, degustazioni dei prodotti tipici del territorio e momenti di approfondimento sulle tradizioni religiose antiche.

In basso potete trovare il programma nel dettaglio e link utili per ottenere maggiori informazioni, sia sul seminario che sul programma complessivo dei “Nemoralia”. Ingresso libero.

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Da Leonardo a Pistoletto: le Marche d'estate si mettono in mostra

Da Leonardo a Pistoletto: le Marche d'estate si mettono in mostra
Fano, Macerata, Pesaro, Recanati, Urbino

Leonardo e Vitruvio a Fano; Agostino Iacurci a Pesaro; Raffaellino del Colle a Urbino; De Nittis e Pellizza da Volpedo insieme con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto a Recanati; Bauhaus a Macerata.
Le mostre celebrano quattro straordinari eventi per la cultura mondiale: i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, i 200 anni dalla stesura de L’Infinito di Leopardi, i 100 anni della Bauhaus e i 500 anni dalla morte di Raffaello.

Tutta la bellezza dell’arte e dell’architettura in sei mostre eccezionali.

È ricchissimo il programma culturale dell'estate 2019 nelle Marche, con sei occasioni imperdibili da mettere nell’agenda degli appuntamenti d’arte e architettura.
Le splendide città di Fano, Pesaro, Urbino, Recanati e Macerata ospitano sei mostre uniche e di qualità, molto diversificate tra loro, in grado di soddisfare interessi e gusti diversi. Le mostre, prodotte da Sistema Museo, invitano a visitare i luoghi culturali delle Marche, per meravigliarsi ancora una volta con la grande bellezza dell’arte.

Le mostre celebrano quattro straordinari eventi per la cultura mondiale: i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, i 200 anni dalla stesura de L’Infinito di Leopardi, i 100 anni della Bauhaus e i 500 anni dalla morte di Raffaello.

Mostre per Leonardo e per Raffaello: Fano, Pesaro, Urbino

"Leonardo e Vitruvio": la mostra a Fano. Foto di Luigi Angelucci

Si inizia con il progetto Mostre per Leonardo e per Raffaello nelle tre città di Fano, Pesaro e Urbino, progetto diffuso e messo in campo di concerto dai tre Comuni nell’ambito delle celebrazioni promosse dal MIBAC, con il sostegno dei rispettivi Comitati nazionali, il contributo della Regione Marche.
Imperdibile la proposta della città di Fano che rende omaggio a Leonardo da Vinci, nei 500 anni dalla sua morte, raccontando per la prima volta il rapporto tra il “genio universale” e l’architetto Vitruvio. Inaugura giovedì 11 luglio, alle ore 17.30, la mostra “Leonardo e Vitruvio: oltre il cerchio e il quadrato. Alla ricerca dell'armonia. I leggendari disegni del Codice Atlantico”, presso la Sala Morganti del Museo del Palazzo Malatestiano. La mostra è a cura di Guido Beltramini, Francesca Borgo e Paolo Clini.
Da Vitruvio a Leonardo, tra architettura e scienza con al centro l'essere umano. I visitatori avranno la rara opportunità di un incontro ravvicinato con cinque disegni originali di Leonardo dal leggendario Codice Atlantico, esposti, per la prima volta nella storia recente, sulla sponda centro-adriatica d’Italia. La bella mostra affronta il multiforme rapporto fra Leonardo (1452-1519) e il testo di Vitruvio (I secolo a.C.) proprio a Fano, luogo della leggendaria basilica attribuita all’architetto romano e su cui si sono misurate intere generazioni di architetti, dal Rinascimento in avanti, da Fra Giocondo ad Andrea Palladio a Claude Perrault.

Marche mostra
"Agostino Iacurci. Tracing Vitruvio": la mostra a Pesaro. Foto di Luigi Angelucci
Marche mostra
Foto di Lorenzo Palmieri

In continuità con Fano, Pesaro presenta un progetto originale in dialogo tra passato e presente a Palazzo Mosca - Musei Civici con la mostra “Agostino Iacurci. Tracing Vitruvio. Viaggio onirico tra le pagine del De Architectura”. Curata da Marcello Smarrelli, con la consulenza scientifica di Brunella Paolini, la mostra presenta l’arte caleidoscopica di Agostino Iacurci, artista noto in tutto il mondo per i suoi monumentali dipinti murali negli spazi pubblici. A Pesaro Iacurci sperimenta una visione contemporanea del celebre trattato di Vitruvio, esposto in dieci pregiate edizioni.

La mostra su Raffaellino del colle a Urbino. Foto di Luigi Angelucci

Ad Urbino, infine, la mostra monografica curata da Vittorio Sgarbi, “Da Raffaello. Raffaellino del Colle”, omaggia questo delicatissimo discepolo del ‘divin pittore’ a 500 anni dalla morte. Per la prima volta si possono ammirare riunite insieme alcune delle sue opere più significative provenienti da chiese e musei di Roma, Cagli, Mercatello sul Metauro, Perugia, Sansepolcro, Urbania, Urbino. Il percorso è introdotto da due opere di Raffaello: una tavoletta con la Madonna con il Bambino e l’affresco staccato con Putto reggifestone.
Le tre mostre di Fano, Pesaro e Urbino sono visitabili fino al 13 ottobre con un biglietto unico.

A Recanati l’Infinito nell’arte

Per chi ha scelto le Marche per le vacanze, immancabile una visita a Recanati, dove proseguono le celebrazioni per il bicentenario dalla stesura de “L’Infinito” di Giacomo Leopardi. A Villa Colloredo Mels, l’invito è di lasciarsi coinvolgere in un percorso sensazionale dall’epoca romantica ad oggi. Due le mostre appena inaugurate: “La fuggevole bellezza. Da Giuseppe De Nittis a Pellizza da Volpedo” a cura di Emanuela Angiuli e “Interminati spazi e sovrumani silenzi. Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto” a cura di Marcello Smarrelli. In mostra grandi artisti, come Giuseppe De Nittis, Emile René Ménard, Plinio Nomellini, Gaetano Previati, Amedeo Bocchi, Ettore Tito, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto.
Nella sezione a cura di Emanuela Angiuli “La fuggevole bellezza. Da Giuseppe De Nittis a Pellizza da Volpedo” il percorso della mostra si svolge nella rappresentazione della natura, disegnata nei luoghi della campagna, sulle rocce, lungo il mare, nei giardini, paesaggi come scenari di molteplici e variegate espressioni.
La mostra a cura di Marcello Smarrelli si propone di sondare alcuni riflessi che la questione dell’infinito ha prodotto nell’arte contemporanea. La mostra prende avvio da “Metro cubo d’infinito in stanza specchiante” di Pistoletto. L’installazione, realizzata specificamente per gli spazi di Villa Colloredo Mels, propone una nuova lettura di un’opera storica dell’autore, “Metro cubo d’infinito” (1966). “Particolare di Infinito” di Anselmo si compone di numerosi disegni a grafite che riproducono frammenti della parola “infinito”, tentativo utopistico di conferire visibilità e misurabilità al concetto. I due successivi lavori impiegano una delle tecniche più note nella produzione dell’artista, la proiezione. A duecento anni dalla stesura de L’infinito di Leopardi queste mostre, visitabili fino al 3 novembre, diventano una riflessione sull’infinitezza nell’arte, un viaggio attraverso opere straordinarie con lo sguardo rivolto “al di là della siepe”.

Macerata omaggia la storia della Bauhaus

Non poteva mancare, infine, una finestra sull’architettura. A cent’anni dalla sua fondazione, Macerata celebra la Bauhaus, la rivoluzionaria scuola tedesca. La mostra “Bauhaus 100: imparare, fare, pensare”, curata da Aldo Colonetti, vuole recuperarne la memoria storica e ripensarne le influenze nel futuro, individuando ciò che è rimasto di quello spirito rivoluzionario e interrogarsi se eè ancora possibile progettare mettendo al centro “le idee” e non “le cose”. Fino al 3 novembre è esposta ai Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, con due sezioni a Palazzo Pellicani Silvestri, ex sede della Banca d’Italia, e la biblioteca Mozzi Borgetti. Macerata è il luogo ideale: uno dei pochi italiani che hanno frequentato il Bauhaus negli anni Trenta è Ivo Pannaggi, artista maceratese, poliedrico innovatore. Il percorso a Palazzo Buonaccorsi parte da una suggestiva installazione luminosa ispirata ai colori del Bauhaus e curata da iGuzzini illuminazione, sponsor tecnico, e propone i documenti fondativi originali del movimento, selezionati dalla preziosa collezione di Italo Rota, che ne è anche curatore.

INFORMAZIONI
Fano, Pesaro e Urbino: www.mostreleonardoraffaello.it
Recanatiwww.infinitorecanati.it
Maceratawww.macerataculture.it

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Sistema Museo


Banksy genius vandal

"Banksy. Genius or vandal?" A Lisbona la mostra che ha girato l'Europa

Si tiene a Lisbona (alla Cordoaria Nacional di Belém) la prima grande mostra portoghese dedicata al più celebre street artist: Banksy. Genius or vandal? La domanda appare retorica, perché probabilmente saranno rimasti in pochissimi a considerare Banksy un vandalo, non fosse altro per il fatto che ormai tutto ciò che tocca diventa oro. Si tratta però di una considerazione che ha sicuramente un valore storico e legato alla Street Art, e critiche in tal senso sono arrivate all'artista anche in un recentissimo passato. D'altra parte non si può non notare come sia vero pure il contrario, e cioè che un gran numero di opere di Banksy siano state vandalizzate.

Banksy. Genius or vandal? è una mostra realizzata in collaborazione con Lilley Fine Art - Contemporary Art Trader, uno dei pionieri nella rivendita delle stampe dell'artista. Si tratta di una mostra non autorizzata (come si dichiara nel sito e nella guida ufficiale, liberamente scaricabile da Izi.travel, e che si consiglia di utilizzare nella lettura dell'articolo) che è stata già presentata con successo a Mosca, San Pietroburgo e Madrid.

Una volta varcata la soglia (con gli immancabili ratti, uno degli animali ricorrenti nelle sue opere), ci si rende immediatamente conto del carattere multimediale della mostra. Tre schermi mostrano le più celebri opere dello street artist, realizzate nei diversi continenti. La maggior parte sono collocate nel Regno Unito e negli Stati Uniti, ma non si possono non ricordare, ad esempio, quelle realizzate in Israele e in Cisgiordania. Diversi altri video sono presenti a intervalli più o meno regolari, nei corridoi della Cordoaria Nacional.

Nella stanza successiva è stata invece ricreata la scena dell'intervista a Banksy nel documentario Exit through the Gift Shop: a Banksy film. L'oscurità copre il volto e l'identità del controverso artista. Buona parte della mostra è però avvolta dalle tenebre, dalle quali emergono le opere. Si tratta di una scelta d'impatto e suggestiva, che però alle volte rende davvero difficile leggere le informazioni relative alle stesse.

Banksy genius vandal

A rendere controverso lo street artist non sono però solamente le questioni relative al vandalismo e alla sua identità, ma sicuramente anche il modo col quale lo stesso ha affrontato diversi temi "caldi" del nostro tempo. La mostra ripercorre quindi quelli che appaiono i temi a lui più cari: consumismo, politica, guerra, arte.

Sale Ends Today

Si comincia con la campagna Stop Esso, che nel 2000 lo vide al fianco di Greenpeace e a sostegno dell'ambiente e della ricerca relativa al riscaldamento globale. Più in generale, Banksy si è spesso scagliato contro il consumismo, con opere come Flying Shopper, Rose Trap, Sale Ends Today, Grin Reaper, Chocolate Donut, Barcode, Trolleys and Trolleys.

Brexit, fotografia

Altri temi che spesso ricorrono nelle opere dello street artist sono la politica e la guerra. L'opinione dell'artista è spesso espressa senza mezzi termini, anche dissacrando le istituzioni più importanti, come la Regina o il Parlamento. Tra le "vittime" più frequenti della satira di Banksy ci sono poliziotti, soldati e macchine da guerra. Tra le opere esposte, si segnalano Brexit, Monkey Parliament, Rude Copper, Turf War, Bomb Love, Happy Choppers, Heavy Weaponry, Monkey Detonator, Applause, Holocaust Lipstick, la terribile Napalm e forse la più celebre di tutte, Flower War/Love is in the Air.

Monkey Parliament

A voler fare l'avvocato del diavolo, viene quasi da chiedersi quanto l'artista sia davvero riuscito nelle sue battaglie, visto che le sue opere sono esse stesse oggetto di consumo, e lui stesso (come la stessa Street Art) pare ormai istituzionalizzato. Rimarcarlo troppo sarebbe però forse ingeneroso e tutto sommato anche sterile.

Banksy. Genius or vandal?
Applause

L'arte è un altro grande tema nei lavori dello street artist, che da un lato si interroga lui stesso, dall'altro si ritrova a fare satira sul mondo dell'arte contemporanea e sulla grande questione della percezione della stessa. Banksy può riprendere pure capolavori del passato, come la Ragazza con l'orecchino di perla di Johannes Vermeer, che diventa la Girl with pierced eardrum, oppure può ancora provocare affermando che se i graffiti cambiassero qualcosa, sarebbero illegali (If Graffiti Changed Anything).

Verso la metà del percorso si presentano le opere che dissacrano la Disney; grande spazio è riservato a Dismaland, un parco giochi decisamente non adatto ai bambini.

La mostra ripercorre buona parte della carriera di Banksy, con il Cans Festival, il Banksy vs Bristol Museum, la mostra Barely Legal, l'iniziativa del Walled Off Hotel, la Graffiti Wars con Robbo. Onnipresenti sono i soggetti preferiti da Banksy: ratti, scimmie, elefanti, bambini e anziani, poliziotti. Tra le opere esposte, ricordiamo infine Choose your Weapon Right, Pulp Fiction, e la Girl with a Balloon recentemente salita agli onori della cronaca durante un'asta di Sotheby.

Ovviamente si esce dalla mostra attraverso il negozio di souvenir (riprendendo letteralmente il documentario del 2010, Exit through the Gift Shop: a Banksy film), ma questa volta lo si fa solo per entrare in una seconda mostra, Arte para respirar. Con una selezione effettuata da Rádio Oxigénio, espone opere di Inês Gato e Maria José Cabral. Lo spazio è dedicato all'associazione tra artisti visivi portoghesi e musica. Questa è però solo una prima selezione, e altre avverranno in futuro.

Il carattere più ricorrente nelle opere di Banksy - che sembra emergere dalla mostra - pare quello della provocazione. E se alcune opere (come quelle sul tema dell'arte) possono ricordare la semplicità della vignetta, della battuta e del tweet, anche utilizzando più volte lo stesso supporto (quasi un meme), in altre emerge invece una profonda complessità. Piazzare un tenero e stucchevole gattino sull'unico muro rimasto in piedi di un edificio a Gaza va al di là della semplice provocazione.

Moltissime delle sue opere sicuramente possiedono uno straordinario impatto pop, e non è un caso che il tanto abusato aggettivo "iconico" sia spesso associato all'artista. Da vero iconoclasta, Banksy riprende spessissimo fotografie e figure del nostro tempo per sovvertirle completamente, anche solo con l'aggiunta di un particolare che rende satirica l'intera composizione. Ed è forse anche grazie a questo carattere pop e di immediata riconoscibilità che si spiega come Banksy sia riuscito a dare un significativo contributo nel rendere la Street Art accettata dal grande pubblico.

Altro carattere dell'artista che pare pienamente colto dalla mostra è dunque quello del suo essere in grado di comunicare con le forme mediatiche del nostro tempo. Se Banksy parla soprattutto dal suo profilo Instagram, il visitatore è invitato a condividere i suoi scatti sullo stesso canale, ed è immerso in uno spazio multimediale.

In conclusione, per gli ormai tanti italiani che - tra residenti e turisti - saranno nella capitale portoghese fino al 27 ottobre, la mostra si presenta come una tappa invitante, che ripercorre buona parte della carriera di Banksy. Sicuramente accessibile, verrebbe da sottolineare - visti i numerosi giovanissimi presenti -  anche la potenziale capacità di questo popolare artista di avvicinare all'arte.

Banksy genius vandal
Locandina della mostra "Banksy. Genius or vandal?"

Per informazioni sui biglietti: Everything is New.

Foto di Giuseppe Fraccalvieri, ove non indicato diversamente.


Firmato protocollo d'intesa tra Parco Archeologico di Pompei e Procura di Torre Annunziata

GIOVEDÌ 1 AGOSTO 2019

Procura della Repubblica - Tribunale di Torre Annunziata

 

Da Pompei un modello pilota per contrastare il saccheggio e il traffico di reperti archeologici

 

FIRMA DEL PROTOCOLLO D'INTESA

TRA IL PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI

e LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TORRE ANNUNZIATA

protocollo d'intesa
Il momento della firma del protocollo d'intesa

Un modello pilota di contrasto al fenomeno criminale di saccheggio dei siti archeologici e di  traffico dei reperti e opere d’arte è l’obbiettivo alla base dalla collaborazione istituzionale tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, già avviata con successo da tempo e che si è formalizzato, con la firma di un protocollo d’intesa tra i due enti.

Giovedì 1 agosto 2019 presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Torre Annunziata, il Procuratore F.F, Pierpaolo Filippelli e il Direttore Generale, Massimo Osanna hanno firmato il protocollo e illustrato i vari punti e gli impegni reciproci, del Parco e della Procura, alla base dell’accordo.

Il territorio di competenza del Parco Archeologico di Pompei, in particolare l’area suburbana dove sono presenti vari insediamenti (tra cui alcune ville e necropoli), la cui tutela è anche tra gli obbiettivi di natura giurisdizionale  della Procura,  è stato interessato negli anni da diversi episodi di danneggiamento e di furto.

Scopo del protocollo è l’attivazione di un costante e rapido canale di scambio di informazioni e notizie e l’attuazione di procedure condivise, nel rispetto delle reciproche attribuzioni e competenze, volte ad interrompere l’azione criminale e arrestare la spoliazione di siti archeologici, spesso reiterata, scongiurandone la prosecuzione.

L’ efficace operazione congiunta degli scorsi anni, che ha visti impegnati il  Parco e la Procura, assieme  agli investigatori del Comando Gruppo Carabinieri  di Torre Annunziata e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli per salvare il patrimonio archeologico in pericolo presso l’area suburbana di Civita Giuliana (nella zona Nord fuori le mura del sito archeologico di Pompei), oggetto di cunicoli clandestini, ha sottolineato l’importanza di formalizzare le buone prassi operative avviate, allo scopo di creare uno strumento modello da riproporre in diverse situazioni.

In quel caso la Procura che da tempo aveva rilevato l’esistenza di attività illecite di tombaroli aveva richiesto al Parco archeologico di avviare un vero e proprio scavo, per le acquisizioni probatorie, che ha consentito tra l’altro di portare in luce ambienti di una ricca villa suburbana oltre al rinvenimento di importanti reperti archeologici e scientifici.

Tra i principali punti dell’accordo:

la Procura si impegnerà a trasmettere tempestivamente e formalmente al Parco tutte le notizie in proprio possesso relative ad attività clandestine nelle aree di competenza ed eventualmente a richiedere la realizzazione di saggi archeologici o vere e proprie attività di scavo. Sul cantiere sarà autorizzata la presenza di ufficiali della Polizia Giudiziaria autorizzati a ispezionare tunnel e cunicoli, a sequestrare gli oggetti e strumenti di reato, oltre che  a prendere visione dei reperti rinvenuti, che saranno affidati in custodia al Parco.

Il Parco, per sua parte, si impegnerà ad attivare in caso di richiesta, procedure di somma urgenza per avviare i relativi scavi, nell’area di interesse investigativo. Le attività di scavo, oltre a garantire il rispetto di tutti gli standard di intervento scientifico, contribuiranno a fornire tutti gli elementi di prova di attività illecite, utili alle indagini.

Dovrà fornire, inoltre, periodicamente una carta archeologica aggiornata del territorio di pertinenza, con indicazione delle aree d’interesse non esplorate e suddivise per tipologia (necropoli, ville suburbane, monumenti infrastrutturali ecc), eventuali scavi legalmente condotti  e re-interrati, o anche scavi clandestini precedenti, di cui si abbia avuto notizia.

E ancora il Parco si impegnerà a fornire un dettagliato elenco dei beni trafugati, anche quelli che attraverso varie fonti risultino attualmente esportati in territorio estero, al fine di consentire una visione complessiva e aggiornata del fenomeno e poter meglio orientare le azioni investigative.

La validità del protocollo sarà di due anni, con possibilità di rinnovo.

 

Testo e immagini dall'UFFICIO STAMPA Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale