Ei fu Tarantino – C’era una volta... A Hollywood

Al botteghino l’ultima fatica cinematografica, la nona, di Quentin Tarantino è stata un trionfo (quasi 350 milioni di dollari in tutto il mondo), ma diciamocelo senza troppi giri di parole: C'era una volta… a Hollywood è sicuramente il peggior film di Tarantino. Per 160’ lo spettatore viene condotto nel Luna Park del mondo che ha consustanziato il cinema tarantiniano, in un tourbillon di citazioni esplicite, riprese, divagazioni e digressioni tratte e ispirate da B movies, serie TV poliziesche anni ‘50 e spaghetti western, ossia la quintessenza del ‘tarantinismo’. L’obiettivo dichiarato dal regista è quello di mostrare una Hollywood e un modo di fare cinema che non esistono più e che si sono esauriti proprio alla fine degli anni ‘60.

Ambientato appunto a Hollywood nel 1969, il film è incentrato, nelle intenzioni del regista e sceneggiatore, sul rapporto tra un attore ormai a fine carriera, Rick Dalton (Leonardo Di Caprio) e il suo stuntman, Cliff Booth (Brad Pitt), ma effettivamente di questo rapporto dopo 160' non sappiamo dire granché, se non poche informazioni che ci vengono fornite attraverso una serie di flashback. L’altra figura cardine del film, sempre nelle intenzioni dell’autore, è Sharon Tate (M. Robbie), la moglie di Roman Polanski rimasta vittima, proprio in quel fatidico ‘69, dell’agguato di alcuni membri della setta di Charles Manson. Tuttavia, nel film non è chiaro quale sia il ruolo ‘cardine’ della Tate. Cosa rappresenta? La nuova Hollywood o la vecchia? O nessuna delle due? La vicenda della Manson Family si sovrappone a quella dei due protagonisti (Di Caprio e Pitt) in un’escalation di violenza finale che di mozzafiato e sorprendente ha però ben poco (per chi conosce la cinematografia del regista tale risoluzione della vicenda era telefonata già dal trailer). Quella che poteva essere l’unica ed ultima occasione per salvare il film sfuma in una serie di cliché triti e di gag poco credibili dal punto di vista logico-narrativo, nonché di noiosi (e smielosi) dialoghi.

C'era una volta... Hollywood
Brad Pitt e Leonardo di Caprio, immagine di anteprima per C'era una volta... Hollywood

La Hollywood che emerge da questo film è una Hollywood che Tarantino non ha mai vissuto, se non da spettatore. Lo sguardo del regista è volutamente e dichiaratamente nostalgico, ma nei film nostalgici si corrono due rischi: idealizzare e risultare stucchevoli. C'era una volta… a Hollywood ha entrambi questi difetti.

Lo sguardo di Tarantino, inoltre, ridicolizza il mondo delle controculture losangeline di fine anni '60 e arriva quasi a irridere mostri sacri come Bruce Lee e Steve McQueen; nei loro camei, i due appaiono il primo come un ballerino sfigato ed egocentrico, e l'altro come un vecchio deluso per non avere più l’età di poterci provare con Sharon Tate. L'intento immagino fosse ironico, ma queste sequenze ce le saremmo volentieri risparmiate. Taratino viene meno anche nei suoi ‘tradizionali’ segni distintivi: il citazionismo sfrenato qui diventa mera esibizione erudita, autoreferenziale e fine a sé stessa. Ne è un esempio la scena in cui Di Caprio 'sostituisce' McQueen in una scena de La grande fuga che qui ci viene riproposta integralmente: una roba che risulta pesante persino per i cinefili più accaniti; persino il feticismo per i piedi, una delle firme del regista, qui viene letteralmente "spammato" in modo esagerato e immotivato in tutto il film.

Tuttavia, a salvare parzialmente la pellicola ci sono gli impeccabili Leonardo Di Caprio e Brad Pitt, semplicemente perfetti. Tutte le scene migliori infatti sono le loro: in particolare la sequenza di Di Caprio sul set western e la scena finale quando, ubriaco, allontana malamente la macchina dei quattro mansoniani. Una nota va dedicata anche alla colonna sonora (qui Tarantino non stecca).

Pertanto, chi si aspettava un film, con una storia ben congegnata dal punto di vista narrativo, si troverà più che altro di fronte ad una visita guidata museale negli studios losangelini, con per giunta un Tarantino logorroico in veste di cicerone. Il paradiso per qualche cinefilo, meno per tutti gli altri. Siamo lontani anni luce non dai primi lavori del regista, ma dall'ultimo, The Hateful Eight che è un capolavoro assoluto.

L’impressione generale è non solo quella di un Quentin a corto di idee, ma anche di un uomo che sta invecchiando ‘malino’: infatti, se Django Unchained e The Hateful Eight erano innervati da una forte polemica politica (guerra civile, questione afroamericana), qui le idee politiche che traspaiono (neanche troppo fra le righe) sembrano quelle di un John Wayne al sesto whisky (parafrasando, meglio gli ubriaconi dei fattoni, gli hippy sono zecche comuniste). Anche il corpo femminile viene erotizzato come mai nei suoi precedenti lavori: di Margot Robbie di fatto abbiamo visto quasi solo le gambe (e questo forse dispiace un po’ meno).

Voto 5.5

Finita la benzina (?)

C'era una volta... Hollywood Quentin Tarantino
Locandina del film "C'era una volta... Hollywood", Fair use

Pompei e Santorini: l'eternità in un giorno

“Terremoti, eruzioni vulcaniche, incendi, inondazioni, diluvi, mutando di colpo, con la faccia della terra, il corso delle società umane, le hanno combinate in modo nuovo, e queste combinazioni, le cui cause prime erano fisiche e naturali, sono divenute, col tempo, le cause morali che mutano lo stato delle cose”

Jean- Jacques Rousseau

Pochi avvenimenti hanno marcato la storia del pensiero moderno più della riscoperta di Pompei nel 1748: quasi 1700 anni prima la pioggia di cenere e lapilli provocata dall’eruzione del vulcano conservò l’antico centro urbano e la complessità della sua vita quotidiana. Mai come prima di allora è stato possibile leggere la vita degli antichi, rapportandola agli spazi urbani, al rito, alla vita domestica, analizzando i complessi intrecci sociali di una città così antica. Una nuova visione del passato, composta dallo stupore per la riscoperta e dallo sgomento per la catastrofe eruttiva, ha contribuito a fare di Pompei il sito archeologico più importante al mondo. La vita della città vesuviana è rimasta sospesa nelle rovine, nelle sale delle domus e delle terme, nelle suppellettili e nei reperti organici, nei calchi dei corpi che raccontano un mondo lontano, eppure vicinissimo. Come tanta arte e letteratura ci hanno raccontato, a Pompei il presente e il passato si uniscono nell’evocazione di una vita drammaticamente interrotta dalla tragedia del 79 dopo Cristo, eppure, ancora, velatamente presente. La moderna archeologia è nata e prospera nel sito vesuviano, dove il mondo antico ha cominciato a raccontarsi, come un “immenso edificio del ricordo”.

In un clima culturale radicalmente diverso, immerso nel pensiero scientifico del XX secolo, la riscoperta dell’insediamento di Akrotiri a Santorini nel 1967 ha riaperto il ragionamento sul tema della catastrofe naturale e della scoperta. Circa un decimo del sito è stato scavato. L’antico centro minoico, distrutto da una spaventosa eruzione a metà del II millennio avanti Cristo – eruzione che segnò profondamente gli equilibri sociali e politici del Mediterraneo - ha restituito, sepolti sotto la cenere vulcanica, edifici, affreschi, ceramiche e forniture perfettamente conservate. Da quasi 2000 anni. Come a Pompei, i preziosissimi reperti permettono di resuscitare una civiltà ricca e complessa, evocando allo stesso modo la catastrofe che ha messo fine alla sua storia. L’eruzione non causò solo il crollo delle case, ma di un'intera epoca, seppellendola letteralmente sotto svariati metri di materia vulcanica.

La mostra propone un confronto straordinario e inedito fra i due siti antichi, accomunati da un’identica fine. Due interi insediamenti umani furono seppelliti dalle eruzioni, con i loro ideali, il loro credo, le loro culture. Il tema della catastrofe e della rinascita accompagnerà i visitatori in un sorprendente percorso a ritroso nel tempo che li immergerà nella Storia, nella Sorpresa e nel Buio, nella Bellezza.
Pur con modalità diverse, le due antiche città rivelano sotto un mantello di cenere l’istante della fine che diventa elemento d’ispirazione per l’arte. In mostra numerose sono le suggestioni provenienti da un percorso, quasi parallelo, di opere d'arte moderna e contemporanea: da Turner a Damien Hirst, passando per Valenciennes, Warhol, Burri e Giuseppe Penone.


MAT 4.0: alternanza scuola-lavoro al Museo Archeologico di Tarquinia

Sabato 21 Settembre 2019, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2019, si è tenuta presso il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia la presentazione di M.A.T. 4.0 - Dal reale al virtuale. Reperti archeologici e nuove tecnologie, un progetto di alternanza scuola–lavoro nato dalla collaborazione tra il Polo Museale del Lazio - Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia, I.I.S. “V. Cardarelli” di Tarquinia e l’associazione Amici delle Tombe Dipinte di Tarquinia.

Gli allievi, coordinati dalla prof.ssa Manuela Paganelli, responsabile dei Progetti per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO 2019), hanno lavorato a tre diversi progetti insieme ai soci dell’associazione Amici delle Tombe Dipinte di Tarquinia: fotogrammetria e scansioni 3D, ispezioni allo stato di conservazione dei dipinti, percorsi interattivi con chatbot.

Il primo gruppo, guidato dalla restauratrice Adele Cecchini, ha compiuto sopralluoghi negli ipogei dipinti della Necropoli dei Monterozzi per verificare lo stato di conservazione delle pitture; un gruppo di studenti dell’indirizzo Geometri, insieme al designer Massimo Legni, ha invece effettuato scansioni 3D e rilievi fotogrammetrici dei più importanti oggetti della collezione del Museo; infine, alcuni allievi degli indirizzi Turistico e Tecnico-Programmatori, guidati dalla dott.ssa Eleonora Brunori, hanno lavorato a dei percorsi interattivi con chatbot, dedicati alla Necropoli dei Monterozzi e ai luoghi del poeta Vincenzo Cardarelli.

La volontà della dott.ssa Daniela De Angelis, Direttrice del Museo, è quella di far continuare il progetto anche nei prossimi mesi, sia con il proseguimento delle attività di scansione e pubblicazione in rete dei modelli, con l’obiettivo di creare un vero e proprio “museo virtuale” fruibile anche a distanza, sia con lo studio dei possibili impieghi di tali tecnologie, come la stampa 3D di alcuni reperti per aumentare l’accessibilità del Museo attraverso un percorso tattile, attualmente in fase di progettazione.

alternanza scuola-lavoro Museo Archeologico di Tarquinia


Ulisse. Alberto Angela celebra il genio di Leonardo

Alberto Angela presenta la seconda puntata della nuova stagione di Ulisse, il piacere della scoperta.

In occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci, il programma di divulgazione scientifica celebra il genio italiano con una puntata interamente dedicata alle sue creazioni e alla sua straordinaria esistenza.

Il viaggio comincerà in Francia, ad Amboise, sulle rive della Loira, nei luoghi dove Leonardo Da Vinci trascorse gli ultimi anni di vita. Con Alberto Angela, immergendosi nelle atmosfere rinascimentali, si scoprirà la genesi di tantissime opere leonardesche e si seguiranno le sue orme, cercando di svelare l’enigma di Leonardo: chi era davvero quell’uomo geniale che fu artista, scienziato, ingegnere, pittore, musicista, scultore e architetto al tempo stesso?

Alberto Angela

Dal maniero che gli donò il Re di Francia, Francesco I, ci si sposterà poi a Firenze, dove il giovane Leonardo andò a bottega da un maestro d’eccezione: Andrea del Verrocchio, uno degli artisti più rappresentativi del suo tempo.

E in questa perla del Rinascimento, Alberto Angela dal suo museo più celebre, gli Uffizi, condurrà il pubblico in una visita nella Sala Leonardo, laddove sono esposti i primi capolavori del Genio toscano.

Da Firenze a Milano: è qui che Leonardo visse per ben 17 anni, dal 1482, presso la corte di Ludovico il Moro. Questo ambiente, pieno di fermento culturale, fu per lui di ispirazione per moltissime opere, una fra tutte, il meraviglioso Cenacolo. Un’opera tra le più visitate d’Italia, simbolo della potenza economica della Milano dell’epoca e della prosperità culturale ed artistica di una città che poteva gareggiare, per cultura, con Venezia e con la Firenze del Rinascimento.

Tra i molteplici aspetti dell’ingegno di Leonardo Da Vinci, si scoprirà la sua passione per la musica e per l’occasione si ascolterà un brano, il cui testo fu scritto dallo stesso Leonardo, musicato originalmente da Roman Vlad, riarrangiato per l’occasione da Fabio Visocchi, interpretato da Giorgia, una delle più belle voci italiane.

Tra i grandi ospiti della serata, si ritroverà Gigi Proietti che, attraverso le sue magistrali interpretazioni, darà voce a storie e personaggi dell’epoca.

E ancora un altro grande interprete farà parte di questa puntata eccezionale: Roberto Benigni. Una grandissima presenza quella dell’artista toscano, che entra nel racconto della vita del genio italiano come solo lui sa fare, regalando al pubblico un momento di spettacolo e approfondimento unico.


Dal Prado al Museo di San Marco, l'Annunciazione di Robert Campin in dialogo col Beato Angelico

Il Museo di San Marco, scrigno prezioso delle opere del Beato Angelico, dal prossimo 26 settembre e fino al 6 gennaio 2020 espone un’opera d’arte proveniente dal Museo del Prado con la mostra, a cura di Marilena Tamassia,  L’Annunciazione di Robert Campin. Un illustre ospite dal Museo del Prado per i 150 anni del Museo di San Marco.

Il Museo madrileno ha festeggiato quest’anno i 200 anni dalla fondazione con la prestigiosa mostra  Fra Angelico and the rise of the Florentine Renaissanceche si è inaugurata il 28 maggio scorso.

A questa mostra il Museo di San Marco e il Polo Museale della Toscana hanno generosamente contribuito con alcuni prestiti importanti di opere dell’Angelico e di Masaccio. In cambio di questa collaborazione e per la concomitante celebrazione dei 150 anni dalla fondazione del Museo di San Marco, il Prado, pur avendo sospeso quest'anno i prestiti, ha concesso in via del tutto eccezionale al museo fiorentino l’Annunciazione di Robert Campin, che viene esposta a confronto con le opere del Beato Angelico.

L’opera è stata posta infatti accanto al tabernacolo con l’Annunciazione e Adorazione dei Magi di Beato Angelico, proveniente dalla Basilica di Santa Maria Novella, a intessere un dialogo serrato tra due mondi diversi, ma dai risultati altissimi.

Il pittore e frate domenicano Beato Angelico, aperto a catturare tutte le ricerche artistiche più avanzate in chiave rinascimentale dal mondo artistico fiorentino, ha tuttavia spesso guardato con vivo interesse al mondo fiammingo, tanto diverso, analitico e smagliante nella brillantezza dei colori a olio.

Le due opere si possono più o meno datare allo stesso periodo: intorno al 1425 il tabernacolo dell'Angelico e tra il 1425 e il 1430 il dipinto di Campin. Sia Beato Angelico che Robert Campin hanno aperto la strada a nuovi linguaggi figurativi, che si distaccavano dal mondo tardogotico ancora fiorente.

 E’ un’occasione unica per vedere affiancate queste due diverse rappresentazioni del tema dell’Annunciazione. Il Rinascimento fiorentino declinato dal Beato Angelico esprime l’interesse per lo spazio scalato in profondità, dipinto con colori luminosi e celestiali; la cultura fiamminga di Robert Campin esprime una narrazione analitica, meticolosa, attenta ai dettagli e resa brillante dai colori della pittura a olio.

Due visioni dell’arte che si completano nel comune amore per la pittura.

Le iniziative per la celebrazione dei 150 anni del Museo di San Marco proseguiranno con la ricollocazione e la presentazione del restauro di due opere del Beato Angelico:  il 5 ottobre il "Giudizio Universale" restaurato grazie ai contributi del Rotary Firenze Certosa e di altri sponsor privati e il 15 ottobre la "Pala di San Marco" restaurata dall'Opificio delle Pietre Dure, inoltre a fine ottobre alcune celle del museo ospiteranno un'inedita installazione di arte contemporanea.


A Napoli arriva Andy Warhol

Un’esposizione interamente dedicata al mito di Andy Warhol giunge alla Basilica di Pietrasanta di Napoli che, dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020 con oltre 200 opere scelte, regala al pubblico una visione completa della produzione artistica del genio americano che ha rivoluzionato il concetto di opera d’arte a partire dal secondo dopoguerra.
Immortali icone e ritratti, polaroid e acetati, disegni e il mondo della musica, il brand e l’Italia: nel capoluogo campano arriva - in sette sezioni - quel mondo Pop che ha segnato l’ascesa di Warhol come l’artista che ha stravolto in maniera radicale qualunque definizione estetica precedente, attraverso miti dello Star System e del merchandising come le intramontabili Campbell’s Soup, il ritratto serigrafato di Marilyn derivato da un fotogramma di Gene Korman, le celebri serigrafie di Mao del 1972 e il famosissimo Flowers del 1964.
Andy Warhol, Flowers, 1964, acrilico e serigrafia su tela, 20.3x20.3 cm
In oltre 200 opere il percorso artistico e privato di un uomo eclettico che ha segnato l’arte a tutto tondo, trasformando visioni e concetti, fermando nell’immaginario collettivo volti, colori e scene e regalando all’Arte tutta, un aspetto nuovo.

Questa esposizione si avvale del patrocinio del Comune di Napoli, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, sotto l'egida dell'Arcidiocesi di Napoli e in sintonia con la sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia meridionale, Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia, con la Rettoria della Basilica di S. Maria Maggiore alla Pietrasanta e con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale ONLUS.

Marilyn, 1967, serigrafia su carta, 91,4x91,4 cm

Accanto a opere che raccontano la scena americana del ‘900, nelle sale della Pietrasanta anche lavori che rivelano il rapporto di Warhol con l’Italia e un focus dedicato alla città di Napoli col suo Vesuvius del 1985 e il Ritratto di Beuys, realizzato nel 1980 in occasione della mostra tenutasi presso la Galleria Amelio.
Presenti in mostra i suoi immancabili ritratti di grandi personaggi, figure storiche che il suo genio e la sua arte hanno trasformato in leggende contemporanee: i volti di Man Ray, Keith Haring, Edvard Munch, Lenin, Giorgio Armani e un rarissimo ritratto della Monna Lisa realizzato con inchiostro serigrafico su pergamena nel 1978.
E ancora Liz, la serie Ladies and Gentlemen e i suoi Self portrait, per poi passare al legame con il mondo della moda e della comunicazione.

Ad arricchire l’esposizione una sezione di disegni che accoglie alcuni rari esempi degli anni ‘50 derivanti dalla fase pre pop di Andy Warhol come raffigurazioni di anelli, orecchini e gemme provenienti dal suo primo lavoro di illustratore, poco conosciuta dal grande pubblico. Ampio spazio è dedicato ancora al rapporto tra Warhol e il mondo della musica: insieme ad alcune delle più memorabili cover progettate e realizzate come The Velvet Undreground & Nico, sono esposti i ritratti di Mick Jagger, Miguel Bosè, Billy Squier.
Foto di Tommaso Vitielo per Arthemisia
Fondamentali per la comprensione del modus operandi “warholiano” sono le polaroid e gli acetati fotografici utilizzati per la successiva realizzazione dei ritratti: esposte icone del mondo del cinema come Arnold Schwarznegger, Silvester Stallone, Alba Clemente; del mondo musicale quali Grace Jones, Mick Jagger, Ron Wood, Stevie Wonder. Dall’ambito moda non mancheranno Gianni Versace, Valentino, Jean Paul Gaultier e ultimi ma non meno importanti i celebri Self Portrait dalla parrucca color argento.

La mostra Andy Warhol è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia con Eugenio Falcioni in collaborazione con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus e Art Motors ed è curata da Matteo Bellenghi.

La mostra ANDY WARHOL vede come sponsor Generali Italia.
L’iniziativa è sostenuta da Generali Valore Cultura, il programma per promuove l’arte e la cultura su tutto il territorio italiano e avvicinare un pubblico vasto e trasversale - famiglie, giovani, clienti e dipendenti - al mondo dell’arte attraverso l’ingresso agevolato a mostre, spettacoli teatrali, eventi e attività di divulgazione artistico-culturali con lo scopo di creare valore condiviso.

Foto di Tommaso Vitielo per Arthemisia

Charity partner della mostra è Susan G. Komen Italia: l’esposizione aderisce alla campagna di sensibilizzazione La Prevenzione è il nostro capolavoro e si inserisce nel progetto L’arte della Solidarietà, realizzato da Arthemisia insieme a Komen Italia, organizzazione in prima linea nella lotta ai tumori del seno e nella tutela della salute femminile.

La raccolta fondi promossa con questa mostra consentirà alla Komen Italia di realizzare, con la sua “Carovana della Prevenzione” almeno 4 giornate di Promozione della Salute Femminile nel quartiere di Ponticelli, nella zona di Castel Capuano ed in altre aree dove la prevenzione arriva con più difficoltà. In ciascuna giornata, organizzata in collaborazione con il Comune di Napoli e la Fondazione di Comunità del Centro Storico di Napoli, le tre unità mobili della Komen Italia offriranno esami clinico-strumentali gratuiti per la diagnosi precoce delle principali patologie oncologiche femminili, oltreché eventi educativi e di sensibilizzazione alla prevenzione per la popolazione generale.

I papiri del Museo Egizio approdano online: da oggi la piattaforma open data TPOP

È una delle collezioni di papiri più significative a livello mondiale quella custodita dal Museo Egizio, con circa 700 manoscritti completi (integri o riassemblati) a cui si sommano oltre 17mila frammenti, di cui solo una piccola parte trova spazio lungo il percorso espositivo, mentre la maggior parte di essi è custodita nella “papiroteca” del Museo, il deposito in cui vengono archiviati e conservati gli antichi scritti.

Un patrimonio straordinario e in larga parte non visibile né noto al pubblico, che ora diviene però fruibile approdando sul web grazie alla sua digitalizzazione: da oggi è infatti online “TPOP - Turin Papyrus Online Platform”, piattaforma per la condivisione della collezione papirologica torinese, realizzata con l’obiettivo di renderla ampiamente accessibile e, in particolare, di consentirne liberamente lo studio alla comunità scientifica, oltreché di garantirne una migliore conservazione e valorizzazione.

Il sito che rende disponibile la piattaforma (https://collezionepapiri.museoegizio.it/), al momento in lingua inglese e prossimamente disponibile anche in italiano, si sviluppa attorno a un database che attualmente conta 230 papiri, la cui totalità è a disposizione degli utenti professionali e di coloro che si registrano sul portale, mentre 50 di essi sono liberamente “navigabili” da chiunque. È comunque in corso una costante attività di implementazione che renderà sempre più ricco questo eccezionale catalogo digitale, le cui schede, oltre all’immagine fotografica ingrandibile di entrambe le facciate di ciascun papiro, propongono la trascrizione dei contenuti e la loro traslitterazione in caratteri geroglifici, le informazioni sul reperto e la sua storia.

Inoltre specifiche sezioni del sito consentono anche di scoprire l’attività di ricerca che si sta compiendo attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie su questi antichi manoscritti. La maggior parte dei testi presenti sono in ieratico (la forma di scrittura dell'antico Egitto più utilizzata nel quotidiano), e appartengono al gruppo di papiri legati al sito archeologico di Deir el-Medina.

“TPOP - Turin Papyrus Online Platform” rappresenta un progetto strategico per il Museo, che permetterà di implementare la conoscenza sulla propria collezione di papiri e, inoltre, si propone di diventare in prospettiva un punto di riferimento per gli egittologi di tutto il mondo, nonché un luogo virtuale di ricerca, condivisione e confronto, in particolare per quanto riguarda l’attività di studio sui frammenti, anche nell’ottica di contribuire a ricomporre documenti finora divisi in porzioni di ogni dimensione.

Il numero dei reperti disponibili online è in continua crescita: il progetto TPOP, infatti, avviato e sostenuto fortemente dal Museo, è sviluppato con un lavoro quotidiano e continuativo a cura dei ricercatori del Museo – e in particolare della responsabile della collezione papiri, Susanne Töpfer – e con l’apporto di una comunità accademica internazionale. Ecco perché il database è stato realizzato in lingua inglese, ma in futuro, e in particolare le traduzioni dei testi, saranno disponibili anche in altre lingue. Tra le iniziative che vedono protagonista la collezione papiri vale la pena di citare inoltre il progetto internazionale “Crossing Boundaries” che, oltre al Museo, coinvolge le Università di Basilea e Liegi: tale programma, che ha l’obiettivo di approfondire lo studio dei papiri di epoca Ramesside (1292-1076 a.C. ca) del sito di Deir el-Medina presenti nella collezione torinese, ha garantito un sostegno economico al Museo che, in particolare, permette di impiegare un restauratore che si occupa della conservazione e del consolidamento dei papiri ramessidi. Molti frammenti devono infatti essere puliti, distesi e stabilizzati per migliorare (o semplicemente permettere) la leggibilità e per consentire la loro riproduzione fotografica, e il successivo inserimento nel database digitale.

La messa online di TPOP, Turin Papyrus Online Platform, è un risultato importante, che permetterà di rendere visibile a tutti una delle parti fondamentali della ricerca del Museo Egizio – dichiara Christian Greco, direttore del Museo Egizio -. In questi anni abbiamo infatti dedicato una grande attenzione ai papiri: con la piattaforma d’ora in poi studiosi, studenti, ma anche appassionati e curiosi, potranno trovare numerose e preziose informazioni che riguardano una delle documentazioni più importanti che si sono preservate dall’antico Egitto. Sarà così possibile costruire, e in alcuni casi rafforzare, la rete di accademici che studiano sulla nostra collezione papirologica, e allo stesso tempo permettere a tutti di scoprire tesori inediti custoditi nel Museo. Un’ulteriore testimonianza del forte impegno a fare della ricerca sulla cultura materiale, sulla biografia degli oggetti e sulla ricerca filologica, la spina dorsale di questa istituzione”.

La collezione papiri del Museo Egizio comprende quasi 700 manoscritti interi o ricomposti e oltre 17.000 frammenti di papiro. Circa la metà di questi testi sono scritti in egiziano (nella scrittura corsivo-geroglifica o ieratica), mentre il resto è scritto in demotico, greco, copto o arabo. I manoscritti spaziano da contenuti documentari (ad es. amministrazione di necropoli e templi, testi giuridici) a quelli letterari, rituali, religiosi, magici e funerari (ad es. il Libro dei morti).

 


Festival delle Mongolfiere Parco Archeologico di Paestum

Al via oggi il Festival delle Mongolfiere al Parco Archeologico di Paestum

Al via oggi l'undicesima edizione del Festival delle Mongolfiere, che si terrà nel meraviglioso pianoro del Parco Archeologico di Paestum, fino al 6 ottobre.
La manifestazione, che nel corso dei precedenti 10 anni ha riscosso un sempre crescente successo di presenze, si colloca certamente fra gli eventi imperdibili dell’intero panorama regionale. A detta degli organizzatori, il festival si pone quest'anno uno scopo ambizioso e ben preciso: quello di contribuire fortemente alla destagionalizzazione dei flussi turistici, soprattutto provenienti dall’estero, verso un territorio, quello cimentano, che offre tutte le opportunità di vivere esperienze di viaggio indimenticabili in qualsiasi periodo dell’anno.
Quella del volo in aerostato è una esperienza certamente coinvolgente e che stuzzica le fantasie di grandi e piccini che hanno anche quest’anno la possibilità di sorvolare un luogo, il Parco Archeologico pestano, di grande fascino e bellezza, vivendo in tal modo emozioni e sensazioni difficilmente ripetibili altrove.
Durante la conferenza stampa del 24 settembre a Palazzo Sant’Agostino, sede della Provincia di Salerno, presenti tra gli altri il sindaco di Capaccio Paestum, Franco Alfieri e il presidente dell’associazione "Vivere Paestum", Michele Torlo, si è dato ufficialmente il via a questa XI edizione del Festival delle Mongolfiere che come ogni anno si tiene nel meraviglioso pianoro del Parco Archeologico di Paestum.
L’accesso allo spazio destinato alle mongolfiere avviene in un area ricadente all’interno dell’antica cinta muraria pestana attraverso un ticket del costo di 2 euro.
Per ulteriori informazioni si faccia riferimento al sito www.viverepaestum.it o al numero 333-5601504.
Festival delle Mongolfiere Parco Archeologico di Paestum

Carthago. Il mito della città rivive in una mostra al Colosseo

Dimenticate gli stereotipi studiati a scuola e immaginate strade polverose, profumi orientali e lusso. Cartagine e il suo mito vanno oltre la storia romana e il Parco Archeologico del Colosseo ci propone un inedito racconto dell'eterna  nemica di Roma senza il filtro dei vincitori.

Le storie di Cartagine e Roma si intrecceranno in diversi momenti della storia, contrassegnati prima da reciproca indifferenza e poi da una lotta per il potere senza esclusioni di colpi che vedrà vittorie e sconfitte a nord e sud della penisola italica e del Mar Mediterraneo. Roma sarà l’unica vincitrice, Marco Porcio Catone al termine di ogni suo discorso in Senato e fino al 149 a.C. pronuncerà la famosa frase latina “Carthago delenda est” e l’unica testimonianza narrativa sarà sempre e solo quella della vincitrice.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Tanti degli stereotipi ricevuti dal passato sono stati accolti e variamente rielaborati senza rimuovere, anzi talvolta rafforzando, l’idea centrale di Cartagine come alterità. Ma la ricerca filologica ed archeologica, in questi anni ha saputo raccogliere la voce di Cartagine e renderla autonoma, così come si vuole raccontare proprio in questa mostra.

Il titolo scelto, Carthago (resa latina del nome punico della città), evidenzia la centralità di Cartagine ma, al tempo stesso, ne sottolinea l’importanza rivestita dalla dialettica con Roma. La stessa Roma, sede della mostra, è chiamata infatti a raccontare ora Cartagine in un modo diverso. La via di presentazione scelta è stata quella di fornire un grande affresco storico generale, prevedendo molteplici possibilità di fruizione.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Ampio sarà il racconto cronologico nel narrare, in parallelo, le vicende delle due grandi potenze del Mediterraneo, Cartagine e Roma, che cominciano ad entrare in contrasto quando ancora Roma era limitata nel suo ruolo di osservatrice delle alleanze e dei giochi di potere nel Mare Nostrum. La mostra andrà ben oltre le guerre puniche e Annibale e ha la volontà di raccontare al grande pubblico la fondazione dell’Oriente fenicio, la cultura degli abitanti, la ricchezza e la fortuna degli scambi commerciali nella fase che va dalle guerre puniche, III secolo a.C. e fino all’età augustea, sino a giungere al lungo e complesso processo di romanizzazione che portò Roma nella battaglia delle Egadi del 241 a.C. a distruggere e annientare la potente flotta cartaginese, l’unica potenza mediterranea che poteva giocarsela su più fronti contro Roma. E proprio dalle Egadi provengono numerosi reperti frutto di numerose campagne subacquee condotte dal compianto ex Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa che tanto lavoro aveva dedicato proprio a questa battaglia, ai suoi esiti e alle dinamiche di scontro tra le due flotte.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Il percorso narrativo, inoltre, andrà ben oltre la distruzione devastante della città punica e i curatori, nello spazio espositivo allestito nei pressi del Foro Romano e del tempio di Romolo, racconteranno la nuova Colonia Concordia Iulia Carthago che per tutta l’età imperiale si distinguerà per la sua superficie di oltre 200 ettari e che sarà sede di domus lussuose e grandi edifici da spettacolo noti in tutto il Mediterraneo.

Un’esposizione che, come racconta l’ideatrice nonché Direttore del Parco Archeologico del Colosseo – Alfonsina Russo – “restituisce la forza e la fortuna dell’incontro – scontro delle diverse culture insediate lungo le rive del nostro mare”.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Forza del percorso le diverse testimonianze che giungono dal museo del Bardo di Tunisi che vuole rilanciare la sua immagine dopo il doloroso attentato del 18 marzo 2015 durante il quale hanno perso la vita numerosi turisti. Una testimonianza quindi di grande rispetto per uno dei musei archeologici più belli e ricchi al mondo.

Sezioni della mostra: Fondazione e storia – Le origini orientali: La Fenicia e le sue città - I Fenici: navigatori, commercianti, artigiani - L’espansione fenicia nel Mediterraneo - La navigazione e il commercio - L’espansione cartaginese nel Mediterraneo – La città di Cartagine: l’urbanistica - Vita politica e amministrativa - Arti e artigianato - Cibo per gli dei, cibo per gli uomini: l’alimentazione - Culti e riti - Il Tofet - Il mondo funerario - Cartagine e Roma - Dal dominio cartaginese a quello romano: un complesso gioco di interscambio culturale - Cartagine all’indomani della fine della III Guerra Punica - La Colonia Concordia Iulia Carthago - Domus e autocelebrazione del dominus - La Cartagine cristiana - La riscoperta di Cartagine - Cartagine nell’immaginario moderno e contemporaneo.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Alla mostra si accompagnano due pubblicazioni edite da Electa. Il volume di studi, dai numerosi contributi, fornisce un grande affresco storico generale, sorretto da rigorose e aggiornate basi scientifiche. Privilegia alcune chiavi di lettura che mirano a introdurre il lettore nella realtà antica e, al tempo stesso, a consentirgli una riflessione su fenomeni moderni in qualche modo comparabili. A questa pubblicazione si affianca un’agile guida, bilingue italiano e inglese, che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della rassegna e nel percorso espositivo al Foro Romano.

Carthago. Il mito immortale è la prima grande mostra dedicata alla storia e alla potenza di una delle città più affascinanti del Mediterraneo che si snoderà tra gli spazi del Colosseo e del Foro Romano, del tempio di Romolo e della Rampa Imperiale con oltre quattrocento reperti provenienti da prestigiosi musei internazionali e frutto di un lavoro di cooperazione internazionale.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

L’esposizione, promossa dal Parco archeologico del Colosseo, con l’organizzazione di Electa, è allestita fino al 29 marzo 2020.


Il Parco Archeologico di Pompei partecipa alla “Notte Europea dei Ricercatori 2019”

In occasione della 14 edizione della Notte europea dei Ricercatori, il Parco Archeologico di Pompei  apre le porte al pubblico del Laboratorio di Ricerche Applicate con la sua collezione unica di reperti organici. Venerdì 27 settembre dalle ore 10.00 alle 16.00 il Laboratorio di Ricerche Applicate, sara a disposizione del pubblico per raccontare le attività scientifiche in corso a Pompei, con l’obiettivo di creare occasioni d’incontro informali e stimolanti tra ricercatori e cittadini e diffondere la cultura scientifica  e la conoscenza delle professioni della ricerca.

La visita guidata sarà possibile per piccolo gruppi con prenotazione obbligatoria al portate di Frascati Scienza: https://www.frascatiscienza.it/pagine/notte-europea-dei-ricercatori-2019/programma/?evs=2420&bycategory=&bytown=Pompei&byday=&byorgs=

La Notte Europea dei Ricercatori 2019, rientra nella manifestazione #ERN18, BE a citizEn Scientist (BEES), coordinata dall’Associazione Frascati Scienza, volta a  incoraggiare  la partecipazione dei cittadini nella ricerca scientifica e sarà l’evento di punta della Settimana della Scienza 2019, dal 21 al 28 settembre, una sette giorni ricca di iniziative di divulgazione scientifica.

Pompei

Il Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei, presso il quale sono attivi i vari specialisti, è la sezione operativa, una sorta di HUB, nel quale si esaminano e si utilizzano tutte le possibilità che le scienze e le tecnologie attuali ci offrono per raggiungere il fine della conservazione del patrimonio archeologico di Pompei. Gli interventi conservativi, di prevenzione e manutenzione sui manufatti e le strutture antiche, partono, imprescindibilmente, dall’analisi dello stato di conservazione dei beni e delle loro condizioni ambientali di custodia, per arrivare alla diagnosi attraverso l’anamnesi delle cause di degrado mediante indagini e prove non invasive e in situ.

Il Laboratorio ha, in tale ottica, il duplice fine:
- di indirizzare la ricerca conoscitiva e diagnostica sui reperti archeologici per la ricostruzione dell’ambiente vesuviano pre 79 d.C.;
- di coordinare le attività scientifiche svolte da enti di ricerca italiani e stranieri per la conoscenza e la conservazione del sito archeologico di Pompei.

E’ difatti luogo di confronto con la comunità scientifica attraverso la partecipazione a programmi specifici di conservazione di manufatti complessi di eccezionale valore e  intrattiene rapporti di collaborazione con numerosi Istituti di ricerca e Dipartimenti italiani e stranieri. ​