Nuove visite per il teatro di Ercolano

Dopo l’apertura in via sperimentale a giungo del 2018 e poi stabilmente da marzo 2019, il percorso sotterraneo alla scoperta del teatro dell’antica Ercolano rappresenta un’occasione unica in Italia per visitare un monumento romano in eccezionale stato di conservazione e secondo un itinerario che ripete quello utilizzato sin dai primi viaggiatori dal 1739 in poi.

Un percorso già apprezzato sinora da centinaia di visitatori entusiasti che si sono letteralmente trasformati in esploratori con caschi, mantelline e torce fornite dal Parco.

Teatro Ercolano

Nell’ambito del Piano di Valorizzazione 2019 del MiBACT il Parco Archeologico di Ercolano è lieto di comunicare che dal primo fine settimana di  ottobre e fino al 17 novembre, il teatro sarà visitabile il sabato e la domenica con tre turni di visita che permettono un accesso esclusivo a gruppi formati da non più di 15 persone per volta, accompagnati dal personale del Parco adeguatamente preparato per rendere questa esperienza davvero unica e quasi personale.  Il Teatro Antico di Ercolano ha ospitato in questi mesi centinaia di visitatori che hanno potuto approfittare di una vera e propria esperienza di esplorazione.

Gli ospiti sono accolti negli ambienti che nel 1700 e nel 1800 rappresentavano il vero e unico ingresso agli Scavi di Ercolano. Il plastico ricostruttivo del teatro risalente al 1804 aiuta a comprendere sin da subito a quale grande avventura archeologica si sta per prendere parte. Un’imperdibile avventura in un luogo di rara suggestione alla scoperta di questo edificio da spettacolo risalente all’età dell’imperatore Augusto sulle tracce dei visitatori che nei secoli hanno attraversato alla luce delle fiaccole i pozzi e le gallerie creati dagli ingegneri dell’esercito borbonico. Queste gallerie ancora oggi stupiscono per l’accuratezza e la maestosità.

Teatro Ercolano

Sepolto dall’eruzione del 79 d.C. e restituito ai visitatori dopo circa 20 anni dalla sua chiusura, il teatro fu il primo monumento ad essere scoperto (1738) nei siti vesuviani colpiti da quel famoso cataclisma. Fin dalla sua scoperta, suscitò grande interesse, nel corso del Settecento e dell’Ottocento, da parte dei colti viaggiatori che giungevano a Napoli da ogni parte d’Europa e diventò una tappa del Grand Tour.

Il teatro è legato a filo doppio alla storia della moderna Resina, oggi Ercolano. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzato come rifugio ed entrò nelle storia e nei racconti dei cittadini.

Il monumento è ancora oggi accessibile attraverso le scale realizzate in età borbonica., scendendo a più di 20 metri sotto il materiale eruttivo.

Il Direttore del Parco Francesco Sirano dichiara Grazie al Piano di Valorizzazione promosso dal nostro Ministero ampliamo l’offerta di fruizione del Parco e consentiamo ad un maggior numero di persone di accedere ad un monumento che è una pietra miliare dell’archeologia del mondo romano, per troppi anni negato al pubblico, lungo un sentiero sotterraneo che ci trasporta indietro nei secoli e ci rende protagonisti di una scoperta che si rinnova ogni volta sotto i nostri occhi stupefatti. Davvero da non perdere!”.

Teatro Ercolano
Teatro Ercolano

L’apertura del Teatro è prevista quindi: il sabato (a partire dal 5 ottobre e fino al 16 novembre) e la domenica con tre turni di visita, alle ore 10.00, alle ore 11.00 e alle ore 12.00; anche con un turno in lingua inglese.

I biglietti, al costo di 10€ (ridotto di 2€ per i ragazzi tra 18 e 25 anni) sono acquistabili on line, sul sito www.ticketone.it, con commissione di €1,5, oppure presso la biglietteria del Parco senza alcun costo aggiuntivo. Accesso riservato ai maggiorenni e soggetto a limitazioni per utenti con difficoltà motorie e non deambulanti, ovvero con patologie influenzabili dal contesto di visita; non adatto a claustrofobici. Prima dell’acquisto dei biglietti consultare il numero  081 7777008.


Napoli apre le porte all'architettura con Open House

26 e 27 ottobre

OPEN HOUSE NAPOLI 2019

Il primo Festival Internazionale dell’Architettura e del Design arriva anche a Napoli: un evento completamente gratuito che in un unico weekend porterà l’architettura ai cittadini aprendo al pubblico le porte di decine di edifici di straordinario valore architettonico.

Open House Napoli 2019

Nel prossimo weekend del 26 e 27 ottobre la città ospiterà la prima edizione di Open House Napoli: edifici storici e contemporanei, sedi istituzionali, uffici, spazi riqualificati, teatri, cantieri attivi, luoghi sacri, infrastrutture, spazi verdi, residenze private, factory creative e tanto altro ancora: grazie alle visite guidate e gratuite di OHN2019, i cittadini si lasceranno sorprendere a ogni passo come moderni esploratori urbani alla scoperta dell’architettura di Napoli.

A partire dai prossimi giorni le prime anticipazioni sul programma delle visite e degli eventi collaterali saranno svelate sul sito www.openhousenapoli.org e su tutti i canali social dell’evento, mentre il programma completo sarà on line a partire dall’8 ottobre.

Open House Napoli 2019Open House Worldwide

Open House Napoli fa parte della rete internazionale di Open House Worldwide, il primo Festival Globale dell’Architettura fondato a Londra nel 1992 per coinvolgere i cittadini e far comprendere quanto una migliore progettazione degli spazi urbani influisca positivamente sulla qualità della vita.

Open House è oggi un fenomeno in vertiginosa crescita che coinvolge ormai 46 città nei cinque continenti con oltre un milione di cittadini coinvolti in tutto il mondo. In Italia sono già tre le città che aderiscono al network di Open House: Roma, Milano e Torino. E da quest’anno, finalmente, Napoli.

Open House Napoli 2019La prima edizione partenopea: istruzioni per l’uso

Per prendere parte ad Open House Napoli basterà andare sul sito www.openhousenapoli.org a partire dall’8 ottobre e scegliere tra le tante proposte ad ingresso libero dislocate in tutta la città. Per i siti che non saranno ad ingresso libero, le prenotazioni delle visite gratuite verranno aperte a partire dall’11 ottobre.

La call per i volontari

In tutto il mondo la passione dei volontari è da sempre la chiave del successo di un evento come Open House e anche Napoli sta rispondendo con grande entusiasmo. Studenti e docenti, lavoratori e pensionati, architetti e cittadini innamorati di Napoli: sono già oltre 200 le candidature inviate in risposta alla call lanciata solo da pochi giorni e ancora aperta su www.openhousenapoli.org

E per gli architetti iscritti all’Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia e gli studenti di Architettura della Federico II la partecipazione darà diritto a crediti formativi.

Open House Napoli 2019La squadra e i partner

Open House Napoli è un evento di Openness

In network con Open House Roma, Open House Milano, Open House Torino

Parte di Open House Worldwide

Partner Istituzionale Comune di Napoli

Patrocinato da Ordine degli Architetti - Acen - Inbar

In collaborazione con DiARC - Università degli Studi Federico II – Cooperativa Sepofà

Mobility Partner ANM -EAV

Comunicazione e ADV Ness Comunicazione

 

Per Info e Prenotazioni

www.openhousenapoli.org

[email protected]

Open House Napoli 2019


Ulisse Alberto Angela

Nuova stagione di Ulisse con Alberto Angela: Gerusalemme ai tempi di Gesù

Ulisse, il piacere della scoperta

La nuova stagione, con Alberto Angela e Gigi Proietti - Gerusalemme ai tempi di Gesù

Ulisse Alberto Angela
Credits: Barbara Ledda

Sabato 21 settembre, in prima serata su Rai1, prende il via la nuova stagione di Ulisse, il piacere della scoperta, sei puntate condotte da Alberto Angela e dedicate alla storia, all’arte, alla cultura.
Nella prima puntata, dal titolo Gerusalemme ai tempi di Gesù, Alberto Angela accompagnerà i telespettatori in un viaggio storico eccezionale, alla scoperta delle vicende accadute nella terra di Israele nel periodo in cui è vissuto Gesù. Si tratta di un periodo ricco di fermenti e tensioni, caratterizzato dai difficili rapporti tra gli ebrei e i romani e da un intenso fervore messianico.
L’intento di questo straordinario viaggio non è quello di raccontare Gesù, ma definire il contesto in cui si è mosso, la cornice storica, archeologica e sociale attorno alla sua figura.
Seguendo il filo narrativo della vicenda di Gesù, così come viene presentata dai Vangeli e dalla tradizione, si scopriranno alcuni aspetti della vita quotidiana nella terra d’Israele di quegli anni. Si conosceranno i protagonisti di quel periodo, a partire da Erode il grande, sotto il cui regno Gesù sarebbe nato. Un re che ha forgiato la terra di Israele, lasciando numerose e sorprendenti testimonianze architettoniche: la fortezza di Masada, la città di Cesarea Marittima, la sontuosa tomba dell’Herodion, il Tempio ristrutturato e arricchito. Sorprendenti i singolari rapporti che aveva con Marco Antonio, con Cleopatra, con Ottaviano.
Il nome del suo successore, il figlio Erode Antipa, è legato alla storia di Salomè, alla morte dei Giovanni Battista e soprattutto al ruolo avuto nel complicato processo a Gesù. Si incontreranno anche Ponzio Pilato, una figura rimasta enigmatica a causa delle poche testimonianze storiche di cui si dispone.
La puntata si muoverà da un sito all’altro, seguendo gli spostamenti di Gesù, e lo scenario principale sarà la città di Gerusalemme, la cui storia, è stato detto, è la storia del mondo. È in uno spazio relativamente ristretto che si è svolto il capitolo finale della vita di Gesù: il tempio, il monte degli ulivi, la cittadella, il calvario, il sepolcro. Siti che distano poche centinaia di metri l’uno dall’altro e che oggi sono tutti inglobati in una città per secoli crocevia di persone, popoli, merci, culture. Un luogo che continua ad essere una città cruciale per gli ebrei, per i cristiani e per l’Islam.

Ad affiancare Alberto Angela nell’affascinante racconto, ci sarà Gigi Proietti, una presenza costante di Ulisse, che darà voce ai protagonisti della storia mettendone in risalto vizi e virtù, genialità e miserie.

 

Testo e immagine da Ufficio Stampa RAI


graffiti Venezia Università Ca' Foscari

Otto secoli di antichi graffiti veneziani da catalogare

L’ateneo veneziano lancia un progetto di catalogazione digitale e studio

CA’ FOSCARI MAPPA GLI ANTICHI GRAFFITI VENEZIANI

LA STORIA DEI PRIMI VISITATORI IN 8 SECOLI

Circa 5000 i graffiti tra XII e XX secolo

graffiti Venezia Università Ca' FoscariL’Università Ca’ Foscari sta dando il via ad una originale ricerca, nell’ambito dei progetti pilota di Venice Time Machine già avviati dal Dipartimento di Studi Umanistici, per mappare e catalogare per la prima volta oltre 5000 graffiti che vanno dal XII al XX secolo

Si tratta di disegni, simboli, scritte e persino giochi come la tria che figurano su colonne, muri, pareti di palazzi e chiese a Venezia, edifici pubblici e privati che testimoniano la volontà nei secoli di “lasciare un segno”, di dire qualcosa a chi passa e guarda. È la storia di otto secoli di passaggi e queste tracce lasciate nel tempo sulla città sono di mercanti, turisti, marinai, persone che a vario titolo sono transitate per la città e che hanno scritto, inciso, graffiato, disegnato, dipinto e lasciato indelebile impronta della propria storia.

Da qui è nato il progetto di catalogazione digitale di questo enorme patrimonio un po’ fuori dagli schemi, ma di grande interesse culturale e sociale, avviato dalla professoressa Flavia De Rubeis, ordinaria di Paleografia latina presso il Dipartimento di Studi Umanistici e coordinatrice del progetto ”Tourists in Venice across the centuries”.

Il progetto prevede la “schedatura” digitale dei graffiti più importanti, e la creazione di una banca dati che ne riporti l’immagine oltre che la localizzazione e altre notizie sulla provenienza e l’inquadramento storico. Oltre a questo, è in programma la realizzazione di un’app che consentirà a turisti e curiosi di oggi di scoprire questi tesori nascosti in città e di seguire itinerari alternativi di visita.

“Gran parte di questi graffiti non è mai stata studiata o pubblicata, ed è la prima volta – spiega la professoressa De Rubeis - che viene dato il via ad una campagna di studio a tappeto inclusiva di tutti i graffiti, editi e inediti. Sono pochi gli studi che si sono occupati di queste scritture e comunque non con l’obiettivo di dare una visione d’insieme della città su una cronologia così estesa; si tratta in genere di studi che hanno svolto ricerche e pubblicato graffiti di contesti specifici. Ma non è questo l’ottica del progetto che considera tutta  Venezia come un libro aperto, dove le testimonianze graffite partono dal XII secolo e arrivano fino ad oggi, con l’idea di considerare questo corpus come una fonte alternativa rispetto alla storia conosciuta di Venezia, e alle fonti tradizionalmente considerate, il tutto con lo scopo di contribuire ad una diversa visione della città”.

L’approccio digitale consentirà di ridisegnare e rendere maggiormente leggibili i segni a volte difficilmente distinguibili, o perché molto rovinati, o perché o sovrapposti uno all’altro. Sarà possibile isolarli con software appositi, rendendoli fruibili singolarmente attraverso l’app che potrà anche suggerire itinerari veneziani tematici diversi da quelli più battuti attraverso una geolocalizzazione GIS.

E allora ecco le scritte incise nelle celle delle Prigioni di Palazzo Ducale, e le figure di Santi a cui probabilmente gli sventurati reclusi nei “pozzi” rivolgevano una preghiera, o in Piazza San Marco vicino alla Biblioteca Marciana e alla Libreria Sansoviniana i graffiti sulle colonne inneggianti ai dogi, che riportano la scritta W Marco Giustiniani (1684). Le scritte devozionali sulla facciata della Basilica di San Marco, o ancora la curiosa incisione di un ratto che figura sul fusto di una colonna bianca di Calle del Traghetto a San Felice e che riporta la data del 1644. Iniziali, lettere, simboli, testimonianza di un passaggio di merci e commercianti da paesi lontani. E ancora, il Lorenzo Bianchi che lascia nella seconda metà del XIX secolo una firma in ogni luogo visitato.

graffiti Venezia Università Ca' FoscariSplendidi e numerosi sono i graffiti editi delle navi veneziane, galee o cocche o gondole, che ritroviamo soprattutto sul portale della Scuola Grande di San Marco, accanto all’Ospedale civile, quasi un trattato visuale della marineria veneziana in età moderna, nonché la controversa figura di un omino con il cuore in mano che ha avuto nei secoli diverse interpretazioni. Ancora navi, questa volta inedite, compaiono sulle colonne della Ca’ d’Oro, insieme a due raffigurazioni dei preziosi corni ducali.

E questa storia parallela che viene scritta sulla pietra invece che sulle pergamene si ritrova anche nelle isole, a Murano nella Chiesa di San Donato, a Torcello con scritte devozionali sulle colonne, croci, nomi, stemmi, ritratti, animali.

Insomma, una umanità che dopo secoli torna a parlare e a fare parlare di sé, forse dando voce anche a chi viveva ai margini della grande storia.

Sui monumenti si intrecciano lingue, scritture di ogni tipo come rune, armeno, greco, e poi ancora simboli che vanno decifrati, tradotti, spiegati per capirne la suggestione e ricostruire come se fosse ancora viva davanti ai nostri occhi la vicenda di chi li ha incisi.

Per questo il progetto prevede anche la collaborazione dei docenti del Dipartimento di Studi Umanistici che potranno contribuire all’analisi sul linguaggio e aiutare nella comprensione dei significati, ampliando la valenza socioculturale della ricerca, e di una ricercatrice del Science and Technology in Archaeology and Culture Research Center -STARC- The Cyprus Institute alla quale si deve la campagna di rilievi della Basilica di San Marco.

Questo studio, che concluderà in un anno la sua fase pilota, si inserisce nella nuova corrente di ricerca che è lo studio dei graffiti che ha cominciato recentemente a svilupparsi. In questo caso avrà a disposizione un grande terreno di studio, con un arco temporale amplissimo, che va dal 1100 a Banksy e un luogo circoscritto, Venezia che si rivela però potenzialmente senza confini.

Testo e immagini dall'Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo, Università Ca' Foscari Venezia


Giornate Europee del Patrimonio 2019 al Parco Archeologico di Paestum

Apertura straordinaria serale, visite guidate, laboratori, depositi e molto altro ancora per le Giornate Europee del Patrimonio al Parco Archeologico di Paestum

21 e 22 settembre 2019
Sabato 21 settembre dalle ore 19:00 ingresso a € 1,00

 

Anche quest’anno il MiBACT aderisce alle Giornate Europee del Patrimonio, manifestazione promossa dal 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea con l’intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra le Nazioni europee. Il tema conduttore di questa edizione è “Un due tre… Arte! – Cultura e intrattenimento”.

E mentre fervono i preparativi per la mostra “Poseidonia città d’acqua. Archeologia e cambiamenti climatici”, che aprirà al pubblico il prossimo 4 ottobre anche con una installazione di video-mapping sul tempio di Nettuno, questo fine settimana tante iniziative sono in programma.

SABATO 21 SETTEMBRE

* Museo aperto dalle ore 8:30 fino alle 22.30 (chiusura biglietteria 21:50)

* Area archeologica aperta dalle ore 8:30 fino alle 22:30 (chiusura biglietteria 21:50); dalle ore 19:30 la visita all’area si limita ESCLUSIVAMENTE al Santuario Meridionale (Tempio di Nettuno e Basilica)

DALLE ORE 19:00 COSTO DEL BIGLIETTO PER MUSEO E AREA ARCHEOLOGICA € 1,00

* alle ore 9:30, 11:30, 15:00, 16:00 e 17:00, visite guidate ai "tesori nascosti" nei sotterranei del Museo: un’occasione unica per accedere ai depositi, dove sono conservate opere mai esposte: un dietro le quinte di un grande museo archeologico con restauratori, archeologi e tecnici al lavoro. Per ogni visita è prevista la partecipazione di massimo 25 persone; l’appuntamento è alla biglietteria del Museo. La prenotazione può essere effettuata al numero 0828 811023 o via mail all’indirizzo: [email protected]beniculturali.it

Costo biglietto per visita ai depositi: € 1,00 da aggiungere al costo del biglietto di ingresso al Parco.

* alle ore 10:00 e alle ore 16:00 “PAESTUM PER TUTTI – Architetture senza barriere”: gli assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza del Parco Archeologico di Paestum guideranno GRATUITAMENTE i visitatori, attraverso un percorso senza barriere architettoniche, nell’area del Santuario Meridionale. Si accederà all’interno dei templi meglio conservati al mondo e si avrà la possibilità di ammirare la città antica e il paesaggio circostante da una prospettiva molto più suggestiva. Grazie al percorso senza barriere si potrà accedere anche all’interno della cd. Basilica, il tempio più antico di Paestum.

L’iniziativa è inclusa nel biglietto di ingresso al Parco, nel biglietto annuale Paestum Mia e nella card Adotta un blocco. L’appuntamento è alla biglietteria di Porta Principale, di fronte alTempio di Nettuno.

 

* alle ore 11:00 nel Museo “Paestum Viva”, laboratorio gratuito dedicato ai suoni e alle musiche dell’antichità. Un incontro di un'ora dove bambini e ragazzi possono sperimentare gli strumenti della natura e della preistoria, dalle pietre sonore fino alla mitica cithara greca.

L’iniziativa è inclusa nel biglietto di ingresso al Parco, nel biglietto annuale Paestum Mia e nella card Adotta un blocco.

Il laboratorio si ripete dal giovedì alla domenica alle ore 11:00 presso il Museo.

 

DOMENICA 22 SETTEMBRE

Museo e area archeologica aperti dalle ore 8:30 fino alle 19.30 (chiusura biglietteria 18:50)

* alle ore 9:30, 11:30, 15:00, 16:00 e 17:00 visite guidate ai "tesori nascosti" nei sotterranei del Museo: un’occasione unica per accedere ai depositi, dove sono conservate opere mai esposte: un dietro le quinte di un grande museo archeologico con restauratori, archeologi e tecnici al lavoro. Per ogni visita è prevista la partecipazione di massimo 25 persone; l’appuntamento è alla biglietteria del Museo. La prenotazione può essere effettuata al numero 0828 811023 o via mail all’indirizzo: [email protected]beniculturali.it

Costo biglietto per visita ai depositi: € 1,00 da aggiungere al costo del biglietto di ingresso al Parco

 

* alle ore 10:00 e alle ore 16:00 “PAESTUM PER TUTTI – Architetture senza barriere”: gli assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza del Parco Archeologico di Paestum guideranno GRATUITAMENTE i visitatori, attraverso un percorso senza barriere architettoniche, nell’area del Santuario Meridionale. Si accederà all’interno dei templi meglio conservati al mondo e si avrà la possibilità di ammirare la città antica e il paesaggio circostante da una prospettiva molto più suggestiva. Grazie al percorso senza barriere si potrà accedere anche all’interno della cd. Basilica, il tempio più antico di Paestum. L’iniziativa è inclusa nel biglietto di ingresso al Parco, nel biglietto annuale Paestum Mia e nella card Adotta un blocco. L’appuntamento è alla biglietteria di Porta Principale, di fronte al Tempio di Nettuno.

 

* alle ore 10:00 e alle ore 11:30 Laboratori del Gusto con Slow Food Cilento dedicati “Alla ricerca degli ortaggi dimenticati”. Parteciperanno all’incontro tre appassionati ricercatori della memoria gastronomica tradizionale del territorio cilentano. Salvatore Gasparro da Monte San Giacomo, Angelo Campagna da Controne e Carmela Baglivi cuoca cilentana.

La partecipazione è prevista per gruppi per un massimo di 20 partecipanti.

Prenotazione obbligatoria entro le ore 12:00 di sabato 21settembre.

Costo del laboratorio: € 3,00 che ogni partecipante dovrà aggiungere al biglietto d’ingresso al Museo e all’area archeologica o al biglietto annuale PaestumMia.

Info e prenotazioni: [email protected]slowfoodcilento.it tel 3394758553

I laboratori del Gusto si terranno ogni quarta domenica del mese.

 

* alle ore 11:00 nel Museo “Paestum Viva”, laboratori gratuitidedicato ai suoni e alle musiche dell’antichità. Un incontro di un'ora dove bambini e ragazzi possono sperimentare gli strumenti della natura e della preistoria, dalle pietre sonore fino alla mitica cithara greca.

Il laboratorio si ripete dal giovedì alla domenica alle ore 11:00 presso il Museo.

 

 

EVENTI IN PROGRAMMA: dal 4 ottobre 2019 al 31 gennaio 2020 mostra “Poseidonia città d’acqua. Archeologia e cambiamenti climatici”.

 

 

Testo e immagine da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Paestum

www.museopaestum.beniculturali.it

Facebook: Parco Archeologico Paestum

Twitter: @paestumparco

Instagram: paestumtempli


Terme del Foro

A Pompei riaprono le Terme del Foro per le GEP 2019

21 e 22  SETTEMBRE 2019

GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2019

“Un due tre... Arte! - Cultura e intrattenimento”

A POMPEI RIAPRONO LE TERME DEL FORO DOPO I  RESTAURI

Terme del Foro 

Il 21 e il 22 settembre in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, il cui tema di quest’anno è “Un due tre... Arte! - Cultura e intrattenimento”, i siti del Parco archeologico di Pompei proporranno visite straordinarie ad alcuni edifici.

Il tema scelto per le giornate è legato alla "terme", luogo prediletto dagli antichi romani per trascorrere il tempo, conversare e rilassarsi, presenti in più punti dell’antica città di Pompei, ma anche nelle Ville di Oplontis e Stabia. In tutti i siti, funzionari del Parco saranno a disposizione nel corso della mattinata per illustrare gli ambienti. Presso l’Antiquarium di Boscoreale, oltre alle sale del Museo e all'esposizione dedicata al Villaggio Protostorico di Longola, sarà visitabile Villa Regina, villa rustica incentrata sulla produzione del vino, appena riaperta dopo gli interventi di restauro.

A Pompei saranno visitabili i Praedia di Giulia Felice, con accesso contingentato al complesso termale privato della Domus, la Casa del Criptoportico, anche essa dotata di un pregiato ambiente termale, la Casa di Trittolemo e la Casa dell’Ancora. Per l’occasione riapriranno al pubblico le Terme del Foro a seguito dei restauri.

Il complesso termale è stato interessato, nell'ultimo anno, da interv​enti di messa in sicurezza e consolidamento degli ambienti della sezione maschile, inclusa la palestra,  restauro degli appartati decorativi, revisione e sostituzione delle coperture, previsti dal Grande Progetto Pompei.

Ubicate alle spalle del Tempio di Giove, e portate in luce negli anni 1823-24, si trattava del più centrale degli impianti termali della città, posto in prossimità del Foro. Vennero costruite nei primi anni della colonia sillana (secondo quarto del I secolo a.C.) e presentavano due sezioni separate per uomini e donne con ingressi indipendenti.

La sezione maschile, visitabile, che apriva su via delle Terme presenta la tipica sequenza di ambienti che includeva: l’apodyterium (spogliatoio), utilizzato anche come tepidarium (per i bagni di media temperatura), il frigidarium (per il bagno freddo) e il calidarium (per il bagno caldo).

Come molti edifici a Pompei, le terme subirono gravi danni durante il terremoto del 62 d.C. Lo stato attuale è in gran parte il risultato dei successivi lavori di restauro. Di particolare pregio la decorazione degli ambienti, tra cui le figure maschili in terracotta (telamoni) che decoravano le nicchie per riporre abiti e oggetti per il bagno e la volta con elaborati stucchi a rilievo dell’apodyterium-tepidarium. Nello stesso ambiente si può̀ notare un grande braciere in bronzo con zampe e teste bovine, che serviva per il riscaldamento.

Di rilievo nel calidarium, e oggetto di recente restauro, è il grande labrum marmoreo (bacino con acqua fredda) utilizzato per rinfrescarsi, che presenta un’iscrizione in bronzo lungo l’orlo, con il nome dei magistrati che ne finanziarono la realizzazione.

La parte femminile, più piccola, era in ristrutturazione al momento dell’eruzione e attualmente è adibita a deposito di reperti. Più di 500 lucerne trovate nella zona d’ingresso della parte maschile dovevano servire per l’illuminazione durante le aperture serali.

 

A Boscoreale, inoltre, saranno per l’occasione distribuiti degli opuscoli realizzati nell'ambito dell'Alternanza Scuola Lavoro 2018-19, promossa dal Parco Archeologico di Pompei in collaborazione con l'Istituto Superiore Cesaro-Vesevus sede di Boscoreale con gli alunni della IV B del Liceo Scienze Umane, coordinati dalla prof.ssa Lucia Oliva e dalla dott.ssa Anna Maria Sodo responsabile dell'Antiquarium.

 

 

L’INGRESSO ai siti nelle due giornate, è al costo consueto.

A Pompei l’orario di apertura degli edifici citati (Terme del Foro, Terme dei Praedia di Giulia Felice, Casa del Criptoportico, Casa di Trittolemo, Casa dell’Ancora) è 9.30-17.15.

Apertura serale di sabato 21 settembre 2019: costo simbolico di € 1 con gratuità di legge. 

Testo e immagini da UFFICIO STAMPA
Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale
web: www.pompeiisites.org
FaceBook: https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/
Twitter: https://twitter.com/pompeii_sites
https://www.instagram.com/pompeii_parco_archeologico/
YouTube: https://www.youtube.com/c/PompeiiSites79dc

Università La Sapienza Roma

Università La Sapienza a Roma: eventi dal 25 al 28 settembre

Università La Sapienza Roma

Per la settimana prossima, si segnalano i seguenti eventi di carattere culturale presso l’Università La Sapienza a Roma (ove non indicato diversamente). Ai link relativi a ciascun evento è possibile approfondire.

Leggere di più


Ancora importanti ritrovamenti a Paestum

Scoperta una testa di travertino a Paestum: potrebbe essere un elemento di scultura architettonica.

Il rinvenimento è avvenuto durante una campagna di scavi stratigrafici promossa dall’Università di Bochum in Germania in collaborazione con il Parco Archeologico di Paestum e su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (Mibact).

Testa arcaica da Paestum

“La finalità del progetto è di indagare meglio il cd. Tempio della Pace – dichiara Jon Albers, professore dell’Università di Bochum – ma abbiamo trovato anche elementi di un’epoca precedente”.

Come spiega Zuchtriegel: “In questi giorni stiamo recuperando importanti informazioni sulla scultura in pietra da Poseidonia. Il nostro auspicio è che, con il prosieguo della ricerca, riusciremo a ricostruire un quadro più dettagliato su questa forma di espressione artistica, finora poco nota a Paestum”.
Gli scavi nel cosiddetto Tempio della Pace, sul Foro romano di Paestum, continueranno ancora fino agli inizi di ottobre. Gli archeologi sperano di ottenere ulteriori elementi per inquadrare la scoperta in un contesto più ampio.


Museo de Cádiz

Viaggio nel Museo de Cádiz alla scoperta della millenaria storia della città

In magnis satis est voluisse:

Un viaggio tra i corridoi del Museo de Cádiz alla scoperta della millenaria storia della città

Il Museo si presenta oggi come una vera e propria “stratigrafia culturale” accogliendo reperti di diverse epoche e civiltà, specchio dell’interattiva dinamica storica che caratterizzò l’Andalusia fin dal Neolitico.

L’idea di raccogliere tutto ciò che, nel corso degli anni, era stato ritrovato nei numerosi (e spesso casuali) scavi della città fu un “work in progress” fin dalle sue origini. Nel 1838 fu progettato e costruito dall’architetto Juan Daura lo splendido edificio neoclassico che accoglie tuttora, dinanzi ai secolari alberi di Plaza de Mina in pieno centro storico, il Museo de Cádiz ma solo nel 1952 esso ricevette dall’Accademia di Belle Arti la possibilità di ospitare parte del suo patrimonio artistico. La pittoresca raccolta di “Bellas Artes”, che in origine doveva essere il cuore pulsante del Museo, oggi rappresenta solo un terzo di esso e, per essere più precisi, il primo piano. Passeggiando serenamente tra i bianchi corridoi dell’edificio, accompagnati dal garrito dei pappagalli lungo la calle esterna, si è circondati improvvisamente da più di 50 quadri provenienti da tutta la Spagna e raffiguranti celebri vicende bibliche (dalla Natività alla Crocifissione), Madonne con bambino, monaci, santi locali (e non), scene di vita familiare (aristocratica e popolare) con una datazione compresa fra il XVI e il XX secolo. Ogni quadro, pala d’altare o polittico che sia, cela una storia e un folklore dal gusto tutto ispanico: sul retro di uno di essi, La Caída de Murillo, ad esempio, è ancora visibile sulla tela una scritta in latino che recita In magnis satis est voluisse (“nelle grandi cose anche l’aver voluto è sufficiente”, Prop. 2.10.5ss) e che ci rimanda immediatamente ai pensieri (e agli auguri) di un artista di fine ‘800 (Manuel Cabral) all’alba del concorso indetto dall’Academia de Bellas Artes cittadina.

Le altre due sezioni del Museo sono dedicate, rispettivamente, all’Etnografia e Arte Contemporanea (secondo piano) e all’Archeologia (piano terra). Per continuare a respirare a pieni polmoni la reale essenza gaditana (e andalusa) non rimane che salire ancora: al secondo piano dell’edificio, infatti, è presente una piccola ma interessante mostra di títires appartenenti alla celebre Tía Norica, il tradizionale teatro di marionette di Cádiz che vanta una storia bicentenaria. Accostati a essi è possibile inoltre scorgere colorati dipinti di arte contemporanea e mostre di volta in volta rinnovate.

Il vero gioiellino del Museo de Cádiz è, tuttavia, il pian terreno con le sue otto stanze ricolme di storia. Effettuando un’escursione temporale diacronica si passa lentamente dall’età preistorica alla classica per giungere infine a quella islamica: l’area limitrofa alla città fu abitata fin dal Paleolitico (lo testimoniano i numerosi insediamenti e siti funerari ritrovati nelle sue vicinanze) e ancora oggi sono visibili il Dolmen de Alberite e le pitture rupestri della Cueva del Moro, di cui il Museo offre splendide ricostruzioni e reperti. Proseguendo nella visita si giunge alla collezione fenicia, unica nel suo genere e invidiata da tutta Europa, che comprende monili e gioielli in ottimo stato di conservazione accompagnati da bronzetti e statue in pietra o terracotta raffiguranti il dio Melqart (poi assimilato al semidio greco Eracle, le cui ceneri si narra fossero sepolte proprio nell’antico tempio del dio fenicio, successivamente esaugurato, e fossero state oggetto di pellegrinaggio da parte di Annibale, Asdrubale, Giulio Cesare e Adriano, giunti fino all’estremità dell’Occidente solo per esse).

A consentire la costruzione di tale ampia sezione archeologica fu il sensazionale ritrovamento a Punta de la Vaca nel 1887 di due enormi sarcofagi antropomorfi datati al 400 a.C. e raffiguranti un uomo e una donna con abiti e gioielli fenici. Sebbene questo fosse già il periodo d’influenza greca della zona, evidentemente, la città mantenne ottimi rapporti con Tiro e Sidone, dando origine ad una commistione tra le due civiltà impossibile da trovare altrove. Attorno a questa grande scoperta si sviluppò pian piano tutto il corpus di reperti fenici e greci che i successivi scavi nel centro della città portarono alla luce (tra questi il consigliatissimo Yacimiento Arqueológico Gadir, così chiamato in onore del nome della città in caratteri semitici, che offre la possibilità di una viaggio indietro nel tempo per le strade e le abitazioni fenicie del IX secolo a.C.). Le ultime stanze sono dedicate alla Gades romana, di cui sono ancora visibili il Teatro (vicino al paseo maritimo) e l’Acquedotto (in corrispondenza della playa de Cortadura) oltre ai numerosissimi resti epigrafici sparsi lungo le vie della città. Il Museo mostra ai visitatori anche oggetti di vita quotidiana di età imperiale (da giochi per i momenti di otium a tavolette cerate con stilo, da armi e corazze a gioielli e contenitori per unguenti) permettendo ai più sensibili di rimanere incantati davanti all’enorme Mosaico de Baco che s’insinua tra una teca e l’altra.

Museo de Cádiz

A conclusione del percorso, dopo aver superato un piccolo angolo-gliptoteca illuminato dai raggi solari, filtrati attraverso il soffitto a vetro, e ospitante una collezione marmorea di statue e busti romani, si giunge al periodo d’influenza visigota della città. Cancelli, altari, eremi e necropoli sono oggi i simboli di una civiltà tanto temuta quanto sconosciuta. A ricordo della presenza islamica a Cádiz e dell’antica Mezquita che essa ospitava si trovano, invece, vasellame ed elementi architettonici con incisioni o decorazioni arabeggianti di grande valore storico-culturale.

Museo de Cádiz

Il Museo assurge dunque al ruolo di bacino collettore di diverse culture, storie e tradizioni (millenarie e non) che vengono gratuitamente messe a disposizione del pubblico interessato e, soprattutto, curioso di scoprire una terra così ricca e piena di sorprese.

Museo de CádizTutte le foto sono di Elly Polignano


Meraviglie. Ecco il nuovo libro di Alberto Angela

Dopo il grande successo televisivo di “Meraviglie. Alla scoperta dei tesori”, Alberto Angela annuncia l’uscita del suo nuovo libro scritto sulla scia dell'amata trasmissione in onda su Rai 1. Dalle Alpi alla Valle dei Templi in Sicilia, passando per le ricche architetture e opere sparse sulla penisola, frutto dei geni dell’arte che l’Italia ha da sempre ospitato, il noto divulgatore ripercorre le tappe da nord a sud d'Italia alla riscoperta delle meraviglie e dei tesori che ogni giorno ci circondano e che ormai diamo per scontate, abituati come siamo a conviverci. Ma se ci soffermiamo a riflettere, probabilmente, nessun altro stato del mondo respira tanta bellezza come l'Italia. Attualmente ben 55 siti in Italia sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dall’UNESCO, comprendendo opere di ogni secolo, con una densità che non ha eguali in nessun altro paese del mondo.

Alberto Angela

Il libro di Alberto Angela si propone come viaggio nello spazio e nel tempo alla ricerca delle meraviglie italiane, della nostra identità e alla consapevolezza della responsabilità che ne consegue di proteggere, tutelare e conservare i luoghi in cui abitiamo che raccontano le nostre radici più profonde.

Come afferma il divulgatore più famoso d’Italia dalla sua Fan Page ufficiale su FB, il libro si basa sul lavoro corale che ha impegnato per tanti mesi tante straordinarie professionalità nella produzione del programma e nella sua post-produzione. All’interno del libro ci saranno le foto e le descrizioni dei siti che sono stati esplorati durante la messa in onda del programma televisivo, arricchiti da curiosità e contenuti inediti. Inoltre, vi sarà la possibilità grazie al codice QR, di vedere sul cellulare le immagini relative ai siti in questione. Questi non sono stati inseriti in ordine geografico nella pubblicazione ma sono stati messi in ordine dal punto di vista cronologico, partendo dalle civiltà più antiche che hanno abitato la nostra penisola fino ad arrivare ai giorni nostri.

Con l’acquisto del libro si contribuirà al restauro di un’opera che è stata salvata dal terremoto del 2016 a Castelluccio di Norcia: la Madonna Adorante risalente alla fine del Quattrocento.