Al Museo dei Fori Imperiali la mostra NEW DESIGN 2019

Il 6 e 7 il novembre 2019 i Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali ospiteranno la mostra “NEW DESIGN 2019. La creatività nell’istruzione artistica italiana”, legata al concorso nazionale ideato per celebrare la nuova identità del Liceo Artistico, luogo di manualità colta e di eccellenze.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca - Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e la Valutazione del Sistema Nazionale di Istruzione, che la sostiene, è organizzata dal Liceo Artistico Statale “Enzo Rossi” di Roma, con il supporto della Rete Nazionale dei Licei Artistici. Servizi museali Zètema Progetto Cultura.

La manifestazione verrà inaugurata il 5 novembre presso l’Auditorium dell’Hotel Parco Tirreno.  

La mostra esporrà le 86 opere finaliste provenienti da 55 licei italiani, guidando i visitatori alla scoperta della creatività e originalità dei lavori delle studentesse e degli studenti dell’ultimo triennio di studi, chiamati a confrontarsi sul tema: “Da Cosa Nasce Cosa, forma e funzione del passato nell’ottica del presente”, sollecitazione che li ha visti impegnati in un’esperienza di progettazione capace di portarli ad acquisire la consapevolezza delle radici della storia del design.

Questo progetto testimonia come le scuole artistiche in Italia abbiano sempre dimostrato una grande capacità di cambiamento, trasformandosi da luoghi di insegnamento/apprendimento di tecniche finalizzate in veri e propri laboratori di ricerca e di valorizzazione dei più svariati linguaggi espressivi.

L’allestimento espositivo nei suggestivi spazi della Grande Aula dei Mercati di Traiano non è casuale: esso costituisce infatti il punto di arrivo di un percorso condiviso, iniziato con la realizzazione del plastico del sito medievale di Cencelle, proseguito con lo svolgimento di progetti di Alternanza Scuola Lavoro e culminato nel 2016 nella mostra celebrativa dei 50 anni dell’Istituto “Arte in Cattedra nei Mercati di Traiano”.

La manifestazione “New Design 2019” rappresenta dunque un evento espositivo particolare, rivolto alla valorizzazione del museo e della scuola come luoghi privilegiati di formazione e di cultura.

Alle 55 scuole finaliste del concorso è stato assegnato il riconoscimento di un soggiorno premio a Roma per uno studente e un docente accompagnatore in rappresentanza dell’istituto partecipante.

Ai primi tre classificati, selezionati dal Comitato Tecnico-Scientifico istituito dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, verranno invece assegnate un’opera artistica originale prodotta dalla sezione vetraria del Liceo Artistico Statale Enzo Rossi e una Menzione Speciale. La premiazione verrà svolta il 7 novembre, dalle ore 10.30 alle 13.00, presso il MAXXI, il Museo delle Arti del XXI secolo.

Il Comitato Tecnico-Scientifico è composto da: Flaminia Giorda (Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale d’istruzione), Marina Bonavia (architetto); Rolando Meconi (membro Nucleo di valutazione dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone), Daniela Ricci (Flower Designer), Roberto Borchia (docente e web designer), Francesco Branca (dirigente Miur); Paolo Tamborrini (Architettura e Design, Politecnico di Torino), Giacomo Molitierno (dirigente Miur); Alessandro Pedron (architetto), Rocco Fiano (Ateneo Veneto), Mariagrazia Dardanelli (presidente onorario ReNaLiArt, Rete Nazionale dei Licei Artistici Italiani).


Dal 5 al 23 novembre il PapiroTour al Punto di servizio bibliotecario “I ragazzi e le ragazze di Utøya”

Da mercoledì 5 a sabato 23 novembre 2019 la mostra itinerante legata all’iniziativa “PapiroTour. L’antico Egitto in Biblioteca” farà tappa al Punto di servizio bibliotecario “I ragazzi e le ragazze di Utøya” (Via Zumaglia 39, Torino).

Promosso in collaborazione con le Biblioteche civiche torinesi, PapiroTour celebra il 150° anniversario dell’istituzione del Servizio Biblioteche. Con questo progetto inclusivo, il Museo Egizio intende rinforzare il legame con il territorio raggiungendo i quartieri più distanti dal centro, dove mese dopo mese è allestita nelle biblioteche un’area espositiva sul tema del papiro e della scrittura egizia e sono organizzate delle attività divulgative.

Dopo l’ultima tappa alla Biblioteca civica “Cesare Pavese”, l’allestimento approda nel quartiere Campidoglio. In parallelo alla mostra, inoltre, prosegue il calendario di appuntamenti gratuiti e aperti alla cittadinanza.

Libro dei Morti di Taysnakht figlia di Taymes_Cyperus papyrus. Epoca Tolemaica (332-30 a.C.). Tebe_Collezione Drovetti (1824)

In particolare, giovedì 7 novembre alle ore 17.00, alla Biblioteca civica Centrale (via della Cittadella, 5) si terrà l’incontro “Fiori e alberi sacri nell’antico Egitto: tra simbolismo e materialità” con Divina Centore, egittologa del Museo Egizio. Un incontro sul forte interesse, pratico e religioso, degli Egizi per la flora. Un aspetto che si manifesta in molte delle evidenze materiali che ci sono pervenute: fiori, ghirlande e alberi, che alla luce delle tradizioni sviluppate dalla civiltà egizia assumono importanti significati simbolici.

Nel mese di novembre sono inoltre previsti altri incontri aperti al pubblico. Mercoledì 20 novembre, alle ore 17.00, proprio all’interno del Punto di servizio bibliotecario “I ragazzi e le ragazze di Utøya” sarà ospitata una conferenza dedicata agli amuleti a cura di Federica Facchetti, curatrice del Museo Egizio: un appuntamento che sarà l’occasione per approfondire storia, varietà e utilizzi di questi reperti che, indossati sia in vita che dopo la morte, secondo la tradizione avevano il potere di allontanare o prevenire il male.

Due gli incontri dedicati ai più piccoli: mercoledì 6 novembre, alle ore 17, l’attività di lettura “Sulle sponde del Nilo: bambini nell’antico Egitto”, e mercoledì 13 novembre, allo stesso orario, il laboratorio “All’ombra delle piramidi”.

Grazie a PapiroTour, i cittadini possono dunque avvicinarsi alla civiltà faraonica, osservando all’interno della mostra itinerante una serie di pannelli divulgativi e una grande replica, lunga circa due metri, del Libro dei Morti di Taysnakht realizzata dai detenuti della Casa Circondariale Lorusso-Cutugno di Torino nell’ambito del progetto “Liberi di Imparare”.

Fino al 30 marzo 2020, 12 biblioteche cittadine ospiteranno a turno la mostra. Nel quadro della stessa iniziativa, inoltre, fino al 31 dicembre 2020 è riservata la gratuità di accesso al museo a tutti i possessori della tessera di una delle Biblioteche civiche cittadine*.

La rete delle Biblioteche civiche torinesi conta attualmente 16 sedi, oltre al Mausoleo della Bela Rosin, un Bibliobus itinerante, tre punti presso la Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” e l’Istituto Penale per i Minorenni “Ferrante Aporti”.

Ai servizi di prestito e alla biblioteca digitale, si aggiungono ogni mese incontri, gruppi di lettura e altre attività.

Il Museo Egizio custodisce a Torino una collezione di oltre 36.000 reperti, di cui 3.300 esposti nelle sale museali a cui si aggiungono oltre 11.000 reperti nei depositi visitabili.

La straordinaria raccolta di statue, papiri, sarcofagi e oggetti di vita quotidiana consente al visitatore un viaggio nel tempo attraverso più di 4.000 anni di storia, arte, archeologia, alla scoperta di una delle più affascinanti civiltà del passato.


Le Vie dei Tesori Palazzo Biscari Catania

Le Vie dei Tesori, chiusura da record: 307 mila visitatori in cinque week-end

Le Vie dei Tesori, chiusura da record: 307 mila visitatori in cinque week-end

Questo fine settimana, in 57 mila hanno scelto Palermo e oltre 6 mila Catania. A Palermo, la chiesa e il monastero di Santa Caterina sono i luoghi più visitati, a Catania Palazzo Biscari e la chiesa di San Nicolò L’Arena. 

Le Vie dei Tesori Palazzo Biscari Catania
Catania Palazzo Biscari

LE VIE DEI TESORI chiude la sua tredicesima edizione e mette insieme numeri da record. I dati definitivi si avranno la prossima settimana, ma già adesso si può parlare di record. Con una corsa, un affettuoso “assalto” nelle ultime ore della manifestazione, soprattutto a Palermo dove si sono registrate lunghe code nei siti più amati. Palermo quindi “chiude” il suo ultimo fine settimana con 57 mila visitatori, Catania migliora le performance dell’ultimo weekend e aggiunge 6 mila visitatoriIn totale i cinque week-end di questa seconda tranche del festival hanno messo insieme il numero enorme di 307 mila a Palermo e Catania, aggiungendo anche Ragusa, Modica e Scicli, presenti nei primi tre fine settimana di ottobre. Ma vanno aggiunti i numeri della prima tranche del festival, a cui hanno partecipato altre dieci città siciliane.

Chiesa e Monastero di Santa Caterina a Palermo

“È il successo delle città. Delle istituzioni pubbliche, delle associazioni, delle cooperative, dei privati che mettono a disposizione i loro luoghi per quello che è prima di tutto un grande laboratorio collettivo di narrazione – dice Laura Anello, presidente dell’Associazione Le Vie dei Tesori onlus - È il successo dei 500 ragazzi impegnati nel progetto a Palermo e dei 150 a Catania:  collaboratori, tirocinanti e studenti universitari, studenti in alternanza scuola-lavoro sulle cui parole ha viaggiato il racconto della città. Il successo degli artisti che hanno teatralizzato e musicato le visite. Il successo dello straordinario staff del Festival che lavora ogni giorno dell’anno - già da domani per il 2020 - nella progettazione, nell’organizzazione, nella formazione, nella comunicazione,  della manifestazione con un impegno indefesso. Il successo dei cittadini, che diventano protagonisti nella propria città e parte di questa narrazione urbana. Il successo delle città del Sud, che sfidano quello che Tomasi di Lampedusa chiamava “il peccato di fare”.

Quello che si nota in questa edizione è che il pubblico è “spalmato” tra i diversi siti: non si sono viste le lunghe code dei primissimi festival, il pubblico è organizzato, si muove con mappe e smartphone, organizza il percorso di visita studiando prima i luoghi e le vie di accesso. I numeri sono cresciuti, ma anche la voglia di riappropriarsi di chiese, oratori e palazzi, alcuni del tutto inediti. E’ stata molto apprezzata la possibilità di visitare, senza l’assillo di orari e code, alcuni luoghi dove erano stati organizzati eventi particolari: piace l’idea dei siti su prenotazione, sono esaurite le esperienze, le visite teatralizzate nei palazzi e negli oratori, gli aperitivi sulle cupole e i concerti barocchi, tutti sold out.

Tra il pubblico palermitano, anche l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla che ha assistito alla visita condotta al laboratorio e al teatro dell’Opra da Mimmo e Giacomo Cuticchio; e ha “scoperto” con interesse l’oratorio della Carità di San Pietro ai Crociferi con la splendida cappella affrescata dal Borremans. “Le Vie dei Tesori è una iniziativa straordinaria che è entrata di diritto tra i grandi eventi della Regione Siciliana – ha detto l’assessore Lagalla -. Ho il piacere di averla tenuta a battesimo anche negli anni in cui ero Rettore, confermando l'appoggio dell'Università. Il festival gode dell'appoggio del Fondo sociale europeo che serve ad avviare i giovani all'alternanza scuola lavoro e alla prospettiva dell'occupazione. Un banco di prova importante per mettere a frutto le competenze acquisite nei percorsi formativi e contribuire alla promozione della Sicilia e delle sue bellezze”.

Palermo è la regina incontrastata: 57 mila visitatori, tra palermitani e tantissimi turisti, un “esercito” accolto ovunque da volontari, guide, studenti. La chiesa e il convento di Santa Caterina sono (insieme) il luogo più visitato dell’intero festival: soltanto in questo fine settimana hanno messo insieme oltre cinquemila visitatori, un successo straordinario, con la gente “arrampicata” sulla scalinata d’accesso per ore, affascinata dalla chiesa immensa, dai marmi mischi, dallo splendore delle cappelle; e in tantissimi hanno scelto di proseguire verso il monastero, alla ricerche delle suore di clausura che fino a qualche decina di anni fa vivevano ancora tra queste mura silenziose.  – restano il complesso più amato di Palermo: con gli splendidi marmi mischi, e le celle dove ti par di vedere le tonache delle monache sfiorare il pavimento. Ma se chiesa e monastero hanno tenuto il podio per tutta la durata del festival, hanno comunque superato il migliaio di visitatori in un solo weekend, altri sette luoghi di Palermo: dal Loggiato San Bartolomeo, da pochi mesi restituito alla città, dove è stata molto apprezzata la terrazza, anche per una foto ricordo affacciati sul mare; al rifugio antiaereo, a cui si accede da una scaletta dalla guardiola di Palazzo delle Aquile, e dove è possibile ascoltare l’appassionato racconto della città bombardata; all’Oratorio di San Lorenzo, probabilmente trascinato dal cinquantenario dal furto della “Natività” del Caravaggio, di certo uno dei siti più amati dai turisti. E ancora, la cupola e la chiesa del Santissimo Salvatore: dalla cupola si può osservare l’intera città, da monte a mare, un gioco riconoscere tutte le chiese, i campanili, i palazzi; la chiesa è un bellissimo esempio barocco recuperato. Visitatissima la Cattedrale, dove Le Vie dei Tesori ha aperto la cripta con le tombe dei re antichi, e le teche con il tesoro prezioso di ostensori, pianete e calici; e amato (come sempre, non solo quest’anno) quel gioiello liberty leggero e delicato che è il Villino Florio. Questo è stato anche il fine settimana dei musei: frequentatissima la visita condotta dalla direttrice Caterina Greco alla scoperta dei reperti del Museo Salinas, lunghe code a Palazzo Mirto e un successo inaspettato per il percorso “fuori porta” all’area archeologica di Monte Iato,  anche qui condotto dalla direttrice Francesca Spatafora.

Molto apprezzate le visite teatralizzate: addirittura su richiesta di un folto gruppo di escursionisti in arrivo da Gangi, è stata replicata fuori programma, la performance di Stefania Blandeburgo che ha vestito i panni di una cortigiana seicentesca dentro la cripta delle Repentite. Gettonate anche le due mostre: “Look up!”, immagini “a naso in su” di Salvo Gravano, che hanno introdotto la visita a Palazzo Zingone Trabia, ai “Capolavori perduti”, la rimaterializzazione di tele disperse di Van Gogh, Monet o Tamara de Lempika, nel sottocoro di Palazzo Abatellis, che resterà aperta fino all’8 dicembre.

La Chiesa di San Nicolò L’Arena

CATANIA aumenta i numeri degli scorsi weekend e supera i seimila visitatori spalmati tra chiese e palazzi. Palazzo Biscari guadagna il podio in assoluto: sontuoso, elegante, con i saloni che sembrano uscire da un film. Qui la visita è stata condotta dal principe Ruggero Moncada, narratore più dei narratori. Il secondo sito più visitato a Catania resta San Nicolò l’Arena, la chiesa più grande dell’isola con la lunga scala a chiocciola di 141 gradini che conduce alla terrazza da dove lo sguardo arriva a Siracusa. E’ comunque tallonato da Palazzo Asmundo di Gisira, dimora nobiliare elegante oggi trasformato in un esempio di haute hotellerie: qui i visitatori hanno apprezzato la collezione di arte contemporanea e si sono affacciati dalla terrazza; segue da presso Castello Ursino che ha invece aperto i fossati dove era possibile passeggiare respirando la storia antica della città. Tra i siti “riscoperti” dagli stessi catanesi, Sant’Agata al Carcere, dove tradizione vuole che vi fu rinchiusa la Patrona durante il martirio; la cupola della Badia di Sant’Agata e la terrazza del monastero di San Giuliano, oltre alla passeggiata su Porta Uzeda da cui si ottiene una doppia visuale, da un lato la Pescheria e il mare, e dall’altro, si allunga la passeggiata di via Etnea.

Le Vie dei Tesori
Castello Ursino

www.leviedeitesori.com

[email protected]

 

Testo dall'Ufficio Stampa Le Vie dei Tesori. Le foto dei siti de Le Vie dei Tesori sono state realizzate da @Igor Petyx


bando MiBACT

MArRC: presentazione del bando MiBACT "Memoria Europea" e auguri al nuovo Rettore UniStraDa

MARTEDÌ 5 NOVEMBRE LA PRESENTAZIONE DEL BANDO MIBACT "MEMORIA EUROPEA"

MALACRINO: «OCCASIONE SPECIALE PER RIFLETTERE SU INCLUSIONE E ACCOGLIENZA»

bando MiBACT "Memoria Europea" Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria Gina LollobrigidaSi conferma il successo della prima domenica del mese al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, con migliaia di persone che gratuitamente hanno visitato le straordinarie sale espositive del MArRC e ammirato i Bronzi di Riace e di Porticello grazie all’iniziativa #domenicalmuseo voluta dal ministro Dario Franceschini. Tra i visitatori della giornata, ospite speciale è stata la grande attrice Gina Lollobrigida.

Inizia una settimana densa di appuntamenti per il Museo. Nell'ambito del programma "Europa per i cittadini", nel magnifico spazio di Piazza Paolo Orsi, il 5 novembre sarà presentato il bando MiBACT "Memoria Europea", con inizio alle ore 9.00.

Il MArRC ospiterà Elisabetta Scungio e Patrizia Carratta, funzionari del Segretariato Generale Mibact, insieme a Rita Sassu, Project Officer Programma Europa per i cittadini (ECP) Italia, David Vezzoni, della cooperativa Tempo per l'infanzia Onlus, Roberto Ameruso, sindaco del Comune di Tarsia, Roberto Cannizzaro, delegato alla cultura della stessa amministrazione, Francesco Altimari, docente di lingua e letteratura albanese dell'Unical e Annunziato Squillaci, membro della comunità grecanica calabrese.

«Accogliamo con grande piacere la presentazione di questa iniziativa - dichiara Carmelo Malacrino. La memoria deve sempre essere tramandata alle future generazioni. Le civiltà classiche hanno gettato le basi dello Stato moderno e diffuso i valori della cittadinanza e della democrazia. Nonché – aggiunge – le qualità etiche che da esse scaturiscono. In questa promozione del sapere antico, il MArRC contribuisce a veicolare i principi della legalità e dell'inclusione. In una dimensione aperta all'accoglienza - afferma - che ci rende partecipi di una battaglia culturale contro ogni forma di nazionalismo e intolleranza. L'iniziativa del Ministero presieduto da Franceschini - dunque - è significativa perché consentirà, attraverso i progetti che saranno finanziati, di sensibilizzare la collettività sui temi attuali nelle politiche europee dei nostri giorni e, in particolare, sulla difesa delle minoranze, contro ogni forma di discriminazione».

L'iscrizione, gratuita, potrà essere effettuata al link dedicato sul sito web: eventbrite.it

Martedì, inoltre, il direttore Malacrino sarà anche relatore alla presentazione del protocollo di intesa tra il Consiglio Regionale della Calabria e il Rotary Distretto 2010, volto a promuovere le attività del Polo culturale "Mattia Preti". All'auditorium "Nicola Calipari" il direttore esporrà i cambiamenti del Museo dal suo insediamento nel 2015. Un excursus culturale che sancirà il legame tra MArRC con il Polo "Mattia Preti" per la cura e la tutela del materiale bibliografico dell'antichità.

«Anche il Museo - ricorda Malacrino - nel 2017 ha aperto al pubblico la sua ricca biblioteca, una realtà che ospita circa 25 mila volumi dedicati agli aspetti culturali, letterari e sociali delle civiltà antiche. Ritengo - conclude - che l'iniziativa a Palazzo Campanella, potrà costituire un momento di riflessione per la costituzione di una rete di azione che faciliti la fruizione e la conoscenza del patrimonio librario calabrese anche oltre i confini regionali».

 

GLI AUGURI DEL DIRETTORE MALACRINO AL PROFESSOR ZUMBO - RETTORE DELL'UNIVERSITÀ PER STRANIERI

«Esprimo i miei auguri e quelli di tutto lo staff del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria al Professor Antonino Zumbo, docente di Filologia Classica e nuovo Rettore dell'Università per Stranieri "Dante Alighieri".

Antonino Zumbo, studioso di chiara fama, al pari del suo predecessore, professor Salvatore Berlingò, rappresenterà un fermo punto di riferimento per la ricerca e la divulgazione del sapere accademico oltre i confini di Reggio Calabria. La "Dante Alighieri" costituisce, infatti, un ateneo che, oltre a contribuire alla divulgazione e conoscenza della lingua italiana nel mondo, forma i propri studenti nei settori della mediazione, nell'inclusione sociale, nell'intercultura. Elementi che consolidano i legami tra l'università e il Museo, da sempre ispirato alle politiche dell'accoglienza e dell'integrazione. Un ateneo che, con i corsi estivi di approfondimento della lingua italiana, contribuisce ad accrescere il numero di presenze nella città di Reggio.

Sono sicuro che, nel corso del suo mandato, il professore Zumbo consoliderà le sinergie, già proficue, con il MArRC, nel comune interesse di diffondere la storia, le tradizioni e la cultura di questa nostra straordinaria regione».

I testi sul bando MiBACT "Memoria Europea" e sugli auguri di Malacrino a Zumbo, e la foto di Gina Lollobrigida al MArRC sono gentilmente forniti dalla Direzione del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria


Pragmatismo e realismo nella politica di Frank Underwood (House of Cards)

Pragmatismo e realismo nella politica di Frank Underwood (House of Cards)

ATTENZIONE: POSSIBILI SPOILER!

«Ci sono due tipi di dolore: quello che ti rende forte e il dolore inutile, ovvero quello che è solo sofferenza. Io non ho pazienza per le cose inutili», così si presenta Frank Underwood (Kevin Spacey) in una delle serie più controverse e ambigue degli ultimi anni.

House of Cards (trad. italiana House of Cards - Gli intrighi del potere), serie composta da 6 stagioni (2013-2018), è stata una delle prime e più redditizie produzioni Netflix. L’intera narrazione risulta un adattamento della miniserie inglese omonima trasmessa dalla BBC (1990), a sua volta basata sulla trilogia di romanzi di Michael Dobbs (House of Cards, House of Cards 2: Scacco al re, House of Cards 3: Atto finale).

Frank Underwood Kevin Spacey
Kevin Spacey nel maggio 2013, sul set di House of Cards. Foto Maryland GovPics dal tour del Governatore sul set della serie, CC BY 2.0 

Risapute sono le vicissitudini che ha dovuto affrontare la produzione della sesta e ultima stagione, che ha visto il proprio protagonista, Kevin Spacey, estromesso dal ruolo per accuse di molestie che, alla fine, ormai a riprese concluse, sono cadute e hanno visto l’intero caso penale archiviato. In merito a queste vicende, nel presente articolo, non verrà presa in considerazione la sesta e ultima stagione della serie perché mancante del personaggio protagonista, Frank Underwood (Kevin Spacey), su cui verte la nostra intera riflessione.

Trama. Frank Underwood è deputato democratico e capogruppo di maggioranza (Majority Whip) della Camera dei rappresentanti. Egli ha sostenuto l'elezione del neo-presidente democratico che però, una volta eletto, non ha onorato la promessa di consegnargli l’incarico di Segretario di Stato. Da questo momento, pronto a vendicarsi di chi lo ha tradito e determinato a distruggere i suoi nemici esterni o interni al partito, Frank Underwood comincia la propria scalata al potere, intessendo fitte trame di complotti, ricatti e omicidi. «Benvenuti a Washington».

Il Campidoglio a Washington D. C., foto (2013) di Martin Falbisoner, CC BY-SA 3.0

«Odio questi contrattempi di merda». Il pragmatismo e il politically incorrect, manifestato in camera caritatis davanti agli spettatori, risultano i pilastri del pensiero su cui si muove l’intera logica cinica di Frank Underwood, mentre, invece, è la sfacciata e perpetua perseveranza che permea ogni sua azione arrivista e lo spinge ai limiti, il più delle volte varcando proprio quelli della legalità: «Vedete Freddy, crede che se un frigorifero cade da un furgone sia meglio togliersi di mezzo. Io credo che sia il frigorifero a doversi togliere dalla mia strada».

La politica per Underwood è sfida, tutto viene letto in un’ottica di razionale e incolore «darwinismo sociale»: tutto è lotta per il potere, tutto è arma per raggiungerlo. «Esiste una regola sola. O cacci oppure vieni cacciato». Il potere è il perno dell’intera serie, poiché tutto ruota attorno a questo: se le prime stagioni (1-2) si focalizzano sulla ricerca convulsa del potere, le ultime (3-5) invece si incentrano sul mantenimento dello stesso. Per Underwood nulla vale quanto il potere: «Preferisce i soldi al potere. In questa città è un errore che commettono in molti. I soldi sono come ville di lusso che iniziano a cadere a pezzi dopo pochi anni; il potere è la solida costruzione in pietra che dura per secoli. Non riesco a rispettare chi non vede questa differenza». Underwood sa bene qual è la realtà del potere e non ha affatto voglia di elemosinarne le briciole: «La vicinanza al potere fa credere alle persone di averne a loro volta».

Stando così la realtà underwoodiana, di certo non trova spazio la coscienza o la morale, che il personaggio continuamente bersaglia con impudenza: «La coscienza ha un suo odore inconfondibile, a metà tra la cipolla cruda e l'alito al mattino. Ma la menzogna... puzza anche di più quando arriva da chi non è abituato a mentire. Sa di... uova marce e sterco di cavallo».

Ogni personaggio della serie diventa inevitabilmente una pedina facile da manovrare, da posizionare lì dove necessita, nelle mani di Underwood. « Dalla tana del leone ad un branco di lupi. Quando sei carne fresca, uccidi e gettagli della carne più fresca». Il protagonista è un freddo e meticoloso stratega che sa il peso di ogni ruolo che le sue “marionette” ricoprono nella scala della società e sa anche, quando è necessario, non poche volte, quando poterle eliminare. E non solo metaforicamente. «Io non sono interessato a chi è flessibile. Sono interessato a chi è disponibile» perché «(…) È così piacevole lavorare con qualcuno che getta la sella sul cavallo donato anziché guardargli in bocca».

Frank Underwood si presenta chiaramente come un uomo d’azione, ma anche come un uomo della parola, che sa adoperare la diplomazia quanto basta: «Seconda regola della diplomazia: non c'è una seconda regola della diplomazia». È un grande esperto della parola, ma soprattutto ne conosce l’uso che bisogna farne in politica: «Nessuno scrittore sa resistere a una buona storia. Così come un politico non sa trattenersi dal fare promesse che non può mantenere».

Benché Frank Underwood appaia in un primo momento sicuramente un personaggio monolitico e freddo, perfino impassibile in certe occasioni, non corre mai il rischio di diventare banale e deficiente di spessore psicologico. Nell’animo del personaggio convivono realtà e pensieri che noi spettatori facciamo fatica a coniugare proprio perché ambigui e contrapposti. Due esempi sono appunto la religione e il sesso.

«[Il professore] mi chiese se non avessi fede in Dio. Dissi: "Lei si sbaglia. È Dio che non ha fede in noi."». Non dimentichiamo che Frank Underwood è un deputato democratico, la cui linea politica si colloca nel solco di un «liberalismo democratico» d’establishment, coerentemente cristiano, e ascoltare queste parole di profondo scetticismo, se non di ateismo, dette per bocca proprio di un democratico, risulta quanto mai equivoco e straniante. Non si dimenticheranno nemmeno le potenti immagini in cui Frank Underwood, fingendo di pregare Dio, ma rivolgendosi in realtà agli spettatori, rovescia la croce della chiesa, mandandola in frantumi senza il benché minimo rimorso; o ancora quando urina compiaciuto sulla tomba del proprio padre. La religione e il rispetto per la stessa non sono contemplati in Frank Underwood che, ancora una volta, li declina a proprio uso e consumo per costruirsi una facciata politica ordinaria e rassicurante.

«Amo quella donna. La amo più di quanto gli squali amino il sangue». Frank Underwood è sposato con Claire Hale Underwood, personaggio che nel corso della seria assumerà sempre più importanza fino a divenirne la protagonista nella sesta e ultima stagione. Questa coppia di marito e moglie altolocati e apparentemente felici risulta ancora una volta solo una cornice per imbellettare un’immagine fatta di chiaroscuri, se non veri e propri coni d’ombra, della relazione coniugale. Sia Frank che Claire vogliono il potere, lo desiderano, lo bramano e stanno assieme solo con quell’obiettivo. Il sesso, dunque, è solo un altro mezzo, un altro dispositivo per raggiungere il potere. «Il sesso è come gli scacchi: sono divertenti online». La natura sessuale di Frank Underwood, qui, risulta ancora più ambigua: non solo egli, sposato, non si preoccupa di intrattenere rapporti sessuali per schietti fini politici, ma nella propria vera natura di uomo egli si rivelerà bisessuale, intrattenendo rapporti con altri uomini. Questa parte umana di Underwood finirà per esaurirsi lentamente e inesorabilmente, consumata dal desiderio di potere inappagabile e mai soddisfatto.

«Noi non subiamo il terrore, noi produciamo il terrore» si dicono Frank e Claire in una delle scene più iconiche. Davvero tutto è possibile mettere in gioco sul tavolo di Underwood. Tutto senza pietà. Perfino inventare il terrorismo. È il punto più alto della politica underwoodiana: mantenere il potere con la minaccia di un pericolo esterno, riuscire a compiere manovre politiche con mani quasi totalmente libere oltre i limiti del mandato presidenziale.

«La storia è fatta di conquiste, fino alla morte. E non ti ricorderanno per le vittorie, ma perché non hai mai perso». Underwood rimane il campione del pragmatismo più feroce, ma punto di arrivo del suo intero percorso di maturazione politica è proprio la lobby, esemplare per antonomasia del pragmatismo borghese-imprenditoriale che sa influenzare le attività legislativa e governative: «il potere dietro il potere». Con questa concezione complottistica e quasi irreale, Underwood è pronto a creare un vero e proprio potere assoluto su entrambi i fronti, su quello politico e su quello privato. Underwood vuole tutto, non gli basta più la Casa Bianca. Perfino quella residenza ormai gli sta stretta.

Il realismo di Frank Underwood è davvero disarmante e il suo “testamento spirituale” nella quinta e ultima stagione, in cui apparirà per l’ultima volta il personaggio, è davvero il manifesto programmatico di una visione politica atroce e pragmatica, oltre che estremamente arrivista e personalista, fondata sull’armonia inscindibile di pensiero e azione e votata al desiderio insaziabile del potere assoluto: «Mi accusate di infrangere le regole e io vi dico che gioco secondo le regole. Quelle stesse regole che voi e io abbiamo concordato. Quelle stesse regole che voi con me avete scritto insieme. Quindi sì, sono dannatamente colpevole, ma allora lo siete anche tutti voi. Sì, il sistema è corrotto, ma volevate un guardiano come me alla porta. E perché? Perché sapete che farò qualsiasi cosa sia necessaria. Ed è piaciuto a tutti voi farne parte e ne avete beneficiato. Oh, non negatelo, lo avete adorato. Non vi serve che io mi candidi. Vi basta che stia in piedi. Che sia l’uomo forte. L’uomo d’azione. Mio Dio, siete dipendenti dall’azione e dagli slogan. Non importa cosa dico o cosa faccio. Finché faccio qualcosa, siete felici di venirmi dietro. E francamente, non vi biasimo. Con tutte le sciocchezze e le indecisioni nelle vostre vite, perché non uno come me? Non mi scuserò. Alla fine, non mi importa se mi amiate o mi odiate, basta che io vinca. Le carte sono truccate, le regole sono manomesse. Benvenuti alla morte dell’Età della Ragione. Non esiste giusto o sbagliato. Non più. Esiste solo il farne parte… e poi l’esserne esclusi».


MANN Campus Federico II Napoli

Nasce il progetto “MANN in Campus/Federico II” 

Nasce il progetto “MANN in Campus/Federico II” 

Museo e Università insieme per formazione e ricerca

Lezioni e laboratori all' Archeologico: studenti protagonisti della vita del museo

Giulierini: 'Dalle convenzioni alla didattica nei nuovi spazi

grazie alla programmazione'

Un progetto pilota su antisismica

 
31 ottobre. Da una rete di venti convenzioni già attive tra Museo Archeologico Nazionale di Napoli ed Università degli Studi di Napoli Federico II nasce il progetto “MANN in Campus/Federico II”: un nuovo modello didattico che prevede lezioni all'interno del Museo, nelle sale delle collezioni, nei depositi e nei laboratori di restauro, come accade all'École du Louvre. 

La programmazione quadriennale del Mann 2019-2023, che il direttore Paolo Giulierini presenterà all'interno del secondo piano strategico del suo mandato, consentirà all'Università Federico II di pianificare a monte l'introduzione, in ciascuno dei corsi individuati, di una parte laboratoriale e 'pratica' per avvicinare gli  studenti al mondo del lavoro nei beni culturali, rendendosi protagonisti della vita di uno dei più importanti musei al mondo.

All’interno del nuovo organico del Museo Archeologico Nazionale è stato creato, infatti, un “Dipartimento di ricerca”: così ciascun docente dell’Ateneo Federiciano potrà contare su un tutor del MANN, che lavorerà come un suo alter ego.

Gli studenti avranno opportunità di seguire, passo passo, l'organizzazione di mostre al MANN o all'estero, la predisposizione ed il monitoraggio annuale del bilancio, gli aspetti della catalogazione del patrimonio, la nascita delle linee editoriali, i grandi progetti del restauro e degli allestimenti definitivi delle collezioni. In particolare, saranno straordinarie le occasioni di studio e ricerca presso i depositi che, in fase di riordino, custodiscono non soltanto materiale archeologico, ma anche disegni e fotografie.

''L'Archeologico di Napoli diventa il cantiere di sperimentazione concreta delle linee guida universitarie, affrontando una serie di tematiche centrali e permettendo di formare, su casi concreti e reali, gli studenti che dovranno affacciarsi a questo mondo - spiega Paolo Giulierini -  La novità è che questa straordinaria esperienza si potrà fare nel Museo che più di tutti gli altri ha relazioni internazionali strutturate, programmazione di lungo periodo ed ora anche spazi''.

 

Grazie all'ampliamento nella fruizione dell'edificio monumentale,  con il rinnovato settore del Braccio Nuovo', sarà possibile coinvolgere, sin da quest'anno accademico, allievi della “Federico II” impegnati in diversi gli ambiti di approfondimento: archeologia; restauro e conservazione dei beni culturali; museologia; gestione dei beni culturali; comunicazione e valorizzazione; rapporti internazionali fra i musei.

Ma non solo:''I cambiamenti epocali in corso in termini di rapporti e di globalizzazione del pubblico - nota Giulierini -  la spinta dei nuovi musei ad orientamenti non solo scientifici, ma anche politici e sociali, permetteranno di sperimentare, in questo contesto, nuovi profili professionali. Penso a mediatori culturali, psicologi, sociologi, esperti di normative europee ed internazionali, figure che devono affiancarsi ai tradizionali inquadramenti  della carta delle professioni museali''.

LE CONVENZIONI - Per il quadriennio 2019-2023, la collaborazione interistituzionale, già basata su una convenzione quadro (a cura della prof. Daniela Savy/Dipartimento Giurisprudenza) e su accordi con singoli dipartimenti e settori di ricerca (da Giurisprudenza ad Agraria, da Studi Umanistici ad Architettura, dal Laboratorio di Urbanistica e Pianificazione Territoriale-LUPT al Dipartimento DIST), adotterà una visione complessiva ancora più ambiziosa.

L’accordo quadro con il MANN rappresenta il rapporto tra l’Università e il Museo Archeologico Nazionale. Nell’accordo si collocano, infatti, la tante iniziative che stiamo portando avanti insieme: dai temi giuridici legati allo statuto e al diritto dei beni culturali a quelli più di tipo ingegneristico guardando ai temi della sicurezza sismica del museo stesso e del suo contenuto, ai temi strettamente connessi all’archeologia, alla museologia, alle tematiche tipiche dei beni culturali e delle scienze antiche. È un accordo quadro che ha anche un’implementazione concreta molto importante, consistente nell’apertura di spazi all’interno del Museo, dove possono operare i nostri studenti per attività di formazione, di stage e di perfezionamento. L’idea di portare l’Università nei musei e nei luoghi d’arte insieme ad altre grandi istituzioni culturali è in linea con il nostro obiettivo di integrare l’offerta formativa, dare nuove opportunità ai nostri giovani e, soprattutto, guardare al futuro con lo spirito dell’innovazione”, dichiara il Rettore dell’Ateneo Federiciano, Gaetano Manfredi.

Numerose sono, infatti, le convenzioni che, negli ultimi anni, hanno unito l’ateneo federiciano ed il MANN, seguendo diverse linee operative e di ricerca: se il progetto “Obvia-Out of boundaries viral art dissemination” ha avuto come obiettivo la valorizzazione del brand museale e la creazione di una rete culturale attiva nel territorio cittadino, non sono mancati specifici percorsi di indagine sul management museale e sulle peculiarità del patrimonio archeologico dell’istituto (dalla collezione epigrafica alla statuaria campana, dalla ceramica romana ai reperti di archeobotanica, dagli orologi solari alla classificazione dei reperti); sempre grazie alla sinergia con la “Federico II” sono state supportate la redazione dello statuto e le procedure per importanti bandi pubblici del MANN, è stata elaborata una nuova strategia per la connettività urbana, sono stati definiti più moderni e rigorosi indirizzi per la politica dei prestiti internazionali delle opere.

Le iniziative del MANN si collocano nel quadro di uno sforzo innovativo dei percorsi formativi che il Dipartimento di Giurisprudenza sta conducendo e di apertura al territorio. Questa rimeditazione dei percorsi formativi e dei rapporti con il territorio è segnata dalla interdisciplinarietà, dall’apertura ai contesti nei quali la scienza giuridica ma anche le altre scienze si manifestano. Io credo che si tratti di una grande occasione di arricchimento e di innovazione”, commenta Sandro Staiano, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza.

 

Di particolare rilievo un progetto pilota sull’antisismica in relazione ai beni mobili, affidato al Dipartimento di Strutture per l’Ingegneria e l’Architettura: si tratta di un tema di grande attualità, basti pensare ai danni subiti dal patrimonio artistico del Centro Italia a causa degli ultimi eventi sismici. La convenzione, che ha una durata di diciotto mesi e sta trovando già applicazione nella collezione Magna Grecia, è finalizzata all'ottimizzazione del comportamento sismico dei nuovi allestimenti, nonché  alla definizione di interventi che migliorino la perfomance degli assetti già esistenti. Prevista anche l'esecuzione di prove su tavola vibrante per verificare l'efficacia dei provvedimenti proposti. ''L'argomento rappresenta un tema scientificamente ancora aperto - spiega il prof. Andrea Prota - In questo senso il MANN è certamente, tra i grandi Musei italiani, quello che in modo più sistematico sta affrontando il problema che consiste non solo nel puntare a ridurre i danni alle strutture in caso di terremoto, ma anche a evitare i danni ai preziosissimi contenuti in esso ospitati''.

 

OPEN MANN ACADEMY - In occasione della presentazione del progetto “MANN in Campus/Federico II”, il Museo Archeologico annuncia anche la sua nuova tipologia di abbonamento annuale 'Open Mann Academy': la card è attivabile da tutti gli studenti iscritti a un ateneo o a una scuola di specializzazione (senza limite di età), sia online (www.museoarcheologiconapoli.it; www.openmann.it), che presso la biglietteria.

La Card ha il costo di 5 euro e consente ingressi illimitati al Museo e alle mostre per 365 giorni dal momento della attivazione (primo ingresso).

Tra le prossime mostre in programma al MANN: dal 5 dicembre, “Thalassa. Meraiglie sommerse dal Mediterraneo”, dedicata all'archeologia subacquea nel Mare nostrum e, nel 2020, “Lascaux 3.0”, “Gli Etruschi” e “I Gladiatori”.

OpenMann Academy si affianca alle carte standard Adulti, Family, Young e Corporate. Ogni 5 ingressi al Museo l'abbonato potrà ritirare un cadeau in omaggio.

Testo e immagini dall'Ufficio Comunicazione MANN e dall'Ufficio stampa Rettorato Unina


Gonnostramatza Project

Gonnostramatza Project, ricerche archeologiche in Marmilla: l’archeologia di tutti e per tutti

Gonnostramatza Project - ricerche archeologiche in Marmilla: l’archeologia di tutti e per tutti

Lo studio del passato e la sua divulgazione via social

Archeologia, conoscenza e cultura che fanno rima col mondo dei social e della divulgazione ai cittadini: questi i punti di forza del “Gonnostramatza Project - ricerche archeologiche in Marmilla”, evento nato per ricostruire la vita nelle comunità della Marmilla tra la fine dell’età del Rame e del Bronzo. Con un punto di partenza d’eccezione: la Tomba di Bingia e Monti, uno dei più importanti siti d’Europa. Il via al progetto, alla sua quarta edizione, è stato dato lo scorso 30 settembre: un team di studenti e archeologi dell’Università di Cagliari è arrivato in paese per portare avanti attività di ricognizione archeologica.

“Si tratta di un qualcosa di totalmente nuovo, spiega Riccardo Cicilloni, archeologo dell’Università di Cagliari e Direttore Scientifico dei lavori. Non si tratta di un semplice censimento del territorio ma di Field Walking, uno studio eseguito a tappeto attraverso tecniche sistematiche e statistiche il cui frutto dovrà portare ad avere un quadro d’insieme della situazione archeologica della zona presa in esame. Abbiamo utilizzato sistemi scientifici avanzati volti a produrre delle pubblicazioni per riviste d’eccellenza”.

Gonnostramatza ProjectMa la novità e l’unicità del progetto sta nell’affiancare il progetto scientifico a quello della divulgazione. Secondo Marco Cabras, l’archeologo che coordina le operazioni sul campo, “la comunità deve essere sempre più informata e coinvolta nelle attività che facciamo. E se per far conoscere i nostri studi c’è bisogno dei social ben venga, li usiamo e li useremo, così come abbiamo già fatto”. Basti pensare che anche YouTube è entrato a far parte del progetto attraverso il docufilm dal titolo “Gonnostramatza Project: the movie”, realizzato da Nicola Castangia. In questo cortometraggio i responsabili scientifici e i ragazzi del team hanno potuto raccontare, in maniera semplice e divulgativa, quanto avvenuto durante la campagna di ricerca archeologica. Il documentario racconta nel dettaglio le fasi di ricerca ma anche semplici momenti della vita del team. Insieme a questa modalità divulgativa “social” (Facebook e Instagram) sono state organizzate conferenze, mostre, laboratori didattici per i più piccoli, visite guidate ai siti: il tutto culminato nell’Archeofestival, tenutosi lo scorso 19 ottobre, un evento a carattere scientifico-divulgativo che annualmente si tiene a fine lavori.

L’Università, tiene a precisare inoltre Cicilloni, ha tre missioni: didattica, ricerca, divulgazione. “Tra le altre cose lavoro coi bambini è stato uno dei focus su cui abbiamo maggiormente puntato. La scoperta, l’azione, la gioia del riunire i pezzi di ciò che si è o non si è trovato, ai piccoli entusiasma parecchio. E, chi lo sa, magari qualcuno di loro, grazie al Gonnostramatza Project, sarà un archeologo di domani!”.

Il progetto - Il Gonnostramatza Project nasce dalla collaborazione, iniziata dal 2016, tra l’Amministrazione comunale di Gonnostramatza e l’Insegnamento di Preistoria e Protostoria dell’Università di Cagliari. L’Amministrazione comunale, e in particolar modo il sindaco, Alessio Mandis, ha fortemente voluto intraprendere l’iniziativa con l’intento di approfondire lo studio delle risorse archeologiche del territorio ai fini della loro valorizzazione. Il territorio di Gonnostramatza offre infatti numerosi ed interessanti contesti archeologici di pregio, una su tutti la tomba ipogeico-megalitica di Bingia’e Monti scoperta e scavata da Enrico Atzeni. Le indagini effettuate dall’archeologo negli anni ’80 del secolo scorso hanno messo in luce, presso l’omonimo nuraghe, una tomba preistorica dalle caratteristiche straordinarie, sia per la formula architettonica ipogeico-megalitica che per l’eccezionalità dei ritrovamenti, riferibili ad una fase di transizione tra l’Eneolitico e l’età del Bronzo Antico. Alcuni dei siti nuragici erano già segnalati in letteratura, ma la raccolta di segnalazioni da parte della comunità locale riguardanti altre emergenze sconosciute in bibliografia ha portato a nuove scoperte, tra cui, ad esempio il nuraghe complesso in località Procilis.

Il contesto funerario della tomba di Bingia’e Monti ha restituito un prezioso spaccato archeologico relativo al momento di passaggio tra l’età del Rame e del Bronzo; dialto interesse scientifico, lo scavo della tomba ha restituito materiali archeologici di grande pregio, tra cui una preziosa torque (collier, girocollo) in oro.

Le ricerche, effettuate su autorizzazione della competente Soprintendenza archeologica, si sono articolate in quattro anni e hanno visto un collaudato team di allievi di diverse università (Cagliari, Bologna, Granada) al lavoro sul campo alla ricerca dei siti già segnalati a cui si è provveduto, però, ad una nuova schedatura. Il lavoro, oltre ad essere finalizzato ad aggiornare lo stato delle condizioni attuali dei siti e dei monumenti, ha costituito una proficua attività didattica tramite l’esercizio, per gli studenti assistiti sul campo da tutor, di schedatura dei monumenti. Le attività del primo anno hanno permesso al team di familiarizzare con il contesto territoriale al punto di progettare in maniera pertinente la ricerca da svolgere durante gli anni successivi. Durante la seconda annualità, infatti, l’indagine si è concentrata su un’area campione del territorio comunale nel quale in precedenza non erano state segnalate emergenze archeologiche. Si è proceduto all’indagine sistematica di un transetto di ca. 150 ettari. Anche durante la terza e quarta annualità l’approccio è stato quello della raccolta sistematica e si è concentrato su alcune aree già oggetto di ricognizione durante le precedenti campagne. L’intento dell’equipe di ricerca e dell’amministrazione comunale è sempre stato quello di ricostruire il rapporto tra le persone e il territorio tramite la scoperta del passato.

Precisione scientifica e linguaggio adatto a tutti: il Gonnostramatza Project ha puntato, punta e punterà ad unire questi due obiettivi, lo studio attento e scrupoloso e la divulgazione ai cittadini, ormai sempre più partecipi e attenti al lavoro degli archeologi, nell’ottica della valorizzazione del territorio.

Il progetto è stato finanziato dal Comune di Gonnostramatza e dalla Fondazione di Sardegna – Bando “Arte, Attività e Beni Culturali” (Anno 2018 e 2019).

Gonnostramatza Project

Per info

Sito web: www.gonnostramatzaproject.it

Facebook: Gonnostramatza Project

Instagram: Gonnostramatzaproject

YouTube: docufilm di Nicola Castangia “Gonnostramatza Project: the movie”; docufilm curato da Marco Cabras e dagli allievi dell’Università di Cagliari “Gonnostramatza Project 2019 - Ricerche Archeologiche in Marmilla