Antico Egitto: scoperti resti di pinoli e un frammento raffigurante il muso di un leopardo

La Missione di scavo EIMAWA 2019 (Egyptian-Italian Mission at West Aswan) guidata dalla docente di Egittologia dell’Università Statale di Milano, Patrizia Piacentini, e dal Ministero Egiziano delle Antichità ha fatto importanti scoperte nella necropoli del deserto di Assuan, sulla riva occidentale del Nilo.

Leopardo pinoli La Statale Milano Patrizia Piacentini

Un anno fa, nella sepoltura AGH026 è stata rinvenuta una tomba che presentava una particolarità, o meglio, quasi un’eccezione: un coperchio in legno d’acacia di un sarcofago su cui era raffigurato il muso di un leopardo dai colori vivaci, simbolo di forza, in corrispondenza del punto in cui si trovava la testa del defunto per offrirgli, appunto, la forza durante il suo viaggio nell’oltretomba. La Professoressa Piacentini ha affermato che per salvare il disegno sul supporto ligneo, reso debole dalla sabbia infilatasi nelle fibre, sia stato necessario staccarne lo stucco.

I pezzi saranno ricomposti da Ilaria Perticucci e Rita Reale che, dopo un restauro virtuale,  inizieranno quello reale nei laboratori di Assuan. Inoltre, qualche mese fa si è diffusa la notizia della scoperta di una tomba all’interno della necropoli, contenente 35 mummie e diversi oggetti funerari (tra cui coperture per i corpi stuccate e dipinte con oro, un letto funerario, barelle, parti di sarcofagi e vasellame) e, nella stanza accanto a quella dove è stato trovato il famoso frammento, resti di pinoli dentro un contenitore, risalenti al I secolo d.C., importati dalla terra dei faraoni e il cui uso è attestato ad Alessandria d’Egitto per la preparazione di salse e piatti.

Leopardo pinoli La Statale Milano Patrizia Piacentini

La presenza di questa pianta nella AGH026 dimostra che le persone lì sepolte fossero benestanti. Nella prossima missione verranno effettuati accertamenti sulla dieta, le malattie e le cause di morte dei defunti inumati nella necropoli, le cui sepolture lì presenti coprono un vasto arco temporale (VII secolo a.C.-III secolo d.C.).

"Ci piace immaginare – commenta la professoressa Piacentini – che le persone sepolte nella tomba di Assuan amassero questo seme raro, tanto che i loro parenti deposero accanto ai defunti una ciotola che li conteneva affinché potessero cibarsene per l'eternità".

Le foto delle scoperte di pinoli e della raffigurazione di leopardo nella necropoli del deserto di Assuan sono dell'Università La Statale di Milano


Dai crolli al riscatto. A Pompei riaprono tre importanti domus

Pompei come simbolo di rinascita e di best practice nel mondo. In cinque anni, da città afflitta quasi quotidianamente dai crolli a modello internazionale, così si presenta Pompei ad un sempre più numeroso pubblico di visitatori grazie al lavoro di tecnici specializzati che sono riusciti a vincere importanti sfide riportando l'antica città vesuviana ad una situazione stabile di manutenzione ordinaria.

Pompei casa degli amanti
Foto: Pompei Parco Archeologico

Il grande cantiere di lavoro che ha portato alla messa in sicurezza delle Regiones I, II, III si è concluso dopo 15 mesi e ha interessato un’area nel quadrante sud orientale della città solo parzialmente scavato, compreso tra via dell’Abbondanza a sud e via di Nola a nord. Specifici lavori di restauro strutturale hanno permesso inoltre di mettere in sicurezza gli apparati decorativi di domus, botteghe ed edifici, oltre al rifacimento delle coperture. Resta in via di completamento il consolidamento dei fronti di scavo con 3 km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei con il cosiddetto cuneo della Regio V dove già dalla fine del 2018 i visitatori possono ammirare il cubicolo di Leda e il cigno, uno dei ritrovamenti più importanti e suggestivi della Regio V.

Foto: Alessandra Randazzo

La casa degli Amanti è stata riaperta dopo una chiusura di 40 anni. Portata in luce nel 1933 prende il nome da un graffito inciso in esametri che recita: “Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt. Velle”. (Gli amanti come le api trascorrono una vita dolce. Magari). La domus che è sita nella Regio I si presentava in una situazione di estrema precarietà strutturale, tanto che, dopo il sisma degli anni ’80, si era reso necessario puntellare la copertura dell’atrio e del peristilio che aveva così occultato la lettura degli spazi e stravolto la vista delle decorazioni parietali. Negli anni la situazione era peggiorata tanto che l’accesso era stato interdetto anche ai tecnici.

Foto: Alessandra Randazzo

Di questa bella domus rimane pressoché intatto anche il secondo piano del peristilio, un tempo accessibile mediante una scala di cui ancora oggi è possibile vederne la traccia sulla parete di fondo. Il secondo piano sembra essere stato aggiunto in una fase edilizia riconducibile al I secolo d.C. e il buono stato di conservazione ha permesso, già dopo lo scavo, di recuperarne la configurazione originaria ridando a Pompei una percezione spaziale che è un unicum qui nella città vesuviana. La decorazione parietale si scandisce tra II e IV stile  nel corso del I secolo d.C. e alcuni oggetti che sono stati ritrovati nella casa hanno trovato esposizione all’interno di una vetrina collocata nell’atrio secondo il concetto di museo diffuso già portato avanti in altri edifici.

Pompei casa del frutteto
Foto: Alessandra Randazzo

Di pianta regolare, la domus del Frutteto venne scavata parzialmente nel 1913 e poi nel 1951. Presenta il classico impianto su atrio attorno al quale si dispongono vari ambienti tra cui, nella parte posteriore, un triclinio estivo utilizzato durante la stagione più calda in alternativa allo spazio interno. Raffinatissime sono le pitture dei cubicola. A differenza di quanto attestato in altre abitazioni dove la pittura da giardino era riservata solo alle stanze di rappresentanza, qui alcuni ambienti sono arricchiti oltre che da un verde lussureggiante anche da motivi prettamente egittizanti con riferimenti alla dea Iside, indizio di una devozione particolare del proprietario della casa al mondo orientale. Ma a caratterizzare gli ambienti anche statue faraoniche, rilievi con il bue Api e figure egizie, idrie e situle che si mescolano a vasi-fontana e quadretti con Dioniso. La casa è stata interessata da interventi di messa in sicurezza e da importanti lavori di restauro degli apparati decorativi.

Foto: Alessandra Randazzo

Da un graffito inciso su una parete del peristilio e raffigurante una grande nave da carico di nome Europa prende il nome l’omonima casa. Il nucleo originario risale al III secolo a.C. ma nel corso del tempo ha subito diverse modifiche e ampliamenti che l’hanno portata, nella sua veste attuale, a presentare un ampio peristilio con ambienti disposti sia sul versante nord che occidentale. Alcune colonne in tufo del peristilio e decorazioni in I stile richiamano alla memoria le fasi più antiche e di maggior splendore della domus. Nell’ultima fase di vita, l’abitazione doveva presentare anche un’attività produttiva legata all’agricoltura; il settore retrostante della casa era occupato da un ampio spazio verde posto su due livelli.

Pompei Massimo Osanna
Massimo Osanna. Foto: Pompei Parco Archeologico

A Pompei non è più il tempo delle emergenze. Abbiamo davanti a noi nuove e importanti sfide per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione degli scavi e del territorio”, così il direttore Massimo Osanna al termine di questa importante giornata per la città di Pompei.


Le ceneri degli Statielli. La necropoli dell’età del Ferro di Montabone

ceneri Statielli necropoli di Montabone
La locandina della mostra Le ceneri degli Statielli - La necropoli dell'età del Ferro di Montabone

Presso il Civico Museo Archeologico, sito nel Castello dei Paleologi di Acqui Terme (AL), dal 1 giugno del 2019 fino al 23 febbraio 2020 (poi prorogata al 29 marzo 2020), è possibile visitare la mostra “Le ceneri degli Statielli. La necropoli dell’età del Ferro di Montabone”.

È una interessante occasione per poter ammirare i risultati degli scavi archeologici effettuati a seguito del ritrovamento di un sepolcreto a cremazione di Ligures Statielli risalente al II secolo a.C., rinvenuto casualmente nel 2008 durante gli scavi effettuati lungo la valle del torrente Bogliona, per la costruzione del metanodotto Snam Rete Gas nel tratto Oviglio-Ponti, in Piemonte provincia di Asti.

L’indagine archeologica effettuata sotto la direzione della dott.ssa Marica Venturino (Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte) ha interessato un’area di ca. 500 mq (17x29), nel fondovalle del torrente Bogliona, affluente del fiume Bormida, nei pressi del piccolo Comune di Montabone, situato su un colle (454 m s.l.m.) a 11.5 km da Acqui Terme. La necropoli si trova ad una profondità di ca 2 m. sotto l’attuale piano di campagna, sulla sinistra idrografica del torrente, lungo la strada provinciale 230.

La S.P. 230 ricalca l’antico tracciato di fondovalle che risale la collina per poi ridiscendere, collegando direttamente la zona con Canelli e Nizza Monferrato. Il ritrovamento della necropoli limitrofa ad esso, chiarisce definitivamente l’importanza di questo percorso e la sua esistenza già nell’età del Ferro, poiché accanto all’area cimiteriale sicuramente sorgeva il relativo centro abitato (collocato più a monte) edificato proprio lungo l’asse stradale. È noto che venne poi consolidato in età romana quando si trasformò nel tragitto secondario (staccandosi presso Terzo D’Acqui) della Via Aemilia Scauri per raggiungere Alba Pompeiana (Alba).

Gli scavi sono iniziati dopo il 2008 e nel 2010 si sono concluse le indagini sul terreno, seguite poi fino al 2019 dallo studio approfondito dei reperti rinvenuti: documentazioni radiografiche degli elementi cinerari del sepolcreto seguiti dal restauro degli stessi, analisi archeobotaniche sui resti e sui tessuti ritrovati nel sito, documentazione fotografica dei reperti ceramici, metallici e vetrosi, analisi antropologiche e faunistiche (effettuate dal Servizio di Bioarcheologia del Museo delle Civiltà di Roma), archeometriche su perle e bracciali di vetro (Università di Padova). Alla luce delle informazioni che le indagini hanno fornito si è giunti a stabilire che l’abitato ligure degli Statielli risalente alla seconda età del Ferro (ca. 260-150/140 a.C.) era probabilmente ubicato sul pianoro della “cascina Cecconia”, a monte della necropoli o sulle pendici della collina sulla quale attualmente si trova il paese di Castel Rocchero. Tale ipotesi è avvalorata da parecchi reperti archeologici e faunistici, oltre a sedimenti naturali, ritrovati presso il sepolcreto a fondovalle a testimonianza degli scarichi scivolati dall’abitato nell’alveo del torrente e poi ridistribuiti dalle acque in occasione di fenomeni alluvionali.

L’area cimiteriale risulta invece ancora in ottimo stato di conservazione ed è costituita da 17 sepolture, 13 delle quali con tumulo terraneo. È caratterizzata da recinti circolari e quadrangolari costituiti da pietra arenaria e ciottoli, all’interno dei quali veniva dispersa la “terra di rogo” come rituale di sacralizzazione dell’area e si trovano i pozzetti funerari coperti da ampie lastre di pietra e contenenti vaso cinerario e corredo funebre. La necropoli venne utilizzata nel II sec. a.C., abbandonata poi lentamente fino alla prima metà del I secolo d.C. forse per mancata manutenzione, incuria, episodi di ristagno idrico e fenomeni erosivi, adibito anche per breve periodo ad attività agricola con creazione di muretti in pietra e focolari. Faranno seguito dalla fine del I sec. d.C. una serie di alluvioni e la zona verrà nuovamente abitata, secondo le fonti, solo nel XVII sec. con la costruzione di una casa e relativa cascina di Giuseppe Ciconia della Bogliona.

Purtroppo in assenza di ritrovamenti dell’insediamento abitativo ligure, possiamo delineare le caratteristiche culturali degli Statielli insediatisi in quel luogo solo attraverso i reperti del sepolcreto: piccole porzioni di ceramiche di uso quotidiano e gli elementi dei corredi funerari.

Le ceramiche sono in stato di conservazione frammentario (essendo materiale di scarico dall’abitato scivolato a valle) ma nonostante la difficoltà di confrontare i piccoli frammenti ritrovati con forme intere, le principali tipologie sono olle e vasi situliformi a fondo piatto senza ornatura o con decorazioni a zig-zag semplici o doppi, o a fasce di linee parallele; olle biconiche con parete scanalata (simili alle urne cinerarie stesse della necropoli), scodelle troncoconiche a parete rettilinea o convessa con orlo obliquo e piede ad anello, bicchieri a colletti.

Gli oggetti ceramici dei corredi funebri (non eseguiti al tornio, con impasti diversi e dimensioni variabili) si limitano ad olle biconiche scanalate, scodelle a profilo articolato e bicchieri. Questo probabilmente per una consapevole scelta della comunità di non utilizzare contenitori simili per la quotidianità e per la ritualità funeraria.

I resti cremati dell’ individuo venivano sistemati all’interno di un’urna, insieme ad oggetti di abbigliamento e di ornamento, a pani carbonizzati posti sul rogo in onore del defunto e bicchieri colmi di birra non decantata (o idromele). Sono stati recuperati anche numerosi reperti in bronzo, preziosi elementi simbolo del prestigio del defunto: borchie a scudetto, placche a forma di 8 con funzione di fibbia che fa ipotizzare la presenza di cinture in materiale deperibile, forse cuoio, tipiche dell’abbigliamento degli Statielli, le armille, pendagli a secchiello, piccoli anelli e bottoni.

Le tombe femminili, generalmente più ricche di corredo funebre, sono caratterizzate da monili non bruciati sulle pire funerarie ma inseriti al momento della sepoltura (anelli in ferro con castonature forse in ambra) e con un maggior numero di fibule, borchie a scudetto, fusaiole (ad indicare l’attività tessile prettamente femminile all’interno della società), perle ad “occhi” e perline anulari.

Fibule, urne, scodelle, bicchieri ed anelli di ferro con castone

I vaghi trovati in grandissimo numero (113) sono un chiaro riferimento di adesione ai costumi celtici da parte dei Liguri, e venivano utilizzate in vita come monili ma anche come offerta all’interno delle sepolture. Sono di varia tipologia e di composizione differenti: da perlinature anulari blu trasparenti o blu violetto (circa 0.8/1.0 cm.), a perle più antiche dette ad “occhi” per la forma e le decorazione che presentano. Interessanti per la loro rarità sono le minuziose incisioni con scritte di matrice celtica sulla superficie delle perline blu, creata successivamente alla loro vetrificazione ed eseguita probabilmente con un bulino incandescente. L’iscrizione poteva fare riferimento a segni stellati o a possibili lettere iniziali del nome dell’artigiano stesso, quasi ad indicarne l’elevata maestria con un marchio individuale.

Gli utensili presenti nei tumuli sono pochi e rappresentati da lame di coltelli (una con manico forse in corno di cervo e custodia in fibra vegetale ormai mineralizzata) e rasoi (a lama sinuosa allungata e stretta verso la punta), ritrovati solo nelle sepolture maschili insieme a un numero limitato di fibule.

L’unica tomba differente dalle altre è la t8, bisoma, costituita da una presenza maschile che ha insolitamente un ricco corredo (4 fibule, perle ad anello e perline anulari e borchie a scudetto e placche a 8) rispetto alla presenza femminile che invece è scarna.

T8 – reperti corredo femminile
T8 – reperti corredo maschile

Il ritrovamento della necropoli risulta particolarmente importante: come già detto conferma l’esistenza di un collegamento viario nell’età del Ferro quindi precedente a quello Romano, fornisce nuove conoscenze sulla società dei Liguri Statielli, sui loro rapporti con il popolo celtico e sul loro insediamento all’interno di questo territorio. Inoltre questo nuovo materiale completa la sezione cronologica del museo archeologico dedicata ai Liguri Statielli (precedentemente scarna a causa della rarità dei reperti ritrovati e posti nelle sale rispetto a tutto il materiale d’epoca romana invece ridondante in esposizione e nei depositi).

Drammatica fu la fine di questa popolazione per mano del politico e comandante romano Marco Polilio Lenate, che arbitrariamente e contrariamente agli ordini del Senato Romano, nel 173 a.C., ne decise lo sterminio con le sue milizie presso l’oppidum di Carystum (probabile centro fortificato degli Statielli sulle cui ceneri sorgerà da parte dei Romani nell’89 a.C. Aquae Statiellae attuale Acqui Terme) e la deportazione come schiavi degli individui sopravvissuti.

La dottoressa Marica Venturino, che ha diretto gli scavi e sapientemente raccolto e gestito i risultati dell’indagine archeologica e delle analisi sui reperti provenienti dal sepolcreto degli Statielli, ha curato la pubblicazione di un volume monografico, il quarto nato dalla collaborazione tra il Museo Archeologico di Acqui Terme e la Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo:

MARICA VENTURINO (a cura di) 2019, Le ceneri degli Statielli. La necropoli della seconda età del Ferro di Montabone, Aquae Statiellae – Studi di Archeologia 4, De Ferrari, Genova.

 

ceneri Statielli necropoli di Montabone
La copertina del volume di Marica Venturino (a cura di) 2019, Le ceneri degli Statielli. La necropoli della seconda età del Ferro di Montabone, Aquae Statiellae – Studi di Archeologia 4, De Ferrari, Genova 

Il volume è stato presentato in data 15/02/2020 nella sede del Comune di Acqui Terme alla presenza della curatrice stessa dott.ssa M.Venturino, l’Assessore alla Cultura Avv. A. Terzoli, il dott. F. Gambari (Direttore del Museo delle Civiltà di Roma), la dott.ssa E. Micheletto e dott. G. Leporati (Direttore del Museo Archeologico di Acqui Terme).

Le foto dalla mostra “Le ceneri degli Statielli. La necropoli dell’età del Ferro di Montabone” sono di Claudia Musso


Bif&st Bari International Film Festival 2020

Bif&st 2020: annunciati i premi del cinema italiano

Al via la stagione dei premi per il cinema italiano per i film prodotti nel 2019-20. Sono stati annunciati da Felice Laudadio, direttore artistico del Bif&st-Bari International Film Festival (21-28 marzo), nel corso della conferenza stampa romana svoltasi alla Casa del Cinema giovedì 13 febbraio con la partecipazione del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e della presidente della Fondazione Apulia Film Commission Simonetta Dellomonaco.

La giuria formata dai critici che fanno capo alla direzione artistica del Bif&st ha conferito il Premio Franco Cristaldi per il miglior produttore a Matteo Garrone e a Paolo Del Brocco, a.d. di RAI Cinema, per Pinocchio di Matteo Garrone che ha ottenuto anche il Premio Alberto Sordi per il miglior attore non protagonista al Premio Oscar Roberto Benigni e il Premio Piero Tosi per il miglior costumista a Massimo Cantini Parrini. A Marco Bellocchio è stato conferito il Premio Mario Monicelli per il miglior regista per il suo Il traditore che ha ottenuto altri due riconoscimenti: il Premio Ennio Morricone per il miglior compositore delle musiche al Premio Oscar Nicola Piovani e il Premio Vittorio Gassman per il miglior attore protagonista a Pierfrancesco Favino, premiato anche per la sua interpretazione in Hammamet di Gianni Amelio cui è andato inoltre il Premio Giuseppe Rotunno per il miglior direttore della fotografia per Luan Amelio Ujkaj. Il Premio Anna Magnani per la migliore attrice protagonista è stato conquistato da Micaela Ramazzotti per Gli anni più belli di Gabriele Muccino, mentre il Premio Alida Valli per la migliore attrice non protagonista e toccato a Milena Mancini per A mano disarmata di Claudio Bonivento. Antonio, Pupi e Tommaso Avati sono i vincitori del Premio Tonino Guerra per il miglior soggetto originale per Il signor Diavolo di Pupi Avati mentre a Maurizio Braucci e Pietro Marcello è andato il Premio Luciano Vincenzoni per la migliore sceneggiatura per Martin Eden di Pietro Marcello. Lo scenografo Francesco Frigeri è stato insignito del Premio Dante Ferretti per Il primo natale di Ficarra e Picone e il montatore Luca Gasparini del Premio Roberto Perpignani per The Nest di Roberto De Feo. Infine il Premio Maria Pia Fusco per l’eccellenza tecnico-artistica è stato conferito a Lorenzo Mattotti per La famosa invasione degli orsi in Sicilia da lui scritto e diretto.

A questi riconoscimenti si aggiungono altri tre premi riservati alle opere prime e seconde: il Premio Ettore Scola per il miglior regista è stato assegnato a Marco D’Amore per il suo L’immortale. Il Premio Mariangela Melato per il cinema per la migliore attrice protagonista a Paola Cortellesi per Figli di Giuseppe Bonito mentre il Premio Gabriele Ferzetti per il miglior attore protagonista ha riconosciuto il talento di Toni Servillo in 5 è il numero perfetto di Igort.

La giuria dei critici aveva a disposizione anche due Premi Nuovo IMAIE per l’attrice e l’attore rivelazione che sono andati a Benedetta Porcaroli per 18 Regali di Francesco Amato e a Claudio Segaluscio per Sole di Carlo Sironi.

Tutti i film premiati verranno presentati al Teatro Piccinni appena restaurato che si aggiungerà da quest’anno al Teatro Petruzzelli e al Teatro Margherita che ospiterà tutti gli incontri e le conferenze stampa curati da Maurizio Di Rienzo, David Grieco, Fabio Ferzetti, Enrico Magrelli, Marco Spagnoli, nonché i Focus sui vincitori condotti da Franco Montini.

Il Bif&st ospita ogni anno una serie di affollatissime masterclasses affidate a grandi personalità del cinema italiano e internazionale. Queste lezioni di cinema avranno inizio il 21 marzo con la partecipazione di Raffaella Leone, figlia di Sergio Leone e amministratore delegato del Leone Film Group cui nella stessa serata verrà conferito il Federico Fellini Platinum Award for Cinematic Excellence che onorerà anche il grande talento di Ken Loach e dei tre Premi Oscar Helen Mirren, Taylor Hackford e Roberto Benigni. Nella conferenza stampa del prossimo 9 marzo verranno resi noti i nomi delle altre prestigiose personalità del cinema che, al termine della proiezione di un film da loro diretto o interpretato, programmato alle ore 9, terranno ogni mattina, intorno alle 11.00 al Teatro Petruzzelli, la loro Lezione di cinema.

Sono già stati annunciati alcuni dei film selezionati per la sezione delle Anteprime internazionali al Petruzzelli fra i quali BOMBSHELL di Jay Roach con Charlize Theron e Nicole Kidman, USA, che inaugurerà il Bif&st il 21 marzo; EMMA. di Autumn de Wilde con Anya Taylor-Joy, UK; LES TRADUCTEURS di Regis Roinsard con Lambert Wilson, Olga Kurylenko, Riccardo Scamarcio, Francia; DAS VORSPIEL (The Audition) di Ina Weisse con Nina Hoss, Germania-Francia; la prima italiana di FAVOLACCE dei Fratelli D’Innocenzo, in concorso alla Berlinale. Gli altri film di questa sezione, in corso di selezione, verranno annunciati il 9 marzo.

Pressoché completo (manca un solo film) il programma della sezione competitiva Panorama internazionale, sempre al Petruzzelli, con 12 film che saranno valutati dalla giuria presieduta da una grande personalità del cinema internazionale della quale fanno parte i critici Michel Demopoulos e Oscar Iarussi, i registi Pif e Alessandro Piva, l’attrice Martina Apostolova. Queste le opere, in anteprima italiana assoluta, che concorrono ai premi per il miglior regista, la migliore attrice e il miglior attore protagonisti: FREIES LAND (Free Country) di Christian Alvart, Germania; NOCTURNAL di Nathalie Bianchieri, UK; GIPSY QUEEN di Huseyin Tabak, Germania-Austria; NOTRE-DAME DU NIL di Atiq Rahimi, Francia-Belgio-Ruanda; MUSCLE di Gerard Johnson, UK; INHERIT THE VIPER di Anthony Jerjen, USA-Svizzera; SYMPATHIE POUR LE DIABLE di Guillaume de Fontenay, Francia; TRÊS VERÕES (Three Summers) di Sandra Kogut, Brasile-Francia; DEUTSCHSTUNDE (The German Lesson) di Christian Schwochow, Germania; GOLDEN VOICES (Kolot Reka) di Evgeny Ruman, Israele; NONOSTANTE LA NEBBIA di Goran Paskaljević con Donatella Finocchiaro e Giorgio Tirabassi, Italia-Serbia-Macedonia-Francia.

Il restaurato Teatro Piccinni ospiterà la sezione competitiva Nuovo cinema italiano composta da 6 film in anteprima mondiale assoluta, più un film fuori concorso che la inaugurerà il 21 marzo: ABBI FEDE di Giorgio Pasotti con Giorgio Pasotti e Claudio Amendola. La giuria, presieduta dal critico tedesco Klaus Eder, segretario generale della Fipresci, e composta da 24 spettatori selezionati, attribuirà tre riconoscimenti per il miglior regista, la migliore attrice e il miglior attore protagonisti prescelti fra i seguenti film: LA REGOLA D’ORO di Alessandro Lunardelli con Simone Liberati, Edoardo Pesce, Barbora Bobulova; IL REGNO di Francesco Fanuele con Stefano Fresi e Max Tortora; BURRACO FATALE di Giuliana Gamba con Claudia Gerini, Angela Finocchiaro, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Loretta Goggi; LA RIVINCITA di Leo Muscato con Michele Venitucci e Michele Cipriani; STORIA DI CLASSE di Valerio Jalongo; SI MUORE SOLO DA VIVI di Alberto Rizzi con Alessandro Roja, Alessandra Mastronardi, Neri Marcore, Francesco Pannofino. Verranno inoltre presentati, fuori concorso, i cortometraggi Di notte sul mare di Francesca Schirru e Le abiuratrici di Antonio De Paolo.

Nel 2019 il Leone Film Group di Andrea e Raffaella Leone - fondato nel 1989 dal loro padre Sergio Leone - ha festeggiato i primi 30 anni di attività, imponendosi in tre decenni fra i più importanti leader europei nella produzione e nella distribuzione audiovisiva. Dal 2015 il gruppo è attivo anche nella produzione esecutiva di grandi film internazionali. Al lavoro di Sergio prima, e poi di Andrea e Raffaella, il Bif&st dedica una rassegna di 8 film fortemente significativi – anche in ragione dei grandi incassi ottenuti – della loro attività. La rassegna - organizzata con RAI Cinema e con la collaborazione di Medusa Film e Eagle Pictures – include: GREEN BOOK di Peter Farrelly, USA 2018; THE WOLF OF WALL STREET di Martin Scorsese, USA 2013; THE HATEFUL EIGHT di Quentin Tarantino, USA 2015; LA LA LAND di Damien Chazelle, USA 2016; PERFETTI SCONOSCIUTI di Paolo Genovese, Italia 2016; LA PAZZA GIOIA di Paolo Virzi, Italia 2016; SOLDADO di Stefano Sollima, USA 2018; e VICE di Adam McKay, USA 2018.

Per il quarto anno consecutivo, dopo le più che positive esperienze registrate nelle scorse edizioni per la sezione “Cinema e scienza”, il Bif&st 2020 ospiterà una serie di iniziative e rassegne su temi diversi.

National Geographic è media partner del Bif&st e proporrà un ciclo di documentari dedicato alla sostenibilità e alla salvaguardia del pianeta all’interno della sezione “Cinema e Scienza”. Il ciclo sarà aperto e introdotto nel primo giorno del festival, 21 marzo al Teatro Petruzzelli, con l’anteprima mondiale del documentario IL TESORO NASCOSTO DELLE ISOLE TREMITI di Flavio Oliva, presentato dallo stesso protagonista, il biologo marino del Dipartimento di Biologia dell'Università degli Studi di Bari e National Geographic Explorer Giovanni Chimienti. Questi i documentari di National Geographic in programma dal 22 al 28 marzo al Teatro Piccinni: PUNTO DI NON RITORNO di Leonardo DiCaprio e Fisher Stevens; IL TESORO NASCOSTO DELLE ISOLE TREMITI di Flavio Oliva, in replica; TESORI SOTTOMARINI di Robert Nixon; EMERGENZA ESTINZIONE di Kate Brooks; GLI EROI DEL MEDITERRANEO di Manu San Felix; TRAFFICANTI DI MARE di Richard Ladkani, prodotto da Leonardo DiCaprio; IL SEGRETO DEGLI OCEANI di Michele Melani.

Promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza – Dottorato di ricerca – dell’Università degli Studi di Bari, dall’Ordine degli Avvocati di Bari, dall’Ordine dei Giornalisti della Puglia, il Bif&st 2020 ospiterà un ciclo di 5 film che offrono lo spunto, in sede di discussione successiva alle proiezioni, per affrontare l’attualissima vicenda della violenza fisica e psicologica sulle donne. Questi i film in programma che saranno seguiti da incontri con personalità della cultura, del diritto, della società civile: TRE MANIFESTI A EBBING di Martin McDonagh, USA, 2017; NOME DI DONNA di Marco Tullio Giordana, Italia, 2018; A PRIVATE WAR di Mattew Heineman, USA, 2018; TRE VOLTI di Jafar Panahi, Iran, 2018; UNA GIUSTA CAUSA di Mimi Leder, USA, 2018; e LA GIORNATA di Pippo Mezzapesa, Italia, 2017.

Come già per il Bif&st 2018 e 2019, anche nella prossima edizione del festival un’intera giornata sarà dedicata alla proiezione di vari film legati al tema della malattia e della salute con dibattitti e discussioni, con la partecipazione di medici, psicologi, sociologi, a cura del prof. Nicola Laforgia: LA FORZA DELLA MENTE di Mike Nichols, USA 2001; MISSIONE IN MANCIURIA di John Ford, USA 1966; IL MEDICO DI CAMPAGNA di Thomas Lilti, Francia 2016; APOLIDE di Alessandro Zizzo, Italia 2019.

In vista, per il prossimo anno, di un ciclo di film con al centro della narrazione il tema delle malattie mentali, che si svolgerà in collaborazione con Psichiatria Universitaria dell’Universita di Bari diretta dal prof. Alessandro Bertolino, il Bif&st introdurrà il tema con la presentazione il 21 marzo del film A BEAUTIFUL MIND di Ron Howard con Russell Crowe, Ed Harris, Jennifer Connelly, Christopher Plummer, Paul Bettany, USA 2001.

Il legal thriller, inteso come genere letterario, e diventato un must anche della cinematografia, soprattutto americana. La prima edizione di questo evento speciale ha fatto registrare nel 2019 una grande partecipazione di pubblico e un forte successo. Proiettando al Teatro Piccinni spezzoni e scene di alcuni film con al centro la figura dell’avvocato, Enzo Augusto, dell’Associazione Utopia 2100 che promuove l’evento, li commentera con Michele Laforgia trattando delle tecniche di indagine, fasi di accusa e difesa, interrogatorio e controinterrogatorio, arringhe finali e ruolo delle giurie popolari. Ed infine il verdetto.

Il Bif&st 2020 renderà omaggio a due grandi personalità della cultura, grandi amici del festival, scomparsi nel 2019: Andrea Camilleri e Ugo Gregoretti. Verranno presentati: UGO E ANDREA di Rocco Mortelliti; la LEZIONE DI CINEMA di Andrea Camilleri al Bif&st 2014; A CAVALLO DI UN CAVILLO e CAMILLERI SECONDO CAMILLERI, due lunghe interviste videoregistrate di Felice Laudadio a Andrea Camilleri.

Quattro i laboratori sui mestieri del cinema: Laboratorio di regia a cura di Francesco Munzi; Laboratorio di sceneggiatura a cura di Franco Bernini; Laboratorio di montaggio a cura di Walter Fasano; Laboratorio di critica cinematografica a cura di Paolo D’Agostini.

Eventi speciali

Sono in programma una serie di Eventi speciali quali: LaCapaGira di Alessandro Piva (1999) nell’edizione restaurata dalla Cineteca di Bologna. Opera prima del regista barese, girata interamente a Bari, fu presentata al Festival di Berlino e procurò a Piva il David di Donatello e il Nastro d‘argento. In occasione delle celebrazioni per il centenario di Federico Fellini il Bif&st ospiterà un Concerto dell’Orchestra del Teatro Petruzzelli diretta da Gianna Fratta con musiche di Nino Rota e di Nicola Piovani. In anteprima mondiale: GIULIANO & VERA di Fabrizio Corallo con la presenza di Vera e Giuliano Montaldo e LA PIAZZA DELLA MIA CITTÀ di Paolo Santamaria con Lo Stato Sociale, Gianni Morandi, Luca Carboni. E inoltre: RALPH DE PALMA L’UOMO PIÙ VELOCE DEL MONDO di Antonio Silvestre; AMORI DI LATTA di Graziano Conversano con Chiara Rapaccini. Per un tributo a Claudio Caligari: SE C’E’ UN ALDILÀ SONO FOTTUTO. Vita e cinema di Claudio Caligari di Simone Isola e Fausto Trombetta e NON ESSERE CATTIVO di Claudio Caligari. Infine per “Raccontare e fare il cinema italiano”, un progetto di “Cinema per la scuola” promosso da Miur e Mibact con la proiezione di NOTTE ITALIANA di Carlo Mazzacurati.

La memoria, la storia – Le grandi retrospettive del Bif&st: FESTIVAL MARIO MONICELLI

Al grande regista scomparso 10 anni fa il Bif&st dedicherà una retrospettiva di 35 film realizzata con la collaborazione determinante della Cineteca Nazionale-Centro Sperimentale di Cinematografia che editerà un numero monografico di Bianco e nero e allestirà una grande mostra fotografica con oltre 100 gigantografie dei suoi film, cui si aggiungeranno una mostra di 14 opere di Chiara Rapaccini e una serie di colloqui con amici e collaboratori di Monicelli condotti da Jean Gili.

Bif&st Bari International Film Festival 2020
© Pino Settanni – Luce Cinecittà

Roma, 13 febbraio 2020


Eccezionale scoperta al Foro Romano. Dagli scavi riemerge un sarcofago del VI secolo a.C.

Un'importante scoperta, annunciata dal Parco archeologico del Colosseo, che nasce seguendo e studiando la documentazione prodotta da Giacomo Boni all’inizio del ‘900 che presupponeva l’esistenza di un heroon dedicato a Romolo proprio nel Foro Romano.

Accanto al complesso della Curia-Comizio gli archeologi hanno individuato un ambiente sotterraneo con all’interno un sarcofago in tufo associato ad un elemento circolare, forse un altare. Il contesto, naturalmente preservato dalla sovrastante Curia, coincide con quello che le fonti definiscono il post rostra, dietro i rostra repubblicani, dove si colloca il luogo della sepoltura di Romolo, secondo la lettura di un passo di Varrone da parte degli scoliasti di Orazio, Epod. XVI.

Foro Romano. Foto: Alessandra Randazzo

Non è un caso nemmeno che questo ambiente sotterraneo si trovi in asse con il Lapis Niger, una “pietra nera nel Comizio” (niger lapis in Comitio), un luogo funesto collegato con la morte del mitico fondatore della città oppure secondo altre tradizioni con le tombe del pastore Faustolo o di Osto Ostilio.

Il sarcofago in tufo di circa 1,40 m di lunghezza, scavato nel tufo del Campidoglio, dovrebbe risalire al VI secolo a.C.

Lo scavo e maggiori informazioni su questo monumentum saranno forniti da Direttore del Parco Archeologico del Colosseo Alfonsina Russo durante una conferenza stampa che si terrà venerdì 21 febbraio.


Pompei al MANN. Ecco la nuova collezione sugli oggetti

Il Museo Archeologico di Napoli riapre la collezione degli oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane. Sono cinque le sale che ospitano reperti provenienti dai siti colpiti dall’eruzione del Vesuvio che si datano tra la fine del I secolo a.C. e il 79 d.C.

'C'è più Pompei da oggi al MANN: nella 'nuova' sezione dedicata alla vita quotidiana delle città vesuviane, riaperta a tempo record dopo due mesi, trovano posto reperti mai visti. Come lo straordinario piatto in vetro cameo bianco e blu, numerose terracotte e preziose suppellettili sono 'emerse' dai depositi, il nostro immenso 'giacimento' finalmente oggetto di uno storico riordino. Un lavoro che può definirsi quasi di scavo e di ricerca e che si affianca, in parallelo, a quello del Laboratorio di Restauro interno. Ancora più ricca, questa collezione unica al mondo, dal vasellame agli argenti, dagli strumenti chirurgici a quelli musicali, ci rivela il gusto per la bellezza ed anche le usanze domestiche di donne e uomini di duemila anni anni fa. Il riallestimento compiuto con passione dai nostri archeologi accompagnerà con maggior chiarezza e semplicità la meraviglia dei visitatori'', commenta il Direttore del Museo, Paolo Giulierini.

Per la prima volta sarà possibile ammirare una patera in vetro cammeo (I secolo a.C. - I secolo d.C.), uno splendido piatto bianco e blu, mai esposto in passato e ritrovato nella Casa del Poeta tragico di Pompei a denotare il prestigio del suo proprietario. Focus anche sulla religione domestica con l’allestimento di un nuovo nucleo di terrecotte votive, circa dieci esemplari provenienti da Pompei, così come una selezione di oggetti in osso ed avorio. il percorso di visita si articolerà inoltre in cinque micro sezioni, ognuno rappresentato da una sala espositiva: strumenti chirurgici, strumenti da larario, lucerne, elementi di arredo, ceramica invetriata, ossi ed avori, vasellame bronzeo ed argenti provenienti dalla Casa del Menandro, vetri.

Il lavoro di restyling ha previsto anche una approfondimento dei contenuti e una traduzione in inglese. In armonia con la collezione Magna Grecia, i disegni dei pannelli saranno firmati da Silvia Pertile.


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Notre-Dame de Paris: la flèche, l'incendio e le strategie di restauro

Lo scorso 14 febbraio, presso la sede della Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio dell'Ateneo Federico II di Napoli, nello splendido coro della chiesa trecentesca di Donnaregina, si è tenuta l’inaugurazione dell'anno accademico 2019-2020 della Scuola.

Nell'introduzione, il Direttore Prof. Arch. Renata Picone ha ricordato il ruolo centrale della Scuola napoletana nella formazione di professionisti capaci di operare su beni facenti parte di un patrimonio irriproducibile. 
La Lectio del Prof. Arch. Carlo Blasi, Ordinario di Restauro f.r. dell’Università di Parma e docente dell’École de Chaillot di Parigi, a dieci mesi dall'incendio che ha distrutto una parte significativa delle coperture della cattedrale di Notre-Dame a Parigi, ha illustrato i progetti e le attività di messa in sicurezza a cui sta collaborando, come unico italiano nel team di esperti. La conferenza ha rappresentato l’occasione per fare il punto della situazione sullo stato dei lavori della cattedrale parigina e per discutere sulle scelte restaurative per il ripristino della copertura e delle volte crollate.
L'intervento del Prof. Arch. Andrea Pane, docente di restauro del Dipartimento di Architettura dell'Ateneo federiciano, sulla flèche di Eugène Viollet-Le-Duc (andata distrutta durante l'incendio), ha aperto un interessante dibattito che ha visto partecipare docenti, ricercatori, dottorandi e specializzandi.

 

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La cattedrale di Notre Dame de Paris durante l'incendio del 15 aprile 2019 | Foto: Godefroy Trude, CC BY-SA 4.0

 

I danni dell'incendio
La sera del 15 aprile 2019, le immagini della cattedrale di Notre-Dame in fiamme fanno il giro del mondo in una manciata di secondi. Una delle più importanti icone del patrimonio mondiale è divorata da un incendio che divampa a partire da un ponteggio - non finito - appoggiato sulle navate laterali della cattedrale. Il collasso della flèche comporta il crollo della crociera del transetto e delle vele nella navata centrale, nonché la perdita della magnifica capriata lignea. Danni si registrano anche ai materiali lapidei a causa dell'azione diretta del fuoco e della fusione del piombo delle capriate che si è poi risolidificato suoi paramenti murari.

Il monitoraggio e la messa in sicurezza
La cattedrale è costantemente monitorata ed è oggetto di prove diagnostiche sui materiali e sulle strutture.
Gli interventi di messa in sicurezza sono stati tempestivi, ma assolutamente non facili. Si sono aperte questioni complesse su come intervenire per non danneggiare ulteriormente un monumento così fragile, dopo il trauma subito.
L'assenza delle volte ha provocato un'instabilità del sistema di scarico che va dagli archi rampanti ai contrafforti. Grazie a centine lignee e tiranti è stato evitato lo spanciamento delle pareti laterali. Anche i timpani nelle navate sono stati controventati con impalcati di legno. I danni alla base delle colonne sono stati contenuti da cerchiature.
Gli esperti stanno ora studiando una soluzione per il montaggio di un ponteggio interno, tenendo in considerazione il carico graverebbe sul pavimento, sotto il quale si apre la cripta che ospita le spoglie dei vescovi della cattedrale.
Altra criticità da affrontare sarà quella dello smontaggio del ponteggio esterno che è stato deformato dalle fiamme ed è in condizione di forte labilità. Si dovrà attuare quindi un consolidamento per evitarne il crollo sulle strutture sottostanti.

La questione della flèche
Un dibattito dai toni accesi si è aperto sulle ipotesi di ricostruzione della guglia della cattedrale di Notre-Dame. Al di là delle ipotesi fantasiose e - molto spesso - provocatorie, la soluzione a questa delicata questione non è affatto banale e non può che essere ricercata nella storia.
Com'è noto, la flèche è il frutto della ricostruzione neogotica disegnata in prima battuta da Viollet-le-Duc e Lassus. Dopo la morte di quest'ultimo, Viollet-le-Duc presenta nel 1857 un nuovo progetto, più ardito del precedente: gli stilemi gotici vengono reinterpretati in chiave creativa.
In un articolo uscito sulla Gazette de Beaux Arts nel 1860 l'architetto convince i parigini - sulla base dell'iconografia storica - che Notre-Dame era dotata di una guglia. Infatti, alla fine del Settecento (probabilmente tra il 1792 e il 1797, dunque in piena Rivoluzione) la guglia duecentesca era stata smontata.
Caratterizzata dall'incontro raffinato delle soluzioni sia tecniche che formali, la flèche di Viollet-le-Duc diventa dalla fine del XIX secolo parte integrante dell'immagine sedimentata nella memoria collettiva della cattedrale di Parigi. Non un falso storico - come molti l'hanno definita - bensì un elemento dal valore identitario inestimabile.

In un cantiere che vede tante difficoltà tecniche, qualsiasi elaborazione progettuale è prematura e non può essere ridotta a questioni meramente estetiche.
L'immagine della futura Notre-Dame, dunque, è ancora tutta da disegnare.

 


La cattedrale di Notre-Dame, prima dell'incendio del 15 aprile 2019. Foto di Steven G. JohnsonCC BY-SA 3.0


La Quadriennale d'arte di Roma: verso la XVIIª edizione

La XVIIª Quadriennale d’arte inaugurerà a Palazzo delle Esposizioni il 1 ottobre 2020. La conferenza stampa che nella mattina del 12 febbraio scorso ha presentato la nuova idea della Fondazione, nella Sala del Tempio di Adriano a Roma, ha incentrato il racconto sul futuro del progetto espositivo.

Ha visto intervenire il neopresidente della Quadriennale di Roma, eletto lo scorso agosto 2019, Umberto Croppi, il vicesindaco della città di Roma Luca Bergamo, Lorenza Bonaccorsi, Sottosegretario di Stato al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, Nicola Borrelli, Direttore Generale Creatività Contemporanea – MiBACT, Albino Ruberti, Capo di Gabinetto del Presidente della Regione Lazio e il Presidente della Camera di Commercio, Lorenzo Tagliavanti.

L’istituzione nasce nel 1927 per l’intuizione di Cipriano Efisio Oppo ed è l’unica istituzione nazionale ad avere come missione esclusiva il compito di indagare, censire, certificare e promuovere le arti visive all’interno del territorio nazionale proiettandole sul piano internazionale.

 

Quadriennale d'arte di Roma XVII
Una delle immagini appartenenti all’archivio della critica Lorenza Trucchi, qui fotografata con Federico Fellini, Renato Guttuso, Giacomo Manzù nel 1975. Courtesy Fondazione La Quadriennale di Roma

Sedici sono le edizioni svoltesi negli anni, che hanno visto la partecipazione di oltre 6000 artisti da Pericle Fazzini a Renato Guttuso, da Emilio Vedova a Giosetta Fioroni, da Gino De Dominicis a Vanessa Beecroft, con un’età media di 25 anni. Mentre circa 2700 sono le opere in mostra vendute per le collezioni del Comune di Roma, di Ministeri, banche e enti pubblici di varia natura.

Oltre alle Quadriennali d’arte, più di 100 sono state le mostre all’estero organizzate dalla Quadriennale in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri.

ArBiQ è invece il settore della Fondazione dedicato alla conservazione, alla catalogazione e allo studio delle fonti sulle arti visive del XX e XXI secolo, la cui realizzazione ha avuto inizio nel 1998.

Nata con una funzione complementare rispetto a due altre istituzioni pubbliche storiche di sostegno all’arte, la Biennale di Venezia e la Triennale di Milano, la Quadriennale di Roma si pone come protagonista nel censimento e nella valorizzazione dell’arte nazionale principalmente attraverso la sua ricorrenza, appunto, quadriennale.

Il direttore artistico 

Subito dopo la chiusura della XVIª edizione - dal titolo Altri tempi, altri miti -, la Fondazione, per la prima volta nella sua storia, ha deciso di pubblicare un bando per la nomina di un direttore artistico, con un mandato triennale, che progettasse e realizzasse la programmazione culturale del triennio 2018-2020 in vista della XVIIª Quadriennale d’arte. La scelta cadrà successivamente sul progetto presentato da Sarah Cosulich, la quale decide di condividerne la realizzazione con il curatore Stefano Collicelli Cagol.

Quadriennale d'arte di Roma
Dalla conferenza stampa del 12 febbraio. Foto di Ilaria Lely

La programmazione Cosulich, con l’obiettivo di ampliare la conoscenza all’estero degli artisti italiani e favorire il dialogo e lo scambio di idee, è strutturata su un percorso di reclutamento, formazione e relazione di giovani artisti e curatori (Q-Rated) e su uno di sostegno all’arte italiana all’estero (Q-International).

Sarah Cosulich con Stefano Collicelli Cagol, direttore artistico e curatore della Quadriennale di Roma. Courtesy Fondazione La Quadriennale di Roma. Foto Studio Cliche

Verso la Quadriennale del 2020

La XVIIª Quadriennale d’arte inaugurerà a Palazzo delle Esposizioni il 1 ottobre 2020. La mostra porrà in rilievo le ricerche, le poetiche e gli immaginari di artisti di diverse generazioni di cui verranno presentati progetti monografici in spazi dedicati e in relazione dialogica con l’allestimento attraverso uno speciale percorso espositivo che coinvolgerà entrambi i piani del Palazzo. Occuperà quasi 4000 mq di superficie espositiva, con più di trenta artisti, iniziative social, performance, visite guidate, eventi, proiezioni, iniziative collaterali, fuori-mostra, premi.

L’esposizione vuole ripensare la narrazione dell’arte in Italia dagli anni Settanta a oggi, anche in relazione ai contesti sociali, politici, tecnologici che l’hanno generata, individuando percorsi di lettura alternativi al canone storico-artistico predominante e mostrando come gli artisti che hanno superato la tradizionale classificazione dei media riescano a dialogare perfettamente con i linguaggi multimediali della contemporaneità. I giovani, le figure femminili, i vari orientamenti e le diverse identità sessuali, le sperimentazioni d’avanguardia saranno oggetto di un’attenta indagine.

Il progetto di mostra mira a evidenziare i percorsi transgenerazionali, la multidisciplinarietà dei linguaggi e la contaminazione delle arti visive con altre discipline.

Una mostra dunque, non più una rassegna, con un progetto curatoriale.

L’Arsenale e i nuovi spazi

Nell’ambito di un progetto di rilancio dell’Istituzione e potenziamento delle sue funzioni, il MiBACT ha individuato come sua nuova sede un complesso dallo straordinario valore storico e architettonico, posto in uno snodo strategico del centro cittadino, tra i quartieri di Trastevere e Testaccio, immediatamente adiacente a Porta Portese.

Si tratta dell’Arsenale voluto da Papa Clemente XI, agli inizi del Settecento, per sovrintendere l’attività doganale del porto fluviale e rimasto in funzione fino alla fine del secolo successivo.

Il complesso si compone di tre edifici, affacciati su un piazzale interno di 4000 metri quadri: il Magazzino del sale, le Corderie e l’Arsenale propriamente detto.

Quadriennale d'arte di Roma XVII
Rendering del progetto di ristrutturazione dell’Arsenale Pontificio a Porta Portese, prossima sede della Fondazione La Quadriennale di Roma. Courtesy Insula architettura e ingegneria

 

Quadriennale d'arte di Roma XVII
Rendering del progetto di ristrutturazione dell’Arsenale Pontificio a Porta Portese, prossima sede della Fondazione La Quadriennale di Roma. Courtesy Insula architettura e ingegneria

 

Tutti gli edifici sono stati recentemente messi in sicurezza e consolidati dal Ministero, che, nel marzo 2018, ha firmato un accordo con la Fondazione La Quadriennale di Roma per un’utilizzazione pubblica a forte valenza culturale.

Il progetto prevede di collocare l’Archivio Biblioteca in quello che fu il Magazzino del sale, mentre gli uffici della fondazione troveranno posto all’interno della lunga manica delle Corderie, insieme a una caffetteria con bookshop.

Il progetto di restauro è già interamente finanziato e il suo completamento è previsto per l’anno 2022.

La proposta: gli Amici della Quadriennale

La fondazione ha inoltre avviato un programma di membership, pensato per appassionati d’arte, mecenati, collezionisti, i quali potranno usufruire di vantaggi esclusivi, con diverse opzioni di adesione: amico, amico sostenitore, partner sostenitore, partner onorario, mecenate sostenitore, mecenate onorario.

 


Racconti da Cina e Giappone con la sapienza delle arti marziali

Pascal Fauliot ha un dono: è quello di immergersi in molteplici contesti culturali ed emotivi così differenti da risultare sempre un narratore diverso; eredita la delicatezza della prosa nipponica, i sofismi di eruditi cinesi o la passionalità degli abitanti della Polinesia, ma rimane pur sempre se stesso. Un vero narratore dai mille volti. Per questo motivo sono molto lieto di aver approcciato il testo della Edizioni della Terra di Mezzo, una delle chicche più recenti, Storie e racconti delle arti marziali della Cina e del Giappone dove lo scrittore francese raccoglie e codifica il materiale più disparato di questi grandi Paesi dell'Estremo Oriente. Fauliot oltre ad essere un esegeta della letteratura asiatica è stato anche un allievo attento di un maestro delle arti marziali, quindi questa antologia di racconti e sofismi è molto in linea anche con le sue vicende biografiche.

Per quanto dal titolo il lettore possa aspettarsi vicende avventurose e bellicose, invero troverà tra queste pagine la più alta dimostrazione di come l'esercizio fisico e la padronanza dei propri mezzi mentali e comportamentali siano le prime qualità che un guerriero possiede. Questi racconti non celebrano l'atto guerriero, l'uso delle armi e quello della forza, bensì l'attenta riflessione interiore che un praticante delle arti marziali coltiva per tutta la vita senza mai abbandonare la Via/Bushido (codice d'onore e comportamentale del samurai).

Molte delle storie riportate hanno un non so che di fantastico e mirabolante, ma al contrario Fauliot ci riporta soltanto eventi e testimonianze di un passato “reale”. Il rapporto fantasia-realtà è comunque sintomatico, perché l'obiettivo del narratore non è solamente quello di riportare gli antichi precetti morali ed educativi dei saggi buddhisti e dei maestri zen, ma quello di dimostrare ai suoi lettori che in tutte queste storie (surreali quanto quotidiane) c'è un “segreto” che in pochi possono cogliere, soltanto coloro che osano spingere la propria realtà su un altro piano dell'essere e affacciarsi a un mondo interiore inedito. Fantasia e realtà sono dei meri pretesti, l'importante è perseguire la verità interiore e sondare la profondità del nostro animo.

Foto di StockSnap da Pixabay

Infatti quando andremo a leggere questi racconti eterei, a volte sfuggenti, ci renderemo conto di quanto sia difficile, da parte dell'autore, spiegare ciò che in realtà è inesprimibile. Questa realtà magica, figlia allo stesso tempo di una dimensione sconosciuta, è propedeutica a fondere lo straordinario con l'ordinario. Ed è quello che i protagonisti dei racconti fanno, pagina dopo pagina. Non c'è bisogno dello studio attento dell'anima e di sacre scritture, l'eletto può soltanto continuare a praticare la via e gli insegnamenti dei suoi maestri; l'infinito si raggiunge con l'esercizio.

Consiglio caldamente il volumetto della Edizioni della Terra di Mezzo perché è uno strumento utilissimo non solo per conoscere culture differenti e geograficamente lontane, ma perché è un'immersione totale dentro noi stessi, alla ricerca di quel guerriero che combatte senza che noi ce ne accorgiamo.

Storie e racconti delle arti marziali della Cina e del Giappone Pascal Fauliot
La copertina con illustrazione di Nella Stir del libro Storie e Racconti delle arti marziali della Cina e del Giappone di Pascal Fauliot, pubblicato dalle Edizioni della Terra di Mezzo

 

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Un cunicolo borbonico. La nuova scoperta ad Ercolano

A pochi passi dal teatro antico e dagli scavi di Ercolano, durante i lavori per la realizzazione di un’area giochi destinata ai bambini è stato rinvenuto un cunicolo borbonico. Grazie ad un accordo tra il Comune, il Parco e la Fondazione Packard in via Mare si stanno realizzando dei lavori di riqualificazione a cavallo tra città antica e nuova per riconnettere i due tessuti cittadini attraverso un’organizzazione di spazi caratterizzati in questo caso da giardini, spazi verde e percorsi panoramici.

Durante la rimozione di materiali di risulta e nel livellare le quote per l’installazione dei giochi, ecco il ritrovamento di un nuovo tunnel borbonico, una scoperta moderna che sicuramente richiama alla mente i primi pioneristici scavi nell’area nel ‘700 e che hanno permesso, proprio in questa zona, il ritrovamento dei muri del fronte scena del teatro antico.

Tunnel borbonico in via mare

Un lavoro pubblico programmato come questo di Via Mare-via Cortili – dichiara il direttore Francesco Sirano- ci riserva sempre affascinanti conferme. Sotto la superficie moderna, dove vediamo ancora il pavimento di una delle case del quartiere abbattuto da Amedeo Maiuri per fare posto al grande scavo, la storia plurisecolare delle ricerche si impone alla nostra attenzione. In questo caso ci richiama alla mente i tunnel che andavano verso l’Augusteum, ai tempi identificato come “Basilica”. Al vedere questa galleria ho immediatamente pensato che da qui potrebbero essere passati i meravigliosi affreschi con Achille e Chirone, con Teseo e il Minotauro e le grandi statue degli imperatori della discendenza di Augusto che oggi ammiriamo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Di questo specifico tunnel borbonico non vi era prima traccia e grazie a queste scoperte  si chiarisce ulteriormente la stratificazione della città moderna sulla città antica passando per il 700. Dopo la messa in sicurezza del materiale da costruzione si potrà esplorare il tunnel e approfondire le indagini”.​

Tutta l’area a ridosso dell’attuale Corso Resina era piena di pozzi attraverso i quali in maniera ufficiale e non si scendeva a livelli di 10 e 25 metri per inoltrarsi tra strade, edifici e monumenti dell’antica Herculaneum. Il tunnel, messo in evidenza proprio da quest’ultimo intervento, faceva sicuramente parte di questa rete di esplorazione.