E... state al MANN con gli Etruschi

Un anno difficile anche per l’organizzazione di grandi mostre in tutta Italia ma, passata in parte l’emergenza, è stato possibile inaugurare la grande mostra degli Etruschi al MANN: un progetto curato da Valentino Nizzo, Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e da Paolo Giulierini, Direttore del Museo Archeologico di Napoli, in collaborazione con Electa.

Allestimento Etruschi 1. Foto di Giorgio Albano

Il percorso espositivo nasce per raccontare la storia degli Etruschi nella sua lunga evoluzione cronologica e territoriale che abbraccia secoli importanti di storia e un territorio come quello campano ancora poco studiato nella sua fase più antica. Oltre 600 reperti suddivisi in due percorsi tematici definiscono un itinerario di indagine che parte da molto lontano, dal X secolo per arrivare al IV secolo a.C. quando sul fronte Mediterraneo saranno altre le potenze in gioco sul grande palcoscenico marino e terrestre.

Già lo storico Polibio nel II secolo a.C. diceva che “chi vuol conoscere la storia della potenza degli Etruschi non deve riferirsi al territorio che essi possiedono al presente, ma alle pianure da loro controllate”. La storia avvincente di questo popolo, la cui presenza più nota la si pone in centro Italia, ha in realtà orizzonti più ampi, sebbene ancora non interamente studiati e indagati.

etruschi al MANN
Allestimento Etruschi 2. Foto di Giorgio Albano

La pianura padana nel nord e il sud con le pianure della Campania hanno permesso agli studiosi di indagare ancora i rapporti con i popoli e le mire espansionistiche degli Etruschi; in particolare la storia etrusca della Campania ha permesso, anche grazie a questa mostra e ai ricchissimi depositi del MANN, di fornire un inedito spaccato di studi, forse ancora poco esplorato, sul patrimonio immenso di informazioni e reperti che compongono in un puzzle complesso gli albori di questa terra fino al declino di una delle sue componenti più importanti. Gli Etruschi subiranno presso Cuma tra VI e V secolo a.C. diverse sconfitte fino alla progressiva scomparsa e affermazione del popolo dei Campani.

Allestimento Etruschi 3. Foto di Giorgio Albano

L’allestimento creato per l’esposizione invita lo spettatore a guardare una grande carta geografica e a riflettere sulla frase di Polibio, lo storico greco che paragona la piana della regione ad una sorta di grande palcoscenico, in cui terra e mare rappresentano una perfetta quinta teatrale per la grande storia etrusca nel sud Italia.

Il progetto, firmato dall’architetto Andrea Mandara e accompagnato dalla grafica di Francesca Pavese, sdoppia il percorso espositivo rendendolo al tempo stesso complementare. Nel primo ambiente tematico i reperti sono raccolti secondo un itinerario cronologico e per contesti, nel secondo vi è ampio spazio per l’esposizione di reperti etruschi acquisiti nel corso dei secoli dal Museo napoletano e i cui interventi di conservazione sono stati curati dal Laboratorio di Restauro del MANN.

Allestimento Etruschi 4 @ foto di Giorgio Albano

Le opere restaurate presentavano in gran numero interventi ottocenteschi e per tali reperti il restauro, molto impegnativo, ha previsto anche indagini diagnostiche tuttora in via di svolgimento. Due allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli hanno partecipato alle attività di laboratorio con lo scopo di realizzare due tesi di laurea con focus su un’oinochoe, un’hydria etrusco-corinzia ed un’oinochoe in bucchero.

Cosa vedere

Preziosi i reperti provenienti dalle necropoli campane in aree di passaggio dall’entroterra appenninico verso il Tirreno: le necropoli di Carinaro e Gricignano d’Aversa, quella di Capua per la cultura proto villanoviana indicano come l’interazione con gli Etruschi abbia avuto, ab origine, una valenza economica, commerciale e culturale.

Gruppo plastico
(carpentum con figura antropomorfa)
Terracotta
Ultimi decenni del IX - primi decenni
dell’VIII sec. a.C.
Da Gricignano di Aversa, Tomba LXII
Succivo (CE), Museo Archeologico
dell’Agro Atellano
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Polo Museale della Campania, Museo
Archeologico dell’Agro Atellano

Da Gricignano di Aversa, la sepoltura ad incinerazione LXII, proveniente dal Museo dell’Agro Atellano (Succivo), restituisce un importante corredo, in cui risalta un modello di calessino trainato da una coppia di cavalli aggiogati e condotto da una figura maschile; l’opera in terracotta (databile tra gli ultimi decenni del IX ed i primi decenni dell’VIII sec. a.C.) adotta il motivo figurativo del carpentum (calesse) per testimoniare il prestigio del defunto.

Ammirando i reperti ritrovati a Santa Maria Capua Vetere, è possibile ripercorrere il fenomeno di formazione, nella pianura campana, delle prime “città” degne di questo nome: la Tomba 1/2005 (in prestito dal Museo dell’Antica Capua e risalente al primo quarto del IX secolo a.C., monumentale sepoltura di un capo-guerriero rinvenuta nella necropoli del Nuovo Mattatoio), così come le Tombe 662 e 664 della necropoli Fornaci (seconda metà dell’VIII secolo a.C.), testimoniano una forma di osmosi culturale “ante litteram” con i Greci, da poco stabilitisi a Ischia e a Cuma.

Corredi come quelli capuani attestano la presenza nella regione dei “primi Etruschi” portatori della cosiddetta cultura villanoviana caratterizzata dall’adozione prevalente dell’incinerazione, con ossuario tendenzialmente biconico, decorato con motivi geometrici incisi a pettine.

Fibula da parata a grande disco
con molte spirali
Bronzo, lamina, decorazione a sbalzo, fusione
VIII sec. a.C.
Da Suessula, necropoli (Collezione Spinelli)
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Da Suessula, Acerra, in occasione della mostra, è stato restaurato e ricomposto un reperto proveniente dalla collezione Spinelli del MANN. Si tratta di un pendaglio pettorale in bronzo laminato con pendenti in bronzo fuso risalente all’VIII secolo a.C. e recante tre figure ornitomorfe e terminante con il caratteristico motivo della barca solare.

Il fenomeno definito dagli studiosi “orientalizzante”,sviluppatosi tra l’VIII e il VII secolo a.C., adotta nuovi modelli artistici e comportamentali ispirati alle mode dell’aristocrazia orientale e agli eroi omerici. Ne è testimone la tomba 104 Artiaco di Cuma scoperta nel 1902 da Gaetano Maglione e Giuseppe Pellegrini con reperti di straordinario valore appartenenti ad un ricco personaggio che ha inteso far proprio l’ethos eroico-omerico.

In stretto dialogo con questa preziosa testimonianza orientalizzante anche un prestito proveniente dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: il corredo della tomba Bernardini di Palestrina (675-650 a.C.), uno dei più ricchi tesori che l’archeologia ci abbia mai restituito. Si tratta di un vero “manifesto” dell’arte orientalizzante, una tomba scoperta nel 1876 dai fratelli Bernardini nella necropoli dell’antica Praeneste, oggi Palestrina, la cui ricchezza è stata rimandata immediatamente ad un principe sepolto nel VII secolo a.C. con ori e argenti di manifattura etrusca e armi reali e da parata oltre ad oggetti tipici del banchetto.

Affibbiaglio
Oro
Inizio del secondo quarto del VII sec. a.C.
Da Palestrina, Tomba Bernardini
Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia,
Archivio fotografico

La seconda sezione, improntata sulla ricerca prima antiquaria poi archeologica, presenta reperti delle collezioni del MANN. Tra questi spicca la raccolta Borgiana con il bronzetto dell’offerente dell’Elba di probabile produzione populoniese e databile a fine VI, inizio V a.C. e la cista Bianchini appartenuta al celebre mercante d’arte Francesco Ficoroni prima di entrare nella celebre raccolta del cardinale Borgia.

Cista
Bronzo, fusione delle parti plastiche, bulino,
cesello, martellatura
Fine del IV - inizi del III sec. a.C.
Dal territorio di Palestrina
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Da collezioni “minori” anche delle prime visioni in esposizione al MANN: due balsamari plastici a forma di cerbiatto accovacciato, provenienti dalla collezione Santangelo e databili al secondo quarto del VI secolo a.C.; un anello con scarabeo della stessa collezione e databile al IV a.C. con intagliato il suicidio di Aiace; una coppia di orecchini a bauletto della seconda metà del VI. Chiude l’esposizione lo splendido carrello incensiere in lamina di bronzo della fine dell’età del ferro.

etruschi al MANN
Anello con scarabeo
Oro, corniola, lamina, intaglio
Inizi del IV sec. a.C.
Da Cuma? (Collezione Stevens)
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Ad accompagnare questo ricco percorso anche un catalogo edito da Electa curato da Valentino Nizzo che mira a restituire al pubblico un’idea, da un lato, delle testimonianze lasciate dagli Etruschi in Campania (I parte) e, dall’altro, di come la riscoperta del passato etrusco della regione e del suo rapporto dialettico con la Magna Grecia abbiano appassionato sin dal tardo Rinascimento generazioni di intellettuali, incoraggiandoli a sviluppare nuovi metodi di indagine per svelare un enigma storico profondamente radicato nell’identità culturale del Mezzogiorno e che solo al principio del XX secolo l’archeologia avrebbe risolto, dando finalmente un volto e una consistenza alla potenza etrusca (II parte).

etruschi al MANN
Urna Terracotta, cassa lavorata a stampo, coperchio lavorato a stampo e a stecca, abbondanti resti di scialbatura, tracce di sovradipintura Seconda meta del II - prima meta del I sec. a.C. Da Chiusi? Napoli, Museo Archeologico Nazionale © Ministero per i Beni e le attività Culturali e per il Turismo Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Gli Etruschi al MANN tornano per restare. Non solo con una mostra raffinata e dall’altissimo rigore scientifico, ma con l’annuncio dell’allestimento permanente che restituirà alla fruizione del pubblico un altro fondamentale pezzo della storia del nostro Museo, ‘casa’ dei tesori di Pompei ed Ercolano, così come custode di eredità molto più antiche. Museo della capitale di un Regno, l’Archeologico di Napoli vanta, infatti, collezioni sterminate derivate sia da scavi che da acquisizioni come, ad esempio, quella del bronzetto dell’Elba, reperto più antico ritrovato sull’isola toscana. Ma, soprattutto, nei nostri depositi c’è la testimonianza di una Campania centrale nel Mediterraneo e da sempre coacervo di popoli: Greci, Etruschi e Italici, a conferma che la ricchezza della cultura del Meridione sta nella diversità e nella contaminazione. Per comprendere in pieno gli Etruschi, oggi bisogna quindi volgersi anche al Sud e al patrimonio del MANN, dove duecento pezzi, praticamente inediti, splendono di nuova luce grazie allo straordinario lavoro del Laboratorio di Restauro del Museo. Un traguardo che mi riempie, come etruscologo, di personale soddisfazione, e che è occasione per ricordare la figura del celebre archeologo Marcello Venuti, nel 1727 fondatore dell’Accademia Etrusca e, poi, tra gli scopritori di Ercolano”, dichiara il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini.

etruschi al MANN
Coppia di orecchini
Oro, lamina, applicazioni a stampo, filigrana
(produzione dell’Etruria meridionale)
Seconda meta del VI sec. a.C.
Provenienza ignota
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
© Ministero per i Beni e le attività Culturali
e per il Turismo
Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Scavare negli sterminati depositi del MANN è sempre un privilegio unico. Farlo per ‘andare a caccia di Etruschi’ lo ha reso ancora più avvincente. Da un lato perché si è così potuto delineare un rigoroso percorso storico-archeologico volto a ricostituire la trama di relazioni che caratterizzò la plurisecolare presenza degli Etruschi in Campania. Dall’altro perché l’approfondimento delle vicende antiquarie e collezionistiche legate alla riscoperta dell’importanza del loro dominio nella regione ha offerto una prospettiva per molti versi inedita sull’evoluzione della disciplina archeologica e sul contributo dato ad essa da generazioni di studiosi che, da Camillo Pellegrino a Giovanni Patroni, passando attraverso nomi del calibro di Giovan Battista Vico, Alessio Simmaco Mazzocchi, Johann Joachim Winckelmann, Pietro Vivenzio, Eduard Gerhard, Raffaele Garrucci, Theodor Mommsen, Giuseppe Fiorelli, Julius Beloch, si sono confrontati con questo presunto enigma, fino ad arrivare alla sua definitiva soluzione, al principio del ‘900, quando il reperto più prezioso, la Tegola di Capua, aveva ormai irreparabilmente lasciato il nostro Paese alla volta di Berlino”, commenta Valentino Nizzo, Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

"Gli Etruschi e il MANN" al Museo Archeologico di Napoli fino al 31 maggio 2021.


Bifest - Una notte con La ragazza con la pistola

Il Bifest (Bari International Film Festival) è riuscito a dare il via alla sua undicesima edizione, nonostante le mille difficoltà nate dall'emergenza Covid-19. Spostato da una cornice primaverile ad una cornice tardo estiva, il Bifest ha espugnato il capoluogo barese per inondarlo di cinema grazie ad un programma ricco di anteprime e incontri.

La prima giornata è iniziata con il saluto e ricordo di due maestri: Ennio Morricone, le cui musiche sono state riprodotte per tutta la giornata; Mario Monicelli, il regista deceduto dieci anni fa a cui è dedicata questa edizione del festival.

La giornata è iniziata alle 11.30 con la presentazione della mostra fotografica dedicata a Monicelli, visibile presso il Teatro Margherita. Le ore successive, invece, sono state governate dalle proiezioni di film quali: Semina il vento (Daniele Caputo); È arrivato il cavaliere (Mario Monicelli); Free country (Christian Alvart); Hammamet (Gianni Amelio). Grande conclusione della giornata è stata la proiezione in Piazza Prefettura del film La ragazza con la pistola di Mario Monicelli.

Bifest la ragazza con la pistola
Foto di Sabrina Monno

Ennio Morricone e Alberto Sordi

Prima dell'inizio della proiezione del film, Felice Laudadio (il direttore del festival) ha presentato una serie di tributi dedicati alle personalità del cinema che ci hanno lasciato. Il primo ricordo è stato dedicato ad Alberto Sordi, nato cento anni fa. Il regista Marco Cucumia ha realizzato un piccolo cortometraggio in onore dell'attore romano dal titolo Il silenzio di Alberto.

Il corto mostra alcune immagine prese dai vari set, in cui vediamo un Alberto Sordi pacato e silenzioso. Dopo queste mute immagini è arrivata la musica di Morricone. Il Bifest ha montato un cortometraggio per rendere omaggio al compositore scomparso. Sul grande schermo sono apparse le immagini della scorsa edizione del Bifest, in cui Ennio Morricone ottenne le chiavi della città di Bari.
La cerimonia iniziale, diretta da Laudadio e dalla regista tedesca Margarethe Von Trotta, ha dato ufficialmente inizio al Bifest.

Bifest la ragazza con la pistola
Locandina del film La "ragazza" con la pistola, per la regia di Mario Monicelli, protagonista delle prime ore di Bifest

La ragazza con la pistola - L'importanza del restauro al Bifest

Il film La ragazza con la pistola (1968) è stato il primo film che ha reso Monica Vitti un'attrice comica. La Vitti, precedentemente musa di Michelangelo Antonioni per la sua trilogia sull'incomunicabilità, viene scelta da Monicelli per un ruolo totalmente differente. La ragazza con la pistola è, infatti, un classico esempio di commedia all'italiana. Bisogna precisare che il concetto di commedia all'italiana negli anni successivi al boom economico, si identifica in un genere specifico che tende a fare dell'umorismo sui classici stereotipi italiani.

Assunta (Monica Vitti) è una giovane ragazza siciliana che viene sedotta da Vincenzo (Carlo Giuffré) per poi essere abbandonata. Essendo nata in una famiglia di sole donne, Assunta non ha un padre che possa vendicarla e restituirle l'onore perduto, così la madre e le sorelle le dicono di farsi giustizia da sola. Vincenzo fugge in Inghilterra per trovare fortuna e Assunta, munita di pistola nella borsetta, gli corre dietro.

Dalla Sicilia retrograda ci troviamo catapultati dell'Inghilterra del beat e della minigonna. Assunta, inizialmente, non comprende questo modo di vivere e si scontra più volte con le persone che la aiuteranno durante questo folle inseguimento. Assunta e Vincenzo si inseguono per tutta l'isola, fino al momento in cui Assunta si rende conto che concetti come "vendetta" e "onore" non fanno più parte di lei e deciderà, infine, di diventare parte della sfavillante Swinging London.

La versione proiettata in Piazza Prefettura è stata restaurata dalla Cineteca Nazionale
Il restauro ha reso possibile il recupero di colori nitidi e di un'audio decisamente migliore. Soprattutto, il restauro continuo di film ci permette di viaggiare nel tempo, permettendo anche alle generazioni future di poter godere di spettacoli del passato.

Bif&st Bari International Film Festival 2020
© Pino Settanni – Luce Cinecittà

Spoleto: Festival dei Due Mondi, ucciso fu il Minotauro

In quel particolare momento era esattamente la musica che ci si aspettava di udire, sentire addosso, dentro, entrare, restare. È con Arianna, Fedra, Didone che la compositrice Silvia Colasanti chiude il cerchio della triade dedicata ai personaggi greco-romani ed iniziata con le opere Minotauro e Proserpine. Ieri sera, sabato 22 agosto 2020, i tre monodrammi sono andati in scena nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto: nella terza serata di questa sessantatreesima edizione si è vista calcare il palco – richiamata infine per ben tre volte, fra gli scroscianti applausi - l’attrice Isabella Ferrari, a lei il compito di interpretare le protagoniste con i loro lamenti e tributi d’amore su testo tratto dalle Epistulae Heroidum di Ovidio, accompagnata dall’Orchestra Giovanile Italiana diretta dal maestro Roberto Abbado e dal coro femminile dell’International Opera Choir diretto da Gea Garatti.

Spoleto Minotauro
Isabella Ferrari; Arianna, Fedra e Didone. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Siamo tornati in piazza Duomo con quel classico che sembra esser servito a Colasanti per raggiungere la maturità del suono: a compimento della trilogia si rintraccia nel fraseggio la stessa intensità che le riconosce il pubblico e, mentre il coro riempie le pause sospese, gli archi e i corni resistono ed investono sulla ferocia delle parole. Instancabili come la ricerca della verità, nella musica e nella poesia.

“Lettere immaginarie d’amore, di lontananza, di morte, improntate al tema dell’assenza dell’amato, caratterizzate dal tono nostalgico per un passato felice e dal disperato desiderio di riviverlo – aveva spiegato la compositrice a proposito di questo lavoro – L’attrice interpreta le tre donne, ciascuna con una storia e un carattere a sé stante, tracciando però al tempo stesso un meraviglio affresco dell’universo femminile. In alcuni casi la voce la voce della protagonista – concludeva Colasanti – è affidata a un Coro di donne (che canta il testo originale in latino) nel quale l’attrice può specchiarsi, guardandosi dall’esterno, indagando le sue diverse anime, o amplificando i ricordi passati rendendoli reali e vicini”.

Saluti finali per Arianna, Fedra e Didone. Photo Cristiano Minichiello/AGF

Difficile presagire quanto, malgrado il periodo Covid-19, avessimo ancora la pazienza e la benevolenza di restare ad ascoltare i versi, ad esempio, di una Didone che ingannata dall’immagine di Enea che da lei si distanzia raccoglie in sé quei sentimenti di tempesta che l’orchestra ben restituisce con una mimesis melodica. Un melologo dove, anche nel preludio dell’accordatura, quegli inquieti timori si distendono: in Proserpine interpretati da archi post-wagneriani finiscono qui per uccidere il Minotauro, sovrapposto per amore alla metafora e al pensiero.

Spoleto Minotauro
Foto di Valentina Tatti Tonni

 

 


Spoleto Orfeo

A Spoleto la pietà di Orfeo

Cosa faresti se potessi portare indietro l’amore della tua vita? Orfeo, scortato da Poliziano, Virgilio e Ovidio, sfida persino gli inferi per Euridice ma poi, proprio quando la sua musica sembra aver vinto sulla morte, ha un dubbio, un cedimento. Mentre la conduce verso la luce, nella piazza fumosa si volta a guardarla e “per troppo amore” la perde nuovamente. Ade che era stato lusingato dalla sua voce, controcanto di violino, tromba e arpa della centrale Accademia Bizantina guidata dal maestro Ottavio Dantone, perde in lui la fiducia e ad Orfeo rimane la disperazione.

L'Orfeo di Claudio Monteverdi alla sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

È con l’Orfeo di Monteverdi che ieri sera, giovedì 20 agosto 2020, si è aperta la sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto che, a causa dell’emergenza sanitaria da COVID-19, vedremo allestito in questo e nel prossimo fine settimana in Piazza Duomo e al Teatro Romano con complessivi otto spettacoli.

Una piazza Duomo non gremita, ieri, dove il pubblico era composto e distante: erano circa 750 i posti a sedere rispetto ai 2200 degli anni scorsi. Una riduzione sensibile a cui la Fondazione Festival ha cercato di porre rimedio con le dirette streaming della maggior parte delle serate fruibili sul proprio sito e su piattaforme partner.

L’opera lirica del mito composta da Claudio Monteverdi su libretto di Alessandro Striggio, in principio formata di cinque atti, fu presentata alla corte dei Gonzaga nel 1607. All’inizio del periodo barocco fu la prima partitura a servirsi della polifonia e di un linguaggio più figurativo che riusciva a combinarsi con la storia la cui trama venne affidata al clavicembalo che aveva il compito di orientare gli archi, i fiati e i cantanti in scena. Dantone così ben esegue il ruolo, insieme al coro Costanzo Porta e al maestro Antonio Greco, in un’orchestra che al pubblico appare fin da subito protagonista perché posta al centro del palco, sotto l’illuminazione suggestiva degli archi della cattedrale.

Al lato, invece, all’entrata che conduce al Teatro Caio Melisso, nell’incontro con gli interpreti giungono dalle scalinate ballerini in bicicletta con abiti velati bianchi e neri, sotto la regia, le scene e i costumi di Pier Luigi Pizzi. “Ho scelto di raccontarlo con la massima semplicità e in perfetta sintonia con questo La favola di Orfeo, come l’ha pensata Poliziano, tocca temi universali – aveva raccontato il regista – ai quali Monteverdi fa dono di una unità musicale interiore. Si passa attraverso la morte, in un tempo così rapido e breve che neppure si riesce a realizzare, dalla felicità assoluta al dolore straziante del distacco e della solitudine. La morale – aveva concluso – insegna che da ogni dura prova si esce rafforzati. È ciò che abbiamo appena vissuto, e che ha duramente colpito e segnato tanta parte dell’umanità”.

Spoleto Orfeo
L'Orfeo di Claudio Monteverdi alla sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Foto copyright Maria Laura Antonelli/AGF

Una vita che dipende da un’altra, ecco la metafora contemporanea che dal mito riconduce alla nostra realtà quotidiana. Una similitudine che il pubblico non ha potuto non notare con apprezzamento e applausi, gli stessi che ne avevano anticipato le gesta con i saluti istituzionali da parte del sindaco di Spoleto Umberto De Augustinis e da parte del direttore del Festival Giorgio Ferrara che, a compimento dei suoi tredici anni di mandato (in particolare ha dedicato questa edizione a Carla Fendi, Franca Valeri e Luca Ronconi), per l’occasione “con riconoscenza e lungimiranza” è stato insignito del Premio Fondazione Carispo 2020 dal suo presidente Sergio Zinni.


A lu cielu chianau

A lu cielu chianau, per la regia di Daniele Greco e Mauro Maugeri, racconta della comunità di Randazzo, che ogni anno sfila per il 15 agosto, festa dell'Assunzione della Vergine Maria.

Ne parleremo a Piazza San Paolo di Palazzolo Acreide, domenica 23 agosto 2020, durante la manifestazione Riflessi: riti dal passato e immagini del presente, organizzata dall'associazione Meraki e Archeoclub d'Italia di Palazzolo Acreide.

A lu cielu chianau

Nazione: Italia

Regia: Daniele Greco, Mauro Maugeri

Durata: 11'

Anno: 2015

Produzione: Associazione culturale “Scarti”

A lu cielu chianau

SinossiRandazzo, borgo medievale ai piedi del Monte Etna. Venticinque bambini, vestiti da angeli e santi, sono sollevati su un palo di legno di 18 metri. Per centinaia di anni, l'intera comunità ogni anno sfila per il 15 agosto, festa dell'Assunzione della Vergine Maria.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

    • Short Film Corner di Cannes, 2015
    • Apchat International Film Festival, ed. 2015
    • Festival Traces de Vies, ed. 2015
    • Festival del cinema di frontiera di Marzamemi (SR), ed. 2015
    • Corti di sabbia, Quercianella (LI), ed. 2015
    • Corto di sera, Itala (ME), ed. 2015
    • Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (CT), ed. 2017

Premi e riconoscimenti:

    • Premio migliore regia a Corti di sabbia, Quercianella (LI), ed. 2015
    • Premio A.P.P.A.C.U.V.I. al Cerano Film Festival (CO), 2015
    • Menzione speciale della giuria al Festival del Cinema di Frontiera di Marzamemi (SR), 2015
    • Premio "Giovannello da Itala" a Corto di Sera, Itala (ME), ed. 2015
    • Menzione speciale al XXV Festival Traces de Vies, 2015
    • Menzione speciale premio “I love Gai”, Festival del cinema di Venezia, ed. 2016

I registi:

Daniele Greco è un videomaker e fotoreporter freelance. Nato nel 1980, ha sviluppato una speciale passione per il documentario pur continuando a lavorare nella realizzazione di video aziendali e industriali e nel campo della formazione ai linguaggi cine-televisivi. Dopo gli studi universitari si è dedicato inizialmente al giornalismo, lavorando come filmmaker a due edizioni del programma tv “Tetris”, andato in onda su La7. È impegnato da anni anche in ambito fotografico, con una ricerca sul rapporto tra l’estetica metropolitana e gli individui che la vivono. Ha collaborato anche con diverse agenzie fotografiche, pubblicando le sue foto su l'Espresso, Panorama, Tempi, La Stampa, Il Sole 24 ore, La Repubblica, Oggi, Il Giornale, Libero, Metro. Dal 2005 è il responsabile della comunicazione esterna del festival Magma - mostra di cinema breve.

Mauro Maugeri è nato a Catania nel 1981 ed è l’autore di diversi documentari brevi di carattere sociale e antropologico con i quali ha partecipato a festival nazionali e internazionali. Neis uoi lavori si occupa di tutti gli aspetti produttivi, in particolar modo della scrittura, della regia e della fotografia. Dal 2005 è socio dell’associazione culturale “Scarti”, promotrice di Magma – mostra di cinema breve, di cui è stato Direttore Tecnico dal 2006 al 2010. Si occupa anche di formazione al cinema e alla comunicazione, attraverso laboratori di produzione audiovisiva per adulti e ragazzi e la realizzazione di documentari partecipati. Ha collaborato con RAI, Mediaset, Sky, Fondazione Vodafone Italia, ENI-Snam, Centro Sperimentale di Cinematografia e Fondazione con il Sud. È il responsabile delle attività culturali del Comitato Territoriale dell’ARCI Catania e membro della Presidenza Nazionale di UCCA (Unione Circoli Cinematografici dell’ARCI).

Produzione:

www.associazionescarti.com

Scheda a cura di: Fabio Fancello


Il giorno del muro

Il giorno del muro, per la regia di Daniele Greco, racconta della festa del Santo un borgo di montagna nel cuore della Sicilia, occasione per offrire i frutti della terra e rivivere un rito dalle origini antiche.

Ne parleremo a Piazza San Paolo di Palazzolo Acreide, domenica 23 agosto 2020, durante la manifestazione Riflessi: riti dal passato e immagini del presente, organizzata dall'associazione Meraki e Archeoclub d'Italia di Palazzolo Acreide.

Il giorno del muro

Nazione: Italia

Regia: Daniele Greco

Durata: 14'

Anno: 2017

Produzione: Associazione culturale “Scarti”

Il giorno del muro

Sinossi: Tre cose sottili sono il maggior sostegno del mondo: il sottile rivolo di latte dalla mammella della mucca dentro il secchio; la foglia sottile del frumento ancora verde sulla terra; il filo sottile sulla mano di una donna industriosa”. The Triads of Ireland (IX secolo)

In un borgo di montagna nel cuore della Sicilia, la festa del Santo è l’occasione per offrire i frutti della terra e rivivere, nella ripetizione di gesti atavici, un rito dalle origini antiche, che mescola miti religiosi a costumi tribali.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

    • Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (CT), ed. 2017
    • Festival du Film Documentaire Traces de Vies, ed. 2017
    • Roma Cinema doc, ed. 2018
    • Festival Terra di Cinema, Tremblay En France, ed. 2018

Premi e riconoscimenti:

    • Prix de la Création al Festival du Film Documentaire Traces de Vies, ed. 2017
    • Premio miglior documentario italiano al Roma Cinema Doc, ed. 2018
    • Premio miglior cortometraggio al Festival Terra di Cinema, Tremblay En France, ed. 2018

Il regista: Daniele Greco è un videomaker e fotoreporter freelance. Nato nel 1980, ha sviluppato una speciale passione per il documentario pur continuando a lavorare nella realizzazione di video aziendali e industriali e nel campo della formazione ai linguaggi cine-televisivi. Dopo gli studi universitari si è dedicato inizialmente al giornalismo, lavorando come filmmaker a due edizioni del programma tv “Tetris”, andato in onda su La7. È impegnato da anni anche in ambito fotografico, con una ricerca sul rapporto tra l’estetica metropolitana e gli individui che la vivono. Ha collaborato anche con diverse agenzie fotografiche, pubblicando le sue foto su l'Espresso, Panorama, Tempi, La Stampa, Il Sole 24 ore, La Repubblica, Oggi, Il Giornale, Libero, Metro. Dal 2005 è il responsabile della comunicazione esterna del festival Magma - mostra di cinema breve.

Produzione:

www.associazionescarti.com

Scheda a cura di: Fabio Fancello


Riflessi: riti dal passato e immagini del presente

Sabato 22 e domenica 23 agosto, piazza San Paolo
RIFLESSI: RITI DAL PASSATO E IMMAGINI DEL PRESENTE
Una rassegna documentaristica per l’associazione Meraki

Riflessi riti dal passato e immagini del presente Palazzolo AcreideScenario di eccezione per quella che, inaspettatamente, si è trasformata in una manifestazione mensile per la giovane associazione Meraki di Palazzolo Acreide. Sarà, infatti, sul suggestivo sagrato della Basilica UNESCO di San Paolo che si realizzerà Riflessi: riti dal passato e immagini del presente; rassegna di documentari che, dopo molti anni, ritornano a Palazzolo.

Si comincia sabato prossimo, a partire dalle 21, con la proiezione di due documentari, "Di cu semu – Reportage su rituali e sopravvivenze popolari”, prodotto dall'associazione Aditus in rupe e dal Museo Etnografico "Nunzio Bruno", e “Τά ϒυναικεία – Cose di donne”, prodotto dalla Fine Art Produzioni. Saranno presenti anche i registi delle due opere, rispettivamente Salvatore Russo e Giuppi Uccello e Lorenzo Daniele. Quest’ultimo e l’archeologa Alessandra Cilio, anch’ella presente all’evento, sono anche i direttori artistici della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea, giunta ormai alla decima edizione, tra i partner della manifestazione, insieme alla testata giornalistica ClassiCult.

La manifestazione, realizzata anche in collaborazione con la locale sede dell’Archeoclub d’Italia, continua domenica 23 agosto con un momento seminariale dal titolo “Terra, Mare, Vento, Cielo, Lava – Il Cinema di Vittorio De Seta” e curato da Alessandro De Filippo, docente di Tecnica della Rappresentazione Audiovisiva presso l’Università di Catania. A conclusione dell’intervento, saranno proiettate due delle opere del regista siculo-calabrese, “Parabola d’oro” e “Pasqua in Sicilia”. La serata continuerà con la proiezione del documentario di Daniele Greco e Mauro MaugeriA lu cielu chianau” e del documentario “Il giorno del muro” firmato ancora da Greco. Ospite della serata sarà il regista netino Francesco Di Martino.

Riflessi riti dal passato e immagini del presente Palazzolo AcreideL’evento, a partecipazione gratuita, si terrà nel rispetto delle linee guida anti-COVID-19, con posti a sedere distanziati e limitati e obbligo di indossare la mascherina.

Palazzolo Acreide, 19 agosto 2020

Testi e immagini (ove non indicato diversamente) dall'Associazione Meraki per la manifestazione Riflessi riti dal passato e immagini del presente Palazzolo Acreide

La Basilica San Paolo a Palazzolo Acreide, foto di Davide Mauro, CC BY-SA 4.0

Alessandro De Filippo, classe 1971, è docente di Tecnica della rappresentazione audiovisiva presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, e ha insegnato anche Storia e critica del cinema e Televisione e linguaggi multimediali presso lo stesso dipartimento. Collabora con l’Accademia di design e arti visive Abadir ed è docente di ruolo presso il CPIA Catania 1. Con la WebTV dell’ateneo catanese ha realizzato il MOOC (Massive Open Online Course) di Tecnica della rappresentazione audiovisiva, attualmente disponibile sul portale di Zammù Multimedia.

Ha alle sue spalle un dottorato di ricerca dal titolo “La Sicilia di Ugo Saitta. Il cinema documentario siciliano come fonte di analisi storica” e un assegno di ricerca dedicato allo “Studio sulla produzione documentaria in Sicilia dal secondo dopoguerra agli anni Settanta per la salvaguardia del patrimonio culturale”.

Ha in attivo diverse pubblicazioni, come “Idioteque. L’11 settembre nell’immaginario cinematografico Occidentale”, pubblicato da Bonanno Editore nel 2011, “Apocalypse When? Il minuto e fragile corpo dell’uomo. Tre casi studio sulle logiche dello Spettacolo”, pubblicato dalla Società di Storia Patria della Sicilia Orientale nel 2013, “Walkers and Biters. L’invasione del nemico disumano in The Walking Dead. Formule narrative e schemi interpretativi”, pubblicato da Euno Edizioni nel 2015 e “Per una speranza affamata. Il sogno industriale in Sicilia nei documentari dell’ENI”, pubblicato per Edizioni Kaplan nel 2016.

Francesco Di Martino è un fotografo freelance, nato a Noto (SR) nel 1982. Nel 2007 è stato l’ideatore e autore del progetto collettivo “Impressioni Siciliane (scomposte)”, mostra fotografica, di video-installazioni e poesie sulla Sicilia sud-orientale, per la quale ha realizzato un tour espositivo a carattere regionale, nazionale e internazionale che nel 2008 ha toccato le città di Roma, Bologna, Milano, Helsinki e Monaco di Baviera.

Nel febbraio 2008 ha intrapreso la lavorazione del suo primo lavoro personale, il film documentario “U Stisso Sangu – storie più a sud di Tunisi”, concepito per la produzione e distribuzione dal basso, ricoprendo il ruolo di autore, operatore e regista. Grazie a questo lavoro è stato ospite, nel 2009, al cineforum del GRIDAS di Scampia. L’incontro ha favorito la realizzazione del libro fotografico “Sulle tracce di Felice Pignataro”, tributo al muralista e fondatore del GRIDAS nel quartiere napoletano, prodotto attraverso la piattaforma produzionidalbasso.com, con oltre 220 co-produttori.

Nel maggio 2011 ha pubblicato, insieme a Rosario Cauchi, Massimiliano Perna, Giorgio Ruta e Giuseppe Portuesi, il libro “I volti del primo Marzo”, edito da Marotta&Cafiero editori.

Nel 2015 gira il film “Gleno. Dove finisce la valle”, dedicato alla Val di Scalve, colpita nel 1923 dal terribile disastro della diga del Gleno. È un lavoro che prende spunto dal solco lasciato da quel vortice di fango per raccontare la vita delle persone che abitano quei luoghi.

Nel 2017 realizza “Scampia Felix”, film che offre uno spaccato delle varie anime che abitano il quartiere di Scampia, attraverso la preparazione del corteo di carnevale del quartiere napoletano. Si tratta di un momento collettivo di lotta corale, con l’apporto di peculiarità individuali e la dimostrazione della fervida vitalità di Scampia.

È tra i fondatori del collettivo FrameOff, con cui ha sviluppato diversi progetti filmici a partire dal 2011.

Ha attualmente, in fase di pubblicazione, altre due opere documentaristiche, “All’aria stu gioia – L’uomo vivo” e “Prima che arrivi l’estate”.

Filmografia:

    • U Stisso Sangu – Storie piu a Sud di Tunisi (Italia 2009)
    • Fuori da Mineo (Italia 2011)
    • Risvegli (Italia, 2011)
    • Il tardo Barocco - Appunti sul val di Noto, ep. I (Italia 2011)
    • Quando Cantano i Cani – Is cassadoris de Biddaramosa (Italia 2012)
    • Caminante (Italia 2013)
    • Vindìcari – Appunti sul val di Noto ep. II (Italia 2013)
    • Le printemps en exil (Italia/Tunisia/Francia 2013)
    • Gleno dove finisce la Valle (Italia 2015)
    • Piedi Nudi (cortometraggio, Italia 2017)
    • Aspettiamo (Italia 2017)
    • Scampia Felix (Italia 2017)

Tà gynaikèia - Cose di donne

Τά ϒυναικεία / Tà gynaikéia. Cose di donne

Τά ϒυναικεία / Tà gynaikéia. Cose di donne è un documentario che parla di donne, frammenti di un’unica storia, che porta con sé un’eredità comune, quella della Sicilia.

Ne parleremo a Piazza San Paolo di Palazzolo Acreide, sabato 22 agosto 2020, durante la manifestazione Riflessi: riti dal passato e immagini del presente, organizzata dall'associazione Meraki e Archeoclub d'Italia di Palazzolo Acreide.

Τά ϒυναικεία / Tà gynaikéia. Cose di donne

Nazione: Italia

Regia: Lorenzo Daniele

Soggetto: Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele

Durata: 53'

Anno: 2015

Produzione: Fine Art Produzioni srl

Sinossi: Una fotografa palermitana, una vitivinicoltrice del ragusano, una anziana donna dell’entroterra ennese, una scrittrice di romanzi dell’agrigentino, una giovane archeologa gelese, una famosa attrice catanese. Cosa lega queste figure tra loro? Il fatto di essere donne. E quello di essere siciliane. I loro racconti sono frammenti di un’unica storia, che porta con sé un’eredità comune, quella della Sicilia, terra ‘femmina’ per eccellenza. Lo testimonia la grande varietà di miti, leggende e culti legati alle donne, che nel tempo si sono avvicendati e in parte sovrapposti, divenendo elemento di coesione per tutte quelle popolazioni che hanno occupato e continuano ad occupare quest’isola.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

    • XXVI Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, Rovereto
    • V Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, Licodia Eubea
    • X Agon Film Festival, Atene
    • In concorso ai Premi David di Donatello, sezione documentari, 2016
    • Festival internazionale del cinema di frontiera, Marzamemi ed. 2016
    • XIV Festival del Cinema Archeologico Valle dei Templi, Agrigento
    • Firenze Archeofilm, ed. 2018

Il film è stato distribuito in 8 cinema della regione Sicilia e sono state effettuate oltre 20 proiezioni pubbliche su tutto il territorio regionale e 5 proiezioni in Toscana, Lazio, Calabria e Puglia. Il film è stato inoltre distribuito attraverso il canale televisivo RTS Serbia.

Premi e riconoscimenti:

    • Premio “Archeoblogger” alla XXVI Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, Rovereto
    • Premio “migliore sceneggiatura” al X Agon Film Festival, Atene

Il registaLorenzo Daniele ha frequentato la facoltà di Lettere Classiche presso l’Università degli studi di Catania, alimentando la sua passione per la storia antica e l'archeologia. Appassionato di fotografia dall'età di 15 anni, ha realizzato reportage di viaggio ambientati a Cipro, in Libia, nell'ex Jugoslavia, in Irlanda e nell'Europa centrale. Tra il 2004 e il 2006 ha partecipato a diversi stage all’interno di produzioni televisive RAI e Mediaset, specializzandosi nel settore della regia. È stato docente del Laboratorio di Cinema Archeologico presso la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell'Università di Catania e dal 2011 è direttore artistico della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (CT).

Produzione:

www.fineartproduzioni.it

Scheda a cura di: Fabio Fancello


Avviata la procedura per l'incarico di Direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei

Avviata ieri 12 Agosto 2020 la procedura d’interpello volta al conferimento ad interim dell'incarico dirigenziale di livello generale (Direttore) per il Parco Archeologico di Pompei. La circolare segue il recente conferimento a Massimo Osanna, l’uomo che ha cambiato l’immagine di Pompei nel Mondo, del ruolo di nuovo Direttore Generale dei Musei. Massimo Osanna, professore ordinario di archeologia alla Università Federico II di Napoli, prenderà servizio alla Direzione generale Musei del MiBACT il primo di settembre 2020, subentrando ad Antonio Lampis a chiusura del suo mandato.

Si è difatti pubblicata ieri la Circolare n.209 del 12/08/2020 avente come oggetto "Disponibilità di incarico di funzione dirigenziale di livello generale ad interim – Avvio di interpello – Parco Archeologico di Pompei"; le istanze di conferimento dovranno pervenire entro le ore 24.00 del 24 agosto.

Come indicato dalla circolare stessa, “si precisa che tale incarico avrà durata fino all'espletamento della procedura di selezione pubblica internazionale - di prossima indizione - prevista dall'articolo 14, comma 2-
bis, del decreto-legge 3l maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, e dal decreto ministeriale 27 novembre 2014, sopra citato, per il conferimento dell’incarico di Direttore del Parco Archeologico di Pompei, e alla conseguente effettiva assunzione delle funzioni da parte del titolare dell'ufficio.”

Massimo Osanna. Foto: Alessandra Randazzo

Il Ministro Dario Franceschini aveva difatti già anticipato, al momento dell'annuncio del conferimento dell'incarico di nuovo Direttore Generale dei Musei a Massimo Osanna, che “il nuovo direttore del Parco archeologico di Pompei verrà scelto con la procedura internazionale di selezione che dal 2014 ha consentito di scegliere i migliori, esclusivamente in base al curriculum, in Italia e nel mondo, per le direzioni dei più grandi musei e parchi archeologici italiani”.

Lo stesso Franceschini aveva elogiato il lavoro di Massimo Osanna: “ha cambiato il volto di Pompei che, grazie al suo lavoro, è diventato un modello gestionale e un punto di riferimento internazionale”.

Direttore interim Pompei
Pompei. Foto FORTEPAN / Krasznai Gyula, CC BY-SA 3.0

La Circolare n.209 del 12/08/2020 volta al conferimento ad interim dell'incarico di Direttore del Parco Archeologico di Pompei è consultabile sul sito del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.


scritte truppe inglesi Salerno

Le tracce della storia: recuperate scritte parietali eseguite dalle truppe inglesi al Liceo "T. Tasso" di Salerno

Il Liceo Classico "T. Tasso", fondato nel 1811 da Gioacchino Murat nel soppresso Monastero della Maddalena, è il primo istituto laico di Salerno (e uno dei più antichi d'Italia). La sede di piazza San Francesco, nel rione Carmine - in pieno centro storico - è uno degli edifici sorti in epoca fascista (più precisamente nel 1925).

Il Liceo Classico "T. Tasso" di Salerno

Durante i lavori di ripristino delle facciate interne sono state recuperate alcune scritte parietali su intonaco, presenti sui prospetti interni del cortile, eseguite dalle truppe inglesi.
Si tratta di una straordinaria testimonianza dello sbarco degli Alleati a Salerno (la cosiddetta "operazione Avalanche"). Il 9 settembre 1943, nel corso della campagna d'Italia della seconda guerra mondiale, le truppe inglesi raggiunsero le coste del golfo della città, vista come trampolino di lancio per la conquista di Napoli e del suo porto.

Le scritte sono state restaurate sotto l'Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino (diretta dall'arch. Francesca Casule) a cura della Pieffe Restauri di Flora Pellegrino, con la direzione della dott.ssa Rosa Carafa, Capo Area del settore Storico Artistico della Soprintendenza.

L’intervento sulle facciate dell'Istituto, la cui spesa complessiva ammonta a € 300.000,00 è stato reso possibile grazie alla messa a disposizione da parte della Regione Campania delle economie dei mutui "Cassa Depositi e Prestiti" alla Provincia di Salerno.

I lavori, iniziati nel luglio dello scorso anno, erano stati sospesi a causa dell'Emergenza sanitaria Covid-19; sono ripresi regolarmente alla riapertura dei cantieri e volgono al termine, con previsione della fine dei lavori per il prossimo mese di settembre.

Il Direttore dei lavori è l'arch. Enrico Vallone dipendente del Settore Edilizia scolastica della Provincia di Salerno. L'impresa appaltatrice dei lavori è Riccio Costruzioni soc. coop. Quarto (NA).

scritte truppe inglesi Salerno
Da sinistra: un rappresentante della impresa appaltatrice dei lavori, la dott.ssa Flora Pellegrino (restauratrice) e la dott.ssa Rosa Carafa, Capo Area del settore Storico Artistico della Soprintendenza. Sullo sfondo, una delle scritte parietali lasciate dalle truppe inglesi a Salerno presso il Liceo Classico "T. Tasso"

 

Foto dall'Ufficio Stampa della Soprintendenza  ABAP di Salerno e Avellino sulle scritte parietali lasciate a Salerno dalle truppe inglesi presso il Liceo Classico "T. Tasso"