|NS|EME: incursioni d’artista nel quartiere San Lorenzo

|NS|EME: incursioni d’artista COVID-free nel quartiere San Lorenzo
|NS|EME INSIEME mostra

Una delle esperienze alle quali la pandemia ci ha condotto è quella della riflessione sul concetto del mutamento della visione espositiva dell’arte e delle opere che essa produce.
In un periodo storico in cui le mostre negli spazi chiusi di sempre sono diventate quasi impensabili, pericolose per la comunità, Gianni Politi - artista e curatore egli stesso della mostra - pensa di rispondere al post lockdown con questa installazione sulle Mura Aureliane, chiamando ad affiancarlo una serie di artisti ed esperienze artistiche diverse, a riconquistare gli spazi e a uscire dal confine dei propri studi per partecipare a una “collettività creativa”.
Le mura, recipiente e recinto della Roma antica, oggi perdono il loro ruolo di protezione e cedono alle incursioni degli artisti contemporanei che popolano la scena artistica romana.

|NS|EME INSIEME mostra

|NS|EME INSIEME mostra

Diciannove sono le opere, così come diciannove sono gli artisti, che si appropriano del monumento:
1. Giuseppe Gallo, Eroi
2. Lulù Nuti, Tentativo d’abbraccio
3. Alessandro Cicoria, Apolittico
4. Andrea Mauti, Layer by Layer
5. Alessandro Piangiamore, Di giorno verso il mare in una buca
6. Rä di Martino, L’eccezione
7. Delfina Scarpa, Orto 1
8. Stanislao di Giugno, Dettaglio
9. Maurizio Altieri, vn | n_ | z | o
10. Marta Mancini, Senza titolo (Febbraio)
11. Josè Angelino, Oblò
12. Emiliano Maggi, Sleeping Portrait with Hoops
13. Joanne Burke, Orecchini sul busto di E. Maggi
14. Pietro Ruffo, Sky Walker
15. Elisabetta Benassi, The Wall
16. Gianni Politi, How to master fear (merda mia)
17. Micol Assaël, Untitled
18. Nunzio, Senza titolo
19. Vostok Lake, 13 19 21 - Magneti su pietra bagnata 59’13’’ 2020

L’architetto Matteo d’Aloja spiega come è stato pensato e realizzato l’allestimento - “ideato per essere una macchina teatrale invisibile” - utilizzando una serie di contrappesi e cavi di nylon, a sostegno delle opere, con elementi di protezione per salvaguardare il bene archeologico. Queste opere, prive di copertura, saranno modificate dal tempo, alterate, lasciate esposte alle intemperie e agli agenti atmosferici; potranno essere apprezzate e osservate secondo le diverse rifrazioni della luce naturale (saranno illuminate artificialmente soltanto la sera del 21 ottobre 2020).

|NS|EME INSIEME mostra

La mostra INSIEME, realizzata con il sostegno di Ghella SpA, promossa da Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con Macro media partner della mostra; sarà fruibile liberamente dal 22 ottobre al 30 novembre sulla porzione di Mura Aureliane in via di Porta Labicana, all’incrocio con via dei Rutoli.

 

Tutte le foto della mostra INSIEME sono di Ilaria Lely


Villa dei Papiri

La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca

La Villa dei Papiri di Ercolano, a partire dalla sua scoperta a metà del Settecento, ha da sempre affascinato filologi, archeologi, storici e, in generale, tutti gli amanti del mondo antico. Non stupisce, dunque, l’ingente numero di pubblicazioni rivolte all’uno o all’altro aspetto della Villa, anche se fino ad ora nel panorama italiano mancava un libro che raccontasse in modo aggiornato la storia di quest’edificio. E proprio questo è l’obiettivo che si propone il recente volume La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca, dedicato al filologo e papirologo Marcello Gigante. Scritto a quattro mani da Francesca Longo Auricchio, Giovanni Indelli, Giovanna Leone e Gianluca del Mastro, questo saggio vuole infatti ripercorrere le vicende riguardanti la Villa dal suo rinvenimento fino alle più recenti scoperte archeologiche, fornendo uno strumento aggiornato sugli studi relativi alla Villa dei Papiri.

La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca
La copertina del saggio La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca, di Francesca Longo Auricchio, Giovanni Indelli, Giuliana Leone, Gianluca Del Mastro, pubblicato da Carocci Editore (2020) nella collana Frecce (290)

Sin dal primo capitolo si può notare la connotazione storico-archeologica del volume, con riferimenti alle diverse scoperte compiute a Ercolano soprattutto a partire dal 1738 con gli scavi borbonici. Un anno particolarmente importante fu il 1750, quando si iniziò a portare alla luce la Villa dei Papiri e, con essa, un ingente numero di statue e papiri carbonizzati. Nel ripercorrere le vicende storiche riguardanti la Villa si riportano numerosi documenti dell'epoca, dalle descrizioni degli ambienti portati alla luce durante le campagne di scavo alle riflessioni espresse da chi si trovava davanti un papiro carbonizzato. Possiamo dunque percepire, anche a molti anni di distanza, l'emozione che potevano suscitare la Villa e i suoi tesori durante queste scoperte, nonché l'entusiasmo degli intellettuali del tempo che speravano di rinvenire testi latini e greci ancora sconosciuti.

Ercolano. Foto di Giulia Freni

L’aspetto più affascinante legato alla Villa dei Papiri è sicuramente il ritrovamento dei papiri carbonizzati che dovevano far parte della biblioteca dell’edificio, come si mostra nel secondo capitolo del volume. La data canonica della scoperta è il 19 ottobre 1752, ma in pochi anni riaffiorarono molti papiri e iniziarono i primi difficili tentativi di svolgimento. Il metodo più efficace risultò la macchina di Antonio Piaggio, che ha permesso di leggere molti dei rotoli che conosciamo oggi, ma è solo negli ultimi anni che sono stati fatti grandi passi avanti con la tecnica a raggi X e con la tomografia a contrasto di fase. Si pensa che questa sia la strada giusta per gli studi futuri sulla papirologia ercolanese, con l'intreccio tra diverse discipline e tecnologie che un domani potrebbe permettere di leggere anche i papiri più difficili da aprire.

Come già espresso nel primo capitolo, anche nel terzo si ribadisce l'entusiasmo della scoperta della Villa dei Papiri e, soprattutto, dei papiri carbonizzati. Come testimonianza si riportano nuovamente vari documenti storici che mostrano il forte interesse degli intellettuali del tempo, primo tra tutti Johann Joachim Winckelmann, che compì frequenti soggiorni in Campania per vedere i rotoli con i propri occhi. Partendo dalla reazione davvero positiva a queste scoperte, si ripercorre quindi la storia della pubblicazione dei testi contenuti nei papiri ercolanesi, alla quale furono preposte la Reale Accademia Ercolanese e l'Officina dei Papiri Ercolanesi.

Tra il 1793 e il 1855 furono editi gli undici volumi dell’Herculanensium Voluminum quae supersunt. Collectio Prior; dal 1862 vide la luce la Collectio Altera e dalla fine del XIX secolo comparvero anche le prime pubblicazioni per la Bibliotheca Teubneriana. Insomma, possiamo riconoscere come l'interesse dimostrato per la Villa e i suoi papiri non sia circoscritto solo al momento della loro scoperta, ma sia anche cresciuto nel corso degli anni. Tuttavia, per l’annessione dell’Officina al Museo nazionale di Napoli, iniziò una fase di decadenza e della Collectio Tertia fu edito un solo volume.

Le cose cambiarono nel 1969, quando Marcello Gigante fondò il Centro internazionale per lo studio dei papiri ercolanesi e da allora la Villa dei Papiri ha riconquistato l'interesse di un tempo, o forse anche maggiore: questo è evidente non solo dalle nuove edizioni critiche pubblicate, ma anche dalle varie campagne di scavo e dai contributi offerti dalle più recenti tecnologie. In questo senso, si pone ancora una volta l'accento sull'interdisciplinarietà e la volontà di sfruttare gli apporti degli studiosi di vari ambiti, sicuramente un elemento importante da considerare per dedicarsi alla ricerca in modo completo e all'avanguardia.

Papiro di Ercolano carbonizzato. Foto di Paz estrada, CC BY-SA 4.0

Oltre alle questioni legate allo svolgimento dei rotoli, due aspetti che hanno suscitato molto interesse sono anche il loro aspetto esteriore e il loro contenuto, ai quali sono dedicati rispettivamente il quarto e il quinto capitolo del libro. Da un lato si illustrano dunque le caratteristiche formali dei papiri ercolanesi, con osservazioni circa le loro dimensioni e la disposizione del testo; dall'altro si ripercorrono gli autori di cui sono state identificate le opere, per lo più testi riconducibili alla filosofia epicurea, che sarebbero giunti a Ercolano grazie a Filodemo di Gadara (non mancano, comunque, tra i papiri ercolanesi anche opere stoiche, epiche, storiche, nonché un gran numero di scritti non ancora attribuiti).

Questi due capitoli del volume, trattando dell'aspetto esteriore e del contenuto dei rotoli, possono essere considerati complementari, dal momento che racchiudono due elementi imprescindibili per lo studio dei papiri di Ercolano, e in generale di qualunque testo antico: paleografia e filologia, due aspetti che si intrecciano a vicenda, permettendoci di conoscere e apprezzare in modo critico i testi che dall'antichità hanno attraversato molti secoli giungendo fino a noi.

letteratura greca
Immagine di Giacomo Castrucci dal libro: Tesoro letterario di Ercolano, ossia, la reale officina dei papiri ercolanesi, Stamperia e cartiere del Fibreno, Napoli, 1858, p. 27, in pubblico dominio

Il capitolo successivo tratta di uno degli aspetti più controversi della Villa dei Papiri, l’identità del suo proprietario: si passano dunque in rassegna varie teorie a riguardo, anche se oggi si tende a ricollegare la Villa dei Papiri a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino oppure a suo figlio Lucio Calpurnio Pisone Cesonino Pontefice. Infine, il volume si conclude con un capitolo interamente dedicato alle nuove prospettive per lo studio dei testi ercolanesi, rivolgendo nuovamente l'attenzione alla collaborazione tra diversi campi del sapere per lo svolgimento e la lettura dei rotoli e ricordando le principali banche dati realizzate negli ultimi anni.

Dopo aver ripercorso il contenuto dei vari capitoli che compongono il volume La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca, si possono trarre alcune riflessioni conclusive. Come si è cercato di mettere in luce, si tratta di un libro completo e accurato, con numerosi riferimenti bibliografici che permettono ai più e ai meno esperti di comprendere la storia archeologica della Villa dei Papiri. Gli autori hanno pertanto seguito un percorso che parte dagli scavi borbonici ed arriva alle scoperte più recenti o, per meglio dire, è addirittura proiettato nel futuro, come emerge più volte. Se tuttavia da un lato si guarda agli sviluppi futuri della papirologia ercolanese, dall'altro i documenti storici citati nei vari capitoli rappresentano le radici dalle quali far progredire la ricerca sulla Villa dei Papiri. Passato e futuro vengono quindi a intersecarsi, avendo in comune l'interesse della comunità scientifica nei confronti della Villa e dei suoi segreti. E tutto quello che possiamo sperare è che in futuro si prosegua su questa linea, con la passione e l’entusiasmo espresso da Marcello Gigante e dai suoi allievi.


il libro della creazione Sarah Blau

L'esoterismo erotico de Il libro della creazione di Sarah Blau

La prosa di Sarah Blau è fisica, corporea, quasi anatomica fino a diventare organica. L'autrice israeliana calibra in maniera precisa e lucida, forse azzardata per alcuni suoi connazionali, una miscela alchemica dai risvolti femministi, indagatori dell'estremismo eterodosso e soprattutto grotteschi fino ad accarezzare significati esoterici.

Oltre tutto ciò la Blau sa infondere un profondo disagio nel lettore, scolpendo così un tutto tondo dei suoi personaggi che affogano in continui stati ansiogeni, a partire dalla protagonista che è vincolata alle sacre scritture della Bibbia. La Blau fa brancolare il suo personaggio principale in una vacua malinconia o in una ricerca, grottesca, di erotismo che serve a scardinare il rigido sistema patriarcale israeliano. L'autrice de Il libro della creazione intende cogliere istanze sociali del suo paese d'origine per dare al ruolo della donna un nuovo significato e per ridisegnare la mitologia ebraica e il folclore cananeo nei tempi moderni.

Sarah Blau
Sarah Blau. Foto: www.stephan-roehl.de di Heinrich-Böll-Stiftung, CC BY-SA 2.0

L'esoterismo cabalistico prende piede attraverso la creazione del golem, il costrutto argilloso che per antonomasia simboleggia il popolo ebraico, ma in questa veste inedita il golem è più un compagno di letto che il reliquiario dei nomi di Dio.  Il golem è un fragile feticcio sessuale che ottenebra le carni della protagonista, la spinge a riflettere sul suo essere donna e sulle debolezze dei dogmi religiosi e folclorici. Un sesso malato, eretico, sfacciato e ultra-carnale, così la Blau genera un erotismo esoterico che affronta ogni particella del mondo ebraico, demolendo l'interiorità della protagonista (per darle poi una nuova vita) e ogni assolutismo vigente.

 

Sarah Blau allora scrive un fantasy atipico e anticonformista nel quale l'elemento magico serve a dissacrare, a rendere affascinante e "più vera" la contemporaneità, con la lente d'ingrandimento del fantastico.

La copertina del romanzo Il libro della creazione di Sarah Blau, tradotto da Elena Loewenthal e pubblicato da Carbonio Editore nella collana Cielo stellato

 

Siete pronti per una grande festa della lettura?
Da GIOVEDÌ 22 ottobre 2020 a DOMENICA 25 vi aspettiamo ONLINE su #BookPrideLink 2020!
Visitate il nostro stand virtuale e soprattutto... PRENOTATEVI per partecipare alle nostre presentazioni di questa domenica (distanziamento garantito, in attesa di poter tornare a incontrarci e dialogare fisicamente!)
Lo scrittore Marco Malvaldi dialoga con Renato de Rosa, autore di OSVALDO, L'ALGORITMO DI DIO
ore 18.00 - sulla piattaforma Book Pride Link
La libraia e lit-blogger Mariana Marenghi dialoga con Sarah Blau, autrice de IL LIBRO DELLA CREAZIONE
ore 11.30 introduzione sui canali Facebook e YouTube del Covo della Ladra - Ladra di Libri
ore 19.00 - sulla piattaforma Book Pride Link
Che cos'è Book Pride Link?
"Un tentativo di ripristinare, dopo il confinamento degli scorsi mesi, legami non solo virtuali per creare nuovi nodi che mantengano viva e fertile la connessione tra librerie indipendenti, editori indipendenti e lettori, costruita negli anni attraverso le cinque edizioni della fiera."
Noi ci siamo, e siamo pronti!
Voi ci sarete?

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Da Caravaggio a Pasolini…senza passare dal via

Mart: da Caravaggio a Pasolini… senza passare dal via

Da Caravaggio a Pasolini…senza passare dal via - Classicult  Caravaggio Pasolini

È stata inaugurata al Mart di Rovereto la mostra che raffronta il “Seppellimento di Santa Lucia” del Merisi ad opere di Alberto Burri, Cagnaccio di San Pietro e Pier Paolo Pasolini.

Sicuramente l’abbattimento delle barriere tra le differenti modalità espressive è stato uno degli argomenti a sostegno dell’esposizioneCaravaggio. Il contemporaneo” ideata da Vittorio Sgarbi, presidente del Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

È così che in questo percorso di visita, non scevro da polemiche per il prestito dell’opera caravaggesca custodita all’Ortigia, si trovano raffrontati un maestro della storia dell’arte figurativa ed uno dei più importanti intellettuali del XX secolo. In realtà l’interesse di Pasolini per la pittura ha radici profonde, ma il collegamento tra le due grandi figure, nella mostra del Mart, passa prima per altri due soggetti: Alberto Burri e Cagnaccio di San Pietro.

Tutto ha inizio dall’assunto che l’arte possa essere contemporanea, indipendentemente dalla sua datazione, se un’opera, in un certo qual senso, continua a vivere.

Così il percorso espositivo trentino, visitabile fino al 14 febbraio 2021, si apre con il “Seppellimento di Santa Lucia”, di norma conservato nella chiesa siracusana di Santa Lucia alla Badia. La tela è occupata per due terzi dallo sfondo delle catacombe dove la patrona della città sicula sta per essere inumata. Un’assenza di forma che si rapporta alle concezioni del grande maestro dell’informale: Alberto Burri. Il “Ferro” della Galleria Nazionale, una “Plastica” da collezione privata e tre opere del Mart (“Rosso e nero”, “Sacco”, “Sacco combustione”) testimoniano quanto sopra riportato.

Caravaggio Pasolini

Da Caravaggio a Pasolini…senza passare dal via - Classicult
Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. "Seppellimento di Santa Lucia, 1608, chiesa di Santa Lucia alla Badia.

jjjjjjj

Il capolavoro caravaggesco tornerà in Sicilia in tempo per la ricorrenza del 13 Dicembre, venendo sostituito da una copia espressamente commissionata ad un laboratorio spagnolo specializzato proprio dal Mart.

Ma le somiglianze tra due autori così distanti cronologicamente tra loro non finiscono qui. Il dipinto del 1608 ha subito dei danni nella porzione inferiore, dove il colore si dirada lasciando campo alla superficie originaria. Richiamo, secondo gli organizzatori dell'esposizione, ai “sacchi” del celebre pittore umbro.

Caravaggio il contemporaneo

Da Caravaggio a Pasolini…senza passare dal via - Classicult
Alberto Burri, "Sacco combustione, 1952-1958, collezione privata.

ggggggg

Inoltre Burri e Caravaggio erano entrambi intimamente legati alla terra sicula: il primo la omaggia con una famosissima opera di land art, il “Cretto di Gibellina”, il secondo vi si rifugia dopo essere fuggito da Malta.

Prima di arrivare a Pier Paolo Pasolini il percorso espositivo si sofferma su Cagnaccio di San Pietro, maestro del realismo ancora poco valorizzato.

I naufraghi” riportano prepotentemente in primo piano il tema del corpo morto che giace ai piedi degli astanti, facendo viaggiare le menti dei visitatori verso le contemporanee tragedie del mare.

Caravaggio Pasolini

Caravaggio Pasolini
Cagnaccio di San Pietro, "I naufraghi, 1934, Mart, Collezione VAF-Stiftung.

Caravaggio Pasolini

Dal realismo pittorico al neo realismo il passo è breve: è così che entra in scena Pier Paolo Pasolini.

Nato a Bologna e trasferitosi anch’egli a Roma, non prima di essere stato allievo di Roberto Longhi, a cui si deve proprio la “riscoperta” di Caravaggio, Pasolini rappresenta letterariamente i “ragazzi di vita” che Caravaggio ritraeva. Il “Bacco” degli Uffizi, il “Ragazzo morso da un ramarro” (uno dei quali di proprietà di Longhi stesso), l’”Amor vincit omnia”.

La tragica fine dell’intellettuale, testimoniata in mostra da alcuni scatti tratti dai fascicoli del processo, il fango del luogo del suo ritrovamento si uniscono concettualmente alla raffigurazione della Santa Lucia caravaggesca.

Vita, scandali, censure, morti violente: in realtà la consonanza delle due esistenze era già stata affermata in passato da critici quali Cesare Garboli, Federico Zeri e la scrittrice Gabriella Sica.

A completare il percorso campeggiano cinque indimenticabili ritratti fotografici di Pasolini, realizzati da Dino Pedriali. Vennero resi pubblici solo 35 anni dopo la sua scomparsa.

Al Mart il legame tra antico e contemporaneo verrà esplicitato anche da altri raffronti, in un ciclo espositivo che si concluderà nel 2022: Raffaello e Picasso, Canova e Mapplethorpe.

Attualmente i cinquemila metri quadri dell’istituzione non sono dedicati solo alla mostra sopra descritta: a completare il calendario espositivo del Museo ci sono altre esposizioni interessanti, oltre alla collezione permanente. Tra queste merita un accenno “Carlo Benvenuto. L’originale”, dedicata ad uno dei più interessanti artisti contemporanei, in dialogo con de Chirico, Morandi e Guttuso.

photo credits: Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

 


Paolo Scardanelli

Intervista a Paolo Scardanelli, l'ambizioso esordio per Carbonio Editore

ClassiCult ha il piacere di ospitare l'intervista con Paolo Scardanelli, autore de  L'accordo. Era l'estate del 1979 edito dalla più che eccellente Carbonio Editore. Come già espresso nella precedente recensione al volume, il romanzo scardina le opinioni del lettore grazie a una summa narrativa metafisica e anticonformista. Il libro è il ritratto lucido e allucinato di un'Italia che si tende a dimenticare, il racconto struggente e malinconico di un'amicizia che si inerpica sulle pendici quasi mitiche dell'Etna. Il mondo di Scardanelli vacilla su orbite dimenticate, quasi sprofondando nel non-tempo.

Copertina del romanzo di Paolo Scardanelli, L'accordo. Era l'estate del 1979. Carbonio Editore

 

Perché gli anni '70, perché una storia d'amicizia nell'Italia di quegli anni?

Perché in quegli anni affondano le radici di una crescita personale e collettiva a un tempo; sono anni di profonda introspezione ai quali dobbiamo più di ciò che crediamo: il mondo come noi lo vediamo oggi è in qualche misura figlio di quel sentire e di quel guardare alle cose, alla vita, alle persone. L’amicizia, in quegli anni in cui il personale ha provato a diventare collettivo, ha legato i due personaggi, Paolo e Andrea, accomunandoli in un sentire differente ma analogo; insieme essi ricercano, ciascuno per la propria via, il senso profondo delle cose e dei fatti che esso mondo sembra nascondere agli occhi dei più. La storia della loro amicizia è paradigmatica di come debba essere una vera amicizia: scevra da interessi personali e di desiderio, fondata su una elevazione di spiriti e sulla condivisione di pensieri, dubbi e dolori, anche i più atroci e profondi.

  Quanti e quali sedimenti autobiografici si susseguono all'interno del romanzo? Possiamo parlare di una geologia ontologica in continuo dialogo con l'autore?

La stratificazione delle memorie individuali e collettive porta a un tessuto profondamente connotato da materia, pensieri e opere; se potessimo tagliare verticalmente la roccia che nasconde e serba la memoria vedremmo i grumi di coscienza dei personaggi come dei fossili che racchiudono in sé il senso stesso del loro andare per il mondo. In qualche misura questa stratificazione ne costituisce la struttura personale ed esistenziale; essa dialoga con l’autore attraverso la magia della memoria e nel flusso dei pensieri e delle parole trova un senso.

Il romanzo è proteiforme, si sviluppa e si snoda in diverse direzioni. Ho apprezzato soprattutto i riferimenti culturali, musicali e filosofici. Si dovrebbe, almeno in parte in questa sede, riassumere le principali influenze e contaminazioni.

 Le principali influenze letterarie sono senz’altro Proust, relativamente alla struttura; riguardo lo stile Carlo Emilio Gadda, transitando per Manzoni e Céline. Riguardo le contaminazioni vanno ricordati in ordine sparso i film del primo Wenders e la poderosa trilogia di Edgar Reitz Heimat, la dolorosa consapevolezza di Lars von Trier così come l’eretismo di Carmelo Bene e del Milan di Arrigo Sacchi, il lucido dolore di Francis Bacon e Caravaggio; in musica: Jeff Buckley, Mahler e Beethoven, Wire e Talking Heads, Brian Eno, Isaac Hayes e Beth Orton.

Per le altre rimandiamo alla curiosità del lettore.


Al Free Wor(l)d Festival il premio Fondazione Loreti Onlus

 Si è conclusa ieri sera, domenica 18 ottobre, la seconda edizione del Festival Free Wor(l)d per la Libertà di Espressione che a Spoleto si è tenuta in presenza e con dirette Facebook dal 15 al 18 ottobre 2020. Nonostante le incertezze causate dall’attuale situazione sanitaria da Covid-19, il Free Wor(l)d Festival con l’obiettivo di rimettere al centro le persone con la cultura e l’informazione ha dato vita ad un ricco programma il cui filo conduttore era la disinformazione, il labile confine tra vero e falso.

seconda free festival
Il premio al Festival

Per questo, dopo la messa in scena dello spettacolo teatralela Fondazione Loreti Onlus nella persona della neo presidente Olga Urbani ha premiato il Festival con motivazione “per l’alto valore culturale e di promozione della collettività”, una targa è andata anche allo spettacolo teatrale Aletheia e alla regista Fabiana Viviani.

seconda free festival
i ringraziamenti dopo spettacolo Aletheia Teatro Nuovo durante l'ultima giornata della seconda edizione del Free Wor(l)d Festival

Gli intenti della manifestazione, già ben compresi dall’amministrazione comunale che aveva inviato il suo apprezzamento a più riprese durante i convegni – “Festival manifestazione di altissimo livello” aveva detto il sindaco Umberto De Augustinis portando il suo saluto sabato mattina - ha trovato riscontro anche nel pubblico che ha partecipato e si è lasciato coinvolgere negli eventi organizzati.

Immagini dal talk "cosa è vero e cosa realmente è falso"

Si è iniziato giovedì 15 ottobre con la presentazione del libro La lingua disonesta del Prof. Edoardo Lombardi Vallauri su tecniche di manipolazione e persuasione nella politica e nella pubblicità, si è proseguito sabato 17 ottobre con il convegno dedicato ai diritti umani in pratica (bruciante l’intervento del sociologo Marco Omizzolo sulle agromafie e il caporalato) e le mini conferenze della mattina su consapevolezza ed etica dell’informazione (con, in presenza l’avvocato Laura Guercio, la sociolinguista Vera Gheno, l’attore Mirko Frezza e in collegamento la vicesegretaria nazionale di Cittadinanzattiva Anna Lisa Mandorino e le giornaliste Rosy Battaglia e Sara Magro), fino a domenica 18 ottobre con l’omaggio ad Andrea Camilleri e al suo impegno sociale per la verità e la parola con il regista e drammaturgo Lorenzo Salveti e a cura del presidio “Angela Fiume” di Libera Spoleto.

l'omaggio ad Andrea Camilleri

Emozionanti anche gli intermezzi: musicale (con il Trio Francioli, Marino, Scarabottini), fotografico (con la mostra di Emanuela Duranti, aperta in via del Mercato ancora fino al 25 ottobre p.v. con un incontro dibattito previsto sabato prossimo alle ore 16.30 sulla storia della fotografia), artistico (con una mostra d’arte di Maura Coltorti nel foyer del Teatro Nuovo, anteprima dello spettacolo), cinematografico (con la proiezione del film La verità negata), didattico e formativo (prima con i webinar sul tema della disinformazione a cui hanno partecipato ben 24 classi tra biennio e triennio del polo liceale di Spoleto e poi con la premiazione del Concorso Letterario Scientifico “Bernardino Ragni”).

L’attuale situazione d’emergenza ha costretto il Free Wor(l)d Festival a rinviare invece l’incontro spettacolo sulla consapevolezza e l’interpretazione dei mass media a cura di Lorella Zanardo e Cesare Cantù che da Milano per senso di responsabilità hanno preferito non rischiare.

immagini dal convegno sui diritti umani in pratica
immagini dal convegno sui diritti umani in pratica

Il Festival ideato da Valentina Tatti Tonni quest’anno è stato portato avanti con dedizione e passione da parte delle associazioni culturali e di promozione sociale del territorio BeHuman, Cantiere Oberdan, CittadinanzAttiva, Donne contro la Guerra e Centro Anti Violenza “Crisalide”, Il Contrappunto, Libera Spoleto, la Sala Frau e la libreria Ubik.

la mostra fotografica di Emanuela Duranti

Si ringraziano per il sostegno la Fondazione Francesca, Valentina e Luigi Antonini, della Fondazione Loreti Onlus e dello Studio Dentistico della dott.ssa Cristina Santi di Campello sul Clitunno; per la collaborazione la sezione umbra di Amnesty International; Spoleat per il partenariato; About Umbria, Classicult, Terni in Rete e Umbria24 per la media partnership; per il patrocinio la Provincia di Perugia, il Comune di Spoleto, l’IIS Sansi Leonardi Volta, Articolo21, l’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali e Ossigeno per l’Informazione.

seconda free festival
la premiazione Free Wor(l)d Festival con Olga Urbani della Fondazione Loreti Onlus

Spoleto, 19 ottobre 2020

 

 


La magia antica tra συμπάθειαι e ἀντιπάθειαι

Nell’antichità si credeva che in natura fossero nascoste delle συμπάθειαι e delle ἀντιπάθειαι stimolate da connessioni con diverse entità. Il concetto di συμπάθεια poteva riferirsi sia alla relazione tra le parti del corpo umano, come nel Corpus Hippocraticum, sia al legame di affinità tra le cose presenti nell’universo. In questo secondo caso si tratta della “simpatia cosmica”, nozione centrale nella filosofia stoica, per la quale il cosmo era un essere perfetto le cui parti dipendono le une dalle altre, oltre che dal cosmo stesso. Questa teoria sarebbe stata elaborata da Posidonio di Apamea, filosofo stoico del I secolo a.C., anche se già nella prima fase dello stoicismo vi sono riflessioni analoghe in uno dei frammenti di Crisippo di Soli riportati da Diogene Laerzio in Vite dei filosofi, VII, 140:

ἐν δὲ τῷ κόσμῳ μηδὲν εἶναι κενόν, ἀλλ’ ἡνῶσθαι αὐτόν· τοῦτο γὰρ ἀναγκάζειν τὴν τῶν οὐρανίων πρὸς τὰ ἐπίγεια σύμπνοιαν καὶ συντονίαν (“Nel cosmo non c’è niente di vuoto, ma il vuoto è unitario; infatti questo risulta necessariamente dall’unione e dalla tensione delle cose celesti verso quelle terrene.”)

Per Crisippo dunque l’universo non era qualcosa di vuoto, anzi lo stesso vuoto si caratterizza come unitario perché risulta necessariamente dall’unione e dalla tensione delle cose celesti verso quelle terrene. La dottrina stoica influenzò profondamente la scuola neoplatonica, secondo la quale la συμπάθεια era la forza unificatrice del cosmo ed era paragonata a una corda tesa la cui vibrazione nella parte bassa è percepita anche in alto, con una metafora che spiega l’armonia tra elementi simili e opposti nell’universo, come si legge nelle Enneadi di Plotino (in particolare al capitolo IV, 41). Sempre in quest’opera, si cerca di spiegare il senso della magia facendo per l’appunto riferimento all’affinità tra gli elementi presenti in natura:

Τὰς δὲ γοητείας πῶς; Ἢ τῇ συμπαθείᾳ, καὶ τῷ πεφυκέναι συμφωνίαν εἶναι ὁμοίων καὶ ἐναντίωσιν ἀνομοίων, καὶ τῇ τῶν δυνάμεων τῶν πολλῶν ποικιλίᾳ εἰς ἓν ζῷον συντελούντων. Καὶ γὰρ μηδενὸς μηχανωμένου ἄλλου πολλὰ ἕλκεται καὶ γοητεύεται· καὶ ἡ ἀληθινὴ μαγεία ἡ ἐν τῷ παντὶ φιλία καὶ τὸ νεῖκος αὖ. Καὶ ὁ γόης ὁ πρῶτος καὶ φαρμακεὺς οὗτός ἐστιν, ὃν κατανοήσαντες ἄνθρωποι ἐπ’ ἀλλήλοις χρῶνται αὐτοῦ τοῖς φαρμάκοις καὶ τοῖς γοητεύμασι.

(Plotino, Enneadi, IV, 4, 40: “E la magia come si può spiegare? Con la simpatia, con l’armonia naturale delle cose simili e la contrapposizione tra quelle non simili, e con la varietà di tutte le forze che contribuiscono all’unico essere vivente. E infatti molte cose attirano e ingannano senza nessun altro artificio; e la vera magia è inoltre il rapporto di amicizia e di odio in ogni cosa. E il primo mago ed esperto di filtri è questo, quello di cui gli uomini, conoscendolo bene, si servono per medicamenti e incantesimi a proprio vantaggio.”)

Testa di Plotino, III secolo, dalla domus del filosofo ad Ostia Antica, oggi al Museo Ostiense. Foto di Francesco Bini, CC BY 3.0

Per Plotino la magia[1] si spiegherebbe dunque attraverso la simpatia, l’armonia naturale delle cose simili e la contrapposizione tra quelle non simili, nonché con la varietà di tutte le forze che contribuiscono all’unico essere vivente, l’Uno. Pertanto si può definire “mago” ed esperto di filtri una persona di cui gli uomini si servono, a proprio vantaggio, per medicamenti e incantesimi. Non bisogna però intendere queste pratiche come primitive né come dei rimedi popolari, al contrario di quello che sostiene James G. Frazer ne Il ramo d’oro parlando di magia simpatica.[2]

La magia naturale, che sfrutta dunque i diversi elementi naturali per le loro proprietà nascoste, può essere infatti inclusa nella cosiddetta learned magic, come ha mostrato Matthew W. Dickie. Della learned magic, in particolare, facevano parte filosofi-maghi istruiti quali Anassilao di Larissa, Publio Nigidio Figulo e Publio Vatinio.[3] Costoro sarebbero stati associati a scuole filosofiche come quella pitagorica, grazie ai cui insegnamenti avrebbero realizzato delle vere e proprie opere di magia naturale, spesso attribuite erroneamente a Democrito.[4] Questi scritti non sono stati tramandati, ma alcune delle pratiche che dovevano trattare sono riportate da Plinio il Vecchio nella Naturalis historia: Democrito avrebbe insegnato ad estirpare gli arbusti cospargendo le radici con fiore di lupino, dopo averlo fatto macerare nella cicuta per una giornata (Silvae extirpandae rationem Democritus prodidit, lupini flore in suco cicutae uno die macerato sparsisque radicibus)[5]; secondo i Magi[6] per avere una vista migliore sarebbe stato necessario bruciare un osso di seppia con pelli di vipera e rane, versando poi della cenere sulle bevande (Eundem comburi cum viperinis pellibus ranisque et cinerem aspergi potionibus iubent Magi, claritatem visus promittentes).[7] Queste indicazioni erano rivolte anche alle persone comuni, che non avevano avuto la possibilità di apprendere la filosofia naturale frequentando una certa scuola, per cui tendevano a interpretare tutto ciò come eventi soprannaturali e non come il frutto di numerosi studi.[8]

Una copia della Naturalis Historia (metà del XII secolo) dal Museo di Cluny. Foto di PHGCOM, in pubblico dominio

 

Rimedi naturali analoghi sono testimoniati anche in altre opere che, come la Naturalis historia, mettono in luce le proprietà di animali, pietre e piante e il loro impiego sia come medicamenti che come amuleti, sfruttando le loro συμπάθειαι e ἀντιπάθειαι. Per citarne alcune, si pensi ai Cesti[9] di Sesto Giulio Africano[10], un’opera miscellanea nella quale si danno indicazioni riguardanti la scienza naturale, l’agricoltura, l’arte militare e l’alchimia; vi sono poi i Geoponica[11] di Cassiano Basso[12], rivolti prettamente all’ambito agricolo e contenenti elementi di magia naturale, soprattutto in relazione a fenomeni astronomici e meteorologici; non meno importanti sono le Cyranides[13], che risultano allo stesso tempo un bestiario, un erbario e un lapidario, dal momento che mostrano le caratteristiche, le proprietà e gli impieghi di animali, piante e minerali. Per l’impiego delle specie vegetali per le loro συμπάθειαι e ἀντιπάθειαι si ricorda poi l’anonimo Carmen de viribus herbarum, che unisce l’elemento magico a quello medico illustrando nei suoi 216 esametri numerosi esempi di magia naturale.[14]

Da queste opere risulta come nel mondo antico fosse forte l’interesse per le proprietà di piante, pietre e animali, e in generale per i fenomeni naturali, meteorologici, astrologici. Spesso, per parlare delle συμπάθειαι e ἀντιπάθειαι nascoste in natura abbiamo utilizzato l’espressione di “magia naturale”, ma bisogna chiarire che questa categoria è stata in realtà elaborata nel corso del Medioevo. La magia allora era vista con riguardo per via della preminenza della Chiesa, tanto che le pratiche magiche furono condannate perché ritenute un collegamento con esseri demoniaci. Dal XIII secolo le cose inizieranno a cambiare grazie a personalità come Alberto Magno e Ruggero Bacone, che si opposero fortemente alle tendenze cattoliche e contribuirono alla rivalutazione della magia, nonché alla ricoperta di opere magiche antiche fino ad allora quasi sconosciute: si pensi al Libro dei segreti della creazione di Balinas, al De radiis di al-Kindi, al De imaginibus di Thabit ibn Qurra oppure al Picatrix di al-Mahriti. Tutto questo si evolverà, con l’Umanesimo e il Rinascimento, con l’esplosione di una vera e propria letteratura magica come mostrano Marsilio Ficino, Pico della Mirandola e altri letterati del tempo che elaborarono una serie di teorie sul magico e sulle sue diverse forme.[15]

In particolare, un’interessante definizione di magia naturale si trova nel terzo dialogo dello Spaccio de la bestia trionfante[16] del filosofo Giordano Bruno. Sofia, rappresentante la Sapienza, si trova a discutere con Saulino, uno degli interlocutori, sulla religione dell’antico Egitto, sostenendo l’esistenza di una semplice divinità che si trova in tutte le cose, una feconda natura, madre conservatrice de l’universo, secondo che diversamente si comunica, riluce in diversi soggetti, e prende diversi nomi (Giordano Bruno, Spaccio, dialogo III, parte II, p. 781). Con questo Sofia vuole mostrare che il divino si esprime in modi innumerevoli, per cui non si può dire che i Greci veneravano Giove come un dio[17] né che gli Egizi facevano lo stesso nei confronti di coccodrilli e galli, ma che costoro adoravano la divinità come se le sue caratteristiche fossero presenti in questi esseri. Per poter comprendere ciò secondo Sofia sono tuttavia necessari una sapienza, un giudizio e un’arte che prendono il nome di magia, la quale sarebbe tripartita in divina, naturale e matematica sulla base degli ambiti a cui si rivolge:

questa, per quanto versa in principii sopra naturali, è divina; e quanto che versa circa la contemplazion della natura e perscrutazion di suoi secreti, è naturale: ed è detta mezzana e matematica in quanto che consiste circa le raggioni ed atti de l'anima che è nell'orizonte del corporale e spirituale, spirituale ed intellettuale. (Giordano Bruno, Spaccio, dialogo III, parte II, p. 782)

magia antica
Statua di Sophia (Sapienza), Efeso. Foto di Traroth, CC BY-SA 3.0

Per quanto riguarda la definizione di magia naturale, si rappresenta quindi un’immagine dell’uomo intento a indagare il mondo che lo circonda e le leggi che regolano questo mondo, con lo scopo di attuare una trasformazione del reale. Tutto questo è perfettamente coerente non solo con la temperie del XIII e XIV secolo, quando inizia a diffondersi l’idea della centralità dell’uomo nell’universo, ma è anche coerente anche con le credenze magiche che circolavano nell’antichità. L’essere umano si trova dunque ad essere homo faber fortunae suae e riesce a realizzare pienamente se stesso attraverso un’indagine sulla natura, scoprendo così le sue συμπάθειαι e ἀντιπάθειαι.

magia antica
Frontespizio della traduzione inglese della Magia naturalis di Giambattista della Porta, T. Young e S. Speed, Londra (1658) - Immagine dalla statunitense Library of Congress Prints and Photographs division, digital ID cph.3c10356, in pubblico dominio

[1] Si noti come Plotino parli di magia adoperando il termine γοητεία: nel mondo antico si tendeva infatti a contrapporre la γοητεία e la φαρμάκεια rispetto alla μαγεία. In particolare, la γοητεία e la φαρμάκεια erano considerate negative e indicavano l’una rituali necromantici, l’altra la preparazione di veleni; la μαγεία era invece un’invocazione di demoni benefici, come nel caso delle pratiche svolte da Apollonio di Tiana. Cfr. Braccini 2019, pp. 121-122; Suda γ 365.

[2] Frazer interpretava infatti la magia come una forma primitiva di conoscenza, alla quale sarebbe seguita la religione ed infine la scienza. In particolare, intendeva la magia come “magia simpatica”, distinguendola in “omeopatica” e “contagiosa” sulla base di due principi: quello di similarità, secondo il quale il simile genera il simile, come la pratica di trafiggere una bambola voodoo per danneggiare la persona in essa rappresentata; quello di contatto, per cui le cose che hanno subito un contatto continueranno a interagire pur essendo distanti, come un uomo con le parti del corpo che possono separarsi da lui quali capelli, unghie e denti, nonché con gli oggetti personali o le proprie impronte. Cfr. Frazer 1906-19153, III, 1.

[3] Su questi personaggi si veda M. Wellmann, s.v. Anaxilaos, 5, in RE Pauly-Wissowa, Band I.2, Stuttgart 1894, p. 208; A. Hudson-Williams, A. Spawforth, s.v. Nigidius Figulus, Publius, in The Oxford Classical Dictionary, vol. II, Oxford 20124, p. 1016; G.E. Farquhar Chilver, E. Badian, s.v. Vatinius, Publius, in The Oxford Classical Dictionary, vol. II, Oxford 20124, p. 1537.

[4] All’origine di questa tradizione vi è Bolo di Mende, che sarebbe vissuto nel II secolo a.C. e che avrebbe composto i Cheiromecta, opera spesso attribuita a Democrito nella quale si riportano le proprietà e gli impieghi magici di piante, pietre e animali. Cfr. Dickie 1999, p. 177.

[5] Plinio, HN, XVIII, 8: “Democrito insegnò come tagliare i boschi, dopo aver sparso le radici con un fiore di lupino macerato nel succo della cicuta per un giorno.”.

[6] Anche i Magi erano associati alla learned magic, con particolare riferimento alle pratiche di magia orientale.

[7] Plinio, HN, XXXII, 24: “I Magi esortano a bruciare lo stesso osso di seppia con pelli di vipere e di rane e di cospargere della cenere sulle bevande, promettendo una vista chiara.”.

[8] Dickie 1999, pp. 163-193; Gordon 1999, pp. 232-239.

[9] Si faccia riferimento alle seguenti edizioni: J.R. Vieillefond (a cura di), Les "Cestes" de Julius Africanus, Firenze 1970; M. Wallraff, C. Scardino, L. Mecella, C. J. Guignard (a cura di), W. Adler (traduzione), Cesti. The Extant Fragments, Berlin 2012.

[10] Sesto Giulio Africano, filosofo cristiano di Aelia Capitolina, è ricordato oltre che per i Κέστοι anche per le Χρονογραφίαι, un’opera in cinque libri nella quale si narra dalla Creazione al 221 d.C.; scrisse anche una lettera a Origene sull’autenticità della storia di Susanna, riportata nel Libro di Daniele. Cfr. J.F. Matthews, s.v. Iulius Africanus, Sextus, in The Oxford Classical Dictionary, vol. I, Oxford 20124, p. 755.

[11] Per un’edizione dei Geoponica, cfr. H. Beckh (a cura di), Geoponica, Stuttgart-Leipzig 1895; per una traduzione italiana recente, cfr. E. Lelli (a cura di), L'agricoltura antica. I «Geoponica» di Cassiano Basso, 2 voll., Soveria Mannelli 2010.

[12] Cassiano Basso sarebbe da collocare non oltre il VI secolo d.C. e sarebbe originario di Maratonimo, città tra Bitinia e Siria. Cfr. Lelli 2010, pp. VI-LXXXV.

[13] Si faccia riferimento a D. Kaimakis (a cura di), Die Kyraniden, Meisenheim am Glan 1976.

[14] Si veda l’edizione di Heitsch: E. Heitsch (a cura di), Überlieferungsgeschichtliche Untersuchungen zu Andromachos, Markellos von Side und zum Carmen de viribus herbarum, Göttingen 1963.

[15] Per alcune opere di magia naturale risalenti all’Umanesimo e al Rinascimento si tengano presenti El libro dell’amore di Marsilio Ficino, il De hominis dignitate e le Disputationes adversus astrologiam divinatricem di Pico della Mirandola, il De incantationibus di Pietro Pomponazzi, il De occulta philosophia di Agrippa di Nettesheim e, infine, la Magia naturalis di Giambattista Della Porta.

[16] Dialogo pubblicato a Londra nel 1584 nel quale i tre interlocutori Sofia, Saulino e Mercurio discutono sulla necessità di una riforma di Giove per spacciare dal cielo gli antichi vizi, identificati con delle bestie, e restaurare i veri valori. L’opera è dedicata al cavaliere Philip Sidney, nobile inglese del XVI secolo e autore di Astrophil e Stella, una raccolta di sonetti su modello di Francesco Petrarca. Per questo e altri dialoghi di Giordano Bruno, cfr. G. Aquilecchia (a cura di), Giordano Bruno, Dialoghi italiani, Firenze 1985.3

[17] Nello Spaccio de la bestia trionfante Giove viene ritenuto la massima divinità del mondo greco, nonostante questa sia in realtà Zeus.

Bibliografia

Adler 1928-1938 = A. Adler (a cura di), Suidae lexicon, 5 voll., Leipzig 1928-1938.

Aquilecchia 1985 = G. Aquilecchia (a cura di), Giordano Bruno, Dialoghi italiani, Firenze 1985.3

Bain 1996 = D. Bain, Some Textual and Lexical Notes on Cyranides “Books Five and Six”, in Classica et Mediaevalia, vol. XLVII, 1996, pp. 151-167.

Balbiani 2001 = L. Balbiani, La Magia Naturalis Di Giovan Battista Della Porta: Lingua, Cultura E Scienza in Europa All'Inizio Dell'Eta Moderna, Bern 2001.

Beckh 1895 = H. Beckh (a cura di), Geoponica, Stuttgart-Leipzig 1895.

Braccini 2019 = T. Braccini, Bisanzio prima di Bisanzio. Miti e fondazioni della nuova Roma, Roma 2019.

Dickie 1999 = M.W. Dickie, The learned magician and the collection and transmission of magical lore, in D.R. Jordan, H. Montgomery, E. Thomassen (a cura di), The World of Ancient Magic. Papers from the first International Samson Eitrem Seminar at the Norwegian Institute at Athens 4-8 May 1997, Bergen 1999, pp. 163-193.

Garin 1946-1952 = E. Garin (a cura di), G. Pico della Mirandola, Disputationes adversus astrologiam divinatricem, 2 voll., Firenze 1946-1952.

Garin 1994 = E. Garin (a cura di), G. Pico della Mirandola, Oratio De hominis dignitate, Pordenone 1994.

Gordon 1999 = R. Gordon, Imagining greek and roman magic, in V. Flint, R. Gordon, G. Luck, D. Ogden (a cura di), Witchcraft and Magic in Europe, Ancient Greece and Rome, London 1999, pp. 161-275.

Heitsch 1963 = E. Heitsch (a cura di), Überlieferungsgeschichtliche Untersuchungen zu Andromachos, Markellos von Side und zum Carmen de viribus herbarum, Göttingen 1963.

Hornblower-Spawforth 2012 = S. Hornblower, A. Spawforth (a cura di), The Oxford Classical Dictionary, 2 voll., Oxford 2012.4

Kaimakis 1976 = D. Kaimakis (a cura di), Die Kyraniden, Meisenheim am Glan 1976.

Kieckhefer 1990 = R. Kieckhefer, Magic in the Middle Ages, Cambridge 1990.

Lelli 2010 = E. Lelli (a cura di), L'agricoltura antica. I «Geoponica» di Cassiano Basso, 2 voll., Soveria Mannelli 2010.

Littré 1839-1861 = É. Littré (a cura di), Oeuvres complètes d'Hippocrate, 10 voll., Paris 1839-1861.

Niccoli 1987 = S. Niccoli (a cura di), Marsilio Ficino, El libro dell’amore, Firenze 1987.

Pauly-Wissowa 1893-1978 = A. Pauly, G. Wissowa (a cura di), Paulys Realencyclopädie der classischen Altertumswissenschaft: neue Bearbeitung, J. B. Metzler, Stuttgart 1893-1978.

Perrone Compagni 2011 = V. Perrone Compagni (a cura di), P. Pomponazzi, De incantationibus, Firenze 2011.

Reale 2002 = G. Reale (a cura di), Plotino, Enneadi, Milano 2002.

Reale 2005 = G. Reale (a cura di), Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi, Milano 2005.

Reghini 1972 = A. Reghini (a cura di), La filosofia occulta o la Magia, 2 voll., Milano 1972.2

Vieillefond 1970 = J.R. Vieillefond (a cura di), Les "Cestes" de Julius Africanus, Firenze 1970.

Wallraff-Scardino-Mecella-Guignard-Adler 2012 = M. Wallraff, C. Scardino, L. Mecella, C.J. Guignard (a cura di), W. Adler (traduzione), Cesti. The Extant Fragments, Berlin 2012.


Atena e Minerva. Tra Iconografia e Letteratura; convegno a Velletri

IL CONVEGNO È RINVIATO DA DATA DA DESTINARSI

 

Si terrà a Velletri, dal 23 al 25 ottobre 2020, il convegno “Atena e Minerva. Tra Iconografia e Letteratura”. L’incontro di studi si terrà presso la sala convegni dell’Hotel Villa Artemis, posto a confine tra i comuni di Nemi e di Velletri, sulla Via dei Laghi.

Atena Minerva VelletriL’ingresso è libero e gratuito, ma è comunque necessario registrarsi come “uditori” entro il 20 ottobre, scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica e riportando contestualmente i propri dati essenziali: [email protected]. Per dati essenziali si intendono nome, cognome, telefono, indirizzo di posta elettronica, giorno di possibile presenza. La registrazione, prevista per ottemperare alle norme di sicurezza, vi darà la possibilità di ricevere via mail in pdf le dispense relative agli interventi in programma.

Quanti tra voi avessero la necessità di soggiornare a Velletri nei giorni del convegno, possono usufruire delle strutture convenzionate a prezzo ridotto scrivendo alla presidente dell’Associazione Calliope, la dott. Maria Paola De Marchis: [email protected]

Avvertendo almeno il giorno prima è possibile concordare con l’Associazione Calliope un servizio navetta gratuito dalla stazione FS di Albano Laziale all’Hotel. La stazione FS di Albano è la più vicina al luogo del convegno. In merito, contattare la presidente dell’associazione al seguente indirizzo di posta elettronica: [email protected]

In basso, trovate il programma e link utili per avere ulteriori informazioni.

 

Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”

 

Atena e Minerva

Tra Iconografia e Letteratura

Hotel Villa Artemis, Velletri,

Via dei Laghi km 14, 500 (Bivio per Nemi)

23-25 ottobre 2020

Venerdì 23 ottobre ore 16:30

Introduzione ai lavori e saluti istituzionali:

 

Igor Baglioni - Direttore del Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”

Maria Paola De Marchis - Consigliere Comunale di Velletri

Simona Carosi - Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale

ore 16:45 apertura del convegno

Coordina: Tiziana D’Acchille (Accademia di Belle Arti di Roma)

  • Marco Nocca (Accademia di Belle Arti di Roma), Dalla vigna al Louvre: la Pallade di Velletri
  • Pamela Gallicchio (Università Ca’ Foscari - Venezia), Hermathena e l’emancipazione degli artisti. Un percorso iconografico tra Italia e Fiandre (XVI secolo)

 

Pausa

 

  • Elisa Antonietta Daniele (Università degli Studi di Verona), Pallade armata, anima altera. La costruzione dell’identità politica nel ritratto equestre di Cristina di Francia in veste di Minerva
  • Michela Ramadori (Sapienza Università di Roma), L’iconografia della Minerva di Arturo Martini, fulcro del complesso architettonico della città universitaria di Roma

 

Sabato 24 ottobre ore 10:00

Coordina: Emanuele Brienza (Libera Università degli Studi di Enna “Kore”)

  • Rita Sassu (Università degli Studi di Roma “Unitelma Sapienza”) - Giulia Vannucci (Scuola Normale Superiore - Pisa), Athena-Minerva: forma e significato di epiclesi, rappresentazioni e iconografie tra Grecia e Italia antica
  • Giulia Pedrucci (Università degli Studi di Verona - Gerda Henkel Stiftung), Gli aspetti curotrofici di Atena/Minerva in Etruria, Lazio e Campania
  • Maria Grazia Cinti (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”), Atena, Minerva e Roma: iconografia comune e tratti distintivi

 

Pausa

  • Marina Marcelli (Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali), Il mito di Atena e Prometeo nell’arte funeraria: un affresco dal sepolcreto romano della via Ostiense
  • Gianluca Gregori (Sapienza Università di Roma) - Carlo Emilio Biuzzi (Sapienza Università di Roma), Minerva nascosta: la riabilitazione domizianea della Minerva di Vitellio 

 

Presentazione del libro

Il Cibo e il Sacro. Tradizioni e Simbologie

A cura di Igor BaglioniElena Santilli e Alessandra Turchetti, Edizioni Quasar, Roma 2020

Intervengono:

Igor Baglioni (Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”)

Massimiliano Di Fazio (Università degli Studi di Pavia)

Sabato 24 ottobre ore 15:00

Visita Guidata al Borgo di Nemi

 

Sabato 24 ottobre ore 16:30

Coordina: Massimo Lazzeri (Università degli Studi di Salerno)

  • Luigi De Cristofaro (Sapienza Università di Roma), Dea predatrice e Acheo predatore: una possibile associazione dell’età del Bronzo. Alcune considerazioni su Iliade 1.206-214 e 22.214-225
  • Tiziano Presutti (Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara), “Un brivido prese il Cielo e Madre Terra”. La nascita di Atena in Pindaro (Olimpica 7.35-8)
  • Isabella Nova (Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano), Δίας Ἀθάνας μῆνις: L’ira di Atena nell’Aiace di Sofocle

 

Pausa

 

  • Antonella Fusari (Università degli Studi dell’Aquila), Atena nel Peana ad Apollo di Aristonoo: un motivo di propaganda ateniese a Delfi?
  • Francesca Angiò (Ricercatrice indipendente), Atena Pronaia nell’epigramma 31 Austin-Bastianini di Posidippo?

 

Domenica 25 ottobre ore 10:00

Coordina: Shanna Rossi (Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II” di Roma e Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione “Antico e Moderno”),

  • Paolo Vitellozzi (Università degli Studi di Perugia), Atena negli amuleti magici su gemma
  • Gloria Larini (Associazione Italiana di Cultura Classica “Atene e Roma” - Delegazione di Siena), Atena sulla scena tragica euripidea tra funzione drammaturgica e connotazione del sacro
  • Arduino Maiuri (Sapienza Università di Roma), Quid, si praeripiat flavae Venus arma Minervae, / ventilet accensas flava Minerva faces? (Ovid., Amores I, 1, 7-8), La figura polimorfica di Minerva nell’opera di Ovidio

 

Pausa

  • Alessandra Nanni (Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale), Minerva nel Medioevo
  • Placido Antonio Sangiorgio (Università degli Studi di Siena), Variazioni sulla nottola

 

Presentazione del libro

Latinorum sacra. Il sistema religioso delle città latine: luoghi, culti, pratiche

di Clara Di Fazio, L’Erma di Bretschneider, Roma 2019

Intervengono:

Filippo Demma (SABAP Area Metropolitana di Napoli,

Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Parco Archeologico di Sibari)

Clara Di Fazio (Sapienza Università di Roma)

 

Domenica 25 ottobre ore 15:30

Visita Guidata al Centro Storico di Velletri

 

Info

Mail: [email protected]

Testo e immagine dal Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”


il ragno del tempo Maico Morellini Providence Press

Il ragno del tempo. Un romanzo da bestseller nato dalla piccola editoria

Il ragno del tempo, un'assurda trappola gotica

Maico Morellini, dal pedigree letterario indiscutibile, sigla un romanzo breve dalla struggente bellezza criptica. Soltanto rimanendo nel campo semantico del mondo enigmatico, dei giochi combinatori e delle astuzie letterarie posso parlare de Il ragno del tempo, edito da Providence Press

Un po' Clive Barker  e un po' Stephen King, ma la trappola enigmistica di Morellini ha una sua vivace personalità individuale, che magari omaggia altri maestri del genere weird e dell'orrore.  Manuel Barchi rimane invischiato in un strano lascito testamentario dello zio Ettore Barchi, il quale sente il bisogno di affidarsi a ben tre studi notarili per siglare l'eredità che consiste in una villa abbandonata tra i colli bolognesi.

Risolte le pratiche testamentarie il giovane, incuriosito dalla magmatica non-bellezza della costruzione, varca il portone della villa accompagnato dal notaio Dutto. Forze telluriche e metafisiche sembrano adombrare le pareti della casa, già trapuntate da una nebulosa di orologi, sconvolgendo le istanze realiste di questi uomini "civili". Geometrie non euclidee e sfasamenti del raziocinio risucchiano i due uomini in un mortifero other world oscuro, dove gli ingranaggi di una macchina logorante non hanno mai smesso di funzionare.

 

Due giorni dopo la scomparsa dei due uomini lo studio notarile di Dutto ingaggia la detective privata Rebecca Aimi (tale ingaggio era già stato pianificato da Dutto in caso di emergenza), con il compito tassativo di rintracciare l'anziano Elia Sarich. Quest'ultimo è un professore giramondo che vive in una casa completamente insonorizzata e posseduto da un'inspiegabile musicofobia. Tale fobia, derivativa dalle particelle sonore, mi ha scatenato un parallelismo interessante.

Il romanzo di Morellini, forse a livello inconscio, presenta una gradevole patina di Grabinsky, celebre autore di weird polacco. L'autore polacco basa  molte delle sue storie sulle fobie dell'uomo che entra nel mondo della modernità, i protagonisti di Grabinsky temono la velocità, i treni che come demoni di ferro e vapore sfidano le geografie terrestri così anche la musica moderna sembra sradicare il raziocinio da Elia Sarich; un novello satiro Marsia che ha perso la sua contesa musicale con un Apollo oscuro e si fa scorticare vivo dal ricordo di udire quella musica...

 

Scopriamo che le paure  e le idiosincrasie dell'accademico non sono del tutto infondate, poiché Sarich nel corso della sua giovinezza ha rincorso le gesta e le invenzioni di un folle geniale, Dietrich Pohl. Il misterioso erudito del XIII secolo è una figura affascinante e dannata, modellata sul celebre "inventore" del moto perpetuo Johann Orffyreus  del XVII secolo, che ha passato la vita a disseminare indizi, costruzioni, enigmi, trappole e progetti in giro per il mondo. Idee eretiche e stupefacenti ammantano la vita di Pohl e anche il destino di Sarich che lo insegue fino a perdere la ragione. Un giorno infatti, rovistando tra antichi manoscritti di Pohl, Elia Sarich trova le istruzioni per costruire un carillon, che una volta attivato distrugge le sue facoltà psichiche e lo obbliga a vivere un'esistenza senza nessuna compagnia musicale. Tranne la musica anteriore al 1300.

Il ragno del tempo
La copertina del romanzo Il ragno del tempo di Maico Morellini, pubblicato da Providence Press.

 

Il ragno del tempo di Morellini è la storia enigmatica di un'ipertrofia blasfema che sfida le convinzioni religiose, un compatto e denso mix di suggestioni psicologiche e macabre. La vera bellezza risiede nei piccoli colpi di scena disseminati lungo la narrazione e che spingono il lettore a divorare il libro fino a scoprire le inquietanti rivelazioni che si annidano tra le fondamenta della villa della famiglia Barchi.

 

In definitiva, Il ragno del tempo è un romanzo che farebbe morire d'invidia anche i più grandi autori del perturbante contemporaneo.

Per le immagini si ringrazia Providence Press.


Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna

Intervista a Chiara Comegna, archeobotanica e contrattista presso il Laboratorio di ricerche applicate del Parco Archeologico di Pompei che ha appassionato il pubblico durante il suo seminario "I semi dell'avvenire. Storiae di botanica ed alimentazione nel mondo" presso la Biblioteca Antoniana di Ischia.

Tante le domande e le curiosità suscitate dal suo intervento nella seconda edizione di Arkeostoriae - archeologia e narrazioni ideato e organizzato dall'archeologa Alessandra Vuoso che ci ha permesso di incontrare esperti di storia antica, beni culturali e narrativa, permettendoci anche di poter soffermarci maggiormente sulla loro professione

Allora, curiosi e affascinati, abbiamo chiesto proprio alla Dottoressa Chiara Comegna di rispondere a qualche domanda sulla sua professione permettendoci di addentrarci su questo particolare aspetto della ricerca archeobotanica ancora poco conosciuta al grande pubblico.

Intervista Chiara Comegna
Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna

Dottoressa Comegna, cos’è l’archeobotanica e cosa studia?

L’archeobotanica è una macrodisciplina che si occupa dello studio e dell’interpretazione dei reperti vegetali portati in luce in contesti archeologici al fine di comprendere i diversi aspetti del rapporto uomo-pianta e la sua evoluzione.

Questi reperti sono di diversa tipologia e dunque anche le tecniche di analisi sono differenti a seconda che si tratti di semi o frutti (carpologia), legni e carboni (xiloantracologia), pollini (palinologia) e altre evidenze macro e microscopiche.

Quando nasce la disciplina?

L’archeobotanica intesa come “studio dei reperti vegetali da contesti archeologici” si può dire che nasca negli anni ’60 del secolo scorso quando si iniziò a porre l’attenzione allo sfruttamento delle risorse naturali, in particolar modo vegetali, da parte dell’uomo nel corso della storia.

In quanto disciplina ibrida il suo sviluppo, per certi versi ancora in itinere, si deve al continuo confronto tra settori scientifici differenti ognuno dei quali ha esigenza di ottenere risposte a domande diverse a seconda dell’ambito culturale di appartenenza (scienze naturali, agronomiche, archeologiche). Una delle peculiarità della materia è infatti l’aspetto interdisciplinare.

Intervista Chiara Comegna
Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna

Quali sono gli strumenti che utilizza un archeobotanico?

Il lavoro dell’archeobotanico comincia con la pianificazione delle attività di scavo e/o campionamento che, in genere, avviene di concerto con l’archeologo e gli altri professionisti coinvolti.

Le attività sul campo, condotte con gli strumenti tipici sia dell’archeologo (trowel, picozzine, setacci) che del biologo (bisturi, sgorbiette, pinzette, tubetti sterili), sono necessari al recupero dei reperti che, successivamente, vengono analizzati in laboratorio con microscopi di diversa tipologia a seconda del reperto per arrivare all’identificazione delle specie.

I dati ottenuti vengono inseriti in Database e vengono creati dei grafici, in tal modo si può procedere alla loro interpretazione comparando tutte le fonti a disposizione.

Quali contesti ha studiato durante la sua esperienza professionale e cosa ha potuto ricostruire a livello di informazioni?

I contesti studiati sono stati diversi e afferenti a diverse epoche e culture ma uno dei lavori a cui tengo maggiormente è il primo lavoro che mi fu affidato a Pompei.

Si tratta di uno studio multidisciplinare in cui ho lavorato fianco a fianco con l’archeologo e l’archeozoologo: l’analisi dei reperti organici relativi un rituale individuato nell’esedra del Tempio di Iside a Pompei.

In questo caso, mentre gli archeologi si sono occupati della caratterizzazione del materiale ceramico oltre che ovviamente delle evidenze di scavo, e l’archeozoologa dei reperti faunistici, io ho identificato i carporesti (semi e frutti) e gli antracoresti (carboni) che caratterizzavano l’offerta rituale.

Il lavoro di équipe ha portato all’individuazione di un rituale complesso e preciso che spesso si ritrova raffigurato anche nei larari (presenza di pigne e frutta secca) e, nel mio caso, è stato possibile anche scoprire che tra le offerte, all’interno di un piccolo contenitore, vi era una sorta di composta di fichi.

Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna
Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna

Quanto può essere probante il campione prelevato e che numerosità deve avere per dimostrare l’effettiva presenza di una specie in un territorio e la sua eventuale coltivazione?

E’ importante ottenere dati che possano essere statisticamente rilevanti; ad esempio nel caso dei pollini sarebbe consigliabile arrivare almeno ad un paio di centinaia di granuli pollinici per vetrino e una quindicina/ventina di taxa o per i carboni, nel caso di campionamenti di grandi aree, si effettuano prelievi di grandi volumi di sedimento per il recupero di più frammenti possibili così da avere un quadro quanto più realistico possibile della vegetazione circostante.

È possibile individuare le modalità di coltivazione delle piante e dunque poter formulare ipotesi sul paesaggio antropizzato a partire dalle indagini archeobotaniche?

Se lo scavo viene condotto correttamente, oltre ai reperti archeobotanici vengono individuate tutta una serie di tracce (rincalzi, buche originate dalla disgregazione degli apparati radicale delle piante, tracce di aratura, ecc…) che possono fornire le informazioni necessarie alla corretta interpretazione del paesaggio vegetale antropizzato.

Questo tipo di dato è possibile ottenerlo intrecciando i dati archeologici, che prescindono dalla corretta metodologia di scavo applicata, le fonti scritte (ove presenti) ed anche i dati etnobotanici (tradizioni ancora presenti nel territorio).

Dai reperti rinvenuti nei siti vesuviani è possibile capire se avvenivano delle selezioni delle specie per migliorarne la produttività?

Un esempio in merito riguarda i tantissimi vinaccioli portati in luce nello scavo di Poggiomarino. Dagli studi effettuati è stata evidente la presenza di vinaccioli appartenenti sia a vite selvatica che a vite domestica testimoniando dunque la compresenza delle due specie ma anche il presunto passaggio dall’una all’altra e la selezione.

Quali sono le metodologie di scavo che consentono di fare interagire l’archeobotanico con le altre professionalità presenti in uno scavo archeologico?

L’interazione tra archeobotanico e tutte le professionalità presenti sullo scavo è necessaria. Per effettuare una corretta programmazione e pianificazione delle operazioni di scavo devono essere coinvolti tutti professionisti così da attuare le metodologie più idonee a seconda delle caratteristiche dello scavo in questione.

Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna
Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna

La densità del costruito in un’area urbana e la conseguente adiacenza delle aree verdi può costituire un problema nell’individuazione di specie vegetali effettivamente coltivate nell’area in analisi? 

Spesso sullo scavo si ha la necessità di intervenire, in accordo con i vari enti, tagliando alberi e arbusti che insistono nell’area di lavoro. In qualche occasione le radici di questi alberi (come nel caso degli ailanti) arrivano fino ai piani archeologici e possono disturbarli.

Differente è il caso dei campionamenti per il recupero dei reperti archeobotanici: per far sì che siano corrette, tutte le operazioni di campionamento sono studiate e programmate tenendo conto delle variabili e degli eventuali elementi inquinanti così che le interpretazioni possano risultare il più corrette possibili.

Le campionature palinologiche in aree già scavate possono risultare falsate dalla presenza di pollini provenienti da giardini moderni?

Normalmente non si effettuano campionature palinologiche in aree già scavate a meno che queste non siano esposte da poco tempo o che sia possibile effettuare il prelievo in sezioni verticali che possono essere ripulite dallo strato contaminato dal moderno.

Bisogna puntualizzare che non è possibile effettuare il campionamento pollinico ovunque perché non tutti i sedimenti sono idonei alla conservazione dei pollini; anche in questo caso è quindi necessario lavorare in accordo con gli altri professionisti (geologi, archeologi) presenti sul cantiere di scavo per individuare i punti più adatti al campionamento.

Intervista all'archeobotanica Chiara Comegna, Foto: Courtesy of Arkeostoriae - archeologia e narrazioni

Qui per rivedere il seminario: "I semi dell'avvenire. Storiae di botanica ed alimentazione nel mondo" di Chiara Comegna

https://www.facebook.com/100486155139681/videos/614883519179999