manufatti in pietra

Manufatti in pietra

I manufatti in pietra che si possono ammirare lungo sentieri ormai poco battuti rappresentano occasioni di conoscenza e di riflessione sul rapporto tra uomo e natura, sul paesaggio, sulla cultura materiale, sulla storia, sull'etnografia e sull'architettura degli ambienti rurali e montani.

Il film Manufatti in pietra sarà proiettato durante la X edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, durante la serata di venerdì 16 Ottobre, nella sezione #cinemaeantropologia.

Manufatti in pietra

Nazione: Italia

Regia: Michele Trentini

Durata: 33’

Anno: 2019

Produzione: Trotzdem

Sinossi:

I manufatti in pietra che si possono ammirare lungo sentieri ormai poco battuti rappresentano occasioni di conoscenza e di riflessione sul rapporto tra uomo e natura, sul paesaggio, sulla cultura materiale, sulla storia, sull'etnografia e sull'architettura degli ambienti rurali e montani. Il documentario osserva e racconta alcuni di questi manufatti durante il periodo invernale, quando la natura che li avvolge appare spoglia e quasi immobile, rendendoli protagonisti meno invisibili. Nel 2018 l'UNESCO ha iscritto “l'arte dei muri a secco” nella lista dei beni immateriali dichiarati Patrimonio dell'Umanità.

Trailer:

https://youtu.be/Ar4pT1BYrRo

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

Trento Film Festival 2020

Informazioni regista:

Michele Trentini (Rovereto, 1974) si è laureato in sociologia presso l’Università di Dresda. Svolge ricerche nel campo dell’antropologia visuale ed è autore di documentari, tra i quali Furriadroxus (Miglior Documentario Festival Arcipelago Roma 2006), Cheyenne, trent’anni (Premio Fondazione Libero Bizzarri, Scanno 2010), Il canto scaltro (Premio Nigra-Antropologia Visiva 2009), Piccola Terra (Miglior Documentario Italiano a Cinemambiente Torino 2012), Contadini di montagna (Premio Touring Club al Trento Film Festival 2015), Alta scuola (2016) e Uomini e pietre (2017).

Scheda a cura di: Fabio Fancello

manufatti in pietra


territorio rive acqua

S.T.U.R.A. Storia del Territorio e dell’Uomo lungo le Rive dell’Acqua

S.T.U.R.A. Storia del Territorio e dell’Uomo lungo le Rive dell’Acqua: ai piedi del Monviso, lungo il fiume Stura di Demonte, la storia dell’uomo si evolve dalla preistoria fino all’età contemporanea.

Il film S.T.U.R.A. Storia del Territorio e dell’Uomo lungo le Rive dell’Acqua sarà proiettato durante la X edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, nel pomeriggio di venerdì, 16 ottobre, nella sezione #cinemaearcheologia.

S.T.U.R.A. Storia del Territorio e dell’Uomo lungo le Rive dell’Acqua

Nazione: Italia

Regia: Davide Borra

Consulenza scientifica: Deborah Rocchietti, Sofia Uggè (SABAP-AL) e Luca Bedino (Comune di Fossano)

Durata: 20’

Anno: 2019

Produzione: No Real Interactive srl, Unione del Fossanese

Sinossi:

Ai piedi del Monviso, lungo il fiume Stura di Demonte, la storia dell’uomo si evolve dalla preistoria fino all’età contemporanea. Alle immagini del film, girato nei luoghi dei ritrovamenti, è lasciato il compito di documentare le attività̀ quotidiane e i riti, alla voce narrante è dato il compito di evocare il rapporto tra uomo, storia e territorio.

Trailer:

https://www.youtube.com/watch?v=XcVyLkvMy3k

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

Firenze Archeofilm, 2020.

Informazioni regista:

Davide Borra

Informazioni sulla casa di produzione:

https://www.noreal.it

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti)

Scheda a cura di: Fabio Fancello

territorio rive acqua


Vai guarda ascolta

Vai, guarda, ascolta

Vai, guarda, ascolta è un documentario sul tema dell'accessibilità in Grecia che racconta come vivono questa realtà le persone con disabilità. A parlare sono loro, i disabili.

Il film Πήγα, είδα, άκουσα. Go, Look, Listen (Vai, guarda, ascolta) sarà proiettato durante la X edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, nel pomeriggio di venerdì, 16 ottobre, nella sezione #cinemaearcheologia.

Vai guarda ascolta

Πήγα, είδα, άκουσα. Go, Look, Listen

Vai, guarda, ascolta

Nazione: Grecia

Regia: Mary Bouli

Consulenza scientifica: Andromache Gazi

Durata: 24’

Anno: 2020

Produzione: Mary Bouli

Sinossi:

Un cieco può vedere l'Acropoli? Un sordo può sentire il rumore del mare? In Grecia esistono musei accessibili ai disabili? "Go, Look, Listen" è un documentario sul tema dell'accessibilità in Grecia che racconta come vivono questa realtà le persone con disabilità. A parlare sono loro, i disabili, che esprimono i propri pensieri: le loro richieste non sono rivolte solo ai musei, ma più in generale alla società.

Trailer:

https://www.youtube.com/watch?v=P-Zfpgc5fQg

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

Prima Nazionale

Informazioni regista:

Mary Bouli

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Vai guarda ascolta


sicilia questa sconosciuta

Sicilia questa sconosciuta

Sicilia questa sconosciuta riporta alla luce alcuni straordinari siti archeologici e naturalistici siciliani, inaspettatamente poco conosciuti, che circondano la frazione di Villasmundo.

Il film Sicilia questa sconosciuta sarà proiettato - come prima nazionale - durante la X edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, nel pomeriggio di venerdì, 16 ottobre, nella sezione #cinemaearcheologia.

Sicilia questa sconosciuta

Nazione: Italia

Regia: Pina Mandolfo, Maria Grazia Lo Cicero, Orazio Aloi

Consulenza scientifica: Marco Carfi

Durata: 45’

Anno: 2019

Produzione: G&E Film Production Service

Sinossi:

Sicilia questa sconosciuta riporta alla luce alcuni straordinari siti archeologici e naturalistici siciliani, inaspettatamente poco conosciuti, che circondano la frazione di Villasmundo, nel territorio di Melilli, sulla costa orientale del siracusano. Un paradiso inesplorato composto da due valli fluviali, separate da un altopiano, dove si scorgono grotte e cavità e un sistema carsico di corsi d’acqua attivi tra i più importanti della Sicilia, che hanno generato negli anni la sorprendente presenza di stalattiti e stalagmiti.

Trailer:

https://youtu.be/BLQDrmwhtjI

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

Prima Nazionale

Informazioni regista:

Pina Mandolfo è nata a Belpasso, è laureata in Lingue e Letterature Straniere e lavora in Sicilia.
Svolge lavoro didattico, con particolare attenzione ai processi di innovazione e ai temi della differenza di genere. I suoi ambiti privilegiati sono la ricerca e la scrittura sia letteraria che cinematografica. Ha collaborato con le riviste Lapis e Noi donne e con il quotidiano La Sicilia. Dal 1978 al 1982 ha organizzato, a Catania, numerosi cineforum di film in lingua originale. Con i contributi della Regione siciliana e del Comune di Catania, ha curato i cataloghi e l'organizzazione di numerose rassegne cinematografiche, tra le quali: Il reale e l'immaginario (Catania, 1981), L'immagine riflessa (Catania, 1982), Sesso, genere e travestitismi al cinema (Catania, 1994), Sally Potter e Virginia Woolf. Rappresentazione e autorappresentazione del femminile (Catania 1995), Vuoti di memoria. Il '900 delle donne: film e documenti televisivi (Palermo, 2007), Dalla parte di lei: le donne, la vita, il cinema (Palermo, 2009). Nel 1996 è stata tra le socie fondatrici della Società Italiana delle Letterate e ha fatto parte dei primi due Consigli Direttivi. Nel 2004, in collaborazione con l'Università di Palermo, ha organizzato un memorabile incontro con Le madres di Plaza de Majo. È autrice del romanzo Desiderio (La Tartaruga Baldini&Castoldi, Milano, 1995), edito in Germania e Svizzera (Das Begehren, Piper, Monaco, 1996); e dei saggi Il sud delle donne, le donne del sud (in Cartografie dell'Immaginario, Sossella, Roma, 2000), La felicità delle narrazioni (in Lingua bene comune, Città aperta, 2006); dei racconti: Una necessità chiamata famiglia (Leggendaria, maggio 2001), Racconto di fine anno (in Principesse azzurre, Mondadori, 2004).
Con
Maria Grazia Lo Cicero ha firmato la sceneggiatura e la regia dei cortometraggi: Carpe Diem (Finanziato dalla Provincia regionale di Palermo, 2005), Silenzi e Bugie (finanziato con i Fondi Strutturali della Comunità europea, 2006), vincitore del Sottodiciotto Film Festival di Torino e della targa CIAS e del mediometraggio Correva l'anno (2008). È autrice del soggetto di Viola di mare (nelle sale ad ottobre 2009) e co-sceneggiatrice dello stesso film insieme a Mario Cristiani, Donatella Diamanti e Donatella Maiorca. La memoria, la terra di Sicilia e le sue donne sono i temi privilegiati della sua scrittura e della sua creazione artistica. Il cinema, la diffusione delle pratiche e dei saperi delle donne, i temi relativi alle differenze, prima tra tutte quella di genere, sono l'oggetto del suo lavoro e del suo impegno politico e civile.

Informazioni sulla casa di produzione:

http://www.gefilmproduction.com

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti)

https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2019/11/19/cinema-si-presenta-a-palermo-sicilia-questa-sconosciuta_2595c310-b8e4-47a0-88f2-f01eb9a5100e.html

Scheda a cura di: Fabio Fancello

sicilia questa sconosciuta


la memoria di un filo

La memoria di un filo

La memoria di un filo è un progetto ha avuto come obiettivo principale la realizzazione di un capo d'abbigliamento con una fibra vegetale ricavata dai gambi della pianta del lino, senza l'uso di apparecchiature elettroniche o meccaniche.

Il film La memoria di un filo sarà proiettato durante la X edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, nel corso del matinée di venerdì, 16 ottobre, nella sezione #ragazziearcheologia.

la memoria di un filo

La memoria di un filo

Nazione: Italia

Regia: Franco Zaffanella e Gian Maria Pontiroli

Durata: 28’

Anno: 2019

Produzione: Franco Zaffanella

Sinossi:

Questo progetto ha avuto come obiettivo principale la realizzazione di un capo d'abbigliamento con una fibra vegetale ricavata dai gambi della pianta del lino, senza l'uso di apparecchiature elettroniche o meccaniche. Il progetto ha visto fra l'altro la costruzione di un telaio verticale a pesi, fusi, e altri attrezzi per lavorare le fibre, come pesi da telaio e fusaiole in argilla.

Trailer:

https://youtu.be/TFnmEvFw1_g

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

XXX Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto (TN), Ottobre 2019.

Firenze Archeofilm 2020

Varese Archeofilm 2020.

Premi e riconoscimenti:

Primo premio “Città di Rovereto”, XXX Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto (TN), Ottobre 2019

Informazioni regista:

Franco Zaffanella è nato a Mantova il 15 giugno 1955. Una grande passione per la musica lo porta a fondare nel 1976 l’emittente radiofonica castellucchiese "Radio Flash", dove ha collaborato come conduttore e autore per molti anni. Nel 1988 ha iniziato a scrivere testi per il teatro in dialetto mantovano e copioni teatrali didattici per le scuole. Nel contempo è stato, per diversi anni, regista in una compagnia teatrale. Da anni coltiva la passione per l’archeologia applicata in maniera attiva fin dal 1979 nella ricerca di superficie in un sito dell’età del bronzo. Ha preso parte a diverse attività di archeologia sperimentale e imitativa, giungendo, nel 2019, alla realizzazione di un suo progetto di archeologia sperimentale “La memoria di un filo”, realizzato insieme al regista Gian Maria Pontiroli.

Informazioni casa di produzione:

https://www.francozaffanella.com/la-memoria-di-un-filo/

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

http://www.parks.it/news/dettaglio.php?id=58774

http://www.parcoarcheologicoforcello.it/news/la-memoria-di-un-filo

https://www.buongiornosuedtirol.it/2019/10/rovereto-xiv-premio-paolo-orsi-attribuiti-oggi-i-premi/

Scheda a cura di: Fabio Fancello

la memoria di un filo


La nuova stagione, amore e odio per una terra madre

La nuova stagione, ultimo romanzo di Silvia Ballestra, racconta le vicissitudini di due sorelle marchigiane, Olga e Nadia, che cercando di disfarsi della terra lasciata loro in eredità dal padre. Non lo fanno per urgente bisogno di soldi o di fuga, ma perché semplicemente la vita, a volte, prende altre strade e ciò che è stato (i nostri "natii borghi selvaggi", l'eredità tangibile e pesante di una famiglia) non ci rispecchiano più. Perché inizia, appunto, una "nuova stagione" che magari con la prima non ha apparentemente alcuna relazione. A fare da cesura, piccoli e grandi eventi traumatici, come può esserlo un terremoto.

"Pensavamo che non eravamo certo i primi ad assistere a sconquassi del genere lì, ma pensavo pure che i precedenti più gravi risalivano a centinaia di anni prima."

Questa terra, che è la vera protagonista di tutta la narrazione, è una landa di collina, coltivata a palme in un declivio tra il Monte della Sibilla e il Vettore. Un paesaggio splendido, antropico eppure selvaggio, abitato da generazioni e sconquassato da una qualche faglia che lo fa tremare, cercando di distruggere ogni traccia umana. Questa terra, che sa riempire di coccole e di rimproveri,  che le due sorelle vorrebbero lasciare ma con grande senso di colpa, che amano in modo assoluto ma doloroso, è la madre di tutte le protagoniste della storia. Tutte, compresa la voce narrante, una sorta di auto-fiction dell'autrice, che sembra voler raccontare in questo libro anche il proprio legame con il proprio luogo di origine. E come nei migliori manuali di psicologia, il rapporto tra una madre onnipresente e le figlie non può essere che complesso e affascinante.

Il Monte Vettore. Foto Flickr di pizzodisevo da/Palmiano, CC BY-SA 2.0

Poi ci sono le palme, bella e sinuosa reminiscenza omerica, che in un gioco di metafore e simboli sono il legame tra questa madre e queste figlie. Le palme, un tempo commercio molto redditizio, sono ora rifiutate da tutti. Eppure rimangono restie a seccare e quasi impossibili da smaltire una volta eradicate, come un amore che non si può soffocare e che non vuole rassegnarsi a spegnersi in solitudine. E tuttavia anche quel legame viene con fatica reciso:

"Il lavoro andò avanti una settimana con un paio di interruzioni per impegni dei due e con un pomeriggio saltato perché, con grande sgomento di Olga, aveva minacciato la pioggia.

Sul terreno, come un muto rimprovero, rimasero centinaia di grosse buche, parecchie acacie e coriacei sfalci secchi sparsi a perdita d'occhio come paglia."

Rimangono, forse nascoste, le radici. Quelle che non ci permettono mai di andare veramente o che, come sirene, ci chiamano per tornare:

"Ma questa storia non è mica conclusa" mi disse ridendo luciferina. "Parto, ma torno per la sagra del ciauscolo. Poi ci sarà, ancora, l'estate di San Martino e, prima di Natale, le fochere dell'Immacolata."

Il Monte della Sibilla visto da Montefortino. Foto di Parsifall, CC BY-SA 3.0

Questa riflessione sulla terra e sul legame coi luoghi della propria origine sembra essere una costante della letteratura di questi anni. Mi vengono in mente, oltre a questo romanzo, Le cose da salvare di Rossetti, Portami dove sei nata di Scorranese, Bella mia di Pietrantonio... Tutte narrazioni che vertono intorno a una terra che crolla, che non è più quella di prima ed è interessante che siano tutti romanzi di autrici donne. Forse un nuovo filone della narrativa italiana che varrà la pena per qualche critico di indagare. Intanto leggete questo libro e forse scoprirete che anche da poche radici rimaste mutilate sul terreno nascono nuovi germogli.

 

La nuova stagione
La copertina del romanzo La nuova stagione di Silvia Ballestra, pubblicato da Bompiani

La nuova stagione è stato candidato alla LXXIV edizione del Premio Strega.

Si ringrazia

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.