a cosa serva la storia dell'art

"A cosa serve la Storia dell'Arte": il mestiere del patrimonio

A cosa serve la Storia dell’Arte  di Luca Nannipieri - recensione

Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie… Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che vanno trucidandosi ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese! Che ci si vada in pellegrinaggio,una volta all’anno,come si va al Camposanto nel giorno dei morti… ve lo concedo. Che una volta all’anno sia deposto un omaggio di fiori davanti alla Gioconda, ve lo concedo… Ma non ammetto che si conducano quotidianamente a passeggio per i musei le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra morbosa inquietudine.

Sono parole tratte dal primo manifesto del Futurismo, steso da Marinetti e apparso in francese sul «Figaro» il 20 febbraio 1909. Di solito chi si trova a doverle spiegare le minimizza, oppure glissa velocemente; si attribuiscono queste affermazioni ad un atteggiamento a tutti i costi avanguardista, si fa notare il tono machista compiaciuto.

quadri galleria a cosa serve la storia dell'arte
Foto di 冬城 da Unsplash

In pratica si riduce il portato di queste dichiarizioni d’intenti a “So’ ragazzi, scherzano!”
Come se l’ipotesi che davvero degli artisti, degli intellettuali, volessero sbarazzarsi di musei e biblioteche sia un’idea tanto assurda e paradossale da non poter assolutamente esser presa in considerazione come proposta pratica e praticabile.


A cosa serve la Storia dell'arte Luca Nannipieri
La copertina del saggio di Luca Nannipieri, A cosa serve la Storia dell'Arte, pubblicata da Skira Editore (2020)

 

In questo senso il saggio A cosa serve la Storia dell’Arte scritto da Luca Nannipieri e pubblicato da Skira si pone alcuni obiettivi coraggiosi, ambiziosi e necessari.

Ad esempio domandarsi, fuori di ogni retorica, a cosa davvero serve la conservazione del patrimonio.
Anche io, che vengo da una formazione storico-artistica e mi sento in qualche modo chiamata in causa dai quesiti posti dall’autore, penso che la necessità della conservazione sia ormai quasi sempre ridotta ad una tenace convezione sociale, quasi un tabù, del quale abbiamo smarrito le origini pratiche, etiche, emotive.

Ecco l’utilità dello storico dell’arte: serve a far capire “cosa fanno” quelle cose là fuori, che chiamiamo cattedrali, abbazie, castelli, rovine archeologiche, anfiteatri. A capire “cosa fanno”. Non solo quali siano la loro storia, lo stile, le cromie, l’evoluzione, chi li ha costruiti, abitati, trasformati o demoliti. Ma, appunto, cosa sono lì a fare, per il tempo in cui viviamo, per le persone che ci vivono attorno, per le persone che si trovano a vederle: il motivo per il quale essi ci sono essenziali, sebbene viviamo in un tempo che reputa più essenziali le macchine, i trasporti, i medicinali, i frigoriferi pieni di cibo, cioè gli strumenti che rendono attiva la nostra vita biologica, ma non la nostra vita spirituale. Che cosa sono lì a fare?

A partire da queste considerazioni l’autore traccia una strada che porta lo studio e la pratica della Storia dell’Arte verso la sua funzione più alta e sfidante.

Patrimonio e comunità

Alla domanda “Cosa sono lì a fare (le opere che tuteliamo)?” si potrebbero infatti fornire anche risposte molto più ciniche:

  • “a far muovere frotte di turisti, disposti a pagare cifre considerevoli tra volo, albergo, ristorante, gadget, etc, per fare click con il proprio smartphone e catturare il capolavoro di turno”
  • “a muovere quantità di denaro consistenti, garantire investimenti redditizi e un introito a mercanti, galleristi, studiosi compiacenti”
  • “a mantenere un sistema di potere che ruota intorno alla gestione del patrimonio e che è diretta emanazione dell’accademia”

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Foto di Klaus Kreuer da Unsplash

Ma Nannipieri non si ferma a queste facili conclusioni, per quanto mostri di essere perfettamente a conoscenza di questi fenomeni.
Recupera piuttosto, anche attraverso la propria personale esperienza di vicinanza al territorio e impegno per la salvaguardia, la dimensione forse più profonda della pratica della Storia dell’Arte.

Noi invece pensiamo il contrario: niente è un bene di per sé. Un dipinto di Raffaello è un bene solo quando lo proietti nel confronto vivo con la tua esperienza. Cioè, il pensiero dominante pone lo sguardo sulla struttura (ministeri, soprintendenze, codici normativi ecc.) e sui beni in sé stessi, identificando il valore nella loro stessa esistenza…
La grande insidia è questa: se si esclude l’Io, cioè l’esperienza della persona, un bene culturale rimane solo un insieme di sassi, una bandiera, tre piante curate, una cosa graziosa messa in un museo. Il patrimonio è vivo solo nel momento in cui lo incontri e quell’incontro aumenta il senso critico della tua vita, cioè quando, alla fine, la tua vita e la consapevolezza della tua vita ne sono arricchite, potenziate

Un rapporto che per l’autore passa spesso attraverso la cura che le persone scelgono di rivolgere al patrimonio. Una cura spontanea, che risponde a un bisogno urgente e non si lascia facilmente ingabbiare nei grandi “piani di valorizzazione” o nella razionalizzazione degli interventi pilotati dall’alto degli enti di tutela.

Una cura che spesso rischia di procedere in ordine sparso, di lasciare il campo a modalità anche deteriori di uso del patrimonio, e che tuttavia Nannipieri vede come più autentica e feconda di ricadute positive rispetto alla fredda e spesso implicitamente classista professionalità espressa dagli “addetti al settore”.

Una visione della Storia dell’Arte, del suo ruolo nella società e del suo rapporto con la contemporaneità che lascia poco margine agli innamoramenti estetici, alla dimensione forse più intima e introspettiva del rapporto con il fare artistico, con le opere e con il dialogo tra artista e osservatore di cui si fanno mediatrici.

Ma che, per fortuna, rivendica per questa disciplina un ruolo di primo piano nell’organizzazione delle comunità e nella loro vita quotidiana.

Comunità capaci non soltanto di dare al patrimonio “carne e sangue”, vita vera ben più interessante della tassidermia della conservazione “da manuale”, ma anche in qualche modo di proteggere quanto conservano dai fenomeni più estremi della commercializzazione dell’arte.

Dal turismo di massa, che consuma e non vive il patrimonio.
Dai meccanismi del mercato in cui non di rado si trovano invischiati anche ottimi storici dell’arte.

Accademia e mercato

L’autore infatti percorre, in questa che di fatto è una raccolta di saggi, anche una interessante incursione nel mondo del commercio di opere d’arte.
Commercio che in qualche modo è fenomeno positivo, che testimonia centralità e vitalità dell’eredità artistica e che pone le opere come catalizzatrici di valore, economico quanto culturale.

Ma che Nannipieri nota come sia spesso e con grande facilità inquinato da malafede e ricerca dell’interesse personale proprio da parte di chi dovrebbe farsi garante della rilevanza, storica, culturale e quindi anche monetaria, degli oggetti.

Un atteggiamento, suggerisce l’autore, che rischia non solo di mettere in pericolo il successo economico del settore, ma soprattutto di inquinare la nostra conoscenza dei fatti artistici. Di porci di fronte ad un indistinto magma di opere autentiche e falsificate di fronte al quale ogni discorso di tipo storico e culturale risulta problematico.

A cosa serve la storia dell'arte: il dovere di interrogarsi

Leggere A cosa serve la Storia dell'Arte lascia di certo con la sensazione di essersi addentrati in profondità nella ricerca delle ragioni contemporanee di una disciplina che spesso diamo per scontata.
Con la curiosità verso fenomeni emergenti che possono farsi veicolo di un approccio più realistico e capace di innescare ricadute positive alla tutela del patrimonio. Con l’impressione che alcune problematiche richiedano una pluralità di soluzioni che non si può fermare alle proposte portate dall’autore.

Ma d’altronde con una rinfrancata certezza che non bruceremo i musei, che non distruggeremo le biblioteche, che non raderemo al suolo castelli ed abbazie. Perché per quanto le risposte possano e debbano variare nel tempo insieme alla nostra civiltà siamo tuttavia ancora convinti che quest’eredità preziosa abbia un ruolo importante nella definizione di chi siamo, nella nostra possibilità di metterci in relazione con il nostro passato e immaginare il nostro futuro. Che musei, luoghi d'arte, siti di valore storico “ci stiano a fare” cose per noi necessarie, in tanti modi diversi.

Luca Nannipieri. Si ringrazia Skira Editore per la foto

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Il Parco Archeologico di Ercolano riapre ai visitatori il 30 aprile

Il Parco Archeologico di Ercolano riapre ai visitatori il 30 aprile

“Ritorna la vita tra le strade dell’antica Ercolano, a nome di tutto il team del Parco non vediamo l’ora di potere condividere con la comunità dei visitatori questo luogo della cultura e dell’anima. Vogliamo contribuire nel rispetto delle norme al graduale ritorno alla normalità senza privarci di un bene per troppo tempo restato fuori dal quotidiano e dalle esperienze del pubblico. Venerdì vi aspettiamo emozionati di poter di nuovo incrociare gli occhi di chi varcherà la soglia dell’ingresso del sito di Ercolano e di creare nuove connessioni. Vi aspettiamo con una novità sin dal primo giorno con i Close-Up ai cantieri di restauro per conoscere i protagonisti del lavoro continuo con il quale curiamo questo straordinario sito”.

Queste le parole del direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, per la riapertura di tutta l'area archeologica fissata al 30 aprile 2021. Infatti, grazie al passaggio della regione Campania in zona gialla il Parco potrà nuovamente accogliere i suoi visitatori.

Parco Archeologico di Ercolano riapre 30 aprile
Il 30 Aprile riapre il Parco Archeologico di Ercolano. Foto Ufficio Stampa Parco Archeologico di Ercolano

Tale apertura si inserisce nel programma della  Direzione regionale Musei Campania, che prevede una Primavera dell'arte e della rinascita per il settore dei beni culturali e per riavvicinare i cittadini al loro patrimonio identitario.

L'accesso al Parco Archeologico di Ercolano seguirà tutte le norme sanitarie vigenti per la sicurezza dei visitatori. Difatti, l'ingresso sarà contingentato e i biglietti acquistabili per fascia oraria, al fine di controllare sia il numero di ingressi che la temperatura e l'utilizzo obbligatorio della mascherina al check- in del Visitor Center. Inoltre, i biglietti saranno disponibili anche online sul sito web Scavi di Ercolano Tickets - TicketOne, acquistabili entro le ore 24 del giorno precedente alla visita.

Il percorso da seguire comunicato dall'Ufficio Stampa del Parco Archeologico di Ercolano sarà come da indicazioni elencate.

L’accesso al Parco avverrà sia dall’ingresso monumentale di Corso Resina, attraverso i giardini del Parco Maiuri, sia da Via dei Papiri Ercolanesi. Una volta varcato il controllo biglietti, i cittadini potranno visitare il Padiglione della Barca, dove è esposta l’imbarcazione scoperta sull’antica spiaggia insieme ad una serie di oggetti che legano a filo doppio Ercolano con il mare, e l’Antiquarium, riaperto per la fruibilità pubblica nel 2018 per  l’esposizione permanente "SplendOri. Il lusso negli ornamenti a Ercolano" con circa 200 oggetti, preziosi appartenuti agli antichi ercolanesi.

Infine, l’area archeologica sarà raggiungibile attraverso la Galleria Martusciello, da dove il visitatore, attraverso un percorso circolare, potrà visitare l’intero scavo liberamente seguendo le indicazioni della segnaletica o la mappa dell'area disponibile sul sito web del Parco.

Parco Archeologico di Ercolano
Veduta del Parco Archeologico di Ercolano alla riapertura. Foto Ufficio Stampa Parco Archeologico di Ercolano

Tutte le informazioni su tariffe ed orari sono disponibili su Informazioni per la visita – Benvenuto nel Parco Archeologico di Ercolano (beniculturali.it).


Adorazione Alice Urciuolo

Adorazione di Alice Urciuolo: la declinazione di un sentimento

Adorazione, Alice Urciuolo – recensione di Francesca Barracca

 

Adorazione Alice Urciuolo
Adorazione di Alice Urciuolo. Foto di Francesca Barracca

Romanzo di formazione, trasformazione, evoluzione e involuzione, Adorazione è l’esordio letterario di Alice Urciuolo, sceneggiatrice, tra le autrici della serie di successo Skam Italia. Anche stavolta, l'autrice sceglie di far parlare degli adolescenti. Personalità diverse, ma ragazzi accomunati dalla condivisione di un lutto: la morte della loro amica Elena per mano del fidanzato e dalla loro condizione di  “vittime” di un’eredità culturale difficile da togliersi di dosso.

Lo sfondo è quello di un piccolo centro di fondazione fascista della provincia di Latina, Pontinia. Vanessa, Diana, Vera, Giorgio, Christian e Gianmarco affrontano la propria personale lotta alla sopravvivenza nel mondo dell’adolescenza, chi con più chi con meno intensità, intrecciando più volte i rispettivi cammini. Del resto, Adorazione è anche un romanzo fatto di relazioni: giuste, ingiuste, disfunzionali, tossiche, affettive che siano, ognuna di esse restituisce un pezzo di una trama più grande in cui alla definizione di sé contribuisce in maniera inevitabile il rapporto con l’altro.

Adorazione è la declinazione del sentimento in tutte le sue sfumature, fino a sfociare in estremismo: l’ammirazione può trasformarsi in ossessione, la celebrazione come divinità può comportare depersonalizzazione e messa in discussione di sé stessi, l’amore può rivelare i suoi aspetti più tossici in relazioni in cui mancano gli strumenti necessari per affrontare la vita, perché nessuno o chi ne deteneva il compito non è stato in grado di indicarli.

Adorazione Alice Urciuolo
Adorazione di Alice Urciuolo. Foto di Francesca Barracca

Adorazione non è soltanto la storia di Vanessa, Diana, Vera, Giorgio e Christian, è la storia di chiunque si trovi, o si sia mai ritrovato, a lottare contro il retaggio culturale di una piccola provincia; è il riflesso di una società in cui si dà spazio alle apparenze e nella quale i giovani fanno fatica a liberarsi dell’eredità genitoriale. Il tentativo di liberarsene che pure si percepisce, di tanto in tanto, quasi mai va a buon fine, ma aleggia la speranza che ci si immetta, prima o poi, sulla via della consapevolezza. Adorazione, infatti, è anche il racconto di un’estate di trasformazione e di evoluzione, anche se si tratta soltanto di un momento, di una scintilla che, se alimentata, può permettere al fuoco di divampare nel cuore e in tutte le ossa di Vanessa e Diana, stanche di dover rispondere come marionette a standard superficiali ed etichette non veritiere.

Se si sceglie di leggere Adorazione senza fermarsi alla superficie e a quelli che, a prima vista, potrebbero sembrare cliché e situazioni dell’adolescenza banalizzate, che a tratti rischiano di non rappresentare più un adolescente medio del nuovo millennio, Adorazione diventa una verità nuda e cruda. Non la verità, ma una verità, quella di giovani cresciuti in un ambiente sociale e culturale asfissiante in cui ancora sussistono temi considerati tabù.

Basta guardare al modo in cui si affronta, o meglio, al modo in cui non si affronta affatto, il femminicidio di Elena o all’assenza di un dialogo vero e proprio tra figli e genitori, tutti più o meno inadeguati nel proprio ruolo. Per controreazione, i protagonisti, che si impara a odiare e amare proprio come se si avesse a che fare con degli amici, scelgono di rispondere da soli, provando a distruggere i tabù, andando alla ricerca della propria libertà sessuale, di parole di sostegno e di conforto che non arrivano come dovrebbero e di legami che, dietro la promessa di attenzioni, celano distruzione.

Adorazione è il silenzio che scava fino a creare voragini incolmabili, perché nascondersi dietro il non detto è più semplice che prendersi le responsabilità delle proprie parole e azioni. Non importa se ciò rischia di non aiutare nell’elaborazione del lutto, di creare un muro con l’esterno, ciò che importa è che si continui a fingere che sia tutto sotto controllo, che le apparenze vengano salvate, che il mondo continui a essere ancorato ai propri rigidi schemi.

Alice Urciuolo ha raccontato un’altra versione degli adolescenti messi sullo schermo con Skam e l’ha fatto con la semplicità e la freschezza di un linguaggio immediato, nudo e crudo proprio come la realtà che ha descritto. Un linguaggio in cui i dialoghi funzionano proprio come quelli di un film in cui si viene coinvolti irrimediabilmente, ma che fa del tacito un suo punto di forza, perché il segreto di Adorazione sta proprio in questo: in quanto non si dice, nella staticità apparente che apre inavvertitamente riflessioni continue.

Adorazione di Alice Urciuolo
La copertina del romanzo Adorazione di Alice Urciuolo, pubblicato da 66thand2nd (2020)

Adorazione di Alice Urciuolo è candidato alla LXXV edizione del Premio Strega.

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Che cosa significa orientarsi nel pensiero?

Che cosa significa orientarsi nel pensiero?

La Pantheismusstreit o Spinozastreit fu una contesa filosofica che coinvolse l’intellighenzia tedesca durante gli anni Ottanta del Diciottesimo secolo. L’oggetto del contendere fu una posizione, assunta da Gotthold Ephraim Lessing in merito allo spinozismo, secondo cui la concezione razionale del divino, proposta dal filosofo olandese, produceva forme di panteismo, fatalismo e ateismo. I contendenti di maggior peso furono Moses Mendelssohn e Friedrich Heinrich Jacobi, esponenti, rispettivamente, dell’illuminismo berlinese e della «filosofia della fede».

Il primo riteneva che la dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio fosse possibile e non implicasse né panteismo, né fatalismo né tantomeno ateismo. Il secondo, d’altro canto, credeva che la dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio fosse impossibile e, pertanto, per concepire il divino, fosse necessario affidarsi ad una Schwärmerei, un’intuizione tipica del genio.

Immanuel Kant fu chiamato a prendere posizione in questa diatriba e scrisse, nel luglio del 1786, Was heißt: sich im Denken orientieren? (Che cosa significa orientarsi nel pensiero?), saggio pubblicato sul numero di ottobre dello stesso anno del «Berlinische Monatsschrift» (VIII, 1786, pp. 304-330), rivista vicina all’illuminismo berlinese.

Nelle fasi iniziali del testo, viene citato l’ormai defunto Mendelssohn come assertore della massima, secondo la quale, per orientarsi nell’uso speculativo della ragione, è necessario rifarsi a quello che egli chiama ne Le ore Mattutine “senso comune” e ne Agli amici di Lessing semplice “buon senso”. Questa facoltà ha lo scopo di favorire la speculazione razionale in ambito teologico ma, a giudizio di Kant, a causa della sua ambiguità, ha prestato il fianco alle critiche di Jacobi, autore delle Lettere sulla dottrina di Spinoza a Mosè Mendelssohn (Breslau 1785).

L'Università Albertina di Königsberg, dove insegnò Immanuel Kant. Cartolina della fine del diciannovesimo secolo,  disponibile presso la Divisione Stampe e Fotografie (Prints and Photographs Division) della Biblioteca del Congresso sotto l'ID digitale ppmsca.00738. Foto di ignoto, in pubblico dominio

Il filosofo di Königsberg anticipa in parte la sua posizione nella Pantheismusstreit: è certamente essenziale respingere le accuse di ateismo mosse da Jacobi nei confronti di chi indaga razionalmente questioni teologiche, così come rifuggire l’uso della Schwärmerei, intesa come illuminazione slegata dall’assenso della ragione; è altrettanto importante però ridimensionare le capacità della ragione stessa che non può pretendere di applicare il metodo dimostrativo nella concezione di oggetti sovrasensibili, come voleva Mendelssohn (I. Kant, Che cosa significa orientarsi nel pensiero, Adelphi, Milano 1996, pp. 46-47).

che cosa significa orientarsi nel pensiero pensare Immanuel Kant Adelphi
La copertina del saggio Che cosa significa orientarsi nel pensiero di Immanuel Kant, nell'edizione della Piccola Biblioteca (375) Adelphi, tradotta da Petra Dal Santo

Segue un’analisi approfondita dell’essenza dell’orientamento. Orientarsi significa trovare l’oriente in modo da stabilire la posizione degli altri punti cardinali. Vengono enumerati tre tipi di orientamento: geografico, matematico e logico. La ragione rimane guida di se stessa anche quando, oltrepassando i limiti dell’esperienza, non coglie più alcun contenuto oggettivo. Essa è costretta a ricorrere ad una distinzione soggettiva cioè al “sentimento del bisogno proprio della ragione” (op. cit., pp. 47-50).

Questo bisogno ha due usi, uno teoretico e l’altro pratico. Il primo consiste nella necessità di presupporre l’esistenza di Dio per poter giudicare adeguatamente la contingenza del mondo. Il secondo consiste nella necessità di presupporre l’esistenza di Dio per dare realtà oggettiva al sommo bene che altrimenti sarebbe interpretabile come mero ideale. Senza un Dio esistente, garante della moralità, anche la moralità stessa sarebbe degradata.

In definitiva, la ragione può orientarsi nello spazio, per lei oscuro, in cui sono presenti gli oggetti sovrasensibili, affidandosi non ad un principio cognitivo ma ad un principio soggettivo, cioè il proprio bisogno. Indagando contenuti oggettivi non disponibili nell’ambito teologico, essa rischierebbe di rendere oziosa la propria attività, volgendola al semplice accrescimento del sapere (op. cit., pp. 54-56). La vera fonte del giudizio in materia divina è quella che Kant chiama fede razionale, cioè un ritenere vero, la cui ratio essendi è il bisogno soggettivo della ragione di presuppore, e non dimostrare, l’esistenza di un essere supremo. Questa soluzione, da un lato, salvaguarda la centralità della ragione autogiudicantesi, dall’altro, ne ammette i limiti speculativi.

Nessuna autorità, nessuna fede diversa da quella razionale, nessuna intuizione può impedire alla ragione di concepire per prima il divino. Ogni attività diversa dal pensare ragionato presuppone il concetto e l’esistenza di Dio così come si configurano nel sentimento del bisogno proprio della ragione (op. cit., pp. 54-56). In ultima istanza, Kant si rivolge agli “uomini dotati di capacità intellettuali e di larghe vedute”, analizzando, dapprima, ciò che si contrappone alla libertà di pensiero, cioè “costrizione sociale, costrizione delle coscienze e uso senza legge della ragione” e, in secondo luogo, le conseguenze proprio di quest’ultimo, vale a dire esaltazione (preminenza dell’intuizione, del genio, dell’illuminazione), incredulità (fiducia nella assoluta indipendenza della ragione) e libertinismo (mancanza di ogni dovere).

Il testo si conclude con un invito del filosofo di Königsberg agli amici dell’umanità affinché non privino la ragione del “privilegio di fungere da pietra ultima di paragone della verità” (op. cit., pp. 62-66).

Replica della statua di Immanuel Kant a Kaliningrad/Königsberg (l'originale di Christian Daniel Rauch, risalente al 1864, fu distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale). Foto di AndreasToerl~commonswiki, CC BY-SA 2.5

Fumetti e didattica per la mostra "Gladiatori"

Fumetti e didattica per la mostra "Gladiatori"

Articolo a cura di Giuseppe Inella e Camilla Rossini

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Dal 25 marzo è in libreria 'Gladiatori', un racconto illustrato destinato al pubblico più giovane, pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore, con le illustrazioni firmate da Mario Testa per la Scuola Italiana di Comix, che vede come protagonista l'editor Marcus Lucretius Rufus, organizzatore di spettacoli. Sarà possibile acquistare il volume anche online, alla cifra di 8 euro, tramite il sito francopaniniragazzi.it, disponibile anche una versione in inglese. Il volume è stato un omaggio pasquale che ha anticipato la mostra 'Gladiatori' al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, annunciata per l’imminente riapertura dei musei.

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Un affascinante viaggio storico, nell’antico Impero Romano, al tempo dei gladiatori. Un libro per ragazzi che nasce grazie alla collaborazione tra il MANN – Museo Archeologico di Napoli e la Scuola Italiana di Comix di Napoli. Oggi i tempi sono cambiati, ma come ci tiene ad evidenziare Paolo Giulierini, direttore del MANN, i gladiatori esistono ancora! Sono tutti i ragazzi che ogni mattina si destano per “l’allenamento” scolastico senza avere accanto a sé i propri compagni di “battaglia”.

 

Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

In questo volume illustrato ci vengono raccontate in modo semplice ed esaustivo le origini dei gladiatori, in principio schiavi, poi veri e propri professionisti del combattimento. I gladiatori erano considerati delle vere e proprie star, alla stregua degli odierni calciatori e i giochi di cui erano protagonisti erano spettacoli molto amati, come le partite di calcio alle quali siamo abituati ad assistere. I gladiatori infatti, si allenavano giorno e notte e seguivano una dieta ferrea, indossavano armi e armature a seconda delle loro caratteristiche fisiche, affinavano diverse tecniche di combattimento, e avevano un unico obiettivo: impressionare il pubblico! Non mancano spunti di riflessione abbastanza attuali, come le sempre deprecabili risse tra "tifoserie" diverse durante i giochi, né la storia del gladiatore trace Spartaco che, dalla antica scuola di Capua, si fece portatore della libertà in una rivolta per abbattere il regime di schiavitù.

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Il volume offre innumerevoli informazioni sui gladiatori, sulle loro armi e sul contesto storico in cui vivevano. Si spazia dalla selezione dei combattenti e delle fiere, all' allestimento degli anfiteatri per le sfide, che comprendevano anche intrattenimento musicale, fino alla “gladiatura al femminile”; innumerevoli sono le curiosità che aprono finestre di apprendimento didattico per i ragazzi, coinvolgendoli in un’interessante lezione interattiva di storia. Il racconto si sviluppa su piani diversi in cui si intrecciano diverse tecniche narrative (divulgazione, narrativa e fumetti, con attività, stickers e giochi) per rendere più chiara e coinvolgente possibile l’esperienza dei giovani lettori.

Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

La lettura è resa con un linguaggio semplice, senza banalizzare o peccare di approssimazione, coadiuvata dalle foto dei reperti del MANN e dalle illustrazioni di Mario Testa, docente del corso di disegno presso la scuola italiana di Comix di Napoli. L'autore non è nuovo alle collaborazioni con strutture ed enti per la comunicazione del patrimonio archeologico, nel 2019 realizza “fumetti Flegrei” e le sue illustrazioni in stile umoristico caricaturale, con rimandi all'“Asterix” di Uderzo ed alle produzioni disneyane di metà anni '90, rendono vivide e coinvolgenti le parti testuali, supportate da una grafica curata e piacevole.

fumetti mostra Gladiatori
Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

L'albo “Gladiatori” riesce, con grande equilibrio, a portare un contenuto scientifico dettagliato senza risultare pesante o prolisso, risultando adatto ad un'ampia fascia di fruitori, dai più giovani che troveranno anche pagine con dei giochi, fino ai ragazzi che potranno approfondire eventi e dinamiche che troveranno nei loro manuali.

Schede speciali approfondiscono gli argomenti salienti illustrati dalle foto di reperti custoditi al MANN.

Immagini dall'albo a fumetti che ha anticipato la mostra Gladiatori

Per le immagini si ringraziano l'Ufficio Comunicazione MANN e Franco Cosimo Panini Editore.


Furti in chiese e conventi. I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituiscono sei preziose pagine miniate

Sei pagine miniate del XIII secolo, caratterizzate da notevoli capilettera istoriati, sono state restituite alla Direttrice dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Pistoia, Dott.ssa Lucia Cecchi, dal Comandante del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze, Cap. Claudio Mauti. Erano conservate presso la Chiesa di San Paolo e quella di San Francesco al Prato, l’Archivio Diocesano e le Biblioteche Capitolari Leoniana e Fabroniana.

I furti risalgono agli anni Novanta, quando furono asportati alcuni interi corali e antifonari insieme a numerose pagine strappate dalla rilegatura del volume a cui appartenevano.

Le lunghe indagini che hanno portato al recupero sono state avviate nel 2010, quando alcune pagine miniate furono poste in vendita da case d’asta internazionali e in seguito individuate grazie alla comparazione con le fotografie presenti nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando TPC.

Pagine miniate
Pagine miniate recuperate dal Comando dei Carabinieri TPC. Foto Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze.

Immediate e approfondite attività investigative svolte sia in Italia che all’estero, grazie alla proficua collaborazione con gli organi di cooperazione internazionale di polizia quali Interpol, Europol e ICE (Immigration and Custom Enforcement degli Stati Uniti d’America), hanno permesso di risalire a un importante canale di “smercio” di preziosi manoscritti miniati che ricettatori specializzati utilizzavano per porli in commercio.

In particolare, due miniature avevano già attraversato illecitamente diverse frontiere, anche extraeuropee, ed erano state infine “contrabbandate” negli Stati Uniti, dove si trovavano in vendita su un sito Internet specializzato.

Pagine miniate
Pagine miniate recuperate dal Comando dei Carabinieri TPC. Foto Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze.

Un’altra invece, esportata illecitamente ma fortunatamente rimasta in Europa, era stata rubata in analoghe circostanze da un malintenzionato che si era presumibilmente presentato in qualità di studioso. La miniatura era stata già riacquistata a un’asta straniera da un ignaro collezionista italiano il quale, una volta convocato dai Carabinieri e messo al corrente della vicenda, non ha potuto fare altro che mostrare il suo rincrescimento consegnandola senza particolari opposizioni.

All’attività d’indagine è seguito poi il necessario iter giudiziario, a sua volta compendiato dalle Commissioni Rogatorie Internazionali, strumento giuridico di cui si avvalgono le diverse autorità giudiziarie nazionali per poter svolgere i propri atti d’indagine all’estero. Solo dopo il raggiungimento di una definitiva pronuncia giurisdizionale si è potuto provvedere alla restituzione degli antichi manoscritti agli enti legittimati.

Le pagine miniate barbaramente tagliate o, peggio, strappate dagli antichi corali, possono raggiungere sul mercato quotazioni di parecchie decine di migliaia di euro ciascuna, a seconda dell’epoca di realizzazione, del contesto storico-religioso, dell’abilità del miniatore e dell’eventuale presenza di decorazioni in oro, come era consuetudine in passato.

Interi volumi, miscellanee, parti interne, fogli separati e anche grossolani ritagli di singoli capilettera rappresentano una pratica predatoria estremamente distruttiva, che priva la collettività di uno dei caratteri più espressivi ed eleganti dell’ingegno umano.

Pagine miniate
Pagine miniate recuperate dal Comando dei Carabinieri TPC. Foto Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze.

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Nuova Stazione Duomo a Napoli, tra arte e archeologia. Intervista al prof. Cascetta

Nuova Stazione Duomo a Napoli, tra arte e archeologia. Intervista al professor Ennio Cascetta

La metropolitana di Napoli, che vanta già stazioni d'arte come Toledo, definita la stazione più bella d'Europa e Università, progettata dall’artista e architetto Karim Rashid, amplia il percorso artistico con la stazione Duomo presso Piazza Nicola Amore. Infatti, la nuova fermata progettata dal rinomato architetto Massimiliano Fuksas, aprirà a breve ed è stata definita dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris "una tra le stazioni più belle al mondo".

Stazione Duomo
Stazione Duomo Linea 1 Metropolitana di Napoli. Foto © Copyright Metropolitana di Napoli SpA

La sua spettacolarità consiste soprattutto nell'equilibrio tra passato e presente, tra la "Passeggiata dell'astronauta" e le scoperte archeologiche avvenute nel 2004. Difatti, al suo Interno saranno esposti il tempio dei Giochi isolimpici di età augustea (II sec. d.C.) e i numerosi reperti archeologici venuti alla luce.

Stazione Duomo
Tempio dei Giochi Isolimpici nella Stazione Duomo (NA). Foto © Copyright Metropolitana di Napoli SpA

La passeggiata dei viaggiatori nella stazione, al contempo, sarà estremamente suggestiva, con un impianto d'illuminazione che varierà colore a seconda della luce naturale dall'alba al tramonto.

Interno Stazione Duomo Linea 1 Metropolitana di Napoli. Foto © Copyright Metropolitana di Napoli SpA

La redazione di ClassiCult ha avuto la possibilità di porre alcune domande al Professor Ennio Cascetta, Presidente della Metropolitana di Napoli SpA, riguardo il progetto della nuova Stazione Duomo.

La nuova stazione Duomo viene definita stazione-museo, per la presenza del tempio romano per i Giochi Isolimpici di I secolo d.C., rinvenuto nel 2004. In che modo la scoperta archeologica ha influenzato il progetto della stazione?

Il ritrovamento dei reperti archeologici ha comportato una complessità notevole e dunque inevitabili ritardi nella realizzazione dell’opera che ha richiesto una notevole tecnologia e grandi competenze ingegneristiche e archeologiche. Lo scavo della stazione ha raggiunto i quaranta metri sotto il livello del mare con una complessità di lavoro dunque notevole. Allo stesso tempo gli importanti e continui ritrovamenti archeologici hanno fatto lavorare di pari passo archeologi sotto il coordinamento della sovrintendenza e imprese. Inevitabilmente abbiamo ripensato la stazione sia per la parte funzionale che architettonica e il risultato sarà davvero notevole.

Come si è raggiunto l'equilibrio tra passato e presente, in seguito alla necessità di rendere fruibile il bene archeologico?

Massimiliano e Doriana Fuksas hanno sviluppato una nuova proposta progettuale per la stazione Duomo partendo dalle prescrizioni che la Soprintendenza aveva indicato per la copertura vetrata dell’area archeologica contenente il basamento dei giochi olimpici. A livello superficiale la piazza viene riconfigurata attraverso un disegno della pavimentazione che ne evidenzia la centralità e nel contempo la copertura vetrata viene ridotta nelle dimensioni per limitare l’impatto visivo del suo volume sugli edifici che delimitano la piazza. L’area archeologica, musealizzata in un piano sottostante la piazza, nella nuova soluzione, viene messo in comunicazione, attraverso due travi-parete vetrate con il piano sottostante di ingresso alla Metro.

In questo modo la luce naturale attraverso la copertura vetrata della piazza raggiunge il mezzanino della stazione inducendo anche una suggestiva relazione con i reperti archeologi.

Stazione Duomo
Sezione Archeologica della Stazione Duomo (NA). Foto © Copyright Metropolitana di Napoli SpA

Quali sono le misure di tutela e conservazione realizzate per tale patrimonio archeologico?

C’è stato nel corso degli anni e tuttora un controllo costante della Soprintendenza e numerosi cambiamenti anche nella predisposizione degli spazi dove reinsediare in particolare il Tempio Isolimpico. La realizzazione di un’area museale ad hoc consentirà la valorizzazione, la visione e soprattutto la tutela di questi reperti.

Stazione Duomo
Dettaglio del Tempio Isolimpico nella Stazione Duomo (NA). Foto © Copyright Metropolitana di Napoli SpA

Oltre al Tempio Isolimpico sono stati rinvenuti altri numerosi reperti archeologici, il progetto comprende una loro esposizione in un percorso apposito all'interno della stazione Duomo? O in caso diverso, si sta valutando un'altra opzione per una mostra di tale materiale?

Come detto è prevista un’area museale di circa mille metri quadrati: nell’area dove è stato ritrovato il Tempio dei Giochi Isolimpici napoletani qui dai tempi dell'imperatore Augusto si sono svolte le Olimpiadi per 400 anni. In pratica i giochi si svolgevano sulla spiaggia perché la linea di costa era più arretrata rispetto ad oggi. E abbiamo ritrovato i tracciati delle piste dove gareggiavano gli atleti e numerose targhe dei vincitori delle gare, così come centinaia di reperti marmorei che si riferiscono al periodo e che andranno a far parte del museo della stazione Duomo.

La stazione nata dal progetto dell'architetto Fuksas, ricrea l'esperienza di una "passeggiata nello spazio". In che modo è stato realizzato questo suggestivo percorso artistico?

Il rivestimento della stazione è realizzato con pannelli in acciaio corten così come l’area museale. Ma le sorprese non finiscono qui, infatti dal piano di sbarco del gruppo ascensori e lungo le discenderie delle scale mobili fino alla banchina di attesa dei treni il viaggiatore sarà accompagnato in un “percorso sensoriale” scandito da una soluzione illuminotecnica che attraverso gli esagoni intagliati nei pannelli di rivestimento e retroilluminati con impianto RGB riprodurranno i colori delle diverse ore della giornata combinando dal celeste chiaro all’arancio del tramonto ed oltre dal crepuscolo alla notte. La luce quindi diventa anche un’opera artistica mantenendo così il target ormai consolidato della Metropolitana di Napoli.

Banchina della Stazione Duomo (NA). Foto © Copyright Metropolitana di Napoli SpA
Stazione Duomo
Interno Stazione Duomo (NA). Foto © Copyright Metropolitana di Napoli SpA

Writers and Lovers Lily King

La stroncatura: Scrittori e amanti di Lily King

Da pochissimo è uscita per Fazi la traduzione italiana di “Writers & Lovers”: “Scrittori e amanti”, appunto, della scrittrice americana Lily King, e la notizia ha riportato alla memoria l’atroce giorno e mezzo che ho sprecato a leggere questo romanzetto (in originale) lo scorso anno. Una riflessione più profonda, poi, scaturisce al pensiero della ricchezza assoluta della letteratura anglofona non tradotta (tempo fa scrissi di “A week in December” di Faulks, successo totale in tutto il mondo, ma malamente ignorato dall’editoria italiana), anche tra i più recenti successi di critica e di pubblico (mi viene in mente, al volo, “Love and other thought experiments” di Sophie Ward).

Ecco, a fronte delle sterminate opzioni che la letteratura contemporanea offriva, Fazi sceglie di proporci una delle peggiori commediole romantiche che il mercato editoriale ci ha offerto lo scorso anno. I motivi sono chiari: il titolo è accattivante e le ragazzine innamorate del sogno di diventare scrittrici - come la protagonista - non vedranno l’ora di comprarlo. Senza nulla togliere ai meriti della traduttrice italiana, che, senz’altro, ha fatto un lavoro di precisione encomiabile, è mio dovere procedere alla necessaria bruciante stroncatura.

Scrittori e amanti Lily King
La copertina di Scrittori e amanti di Lily King (titolo originale Writers & Lovers), nell'edizione tradotta da Mariagrazia Gini e pubblicata da Fazi Editore (2021) nella collana Le strade

Premetto che la mia opinione estremamente negativa confligge drammaticamente con le molte recensioni da cinque stelle (si veda, ad esempio, Goodreads), tanto che per un po’ di tempo ho temuto di non aver colto il senso di ciò che Lily King voleva trasmetterci con la sua scrittura. Poi, per fortuna, lo scorso luglio, il Times Literary Supplement ha pubblicato una recensione che condivideva tutti i miei pensieri (la penna è quella di Evelyn Toynton), e mi sono finalmente sentita compresa…

Quando ho comprato questo libro all’inizio del 2020 avrei dovuto ben sapere che una copertina assai carina e un titolo accattivante dovevano nascondere qualcosa che non andava…

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nel laboratorio dello studioso

Il Museo Egizio di Torino riparte con il progetto "Nel laboratorio dello studioso"

Nel laboratorio dello studioso: il Museo Egizio di Torino riapre al pubblico il giorno 26 aprile e lo fa all'insegna della ricerca. Difatti, i visitatori potranno accedere ad una nuova ed esclusiva esposizione su studi e ricerche nell'ambito archeologico e museale.
“Poter riaprire il Museo significa poter restituire alla collettività un luogo e un patrimonio che appartengono a tutti, e non possiamo che essere lieti di ciò - dichiara Christian Greco, direttore del Museo Egizio -. Nel farlo intendiamo dare ancora una volta centralità alla ricerca e alla biografia degli oggetti, come testimoniato dal progetto espositivo ‘Nel laboratorio dello studioso’, che mette al centro l’incessante lavoro che il museo svolge per indagare e rendere sempre più accessibile la propria collezione."
Il progetto espositivo "Nel laboratorio dello studioso" prevede un ciclo di mostre bimestrali nello spazio del primo piano, durante le quali di volta in volta verrà analizzato un reperto archeologico con approfondimenti di curatori,  studiosi e archeologi. Inoltre, saranno messi in luce i collegamenti tra i vari oggetti e i loro significati.
Nel laboratorio dello studioso
Logo del progetto espositivo "Nel laboratorio dello studioso". Foto Ufficio stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino.
L'obiettivo primario è connettere il pubblico al mondo della ricerca scientifica che opera dietro lo studio, il restauro, l'esposizione e la valorizzazione di ogni singolo reperto presente nel Museo Egizio di Torino.
"Nel laboratorio dello studioso" avrà inizio il 27 aprile con le luci puntate sulla statua di Hel di epoca Ramesside (XIX dinastia, 1279-1213 a.C. circa). L'opera rappresenta una donna su sgabello con cuscino,  nell'atto di stringere due oggetti rituali. Infatti, presenta nella mano sinistra un fior di loto e nella destra una collana di perline con menat, tipico strumento musicale per il culto di Hathor, dea dell'amore e della bellezza. Oltre alla scultura saranno presenti altre quattro vetrine di approfondimento ai temi legati alla protagonista, quali musiche e strumenti rituali, arte e attività scultorea dell'epoca. Questo primo ciclo a cura di Federico Poole, curatore del MET dal 2013 si concluderà il 27 giugno 2021.
Nel laboratorio dello studioso
Statua di Hel, prima protagonista di "Nel laboratorio dello studioso". Foto Ufficio stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino.
Ulteriore novità del Museo riguarda l'impianto d'illuminazione, implementato con nuove luci interne ed esterne alle vetrine, che consentono una miglior visione dei reperti e dei loro dettagli. inoltre, le luci scelte a seconda dei materiali esposti ne consentiranno anche la conservazione.
“Siamo pronti e soprattutto felici di accogliere nuovamente nelle sale i visitatori; ritenendo che i musei rappresentino un servizio pubblico essenziale, ci auguriamo di poterlo fare con continuità e sempre all’insegna della sicurezza – afferma la Presidente, Evelina Christillin - Nei mesi di chiusura, dalla primavera 2020 a oggi, non abbiamo mai interrotto la nostra attività: dalla ricerca, alle mostre, al rinnovamento degli spazi espositivi, abbiamo continuato a lavorare a numerosi progetti: in particolare l’implementazione dell’impianto illuminotecnico, che offrirà al pubblico una visione assai più efficace dei reperti del Museo."
Per poter accedere al Museo è necessaria la prenotazione con almeno un giorno di anticipo in modo da assicurare ingressi contingentati e il rispetto delle norme sanitarie. L'acquisto dei biglietti può essere effettuato sul sito web https://museoegizio.it/tickets-shop, dove sono disponibili informazioni riguardo gli orari e le tariffe.
Il Museo è aperto dal Lunedì alla Domenica e oltre alla nuova esposizione e alla meravigliosa collezione sarà ancora possibile visitare la mostra temporanea "Archeologia Invisibile".
Nel laboratorio dello studioso
Mostra temporanea "Archeologia invisibile". Foto Museo Egizio di Torino.

Roberto Alonge, Dacci oggi il nostro desiderio quotidiano

 Roberto Alonge, DACCI OGGI IL NOSTRO DESIDERIO QUOTIDIANO, Edizioni di Pagina, Bari 2021

Recensione a cura di Esther Celiberti

Sottraendosi ad un genere definito, il libro di Alonge mette a fuoco il tema del desiderio e ne analizza alcune varianti generalmente oscure e censurate. Dalla introduzione si passa alla declinazione della figura materna al motivo del desiderio triangolare, dal “fascino discreto della pedofilia” sino al “mostro dell’incesto”.

Eppure il titolo cita la nota preghiera del Padre Nostro, ma non vi è contraddizione, le sirene cattoliche del desiderio sono legate all’albero maestro del peccato. Un catalogo di trasgressioni, tassonomia di tentazioni e perversioni, “fornicazioni” tra molteplici codici espressivi. Una ars meccanica sadiana che si concentra sulla scena verbale, non verbale, iconica dunque dipinta. Alla radice la cosiddetta scena primaria, una incalzante scopofilia o magari nulla di tutto questo, forse l’intenzione/tensione compulsiva di passare in rassegna i misteri del desiderio, monumento o memento per allontanare la morte, the dark side dell’eros.

Il corposo testo è, per assunti e tesi, parzialmente riuscito o a causa della mole del duello intrapreso o per la natura sfuggente degli argomenti o per un telaio che ogni tanto cede.

Gustav Klimt, Judith II (Salome), olio su tela, International Gallery of Modern Art. Foto Flickr di Jean-Pierre Dalbéra, CC BY 2.0

Tra pruderie e slanci, iperdeterminando l’oggetto, Alonge svolge il filo in un amalgama che allinea affondi esegetici di pregio (Ovidio, Goldoni, Ibsen, Degas, Pirandello) a cadute interpretative (Amleto, Medea di Eschilo, il misunderstanding della figura anomica del teatro elisabettiano, l’analisi del ’68) o a sopravvalutazioni. Spesso mancano le ragioni della storia in questo crogiolo intertestuale ove l’affastellarsi degli episodi lede la misura e il centro del bersaglio.

Il linguaggio è un’interlinea fra soggettività e drammaturgia, talora la volontà di attualizzazione comporta l’uso di termini impropri e se lo studioso si fosse, di sua volontà, “amputato”, lungaggini, ovvietà e ridondanze non vi sarebbero.

E poi, come si fa a scrivere che “in ogni caso la donna appare più docilmente disposta dell’uomo a muoversi nell’ottica del desiderio di desiderio (...) si preoccupa di farsi attraente per l’altro”? Pur se questa riflessione fosse stata valida in passato, non è sostenibile oggi. L’immaginario di Marcello Snaporaz, protagonista della felliniana Città delle donne, si librava oniricamente, questa affermazione non vola.

Il femminile e il maschile sono due rappresentazioni differenti ed allora, come lo stesso autore con schiettezza esplicita, riemergono il fascino dell’actio in distans di Betsabea al bagno, quella lontananza di cui Derrida scrive circa la liaison fra Nietzsche e l’essere femminile, varie sfumature di horror vacui. Ma, in semplicità, sempre a detta di Alonge, il sogno tutto maschile di essere donna. E la paura dell’altro sesso secondo un andante purtroppo non smentito.

Scabroso infatti è un piano non liscio.

Roberto Alonge desiderio quotidiano
La copertina del libro di Roberto Alonge, Dacci oggi il nostro desiderio quotidiano, pubblicato da Edizioni di Pagina (2021) nella collana Duepunti