Mythos III

Mythos III. I Miti e l’Epica dell’Antichità Classica e del Mondo Medievale nella Fantascienza e nel Fantasy

Mythos III. I Miti e l’Epica dell’Antichità Classica e del Mondo Medievale nella Fantascienza e nel Fantasy

Il 30 e il 31 luglio, a Genzano di Roma, presso l’idilliaco contesto del parco e del palazzo Sforza Cesarini, si è tenuto il seminario “Mythos III. I Miti e l’Epica dell’Antichità Classica e del Mondo Medievale nella Fantascienza e nel Fantasy”. L’iniziativa si inserisce all’interno di un percorso avviato nel 2019 dal Museo col fine di aprire un dibattito nel mondo accademico italiano circa la possibilità di analizzare la produzione di fantascienza e fantasy quale documento storico.

Sono stati presi in analisi romanzi fantasy considerati capisaldi della letteratura di questo genere come Queste oscure materie del geniale Philip Pullman, cui la ricercatrice Laura Bressan ha analizzato il substrato mitologico e quello religioso con riferimenti a Lucrezio e suggestioni provenienti dalla cosmogonia e cosmologia cristiana.

 

Mythos III
La locandina del seminario Mythos III. I Miti e l’Epica dell’Antichità Classica e del Mondo Medievale nella Fantascienza e nel Fantasy

Le associazioni con il pensiero cristiano sono state prese in considerazione anche da Gloria Larini, la quale ha sottolineato l’importanza del sacrificio di Cristo e la sua diretta corrispondenza nella morte del leone Aslan nelle Cronache di Narnia. Paolo Pizzimento nell’affrontare l’opera immensa di Tolkien e nello specifico la profezia di Mandos ha suggerito dei precisi parallelismi con l’Apocalisse giovannea e con il Ragnarok della tradizione norrena. Tolkien ha avuto un grande spazio, grazie anche all’intervento di Roberto Arduini e Cecilia Barella, entrambi appartenenti all’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, i quali hanno presentato un volume da loro curato dal titolo Paesaggi della Terra di Mezzo. La natura nelle opere di Tolkien.

Ma non si è trattato solo dei classici della letteratura fantastica contemporanea. Infatti, durante la prima giornata, hanno preso la parola anche due scrittori: Livio Gambarini, che ha parlato della quadrilogia fantasy Eternal War, da lui ideata, sottolineando l’interdipendenza con il mondo dantesco; e Valerio La Martire che ha ricostruito attraverso i suoi romanzi una trasposizione contemporanea dei miti della città di Roma. Le affascinazioni dantesche sono state le protagoniste anche dell’intervento di Gianni F. Trapletti che è intervenuto sul romanzo Terre Divise di Francesco Gungui.

Gregorio Nazianzeno in un Carme sosteneva: “E il sommo Logos gioca in forme di ogni genere, giudicando il suo mondo come vuole, in un senso o in un altro”. Massimo il Confessore commenta questa frase dicendo che Dio introduce nel gioco la rivelazione di verità più alte. Il gioco, perciò, diventa lo strumento attraverso cui la divinità comunica con gli uomini. Qualcosa di apparentemente fino a sé stesso prende una dignità di natura celeste. In tal senso l’importanza del gioco è fondamentale. In un seminario incentrato sul fantasy non poteva venir meno un momento di studio su questo aspetto della vita e, infatti, gli ultimi due studiosi hanno incentrato le loro esposizioni su questo. Enzo Franchini ha preso in analisi la figura di Zeus e dei centurioni e la loro rilevanza nei videogame. Michele Campopiano, invece, ha parlato di un gioco da tavolo, Lex Arcana, il quale è stato concepito come una reinvenzione fantasy della religione romana.

Igor Baglioni, Direttore del Museo delle Religioni "Raffaele Pettazzoni"

Sono state giornate molto stimolanti, ricche di spunti di riflessione. Il clima come sempre è stato conviviale. I pasti sono stati consumati insieme e si è degustata la ricca cucina locale. L’estate purtroppo è giunta quasi al termine, così come gli appuntamenti di questa stagione del Museo delle Religioni, consiglio quindi di tutto cuore la partecipazione agli ultimi due. Il prossimo avrò luogo dal 9 al 12 settembre, sempre presso il palazzo Sforza Cesarini di Genzano e sarà la terza edizione del Festival di Antropologia e Storia delle Religioni “Nella Terra di Diana”; l’ultimo, ad ad Albano, sarà dal 23 e al 25 settembre e avrà come protagoniste Atena e Minerva.


Da Ercolano importanti novità sulla dieta degli abitanti della città

Analisi sui resti umani di Ercolano hanno permesso di approfondire ulteriori informazioni sulla dieta degli antichi abitanti della città. Lo studio è stato condotto dalla Dott.ssa Silvia Soncin e dal Professor Olivier Craig ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances.

In collaborazione con l’Università di York dove si è svolto il lavoro di analisi anche altre prestigiose istituzioni italiane come il Parco Archeologico di Ercolano, il Parco Archeologico di Pompei e il Museo delle Civiltà di Roma.

Gli abitanti dell’antica città di Ercolano e i loro resti hanno offerto un’esperienza unica per l’analisi della vita in una comunità che visse e subì il medesimo destino. A partire dagli anni ’80 del secolo scorso numerose sono state le vittime rintracciate nei fornici che si affacciano sull’antica spiaggia della città, esattamente 340 individui.

dieta Ercolano
Dieta Ercolano. Foto: Parco Archeologico di Ercolano

Studi di antropologia e di bioarcheologia hanno permesso di migliorare in maniera significativa studi diretti sul modo di vivere, eventuali patologie e dirette conoscenze, in generale, sulla società romana in un arco temporale ben preciso. In questo studio internazionale, 17 individui recuperati dai fornici sono stati sottoposti ad analisi degli isotopi stabili del carbonio e dell’azoto degli aminoacidi che compongono il collagene osseo al fine di ricostruirne la dieta con maggiore dettaglio e precisione.

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Spiaggia Antica di Ercolano. FOTO: paErco

Una comparazione tra fonti storiche ed analisi dirette ha permesso di chiarire che vi fosse un accesso alimentare differenziato fra uomini e donne. L’analisi degli aminoacidi – dice il Professor Craig – ha permesso di quantificare tali differenze e di riflettere sulle cause. Lo studio ha inoltre previsto alcuni prelievi di resti botanici da Ercolano ed in particolare di cereali e legumi. I risultati isotopici ottenuti dai cereali, insieme a quelli del collagene di specie animali e marine, sono stati utilizzati per il confronto con i valori determinanti per gli umani. Ad emergere chiare differenze fra uomini e donne nel consumo in particolare di pesce e prodotti animali.

Gli Ercolanesi consumavano una quantità di proteine dei prodotti della pesca superiori a quello delle donne, mentre queste avevano una dieta molto più ricca in prodotti animali. Questo studio innovativo dal punto di vista bioarcheologico è stato confrontato con dati associati a popolazioni contemporanee e in proporzione il risultato è che il consumo di pesce ad Ercolano è risultato superiore rispetto agli abitanti del Mediterraneo della seconda metà del secolo scorso.

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Ercolano, foto: Alessandra Randazzo

Silvia Soncin riferisce: “Gli uomini erano più probabilmente maggiormente impegnati nella pesca e in altre attività marittime, generalmente occupavano posizioni più privilegiate nella società, e venivano liberati dalla schiavitù in età più giovane rispetto alle donne. Tutti questi fattori probabilmente facilitavano il loro accesso a prodotti alimentari più costosi, come il pesce fresco.”

La dieta seguita dagli antichi abitanti di Ercolano – interviene il Direttore del parco Archeologico Francesco Sirano - non ci racconta solo delle abitudini alimentari ma ci mette anche di fronte ad una società organizzata secondo canoni assai diversi da quella odierna. Un mondo dove l’accesso abitudinario a determinati alimenti dipendeva non dalla fame o dalla possibilità di acquisto, ma da fattori culturali: il genere, la condizione  sociale, la provenienza geografica dei componenti della comunità locale. Ercolano si conferma un laboratorio unico per l’avanzamento della conoscenza non solo guardando al passato ma anche e soprattutto, direi, al futuro e alle mille possibilità di innovazione e di miglioramento della qualità della vita che possono derivare dall’attivazione degli insegnamenti della storia, piuttosto che dalla semplice raccolta di dati. Il parco Archeologico di Ercolano è impegnato nella promozione di studi internazionali intorno alla ricostruzione sotto molteplici aspetti di un mondo la cui vita cessò in poche ore, ma la cui memoria attiva risuona tuttora nella mente e nell’animo di chi voglia ascoltarla.”

 


Le pitture rupestri di Sulawesi tra le finaliste del premio della BMTA

Tra le scoperte finaliste anche le pitture rupestri di Sulawesi!

Il prossimo 26 novembre, in occasione della XXIII edizione della Borsa Mediterranea sul Turismo Archeologico, alla scoperta archeologica più significativa del 2020 sarà assegnato l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, giunto alla settima edizione. Il premio, l’unico dedicato all’archeologia e riconosciuto a livello mondiale, è intitolato all’archeologo siriano che nel 2015 ha pagato con la vita la difesa del sito di Palmira, patrimonio UNESCO.

Nel corso della premiazione sarà attribuito, inoltre, un secondo riconoscimento. Fino al 1 settembre, infatti, sarà possibile votare sulla pagina Facebook della BMTA una delle cinque scoperte selezionate per il Premio “Khaled al-Asaad”: quella che avrà ottenuto il maggior consenso sui social riceverà uno “Special Award”.

Tra le finaliste del Premio, una scoperta che arriva da lontano, dal Sud-Est Asiatico: risale agli inizi di quest’anno la notizia che in Indonesia, nell’isola di Sulawesi, a est del Borneo, si trovano le pitture rupestri più antiche del mondo. Il team di ricerca, condotto dal professore Adam Brumm dell’Università di Griffith in Australia, ha infatti annunciato, in un articolo pubblicato lo scorso 13 gennaio sulla rivista «Science Advances», che le pitture, raffiguranti dei maiali, risalgono a ben a 45.000 anni fa.

Sulawesi
Le pitture rupestri di Sulawesi (dalla pagina Facebook della BMTA)

L’eccezionalità delle raffigurazioni parietali di Sulawesi risiede, quindi, nel fatto che esse si sono rivelate assai più antiche delle famose grotte francesi di Lauscaux e di quelle spagnole di Altamira. Le pitture di Lascaux, celebri per la raffinatezza con cui sono raffigurati soggetti animali come rinoceronti, cervi, uccelli, bovini, risalgono ad un periodo in confronto ben più “recente” del complesso indonesiano, compreso tra i 18 e i 16500 mila anni fa. Quelle di Altamira, invece, che finora detenevano il primato per l’antichità, sono databili a 36.000 anni fa.

Sebbene le grotte di Sulawesi siano state esplorate già da parecchi decenni, fino ad adesso non era stato possibile stabilire con precisione a quando risalissero le raffigurazioni parietali. La scoperta più importante è da riferire al sito di Leang Tedongnge, dove si trova, in mezzo a diversi “stencil” di mani, la raffigurazione di un maiale dipinto in ocra rossa, con una cresta di peli irti e due verruche simili a piccole corna sulla parte superiore del muso. Questi tratti permettono di identificare l’animale come un esemplare di Sus celebensis, una specie endemica dell’isola.

La datazione del ritrovamento è stata condotta attraverso l’analisi delle serie di uranio (ossia il rapporto tra uranio e torio, un prodotto del suo decadimento) sui depositi di carbonato di calcio. Tali depositi minerali, simili a piccoli “popcorn”, si formano sulle pareti delle grotte, e proprio sulla zampa posteriore del maiale si trovava un “popcorn” che ne ha permesso la datazione.

Le grotte di Sulawesi, come già accennato, sono oggetto di ricerche già dagli anni '50 del secolo scorso, e continuano ancora negli ultimi anni a riservare delle sorprese: risale al 2017 il ritrovamento, in una di queste grotte, di una scena di caccia, con uomini teriomorfi che inseguono bufali e cinghiali, databile a 39.900 anni fa.

La scoperta del maiale di 45.000 anni fa, oltre a costituire un primato (di fatto, rappresenta in assoluto il primo esempio di arte figurativa di cui si abbia conoscenza), ha anche notevoli implicazioni sul piano degli studi antropologici e culturali: le analisi condotte sulle pitture rupestri di Sulawesi hanno dato prova di una presenza antichissima dell’Homo Sapiens in questa zona remota del Sud-Est Asiatico e hanno aperto a nuove ipotesi sulle modalità di popolamento del Sulawesi. Gli stessi ricercatori, infatti, escludono l’ipotesi che quelli di Leang Tedongnge siano casi isolati di pitture rupestri del Pleistocene Superiore a Sulawesi , anzi le inseriscono in un complesso più grande ancora da portare alla luce e studiare.

 


Al via la terza edizione di Storiæ, archeologia e narrazioni

Le Storiæ che ritornano

Al via la terza edizione di Storiæ, archeologia e narrazioni

terza edizione di Storiæ archeologia e narrazioni

La storia torna a essere protagonista della scena culturale dell'isola d'Ischia con la terza edizione del festival “Storiæ, archeologia e narrazioni” (che sostituisce la precedente denominazione di “Arkeostoriæ”), che si svolgerà a Ischia dal 29 agosto al 5 settembre prossimi.
Un programma strutturato in sette sezioni, fitto di incontri, conferenze, presentazioni di libri, tavole rotonde, mostre, visite guidate, laboratori, spettacoli daranno vita ad un Prologo dell’iniziativa che nel mese successivo si dovrebbe consolidare in un'altra serie di interessanti e compositi eventi.

"Il soggetto resterà la Storia nelle sue varie articolazioni, angolazioni, letture e interpretazioni multidisciplinari e, soprattutto, nei suoi diversi protagonismi e nelle sue svariate soggettività",

chiarisce l'archeologa Alessandra Vuoso, ideatrice e coordinatrice del festival promosso dal CEiC - Centro etnografico campano/Istituto di studi storici e antropologici, ente culturale riconosciuto dalla Regione e ONG consulente dell'UNESCO per il patrimonio culturale immateriale.

terza edizione di Storiæ archeologia e narrazioni storiae archeologia e narrrazioni

Come suggerisce il dittongo lasciato nella denominazione del festival, la Storia delle storiografie, quella dei trattati, delle battaglie e delle decisioni dei potenti viene integrata dalla pluralità delle Storie che affollano le memorie della gente comune e delle comunità periferiche.

Sono storie molteplici, spesso tramandate in forma di racconti e di rappresentazioni. Una ricchezza di fonti e di motivi inesauribili, che intendono riproporre la Storia come patrimonio comune al quale riferirsi come una risorsa per il nostro futuro. Un festival, dunque, che racconta e legge il passato come materia utile al divenire di tutti noi.

Si tratta di un messaggio indirizzato soprattutto a quella significativa minoranza di giovani che intrattenendo con la storia (in specie con la materia scolastica) un cattivo rapporto restano impigliati in quelle crisi identitarie che li costringono a vivere in un eterno presente: senza storia e senza futuro. Il contributo che il Festival intende offrire su questi piani operativi, grazie anche alla collaborazione che vorrà offrire l’Istituzione scolastica, resta prioritaria.

 

Foto di Nico Meluziis

Nel programma di Storiæ, archeologia e narrazioni sono ben presenti iniziative rivolte ai giovani e ai bambini con laboratori, workshop, spettacoli, visite guidate, presentazioni di libri per ragazzi come “Le isole sorelle” di Carolina e Michela Malgieri, una “storia del magico incontro fra l’uomo e la natura” ambientata nelle isole di Ischia e Procida.

Centrale è anche il laboratorio "Disegnare la storia" tenuto dal disegnatore Michele d'Ambra sull'illustrazione dei testi, workshop che prende le mosse dal contest di illustrazione lanciato lo scorso mese di luglio e che ha visto il lavoro grafico di Paolina Di Costanzo vincere il concorso (sul tema Ogni uomo non è un'isola) davanti a Giusi Acunzo e Rosaria Di Costanzo, concorrenti premiati alla giuria guidata dal gallerista Massino Ielasi e composta da Michele d'Ambra e dal grafico Luciano Striani. Sempre ai bambini sono riservati i laboratori sul museo di Pithecusa (propedeutico al workshop di illustrazione storica) e quello percettivo sul mare della biologa Stefania Napoleone (2 settembre, ore 18 a Ischia Ponte).

La mostra curata dall'Istituto Europeo del Restauro diretto da Teo Auricchio, documenta il restauro di alcuni sarcofagi e illustra anche il prezioso contributo che la pratica scientifica e culturale del restauro apporta all'interpretazione storica e alla fruizione artistica dei beni storico-archeologici.

Il ruolo svolto dalle isole (minori) nella Storia è il tema dominante di questa edizione del Festival, le cui trame di incontri e di approfondimenti con studiosi e ricercatori hanno lo scopo di contribuire ad esplorare territori storici poco conosciuti.

Nella sezione "Le isole e la storia" vanno segnalati gli incontri con Paolo Giulierini (noto direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ore 19 del 30 agosto all'ex Carcere di Ischia), quello con il famoso storico dell’età moderna Luigi Mascilli Migliorini (parlerà delle isole di Napoleone, alle ore 17,30 del 1 settembre sempre all’ex Carcere di Ischia). le conferenze webinar dell'archeologa subacquea Alessandra Benini (archeologia delle piccole isole del Tirreno, lunedì 30 agosto alle 17 sulla pagina dedicata di facebook) e dello studioso di storia nordica Gianni Glinni (La straordinaria isola di Saarema, alle 20,30 di mercoledì 1 settembre). Di grande interesse anche la tavola rotonda pluridisciplinare dedicata agli aspetti archeologici, geologici, naturalistici dell'isola di Vivara, oasi naturalistica dello Stato da qualche decennio. Il 31 agosto, nel giardino della Torre del Mulino a Ischia ponte, alle 19:00 ne parleranno il naturalista botanico Michele Scotto di Cesare, il naturalista Davide Zeccolella, l'entomologo Costantino D'Antonio, la biologa marina Alice Mirasole, l'archeologa Monica Scotto di Covella coordinati da Denis Trani in questo evento promosso con la collaborazione dell'Area Marina Protetta di Ischia e Procida.

All’interno del programma di STORIÆ, archeologia e narrazioni, la sezione “Charta Canta” presenta le opere editoriali di carattere storico pubblicate da case editrici e da istituti di ricerca. Intorno ai libri di recente uscita si confrontano scrittori e giornalisti, saggisti e storici come il direttore dell’Istituto internazionale di studi pompeiani Umberto Pappalardo (che parlerà del suo libro dedicato a Schliemann a Napoli, edito da Francesco D’Amato editore) o come l’archeologa Laura Del Verme, autrice di un piacevolissimo saggio sulle professioni di cucina nell’antica Roma, evento accompagnato dalle interpretazioni in chiave contemporanea di alcune ricette antico-romane elaborate dal noto chef Giancarlo Lo Giudice (domenica 5 settembre alle ore 20:30 nel giardino del Mulino a Ischia).

Il romanzo storico di Mariano Rizzo (Terra d'ombra) dedicato alla figura del pittore tardocinquecentesco Finoglio, verrà presentato nell'antico chiostro di Forio da Marileda Maggi, esperta di comunicazione che terrà anche una interessante conferenza webinar sulla "sonorità dello storytelling" (diretta facebook alle 15:30 di domenica 5 settembre).

Uno spazio è anche riservato all’approfondimento dei temi legati ad alcuni importanti anniversari che ricorrono quest’anno, con ospiti che raccontano e riflettono criticamente su fatti e personaggi. Segnaliamo l’appuntamento con gli archeologi Tsao Cevoli e Lidia Vignola, che parleranno del Partenone e del mito delle isole greche in occasione dell’anniversario dell’indipendenza della Grecia (1821) il 4 settembre alle 17:30 alla Torre del Mulino.

Altra interessante novità di questa terza edizione del festival è che in questo Prologo vi sono eventi organizzati in collaborazione o in partenariato con altre associazioni (come A.I.Par.C. associazione italiana dei parchi culturali) e manifestazioni come il festival Forio InChiostro, che si svolgerà a Forio in settembre.

Di non secondaria importanza è la sezione "Gli Spazi della Storia", dove sono proposti diversi percorsi in vari luoghi dell'Isola alla riscoperta del passato, percorsi commentati da guide turistiche ed escursionistiche professioniste.

"Sono visite guidate utili alla riscoperta del contatto diretto con la storia e con le sue testimonianze, con quei luoghi più significativi dell'Isola che rappresentano il patrimonio culturale locale e che rinnovano la vivezza della nostra memoria storica", sottolinea la coordinatrice del festival Alessandra Vuoso.

Ogni giorno è possibile prendere parte gratuitamente a visite guidate nei centri storici di Ischia e di Forio, al museo di Pithecusa, al Castello Aragonese o al Monte Epomeo, in una originale ascesa accompagnata da soste musicali (il 4 settembre alle 17:00, meeting point nella piazza di Serrara-Fontana).

Va segnalato anche che sabato 4 settembre sarà possibile visitare la parte più antica di Villa Rosica a Ischia, la villa dove i fratelli Colucci ospitarono Visconti, Eduardo De Filippo e, si racconta, probabilmente anche Picasso.

Non mancano nel programma gli eventi che concretizzano lo spirito seriamente giocoso con cui la storia può essere interpretata, documentata, narrata.

Riproposti in una cantina di Buonopane ('U Sciliatur') da Denis Trani e Agostino Iacono nel corso di una "tavolata", saranno le storie e i canti che nelle cantine e secondo gli orditi della espressività tradizionale si scambiavano i gruppi conviviali in epoca pre-turistica.

Anche questa, una parte poco nota di una Storia che vuole essere sempre più inclusiva.

Il programma dettagliato potrà essere consultato sul sito www.festivalstaoriae.it e sulle pagine Facebook del Festival STORIÆ e del Centro etnografico campano.

 

IL PROGRAMMA DI

Storiæ, archeologia e narrazioni - terza edizione

Promosso dal CEiC - Istituto di studi storici e antropologici
con il patrocinio dei comuni di Ischia e Lacco Ameno

Storiæ, archeologia e narrazioni
Prologo

Ischia, 29 agosto - 5 settembre 2021

Domenica 29 agosto

Eventi / ore 18:00 / Ischia, Torre del Mulino - sala della Cappella

Ogni uomo NON è un'isola. Contest di illustrazione
Inaugurazione della mostra e consegna dei premi agli artisti

Eventi / ore 19:00 / Ischia, Torre del Mulino - Sala grande

Il restauro e la storia: i sarcofagi egizi
Mostra documentaria a cura dell'Istituto Europeo del Restauro
Presentazione di Teo AURICCHIO (Presidente dell' I.E.R.)

Le mostre potranno essere visitate gratuitamente nel corso del festival tutti i giorni dalle ore 17,00 alle ore 21,00

Lunedì 30 agosto

Gli spazi della storia / ore 11:00 / Ischia, corso V. Colonna, 160 / fino al 4 settembre
Tra cronaca e storia
Emeroteca della Fondazione Premio Ischia
Visite gratuite su prenotazione: [email protected]

Le isole e la storia / ore 17:00 / diretta Facebook

Archeologia delle piccole isole del Tirreno
Incontro webinar con Alessandra BENINI (archeologa subacquea)

Gli spazi della storia / ore 17:30

Visita guidata al Castello Aragonese*
a cura di Paolo DE PALMA (guida turistica)
Meeting point: Biglietteria del Castello
il biglietto d'ingresso al Castello è di dodici euro. La visita guidata è gratuita.

Le isole e la storia / ore 19:00 / Ischia, Giardino della Torre del Mulino

Stupor Mundi. Il Mediterraneo in trenta oggetti.
Incontro con Paolo GIULIERINI (Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli)

Martedì 31 agosto

Laboratori di storiæ / ore 11:00 / Lacco Ameno, Museo di Pithecusa Villa Arbusto
I bambini a Pithecusa
Il museo narrato per bambini e ragazzi*
La partecipazione è consigliata per quanti prenderanno parte al Workshop di illustrazione di M. D'Ambra

Le isole e la storia / ore 19:00 / Ischia, Giardino della Torre del Mulino

Vivara: oasi naturalistica e archeologica
Tavola rotonda con: Michele SCOTTO DI CARMINE (naturalista botanico), Davide ZECCOLELLA
(naturalista, collaboratore AMP), Costantino D'ANTONIO (entomologo, delegato LIPU Ischia e
Procida) e Alice MIRASOLE (biologa marina), Monica SCOTTO DI COVELLA (archeologa).
Evento in collaborazione con l'Area Marina Protetta di Ischia e Procida

Mercoledì 1 settembre

Laboratori di storiæ / ore 11:00 / Ischia, Villa Panoramica / dall'1 al 3 settembre

Disegnare la storia. Workshop di illustrazione*
a cura di Michele D'AMBRA (disegnatore)

Gli spazi della storia / ore 18:00

Visita guidata dal Porto d'Ischia al borgo di Sant'Alessandro*
a cura di Stefania NAPOLEONE (guida turistica)
Meeting point: ingresso Chiesa di Portosalvo

Le isole e la storia / ore 17:30 / Ischia, Giardino della Torre del Mulino

Napoleone e le sue isole
incontro con Luigi MASCILLI MIGLIORINI (Ordinario di Storia Moderna all'Università L'Orientale di
Napoli)

Le isole e la storia / ore 20:30 / diretta Facebook

La straordinaria isola di Saarema
Incontro webinar con Gianni GLINNI (Centro studi Paesi Baltici)

Giovedì 2 settembre

Gli spazi della storia / ore 10:00
Visita guidata nel centro storico di Forio*
a cura di Ilaria DI MEGLIO (guida turistica)
Meeting point: chiesa del Soccorso, Forio

Laboratori di storiæ / ore 18:00 / Ischia Ponte

Sa di mare. Laboratorio percettivo sul mare*
Laboratorio per bambini e ragazzi a cura di Stefania Napoleone
Meeting point: ingresso Bar Cocò, Ischia Ponte

Le isole e la storia / ore 17:30 / Ischia, Biblioteca Antoniana, Rampe s. Antonio 5

Le isole sorelle. Storia del magico incontro fra l'uomo e la natura
Conversazione con le scrittrici Carolina e Michela MALGIERI
Evento in partenariato con la Biblioteca Comunale Antoniana.

Le voci della storia / ore 21:00 / Cantina 'U Sciliatur, Toccaneto v. A. Migliaccio n.151 - Barano
d'Ischia

Storiæ di cantina.
Enogastronomia, storie e canti
di Denis TRANI. Con Agostino IACONO
Prenotazioni : [email protected] oppure cell. 342 622 6910 (menù fisso euro 25)

Venerdì 3 settembre

Gli spazi della storia / ore 17:00

Hiking al tramonto: sentiero della Bocca di Tifeo, Forio*
a cura di Marianna POLVERINO (guida escursionistica)
Meeting point: campo sportivo di Panza, Forio

Le isole e la storia / ore 18:30 / Ischia, Biblioteca Antoniana

Gli Aragonesi di Napoli. Una grande dinastia del Sud.
Incontro con Giuseppe CARIDI (Ordinario di Storia moderna all'Università di Messina)
Evento promosso dall'Associazione Italiana Parchi Culturali - A.I.Par.C. Ischia

Gli spazi della storia / ore 21:00 / Forio, Chiostro del convento di s. Francesco

Quello che passa il convento - cena spettacolo
Con la Compagnia Artesìa
Spettacolo scritto da Corrado VISONE e diretto da Pierpaolo MANDL
Evento in partenariato con il Festival Forio InChiostro.
Ingresso gratuito su prenotazione: cell. 3477569844

Sabato 4 settembre

Gli spazi della storia / ore 10:30 / Lacco Ameno, Museo di Pithecusa Villa Arbusto

Visita al Museo di Pithecusa*
a cura di Alessandro LUCIANO (guida turistica, archeologo)
In collaborazione e con il patrocinio del Comune di Lacco Ameno
a seguire

Charta Canta / ore 11:30 / Lacco Ameno, Terrazza di Villa Arbusto

Storie del MANN. I capolavori si raccontano. Guida letteraria.
Incontro con l'autore Alessandro LUCIANO
Gli spazi della storia / ore 17:00
Percorso musicato verso la cima del monte Epomeo *
a cura di Denis TRANI (guida escursionistica)
Meeting point: piazza di Fontana, Serrara-Fontana.

Anniversari / ore 17:30 / Ischia, Giardino della Torre del Mulino

Dal Partenone alle isole del mito
conferenza di Tsao CEVOLI (archeologo e giornalista / SIMERA LAB)
con la partecipazione di Lidia VIGNOLA (archeologa e scrittrice / SIMERA LAB)

Charta Canta / ore 19:00 / Ischia, Terrazza di Villa Rosica a Punta Molino

Schliemann a Napoli
Incontro con Umberto PAPPALARDO (direttore del Centro Internazionale di Studi Pompeiani)

Domenica 5 settembre

Gli spazi della storia / ore 10:30

Visita guidata al centro storico di Ischia Ponte*
a cura di Giovanna FERRANDINO (guida turistica)
Meeting point: ingresso Bar Cocò, Ischia Ponte

Le voci della storia / ore 15:30 / diretta Facebook

La sinfonia narrativa delle parole. Evoluzione e utilizzo delle sonorità universali nello storytelling dall'antichità
all'era contemporanea.
incontro webinar con Marileda MAGGI (Voice-over artist)

Charta Canta / ore 18:00 / Forio, Chiostro del convento di s. Francesco

Terra d'ombra
Romanzo storico. Il pittore Paolo Finoglio nella Napoli del XVII sec.
Incontro con Mariano Rizzo (archivista e scrittore)
Con l'Autore dialoga Marileda MAGGI (Voice-over artist)
Evento in partenariato con il Festival Forio InChiostro

Charta Canta / ore 20:30 / Ischia, Giardino della Torre del Mulino

Coco Optimo. Cuochi, briganti e brigate di cucina nell' antica Roma
Incontro con Laura DEL VERME (archeologa e scrittrice)
Percorsi gastronomici di cucina antico-romana
proposti dallo chef Giancarlo LO GIUDICE
______________________________________________________
* La visita guidata (o la partecipazione all'evento) è gratuita e va prenotata, fino a esaurimento, scrivendo a: [email protected] o alla
pagina Facebook @festivalstoriae
Il programma potrà subire variazioni che saranno comunicate tramite la stampa cittadina, i canali
social e il sito web del festival.

Storiæ, archeologia e narrazioni
È promosso dal CEiC Istituto di studi storici e Antropologici - Ischia
ONG Ich UNESCO

Facebook: @festivalstoriae
www.festivalstoriae.it

Testo dall'Ufficio Stampa STORIÆ, archeologia e narrazioni


L’evoluzione è panglossiana?

L’evoluzione è panglossiana?

Nel 1979 i genetisti Stephen J. Gould e Richard C. Lewontin pubblicarono un articolo intitolato I pennacchi di San Marco e il paradigma panglossiano, con lo scopo di scongiurare ogni interpretazione di tipo provvidenzialistico dell’adattamento evolutivo. Prima di addentrarci nelle riflessioni dei due autori e delineare gli spunti epistemologici che esse offrono, è necessario fare un passo indietro e soffermarci brevemente sul suo titolo. Difatti, agli occhi di un lettore di filosofia, il termine panglossiano non sarà passato affatto inosservato: gli autori si riferiscono esattamente al dottor Pangloss, maestro di filosofia di Candido nella famosa opera volteriana del 1759.

L'evoluzione è panglossiana? L'attore americano Joseph Jefferson come Dr Pangloss nella commedia di George Colman the Younger, The Heir at Law (1797). Foto dal libro Famous actor-families in America di Montrose Jonas Moses (1906), digitalizzato Cornell University Library, in pubblico dominio

Il dottor Pangloss è descritto da Voltaire come colui che insegna “la metafisico-teologo-cosmologo-scempiologia” (Candido, p. 3), dottrina sistematica per la quale tutto quanto sarebbe stato creato in vista del fine migliore. Con la sagace ironia che lo contraddistingue, è chiaro che il bersaglio polemico di Voltaire è la metafisica giustificazionista di Leibniz e la sua visione necessitarista e ottimistica del mondo espressa nei Saggi di teodicea (1710). Seguendo l’urgente prerogativa di rispondere all’apparente stridore tra l’esistenza di Dio e quella del male, Leibniz sostiene che il mondo in cui viviamo è il migliore fra i mondi possibili, poiché architettato da Dio secondo la regola del meglio.

L'evoluzione è panglossiana? Pierre Savart, ritratto di Gottfried Wilhelm von Leibniz. Dal libro di Louis Dutens, Gothofredi Guillelmi Leibnitii ... opera omnia, nunc primum collecta, in classes distributa, præfationibus et indicibus exornata, studio Ludovici Dutens / Gothofredus Guillelmus Leibnitius, tomo primo, Ginevra, 1768. Libro conservato alla Bibliotheek van het Vredespaleis; immagine digitalizzata da Bert Mellink e Lilian Mellink-Dikker per la partnership "D-Vorm VOF", CC0 1.0 Universal Public Domain Dedication

In un simile sistema, tutto è interconnesso e possiede la propria ragione determinante, anche quando apparentemente qualcosa sembra trascendere l’armonia generale. Persino il male ha una sua giustificazione, giacché appartiene a un ordine prestabilito a priori da Dio, il quale ha visto in un colpo d’occhio tutte le connessioni possibili e intelligentemente deliberato per la migliore tra le alternative. Tuttavia, secondo Voltaire, il giustificazionismo leibniziano porterebbe ad accettare inevitabilmente qualsiasi disgrazia in virtù dell’economia del tutto. Fortemente turbato dal terribile terremoto di Lisbona del 1755, che aveva contribuito a mettere in questione l’ipotesi di un provvidenzialismo insito negli eventi storico-naturali, Voltaire tentò di confutare – seppur non dottrinalmente – la metafisica leibniziana, mostrando il lato grottesco di una simile filosofia quando le contraddizioni dei suoi insegnamenti sono portate agli estremi.

evoluzione panglossiana
L'evoluzione è panglossiana? Il grande terremoto di Lisbona del 1755, dall'Archiv für Kunst und Geschichte di Berlino. Immagine riprodotta da Jurema Oliveira, in pubblico dominio

Nel fare ciò, egli radicalizzò la forte dissonanza tra le drammatiche sventure di Candido e gli insegnamenti leibniziani di Pangloss, mostrando gli assurdi paradossi e i costi individuali di una simile visione del mondo. Candido, figura che esemplifica l’uomo ingenuo, guidato dal buon senso, non può che tollerare e rassegnarsi dinanzi agli accadimenti più nefasti che lo coinvolgono e accettarli in quanto necessari, dal momento in cui, a detta del suo maestro, tali misfatti sono soppesati in un sistema complessivamente armonico. Ma cosa ha a che fare una simile controversia con il pensiero evoluzionistico?

Per i biologi Gould e Lewontin, il programma adattazionista, diffuso in ambito inglese e statunitense, presenterebbe delle spiegazioni di tipo panglossiane, per le quali l’evoluzione si presenta come un presunto “agente ottimizzante” (Gould & Lewontin, 1979, p. 2). Basandosi sul presupposto di un disegno evolutivo teleologico, i panglossiani dell’evoluzione tenterebbero di spiegare i singoli caratteri che ineriscono all’organismo giustificandoli in un’ottica provvidenzialista; sicché, anche ciò che appare come inopportuno ed inutile possiede la sua necessità, in virtù di una presunta armonia generale.

L'evoluzione è panglossiana? Traslazione del corpo di San Marco, XIII secolo, portale di S. Alipio. Foto di Roman Bonnefoy, CC BY-SA 4.0

Seguendo tale logica, i due autori presentano un’analogia che mostra l’inconsistenza di un simile presupposto ottimistico: entrando nella cupola centrale della Cattedrale di San Marco a Venezia e rimanendo ammaliati dall’imponente architettura e dalle figure rappresentate, si potrebbe supporre che ogni suo elemento sia stato progettato minuziosamente a priori e che, dunque, abbia la sua ragione d’essere nella struttura generale.  Cosicché – riconducendoci al titolo dell’articolo – riconoscendo la generale armonia strutturale di San Marco e osservando i maestosi pennacchi raffiguranti i quattro evangelisti, un panglossiano ipotizzerebbe che l’intera architettura sia stata progettata al fine di ospitarli, quando, al contrario, essi sono stati inseriti solo posteriormente.

evoluzione panglossiana
L'evoluzione è panglossiana? Uno dei pennacchi della Basilica di San Marco. Foto di Maria Schnitzmeier, CC BY-SA 3.0

Alla luce dell’esempio descritto, secondo i due autori l’errore principale del programma adattazionista consisterebbe nel tentare di dissezionare l’organismo nei suoi singoli tratti e sostenere che essi siano emersi in virtù di un presunto disegno evolutivo, proprio come nel caso dei pennacchi all’interno della cupola. Le spiegazioni panglossiane proverebbero anche a dar conto di quei caratteri che risultano non essere vantaggiosi per l’organismo, poiché giustificati nel “bilancio della competizione fra le varie richieste della selezione” (Ibid.); qualcosa che riecheggia il soppesare leibniziano del male, integrato pur sempre nell’ordine generale. Tuttavia, una simile spiegazione sembra essere del tutto inconsistente agli occhi degli autori, i quali sostengono, invece, che talvolta i tratti specifici degli organismi possano essere il risultato contingente di altri processi; in altre parole, dei prodotti puramente accidentali. Bisogna dunque distinguere “l’utilità attuale dalle cause della loro origine” (Ibid.): qualcosa può risultare utile a posteriore, ma da ciò non consegue che sia stata predeterminata a priori proprio in virtù della sua utilità.

La sola selezione non può spiegare tutte le variazioni possibili nella biosfera; secondo i due autori va adottato un approccio pluralistico nella considerazione delle cause alla base di un cambiamento evolutivo, escludendo così l’ipotesi panglossiana di un disegno adattivo. D’altronde, l’elaborazione più celebre di un provvidenzialismo insito nella natura organica era stata espressa nel 1802 dal filosofo e teologo inglese William Paley all’interno della sua opera Natural Theology. Osservando l’armoniosa struttura complessiva degli organismi e i loro notevoli adattamenti – sosteneva Paley – è legittimo supporre che essi siano il prodotto di un disegnatore intelligente, un orologiaio divino, il quale avrebbe predeterminato l’intera natura secondo un preciso piano ingegnoso.

evoluzione panglossiana
L'evoluzione è panglossiana? Foto di Jo EL

È chiaro, dunque, che l’interrogativo al quale ci conduce il saggio di Gould e Lewontin riguarda l’effettiva legittimità di una considerazione teleologica del processo evolutivo, ovvero la supposizione che si dispieghi secondo dei fini ben precisi. Ammettendo l’inconsistenza di un’ottica provvidenzialistica, come poter spiegare la struttura così apparentemente ordinata degli organismi viventi? Come non ipotizzare che ogni singola parte al loro interno sia stata ingegnosamente progettata a priori per adempiere degli scopi specifici? Come non supporre, insomma, che vi siano dei fini a guidare il processo evolutivo e che dunque esso sia intrinsecamente teleologico?

Rivendicando l’autonomia epistemologica della biologia, Francisco J. Ayala sostiene che l’indagine sugli organismi viventi non possa in alcun modo prescindere dall’impiego del linguaggio teleologico (Ayala, 1968); piuttosto, tale linguaggio distingue lo studio degli esseri viventi da quello condotto dalla fisica, cosicché il primo non possa essere ridotto alle pratiche del secondo. Difatti, un approccio meccanicista e riduzionista applicato allo studio evolutivo della biosfera sarebbe completamente sterile, dal momento in cui i mutamenti sono il frutto di iniziali eventi stocastici totalmente imprevedibili, che possiedono una propria dimensione storica unica ed irrepetibile. Tuttavia, lo stesso Ayala evidenzia, contro ogni ipotesi provvidenzialista, che le forme di adattamento biologico manifestate dagli organismi sono in realtà il risultato di quel “processo meccanicistico ed impersonale” (Ivi, p. 216) che è proprio la selezione naturale, la quale non è diretta in alcun modo verso la produzione di una qualche specifica proprietà.

Sicché è assolutamente legittimo – e anche necessario – l’impiego euristico di un linguaggio teleologico, ma da ciò non consegue che lo stesso processo evolutivo abbia uno scopo reale in vista del quale operare.  D’altro canto, secondo la prospettiva del biologo Ernst Mayr, è invece necessario distinguere i termini teleologia e teleonomia, rifiutando il primo e adottando unicamente il secondo all’interno dell’indagine sugli organismi (Mayr, 1992, 1998). Il termine teleonomia, coniato originariamente dal biologo Pittendrigh (1958), è adoperato per creare una cesura rispetto all’idea metafisica di un piano armoniosamente prestabilito, conservando, purtuttavia, l’imprescindibile e irriducibile nozione di end-directedness necessaria per l’indagine sugli organismi biologici.

Insomma, l’impiego del termine teleonomia risponderebbe all’esigenza di escludere definitivamente proprio la supposizione panglossiana di un provvidenzialismo insito nel processo evolutivo, supposizione che, agli occhi di Pittendrigh e Mayr, potrebbe essere implicata, invece, dal termine teleologia. Riprendendo il titolo di un celebre libro di Richard Dawkins (The Blind Watchmaker, 1996), qualora considerassimo la selezione come un agente teleologico, un orologiaio – riprendendo la metafora di Paley citata precedentemente – che si pone a monte del processo di selezione, esso si presenterebbe tuttavia come un orologiaio cieco, poiché incapace di prevedere a priori il meglio e dispiegarsi secondo un fine prestabilito.

Allo stesso modo, il biologo Theodosius Dobzhansky e il già citato Ayala definiscono la selezione naturale rispettivamente come un “processo creativo e cieco” (Dobzshansky 1973, p. 127) e un “processo opportunistico” (Ayala, 1998, p. 47). Gli effetti dell’evoluzione hanno un significato adattivo unicamente a posteriori e non a priori: non possono essere previsti con necessità, come non potrebbe esser previsto qualsiasi altro evento contingente e casuale futuro.  Sebbene vi siano dei graduali miglioramenti all’interno delle specie viventi, essi sono il risultato di un lungo processo cumulativo, determinato in parte dal puro caso, che produce possibili combinazioni di geni favorevoli per la sopravvivenza della specie.

Sembra dunque che la reale cifra dei mutamenti evolutivi non sia legata a un presunto agente ottimizzante, come sostenuto dal programma adattazionista, bensì all’accidente, alla pura contingenza. La conclusione più importante alla quale approdano tutti gli autori succitati è proprio l’idea che il caso sia parte integrante del processo evolutivo; sicché non vi è nulla di realmente panglossiano nei cambiamenti della biosfera.

[…] soltanto il caso è all’origine di ogni novità, di ogni creazione nella biosfera. Il caso puro, il solo caso, libertà assoluta ma cieca, alla radice stessa del prodigioso edificio dell’evoluzione.

(Monod, Il caso e la necessità, pp. 95-96)

Data la forte ingerenza di fattori casuali e stocastici, per i quali, riprendendo le parole di Jacques Monod, la selezione appare come “un’enorme lotteria” interna alla “roulette della natura” (Ivi, pp. 101-102), non sapremo mai se questa è e non è, effettivamente, la migliore delle biosfere.

L'evoluzione è panglossiana? Foto di PIRO4D

 

Riferimenti bibliografici:

Francisco José Ayala, Biology as an Autonomous Science, «American Scientist», Vol. 56, No. 3, 1968, pp. 207-221.

Id., Teleological Explanations versus Teleology, «History and Philosophy of the Life Sciences», Vol. 20, No. 1, 1998, pp. 41-50.

Id., Adaption and Novelty: Teleological Explanations in Evolutionary Biology, «History and Philosophy of the Life Sciences», Vol. 21, No. 1, 1999, pp. 3-33.

Richard Dawkins, The Blind Watchmaker. Why the evidence of evolution reveals a universe without design, W. W. Norton, New York/London 1996.

Theodosius Dobzhansky, Nothing in Biology Makes Sense except in the Light of Evolution, «The American Biology Teacher», Vol. 35, No. 3, 1973, pp. 125-129.

Stephen Jay Gould e Richard C. Lewontin, I pennacchi di San Marco e il paradigma di Pangloss. Critica del programma adattazionista, trad. di Marco Ferraguti, Einaudi, Torino 1979.

Gottfried Wilhelm von Leibniz, Saggi di Teodicea, in Scritti filosofici, vol. I, UTET, Torino 1967.

Ernst Mayr, The Idea of Teleology, «Journal of the History of Ideas», Vol. 53, No. 1, 1992, pp. 117-135.

Id., The multiple Meanings of ‘Teleological’, «History and Philosophy of the Life Sciences», Vol. 20, No. 1, 1998, pp. 35-40.

Jacques Monod, Il caso e la necessità. Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea, Mondadori, Milano 1971.

William Paley, Natural Theology: or Evidences of the Existence and Attributes of the Deity, Collected from the Appearances of Nature, 1802.

Colin Stephenson Pittendrigh, Adaptation, natural selection, and behavior in Behavior and Evolution, Yale University Press, New Haven 1958.

Voltaire, Candido, Garzanti editori, Milano 1981.


Astor Piazzolla Paola Crisigiovanni

Terni, ritorna l'omaggio a Piazzolla: intervista a Paola Crisigiovanni

Terni, con TangOpera ritorna l'omaggio a Piazzolla: intervista a Paola Crisigiovanni

Fusione tra tango argentino e opera lirica, ne scrissi del 2019 su Vivo Umbria dopo che al Teatro Nuovo di Spoleto avevo assistito allo spettacolo allora inedito TangOpera. Una produzione artistica di Ag.or.à. a cura dell’associazione Amici della Lirica di Terni, con un’orchestra di dieci elementi formata dal Nuevo Tango Ensemble, ispirato a Piazzolla, (Prisca Amori al violino, Simone Marini al bandoneón, Alessandro Paris alla chitarra, Matteo Gaspari al contrabbasso, Paola Crisigiovanni al pianoforte e per gli arrangiamenti) insieme alla Estro String Orchestra (Francesco Negroni alla viola, Angelo Santisi al violoncello, Daniel Myskiv, Luca Bagagli e Francesca Sbaraglia al violino), due cantanti liriche (la soprano Désirée Giove e la mezzosoprano Ilaria Ribezzi) e due ballerini di tango argentino (Sara Paoli e Samuele Fragiacomo).

Un evento di contaminazione tra generi che ricordo al pubblico piacque, tanto è che, quando venni a sapere della replica ternana che si svolgerà il prossimo 26 agosto nell’Anfiteatro di Terni, mi incuriosii nel voler approfondire la conversazione musicale con una delle sue protagoniste: Paola Crisigiovanni.

TangOpera Astor Piazzolla Paola Crisigiovanni
Terni, ritorna l'omaggio a Piazzolla, con Paola Crisigiovanni. La locandina ufficiale dell'evento - Ag.or.à Umbria

Quando ricevetti la telefonata ero reduce dall’aver guardato un documentario sulla vita di Carly Simon e ciò che mi era rimasto più impresso della sua storia era stata la vocazione che lei ha sempre avuto per la musica. Allo stesso modo mi è sembrato, leggendo la biografia della pianista e compositrice Crisigiovanni, qui prestata alle fatiche di TangOpera. Eclettismo che ben si ravvede nelle composizioni originali di, ad esempio, Agnus Dei ma anche di Suite Mediterranea e di Moz’art jazz. Sulla sua vocazione, avendo iniziato a comporre a 10 anni, non ho dubbi ma glielo chiedo per sfatarne qualcuno:

“Sono entrata in Conservatorio che avevo dodici anni, allora era il vecchio ordinamento dove si studiava per dieci anni lo strumento. Non l’ho abbandonata mai la musica e non ho pensato mai di fare altro. Da subito ho avuto l’idea di voler scrivere e di voler suonare, contemporaneamente, fin da ragazzina. Ricordo quando sentivo le colonne sonore dei film e dicevo ‘io voglio fare questo’.”

E poi l’ha fatto, sempre con l’intento di migliorarsi, anche se come dice lei non è stata la sua attività principale. Eppure, oltreché sotto il profilo della prosa, del cinema e della base concertistica, è riuscita a soddisfare alcune collaborazioni importanti quali quella con Alessandro Preziosi, Fabrizio Bosso nonché con l’attore Stefano Fresi con cui ha avviato un progetto sul rapporto tra arte e autismo insieme alla professoressa Monica Mazza della Facoltà di Psicologia dell’Università dell’Aquila.

Astor Piazzolla Paola Crisigiovanni
Terni, ritorna l'omaggio a Piazzolla - Foto proprietà riservata Paola Crisigiovanni

Quanto credi ti abbiano influenzato le tue esperienze musicali passate in questo lavoro?

“Direi totalmente, come in ogni lavoro. Io sono stata innamorata di tutti i generi musicali che ho studiato, che ho indagato: la musica classica in primis, poi il jazz, poi le composizioni di musica etnica, popolare, ma anche la musica pop, leggera che suonavo da ragazzina, tutto ha influito. Perché poi la musica per me è una. Può essere una musica di qualità, che può piacere o che non può piacere, ma la musica è una, non mi piacciono le divisioni in musica come in generale. Per cui ha influito in maniera totale, quindi quando poi è nata anche TangOpera è stata una bella sfida: unire le arie a Piazzolla senza toccare le arie, è stata una bellissima esperienza. È stata una produzione organizzata tra l’altro in modo eccellente, ci siamo divertiti, abbiamo trovato una grande ospitalità e una grande professionalità”.

Quindi quando nella prima edizione ti hanno proposto questa cosa, come l’hai presa?

“Quando Silvia Racanicchi [responsabile Ag.or.à., n.d.r.] mi ha proposto di fare questa cosa con il tango l’ho presa benissimo, nel senso che lavorare con delle partiture preesistenti, per poi sovrapporne delle altre, mi piace molto. Ad esempio, le melodie delle arie d’Opera sono lasciate esattamente così come sono e hanno un accompagnamento strumentale che invece è diverso, anche se contiene sempre delle citazioni alle partiture originali. Questo cambia tutto, nelle armonie e nella ritmica”.

Puoi spiegare questo concetto di sovrapposizione anche ai non addetti ai lavori?

“È come se si facesse una sorta di quadro dove alcune immagini vengono prese dai grandi pittori della storia e a queste vengono sovrapposte delle altre originali. In musica a volte gli arrangiamenti consistono nel citare il tema principale del pezzo che si sta eseguendo e poi improvvisare sopra, a volte cambiando le note del canto stesso. Qui ad esempio le arie di Puccini vengono lasciate esattamente come Puccini le ha scritte, però sotto c’è una composizione nuova fatta nello stile del tango”.

Terni, ritorna l'omaggio a Piazzolla - Foto proprietà riservata Paola Crisigiovanni

Contaminazioni evidenti che le piacciono e mentre ascolto, la suggestione mi porta a Saint-Saëns e a Gillespie e allora curiosando ancora un po' le chiedo: in origine di chi fu l’idea di TangOpera?

“L’idea si è generata, forse, insieme. Nel senso che parlando di una possibile produzione che si poteva fare, io ho esposto le varie situazioni musicali di cui potevo disporre e quindi quando poi è uscito il tango argentino di Piazzolla, è uscito dalla parte di Ag.or.à la voglia di fare qualche cosa che unisse il canto lirico a produzioni nuove, allora l’idea è scaturita subito. È stata, come dire, una chiacchierata molto produttiva tra loro e il mio modo di fare la musica, perché spesso ho fatto delle elaborazioni di materiale classico (Bach, Chopin, Mozart) unendolo appunto a delle mie composizioni originali, sempre sovrapponendo i brani. Le idee convergevano abbastanza sul mio modo di scrivere ed è quello che aveva in mente Ag.or.à quando voleva produrre TangOpera”.

Terni, ritorna l'omaggio a Piazzolla - Foto proprietà riservata Paola Crisigiovanni

Un omaggio ad Astor Piazzolla, nel centenario della sua nascita, che l’Umbria dunque attende con meraviglia, ancor più di questi tempi dove tra mille ristrettezze si tornerà a fare musica dal vivo. Proprio su questo punto torna e conclude la Crisigiovanni:

“Siamo sempre felici quando ci sono delle nuove produzioni che aspirano a creare qualcosa di bello perché questo mantiene la musica viva. Oggi c’è tanta massificazione, c’è tanto apparire. Si va a vedere un concerto perché arriva il personaggio famoso, il fenomeno da baraccone, quando ci sono tantissime realtà di giovani e meno giovani che hanno tanto da dire, al di là del fatto che usino o meno i mezzi di pubblicità che oggi comanda il mercato ed è un grande pericolo”, ha un messaggio importante da ribadire e le diamo voce: “Avere persone che magari ne usufruiscano meno e che sappiano dire o dare delle cose è bene che ci sia qualcuno che li faccia parlare in qualche modo, dare spazio alle prime esecuzioni e alle produzioni di musiche originali senza chiudere con il passato”.

 

Per avere maggiori informazioni:

Sito ufficiale di Paola Crisigiovanni

Pagina Facebook di Ag.or.à.

 

 


Pompei, scoperta la Tomba del liberto Marco Venerio Secundio

Pompei, siamo nell’area extra moenia della città antica presso la necropoli di Porta Sarno, dove la missione archeologica dell’Università Europea di Valencia, in collaborazione con il Parco Archeologico, ha scoperto una nuova tomba il cui proprietario era il liberto Marco Venerio Secundio.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Cesare Abbate

Gli archeologi, durante l’ultima campagna di scavi che si è conclusa appena pochi giorni fa, hanno individuato presso la necropoli di Porta Sarno, ad est dell’antico centro urbano, una tomba con all’interno un individuo inumato ed, eccezionale per Pompei, il corpo non combusto ma in parte mummificato con residui di capelli del defunto.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Cesare Abbate

Sulla lastra marmorea posta sul frontone della tomba l’iscrizione commemorativa ne ha permesso la decifrazione e l’attribuzione ad un proprietario ben preciso cioè proprio Marcus Venerius Secundio, personaggio già noto in città. La struttura sepolcrale è stata datata all’ultimo decennio di vita di Pompei ed è costituita da un recinto in muratura dove si conservano ancora tracce di policromia e disegni: piante verdi su fondo blu.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Cesare Abbate

Chi era questo personaggio? Certamente non sconosciuto a Pompei, Marcus Venerius Secundio era presente nell’archivio delle tavolette cerate del banchiere Cecilio Giocondo e dal nome, riusciamo a ricostruire anche la sua storia, quella di liberto e custode del tempio di Venere.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Una volta “manomesso”, la “manumissio” indica nel diritto romano l’atto con cui il proprietario libera uno schiavo, ha raggiunto un certo livello sociale ed economico come confermerebbe non solo la bella tomba monumentale ma anche l’iscrizione dove, oltre ad essere citato come Augustale, cioè membro del collegio dei sacerdoti dediti al culto imperiale, è ricordato come “colui che diede ludi greci e latini per la durata di quattro giorni”. Una testimonianza diretta di ludi greci, cioè in lingua greca che prima si potevano solo ipotizzare sulla base di riscontri indiretti e oggi simbolo della κοινή mediterranea.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio, Gabriel Zuchtriegel. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Abbiamo qui un'altra tessera di un grande mosaico, ovvero la Pompei multietnica della prima età imperiale, dove accanto al latino è attestato il greco, all’epoca la lingua franca del Mediterraneo orientale. Che si organizzassero anche spettacoli in greco è prova del clima culturale vivace e aperto che caratterizzava l’antica Pompei”- dichiara Gabriel Zuchtriegel, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei.

Dal punto di vista antropologico interessante è anche lo stato di conservazione dello scheletro di questo noto personaggio, uno dei meglio conservati a Pompei. Il defunto fu inumato in una piccola cella ma non era solo perché nella restante parte del recinto sono state trovate due incinerazioni in urna tra cui una appartenente ad una donna di nome Novia Amabilis.

Tomba di Marco Venerio Secundio
Tomba di Marco Venerio Secundio, columella e segnacolo tombale. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Il rito funerario utilizzato è sicuramente insolito per l’usus pompeiano in quanto nella fase romana si utilizzava l’incinerazione per individui adulti mentre solo i fanciulli venivano inumati. Le analisi preliminari sul defunto hanno constatato un’età avanzata, aveva superato i 60, e le eccezionali condizioni di un ambiente ermeticamente chiuso hanno permesso all’équipe diretta da Llorenç Alapont di ritrovare anche tracce di capelli e una porzione di orecchio. Inoltre vi erano anche elementi di corredo tra cui un unguentario in vetro e numerosi frammenti riconducibili a quello che doveva essere del tessuto.

Tomba di Marco Venerio Secundio, scheletro. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Bisogna ancora comprendere se la mummificazione parziale del defunto è dovuta a un trattamento intenzionale o menospiega il professor Llorenç Alapont dell’Università di Valencia - In questo l’analisi del tessuto potrebbe fornire ulteriori informazioni. Dalle fonti sappiamo che determinati tessuti come l’asbesto venivano utilizzati per l’imbalsamazione. Anche per chi come me si occupa di archeologia funeraria da tempo, la straordinaria ricchezza di dati offerti da questa tomba, dall’iscrizione alle sepolture, ai reperti osteologici e alla facciata dipinta, è un fatto eccezionale, che conferma l’importanza di adottare un approccio interdisciplinare, come l’Università di Valencia e il Parco Archeologico hanno fatto in questo progetto.”

Tomba di Marco Venerio Secundio. Foto: Cesare Abbate

I resti sono stati trasportati al Laboratorio di Ricerche Applicate nel sito di Pompei dove hanno subito i primi interventi di analisi e conservazione. Inoltre il Parco Archeologico ha avviato una serie di interventi di messa in sicurezza volti a garantire la manutenzione della necropoli di Porta Sarno con la speranza in futuro di rendere fruibile l’area che al momento si trova oltre il confine con la Circumvesuviana.

https://m.youtube.com/watch?v=G-bJQ-4A7y4&feature=youtu.be

Foto e video dall'Ufficio Stampa del Parco Archeologico di Pompei


Alice MAI Museum

Alla ricerca di Alice sul Lago di Garda - MAI Museum

Fino al 16 Agosto sarà possibile visitare IN WONDER(IS)LAND, progetto di digital art targato MAI Museum e ispirato ad Alice nel Paese delle Meraviglie, nella magica cornice dell’Isola del Garda.

Nove installazioni artistiche outdoor, 8 targate MAI Museum e una della guest artist Pipilotti Rist, incorniciate dal magnifico paesaggio naturale dell’isola privata dei Conti Cavazza costituiscono l'esposizione denominata IN WONDER(IS)LAND.

Il progetto è targato MAI Museum, Multimedia Art Innovation, realtà che abbina cultura e nuove tecnologie, ideata dall’art director Vera Uberti.

[…] La nostra missione è quella di collegare il pubblico all’arte in un modo completamente nuovo, stimolando le menti, le emozioni e l’immaginazione attraverso esperienze multiple“, è quanto dichiarato dalla fondatrice.

MAI Museum

Dunque fino a Ferragosto sarà possibile vivere un’esperienza artistica immersiva a 360 gradi sulla sponda bresciana del Lago di Garda.

IN WONDER(IS)LAND si presenta come un’esposizione open air: partendo in battello da San Felice del Benaco, porto Portese, il visitatore arriva sull’Isola del Garda, normalmente non accessibile. Nella magnifica residenza dei Conti Cavazza, di cui si visita anche la loggia, sono state posizionate 9 opere in un percorso che si snoda in tutto il parco. Le creazioni sfruttano le tecnologie digitali per sviluppare nuovi modi di fruizione artistica: il pubblico diventa addirittura parte di una delle opere/performance intitolata “IL PIC NIC”.

MAI Museum

Naturalmente IN WONDER(IS)LAND si ispira al racconto di Lewis Carroll “Alice nel Paese delle Meraviglie” e consente di vivere un’esperienza che dura dalle 20.00 alle 23.00, circa. Il percorso si snoda, in modalità accompagnata o libera, nell’immenso parco e la prima opera che si incontra è “I AM LATE“: insegna luminosa formata da lettere tridimensionali che si illuminano ad intermittenza.

Da sottolineare che tutte le installazioni sono completate da luci ed insonorizzazione ad hoc.

Alice 

Segue poi “DYSRHYTHMIA“, performance laser audiovisiva e cinetica che utilizza la tecnologia per modellare la luce. L’idea è quella di restituire la sensazione ansiogena determinata dall’arrivo della Regina di Cuori nel romanzo di Carroll, richiamando il battito cardiaco.

Forse una delle opere di maggior effetto è Il “LAGO DELLE LACRIME” (ideata da Vera Uberti con la partecipazione di KIF Italia, Daniele Davino, light design, e Furio Valitutti, sound design). Delle fibre ottiche luminose avvolgono gli alberi scorrendo sui tronchi ed i rami fino a cadere nell’acqua.MAI Museum

MAI Museum
Alla ricerca di Alice sul Lago di Garda - MAI Museum

Continuando il percorso i visitatori si trovano in un’ampia radura che fa da set all’installazione che li coinvolge direttamente: si riceve una lunch box di prodotti gourmet e ci si accomoda per terra su tappeti e cuscini riproponendo il tea party del Cappellaio Matto.

Seguono poi: “IL GIARDINO“; “METAMORPHOSIS“, cerchi luminosi di due dimensioni in cui i visitatori possono entrare sperimentando le metamorfosi di Alice; “DOVE VUOI ANDARE?” e “SOLE DI MEZZANOTTE”: una sfera gonfiabile in nylon illuminata a led che rappresenta la speranza per un futuro radioso.MAI Museum

MAI Museum
Alla ricerca di Alice sul Lago di Garda - MAI Museum

Infine la video installazione “OPEN MY GLADE” della guest artist Pipilotti Rist completa il progetto. Si tratta di un iconico self-portrait dell’artista che preme il viso contro il vetro, simboleggiando Alice imprigionata in se stessa e oppressa. Il prestito dell’opera è stato possibile grazie alla collaborazione con la rinomata galleria d’arte internazionale Hauser&Wirth.Alice

MAI Museum
Alla ricerca di Alice sul Lago di Garda - MAI Museum

Del resto IN WONDER(IS)LAND è frutto della collaborazione tra diverse realtà, unitesi per la valorizzare del territorio bresciano. La prima mostra del MAI Museum è stata infatti patrocinata dal comune di San Felice del Benaco (BS), dalla Camera di Commercio di Brescia, dall’Associazione Artigiani di Brescia e provincia e da Visit Brescia, ente del turismo locale. Tra i partner di rilievo anche 24 Ore Cultura.

In questa estate 2021 il Lago di Garda si anima di luci, suoni, colori grazie ad un’Alice 2.0.

Alice MAI Museum
Alla ricerca di Alice sul Lago di Garda - MAI Museum

Alla ricerca di Alice sul Lago di Garda - MAI Museum: www.maimuseum.it


Il testimone Paolo Biondi AD

Il testimone di Paolo Biondi, l’antica Roma in “realtà aumentata”

Paolo Biondi, Il testimone, Edizioni di Pagina - recensione

Avete presente quelle meravigliose puntate di "Ulisse, il piacere della scoperta" in cui Alberto Angela, grazie ad elaborate ricostruzioni digitali, ci mostra le più antiche città o i più famosi monumenti storici nell’aspetto che dovevano avere all’epoca dei loro fasti?

Ebbene, nessun complicato lavoro di grafica computerizzata occorre a Paolo Biondi per farci rivivere in maniera vivida e altrettanto affascinante il passato della Roma imperiale: solo carta e penna.
Dietro alla carta e alla penna, però, ci sono anni di studi, ricerche, approfondimenti, curiosità intellettuale, amore per la storia e voglia di raccontare, di divulgare, di coinvolgere.

Ecco che, così, prendono corpo personaggi, edifici, strade, piazze, quartieri, selve, fiumi e mari, come in una cartina tridimensionale dove tutto, però, è in movimento, sia nello spazio che nel tempo.

Il testimone, romanzo storico di Paolo Biondi
Il testimone, romanzo storico di Paolo Biondi, pubblicato da Edizioni di Pagina (2021) nella Collana LEBELLEPAGINE n. 21. Foto di Annapaola Digiuseppe

Il testimone di Paolo Biondi (Edizioni di Pagina, 2021) ci conduce nella Roma della dinastia giulio-claudia, quella dominata da figure epiche come i principi Caligola, Claudio e Nerone, o le potenti e intriganti Agrippina e Messalina, o ancora gli apostoli Pietro e Paolo. Ma tutto diventa a portata di mano, diventa vita vera, diventa semplicemente la storia di uomini che, persa la distanza conferita dalla leggenda, pensano, soffrono, temono, amano, tramano, predicano, tradiscono, sodalizzano, esattamente come tutti i comuni mortali.

Chi è il testimone?

Il testimone del titolo è l’obelisco in granito rosso che, partendo dall’Egitto, nel I secolo d.C. attraversa il Mediterraneo in una smisurata nave mercantile, ammortizzato da un letto di lenticchie, per giungere a Roma e trovare collocazione al centro della spina del circo privato dell'imperatore, opera iniziata da Caligola e portata a termine da Nerone presso gli Orti di Agrippina, laddove oggi si trova la basilica di San Pietro in Vaticano.

L’altissimo monolite di granito rosso delle cave della Tebaide è, appunto, testimone di tutta la vita che scorre ai suoi piedi, lì nel cuore pulsante dell’impero romano in cui è stato posizionato.

Né il primo né l’ultimo. Né il più grande né il più piccolo. Né il più bello né il più brutto. Predestinato. Semplicemente: predestinato a essere testimone di avvenimenti, nei secoli.
(P. Biondi, Il testimone, p. 9)

Come spiega lo stesso obelisco, che parla in prima persona nel bellissimo prologo, la sua è una muta testimonianza, non solo in quanto oggetto inanimato, ma anche per via della non comune assenza di incisioni alla sua base, dovuta alla damnatio memoriae del vanaglorioso prefetto Gaio Cornelio Gallo, voluta dal principe Ottaviano.

Sono nato e rimasto muto. Non ho un messaggio mio da trasmettere a chi mi guarda, posso solo raccontare quello che vedo e ho visto accadere ai miei piedi. Testimone sì, ma testimone muto.
(P. Biondi, Il testimone, p. 12)

Annapaola Digiuseppe
Il testimone di Paolo Biondi, lettura in corso. Foto di Annapaola Digiuseppe

Accanto al protagonista in granito ve n’è uno in carne ed ossa, del quale il lettore segue il percorso formativo dall’inizio alla fine del romanzo, dall’adolescenza ad Alessandria d’Egitto all’età adulta a Roma, e che fa da tratto d’unione tra le varie vicende e i tanti personaggi: si tratta dell’ebreo Daniele, appassionato di cavalli, abile e competente nelle sue mansioni, misurato e saggio nel suo modo di pensare e di agire. Egli ha un compito fondamentale da svolgere, snodo importante nella storia umana, civile, politica e religiosa d’occidente, che si scopre alla fine del romanzo, quando la parola torna al muto testimone di granito rosso.

I personaggi

Intorno a Daniele si delinea una moltitudine di personaggi: Marco Terenzio, un romano alto da terra fino alla calvizie, che pareva liberare la testa verso il cielo, ben più di quanto la toga non ne slanciasse la figura e il portamento (p. 21); le due giovani e pacate cugine Pomponia e Giulia; il potente liberto Narcisso; l’emblematica coppia formata da Aquila e Prisca, lui ebreo, lei matrona romana; l’instabile Caligola con i suoi eccessi e la sua battaglia contro gli ebrei di Alessandria; l’insidiosa moglie di Claudio, Messalina; il pescatore galileo di nome Simone, detto Pietro, e l’inseparabile compagno di viaggio Giovanni, detto Marco, giunti a Roma per predicare la loro fede, non solo e non tanto fra noi delle sinagoghe, ma anche a tutti i romani, per convertirli (p. 74); il mite e accogliente Girolamo, orgoglioso testimone della stesura della lettera ai messinesi dettata dalla Vergine Maria allo scriba Simone; la bella Lucia, che sposerà il protagonista; l’apostolo Paolo, che senza giri di parole volle sottolineare la sua differenza rispetto a chi l’aveva preceduto (p. 144).

E ancora tanti altri personaggi, che il lettore potrà scoprire lungo la narrazione.

Il testimone, Paolo Biondi, Edizioni di Pagina, 2021
Il testimone di Paolo Biondi, Edizioni di Pagina, 2021. Foto di Annapaola Digiuseppe

Diverse sono le ambientazioni, da Alessandria a Roma, dalla Sicilia di Messina e Tindari a Corinto; magnifiche le descrizioni dei luoghi, non solo quelli urbani, minuziosamente resi in ogni dettaglio architettonico di interni e di esterni, ma anche quelli naturali.

Da lì la vista del mare si poteva accarezzare ancora di più e la luce alta del giorno proiettava sullo stretto una nebbiolina a pelo dell’acqua, mentre le montagne alle spalle di Regium, sull’altro lato dello stretto, apparivano scure, in controluce, facendo risaltare il blu del mare e l’azzurro del cielo. Lo stretto pareva attraversato da un ponte di scintille: il blu dell’acqua era tagliato dai riflessi luminosi che brillavano di mille splendori, come pietre a segnare quella strada abbagliante e argentea da un lato all’altro della costa.
(P. Biondi, Il testimone, p. 112)

Un romanzo, quindi, che unisce vicende umane, fatti storici, suggestioni e riflessioni, facendo muovere il tutto intorno a un originalissimo e inaspettato cardine narrativo: un monumento pagano, dedicato al dio del Sole, che diventa simbolo cristiano in quanto custode della tomba di San Pietro, unico monolite a Roma a rimanere sempre in piedi attraverso i secoli, più o meno luminosi, più o meno bui… (p. 182).

Il testimone, Paolo Biondi, Edizioni di Pagina
Il testimone di Paolo Biondi, Edizioni di Pagina, Collana LEBELLEPAGINE n. 21. Foto di Annapaola Digiuseppe

Il testimone: l'autore, Paolo Biondi

Paolo Biondi, giornalista e scrittore riminese residente a Roma, ha scritto altri tre romanzi storici, pubblicati dalla stessa casa editrice: Livia, una biografia ritrovata (2015); I misteri dell’Ara Pacis (2017); Giulia. Passione, poesia, potere (2019), tutti ambientati durante l’impero di Gaio Giulio Cesare Augusto, dal 27 a.C. al 14 d.C.

Leggere i romanzi di Paolo Biondi, insomma, equivale ad acquistare un biglietto in prima fila per godersi una spettacolare messa in scena della Storia antica e dei suoi protagonisti.
Non servono occhiali 3D: bastano le parole dell’autore per creare l’effetto realtà aumentata.

IL TESTIMONE
di Paolo Biondi
Collana LEBELLEPAGINE, n. 21
ISBN 978-88-7470-815-4
2021
pp. 184