Halaesa Arconidea: intervista al Prof. Lorenzo Campagna

Con il ripristino delle attività di scavo anche l’Università di Messina ha ripreso le sue indagini a Tusa, nell’antico sito di Halaesa Arconidea, in collaborazione con il Parco archeologico di Tindari e con l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.

Lorenzo Campagna , Professore Associato di Archeologia e storia dell’arte romana e delle province romane presso l’Università degli Studi di Messina, è il direttore dello scavo.

Secondo la sua ipotesi, la struttura riportata alla luce è legata alle funzioni rituali che si compivano con ogni probabilità in onore del dio Apollo.

Lo abbiamo intervistato per Classicult.

Halaesa Arconidea
Halaesa Arconidea. Immagine tratta durante i lavori di scavo del sito di Halaesa. Foto di Lorenzo Campagna

Professore, può illustrarci le novità emerse durante l’ultima campagna di scavo nel sito di Halaesa?

Lo scavo dell’ultima campagna 2021 è stato, per varie ragioni, di proporzioni più contenute rispetto a quello che ci eravamo ripromessi di fare in passato. Nonostante questo, ha dato dei risultati piuttosto interessanti, aprendo delle prospettive per l’indagine futura che non ci aspettavamo perché abbiamo avuto modo di esplorare una struttura che, in parte, era stata messa in luce già nella campagna del 2019, ma della quale allora non avevamo ben compreso la funzione.

Adesso abbiamo ampliato l’indagine, in modo da continuare a riportare in luce questa struttura ed è emerso che si tratta di una struttura dall’importanza rilevante per il culto che si svolgeva all’interno del santuario. La struttura ha una lunghezza di oltre 10 m; non è con ogni probabilità un altare, poiché non ci sono elementi riconoscibili che possano essere ricondotti a questo.

Per contro, abbiamo qualche indizio della presenza di acqua in relazione a questa struttura. Ci sono tanti elementi che lo scavo ha offerto rispetto a quella che era la nostra idea originaria, che cioè si trattasse di un semplice basamento per offerte, invece quest’anno abbiamo capito che si tratta di qualcosa di più importante e di molto rilevante all’interno delle pratiche cultuali che si svolgevano all’interno del santuario. È necessario tuttavia ampliare l’indagine, definirne completamente le dimensioni e speriamo anche di acquisire dati per comprenderne la reale funzione.

Gli scavi, dunque, proseguiranno anche il prossimo anno, Covid permettendo.

Quello che speriamo è di poter proseguire le indagini. Del resto, la campagna che abbiamo svolto quest’anno era la prima campagna del secondo triennio del nostro accordo con l’Assessorato dei Beni Archeologici. La nostra prospettiva è quella di andare avanti l’anno prossimo sempre nel quadro istituzionale che ha caratterizzato le nostre indagini, ovvero con il supporto e la collaborazione del Parco Archeologico di Tindari, a cui Halaesa fa riferimento, e in cooperazione naturalmente con i nostri partner che sono i colleghi dell’Università di Oxford.

Questi nuovi risultati che sono emersi a Tusa, sia per quanto riguarda il lavoro proficuo svolto dall’Università di Messina sia per quanto concerne le Università di Palermo e di Amiens, possono dare una svolta dal punto di vista turistico ad un sito che, fino a questo momento, forse non ha goduto della giusta risonanza?

L’obiettivo congiunto che le missioni che operano ad Halaesa si sono poste è quello di contribuire alla valorizzazione di questo sito che, per gli addetti ai lavori, ha un’importanza straordinaria. Tutti coloro che si occupano della Sicilia ellenistica e romana sanno benissimo quanto sia fondamentale.

C’è, però, anche un aspetto legato alla valorizzazione e al pubblico, che rientra pienamente negli intenti delle nostre missioni e anche della collaborazione con il Parco di Tindari. L’obiettivo finale di queste ricerche, da perseguire in un tempo ragionevole, è quello di collegare questi scavi in corso al percorso di visita attuale e, dunque, consentire ai visitatori di avere una visione globale più articolata di questo sito e di comprenderne l’importanza che è già conferita dalla sua monumentalità.

Halaesa indubbiamente ha una monumentalità che, allo stato attuale, è percepibile solo in minima parte rispetto alle sue potenzialità ma che sta emergendo in maniera sempre più evidente proprio in questi nuovi scavi.

Ci può dare qualche informazione a carattere storico del sito di Halaesa? Perché è stata una città così importante e determinante?

La Halaesa che noi vediamo oggi è la Halaesa della tarda età ellenistica e della prima età imperiale, cioè del momento che rappresenta probabilmente la massima fioritura della città dal punto di vista economico ma anche delle sue relazioni con Roma. In realtà, la sua storia nasce ben prima, perché la città viene fondata alla fine del V secolo a.C. come una sorta di proiezione sul mare di un centro non greco, si direbbe “indigeno” nella terminologia tecnica, dell’interno.

Di questa prima Halaesa noi conosciamo molto poco dal punto di vista archeologico, perché forse le tracce monumentali di questa fase sono state in gran parte cancellate in occasione degli imponenti lavori di monumentalizzazione della città, che sono quelli che hanno dato luogo a quello che noi oggi vediamo, con successive ristrutturazioni e trasformazioni.

Sostanzialmente l’impianto urbanistico e monumentale che oggi vediamo è quello che Halaesa si dà nel corso del II secolo, nel momento in cui, come dicevo prima, raggiunge l’apice della sua fortuna soprattutto in relazione al consolidato rapporto che aveva stabilito con Roma. Sappiamo dell’esistenza di una comunità di italici ad Halaesa in un’epoca molto precoce, precedente alla conquista di Roma. Ma la sua prosperità è dovuta anche alla sua posizione, alla sua prossimità con le rotte che dalla Sicilia andavano ai porti di Roma e della Campania.

Questa fortuna dura ancora nella prima età imperiale, come dimostrano tutta una serie di restauri e abbellimenti dell’apparato monumentale. Il suo declino inizia già dalla media età imperiale per poi concludere questa parabola nella prima età bizantina. Un indizio importante è che, nel foro della città, viene impiantata una necropoli bizantina e questo segna il definitivo tramonto della città antica.


Santa Gada di Laino Borgo: intervista al Prof. Fabrizio Mollo

Un vasto insediamento di epoca lucana, il più rilevante di tutto il bacino del Lao-Mercure: la seconda campagna di scavi archeologici sul colle di Santa Gada di Laino Borgo ha rivelato preziose indicazioni sul sito che l’Università di Messina sta indagando da un triennio, in collaborazione con il Comune di Laino Borgo, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Cosenza e l’Ente Parco Nazionale del Pollino.

Lo scavo è diretto dal Professore Fabrizio Mollo, docente di Topografia Antica presso l’Università degli Studi di Messina, e sta riportando alla luce un centro urbano con un sistema viario e di isolati regolari che occupano gran parte dei terrazzi collinari di Santa Gada. L’importanza del ritrovamento impone un progetto serio di valorizzazione e di ricerca.

Lo abbiamo intervistato per Classicult.

Si tratta certamente di uno scavo sensazionale. Abbiamo riportato alla luce, in questo terrazzo a ridosso del fiume Lao, un frammento di abitato di epoca lucana molto ben articolato, dotato di una maglia viaria all’interno per gli orientamenti rinvenuti.

Laino Borgo, particolare della vasca per la gestione delle acque. Foto di Maria Luisa Lovecchio

In particolare, abbiamo scavato un isolato quasi intero, databile tra la seconda metà del IV e la prima metà del III a.C. E’ stata riportata alla luce una vasca per la gestione delle acque, forse collegata ad un uso sacrale. Siamo di fronte ad una importante realtà insediativa del territorio – prosegue il Professore Mollo - che merita una ulteriore valorizzazione.

Questo scavo travalica i limiti comunali e questo di Santa Gada è senz’altro l’insediamento più strutturato e meglio organizzato del territorio in una fase di vita molto lunga che va dall’età arcaica all’età ellenistica. A valle del colle si arriva addirittura all’età romana. Nei prossimi anni continueremo con l’attività di ricerca, anche perché individueremo le relazioni del sito con tutte le altre realtà limitrofe. Inoltre, sono stati rinvenuti molti elementi di notevole pregio: il set della cucina, vasi, dispense, una serie di monete di età lucana soprattutto della zecca di Laos.

Abbiamo testimonianze che rimandano ad una cultura molto variegata che fa riferimento all’insediamento che vive almeno fino alla metà del III secolo a.C., poi abbandonato forse in seguito ad un sisma, come emerge da alcuni elementi durante i lavori di scavo.

L’insediamento – conclude il direttore di lavori - è importante non solo per le risultanze puntuali dello scavo, localizzato in un terrazzo esteso circa 40 ettari, ma anche per le testimonianze coerenti rinvenute negli altri saggi. C’è un grosso abitato lucano legato sicuramente al corso del fiume Mercure, che proprio a ridosso di questo colle cambia il nome in maniera significativa in Lao, fungendo da cerniera tra la Basilicata interna e l’area tirrenica costiera, oltre che la Sibaritide al di là del Pollino.


Pyrgi Nuove scoperte

Pyrgi: nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario

PYRGI: NUOVE SCOPERTE E NUOVI PROGETTI GRAZIE ALLASINERGIA TRA REGIONE LAZIO,

SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA, SOPRINTENDENZA PER L’ETRURIA MERIDIONALE

E COMUNE DI SANTA MARINELLA

Grazie alla collaborazione tra Regione Lazio, Sapienza Università di Roma, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e Comune di Santa Marinella negli ultimi anni si sta lavorando alla costruzione di un sistema territoriale unico sia dal punto di vista naturalistico, sia archeologico sia paesaggistico che va dal complesso monumentale del Castello di Santa Severa, al Monumento Naturale e all’area archeologica di Pyrgi, fino ad arrivare alla Riserva Naturale di Macchiatonda.

Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Un modello virtuoso che sta mettendo in atto sinergie a vari livelli e multidisciplinari, dalla ricerca alla valorizzazione, dalla tutela dell’ambiente e dei reperti archeologici alla divulgazione nei confronti della comunità.

Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Un grande polo culturale e turistico in un tratto della costa laziale unico per le ricchezze naturali e per le testimonianze storiche che rappresenta un modello per le ricche potenzialità di impatto positivo sul territorio e che sarà ulteriormente valorizzato grazie a nuove, importanti novità.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

È in corso fino al 30 settembre la campagna annuale di scavo didattico diretta dalla professoressa Laura M. Michetti con gli studenti di Etruscologia del Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma mentre la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale sta portando avanti dal 2019 due progetti: il primo è un progetto di musealizzazione all’aperto dell’area archeologica, che prevede di rendere l’area accessibile a tutti, tramite un sistema di pedane e passerelle, e di realizzare un importante intervento di ingegneria ambientale per la riqualificazione del sistema dei fossi esistenti, al fine di drenare il terreno ed evitare così gli allagamenti periodici - particolarmente dannosi per la conservazione dei resti archeologici e che rendono impossibile la fruizione dell’area nei mesi invernali.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Il progetto è stato realizzato in piena collaborazione tra la Soprintendenza e la Regione Lazio (Direzioni Ambiente e Demanio e Patrimonio, Riserva Naturale di Macchiatonda e Laziocrea spa) e sarà complementare al progetto regionale di difese a mare della costa e ricostruzione della duna lato spiaggia.

Pyrgi Nuove scoperte
Studenti a lavoro in cantiere

Il secondo progetto riguarda il nuovo allestimento del deposito archeologico con funzioni di sala-studio/laboratorio di restauro e del nuovo centro visita, per la fruizione congiunta della Riserva di Macchiatonda e del Monumento Naturale e dell’area archeologica di Pyrgi. Lo studio e il perfezionamento di questi percorsi condivisi saranno oggetto di un protocollo di intesa, in corso di definizione, tra il Ministero e la Regione.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Infine, sul piano della divulgazione, una importante novità è rappresentata dai nuovi pannelli concepiti dall’équipe della Sapienza e realizzati dalla Regione Lazio, in collaborazione con la falegnameria del Parco dei Castelli Romani, nei quali vengono illustrati il percorso naturalistico-archeologico e i risultati delle ricerche dell’Università di Roma nel porto e nel santuario etrusco di Pyrgi.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Sono inoltre in corso di elaborazione progetti relativi a una migliore fruizione dei resti archeologici tramite la realtà aumentata.

LO SPAZIO MUSEALE DENOMINATO “ANTIQUARIUM DI PYRGI”

La Regione Lazio e il MIC - Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale hanno siglato nel 2019 un apposito Protocollo di Intenti con l’obiettivo di ampliare la fruizione dell’offerta culturale, favorire l’accesso al Castello di un pubblico sempre più vasto, creando un unico circuito di visita con l’Antiquarium ed i templi monumentali di Pyrgi.  Grazie a questo protocollo, la Soprintendenza in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, potrà allestire negli ambienti della Manica Lunga - all’interno del Castello di Santa Severa - il nuovo Antiquarium; questo spazio costituirà la naturale integrazione della sala dedicata alle antichità di Pyrgi del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.

Vi saranno esposti, in modo accattivante e fruibile a tutti, anche con l’ausilio di tecnologie multimediali, gli eccezionali rinvenimenti provenienti dalle indagini della Sapienza nelle due aree sacre che componevano il grande Santuario marittimo, proiezione sul mare dell’importante città etrusca di Caere.

Saranno rappresentati gli straordinari rivestimenti in terracotta policroma dei due grandi templi e dei diversi sacelli ed esposti per la prima volta nel loro insieme i numerosi reperti votivi rinvenuti: statue in terracotta rappresentanti gli offerenti, come una, di dimensioni reali, di una giovane fanciulla che reca in dono un porcellino, preziosi vasi greci dalle forme peculiari, rarissimi in Etruria, offerte di frutti di mare rinvenuti eccezionalmente intatti all’interno di recipienti in ceramica, ornamenti in oro, argento e ambra (orecchini, bracciali, scarabei), che costituivano i doni prediletti per le divinità femminili, in primo luogo Cavatha, una dea assimilabile alla greca Persefone.

Molto peculiari e privi di confronti anche gli oggetti realizzati in piombo: pesantissime barre, grandi ceppi d’ancora, piccoli lingotti, proiettili a forma di “ghianda” e centinaia di colature di metallo fuso che rappresentano l’offerta principale per il dio “Nero”, in etrusco “Sur”, divinità dell’oltretomba paragonabile al greco Ade, al quale ben si addiceva, appunto, l’offerta di un metallo scuro.

Sarà anche possibile ammirare una copia delle tre famose lamine auree con iscrizioni, due, di diversa lunghezza, in lingua etrusca ed una in fenicio, quest’ultima traduzione della lamina etrusca più lunga. Rinvenute nel 1964, esse ricordano come Thefarie Velianas, re/tiranno di Caere, avesse dedicato una statua ed un luogo di culto alla dea Uni (chiamata Astarte nel testo fenicio). I visitatori avranno dunque la meravigliosa opportunità di approfondire la conoscenza del comprensorio archeologico di Pyrgi, il più importante santuario e scalo marittimo dell'antica Caere che ha svolto un ruolo di fondamentale importanza nella storia del Mediterraneo antico, uno dei pochi menzionati dalle fonti letterarie antiche, essendo connesso con eventi storici cruciali per l’equilibrio politico ed economico nell’area mediterranea.

Direttore dell’Antiquarium: dott.ssa Rossella Zaccagnini.

LO SCAVO DI PYRGI

Pyrgi, porto e grande santuario marittimo sulla costa del Lazio etrusco, ha svolto una funzione primaria nella storia del Mediterraneo antico ed è stato lo scenario di eventi di fondamentale rilevanza, come evidenziato in modo esemplare dallo straordinario documento storico delle lamine d'oro. L’insediamento di Pyrgi ha svolto differenti funzioni grazie alla favorevole ubicazione lungo le rotte tirreniche. A causa dell’abbandono successivo alla fase della “romanizzazione” (prima metà del III sec. a.C.), rappresenta per gli archeologi un eccezionale caso-studio per la possibilità di condurre un’indagine su larga scala delle differenti componenti del suo assetto urbanistico.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte a Pyrgi. Veduta aerea degli scavi Sapienza e particolare sull'area dei templi

Stabilmente finanziato tra i "Grandi Scavi" dell'Ateneo romano, è una delle più antiche e illustri imprese di scavo dell'Università di Roma e costituisce un esempio di ricerca in ambito archeologico nel quadro della cosiddetta "Terza Missione" dell'Università, per l'impatto positivo sul territorio che le attività sul campo hanno finora avuto e potranno sempre più avere nel futuro grazie alla preziosa realtà locale e alle diverse collaborazioni in atto. Attività che coinvolgono, infatti, a vario livello, la Regione Lazio, nelle sue diverse strutture, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e il Comune di Santa Marinella.

Il progetto di ricerca è incentrato sull’analisi del rapporto tra la città di Caere (Cerveteri) e Pyrgi, il suo principale porto, collegato alla città da un monumentale percorso viario.

Il primo colpo di piccone nel 1957

Gli scavi della Sapienza, condotti a partire dal 1957 da Massimo Pallottino e Giovanni Colonna, hanno portato alla luce un esteso complesso santuariale il cui fulcro è il grande santuario di Uni-Astarte voluto dal re/tiranno di Caere Thefarie Velianas con il tempio B (510 a.C.) e l’“Edificio delle Venti Celle”, forse destinato alla pratica della prostituzione sacra. A questo nucleo si è aggiunto, raddoppiando l’estensione del santuario, il grande tempio A (470/460 a.C.) decorato sulla facciata posteriore con un eccezionale altorilievo in terracotta rappresentante il mito dei Sette contro Tebe, considerato tra i capolavori assoluti dell’arte antica.

Giovani scavatori universitari e funzionari della Soprintendenza alle Antichità dell'Etruria Meridionale nel 1957

Area dei templi con il grande altorilievo del tempio A e modellino ricostruttivo

Una seconda area sacra è dedicata alla coppia di divinità Śur e Cavatha citate nelle iscrizioni votive in etrusco; largamente frequentata da greci, vi si praticavano culti di tipo demetriaco e connessi a divinità infere, come attestato da depositi votivi costituiti in gran parte da ceramiche importate da Atene.

Dal 2009, le indagini dirette da M. Paola Baglione e dal 2016 da Laura M. Michetti hanno interessato l’area a Nord del santuario, dove sono stati messi in luce una serie di isolati con un complesso di edifici anche di carattere pubblico, delimitati verso l’entroterra dal tratto parallelo alla costa della via Caere-Pyrgi. La vicinanza con l’area sacra, la monumentalità delle strutture e lo svolgimento di pratiche rituali hanno suggerito di interpretare questo settore di cerniera tra il santuario e l’abitato come un quartiere “pubblico-cerimoniale” che ha svolto funzioni amministrative e di rappresentanza in rapporto con il porto orientale anche prima della monumentalizzazione dell’area sacra. Negli ultimi anni, le ricerche sono riprese nell’area del grande santuario monumentale e hanno consentito di mettere in evidenza il tratto terminale della via monumentale che dalla città di Caere giungeva nel porto di Pyrgi dopo un tragitto di circa 10 km.

Il grande altorilievo dei Sette contro Tebe, dal Tempio A

Le straordinarie scoperte di Pyrgi, esposte in una sala dedicata nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, hanno contribuito all’attivazione da parte della Sapienza del finanziamento dedicato ai “Grandi Scavi di Ateneo”, grazie al quale ogni anno una cinquantina di studenti – anche stranieri – specializzandi e dottorandi in Etruscologia sono coinvolti nelle attività sul campo e nei laboratori di schedatura e documentazione dei reperti che si svolgono nel corso dell’inverno nelle strutture universitarie. Fin dal suo inizio, infatti, lo scavo di Pyrgi è stato concepito come uno “scavo-scuola” e in esso si sono formate generazioni di archeologi che hanno poi ricoperto ruoli importanti nelle Soprintendenze, nei Musei, nelle Università.

Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Le attività di ricerca, condotte dal settore di Etruscologia e Antichità italiche del Dipartimento di Scienze dell’Antichità in regime di concessione con il MIC, contano da anni sulla collaborazione interdisciplinare di varie componenti dell’Ateneo romano, come i Dipartimenti di Scienze della Terra (analisi geologiche e pedologiche), Ingegneria Civile Edile Ambientale e Ingegneria dell'Informazione Elettronica e Telecomunicazioni (prospezioni elettromagnetiche e georadar), Biologia e Biotecnologie "Charles Darwin" (studio dei resti osteologici), Chimica e Tecnologie del Farmaco e Scienze di base ed applicate per l’Ingegneria (analisi archeometriche), Storia Disegno Restauro dell’Architettura (ricostruzioni 3D), Architettura e Progetto (progetto di valorizzazione dell’area archeologica), Scienze Giuridiche (studio delle fonti letterarie, giuridiche, epigrafiche); la Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio svolge attività di restauro delle strutture, mentre il Polo Museale Sapienza è impegnato nelle attività di musealizzazione e valorizzazione nel Museo delle Antichità Etrusche e Italiche della Sapienza).

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Direzione scientifica dello scavo: Laura M. Michetti; coordinamento del cantiere di scavo: Barbara Belelli Marchesini; responsabili dei settori di scavo: Alessandro Conti, Manuela Bonadies, Martina Zinni; responsabile del laboratorio reperti: Alessandro Conti; valorizzazione: Claudia Carlucci.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

 

DI BERARDINO VISITA AREA ARCHEOLOGICA DI PYRGI

L’Assessore alla Scuola e Formazione, Claudio Di Berardino ha visitato questa mattina l’area archeologica di Pyrgi, porto-santuario della città etrusca di Caere, l’odierna Cerveteri, gestita dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria meridionale, oggetto da decenni degli scavi condotti dalla Sapienza Università di Roma e situata accanto al Castello di Santa Severa.

Pyrgi Nuove scoperte
Il comprensorio di Pyrgi oggetto degli Scavi Sapienza

All’evento hanno partecipato Antonella Polimeni, Rettrice dell’Università Sapienza di Roma, Margherita Eichberg, Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale e il Sindaco di Santa Marinella, Pietro Tidei.

L’evento, concepito come una giornata di “archeologia pubblica”, ha consentito all’Assessore di visitare il cantiere di scavo della Sapienza e di interagire con gli studenti impegnati nelle attività sul campo.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Questi scavi sono un grande progetto di sviluppo e raccontano una grande forza di questa Regione - ha dichiarato l’Assessore, Claudio Di Berardino, che ha aggiunto- sul nostro territorio insiste una delle più grandi concentrazione di beni artistici e archeologici che esista in tutto il pianeta, ma questo patrimonio è inerte se lo lasciamo a sé stesso. Siamo una superpotenza dei beni culturali, ma con una occupabilità al di sotto della media europea nel settore e questo è un paradosso che va superato.

Abbiamo fra le migliori scuole archeologiche del mondo, tra cui la facoltà di Scienze archeologiche della Sapienza di Roma, e non possiamo accettare che i nostri giovani archeologi debbano andare via per trovare lavoro nonostante tutto ciò che c'è ancora nel Lazio da scoprire. Per questo la Regione ha investito, fra le altre iniziative, nel progetto 'Lazioantico' per realizzare la mappatura completa di tutte le aree archeologiche regionali, effettuata dagli studenti universitari attraverso le borse di studio finanziate grazie al contributo complessivo di circa 500 mila euro. A questi si aggiungono 42 milioni di euro destinati al finanziamento di un distretto tecnologico per i beni culturali per mettere in rete università, centri di ricerca, industrie culturali e creative, imprese digitali e creative, comuni e altri enti pubblici e privati; una delle più grandi infrastrutture europee dedicate alla valorizzazione dei beni culturali.”

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte a Pyrgi: veduta aerea degli scavi Sapienza

Le più recenti acquisizioni dagli scavi in corso a Pyrgi

Riti e cerimonie in un porto etrusco

Il porto di Pyrgi era il principale scalo della grande città etrusca di Caere (Cerveteri), fondato alla fine del VII sec. a.C. in corrispondenza di un’ampia insenatura, nel III sec. a.C. l'abitato è stato inglobato per metà della sua estensione all'interno della colonia marittima romana, a sua volta in parte occupata dal Castello di Santa Severa.

Le ricerche della Sapienza Università di Roma si sono recentemente concentrate sull’analisi dell’assetto urbanistico, nel quale un ruolo fondamentale è svolto dal tracciato della monumentale via Caere-Pyrgi, un’eccezionale opera di ingegneria che collegava la città al suo porto (lunga 10 km circa, con una carreggiata larga tra i 6 e i 10 m), in un’organizzazione degli spazi che vede il grande santuario parte integrante di un piano urbanistico complessivo.

Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere. Fig. 1 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 2 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Gli scavi sono condotti dalla sezione di Etruscologia e coinvolgono annualmente decine di studenti della Sapienza per i quali l’attività di scavo rappresenta una fondamentale esperienza didattica (fig. 1). Nelle ultime campagne di scavo si sta portando alla luce un complesso di edifici certamente di carattere pubblico nei quali hanno probabilmente trovato spazio attività di tipo economico, amministrativo, doganale in relazione con il porto, ma che hanno avuto funzioni di rappresentanza e di tipo cerimoniale e rituale a partire almeno dalla metà del VI sec. a.C. Si segnala in particolare un grande edificio porticato con un tetto rivestito da decorazioni in terracotta dipinta (530-520 a.C.) (fig. 2), dedicato tra l’altro all'immagazzinamento di derrate.

Fig. 3a © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 3b © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 4 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Molto numerose e interessanti le tracce di pratiche rituali che suggellano i momenti di fondazione, cambiamento d’uso o dismissione di edifici o specifici ambienti: si segnalano in particolare il sacrificio di un cane (fig. 3) all’entrata di uno degli edifici, la presenza di fosse votive come quella “dei pesi da telaio” contenente decine di questi strumenti in terracotta, le deposizioni di anfore e altri contenitori con offerte alimentari (fig. 4), ceramiche, lingotti di piombo, bronzo fuso con carattere premonetale, punte miniaturistiche di frecce in bronzo, il seppellimento di una brocca conficcata nel suolo con un chiodo di ferro ad indicare la sua inamovibilità. L’offerta di vasi greci (fig. 5), di lucerne di produzione cartaginese (fig. 6) e di un’ancora in pietra (fig. 7) di un tipo usato anche nel mondo vicino-orientale testimoniano la frequentazione del porto da parte di stranieri.

Fig. 5 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 6 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 7 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Tutti questi ritrovamenti, indizio sicuro di cerimonie che si svolgevano nell’area, suggeriscono di interpretare questo settore come un quartiere “pubblico-cerimoniale” la cui vita si è sviluppata anche a servizio del vicino santuario.

Reperti eccezionali per il nuovo Antiquarium di Pyrgi

nella Manica Lunga del Castello di Santa Severa

Materiali degli Scavi Sapienza stoccati nella Manica Lunga in attesa del nuovo allestimento

La collaborazione tra Sapienza Università di Roma, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale e Regione Lazio nel comprensorio di Pyrgi sta dando ottimi frutti sia sul piano della tutela sia su quello della valorizzazione, nell’ottica di un’ampia divulgazione presso le comunità locali dei risultati dell’attività di ricerca universitaria.

Materiali degli Scavi Sapienza stoccati nella Manica Lunga in attesa del nuovo allestimento

Sono infatti in avanzata fase di elaborazione sia i progetti relativi alla musealizzazione all’aperto dell’aerea archeologica, sia quelli inerenti al nuovo allestimento dell’Antiquarium, che sarà ospitato nella Manica Lunga del Castello di Santa Severa e costituirà la naturale integrazione, a pochi passi dal luogo di ritrovamento, della sala dedicata alle antichità di Pyrgi del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, dove sono esposti il celebre altorilievo in terracotta con il mito dei “Sette contro Tebe” e le famosissime lamine d’oro con iscrizioni in etrusco e in fenicio.

Materiali degli Scavi Sapienza stoccati nella Manica Lunga in attesa del nuovo allestimento

L’allestimento consentirà di esporre, in modo accattivante e fruibile a tutti, anche con tecnologie multimediali all’avanguardia, gli eccezionali rinvenimenti provenienti dalle pluriennali indagini della Sapienza nelle due aree sacre che componevano il grande Santuario marittimo, proiezione sul mare dell’importante città etrusca di Caere (odierna Cerveteri - RM).

Fig. 2 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 3 Busto in terracotta raffigurante la divinita fluviale Acheoloo, dal  Santuario Merdionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 4 Statua di offerente con porcellino, dal Santuario meridionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 5 Brocca configurata a testa femminile importata da Atene, dal Santuario meridionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Saranno ampiamente rappresentati gli straordinari rivestimenti in terracotta policroma dei due grandi templi e dei diversi sacelli (Figg. 1-3) e saranno esposti per la prima volta nel loro insieme i numerosi reperti votivi rinvenuti: statue in terracotta rappresentanti gli offerenti, come una, di dimensioni reali, di una giovane fanciulla che reca in dono un porcellino (Fig. 4), preziosi vasi greci dalle forme peculiari, rarissimi in Etruria (Fig. 5), offerte di frutti di mare rinvenuti eccezionalmente intatti all’interno di recipienti in ceramica, oggetti in materiale prezioso realizzati in oro, argento e ambra (orecchini, bracciali, scarabei: Fig. 6) che costituivano i doni prediletti per le divinità femminili, in primo luogo Cavatha, una dea assimilabile alla greca Persefone.

Fig. 6a Coppia di orecchini in oro dal Santuario meridionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 6b Orecchino in oro dal Santuario meridionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 7 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Molto peculiari e privi di confronti anche gli oggetti realizzati in piombo: pesantissime barre (Fig. 7), grandi ceppi d’ancora, piccoli lingotti, proiettili a forma di “ghianda” e centinaia di colature di metallo fuso, che rappresentano l’offerta principale per il dio “Nero”, in etrusco “Sur”, divinità dell’oltretomba paragonabile al greco Ade, al quale ben si addiceva, appunto, l’offerta di un metallo scuro.

Fig. 8 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Testi, foto e video dall'Ufficio Stampa Regione Lazio


Divina Archeologia MANN mostra

“Divina Archeologia” al MANN: la mostra dedicata al Sommo Poeta

Divina Archeologia” al MANN: la mostra dedicata al Sommo Poeta

"Perché Dante al Museo Archeologico di Napoli? Divina archeologia, che abbiamo voluto annunciare proprio in occasione del 14 settembre, data della morte del Sommo Poeta 700 anni fa, vuole essere un cammino dantesco originale e pieno di scoperte. Dante, che fu a Napoli due volte come ambasciatore presso Carlo II d’Angiò, nella Commedia come in altre sue opere ci parla infatti di argomenti e personaggi rappresentati negli straordinari reperti del nostro Museo. Da creature fantastiche, come Cerbero, Medusa, Eracle, Diomede, Ulisse, Teseo, Minosse, il Minotauro, le Arpie, a personaggi storici, a partire da Virgilio, Cesare, Costantino, Traiano. E su una volta del museo c'è anche lui, Dante. Tanti sono poi gli spunti per itinerari dedicati, a Napoli e in Campania, dalla tomba di Virgilio, ai Campi Flegrei, fino alla vicina piazza Dante, dalla facciata del duomo alla Biblioteca nazionale di Napoli che custodisce uno dei primi manoscritti della Commedia. La nostra narrazione è arricchita anche da una serie di podcast che ci condurranno con i loro protagonisti all'interno e all'esterno del MANN".

Queste le parole del Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, in merito alla mostra “Divina Archeologia: in occasione del 700esimo anniversario dalla morte di Dante”. Infatti, a partire dal 29 Ottobre 2021 saranno esposti all’interno del MANN 56 reperti, in parte inediti, di cui 40 selezionati dai depositi del museo stesso, fino al 10 Gennaio 2022.

Gli oggetti in mostra verranno esposti all’interno delle Sale degli Affreschi suddivisi in due filoni narrativi.

Divina Archeologia MANN Napoli Dante mostra
Achille e il centauro Chirone

La prima sezione, curata da Valentina Cosentino, Segretaria scientifica del MANN, riguarderà “I racconti del mito”, con l’illustrazione di cinque miti fondamentali trattati dal Sommo Poeta legati ai personaggi di:

    • Achille
    • Teseo
    • Ercole
    • Ulisse

La seconda sezione, basata su quattro categorie narrate, Mostri, Dei, Figure Storiche e Scrittori riguarderà una galleria di ritratti di tali personaggi incontrati da Dante nel suo Poema, il percorso ricreerà l’incontro con questi in prima persona per il visitatore.

La mostra è inoltre, collegata alla serie di puntate di “Divina Archeologia podcast”, disponibile la prima puntata dal 14 settembre sulla pagina ufficiale Facebook del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, mentre le seguenti cinque verranno pubblicate con l’inizio dell’evento museale, realizzate con Archeostorie e NW.Factory.media. Divina Archeologia Podcast si ascolterà quindi sul sito web del Mann (mannapoli.it) e sulle altre piattaforme podcast.

I testi scritti da Cinzia Dal Maso e Andrea W. Castellanza, saranno interpretati da attori di vaglia ed inseriti nell’ambiente sonoro ideato da Erica Magarelli e Francesco Sergnese; infine, la grafica originale di accompagnamento è di Gloria Marchini.

La mostra è stata realizzata con il supporto della Regione Campania e del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, sotto la responsabilità del Professor Gaetano Ferrante, responsabile scientifico dell’”Illuminated Dante Project”, a cui è stato affidato la scelta delle immagini tratte dai manoscritti medievali della Divina Commedia.

Divina Archeologia MANN Napoli Dante mostra
La locandina della mostra "Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del MANN", al Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino al 10 gennaio 2022

Foto e materiali dall'Ufficio Comunicazione MANN - Museo Archeologico Nazionale di Napoli.


Le Anarade: da ninfe marine a streghe antropofaghe

LE ANARADE: DA NINFE MARINE A STREGHE ANTROPOFAGHE

L’EVOLUZIONE STORICA DI UNA FIGURA MITOLOGICA

Anarade Nereidi
Dettaglio dalla cosidetto Ara di Domizio Enobarbo, Glyptothek di Monaco di Baviera. Foto di Bibi Saint-Pol, in pubblico dominio

La mitologia greca rappresenta un ricco serbatoio di figure e vicende fossilizzatesi nelle tradizioni e nelle storie di varie epoche. Un caso del tutto particolare interessa le cosiddette Nereidi, ninfe marine, figlie di Nereo e della Oceanina Doride, considerate immortali e di natura benevola. Alla stregua di altri personaggi mitologici, esse subirono, nel tempo, un’evoluzione, che le portò ad essere connotate in maniera estremamente differente rispetto all’età classica.

Due Nereidi su ippocampi che portano le armi di Achille, patera appula a figure rosse, cerchia del Pittore di Baltimora, 333 a. C. circa, Antikensammlung Kiel, inventario B 892. Foto di Marcus Cyron, CC BY-SA 3.0

Già Giovanni Canabutze, autore e cortigiano vissuto nel Quattrocento, nel suo Commentario a Dionigi di Alicarnasso dedicato al principe di Eno e Samotracia, riferiva della percezione delle Nereidi presso il popolo (specialmente presso le donne, storicamente portatrici di una cultura alternativa), fotografando altresì l’ampliamento semantico del termine, che passò ad indicare le ninfe in generale e non esclusivamente le ninfe marine. Inoltre, dall’opera sopracitata, emerge la trasformazione di questi esseri in demoni crudeli, accolti in un contesto cristiano, ma ancora fortemente impregnato di retaggi pagani. Anche Leone Allacci (1586-1669), teologo e studioso di chiara fama, in De Graecorum hodie quorundam opinationibus, parla delle Nereidi, attribuendo loro azioni esecrabili nei confronti degli umani. Nell’Ottocento, Ludwig Ross, archeologo classico, in Reisen auf den griechischen Inseln, riferisce una testimonianza inquietante riportata da una donna. La figlia di costei, una ragazza di dodici o tredici anni, era stata ammaliata dalle Nereidi, tanto da scappare costantemente dal suo villaggio per unirsi alle danze delle ninfe sui monti. Chiusa in casa dai genitori per evitare fuggisse nuovamente, la giovane si depresse e si ammalò fino a morire.

Non è solo la Grecia propriamente detta ad essere bacino di raccolta e conservazione di miti e storie provenienti dall’antichità e rimodulate nel corso dei secoli. Varianti ed evoluzioni significative dei miti sono radicate in tutte le aree storicamente ellenofone e custodi devote del proprio patrimonio folcloristico. La Calabria grecanica, nella fattispecie, conserva racconti e storie antropologicamente molto interessanti. Tra le tante leggende, si ritrova quella legata alle Anarade, creature mostruose con il corpo metà donna e metà asino. Queste dimoravano nei boschi intorno a Roghudi, borgo adagiato sulle pendici dell’Aspromonte e ormai completamente disabitato per ragioni geomorfologiche. Il rapporto tra la denominazione Anarade/Narade e Nereidi è pressoché ovvio ed intuibile, per cui non sussiste dubbio sul fatto che le Anarade siano l’evoluzione spaventosa e malsana delle ninfe della mitologia classica. Gli antropologi (G. Rohlfs, G. Rossi Taibbi, G. Caraucausi ed E. Guggino) hanno raccolto diverse testimonianze rivelatesi fondamentali per delineare un ritratto chiaro di questi mostri leggendari.

Roghudi Vecchio in Aspromonte. Foto di Motorpferd, in pubblico dominio

In primo luogo, le Anarade dimoravano nei boschi e nei crepacci attorno al paese, aspettando di cibarsi di uomini o bambini. Deambulavano principalmente nei pressi di contrada Ghalipò e preferivano muoversi di notte, a cavalcioni di un ramo di sambuco. Per appropriarsi degli uomini del villaggio e potersi accoppiare con loro, le Anarade architettavano vari stratagemmi. Attiravano sotto mentite spoglie le donne che si recavano al fiume per il bucato e le uccidevano. Pare si salvasse soltanto chi offriva loro dei latticini, di cui erano ghiotte. Da Testi neogreci di Calabria, apprendiamo che gli abitanti di Roghudi escogitarono un sistema efficacie per tenere queste creature lontane dal paese: «Le Anarade erano donne coi piedi di mula. Di giorno stavano coricate, la sera uscivano per mangiare le persone. Perciò a Roghudi la sera chiudevano la porta verso Agriddea e le Plache e così quelle non potevano entrare in paese. Le Anarade andavano a cavalcioni di un ramo di sambuco». Per proteggersi dalle Anarade, quindi, bastava chiudere i cancelli delle entrate di Agriddea e Plache, rendendo il paese sostanzialmente inaccessibile. Delle volte, le Anarade si accontentavano di stare vicino alle persone, bussando alle porte delle case o chiedendo favori ai passanti. Tratte in inganno dall’astuzia contadina, morivano spesso dirupate.

Si tratta soltanto di una delle centinaia di leggende tramandate nei paesi della Calabria e di tutto il Meridione italiano e legate al passato greco di questi territori. Storie cariche di mistero e meraviglia continuano ad essere trasmesse di generazione in generazione, mantenendo vivo il fuoco di un’anima antica e ancora tutta da indagare.

 


A Villa Giulia il nuovo allestimento delle Tombe Barberini e Bernardini

È stato presentato alla stampa solo pochi giorni fa il nuovo allestimento permanente delle Tombe principesche Barberini e Bernardini di Palestrina custodite presso Villa Poniatowski.

Si tratta di due corredi principeschi tra i più belli e importanti dell’intero panorama etrusco scoperte nell’800 ed entrate a far parte della collezione del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia all’inizio del ‘900.

Tombe Barberini e Bernardini.
Tombe Barberini e Bernardini. Nuovo Allestimento. Foto: Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Entrambi risalenti all’inizio del VII secolo a.C. e inquadrabili nel cosiddetto periodo orientalizzante, ciascun corredo è composto da oggetti di inestimabile valore storico e particolarmente raffinati soprattutto in alcuni dei campi di eccellenza della civiltà etrusca come l’oreficeria e la bronzistica.

I principi che indossavano questi oggetti provenienti dall’Egitto, dal Vicino Oriente volevano assomigliare a monarchi di ascendenza orientale e proprio le tombe Barberini e Bernardini con i loro ricchi corredi si fanno modelli di altissimo rilievo proprio di questa moda in un contesto italico.

Tombe Barberini e Bernardini.
Tombe Barberini e Bernardini. Nuovo Allestimento. Foto: Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Dal 2012 i due corredi delle tombe principesche sono esposte nelle dieci sale di Villa Poniatowski, ma dopo il furto di una parte degli Ori Castellani, per motivi di sicurezza, gli oggetti più preziosi sono stati prelevati dalle vetrine privando i visitatori del Museo di questi capolavori.

Valentino Nizzo, direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia per il nuovo allestimento ha potuto contare anche sulla collaborazione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini  e del Parco Archeologico di Pompei diretto da Gabriel Zuchtriegel, con cui nel 2018 e nel 2021/2021 sono state organizzate due importanti mostre sugli Etruschi.

Tombe Barberini e Bernardini.
Tombe Barberini e Bernardini. Nuovo Allestimento. Foto: Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

In virtù di questa partnership sono state realizzate due nuove vetrine con le quali è stato possibile migliorare la sicurezza e la qualità dell’esposizione. Il progetto dell’attuale allestimento è dell’architetto Andrea Mandara con la collaborazione di Claudia Pescatori (Studio di Architettura, Roma), il progetto grafico è di Francesca Pavese, l’organizzazione generale di Electa; il progetto scientifico è stato curato dalla dott.ssa Antonietta Simonelli, funzionario archeologo del Museo di Villa Giulia e curatore della sezione museale di Villa Poniatowski, con la supervisione del Direttore Valentino Nizzo.

L’allestimento è stato realizzato dal personale del Museo coordinato dalla funzionaria restauratrice Miriam Lamonaca supportata dalla collega Irene Cristofari.

Tombe Barberini e Bernardini.
Tombe Barberini e Bernardini. Nuovo Allestimento. Foto: Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Dopo 8 anni i due corredi delle Tombe principesche Barberini e Bernardini di Palestrina tornano fruibili al pubblico nella sala a loro dedicata a Villa Poniatowski.

Foto copertina: Finale angolare di carro di bronzo con figurine applicate


Le origini degli Etruschi attraverso l'analisi del DNA

Un nuovo studio sul DNA antico degli Etruschi è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances ed è stato condotto da studiosi provenienti dall’Italia (Università di Firenze, Università di Siena, Università di Ferrara, Museo della Civiltà di Roma), Germania, Stati Uniti, Danimarca e Regno Unito.

La civiltà etrusca da sempre è stata oggetto di ipotesi varie e spesso poco credibili che ha incuriosito sia i più prossimi contemporanei degli Etruschi sia studiosi moderni. Gli Etruschi si sono distinti per la particolare abilità metallurgica e per l’uso di una lingua non indoeuropea ormai estinta con dibattiti infiniti che hanno interessato e coinvolto anche storici illustri come Erodoto.

Lo studio è stato condotto esaminando il genoma di 82 individui dell’Italia centrale e meridionale in un arco cronologico che va dall’800 a.C. all’anno 1000.

Cosa mostrano i risultati? Gli Etruschi nonostante le loro caratteristiche uniche erano imparentati con i vicini Italici e nel corso dei secoli hanno subito importanti trasformazioni genetiche spesso associate ad eventi storici successivi legati alle conquiste sul suolo italico.

Carta geografica della penisola italiana (a destra) e uno zoom che indica il massimo di estensione dei territori etruschi e la posizione e il numero di individui per ciascun sito archeologico analizzato in questo studio.
Credits Michelle O’ Reilly

Già nell’immaginario degli antichi storici la stessa lingua etrusca portava ad interpretazioni più disparate sulla loro origine. Erodoto puntava all’influenza di elementi culturali greci per sostenere che gli Etruschi discendessero da gruppi migratori provenienti da aree anatoliche o egee. Diversamente, Dionigi di Alicarnasso sosteneva che fossero una popolazione autoctona, sviluppata localmente dalla cultura villanoviana dell’età del bronzo.

L’ipotesi di un’origine autoctona, secondo molti, non rivelerebbe nulla di nuovo essendo già stata teorizzata anche in passato ma la novità sta proprio nello studio avanzato condotto dai ricercatori che per la prima volta hanno indagato genomi completi  con risultati altamente indicativi sull’origine di questa popolazione.

Etruschi, sarcofago degli sposi. Foto: Alessandra Randazzo

Il team internazionale ha raccolto informazioni genomiche su un arco temporale di quasi 2000 anni, mettendo in relazione dodici siti archeologici ed evidenziando che non ci sono prove genetiche di un recente movimento di popolazioni dall’Anatolia. Gli Etruschi hanno condiviso il profilo genetico dei Latini della vicina Roma e molti dei loro antenati provenivano dalla steppa Eurasiatica durante l’età del bronzo.

Ancora da studiare la persistenza di una lingua non indoeuropea in Etruria, fenomeno intrigante con teorie varie e spesso poco scientifiche che richiederà ulteriori indagini storiche, archeologiche, linguistiche e genetiche.

Questa persistenza linguistica, combinata con un ricambio genetico, sfida la tesi che i geni siano uguali alle lingue .”, afferma David Caramelli, docente di Antropologia dell’Ateneo fiorentinoe suggerisce uno scenario più complesso che potrebbe aver coinvolto l’assimilazione dei primi popoli italici da parte della comunità linguistica etrusca, forse durante un periodo prolungato di mescolanza nel secondo millennio a.C.”.

Lo studio del DNA antico è stato fondamentale per capire ulteriormente quali fenomeni storici abbiano interessato l’Italia nel corso dei secoli. Per almeno 800 anni il patrimonio genetico etrusco è rimasto inalterato, in un periodo  compreso tra l’età del ferro e il periodo della repubblica romana.

Successivamente, durante il periodo imperiale che ha sensibilmente incrementato lo scambio di commerci, persone, schiavi in tutto il Mediterraneo e oltre, l’Italia centrale ha subito un cambiamento genetico su larga scala soprattutto con molti apporti dal Mediterraneo orientale. Dopo il crollo dell’impero romano, antenati dell’Europa settentrionale si sono diffusi nella penisola italiana. Migranti germanici compresi individui associati al Regno Longobardo potrebbero aver lasciato un impatto genetico rintracciabile sul paesaggio genetico dell’Italia centrale.

Nelle regioni della Toscana, del Lazio e della Basilicata il patrimonio genetico della popolazione è rimasto poi in gran parte continuo tra l’Alto Medioevo e oggi. Questo dato lascia intendere che il principale pool genetico delle persone attuali dell’Italia centrale e meridionale si sia in gran parte formato almeno 1000 anni fa.

Sebbene i dati sul DNA antico da tutta Italia siano ancora parziali, i cambiamenti di discendenza in Toscana e nel Lazio settentrionale simili a quelli riportati per la città di Roma e i suoi dintorni suggeriscono che gli eventi storici durante il I millennio d.C. abbiano avuto un impatto importante sulle trasformazioni genetiche in gran parte della penisola italiana.

 


Le refuge oublié

Le refuge oublié

“Le refuge oublié”, prodotto da Court-jus Productions e per la regia di David Geoffroy, aprirà le proiezioni di venerdì 15 ottobre alle ore 17:00, come prima nazionale alla “Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea”, per la sezione Cinema e Archeologia.

Le refuge oublié

Nazione: Francia

Regia: David Geoffroy

Consulenza scientifica: Cyril Marcigny, Laurent Dujardin

Durata: 52’

Anno: 2019

Produzione: France Télévisions, Court-jus Productions, INRAP (Institut national de recherches archéologiques préventives)

Prima Nazionale

Sinossi:

Nella periferia di Caen, un gruppo di archeologi sta studiando un’estesa cava sotterranea. Migliaia di oggetti disseminati a terra sono i resti dimenticati dalle persone che si sono rifugiate qui per proteggersi dai bombardamenti degli alleati, durante il giugno 1944. Allora Yvette Lethimonnier aveva 12 anni. Oggi, Yvette è tornata nel rifugio. Con gli archeologi, ridiscende a più di 20 m sotto terra, per fare pace con un passato doloroso. Per gli archeologi, la sua testimonianza è estremamente preziosa.

Le refuge oublié
Yvette Lethimonnier, nel film Le refuge oublié, prodotto da France Télévisions, Court-jus Productions, INRAP e per la regia di David Geoffroy

Trailer:

https://www.images-archeologie.fr/Accueil/Recherche/p-11-lg0-notice-VIDEO-Le-refuge-oublie-extrait-.htm?&notice_id=11853

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

France 3 Normandie (TV), 16 settembre 2021

Vincitore del Prix Special du Jury al XVII Festival International du Film d’Archéologie de Bordeaux

Informazioni regista:

Appassionato di storia, civiltà antiche e archeologia fin dall’infanzia, la vocazione di David come documentarista è stata molto precoce. Dopo la laurea in cinema e fotografia, ha studiato tecniche di produzione audiovisiva all’IRTIS. Dal 2006 ha scritto e diretto nove documentari dedicati all’archeologia, soprattutto per la televisione. Ha ricevuto molti riconoscimenti in numerosi festival internazionali. Il suo particolare punto di vista si riflette sulla sua scrittura: precisa, musicale e poetica.

Informazioni casa di produzione:

https://www.court-jus.com

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://france3-regions.francetvinfo.fr/normandie/calvados/lieux-memoire-peuvent-ils-etre-conserves-grace-aux-archeologues-aux-temoignages-anciens-refugies-1722391.html

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Le refuge oublié
La locandina del film Le refuge oublié, prodotto da France Télévisions, Court-jus Productions, INRAP e per la regia di David Geoffroy

Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre

“Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre”, prodotto da Eternal Joy Movies srls e per la regia di Francesco Bocchieri e Luana Dicunta, concluderà le proiezioni di venerdì 15 ottobre, come prima internazionale dopo le ore 21:00, alla “Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea”, per la sezione Cinema e Archeologia.

Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre

Nazione: Italia

Regia: Francesco Bocchieri e Luana Dicunta

Consulenza scientifica: Giuseppe Labisi

Durata: 80’

Anno: 2021

Produzione: Eternal Joy Movies srls

PRIMA INTERNAZIONALE

Sinossi:

Un viaggio attraverso la Sicilia, seguendo il percorso dell’Antica Trasversale Sicula, uno dei cammini più antichi d’Italia. Da Mozia a Camarina, 650 km di strade riscoperte da un gruppo di appassionati ispirati dalle ricerche dell’archeologo Biagio Pace, immerse nella natura, nel paesaggio e nella Storia. Un viaggio di luoghi, persone, incontri e di forti emozioni, un atto di amore per la propria terra.

Trailer:

https://youtu.be/Cs2_tP0du3M

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

25 settembre, Chiostro di Sant’Agostino, Corleone (PA) (Anteprima)

26 settembre, Rocca di Cerere Factory, Aidone (EN) (Anteprima)

2 ottobre, Mercato Piazza delle Erbe, Comiso (RG) (Anteprima)

Informazioni regista:

Francesco Bocchieri nasce a Ragusa il 4 ottobre 1986. Amante della natura, del suo territorio e degli argomenti archeologici, nel 2018 realizza, con la moglie Luana Dicunta, il documentario “Ragusa Terra Iblea”. Da allora si appassiona sempre più ai temi archeologici e decide di affrontare una sfida ancora più ardua, la realizzazione del documentario “Antica Trasversale Sicula - il cammino della dea madre”, sull’omonimo cammino archeologico di 650 km che attraversa l’intera isola.

Informazioni casa di produzione:

https://www.eternaljoymovies.com/

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://livesicilia.it/2019/11/07/lantica-trasversale-sicula-nasce-un-docu-film-sul-cammino

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Antica Trasversale Sicula
La locandina di “Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre”, prodotto da Eternal Joy Movies srls e per la regia di Francesco Bocchieri e Luana Dicunta

Cahuachi Labirinti nella sabbia

Cahuachi. Labirinti nella sabbia

“Cahuachi. Labirinti nella sabbia”, film prodotto e diretto da Petra Paola Lucini, verrà proiettato nel pomeriggio di giovedì 14 ottobre, come prima internazionale dopo le ore 17:30, alla “Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea”, per la sezione Cinema e Archeologia.

Cahuachi Labirinti nella sabbia

Cahuachi. Labirinti nella sabbia

Nazione: Italia

Regia: Petra Paola Lucini

Consulenza scientifica: Giuseppe Orefici

Durata: 48’

Anno: 2020

Produzione: Petra Paola Lucini

Prima Internazionale

Sinossi:

Un viaggio nel tempo, una torre e un orologio astronomico, diventano un ponte che unisce le vite e i sogni di due persone. Cremona, una città in pianura, una ragazza che cura la torre e il sogno del Prof. Orefici di riportare alla luce antiche civiltà nel deserto di Cahuachi, sigillano un incontro. La promessa all’archeologo di ritrovarsi prima o poi, si materializza nelle immagini di questa storia.

Informazioni regista:

Il mistero del tempo che collega fra passato presente e futuro luoghi e persone, l'ha sempre affascinata. Ha la capacità di unire avvenimenti e incontri, creando nei suoi pensieri percorsi da esplorare. L'incontro con l'archeologo Giuseppe Orefici, la curiosità e l'ammirazione per il suo progetto di vita, portato avanti nel deserto di Cahuachi per quarant’anni, la portano a mantenere una promessa fatta più di trent’ anni prima. Parte così, con l'idea di un racconto fatto di immagini e cuore, con un quaderno rosso, una penna, una musica nell'aria e un amico fotografo che decide di seguirla per catturare immagini e storia di paesaggi lontani e ancora sconosciuti.

Scheda a cura di: Fabio Fancello