Nuovi itinerari di visita a Pompei. Riapre la Casa del Larario di Achille

Nuove opportunità di visita al Parco Archeologico di Pompei. Dal 3 dicembre 2021 sarà fruibile la Casa del Larario di Achille grazie all’estensione del percorso senza barriere architettoniche “Pompei per tutti”.

Casa del Larario di Achille
Casa del Larario di Achille. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Oltre 3 km di percorso, dall’ingresso di Piazza Anfiteatro a Porta Marina passeggiando lungo le arterie principali della città con accesso ai più significativi edifici e domus. Il percorso consentirà a chiunque, persone con difficoltà motorie, genitori con passeggino ma anche a tutti i visitatori che prediligono un itinerario più confortevole, di visitare l’area archeologica nella maniera più completa e agevole possibile. L’itinerario, realizzato nell’ambito del Grande Progetto Pompei, risponde alle esigenze, tante volte sollecitate da un’ampia fetta di utenti del sito, circa un accesso agevole all’area archeologica di Pompei in grado di mettere tutti nella condizione di fruire di questo patrimonio universale unico, nella maniera più completa possibile e non limitando la visita alle sole aree prossime agli ingressi.

Casa del Larario di Achille
Casa del Larario di Achille. Foto: Parco Archeologico di Pompei

La domus del Larario di Achille, che si trova lungo via dell’Abbondanza, è stata interessata negli ultimi anni da una serie di interventi di manutenzione e restauro a cura del personale Ales. Raffinata e ricca e la decorazione pittorica con molti e colti richiami letterari.

La casa deve il suo nome alla decorazione in stucco di un ambiente presso l’atrio, forse un sacello domestico con scene legate al ciclo troiano. La scelta di questo determinato tema per la decorazione della domus rimanda ad alcuni affreschi della Casa del Criptoportico con medesime scene, forse una precisa volontà da parte dei proprietari di esaltare le proprie origini ricollegandole al mito di Roma e alla sua storia.

Casa del Larario di Achille
Casa del Larario di Achille. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Un grande impegno decorativo è stato riservato anche agli ambienti affacciati sul loggiato prospiciente il giardino con raffinate pitture che richiamano il culto di Venere. Uno degli ambienti noto come “Sala degli Elefanti” mostra sulle pareti i resti di una megalografia con giganteschi elefanti guidati da Amorini che usavano come redini rami di mirto, pianta sacra non a caso a Venere. Il soggetto è da interpretare come allegoria della potenza della divinità.

Casa del Larario di Achille
Casa del Larario di Achille. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Inoltre, nell’ambito del Protocollo Campania tra le mani. Itinerari inclusivi nei luoghi d’arte, coordinato dal Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, a cui aderiscono numerose istituzioni dei beni culturali campane e le maggiori associazioni delle persone con disabilità, sono previste due visite guidate per il mese di dicembre per persone con disabilità sensoriale, a partire dal 1 dicembre a cura di funzionari del Parco, assisti da personale specializzato.

Per info e prenotazioni:  tel 081.2522371 – [email protected]


Enigma Raffaello: presentazione del volume in diretta streaming

Enigma Raffaello

Presentazione del volume dedicato al “Divin pittore” urbinate e alla sua scomparsa avvolta nel mistero. Gli esperti si interrogano sulle possibili cause della sua morte


Mercoledì 1 dicembre 2021 ore 11,00
Aula magna – Palazzo del Rettorato – piazzale Aldo Moro 5, Roma

Segui la diretta streaming

Enigma Raffaello Sanzio volume diretta streaming

A distanza di oltre cinquecento anni dalla prematura scomparsa di Raffaello Sanzio, avvenuta il 6 aprile 1520, la morte dell’artista resta ancora avvolta nel mistero ed è fonte inesauribile di interrogativi per gli studiosi di varie discipline. L’Urbinate è stato vittima dei suoi stessi vizi amorosi, come racconta Giorgio Vasari nelle Vite, oppure dietro alla sua fine, si celano il rancore, l’animosità e l’invidia dei suoi rivali?

 Il volume raccoglie una serie di riflessioni transdisciplinari, proposte sia da studiosi del campo storico-artistico, che del settore scientifico-medico. I contributi analizzano più criticamente la personalità dell’artista e la cerchia dei suoi potenziali nemici; indagano i passaggi architettonici che, nel corso dei secoli, hanno interessato il luogo di sepoltura prescelto, la Cappella della Madonna del Sasso; passano in rassegna le cronache legate all’apertura della presunta tomba dell’artista nel 1833; sino ad arrivare alla ricostruzione del suo volto attraverso le nuove tecnologie dell’antropologia forense. Infine, affrontano, in prospettiva storico–medica, la morte e i possibili studi paleopatologici applicabili ai resti di Raffaello.

Il libro mette in fila tutta una serie di elementi, documenti ed expertise per dare un nuovo risvolto alle ricerche e ai quesiti sull’esistenza e sulla fine di uno degli artisti più celebrati della storia. La pubblicazione, che sarà presentata mercoledì 1 dicembre in Aula magna del palazzo del Rettorato, è il risultato di un progetto congiunto nato da un accordo di collaborazione nel 2019 tra diverse istituzioni: Sapienza Università di Roma, i Musei Vaticani, la Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon e l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Il volume è stato realizzato con il contributo del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio del Ministero della Cultura (MiC)

I lavori in Aula magna saranno aperti dai saluti della rettrice della Sapienza Antonella Polimeni. L’introduzione è affidata a Pio Baldi, presidente della Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon Raffaello, a Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani e Alberta Campitelli, presidente dell’Accademia di belle arti di Roma.

 Interventi

Eugenio Gaudio, presidente della Fondazione Roma Sapienza
La morte di Raffaello: un problema ancora aperto
Tiziana D’Acchille, docente dell’Accademia di belle arti di Roma

Enigma Raffaello: un approccio multidisciplinare
Sylvia Ferino-Pagden, storica dell’arte

I rivali e gli avversari di Raffaello

Flavia Cantatore, docente di Sapienza Università di Roma

La tomba di Raffaello al Pantheon

Chantal Milani, antropologa e odontologa forense, Sapienza Università di Roma

Analisi e ricostruzione del volto di Raffaello Sanzio

Vittorio Fineschi, docente di Sapienza Università di Roma

La morte di Raffaello: una prospettiva di lettura storico-medica

Gino Fornaciari, docente dell’Università di Pisa

Studio bioarcheologico e paleopatologico di Raffaello 

Ulderico Santamaria, direttore del Laboratorio di ricerche scientifiche dei Musei Vaticani
Metodologie e tecniche microinvasive applicabili alla tomba di Raffaello

Sarà possibile seguire l’evento anche in diretta streaming sul canale YouTube https://www.youtube.com/watch?v=0CsmHIGj38g

 

Testo e foto dall'Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma


Tucidide e il carattere conservativo della scrittura

Tucidide e il carattere conservativo della scrittura

Raymond Weil, uno studioso francese esperto di Tucidide, in un saggio che è molto importante ancora adesso (nonostante gli anni trascorsi), notava che questo fondamentale storico ateniese, nel corso delle Storie altrimenti dette La Guerra del Peloponneso, dopo una serie di dialoghi iniziali presenti nei primi libri, preferisse passare alle lettere e ai trattati, ai documenti in forma scritta, cui aveva accesso. E, con questo gesto, con questo cambio di rotta, offriva prove tangibili delle vicende di cui stava trattando, conferendo alla narrazione una validità storica che Erodoto, suo predecessore, non era riuscito a garantire.

Tucidide scrittura oralità La Guerra del Peloponneso
Scrittura e oralità in Tucidide. Calco del suo busto, conservato presso la galleria Zurab Tsereteli di Mosca (parte dell’Accademia russa di belle arti), originariamente conservata nel Museo Pushkin. A partire da una copia romana del I secolo d. C., conservata presso Holkham Hall a Norfolk, da originale greco del IV secolo a. C. Foto di ShakkoCC BY-SA 3.0

La ragione di questa decisione di Tucidide risiede proprio nell’importanza che si inizia a dare alla scrittura, in un secolo ancora in gran parte orale, in cui si iniziava a comprendere le grandi opportunità e vantaggi del carattere permanente e conservativo della forma scritta. Tucidide ha il merito di averne compreso pienamente il senso, nonché la natura vantaggiosa, molto prima dei suoi predecessori. Coesistendo oralità e scrittura in questa fase detta ‘aurale’, ad avere assai più peso è ciò che rimane cristallizzato nel tempo e occorreva, nella narrazione delle Guerre Persiane, anche offrire testimonianze scritte, perché nessuno poi rimproverasse lo storico di falsità.

A Tucidide interessa la verità. Non desidera abbellirla o ritoccarla. Non vuole amplificarne il lato favolistico. Le velleità letterarie le lasciava ai poeti o ai drammaturgi. E il genere storico, così, è nato. Non che Erodoto non conducesse un’indagine o una ricerca, che sono i due termini con cui potremmo tradurre dal greco historía, ma la sua era ancora un’opera embrionale, destinata a letture pubbliche e quindi ad un pubblico di ascoltatori, un pubblico da intrattenere con digressioni favolistiche. Tucidide, invece, scrive per dei lettori. Il suo è un libro, e quindi è pensato per la lettura soggettiva e solipsistica, non per la declamazione. Lo storico ateniese si fa, quindi, simbolo di un cambiamento, di una fase preziosissima di transazione.

Tucidide e il carattere conservativo della scrittura: Siracusa. Immagine Flickr da pag. 448 del libro Eight bookes of the Peloponnesian Warre (1634) di Tucidide, Thomas Hobbes, London : Imprinted for Richard Mynne, Contributing Library: Pratt - University of Toronto, Digitizing Sponsor: Andrew W. Mellon Foundation, in pubblico dominio

E precisamente vi è un episodio, narrato dallo stesso Tucidide nel libro VII, che potrebbe essere letto in termini anche simbolici. In cui Nicia, il comandante ateniese, per domandare aiuto alla madrepatria mentre a Siracusa si sta andando incontro alla disfatta, non manda un messaggero, ma una lettera. O, meglio, non manda un uomo a parlare, ma lascia che sia una lettera scritta a farlo per lui. Il messaggero era un caposaldo, un’icona della tradizione orale, il portatore di verità per eccellenza. Eppure, Nicia preferisce affidarsi alla forma scritta, perché la ritiene certamente più sicura (il messaggero poteva pur dimenticarsi qualche passaggio, dopo tutti quei chilometri di corsa a piedi e a cavallo), ma anche più efficace.

Scrittura e oralità nella Guerra del Peloponneso di Tucidide. Busto di Nicia, da p. 105 del libro di William Jennings Bryan e Francis Whiting Halsey, The World's Famous Orations, Vol. 1 (1906), immagine in pubblico dominio

Faceva certamente più scena che il messaggero leggesse la lettera scritta da Nicia in persona e avrebbe persuaso l’intellighenzia ateniese a soccorrere i compaesani nel miglior tempo possibile. Nicia, però, così facendo, aveva dubitato del messaggero e, quindi, criticato l’intera tradizione orale su cui ben si poggiava una tradizione millenaria. Nicia non poteva essere permesso che, in un momento così delicato, qualche messaggero peccasse di superficialità o di disattenzione e mancasse di dipingere la situazione disastrosa in cui versava l’esercito greco. Solo una lettera, quindi, avrebbe potuto salvare lui e l’esercito.

Ecco il passaggio fondamentale viene così raccontato dallo storico ateniese, qui riportato nella traduzione di Claudio Moreschini (VII, 8):

«Nicia, accortosi di ciò e visto che di giorno in giorno crescevano le forze dei nemici e le sue difficoltà, sebbene anche altre volte avesse riferito agli Ateniesi punto per punto ciascun avvenimento, più che mai allora si affrettò a mandare un messaggio, pensando di trovarsi in una brutta situazione e dicendo che avrebbero perso ogni possibilità di scampo se non li avessero richiamati al più presto o se non avessero inviato loro un altro contingente numeroso. Ma, temendo che gli inviati o per incapacità di parlare o per dimenticanza o per dire cose che avrebbero fatto piacere alla folla, non avrebbero riferito il vero, scrisse una lettera, convinto che soprattutto in questo modo gli Ateniesi avrebbero conosciuto il suo pensiero non oscurato dalle parole del messo e avrebbero preso una decisione su una realtà effettiva. E gli inviati partirono portando una lettera che Nicia aveva inviato e informati di quanto dovevano dire, mentre questi prendeva cura dell’accampamento più mediante un’assidua sorveglianza che mediante l’affrontare volontariamente pericoli».

 

Il primo libro delle Storie tucididee conteneva certo molti dialoghi, ma iniziavano ad esserci anche delle lettere. Un dato parecchio importante, perché Temistocle e Serse parlavano attraverso queste lettere, mantenendo segreto l’argomento di conversazione. La lettera è infatti, per sua natura, riservata e sfugge facilmente ad occhi fin troppo curiosi o al chiacchiericcio di qualche messaggero.

Eppure, sono anche un efficacie metodo persuasivo, un modo per «esercitare anche sui regali interlocutori persiani una efficace opera di convinzione» scrive Oddone Longo in un libro particolarmente brillante: Tecniche della comunicazione nella Grecia Antica. Sono rapporti epistolari anche quelli che si sviluppano nel resto delle Storie, ad indicare come le relazioni tra i potenti stessero mutando e, insieme a loro, la concezione della scrittura. Ad essere decretato era il fondamentale passaggio dalla parola aleatoria a quella permanente.

 

Riferimenti bibliografici:

Daverio Rocchi G., Il mondo dei Greci. Profilo di storia, civiltà e costume, Pearson, Milano 2008;

Gentili B., Cerri G., Le Teorie del Discorso Storico nel pensiero greco e la Storiografia Romana arcaica, Edizioni dell’Ateneo, Roma 1975;

Longo O., Scrivere in Tucidide: comunicazione e ideologia, in Studi in onore di Anthos Ardizzoni, a cura di E. Livrea e G.A. Privitera, Edizioni dell’Ateneo, Roma 1978, pp.517-554;

Longo O., Tecniche della comunicazione nella Grecia Antica, Liguori Editore, Napoli 1981;

Moreschini C., Ferrari F., Daverio Rocchi G., Erodoto, Storie. Tucidide, La Guerra del Peloponneso, Bur, Milano 2008.

Weil R., Lire dans Thucydide, in Le monde Grec, pensée, littérature, histoire, documents, Hommages à Claire Préaux, édités par J. Bingen, G. Cambier, G. Nachtergael, Bruxelles, pp.162-168.

 


Terme Stabiane di Pompei. Importanti novità dalla campagna scavi 2021

Il progetto Terme Stabiane nasce dalla collaborazione tra la Freie Universität di Berlino, l'Università di Oxford e l'Università degli Studi di Napoli L'Orientale; la quarta campagna di ricerche si è da poco conclusa con interessanti novità che ampliano le informazioni recuperate già tra il 2016 e il 2018 in cui gli archeologi hanno dimostrato che il complesso fu costruito soltanto dopo il 130/125 a. C. nel rispetto degli standard tipici dell’architettura termale romana.
Tre grandi fasi di ristrutturazione hanno interessato il complesso termale: dopo l'80 a.C. quando la città divenne colonia romana dopo l'assalto di Silla, nel periodo augusteo I secolo a.C. - I secolo d.C. circa e ancora dopo il terremoto del 62 d.C. che importanti danni causò a Pompei.
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei
Queste ristrutturazioni seguono un ammodernamento tecnologico che determinò anche una diversa articolazione architettonica e decorativa.
Terme Stabiane
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei
Come nasce il progetto da cui prende avvio l’indagine presso il complesso termale, quali gli obiettivi e come è stato diviso il lavoro fra le università?

Dal 2015, il nostro progetto si occupa della storia, lo sviluppo, la tecnologia, il programma balneare, la funzione sociale e il contesto urbano delle Terme Repubblicane e Stabiane.

Più precisamente per le Terme Stabiane: Due architetti tedeschi eseguirono scavi e indagini nelle Terme Stabiane, Heinrich Sulze negli anni '30 e '40 e Hans Eschebach negli anni '70 del secolo scorso. Eschebach pubblicò due libri nel 1970 e nel 1979, in cui pubblicò un modello di sviluppo delle Terme Stabiane che è ancora oggi ritenuto un punto di riferimento. Secondo lui nell’area ci sarebbero stati numerosi resti arcaici, soprattutto le fortificazioni (mura e fossa) della cosiddetta Altstadt. Nel V secolo a.C. sarebbe stata costruita una palestra con bagno greco che fu successivamente trasformata in Terme romane nel II secolo a.C.

Questo modello di sviluppo ci è sembrato discutibile sia per ragioni tipologiche che storiche; per esempio, dal 1979 sono noti numerosi bagni greci che non sono compatibili con la ricostruzione di Eschebach e si datano dal IV secolo a. C. in poi, non dal V. Pertanto, nel 2016 abbiamo iniziato a scoprire di nuovo e ampliare i saggi quasi inediti di Sulze e Eschebach per investigare due questioni centrali: l'esistenza della fortificazione della Altstadt e la datazione e la pianta del primo stabilimento balneare. Abbiamo già ampiamente risposto a entrambe le domande e pubblicato i risultati in due articoli nel 2019 e 2020. Non abbiamo trovato nessuna traccia dell’epoca arcaica, né della fortificazione, né di altre strutture. Non abbiamo nemmeno trovato resti di un bagno greco con una palestra dal V al III secolo a.C. Invece, il primo complesso di bagni fu costruito come un tipico bagno romano dopo il 125 a.C., allora al tempo della Pompei Sannitica tardo-ellenistica. Gli scavi e un nuovo studio dell'architettura e delle decorazioni hanno mostrato che si possono distinguere 4 fasi principali per le terme. Dopo la loro costruzione, le terme furono ricostruite e modernizzate dopo l'80 a.C., nel primo periodo imperiale e dopo il terremoto del 62 d.C.

Ma rimangono diverse questioni importanti che volevamo chiarire nella campagna di 2021 (30 agosto – 10 ottobre).

1) La progettazione del muro occidentale della palestra nella fase 1 delle terme: com'era il confine occidentale dei bagni nella prima fase. C'era una serie di nicchie in quel settore delle terme.

2) La datazione e lo sviluppo della casa a ovest delle terme, che fu integrata nelle terme solo dopo il terremoto del 62 d.C. e trasformata nel complesso con natatio (piscina) e ninfei laterali (fontane riccamente decorate) visibili oggi. Abbiamo trovato i resti di una casa che Sulze ed Eschebach avevano parzialmente scavato e ricostruito. Ma la datazione e la pianta della casa restano da verificare.

3) Lo sviluppo dei dispositivi per il riscaldamento e la gestione dell'acqua nell’ambiente VIII: Abbiamo già scavato in diverse aree dell'ala di servizio, ma lo sviluppo esatto e la funzione di una stanza centrale devono ancora essere esplorati; questa e la stanza VIII o cosiddetto cortile di legno.

La Freie Universität e l'Università di Oxford hanno collaborato fin dall'inizio del progetto; Mark Robinson (Oxford), come specialista in archeologia bio-ambientale (bio-environmental archaeology, archeologia preistorica e ambientale), ha lavorato principalmente sulle prime fasi (età del bronzo, età del ferro) e sui resti organici.

Dal 2021, c'è anche una cooperazione con l’Università degli Studi di Napoli L'Orientale, Marco Giglio (specialista per Pompeii, soprattutto case dell’epoca ellenistica e romana).

Nell'ultima campagna, per gli scavi, Robinson si è concentrato sulla Palestra (dove ha già scavato nel 2016 e nel 2018) e Giglio sulla casa sotto l'ala ovest delle terme e sui locali di servizio delle terme.

Ci sono altre cooperazioni (per questa campagna; c’erano altre per campagne passate):

Architettura e decorazione: Dr. Clemens Brünenberg (Technische Universität Darmstadt); Prof. Dr. Jens-Arne Dickmann (Universität Freiburg); Dr. Domenico Esposito (Istituto Archeologico Germanico di Berlino); Prof. Dr. Martin Kim (Hochschule Mannheim)

Numismatica: Dr. Giacomo Pardini (Università di Salerno)

Reperti/ceramica: Dr. Antonio Ferrandes, Alessandra Pegurri (Sapienza Università di Roma)

Terme Stabiane
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei

Rispetto agli altri complessi termali presenti a Pompei, quali sono le peculiarità delle Terme Stabiane? Quali le caratteristiche strutturali, di novità nel corso delle varie fasi edilizie e di ristrutturazione?

Le Terme Stabiane sono le uniche terme di Pompei che sono state utilizzate dal II secolo a.C. al 79 d.C. e sono state continuamente modernizzate. Le Terme Repubblicane furono utilizzate solo dal 150-30/25 a.C. circa; le altre terme pubbliche furono costruite solo dopo l'80 a.C. o anche più tardi.

Anche al di fuori di Pompei non esiste un solo complesso termale con questo periodo di utilizzo, praticamente dall'inizio dello sviluppo delle tipiche terme romane fino alla formazione dello standard che fu poi vincolante per tutto l'impero romano in tutto il periodo imperiale. Le Terme Stabiane forniscono quindi un'opportunità unica per studiare lo sviluppo della cultura balneare romana nella fase formativa dal II secolo a.C. al I secolo d.C. Si possono distinguere 4 fasi principali per le terme. Dopo la loro costruzione, le terme furono ricostruite e modernizzate dopo l'80 a.C., nel primo periodo imperiale e dopo il terremoto del 62 d.C.

Mentre le Terme Repubblicane erano probabilmente di proprietà privata, le Terme Stabiane furono certamente costruite, gestite e ripetutamente ricostruite dalle autorità pubbliche. Anche dopo la costruzione delle Terme del Foro dopo l'80 a.C., le Terme Stabiane rimasero il complesso balneare più importante e più grande, che inoltre offriva sempre due sezioni separate per uomini e donne (le Terme del Foro avevano solo una sezione per gli uomini quando furono costruite).

Allego uno mio articolo in lingua inglese sulle terme delle città vesuviane, che apparirà in un Oxford Handbook su Pompei nel 2022. In esso, si spera che il significato delle Terme Stabiane sia ancora una volta più chiaro di quanto brevemente delineato qui.

Terme Stabiane
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei

Quali risultati hanno portato le precedenti campagne di scavo rispetto anche al dato archeologico già noto?

Vedi sopra: Non abbiamo trovato nessuna traccia dell’epoca arcaica, né della fortificazione, né di altre strutture. Non abbiamo nemmeno trovato resti di un bagno greco con una palestra dal V al III secolo a.C. Invece, il primo complesso di bagni fu costruito come un tipico bagno romano dopo il 125 a.C., allora al tempo della Pompei Sannitica tardo-ellenistica. Gli scavi e un nuovo studio dell'architettura e delle decorazioni hanno mostrato che si possono distinguere 4 fasi principali per le terme. Dopo la loro costruzione, le terme furono ricostruite e modernizzate dopo l'80 a.C., nel primo periodo imperiale e dopo il terremoto del 62 d.C.

Per le Terme Repubblicane: costruzione verso 150 a. C.; una grande fase di ricostruzione nel I s. a. C.; abbandonate come terme verso 30/25 a. C.

Terme Stabiane
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei

È possibile avere già informazioni sulla campagna di scavo 2021 ed eventuali elementi di novità?

Sono stati raggiunti i seguenti risultati (preliminari):

Nell'angolo sud-ovest della palestra, è stata trovata un grande ambiente rotondo con un diametro di circa 8 m, che serviva molto probabilmente come bagno di sudore/sauna (laconicum) nella prima fase delle terme. Vi si accedeva da nord-ovest e veniva riscaldato da un dispositivo (ad esempio un braciere o una caldaia) che si trovava su un grande podio rotondo posto al centro. Il laconicum era delimitato da un corridoio e presumibilmente da una palestra rettangolare con portici su 2-3 lati (nord, est e forse sud). Il ritrovamento è molto importante perché il laconicum non era stato toccato e identificato negli scavi precedenti (1940, 1970) e testimonia la fusione creativa di diversi concetti culturali e funzionali: una palestra "di tipo greco" con un grande laconicum per gli uomini, e un nuovo edificio balneare pubblico "di tipo romano" con sezioni separate per donne e uomini. Il laconicum fu presumibilmente distrutto dopo l'80 a.C. quando due duumviri della nuova colonia romana costruirono un nuovo laconicum (più alla moda) e un destrictarium (sala massaggi/oliatura) e rimodellarono la palestra e i portici. Un grande canale di drenaggio costruito nel periodo augusteo è stato trovato al confine orientale della trincea, che corre da nord a sud. Un secondo grande canale, che va da nord-ovest a sud-est e che taglia proprio la metà settentrionale dell'ex laconicum, fu costruito dopo il 62 d.C. per drenare la nuova grande piscina per gli uomini. Una grande fossa circolare fu scavata tra il 62 e il 79 d.C. nella metà occidentale dell'ex laconicum per estrarre la cenere di pozzolana che serviva per fare il cemento.

Nell’ ambiente VIII delle terme, sono state scoperte diverse installazioni di servizio che possono essere assegnate alle due ultime fasi delle terme. Quando il calidarium degli uomini fu dotato di un'abside a ovest e di un labrum (vasca) con acqua fredda corrente nella fase 3, furono costruite due scale negli angoli sud-ovest e sud-est della stanza VIII. Entrambe permettevano di servire le nuove installazioni sperimentali in superficie e sotterranee. Un canale che correva da est a ovest a nord delle scale drenava l'acqua del praefurnium (forno). Questo canale fu sostituito da un secondo molto più grande più a nord dopo il terremoto del 62 d.C. Lo scavo della sezione di servizio è stato completato e molto arricchito dal lavoro degli speleologi Mauro Palumbo, Mario Cristiano e Marco Ruocco che hanno indagato e documentato completamente per la prima volta tutti i canali d'acqua accessibili, le cisterne e il sistema di ipocausto delle terme. Inaspettatamente, un recipiente con 24 monete e un accumulo di piccoli balsamari (bottiglie per unguenti e profumi) è stato trovato vicino alla scala sud-est. I balsamari possono derivare da attività rituali svolte nella stanza di servizio (che una volta includeva un larario dipinto ormai perduto) o possono essere stati scartati qui dopo l'uso nelle stanze da bagno.

La casa che coesistette con le terme fino al 62 d.C. è stata esplorata scavando la palestra, cinque negozi delle terme (tabernae 2, 4, 54, 60, 61), e due corridoi (59, H’). Sono stati trovati diversi muri rasi al suolo e diversi pavimenti che appartenevano ad almeno otto stanze confinate (diversi cubicula, un vestibolo e altre stanze) e due grandi spazi (forse un atrio e un peristilio). I pavimenti includono esempi di alta qualità di mosaici decorati in opus tessellatum e pavimenti in opus signinum (cemento) negli ambienti chiusi e lithostrota (pavimenti decorativi fatti con piccole pietre irregolari di vari colori) nei grandi spazi. Mentre una data precisa può essere determinata solo sulla base della valutazione completa dei reperti diagnostici, i confronti tipologici dei pavimenti suggeriscono una datazione nel I secolo a.C. Le monete trovate nei riempimenti che servivano a sollevare i pavimenti per le tabernae delle terme possono essere datate al 64 d.C. e confermano che la casa fu distrutta e abbandonata dopo il terremoto del 62 d.C. La casa doveva essere una delle residenze più ricche di Pompei, il che è evidente dalla sua posizione prominente, dalle dimensioni (circa 900 m2), dai ricchi pavimenti e dalla presenza di una grande cantina sotto la sua parte nord.

Terme Stabiane
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei

Lo scavo si è arricchito della presenza di speleologi. Quale la loro funzione e i risultati delle loro indagini?

Gli speleologi hanno esaminato tutte le fogne (canali di drenaggio) accessibili e il sistema d’ipocausto sotto gli ambienti delle donne e li hanno documentati in modo completo per la prima volta. Questo ha portato a numerose nuove scoperte sulla fattura e il corso delle fogne, sulle riparazioni, sugli incroci, ecc. Nel sistema dell'ipocausto è stato scoperto un bollo precedentemente sconosciuto e un'apertura (di riscaldamento?) altrettanto sconosciuta; il sistema con pilastri di diversa fattura e differenze di altezza può ora essere completamente ricostruito per la prima volta.

La ricerca speleologica è di enorme importanza per la questione dello sviluppo tecnologico delle terme e degli standard tecnici.

Ci saranno future campagne di scavo? E se si, quali nuovi obiettivi pensate di conseguire?

L'esplorazione della casa sotto le Terme Stabiane si è rivelata molto più rivelatrice e riuscita del previsto. Soprattutto le parti della casa scavate nel 2021 sono molto ben conservate e permettono conclusioni di vasta portata. Ma mancano ancora informazioni su aree centrali della casa che non siamo stati in grado di indagare finora: Atrio (impluvium), peristilio, situazione d'ingresso. Pertanto, almeno un'altra campagna è necessaria e auspicabile per indagare queste aree centrali della casa e possibilmente ricostruire l'intera planimetria.

Anche la questione di come veniva usato questo spazio prima della costruzione della casa è ancora irrisolta. Speriamo di poter chiarire questa questione centrale dal punto di vista urbanistico con altri saggi al centro della casa.

Terme Stabiane
Terme Stabiane. Foto: Parco archeologico di Pompei

 

 


Alla BMTA i primi premi per l’archeologia subacquea

Alla BMTA i primi premi per l’archeologia subacquea

È stato consegnato stamattina, nell’ambito della I Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo, il I Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”, alla presenza del direttore e fondatore della BMTA, Ugo Picarelli.

BMTA premi archeologia subacquea
Alla BMTA i primi premi per l’archeologia subacquea

La cerimonia si è svolta nella Sala Cerere del Tabacchificio Cafasso, a Paestum, da quest’anno location definitiva della BMTA, e ha visto la consegna del premio come riconoscimento per la carriera a Xavier Nieto Prieto, Vice Presidente del Comitato Consultivo Tecnico Scientifico della Convenzione 2001 UNESCO sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo.

BMTA premi archeologia subacquea
La consegna del Premio a Xavier Nieto Prieto

Premiato anche il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, per “la miglior mostra dalla valenza scientifica internazionale”. L’exhibit “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, con 150 mila visitatori complessivi, si è rivelato un enorme successo che ha generato, tra le altre cose, la produzione di un docufilm e un progetto di sezione permanente sul Mediterraneo antico all’interno del MANN. “Thalassa” non è dunque solo una mostra sull’archeologia subacquea, ma un progetto più ampio di ricerca e collaborazione scientifica a più livelli, che guarda al futuro per la definizione di nuove rotte turistico-culturali nel Mare Nostrum.

Il terzo premio,  per la categoria “il progetto più innovativo a cura di Istituzioni, Musei e Parchi archeologici”, è andato invece a Franco Marzatico, Soprintendente per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, per il felice esperimento del villaggio di Fialè.

Per la miglior tesi di laurea sull’archeologia subacquea, è stata infine consegnata la targa in memoria di “Claudio Mocchegiani Carpano” a Stefano Vitiello (Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”),  che ha trattato di una peschiera romana sommersa di Villa Accetta a Gaeta (LT).

Nel corso della premiazione si è ribadita la necessità di promuovere la conoscenza del patrimonio archeologico sommerso, nazionale e non, anche e soprattutto attraverso un’offerta turistica varia e differenziata, realizzabile solo attraverso una proficua collaborazione tra i diversi enti territoriali, la comunità scientifica e i gestori dei siti coinvolti.

https://www.classicult.it/archeologia-subacquea-dalla-bmta-proposta-di-un-itinerario-culturale/

Non si è mancato di menzionare l’iniziativa, fortemente voluta da Sebastiano Tusa e promossa dalla BMTA, di istituire un Itinerario Culturale Europeo per il Patrimonio Culturale Subacqueo del Mediterraneo: la proposta, presentata ufficialmente ieri, verrà sottoposta all’accreditamento da parte del Consiglio d’Europa e prevederà un itinerario vario e culturalmente vasto: Baia e il Parco della Gaiola per la Campania; le isole Egadi, Pantelleria, Ustica e Plemmirio per la Sicilia; Egnazia, San Pietro in Bevagna, Isole Tremiti per la Puglia; Capo Rizzuto per la Calabria; Alessandria d’Egitto; Pavlopetri e Peristera per la Grecia; Cesarea Marittima per Israele e Kizlan per la Turchia.

Il focus dell’evento è stato rappresentato dall’intervento di  Salvio Capasso, responsabile Imprese e Territorio S.R.M., in merito alla relazione tra cultura, turismo e sostenibilità: analizzando l’impatto socio-economico del turismo, Capasso ha sottolineato l’importanza di questo settore, che  soprattuto nel periodo post pandemia si è mostrato un vero esempio di resilienza:

Quali prospettive? La pandemia ha dato spinta alle trasformazioni già in essere: riqualificazione e rinnovamento delle strutture ricettive, digitalizzazione dell’offerta turistica e attenzione alla sostenibilità ambientale. Il rilancio del turismo in un Paese come l’Italia, che ricordiamo essere primo al mondo per numero di siti UNESCO, deve avvenire tenendo conto delle due direttrici fondamentali cui si indirizza ogni riflessione sul patrimonio archeologico, sia esso subacqueo o no: la preservazione e la valorizzazione dell’heritage.

Infine, gli studi pionieristici e l’impegno instancabile di Sebastiano Tusa, cui è dedicato il Premio, sono stati ricordati dalle parole di Valeria Patrizia Li Vigni, Soprintendente del Mare della Regione Sicilia e moglie dell’archeologo scomparso tragicamente nel 2019, che ha omaggiato la memoria del marito ricordando come, già nel lontano 2006, Tusa promuovesse progetti e prospettive all’avanguardia in un settore, quello dell’archeologia subacquea, allora ancora in fase di sviluppo.

Di seguito alcuni momenti della cerimonia di premiazione:

BMTA premi archeologia subacquea

Foto di Giusy Barracca e Rolando di Martino.


Carabinieri 11 mila reperti archeologici scavi clandestini

I Carabinieri TPC restituiscono oltre 11 mila reperti archeologici

I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale restituiscono allo Stato oltre 11 mila reperti archeologici provento di scavi clandestini

I Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) di Palermo, in collaborazione con la dipendente Sezione di Siracusa e il Comando Compagnia Carabinieri di Santo Stefano di Camastra, hanno sequestrato oltre 11 mila reperti archeologici provento di scavi clandestini.

Carabinieri 11 mila reperti archeologici scavi clandestiniL’attività è stata coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Patti e ha origine da una segnalazione pervenuta alla Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Messina su scavi clandestini avvenuti all’interno dell’area archeologica di “Halaesa Arconidea” nel territorio di Tusa (ME), sito risalente al 403 a.C.

Grazie agli immediati riscontri positivi ottenuti dal Nucleo TPC di Palermo, l’Autorità Giudiziaria ha emesso un decreto di perquisizione, la cui esecuzione ha permesso di sequestrare in due diverse abitazioni, a Caronia (ME) e a Siracusa, oltre 11.000 reperti archeologici costituiti da lucerne, pesi da telaio, testine, oscilla, tessere di mosaico, elementi in pasta vitrea, elementi in bronzo, frammenti ceramici di varia tipologia e risalenti a varie epoche (arcaica, a vernice nera, rosa, di età medioevale), corredati da “pizzini” con l’indicazione dei siti archeologici siciliani di provenienza, tra cui Himera, Morgantina e Megara Hyblea. È stata emessa una denuncia per ricerche archeologiche non autorizzate e impossessamento di beni culturali appartenenti allo Stato, reati previsti dal “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”.

Carabinieri 11 mila reperti archeologici scavi clandestini

Questo recupero è il prodotto della mirata e costante attività di controllo e di monitoraggio dei siti archeologici siciliani svolta dal Comando TPC, in sinergia con i Comandi dell’Arma territoriale e gli Enti regionali di tutela, finalizzata anche all’individuazione di raccolte amatoriali non autorizzate dalle Autorità competenti, che causano danni irreparabili e permanenti nelle aree archeologiche.

L’operazione costituisce un importante segno della presenza dello Stato nella prevenzione e nella repressione dei reati contro il patrimonio culturale.

Testo, video e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


intercettare pubblico cultura

BMTA: intercettare il nuovo pubblico della Cultura

Paestum, BMTA - Intercettare il nuovo pubblico della Cultura: è giovane, frequenta i social, ama i video e le tecnologie immersive.

Alla BMTA i risultati dei rapporti sulle opportunità del post-pandemia per un «new normal» e il confronto tra i direttori dei Musei del Sud.

E intanto si torna a viaggiare in Italia. Premio “Paestum Mario Napoli” ai prestigiosi tour operator che hanno trasformato l’attività di outgoing in incoming.

intercettare pubblico cultura
BMTA: conferenza sul rilancio dei Beni Culturali

C’è un nuovo pubblico della Cultura e va intercettato, perché il “vecchio Museo” va in pensione e poiché gli sforzi dedicati alla comunicazione durante il lockdown hanno migliorato le performance, da ora occorre farne tesoro perché anche le aspettative del pubblico sono cambiate.

La cultura delle nuove generazioni è il tema del rapporto dell’Associazione Civita, presentato in occasione della BMTA, dal Segretario Generale dell’Associazione Simonetta Giordani, ed edito in collaborazione con Marsilio.

Il rapporto risponde a tre domande principali: quali sono le opportunità offerte dalla trasformazione digitale; quali gli scenari che si configurano oggi con la nuova fruizione culturale e turistica; quali sono le priorità strategiche dei nuovi operatori culturali?

Le risposte vengono date partendo da tre prospettive: quella dei Musei o dei Beni culturali in generale che puntano a un aumento della pianificazione, della specializzazione da parte dei professionisti e degli investimenti, oltre che a un maggiore stimolo dell’esperienza.

Dalla prospettiva degli utenti parte un crescente trend di fruizione che si allarga ai siti, ai social media, alle piattaforme web; apprezzati sono soprattutto i video, le foto, i webinar e i tour virtuali, con grande curiosità verso le tecnologie immersive.

Infine le imprese sono quelle che guardano al “gaming”, VR, AR e MR, computer vision per contenuti personalizzati.

Il rapporto, definito “Next Generation Culture: tecnologie digitali e linguaggi immersivi per nuovi pubblici della cultura”, fa riferimento al rifiuto dell’autoreferenzialità degli operatori pubblici e alla scarsa attitudine alla sperimentazione. Una possibilità, invece, è la creazione di network tra musei e centri di ricerca, oltre alla condivisione con le comunità.

“Turismo archeologico e giovani insight e policy per un «new normal» è, poi, la ricerca presentata dal team guidato da Maria Teresa Cuomo, Associato di Politiche e gestione dei beni culturali al Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università degli Studi di Salerno. Nello studio, che ha l’obiettivo di indagare le condizioni di rilancio del turismo archeologico/culturale e definire l’impatto dei social media nella comunicazione del patrimonio artistico-culturale dei territori, si sottolinea che “è necessario valorizzare i profili emergenti con attività di comunicazione customizzate per articolare alternative proposte di valore (ludico-educative) e utilizzare in maniera appropriata i social media per creare «legami autentici» con i visitatori, ad integrazione della formazione tradizionale”.

La necessità di investire nella formazione e di rendere i musei dei luoghi su misura per il territorio di appartenenza sono le direttive lungo le quali devono muoversi le azioni messe in campo nel post Covid. Se ne è discusso sempre nell’incontro “I beni culturali e il turismo culturale dopo la pandemia”, moderato dal Direttore Responsabile de “Il Mattino” Federico Monga.

“I musei di prossimità devono sentirsi al centro delle proprie comunità ed è necessario coinvolgere il più possibile i cittadini”, ha spiegato Maura Picciau, Direttore Servizio II “Sistema Museale Nazionale”, Direzione Generale Musei del MiC, che si è soffermata sull’opportunità che “il sistema di autonomia sia trasferito a tutti, anche alle Soprintendenze”. “Gli scavi archeologici proseguono producendo esiti – ha aggiunto Picciau – e io spero che ci siano degli atti di intesa che consentano che il patrimonio sia esposto negli spazi museali e non rimanga in deposito”.

Sul tema delle competenze e delle professioni nei musei nel post pandemia si è invece soffermata Alessandra Vittorini, Direttore Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali, che si è collegata in diretta streaming.

“Le competenze sono in grado di produrre progetti e trasformarli in azione – ha sottolineato Vittorini – Sono necessarie una serie di figure e, soprattutto, la formazione del personale per cogliere diverse opportunità tra cui quella del digitale”.

Come sottolineato, inoltre, da Rosanna Romano, Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo Regione Campania, “un sistema di tutela e di sostegno ha accompagnato la programmazione della Regione Campania, che ha creduto in manifestazioni come la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, mostrando lungimiranza e capacità di riprogrammare”. Rosanna Romano ha, poi aggiunto: “Continueremo a pianificare interventi sul sistema di mostre, utilizzando anche la tecnologia che prima ci ha permesso di effettuare visite virtuali e poi di godere del nostro patrimonio da vicino”.

In linea con quanto emerso dai rapporti, per Paolo GiulieriniDirettore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, “il passo nuovo per i Musei è creare offerte esperienziali, con l’interazione per i visitatori e con il digitale”, mentre l’interazione tra grandi e piccoli attrattori è “un indirizzo ineludibile a cui del resto la Regione Campania lavora da anni”. Un momento difficile ma di grande cambiamenti che erano già in atto ma che sono stati accelerati dalla pandemia che ci ha spinto a puntare ancor di più su innovazione e digitale”, ha evidenziato Gabriel Zuchtriegel, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei che, ha spiegato, sta puntando molto sull’integrazione e la sinergia della comunità locale, perché “senza la comunità locale nessun Museo può funzionare”. “Iniziative come la BMTA e l’incontro di oggi sono l’occasione per riflettere e fare rete tra operatori per migliorare i nostri servizi”, ha commentato Fabio Pagano, Direttore Parco Archeologico dei Campi Flegrei “Una rete – ha aggiunto - che deve allargarsi ai privati in una logica di complicità reciproca pubblico-privato”.

BMTA: premiazioni nell'incontro ArcheoIncoming

Accanto all’enorme sofferenza creata anche nel turismo, la pandemia si è trasformata, almeno per questo settore, in una nuova possibilità di mercato: quello della domanda di prossimità. È quanto emerso oggi nel corso dell’incontro “ArcheoIncoming: dall’Outgoing all’Incoming del Turismo Archeologico per una Domanda di Prossimità” dalle testimonianze dei tre tour operator specialisti insigniti del Premio “Paestum Mario Napoli”Enrico Ducrot Viaggi dell’Elefante; Willy Fassio Il Tucano Viaggi Ricerca; Maurizio Levi I Viaggi di Maurizio Levi.

Da sempre specializzati in viaggi internazionali importanti, con il Covid ci siamo concentrati sull’Italia, sia in itinerari archeologici generali che sui siti cosiddetti ‘minori’, sposando come fatto da altri tour operator la causa Italia - ha raccontato Willy Fassio - Nella proposta generale sono risultate molto ricercate proprio le destinazioni dell’Italia minore, ma c’è da annotare che gli italiani per i viaggi di prossimità sono più propensi a organizzarsi in proprio che a rivolgersi a noi. Comunque continueremo in questo tipo di offerta perché non vogliamo disperdere quanto creato e poi questo Premio ricevuto è motivante a spingere ancor di più sui viaggi archeologici”.

“Promuovere le destinazioni culturali italiane è stata una scommessa per noi e un investimento che ci interessa molto portare avanti vista la risposta avuta in questo anno, specie per Puglia, Sicilia e Campania, risultate le regione più attrattive, anche se non c’è cosa più difficile che vendere il proprio Paese ai propri cittadini – ha raccontato Enrico Ducrot – Non basta più la cultura facile, scontata, ma c’è bisogno di offrire un rapporto umano con la cultura, di dare le emozioni del viaggio”.

Premiato anche Piergianni Addis, fondatore di Kel12 Tour Operator.

 “Dopo un periodo durissimo per il settore turismo è giunto il momento di sfruttare le situazioni favorevoli scaturite dall’emergenza - ha sottolineato Ignazio Abrignani, Presidente Osservatorio Parlamentare per il Turismo - Abbiamo a disposizione risorse economiche che non avevamo prima e abbiamo la possibilità di ripensare all’offerta turistica di tutti, dai tour operator agli stabilimenti balneari: credo molto nella creatività dei nostri imprenditori che, forti di un patrimonio primo al mondo, sapranno ripensare ad una strategia complessiva per attrarre viaggiatori nelle nostre eccellenze”.

“Il grande pilastro dell’economia italiana, che è il turismo, sarà il settore che ripartirà davvero per ultimo - ha evidenziato Sandro Pappalardo, Consigliere di Amministrazione ENIT - Le premesse sono buone, ma l’estate piena non basta a risollevare il comparto. Solo se pubblico e privati si uniscono in una nuova strategia e saremo bravi tutti insieme, Stato, Regioni e attori privati, a promozionare e rilanciare la destinazione Italia”.

A delineare le possibili strade da intraprendere Alberto Corti, Responsabile Settore Turismo Confcommercio: “Dobbiamo concentrarci su strategie che puntano inevitabilmente sulle esperienze del turismo: il successo di una destinazione sta nel riuscire a raccontare l’esperienza che racchiude e renderla vivibile appieno, soprattutto se parliamo di una destinazione archeologica. La parte digitale è fondamentale, anche se molto dipende poi dal segmento di domanda”.

“Da qui oggi parte un segnale di grande speranza per una filiera messa duramente alla prova - ha evidenziato Vittorio Messina, Presidente Assoturismo Confesercenti - ma l’unica strategia che davvero ci può riportare ai livelli pre-pandemia è riportare flussi turistici in Italia: va bene anche la domanda di prossimità ma dobbiamo essere pronti ai nastri di partenza quando torneranno turisti stranieri per recuperare prima possibile i punti percentuali persi”.

La BMTA è promossa da Regione CampaniaCittà di Capaccio Paestum e Parco Archeologico di Paestum e Velia ed è ideata e organizzata dalla Leader srl.

100 tra conferenze e incontri in 5 sale in contemporanea, 400 tra moderatori e relatori, 150 espositori (ben 18 Regioni, il Ministero della Cultura con 500 mq e i prestigiosi Parchi e Musei autonomi) da 15 Paesi, 35 buyer tra europei e nazionali, oltre ad ArcheoVirtual (Mostra Internazionale di Archeologia Virtuale con 10 produzioni), ArcheoExperience (i Laboratori di Archeologia Sperimentale) e ArcheoStartup (14 imprese giovanili del turismo culturale). Questi i numeri della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, fino a domenica 28 novembre a Paestum, nella location definitiva del Tabacchificio Cafasso.

 

Per l’accesso al Tabacchificio è richiesto il Green pass (che certifica la guarigione, la vaccinazione o un tampone effettuato nelle ultime 48 ore) il controllo della temperatura e l’utilizzo della mascherina.  Coloro che provengono da Paesi Extra UE dovranno presentare un certificato di vaccinazione in lingua inglese, che confermi l’effettuazione e il tipo di vaccino approvato da EMA. Per i visitatori della BMTA, all’esterno del Tabacchificio sarà allestito un servizio di test rapidi antigenici al costo di euro 5,00 euro grazie ai Centri Verrengia, partner sanitario della BMTA.

Per il programma della BMTA 2021: www.bmta.it

Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.


Korea Week Cinema 2021

Korea Week Cinema: la Korea incontra la Casa del Cinema

In data 9 novembre 2021 ha avuto inizio la Korea Week Cinema, una manifestazione interamente dedicata al cinema e alla cultura coreana. A prendervi parte sono stati tre enti siti a Roma: la Casa del Cinema, l'Università La Sapienza e l'Istituto Culturale Coreano. Le aule de La Sapienza hanno ospitato il dibattito di inaugurazione del festival, il cui scopo era scoprire la cultura coreana in ogni sua forma.
Noi di ClassiCult abbiamo preso parte ad alcuni eventi della Korea Week Cinema e siamo qui per raccontarli!

Korea Week Cinema 2021 Casa del Cinema

Perché il cinema coreano e la scelta della Korea Week Cinema

Dopo l'esplosione della serie Netflix Squid Game il mondo intero è stato conquistato dalla cultura coreana. Tuttavia, bisogna sottolineare che la cinematografia coreana ha iniziato a far breccia nel cuore degli occidentali già ad inizio duemila grazie a registi come Park Chan-wook. Queste pellicole hanno spesso raggiunto festival prestigiosi, da Cannes a Venezia, soffrendo però di una disastrosa distribuzione nelle sale.
Nel 2020 capita l'impossibile: arriva Parasite di Bong Joon-hoParasite vince la Palma D'Oro al Festival di Cannes del 2019 e da quel momento la sua fama diventa inarrestabile. L'apice per Bong Joon-ho è la vittoria per Miglior Film agli Oscar 2020. Per la prima volta nella storia del cinema un film straniero vince l'ambita statuetta di Miglior Film e Miglior Film Straniero nella stessa edizione. Questa rivoluzione ha fatto ricredere i distributori italiani che hanno così deciso di incrementare l'uscita in sala di prodotti made in Korea.

La Casa del Cinema di Roma ha deciso di ospitare questa ricca rassegna cinematografica, in cui si è dato spazio anche a cortometraggi diretti dai ragazzi del Centro Sperimentale dedicati al mondo coreano. Dal 9 al 14 novembre le sale sono state dedicate a film coreani poco noti qui in Italia, di fatti le pellicole sono state proiettate in lingua originale con sottotitoli in italiano e/o in inglese.

An Old Lady

In data 13 novembre è stato proiettato il film An Old Lady opera prima della regista Lim Sun-Ae. Il film è disponibile sulla piattaforma streaming MUBI. La storia è perfettamente in linea con la volontà di far conoscere la cultura coreana unendola ad un fenomeno come il #metoo. La protagonista è Hyojeong, un donna di 69 anni appena uscita dall'ospedale dopo un'operazione alle spalle nel reparto di ortopedia. Hyojeong racconta al compagno Dong-in di essere stata violentata da un giovane dottore dell'ospedale. Appresa tale notizia, i due corrono dalla polizia per denunciare l'accaduto.

Quali sono le domande poste solitamente ad una vittima di stupro? Per quanto esse possano variare, di base paiono essere sempre le stesse: come è accaduto, ha conservato qualche indumento con tracce organiche, ecc. A Hyonjeong vengono poste tutte queste domande, ovviamente a nessuno viene in mente di chiederle come stia. La polizia trova subito il giovane dottore, tuttavia costui viene scarcerato per un fattore meramente burocratico e non perché non sia colpevole. Hyonjeong decide di frequentare un centro antiviolenza per poter elaborare il trauma. Sfortunatamente, dopo aver saputo dell'insuccesso delle indagini, la donna decide di auto isolarsi, distaccandosi persino da Dong-in.
Grazie all'intervento di un tenace detective, l'anziana donna capirà di essere l'unica a poter modificare la cose e ritroverà fiducia in sé stessa.

L'elemento dell'età

La peculiarità di An Old Lady risulta nella scelta di aver voluto raccontare una storia dal punto di vista di una donna anziana. Quando assistiamo a film dedicati al fenomeno dello stupro, tendenzialmente le sue protagoniste sono adolescenti o donne. La violenza carnale nei confronti di una signora anziana è una grave assente nel cinema occidentale. Lim Sun-Ae decide di affrontare un topic decisamente complesso, non cadendo in stereotipi o cliché che avrebbero potuto rendere il lavoro approssimativo. La regia poco invadente e la scelta di NON mostrare lo stupro, rendono la pellicola estremamente delicata. Lo spettatore si approccia alla vicenda di Hyonjeong con delicatezza e rispetto, tutte le caratteristiche che si dovrebbero possedere quando ci si confronta con una persona anziana.
Un altro elemento di riflessione dato dalla scelta di tale protagonista è quello, ovviamente, sull'età. Perché un ragazzo giovane dovrebbe violentare una signora anziana? Un giovane medico potrebbe avere tutte le giovani che vuole, quindi perché dovrebbe rovinarsi la vita con un atto simile?

Tutto ciò mira a farci riflettere su un altro fattore, ovvero che la violenza carnale non ha una sua tipologia. Il carnefice può scagliarsi contro chiunque. Non sono minigonne, alcool o tacchi alti a rendere le donne "oggetti del desiderio". Quando si parla di stupro, si parla di una vera e propria violenza priva di ragione. An Old Lady analizza per l'appunto questo fenomeno, ovvero il fenomeno di una malattia sociale divagante a cui si cerca disperatamente di dare un filo logico, quando la logica poco ha a che fare con lo stupro.


Da Matera a Pompei un viaggio alla scoperta della bellezza nel mondo antico

La bellezza delle donne antiche si svela attraverso reperti, ori, gioielli nella nuova mostraDa Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza” inaugurata presso il Museo Nazionale di Matera Domenico Ridola e in programma fino al 30 giugno 2022. Obiettivo della mostra esaltare i numerosi reperti provenienti da tempi e contesti lontani nello spazio e nella cronologia ma uniti nell’espressione universale del gusto estetico. Da una lato la Basilicata, dall’altro Pompei e l’area vesuviana in un confronto dialogico tra il mondo greco coloniale e lo stile e il gusto romano di I secolo d.C.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

A guidare i visitatori nel percorso, un vaso a figure rosse della collezione Rizzon del Museo di Matera che nell’iconografia riproduce monili e ornamenti e due straordinari reperti in prestito da Pompei: un affresco con Vittoria alata riccamente ornata e una statua di Venere da Oplontis.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

La mostra prosegue poi con un dialogo più serrato fra i numerosi reperti; per il contesto materano a parlare sono i ricchi corredi funerari femminili provenienti dai siti di Timmari, Montescaglioso, Matera e Tricarico dove i preziosi mostrano la particolare cura al dettaglio e alla ricercatezza che i locali avevano per l’estetica sin dai tempi più antichi.

A costituire dei veri e propri status symbol per le donne più raffinate delle elite locali sono i preziosi ornamenti in pasta vitrea, argento, oro prodotti sia in ambito magno-greco sia nel Mediterraneo orientale. Ma ancora più ricercati per la lontana provenienza i gioielli in ambra che era estratta nell’area del Mar Baltico e lavorata da artigiani etrusco-campani a indicare un florido commercio e una richiesta e ricerca di materiali sempre più esclusivi.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Seguono reperti per la cosmesi e la cura, rinvenuti nelle tombe femminili della necropoli di Striano (VIII-VII a.C.) e ornamenti di età arcaica e classica provenienti dalle necropoli di S. Maria delle Grazie a Stabia che accompagnavano il viaggio delle defunte nell’aldilà.

Nelle vetrine successive la bellezza si lega al sacro con gioielli e profumi dedicati agli dei come ex voto per chiedere particolari favori o grazie, oggetti per l’igiene personale e set da bagno, toelette femminili, pissidi e spatolette per amalgamare trucchi e cosmetici. Tante anche le boccettine in vetro che contenevano unguenti pregiati e profumi orientali, il cui uso era legato all’Egitto faraonico e la cui moda si era diffusa in tutto il Mediterraneo.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Ricchi e pregevoli anche gli ori da Pompei che ornavano i corpi delle matrone della città: armille, orecchini, collane e anelli sono proprio quelli che voluttuosi si vedono nelle numerose raffigurazioni femminili negli affreschi pompeiani. Inoltre vengono presentati alcuni esempi di collane, da quella preziosa in oro massiccio da cui pende una statuetta di Iside-Fortuna e che è chiusa da un gancio a forma di serpente portafortuna, a quella in oro e smeraldi, piccola ma elegante, a quella più diffusa, costituita da semplici vaghi costolati celesti in pasta vitrea, che ogni pompeiana, anche la più povera, poteva permettersi.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Molto interessante anche il corredo di Pithia Rufilla, la cui tomba era ubicata al centro del recinto familiare dei Barbidii nella necropoli di Porta Nocera a Pompei. La donna era probabilmente la moglie del capofamiglia Lucius Barbidius che costruì il monumento funebre per sé, per sua moglie e per i due figli, come indica la lapide all’ingresso del recinto. Si tratta di un corredo di I sec. d.C. che offre uno spaccato interessante degli oggetti cari all’anziana defunta e che l’accompagnarono nell’aldilà: una bottiglietta di vetro al cui interno era una spatolina d’argento, conchiglie come amuleti contro la sterilità; alcuni piccoli monili; una serie di oggetti miniaturistici in osso, ambra e ceramica, giocattoli della sua infanzia e porta-fortuna.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Oggetti simbolo di una bellezza effimera ma importanti testimoni di rotte e viaggi spesso non canonici. E in più storie ancora più tragiche che vengono raccontate attraverso i monili portati ancora indosso dalle vittime dell’eruzione, incredibili tesori di inestimabile valore e ultimi testimoni di vanità.

Ma i contesti della mostra si dilatano nel tempo e nello spazio e allora si racconta l’appassionata attività di ricerca condotta da Ridola nel Materano che si deve la scoperta di numerose tombe a tumulo a sud-ovest di Matera, in particolar modo in contrada Santa Lucia al Bradano, presso Masseria Zagarella, in località Due Gravine. Nella fase iniziale dell’Età del Ferro e fino all’VIII secolo a.C. i corredi femminili sono composti pressoché esclusivamente da spille (fibule), bracciali (armille), collane e pendenti in bronzo e ferro di produzione locale, in rari casi da monili in ambra come la collana qui esposta, chiaro segno di precoci contatti con il mondo egeo e del conseguente impiego di risorse non locali.

Mostra Matera Pompei
Mostra “Da Matera a Pompei - Viaggio nella bellezza”. Foto: Museo Nazionale Matera

Con la nascita di una forte articolazione sociale, a partire dallo scorcio dell’VIII secolo a.C., la posizione della donna che appartiene ai ceti emergenti è connotata dalla ricchezza dei complessi funerari, nell’ambito dei quali gli ornamenti personali assumono una rilevanza sempre maggiore. A partire dagli inizi del VII e per tutto il VI secolo a.C. le ricche indigene comprendono oggetti preziosi sia per la fattura che per i materiali impiegati, come l’ambra e la pasta vitrea qui presentate, che denunziano non solo manifattura magno-greca, ma anche importazioni da ambiti culturali orientali ed etruschi.

Mostra “Da Matera a Pompei - Viaggio nella bellezza”. Fibule ad occhiali in bronzo da Santa Lucia al Bradano, tomba 2. Foto: Museo Nazionale Matera

Passano i secoli e le elite di aristocratici ricercano reperti ancora più particolari come a Melfi nella necropoli di loc. Pisciolo, tomba 43 (seconda metà V sec. a.C.). In questa necropoli si distinguono due sepolture monumentali in cui fu deposta una coppia di rango principesco. Accanto alle ceramiche di importazione, in entrambi i corredi sono presenti lo strumentario metallico destinato al banchetto funerario e il carro da parata, ma anche eccezionali ambre figurate e gioielli in oro e argento. La presenza del carro anche in tombe femminili, così come di monili in tombe maschili quali quelli qui presentati, testimonia un mutamento di costumi dovuto in particolar modo ai contatti con il mondo etrusco-campano famoso per la sua raffinatezza.

Non solo gioielli… Oltre a contenitori di belletti e profumi (gli alabastra), è frequente l’uso dello specchio in bronzo che sulle raffigurazioni vascolari è sempre prerogativa femminile. Di particolare rilievo quello proveniente dalla tomba 58 della necropoli meridionale  di Herakleia, con manico raffigurante una donna seduta tra due amorini e con un vaso per trasportare acqua (hydria) ai piedi. A completare il corredo i preziosi gioielli indossati dalla defunta: una piccola collana in oro e argento e una coppia di orecchini in oro a protome leonina.

Mostra “Da Matera a Pompei - Viaggio nella bellezza”. anello sigillo in oro da Herakleia, Via Agrigento, tomba 22 . Foto: Museo Nazionale Matera

Bellezza, eleganza, fascino, denominatori comuni che hanno sempre caratterizzato le donne di tutte le epoche e i numerosi reperti, unici testimoni che ci vogliono raccontare una, cento, mille storie di donne, bambine, anziane che anche nel loro ultimo istante di vita ci hanno permesso di guardare ogni aspetto della loro vita quotidiana.


età arcaica Repubblica Dominicana Penisola di Samanà

Scoperto in Repubblica Dominicana abitato precolombiano di età arcaica

Scoperto in Repubblica Dominicana raro abitato precolombiano di età arcaica

Una nuova area di età arcaica appartenente a una comunità di tradizione pre-agricola è stata scoperta nella penisola di Samanà, a nord-est della Repubblica Dominicana. Il rinvenimento è avvenuto nell’ambito della Missione Archeologica e Antropologica Sapienza nell’Arcipelago Caraibico coordinata dal Dipartimento di Storia, antropologia, religioni, arte e spettacolo della Sapienza, con il contributo del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MEACI) ed il supporto dell’Ambasciata della Repubblica Dominicana di Roma.

Playa Frontón nella penisola di Samanà. Foto di Danu Widjajanto, CC BY-SA 4.0

Le informazioni archeologiche relative al primo popolamento delle isole del Centro America sono piuttosto scarse. Gli unici dati che abbiamo risalgono all’incirca a cinquant’anni fa e sono stati ottenuti a seguito di ricerche sporadiche condotte in maniera non totalmente scientifica e pubblicate non sistematicamente. Inoltre l’insediamento successivo di gruppi agriculturalisti che hanno popolato l’Isola Hispaniola ha contributo a cancellare le tracce del popolamento più antico, soprattutto nelle isole maggiori.

Mentre studi precedenti (in particolare una pubblicazione del gruppo di ricerca della Sapienza sulla rivista Nature sulla genomica dei popoli caraibici) hanno evidenziato in modo chiaro il modello del popolamento dei gruppi agriculturalisti Taino, l’origine delle popolazioni arcaiche preceramiche resta ancora irrisolta. Le sole informazioni che si hanno al riguardo è che i gruppi che popolavano le isole caraibiche nel periodo pre-agricolo erano caratterizzati da una mobilità stagionale, basavano la loro sussistenza sulla caccia di piccoli animali, la pesca e soprattutto la raccolta di grandi e piccoli molluschi, marini e terrestri, e si stabilivano principalmente a ridosso della costa.

Oggi un nuovo tassello viene aggiunto con il ritrovamento di un raro abitato precolombiano di età arcaica nel sito di El Pozito, località della penisola di Samanà nel nord-est della Repubblica Dominicana. La scoperta è avvenuta nell’ambito della Missione Archeologica e Antropologica Sapienza nell’Arcipelago Caraibico del Dipartimento di Storia, antropologia, religioni, arte e spettacolo della Sapienza, diretta sul campo da Francesco Genchi, con la collaborazione di ricercatori dei dipartimenti di Scienze odontostomatologiche e maxillo facciali e di biologia Ambientale dello stesso Ateneo, del Museo del Hombre Dominicano di Santo Domingo e con il contributo della Direzione generale per la promozione del sistema Paese del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MEACI) e il supporto dell’Ambasciata della Repubblica Dominicana di Roma.

L’area identificata si riferisce a un abitato caratterizzato principalmente da un’ampia porzione di una officina di lavorazione di materie prime come grandi molluschi marini quali lumache (Strombus Gigas anche detta conchiglia regina e Cittarium pica, la gazza di gabbiano) e i bivalvi (come la Codakia orbicularis, conosciuta anche come tigre lucina) accanto a una incredibile quantità di molluschi terrestri (es. Caracol excelens), sfruttati sia per uso alimentare che per la produzione di strumenti. Ma non solo, è stata rinvenuta anche la presenza di bacche selvatiche e resti di pesci di notevole dimensione.

Le installazioni prevedevano ripari leggeri del tipo shelter, costituiti da allineamenti semicircolari di buche di palo, al cui esterno sono riconoscibili ampie aree di cenere e carboni, risultato delle attività di cottura delle risorse marine.

Lo strumentario è composto da un centinaio di arnesi in pietra locale levigata, quali pestelli, martelli, incudini e grandi macine adatte alla triturazione dei semi, delle radici e delle conchiglie, sui quali le analisi hanno mostrato, oltre a marcati segni di usura, tracce di residui vegetali.

Tra questi, lo strumento più caratteristico è l’ascia mariposoide (ovvero a forma di farfalla) che si ritiene venisse utilizzata nell’abbattimento e nel taglio degli alberi con cui venivano realizzate canoe e remi. Questo strumento è distintivo dei gruppi pre-agricoli tardivi e fondamentale per circoscrivere le fasi arcaiche.

Il ritrovamento più importante, tuttavia, fa riferimento a 12 pestelli (majadores) di pregevole fattura deposti all’interno di un pozzetto rituale, che differiscono tra loro sia per la materia prima utilizzata che per la manifattura. Anche su questi strumenti sono visibili tracce di usura e numerosi residui perfettamente conservati. La scelta di deporre questi strumenti in un’area adibita alla lavorazione delle risorse primarie, necessarie alla sussistenza del gruppo, induce a credere che si tratti di una sorta di offerta rituale riferibile alla sfera cultuale di questi gruppi, ma connessa anche alle pratiche di sussistenza.

“La misura del valore di questa scoperta - commenta Francesco Genchi del Dipartimento di biologia ambientale della Sapienza - è direttamente proporzionale alle nostre conoscenze, pressoché inesistenti, tanto sulle pratiche di vita quotidiana quanto su quelle connesse all’economia di sussistenza e alla sfera rituale delle popolazioni che abitavano i Caraibi prima del periodo agriculturalista.

“I risultati ottenuti all’interno di questo nuovo sito dai caratteri arcaici - conclude Alfredo Coppa - ci proietta finalmente sulle tracce delle prime comunità che hanno colonizzato le isole del Centro America. Un ulteriore passo sarà realizzato dalla ricerca della necropoli, la quale consentirà di avviare analisi genetiche per far luce sulla provenienza dei gruppi che lo abitavano”.

Testo dall'Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma