Al 69° Festival dei Due Mondi omaggio a Sergej Vasil’evič Rachmaninov con Yannick Nézet-Séguin e Beatrice Rana
In esclusiva italiana ieri sera, venerdì 3 luglio, la scenografica Piazza Duomo di Spoleto ha ospitato il direttore d’orchestra Yannick Nézet-Séguin con la London Symphony Orchestra e la pianista Beatrice Rana (a sua volta consulente per la musica classica di questa prima edizione del Festival) in un concerto dedicato a Sergej Rachmaninov.
Del repertorio del compositore russo, trovatosi a metà tra le avanguardie del Novecento e il tardo romanticismo, si è scelto di iniziare con la Rapsodia su un tema di Paganini e di proseguire con la Sinfonia n. 2 in mi minore op. 27.
“Enorme è stato, da subito, il successo della Rapsodia su un tema di Paganini, – racconta il critico musicale Sandro Cappelletto nel foglio di sala – nata nel 1934 a Baltimora per la direzione di un direttore d’orchestra popolarissimo, Leopold Stokowski. (…) Rachmaninov prende spunto dal Capriccio per violino n. 24 di Niccolò Paganini (l’ultimo della serie, formato da un tema cui seguono 11 variazioni) e ne rispetta lo schema; nella sua Rapsodia possiamo contare 24 variazioni e la prima, a sorpresa, diventa subito protagonista, ancor prima che il pianoforte enunci il tema, (…) La teatralità della scrittura consente invenzioni spiazzanti: compare il tema medievale del Dies Irae e la sua solennità si confonde con tre variazioni totalmente figlie del Novecento per la loro incisività ritmica. (…) – e, prosegue – Da Baltimora a San Pietroburgo, dove nel 1908, con la direzione dell’autore, viene creata la Seconda Sinfonia, la più vasta delle sue tre, scandita in quattro movimenti e percorsa da un soffio epico”.
Al 69° Festival dei Due Mondi omaggio a Sergej Vasil’evič Rachmaninov con il direttore d’orchestra Yannick Nézet-Séguin con la London Symphony Orchestra e la pianista Beatrice Rana. Crediti per le foto: Collettivo Opera Studio – Anouk Andrea Boni
Yannick Nézet-Séguin, oggi direttore musicale del Metropolitan Opera di New York e della Philadelphia Orchestra, nella direzione riempie lo spazio con ampi e generosi movimenti facendo dialogare i musicisti prima tra loro e poi con il pianoforte; nella sinfonia, mentre le note dell’Adagio riscuotevano gratitudine nello spettatore che ne riconosceva la melodia, l’Allegro vivace terminava la sua opera con quella particolare risonanza emotiva che solo la musica dal vivo sa creare in chi ascolta. “La musica nasce solo dal cuore e si rivolge al cuore”, sosteneva lo stesso Rachmaninov e così non stupisce che, come a volerlo compiacere, dopo l’impeccabile esecuzione sinfonica il pubblico tutto si sia alzato in piedi in frazioni di giubilo per un lungo e meritato applauso.



















