Antoine Jean-Baptiste Thomas

e il popolo di Roma (1817-1818)

MUSEO DI ROMA PALAZZO BRASCHI

23 marzo – 11 settembre 2016

01. Benedizione del Bambino Aracoeli

Come doveva apparire agli occhi di un francese la Roma di inizio Ottocento? Caotica e rumorosa, certo, ma anche piena di colori e di suoni, di odori perfino e costellata di volti caratteristici e anonimi al tempo stesso, inconfondibili. Sono i mestieri del popolo ad animare le vie e le piazze, assieme ai rituali condivisi dalla gente come dai nobili e dal clero e snocciolati come i grani di un rosario lungo tutto l’anno, giorno dopo giorno, a cadenzare il tempo e le stagioni.

Questo caleidoscopio di scene quotidiane colpì a tal punto il pittore Antoine Jean-Baptiste Thomas da spingerlo a realizzare una serie di schizzi dal vero, durante il suo soggiorno romano tra il 1816 e il 1818 in qualità di vincitore del Prix de Rome dell’Accademia di Francia. Solo dopo il suo rientro in Francia questi fogli vennero selezionati dall’autore e organizzati in 12 sezioni corrispondenti ai mesi dell’anno, con un testo esplicativo di accompagno alle immagini. Fu poi François Le Villain a trarne le litografie che confluirono nel volume Un an à Rome et dans ses environs, edito da Firmin Didot prima nel 1823 e poi nel 1830.

12 Il Saltarello_low

Il Museo di Roma conserva non solo vari esemplari, sia sciolti sia rilegati, delle litografie inserite nel volume ma anche 142 disegni originali, acquisiti nel 1963, una selezione dei quali viene esposta nella mostra Antoine Jean-Baptiste Thomas e il popolo di Roma (1817-1818) promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, a cura di Angela Maria D’Amelio e Simonetta Tozzi con l’organizzazione e i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Catalogo Campisano Editore. L’esposizione è ospitata dal 23 marzo all’11 settembre 2016 nelle sale al piano terra del Museo di Roma Palazzo Braschi, i cui archivi vantano una ricchissima raccolta di materiale grafico e fotografico che documenta la storia della città nel corso dei secoli. Nel percorso espositivo le vivaci e realistiche rappresentazioni di Thomas vengono affiancate da alcune opere di Bartolomeo Pinelli che, invece, rappresenta il popolo con fisionomie idealizzate, derivate dall’iconografia classica.

L’esposizione, seguendo la sequenza cronologica di Un an à Rome et dans ses environs, presenta allo spettatore le tavole che compongono il volume, ciascuna seguita dai relativi studi preparatori, a testimonianza dell’abbondante e variegata produzione disegnativa di Thomas durante il suo soggiorno romano e di quanto articolata sia stata la selezione effettuata per i temi da tradurre in litografia.

05 La mossa dei cavalli barberi a Piazza del Popolo_low

Si parte da gennaio con, ad esempio, la Benedizione del “Bambino” dell’Aracoeli il giorno dell’Epifania, per proseguire con i festeggiamenti carnevaleschi di febbraio, seguiti dalle scene che connotano il mese di marzo, come i famosi Friggitori per le strade di Roma il giorno di San Giuseppe. I temi devozionali sono al centro delle rappresentazioni di aprile, mentre maggio è sostanzialmente dedicato a una gita a Frascati, durante la quale Thomas ritrae, tra le altre cose, il monastero dei Camaldolesi e i festeggiamenti per la Madonna delle Scuole Pie. Ma la cerimonia religiosa che più di ogni altra attira folle di fedeli e curiosi è quella della Processione del Corpus Domini che si svolge in giugno, con grande sfarzo, dall’interno della basilica di San Pietro.

Scene legate alla vita campestre (La battitura del grano e L’aratura) e un rifugio di Briganti rappresentano luglio mentre ad agosto si sta all’aria aperta per mangiare fette di cocomero e per assistere a divertenti e scenografici spettacoli come l’Allagamento di piazza Navona o i Fochetti e la Giostra dei tori ospitati nell’anfiteatro Corea. Tra cerimonie e preghiere, settembre è dedicato alla Vergine Addolorata, mentre ottobre è caratterizzato, più di ogni altro mese, da episodi di svago collettivo: la gioiosa comitiva che si reca nelle cantine di Testaccio; il Ritorno dalla vendemmia (occasione per esibirsi nella danza del Saltarello); la Canofiena, la tipica altalena costituita da una corda e un’ampia trave di legno, la sosta nelle osterie e, infine, la gita fuoriporta. Dopo i divertimenti arrivano le penitenze di novembre che hanno inizio con gli Ottavari dei defunti, per continuare con la visita al Cimitero di borgo Santo Spirito. Infine, per dicembre vengono scelti pifferai, zampognari e la messa del 25 in Santa Maria dell’Aracoeli. L’anno e il volume si concludono con due litografie raffiguranti il cosiddetto Colpo di bacchetta e la Befana, raffigurata in piedi su uno sgabello, accanto a tavoli pieni di giocattoli e dolci, e circondata da bambini in attesa di ricevere qualche piccolo dono.

L’opera di Thomas, dunque, è una sorta di moderno ‘almanacco’ che offre uno straordinario spaccato sociale all’epoca del pontificato di Pio VII, con il popolo quale protagonista della scena cittadina. A cominciare da questo momento infatti, e per tutto l’Ottocento, i viaggiatori del Grand Tour iniziano ad affiancare al tradizionale interesse per i monumenti, quello verso i costumi, la cultura e gli aspetti politici del nostro paese.

Mostra
Dove
Antoine Jean-Baptiste Thomas e il popolo di Roma (1817-1818)
Museo di Roma – Palazzo Braschi
Ingresso da Piazza Navona, 2 e da Piazza San Pantaleo, 10
Quando 23 marzo – 11 settembre 2016
Orari
Biglietteria
Dal martedì alla domenica dalle ore 10 – 19 (la biglietteria chiude alle 18) Giorni di chiusura lunedì, 1 maggio

11 euro intero, 9 euro ridotto;

gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Promotori
Organizzazione e Servizi Museali
In collaborazione con
Catalogo
Info mostra
Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Zètema Progetto Cultura
Mastercard Priceless Rome
Campisano Editore
Tel 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)
www.museodiroma.it www.museiincomuneroma.it

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PANNELLI MOSTRA

Un anno a Roma

Il pittore Antoine JeanBaptiste Thomas, vincitore del Prix de Rome dell’Accademia di Francia, soggiorna per circa due anni a Roma, dal novembre 1816 al dicembre 1818, durante i quali ritrae in una cospicua serie di schizzi dal vero aspetti popolari e religiosi, costumi, usanze e scene varie di vita cittadina. Una volta tornato a Parigi effettua lui stesso una selezione dei disegni, che verranno tradotti in litografia presso lo stabilimento di François Le Villain e riuniti in un volume, intitolato Un an à Rome et dans ses environs, pubblicato da Firmin Didot prima nel 1823 e poi nel 1830 a motivo del successo riscosso. Thomas realizza settantadue scene, corredate da un testo esplicativo, raffiguranti gli avvenimenti romani considerati più importanti, che riunisce in dodici sezioni corrispondenti ai mesi dell’anno: scene del carnevale per febbraio, la festa del Corpus Domini a giugno, i ‘fochetti’ al Corea ad agosto, il presepe dell’Aracoeli a dicembre e così via. Una sorta di moderno almanacco, vera e propria summa della vita quotidiana, che ci offre uno straordinario spaccato sociale dell’epoca, con il popolo romano protagonista indiscusso della storia cittadina.

Poiché il Museo di Roma conserva, oltre agli esemplari sciolti delle litografie che compongono il volume, centoquarantadue disegni originali, si è pensato di esporre – utilizzando un colore per ogni stagione – una significativa selezione dei fogli della collezione insieme a qualche opera di Bartolomeo Pinelli, le cui figure di popolani con fisionomie e anatomie derivate dall’iconografia classica contrastano con le vivaci e realistiche macchiette di Thomas, dal vago intento caricaturale.

Antoine Jean-Baptiste Thomas (Parigi, 1791-1834)

31 ottobre 1791: nasce a Parigi.

1810-1816: studia presso il maestro François-André Vincent, all’École polytechnique e all’École spéciale de peinture et de sculpture al Palais des Quatre-Nations.

1811: vince il primo premio per Le torse che gli fa guadagnare l’ambita esenzione dal servizio militare da parte dell’Imperatore.

1813: si assicura il secondo premio per la pittura con la Morte di Giacobbe.

1815: vince il secondo premio per la pittura con Briseide prega davanti al corpo di Patroclo nella tenda di Achille.

22 luglio 1816: è vincitore del Grand Prix de Rome con la tela Enone si rifiuta di curare Paride dopo l’assedio di Troia (Parigi, École nationale supérieure des Beaux-Arts), che gli garantisce la borsa di studio quinquennale presso l’Accademia di Villa Medici a Roma.

novembre 1816-dicembre 1818: soggiorna a Roma a Villa Medici.

1817-1818: collabora al restauro della chiesa di Trinità di Monti; durante la primavera del 1817 con Vinchon fa studi di paesaggio nella campagna romana; con Géricault e da solo gira la città di Roma eseguendo i 142 acquerelli conservati presso il Museo di Roma, forse si reca a Napoli con l’amico. Nel dicembre del 1818 è costretto a rientrare a Parigi per motivi familiari e rinuncia a tre anni di pensionato romano.

1819: un suo Guerriero greco morto (Chambery, Musée des beaux-arts) è registrato fra gli invii dell’Accademia di Francia a Parigi.

1819-1823: tornato a Parigi lavora alla traduzione litografica dei suoi acquerelli romani per Un an à Rome et dans ses environs, che esce presso l’editore Firmin Didot dal 1823.

1820-21: per il Municipio di Parigi esegue la grande tela con i Mercanti cacciati dal Tempio, destinata all’Église St-Roch.

1821: firma e data il piccolo olio con Frascati, abitanti della cittadina alla fontana (collezione privata).

1822: al Salon espone Un’eruzione del Vesuvio durante la quale si fa la processione di San Gennaro, (Versailles, Musée national des châteaux de Versailles et de Trianon) e i Mercanti cacciati dal Tempio.

1823: al Salon espone Luigi XVIII riceve il duca d’Angoulême al ritorno dalla guerra di Spagna (Versailles, Musée national des châteaux de Versailles et de Trianon).

1824: con i guadagni sortiti dalle vendite del volume Un an à Rome si fa costruire una maison all’angolo tra Rue Neuve e Place Saint-Georges, nel nouveau Quartier d’Antin. Al Salon espone L’assedio del Parlamento: l’arresto di Achille d’Harlay e dei membri del Parlamento (oggi Auxerre, Musée de l’abbaye Saint Germain, già Consiglio di Stato, Parigi); Gesù Cristo in prigione (non rintracciato).

1825: al Salon espone l’ Ecce Homo (Auvergne, Puy-de-Dôme, parrocchiale di Ennezat).

1829: al Salon espone La giornata delle barricate, Mathieu Molé insultato dal popolo per la decorazione del Consiglio di Stato, Parigi, distrutto o disperso nell’incendio del 1871. Pubblica presso l’editore Delpech un opuscolo in folio dal titolo Le Romantisme. Le rêve, ou les effets du romantisme sur un jeune surnuméraire à l’arriéré, una parodia scherzosa delle illustrazioni eseguite l’anno prima da Delacroix per la traduzione in francese del Faust di Goethe.

1830: esce la seconda edizione di Un an à Rome.

1831: al Salon espone: Un religioso in meditazione sulla fossa che lui stesso scava; Eremita che cerca un rifugio dalla tempesta; Paesaggio, studio di viaggio in Italia; San Luigi adora a Sens la corona di spine inviata a Gerusalemme; esegue il San Luigi adora a Sens la corona di spine inviata a Gerusalemme.

21 luglio 1833: mette all’incanto, con un’asta pubblica, le sue opere d’arte, i mobili e i libri.

13 gennaio 1834: muore, colpito da un ictus, a Parigi.

Il popolo di Roma

Nel corso dell’Ottocento, l’insieme dei costumi del popolo di Roma rappresenta un fattore rivelatore dell’identità cittadina che emerge con forza in ogni contemporanea fonte testuale e visiva relativa alla Città Eterna: nella letteratura (dalle Passeggiate Romane di Stendhal a Roba di Roma di Wetmore Story), nella narrativa (dalla Corinne di Madame de Staël al Fauno di Marmo di Hawthorne), nella poesia (i Sonetti di Belli) ma soprattutto nella produzione artistica, che contribuisce a costruire, e a veicolare nell’ Europa romantica, il mito del popolo di Roma attraverso dipinti, stampe, illustrazioni di libri.

Il principale normalizzatore dell’atlante visivo del popolo romano è Bartolomeo Pinelli con le sue stampe, dipinti e piccole sculture in terracotta. Tra la Raccolta di cinquanta costumi pittoreschi incisi all’acquaforte da Bartolomeo Pinelli del 1809, pubblicata in piena stagione napoleonica, e i Costumi di Roma del 1831, editi in una città ormai dominata dalla censura dei pontefici zelanti, le sue incisioni rappresentano un modello per gli artisti attivi a Roma. Lo svizzero Léopold Robert, molti pittori francesi, belgi, scandinavi, tedeschi, inglesi, russi o petit maîtres italiani come Francesco Diofebi, misurano e articolano le proprie invenzioni sulla base del repertorio offerto dal formidabile artista trasteverino.

Il volume Un an à Rome et dans ses environs di Antoine Jean-Baptiste Thomas, edito a Parigi nel 1823, del quale gli acquerelli qui esposti rappresentano gli studi preparatori, costituisce uno degli esiti più significativi della fortuna figurativa del soggetto del popolo di Roma in Francia.

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ELENCO OPERE

Benedizione del ‘Bambino’ dell’Aracoeli, 1823
litografia a colori //GS 2214

Una leggenda narra che la statuina del Santo Bambino fu intagliata nel XV secolo da un francescano nel legno di un ulivo del Getzemani e dipinta dagli angeli. La statua, cui vengono attribuiti poteri miracolosi, fu trafugata nel febbraio del 1994 e mai più ritrovata.

Costumi popolari, 1823

acquerelli //da MR 14867 a MR 14872

Questi studi confermano il grande interesse di Thomas per i costumi, gli accessori e soprattutto per le elaborate acconciature femminili. Assai divertenti sono i toni vagamente ironici utilizzati per alcune figure come quella della donna ritratta di profilo, dal decolleté esageratamente florido.

Pulcinella con ballerini e giocolieri. Spettatori nei palchi di un teatro, 1823

litografia a colori // GS 3957

Tra i molteplici aspetti della vita sociale e culturale dell’epoca, il teatro e il mondo dello spettacolo occupavano un posto di primaria importanza, come testimoniano le figure ritratte nella litografia.

Orfani che accompagnano un fanciullo alla sepoltura, ottobre 1817

acquerello // MR 14943

Orfano, 1817-1818

acquerello, mm 63×32 // MR 14905

Orfani che accompagnano un fanciullo alla sepoltura, 1823

litografia a colori //GS 1738

Tra i numerosi cortei funebri raffigurati da Thomas, questo ritrae una processione di piccoli orfani che accompagnano un fanciullo alla sepoltura. Confrontando la litografia con i relativi studi risulta chiaro come l’artista componesse gli sfondi, qui uno scorcio del Foro Romano con il Tabularium, solo in fase di stampa prendendo spunto dalle note vedute di Pannini, Vasi e Piranesi.

Predica all’interno del Colosseo, 1817-1818

Acquerello //MR 14966

Durante la settimana i poveri assistevano alla predica di un sacerdote nel Colosseo, dove sono visibili alcune edicole delle stazioni della Via Crucis fatte erigere da Benedetto XIV per l’Anno Santo del 1750, e rimosse nel 1870, in occasione del quale il monumento fu dedicato ai Martiri della Fede.

Il ‘cavalletto’, 1817-1818

Acquerello // MR 14883

La mattina del primo giorno di carnevale viene allestito un patibolo […] dove si trova una specie di inginocchiatoio, su cui sono praticate delle aperture […]; in queste vengono inserite le estremità delle braccia e delle gambe del paziente che rivolge la schiena al boia”, così Thomas in Un an à Rome.

Il ‘somaro’, 1823

litografia a colori //MR 1564

Il rituale delle esecuzioni a morte durante il carnevale, erano un monito per tutti coloro che avevano intenzione di abbandonarsi a burle pesanti durante i festeggiamenti. I criminali, diretti al patibolo (‘cavalletto’), attraversavano le strade cittadine in groppa a un somaro.

Costumi di carnevale, 1817-1818
acquerello // MR 14882

Costumi di carnevale, 1818

acquerello //MR 14884

Offerta del mazzolino. Giardiniere con il suo scaletto, 1817-1818

acquerello // MR 14993

In questo acquerello Thomas raffigura il cosiddetto ‘omaggio del mazzolino’ di fiori alle signore sui balconi, da parte di giardinieri muniti del loro scaletto pieghevole.

Costumi di carnevale in via del Corso, all’altezza della chiesa di San Giacomo, 1823

litografia a colori // GS 3090

Il carnevale era la festa che vedeva la totale partecipazione dei cittadini, la cui mescolanza nelle strade di Roma creava un’equiparazione delle classi sociali, inconsueta in altre occasioni. Un gruppo di variopinti costumi sono qui ritratti in via del Corso all’altezza della chiesa di San Giacomo.

Lancio dei confetti in via del Corso durante il carnevale, 1823

litografia a colori // GS 3089

Tra le consuete manifestazioni carnevalesche c’era quella del ‘lancio dei confetti’, in realtà chicchi di grano o di avena ricoperti di gesso, tra gruppi mascherati. Sulla destra, appoggiato all’angolo di palazzo Ruspoli, compare il nano Baiocco, guardaportone del Caffè Nuovo che assiste divertito alla festosa sfilata.

La ‘mossa’ dei cavalli barberi a piazza del Popolo, febbraio 1817

acquerello // MR 14859

La corsa dei barberi era la tradizionale e caotica gara tra cavalli, parzialmente domati e senza fantino, che si ripeteva quasi ogni giorno del periodo carnevalesco. L’acquerello raffigura la partenza da piazza del Popolo, dove è ancora visibile la fontana cinquecentesca ai piedi dell’obelisco, poi rimossa da Valadier.

La ‘mossa’ dei cavalli barberi a piazza del Popolo, febbraio 1817

acquerello // MR 14866

La festa dei ‘moccoletti’ l’ultima sera di carnevale, febbraio 1817

acquerello // MR 14885

La sera del martedì grasso, lungo via del Corso si svolgeva la festa dei ‘moccoletti’, burlesca manifestazione di lutto per la morte del carnevale. Tutte le persone tenevano in mano una candela, cercando di mantenerla accesa, mentre soffiavano su quella dei vicini gridando: “Sia ammazzato! Sia ammazzato chi non porta il moccolo!”.

La corsa dei barberi a via del Corso davanti palazzo Mancini, 1823
litografia a colori// GS 1047 – I

La ‘ripresa’ dei barberi a piazza Venezia, 1823

litografia a colori //GS – 1047 – II

Nelle due litografie i cavalli barberi, partiti da piazza del Popolo, sfrecciano lungo via del Corso passando davanti palazzo Mancini, per concludere la gara (‘ripresa’) a piazza Venezia. Interessante il foglio con la parte retrostante del palazzetto di Venezia, demolito nel 1884 per la costruzione del monumento a Vittorio Emanuele II.

La Via Crucis al Colosseo, 1823

litografia a colori // GS 3958

La Via Crucis consiste nel visitare idealmente i luoghi della passione e morte di Gesù. La pratica popolare venne diffusa dai Minori Francescani e, soprattutto, da San Leonardo da Porto Maurizio.

Studi per la Via Crucis al Colosseo, febbraio 1817

acquerello //MR 14938

Il Papa in preghiera nella basilica di San Pietro i venerdì di marzo, 1817-1818

acquerello // MR 14988

La scena raffigura una consuetudine che si ripeteva tutti i venerdì del mese di Marzo, nei quali il papa si recava in preghiera nella basilica di San Pietro. In quell’occasione, ogni fedele che visitava la chiesa poteva acquisire delle indulgenze.

Fuochi d’ artificio davanti a un palazzo romano, 1817-1818

acquerello // MR 14970

Alla scenografica illuminazione generale della città, si affiancavano i grandi falò accesi davanti ai palazzi, a simulare degli incendi. Le finestre venivano adornate con candelabri dorati e, davanti al portone d’ingresso, erano collocati pilastri di legno sormontati da un braciere acceso.

Venditori di frittelle a piazza di Spagna il giorno di San Giuseppe, 1817-1818

acquerello // MR 14967

Venditori di frittelle il giorno di San Giuseppe, 1817-1818

acquerello // MR 14974

Il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, i friggitori sistemavano i loro tavoli, imbanditi di frittelle e bignè, nelle più importanti piazze cittadine addobbandoli con ghirlande di fiori, rami di bosso e di lauro piantati nel selciato e con sonetti stampati per lodare la bontà dei loro prodotti.

Veduta notturna di Roma da Villa Medici con fuochi d’artificio, 1817-1818

acquerello //MR 14954

Questa suggestiva immagine raffigura una veduta notturna di Roma da Villa Medici con fuochi d’artificio, che illuminano vari monumenti cittadini, espressione di pura gioia e fra gli aspetti più appariscenti della cultura popolare.

Pellegrini sulla via Cassia all’altezza della cosiddetta Tomba di Nerone. Chiamata al catechismo (dottrinella), 1823

litografia a colori // GS 3677

I numerosissimi pellegrini che arrivavano a Roma potevano ricevere vitto e alloggio, per soli tre giorni, presso l’Ospizio della Trinità dei Pellegrini; se provenivano da paesi lontani e avevano attraversato il mare era loro concesso di rimanere un giorno in più.

Chiamata al catechismo, 1817-1818

acquerello // MR 14987

La chiamata al catechismo o ‘dottrinella’ era il compito assegnato ai ragazzi che facevano progressi nello studio della catechesi, che consisteva nel radunare i loro compagni con il fine di condurli alle lezioni.

Una confraternita si reca a prendere un morto, sullo sfondo il palazzetto Venezia, gennaio 1817

acquerello // MR 14910

Trasporto del morto in chiesa, gennaio 1817

acquerello // MR 14911

Il morto in chiesa, gennaio 1817

acquerello // MR 14912

Le note manoscritte sul verso di questi tre acquerelli ci ha permesso di leggere correttamente una trilogia secondo l’ordine in cui si svolgeva la cerimonia del trasporto del morto e del suo funerale.

Divertimento del popolo il Sabato Santo, 1823

litografia a colori // MR 1562

Era usanza nel giorno del Sabato Santo, in segno di giubilo per la resurrezione del Salvatore, far scoppiare per le vie cittadine dei petardi posti sotto il vasellame rovesciato, con grande divertimento soprattutto dei bambini.

Fedeli in attesa della benedizione papale in piazza San Pietro il giorno di Pasqua, 1823

litografia a colori // GS 3964

Fedeli in attesa della benedizione papale in piazza San Pietro il giorno di Pasqua, marzo 1818

acquerello // MR 14973

In questi fogli Thomas ritrae una variegata folla che attende la benedizione papale il giorno di Pasqua. Da notare la resa analitica non solo dello sfondo architettonico, ma anche di tutte le vivaci figure che abitano la scena.

Benedizione papale in piazza San Pietro, 1823

litografia a colori // GS 3084

Monaci Camaldolesi, 1823

litografia a colori //GS 3966

Monaci Camaldolesi, 1817-1818

acquerello// MR 14904

Il Sacro Eremo Tuscolano fu edificato nei primi anni del XVII secolo. Nel 1738, grazie al cardinal Passionei divenne un importante centro di cultura e vita mondana. Il complesso, costituito da una serie di piccoli fabbricati, è dominato dalla chiesa di San Romualdo.

Pallone di carta in occasione della festa della Madonna delle Scuole Pie a Frascati, 1823

litografia a colori // GS 3737

Durante una gita a Frascati Thomas assiste ai festeggiamenti per la Madonna delle Scuole Pie, cui dedica ben tre tavole. In questa ritrae la grande mongolfiera di carta con l’immagine del beato Giuseppe Calasanzio mentre si solleva in volo davanti Porta Romana.

Esposizione della Madonna nella chiesa delle Scuole Pie a Frascati, 1823

litografia a colori // GS 3967

Le scuole Pie furono fondate da Giuseppe Calasanzio nel 1616 su richiesta di Paolo V, il quale gli chiese di aprire una sua scuola per i bambini di Frascati. Il santo portò loro in dono da Roma un piccolo quadro in rame raffigurante la Madonna col Bambino, ancora oggi oggetto di venerazione.

Ritorno dalla processione per la Madonna delle Scuole Pie a Frascati, 1823, 1830

litografia a colori // GS 3679

Dopo l’esposizione nella chiesa delle Scuole Pie l’immagine della Madonna viene portata, nel giorno di Pentecoste, in processione per le vie cittadine. E’ questa l’occasione per una folla di fedeli di invocare la grazia per se stessi o per i propri cari.

Grande processione del Corpus Domini in piazza San Pietro, 1823

litografia a colori // GS 3246

La processione del Corpus Domini si svolgeva dall’interno della basilica di San Pietro al colonnato, per l’occasione ornato con ghirlande di foglie di quercia e fiori di mirto e alloro. Fulcro della manifestazione è il papa sotto il baldacchino accompagnato da tutti i più importanti ordini religiosi e secolari.

Processione del Corpus Domini con le “ammantate” e i frati portacero, 1823

litografia a colori // GS 3968

Gioco del pallone allo Sferisterio Barberini, 1823

litografia a colori // MR 16919

Il gioco del pallone col bracciale a 105 punte raggiunge la massima popolarità nell’Ottocento. A Roma la contrapposizione delle due tifoserie, del Belvedere al Vaticano e di palazzo Rospigliosi al Quirinale, era così forte da continuare anche fuori dallo sferisterio Barberini, costruito nel 1814 in un’area dell’omonima Villa e demolito nel 1881.

Giocatore di pallone, giugno 1817

acquerello // MR 14892

Giocatori di pallone in campo, giugno 1817

acquerello // MR 14893

Giocatore di pallone, giugno 1817

acquerello // MR 14894

L’Infiorata di Genzano, 1823

litografia a colori // GS 3969

A Genzano ogni anno, in occasione del Corpus Domini, si tiene la famosa Infiorata, costituita da un immenso tappeto floreale che si estende sul selciato, per circa 2000 mq, lungo il percorso della processione religiosa.

Festa di San Pietro nella basilica Vaticana, 1823

litografia a colori // GS 3970

Per la festa di San Pietro i fedeli si recano nella basilica per toccare o baciare il piede della statua che raffigura il santo, per l’occasione vestita con un ricco piviale e una tiara con pietre preziose.

La girandola a Castel Sant’Angelo, 1823

litografia // GS 3971

Lo spettacolo della girandola, scenografico e suggestivo gioco di fuochi d’artificio, era ed è tutt’ora una delle principali manifestazioni romane allestite, perlopiù, in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo, patroni della città.

La battitura del grano, 1823

litografia a colori // GS 3085

La vita di contadini e popolani era scandita da riti legati alle stagioni, come la mietitura e la conseguente trebbiatura, che si svolgeva solitamente in un’aia con i cavalli che calpestavano per giorni le spighe per farne uscire i chicchi.

Giostra dei tori nell’anfiteatro Corea, particolari, 1817-1818

acquerelli // da MR 14957 a MR 14962

L’anfiteatro Corea, attivo dal 1780 al 1936, cosiddetto dalla famiglia dei marchesi Correa proprietari del monumento, fu allestito nel mausoleo di Augusto per ospitare spettacoli drammatici, circhi equestri, giostre di gobbi, ‘fochetti’ e corride.

Briganti, 1823

litografia a colori //GS 3086

I briganti, fin dal Seicento tra i soggetti più ricorrenti nella produzione pittorica e disegnativa degli artisti, sono qui ritratti in un loro rifugio in riva al mare insieme a un frate e a una nobildonna, probabilmente loro prigionieri.

Galeotti ai lavori forzati nel Foro Romano, luglio 1817

acquerello // MR 14951

I galeotti venivano generalmente utilizzati in città per varie mansioni tra le quali i lavori di scavo, come appare in questo acquerello ambientato nel Foro Romano.

Trasporto del condannato a morte, 1823

litografia a colori // GS 3974

Il condannato a morte veniva accompagnato al luogo dell’esecuzione dalla Confraternita degli Agonizzanti di Gesù e Maria e, una volta giustiziato, portato dalla Confraternita della Misericordia alla chiesa di San Giovanni Decollato.

Processione di Sant’Anna, 1817-1818

acquerello //MR 14913

La processione di Sant’Anna era conosciuta anche come ‘processione delle partorienti’, che sfilavano avvolte in mantelli bianchi e con in mano una candelina di buon auspicio per il parto. Il gruppo scultoreo della Vergine e sant’Anna, quando giungeva su ponte Sant’Angelo veniva salutato dal cannone del Castello.

Fochetti’ nell’anfiteatro Corea, 1823

litografia a colori // MR 16920

Giostra dei tori nell’anfiteatro Corea, agosto 1817

acquerello // MR 14965

Un sacerdote, durante la predica, mostra ai fedeli l’immagine della Madonna sorretta dai Sacconi, settembre 1817

acquerello // MR 14896

Predica in via Condotti, 1823

litografia a colori // GS 3978

Predica in via Condotti, 1817-1818

Acquerello //MR 14902

Nel mese di settembre si svolgono le missioni nelle strade e nelle chiese di Roma, dove un prete arringa folle di fedeli in Via Condotti.

Cimitero di Borgo di Santo Spirito, luglio 1817

acquerello // MR 14914

Ogni sera, dai membri di una confraternita, venivano trasportati al Cimitero coloro che erano morti il giorno prima nel vicino ospedale. Alla luce di grandi torce si aprivano le fosse e con l’ausilio di catene venivano calati i defunti completamente nudi.

Passeggiata al Pincio. Veduta di Villa Medici con sullo sfondo la chiesa di Trinità dei Monti, 1823

litografia a colori // GS 3975

Questa inquadratura, che mostra la consueta passeggiata dei romani in uno dei luoghi cittadini più frequentati e suggestivi, è tra quelle privilegiate dai pittori stranieri a Roma.

Venditore di cocomeri in piazza Colonna, 1823

litografia a colori // MR 16916

Il cocomeraro si trovava quasi sempre nelle più frequentate piazze cittadine dove, su una scaletta, mostrava un cocomero come vessillo magnificandolo con battute di spirito.

La Madonna di settembre. Preghiera presso un edicola sacra all’arco dei Pantani, 1823

litografia a colori//GS 3681

Tra le numerose scene del mese di settembre, dedicato alla Vergine Addolorata, questa raffigura una cerimonia con gli abitanti del quartiere Monti riuniti per festeggiare la Vergine posta in un’edicola presso l’Arco dei Pantani al foro di Augusto.

I voti, 1823

litografia a colori // GS 3682

La scena è ambientata davanti a un’immagine mariana, circondata da ex voto, dove si recano a pregare un gruppo di donne alle cui vesti sono attaccati nastri colorati, a simboleggiare una supplica fatta o una grazia ricevuta.

Costumi pittoreschi. Nella veduta in alto a sinistra, Nettuno 1823

litografia a colori //GS 3982

Anche questo foglio, come molti altri, conferma il particolare interesse di Thomas per i costumi e gli accessori femminili non solo romani ma anche dei paesi laziali, qui ritratti sullo sfondo delle singole scene.

Minenti’ in carrettella a Testaccio, ottobre 1817

acquerello // MR 14950

Il mese di ottobre si apre con la popolare carrettella che porta un gruppo di giovani alle cantine di Testaccio. Da notare le belle e affascinanti ‘minenti’, popolane di condizione agiata che dedicavano una cura particolare al loro abbigliamento e all’acconciatura dei capelli.

Frascatane che ballano il Saltarello, luglio 1817

acquerello // MR 14975

Il Saltarello, celebre danza a due al suono della chitarra e del tamburello che si ballava nelle strade in occasione delle feste popolari, diventerà uno dei soggetti più ricorrenti nella pittura di genere ottocentesca di Roma e della sua campagna.

I giochi della ruzzica e della morra fuori dalle mura Vaticane, 1823

litografia a colori // GS 1240

Due uomini che giocano alla morra, 1817-1818

acquerello //MR 14865

Viene denominato ruzzica il disco di legno attorno al quale si avvolge una funicella, la cui estremità è tenuta in mano dal giocatore per lanciarla con più forza. La morra consiste nell’indovinare la somma dei numeri che vengono velocemente mostrati con le dita dai giocatori.

Ritorno dalla vendemmia presso Porta Angelica, 1823

litografia a colori //GS 2994

Il ritorno dalla vendemmia era l’occasione per divertirsi ballando il Saltarello. Lo sfondo della litografia – con Porta Angelica, un tratto delle mura Vaticane e il Casino del Belvedere – è la copia esatta di quello realizzato da Giuseppe Vasi in una sua incisione.

La canofiena (L’altalena), 1823

litografia a colori // MR 16918

La canofiena era una grande altalena, costituita da una corda robusta e da una grande trave, sulla quale donne e uomini si divertivano cantando al suono del tamburello.

Villa d’Este a Tivoli, 1823

litografia a colori // GS 3245

In questa litografia, una delle poche in cui compaiono figure di ceto elevato, viene raffigurata una passeggiata a Villa D’Este. La sontuosa dimora venne realizzata dall’architetto Pirro Ligorio, su commissione del cardinale Ippolito d’Este.

Strada per il cimitero di Borgo Santo Spirito, 1823

litografia a colori // GS 3984

A novembre, durante il periodo dedicato defunti, era usanza recarsi nei cimiteri per offrire loro una preghiera. I romani andavano al cimitero di Borgo Santo Spirito anche per assistere alle rappresentazioni di scene religiose.

Religiosi di diversi ordini, 1823

litografia a colori // GS 3988

La litografia può essere considerata un vero e proprio repertorio figurato di religiosi appartenenti a vari ordini, dei quali si conservano al Museo di Roma circa venti piccoli studi ad acquerello.

Giorno di mercato dei buoi fuori porta del Popolo, 1823

litografia a colori // GS 3244 dono Plinio Nardecchia 1964

Prima che Leone XII facesse costruire il mattatoio, inaugurato nel 1825, ogni giovedì e venerdì i butteri portavano, attraverso porta del Popolo, le mandrie vaccine destinate ad essere mattate nei principali macelli cittadini.

Pifferai, 1823

litografia a colori // MR 16917

Pifferai e zampognari, tra i personaggi più caratteristici delle festività natalizie, sono qui raffigurati mentre suonano davanti a un’edicola mariana, alla presenza di incuriositi popolani e di un cagnolino che si gratta con foga.

La Befana, 1823

litografia a colori // MR 16915

La Befana – di solito un uomo con un ampio cappotto con cappuccio e il volto nero di fuliggine – una volta salita su uno sgabello di legno veniva attorniata da una folla di bambini che, con ammirazione e timore, rimanevano in attesa di qualche dono.

Rappresentazione del Giudizio Universale nel cimitero di Borgo Santo Spirito, 1823

litografia //GS 3985

Al centro della Rappresentazione volava l’Angelo della Resurrezione, in cera, al suono della cui tromba si risvegliavano i corpi. Da notare il macabro particolare dei risorti, le persone morte il giorno precedente nel vicino ospedale non ancora sepolte ma lasciate sul bordo della fossa.

Ottavario dei morti, 1823

litografia a colori // GS 3983

Ottavario dei morti, 1817-1818

acquerello //MR 14920

«Durante l’Ottavario dei Morti, si va a pregare in tutte le chiese, in cui gli altari sono privilegiati in favore delle anime del Purgatorio. […] vicino alla porta d’entrata […] su un tavolo è piazzato uno scheletro di bambino», così Thomas in Un an à Rome.

Padri nella chiesa dell’Aracoeli il giorno di Natale, 1817

acquerello // MR 14999

Il presepe nella chiesa dell’Aracoeli, 1817-1818

acquerello // MR 14901

La messa natalizia all’Aracoeli era anche occasione per i fedeli di ammirare il Grande Presepe dove veniva esposto il ‘Santissimo Bambino’ e davanti al quale i fanciulli recitavano la loro poesia.

Il colpo di bacchetta’ nella basilica di San Pietro, 1817-1818

acquerello // MR 14998

Durante le feste natalizie nelle basiliche di San Pietro, Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano i Penitenzieri rimettevano i peccati veniali con un colpo di bacchetta sulla testa dei penitenti.

Fedele davanti alla Porta Santa della basilica di San Pietro, 1817-1818

acquerello//MR 14983

La prima notizia di una Porta Santa giubilare, in San Giovanni in Laterano, risale al 1423. Il rito nella basilica di San Pietro inizia, a partire dal 1500,  per volere di Alessandro VI.

La Befana, 1817-1818

acquerello // MR 14986

Antoine Jean-Baptiste Thomas

Un an à Rome et dans ses environs, 1823

Volume // MR 405 Roma, Museo di Roma

Il volume raccoglie settantadue litografie, riunite in dodici sezioni corrispondenti ai mesi dell’anno e corredate da un testo esplicativo, raffiguranti gli avvenimenti romani considerati più importanti.

Insieme all’edizione a colori del 1823, Firmin Didot ne diffonde anche una in bianco e nero. A motivo del grande successo riscosso, una seconda edizione compare sul mercato nel 1830.

Custodia degli acquerelli preparatori per Un an à Rome, prima metà sec. XIX

Roma, Museo di Roma

La custodia, in forma di volume legato in pelle rossa, reca sul piatto superiore a lettere dorate il titolo “Un an à Rome par Thomas. Dessins Originaux”.

BARTOLOMEO PINELLI

Maschere di carnevale. Il ‘conte della disperazione’ e la giardiniera, 1829

terracotta // MR 629 Roma, Museo di Roma

La maschera romana del nobile decaduto denominato “conte della disperazione”, scritto sul fiocco del codino dell’uomo, si ispira alla figura seicentesca del conte Menicucci, definito nelle cronache dell’epoca «assai ben noto per buffone a palazzo».

BARTOLOMEO PINELLI

Il Saltarello notturno delle ‘mozzatore’ a piazza Barberini, 1821 circa

olio su tela // MR 4219 Roma, Museo di Roma

Al ritorno di una giornata di lavoro nelle vigne, le ‘mozzatore’ ballano il saltarello per festeggiare l’avvenuto raccolto. Le due giovani donne, alla luce della luna e delle torce, si muovono in modo aggraziato al suono del colascione o chitarrino tra l’ammirazione del numeroso corteggio.

ACHILLE PINELLI

Barbero, barbaresco e due maschere, 1836

terracotta // MR 1613 Roma, Museo di Roma in Trastevere

ADOLPHE ROGER

Cavallo con barbaresco e ‘mossa’ dei barberi, 1823

olio su tela // MR 349 Roma, Museo di Roma in Trastevere

In questo dipinto, piuttosto originale rispetto alle coeve composizioni di argomento analogo, l’autore privilegia un momento precedente l’inizio della famosa corsa dei cavalli barberi durante il carnevale. Sullo sfondo è raffigurata la ‘mossa’ o partenza, da piazza del Popolo, cui fa seguito la ‘carriera’ lungo via del Corso e la ‘ripresa’ degli animali a piazza Venezia.

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Con gli occhi di un francese. Il popolo di Roma negli acquerelli di Antoine Jean-Baptiste Thomas

Angela Maria D’Amelio

«A Monsieur Grille.

Monsieur,

En réponse à votre circulaire imprimée, envoyée aux artistes, et par laquelle vous leur demandez des reinseignements sur eux et ce qui les concerne, j’ai l’honneur de vous adresser ce qui suit:

Prénoms: Antoine-Jean-Baptiste.

Nom: Thomas.

Lieu de naissance: Paris.

Date de la naissance: 31 octobre 1791.

Maître sous lequel j’ai étudié: M. Vincent.

Lieux des études: atelier de M. Vincent; école spéciale de peinture, aux Quatre-Nations; Musée.

Voyages: en Italie comme pensionnaire à l’Académie des Beaux-Arts, à Rome.

Époques de départ et de retour: novembre 1816 et décember 1818 […].

En 1816, j’obtins le grand prix. Mon maître M. Vincent, était près de quitter la vie. […] et me dit d’une voix faible: “Vous allez partir pour l’Italie, à Rome trouverez M. Thévenin, mon élève, qui est directeur de l’Académie; les pensionnaire peintres, MM. Léon Pallière, Forestier, Picot, Allaux, sont aussi mes elévès. […] ainsi, tous les peintres que l’on comptera à l’Académie de France à Rome sont sortis de mon atelier. Je puis mourir content” […].

Pendant mon séjour en Italie, j’ai accupé quelques moments de loisir à réunir de nombreux dessins que je considérai d’abord comme autant de souvenirs des scènes familières, des costumes et des usages du peuple que gouverne le Saint-Père. Des notes mombreuses ajoutées à ma colletion en faisaient le complément. De retour à Paris, on me conseilla de publier mon recueil. Je le fis, et lui donnai pour titre: “Un an à Rome et dans ses environs […].»i

È lo stesso Thomas (Parigi, 1791-1834), autore di questa nota redatta nel 1827 per François-Joseph Grilleii, a fornirci preziose informazioni circa la sua biografia: gli anni di formazione presso lo studio del pittore François-André Vincent (1746-1816), il perfezionamento presso l’École spéciale de peinture et de sculpture au palais des Quatre-Nations, le varie committenze che lo portano a cimentarsi con temi religiosi e drammatici episodi di storia nazionale (Gesù caccia i mercanti dal tempio, per la chiesa parigina di Saint-Roche o Achille de Harlay al parlamento di Parigi per il Salon del 1824) e soprattutto notizie circa il viaggio in Italia come vincitore del Prix de Romeiii, grazie al quale trascorre nella Città Eterna due soli anni – dal novembre 1816 al dicembre 1818 – anziché cinque, come prevedeva la borsa di studio, a causa di motivi familiari non ben specificati che lo costringono a ritornare velocemente a Parigiiv.

Durante il soggiorno romano l’artista, oltre a studiare i grandi maestri del passato e a partecipare attivamente alle iniziative promosse dal direttore dell’Accademia di Francia Charles Thévenin, è fortemente attratto dagli aspetti popolari e religiosi, dai costumi, dalle usanze e dalle pittoresche scene di vita cittadina, che ritrae in una cospicua serie di schizzi dal verov una cui selezione, da lui stesso effettuata una volta tornato a Parigi, verrà tradotta in litografia da François Le Villain

ed edita in un volume, dal titolo Un an à Rome et dans ses environs…vi, da Firmin Didot prima nel 1823 e poi nel 1830vii. Thomas, dunque, non si limita all’esplorazione meticolosa della società romana attraverso l’elaborazione di decine di acquerelli – lui stesso, nell’avvertenza al suo libro, dice che «[…] l’abbondanza del materiale che possedevo mi avrebbe permesso di fare quasi due volumi»viii– ma da vero e proprio imprenditore accoglie il consiglio di pubblicarne una loro versione a stampa, per una diffusione su larga scala, aggiungendo all’intrinseco valore estetico-documentario della raccolta anche uno economicoix.

Nell’arco di quattro anni egli prepara settantadue scene, corredate da un testo esplicativo, raffiguranti gli avvenimenti romani considerati più efficaci, che riunisce in dodici sezioni corrispondenti ai mesi dell’anno: eventi relativi al carnevale per febbraio, la festa del Corpus Domini a giugno, il lago estivo di piazza Navona e i fochetti al Corea ad agosto, l’Ottavario dei defunti a novembre, il presepe all’Aracoeli a dicembre e così via.

Inizialmente le tavole vengono pubblicate in dodici dispense (livraisons) separate, – nel 1822 sempre da Didot e vendute «chez l’Auteur et Mr Schroth, Marchand de Dessin de l’École Moderne», come specificato sulla copertina della 9 ͣ livraisonx– il cui ordinamento viene spiegato dallo stesso artista in un avertissement dove ripete ciò che aveva già annunciato nel prospectus, o piano editoriale, di cui purtroppo non si conosce nessun esemplare: «[…] Ainsi que je l’ai annoncé dans mon Prospectus ce recueil contient douze livraisons qui figurent del douze mois de l’année. Cette donnée m’a paru la plus heureuse, parce qu’elle dont rappeler au voyageur, non seulement ce qu’il a vu, mais l’ordre dans lequel les objets se sont présentés à lui. Par example, dans la livraison de février, je traite de ce qui a rapport au carnaval; dans celle de juin, j’ai raprésenté la fête de Corpus Domini, le jeu du ballon, l’Infiorata […]»xi.

Nonostante il successo della pubblicazionealla quale si deve la fama di questo abile artista dalla breve carriera più che alla sua, comunque scarsa, produzione pittorica l’opera non è stata oggetto di grande attenzione da parte degli studiosi.

Il primo a parlarne è Charles Blanc il quale, in un articolo del 1862 per la Gazette des Beaux Arts, dice di aver notato sulla scrivania di un suo amico un magnifico album «de dessins lavés en couleur…aquarelles faciles et brillantes, aux contours ressentis, au ton énergique» raffiguranti vedute di Roma e della campagna limitrofa, – cerimonie religiose, processioni, briganti, feste al Vaticano, a Trastevere e anche un foglio, tutt’ora sconosciuto, con la Cappella Sistina durante le preghiere delle Quarant’Ore – tradotti poi in litografia dal pensionnaire dell’Accademia di Francia Jean-Baptiste Thomas. Il poeta e critico d’arte, oltre a descrivere con dovizia di particolari molti degli acquerelli, loda l’artista francese per la grande abilità nell’utilizzare la nuova tecnica, che definisce «la prose de la peinture», similmente a Charlet, Delacroix, Carle e Horace Vernet, Gavarni, Raffet che trovano proprio nella litografia il mezzo di espressione a loro più congenialexii.

L’entusiasmo e il tono eloquente di Blanc vengono ricordati sessant’anni dopo, durante i quali nessuno si interessa più all’opera di Thomas, da Gabriel Rouchés nel suo contributo dedicato a Un an à Rome, in cui considera il libro come una sorta di versione figurata degli scritti pubblicati all’inizio del XIX secolo, come la Corinna o l’Italia di Madame de Staël e Les Promenades dans Rome di Stendhal, da cui traspare l’animo sensibile e lo sguardo vivace e smaliziato dell’artista francese, qui paragonato al Gavroche di Victor Hugo, decisamente simpatizzante verso i piccoli borghesi e soprattutto verso il popoloxiii.

Si dovrà arrivare all’inizio degli anni Sessanta per trovare altri riferimenti a Thomas: Muñoz lo ricorda, nella sua Roma nel primo Ottocento, come disegnatore assai più fine di Pinelli «[…] nella scelta dei soggetti, nell’aggruppamento delle figure, nel taglio delle scene…»xiv e determinanti sono i contributi di Carlo Pietrangelixv e Urbano Barberinixvi, promotori dell’acquisto per il Museo di Roma di «[…] 142 acquerelli di diverse grandezze, sistemati in 50 cartoni […] preceduti da un frontespizio dello stesso Thomas, riuniti in un astuccio di epoca alquanto più tarda in forma di volume legato in pelle violetta che reca sul piatto superiore a lettere dorate il titolo Un an à Rome par Thomas. Dessins Originaux»xvii. La raccolta entra a far parte del patrimonio museale nel 1963 grazie al considerevole contributo offerto dall’Associazione Amici dei Musei, che permette di rilevarla dalla libreria antiquaria parigina Fernand De Nobele, la quale l’aveva a sua volta acquistata, solo qualche mese prima, in una vendita all’asta nella capitale francesexviii.

È molto probabile che i fogli, di vario formato, avessero in origine un’altra composizione e fossero di più, in quanto mancano schizzi collegabili ad alcune litografie (come La benedizione del Bambino all’Aracoeli, L’infiorata di Genzano, La girandola, La benedizione dei cavalli a Sant’Antonio, La battitura del grano, L’osteria…) mentre ce ne sono altri di cui non si conosce la traduzione a stampa (La camera ardente di un cardinale, La mossa dei barberi da piazza del Popolo, Il funerale di un sacerdote). Il Museo di Roma, già in possesso di un’edizione del libro datata al 1823 e di vari esemplari sciolti delle settantadue tavole che lo compongonoxix, si aggiudica così il nucleo di acquerelli utilizzati per la realizzazione delle litografie: centoquarantunoxx scene ritratte dal vero, studi di particolari o di insieme che presentano molte varianti rispetto a quelle del volume, soprattutto negli sfondi evidentemente rielaborati o delineati ex novo dall’artista direttamente in fase di stampa.

Al valore artistico e documentario della serie va, inoltre, aggiunta la sua unicità che la rende ulteriormente preziosa. Pochissimi sono infatti gli acquerelli conservati in altre collezioni attribuiti a Thomasxxi, – alcuni con la firma dell’autore, decisamente diversa dall’elegante monogramma trovato sul verso di alcune litografie del Museo di Roma (fig. 1)xxii– le cui evidenti differenze stilistiche rispetto a quelli in oggetto ci portano a dubitare della loro autenticità, ipotizzando un caso di emulazione che confermerebbe la fortuna incontrata dall’opera dell’artista francese.

I fogli che compongono il fondo, alcuni dei quali conosciuti poiché esposti in occasione di diverse mostrexxiii, vengono qui pubblicati integralmente per la prima volta e grazie sia ai testi esplicativi di Thomas presenti nel suo volume che a una serie di notizie fornite da glosse manoscritte sul recto o sul verso dei disegni, – con date, soggetti, indicazioni cromatiche, tipiche esclamazioni colte sul posto – è stato possibile mettere in relazione le litografie con gli acquerelli, la cui abbondanza è la dimostrazione esplicita di quanto sia stato capillare il lavoro dell’artista e rigorosa la selezione operata per la scelta dei temi da tradurre in litografia.

Il libro si apre con un frontespizio dove compare una piccola veduta di Roma in bianco e nero che ritrae, sullo sfondo, Castel Sant’Angelo e la basilica di San Pietro e, in primo piano, frammenti di monumenti antichi; sovrasta la scena un’ampia nube sulla quale è distesa la dea Roma addormentata, che non troviamo nel corrispondente delicato acquerello (figg. 2, 3); seguono le pagine di testo e successivamente le litografie a colori cui si riferiscono.

Il mese di gennaio inizia con la Benedizione del ‘Bambino’ dell’Aracoeli [1]1 il giorno dell’Epifania, da sempre oggetto di venerazione non solo da parte dei romani ma di tutti i visitatori sia italiani che stranierixxiv, forse uno dei pochissimi fogli ai quali non corrisponde nessuno studio preparatorio, a differenza della seconda tavola – raffigurante un Gruppo di popolani romani e l’Interno di una casa del popolo [2] – per i quali Thomas esegue molti acquerelli che confermano il suo grande interesse per i costumi, gli accessori e soprattutto per le elaborate acconciature femminili, che ritrae in modo analitico [3-20, 155-159]. Assai divertenti sono poi i toni vagamente ironici utilizzati per alcune figure come quella della donna ritratta di profilo la quale, pur indossando il tipico corsetto rigido a sostegno del seno, presenta comunque un decolleté esageratamente florido [10], a testimonianza di uno spirito propriamente francese e peculiare del genere caricaturale, cui l’artista si dedicherà più tardi e che certamente conosce e apprezza fin dai tempi del suo apprendistato presso lo studio del maestro Vincent, avendo modo di vedere i suoi ritratti caricatixxv.

Mancanti, nella raccolta del Museo, sono sia la litografia che gli studi relativi alla terza tavola, con la Benedizione dei cavalli (fig.4), – secondo l’usanza portati insieme agli asini il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate protettore degli animali, davanti alla chiesa a lui dedicata sull’Esquilino per una benedizione dal valore apotropaicoxxvi – mentre un piccolo acquerello [22] è senza dubbio collegabile al gruppo centrale della litografia successiva, intitolata Pulcinella e le maschere e Le logge del teatro [21].

Il mese si conclude con una processione di Orfani che accompagnano un bimbo alla sepoltura [23-25] e la Predica all’interno del Colosseo [26, 27]. Analizzando la prima litografia in relazione agli studi delle figure si può notare, come già detto, la propensione di Thomas a comporre gli sfondi, in modo assolutamente realistico, solo al momento della traduzione a stampa; mentre l’efficace acquerello che rappresenta una piccola folla di poveri, il cui pio zelo viene ricompensato con un baiocco, intenta ad ascoltare le parole del sacerdote nel Colosseo può considerarsi sostanzialmente uguale, pur con alcune varianti e un’inquadratura più ristretta, alla corrispondente litografia, dove compaiono due delle quattordici edicole dedicate alle stazioni della Via Crucis volute da Benedetto XIV per l’Anno Santo del 1750, e rimosse nel 1870, in occasione del quale il pontefice dedicò il monumento ai Martiri della Fedexxvii.

Le tavole che aprono la serie dedicata a febbraio con il macabro rituale delle esecuzioni a morte – Il somaro con in groppa un criminale accompagnato dal saccone (penitente) al patibolo (Il cavalletto), dove verrà giustiziato [28-31] xxviii– sono un severo monito per tutti coloro che avessero intenzione di abbandonarsi a burle pesanti e atteggiamenti licenziosi durante il Carnevale, vero protagonista del secondo mese dell’anno. E’ proprio questa, infatti, la festa che più di ogni altra vede la partecipazione corale della cittadinanza, la cui mescolanza nelle strade di Roma nel corso di otto intensi giorni crea un’equiparazione delle classi sociali, inconsueta in altre occasioni, favorita dall’uso della maschera, simbolo per eccellenza di anonimatoxxix.

Numerosi sono gli studi di costumi carnevaleschi [33-42] utilizzati per le litografie ambientate nelle strade cittadine: quella in via del Corso con la consueta offerta del mazzolino alle signore sui balconi, da parte di giardinieri muniti del loro scaletto pieghevole [32] e quella in cui viene rappresentato Il lancio dei confetti (in realtà chicchi di grano o di avena ricoperti di gesso) [43] dove, appoggiato all’angolo di palazzo Ruspoli, compare il famoso nano Baiocco guardaportone del Caffè Nuovoxxx che, divertito, assiste alla festosa sfilata la cui puntuale descrizione troviamo nel testo di Thomasxxxi: «Le maschere possono percorrere le strade prima che la funzione del mattino sia stata terminata in tutte le chiese. Alle 20.00 (l’una del pomeriggio francese) la campana del Campidoglio dà il segnale dei divertimenti. Allora poco per volta via del Corso si riempie di gente e carrozze […] Le finestre delle case[ …] sono ornate di tappeti e di drappeggi con lustrini […]. Le carrozze vanno in contrasto su due file […] e i pedoni riempiono i lati della strada […]. Tra i travestimenti ci sono […] delle pagliaccette, donne di Pierrot, dei matti, dei pulcinella […] molti altri costumi fantasiosi e pochi di carattere […]».xxxii

Altro episodio che attira l’attenzione dell’artista è l’attesissima corsa dei barberi – tradizionale e caotica gara tra cavalli parzialmente domati e senza fantino che si ripete, non senza pericolo, quasi ogni giorno del periodo carnevalescoxxxiii – ritratta più volte nelle varie fasi: la partenza (‘mossa’) da piazza del Popolo [44-46], – veduta che documenta i lavori di sistemazione dell’area in cui è ancora presente la fontana cinquecentesca ai piedi dell’obelisco, poi rimossa da Valadier – la ‘carriera’ lungo via del Corso, con i cavalli che sfrecciano davanti ai palazzi Mancini [47] e De Carolis-Simonetti [48]xxxiv e il momento finale con la ‘ripresa’ degli animali a piazza Venezia [49]xxxv. Interessanti, infine, i due piccoli acquerelli con cavalli e rispettivi staffieri [50, 51] simili a quelli raffigurati nel bel dipinto di Adolphe Roger (fig.5)xxxvi, uno dei tanti artisti attratto dalla spettacolare corsa che verrà immortalata, con diverse declinazioni, da Bartolomeo Pinelli, (fig.6) Horace Vernet e Théodore Géricault (fig.7), il quale ebbe senza dubbio occasione di conoscere Thomas e apprezzarne il lavoro, tanto da procurarsi una copia di Un an à Rome annoverato nel suo inventario postumoxxxvii.

Tra le ultime scene del mese troviamo quella de I moccoletti [52] (fig.8), giocosa manifestazione di lutto per la morte del carnevale, che consiste nel soffiare sulle candele dei vicini per spegnerle cercando, invece, di conservare accesa la propria. Dopo quest’ultima occasione di festeggiamenti sfrenati si entra in Quaresima, preannunciata dalla tavola raffigurante la via Crucis nel Colosseo [53, 54], prima delle innumerevoli processioni che caratterizzano il periodo di penitenzaxxxviii.

Marzo inizia con la preghiera del papa in San Pietro recitata tutti i venerdì del mese [55] (fig.9), durante la quale i fedeli possono acquistare indulgenze visitando la Basilica, per continuare con I friggitori nel giorno di San Giuseppe [56, 57] (fig.10) che sistemano i loro tavoli, imbanditi di frittelle e bignè, nelle più importanti piazze cittadine addobbandoli con ghirlande di fiori, rami di bosso e di lauro piantati nel selciato e con sonetti stampati in cui lodano la bontà dei loro prodotti.

Le successive immagini sono le prime di una serie dedicate ai fuochi d’artificio, espressione di pura gioia e fra gli aspetti più appariscenti della cultura popolare: la suggestiva veduta notturna di Roma da Villa Medici con l’illuminazione della cupola di San Pietro [59] – che perde gran parte del suo fascino nella litografia [58] – e i falò davanti a un palazzo nobiliare romano, nei pressi di Sant’Ivo alla Sapienza, con le finestre adorne di candelabri dorati e pilastri di legno dipinti davanti al portone d’ingresso, ciascuno sormontato da un braciere acceso [60, 61].

Aprile, che si apre con una Scena di pellegrinixxxix e la Chiamata al catechismo [62-64]xl, è sostanzialmente una riflessione sulla morte, con numerosi cortei che accompagnano i condannati o vanno a prendere i defunti alle proprie case per portarli in chiesa [65-81]. Quanto il tema devozionale fosse caro a Thomas risulta chiaro dai numerosi studi di abiti di religiosi, processioni e figure di membri delle varie confraternite [82-87], la cui attività è da considerarsi la massima espressione del sentimento religioso e del profondo rispetto per gli estintixli. Particolarmente interessanti le glosse manoscritte sul verso di tre acquerelli, che ci ha permesso di leggere correttamente una trilogia secondo l’ordine in cui si svolgeva la cerimonia del trasporto del morto e del suo funerale [68, 77, 79]xlii. Il mese si conclude con le due tavole raffiguranti i Divertimenti popolari il sabato Santo [88] – quando per le strade vengono fatti scoppiare dei petardi sotto il vasellame rovesciato, in segno di giubilo per la resurrezione del Salvatore – e la Benedizione papale in piazza San Pietro la domenica di Pasqua [89-91].

Nel mese di maggio, durante una gita a Frascati, l’artista oltre a ritrarre il monastero dei Camaldolesi con i frati che vi abitano [92-94] e gruppi di fedeli che pregano e offrono fiori davanti alle edicole sacre [95], ha occasione di assistere ai festeggiamenti per la Madonna delle Scuole Pie – definiti nel testo di Un an à Rome «Fête extraordinaire» – cui dedica ben tre tavole raffiguranti la grande mongolfiera di carta con l’immagine del beato Giuseppe Calasanzio mentre si solleva in volo davanti Porta Romana [96], l’esposizione dell’immagine di Maria nella chiesa delle Scuole Pie [97] e la processione [98], che si celebra ancora oggi in suo onore il giorno di Pentecoste, durante la quale i fedeli invocano la grazia per se stessi o per i propri carixliii. Ancora alla cittadina laziale si riferiscono l’acquerello con schizzi di uomini seduti sui gradini di un palazzo pubblico [99] utilizzati più tardi, insieme ai molteplici studi di costumi popolari, per la realizzazione del piccolo olio dal titolo Frascati, villageois à la fontaine (1821)xliv.

La cerimonia religiosa che, però, più di ogni altra attira folle di fedeli e curiosi è quella della Processione del Corpus Domini [100-104] che si svolge in giugno, con grande sfarzo, dall’interno della basilica di San Pietro al colonnato, ornato con ghirlande di foglie di quercia e fiori di mirto e alloro. Nella litografia Thomas raffigura con vivacità ed efficacia le varie figure che assistono all’imponente manifestazione, fulcro della quale è il papa sotto il baldacchino accompagnato da tutti i più importanti ordini religiosi e secolarixlv. Tranne la scenografica Infiorata di Genzano [105]xlvi, le rimanenti immagini del mese raffigurano alcuni degli eventi più cari ai romani: la festa di San Pietro, in occasione della quale il piede della statua, ricoperta di un ricco piviale e una tiara tempestata di pietre preziose, viene baciato con grande devozione dai fedeli [110]; La girandola a Castel Sant’Angelo, scenografico e suggestivo gioco di fuochi d’artificio allestito la sera che precede la festa dei Santi patroni Pietro e Paolo [111] e Il gioco del pallone, con il famoso bracciale ligneo a 105 punte, che si svolgeva nello Sferisterio Barberini [106-109]xlvii. Per comporre quest’ultima litografia – come per quelle raffiguranti la corrida estiva nell’anfiteatro Corea e le prediche durante il mese di settembre – Thomas utilizza una serie di acquerelli, in cui ritrae i singoli protagonisti delle scene, di eccezionale modernità. Infatti, se scorse velocemente in sequenza, le figure sembrano animarsi offrendoci uno dei molteplici esempi di esperimenti legati al movimento illusorio o alla proiezione di immagini, annoverati sotto la definizione di ‘precinema’.

Le prime due scene che aprono il mese di luglio, La battitura del grano [112] e L’aratura [113] strettamente legate alla vita campestrexlviii, sono seguite da quella dei Briganti [114], uno dei temi più ricorrenti nella produzione pittorica e disegnativa degli artisti fin dal Seicento, qui ritratti in un loro rifugio in riva al mare insieme a un frate e a una nobildonna probabilmente loro prigionieri.

Della litografia intitolata I galeotti, composta da due scene sovrapposte, abbiamo gli acquerelli corrispondenti: il primo, riprodotto quasi identico, li raffigura al lavoro a Campo Vaccino mentre il secondo, essenzialmente uno studio di figure, – condannati ai lavori forzati mentre sfilano per le strade cittadine – presenta nella stampa numerose varianti e l’aggiunta di uno sfondo [115-117].

Le successive immagini focalizzano l’attenzione su due processioni: quella per un condannato a morte [118-120]xlix e quella di Sant’Anna [121,122], che si svolgeva il 25 luglio con partenza dalla chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli e arrivo a quella di Sant’Anna dei Palafrenieri in Borgo Nuovo, sede dell’omonima confraternita che organizzava l’eventol. Le glosse manoscritte presenti sul vivace acquerello raffigurante l’intera processione – che ricorda le celebri incisioni seicentesche con le cavalcate dei possessi papali – ci hanno permesso di identificarne i vari partecipanti, dalle ‘ammantate’ (donne avvolte in un manto bianco) ai ‘pupazzi votati’ (fanciulli vestiti da prete) dai ‘mazzieri’ ai ‘lanternoni’, di alcuni dei quali si conservano gli studi preparatori [101-104]li.

Ad agosto, mese estivo per eccellenza, ogni occasione è buona per uscire all’aria aperta sia per una passeggiata nelle strade e piazze cittadine [123]lii, assaporando gustose fette di cocomeroliii [139,140], sia per assistere a divertenti e scenografici spettacoli come l’Allagamento di piazza Navona [138]liv o i Fochetti e la Giostra dei tori ospitati nell’anfiteatro Corea [124-126], dove si svolgono spettacoli drammatici, giostre di gobbi e di ebrei (fig.11), circhi equestri e perfino corride. A queste ultime, che Thomas raffigura in litografia nel pieno svolgimento, è riconducibile anche un coloratissimo foglio ad acquerello con una serie di scattanti dettagli che raffigurano il torero con il drappo rosso mentre viene incornato dal toro, infilato nel paniere di vimini e nell’atto di prendere l’animale al lazo [127-137]lv.

Il mese di settembre, dedicato alla Vergine Addolorata e durante il quale le sue principali immagini che decorano le strade diventano oggetto di feste particolari, inizia con una cerimonia che vede gli abitanti del quartiere Monti riuniti per festeggiare la propria Madonna posta in un’edicola presso l’Arco dei Pantani al foro di Augusto [141] e sempre davanti a un’immagine mariana, circondata da ex voto, si recano a pregare un gruppo di donne alle cui vesti sono attaccati nastri colorati, a simboleggiare una supplica fatta o una grazia ricevuta [151, 152]. In questo periodo si svolgono, inoltre, anche le animate missioni nelle strade e nelle chiese di Roma, alle quali l’artista dedica una grande quantità di schizzi che gli serviranno per l’elaborazione della litografia con diversi momenti delle prediche, durante le quali un prete piuttosto esagitato cerca «[…] di trascinare più gente possibile al tribunale della penitenza […]» recitando «delle litanie e quelli che lo seguono ripetono ad alta voce gli ora pro nobis» [142-150]lvi. L’ultima tavola del mese raffigura, in un’atmosfera notturna e fosca, il Cimitero di borgo Santo Spirito, dove la violenta luce delle fiaccole contribuisce a rendere ancora più spaventosa e di forte impatto emotivo la scena del morto calato nella fossa, in controparte nella corrispondente litografia [153,154]lvii.

Ed eccoci arrivati a ottobre caratterizzato, più di ogni altro mese, da episodi di svago collettivolviii: la gioiosa comitiva che si reca nelle cantine di Testaccio in caratella, sulla quale vediamo le affascinanti ‘minenti’, popolane di condizione agiata che dedicano una cura particolare al loro abbigliamento e all’acconciatura dei capelli [160,161]; il Ritorno dalla vendemmialix [168,169], occasione per esibirsi nel Saltarello [162-164], – celebre danza a due al suono della chitarra e del tamburello – tra i soggetti più rappresentati dagli artisti dell’epocalx; la Canofiena [165], una sorta di grande altalena multipla costituita da una corda robusta e da una grande trave oscillantelxi; i popolari giochi della ruzzica e della morralxii [166,167]; la sosta nelle osterie per bere, parlare e giocare a carte (fig.12)lxiii e, infine, la gita fuoriporta [170].

Ai divertimenti d’ottobre seguono le penitenze di novembre che hanno inizio con gli Ottavari [171,172], gli otto giorni dedicati alla commemorazione dei defuntilxiv, per continuare con la visita al Cimitero di borgo Santo Spirito [173], dove si svolgono le Rappresentazioni di scene religiose [174]. Quella, curiosa, ritratta da Thomas si riferisce al Giudizio Universale con, al centro in volo, l’Angelo della Resurrezione (in cera) al suono della cui tromba si risvegliano i corpi; da notare il macabro particolare dei risorti i quali non sono altro che le persone morte il giorno precedente nel vicino ospedale, non ancora sepolte ma lasciate sul bordo della fossalxv. Un’altra tappa dell’Ottavario, cui sono particolarmente affezionati i fedeli romani, è la visita alla Cappella della chiesa della morte [175]lxvi, completamente ricoperta di scheletri, teschi e ossa umane, seguita da una litografia [176] che possiamo considerare un vero e proprio repertorio figurato di religiosi appartenenti a vari ordini (Trinitari, Francescani, Passionisti, Camilliani), dei quali si conservano circa venti piccoli deliziosi studi ad acquerello [177-195]. Il mese si conclude con la tavola raffigurante l’animato Mercato dei buoi che si teneva fuori Porta del Popolo [196]lxvii.

Per dicembre vengono, infine, scelti personaggi ed eventi caratteristici delle festività natalizie: pifferai, zampognari – che suonano davanti alle immagini della Madonna alla presenza di popolani [197,198] – e la messa del 25 in Santa Maria dell’Aracoeli, celebrata dai padri della stessa chiesa che vestono i paramenti sacri propri dell’evento [199, 200], cui assistono centinaia di fedeli, efficacemente tratteggiati a penna dall’artista, in atto di ammirare il Grande Presepe dove viene esposto il venerato ‘Santissimo Bambino’ [201] (fig.13)lxviii. L’anno e il volume si concludono con due litografie raffiguranti il cosiddetto Colpo di bacchetta [202, 203]lxix e la Befana – solitamente impersonata da un uomo coperto da un ampio cappotto con cappuccio e con il volto nero di fuliggine – raffigurata in piedi su uno sgabello di legno vicino a tavoli colmi di giocattoli e dolciumi e attorniata da gruppi di bambini che, scrutandola con ammirazione e un po’ di timore, rimangono in attesa di qualche piccolo dono [205, 206].

Una sorta di moderno ‘almanacco’, dunque, l’opera ideata dall’artista francese, vera e propria summa della vita quotidiana che, con la cronaca fedele dei suoi piccoli e grandi avvenimenti, offre uno straordinario spaccato sociale all’epoca del pontificato di Pio VII, momento in cui il popolo – già salito alla ribalta con gli avvenimenti della Repubblica del 1798-99 – diventa protagonista indiscusso della scena cittadina. A cominciare da questo momento infatti, e per tutto il secolo successivo, coloro che intraprendono il Grand Tour attraverso la Penisola al consueto interesse per i principali monumenti antichi iniziano ad affiancare sempre più spesso quello verso i costumi, la cultura e anche gli aspetti politici del nostro paese, come notava già nel 1824 Auguste Jal nell’Artiste et le philosophe…«Quasi tutti i nostri giovani artisti, che hanno abitato a Roma o hanno viaggiato per l’Italia per arricchire il loro portafoglio, si compiacciono nell’affidare alla tela il ricordo serbato dell’aspetto, della fisionomia e dei costumi tradizionali del paese più pittoresco e più originale del mondo, malgrado il suo avvilimento»lxx.

La gente comune inizia così ad essere raffigurata con estremo interesse da molti artisti soprattutto stranieri i quali – nonostante la consapevolezza dell’estraneità della Città Eterna allo sviluppo e all’espansione del mondo moderno, della presenza di un governo e di una società che stanno scomparendo e delle impressioni negative che hanno visitandola per la prima volta – si abbandonano con autentico entusiasmo al fascino del colore locale, attratti dalla mescolanza degli abitanti che vivono soprattutto negli spazi aperti in un flusso continuo di movimenti, conversazioni, odori, suoni e colori: popolazione socialmente varia a passeggio al Pincio, élite forestiera nell’area di piazza di Spagna e presenza decisamente umile nei prati di Testaccio, che si diverte ad appagare il gusto del ‘diverso’ offrendosi in pose, a volte forzatelxxi.

Si assiste così alla definizione di un nuovo codice figurativo che, da un lato, idealizza antichi schemi compositivi, mentre dall’altro pone le basi per un moderno studio antropologico che cerca di fissare tutto ciò che è inevitabilmente destinato a scomparire. Eckersberg, Rouargue, Géricaul, Vernet, Lodewyck Maes e molti altri documentando in modo capillare, ognuno secondo il proprio stile, la complessa e affascinante vita cittadina ancora scandita da ritmi antichi, contribuiranno alla realizzazione di una vera e propria pittura di generelxxii, inaugurata da Bartolomeo Pinelli che, con il suo omologo letterario Giuseppe Gioachino Bellilxxiii, meglio di chiunque altro ha saputo rappresentare le diverse figure di popolani fissandone un’iconografia imponente e idealizzata proposta con forme e sembianze derivate da modelli classici. Le sue raccolte incise, destinate in gran parte all’ambiente cosmopolita dei viaggiatori, diffonderanno l’interesse per temi che spaziano dalla veduta urbana all’etnografia al folklore determinando in modo sempre più stringente il rapporto tra produzione artistica e mercato editorialelxxiv.

Thomas comunque pur influenzato dall’artista romano, – dal cui pittoresco prende le distanze per una lettura più realistica e, a volte, decisamente drammatica della vita quotidiana – dalle vedute di Pannini, Vasi, Piranesi – alle quali si ispira per gli sfondi, studiati e resi in modo fedele – e dai suggestivi interni conventuali di Granet (fig.14) rimane piuttosto vicino, per maniera e sensibilità, ai petit-maîtres come Debucourt, Carle Vernet, Boilly, alle loro animate scene di vita quotidiana e di strada colte con immediatezza, eleganza e humor, di cui si serve anche l’artista per comporre le sue realistiche e vivaci «planchette»lxxv dall’intento, a volte, vagamente caricaturale. Egli, infatti, più che per le composizioni a carattere storico o allegorico viene ricordato per la sua dote di fine disegnatore, evidente sia nelle tavole di Un an à Rome che nelle litografie di una curiosa raccolta a carattere satirico intitolata Le rêve, ou les effets du romantisme sur un jeune surnuméraire à l’Arriéré (fig.15)lxxvi dove Thomas, con acume caustico, commenta in modo efficace la discrepanza tra l’immaginazione romantica e la realtà della vita, prendendo in giro non solo se stesso ma anche i suoi compagni appartenenti alla «[…] colonia di artisti stabilitisi nel nuovo quartiere Saint-Georges, che è come un sobborgo della Nouvelle Athènes […]»lxxvii. Pubblicata nel 1829, la serie si ispira all’album di Delacroix con le illustrazioni per il Faust di Goethe, – uscito nel 1828 e subito considerato un manifesto romantico – tanto che l’artista in una lettera inviata nel 1862 al critico d’arte Philippe Burty, riferendosi probabilmente proprio a Thomas, dice: «la stranezza delle mie tavole è subito diventata oggetto di certe caricature rendendomi uno dei leader della scuola del brutto»lxxviii.

Da ricordare infine una serie di ritratti caricati, realizzati dall’artista subito dopo il ritorno da Roma tra il 1820 e il 1830, dei quali purtroppo si conosce soltanto quello dello scultore Jean-Antoine Houdon (fig.16), che stracarico di strumenti di lavoro si dirige verso l’Istituto di Francialxxix, in cui è ravvisabile lo stesso piglio agile e acuto e il medesimo spirito incisivo di molti personaggi raffigurati negli acquerelli romani – dal gesticolante uomo in tuba nella scena del cocomeraro, all’arcigna popolana seduta in piazza San Pietro fino al simpatico e smunto cagnolino che si gratta, in modo irriverente, durante la predica delle Missioni – a comporre, tutti insieme, uno dei più brillanti, acuti e pragmatici repertori di varia umanità.

1 I numeri tra parentesi quadre si riferiscono alle opere in catalogo.

i Nouvelles Archives de l’Art Français, 3° serie, tomo V, 1889, pp. 253-256. La lettera viene pubblicata per la prima volta in Grille 1853, vol. I, pp. 166-170, poi in Lacroix 1862 e infine da Jouin 1902, pp. 171-173, con una nota finale in cui si ricorda che l’originale è conservato presso la Biblioteca d’Angers. Vedi l’immagine negli Apparati di questo volume.

ii François-Joseph Grille ricopre vari incarichi presso il Ministero degli Interni tra i quali, nel 1814, quello di capo della terza divisione delle Scienze e Belle Arti. E’ inoltre bibliotecario di Angers, sua città natale e commissario del governo provvisorio con nomina il 30 marzo 1848. Grille, autore di opere letterarie e politiche molte delle quali pubblicate con lo pseudonimo di Malvoisine, come si evince dalle parole di Thomas intende realizzare un Dictionnaire des artistes, mai pubblicato, per il quale richiese a tutti coloro che ne dovevano far parte la propria biografia. Il pittore francese, alla fine della lettera, si dice onorato di essere stato interpellato e assicura di aver fornito tutte le informazioni più rilevanti, ribadendo che il resto della sua vita è di troppa poca importanza per essere reso pubblico.

iii Il dipinto storico con il quale Thomas vince il Prix de Rome si intitola Enone rifiuta di soccorrere Paride durante l’assedio di Troia. Vedi Giraudon 2002, p. 100.

iv Per la biografia di Thomas vedi il saggio di Giovanna Capitelli in questo volume.

v Durante il soggiorno romano Thomas esegue almeno 142 acquerelli, conservati al Museo di Roma e oggetto di questo saggio, poco conosciuti rispetto alle tavole litografiche del volume di Un an à Rome…, ma di grande valore poiché preparatori alla versione a stampa. Vedi in proposito: Blanc 1861; Rouchés 1921; Muñoz 1961; Barberini 1963; Giuseppe Gioachino Belli e la Roma del suo tempo 1963; Pietrangeli 1963; Borghini 1975; Pericoli Ridolfini 1985; Bellucci, Trenti 1998; Capitelli 2013.

vi Il titolo completo è: Un an à Rome et dans ses environs. Récueil de dessins litographiés représentant les costumes, les usages et les cérémonies civiles et religieuses des états romains, et généralment tout ce qu’on y voit de remarquable pendant le cours d’une année. Dessiné et publié par Thomas, ex-pensionnaire du roi à l’Académie de France, à Rome. Paris, de l’imprimerie de A. Firmin Didot, imprimeur du Roi, Rue Jacob, n. 24 MDCCCXXIII.

vii Insieme all’edizione a colori del 1823, Didot ne diffonde anche una in bianco e nero. Una seconda edizione a colori e in bianco e nero, con margini più grandi, compare sul mercato nel 1830. Vedi Pietrangeli 1963, p. 617.

viii Barberini 1963, pp.1-3.

ix Vedi il saggio di Giovanna Capitelli in questo volume.

x Ogni fascicolo esce al costo di 12 franchi ciascuno, per il formato piccolo, e di 18 franchi per il formato grande in-folio.

xi Barberini 1963, p. 1. La copertina della 9 ͣ livraison e l’avertissement in essa contenuto sono rilegati nella copia di Un an à Rome del 1830, in bianco e nero, conservata presso la Biblioteca Romana dell’Archivio Storico Capitolino.

xii Blanc 1861, pp. 335-342. L’amico di cui parla Blanc è Jules Joseph Gabriel de Lurieu (Parigi 1792- 1869), noto drammaturgo francese. Vedi, negli Apparati di questo volume, la traduzione italiana dell’articolo.

xiii Rouchés 1921, pp. 36-44.

xiv Muñoz 1961, pp. 125-128.

xv Pietrangeli 1963, pp. 616-617; Pietrangeli 1971. Carlo Pietrangeli dedica alcuni articoli, sulla rivista «Capitolium», agli acquerelli e alle litografie di Thomas. Di particolare interesse gli appunti preparatori ai contributi, sia dattiloscritti che manoscritti, conservati nel suo archivio (Museo di Roma, Archivio Pietrangeli, busta 3 fascicolo 8).

xvi Barberini 1963, pp. 1-7. Il principe Barberini, all’epoca Presidente dell’Associazione Amici dei Musei, in seguito alla segnalazione di Clara Querzola, proprietaria di una libreria antiquaria, si prodiga affinché si concretizzi l’acquisto della preziosa raccolta di acquerelli dell’artista francese.

xvii Pietrangeli 1963, p. 616.

xviii A riguardo vedi il saggio di Simonetta Tozzi in questo volume.

xix Tra le litografie conservate al Museo di Roma mancano all’appello sei (Benedizione dei cavalli, Moccoletti, Il papa in preghiera a San Pietro, Venditori di frittelle, Osteria, Presepe dell’Aracoeli) delle 72 che compongono il volume. Per le provenienze sia del volume che dei fogli sciolti si rimanda al saggio di Simonetta Tozzi.

xx Pietrangeli e Barberini parlano di 142 acquerelli poiché considerano anche il foglio con il frontespizio.

xxi La Peabody Art Collection conserva un foglio che rappresenta una scena di carnevale su via del Corso (vedi in proposito McKean Fisher, Becker 2005, pp. 346-347), mentre al Musée Fabre di Montpellier ci sono cinque acquerelli firmati e datati (tra il 1821 e il 1824) con due scene di carnevale, una di pellegrini, una serenata alla Madonna da parte di due pifferai e una scena di voto. Pietrangeli, inoltre, cita nel suo articolo su Capitolium«un acquerello rappresentante un Carro di maschere, datato gennaio 1832, già in proprietà Bourdeley e venduto a Parigi nel 1920».

xxii Il monogramma che compare su alcune litografie, tutte in bianco e nero, potrebbe essere interpretato come una sorta di publicetur, cioè di permesso di pubblicazione, delle tavole per le edizioni diffuse da Didot nel 1823 e nel 1830.

xxiii I disegni, nel loro complesso, sono stati presentati una sola volta, nel 1963, in occasione di una esposizione su Giuseppe Gioachino Belli: Giuseppe Gioachino Belli e la Roma del suo tempo 1963. Ultima, in ordine di tempo, la mostra al Palais Fesch-musée des Beaux-Arts di Ajaccio. Vedi Capitelli 2013, pp. 54-61, 76-77. Per le altre esposizioni si rimanda alla bibliografia delle schede di catalogo in questo volume.

xxiv La leggenda narra che la piccola statua, scolpita a Gerusalemme da un frate francescano che utilizzò il legno di un ulivo del Getsemani, durante il viaggio verso Roma fu dipinta da un angelo. Dopo una tempesta il ‘Bambino’ approdò sulle spiagge del Tirreno, atteso da frati e fedeli, e venne incoronato dal Capitolo Vaticano nel 1897.

xxv Couzin 1971, pp. 91-94; Mansfield 2012.

xxvi La cerimonia è documentata anche da Bartolomeo Pinelli in una incisione e un disegno conservati al Museo di Roma (GS 1924, MR 1291). Vedi, per i fogli raffiguranti le scene a carattere sacro, il contributo della Pericoli Ridolfini 1985, pp. 202-215.

xxvii Per notizie più dettagliate circa la cerimonia della Via Crucis vedi Fiorani 1970, p. 278.

xxviii «La mattina del primo giorno di carnevale viene allestito un patibolo nello stesso posto dove hanno luogo i divertimenti. Su tale patibolo si trova una specie di inginocchiatoio, su cui sono praticate delle aperture che si serrano con delle viti; in queste vengono inserite le estremità delle braccia e delle gambe del paziente il quale, nella postura obbligata, rivolge la schiena e i lombi al boia. Quest’ultimo, armato di un nerbo di bue, fa cadere sul colpevole il numero di colpi prescritti; se nel farlo gli usa troppo riguardo, prende il suo posto.» Thomas 1823, p. 7.

xxix Per questa e altre scene ritratte da Thomas nelle sue litografie vedi Biagi [s.a.], p. 38. Nel volume la curatrice affianca a ogni singola tavola, oltre i testi di Thomas presenti in Un an à Rome, interessanti stralci dei diari di famosi viaggiatori che commentano le varie manifestazioni, quali Mommsen (Viaggio in Italia 1844-1845), Dickens (Visioni d’Italia), Goethe (Viaggio in Italia), Stendhal (Passeggiate romane), M.me de Staël (Corinna o l’Italia), Andersen (L’improvvisatore) e altri.

xxx D’Amelio 2011, p. 53; Prosperi Valenti Rodinò, D’Amelio 2015, pp. 347-348.

xxxi Per le manifestazioni in via del Corso vedi Moriconi 1997, pp. 168-181.

xxxii Biagi [s.a.], p. 40.

xxxiii La corsa dei barberi – gara documentata fin dal 1466, anno in cui Paolo II la sposta da Testaccio a via Lata – prendeva il nome dai cavalli che vi partecipavano, di corporatura bassa e robusta originari della Barberia, regione dell’Africa Nord occidentale, che nell’Ottocento venivano allevati nella campagna romana. Barbaresco era denominato lo stalliere adibito alla cura del cavallo.

xxxiv Palazzo Mancini – raffigurato nella litografia – che ospita attualmente il Banco di Sicilia, nel XVIII secolo fu sede dell’Accademia di Francia. Palazzo De Carolis-Simonetti, che compare nell’acquerello, è ora proprietà del Banco di Roma.

xxxv Molto interessante questa litografia che ritrae la parte retrostante del palazzetto di Venezia, fatto costruire nel 1535 da papa Paolo III e demolito nel 1884 per la costruzione del monumento a Vittorio Emanuele II.

xxxvi Il dipinto è piuttosto originale rispetto alle coeve composizioni di argomento analogo, infatti anziché presentare una delle tre fasi fondamentali della competizione carnevalesca – la ‘mossa’, la ‘carriera’ e la ‘ripresa’ – Roger privilegia un momento precedente l’azione, precluso al pubblico. L’opera è conservata presso il Museo di Roma in Trastevere (MR 349).

xxxvii Bazin 1990, pp. 44-61; Tinterow 1990, p. 50; Wheelock 1997; Bellucci, Trenti 1998, pp. 388-389. Un suggestivo montaggio panoramico degli acquerelli che documentano le varie fasi della corsa decora le pareti di una sala di Palazzo Angelini ad Ala (Trento), eseguito nel 1840 sulla caratteristica tappezzeria francese di carta dipinta e stampata chiamata grisailles. Pederzolli 1955, n. 5, pp. 27-33. Il Museo di Roma conserva due litografie che riproducono lo stesso montaggio (MR 6361, MR 6362).

xxxviii Dimostrazione dell’interesse e della curiosità di Thomas riguardo tutte le manifestazioni legate all’aspetto religioso e popolare è l’olio su tela, datato al 1823, con La processione di San Gennaro a Napoli durante l’eruzione del Vesuvio del 1822. Julia 1996, p. 412; per quanto riguarda le processioni vedi Fiorani 1997, pp. 66-97.

xxxix I pellegrini che arrivavano a Roma nella settimana Santa potevano ricevere vitto e alloggio, per soli tre giorni, presso l’Ospizio della Trinità dei Pellegrini; se provenivano da paesi lontani e avevano attraversato il mare era loro concesso di rimanere un giorno in più.

xl I ragazzi che facevano progressi nello studio della catechesi venivano incaricati di riunire i compagni per condurli alle lezioni.

xli Poiché, dal Cinquecento all’Ottocento, non esisteva a Roma un servizio funerario organizzato erano le singole famiglie che provvedevano al trasporto dei loro defunti in chiesa per le esequie. Non avendo tutti possibilità economiche per provvedere alle sepolture, spesso accadeva di imbattersi in cadaveri abbandonati lungo le strade con grave rischio per la già precaria sanità pubblica. A tale scopo nacquero i pii sodalizi o Confraternite grazie ai quali, seppure in fosse comuni, chiunque ebbe degna sepoltura. Vedi Crescentini, Martini 2000.

xlii I tre acquerelli (MR 14910; 14911; 14912 utilizzati per le rispettive litografie: GS 3960; 3961; 3962) recano sul verso le seguenti iscrizioni: Procession qui va a chercher le mort (Janvier 1817) n. 1; Entreée à l’église (Janv. 1817) n. 2; Le mort dans l’eglise n. 3 (Janvier 1817).

xliii Con un pallone di carta si festeggiò, nel 1817, il secondo centenario dell’arrivo della Madonna delle Scuole Pie a Frascati, piccolo quadro in rame portato da Roma, il 17 settembre 1617, da Giuseppe Calasanzio come segno tutelare per gli alunni. Le scuole Pie (denominate dal 1918 Istituto Calasanzio) furono fondate dal santo il 14 Settembre 1616 su richiesta di Paolo V che, dimorando nella primavera di quello stesso anno nella Villa estiva di Mondragone, gli chiese di aprire una sua scuola per i bambini di Frascati, dove tutte le generazioni tuscolane, e non solo, ricevettero l’insegnamento di base essendo questa all’epoca l’unica scuola primaria esistente. Vedi Thomas 1823, pp. 23-25.

xlv La processione sarà oggetto di una interessante opera grafica realizzata nel 1837-1839 da Salvatore Busuttil, vero e proprio documento storico-sociale, che ritrae meticolosamente in trentatré tavole numerate l’intero corteo processionale nel suo ordinato svolgimento. Martini 2008.

xlvi Fasano 2008, pp. 134-135.

xlvii Il gioco del pallone col bracciale, nato in Toscana (donde la denominazione di ‘Bracciale toscano’), si afferma in Italia a partire dal XVI secolo fino a raggiungere la massima popolarità nell’Ottocento. A Roma la contrapposizione delle tifoserie, che facevano capo alle due squadre cittadine del Belvedere al Vaticano e di palazzo Rospigliosi al Quirinale, era così forte da continuare anche fuori dallo sferisterio Barberini – costruito nel 1814 in un’area dell’omonima Villa e demolito nel 1881 – con cortei, cori e risse che spedivano spesso i partecipanti in ospedale o in galera.

xlviii La vita di contadini e popolani era scandita da veri e propri riti legati alle stagioni, come la mietitura e la conseguente trebbiatura, che si svolgeva solitamente in un’aia con i cavalli che calpestavano per giorni le spighe per farne uscire i chicchi; lavoro massacrante, ma anche grande occasione di festa una volta concluso.

xlix Il condannato veniva accompagnato al luogo dell’esecuzione dalla confraternita degli Agonizzanti di Gesù e Maria e, una volta giustiziato, portato nella bara dalla confraternita della Misericordia, diretta alla chiesa di San Giovanni Decollato per rendere al defunto le ultime onoranze.

l Quella di Sant’Anna era conosciuta anche come ‘processione de le panze’, cioè delle partorienti, le quali sfilavano avvolte in mantelli bianchi con in mano una candelina di buon auspicio per il parto, che sarebbe stato breve quanto la consumazione della candela stessa. Concludeva la processione il gruppo scultoreo della Vergine e sant’Anna trasportato su di una pesante macchina di legno portata a spalla dai Sediari pontifici (oggi conservata nella chiesa di Santa Caterina della Rota). Quando la lunga fila giungeva su ponte Sant’Angelo il cannone del Castello salutava la Vergine con colpi di artiglieria a salve.

li Pericoli Ridolfini 1985, p. 207. Le figure degli acquerelli sono le stesse di quelle della tavola N. 32 di Un an à Rome, denominata da Thomas Aux Processions du Corpus Domini. Nessuno di questi personaggi compare però nella litografia che raffigura l’evento, mentre sono ben visibili in quella di Sant’Anna.

lii Benzi 1999, p. 125.

liii Il cocomeraro si trovava quasi sempre nelle più frequentate piazze cittadine dove, per bandire la sua merce, saliva su una scaletta mostrando un cocomero come vessillo e magnificandolo con battute di spirito, in un continuo dialogo di botta e risposta con i passanti. Nel verso dell’acquerello sono appuntate le grida del venditore: «Ma che robb’è. Quant’è zucchero, quant’è buono, quant’è nobile!».

liv Vedi Rak 1997, pp. 168-181

lv L’anfiteatro Corea (attivo dal 1780 al 1936), cosiddetto dalla famiglia dei marchesi Correa proprietari del monumento e dell’attiguo palazzo in via dei Pontefici, fu allestito nel mausoleo di Augusto per ospitare varie manifestazioni che attiravano centinaia di incuriositi spettatori. Vedi, in proposito, Fiorani 1970, pp. 282-283; Betti 2011, pp. 26-31.

lvi Biagi [s.a.], p. 80. Nell’acquerello la predica in Via Condotti si svolge all’inizio della strada, verso Trinità dei Monti, mentre nella litografia ci siamo spostati verso la fine, in prossimità della chiesa della Trinità degli Spagnoli.

lvii Ogni sera venivano trasportati al Cimitero, dai membri di una confraternita, coloro che erano morti il giorno prima nell’ospedale omonimo. Alla luce di grandi torce si aprivano le fosse, ottantuno per gli uomini e tre per i bambini, e con l’ausilio di catene venivano calati i defunti completamente nudi. Il sacerdote guardiano del cimitero recitava per loro le preghiere, soffermandosi davanti ciascuna delle edicole della Via Crucis dipinte sul muro di cinta, ben visibili sia nell’acquerello che nella litografia di Thomas.

lviii Vedi in proposito Borghini, Cavazzi Palladini, Tittoni Monti 1974, pp. 39-40; Bonasegale 1990.

lix Lo sfondo – con Porta Angelica, un tratto delle mura Vaticane e il Casino del Belvedere – è la copia esatta di quello realizzato da Giuseppe Vasi in una sua incisione, facente parte del volume Delle Magnificenze di Roma antica e moderna (Vasi 1747, tav. 19).

lx Le minenti, insieme alle ciociare e alle brigantesse, costituiscono un’eccezione nel panorama iconografico femminile dell’epoca, la cui cultura ammetteva una vita extra-domestica a esclusivo appannaggio maschile. Tutte le altre donne al di fuori delle suddette categorie avevano come unica possibilità di espressione quella di cantare, ballare e suonare il tamburello, creando uno dei tòpoi più ricorrenti nella pittura di genere ottocentesca di Roma e della sua campagna.

lxi Per la storia della Canofiena vedi L’Album 1845, XI, 49, pp. 385-386.

lxii Viene denominato ruzzica il disco di legno (a volte una forma di cacio) attorno al quale si avvolge una funicella, la cui estremità è tenuta in mano dal giocatore per lanciarla con più forza. Quello, del gruppo dei competitori, che lancia la ruzzica più lontana è il vincitore. La morra, giocata soltanto dagli adulti (due, quattro o più), consiste nell’indovinare la somma dei numeri che vengono mostrati, velocemente, con le dita dai giocatori. Le braccia si tendono simultaneamente, esibendo il pugno oppure varie dita, mentre i numeri corrispondenti vengono gridati in lingua locale. Colui che indovina la somma conquista il punto e, nel caso di gioco a squadre, mantiene la mano e dovrà combattere con l’altro membro della squadra concorrente.

lxiii La litografia è conservata presso il Museo di Roma in Trastevere (GS 2981)

lxiv «Durante l’Ottavario dei Morti, si va a pregare in tutte le chiese, in cui gli altari sono allora privilegiati in favore delle anime del Purgatorio. Si vedono in qualcuna dei catafalchi addobbati in memoria dei trapassati; vicino alla porta d’entrata, dei penitenti o dei religiosi stanno ad un tavolo, sul quale è piazzato uno scheletro di bambino, drappeggiato con una stoffa d’oro o d’argento; lì, iscrivono i nomi dei fedeli che portano le loro offerte per far dire delle messe o delle preghiere». A.J.B. Thomas, Un an à Rome et dans ses environs 1823, p. 41

lxv Bevignani pubblica nel suo volume l’acquerello del Giudizio Universale, dicendo che non conosce la versione in litografia, la sola conservata al Museo di Roma. Vedi Bevignani 1912, pp. 123-203, in part. p. 149.

lxvi La chiesa cui Thomas si riferisce è, con molta probabilità, quella di Santa Maria dell’Orazione e Morte a via Giulia, per la cui decorazione sembra essersi ispirato anche alla cripta della chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini.

lxvii Prima che Leone XII facesse erigere il mattatoio (inaugurato nel 1825), ogni giovedì e venerdì della settimana i butteri della campagna romana portavano, attraverso porta del Popolo, le mandrie vaccine destinate ad essere mattate nei principali macelli cittadini (le cosiddette ‘capate’). I popolani più coraggiosi si avvicinavano alle bestie urlando e menando colpi, tanto che queste cominciavano a correre precipitosamente per le vie limitrofe, dove la gente cercava di trovare in ogni modo un rifugio per non essere travolta.

lxviii In occasione del Natale nella chiesa veniva allestito un grande presepe, collocato nella penultima cappella della navata sinistra (parzialmente demolita nel 1886 per la costruzione del Vittoriano), davanti al quale i bambini erano ammessi a recitare una poesia. I più abili erano i vincitori dell’ambìto premio di catechismo, denominati ‘imperatori della Dottrina Cristiana’, che permetteva loro di partecipare alla processione del Corpus Domini. La litografia è conservata presso il Museo di Roma in Trastevere (GS 2213). Vedi Zanazzo 1908; Borghini, Cavazzi Palladini, Tittoni Monti 1974, pp. 21-22.

lxix Durante le feste natalizie nelle basiliche di San Pietro, Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano i Penitenzieri rimettevano i peccati veniali con un colpo di bacchetta sulla testa dei penitenti. I giorni di indulgenza erano 40 o 100 se il colpo veniva dato rispettivamente da un penitenziere semplice o maggiore. Vedi Moroni 1842, vol. XVI, pp. 82-83; Borghini, Cavazzi Palladini, Tittoni Monti 1974, p. 22

lxx Jal 1824, p. 107.

lxxi Bartoccini 1988; Bevilacqua 1989-1990.

lxxii Vedi, in proposito Bann 2003, pp. 245-248; Capitelli 2013, pp. 54-61.

lxxiii Molti dei sonetti di Giuseppe Gioachino Belli possono considerarsi la versione letteraria delle scene raffigurate sia da Thomas che da Pinelli, a formare insieme una sorta di ‘diario figurato’ che descrive fedelmente manifestazioni laiche e religiose, presentando il popolo romano in tutta la sua semplicità e schiettezza. Vedi Giuseppe Gioachino Belli e la Roma del suo tempo 1963, pp. 183-197; Teodonio 2013 pp. 46-53.

lxxiv Rolfi Ožvald 2003, pp. 319-322.

lxxv La curiosa definizione è di Ugo Gregoretti, intervistato nell’aprile 2009 in occasione della rappresentazione al Teatro Regio di Torino del Don Pasquale: «Fin da ragazzo ho sempre amato moltissimo le planchette di un giovane pittore ottocentesco Antoine Jean-Baptiste Thomas, che era pensionnaire all’Accademia di Francia a Roma nel 1816. Quei suoi quadretti di vita romana mi piacevano molto e così, quando ho pensato a come mettere in scena Don Pasquale, ho pensato di dare vita a quei disegni, di animarli su un grande palcoscenico come quello del Regio. L’opera si svolge tutta en plein air e ci sono molti bozzetti corali di ispirazione romana. Ma c’è una relazione tra quanto succede ai protagonisti dell’opera e queste ‘figurine’, non puramente esornative perché servono a mettere in luce lo spessore psicologico dei personaggi».

lxxvi In sei tavole, accompagnate da commenti poetici, Thomas narra le vicissitudini di un giovane impiegato che torna nella sua stanza dopo aver trascorso una serata a teatro, insieme all’amica Mélanie, a vedere Le Bourreau d’Amsterdam, rappresentazione considerata migliore del Faust. Il giovane si addormenta e sogna di essere in pericolo di morte proprio ad Amsterdam, dove cerca in tutti i modi di salvare la sua amata che è stata rapita dal Diavolo. Lo risveglia dall’incubo il padrone di casa che gli porta la colazione.

lxxvii Julia 1996, p. 358.

lxxix Réau 1933, pp. 157-172. L’autore dice di aver pubblicato il disegno, facente parte di un album di proprietà di M.me Gustave Meunié, grazie alla disponibilità di M. Morel d’Arleux. E’ probabile che ancora oggi queste caricature, delle quali non si è purtroppo trovata traccia, siano ancora in collezione privata. A Thomas vengono infine assegnati due piccoli acquerelli, conservati nelle collezioni di grafica della Peabody Art Collection, che ritraggono di profilo lo stesso elegante omino con tuba e bastone, prima in piedi e poi nelle vesti di fantino. L’attribuzione, incerta, viene proposta più in base alle iscrizioni presenti sui fogli – «Thomas. Paris», in basso a sinistra – che non al confronto con gli altri ritratti caricaturali dell’artista francese, stilisticamente assai diversi.

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Dagli anni del “Governatorato” all’acquisto del 1963. Le opere di Antoine-Jean-Baptiste-Thomas al Museo di Roma

Simonetta Tozzi

Uno dei capitoli del catalogo della mostra Giuseppe Gioachino Belli e la Roma del suo tempo , allestita a palazzo Braschi nel dicembre del 1963, inizia così : «In occasione della presente mostra viene esposta per la prima volta la raccolta di centoquarantadue acquerelli di soggetto romano di Antoine-Jean-Baptiste Thomas, recentemente acquistata a Parigi per il Museo di Roma» (1). Si fa riferimento all’importante acquisto effettuato dal Comune di Roma, nel luglio 1963, dalla libreria antiquaria di Fernand De Nobèle, che aveva sede a Parigi in rue Bonaparte 35; l’atto di acquisto è la deliberazione numero 1337 del 12 luglio, a seguito della Decreto della Giunta Municipale del 3 luglio ’63 n.804. Nel documento, tra le ragioni apportate a motivare l’acquisto si afferma : «…tale raccolta di acquerelli, costituendo una delle più interessanti documentazioni del costume romano dei primi decenni del 1880, merita di essere acquisita al Museo di Roma» e ancora: « …per l’eccezionale importanza della raccolta suddetta, l’Associazione “Amici dei Musei” ha deciso di contribuire al suo acquisto con la somma di 1.000.000 di lire riducendo così la somma necessaria a 3.600.000 lire».(2) I 142 acquerelli erano conservati, come lo sono ancora oggi, in un contenitore, secondo Carlo Pietrangeli, di realizzazione successiva all’epoca di esecuzione delle opere che custodiscono (3) e che reca l’iscrizione in caratteri dorati del titolo Un an à Rome par Thomas. Dessins originaux, le tavole sono precedute da un frontespizio (foto 1). In tal modo uno dei fondi tra i più interessanti conservati nelle raccolte del Museo di Roma entra a far parte delle collezioni e viene esposto alla mostra dedicata al Belli. I tempi sono rapidissimi se consideriamo che dalle prime trattative all’inaugurazione della mostra trascorrono solamente pochi mesi.

Antoine-Jean-Baptiste Thomas, pensionnaire a Villa Medici, dopo aver vinto il Prix de Rome per l’anno 1816, dedica il periodo trascorso a Roma – compreso tra il novembre 1816 e il dicembre il 1818 – a riprendere, con arguzia e grande spirito di osservazione, tradizioni, abitudini, celebrazioni della vita e della società romane. La sua opera costituisce un affresco vivace della città dei primi decenni dell’Ottocento realizzato con la maniera di buon pittore fedele alla realtà nella ripresa degli ambienti e dei costumi. Il giovane Thomas aveva vinto nel 1816, con un dipinto raffigurante Paride e Enone, il primo premio all’Accademia che avrebbe comportato un soggiorno di cinque anni, ma, sembra che abbia interrotto la sua permanenza a Roma per problemi familiari (4). Dai disegni realizzati durante il soggiorno a Roma saranno tratte delle litografie che confluiranno nel volume dal titolo Un an a Rome et dans ses environs. Recueil de dessins litographiés, représentant les costumes, les usages et les cérémonies civiles et religieuses des étas romains, et généralement tout ce qu’on y voit de remarquable pendant le cours d’une année dessiné et publié par Thomas ex-pensionnaire du Roi a l’Académie de France a Rome, PARIS de l’Imprimerie de Firmin Didot, Imprimeur du Roi, Rue Jacob n°24 MDCCCXXIII. Il pittore, tornato in patria dopo il periodo di apprendistato trascorso a Villa Medici, si definisce ex-pensionnaire du roi a sottolineare, non senza comprensibile orgoglio, l’ “eccellenza” della sua formazione nella città eterna. Carlo Pietrangeli racconta la vicenda riguardante questa importante acquisizione in un articolo apparso sul numero del dicembre 1963 della rivista “Capitolium” nel quale ricorda che gli acquerelli venivano messi in vendita all’asta a Parigi nel marzo del 1963 ed erano subito acquisiti dalla libreria antiquaria di Fernand De Nobèle. Prima di approdare alla libreria De Nobèle, a seguito della vendita all’asta a Parigi del 1 marzo 1963, i 142 acquerelli risultano di proprietà di Jules Joseph Gabriel de Lurieu, uomo di lettere, drammaturgo e librettista che muore a Parigi il 28 marzo 1869 e il 1 novembre dello stesso anno sono messi in vendita (5). A Roma erano portati all’attenzione del Presidente dell’Associazione degli “Amici dei Musei di Roma”, all’epoca Urbano Barberini, da Clara Querzola, titolare di una libreria con sede in via del Babuino 153 (6) e rapidamente acquistati dal Comune di Roma, anche grazie, al cospicuo contributo pervenuto dall’Associazione stessa (7). Le trattative sono talmente rapide da consentire la loro esposizione alla mostra dedicata a Giuseppe Gioachino Belli, inaugurata nel dicembre dello stesso anno a palazzo Braschi. Comprensibilmente fiero è anche il commento che Urbano Barberini esprime in un suo articolo, pubblicato sempre nel 1963 sul “Bollettino dei Musei Comunali”. Lo studioso afferma «…Forse l’acquisto più importante effettuato dalla “Associazione Amici dei Musei di Roma” dalla sua fondazione, in lodevole unione con il Comune, è costituito dalle 141 tempere che A.J.B.Thomas (1791-1834) dipinse e in parte raccolse in volume facendole litografare da François de Villain. ll volume stampato a Parigi da Firmin Didot, una prima volta nel 1823 e una seconda nel 1830, oggi divenuto rarità bibliografica si intitola Un an à Rome et dans ses environs. Dell’opera si conoscono una edizione le cui litografie sono a colori e un’altra in bianco e nero. La raccolta, acquistata recentemente a Parigi, presso la libreria antiquaria De Nobèle, oggi esposta alla mostra “Belli e il suo tempo” sarà gelosamente custodita presso il Museo di Roma»(8). Purtroppo dell’importante acquisto effettuato nel 1963 dalla libreria antiquaria di Fernand De Nobèle non è stata rintracciata alcuna documentazione e neppure il tentativo di entrare in contatto con la libreria a Parigi, che ha sede ancora oggi in rue Bonaparte 35, nel quartiere latino, non lontano dalla chiesa di Saint Germain-de-Près, ha prodotto risultati. La libreria ha mantenuto la stessa sede che aveva nel momento dell’acquisto degli acquerelli di Thomas, ma avendo interpellato i proprietari la risposta è stata che, pur ricordando l’acquisto, nel loro archivio non si conservano documenti relativi (9). Altre opere del Thomas erano entrate a far parte delle raccolte del Museo di Roma molti anni prima dell’acquisto del 1963 . Già nel 1930, infatti, una delibera del Governatore , la n. 2963 del 18 aprile 1930, tratta di un’acquisizione effettuata per il costituendo Museo, grazie alla quale, vengono assicurati alle raccolte comunali «…due acquerelli di Pinelli, 64 figurini riproducenti i costumi della corte pontificia, la serie delle litografie del Thomas e dodici ritratti di artisti romani del Sig.Giulio Landini…la spesa di 6.500 lire graverà sull’articolo 125 n. R.P. del Bilancio 1929» (10). Si tratta di tavole che, insieme al frontespizio dell’opera Un an à Rome et dans ses environs, litographies représentantas le costumes, les usages, et les cérémonies civiles et religieuses des Etats Romains, fanno parte dell’edizione del 1823 (11). Il venditore risulta essere dagli atti Giulio Landini , il titolare della libreria Landini & Fabretti che aveva sede in piazza Aracoeli 34. Ancora a Giulio Landini si deve l’acquisto di un’altra importante serie di stampe destinate al Museo di Roma, quelle relative al fondo “Avvenimenti“. Anche in questa raccolta sono conservate tre litografie realizzate da Le Villain e stampate da Firmin Didot, da disegno di Thomas. Sono dedicate rispettivamente a illustrare tre importanti celebrazioni : il Corpus Domini, la Girandola a Castel Sant’Angelo e la Festa di Sant’Anna, tre ricorrenze molto care al popolo romano. Si tratta , quasi certamente, di tavole che saranno pubblicate nella raccolta del 1823 , in quanto si tratta di litografie in bianco e nero che recano sul verso, come in qualche altro caso delle opere del Thomas conservate al Museo di Roma, un monogramma che sembrerebbe quello dell’artista essendo composto dalle lettere AJBT (foto 2). Si potrebbe ipotizzare una sorta di publicetur, cioè di un permesso di pubblicazione, apposto forse dallo stesso artista su alcune delle prime litografie tratte dai suoi disegni. Il publicetur diventerà una consuetudine per molte delle prime fotografie dell’Ottocento e sta ad indicare l’accordata approvazione alla stampa e alla circolazione delle immagini.

Il fondo “Avvenimenti” viene acquistato nel 1930, proprio nel periodo in cui il Museo si va costituendo nella sua sede originaria di via di Cerchi. Lo compongono circa mille opere tra incisioni all’acquaforte, litografie e , in minima parte, acquerelli che documentano la vita a Roma dal 1447 al 1902 come cita il piccolo frontespizio che introduce a una sintetica schedatura, a corredo del fondo. La raccolta, insieme ad alcuni plastici provenienti dalle Mostre Retrospettive di Castel Sant’Angelo del 1911, a frammenti di demolizioni e a un gruppo di acquerelli di Ettore Roesler Franz, costituisce il nucleo originario delle opere oggi conservate a palazzo Braschi, dove, come è noto, il Museo fu trasferito nel 1952. Questa preziosa raccolta di stampe è acquistata per interessamento di Antonio Muñoz, al tempo Direttore dell’Amministrazione delle Antichità e Belle Arti, che così descrive il fondo «ricchissima collezione di stampe storiche che non ha altra eguale in nessuna biblioteca romana». Una lunga tradizione bibliografica identificava in Pio Luzzietti, proprietario dell’omonima libreria con sede in piazza Aracoeli 16-17, venditore di questo fondo, ma la delibera di acquisto delle incisioni (12)- riguardante alcuni lavori da effettuarsi nei locali nei pressi di piazza Bocca della Verità, prima sede del Museo di Roma – e una serie di acquisti di opere d’arte identifica nel già citato Giulio Landini l’offerente. E’ pertanto ipotizzabile che esistesse un rapporto di collaborazione tra i due librai sia per le tipologie di opere offerte in vendita al mercato romano, sia per l’attività portata avanti in comune, come testimoniano alcuni documenti nei quali Giulio Landini firma offerte di vendita indirizzate a Federico Hermanin, all’epoca Direttore del Gabinetto Nazionale delle Stampe per conto della libreria Luzzietti (13) . Il fondo “Avvenimenti” del Museo di Roma sembra essere proprio la testimonianza di una lunga ricerca congiunta portata avanti nel corso degli anni con grande passione, dai due antiquari. E’ certo che le due librerie costituiscano nella Roma degli anni Trenta del Novecento vivaci poli e luoghi di incontro per intellettuali e collezionisti dell’epoca. Delle tre litografie, tratte da disegno del Thomas e conservate nel fondo, la prima è quella che raffigura la festa del Corpus Domini, tra le più solenni e spettacolari celebrazioni della liturgia cattolica, quando il Sacramento è portato in processione dal papa muovendo dalla Cappella Sistina. Il corteo esce dalla basilica, attraversa il colonnato per percorrere le strade di Borgo e tornare poi in San Pietro; preziosi arazzi e piante ornano il portico, mentre la disposizione delle numerose personalità religiose e civili presenti è stabilita da un rigido cerimoniale. La Girandola è il fastoso spettacolo di fuochi d’artificio organizzato fin da epoche antiche a Castel Sant’Angelo per onorare i Santi Pietro e Paolo, protettori della città, nella serata del 28 giugno di ogni anno, vigilia della ricorrenza dedicata ai Santi. E’ una cerimonia tra le più amate dal popolo per il suo immediato effetto sul pubblico, laddove l’elemento del fuoco del gioco di pirotecnia si sostituisce ad ogni altra forma di espressione festiva quale musica, canti o raffigurazioni allegoriche. Anche la visita a Roma di stranieri illustri fornisce, in qualche caso, l’occasione per approntare il grandioso spettacolo. La festa che ricorda Sant’Anna, madre della Vergine Maria, cade il 26 luglio e alla processione, organizzata in occasione di questa ricorrenza, partecipano le varie confraternite romane contraddistinte dalle loro vesti e indicate dal pittore con grande precisione e attenzione alle fogge e ai colori degli abiti indossati dai partecipanti. La tradizione delle confraternite a Roma è profondamente radicata, tanto da far sostenere a Michel de Montaigne, già alla fine del Cinquecento, che nella città «non vi sia persona che non ne faccia parte»; la festa di Sant’Anna in particolare vede una grande partecipazione della Confraternita dei Palafrenieri, organizzatori dei festeggiamenti . L’immagine della Santa muove dalla chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli per far ritorno in Sant’Anna dei Palafrenieri in Borgo. A ponte Sant’Angelo è salutata con salve di artiglieria, mentre suonatori di tamburo e musici, come si nota bene nella litografia, precedono le ”ammantate” e le vergini vestite di bianco, accanto a un vescovo o un cardinale recanti la reliquia della santa. E’ raffigurata anche la pesante macchina in legno scolpito e dorato che contiene le statue in cera della Madonna e di Sant’Anna. Come detto pocanzi Antonio Muñoz è tra i promotori di questi importanti acquisti per il costituendo Museo e, descrivendo l’arte del Thomas, parla di un gusto finissimo nel taglio delle scene e nella gradazione degli sfondi insieme alla fedeltà nella ripresa degli ambienti e dei costumi, oltre che citare uno spirito di brioso e acuto osservatore fino a concludere «…l’opera sua è lo specchio più vero e vivace della vita romana ai primi decenni del secolo, e fredde ci appaiono al paragone le composizioni e le figure del nostro Pinelli, disegnatore a volte troppo classicheggiante di fronte al pittorico Thomas, brioso, nervoso, acuto osservatore» (14).

Anche Basile de Lemmerman, raffinato collezionista, dona o cede al Comune di Roma parte di una sua straordinaria raccolta di acquerelli, incisioni e dipinti, tutta dedicata a Roma, messa insieme in anni di viaggi per l’Europa e principalmente acquistata durante soggiorni a Parigi e a Londra. Tra le collezioni del Museo di Roma si conserva il volume delle litografie di Antoine-Jean-Baptiste Thomas stampato a Parigi da Firmin Didot nel 1823 e proveniente dalla raccolta Lemmerman (15). Ampie glosse a stampa, che costituiscono un importantissimo documento di vita romana, arricchiscono le litografie che formano il libro precedute da un frontespizio (foto 3). La tavola 24 che raffigura la Benedizione in San Pietro presenta una curiosità : reca sul verso il timbro della collezione Nardecchia (16). La storica libreria di Plinio Nardecchia costituisce un altro importante tassello del mercato antiquario romano; il fondatore è Attilio che apre un negozio al Pantheon, l’attività prosegue quindi nella sede di piazza Navona 25 per circa sessanta anni, dapprima con Plinio e, alla sua morte, con i figli, molto di recente è avvenuto il trasferimento in via di Monserrato 106 . Sembra piuttosto singolare l’inserimento di una tavola proveniente da un’altra collezione nel libro di provenienza Lemmerman, ma il fatto si può spiegare come il tentativo di sanare una lacuna nel volume, effettuato successivamente all’ingresso dell’opera al Museo di Roma. Nelle raccolte di palazzo Braschi sono conservate altre tre litografie tratte da disegno di Thomas e donate nel 1964 dal Nardecchia . Si tratta delle tavole 36,67,71 raffiguranti rispettivamente la Girandola a Castel Sant’Angelo (inv.GS 3971),il Giorno di mercato a piazza del Popolo (inv.GS 3244) e la Bacchetta (inv. GS 3989). Il volume è stato esposto alla mostra di Vedute romane appartenenti alla raccolta del barone Basile de Lemmerman allestita a palazzo Braschi tra il 28 maggio e il 15 luglio 1955 era curata da Giovanni Incisa della Rocchetta per conto dell’Associazione degli “Amici dei Musei di Roma” (17). Successivamente, nel 1960 sarà acquisito con delibera n. 7178 del 7 dicembre e destinato alle collezioni del Museo di Roma. Una grande parte delle opere esposte a questa mostra sarebbe poi entrata nelle raccolte comunali e ancora oggi è conservata a palazzo Braschi . Il fondo Lemmerman si compone di circa 700 esemplari , le prime opere sono state acquisite già dal 1930, quando si comprano alcuni acquerelli di Bartolomeo Pinelli e vari soggetti romani, per proseguire poi con acquisizioni che risalgono al 1954 . Nel 1964 il Lemmerman effettua una donazione di vedute della campagna romana che diviene spunto per l’organizzazione della mostra tenutasi a palazzo Braschi tra il 1964 e il 1965 (18). Nato in Georgia da famiglia nobile, si era trasferito a Roma nel 1911 quando era ancora molto giovane ed era stato incaricato di una missione diplomatica. Nella città aveva stabilito la sua residenza nel palazzetto Rodd di Via Giulia, questa dimora, sempre aperta dal padrone di casa agli amici o agli stranieri di passaggio nella città con spirito di cordiale accoglienza, è descritta così nei ricordi di Andrea Busiri Vici «…entrare in quelle sale piene fino al soffitto di ritratti e di altre pitture, e dalle vetrine colme dei cimeli della Santa Russia, che era riuscito a mettere insieme nei suoi viaggi europei, era come rientrare nel lontano passato e rivivere in quel mondo scomparso, ove egli, signore d’antico stampo, affabilmente riceveva i suoi ospiti» (19) . Tra le scarse notizie delle quali disponiamo , si è sempre pensato che la sua residenza romana fosse il palazzetto Rodd in via Giulia, ma sono stati rintracciati altri due indirizzi riferiti a lui. Infatti, consultando le delibere del Governatorato relative agli anni 1930, 1933, 1935 e 1936, riguardanti gli acquisti di opere d’arte effettuati dal Governatorato per il Museo di Roma, inaugurato solennemente nel 1930 nel palazzo di via dei Cerchi, compare il nome del barone che già da quello stesso anno cede alcune opere della sua collezione al Governatorato. I nuovi indirizzi sono, nel 1930, via Alessandro Farnese 12 e, per gli anni 1933, 1935 e 1936, via Virginio Orsini 19, si può pensare, che facciano riferimento, non all’abitazione, ma, probabilmente allo studio del nobile signore. Ben presto il giovane aristocratico entra in contatto con il gruppo dei Romanisti divenuto per lui, lontano dal suo paese di origine, quasi una famiglia, proprio come accadeva da secoli per molti stranieri a Roma che trovavano nella città una seconda patria materna e accogliente. Anche con i membri dell’Associazione degli “Amici dei Musei di Roma”, Basile de Lemmerman stabilisce un rapporto speciale, fin dal 1948, quando lo troviamo tra i soci fondatori; questo gruppo di appassionati cultori della storia e della vita a Roma, sotto la guida esperta e sensibile di Urbano Barberini e di Carlo Pietrangeli, è protagonista di una felice stagione culturale, promuovendo mostre e iniziative e rimanendo accanto ai Musei cittadini nel favorire donazioni di opere e nel sovvenzionare acquisti e restauri. L’articolo 1 dello Statuto cita: «…è istituita in Roma un’Associazione degli Amici dei Musei di Roma allo scopo di promuovere la conoscenza e l’incremento delle collezioni d’arte appartenenti al Comune di Roma ed in genere a tutte quelle manifestazioni che possono essere utili al conseguimento dei fini sociali»( 20).

In conclusione credo sia importante esprimere quel sentimento di riconoscenza che dobbiamo provare nei confronti di coloro che ci hanno preceduto e che hanno saputo intuire con passione e lucida intelligenza quanto sia importante il senso della memoria, mettendo insieme e tramandando alle generazioni future frammenti di storia e di vita. Mi auguro che anche il nostro lavoro possa fare altrettanto trasmettendo a chi verrà dopo di noi la medesima eredità.

NOTE

1)Pericoli Ridolfini, 1964, p.171.

2)“Bollettino dei Musei Comunali di Roma”, anno X (1963),n.1-4,p.44 ep.53.

3)A seguito di un attento esame condotto presso il laboratorio di restauro di opere su carta del Museo di Roma, si è giunti alla conclusione che l’esecuzione del raccoglitore contenente le tavole sembra essere stato realizzato in un periodo successivo all’esecuzione degli acquerelli, ma, a non troppi anni di distanza da questi. Ringrazio per la consueta, gentile disponibilità Paolo Dotti e rimando al suo contributo in questo volume. Il manufatto è stato oggetto di un importante restauro eseguito nel 2000 da Giordana Santoro, all’epoca stagista presso lo stesso laboratorio di restauro, sotto la supervisione di Ombretta Bracci.

4)Per le notizie sul pittore e sul suo soggiorno a Roma si rimanda ai contributi di Giovanna Capitelli e di Angela Maria D’Amelio in questo volume.

5)PIETRANGELI, 1963,pp.616-618.

Sono debitrice a Giovanna Capitelli per le informazioni sui proprietari degli acquerelli prima dei De Nobèle.

6)Dalla signora Clara Querzola sono acquistate varie opere conservate al Museo di Roma; si rimanda alle segnalazioni presenti nel “Bollettino dei Musei Comunali di Roma” del 1960, anno VII, n.1-4,p.46, del 1961,anno VIII,n.1-4,p.53, del 1965,anno anno XII, n.1-4,p.49.

7)PIETRANGELI, 1963,pp.616-618.

8)BARBERINI,1963, pp.1-7.

9)I titolari della libreria, che ha sede nei pressi della chiesa di Saint-Germain-des-Près fin dal 1920, contattati in questa occasione, pur ricordando l’acquisto, affermano di non aver conservato alcuna documentazione relativa all’acquisto, ma si dichiaravano felici che ci fosse in preparazione un catalogo dedicato al Thomas.

10) Il documento è conservato presso l’Archivio Storico Capitolino. Sono molto grata a Cristina Falcucci per la gentile disponibilità e per l’aiuto che mi ha fornito durante la ricerca.

11)E’ noto che dopo il rientro a Parigi del Thomas, l’editore Firmin Didot diede alle stampe la raccolta di litografie tratte dai suoi disegni una prima volta nel 1823 e, a motivo del successo riportato dalla pubblicazione, successivamente nel 1830.

12) Si tratta della Delibera del Governatorato numero 1792 del 15 marzo 1930. Questo atto dell’ anno VIII dell’era fascista riguarda lavori da effettuarsi nei locali destinati ad accogliere il nuovo Museo di Roma e l’acquisto di una serie di opere d’arte; una successiva specifica della stessa delibera datata 29.3.1930 cita tra gli acquisti da portare a termine proprio questo fondo di stampe “raffiguranti Ingressi, Cavalcate, Concili, Canonizzazioni, Processioni e Funerali….”.

13)TOZZI,2002, p.19, nota 5.

14) MUÑOZ, 1964,p.128.

15) Il volume, che reca il numero di inventario MR 6383, è acquistato da Basile de Lemmerman con deliberazione n.7178 del 7/12/1960 e fa parte di un gruppo di 415 opere. Il fondo Lemmerman al Museo di Roma si compone di circa 700 opere ed è entrato a far parte delle raccolte comunali in gran parte a seguito della mostra del 1955, anche se già dal 1930, e successivamente nel 1950 un considerevole numero di acquerelli di Bartolomeo Pinelli era stato donato dal barone si veda il “Bollettino dei Musei Comunali di Roma” , anno I (1954)n.1-2 p.25). A questo nucleo, ancora nel 1954, si aggiungevano numerose vedute romane. Risale poi al 1964 una donazione di vedute della campagna romana che diviene spunto per l’organizzazione della mostra tenutasi a palazzo Braschi tra il 1964 e il 1965.

16)Ringrazio Anna Aletta per questa informazione e rinvio alla sua pubblicazione: ALETTA, MONTICELLI, 2002,p.145, si veda anche “Bollettino dei Musei Comunali di Roma”anno XI(1964),n.1-4,p.64. Per le notizie sull’attività della libreria Nardecchia sono grata alla famiglia.

17)La mostra era aperta a palazzo Braschi tra il 28 maggio al 15 luglio ed era curata da Giovanni Incisa della Rocchetta, per conto dell’Associazione degli Amici dei Musei di Roma, il catalogo aveva una prefazione di Ceccarius, si veda Bollettino dei Musei Comunali di Roma, anno II (1955) n.1-2, p.21. Il volume Un an à Rome… tratto dalle litografie del Thomas era esposto nella sala VI (cfr. cat.1955, p.35 n.27).

18)BARBERINI,1964,pp.8-12. La mostra aveva il titolo Vedute della Campagna Romana. Incisioni e disegni donati al Museo di Roma dal barone Basile de Lemmerman, era curata dagli “Amici dei Musei di Roma”; il catalogo di Fiorella Pansecchi era preceduto da una premessa di Urbano Barberini presidente dell’Associazione. Sulla donazione Lemmerman del 1964 vedi anche “Bollettino dei Musei Comunali di Roma”, anno XI(1964),n.1-4,pp.64-67.

19)Andrea Busiri Vici così lo ricorda nella commemorazione a seguito della scomparsa, cfr. BUSIRI-VICI, 1976, p.491.

20)Sono molto grata a Lucetta Pirzio Biroli e a Marco Fortini per la gentile disponibilità durante la mia ricerca sui verbali dell’Associazione conservati presso la loro sede in palazzo Braschi.

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Testi e immagini da Ufficio Stampa Zètema – Progetto Cultura

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